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	<title>La stoffa giusta &#187; Quilt</title>
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		<title>Tu mi stai diludendo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 10:39:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con chi ce l’ho stavolta? Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera. Purtroppo stavolta Flixbus mi ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con chi ce l’ho stavolta?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera.</span><br />
Purtroppo s<span style="color: #000000;">tavolta Flixbus mi ha veramente deluso, in primo luogo lasciandomi senza l&#8217;ormai indispensabile  <em>WiFi</em> da Vienna a Strasburgo, e poi arrivando con più di un’ora e mezza di ritardo sull’orario di partenza programmato, tra l’altro facendoci attendere in una località posta nel nulla più assoluto, priva di ogni struttura, anche minima, in grado di accogliere i viaggiatori.</span><img class="aligncenter wp-image-9285 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Flixbuu_01-e1763322914829.jpg" alt="Flixbuu_01" width="480" height="98" />Ma non è finita qui, ne ho anche per Strasburgo.<br />
La prima volta che ci passai, una quindicina d’anni fa, mi parve una bellissima città, degna del suo ruolo importante in Europa. Stavolta non ho potuto sopprimere una sensazione di decadenza, o almeno di trascuratezza, come se non ci fosse stata alcuna evoluzione.<br />
Già il fatto che assai scarsi siano i collegamenti aerei con le principali città europee, come pure quelli ferroviari diretti, è un segnale di inadeguatezza per una città che ospita una delle due sedi del Parlamento Europeo. Ma veniamo ai fatti.<br />
Quando abbiamo occasione di fare un giretto nel centro storico di qualche località estera di una certa importanza, siamo usi liberarci dei <em>trolley</em>, lasciandoli nel deposito bagagli della stazione ferroviaria. Così facemmo anche a Strasburgo, e dopo un po’ di su e giù per la stazione localizzammo quel servizio. Ci accolse una porticina a due ante in legno che pareva quella di una vecchia casa popolare, e poi uno striminzito locale simile a una biglietteria di un cinemino di terza visione. Alla destra di una ridotta postazione vetrata stava un imponente <em>scanner</em> per i bagagli, con tanto di <em>metal detector</em>, ma senza alcuna istruzione (almeno chiaramente visibile) su come procedere. Posti i <em>trolley</em> sul nastro trasportatore, attraversammo il <em>metal detector</em>, il quale non mancò di segnalare il fatto che non eravamo stati abbastanza diligenti e che non avevamo posto tutti gli oggetti metallici nell’apposita vaschetta gialla, ma i due addetti seduti nel loro gabbiotto non fecero nemmeno un <em>plissé</em>. Entrati nella sala con gli armadietti, e posti al loro interno i due <em>trolley</em>, scoprimmo che la tariffa era di ben 12,50€, molto di più di quanto chiedono a Praga e a Vienna, ma il bello è che si poteva pagare quella tariffa solamente in monetine, niente banconote, carta di credito e <em>bancomat</em>. Ora, non si può pretendere che nel XXI secolo le persone viaggino con una scarsella piena di monete come ai tempi di Carlo Martello. Soluzione: bisognava tornare indietro, <em>trolley</em> compresi, e chiedere lumi in quel gabbiotto, nel quale un addetto, con al suo fianco un sacco di monete stile Zio Paperone, gentilmente cambiava una banconota in metallo sonante. Ciliegina sulla torta, il deposito chiudeva alle 19 (alle sette di sera!), e se si voleva andare a cena in un bel ristorantino sull’Ill era necessario farlo con bagagli al seguito.<br />
Bah!<br />
Il meglio però doveva ancora arrivare, e mi riferisco alla Gare Routière Centrale De Strasbourg, e mai tanto un nome così altisonante corrispose invece a una situazione mediocre e insopportabile. Alle 20 i bagni erano già chiusi, come pure il bar, e almeno da un’ora, mentre qualche anno fa restava aperto fino alle 21 (un altro segno della decadenza). Per giunta avevamo preso un po’ di pioggia, e una bevanda calda sarebbe stata gradita. Invece ci trovavamo sotto una sorta di tettoia aperta du due lati lunga circa una ventina di metri, con due parallelepipedi di cemento per sedersi, ma che erano stati modificati in un giaciglio per i <em>clochard</em>, e per giunta al buio. La situazione era poco rassicurante e oltremodo scomoda, perciò, dopo un tentativo di resistere stoicamente, cedemmo e ci rifugiammo per un’oretta in una birreria a qualche isolato di distanza, dove un paio di bicchieri di <em>cabernet</em> ci riconciliarono con l’esistenza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9287 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo-e1763368044743.jpg" alt="Strasburgo" width="640" height="360" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Tutto bene il resto?</span><br />
<span style="color: #000000;">Sì, beh, abbastanza. </span><span id="more-9173"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, anzi benissimo come sempre la sistemazione che la mia agenzia di viaggi ha scovato a Sélestat, sempre efficiente il trasporto pubblico da lì alla Val d’Argent, interessante anche la scappata a Mulhouse per visitare la <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.citedutrain.com/" target="_blank">Citè du Train</a></span></strong>, e, a proposito, sempre comodissimi i divani delle vecchie carrozze ferroviarie Corail. Però mi par di ricordare che qui si sarebbe dovuto parlare di <em>patchwork</em>, e ora c’arrivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiariamo subito una cosa, m’interesso ancora di arte tessile, e il Carrefour Européen du Patchwork ha sempre il suo fascino, però c’era un motivo ben specifico che mi aveva condotto lì, ovvero la soddisfazione di vedere una mia opera esposta al concorso internazionale, e per la terza volta, badate, ma di ciò parlerò in seguito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025.jpg"><img class="aligncenter wp-image-9289 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025-e1763368339392.jpg" alt="Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025" width="720" height="224" /></a><span style="color: #000000;">Il 2025 è un anno speciale per il Carrefour Européen du Patchwork, si tratta infatti della trentesima edizione, e per l’occasione sono stati realizzati dei <em>gadget</em> che non ho mancato di procacciarmi. Anche il destino c’ha messo lo zampino, in quanto, all’ultimo, una delle presentarici alla premiazione del concorso non è potuta intervenire, ed è stata sostituita dalla persona che più rappresenta questa manifestazione e che ne è stata la promotrice per tantissimi anni: Mme Gul Laporte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con la prima impressione generale, e cioè che le mostre erano tutte abbastanza interessanti, ossia il livello generale era mediamente alto (non sempre era successo), però, tranne che in un paio di occasioni, sono mancate quelle vette di eccellenza che ti facevano sentire una nullità e ti veniva voglia di lasciar perdere il <em>patchwork</em> per sempre.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei dalla fine, ossia dall&#8217;ultima mostra che ho visitato e che stava quasi per sfuggirmi. Si tratta di una serie di piccole opere d&#8217;arte esposte dalla European Quilt Association (EQA). Il tema proposto quest&#8217;anno era &#8220;Contrasts&#8221;, e devo dire che è stato interpretato magnificamente.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9175 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02-e1762082449127.jpg" alt="EQA - Contrasts - 02" width="480" height="474" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9176 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03-e1762082482356.jpg" alt="EQA - Contrasts - 03" width="480" height="509" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9177 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06-e1762082520310.jpg" alt="EQA - Contrasts - 06" width="480" height="481" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9178 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12-e1762082534779.jpg" alt="EQA - Contrasts - 12" width="480" height="473" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9179 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05-e1762082549347.jpg" alt="EQA - Contrasts - 05" width="480" height="483" /></a>Ovviamente le opere esposte erano molte di più, e qui ho riportato solamente alcune di quelle che, a parer mio, sono indicative  della fantasia e dell&#8217;abilità che le <em>quilter</em> di EQA riescono a palesare nell&#8217;interpretazione di un tema in apparenza così categorico.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da questi piccoli <em>quilt</em> passerei a un&#8217;opera che per dimensioni e impegno realizzativo non esito a definire &#8220;monumentale&#8221;</span></h5>
<div id="attachment_9183" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9183 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-e1762164898225.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud" width="720" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud</p></div>
<div id="attachment_9185" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9185 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03-e1762165021567.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud - Detail 03" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">A spanne saranno stati circa quattro metri, una nuvola di fiori che Esther Delgado Pico ha realizzato con maestria notevole.<br />
Mi chiedo anche come sia riuscita a portare fino in Alsazia quella installazione così grande.</h5>
<div id="attachment_9186" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9186 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-e1762165819419.jpg" alt="Esther Delgado Pico" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diciamo che Esther Delgado Pico è stata, per me, una vera sorpresa, e non solamente per il fatto che ancora non la conoscevo, ma perché lei ha portato in Alsazia una serie di opere veramente interessanti.</span></h5>
<div id="attachment_9187" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9187 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01-e1762166698216.jpg" alt="Esther Delgado Pico - 01" width="720" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Youth &#8211; Maturity</p></div>
<div id="attachment_9188" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9188 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02-e1762166830207.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Childhood - Detail" width="360" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ammirate questa spendida opera di grandi dimensioni che, a buon diritto, troneggiava nel centro della sala.</span></h5>
<div id="attachment_9190" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9190 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift-e1762168234679.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Adrift" width="640" height="492" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Adrift</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ebbene, oltre che bravissima, Esther si è dimostrata estremamente corretta perché ha voluto precisare che la sua splendida opera è tratta da un&#8217;immagine originale di Eric Zener, un famoso pittore americano. Forse questa precisazione potrebbe sembrare gratuita, ma in realtà troppe volte è capitato che un&#8217;artista copiasse più o meno pedissequamente un&#8217;opera senza citarla apertamente, come del resto già segnalato del vecchio <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4486" target="_blank">Il cacciatore</a></span></strong>&#8220;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sa che amo le opere originali, quelle che rappresentano un rischio per l&#8217;artista in quanto &#8220;rompono&#8221; qualsiasi rappresentazione codificata e propongono nuovi e inaspettati orizzonti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di <span dir="auto">Marie-Francine Brochard avevo già visto qualcosa nel 2019, ma quanto che lei ha portato quest&#8217;anno superava qualsiasi aspettativa.</span></span></h5>
<div id="attachment_9192" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9192 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3-e1762197825361.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Eucalyptus 3" width="480" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Eucalyptus 3</p></div>
<div id="attachment_9193" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9193 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-e1762197903111.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5" width="600" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5</p></div>
<div id="attachment_9194" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9194 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail-e1762197969549.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un<em> patchwork</em> realizzato con la corteccia d&#8217;albero doveva ancora vederlo. Però, se ci pensate bene, è un&#8217;idea quella di utilizzare un materiale antichissimo, quasi primordiale, per delle opere d&#8217;arte contemporanee.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin è un&#8217;apprezzatissima <em>quilter</em> italiana che si è sempre distinta per la forza espressiva delle sue opere d&#8217;arte. Oltre a ciò andrebbe aggiunta un&#8217;innegabile originalità nella ricerca dei temi e nelle scelte cromatiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti sono i riconoscimenti che ha già ottenuto, tra i quali un premio al Carrefour Européen du Patchwork, e i suoi <em>quilt</em> ormai non conoscono confini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;anno le è stata dedicata una personale, nella quale ha potuto esporre una serie di opere della sua notevole produzione, e trovo che si è trattata di una delle esposizioni migliori di questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con Life&#8217;s Textures, un <em>quilt</em> sinestetico, in quanto, oltre alla sensazione visiva, l&#8217;artista invitava alla sensazione tattile, ossia a prendere contatto con la stoffa, la sua trama, le parti morbide e meno morbide, le contaminazioni, i confini e i corsi.</span></h5>
<div id="attachment_9196" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9196 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures-e1762538273746.jpg" alt="Mattea Jurin - Life's Textures" width="620" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Life&#8217;s Textures</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="x1lliihq x1plvlek xryxfnj x1n2onr6 xyejjpt x15dsfln x193iq5w xeuugli x1fj9vlw x13faqbe x1vvkbs x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx" dir="auto" style="color: #000000;"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs xt0psk2 x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx x126k92a">Come Mattea Jurin ha inteso precisare, si tratta di una rappresentazione di tutta una vita, dal bianco dell&#8217;innocenza infantile, attraversano i momenti di crescita, poi quelli della passione, della maturità, fino alle tinte più scure della contemplazione e della completezza,<br />
La vita non procede mai in maniera lineare e uniforme, ha i suoi percorsi imprevisti, le sorprese belle e brutte, le difficoltà da superare e le soddisfazioni per quelle superate. Tutto ciò veniva simbolicamente richiamato in quest&#8217;opera, una sorta di biografia scritta con i colori invece che con carta e penna.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto intrigante ed emblematico questo trittico monocromatico che, per inciso, rispetta la filosofia originale del <em>patchwork</em>, in quanto è stato realizzato con materiali di recupero, stoffe che hanno un legame particolare con l&#8217;autrice.</span></h5>
<div id="attachment_9199" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9199 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands-e1762541755623.jpg" alt="Mattea Jurin - Head Heart Hands" width="320" height="963" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Head Heart Hands</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E non poteva essere altrimenti, in quanto viene rappresentata l&#8217;essenza dell&#8217;artista in tre parti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima in alto è la testa, nella quale i progetti, o per meglio dire varie ipotesi di progetto nascono, si accavallano, si elidono, si confrontano, si completano, fino al raggiungimento di una struttura più o meno interpretabile e rappresentativa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda è il cuore, il motore emotivo dell&#8217;artista, il quale sempre sottolinea l&#8217;urgenza di dare una forma espressiva alla fantasia che preme per vedere la luce.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il terzo sono le mani, ma in quelle sono racchiuse la maestria, la pazienza, la sensibilità cromatica, e in fin dei conti anche il tempo speso per trasformare una pezza di stoffa in un&#8217;opera d&#8217;arte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che Mattea Jurin sia un&#8217;artista eclettica lo si sarebbe già dovuto capire, e il <em>quilt</em> sottostante dimostra quanto possa essere evocativa un&#8217;immagine che fa della sua semplicità (espressiva, non tecnica) la cifra della sua bellezza.</span></h5>
<div id="attachment_9204" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9204 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-e1762686265106.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home" width="420" height="603" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home</p></div>
<div id="attachment_9205" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9205 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail-e1762686290938.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei è, si potrebbe dire, figlia di due mondi, se non addirittura tre. Figlia di genitori europei emigrati negli USA, trascorse lì la sua prima giovinezza, e poi visse il ritorno della sua famiglia in Europa, dove tuttora risiede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In pratica l&#8217;Oceano Atlantico è una sorta di ponte tra i due continenti che può chiamare &#8220;casa&#8221;, e lei ha inteso raffigurare questo legame indissolubile mediante le radici che affondano profondamente nel terreno, quasi tentassero di ritrovarsi sotto al fondale dell&#8217;Oceano. Mi piace pensare che si tratta anche di un ponte che probabilmente Mattea presto riattraverserà per esporre una sua personale in qualche <em>show</em> statunitense.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità assoluta, almeno per me, questi piccoli capolavori in 3D, con una cornice metallica che li sottolinea più che delimitarli, come dire che il <em>patchwork</em> è &#8220;aperto&#8221; a tutte le forme espressive.</span></h5>
<div id="attachment_9211" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9211 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether-e1762694013368.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Iron and Ether" width="420" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Iron and Ether</p></div>
<div id="attachment_9212" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9212 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air-e1762694073705.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Rooted in Air" width="420" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Rooted in Air</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se vi ricordate di quell&#8217;incredibile opera realizzata da Dieter Filler con bucce d&#8217;arancia che inserii nel <em>post</em> del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=7360" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork del 2022</a></span></strong>. No? Allora andate a rivedervela. Ebbene, anche quest&#8217;anno egli ha deciso di stupire con un&#8217;opera che riprende un soggetto estremamente semplice, il Sol Levante giapponese, declinandolo con materiali e lavorazioni inusuali a dir poco.</span></h5>
<div id="attachment_9215" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9215 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-e1762796034401.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant" width="360" height="639" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant</p></div>
<div id="attachment_9216" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9216 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail-e1762796082600.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suppongo che si tratti di cotone assemblato su tessuto <em>pile</em> leggermente arricciato, suppongo ripeto, perché non ho osato sfiorare quel bianco morbito per tema di sporcarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque vi inviterei a dare una sbirciata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://arts-textiles.fr/artiste-en.htm" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questo artista tessile, e scoprirete che in tutta la sua produzione non si è mai ripetuto, non ha ceduto alle sirene di un comodo <em>cliché</em> di successo, e questo, almeno per me, è un grande valore aggiunto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre in Giappone restiamo con questo meraviglioso quilt di Montserrat Forcadell Blasco, un&#8217;artista che ci ha sempre regalato delle opere degne di nota, e anche questa ha ottenuto il meritatissimo successo nel concorso &#8220;Giappone: misteri, leggende e realtà&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9218" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9218 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-e1762797683495.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise" width="360" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise</p></div>
<div id="attachment_9219" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9219 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail-e1762797745976.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come per la gru, associata alla fortuna, alla fedeltà e alla longevità, il misticismo giapponese è molto legato anche all&#8217;airone, ma ha un significato più misterioso, legato agli spiriti, alla morte e all&#8217;adilà. Forse non a caso Hayao Miyazaki considera il suo film d&#8217;animazione &#8220;Il ragazzo e l&#8217;airone&#8221; come una sorta di testamento spirituale e artistico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molte sono le antiche leggende giapponesi che hanno l&#8217;airone come protagonista, e una di quelle avrà sicuramente colpito l&#8217;artista, la quale si è ispirata anche all&#8217;arte pittorica cinese per tradurre visivamente le sue sensazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in zona, e precisamente nella Corea del Sud.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hae Ok Chang è nota per i suoi fiocchi di neve, ottenuti ritagliando dei pizzi e applicandoli su degli sfondi più o meno colorati. Però ama anche riprodurre con la stoffa dei motivi tradizionali del suo paese, con colori vivi e geometrie complesse.</span></h5>
<div id="attachment_9225" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9225 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four-e1762854776349.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Four" width="660" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory</p></div>
<div id="attachment_9226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9226 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail-e1762854677372.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_9227" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9227 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-e1762854742640.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qui sotto una delle sue opere più peculiari, con i tipici fiocchi di neve. In questa spiccano imperiosi su un fondo nero, quasi fossero sprazzi di luce invece che delicate strutture di ghiaccio.</span></h5>
<div id="attachment_9229" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9229 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-e1762856665247.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02" width="360" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02</p></div>
<div id="attachment_9230" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9230 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail-e1762856835671.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque in questo dettaglio ci si rende conto che non si tratta di una sorta di <em>applique</em>, seppure accurato, perché anche lo sfondo palesa un&#8217;abilità tessile fuori dal comune.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork erano presenti molte altre opere che arrivavano dall&#8217;altro capo del globo, dalla Nuova Zelanda e dall&#8217;Australia, con i loro motivi, i loro colori e una visione che solamente chi vive in grandi spazi, verdi o meno, può riuscire a proporre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una fra tutte mi ha colpito, non perché fosse la più bella, la più complessa, la più innovativa, ma perché, con notevole sensibilità artistica, faceva riferimento a una circostanza nella quale molte donne, me compresa, si sono purtroppo trovate.</span></h5>
<div id="attachment_9309" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9309 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried-e1763389401125.jpg" alt="Daena Schofield - Hopes Miscarried" width="480" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Daena Schofield &#8211; Hopes Miscarried</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Smarrimento, delusione, rimpianto, dolore, inadeguatezza, queste sono solamente una parte delle sensazioni che una donna può provare dopo un aborto spontaneo, diverse per ognuna di loro, un turbinio di emozioni complesse affrontate talvolta in solitudine e in una sorta di silenzio sociale. Daena Schofield le ha volute in parte rappresentare con i colori e le forme in un <em>quilt</em> molto evocativo, con delle tinte che indicano serenità e speranza alle spalle della figura femminile, ossia il suo passato, mentre il futuro si presenta cupo, più scuro nell&#8217;immediato e solo leggermente sfumato più avanti, comunque sempre irto di spigoli pronti riaprire quell&#8217;intima ferita.<br />
Sbirciando nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.daenaschofield.nz/" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questa artista neozelandese, ho scoperto che soffre di epilessia e autismo, e che il <em>patchwork</em> è diventata la più efficace terapia per interfacciarsi serenamente con il mondo che la circonda, mondo che, ovviamente, lei percepisce più intensamente, e di ciò ne dà splendida testimonianza nelle sue opere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In un piccolo villaggio di pescatori della Nuova Zelanda meridionale, un&#8217;antica leggenda è diventata pietra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <span dir="auto">Nella tradizione Maori, Āraiteuru è la canoa che portò gli antenati del popolo Ngāi Tahu nell&#8217;Isola del Sud. Mentre la canoa divenne il promontorio di Shag Point / Matakaea, le zucche d&#8217;acqua e le reti si trasformarono in tanti massi sulla costa di Otago. La loro caratteristica è che hanno una forma sferica ed emergono dalla rena della piaggia, creando un&#8217;immagine molto suggestiva. I m</span></span><span class="mw-page-title-main"><span dir="auto">assi di Moeraki hanno dimensioni variabili, da mezzo metro a un paio di metri, e si sono formati anticamente per cementificazione dell&#8217;argilla, emergendo infine a seguito dell&#8217;erosione costiera.</span></span></h5>
<div id="attachment_9240" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9240 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders-e1763046960271.jpg" alt="Catherine McDonald - Moeraki Boulders" width="720" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Catherine McDonald &#8211; Moeraki Boulders</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono certa che quella spiaggia abbia un particolare valore per l&#8217;artista, e che sia una costante fonte di ispirazione, dato che quei massi appaiono in forme diverse in altri suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<div id="attachment_9383" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9383" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" alt="Moeraki" width="640" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine da: newzealand.com</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span dir="auto">Bundanon</span><span dir="auto"><span dir="auto"> è un&#8217;organizzazione artistica autraliana sorta dove viveva il pittore Arthr Boyd, assieme a sua moglie Yvonne, anche lei pittrice. Nel 1993 i due artisti donarono la loro proprietà al popolo australiano, e in quel luogo venne fondato un grande centro museale e di apprendimento artistico, con particolare attenzione alla cultura indigena.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_9281" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9281 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral-e1763321516877.jpg" alt="Linda Balding - Ode to Bundanon-Pastoral" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Linda Balding &#8211; Ode to Bundanon &#8211; Pastoral</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Linda Balding ha goduto della felice possibilità di insegnare in quel centro per ventidue anni, e ne ha tratto tutta l&#8217;ispirazione possibile per le sue opere d&#8217;arte, non solamente <em>quilt</em>, ma anche stampe su stoffa e tinture ecologiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;opera è la trasposizione tessile di una foto che ha scattato giusto fuori dalla fattoria di <span dir="auto">Bundanon, con quei fantasici chiaroscuri creati dall&#8217;ombra di una grande magnolia.<br />
Come non invidiarla?</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nell&#8217;emisfero australe, e dalla Nuova Zelanda è arrivato questo originale <em>quilt</em> di Helen Beaven</span></h5>
<div id="attachment_9244" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9244 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio-e1763123696986.jpg" alt="Helen Beaven - Improv Trio" width="360" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">Helen Beaven &#8211; Improv Trio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera ha vinto il primo premio nel Great New Zealand Quilt Show 2023, e direi che si è trattato di un riconoscimento meritatissimo. I disegni ripropongono quelli che si trovano sul <em>tapa</em>, un tessuto prodotto nelle isole dell&#8217;Oceano Pacifico mediante lavorazione della corteccia del gelso da carta. Il motivo dei petali è tipico su questo tipo di stoffa, e in più, per dare l&#8217;dea dell&#8217;improvvisazione e dell&#8217;irregolarità, l&#8217;artista ha realizzato alcuni dettagli mediante una stampa a calcografia da base in <em>linoleum</em>. Quanto amo le contaminazioni di tecniche&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che si è parlato di concorsi, veniamo alle dolenti note.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voglio subito premettere che il tema proposto per  il concorso del 30° Carrefour Européen du Patchwok era molto intrigante, poiché lasciava ampia libertà creativa, e aggiungo pure che le opere esposte erano, nella maggior parte dei casi, all&#8217;altezza, anzi oserei dire che si è trattata di una delle espozioni migliori che ricordo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sta il problema allora?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema sono io, nel senso che non sempre il mio metro di giudizio coincide con quello della giuria, e anche quest&#8217;anno alcune perplessità non sono mancate.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-9251 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1.jpg" alt="A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1" width="2048" height="683" /></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Inizierei col descrivere il tema del concorso &#8220;Avant-Garde&#8221;, ossia come ci si immagina che sarà un <em>quilt</em> fra una trentina d&#8217;anni, quali i materiali, le tecniche, i soggetti, le suggestioni, eccetera. Insomma, date libero sfogo alla fantasia.<br />
Quel tema aperto a ogni libera ma innovativa interpretazione era così stimolante che, sorpresa da un&#8217;improvvisa folata di pazzia, decisi che c&#8217;avrei provato anch&#8217;io a realizzare un <em>quilt</em> d&#8217;avanguardia, senza speranza di essere ammessa tra i finalisti, s&#8217;intende, e invece&#8230;<br />
Sia come sia, già la quasi certezza di avere la possibilità di ammirare dei <em>patchwork</em> estremamente originali mi attirava in Alsazia, e dopo la comunicazione che il mio <em>quilt</em> era stato giudicato degno di partecipare alla selezione finale diedi formale incarico alla mia agenzia di viaggi di organizzare la trasferta in Val d&#8217;Argent.<br />
Non servirebbe precisare che furono proprio le opere finaliste le prime che andai a visitare, e devo proprio dire che la loro qualità era eccellente, anche se per alcune mi sfuggiva ogni relazione con il tema del concorso. Massima però fu la mia perplessità quando, durante la premiazione, scoprii che qualcuna delle opere che avevo considerato <em>OT</em> erano state giudicate tra le migliori del concorso.<br />
Niente di nuovo sotto al sole, mi si dirà, non è la prima volta che mi trovo in disaccordo con la giuria, ma in qualche caso ho trovato quest&#8217;anno le loro scelte alquanto dubbie o prive di senso.<br />
Bene, tolto questo sassolino dalla scarpa, passerei a mostrarvi alcuni dei <em>quilt</em> che, sempre secondo me, hanno reso giustizia nel migliore dei modi al tema proposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nulla da dire sul <em>quilt</em> di Szilvia Kerékgyártó, vincitrice del primo premio e del premio EQA. Si tratta di un&#8217;opera esteticamente gradevole che palesa un&#8217;ottima tecnica.</span></h5>
<div id="attachment_9250" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9250 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins-e1763130285680.jpg" alt="Szilvia Kerékgyártó - What are her Origins" width="480" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Szilvia Kerékgyártó &#8211; What are her Origins</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre all&#8217;impatto estetico dell&#8217;opera, ho trovato che si tratta di un&#8217;ottima rappresentazione di come l&#8217;antico possa trovare posto in futuro senza sembrare antiquato o trascurabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infatti, cosa c&#8217;è di più antico e tradizionale del blocco &#8220;<em>Log Cabin</em>&#8220;? Eppure qui è declinato in una forma che si distacca dalla rigida geometria per trasformarsi in pennellate di colore, sistematiche e impeccabili nelle dimensioni, ma libere e creative nella scelta cromatica. In aggiunta abbiamo un volto molto epressivo realizzato con una tecnica che riprende e attualizza l&#8217;<em>applique</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciliegina sulla torta, aggiungerei l&#8217;esclusivo utilizzo di stoffe di riciclo, cifra caratteristica del &#8220;vero&#8221; <em>patchwork</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi spiace che la fotografia non renda giustizia a questa originale opera di Marijke Van Lamoen, a mia scusante porto il fatto che gli <em>spot</em> illuminavano in maniera eccessiva la zona superiore dei <em>quilt</em>, e che se si usava il <em>flash</em> si veniva guardati male.</span></h5>
<div id="attachment_9255" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9255 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame-e1763133740245.jpg" alt="Marijke Van Lamoen - Wall of Flame" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Marijke Van Lamoen &#8211; Wall of Flame</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per realizzare quest&#8217;opera l&#8217;artista ha fatto ferro e fuoco, nel senso che invece del filo per unire gli strati ha utilizzato delle spille di sicurezza in acciaio dorato, mentre le sfumature di colore sono state ottenute a fiamma, bruciando zone del <em>top</em> e del <em>batting</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Complimenti per il coraggio, oltre che per l&#8217;indiscutibile originalità. Al suo posto, probabilmente io mi sarei scottata o avrei dato fuoco alla casa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ditemi se quest&#8217;opera non è una finestra sul futuro, anche se &#8220;finestra&#8221; non sarebbe il termine più adatto, in quanto si tratta di quanto si potrebbe osservare in futuro attraverso le lenti di un microscopio.</span></h5>
<div id="attachment_9312" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9312 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech-e1763389681232.jpg" alt="Mattea Jurin - Brave New World - Quanum Cellular Biotech" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Brave New World &#8211; Quanum Cellular Biotech</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin ha immaginato un mondo dove la biologia non si affida più a mezzi grossolani e inefficienti, bensì arriva a operare direttamente nell&#8217;infinitamente piccolo mediante le nanotecnologie. I progressi derivanti avrebbero ricadute rivoluzionarie sulla medicina, sull&#8217;informatica, sulla genetica, un salto evolutivo che potrebbe affrancarci dalle nostre fragilità e nel contempo ridurre la nostra impronta ecologica.<br />
Oltre al soggetto, innovativi sono pure i materiali e il loro assemblaggio, per un&#8217;opera che, a parer mio, avrebbe dovuto ricevere miglior accoglienza, anche in considerazione del fatto che si esprime pienamente nel tema proposto dal concorso.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Niente male nemmeno questo bizzarro <em>quilt</em> coreano, un&#8217;opera che sa un po&#8217; di Escher.</span></h5>
<div id="attachment_9261" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9261 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade-e1763137541403.jpg" alt="Yongjeong Kim - The Hillside Façade" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Yongjeong Kim &#8211; The Hillside Façade</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se mi è concesso, potrei definirla un&#8217;opera cubista, con finestre che guardano in tutte le direzioni, e alcune addirittura verso un immaginario esterno dietro il <em>quilt</em>. Chissà che non sia questa una nuova strada, anche se il cubismo non è nel mondo dell&#8217;arte una novità assoluta, anzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque qull&#8217;opera mi è piaciuta tantissimo, e, ovviamente, non è stata premiata.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Meritatissimo riconoscimento invece per questa strana Luna di Eunjoo An.</h5>
<div id="attachment_9262" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9262 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning-e1763143705806.jpg" alt="Eunjoo An - Moon of Return, Path of Beginning" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Eunjoo An &#8211; Moon of Return, Path of Beginning</p></div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni fa mi è capitato di uscire di casa a notte fonda e, dato che vivo in un piccolo paesino abbastanza isolato dalla città, ho potuto apprezzare la magia di una Luna piena nel cielo. Quel disco bianco lassù in alto irradiava una luce diafana sul paesaggio, esaltava le ombre e smorzava i colori con molta delicatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso capire come quel corpo celeste sia stato investito di proprietà divine (o divinatorie) per tutti i millenni che hanno preceduto l&#8217;epoca della conoscenza, quella che ci ha svelato la sua vera natura, ossia che si tratta di un grande sasso rotondo privo di vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure la Luna è unica, lo è perché il nostro pianeta ha un solo satellite, lo è perché nessun altro pianeta del nostro sistema solare ne ha una sola (oppure ne è privo), lo è perché le sue dimensioni e la sua distanza dalla Terra sono la condizione imprescindibile per la vita, fin dalla sua comparsa. Se la situazione fosse stata differente non avremmo le maree (perciò le acque oceaniche si sarebbero spostate verso i poli portando al collasso gli ecosistemi marini), la rotazione terrestre sarebbe fortemente instabile dati i cambiamenti dell&#8217;inclinazione del suo asse (con modifiche drammatiche sui cicli stagionali e sul clima), la velocità di rotazione del pianeta sarebbe più che doppia (la superficie sarebbe continuamente spazzata da venti a 200km/h), e forse la vita non sarebbe mai apparsa, almeno nelle forme complesse che conosciamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la Luna è unica anche per altri aspetti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti cicli naturali si armonizzano con quello lunare, e persino l&#8217;equilibrio psicofisico ne risente, senza voler contare il fatto che per una platea variegata di persone, dai sognatori ai poeti, dai contadini ai navigatori, dai matematici agli astronomi, la Luna è stato il primo gradino indispensabile per affrontare l&#8217;ignoto alle sue spalle.<br />
Eunjoo An ci ricorda che la Luna torna sempre a trovarci, in un ciclo senza fine, nuova, primo quarto, piena, ultimo quarto, e c&#8217;è sempre, anche se non la vediamo. Anche la vita c&#8217;è sempre, si rinnova senza fine, e noi, come la Luna, ripetiamo gli stessi percorsi, che però non sono mai uguali. Anche la Luna compie lo stesso percorso, e guarda sempre lo stesso pianeta, che però non è mai uguale, e nemmeno noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Panta rhei</em>&#8221; diceva Eraclito, tutto si muove e nulla sta fermo, perciò mai ci si potrebbe bagnare due volte nello stesso fiume.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho immaginato che ciò valga anche per il messaggio implicito in questo <em>quilt</em> di Sandra Kaiser, un&#8217;altro di quei pochi per i quali condivido il giudizio della giuria.</span></h5>
<div dir="auto">
<div id="attachment_9268" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9268 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued...-e1763227243663.jpg" alt="Sandra Kaiser - To be Continued..." width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Sandra Kaiser &#8211; To be Continued&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è nato secoli fa, e da allora molto è cambiato, i materiali, gli strumenti, i soggetti, le tecniche, ma anche e soprattutto le persone, il loro modo di interpretare il vissuto e il sognato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sandra ha colto un fiore, un papavero, quel fiore che in Oriente viene associato alla fertilità e alla bellezza, mentre nella cultura occidentale rappresenta il ciclo di morte e rinascita, la forza di un eterno rinnovamento, quello di un risveglio stagionale e anche quello di un passo verso il futuro. Quindi se tutto si muove e nulla sta fermo, è logico, è auspicabile che un tale fiore ne sia il portavoce, e su quella pellicola appariranno in futuro altri fotogrammi con altri papaveri, sempre belli ma sempre diversi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sui fotogrammi avete riconosciuto le tecniche <em>Crazy</em>, <em>Confetti</em>, <em>Hawaiano</em>, <em>Paper Piecing</em>, <em>Applique</em>? (le ho mescolate apposta) <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";-)" class="wp-smiley" /></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo <em>quilt</em> di Edith Bieri-Hanselmann è pienamente nel solco del tema del concorso, una proposta d&#8217;avanguardia che, secondo me, avrebbe meritato un premio.</span></h5>
<div id="attachment_9272" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9272 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-e1763315847129.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward" width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward</p></div>
<div id="attachment_9273" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9273 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail-e1763315906117.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei usa la stoffa come se fosse del colore puro, una tecnica che avevo già avuto modo di apprezzare nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3187" target="_blank">Carrefou Européen du Patchwork del 2016</a></span></strong> grazie alla sua opera &#8220;Splash&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie ai sapiente utilizzo dei nastri di seta <em>Sari</em> lei ha realizzato un <em>quilt</em> dinamico, cromaticamente forte ma non pacchiano, un&#8217;opera che sposta lo sguardo oltre il confine materiale, quasi a tentare di completarlo con la fantasia, operazione comunque impossibile perché nessuno sa cosa ci riserva il futuro, oltre quell&#8217;orizzonte dove tutto cambia, la direzione, il colore, l&#8217;arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altri <em>quilt</em> del concorso, non tutti, sono presenti nel mio album di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, però mi perdonerete se mi concedo un pizzico di vanità, in quanto tra le opere ammesse al concorso c&#8217;era anche la mia, e questa è la terza volta che succede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco, tutte le volte che ho partecipato a questo concorso non ho mai pensato che potessi essere premiata, ma già il fatto di sapere che la mia opera sarebbe stato presente lì era per me, <em>quilter</em> assolutamente <em>naïve</em>, una grande vittoria. Quest&#8217;anno poi, non ci speravo nemmeno di esserci, dato che la mia opera era solamente il frutto di un sogno notturno (mangiato pesante la sera prima&#8230;) che per puro sfizio tentai nelle settimane seguenti di rappresentare con la stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_9278" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9278 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora-e1763321020430.jpg" alt="Rossana Ramani - Rain on Aurora" width="480" height="755" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Rain on Aurora</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, il tema del concorso invitava a immaginare come potesse evolvere nel futuro il <em>patchwork</em>, e trovo che il mio <em>quilt</em> sia una risposta, interlocutoria fin che si vuole, ma sicuramente originale. Va detto che non sono andata in cerca di una rappresentazione &#8220;gradevole&#8221; alla vista, quest&#8217;opera sta a un bel <em>patchwork</em> come la musica dodecafonica sta al <em>valzer</em> viennese, però ho tentato di uscire in tutti i modi dal prevedibile, e in ciò sta la sua cifra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel romanzo &#8220;I robot dell&#8217;alba&#8221; di Isaac Asimov, Aurora è il primo pianeta colonizzato dagli esseri umani. Ho immaginato una <em>quilter</em> del futuro che realizza un&#8217;opera ispirandosi a un paesaggio alieno su Aurora. E se pensate magari che trent&#8217;anni sono pochi per un viaggio interstellare, vi ricordo che in quello stesso intervallo di tempo, poco più di un secolo fa, passammo dal cavallo all&#8217;aeroplano, quindi si tratta solo di aspettare una decisiva svolta tecnologica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, chiuso questo (controverso) capitolo, passiamo ai fatti, e più precisamente a una delle attività svolte dal <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">Mennonite Central Committe</a> </strong><span style="color: #000000;">(</span></span>MCC), un&#8217;associazione nata nel 1920 per inviare alimenti alle popolazioni della Russia Meridionale stremate dalla carestia, una catastrofe conseguente alla guerra civile, a improvvide decisioni politiche e a eventi climatici avversi che fece milioni di morti in pochi anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi questa associazione fornisce assistenza umanitaria alle comunità che soffrono degli effetti di conflitti, inondazioni, siccità e altri eventi simili, in varie forme, dall&#8217;invio di cibo e medicine all&#8217;aiuto ai migranti, dai sistemi di approvvigionamento di acqua potabile all&#8217;istruzione di base.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Val d&#8217;Argent hanno portato una serie di <em>patchwork</em> che verranno inviati nelle zone dove potranno fornire un caldo e indispensabile conforto, ad Haiti e in Ucraina per esempio.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9293 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179-e1763369923386.jpg" alt="P1150179" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9294 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185-e1763369976695.jpg" alt="P1150185" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Altre informazioni su questa iniziativa le potete trovare sul <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">sito web</a></span></strong>  di MCC.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guldusi è un&#8217;iniziativa tesa a promuovere il ricamo a mano delle donne afgane integrandolo con delle opere realizzate da <em>quilter</em> europee.</span><br />
<span style="color: #000000;">Già nelle edizioni passate avevo trovato molto interessanti le opere esposte dall&#8217;associazione Deutsche-Afghanische di Friburgo, e anche quest&#8217;anno tale collaborazione ha permesso di esporre una serie di piccole opere in grado di valorizzare le abilità delle artiste afgane. </span></h5>
<div id="attachment_9296" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9296 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-e1763371475388.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme" width="360" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme</p></div>
<div id="attachment_9297" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9297 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail-e1763371497103.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell&#8217;opera qui sopra, due triangoli ricamati sono gli ombrelloni di questo carinissimo scorcio di Venezia, e ho trovata fantastica l&#8217;idea di utilizzare il lato di una cerniera lampo per sottolineare i contorni degli edifici, come se rimandassero dei riflessi luminosi, cerniere lampo che probabilmente facevano parte dei <em>jeans</em> la cui stoffa costituisce tela e pennello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora ricami afgani per questo pannello completato da Véronique Douillet, una serie di amuleti che accompagnano la vita delle donne che spesso devono fare affidamento solamente su sé stesse.</span></h5>
<div id="attachment_9315" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9315 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté-e1763391385781.jpg" alt="Véronique Douillet - Amour, gloire, beauté" width="480" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Véronique Douillet &#8211; Amour, gloire, beauté</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Struggente ed emblematico è il titolo, &#8220;Amore, gloria e bellezza&#8221;, in un paese dove l&#8217;odio ha sconvolto e continua a sconvolgere l&#8217;esistenza di quella popolazione, dove l&#8217;unica gloria è quella di una malintesa divinità in nome della quale si uccide indiscriminatamente, e dove la bellezza di un sorriso femminile viene perennemente seppellita sotto lo strato di cotone del <em>burqa</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sa di <em>patchwork</em> conosce anche la sua storia, e di come questa forma arte tessile applicata sia strettamente collegata con i gruppi mennoniti e amish, gli anabattisti che tra il XVII e il XVIII secolo emigrarono negli USA per fuggire alle persecuzioni dei papisti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Prima di attraversare l&#8217;oceano, gli amish si erano stabiliti a Markidkh, l&#8217;odierna Sainte-Marie-aux-Mines<b>,</b> ed è questo uno dei motivi della collocazione proprio in Val d&#8217;Argent del Carrefour Européen du Patchwork.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni anno un&#8217;esposizione è dedicata appunto ai <em>patchwork</em> tradizionali, e Jacques Légeret porta alcune opere della sua collezione, opere che sono vanno osservate con la prospettiva del tempo, in quanto chi allora le realizzava non aveva a disposizione molto di più di un un paio di forbici, degli aghi, del filo e delle stoffe di recupero, però si applicava con una pazienza e una dedizione che non sempre oggi siamo capaci di manifestare.</span></h5>
<div id="attachment_9320" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9320 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-e1763722779937.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950" width="640" height="658" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950</p></div>
<div id="attachment_9321" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9321 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail-e1763722805120.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950 &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da Sidney, ossia dall&#8217;altro capo del mondo, Lorena Uriarte ci propone una sua rivisitazione del blocco tradizionale &#8220;nido d&#8217;api&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9323" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9323 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence-e1763725136392.jpg" alt="Lorena Uriarte - Opal Essence" width="640" height="666" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Uriarte &#8211; Opal Essence</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera realizzata con la tecnica del <em>Paper Piecing</em> è la dimostrazione di come si possa prendere spunto da modelli &#8220;classici&#8221; per ottenere delle composizioni che riescono a offrire una prospettiva più &#8220;moderna&#8221;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima della catastrofe causata dal Covid, non mancavo mai al Prague Patchwork Meeting, e lì, oltre a scoprire una città estremamente suggestiva, mi resi subito conto che i <em>quilt</em> realizzati nei paesi dell&#8217;Est manifestavano un gusto originale e ben strutturato. Quasi contemporaneamente ebbi a Birmingham il primo sfolgorante incontro con l&#8217;arte tessile di Irina Voronina, tuttora una delle mie artiste preferite.</span><br />
<span style="color: #000000;">La riprova di questo mirabile <em>imprinting</em> artistico me l&#8217;ha offerta Olena Korenets Nebuchadnezzar, che ha trovato nel <em>patchwork</em> il supporto fisico capace di dare forma visibile a un amore per la natura che in Occidente trova sempre meno spazio.</span></h5>
<div id="attachment_9327" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9327 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-e1763727130252.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III" width="580" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III</p></div>
<div id="attachment_9328" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9328 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail-e1763727201998.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stoffe tinte a mano e seta sono assemblati in maniera elegante, suggeriscono pace e armonia, quasi una sinfonia cromatica ricca di pianissimo e di pizzicato. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di tutt&#8217;altro tenore questa esplosione di energia, un&#8217;opera che sfrutta elementi graficamente naturali, rametti e simili, per la rappresentazione dell&#8217;evento cosmico che ha dato origine al nostro universo, anche se di tale evento molti aspetti sono ancora più ipotizzati che verificabili: il Big Bang.<br />
Sappiamo che assieme alla formazione dei primi elementi di materia e di energia apparve anche un altro elemento importante, ossia il tempo, e immagino che l&#8217;artista abbia voluto sottolinearne la linearità, contrapposta al caos primordiale, con quella linea rossa.</span></h5>
<div id="attachment_9332" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9332 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-e1763729378867.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning" width="580" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning</p></div>
<div id="attachment_9331" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9331 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail-e1763729398578.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Sue Dennis hanno spesso come soggetto elementi naturali, e sono certa che in Australia quelli sono più diffusi e predominanti rispetto ai nostri paesaggi addomesticati. Per questo <em>quilt</em> lei ha utilizzato ancune erbe del suo giardino per tingere la stoffa, una sorta di <em>ecoprint</em> associato alla calcografia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un&#8217;altro modo di coniugare il <em>patchwork</em> tradizionale in nuove forme espressive, il che non è possibile se non si possiede una tecnica eccellente. </span></h5>
<div id="attachment_9335" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9335 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco-e1763736903851.jpg" alt="Valda Sutton - In Memory of Morroco" width="560" height="562" /></a><p class="wp-caption-text">Valda Sutton &#8211; In Memory of Morroco</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Valda Sutton si è specializzata realizzare dei <em>quilt</em> con questa forma circolare, nei quali riporta dei motivi tipici dei luoghi che visita, in questo caso il Marocco.<br />
Quell&#8217;opera era una vera e propria sfida con sé stessi, nella quale l&#8217;esito era incerto fino alla fine, perché bisognava partire dal centro e far crescere il <em>patchwork</em> anello dopo anello, curando fino all&#8217;estremo l&#8217;esattezza dimensionale di ogni elemento e la cucitura, poi quiltare con metodo affinché non si deformi, e infine assemblare la cornice esterna senza compromettere la planarità dell&#8217;opera.<br />
Fantastica l&#8217;idea di usare del filo metallico argentato per ottenere quegli sprazzi di luce che hanno dato un aspetto &#8220;ceramicato&#8221; alla stoffa.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">E dopo tanta geometria, ecco un&#8217;immagine che fa innamorare, e chi gode della compagnia, anche episodica, anche problematica, anche sfuggente di un gatto mi capirà.</h5>
<div id="attachment_9338" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9338 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-e1763737615489.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters" width="640" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters</p></div>
<div id="attachment_9339" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9339 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail-e1763737636985.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non me ne vogliano i padroni di cani, ma i gatti fanno parte di un altro universo. Ho utilizzato a bella posta il termine &#8220;padroni&#8221; perché mai potremmo esserlo di un gatto. Egli si appropria di uno spazio quando lo trova consono alle sue esigenze, e noi ne facciamo parte. E come noi ci affezioniamo a un luogo, a un paesaggio a un insieme di sensazioni, così il gatto si affeziona a noi, però giammai ci percepirà come una sorta di capobranco, al massimo, se saremo veramente all&#8217;altezza, verremo considerati suoi pari. E poi basta con quella brutta fama di falsità, il gatto non sa mentire, ci dice: guarda, io sono qua per mangiare, per dormire, per stare al calduccio e, se mi va, per farmi accarezzare; stop.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Vorrei aggiungere due opere che fanno parte delle mostre organizzate da associazioni locali di <em>patchwork</em>, entrambe molto attive e perciò meritevoli di essere presenti in questa manifestazione di alto livello.</h5>
<div id="attachment_9342" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9342 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon-e1763740292326.jpg" alt="Val Patch - Christine Stievani - Papillon" width="580" height="525" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Christine Stievani &#8211; Papillon</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La prima fa parte dell&#8217;esposizione dedicata all&#8217;associazione Val Patch, che raccoglie una ventina di <em>quilter</em> provenienti da Sainte-Marie-aux-Mines, Sainte-Croix-aux-Mines, Lièpvre e Rombach-le-Franc. Come il Carrefour Européen du Patchwork, anche Val Patch ha festeggiato nel 2025 i trent&#8217;anni di attività. </span></h5>
<div id="attachment_9343" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9343 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01-e1763740346938.jpg" alt="ASL Lièpvre - 01" width="460" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">ASL Lièpvre</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;ASL (Association Sports &amp; Loisirs) è un&#8217;associazione di Lièpvre che offre un discreto numero di attività, compreso il <em>patchwork</em>. Come ogni anno le <em>quilter</em> di questa associazione hanno portato dei piccoli capolavori come questo qui sopra.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E già che si parlava di piccoli capolavori, vediamo adesso i capolavori dei piccoli</h5>
<div id="attachment_9344" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9344 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-e1763742048887.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien" width="460" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien</p></div>
<div id="attachment_9345" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9345 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail-e1763741991580.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa dodicenne ha dedicato il suo <em>quilt</em> a tutti gli eroi che quotidianamente si spendono in relativo silenzio per il benessere di tutti, dalle attività poco considerate come quelle della raccolta e il trattamento dei rifiuti a quelle più prestigiose dei medici, da chi lavora la terra a chi che mette a rischio la sua vita per spegnere gli incendi.</span><br />
<span style="color: #000000;">La Marvel non si occupa di questi eroi, e allora dovremmo pensare noi a un riconoscimento adeguato, se non altro stare dalla loro parte quando protestano contro la disattenzione dell&#8217;amministrazione pubblica nei loro confronti, disattenzione che si manifesta con una costante erosione delle risorse a loro disposizione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella categoria dai 10 ai 13 anni è stato premiato questo originalissimo <em>quilt</em>, una vera chicca che palesa una fantasia fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9346" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9346 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori-e1763743972374.jpg" alt="Tom Macé - Koïnobori" width="460" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Macé &#8211; Koï nobori</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Quelle che vedete qui sopra sono delle carpe galleggianti, in giapponese <em>k<span style="color: #000000;">oï nobori</span></em>, delle maniche a vento che vengono alzate in occasione della festa delle barche drago. Da quanto leggo su <em>internet</em>, s<span dir="auto">econdo una </span><a class="mw-redirect" title="leggenda cinese" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/L%C3%A9gende_chinoise?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">leggenda cinese</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, le carpe del </span></span><a title="Fiume Giallo" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Fleuve_Jaune?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">Fiume Giallo</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, dopo aver nuotato controcorrente, volano verso il cielo, trasformandosi in </span></span><a title="Drago orientale" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Dragon_oriental?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">draghi</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">.<br />
Quale che sia l&#8217;ispirazione per questo <em>quilt</em>, l&#8217;artista sta già dimostrando una notevole abilità e non mi stupirei se in futuro trovasse spazio nel Carrefour Européen du Patchwork.</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tania Tanti è una quilter australiana che ha portato in Val d&#8217;Argent una serie di <em>patchwork</em> coloratissimi, tutti realizzati magistralmente, frutto di una manualità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9349" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9349 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River-e1763745207811.jpg" alt="Tania Tanti - Red, Rock, River" width="560" height="584" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Red, Rock, River</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho inserito questo <em>patchwork</em> perché rappresenta ciò che nessuna <em>quilter</em> avrebbe potuto osservare fino a un secolo fa. Si tratta del corso del fiume visto da un aereo, o comunque da qualcosa che sta molto più in alto delle nostre teste. Oggi, anche se i viaggi in aereo non sono alla portata proprio di tutti, ci sono a disposizione moltissime immagini di ogni parte del globo visto dal cielo.</span></h5>
<div id="attachment_9350" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9350 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony-e1763745834874.jpg" alt="Tania Tanti - Botanical Symphony" width="560" height="563" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Botanical Symphony</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal cielo alla terra, con questa sinfonia di colori che, parlando di musica, si potrebbe definire un allegro con fuoco, dove le forme sinuose della natura danzano senza stancarsi mai.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Nessuna curva invece per Elizabeth Elliott, solamente triangoli e quadrati, con le relative combinazioni. Si tratta di geometrie generate da un linguaggio di programmazione chiamato <em>Processing</em>.<br />
A quanto mi ha spiegato il mio <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia di viaggi / <em>sherpa</em> / <em>videomaker</em> / ecc.</a></span></strong> e, guarda caso, anche esperto informatico in quanto conosce tre linguaggi di programmazione, tre sistemi operativi, cinque <em>software</em> di progettazione grafica e altri ammennicoli vari, si tratta di una struttura di funzioni grafiche che possono essere collegate a un <em>software</em> che ne regola il processo di esecuzione. L&#8217;unico punto sul quale ha alzato un sopracciglio è stato quando è stato messo l&#8217;accento su una certa casualità dei risultati, giacché, a quanto ne sa, nell&#8217;informatica l&#8217;assoluta casualità ancora non esiste.</h5>
<div id="attachment_9352" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9352 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-e1763746488606.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13" width="560" height="574" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13</p></div>
<div id="attachment_9353" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9353 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail-e1763746539894.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cercherò, per quanto possibile, di farla semplice, anche se tutta la faccenda non mi è chiara del tutto. In buona sostanza, nel <em>software</em> sono state codificate delle regole di base, e quello si occupa di generare una combinazione di forme e colori che rispondono a quelle regole. Il risultato viene poi riprodotto con la stoffa e quiltato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va da sé che ogni volta il risultato è differente dal precedente, e quindi, nell&#8217;ambito delle dimensioni imposte e dalla gamma cromatica, le combinazioni possibili sono innumerevoli.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le applicazioni della IA, anche in questo caso non voglio prendere una posizione, sia perché non ho le competenze per farlo e sia perché io sono una persona che ancora rimpiange il telefono che aveva la rotella con i numeri&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;astratto al figurativo, per un&#8217;artista che ha scelto un preciso soggetto per le sue opere, ossia i bambini in tutte le loro manifestazioni di gioia , di curiosità, di apprendimento e di gioco.</span></h5>
<div id="attachment_9356" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9356 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww-e1763750073710.jpg" alt="Ruth de Vos - Weeyaww, weeyaww" width="560" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Ruth de Vos &#8211; Weeyaww, weeyaww</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E appunto è un gioco il fulcro di questo <em>quilt</em>, uno dei passatempi preferiti dei bambini: le automobiline (ma anche i camion, i trattori, gli autobus, gli escavatori, e tutto ciò che ha almeno quattro ruote).</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo parla da sé, si tratta della traslitterazione dei versi che i ragazzini fanno per simulare l&#8217;andamento motorizzato del giocattolo che muovono sul pavimento o su qualsiasi altra superficie che si presti a qual passatempo.<br />
La preferenza di Ruth verso il mondo dell&#8217;infanzia forse potrebbe derivare dal fatto che lei prese in mano ago e filo già all&#8217;età di quattro anni, e a dodici iniziò a usare la macchina da cucire (a manovella). Successive esperienze la appassionarono al <em>patchwork</em>, e oggi le sue giornate sono piene di colori, quelli delle stoffe che tinge personalmente e quelli del mondo che la circonda e che si diverte a raffigurae nei suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conosciamo i nostri inverni, quelli di una volta, con tanto freddo e tanta neve, almeno qui al Nord, e quelli di oggi, finti, zuppi, imprevedibili, né carne e né pesce. Chissà com&#8217;è l&#8217;inverno dall&#8217;altra parte del mondo, in Nuova Zelanda&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei nostri inverni di una volta è che erano silenziosi. Complici il clima rigido, chi poteva restava volentieri a casa, e quando le strade erano innevate anche il rumore di passi era ovattato. Nei giorni di Bora poteva capitare che qualche refolo più forte degli altri si intrufolasse fischiando attraverso un interstizio delle finestre, ma erano suoni episodici.</span><br />
<span style="color: #000000;">Suppongo che anche per Lois Parish Evans l&#8217;inverno sia la stagione in cui il mondo si prende una pausa e la natura si riposa dopo averci mostrato fiori, frutti e colori.</span></h5>
<div id="attachment_9358" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9358 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-e1763991909474.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence" width="640" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence</p></div>
<div id="attachment_9359" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9359 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail-e1763991935333.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse per una <em>quilter</em> l&#8217;inverno è la stagione della creatività, perché ritrova nei paesaggi spogli e nell&#8217;essenziale ciò che l&#8217;abbondanza cromatica tende a celare, a tenere in second&#8217;ordine, a disconoscere.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ecco allora quest&#8217;opera che è la rappresentazione di quella parte della natura che si prende la rivincita sull&#8217;effimera bellezza primaverile ed estiva, e nella sobrietà delle sue tinte morbide dovremmo anche noi cercare la calma che, prede della vita moderna, troppo spesso ci neghiamo.<br />
Complimenti, e non solo per la suggestiva immagine che ha saputo rappresentare, ma anche per l&#8217;eccezionale quiltatura <em>matchstick</em> di notevole effetto visivo (nonché difficoltà tecnica). </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi si diletta di pittura e di fotografia, ma anche per chi ha occhi per vedere e per catturare la bellezza, i riflessi su uno specchio d&#8217;acqua sono una preziosa materia prima, fonte di meraviglia e di meditazione.</span></h5>
<div id="attachment_9360" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9360 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters-e1763994243965.jpg" alt="Lois Parish Evans - Tranquil Waters" width="580" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Tranquil Waters</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lois Parish Evans ha trovato nelle acque tranquille di McLarens Falls, a Tauranga, uno specchio d&#8217;acqua ideale, e grazie a quelle ha immaginato un elemento stilizzato che si ripropone e si riflette, acqua e luce, natura e pensiero, stoffa e arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le cose migliori che ho visto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent, ci sono le opere di Dianne Firth, originali ed eteree, una ventata d&#8217;aria fresca che mi ha fatto riprovare sensazioni che avevo quasi dimenticato.</span></h5>
<div id="attachment_9366" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9366" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" alt="Dianne Firth - Black Mountain" width="720" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Black Mountain</p></div>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Black Mountain è una continua fonte di ispirazione per l&#8217;artista australiana, immagino non solamente per gli aspetti naturalistici, ma anche perché si tratta per gli aborigeni di un luogo sacro, e quindi potrebbe emanare una sua aura di mistero e suggestione. Accanto a quell&#8217;altura si trova il Mount Aisle, anch&#8217;esso parte di questo luogo sacro, e la particolarità sta nel fatto che mentre sulla Montagna Nera si incontrano gli uomini, il Mount Aisle è riservato alle donne.<br />
Questo trittico era veramente notevole, anche per le sue dimensioni, le quali superavano i quattro metri di lunghezza.</span></h5>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto estesa (e stesa) quest&#8217;altra opera che narra la storia delle falene Bogong, che sono use sciamare in estate verso il Galles del Sud, una vera e propria migrazione per rifugiarsi in grotte e anfratti più freschi sull&#8217;altopiano del Bogong, e lì venivano raccolte dalle popolazioni indigene, fornendo una preziosa fonte di proteine.</span></h5>
<div class="elementor-widget-container">
<div id="attachment_9367" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9367" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong</p></div>
<div id="attachment_9368" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9368" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dianne Firth ha voluto dare la sensazione di uno sciame di falene che si alza in volo e sale verso l&#8217;altopiano a Sud, ma non solo. Le falene che vedete a terra sono quelle che, a causa nostra, hanno perso l&#8217;orientamento e sono morte per sfinimento. Infatti questa particolare falena ha la peculiarità unica di orientarsi con le stelle, ma l&#8217;urbanizzazione dell&#8217;Australia comporta oggi la presenza doi molte sorgenti di luce artificiale in grado di disorientale, con le conseguenze che sono facili da immaginare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questa splendida rapsodia di colori caldi, una fontana di luce e di energia?</span></h5>
<div id="attachment_9371" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9371" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" alt="Dianne Firth - Evening" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Evening</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che uso chiudere la galleria di opere con quelle che mi sono piaciute di più, e in questo caso di tratta dei <em>quilt</em> realizzati da Shin-hee Chin.</span></h5>
<div id="attachment_9372" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9372" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" alt="Shin-hee Chin - Golden Reflection" width="520" height="501" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Golden Reflection</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse l&#8217;immagine qui sopra potrebbe sembrare quella di un bosco, e invece si tratta di erba, semplice erba selvatica tipica delle praterie dell&#8217;America Settentrionale, il Panico Verga. Se foste un piccolo roditore, questo sarebbe il mondo dal vostro punto di vista.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;opera fa parte di un gruppo di quattro ispirate come concetto alle quattro ballate di Fryderyk Chopin, con il quale Shin-hee Chin ama condividere alcune affinità culturali, quella di vivere lontana dal suo paese di origine e l&#8217;amore per le tradizioni popolari che nulla hanno a che fare con la &#8220;Storia&#8221; scritta sui libri.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco cosa succede quando l&#8217;impressionismo incontra l&#8217;arte tessile. Il colore, la luce e la suggestione formano un insieme armonico al quale è impossibile resistere. Avvicinandosi all&#8217;opera ci si accorge che nulla è definito ma tutto è suggerito, come se fossimo di fronte a un gioco che ci chiede di completare l&#8217;immagine.</span></h5>
<div id="attachment_9374" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9374" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations" width="420" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations</p></div>
<div id="attachment_9376" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9376" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo &#8220;Riverberi&#8221; è indicativo del messaggio contenuto nell&#8217;opera. Non si tratta di un ricordo o una sua eco, e nemmeno di un gioco di riflessi. I riverberi sono più sfuggenti, però meno intransigenti, si offrono volentieri all&#8217;immaginazione e mutano di continuo, pur conservando tutti gli elementi che li hanno generati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molte altre erano le sue opere esposte in Val d&#8217;Argent, una più bella dell&#8217;altra. Lei era già stata meritatamente premiata nel 2019, e anche nelle edizioni successive del Carrefour Européen du Patchwork avevo potuto apprezzare l&#8217;altissima qualità della sua arte tessile, dove il filo viene utilizzato come un sottile pennello.</span><br />
<span style="color: #000000;">Qui mi va di inserire una sua opera che non cedeva ad ammiccamenti cromatici e forme suggestive, bensì esplorava la dualità come conflitto da comporre per ritrovare la serenità.</span></h5>
<div id="attachment_9379" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9379" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty" width="420" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty</p></div>
<div id="attachment_9380" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9380" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Mezzo pieno e mezzo vuoto&#8221;, si tratta di un&#8217;espressione molto comune che divide le persone tra chi vede le cose in maniera ottimistica e chi invece ha una posizione volta al peggio. Shin-hee Chin suggerisce che la dualità non deve essere percepita come due parti in opposizione, bensì come una zona di contatto nella quale un processo osmotico potrebbe creare una nuova forma di comunicazione. Lo scopo è quello di trovare un nuovo equilibrio, che sia tra opinioni diverse, esigenze diverse, esperienze diverse, ma anche e soprattutto in noi, prede di conflitti interni che talvolta ci conducono a comportamenti irrazionali o, all&#8217;opposto, a una deprimente passività.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. la vede in maniera più prosaica ma senza dubbio efficace. Lui non valuta se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, la vera questione è sapere cosa c&#8217;è in quel benedetto bicchiere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, è ora di tirare un po&#8217; di somme.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come ho già anticipato sopra, le mostre che ho visto hanno soddisfatto le mie aspettative, anche se, voglio precisare, non le ho viste tutte. Diciamo che per alcune ho dovuto constatare una certa difficoltà nel trovarle, tanto che qualche volta mi sono trovata ad accompagnare qualche visitatrice meno pratica del posto. Alcune le ho saltate perché ero veramente molto stanca (c&#8217;ho un&#8217;età anch&#8217;io&#8230;), e chiedo scusa se questo <em>post</em> non è esaustivo. Del resto ho sempre specificato che mi sobbarco i costi e le fatiche del viaggio solo per amore del <em>patchwork</em>, e pertanto faccio prevalere il mio gusto personale, a scapito magari dell&#8217;obiettività. Io sono fatta così, prendere o lasciare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Vi rimanderei al titolo di questo <em>post</em> per sottolineare il fatto che mi aspettavo qualcosina di più di qualche oggetto ricordo per celebrare questo importante anniversario, non dico la banda musicale e i fuochi artificiali, ma che ne so, dei <em>poster</em> con le riproduzioni dei <em>quilt</em> che hanno vinto nel corso degli anni, delle raccolte multimediali, delle stoffe stampate per l&#8217;occasione, e roba del genere. Anche al mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. sarebbe piaciuto che fosse tornata in <em>auge</em> la pratica abitudine di aggiungere sulle etichette anche le dimensioni delle opere, per evidenziare la dimensione, o al contrario la minutezza, di ogni opera (non si più mica andarle a misurare una per una col metro flessibile&#8230;).<br />
Comunque ne è valsa la pena, come sempre del resto, e ancora una volta, l&#8217;ennesima, ripropongo l&#8217;invito ad andare a vedere di persona il Carrefour Européen du Patchwork, perché c&#8217;è molto di più di quanto è presente in questo <em>blog</em>, e le immagini non riescono a rendere pienamente giustizia alla bellezza delle opere. Lo so, lo so, è lontano, però, se vi interessasse, sono in grado di fornirvi molte informazioni logistiche sul come, dove e perché andare in Alsazia, non solamente per il <em>patchwork</em>, ma anche per un&#8217;esperienza sinestetica che non vi lascierà indifferenti.<br />
<em>Au revoir</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Anche stavolta ho aggiunto un breve video su quanto (non tutto, ovviamente) era esposto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent. Altre immagini le potete trovare nel mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flikr</a></span></strong>.<br />
Sugli album più vecchi presenti in Flickr,<br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong><br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013<br />
</a></span></strong>sono raccolte le immagini di altre mostre <em>patchwork.</em></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/2Y36KFwcNU8?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta (tranne che a Strasburgo).</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di “dolce” relax<br />
</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro “vecchio” Lumia con la sua app “Here”, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il ristorante &#8220;La Vieille Tour&#8221; di Sélestat per la sua fantastica cucina.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
</li>
</ul>
</ul>
<h5 style="text-align: justify;">P.S. Il titolo del <em>post</em> riprende un tormentone televisivo attribuito a Joe Bastianich, un ristoratore statunitense di origini istriane. Quella frase venne pronunciata durante una gara di cucina, con l&#8217;intenzione di criticare un concorrente, con l&#8217;aggiunta finale di un &#8220;vuoi che muoro?&#8221; <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":-D" class="wp-smiley" /></h5>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Istantanea</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 18:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
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		<category><![CDATA[Quilt]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche. &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-9062 size-full alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog-e1752831747805.jpg" alt="LocandinaBlog" width="360" height="467" /></a>Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il Carrefour Européen du Patchwork impone che le opere partecipanti al concorso &#8220;Avant-Garde!&#8221; siano svelate lì.<br />
Ho utilizzato l&#8217;aggettivo &#8220;piccola&#8221; poiché ho esposto solamente quindici <em>quilt</em>, una sorta di antologia che rappresentava gran parte delle tecniche che padroneggio, opere selezionate da un critico d&#8217;arte che aveva esaminato tutta la mia produzione, la quale, in realtà, è ben più estesa.<br />
E già che si parlava di aggettivi, definirla &#8220;istantanea&#8221; mi è parso corretto, in quanto si è trattato di un felice colpo di mano del mio <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><strong><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc.</strong></a></span> , che ha trovato la <em>location</em>, le date e le soluzioni espositive in un paio di settimane, all&#8217;inizio a mia totale insaputa, come del resto avevo già scritto nel <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8848" target="_blank">Prima o poi doveva succedere…</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a lui, mi si consenta di ringraziare ancora tre persone, Laura Lisi, la quale si è occupata della promozione, <span class="BxUVEf ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">Andrea Benci</span></span>, titolare di EdilArea, che mi ha concesso lo spazio espositivo, e Franco Rosso, artista e critico d&#8217;arte, nonché curatore delle attività del Centro iniziative culturali Z04 di Trieste. Oltre alla selezione preliminare dei <em>quilt</em> da esporre, egli ha vouto essere presente all&#8217;inaugurazione della mostra, spendendo una lusinghiera nota introduttiva che mi faccio vanto di riportare qui sotto.</span></h5>
<p><span id="more-9047"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;" align="left"><span style="color: #000000;">&#8220;Rossana Ramani, triestina, artisticamente autodidatta, negli ultimi tre anni allieva dei corsi di incisione su rame tenuti da Flavio Girolomini, coltiva dal 1988 una passione per l’arte tessile e in particolare per la tecnica del <em>p</em><i>atchwork</i>, tramutatasi ben presto in una intensa attività di studio, di ricerca, di sperimentazione, di produzione ed esposizione. Ha quindi allestito Mostre personali o partecipato a Rassegne collettive del settore a Trieste, Isola d’Elba, Besançon, Capodistria, Grado, Birminghan, Parma, Bassano del Grappa, Val d’Argent, Verona.</span><br />
<span style="color: #000000;">Da alcuni anni il mondo dell’arte registra il crescente fenomeno delle donne-artiste che ricorrono ad ago e filo per farsi sentire, per manifestare opinioni, passioni e anche per riconoscere nel lavoro manuale una fonte di benessere fisico. Un “cucire creativo” che la Ramani propone in questa rassegna che ospita una quindicina dei suoi lavori, di medie e grandi dimensioni, <i>patchwork</i> rigorosamente confezionati con perizia ed estrema precisione, che hanno per soggetti sia simbologie culturali e tradizionali carsiche, ma anche visualizzazioni informali e astratte per dar voce a pulsioni emozionali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il gesto è più importante della parola, e Rossana Ramani lo conferma con questi suoi lavori dove il <i>quilting</i> diventa parola silenziosa capace di dialogare con il mondo in una sorta di recitazione con le mani. Conferma pure che il cucito è magia, e l’artista attraverso il suo autonomo linguaggio espressivo, svincolato sia dalla scuola anglosassone che da quella francese, si libera da retaggi leziosi e stucchevoli per declinare un messaggio destinato all’occhio e allo spirito. Perché cucire e ricucire con ago e filo i tasselli di stoffa colorata rappresenta anche una metafora contemporanea del riunire, del ricollegare, del cucire proprio le ferite dell’animo, rimettere insieme i pezzi di una vita o di una società divisa, frantumata, disorientata.</span><br />
<span style="color: #000000;">Rossana Ramani è una <i>quilter nata</i>, consapevole che attraverso la sua passione cambia qualcosa di se stessa e del suo modo di esprimersi e di rapportarsi con gli altri: attraverso le sue realizzazioni sposta in avanti la linea dell’orizzonte, recupera tecniche e temi antichi, esplora e incrocia esperienza e fantasia, assembla il conosciuto con l’improbabile, sempre a caccia di impreviste, sorprendenti e coinvolgenti contaminazioni.&#8221;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;" align="left">Può bastare, suppongo, anzi talvolta dubito che in quel testo si parli veramente di me.<br />
Comunque, spero di aver solleticato la vostra curiosità, e allora direi che è arrivato il momento di mostrarvi le immagini di quanto era esposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9058 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" alt="P1150157" width="4608" height="3456" /></a><span style="color: #000000;">Vero è che come <em>location</em> era molto originale e suggestiva, magari un filo impegnativa per riuscire a dare il giusto risalto a ogni opera, però ho potuto constatare che i <em>quilt</em>, una volta esposti, prendevano nuova vita, come se si fossero risvegliati dal lungo letargo nel quale erano rimasti confinati a casa mia, e pertanto non vedessero l&#8217;ora di fare bella mostra di sé.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9064 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" alt="P1070584" width="4379" height="3275" /></a>Iniziamo, allora.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Apriva la mostra questo grande <em>quilt</em> intitolato &#8220;È un mondo difficile&#8221;, che nel 2013 ha ricevuto il 1° premio nella categoria Art Quilt del concorso &#8220;La quadratura del cerchio&#8221; organizzato a Parma da Italia Invita.</span></h5>
<div id="attachment_9065" style="width: 690px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9065 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1-e1752832512229.jpg" alt="È un mondo difficile" width="680" height="678" /></a><p class="wp-caption-text">È un mondo difficile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il messaggio è abbastanza chiaro, ossia la ricerca di una coesistenza armonica tra espansione tecnologica e ambiente naturale è impresa difficile molto difficile, un mondo difficile, e il più delle volte si assiste a un contrasto netto che dilania entrambe le due realtà, dove una natura sofferente per l&#8217;inquinamento e lo sconsiderato sfruttamento si vendica con un costante incremento di eventi climatici eccezionali e distruttivi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va detto che è stato anche difficile, molto difficile, un mondo difficile, realizzare questo <em>quilt</em>, a partire dalle dimensioni imposte dal concorso, 140 x 140cm, il che poteva creare non poche problemi a chi, come me, non dispone di una macchina <em>Longarm</em>, e poi ci sarebbero le complicazioni che mi sono creata io su questo lavoro <em>Paper Piecing</em> con <em>Applique</em> a mano: una fitta quiltatura <em>Free Motion</em> con filo nero su stoffa nera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mai più.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di fronte a quell&#8217;opera un tantino inquietante, era esposto un vero e proprio <em>patchwork</em> tradizionale, quiltato a mano, sempre di dimensioni abbastanza generose.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9072" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9072 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1-e1752835135261.jpg" alt="Delo - Il Mediterraneo con i colori di Monet" width="660" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Delo &#8211; Il Mediterraneo con i colori di Monet</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Se la fattura segue le regole della tradizione, altrettanto non si può dire dei blocchi utilizzati, una mia idea.<br />
Abbiamo tre forme geometriche sovrapposte, dei raggi diretti verso l&#8217;esterno, dei rombi concentrici e una greca che percorre tutta l&#8217;opera. L&#8217;intersecarsi di queste forme ha dato origine a 144 blocchi quadrati, i quali hanno la caratteristica di essere composti da due triangoli e due trapezi, e di essere tutti diversi fra loro, in quanto la greca &#8220;rompe&#8221; ogni eventuale simmetria cromatica.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Proseguirei con il <em>patchwork</em> che raffigura l&#8217;Eringio Ametistino, un fiore tipico del nostro Carso, e che ho preso a modello per il mio <em>logo</em>.<br />
Si tratta di un fiore spinoso, poco appariscente, che si fa largo in terreni avari di tutto, e che si mostra a luglio in piccoli ciuffi.</span></h5>
<div id="attachment_9077" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9077 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1-e1752841198110.jpg" alt="Eringio Ametistino" width="480" height="478" /></a><p class="wp-caption-text">Eringio Ametistino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9169 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741-e1754407857825.jpg" alt="P1070741" width="640" height="479" /></a>Mi ci ritrovo un po&#8217; in questo <em>patchwork</em>, per quel fiore il cui nome deriva dal greco <em>erungion</em>, che sarebbe il riccio, e per la tecnica utilizzata, <em>crazy</em>, ovvero pazza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in Carso, però con un&#8217;opera completamente diversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anni fa pescai in una rivendita libri usati &#8220;</span>Quaderno Carsico. Interpretazioni grafiche del Carso&#8221;, <span style="color: #000000;">una bellissima raccolta di disegni realizzati da Nello Pacchietto. Erano raffigurate le caratteristiche case carsiche, molte delle quali oggi non esistono più, fagocitate da uno sviluppo urbanistico sordo a ogni tentativo di conservazione del tradizionale patrimonio edilizio che è firma delle popolazioni locali.</span></h5>
<div id="attachment_9078" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9078 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1-e1752841698582.jpg" alt="Antico Carso" width="560" height="810" /></a><p class="wp-caption-text">Antico Carso</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Ai tempi quelle case vennero edificate tutte a mano, dallo sbozzo dei masegni per le fondamenta fino alle sottili piode, sempre in pietra, per il tetto, e sempre a mano veniva realizzato ogni accessorio e l&#8217;arredamento.<br />
Il mio <em>quilt</em> è una sorta di omaggio a quei dimenticati costruttori, artefici di opere che hanno sfidato i secoli, e che potrebbero risultare ancora in piedi quando gli avveniristici edifici odierni in cemento armato saranno diventati polvere e ruggine. Lo è perché è un lavoro manuale al 100%, lo sono i disegni che ho copiato da quel libro, lo sono gli elementi in <em>Applique</em>, lo è la quiltatura, e lo è il Trapunto Fiorentino che riprende i motivi carsici.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Faceva sempre parte della tradizione di quelle terre la cassapanca nuziale, o per meglio dire la<em> škrinja, </em>dato che la lingua del posto era, e in parte ancora è, lo sloveno.<br />
Quando una ragazza si sposava, il suo corredo veniva posto nella <em>škrinja,</em> che l&#8217;avrebbe accompagnata nella casa della sua nuova famiglia. Capitava che il marito fosse di un paese vicino, e allora quel prezioso oggetto sarebbe stato l&#8217;ultimo legame fisico che manteneva con il suo passato, perciò veniva decorato con i disegni tradizionali del suo paese di origine.<br />
Dopo aver consultato molti libri e aver visitato dei musei etnografici, mi decisi a riprodurre con la stoffa quei disegni così antichi e così autentici.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9084" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9084 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1-e1752846694221.jpg" alt="Motivi cassapanche nuziali" width="360" height="999" /></a><p class="wp-caption-text">Motivi cassapanche nuziali</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla mostra ne ho esposti giusto tre, realizzati con tecniche differenti, sperando di suscitare la curiosità verso un aspetto della tradizione carsica che ormai è scomparso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra casa, altro materiale, altra tecnica.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che state vedendo è la stessa casa vista in quattro stagioni differenti, uno scorcio minimo che però già non è più riconoscibile, in quanto il portone è cambiato e l&#8217;albero non c&#8217;è più.<br />
</span>Si tratta di pittura su stoffa da tapezzeria, con l&#8217;applicazione di garze di cotone e nastro di seta per il ricamo.</h5>
<div id="attachment_9154" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9154 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2-e1752998116487.jpg" alt="Le quattro stagioni" width="460" height="613" /></a><p class="wp-caption-text">Le quattro stagioni</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sarà stato per l&#8217;emozione della mostra, sarà stato per l&#8217;ambientazione così atipica, sarà stato per problemi di memoria, ma quando l&#8217;ho rivista lì, appesa davanti alla parete in pietra, ho provato la sensazione di scoprire quest&#8217;opera per la prima volta.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cosa si produce in Carso?</span><br />
<span style="color: #000000;">Vino, ovviamente.<br />
Tra i bianchi predominano la Malvasia e la Vitovska, mentre tra i rossi spopola il Refosco, anche nella sua variante più agra denominata Terrano. Ovviamente ci sono anche altri vitigni, sia di origine francese e sia autoctoni, coma la Glera, ma nel primo caso sono guardati con sospetto dagli intenditori, mentre per il secondo si tratta di una produzione di nicchia.<br />
Da noi non esiste il vino rosso, da noi esiste il vino nero, e ciò spiega il titolo dell&#8217;opera, in quanto si tratta delle uve dalle quali si ottengono il bianco e il nero. </span></h5>
<div id="attachment_9091" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9091 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero-e1752853588133.jpg" alt="Tutti i colori del bianco e del nero" width="480" height="934" /></a><p class="wp-caption-text">Tutti i colori del bianco e del nero</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica che ho utilizzato qui è molto particolare. In pratica ho raccattato qua e là dei frammenti di cotone, dei cascami, dei fili di cotone e di lana, assemblandoli grazie alle gelatine solubili e a una quiltatura <em>Free Motion</em> fitta fitta.<br />
<em>Et voilà</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Casomai non vi garbasse un bicchiere di vino, potrei sempre offrirvi una birra.<br />
Questo pannello l&#8217;ho realizzato per mio figlio, per il suo trentesimo compleanno. Ci sono tutti i colori della birra, dalla schiuma alla chiara Lager, per passare a quelli più intensi delle IPA e poi alle Marzen, per finire con le Porter e le Stout. </span></h5>
<div id="attachment_9094" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9094 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1-e1752854677124.jpg" alt="A tutta birra" width="560" height="636" /></a><p class="wp-caption-text">A tutta birra</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le caratteristiche particolari di questo <em>crazy</em> luppolato sono la quiltatura che riporta alcuni tipi di birra, ma soprattutto la collezione di tappi corona che spiega subito di cosa stiamo parlando.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2011 (vado a memoria) vidi per la prima volta dal vivo una serie quasi completa delle principali opere di Maurits Cornelis Escher, e inutile dire che fu amore a prima vista.<br />
Certo, qualcosa avevo già visto su <em>internet</em>, ma lì si riuscivano a distinguere tutti i dettagli che facevano di un complesso esercizio grafico un&#8217;impareggiabile opera d&#8217;arte.<br />
Grazie al contributo tecnico del mio <a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc</a>., trovai modo di costruire con la stoffa una figura impossibile.</span></h5>
<div id="attachment_9097" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9097 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1-e1752855558963.jpg" alt="Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)" width="520" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica utilizzata è relativamente semplice, una cucitura all&#8217;inglese di elementi romboidali di cotone.<br />
Per quanto riguarda il titolo, si tratta di un monito, quello di non fare sempre affidamento sulla vostra memoria, in quanto, talvolta, potrebbe trarvi in inganno.<br />
Direi che giunge buona la gianografia n°54 <em>- OCCHI CHIUSI &#8211; Molti di coloro che affermano &#8220;io ho visto&#8221; ricordano ciò che hanno immaginato di voler vedere</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da un ricordo a un sogno il passo è breve, stanno tutti nella nostra testa.<br />
Tempo fa, sfogliando distrattamente una rivista di viaggi, mi cadde l&#8217;occhio su una bella fotografia che raffigurava un mercato peruviano. Mi rimase abbastanza impressa, in quanto, ormai data per dispersa quella rivista, mi venne voglia di farla rivivere in una mia fantasia tessile.<br />
La ragazza in primo piano sta dormendo, e noi siamo spettatori indiscreti del suo sogno. Forse stava tornando a casa dal mercato, e lungo la strada si è fermata per riposare un po&#8217;. Così rivive nel sogno quella giornata colma di emozioni, un caleidoscopio sinestetico che, ne sono certa, non può lasciare indifferenti.</h5>
<div id="attachment_9100" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9100 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1-e1752856815694.jpg" alt="Sogno" width="620" height="910" /></a><p class="wp-caption-text">Sogno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo lavoro è stato realizzato tutto a mano, con stoffe raccattate qua e là, scelte in base alla loro vivacità. Per la figura della ragazza mi sono aiutata con le matite acquerellabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ma non tutti i sogni e i ricordi sono così rassicuranti.<br />
&#8220;Le ultime lune&#8221; è un dramma teatrale scritto da Furio Bordon, e vi si narra la vicenda di un vecchio al quale è stato prospettato il ricovero in una casa di riposo.<br />
I personaggi sono tre, come tre sono gli elementi verticali di questo <em>patchwork</em>, il vecchio, sua moglie, anzi, il fantasma della moglie defunta, e suo figlio, tre elementi distinti ma in qualche modo collegati, o perlomeno imprigionati nel ruolo che la vita ha scelto per loro.<br />
Non starò qui a raccontarvi la trama, vi basti sapere che per lunghi tratti il vecchio richiama alla memoria alcune vicende della sua vita passata, e sogna di dialogare di nuovo con la moglie morta molti anni addietro, ma i ricordi cominciano a confondersi, a sfrangiarsi, a perdere consistenza, fino a quando troverà giusto rassegnarsi a un destino triste e umiliante.</h5>
<div id="attachment_9105" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9105 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1-e1752933149177.jpg" alt="Le ultime lune" width="480" height="733" /></a><p class="wp-caption-text">Le ultime lune</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho immaginato che quei <em>Log Cabin</em> rivisitati, posti in maniera così disordinata, avrebbero dato l&#8217;idea dell&#8217;incertezza e dell&#8217;instabilità della condizione umana, sia fisica che mentale, fino all&#8217;inevitabile sfacelo, e il supporto di organza rappresenta ciò che in fin dei conti ci lega tutti, anche se non sempre ne siamo consapevoli.<br />
Per inciso, &#8220;Le ultime lune&#8221; fu l&#8217;ultimo spettacolo teatrale nel quale Marcello Mastroianni volle recitare nel 1996, prima di lasciarci orfani delle sua arte. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E della vita, anzi del cerchio della vita ci parla il prossimo <em>patchwork</em>.<br />
Il soggetto è ricavato da una vecchia fotografia che, visti i personaggi, dovrebbe avere almeno una sessantina d&#8217;anni. È stata scattata sicuramente dalle mie parti, e avrei voluto saperne di più, ma per quanto io abbia chiesto in giro, non sono riuscita a sapere chi è l&#8217;autore, o chi sono le persone ritratte.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9111" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9111 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1-e1752933612128.jpg" alt="Il cerchio della vita" width="560" height="746" /></a><p class="wp-caption-text">Il cerchio della vita</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Qui mi sono dilettata col il <em>Paper Piecing</em> e con il ricamo a mano. Vi posso assicurare che realizzare quel prato è stato un lavoraccio, anche se devo dire che il risultato mi ha ripagato di tutto il tempo speso su ogni filo d&#8217;erba.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono e sarò sempre debitrice verso Rosalba Pepi, che a Castiglion Fiorentino mi ha iniziato all&#8217;arte del &#8220;Trapunto Fiorentino&#8221;.<br />
Consentitemi qualche parola per chi non lo conoscesse. Si tratta di una tecnica antichissima nata in Sicilia, però diventata famosa grazie alle trapunte realizzate da ricamatori sicilianti per la famiglia fiorentina dei Guicciardini nel XIV secolo.<br />
La differenza con il <em>quilt</em> sta nel processo di trapuntatura, ossia vengono in genere usati due fili di colore diverso. Il primo filo è del colore uguale a quello del <em>top</em>, e viene utilizzato per realizzare una filza che rende la superficie corrugata, come una pietra scolpita. Col secondo filo, di colore contrastante, vengono realizzati i contorni dei disegni. Infine si capovolge il tutto e, allargando leggermente la trama del <em>backing</em>, si infila, un pezzetto alla volta, un po&#8217; di lana tra i due strati per ottenere l&#8217;imbottitura a rilievo.</span></h5>
<div id="attachment_9115" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9115 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1-e1752936307738.jpg" alt="Trapunto Fiorentino" width="480" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Trapunto Fiorentino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per il soggetto ho voluto riprodurre uno degli elementi dell’archivolto del portale maggiore della Pieve di Santa Maria Assunta in Arezzo, una serie di sculture policrome che compongono il “Ciclo dei mesi”</span>.<br />
Trattandosi di un elemento storico, non potevo esentarmi dal realizzarlo tutto a mano, <em>Applique</em> compresa, utilizzando canapa di cotone per gli elementi chiari.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi avevo già parlato delle gelatine solubili, e l&#8217;opera sottostante vi può dare un&#8217;idea delle opportunità espressive che questo materiale offre all&#8217;artista.<br />
</span>Qui ho lavorato un po&#8217; a caso e un po&#8217; a istinto, assemblando di tutto, seguendo un&#8217;ipotesi più che un progetto, aspettandomi di tutto, ma anche niente.<br />
Vi confesso che ciò che apparve dall&#8217;acqua nella quale le gelatine si erano sciolte fu sorprendente, una sorta di quadro di arte contemporanea che suggeriva più che descrivere un ambiente marino.<span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_9119" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9119 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1-e1752938286266.jpg" alt="In questo mare" width="640" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">In questo mare</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un grazie particolare alla tessitrice e <em>Fiber Artist</em> Marija Pudane, la quale mi ha fatto scoprire questa tecnica a metà tra il tessile e il pittorico.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E ora, per concludere in bellezza, vi propongo un&#8217;opera molto speciale per me, della quale vado molto orgogliosa.<br />
Si tratta infatti di un soggetto che ho praticamente &#8220;sognato&#8221; per anni, riservandomi di realizzarlo quando mi sarei sentita abbastanza pronta per rischiare.<br />
La miccia venne accesa dal concorso &#8220;L&#8217;opposition&#8221; che faceva parte del 25° Carrefour Européen du Patchwork nel 2019. Supposi che un combattimento tra galli fosse abbastanza rappresentativo di due soggetti in opposizione, ma rimaneva il dubbio se sarei riuscita a renderlo come volevo io, e soprattutto con la qualità richiesta da quel famoso concorso.<br />
Uno alla volta quei dubbi vennero fugati, il primo quasi subito, poiché mi ritenni molto soddisfatta del risultato finale, e il secondo qualche mese dopo, quando mi pervenne la comunicazione che il mio <em>patchwork</em> era stato ammesso al concorso.</h5>
<div id="attachment_9123" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9123 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1-e1752939016965.jpg" alt="Checkmate" width="560" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Checkmate</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>Checkmate</em> è lo scacco matto, nel senso che, nel combattimento tra i galli, quello è il solo risultato prevedibile.<br />
Anche qui ho fatto largo uso del <em>Paper Piecing</em>, e ho voluto realizzare in stoffa anche le penne che volano qua e là. Era inevitabile qualche tratto di quiltatura col filo rosso, testimone del sangue che in questi barbari combattimenti sempre viene versato.<br />
Senza falsa modestia, qui ritengo di aver realizzato un&#8217;opera che dà le senzazioni del movimento caotico, del dramma e della violenza, il tutto per lo spasso degli scellerati che amano scommettere sulle vite altrui.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, io avrei finito, e ora lascio a voi ogni giudizio, ovvero se sono stata presuntuosa o, al contrario, se c&#8217;ho messo troppo prima di farmi notare, oppure ancora se questa mia è una <em>Vox clamantis in deserto</em>, nel senso che tutto questo lambiccarsi il cervello, mangiarsi gli occhi e spendere ore di vita è un esercizio futile, perché ormai tutto sta andando perso, il gusto per l&#8217;armonia, il senso estetico, il riconoscimento della manualità, il giusto valore del tempo, l&#8217;iniziativa originale, in favore di una Utilopoli globale nel quale contano solamente i guadagni e i consumi, l&#8217;orologio e le scadenze, l&#8217;apparenza e l&#8217;imitazione.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora una cosa. Dato che la piattaforma sulla quale risiede il <em>blog</em> è piuttosto datata, a breve dovrò aggiornarla, e tale operazione potrebbe rendere irragiungibile il sito <em>web</em> per qualche tempo, però non so dire quanto, giacché ogni aggiornamento <em>software</em> è periglioso quanto un viaggio in caravella nel XV secolo, si sa quando si parte ma non si sa quando, o se, si arriva.</span></h5>
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		<title>Verona Tessile 2025</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 07:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci qua, con l&#8217;abituale ritardo, a parlarvi di Verona Tessile 2025. Va detto che stavolta ho una scusante, ovvero che subito dopo la mia puntata a Verona sono stata abbastanza impegnata nell’allestimento della mia personale, che poi sarebbe la prima se non contiamo quella realizzata tanti anni fa a Grado in coppia con un’altra quilter. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-8859" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/VeronaTessileLogo.jpg" alt="VeronaTessileLogo" width="335" height="253" />Eccoci qua, con l&#8217;abituale ritardo, a parlarvi di Verona Tessile 2025.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va detto che stavolta ho una scusante, ovvero che subito dopo la mia puntata a Verona sono stata abbastanza impegnata nell’allestimento della mia personale, che poi sarebbe la prima se non contiamo quella realizzata tanti anni fa a Grado in coppia con un’altra <em>quilter</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque ho deciso di rispettare l’ordine cronologico e di non sfuggire ai doveri che questo <em>blog</em> m’impone, quindi Verona Tessile sia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo scarpinato parecchio, ma già lo sapevamo, quindi eravamo preparati dal punto di vista calzaturiero, anche se in qualche caso ci sono state delle difficoltà per localizzare la sede di alcune esposizioni, e, per vari motivi, abbiamo rinunciato a quella nella galleria degli affreschi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ma veniamo a quanto visto in quel di Verona.</span></h5>
<p><span id="more-8857"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera di grande impatto visivo lunga ben 12 metri, posta all&#8217;ingresso del Palazzo della Provincia. Diciamo che era una sorta di benvenuto che certamente non passava inosservato.</span></h5>
<dl id="attachment_8861" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/DAMSS.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8861 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/DAMSS-e1750695763942.jpg" alt="DAMSS" width="640" height="482" /></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd">DAMSS &#8211; Aria, dall’alba al tramonto</dd>
</dl>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni il duo artistico DAMSS, composto da Daniela Arnoldi e da Marco Sarzi-Sartori si cimenta in creazioni tessili che superano la visione formale del <em>patchwork</em>, con temi e rappresentazioni indiscutibilmente originali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Di loro ho ancora memoria di uno splendito trittico visto in <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6342" target="_blank">Val d&#8217;Argent</a></span></strong>, intitolato “Città future”, ovvero Milano, Roma e Venezia nell&#8217;anno 3000. Il fatto che per la realizzazione di &#8220;Aria, dall&#8217;alba al tramonto&#8221; si sia fatto ricorso anche alla IA (Intelligenza Artificiale) mi preoccupa un po&#8217;, e devo ancora decidere se mi sta bene o meno.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland.jpg"><span style="color: #000000;">Quasi a fare da contraltare a quell&#8217;opera futuristica, a destra dell&#8217;ingresso </span></a><span style="color: #000000;">c&#8217;era un <em>quilt</em> realizzato con una delle tecniche più tradizionali, l&#8217;<em>appliqué</em>.</span></span></h5>
<div id="attachment_8863" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8863 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland-e1750697242387.jpg" alt="Rita Frizzera - Summer Woodland" width="640" height="649" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Frizzera &#8211; Summer Woodland</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rita Frizzera è maestra di questa tecnica, tramite la quale ha realizzato delle opere d&#8217;arte raffinate, senza mai eccedere in leziosi barocchismi o scendere in facili soluzioni d&#8217;effetto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel <em>patchwork</em> può capitare di ritrovare dei motivi ricorrenti, ogni volta declinati cromaticamente a estro dell&#8217;artista. Uno di questi raffigura le variazioni di luce e calore, quale che sia la loro origine. In genere c&#8217;è di mezzo il fuoco, che può essere quello di una fiamma, di una stagione, di un sole, oppure, come nell&#8217;opera sottostante, quello di un vulcano.</span></h5>
<div id="attachment_8865" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Cancella-Il-mio-Vesuvio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8865 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Cancella-Il-mio-Vesuvio-e1750697739519.jpg" alt="Maria Cancella - Il mio Vesuvio" width="640" height="649" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Cancella &#8211; Il mio Vesuvio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il nero della pietra lavica fa da cornice al magma appena appena trattenuto sotto la superficie, come se Maria Cancella avesse gli stessi poteri di Efesto, e mentre lui forgia le armi di Achille nelle viscere dell&#8217;Etna, lei compone opere tessili all&#8217;interno del Vesuvio.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">SAQA (ma come si pronuncerà?) porta sempre delle collezioni interessanti. Quella vista a Verona si intitolava &#8220;Celebrating our Heritage&#8221;, ossia celebrare la nostra tradizione, una serie di piccole opere 30x70cm provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tra le tante, mi ha catturato questo elegantissimo <em>patchwork</em>, dove l&#8217;eleganza significa ottenere un effetto gradevole col minimo degli elementi e il massimo della semplicità.</span></h5>
<div id="attachment_8867" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Alexandra-Kingswell-Luce-antica.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8867 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Alexandra-Kingswell-Luce-antica-e1750699587210.jpg" alt="Alexandra Kingswell - Luce antica" width="280" height="609" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Kingswell &#8211; Luce antica</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ditemi, non sembra anche a voi di stare osservando la luce del giorno che attraversa una coloratissima vetrata?</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Miranda Renard è una specialista dello &#8220;<em>String Quilt</em>&#8220;, una tecnica che le permette di rappresentare immagini complesse mediante elementi essenziali, come se se disegnasse con tratti di un largo pennarello. </span></h5>
<div id="attachment_8870" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Miranda-Renard-Raccolta-del-grano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8870 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Miranda-Renard-Raccolta-del-grano-e1750700399432.jpg" alt="Miranda Renard - Raccolta del grano" width="280" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Miranda Renard &#8211; Raccolta del grano</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A quanto ne so, lei è norvegese, ma vive ad Alicante, ragion per cui forse ha trovato in Spagna la luce giusta che le serviva per illuminare un quadro nordico della sua tradizione.</span></h5>
<div id="attachment_8872" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Abel_Grimmer_002.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8872 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Abel_Grimmer_002-e1750702065551.jpg" alt="Abel_Grimmer_002" width="640" height="441" /></a><p class="wp-caption-text">Abel Grimmer &#8211; Skuronn &#8211; Fonte: Wikipedia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagino che<em> Skuronn</em> sia anche il titolo originale della sua opera, parola che deriva dall&#8217;unione del verbo norvegese &#8220;<em>å skjære</em>&#8221; (tagliare) col norreno &#8220;<em>onn</em>&#8221; (anno), ovvero si tagliava il lavoro di un anno, la mietitura del grano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Più tradizionale di così&#8230; </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una delle attività tipiche dell&#8217;archeologia è il carotaggio. In buona sostanza, si infila nel terreno un grosso tubo abbastanza lungo, e al momento di estrarlo, quello si porta al suo interno tutti gli strati di terreno che ha attraversato, il che forma appunto una sorta di &#8220;carota&#8221; da esaminare.<br />
Mattea Jurin ha immaginato di eseguire questa operazione nel suolo della penisola italica, e mediante la stoffa ha visualizzato il risultato della sua ricerca in un <em>quilt</em> molto originale.</span></h5>
<div id="attachment_8874" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-Jurin-Sotto-la-superficie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8874 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-Jurin-Sotto-la-superficie-e1750765566578.jpg" alt="Mattea Jurin - Sotto la superficie" width="280" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Sotto la superficie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non v&#8217;è dubbio che le nostre città sorgono su strati e strati delle civiltà che hanno la nostra, e a quelle non dobbiamo solamente i materiali che abbiamo riciclato, ma anche e soprattutto alcuni aspetti culturali che caratterizzano questo angolino del pianeta.<br />
Vedendo quest&#8217;opera mi è impossibile sopprimere due riflessioni poco confortanti. La prima è che, contrariamente a quanto si augura l&#8217;autrice, tra mille anni i nostri propropro&#8230;nipoti troveranno uno strato composto da immondizia varia, rottami di latta, monconi di cemento armato e mari di plastica in vari stadi di degrado, niente di memorabile e tanto meno edificante. La seconda riflessione riguarda la scarsissima consapevolezza del fatto che quelle antiche culture non sono sorte dal nulla, ma per la maggior parte sono il risultato di migrazioni dal Mediterraneo Meridionale, ossia quelle stesse sponde dalle quali partono oggi i disperati che malvolentieri accogliamo, e che qualcuno vorrebbe addirittura prendere a cannonate.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che si stava parlando di migrazioni&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> La nonna di Leah Cooke era ungherese, quando la sua terra faceva ancora parte di quell&#8217;impero nel quale si parlavano liberamente quattordici lingue diverse. Prima della Grande Guerra, nell&#8217;Impero Austro-Ungarico era normale che una persona minimanente istruita conoscesse altre lingue, anche grazie a un sistema che prevedeva già dal 1775 l&#8217;obbligo scolatico fino al compimento del dodicesimo anno d&#8217;età (scuola estiva compresa&#8230;). Per non sbagliare, la nonna di Leah Cooke ne imparò nove.<br />
A 19 anni emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi in una cittadina mineraria della <span class="NA6bn BxUVEf UiGGAb ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">Pennsylvania. E qui la sua storia prende una piega romanzesca, quando cercarono di imporle un matrimonio combinato. Possiamo ben credere che una persona che parlava nove lingue e che aveva già lavorato a Vienna e a Budapest (quella Vienna e quella Budapest!) fosse restia a sposare un onesto ma limitato minatore, perciò la stessa mattina del suo matrimonio programmato saltò dalla finestra al secondo piano della sua casa, andò alla stazione e prese il primo treno in partenza.<br />
Finì col trovare lavoro a Perryopolis, presso la tenuta di <span class="s1">Alfred M. Fuller</span>, un multimilionario commerciante di carbone e legname, con la mansione di giardiniera (e chissà che giardino&#8230;), si sposò con chi gradiva lei ed ebbe otto figli.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_8879" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Leah-Cooke-Lei-ha-coltivato-i-fiori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Leah-Cooke-Lei-ha-coltivato-i-fiori-e1750772332690.jpg" alt="Leah Cooke - Lei ha coltivato i fiori" width="280" height="607" /></a><p class="wp-caption-text">Leah Cooke &#8211; Lei ha coltivato i fiori</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;artista ha voluto ricordarla così, immaginandola parte di un giardino nel quale anche lei è un fiore, uno dei più belli, ma anche uno dei più resistenti alle inclemenze della natura, siano esse di origine metereologica oppure umana. Non volle sottostare al destino che altri avevano scelto per lei, e per tutta la vita coltivò con coraggio e dedizione il &#8220;suo&#8221; destino.<br />
Un ultima annotazione. La scritta &#8220;<em>Pěstovala květiny</em>&#8221; significa appunto &#8220;Lei coltivava i fiori&#8221;, ma non è in ungherese, bensì in ceco, il che la dice lunga sulla tradizione multilingue di quelle terre. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se andate a dare un&#8217;occhiata al post &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8356" target="_blank">BPM 2024 – One Step Beyond</a></span></strong>&#8220;, troverete la foto di un <em>quilt</em> che mi ha incuriosito parecchio. Si tratta di &#8220;School of Fish&#8221;, realizzato da Roswitha Schmit, e a Verona l&#8217;ho ritrovata con un&#8217;opera totalmente diversa, ma non per questo meno interessante.</span></h5>
<div id="attachment_8890" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8890 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-e1750779510200.jpg" alt="Roswitha Schmit - Memoria di Gustav Klimt" width="280" height="612" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit &#8211; Memoria di Gustav Klimt</p></div>
<div id="attachment_8905" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8905 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-Detail-e1750786605524.jpg" alt="Roswitha Schmit - Memoria di Gustav Klimt - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit &#8211; Memoria di Gustav Klimt &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Essendo austriaca, è logico che Roswitha Schmit trovi in Gustav Klimt uno delle figure artistiche più determinanti del &#8216;900 nel suo paese, al pari di <span data-huuid="9814129565369747301">Schiele</span>, Schönberg, Strauss, Moser, eccetera.<br />
Però lei non ha voluto realizzare una &#8220;cartolina&#8221; che riprende uno dei suoi famosi quadri, qualcosa che sarebbe potuta apparire tutt&#8217;al più come una caricatura, bensì ha inteso riproporre uno dei temi del periodo più felice della produzione artistica di Klimt, quelle leggere volute della <em>Art Nouveau</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Gustav_Klimt.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Gustav_Klimt-e1750781338479.jpg" alt="Gustav_Klimt" width="640" height="444" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Less is more</em>&#8220;, queste sono state le parole d&#8217;ordine che artisti e architetti iniziarono a scandire negli anni &#8217;60, dando origine al movimento minimalista che trova ancora oggi momenti di applicazione.Decenni prima Paul Klee, con le sue opere, aveva gettato i semi di una forma espressiva ridotta all&#8217;essenziale, influenzando generazioni di artisti.<br />
Nelle parole che Inge Dusi ci ha lasciato, lei non fa mistero del suo innamoramento per Klee, e le opere tessili che ha realizzato sono chiaramente percorse da una ricerca di oggettività.<br />
Però ciò che le rende uniche è la contaminazione con una tecnica lontanissima da ogni codifica stilistica, sia in senso culturale che geografico. </span></h5>
<div id="attachment_8894" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8894 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-e1750782960512.jpg" alt="Inge Dusi" width="720" height="531" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sua &#8220;via di Damasco&#8221; fu una visita al Museo Tessile Precolombiano di Lima, dove intuì come gli effetti cromatici di un sistema millenario di tintura delle stoffe della cultura Nazca-Wari, denominato &#8220;<em>Amarra</em>&#8220;, potessero dar forma a vere e proprie opere d&#8217;arte. La legatura delle stoffe creava disegni e sfumature casuali e intriganti, e cambiando sistemi e materiali di legatura le possibilità espressive diventavano pressoché infinite.<br />
Una tecnica simile, sempre molto antica, è quella giapponese, denominata &#8220;<em>Shibori</em>&#8220;, ed è più nota solamente per il fatto che il continente sudamericano sconta un fattore di isolamento economico e sociale peggiore rispetto al &#8220;ricco&#8221; Giappone.</span></h5>
<div id="attachment_8898" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Deail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8898 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Deail-e1750785490618.jpg" alt="Inge Dusi - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8899" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8899 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-e1750785541473.jpg" alt="Inge Dusi - Huella precolombiana" width="640" height="624" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Huella precolombiana</p></div>
<div id="attachment_8900" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8900 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-Detail-e1750785610723.jpg" alt="Inge Dusi - Huella precolombiana - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Huella precolombiana &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che dire, se non è arte questa non so come altrimenti si potrebbe definirla. La scelta di utilizzare una tecnica antichissima per realizzare delle opere degne di un&#8217;attuale galleria d&#8217;arte moderna è la quintessenza del <em>patchwork</em>, ovvero rappresenta il perfetto riutilizzo dei materiali, stavolta culturali invece di tessili, che altrimenti sarebbero andati perduti. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre restando nell&#8217;ordine di opere con dimensioni &#8220;generose&#8221;, eccovi un&#8217;opera realizzata dalle <em>quilter</em> delle città genellate con München (Monaco di Baviera).</span><br />
<span style="color: #000000;">Si tratta di ben 136 tessere che formano un <em>patchwork</em> lungo almeno sei metri, e adorna l&#8217;atrio della sala da ballo del Vecchio Municipio di München.</span></h5>
<div id="attachment_9020" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9020 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-e1751010413257.jpg" alt="Monaco e le città gemellate" width="720" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München</p></div>
<div id="attachment_8910" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8910 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-01-e1750787071540.jpg" alt="Monaco e le città gemellate + Detail - 01" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8911" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8911 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-02-e1750787120420.jpg" alt="Monaco e le città gemellate + Detail - 02" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In occasione dei 65 anni di gemellaggio con Verona, quest&#8217;opera è stata esposta in una grande sala dell&#8217;ottocentesco Palazzo Barbieri, dove faceva indiscutibilmente la sua figura. Mi sono divertita a cercare di capire da dove provenissero alcune tessere, dato che sono ben otto le città gemellate con München.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so come voi abbiate passato il 2020 e il 2021, ma se state leggendo queste righe è evidente che quegli anni li avete passati.<br />
</span>L&#8217;isolamento, i bollettini, il coprifuoco, le limitazioni, i lasciapassare, le vittime, la strisciante paura, ci hanno portato sensazioni che maggior parte di noi ignorava, quelle di una guerra.<br />
In realtà non si trattava di una guerra, bensì di una pandemia, un evento (naturale o meno) nei confronti del quale ci siamo trovati impreparati, quando invece dovevamo e potevamo esserlo. Ma la retorica e i termini utilizzati non facevano che rafforzare questa sensazione, forse solamente per mascherare le croniche manchevolezze del Ssn.<br />
Era inevitabile che quello stato di cose influenzasse anche lo spirito creativo, e nel 2021 diciotto <em>quilter</em> italiane hanno deciso di associarsi per realizzare una serie di opere ispirate alle poesie di Giuseppe Ungaretti scritte durante la Grande Guerra, utilizzando il verso &#8220;Anche il cielo stellato finirà&#8221; per il titolo della mostra.</h5>
<div id="attachment_8915" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Marianovella-Hemala-Sono-una-creatura.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8915 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Marianovella-Hemala-Sono-una-creatura-e1750788277554.jpg" alt="Marianovella Hemala - Sono una creatura" width="640" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">Marianovella Hemala &#8211; Sono una creatura</p></div>
<div id="attachment_8916" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lucia-Fedele-Inverno.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8916 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lucia-Fedele-Inverno-e1750789636924.jpg" alt="Lucia Fedele - Inverno" width="480" height="653" /></a><p class="wp-caption-text">Lucia Fedele &#8211; Inverno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un discorso a parte va fatto per il <em>quilt</em> sottostante.<br />
Stile Malena si caratterizza spesso per opere di grande effetto dinamico, nelle quali lei lavora la stoffa come se usasse dei pennelli a olio. </span><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è dubbio che io provi un particolare interesse per tali contaminazioni stilistiche, perciò è abbastanza normale che il <em>quilt</em> intitolato &#8220;Veglia&#8221; sia uno di quelli che più mi sono piaciuti a Verona.</span></h5>
<dl id="attachment_8937" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Stile-Malena-Veglia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Stile-Malena-Veglia-e1750842382804.jpg" alt="Stile Malena- Veglia" width="520" height="713" /></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Stile Malena- Veglia</dd>
</dl>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La storia però diventa veramente interessante quando si va a indagare sulla genesi di quest&#8217;opera (ovviamente chiedendo lumi all&#8217;autrice).<br />
Stile Malena era rimasta colpita da un verso che recitava così: &#8220;Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato&#8221;. Dopo qualche ricerca, scoprì che si trattava della poesia &#8220;Veglia&#8221;.<br />
Per rappresentare l&#8217;angoscia di quella situazione disperante, una veglia funebre a un corpo dilaniato, la minaccia di una prossima egual sorte, lei trasse ispirazione da un quadro di arte astratta che le era passato sotto agli occhi. Il risultato è un <em>quilt</em> che gronda sangue, odora del fumo nero degli incendi, sprofonda nel terreno sconvolto dalle bombe, ferito dalle tracce di schegge e pallottole provenienti da ogni direzione a caccia della prossima preda.<br />
A tutto ciò si aggiunge una faccenda per certi versi bizzarra, ovvero abbiamo scoperto che il profilo rappresentato sulla stoffa è risultato terribilmente simile a quello dell&#8217;isola di Veglia, nell&#8217;Adriatico. Come dire: un titolo <em>double face</em>.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Veglia.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Veglia-e1750876037894.jpg" alt="Veglia" width="480" height="473" /></a></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per motivi che ignoro, non mi è mai capitato di incrociare prima le opere di Lena Meszaros, e sono certa che non sarebbero passate inosservate.<br />
Nel suo stile trovo delle affinità con quello della prima Irina Voronina, una delle <em>quilter</em> che amo di più, e non è strano in quanto anche lei è, in parte, russa.</span></h5>
<div id="attachment_8920" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8920 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-e1750836294142.jpg" alt="Lena Meszaros - Acqua alta" width="640" height="357" /></a><p class="wp-caption-text">Lena Meszaros &#8211; Acqua alta</p></div>
<div id="attachment_8919" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8919 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-Detail-e1750836237617.jpg" alt="Lena Meszaros - Acqua alta - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Lena Meszaros &#8211; Acqua alta &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se nel titolo non viene specificato, appare evidente che si tratta di Venezia, un luogo che non manca mai di affascinare ogni artista che vi si avvicina, e le <em>quilter</em> non fanno eccezione.<br />
L&#8217;approccio di Lena Meszaros però mi pare diverso. Lei evita ogni rappresentazione stereotipata, non cede allo scorcio suggestivo, non si fa impressionare da monumenti o storie più o meno veritiere, non si perde tra le calli o a bordo di una gondola, no, lei getta uno sguardo preoccupato a un fenomeno inevitabile che promette di portare alla rovina questa perla unica. Si tratta dell&#8217;acqua alta, una situazione che fino a qualche decennio fa era riconducibile a eventi meteorologici, ma che è destinata ad aggravarsi a causa dell&#8217;innalzamento dei mari, effetto collaterale dei mutamenti climatici (che qualche ottuso ipocrita si ostina ancora oggi a negare), e non ci sarà nessun MOSE in grado di evitare la catastrofe.<br />
Se vi fermate un attimo a osservare, potreste ricavare l&#8217;impressione che si tratta di una città senza vita, una splendida reliquia del passato dove regna l&#8217;acqua, un mare senza onde, comunque non meno ostinato nella sua opera di erosione. E non so se sia un caso, ma in veneto &#8220;mare&#8221; sta per &#8220;madre&#8221;, perché sorgendo da tale madre liquida Venezia ha visto la luce, e alla fine quella stessa la nasconderà per sempre alla vista dei suoi ingrati nipoti. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta con questa malinconia, meglio alleggerire l&#8217;atmosfera con questa originale opera, un <em>patchwork</em> che fa mostra di un armonico disordine, quello che in fondo sta nella testa di ogni <em>quilter</em> che si rispetti.</span></h5>
<div id="attachment_8931" style="width: 544px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Morgante-Qualcosa-di-mio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8931 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Morgante-Qualcosa-di-mio-e1750839202254.jpg" alt="Giuliana Morgante - Qualcosa di mio" width="534" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Morgante &#8211; Qualcosa di mio</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Per non rischiare di sbagliare, riporto quanto descritto sul sito di Verona Tessile, poiché quest&#8217;opera che vedete qui sotto merita un&#8217;attenzione particolare.<br />
&#8220;Esposizione di un grande telero dal titolo Il Mago di Oz – prodotto nell’ambito del progetto realizzato da Codess Sociale, grazie al co-finanziamento di MSD Crowdcaring – per un percorso verso l&#8217;integrazione sociale delle persone adulte con disabilità, attraverso la manualità, la creatività e l&#8217;apprendimento delle tecniche tessili, al fine di stimolare l&#8217;autostima, la motivazione, la dignità e l&#8217;autonomia.&#8221;</h5>
<div id="attachment_8934" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Ad-Maiora-Cerris-Verona-Cerris-Marzana-Il-Mago-di-Oz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8934 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Ad-Maiora-Cerris-Verona-Cerris-Marzana-Il-Mago-di-Oz-e1750841123809.jpg" alt="Ad Maiora - Cerris Verona - Cerris Marzana - Il Mago di Oz" width="720" height="379" /></a><p class="wp-caption-text">Ad Maiora &#8211; Cerris Verona &#8211; Cerris Marzana &#8211; Il Mago di Oz</p></div>
<div id="attachment_8935" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Il-Mago-di-Oz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Il-Mago-di-Oz-Detail-e1750841209155.jpg" alt="Il Mago di Oz - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Il Mago di Oz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;I laboratori tessili-creativi sono stati realizzati in collaborazione con l’Associazione Ad Maiora, le cui volontarie hanno accompagnato le persone con disabilità in un percorso di scoperta e apprendimento. È stato scelto come tema la storia de Il Mago di Oz per rappresentare il parallelismo tra un mondo immaginario e fantastico e la ricerca della strada per tornare a casa. Il viaggio di Dorothy è, infatti, un viaggio evolutivo dove la protagonista vuole rientrare là dove si sente a proprio agio, ritornando alla propria rete sociale, al luogo da chiamare casa.&#8221;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Toh, chi si rivede!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già in occasione di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6235" target="_blank">Verona Tessile 2019</a></span></strong>, mi era capitato di apprezzare una sua opera nella quale stigmatizzava la noncuranza con la quale noi accettiamo la morte in mare di centinaia di migranti, scandalizzandoci solamente per qualche attimo e solamente per quei pochi che il mare restituisce, mentre sui restanti scende un oblio che nega anche il conforto di un pianto.</span></h5>
<div id="attachment_8939" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8939 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-e1750849523893.jpg" alt="Silvana Zenatello - Un battito d'ali" width="560" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Silvana Zenatello &#8211; Un battito d&#8217;ali</p></div>
<div id="attachment_8940" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8940 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-Detail-e1750849575593.jpg" alt="Silvana Zenatello - Un battito d'ali - Detail" width="640" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Silvana Zenatello &#8211; Un battito d&#8217;ali &#8211; Detail</p></div>
<h5><span style="color: #000000;">Anche qui lei fa mostra di un&#8217;originalità fuori dal comune, mantenendo però il tratto caratteristico della spirale, sia essa di stoffa, di filo o di rete. Il bordo poi, insuperabile nel conferire leggerezza all&#8217;opera, tanto che ci si aspetterebbe di vederla alzarsi in volo con un battito d&#8217;ali.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rutilante, questo l&#8217;aggettivo che mi viene in mente per l&#8217;opera futuristica di Mattea Jurin.</span><br />
<span style="color: #000000;">Immagino che sia andata a pescare i materiali seguendo il principio &#8220;più strano è, meglio è&#8221;, andando poi ad assemblarli col coraggio che suggerisce il titolo.</span></h5>
<div id="attachment_8943" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8943 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-e1750854937148.jpg" alt="Mattea jurin - Brave new world-Cellular NanoRobots" width="560" height="701" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea jurin &#8211; Brave new world-Cellular NanoRobots</p></div>
<div id="attachment_8944" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8944 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-Detail-e1750854996518.jpg" alt="Mattea jurin - Brave new world-Cellular NanoRobots - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea jurin &#8211; Brave new world-Cellular NanoRobots &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse quest&#8217;opera fa parte del nuovo coraggioso mondo dell&#8217;arte tessile, un mondo che rispecchia l&#8217;avanzamento della tecnologia e delle sue rìcadute su una società liquida. Quindi, basta con le foglie d&#8217;acero, basta con i voli di oche, basta con le capanne di tronchi, basta con i giardini, avanti con i nano robot, con i <em>computer</em>, con la quantistica, con le ragnatele di connessioni, e con tutto quello che mi sta lasciando sempre più indietro!<br />
Suppongo che, in fin dei conti, sia giusto così.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello questo &#8220;Cyber Van Gogh&#8221;, bello per la sua parsimonia di colori. Se escludiamo quei circoli gialli sparsi qua e là, potrebbe persino essere definito un <em>quilt</em> monocromatico, nelle varie sfumature del blu, dal pervinca al blu di Prussia (purtoppo la fotografia non rende giustizia&#8230;). </span></h5>
<div id="attachment_8955" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-e1750950299123.jpg" alt="Laura Gamaleri - Cyber Van Gogh" width="580" height="592" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Gamaleri &#8211; Cyber Van Gogh</p></div>
<div id="attachment_8956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-Detail-e1750950346494.jpg" alt="Laura Gamaleri - Cyber Van Gogh - Detail" width="640" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Gamaleri &#8211; Cyber Van Gogh &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello dicevo, ma perché a me invece ricorda Matisse?</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono molti (troppi) anni che non mi reco a Bassano del Grappa per la mostra organizzata dall&#8217;associazione <span style="font-size: large;">Casa Patchwork &amp; Quilting, l&#8217;ultima visita risale al 2016.<br />
Comunque conservo il ricordo di bellissimi <em>quilt</em> tradizionali, e Giuliana Nicoli faceva sempre sfoggio una tecnica invidiabile. Capirete che, quando venni a sapere che ci sarebbe stata una mostra dedicata alle sue opere in seta, nessuno avrebbe potuto trattenermi dall&#8217;andare a Verona.<br />
E ne è valsa la pena. </span></span></h5>
<div id="attachment_8957" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8957 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-e1750951082304.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Vittoriano" width="480" height="487" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Vittoriano</p></div>
<div id="attachment_8958" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8958 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-Detail-e1750951140443.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Vittoriano - Detail" width="640" height="411" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Vittoriano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho iniziato con questa sorta di ponte tra la tradizione e la modernità, ovvero un mix di <em>crazy</em> e <em>dresden plate</em> in salsa bassanese, il tutto condito con perfetto equilibrio cromatico, e vi prego di credermi che lavorare con i rossi è sempre rischioso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Passiamo ora a un&#8217;opera che è una vera e propria dichiarazione di indipendenza da tutti i blocchi del <em>patchwork</em> tradizionale, dalle geometrie ricorsive, dagli accostamenti gradevoli, dai soliti materiali, dai motivi ammiccanti, dal facile consenso, per abbattere ogni consuetudine, sia di chi crea l&#8217;opera e sia di chi la contempla.<br />
Si dice che l&#8217;artista chiude la sua epoca e apre la successiva, e in anche in questo Giuliana Nicoli si è dimostrata maestra.</h5>
<div id="attachment_8961" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-e1750952514411.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Reef #2" width="480" height="686" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Reef #2</p></div>
<div id="attachment_8963" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-Detail-e1750953557877.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Reef #2 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Reef #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questo suo giardino minimo? In esso vi è l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, il recupero dei materiali, la loro disomogeneità, la contaminazione con elementi diversi, e infine l&#8217;abilità di farli stare assieme con ago e filo.</span></h5>
<div id="attachment_8966" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8966 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-e1750953656713.jpg" alt="Giuliana Nicoli - The Garden" width="520" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; The Garden</p></div>
<div id="attachment_8967" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8967 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-Detail-e1750953714788.jpg" alt="Giuliana Nicoli - The Garden - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; The Garden &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Concluderei questa mia carrellata con le immagini dell&#8217;esposizione più originale che ho visto a Verona, e per certi versi anche la più impressionante. Si tratta di qualcosa come quattrocento tessere quadrate di dieci centimetri, le quali sono state assemblate in fasce altre circa tre metri e mezzo. Si tratta di un&#8217;opera realizzata da <em>quilter</em> di tutta Europa per celebrare il 35° anniversario dell’Associazione svizzera patCHquilt.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Entrando nel grande locale collegato al Teatro FonderiAperta pareva di inoltrarsi in una foresta di stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_8969" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150155.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8969 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150155-e1750955167769.jpg" alt="P1150155" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Round Bobbin</p></div>
<div id="attachment_8970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150153.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150153-e1750955218595.jpg" alt="P1150153" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Round Bobbin</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come dice il titolo di questa installazione, &#8220;Round Bobbin&#8221; è la bobina attorno alla quale viene avvolto ogni <em>banner</em>, altrimenti non si saprebbe come appenderlo e trasportarlo (e ce ne sono parecchi).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, penso che anche questa volta ho fatto, almeno in parte, il mio dovere, ma, com s&#8217;usa dire in questi casi, è stato un piacere.<br />
Altre immagini non inserite qui sono presenti nella mia galleria <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, e se magari mancasse qualcosa, vi rammento che non sono mai del tutto imparziale, nel senso che, bene o male, si palesano sempre le mie preferenze artistiche.<br />
Sappiate comunque che Verona Tessile è tra le pochissime esposizioni <em>patchwork</em> in Italia in grado di offrire un panorama abbastanza vasto su tecniche diverse, quindi si può considerare &#8220;propedeutica&#8221; per chi ha intenzione di avvicinarsi all&#8217;arte tessile, e poi arrivarci non è nemmeno troppo complicato. Fateci un pensierino tra due anni.</span></h5>
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		<title>Prima o poi doveva succedere…</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 16:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[… o almeno prima che sia troppo tardi. Sono anni che vado fantasticando su una mia mostra personale, però diversi fattori contribuivano a farmela considerare poco più di un’ipotesi, una speranza, una chimera. In primo luogo ci metto il mio livello di autostima che rasenta lo zero, giacché troppe cose ho visto in giro per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Logo_lastoffagiusta.jpg"><img class="  wp-image-8849 alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Logo_lastoffagiusta.jpg" alt="Logo_lastoffagiusta" width="315" height="315" /></a>… o almeno prima che sia troppo tardi.<br />
Sono anni che vado fantasticando su una mia mostra personale, però diversi fattori contribuivano a farmela considerare poco più di un’ipotesi, una speranza, una chimera.<br />
In primo luogo ci metto il mio livello di autostima che rasenta lo zero, giacché troppe cose ho visto in giro per l’Europa per non considerare il mio desiderio di esporre come frutto di presunzione e vanità.<br />
Ci sarebbero poi le difficoltà logistiche che una mostra di arte tessile comporta, tanto più nella mia zona. Gli spazi sono relativamente pochi, e in più di qualche caso non offrono le condizioni ottimali in grado di valorizzare le opere esposte.<br />
Infine va considerato l’elemento che da sempre penalizza in Italia il <em>patchwork</em> e affini, ovvero l’opinione che si tratti di un’attività di nicchia, considerata con benevolenza come un “innocuo” <em>hobby</em> femminile, il che non è, non lo è più da decenni. In conseguenza di ciò è ancora più difficile trovare spazi espositivi, almeno per chi non fa parte di un’associazione che dispone di mezzi adeguati. Purtroppo le mie esperienze associative sono state, a dir poco, catastrofiche, e non sempre per colpa mia.<br />
Quindi si potrebbe supporre che essendo da sola, senza agganci e senza mecenati, io non abbia possibilità alcuna, però ho scoperto di possedere un’arma segreta. Si tratta del mio <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank">webmaster / fotografo / agenzia turistica / sherpa / ecc</a>.</strong></span> , il quale, probabilmente stufo delle mie perenni esitazioni, ha colto al volo un’occasione (quanto vorrei avere il suo carattere!) e, a mia totale insaputa, ha scovato date e <em>location</em> per una mostra personale, offrendomi questa possibilità inaspettata.<br />
Allora mostra sia.<br />
Esporrò una dozzina di opere (circa), le quali condividono la peculiarità di essere quasi tutte diverse tra loro. Lo scopo è offrire un panorama di possibilità creative che spaziano dal figurativo all’astratto, variando i materiali e le tecniche, dalla più semplice alla più complessa, quasi un invito a provare, perché non si nasce imparati, ma imparando si cresce.<br />
La mostra si terrà nella sala al piano strada dello studio di architettura EDILarea, la stessa utilizzata per la mostra della “Magica Cucitrice”, della quale ho scritto nel post <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8668" target="_blank">Wish You Were Here</a></span></strong>.<br />
Vi saprò dire com’è andata.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Invito.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8850" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Invito.jpg" alt="Invito" width="373" height="791" /></a></h5>
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		<title>BPM 2025 &#8211; News</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 08:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivido il comunicato stampa del BPM 2025.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Condivido il comunicato stampa del BPM 2025.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-8335 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/BRNO_2024_01_Header.jpg" alt="BRNO_2024_01_Header" width="1804" height="158" /></h5>
<p><img class=" wp-image-8798 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_01_en.jpg" alt="BPM2025_press_release_01_en" width="903" height="1074" /><img class=" wp-image-8792 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_02.jpg" alt="BPM2025_press_release_02" width="904" height="1202" /><img class=" wp-image-8793 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_03.jpg" alt="BPM2025_press_release_03" width="900" height="1018" /></p>
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		<title>Treviso 2023</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 17:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[. Mercoledì, primo Novembre, l&#8217;unico giorno della settimana che prometteva di non piovere, così ci siamo fidati delle previsioni meteo e abbiamo preso il treno per Treviso. Abbiamo avuto fortuna per ben tre volte, la prima perché effettivamente Giove Pluvio non s&#8217;è fatto vedere per tutta la giornata, la seconda perché con Trenitaglia sai quando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-8167" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Treviso2023.jpg" alt="Treviso2023" width="495" height="410" /><span style="color: #000000;"><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
Mercoledì, primo Novembre, l&#8217;unico giorno della settimana che prometteva di non piovere, così ci siamo fidati delle previsioni meteo e abbiamo preso il treno per Treviso. Abbiamo avuto fortuna per ben tre volte, la prima perché effettivamente Giove Pluvio non s&#8217;è fatto vedere per tutta la giornata, la seconda perché con Trenitaglia sai quando parti ma non sai quando arrivi, la terza perché la mostra è tornata nella prestigiosa sede di Ca&#8217; de Noal, e finalmente le opere si potevano ammirare con i giusti spazi.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi allora che sia il caso di dare un&#8217;occhiata a qualcuna delle opere esposte, almeno a quelle che mi hanno particolarmente colpito.</span><span id="more-8165"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che le <em>quilter</em> di Patchwork Idea non amano lanciarsi nella sperimentazione di nuove espressioni tessili, nella maggior parte dei casi sono fedeli alla tecnica classica che prevede la composizione <em>Top-Batting-Backing</em>, ma non per questo motivo sono rimaste ferme alla riproposizione di <em>patchwork</em> tradizionali che prevedono l&#8217;esclusivo utilizzo dei blocchi <em>standard</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Un esempio per tutte, Pina Tricoli, la quale ha saputo offrire questa composizione intrigante grazie a un uso sapiente della composizione formale e cromatica.</span></h5>
<div id="attachment_8186" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo.jpg" target="_blank"><img class="  wp-image-8186" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo.jpg" alt="Pina Tricoli - Simmetrie ma non troppo" width="480" height="768" /></a><p class="wp-caption-text">Pina Tricoli &#8211; Simmetrie ma non troppo</p></div>
<div id="attachment_8191" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8191" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo-Detail.jpg" alt="Pina Tricoli - Simmetrie ma non troppo - Detail" width="640" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Pina Tricoli &#8211; Simmetrie ma non troppo &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno non sono mancate delle opere &#8220;impressionanti&#8221; per dimensione e difficoltà tecnica, come per esempio questo fiore di Franca Berto, la quale sicuramente ama complicarsi la vita fin dai tempi de &#8220;L&#8217;avaro&#8221;, un <em>patchwork</em> composto da un&#8217;infinità di quadratini e triangoli.<br />
Questo disegno attualmente sta andando per la maggiore negli USA, in quanto si presta a infinite e spettacolari variazioni cromatiche.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Un-fiore-per-Laura.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Un-fiore-per-Laura.jpg" alt="Franca Berto - Un fiore per Laura" width="640" height="630" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Un fiore per Laura</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Spero proprio che Laura apprezzi tutto l&#8217;impegno che l&#8217;autrice ha profuso nel realizzare questa grande composizione tessile.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se sia lei la fortunata destinataria del <em>patchwork</em> che avete appena visto sopra, quel che son riuscito a sapere è che ha visto parecchio della Francia, ma le manca di visitare la Camargue.<br />
Ci sono stata, quando ho girato un po&#8217; per il Midi, e posso dirvi che è molto suggestiva e merita il viaggio.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8195" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8195" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue.jpg" alt="Laura Fiumi - Camargue" width="480" height="571" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Camargue</p></div>
<div id="attachment_8196" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8196" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue-Detail.jpg" alt="Laura Fiumi - Camargue - Detail" width="640" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Camargue &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque, anche senza esserci stata, in questo assemblaggio di blocchi tradizionali Laura ha riportato alcuni colori tipici che si possono incontrare in quella zona, i verde pallido delle erbe delle lagune, i grigi e i <em>beige</em> delle sabbie, gli azzurri e i blu dei fiumi e del mare, compreso il blu pastello che è tipico del Midi. Manca solo il rosa dei fenicotteri&#8230;<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1120192.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1120192.jpg" alt="P1120192" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Aigues-Mortes</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non mi stancherò mai di ripetere che la bellezza di un <em>patchwork</em> non sta solamente nell&#8217;effetto speciale, nella difficoltà realizzativa, nel fascino del colore, ma anche nella sua eleganza, ossia la capacità di ottenere il migliore risultato possibile con elementi molto semplici, quasi essenziali.</span></h5>
<div id="attachment_8200" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento.jpg" alt="Flavia Favaro - Vento" width="480" height="685" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Vento</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Secondo me, l&#8217;opera qui sopra sta a dimostrarlo. Stoffe poco appariscenti, una geometria elementare, e delle foglie di tre o quattro colori diversi che si rincorrono sul quella superficie. Forse non sarà un <em>patchwork</em> da concorso, però a me dà esattamente la sensazione di vedere delle foglie che vengono sollevate da un refolo di Bora, e questo, a Novembre, ci sta.</h5>
<div id="attachment_8204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento-Detail.jpg" alt="Flavia Favaro - Vento - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Vento &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Al contrario, c&#8217;è chi la vita ama complicarsela, come appunto Franca Berto, la stessa autrice di quel fantastico fiore che somiglia a un <em>mandala</em>.</h5>
<div id="attachment_8207" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8207" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori.jpg" alt="Franca Berto - Mille fiori" width="640" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Mille fiori</p></div>
<div id="attachment_8208" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8208" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori-Detail.jpg" alt="Franca Berto - Mille fiori - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Mille fiori &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se i fiori non sono esattamente mille, ce ne sono abbastanza per far perdere la vista e il senno durante l&#8217;assemblaggio di questo <em>patchwork</em>, giacché ho stimato che siano circa 6500 (seimilacinquecento) gli esagoni impiegati per realizzarlo.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo allora a qualcosa di più &#8220;umano&#8221;, come questa bella composizione che utilizza il blocco tradizionale &#8220;<em>Dresden Plate</em>&#8220;, ma con delle originali variazioni che lo rendono quasi moderno.</span></h5>
<div id="attachment_8211" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Clara-Pignat-Dresda-con-foglie-bleu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8211" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Clara-Pignat-Dresda-con-foglie-bleu.jpg" alt="Clara Pignat - Dresda con foglie bleu" width="480" height="767" /></a><p class="wp-caption-text">Clara Pignat &#8211; Dresda con foglie bleu</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altre volte invece succede che per motivi tecnici qualche opera non sia illuminata in modo adeguato, e allora ci pensiamo noi a metterla in luce come merita.</span></h5>
<div id="attachment_8219" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Tagli-e-ritagli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8219" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Tagli-e-ritagli.jpg" alt="Laura Fiumi - Tagli e ritagli" width="420" height="684" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Tagli e ritagli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I colori di questo <em>patchwork</em> non sono semplici da accostare, ma dosandone con gusto i volumi e gli incroci, Laura Fiumi è riuscita nell&#8217;impresa di realizzare un&#8217;opera abbastanza semplice nella forma ma intrigante nell&#8217;effetto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo tanta geometria, ecco un grazioso paesaggio minimo, giusto un&#8217;occhiata su un groppo di case che a loro volta ci guardano, o contemplano il fiume.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8236" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8236" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume1.jpg" alt="Ornella De Valiere - Case sul fiume" width="400" height="764" /></a><p class="wp-caption-text">Ornella De Valiere &#8211; Case sul fiume</p></div>
<div id="attachment_8237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume-Detail.jpg" alt="Ornella De Valiere - Case sul fiume - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Ornella De Valiere &#8211; Case sul fiume &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se si tratta di un tema semplice, in questo <em>applique</em> è presente qualcosa che ormai sta diventando una rarità: la quiltatura a mano.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se si sarà capito, ma sono le stranezze a interessarmi di più, e non potevo non iserire quet&#8217;opera di Flavia Favaro, sbilenca nella forma ma precisa nella composizione.</span></h5>
<div id="attachment_8228" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8228" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi.jpg" alt="Flavia Favaro - Trapezi" width="400" height="1126" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Trapezi</p></div>
<div id="attachment_8229" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8229" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi-Detail.jpg" alt="Flavia Favaro - Trapezi - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Trapezi &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora, ecco due interessanti <em>patchwork</em> che stanno ai loro rispettivi antipodi, sia come scelta cromatica e sia come impatto visivo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il primo si caratterizza per l&#8217;assenza di colori vivaci, e pure per la scelta della composizione, misurata e asciutta. A tale sobrietà si accompagna una quiltatura tutt&#8217;altro che elementare, anzi quasi temeraria per la sua ricorsività.</span></h5>
<div id="attachment_8232" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Maria-Carmen-De-Bin-Whispering.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8232" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Maria-Carmen-De-Bin-Whispering.jpg" alt="Maria Carmen De Bin - Whispering" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Carmen De Bin &#8211; Whispering</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al polo opposto troviamo uno sgargiante rosso su fondo bianco, quasi dei fuochi artificiali rispetto al precedente. Lascio a voi l&#8217;arduo compito di esprimere una preferenza.</span></h5>
<div id="attachment_8239" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8239" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet.jpg" alt="Emilia Coletti - Red Carpet" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Emilia Coletti &#8211; Red Carpet</p></div>
<div id="attachment_8242" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8242" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet-Detail.jpg" alt="Emilia Coletti - Red Carpet - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Emilia Coletti &#8211; Red Carpet &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi piace concludere questo <em>post</em> con qualcosa di esotico e di tradizionale al tempo stesso: un <em>hawaiano</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che questo tipo di opere tessili hanno una struttura semplice che non ammette troppe deroghe, ma in compenso permettono all&#8217;artista di esprimere la sua creatività attraverso il disegno, usando la stoffa come se fosse un pennello.</span></h5>
<div id="attachment_8245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Remolisa-Nasato-Sognando-le-Hawaii.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Remolisa-Nasato-Sognando-le-Hawaii.jpg" alt="Remolisa Nasato - Sognando le Hawaii" width="640" height="633" /></a><p class="wp-caption-text">Remolisa Nasato &#8211; Sognando le Hawaii</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Come per gli altri articoli, quelle che avete visto sono solamente alcune opere che erano esposte a Treviso. Altre ne potete trovare sulla mia galleria di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a> </span></strong>. Immagini delle edizioni precedenti di questa e di altre mostre le potete trovare sempre su Flickr, digitando Rossana Ramani sul relativo campo di ricerca di persone.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140961.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-8248 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140961.jpg" alt="P1140961" width="4608" height="3456" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140956.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-8249 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140956.jpg" alt="P1140956" width="3706" height="2771" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><strong>Allora ciao Treviso, e ci vediamo nel 2024!</strong></span></h6>
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		<title>PPM 2023</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi. Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel post precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" alt="341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n" width="3316" height="1030" /></a>Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel <em>post</em> precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a terra. Purtroppo il ricambio non si trovava, e dopo alcuni tentativi falliti di ripararla ci siamo decisi a eseguire un <em>revamping</em> della macchina, un aggiornamento dell’<em>hardware</em> in buona sostanza, sostituendo scheda, processore e memorie. Certo, avremmo fatto prima comprando un nuovo PC, però la nostra indole ci spinge sempre verso il recupero, e anche questo computer è una sorta di <em>patchwork</em> elettronico, senza dimenticare il vantaggio di aver speso meno di un terzo di quanto avremmo dovuto lasciare alla cassa di un negozio di informatica.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" target="_blank"><img class="  aligncenter wp-image-7881" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" alt="P1050230" width="540" height="405" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, passiamo alla narrazione del nostra spedizione in Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anzi no, ci fermiamo prima a Vienna.</span><span id="more-7876"></span><br />
<span style="color: #000000;"> In autunno avrò bisogno di un vestito abbastanza elegante adatto a una cerimonia, e disperando di trovare nei paraggi qualcosa di carino a prezzi “umani” mi è venuta voglia di farmelo da me. Va da sé che per bel un capo elegante ci vuole anche la materia prima adeguata, ma il panorama delle stoffe disponibili negli empori locali era, ed è, disperante: qualità bassa, colori improbabili, fantasie banali e scelta minima, per non parlare della provenienza “esotica” della maggior parte dei prodotti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia agenzia di viaggi / <em>webmaster</em> / fotografo / <em>sherpa</em> / redattore / <em>pusher</em> / ecc. mi ha proposto un’idea interessante, ovvero invece di andare direttamente in Moravia ci saremmo fermati a Vienna, e poi partire da lì per andare a visitare il PPM a Brno, a meno di un’ora e mezza di treno, e così abbiamo fatto. Lo scopo era di spendere un’intera giornata girando per i negozi della capitale austriaca a caccia di stoffe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7882 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" alt="trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa" width="3268" height="2323" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che l’uomo propone e Dio dispone, e anche stavolta le cose hanno preso una piega inaspettata. Avevamo a disposizione un nutrito elenco di empori, tutti gli indirizzi, gli orari, le mappe per arrivarci, ma quando sono entrata nel primo negozio della lista, da Komolka, ho capito subito che il resto delle informazioni erano perfettamente inutili. Tre piani, duemila metri quadrati di negozio, stoffe di tutti i tipi, varietà di colori da far male agli occhi, e pure una zona dove consultare le riviste di moda per trovare l’ispirazione, ma non solo quella, anche per trovare il cartamodello su misura per il capo che si vuole realizzare. Poteva bastare? No, non poteva. A coronare il tutto aggiungo un dettaglio non trascurabile, un elemento che ha generato in me due sentimenti contrastanti, rabbia e piacere. Tutto ciò che avrei dovuto trovare a casa mia invece l’ho trovato lì, e ribadisco avrei dovuto, dato che la quasi totalità delle stoffe era <em>made in Italy</em>, e non aggiungo altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo quasi tre ore sono uscita da quell’emporio con tutto, ma proprio tutto quello che mi serviva, e il resto della giornata sarebbe appena bastato per smaltire l’emozione di essermi imbattuta in una realtà della quale nemmeno immaginavo l’esistenza. Se avessi visto degli alieni scendere da un disco volante sarei rimasta meno impressionata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno seguente, <em>frühstück</em> veloce e via a Brno, dove abbiamo fatto la conoscenza col sistema di pagamento del biglietto sui mezzi pubblici. Il tutto risulta estremamente semplice: si sale, si passa la carta di credito <em>contactless</em> accanto alla macchinetta, si aspetta il bip di conferma e <em>voilà</em>, il gioco, anzi il biglietto è fatto, 25 Corone, un’ora di validità. Niente cartine, monete, prevendite, obliteratrici, ecc. Pratico, no?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa volta al Brno Exhibition Centre ci siamo orientati un po’ meglio (è grande, molto grande, pure troppo), anche grazie a delle indicazioni che l’anno scorso latitavano, perciò abbiamo trovato l’ingresso senza troppi patemi.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8015 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" alt="BVV" width="1000" height="500" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, appena entrati giusto una rapida occhiata al volo prima di soffermarsi su qualche opera particolarmente interessante.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7888 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" alt="P1050062" width="5023" height="2829" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7889 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" alt="P1050063" width="4872" height="2744" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Così, su due piedi, direi che il numero di lavori esposti esposte sia maggiore rispetto allo scorso anno. Adesso non resta che verificarne la qualità&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le prime opere che incontriamo sono quelle di Birgit Schüller, un&#8217;artista nel vero senso del termine, in quanto ha da tempo deciso di fuggire dalle rappresentazioni classiche del <em>patchwork</em> per esplorare nuove vie espressive, pur senza tradire la tecnica o aggirare le difficoltà.</span></h5>
<div id="attachment_7891" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth-e1687362830744.jpg" alt="Birgit Schüller – Hole Cloth" width="640" height="793" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Hole Cloth</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo panno ha dei buchi, e perciò si potrebbe credere che abbia perso valore. In realtà potremmo considerare che si tratta di accidentali finestre che danno su un panorama ben più colorato e attraente del prevedibile monocromo quotidiano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi verrebbe da interpretarlo come un&#8217;esortazione a ogni <em>quilter</em> che lo sta osservando, e dice: strappate la tela, liberate la fantasia e datele una forma espressiva!</span></h5>
<div id="attachment_7895" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7895 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points-e1687364164831.jpg" alt="Birgit Schüller – Vanishing Points" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Vanishing Points</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è spesso questione di punti di vista. A coloro che difendono a spada tratta i blocchi tradizionali rispondono altrettante voci che li dichiarono superati, e non c&#8217;è modo di accordarsi, come in una sorta di guerra fredda. </span><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi imputa alle <em>quilter</em> &#8220;progressiste&#8221; l&#8217;utilizzo di scorciatoie per evitare le difficoltà tecniche che la realizzazione di una trapunta tradizionale comporta, e dalla barricata opposta si inneggia alla libertà espressiva <em>tout court</em>, l&#8217;unico ponte verso l&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Birgit Schüller ci dimostra che in fondo si tratta solamente di un punto di vista, un elemento che nell&#8217;arte contemporanea ha perso importanza, perlomeno da Picasso in poi, e non solamente nell&#8217;arte, anche nella fisica e nella filosofia. Nelle sue opere sono presenti in egual misura la tecnica e la sperimentazione, con soluzioni cromatiche finemente elaborate.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ricordo male, è dal 2013 che incontro i <em>patchwork</em> di Anke Pradel-Schönknecht al PPM e, sempre se mi non ricordo male, i colori dominanti erano freddi, il verde, il grigio, il viola. Stavolta invece lei ha acceso la luce, con opere quasi accecanti per la loro brillantezza, sia cromatica che estetica</span></h5>
<div id="attachment_7935" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure-e1687885852159.jpg" alt="Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessun dubbio sul fatto che Anke Pradel-Schönknecht sia un&#8217;artista eclettica in grado di dominare i colori più smaglianti come pure le tinte più cupe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualcosa di Elke Klein mi era già capitato di vedere in Val d&#8217;Argent, ma a Brno le stata dedicata un&#8217;intera sezione espositiva. Non poteva essere altrimenti viste le dimensioni &#8220;generose&#8221; delle sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_7937" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-e1687885833847.jpg" alt="Elke Klein" width="640" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein</p></div>
<div id="attachment_7938" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7938 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain-e1687886256599.jpg" alt="Elke Klein – Tiles #15 - Falling rain" width="640" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein – Tiles #15 &#8211; Falling rain</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se in futuro andrete per mostre sono certa che incontrerete i <em>patchwork</em> di Elke Klein, e nemmeno passeranno inosservati. Non potrebbe essere altrimenti stante l&#8217;alto impatto espressivo di ogni sua opera, il risultato di una paziente ricerca dove pittura e struttura si sposano perfettamente, anche se, per fortuna, non stabilmente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi chiederete il perché di quel &#8220;per fortuna&#8221;. Quando vi capiterà di osservare una delle sue opere provate focalizzare l&#8217;attenzione sulle striscioline che, in maniera ordinata o sapientemente disordinata, suggeriscono una trama, un disegno, un progetto, e a quel punto dimenticate schemi, disegni e progetti. Allora le vedrete vibrare, muoversi, cadere, volare, una vera e propria fuga dalla struttura dove chi osserva è complice inconsapevole di questa evasione formale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite dell&#8217;edizione 2023 del PPM è stata la Polonia, e le opere delle <em>quilter</em> polacche sono state molto apprezzate, tanto da mettersi in evidenza anche nei concorsi di quest&#8217;anno. Per me non è una novità in quanto già nel 2016 ebbi modo di constatare a Treviso la loro abilità.</span></h5>
<p><a href="https://polskipatchwork.pl/" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7942 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/logo_380_280.jpg" alt="logo_380_280" width="1380" height="280" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera abbastanza sfarzosa di Sylwia Ignatowska, intitolata &#8220;Stone Ring of Power&#8221;, che si è classificata al primo posto nel concorso dedicato al tema &#8220;<em>Wedding Rings</em>&#8220;.</span></h5>
<div id="attachment_7947" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power--e1687960026195.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power</p></div>
<div id="attachment_7948" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7948 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail-e1687960055940.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power - Detail" width="640" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un tema classico che capita spesso di incontare nelle mostre di <em>patchwork</em>, noto anche come &#8220;<em>Bali Rings</em>&#8221; o &#8220;<em>Bali Wedding Star</em>&#8220;, e che presenta discrete difficoltà esecutive.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sylwia Ignatowska non me ne voglia, sarò sincera (come quasi sempre), ma ho apprezzato di più il <em>patckwork</em> &#8220;With hope&#8221; di Milena Kankrlíková, dalla Moravia. L&#8217;ho preferito per la scelta di colori, per la ricerca di una variante compositiva di un tema molto tradizionale e per la contaminazione dovuta a un curatissimo ricamo che impreziosisce l&#8217;opera</span></h5>
<div id="attachment_7950" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7950 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-e1687961123306.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope" width="560" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope</p></div>
<div id="attachment_7951" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7951 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail-e1687961148398.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il titolo dice tutto: &#8220;With hope&#8221;. Quando ci si sposa lo si fa col cuore pieno di speranza, un sentimento magari ingenuo, magari fragile, magari malinteso, magari effimero, e dovrebbe essere sempre così perché se non ci fosse la speranza niente avrebbe senso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Contaminazione dicevo, e funziona anche senza andare a caccia dell&#8217;effetto speciale, senza tentare ardite e improbabili sperimentazioni, senza assemblare uno zibaldone di stili. In questo caso è sufficiente utilizzare con pazienza e fantasia una tecnica quanto mai comune: il ricamo</span></h5>
<div id="attachment_7955" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-e1687966897655.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely" width="480" height="620" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely</p></div>
<div id="attachment_7956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01-e1687966950609.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely - Detail 01" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eva Linhartová ha realizzato ad ago 48 piccoli <em>mandala</em>, tutti uno diverso dall&#8217;altro, come colori e come disegno, a punto catenella, punto pieno, punto margherita, eccetera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari non segue le mode del momento, magari non palesa velleità artistiche, magari non è frutto di un progetto studiato a tavolino, però l&#8217;abilità, in questo caso, non si discute.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà capito che non vado in cerca solamente dell&#8217;espressione artistica &#8220;a ogni costo&#8221;, in quanto mi affascina anche e soprattutto ciò che è originale, e allora come non innamorarsi di quest&#8217;opera?</span></h5>
<div id="attachment_7959" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7959 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli-e1687968677897.jpg" alt="Hana Crhová - Motýli" width="360" height="778" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Crhová &#8211; Motýli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrebbe rappresentare benissimo l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, dove ciò che è materiale o predefinito, come il colore nei tubetti e i blocchi che li contraddistinguono, trova una forma più alta, più leggera, più complessa e più libera grazie alla fantasia dell&#8217;artista, ovvero in una sorta di <em>gestalt</em> tessile dove &#8220;il tutto è più della somma delle singole parti&#8221;<span id="ctrlcopy"><a style="color: #000000;" href="https://www.stateofmind.it/2016/03/gestalt-teoria-terapia/">.</a></span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del concorso che aveva per tema l&#8217;energia ho scelto di mostrare qui due opere di lettura solo apparentemente facile, e comunque completamente diverse nel trattamento del soggetto proposto.</span></h5>
<div id="attachment_7961" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun-e1687970016812.jpg" alt="Barbara Pieczynska – The energie of the sun" width="560" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Pieczynska – The energie of the sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista si potrebbe pensare che stiamo guardando il sole, ma, almeno secondo me, non è così. Barbara Pieczynska ha inteso dare forma visiva all&#8217;energia bruciante del nostro sole, e l&#8217;ha fatto mediante delle variazioni cromatiche, rappresentando i colori (o non colori) ai quali colleghiamo l&#8217;intensità dell&#8217;energia che ci piove sulla testa durante tutta la giornata.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altro discorso, ben diverso, per questa sibillina opera di Ivana Brzáková, per la quale il mio giudizio rimane ancora sospeso (il che è un punto a suo favore, s&#8217;intende&#8230;).</span></h5>
<div id="attachment_7963" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men-e1687970927978.jpg" alt="Ivana Brzáková – Energy of men" width="560" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Ivana Brzáková – Energy of men</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che vi è raffigurato si presta a interpretazioni diverse, direi addirittura antitetiche, e già il titolo pone il primo interrogativo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Energy of men&#8221;, energia degli uomini, fin qui è semplice, ma anche generico in quanto per &#8220;uomini&#8221; talvolta si intendono tutti i componenti del genere umano. Essendo qui rappresentati solamente dei maschi e volendo indicare specificatamente la &#8220;loro&#8221; energia vitale, sarebbe stato più corretto &#8220;Energy of males&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque soprassediamo a questo dettaglio lessicale e soffermiamoci sulle figure rappresentate nel <em>quilt</em>. Possiamo vedere che accanto a figure che svolgono varie forme di attività fisica ne sono presenti quasi altrettante che sembrano evitarla, da chi sta bighellonando a chi è stato messo fuori combattimento dagli eccessi alcolici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi verrebbe da pensare che l&#8217;artista abbia inteso &#8220;smitizzare&#8221; la presupposta energia maschile, relegandola a mera manifestazione di forza, non sempre costante e non sempre produttiva, quando sappiamo bene che, seppure con valori minori come &#8220;potenza&#8221; pura, le donne hanno da sempre energia da vendere, e in misura ben superiore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, al PPM non mancavano delle opere di artiste ben note.</span></h5>
<div id="attachment_7970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements-e1687972701503.jpg" alt="Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Elisabeth Nacenta-de la Croix ha portato una serie di opere &#8220;liquide&#8221;, ovvero che, anche se con titoli diversi, ricordavano l&#8217;acqua, i suoi colori, i suoi chiaroscuri, le sue trasparenze.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_7971" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7971 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day-e1687972677853.jpg" alt="Uta Lenk – A Scrap a Day" width="560" height="536" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – A Scrap a Day</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;A Scrap a Day&#8221;, un pezzetto, un ritaglio, uno sfrido al giorno, e giorno dopo giorno Uta Lenk ha realizzato quest&#8217;opera astratta decisamente originale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Brno ho ritrovato un&#8217;artista che fu una delle piacevoli sorprese nel 2021 in Val d&#8217;Argent. Dalla freddissima Riga, Elina Lusis-Grimberga ha portato delle opere nelle quali dominano spesso i colori poco intensi, i neri, i grigi, e le sovrapposizioni.</span></h5>
<div id="attachment_7975" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7975 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight-e1687977931607.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – Flight" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – Flight</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genere lei preferisce il contrasto tra chiari e scuri, con le forme che a tratti danno la sensazione che stiano cercando autonomamente un difficile equilibrio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche quando Elina Lusis-Grimberga si cimenta con colori più vivaci, il risultato di trasparenze e accostamenti imprevisti è notevole.</span></h5>
<div id="attachment_7977" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7977 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX-e1688053585677.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – XXX" width="560" height="814" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – XXX</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Originale, anzi no, interessante, anzi no, impegnativa, anzi no, divertente, insomma, non so che aggettivo scegliere per questa idea di concorso a percorso obbligato intitolato &#8220;Project Veba &#8211; Africa&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In genere, nei concorsi viene proposto un tema da interpretare, e l&#8217;artista fa del suo meglio con i materiali che ritiene i più adatti per ottenere il risultato che ha in mente. Al PPM la faccenda invece è più difficile, è una vera e propria sfida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> BVV Trade Fairs Brno, l&#8217;ente organizzatore delle fiere di Brno, e Veba, un&#8217;azienda tessile ceca, hanno fornito 4 pezze di stoffa di 40 x 40 cm, con i colori e disegni che potete vedere nell&#8217;immagine sottostante. badate, non si trattava di una stoffa qualunque, bensì era  broccato africano, ovvero un tessuto 100% cotone con finitura lucida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a quelle stoffe potevano essere aggiunti altri materiali, ma sempre con una funzione ausiliaria rispetto allla figura principale. Va da sé che ogni <em>patchwork</em> doveva avere per tema l&#8217;Africa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-7978 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038-e1688055765708.jpg" alt="P1050038" width="640" height="457" /></a><span style="color: #000000;">Eccovi tre esempi di come, partendo dagli stessi materiali, il tema sia stato sviluppato in direzioni completamente diverse, il che ci porta a ragionare su una sorta di paradosso, cioè che più limitazioni vengono imposte alle <em>quilter,</em> più la loro fantasia troverà modo di esprimersi liberamente.</span></h5>
<div id="attachment_7980" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7980 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask-e1688057563435.jpg" alt="Marcela Lístiková – Mask" width="420" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Lístiková – Mask</p></div>
<div id="attachment_7981" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7981 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa-e1688057622464.jpg" alt="Heike Rosenbaum – Beauty of Africa" width="353" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Heike Rosenbaum – Beauty of Africa</p></div>
<div id="attachment_7982" style="width: 405px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7982 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun-e1688057809482.jpg" alt="Renata Edlmanová – African sun" width="395" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – African sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sinceri complimenti alle artiste che hanno partecipato e a chi ha organizzato questo concorso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni non c&#8217;è edizione del PPM senza Romana Černá, e posso dire che non mi ha mai deluso, anzi mi è capitato di osservare quanto lei abbia più volte percorso nuove strade stilistiche, ma senza facili fughe in avanti.</span></h5>
<div id="attachment_7985" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7985 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-e1688058392441.jpg" alt="Romana Černá – The volcano" width="560" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano</p></div>
<div id="attachment_7986" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7986 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail-e1688058445736.jpg" alt="Romana Černá – The volcano - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che mi piace di lei è la versatilità, quella che le permette di passare da temi astratti al figurativo, dai colori accesi alle <em>nuance</em> più delicate, dal sogno alla realtà</span></h5>
<div id="attachment_7988" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7988 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost-e1688060513185.jpg" alt="Romana Černá – Rychlost" width="580" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Rychlost</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevo ancora incontrare una <em>quilter</em> appassionata di auto sportive, come quella qui sopra, un bolide più accennato che rappresentato, quasi un predatore accucciato in attesa di scattare sotto una pioggia battente che lo mimetizza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Penso che &#8220;Textile jazz&#8221; sia la denominazione perfetta non solo per l&#8217;opera sottostante, ma anche per tutta la produzione di Gerlinde Merl. Infatti, come nella musica <em>jazz</em>, troviamo una libertà espressiva che si appoggia a una tecnica eccellente.</span></h5>
<div id="attachment_7991" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7991 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-e1688061069457.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz" width="280" height="703" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz</p></div>
<div id="attachment_7992" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7992 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail-e1688061108229.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz - Detail" width="640" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui lo stesso colore, il verde, è stato &#8220;declinato&#8221; in strutture diverse, è stato &#8220;sfumato&#8221; in varie gradazioni, è stato &#8220;sporcato&#8221; da altri colori, è stato &#8220;ingabbiato&#8221; in cinque temi separati, eppure tutto si tiene, come i tempi di un pezzo musicale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordate i <em>wedding ring</em> che avete visto all&#8217;inizio di questo <em>post</em>? Bene, anche questi qui sotto sono anelli, ma solo se si intende sposare una strega.</span></h5>
<div id="attachment_7993" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7993 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-e1688062343290.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings" width="580" height="579" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings</p></div>
<div id="attachment_7994" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7994 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail-e1688062668359.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto concorre a creare un&#8217;atmosfera stregonesca, i colori cupi, la forma degli anelli, la scelta delle stoffe, l&#8217;irruzione di acuminate punte nelle zone arrotondate, la suggerita pesantezza della rete che gli anelli formano, e nonostante tutto ciò questo <em>patchwork</em> non risulta opprimente, tutt&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genovese si usa dire &#8220;<em>fà sciortì sàngoe da &#8216;na pria</em>&#8221; (far uscir sangue da una pietra) per definire una missione impossibile, eppure le artiste di Art Quilt Harbour sono riuscite nell&#8217;impresa di raffigurare il sangue delle pietre, i colori le vene, i grumi, le ferite, in una serie di opere sul tema &#8220;Kameny&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7995" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7995 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III-e1688063639265.jpg" alt="Eva Brabcová – Kameny III" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová – Kameny III</p></div>
<div id="attachment_7997" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7997 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II-e1688064575948.jpg" alt="Irena Zemanová – Kameny II" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová – Kameny II</p></div>
<div id="attachment_7998" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7998 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-e1688064614876.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V" width="300" height="645" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V</p></div>
<div id="attachment_7999" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7999 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail-e1688064678208.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Mission impossible</em>? No di certo per queste artiste ceche, le quali hanno formato un gruppo che non teme di confrontarsi  con sempre nuove sfide. Chissà cosa staranno architettando ora&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi piacciono i gatti questo <em>patchwork</em> di Anna Zychowa Duda fa al caso vostro.</span></h5>
<div id="attachment_8000" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8000 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-e1688065203910.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał" width="560" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał</p></div>
<div id="attachment_8001" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8001 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail-e1688065273705.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il carnevale dei gatti, una festa polacca durante la quale si indossano maschere da gatto. Ovviamente è perlopiù dedicata ai bambini, ma l&#8217;artista ha inteso rappresentare lo stretto legame tra noi e quei felini che, pur non essendo espansivi come i cani, riescono a rubarci il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo scrittore James Boswell riporta nel suo &#8220;<span id="Visita_a_Rousseau_e_a_Voltaire" class="mw-headline">Visita a Rousseau e a Voltaire&#8221; un interessante dialogo col famoso filosofo svizzero.<br />
</span>Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».<br />
Boswell: «No».<br />
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l&#8217;istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».<br />
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».<br />
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce.»</span></h5>
<div id="attachment_8003" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8003 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem-e1688065884898.jpg" alt="Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo di questo bel <em>patchwork</em> è appunto &#8220;una conversazione con il gatto&#8221;. E ditemi, voi ci parlate col vostro gatto? E lui che fa poi, vi risponde, vi ignora, si arruffiana?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marty Ornish, o come lei preferisce, Marty-O, è anche definita &#8220;la donna che sussurrava ai <em>quilt</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi spiego. Lei non realizza solamente dei <em>patchwork</em> da appendere, ma anche dei <em>patchwork</em> da indossare, e lo fa, badate bene, riutilizzando vecchie trapunte in parte rovinate. Già di per sé un <em>patchwork</em> ha più valore se vengono utilizzate delle stoffe di recupero, e lei ha deciso di elevare al quadrato il riuso di quei materiali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui mostrerò solamente delle opere bidimensionali (o quasi&#8230;), ma vi invito a dare un&#8217;occhiata al suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.marty-o.com/index.php" target="_blank">sito web</a></span></strong> per vedere gli abiti meravigliosi che ha concepito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa attività fa riferimento alla sua filosofia di consumo sostenibile, quella stessa che condanna lo spreco di materiali utilizzati nei &#8220;<span class="Y2IQFc" lang="en"><em>junk clothes</em>&#8220;, i vestiti spazzatura, che appunto in breve tempo sono destinati a diventare veramente spazzatura, e veramente inquinanti.<br />
Non servirebbe ricordarvi che la maggior parte di ciò che trovate negli scaffali dei grandi magazzini (e magari anche nelle <em>boutique</em>) è stato realizzato da maestranze sfruttate e sottopagate, perolopiù donne, quindi dei soggetti ancora più deboli socialmente. Sapevatelo.</span></span></h5>
<div id="attachment_8006" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8006 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-e1688149437708.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2" width="320" height="744" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2</p></div>
<div id="attachment_8007" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8007 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail-e1688149514971.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2 - Detail" width="640" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Appunto sui diritti delle donne Marty-O punta il suo <em>focus</em>, come nell&#8217;opera qui sopra che identifica nella pillola anticoncezionale una fondamentale e imprescindibile tutela della libertà femminile. Grazie alla pillola finalmente la maternità cessava di essere una situazione casuale, subita, involontaria, punitiva, direi quasi doverosa, e finalmente la donna era in grado di godere del suo corpo senza quella spada di Damocle sopra la testa. Sempre grazie alla pillola non era più necessario ricorrere a metodi più o meno affidabili, più o meno consentiti, più o meno disponibili per interrompere una gravidanza indesiderata. Non dimentichiamoci dei rischi che le nostre nonne correvano quando dovevano &#8220;liberarsi&#8221; dell&#8217;ennesima gestazione affidandosi a metodi arcaici, improvvisati, da sole o con l&#8217;aiuto di figure non sempre competenti e limpide, fermo restando l&#8217;opprimente senso di vergogna che una società bigotta aveva sapientemente instillato in loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non dimentichiamocene perché oggi capita di osservare una sorta di tendenza al ritorno di quei tempi bui, un furore integralista e retrogrado che si maschera dietro a sedicenti politiche a favore della natalità a prescindere, con la benedizione ovviamente delle istituzioni clericali, e mi spiace constatare che troppo spesso a cadere in quella trappola mediatica sono le donne.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi, se pensate che un <em>patchwork</em> sia solamente una bella decorazione realizzata con della stoffa state facendo un torto a tutte quelle artiste che, nonostante le difficoltà imposte dalla tecnica e dai materiali, tentano di far passare un messaggio importante.</span></h5>
<div id="attachment_8013" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8013 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark-e1688199481367.jpg" alt="Marty Ornish - When Will We Stop Banning Books (question mark)" width="360" height="763" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish &#8211; When Will We Stop Banning Books?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come nell&#8217;opera qui sopra, il cui titolo dovrebbe dire già molto anche a chi non è americano. Sappiamo che è già capitato troppe volte che alcuni libri siano stati messi all&#8217;indice, sabotati, nascosti, distrutti, e sempre per motivi che nulla avevano a che fare con la letteratura, bensì perché erano &#8220;disturbatori&#8221; della pace sociale stabilita dal potere (politico, ecclesiastico, commerciale, patriottico, eccetera). Di manoscritti proibiti e distrutti si hanno notizie già nell&#8217;antica Roma, duemila anni fa, per arrivare ai libri bruciati in pubblico in osservanza alle odierne direttive della dittatura cinese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però esistono metodi anche più subdoli e altrettanto efficaci per distruggere un libro, ovvero è sufficiente boicottarne la distribuzione, e in una società poco avvezza alla lettura, nella quale l&#8217;economia libraria langue (tranne per i soliti e poco originali <em>blockbuster</em>), è fin troppo semplice fare pressione sugli editori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;When Will We Stop Banning Books?&#8221; è un libro scritto nel 1968 da Maya Angelou, l&#8217;autobiografia di un&#8217;afroamericana che si e scontrata fin dagli anni &#8217;30 col le problematiche del razzismo e della miseria. Il titolo fa riferimento alla poesia &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.poetryfoundation.org/poems/46459/sympathy-56d22658afbc0" target="_blank">Sympathy</a></span></strong>&#8221; composta nel 1899 da Paul Laurence Dunbar, considerato il primo afroamericano che ha &#8220;osato&#8221; scrivere romanzi ambientati nel mondo dei <em>wasp</em> (White Anglo-Saxon Protestant), e per questo motivo i suoi testi hanno spesso trovato scarsissimo accoglimento editoriale, costringendolo per anni a una vita grama.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella zona superiore del <em>patchwork</em> trovere un titolo che forse vi dirà poco. Si tratta del romanzo &#8220;To Kill a Mockingbird&#8221;, che forse vi è più noto nella sua trasposizione cinematrografica col titolo &#8220;Il buio oltre la siepe&#8221;. Anche in quel caso, essendo presente nel testo un&#8217;aperta condanna dei pregiudizi razziali, negli Stati Uniti il libro fu oggetto di campagne denigratorie (di cittadini bianchi ovviamente) che ne richiedevano l&#8217;esclusione da ogni biblioteca pubblica, con quella delle scuole <em>in primis</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il successo ottenuto in Val d&#8217;Argent, Mattea Jurin ha scelto di continuare nella rappresentazione &#8220;forte&#8221; di ciò che significa essere una donna.</span></h5>
<div id="attachment_8017" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8017 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s-e1688203960294.jpg" alt="Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s" width="560" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è un pezzo di stoffa? E soprattutto perché la stoffa incide in modo considerevole nel mondo femminile?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il collegamento tra la realizzazione dei vestiti e la donna è spesso frutto di un malinteso, infatti da sempre sono esistiti i sarti, e suppongo in proporzione maggiore alla controparte femminile. Putroppo le disugualianze sociali hanno relegato le famiglie povere a occuparsi nella maniera più efficiente possibile della loro sopravvivenza, relegando l&#8217;uomo (maschio, robusto, dominante) ai lavori di fatica, e la donna (femmina, debole, succube) alla cura della casa e dei figli, e tra quelle mansioni ci stava anche la realizzazione e la manutenzione degli abiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per le più fortunate (leggi ricche) un pezzo di stoffa non era semplice materia prima da utilizzare con parsimonia, bensì una scelta estetica, un modo distintivo di vestire, uno <em>status symbol</em>, peccato che, tranne rarissimi casi, si trattasse di una gabbia dorata nella quale la donna doveva seguire i dettami e le costrizioni del gusto maschile. In buona sostanza la catena di grezzo cotone era stata semplicemente sostituita da una di morbidissima seta.<br />
Non andrebbero nemmeno dimenticate (e condannate) tutte quelle situazioni dove un pezzo di stoffa diventa una prigione nella quale la donna viene costretta a nascondersi, una reclusione a vita che ha il preciso scopo di farla sentirte una <em>minus habens</em>, e perciò sottomessa al potere maschile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altro discorso vale per la <em>quilter</em>, dai primi <em>patchwork</em> in avanti, ovvero da quando la stoffa perse le sue funzioni originali per diventare il seme di qualcosa di più grande, più espressivo, più distante dalle ristrettezze quotidiane o dalle imposizioni sociali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi trovo ragionevole pensare che un pezzo di stoffa dovrebbe cessare di essere un marchio estetico, sociale ed economico, e a quel punto ogni donna potrebbe guardare alla stoffa come a un mare sul quale navigare fin oltre l&#8217;orizzonte conosciuto, che sia una <em>quilter</em> o meno.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la dimostrazione di come un elemento quanto mai classico come l&#8217;esagono del &#8220;Giardino della nonna&#8221; possa essere declinato in maniera originale e artistica.</span></h5>
<div id="attachment_8018" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8018 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia-e1688204019463.jpg" alt="Fabia Delise - Falesia" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Fabia Delise &#8211; Falesia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La falesia è un tratto roccioso di costa che scende a picco sul mare. Immagino che, almeno dal punto di vista mediatico, le falesie delle bianche scogliere di Dover siano le più note, come pure dovremmo ricordare bene quelle presenti nel famoso film &#8220;I cannoni di Navarone&#8221; (girato sulle Tremiti).</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace pensare che Fabia Delise abbia voluto rappresentare le falesie di Duino, vicine a me, e per certi motivi vicine anche a lei.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono convinta che un&#8217;associazione ha più forza quando riesce a immaginare delle iniziative condivise, ossia quando propone di interpretare con la stoffa una singola tipologia di soggetti. Al PPM2023 ho avuto occasione di ammirare alcune opere realizzate dalle <em>quilter</em> del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Klub</a></strong></span><a style="color: #000000;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank" rel="home"> che </a>hanno presentato una collezione di finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca.<br />
Questa associazione raccoglie una trentina di <em>quilter</em>, e ogni estate hanno l&#8217;abitudine di trascorrere assieme una settimana nella cittadina di Neveklov (ma perché non sono nata a Praga?), per scambiarsi idee, impressioni, progetti, sogni e, non c&#8217;è niente di male, anche qualche pettegolezzo.<br />
Essendo venute a conoscenza che esisteva un progetto locale di recupero della sinagoga e del cimitero ebraico, le quilter del BPK hanno deciso di collaborare con l&#8217;iniziativa &#8220;<em>Patchworková okna synagog</em>&#8220;, alla quale hanno partecipato, oltre a undici associate, altre sedici <em>quilter</em> ceche, e se non è un successo questo&#8230;<br />
Il risultato ottenuto è un&#8217;interessante collezione di opere che sono state esposte a Praga e quindi a Brno. Missione compiuta, direi.<br />
Nota a margine: le fotografie delle finestre originali non le abbiamo scattate noi, ma le abbiamo raccattate qua e là sul <em>web</em>. Chi avesse da ridire, non ha che da scriverci.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8024" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže-e1688285289799.jpg" alt="Hana Dlhá – Synagoga Luže" width="360" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Dlhá – Synagoga Luže</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8027 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/SynagogaLuže_01.jpg" alt="SynagogaLuže_01" width="499" height="386" /><span style="color: #000000;">La sinagoga di Luže è del 1780, quindi in stile barocco, ma come tante altre è possibile che sia stata ricostruita sopra una precedente, dato che è segnalato un insediamento ebraico fin dal XVI secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sinagoga si è conservata abbastanza bene in maniera del tutto accidentale. Nel 1940 l&#8217;appartamento dello <em>shammash</em> locale venne occupato da una persona che si occupava della concia delle pelli di coniglio, processo che avveniva negli ampi spazi della sinagoga. Per essicare le pelli era appunto indispensabile che l&#8217;ambiente fosse asciutto, e inoltre i prodotti chimici utilizzati allontanavano gli insetti dannosi. Questi due fatti evitarono che muffa e tarli mandassero in rovina la sinagoga, anche se, a onor del vero, l&#8217;edificio sulla Zidovna (denominazione &#8220;ufficiosa&#8221; utilizzata dagli abitanti di Luže) patì l&#8217;abbandono totale dopo il conflitto, e persino vennero sottratte alcune preziose lapidi del cimitero. Il restauro, iniziato alla fine degli anni&#8217;90, ha ripristinato lo stato della sinagoga all&#8217;aspetto del 1930, anche se non si svolgono più funzioni religiose. Sia l&#8217;edificio che l&#8217;annesso cimitero sono visitabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8030" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8030 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín-e1688290786358.jpg" alt="Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín" width="360" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín</p></div>
<p><img class="aligncenter wp-image-8032 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Kolín-synagoga-e1688294047817.jpg" alt="Kolín-synagoga" width="620" height="319" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;attuale sinagoga di Kolín venne eretta nella seconda metà del XVII secolo, sullo stesso sito di una sinagoga precedente del XIV secolo. Se si esclude la sinagoga di Praga, quella di Kolín è la più antica della Boemia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la guerra la sinagoga tornò alla sua funzione di edificio di culto fino al 1953, quando cessò di esistere una comunità ebraica a Kolín, e divenne monumento nazionale della Repubblica Cecoslovacca. Gran parte degli arredi vennero portati in una sinagoga di Denver, mentre gli oggetti più piccoli si trovano nel Museo Ebraico di Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8034" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8034 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha-e1688292900874.jpg" alt="Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha" width="640" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8036 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/KlausovásynagogaPraha_01-e1688294009188.jpg" alt="KlausovásynagogaPraha_01" width="620" height="452" /><span style="color: #000000;">Questa qui sopra non è veramente la finestra di una sinagoga, trattandosi invece di una di quelle della sala cerimoniale del Cimitero di Praga che fa parte della Sinagoga Klausen di Praga, e più precisamente si tratta di un edificio legato alla &#8220;<em>Chevra Kadisha Gomlei Chasadim</em>&#8221; (La Santa Confraternita di coloro che compiono opere di beneficenza), un&#8217;organizzazione nata settecento anni fa che ha lo scopo di assicurare che tutti gli ebrei siano sepolti secondo i dettami della tradizione ebraica. Non sto qui a descrivere le operazioni che la confraternita della <em>Chevra Kadisha</em> compie prima della sepoltura, mi sembrerebbe macabro e fuori luogo. Comunque, se vi va di saperlo, sul <em>web</em> troverete sufficienti notizie, compresa quella che a quel processo di preparazione della salma partecipano molte donne, in taluni casi in proporzione doppia rispetto agli uomimi. Come dire, i compiti ingrati capitano sempre a noi&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8038" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8038 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha-e1688295372685.jpg" alt="Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha" width="360" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Confesso che avendo visitato Praga più volte, compresa la Sinagoga Alta, ma non ho memoria di una finestra raffigurante il <em>Golem</em>. In ogni caso questo pannello <em>patchwork</em> ha un suo fascino (oscuro).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Costruita nel 1577 sulle fondamenta di un antico edificio medievale, la Sinagoga Alta deve il suo nome anche posizione leggermente più elevata che la metteva al riparo delle frequenti inondazioni causate dalla Vltva (Moldava) che affliggevano il quartiere di Josefov.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche sulla leggenda del <em>Golem</em> ci sarebbe un discorsetto da fare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel lontano (ma neppure tanto) 1915 usciva nelle sale cinematografiche “Il Golem”, un film ispirato alla leggenda del gigante d’argilla creato nel XVI secolo da un potente rabbino del ghetto ebraico di Praga, <em>rabbi</em> Loew.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà (la realtà sulle origini di questa leggenda e non la realtà di un essere immaginario) già nel XII secolo, a Worms, a 500km da Praga, in un trattato mistico venne ipotizzata la creazione di un <em>Golem</em> mediante un rituale magico. Invece in nessuna parte della ponderosa documentazione lasciata da <em>rabbi</em> Loew si accenna a un <em>Golem</em>, pertanto è da escludersi un suo collegamento con questa leggenda, neanche ipotetico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È probabile che la storia del <em>Golem</em> abbia viaggiato nei secoli come fiaba orale, forse per spaventare i bambini, forse per vaticinare una protezione suprema contro un sempre possibile <em>pogrom</em>, fatto sta che nel 1838 un certo Klutschak, giornalista di belle speranze, pubblicò alcuni racconti suggestivi sul vecchio cimitero ebraico, sul famoso <em>rabbi</em> e sulla sua creatura d’argilla: il <em>Golem</em> (anzi, sbagliando, il <em>Golam</em>). Dieci anni dopo questo racconto di fantasia fu ripreso da altri autori, con maggior risonanza, fino ad arrivare alla ribalta mondiale della settima arte, diventando oggetto di credulità generale tra coloro che cedono volentieri al fascino dell’occulto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vorrei far notare una piccola coincidenza temporale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1818 usciva nelle librerie “Frankestein o il Prometeo moderno”, un romanzo gotico della giovanissima Mary Shelley, ripubblicato poi nel 1831. Potrebbe darsi benissimo che Klutschak, visto il successo del <em>best seller</em> londinese, abbia pensato bene di dare forma scritta a quella storiella del ghetto per ricavarsi una fettina di celebrità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta misteri, basta tristezze, basta storia, è il momento di una boccata d&#8217;aria fresca, meglio se profumata dai coloratissimi fiori di Květa Surá, un <em>quilt</em> a chilometro zero, essendo lei un&#8217;artista del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://patchworkbrno.webnode.cz/" target="_blank">Patchworkový Klub Brno</a></span></strong>.</span></h5>
<div id="attachment_8040" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8040 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-e1688296639759.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže" width="480" height="677" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže</p></div>
<div id="attachment_8041" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8041 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail-e1688296702544.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come si dice, il presagio nel nome. Infatti Květa sta per fiore in ceco, e direi che questa <em>quilter</em> morava ha trovato subito la sua strada.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra <em>quilter</em>, altri fiori, altro stile.</span></h5>
<div id="attachment_8053" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8053 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01-e1688378213753.jpg" alt="Mirosłava Pucek – Blue Garden_01" width="560" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Mirosłava Pucek – Blue Garden</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da quel che ho intuito, Mirosłava Pucek ama particolarmente i fiori, quando ci sono, nei prati o sugli alberi in primavera e in estate. oppure sui <em>patchwork</em>, in autunno e in inverno (e si sa che l&#8217;inverno polacco non scherza&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo prato blu potrebbero esserci dei fiordalisi, dei nontiscordardime, dei papaveri blu, fate voi, comunque l&#8217;effetto è notevole.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per sopravvivere è necessario adattarsi, bisogna aprirsi all&#8217;arte, a nuovi materiali, a nuove forme, a nuove tecniche, in buona sostanza a nuovi incroci, perché solamente così potranno crescere nuove forme espressive, e solo allora chi ammira ma non ama il <em>patchwork</em> tradizionale troverà il coraggio di esporsi.</span></h5>
<div id="attachment_8054" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8054 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung-e1688379598380.jpg" alt="Adelheid Lau - Offnung" width="560" height="593" /></a><p class="wp-caption-text">Adelheid Lau &#8211; Offnung</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stampare, dipingere, ritagliare, incollare, sono azioni tipiche di chi vede nella stoffa non dei mattoni per erigere un formale edificio, bensì una pagina bianca sulla quale fissare la voglia di dare forma visibile a sogni, paure, ricordi, speranze, e anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Offnung&#8221;, apertura, così si intitola l&#8217;opera di Adelheid Lau, e non potrebbe essere altrimenti per la varietà di materiali e modi di utilizzo degli stessi, ferma restando la peculiarità non trascurabile che si tratta del riutilizzo di elementi preesistenti in altra forma, un valore oggi, in un mondo di eccessiva predisposizione al consumo, troppo spesso trascurato.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, eccovi anche una <em>clip</em> che abbiamo montato e che anche potete trovare su YouTube, volendo persino in HD.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xZWOcfzSEZ0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuso questo articolo con la fotografia dell&#8217;opera che più si avvicinava ai miei (strambi) gusti, non mi resta che tirare un po&#8217; di somme (attenzione, chi piglio piglio&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se torno con la memoria all&#8217;edizione 2022 del PPM, l&#8217;immagine che mi viene in mente è quella di una persona che si è appena riavuta da una grave malattia. Quest&#8217;anno le cose andavano decisamente meglio, diciamo che la &#8220;convalescenza&#8221; procede nel migliore di modi, anche se ci vorrà un po&#8217; di tempo prima che ci si riprenda del tutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La presenza al PPM di molte artiste internazionali è un bel segnale, e pure la qualità delle opere esposte ha mostrato un <em>trend</em> positivo. Mi angustia un po&#8217; la sensazione che la manifestazione forse non abbia riscosso il successo di pubblico che meriterebbe. Magari i numeri mi smentiranno, magari tutto è dovuto alla vastità di spazi espositivi nei quali ci si perde, magari sono io che mi aspetto sempre troppo, però questo è, non posso farci niente se non buttare lì delle ipotesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da mia abitudine, ancora una volta esprimo la convinzione che la peste cinese, oltre alla penosa lista di vittime, ha lasciato uno strascico nel quale riconosco un diffuso pessimismo, una certa inerzia creativa, minore predisposizione a viaggiare e persino una larvata fobia nei riguardi di eventi pubblici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nulla mi toglie dalla mente che anche la scelta di Brno come sede espositiva, pur rispondendo a plausibili vantaggi pratici, manca del fascino che può vantare Praga, anche se ricordo ancora bene il clima &#8220;equatoriale&#8221; che si godeva nella struttura dell&#8217;Hotel Step di Praga, come pure la &#8220;facilità&#8221; di raggiungere la Malletova, in periferia. Però, specialmente per chi veniva dall&#8217;estero, la vista al PPM poteva coincidere con la visita della capitale, ovvero quel che si dice &#8220;prendere due piccioni con una fava&#8221;. Non è che la città di Brno sia brutta, c&#8217;è anche lì qualcosa di bello da vedere, specialmente nei dintorni, ma è innegabile che il richiamo di Praga ha storicamente un altro peso. Forse, la butto lì, si potrebbe pensare ad alcune iniziative collegate per l&#8217;occasione, per esempio una visita guidata della città, delle escursioni verso i numerosi castelli (difficilmente raggiungibili senza l&#8217;automobile), una gita sul carso moravo oppure a Olomouc, insomma, il materiale non mancherebbe.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento non mi resta che salutarvi a darvi appuntamento alla prossima edizione del PPM, ricordandovi due cose, la prima è che altre immagini non presenti in questo articolo sono visibili sulla mia pagina Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong> (per gli anni precedenti vedere <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021</a></span></strong>, <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013</a></span></strong>), la seconda, più importante, è che le fotografie che abbiamo inserito non rendono giustizia all&#8217;opera originale, intendo dal vivo. Perciò se ci tenete all&#8217;arte tessile visitate le mostre, darete così una soddisfazione agli espositori e voi potrete ammirare i <em>patchwork</em> in tutto il loro splendore. Su!<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>One More Time</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via, via, via! Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, ça va sans dire, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg"><img class=" size-full wp-image-7090 alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg" alt="LogoViennaPragaBrno" width="2586" height="954" /></a></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Via, via, via!</strong></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, <em>ça va sans dire</em>, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi imprigionava da un paio d’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Rossana che era partita all’alba di un grigio martedì, è ritornata dopo una settimana e mezza con un considerevole bagaglio di ricordi ma più leggera nello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto viene buona una delle gianografie scritte dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>pusher</em> / fotografo / ecc., e si intitola “ADDIO”.</span><br />
<em><span style="color: #000000;"> Il viaggiatore non conosce ritorno. A partire è uno, a tornare è un&#8217;altra persona. Qualora tornasse quello stesso uno è come se non fosse mai partito.</span></em><span id="more-7089"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi corre l’obbligo di spiegare le cause di questa mia metamorfosi minima, ovvero di come una semplice gita in luoghi meno che esotici e neppure del tutto sconosciuti abbia potuto sortire un tale benefico effetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si dirà che l’esperienza ritrovata di un viaggio all’estero, dopo mesi e mesi di soggiorno obbligato, è già condizione sufficiente per rinfrancare lo spirito, e forse è vero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari ha contribuito pure l’allentamento delle misure sanitarie antipandemiche di Austria e Cechia, un certo <em>lasseiz-fare</em> che, pur giudicandolo avventuroso, ci ha regalato quel briciolo di serenità che mancava da due anni e passa. Non mi illudo, non è finita, non è ancora giunto il momento della pace, ma una tregua è sempre una tregua, e guai a non approfittarne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono debitrice nei confronti della mia personale agenzia di viaggi, la quale stavolta si è superata regalandomi a Praga la più bella sistemazione che potessi desiderare, e anche questo fatto ha di certo contribuito a volgere al bello il mio stato d’animo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7101" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" alt="P1010555" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto vero, però la causa “scatenante” di un tale capovolgimento emotivo è meno appariscente, e forse soltanto ingannevole, come il succedersi imprevisto di eventi suggestivi che formano un quadro visibile solo a chi è disposto a emozionarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo di questi è, non ci crederete mai, Praga.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dubitavo, lo confesso. Nel corso degli anni mi sono ritrovata a detestare un turismo invasivo e incolto, oltre a provare amarezza per una certa decadenza dei costumi sociali, perciò temevo di scendere in una città piegata dalla pandemia, dalla crisi e dalla paura, una crisalide vuota.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece, guarda là, mi sono ritrovata ad abbracciarla come i primi tempi, mi ha riconquistato con un’inaspettata dimostrazione di vitalità, un palese rifiuto di arrendersi alle avversità che la peste cinese ci ha dispensato a piene mani, una città che anzi ha deciso di alzare la posta con tutta una serie di iniziative, sia istituzionali che private, il che, lasciatemelo dire, è stato come un raggio di sole se lo paragoniamo al plumbeo immobilismo al quale ci siamo, purtroppo, assuefatte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7100" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" alt="P1010730" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Non meno stimolante è stata l’occasione di ammirare i <em>quilt</em> esposti a Brno, e per due motivi. Il primo risponde a un’emozione empatica, quella di gioire assieme alle <em>quilter</em> ceche per la rinascita del Prague Patchwork Meeting, una manifestazione che ho sempre amato per motivi che superavano il mero interesse per il <em>patchwork</em>. Il secondo motivo di soddisfazione è stato determinato dalla qualità delle opere esposte, e soprattutto dalla precisa scelta di muoversi in direzione dell’arte, pur essendo questo indirizzo sempre impegnativo per una <em>quilter</em> giacché comporta più domande che risposte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7104" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image - Detail" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Chi frequenta questo <em>blog</em> saprà già che a me piace prendere le cose molto alla lontana, e perciò, prima di arrivare a Brno, la mia agenzia di viaggi ha organizzato delle escursioni culturali a Vienna e Praga alla scoperta di attrazioni e opere note o meno note, antiche o contemporanee, gradevoli o criptiche, consone o sorprendenti, e di ciò trovate traccia nello zibaldone visuale del breve filmato che è stato inserito in fondo a questo articolo.</span></h5>
<div id="attachment_7109" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="Vienna" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7109" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" alt="P1140461" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Vienna</p></div>
<div id="attachment_7111" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7111" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" alt="P1010770_ok" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Praga</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che sarebbe ora che vi parli finalmente del Prague Patchwork Meeting di Brno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo in Moravia, una regione sudorientale della Repubblica Ceca, che però nel Medioevo si estendeva dalla Pannonia alla Slesia comprese, per disintegrarsi all’inizio del X secolo sotto la pressione degli Ungari. Brno divenne unica capitale della Moravia solamente nel 1648 in virtù della sua favorevole posizione difensiva rispetto a Olomouc, un’altra delle tre “capitali” della Moravia assieme a Znojmo.</span></h5>
<div id="attachment_7116" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7116" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" alt="P1020036" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Brno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Cosa potrei dire di questa nuova collocazione della mostra? Uno dei vantaggi è costituito dalla sua prossimità al confine austriaco. Anche se il piccolo aeroporto locale offre pochissimi collegamenti, andrebbe considerato il fatto che bastano solamente due ore di treno per raggiungere l’aeroporto di Vienna, uno <em>hub</em> internazionale servitissimo, e ancor meno per la stazione ferroviaria della capitale austriaca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche la sede espositiva è tutta un’altra musica rispetto a quella di Praga. Si tratta di un grande complesso che, pur avendo quasi un secolo di vita, appare modernissimo e funzionale a qualsiasi manifestazione fieristica, e per di più è relativamente vicino al centro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Prague Patchwork Meeting ne occupava solo una piccola zona, non per esiguità della mostra ma per la vastità dello spazio a disposizione. In buona sostanza di posto per crescere ce n’è a iosa.<br />
Per contro a Brno non è che ci sia tantissimo da vedere. Visitata la fortezza dello Spielberg, le ville Tugendhat e Löw-Beer, la cattedrale e qualche bel giardino, non c&#8217;è altro da fare che girare per il piccolo centro storico. Di posti interessanti ce ne sono anche in Moravia, però raggiungibili con una certa difficoltà se non si dispone di un mezzo di trasporto privato. Allora, visti i prezzi molto ragionevoli, noleggiare un&#8217;autovettura a Brno sarebbe un&#8217;opzione da non trascurare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7120" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" alt="Sfondo1" width="640" height="350" /></a> <span style="color: #000000;">E allora andiamo, Sì, ma dove? Gli spazi sono vastissimi, mi ci perdo. Non mi resta altro che accodarmi a un gruppo di <em>quilter</em> che, ipotesi più che ragionevole, si sta recando come me alla mostra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, si sono perse anche loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un po’ trovo finalmente l’ingresso sotto a un grande cartello dove c’è scritto “Exit”. Preferisco non commentare…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per prima cosa andiamo a salutare Jana Štěrbová, <em>deux ex machina</em> di quest’araba fenice tessile. L&#8217;ho ritrovata sollevata dal risultato che stava ottenendo l&#8217;esposizione, e immagino che il timore di un <em>flop</em> dovuto alla sospensione della mostra per ben due anni e allo spostamento in una sede distante da Praga l&#8217;abbia provato, io almeno ne sarei stata vittima e non c&#8217;avrei dormito la notte. Più che farle i complimenti per la sua tenacia non so che altro dire, e allora via a vedere cos’hanno combinato!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come nelle edizioni precedenti, una zona è stata riservata alle opere che hanno partecipato al concorso “Sauvage” durante il Carrefour Européen du Patchwork del 2021. A parte il fatto che probabilmente le conoscete già, se siete oltremodo curiose vi rimando al mio post “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d’Argent 2021</a></span></strong>” nel quale ho riportato qualche immagine significativa e alcune mie considerazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Siamo a Brno, e quindi andiamo al mare.</span></h5>
<div id="attachment_7127" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7127" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" alt="Bára Bartošová - Sea Wave" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová &#8211; Sea Wave</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è un&#8217;anima artistica in Bára Bartošová, ce ne sono due. Un tale dualismo espressivo e inconciliabile si manifesta nella scelta dei suoi soggetti: scorci di Praga (dove forse ha vissuto) ed elementi della natura da lei riscoperta nella Boemia orientale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era inevitabile che ne scaturisse un impulso ecologista, e il mare, che troppo spesso è utilizzato come una discarica, trova posto nel suo immaginario, in forma di pesce o altro essere vivente, oppure come in questo caso in forma di energia, o per meglio dire di furia incontrollabile. Purtroppo nulla può il mare contro la stupidità umana, e quest&#8217;onda troppo mi ricorda la carica di un toro nell&#8217;arena, tanto impetuosa quanto incapace di ribaltare il suo fato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi ricorderete come faceva quella vecchia canzone &#8220;nel blu dipinto di bluuu&#8230;&#8221;, così ho desiso di continuare su questa linea cromatica, e lo faccio con tutta la serie di sfumature di blu indigo che Glenda Mah crea seguendo le antiche tecniche apprese in Cina, Tibet, Thailandia, Laos, Corea, Cambogia e Giappone, sfumature che potete divertirvi a cercare nell&#8217;opera sottostante.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7129" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7129" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In</p></div>
<div id="attachment_7131" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7131" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le tecniche che lei ha imparato a utilizzare, la più spettacolare di tutte è la tecnica giapponese Shibori, utilizzata per ottenere fantasie astratte sul tessuto mediante piegature o legature, ordinate o casuali, a seconda dell&#8217;effetto finale cercato. Tre secoli di storia e seimila miglia di mare dividevano Glenda dallo Shiìbori, ma lei ci dimostra che nessuna distanza è insuperabile per un&#8217;artista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, non la nostra ma quella di Jaroslava Grycová, la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al PPM non manca mai l&#8217;occasione di ammirare i suoi splendidi quadri realizzati con la tecnica &#8220;confetti&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella sua Moravia lei è capace di trovare degli angoli molto suggestivi dove la natura offre tutto quel che serve per realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, ossia spazio, luce, colore e forma.</span></h5>
<div id="attachment_7138" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7138" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn" width="640" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come una pittrice impressionista, lei adopera le briciole di stoffa per ricomporre un quadro che va oltre la semplice bellezza estetica, che trasmette un messaggio di serenità e di trascendenza. Se mi fermo a lungo davanti a una sua opera quasi mi pare di udire il leggero brusio delle foglie mosse da un alito di vento&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Gyöngyi Váradi ricordo ancora il calore che emanava il suo <em>quilt</em> intitolato &#8220;Exoplanet&#8221; visto a Praga nel 2015. Qui, pur essendo la struttura compositiva molto simile, lei ha cambiato registro. Tutti i colori sono freddi, e da questo cielo non scendono raggi solari, anzi esso minaccia di precipitarci sulla testa come se fosse acqua. Una sensazione del genere l&#8217;ho provata solamente in Norvegia, dove il mare è nero e il cielo si abbassa fino a sfiorarti la nuca.</span></h5>
<div id="attachment_7134" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7134" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies" width="408" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies</p></div>
<div id="attachment_7135" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7135" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strappo poi, è un messaggio nel messaggio. Cosa vuole dirci Gyöngyi Váradi? Forse che dietro a un cielo, per quanto minaccioso esso appaia, c&#8217;è solamente il buio, il nulla? Forse che è necessario strappare la bidimensionalità dell&#8217;opera per entrare coraggiosamente nell&#8217;oscurità del mistero? O magari che il cielo era già strappato da sempre, e che il compito della <em>quilter</em> (e il nostro) è quello di tentare di ricucirne i lembi?</span><br />
<span style="color: #000000;">Lascio la risposta a voi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto intrigante questo esperimento di contaminazione tessile realizzato da Sylwia Ingatowska.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei si è innamorata di un quadro di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall riportato su stoffa, l&#8217;ha preso per aggiungerci tutto quello che la sua ispirazione le suggeriva in forma di esagoni multicolori per dare respiro all&#8217;opera, e infine ha eseguito una quiltatura adeguata per far risaltare le forme sinuose del quadro.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_7147" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7147" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja" width="640" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja</p></div>
<div id="attachment_7148" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7148" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il risultato è un&#8217;immagine ancora più ammaliante dell&#8217;originale, come se dal magma cromatico sorgesse la speranza di un mondo finalmente in armonia e in pace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per curiosità ho dato un&#8217;occhiata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://josephinewall.co.uk/" target="_blank">sito web</a></span></strong> di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall, e lì ho trovato altre bellissime immagini.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più inquietante ma non meno interessante quest&#8217;opera di Enikő Nagy, un <em>quilt</em> che non è un <em>quilt</em>, è una composizione ricercatissima.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;Prigionia&#8221;, così è il titolo, e mi piace immaginare che sia stata ispirato dalle atmosfere siberiane dove László Hudec, uno degli architetti preferiti da Enikő, si trovò a trascorre qualche anno come prigioniero di guerra austroungarico.</span></h5>
<div id="attachment_7151" style="width: 273px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7151" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity" width="263" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity</p></div>
<div id="attachment_7152" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7152" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In che altro modo interpretare gli strati sovrapposti di stoffa se non come taglienti raffiche di vento gelido su strati di ghiaccio, o scheletri di legno che galleggiano su una superficie che di liquido ha solamente le increspature? Il risultato estetico è impressionante, tanto da vicino quanto da lontano.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passerei da un architetto relativamente vicino ai nostri tempi a uno che avendo realizzato le sue mirabili opere dalla fine del &#8216;400 ai primi decenni del &#8216;500 può forse venire considerato il primo grande architetto dell&#8217;età contemporanea (il Medioevo termina infatti nel 1492 con la scoperta dell&#8217;America), nonché uno degli ultimi esponenti del Tardo Gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma prima di presentarvi l&#8217;omaggio che Romana Černá rende a quel maestro insuperabile, consentitemi di spendere qualche parola su Kutná Hora, luogo da visitare assolutamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che fino al 1500 la città era importante quasi quanto Praga, e ciò grazie alle sue redditizie miniere d&#8217;argento. Di quel fiorente periodo ci sono rimaste le testimonianze di ricchi edifici, la &#8220;Corte italiana&#8221;, la cattedrale di Santa Barbara, un piccolo castello, una suggestiva passeggiata riccamente balaustrata e alcune antiche abitazioni.</span></h5>
<div id="attachment_7169" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7169" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" alt="Kutna Hora-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kutná Hora &#8211; Cattedrale di Santa Barbara</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A pochissimi chilometri da Kutná Hora, nella frazione di Sedlec, oltre alla chiesa dell&#8217;Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, sempre in stile gotico, è situata una costruzione che non saprei definire se bizzara o macabra. Si tratta dell&#8217;Ossario di Sedlec, una piccola cappella contenente circa 40.000 (quarantamila!) scheletri umani disposti in modo da formare delle composizioni ordinate e financo con velleità artistiche, così voluta dagli Schwarzenberg, una delle più influenti famiglie dell&#8217;impero asburgico, nonché padroni di mezza Boemia meridionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di inserire qualche mia fotografia dell&#8217;ossario, stavolta preferisco proporvi un breve filmato vagamente surreale girato nel 1970 da Jan Švankmajer, per inciso uno dei registi cechi preferiti dal mio <em>webmaster</em> / guida turistica / <em>sherpa</em> / fotografo / autista / ecc.<br />
Data la crudezza dell&#8217;ambiente, ne sconsiglierei la visione alle persone particolarmente impressionabili.<br />
</span></h5>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden;" src="https://www.dailymotion.com/embed/video/xzx2xj" width="100%" height="100%" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le origini di questo ossario risalgono al XIII secolo, ai tempi di re Ottocaro II di Boemia, quando un frate di ritorno da una crociata portò con sé una giara di terra del Golgota e la sparse nel cimitero di Sedlec. Da quel momento iniziò una sorta di pellegrinaggio di cadaveri destinati alla sepoltura in quel luogo considerato &#8220;sacro&#8221;, sia per desiderio dei parenti e sia come conseguenza delle &#8220;ultime volontà&#8221;. Pestilenze e guerre contribuirono far crescere in maniera esponenziale il numero di defunti lì sepolti, finché nel 1500 si decise di riesumare i resti più antichi per far posto a nuove sepolture, conservando le ossa nei magazzini della chiesa, le quali nel 1870 costituiranno le macabre decorazioni della cripta attualmente visitabile. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma torniamo a cose più allegre, ovvero all&#8217;opera di Romana Černá dedicata all&#8217;architetto Benedict Rejt, al quale dobbiamo la grandiosa cattedrale gotica di Kutná Hora. Egli è inoltre l&#8217;artefice della Sala Vladislav del castello di Praga. Quel salone è di dimensioni impressionanti, lungo sessantadue metri, largo sedici e alto tredici, caratterizzato da un’imponente volta gotica a crociera ogivale.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7158" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7158" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" alt="Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt" width="547" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Romana conoscevo bene la sua predilezione per tutte le sfumature del blu, dall&#8217;alice al denim, dall&#8217;acciaio al fiordaliso, perciò potrete ben comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti a questa sua opera dove quella tonalità è quasi del tutto assente.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7182" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7182" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" alt="Romana Černá" width="400" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Bark Beetle</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>quilt</em> soprastante faceva parte di una serie di opere realizzate dalle artiste di Art Quilt Harbour sul tema dello scarabeo della corteccia, o per meglio dire su quello e sui percorsi delle gallerie che le larve di quel coleottero scavano giusto sotto la corteccia esterna degli alberi. Purtroppo per Romana, il colore dominante era il marrone, chiaro quello del legno, scuro quello del coleottero, e il tutto le richiamava alla mente i ragni. Posso facilmente supporre che anche voi non proviate molta simpatia per quegli animaletti, ed era lo stesso per Romana, perciò lei decise di mutare il <em>beige</em> in bianco e il marrone in grigio. Ne è uscito fuori qualcosa che assomiglia a una vecchia parete con la malta screpolata e delle piccole falene che aspettano di staccarsi da quella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Breve inciso di biologia. Lo scarabeo della corteccia attacca in genere solamente le conifere morte, mentre una pianta sana riesce a difendersi abbastanza bene. Se però la quantità di alberi morti è eccessiva questo coleottero si moltiplica in maniera tale da riuscire ad aggredire in massa anche fusti sani, i quali a loro volta si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo, dopo la tempesta Vaia che ha abbattuto decine di milioni di conifere, era urgente rimuovere quanto prima tutte le piante che il vento aveva schiantato.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuna mostra <em>patchwork</em> può dirsi completa se non c&#8217;è un&#8217;opera enigmatica di Eszter Bornemisza. Ogni volta lei ama giocare con i materiali, le sovrapposizioni e le trasparenze, e ogni volta il risultato è spettacolare</span></h5>
<div id="attachment_7187" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7187" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments" width="321" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments</p></div>
<div id="attachment_7188" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7188" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più di dieci anni sono passati da quando ebbi l&#8217;occasione di vedere per la prima volta una delle sue composizioni, e da allora non ha mai smesso di offrirmi l&#8217;occasione di riflettere sul vero valore di un lavoro tessile, su quando quello smette di essere artigianato per diventare una meravigliosa opera d&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei suoi lavori è l&#8217;impossibilità di dare loro una loro collocazione temporale. In qualsiasi anno siano stati immaginati e assemblati, sembrano tutti realizzati domani.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un esempio di come un <em>quilt</em>, senza cercare di essere accattivante, senza tentare di sedurre con la forma o il colore, senza vantare preziosismi tecnici, senza offrire mirabolanti effetti speciali, riesca comunque a risultare affascinante.</span></h5>
<div id="attachment_7192" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7192" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line" width="640" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line</p></div>
<div id="attachment_7193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse si tratta della versione tessile del motto &#8220;<em>Less is More</em>&#8220;, coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, il padre del razionalismo, o magari segue l’altissima arte del levare il soverchio di michelangiolesca memoria. Come che sia, lei ha abbandonato la vecchia strada che finora l&#8217;aveva contraddistinta, forme complesse e dettagliate, colori fusi o contrastanti, figure parzialmente riconoscibili, per approdare alle rive di un universo schematico e resiliente, quasi una parete di sempiterni marmi.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la conferma che la stoffa è come il maiale, ovvero non si butta via niente.</span><br />
S<span style="color: #000000;">u un arazzo carino realizzato a piccolo punto Anneliese Jaros ha aggiunto alcune poche forme forme che sembrano nuvole, ombre e onde, fino a comporre un&#8217;immagine che si distacca dalla realtà per diventare immaginazione pura.</span></h5>
<div id="attachment_7198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" alt="Anneliese Jaros – Upcycling 3 - Ocean Waves" width="640" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Anneliese Jaros – Upcycling 3 &#8211; Ocean Waves</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Quasi mai monocromatica, Andrea Landovská stavolta ha dovuto arrendersi al solo colore del soggetto che ha scelto di rappresentare, ovvero l&#8217;acqua.<br />
A meno che non ci si trovi di fronte a un fiammeggiante tramonto, oppure che si ammiri i riflessi di un plenilunio, l&#8217;acqua, intendo l&#8217;acqua limpida, offre &#8220;solo&#8221; un&#8217;infinità di sfumature o contaminazioni del blu.<br />
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<div id="attachment_7200" style="width: 629px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image" width="619" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská &#8211; Water Image</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora lei, per ripicca, s&#8217;è sbizzarrita nella composizione, l&#8217;ha fatto con un una precisa scelta di volumi, e per buona misura ha richiamato l&#8217;andamento ondulatorio di questo liquido vitale nella quiltatura, nel corso degli strappi ciniglia e nel movimento di quella serie di salviettine struccanti (ipotesi mia&#8230;) preventivamente colorate e sapientemente assemblate. </span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che ci volete fare, per quanto io parli d&#8217;arte, di ispirazione, di ricerca estetica, di evoluzione stilistica, resto sempre un po&#8217; bambina, e quando vedo certe immagini come questa qui sotto mi si scioglie il cuore.</span></h5>
<div id="attachment_7204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" alt="Zuzana Dolínková - Fairytale Forest" width="640" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Zuzana Dolínková &#8211; Fairytale Forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi sono soffermata parecchio davanti a questa foresta da favola per tentare di capire perché mi emozionasse tanto. E poi ho notato come non fosse affatto una foresta, ma nemmeno un bosco, casomai un frutteto di montagna, o magari quelle chiome rosse non erano alberi ma giganteschi funghi, tanto si sa che nelle favole tutto è concesso&#8230;<br />
In poche parole è stato un attimo di serenità, un soffio di brezza montana, il passaggio momentaneo di sottili profumi campestri e l&#8217;impressione della stessa leggerezza delle ali di una farfalla.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità sul fronte dei materiali per questo lavoro di Jana Štěrbová, mai autoreferenziale, mai ripetitiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di acrilico su Evolon, una microfibra che trova molte applicazioni grazie alla sua morbidezza e alla capacità di traspirazione. La realizzazione di questo sfondo colorato sarebbe stata ben più complessa utilizzando il cotone o la tela di canapa.</span></h5>
<div id="attachment_7206" style="width: 549px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7206" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" alt="Jana Štěrbová – Roots I" width="539" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Roots I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera di Jana rappresenta chiaramente una radice celata che affonda in un terreno rossastro e giunge con una certa sofferenza fino a una barriera più dura rappresentata dal colore grigio pietra. La sua sorte sarebbe segnata, però la radice trova fortunosamente una finestra amica, la quale le permette di allungarsi oltre la barriera e di diramarsi in cerca di nuove sostanze nutrienti (o ispirazioni) per far crescere rigoglioso il visibile.<br />
Elegante, perché con pochissimi elementi trasmette un messaggio colmo di significati.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conoscevo Piroska Pásztor per le sue composizioni geometriche, come &#8220;Twilight&#8221; visto a Parma nel 2013, oppure &#8220;Carmina Burana&#8221; in Val d&#8217;Argent nel 2016, ma stavolta lei ha deciso di rappresentare un soggetto che mal si presta a essere spezzettato in quadrati e triangoli. Si tratta dell&#8217;acqua, e per la precisione di quella che si muove pigramente accanto a un moletto.</span></h5>
<div id="attachment_7264" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7264" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier" width="640" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier</p></div>
<div id="attachment_7266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7266" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esperimento perfettamente riuscito, anche grazie all&#8217;originalissima idea di utilizzare uno strato di rete a trama molto sottile per esaltare i riflessi dell&#8217;acqua</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi l&#8217;ha detto che il <em>patchwork</em> è roba da donne?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jochen Hüttermann è un&#8217;altra dimostrazione che così non è, anche se, devo ammetterlo, ho come l&#8217;impressione di una diversa sensibilità rispetto ai colori, al loro peso e alla relazione con le forme. Non saprei dire se l&#8217;assenza di un imposto <em>imprinting</em> estetico li renda più liberi e temerari nella composizione artistica, e non riesco a dare un confine comprensibile a questa sensazione sfuggente; però essa c&#8217;è. </span><br />
<span style="color: #000000;">Ma forse si tratta soltanto di inconsci preconcetti, per i quali chiedo venia.</span></h5>
<div id="attachment_7216" style="width: 597px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7216" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" alt="Jochen Hüttermann – Between the Worlds" width="587" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttermann – Between the Worlds</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco ora un altro <em>quilt</em> che ha catturato la mia attenzione. Il soggetto è immediatamente riconoscibile, si tratta di un corvo su un ramo spoglio, quindi niente graziosi uccelli variopinti, niente foglie e fiori, niente cieli azzurri, solamente un volatile scuro in un&#8217;uggiosa giornata invernale.</span></h5>
<div id="attachment_7222" style="width: 642px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7222" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" alt="Michaela Kmječová – Raven" width="632" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Michaela Kmječová – Raven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché allora mi sono innamorata di quest&#8217;opera? La risposta sta nell&#8217;essenzialità del tema, come pure nella composizione del quadro.<br />
Due oggetti/soggetti: un albero e un corvo, immobili entrambi. Dell&#8217;albero vediamo solo alcuni rami nudi, e quei fili lasciati pendere con studiata trascuratezza danno il senso dell&#8217;avvenuto disfacimento delle fronde. Quel corvo, uccello tra i più intelligenti in natura, sta osservando qualcosa, pronto a gettarsi su un pezzo di cibo che ha intravisto, oppure a scappare se avverte la presenza di un pericoloso intruso. La posizione di quel volatile, non al centro della struttura grafica, rafforza l&#8217;impressione che stia proprio per spiccare il volo e uscire da quel rettangolo di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In buona sostanza si tratta di un messaggio di speranza, ovvero che anche nei periodi più duri la natura non si dà per vinta, continuando a lottare con i mezzi che ha, e così dovremmo fare pure noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si è certamente arresa è Marianna Rigler, la quale, a pandemia appena iniziata, ha deciso di imbastire un <em>patchwork</em> molto particolare utilizzando gli avanzi di un lavoro precedente, briciole di stoffa lasciate cadere su un sentiero immaginario per non rischiare di perdersi nel bosco della tristezza e della paura.</span></h5>
<div id="attachment_7225" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7225" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift" width="434" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift</p></div>
<div id="attachment_7226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7226" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Shift</em>&#8221; in inglese sta per cambiamento o spostamento, di turno, di direzione, di opinione, di marcia, del tempo, nonché del carrello per battere le lettere maiuscole sulle vecchie macchine da scrivere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate con attenzione l&#8217;immagine che mostra il <em>patchwork</em> completo potreste avere l&#8217;impressione di non distinguere bene, forse per un&#8217;immagine scattata non perfettamente a fuoco oppure per un difetto della vista, ma non è così. Il dettaglio spiega tutto: si tratta di un effetto ottico causato dal punto ornamentale utilizzato per unire i quadratini di stoffa. L&#8217;inclinazione incrociata dei punti suggerisce all&#8217;occhio la presenza di una vibrazione, un movimento breve e ciclico, uno &#8220;spostamento&#8221; di breve respiro ma senza tregua tra due punti, due stati d&#8217;animo, due eventi ravvicinati, due notizie contrastanti, il timore e la speranza, le notizie buone e quelle cattive, gli errori e le conseguenze, l&#8217;andare e il restare, la regola e la rivolta, il malato e il sano, la distanza e il contatto, la verità e la smentita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tutto questo abbiamo vissuto in quel periodo tremendo, e, al pari di un terremoto, quella vibrazione ha incrinato gli animi e offuscata la vista.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Mirka Kalinová sono sempre imprevedibili. Lei passa da una rappresentazione decisa, netta, con tinte accese di scorci urbani o di edifici quasi stilizzati, a immagini bucoliche, paesaggi naturali o agresti, per arrivare a lavori come questo sottostante, leggero, quasi impalpabile, con un tema suggerito più che rappresentato.</span><br />
<span style="color: #000000;">I casi sono due, o si tratta di un artista particolarmente eclettica oppure non ha ancora deciso cosa farà da grande. Comunque vada ci aspettiamo ancora altre emozioni da lei.</span></h5>
<div id="attachment_7261" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7261" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding" width="261" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding</p></div>
<div id="attachment_7262" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7262" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Un piccolo momento di felicità&#8221;, questo è il titolo dello spettacolare lavoro di Maya Chaimovich, la quale ci ha ormai abituate a esplosioni di colore di efficacia estrema, indice di un gusto raffinatissimo e di una sensibilità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_7237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness" width="640" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness</p></div>
<div id="attachment_7245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di notevole impatto estetico questa immagine del mare visto come un mondo dove si celano pericoli invisibili e si deve combattere contro altrettanti pericoli ben visibili.<br />
Da millenni il mare costituisce per l&#8217;uomo un universo alternativo, col quale ha un rapporto controverso. Esso è, a seconda dei casi, fonte di cibo, via percorribile, padre di sali, difesa naturale e oggetto di riflessione (fisica e metafisica). Però il mare può essere anche assassino di uomini, barriera invalicabile, distruttore di mondi, deserto d&#8217;acqua e, per secoli, dimora delle &#8220;cose&#8221; più spaventose che la mente umana poteva immaginare (almeno fino all&#8217;arrivo degli alieni).<br />
Nel relativamente tranquillo Mar Mediterraneo, e più precisamente negli stretti punti di passaggio, si potevano incontrare le &#8220;rupi erranti&#8221;, scogli che si innalzavano improvvisamente e si spostavano per impedire la navigazione o per creare onde altissime in grado di far affondare ogni imbarcazione.<br />
Il biblico &#8220;Leviatano&#8221; era raccontato come una sorta di gigantesco serpente tortuoso dalle scaglie impenetrabili che sputa fuoco dalle fauci.<br />
Più raffinata e sottilmente misogina era l&#8217;immagine omerica delle &#8220;Sirene&#8221;, le quali attiravano con irresistibili canti i naviganti per farli naufragare sugli scogli. Tanto che si sappia, all&#8217;epoca non si trattava di un essere mezza donna e mezzo pesce, bensì era rappresentata come una figura femminile con ali e coda d&#8217;uccello.<br />
Persino la terribile Medusa che pietrificava col suo sguardo era sorta dal mare.<br />
Quei mostri marini erano figli di un <em>pélagos</em>, uno specchio d&#8217;acqua relativamente conoscibile e navigabile, ma ben più terrificanti erano quelli che si immaginava dimorassero nelle oscure profondità del <em><span dir="ltr">póntos</span></em>, il mare aperto che si apre oltre le Colonne d&#8217;Ercole.<br />
Nel XVII secolo si diffuse tra i marinai che attraversavano gli oceani la leggenda del &#8220;<em>Kraken</em>&#8220;, una piovra gigantesca dotata di tentacoli in grado di stritolare una nave, e sono proprio quelli che Kestrel Michaud fa intravedere giusto sotto la superficie liquida.</span></h5>
<div id="attachment_7243" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7243" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water" width="640" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water</p></div>
<div id="attachment_7244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7244" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Un discorso particolare lo merita questa improbabile imbarcazione che sta cercando di schivare l&#8217;abbraccio mortale del mostro. Si tratta di una rappresentazione in stile &#8220;<em>Steampunk</em>&#8221; di un piccolo sommergibile. Tale definizione è nata degli anni &#8217;80 ispirandosi alla narrativa fantastica o fantascientifica del XIX secolo.<br />
&#8220;<em>Steam</em>&#8221; in inglese sta per vapore, il più moderno mezzo di produzione di energia ai tempi di Jules Verne (tanto per fare un nome), ed era logico che si fantasticasse di macchine stupefacenti ancora da inventare sempre mosse dal vapore.<br />
Il cinema moderno ha pescato a piene mani da quella letteratura, realizzando dei film di grande godibilità e di un particolare valore estetico, e se vi serve qualche esempio andatevi a guardare &#8220;La leggenda degli uomini straordinari&#8221;, oppure &#8220;Brazil&#8221;, storie inverosimili, eppure trattate come possibili.<br />
Posso immaginare che lo <em>Steampunk</em> appassioni Kestrel Michaud in modo particolare.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, direi che, per ora, potrebbe bastare, altrimenti questo <em>post</em> non lo finisco più.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le altre edizioni, potrete trovare qualche altra immagine che non ho riportato qui nel mio album del <a href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">2022</span></strong>  </a>presente in Flickr.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sempre sulla piattaforma Flickr sono disponibili le immagini scattate nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">2021</a></span></strong>, nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">2019</a></span></strong>, dal <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">2013 </a></span></strong>fino al 2018 e quelle fino al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/albums" target="_blank">2011</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi ha ancora qualche minuto da perdere, qui sotto ho inserito un breve filmato girato durante la mia escursione austriaca-boema-morava. Si tratta di una sinossi visuale del viaggio, ovvero solo una carrellata di una minima frazione delle opere (d&#8217;arte e dell&#8217;ingegno) che ho ammirato nei musei di Vienna e Praga, e per la precisione di quelli che ancora non avevo visitato finora. Credetemi, ce ne sono di cose da vedere da consumare un paio di scarpe, e se avessimo voluto riportare tutto sarebbe uscito fuori un video più lungo de &#8220;La corazzata Potëmkin&#8221;. Non servirebbe aggiungere che anche il PPM2022 è presente nel filmato.</span></h5>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=0HRuzms1TxQ</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che sono qui, vi do un paio di notizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima è che, qualora passaste da quelle parti, dal 30 giugno al 2 settembre di quest&#8217;anno è aperta la mostra &#8220;Czech Contemporary Quilt&#8221; presso la Bohemian National Hall di New York (321 East 73RD Street). Che posso dire, complimenti a tutte le <em>quilter</em> ceche, e complimenti anche a me che già nel 2009 spesi parole estremamente incoraggianti per quelle artiste, intravedendo per loro il successo che la trasferta oltreoceano certifica in modo incontestabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda notizia riguarda la prossima edizione del Prague Patchwork Meeting, e cioè sono in grado di comunicarvi che si terrà a Brno dal 21 aprile al 23 aprile 2023. Siccome mi piace portarmi avanti col lavoro, vi presento in anteprima la relativa locandina, ricordandovi di nuovo che una cosa è vedere un <em>quilt</em> su questo <em>blog</em>, ma ben altra è vederlo dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Ahoj</strong>.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7275 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" alt="PPM2023" width="1143" height="780" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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		<title>Good News</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 16:49:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eppur si muove, qualcosa si muove, si muove verso la Moravia. Per dodici anni non ho mancato all&#8217;appuntamento con Praga, per la mostra patchwork ovviamente, e per tutto quello che c&#8217;è da visitare in Boemia. Poi nel 2020 è arrivata a sconvolgerci la vita la peste di Wuhan, e così per due anni ho dovuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.bvv.cz/en/ppmbrno/" target="_blank"><img class="  wp-image-7074 alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/logo_BVV_Quilt_Show.jpg" alt="logo_BVV_Quilt_Show" width="438" height="627" /></a>Eppur si muove, qualcosa si muove, si muove verso la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per dodici anni non ho mancato all&#8217;appuntamento con Praga, per la mostra patchwork ovviamente, e per tutto quello che c&#8217;è da visitare in Boemia. Poi nel 2020 è arrivata a sconvolgerci la vita la peste di Wuhan, e così per due anni ho dovuto rinunciare a quella breve fuga in un mondo antico e rinnovato, lontano e vicinissimo, straniero e familiare. E m&#8217;è andata ancora bene visto che sono ancora qui per scrivere questo post&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Oggi ho scoperto che il Prague Patchwork Meeting ritorna, ma non solo, lo fa finalmente in una sede degna di una grande mostra internazionale: il <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.bvv.cz/en/" target="_blank">BVV, Veletrhy Brno</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Questo il link del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.bvv.cz/en/ppmbrno/" target="_blank">PPM QUILT SHOW BRNO</a></strong></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Anche se potrebbero mancarmi alcuni aspetti di Praga, degli angoli che conosco troppo bene, potrei approfittare dell&#8217;occasione per visitare la Moravia, i suoi castelli, e Brno, con lo Spielberg, la Villa Tugendhat, la Villa Löw-Beer e altro ancora. Devo studiarci un po&#8217; su.</span><br />
<span style="color: #000000;">Intanto io ve l&#8217;ho detto, che poi arrivare Brno con i mezzi pubblici non è troppo difficile, basta passare per Vienna, e da lì ci sono autobus e treni a sufficienza per giungere a destinazione in un paio d&#8217;ore.<br />
</span></h5>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Ahoj.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Treviso Liberty</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 08:28:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per essere Dicembre la mattinata era eccezionalmente mite, cioè la temperatura non era scesa sotto lo zero come sarebbe normale dalle mie parti, e il Sole ci ha dato la carica per affrontare la noia di centocinquanta chilometri di autostrada fino a Treviso. Vi confesso che tale escursione non era in programma, ritenevo eccessivi i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-7056" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/12/TrevisoLibertyLocandina.jpg" alt="TrevisoLibertyLocandina" width="329" height="866" /><span style="color: #000000;">Per essere Dicembre la mattinata era eccezionalmente mite, cioè la temperatura non era scesa sotto lo zero come sarebbe normale dalle mie parti, e il Sole ci ha dato la carica per affrontare la noia di centocinquanta chilometri di autostrada fino a Treviso.<br />
</span><span style="color: #000000;">Vi confesso che tale escursione non era in programma, ritenevo eccessivi i rischi connessi all’instabile situazione sanitaria, soprattutto se si prevede di ritrovarsi in locali chiusi assieme a troppe persone, e non mi si venga a dire che un certificato di vaccinazione è una misura sufficiente di prevenzione, magari lo fosse. A tal riguardo vi rimanderei volentieri a un <em>post</em> scritto quasi cinque mesi fa dal mio <em>sherpa</em>/fotografo/guida/autista/<em>webmaster</em>/ecc. , intitolato “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2021/07/27/un-pezzo-di-carta/" target="_blank">Un pezzo di carta</a></span></strong>”.<br />
Sia c</span><span style="color: #000000;">ome sia, non mi pareva bello mancare all’appuntamento con la mostra <em>patchwork</em> di Treviso, anche in considerazione delle molte difficoltà che l&#8217;associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.facebook.com/patchworkidea" target="_blank">Patchwork Idea</a></span></strong> aveva di certo dovuto superare per riuscire a organizzare un’esposizione in questo periodo estremamente complicato, e così mi sono fatta coraggio e siamo partiti.<span id="more-7055"></span><br />
Posso dirvi che ne è valsa la pena, nel senso che, pur essendo la mostra forzatamente limitata negli spazi, tra le opere si palesava una certa propensione al rischio, quello che si corre quando si vanno a esplorare soggetti impegnativi e contaminazioni di tecniche. Chi segue questo <em>blog</em> sa già della mia ammirazione verso chi osa, ovviamente se lo fa senza cercare l’applauso, ma solamente per spirito di avventura artistica.<br />
</span><span style="color: #000000;">Immagino che il titolo della mostra contenesse implicitamente un invito ai trevigiani affinché andassero a cercare le tracce di quello stile nella loro città, elementi che da troppo tempo stanno soffrendo, soffocati da un’edilizia irrispettosa di ogni forma di bellezza e condannati a diventare sterili testimonianze museali, siano esse un piccolo manufatto o un edificio intero.<br />
A proposito della definizione “<em>Liberty</em>”, essa è frutto di un doppio malinteso.<br />
</span><span style="color: #000000;">Il primo sta nella sua genesi. Il nome originale di questo stile germogliato in Belgio e sbocciato in Francia era “<em>Art Nouveau</em>”, poi tradotta in italiano in “Arte Nuova” e traslata anche in “Arte Floreale”. Capitò poi che i Magazzini Liberty di Londra, specializzati in arte orientale, cominciassero a proporre al pubblico oggetti <em>Art Nouveau</em>, e così invalse l’uso di definire col nome dell’importatore inglese tutto quanto richiamasse quello stile, e in Italia la stringata definizione “<em>Liberty</em>” sostituì ben presto quella iniziale.<br />
</span><span style="color: #000000;">Il fatto che il termine anglosassone richiami subito alla mente il concetto di libertà, all’epoca sempre poco concessa, contribuì alle definizioni in uso nell’impero Austro-Ungarico (<em>Sezession</em> a Vienna e <em>Secese</em> a Praga), per ribadire lo strappo con gli ingessati stili precedenti, intesi come espressioni del regime dominante.<br />
</span><span style="color: #000000;">In realtà, e questo è il secondo malinteso, l’<em>Art Nouveau</em> imponeva nuove e strette correlazioni tra forma e decorazione, tra utilizzo e fascino, tra progetto e natura, tra sintesi e immaginazione, costringendo artisti e costruttori a convivere nei volubili canoni del modernismo, e in buona sostanza dando origine a un metodo progettuale oggi noto come <em>industrial design</em>.<br />
Qualora fosse di vostro interesse, sappiate che i maggiori esempi di architettura <em>Liberty</em> in Italia si trovano a Torino, ma è ben poca cosa in confronto a quanto possono sfoggiare Budapest, Praga, Riga e Glasgow.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per tornare ai <em>quilt</em>, anche le artiste di Patchwork Idea si sono dovute misurare con canoni estetici delicati e leggeri, proprio come lo sono i fiori, però evitando di cadere nel lezioso o nello stucchevole. Nel breve filmato sottostante potrete verificare com’è stata declinata l’<em>Art Nouveau</em> mediante il <em>patchwork</em>, e valutare quei soggetti che hanno sicuramente lasciato un segno nell’immaginario di chi ha visitato la mostra. Lascio a voi giudicare se l’esperimento è riuscito, ovvero quello di guardare al passato per immaginare un futuro. Io, come ho già scritto, ne ho ricevuto un’impressione che mi ha risollevato lo spirito, e di questi tempi non è cosa da poco, credetemi.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nota tecnica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo, per motivi logistici dovuti al restauro della sede storica di Ca’ da Noal, l’esposizione è stata costretta in un’unica sala piuttosto buia e opprimente, oserei dire claustrale, del Museo Santa Caterina, con limitati spazi a disposizione, e purtroppo in quelle condizioni la piccola fotocamera che ci siamo portati dietro ha denunciato tutti i suoi limiti.<br />
Cercheremo di far meglio l&#8217;anno prossimo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JjeE77tZD5A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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