Con chi ce l’ho stavolta? Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l’informazione, la puntualità, l’accoglienza, eccetera.
Purtroppo stavolta Flixbus mi ha veramente deluso, in primo luogo lasciandomi senza l’ormai indispensabile WiFi da Vienna a Strasburgo, e poi arrivando con più di un’ora e mezza di ritardo sull’orario di partenza programmato, tra l’altro facendoci attendere in una località posta nel nulla più assoluto, priva di ogni struttura, anche minima, in grado di accogliere i viaggiatori.Ma non è finita qui, ne ho anche per Strasburgo.
La prima volta che ci passai, una quindicina d’anni fa, mi parve una bellissima città, degna del suo ruolo importante in Europa. Stavolta non ho potuto sopprimere una sensazione di decadenza, o almeno di trascuratezza, come se non ci fosse stata alcuna evoluzione.
Già il fatto che assai scarsi siano i collegamenti aerei con le principali città europee, come pure quelli ferroviari diretti, è un segnale di inadeguatezza per una città che ospita una delle due sedi del Parlamento Europeo. Ma veniamo ai fatti.
Quando abbiamo occasione di fare un giretto nel centro storico di qualche località estera di una certa importanza, siamo usi liberarci dei trolley, lasciandoli nel deposito bagagli della stazione ferroviaria. Così facemmo anche a Strasburgo, e dopo un po’ di su e giù per la stazione localizzammo quel servizio. Ci accolse una porticina a due ante in legno che pareva quella di una vecchia casa popolare, e poi uno striminzito locale simile a una biglietteria di un cinemino di terza visione. Alla destra di una ridotta postazione vetrata stava un imponente scanner per i bagagli, con tanto di metal detector, ma senza alcuna istruzione (almeno chiaramente visibile) su come procedere. Posti i trolley sul nastro trasportatore, attraversammo il metal detector, il quale non mancò di segnalare il fatto che non eravamo stati abbastanza diligenti e che non avevamo posto tutti gli oggetti metallici nell’apposita vaschetta gialla, ma i due addetti seduti nel loro gabbiotto non fecero nemmeno un plissé. Entrati nella sala con gli armadietti, e posti al loro interno i due trolley, scoprimmo che la tariffa era di ben 12,50€, molto di più di quanto chiedono a Praga e a Vienna, ma il bello è che si poteva pagare quella tariffa solamente in monetine, niente banconote, carta di credito e bancomat. Ora, non si può pretendere che nel XXI secolo le persone viaggino con una scarsella piena di monete come ai tempi di Carlo Martello. Soluzione: bisognava tornare indietro, trolley compresi, e chiedere lumi in quel gabbiotto, nel quale un addetto, con al suo fianco un sacco di monete stile Zio Paperone, gentilmente cambiava una banconota in metallo sonante. Ciliegina sulla torta, il deposito chiudeva alle 19 (alle sette di sera!), e se si voleva andare a cena in un bel ristorantino sull’Ill era necessario farlo con bagagli al seguito.
Bah!
Il meglio però doveva ancora arrivare, e mi riferisco alla Gare Routière Centrale De Strasbourg, e mai tanto un nome così altisonante corrispose invece a una situazione mediocre e insopportabile. Alle 20 i bagni erano già chiusi, come pure il bar, e almeno da un’ora, mentre qualche anno fa restava aperto fino alle 21 (un altro segno della decadenza). Per giunta avevamo preso un po’ di pioggia, e una bevanda calda sarebbe stata gradita. Invece ci trovavamo sotto una sorta di tettoia aperta du due lati lunga circa una ventina di metri, con due parallelepipedi di cemento per sedersi, ma che erano stati modificati in un giaciglio per i clochard, e per giunta al buio. La situazione era poco rassicurante e oltremodo scomoda, perciò, dopo un tentativo di resistere stoicamente, cedemmo e ci rifugiammo per un’oretta in una birreria a qualche isolato di distanza, dove un paio di bicchieri di cabernet ci riconciliarono con l’esistenza.
Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche. “Istantanea” come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell’arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l’ho potuta esporre, poiché il Carrefour Européen du Patchwork impone che le opere partecipanti al concorso “Avant-Garde!” siano svelate lì.
Ho utilizzato l’aggettivo “piccola” poiché ho esposto solamente quindici quilt, una sorta di antologia che rappresentava gran parte delle tecniche che padroneggio, opere selezionate da un critico d’arte che aveva esaminato tutta la mia produzione, la quale, in realtà, è ben più estesa.
E già che si parlava di aggettivi, definirla “istantanea” mi è parso corretto, in quanto si è trattato di un felice colpo di mano del mio webmaster / fotografo / agenzia turistica / sherpa / ecc. , che ha trovato la location, le date e le soluzioni espositive in un paio di settimane, all’inizio a mia totale insaputa, come del resto avevo già scritto nel post “Prima o poi doveva succedere…“. Oltre a lui, mi si consenta di ringraziare ancora tre persone, Laura Lisi, la quale si è occupata della promozione, Andrea Benci, titolare di EdilArea, che mi ha concesso lo spazio espositivo, e Franco Rosso, artista e critico d’arte, nonché curatore delle attività del Centro iniziative culturali Z04 di Trieste. Oltre alla selezione preliminare dei quilt da esporre, egli ha vouto essere presente all’inaugurazione della mostra, spendendo una lusinghiera nota introduttiva che mi faccio vanto di riportare qui sotto.
Sul sito del Carrefour Européen du Patchwork hanno inserito le immagini delle trenta opere che sono state selezionate per il concorso 2025 intitolato “Avant-garde!”. Ebbene, tra quelle trenta c’è anche la mia, vediamo se indovinate quale è. Allora, ci vediamo su?
Eccoci qua, con l’abituale ritardo, a parlarvi di Verona Tessile 2025. Va detto che stavolta ho una scusante, ovvero che subito dopo la mia puntata a Verona sono stata abbastanza impegnata nell’allestimento della mia personale, che poi sarebbe la prima se non contiamo quella realizzata tanti anni fa a Grado in coppia con un’altra quilter. Comunque ho deciso di rispettare l’ordine cronologico e di non sfuggire ai doveri che questo blog m’impone, quindi Verona Tessile sia. Abbiamo scarpinato parecchio, ma già lo sapevamo, quindi eravamo preparati dal punto di vista calzaturiero, anche se in qualche caso ci sono state delle difficoltà per localizzare la sede di alcune esposizioni, e, per vari motivi, abbiamo rinunciato a quella nella galleria degli affreschi. Ma veniamo a quanto visto in quel di Verona.
… o almeno prima che sia troppo tardi.
Sono anni che vado fantasticando su una mia mostra personale, però diversi fattori contribuivano a farmela considerare poco più di un’ipotesi, una speranza, una chimera.
In primo luogo ci metto il mio livello di autostima che rasenta lo zero, giacché troppe cose ho visto in giro per l’Europa per non considerare il mio desiderio di esporre come frutto di presunzione e vanità.
Ci sarebbero poi le difficoltà logistiche che una mostra di arte tessile comporta, tanto più nella mia zona. Gli spazi sono relativamente pochi, e in più di qualche caso non offrono le condizioni ottimali in grado di valorizzare le opere esposte.
Infine va considerato l’elemento che da sempre penalizza in Italia il patchwork e affini, ovvero l’opinione che si tratti di un’attività di nicchia, considerata con benevolenza come un “innocuo” hobby femminile, il che non è, non lo è più da decenni. In conseguenza di ciò è ancora più difficile trovare spazi espositivi, almeno per chi non fa parte di un’associazione che dispone di mezzi adeguati. Purtroppo le mie esperienze associative sono state, a dir poco, catastrofiche, e non sempre per colpa mia.
Quindi si potrebbe supporre che essendo da sola, senza agganci e senza mecenati, io non abbia possibilità alcuna, però ho scoperto di possedere un’arma segreta. Si tratta del mio webmaster / fotografo / agenzia turistica / sherpa / ecc. , il quale, probabilmente stufo delle mie perenni esitazioni, ha colto al volo un’occasione (quanto vorrei avere il suo carattere!) e, a mia totale insaputa, ha scovato date e location per una mostra personale, offrendomi questa possibilità inaspettata.
Allora mostra sia.
Esporrò una dozzina di opere (circa), le quali condividono la peculiarità di essere quasi tutte diverse tra loro. Lo scopo è offrire un panorama di possibilità creative che spaziano dal figurativo all’astratto, variando i materiali e le tecniche, dalla più semplice alla più complessa, quasi un invito a provare, perché non si nasce imparati, ma imparando si cresce.
La mostra si terrà nella sala al piano strada dello studio di architettura EDILarea, la stessa utilizzata per la mostra della “Magica Cucitrice”, della quale ho scritto nel post Wish You Were Here.
Vi saprò dire com’è andata.
Talvolta può capitare di visitare delle esposizioni “diverse” dove l’arte tessile trova un riflesso nell’arte della pittura, più o meno figurativa s’intende, e questo è successo un mesetto fa.
“Finestre sul mare” è il soggetto che la tessitrice Marija Pudane ha inteso rappresentare con il materiale che le è più famigliare: il filo. Continua a leggere →
Sono in preda a due stati d’animo contrastanti, il primo deriva dalla soddisfazione di aver ammirato delle opere tessili di eccezionale fattura e notevole cifra artistica, mentre il secondo è dato dalla consapevolezza di aver perso un’occasione. Inizio da quest’ultimo, ovvero dal rammarico di non aver potuto conoscere bene di persona un’artista tessile che, da decenni, operava nella mia stessa provincia, mentre io mi affannavo per visitare le mostre di mezza Europa. Si potrebbe dire che questa mia disattenzione è stata imperdonabile, ma, per quanto strano ciò possa sembrare, vi confesso che ho la sensazione di vivere in un cul-de-sac dove non sempre è facile la collaborazione tra artisti, perciò capita che si operi in ordine sparso. Per buon peso andrebbe aggiunta una certa riservatezza caratteriale che spesso induce gli artisti locali a evitare ogni sovraesposizione mediatica, un sentimento che nulla ha che sparire con la modestia (gli artisti hanno il diritto di essere modesti e il dovere di essere vanitosi, scriveva Karl Kraus), bensì con una sorta di riguardo nei confronti di chi si troverà a valutare l’opera d’arte, lo stesso riguardo che si dovrebbe usare quando si entra in casa d’altri. Confesso che ci sono rimasta male quando m’hanno detto che Laila Grison Cavalieri era morta da pochi mesi, perciò mai avrei potuto farle sapere quanto m’andassero a genio le sue opere. Chi un po’ mi conosce sa bene che i miei complimenti non vengono via un tanto al chilo, quindi il sapore agrodolce di quella visita è ben giustificato. Continua a leggere →
C’è chi la stoffa ce l’ha di stoffa e c’è chi ce l’ha del suo. Sto parlando degli abitanti di Vico Pancellorum, poco più di un centinaio di persone resilienti che popolano una piccolo borgo della Lucchesia, più precisamente nella Val di Lima. Le ho definite “resilienti” perché tengono botta nonostante l’abitato si trovi a più di 15km da ciò che noi consideriamo aspetti indispensabili di una società abbastanza urbanizzata (negozi, servizi, uffici, punti di svago, ecc.). Per buona misura sono costretti a percorrere stradine infide e disagevoli, superando un dislivello di 450m, un viaggio nel quale non mancano i tornanti e gli strapiombi, in più incrociando qualche pazzo (e non sono pochi) che procede a velocità “sportiva”. Di questo remoto borgo probabilmente non ne avrei saputo nulla se non fosse stato per la proverbiale tendenza a chiacchierare del mio fotografo / sherpa / autista / webmaster / ecc. , il quale ha incontrato per caso la persona giusta. Il fatto è che ci trovavamo a Benabbio, vicino a Bagni di Lucca, per la cerimonia di premiazione dei finalisti di un concorso letterario dedicato al treno, e colui che sempre mi accompagna nelle mie trasferte era tra quelli con una sua poesia, e se vi andasse di leggerla la trovate qui. Avendo del tempo a disposizione (si sarà già capito che amiamo prendercela comoda), erano nelle nostre previsioni degli spostamenti a breve raggio nei dintorni, però la situazione tecnologica in loco era disperante, nel senso che internet era completamente assente (e talvolta anche il semplice segnale telefonico), perciò non c’era modo di andare a ravanare in rete per cercare informazioni utili su possibili luoghi interessanti da visitare, e poi di guide e uffici turistici manco l’ombra. Da quel che s’è capito, esistono figli e figliastri, sia a livello regionale e sia provinciale, e, tranne che per le solite località più famose (e affollate), le indicazioni per i centri minori sono alquanto lacunose, lasciando l’onere della scoperta alla curiosità del viaggiatore. Vi starete chiedendo allora che diavolo c’entri l’incontenibile loquacità del mio accompagnatore. È presto detto.Continua a leggere →
Eccoci qua, on stage again, a raccontarvi del nostro viaggio nella Repubblica Ceca e dei quilt che lì abbiamo visto. Leggendo il titolo forse avrete avrete notato che l’acronimo della mostra ceca ora è BPM, ovvero Brno Patchwork Meeting, e non più PPM. Diciamo che Praga un po’ mi manca, e non solamente perché la trovo affascinante e complicata, ma anche perché lì ho scoperto tanti anni fa delle artiste che andavano cercando una loro via espressiva per staccarsi dalla scuola anglosassone e da quella francese. Oggi posso dire di aver visto lungo, e ammiro con soddisfazione le opere che le quilter ceche possono vantarsi di esporre le loro opere in tutto il mondo. Come sempre il viaggio verso Brno è stato lento e complicato, e perciò piacevole. Partiti col sole, e già a Celje il bus procedeva tra i fiocchi di neve che scendevano copiosi, ma per fortuna l’esperienza ci aveva preparato a tutto. La prima tappa prevedeva una sosta a Vienna per una giornata di shopping. Badate bene, non sto parlando di vestiti, calzature e accessori, bensì di materiali e attrezzature per la calcografia e la pittura. Missione compiuta. Tutto ho trovato, e anche di più, e ora so dove andare quando mi servirà qualcosa che qua manco sanno che esiste. Già che eravamo lì abbiamo visitato il Wien Museum in Karlsplatz, appena riaperto da qualche mese, dove all’ultimo piano le pareti erano tappezzate di mirabili incisioni della Vienna del ‘600 e non solo. Salutata Vienna abbiamo preso un autobus diretto in Moravia, e abbiamo ritrovato la stessa Brno dello scorso anno, con i suoi pregi e i suoi difetti. Stavolta però, terminati i nostri doveri di cronaca, abbiamo deciso noleggiare un’automobile per concederci qualche gita fuori città. Di questa puntatina in Moravia potrete trovare delle immagini nel post “Non solamente Brno”, dal blog ultimelune.it del mio webmaster / fotografo / agenzia turistica / sherpa / ecc. Ma immagino che voi siate qui per il patchwork, e che tutta questa menata del viaggio vi lasci abbastanza indifferenti, perciò eccomi pronta a soddisfare la vostra curiosità.Continua a leggere →
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