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	<title>La stoffa giusta &#187; Praga</title>
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		<title>One More Time</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via, via, via! Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, ça va sans dire, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg"><img class=" size-full wp-image-7090 alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg" alt="LogoViennaPragaBrno" width="2586" height="954" /></a></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Via, via, via!</strong></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, <em>ça va sans dire</em>, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi imprigionava da un paio d’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Rossana che era partita all’alba di un grigio martedì, è ritornata dopo una settimana e mezza con un considerevole bagaglio di ricordi ma più leggera nello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto viene buona una delle gianografie scritte dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>pusher</em> / fotografo / ecc., e si intitola “ADDIO”.</span><br />
<em><span style="color: #000000;"> Il viaggiatore non conosce ritorno. A partire è uno, a tornare è un&#8217;altra persona. Qualora tornasse quello stesso uno è come se non fosse mai partito.</span></em><span id="more-7089"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi corre l’obbligo di spiegare le cause di questa mia metamorfosi minima, ovvero di come una semplice gita in luoghi meno che esotici e neppure del tutto sconosciuti abbia potuto sortire un tale benefico effetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si dirà che l’esperienza ritrovata di un viaggio all’estero, dopo mesi e mesi di soggiorno obbligato, è già condizione sufficiente per rinfrancare lo spirito, e forse è vero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari ha contribuito pure l’allentamento delle misure sanitarie antipandemiche di Austria e Cechia, un certo <em>lasseiz-fare</em> che, pur giudicandolo avventuroso, ci ha regalato quel briciolo di serenità che mancava da due anni e passa. Non mi illudo, non è finita, non è ancora giunto il momento della pace, ma una tregua è sempre una tregua, e guai a non approfittarne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono debitrice nei confronti della mia personale agenzia di viaggi, la quale stavolta si è superata regalandomi a Praga la più bella sistemazione che potessi desiderare, e anche questo fatto ha di certo contribuito a volgere al bello il mio stato d’animo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7101" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" alt="P1010555" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto vero, però la causa “scatenante” di un tale capovolgimento emotivo è meno appariscente, e forse soltanto ingannevole, come il succedersi imprevisto di eventi suggestivi che formano un quadro visibile solo a chi è disposto a emozionarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo di questi è, non ci crederete mai, Praga.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dubitavo, lo confesso. Nel corso degli anni mi sono ritrovata a detestare un turismo invasivo e incolto, oltre a provare amarezza per una certa decadenza dei costumi sociali, perciò temevo di scendere in una città piegata dalla pandemia, dalla crisi e dalla paura, una crisalide vuota.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece, guarda là, mi sono ritrovata ad abbracciarla come i primi tempi, mi ha riconquistato con un’inaspettata dimostrazione di vitalità, un palese rifiuto di arrendersi alle avversità che la peste cinese ci ha dispensato a piene mani, una città che anzi ha deciso di alzare la posta con tutta una serie di iniziative, sia istituzionali che private, il che, lasciatemelo dire, è stato come un raggio di sole se lo paragoniamo al plumbeo immobilismo al quale ci siamo, purtroppo, assuefatte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7100" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" alt="P1010730" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Non meno stimolante è stata l’occasione di ammirare i <em>quilt</em> esposti a Brno, e per due motivi. Il primo risponde a un’emozione empatica, quella di gioire assieme alle <em>quilter</em> ceche per la rinascita del Prague Patchwork Meeting, una manifestazione che ho sempre amato per motivi che superavano il mero interesse per il <em>patchwork</em>. Il secondo motivo di soddisfazione è stato determinato dalla qualità delle opere esposte, e soprattutto dalla precisa scelta di muoversi in direzione dell’arte, pur essendo questo indirizzo sempre impegnativo per una <em>quilter</em> giacché comporta più domande che risposte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7104" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image - Detail" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Chi frequenta questo <em>blog</em> saprà già che a me piace prendere le cose molto alla lontana, e perciò, prima di arrivare a Brno, la mia agenzia di viaggi ha organizzato delle escursioni culturali a Vienna e Praga alla scoperta di attrazioni e opere note o meno note, antiche o contemporanee, gradevoli o criptiche, consone o sorprendenti, e di ciò trovate traccia nello zibaldone visuale del breve filmato che è stato inserito in fondo a questo articolo.</span></h5>
<div id="attachment_7109" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="Vienna" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7109" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" alt="P1140461" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Vienna</p></div>
<div id="attachment_7111" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7111" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" alt="P1010770_ok" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Praga</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che sarebbe ora che vi parli finalmente del Prague Patchwork Meeting di Brno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo in Moravia, una regione sudorientale della Repubblica Ceca, che però nel Medioevo si estendeva dalla Pannonia alla Slesia comprese, per disintegrarsi all’inizio del X secolo sotto la pressione degli Ungari. Brno divenne unica capitale della Moravia solamente nel 1648 in virtù della sua favorevole posizione difensiva rispetto a Olomouc, un’altra delle tre “capitali” della Moravia assieme a Znojmo.</span></h5>
<div id="attachment_7116" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7116" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" alt="P1020036" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Brno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Cosa potrei dire di questa nuova collocazione della mostra? Uno dei vantaggi è costituito dalla sua prossimità al confine austriaco. Anche se il piccolo aeroporto locale offre pochissimi collegamenti, andrebbe considerato il fatto che bastano solamente due ore di treno per raggiungere l’aeroporto di Vienna, uno <em>hub</em> internazionale servitissimo, e ancor meno per la stazione ferroviaria della capitale austriaca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche la sede espositiva è tutta un’altra musica rispetto a quella di Praga. Si tratta di un grande complesso che, pur avendo quasi un secolo di vita, appare modernissimo e funzionale a qualsiasi manifestazione fieristica, e per di più è relativamente vicino al centro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Prague Patchwork Meeting ne occupava solo una piccola zona, non per esiguità della mostra ma per la vastità dello spazio a disposizione. In buona sostanza di posto per crescere ce n’è a iosa.<br />
Per contro a Brno non è che ci sia tantissimo da vedere. Visitata la fortezza dello Spielberg, le ville Tugendhat e Löw-Beer, la cattedrale e qualche bel giardino, non c&#8217;è altro da fare che girare per il piccolo centro storico. Di posti interessanti ce ne sono anche in Moravia, però raggiungibili con una certa difficoltà se non si dispone di un mezzo di trasporto privato. Allora, visti i prezzi molto ragionevoli, noleggiare un&#8217;autovettura a Brno sarebbe un&#8217;opzione da non trascurare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7120" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" alt="Sfondo1" width="640" height="350" /></a> <span style="color: #000000;">E allora andiamo, Sì, ma dove? Gli spazi sono vastissimi, mi ci perdo. Non mi resta altro che accodarmi a un gruppo di <em>quilter</em> che, ipotesi più che ragionevole, si sta recando come me alla mostra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, si sono perse anche loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un po’ trovo finalmente l’ingresso sotto a un grande cartello dove c’è scritto “Exit”. Preferisco non commentare…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per prima cosa andiamo a salutare Jana Štěrbová, <em>deux ex machina</em> di quest’araba fenice tessile. L&#8217;ho ritrovata sollevata dal risultato che stava ottenendo l&#8217;esposizione, e immagino che il timore di un <em>flop</em> dovuto alla sospensione della mostra per ben due anni e allo spostamento in una sede distante da Praga l&#8217;abbia provato, io almeno ne sarei stata vittima e non c&#8217;avrei dormito la notte. Più che farle i complimenti per la sua tenacia non so che altro dire, e allora via a vedere cos’hanno combinato!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come nelle edizioni precedenti, una zona è stata riservata alle opere che hanno partecipato al concorso “Sauvage” durante il Carrefour Européen du Patchwork del 2021. A parte il fatto che probabilmente le conoscete già, se siete oltremodo curiose vi rimando al mio post “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d’Argent 2021</a></span></strong>” nel quale ho riportato qualche immagine significativa e alcune mie considerazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Siamo a Brno, e quindi andiamo al mare.</span></h5>
<div id="attachment_7127" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7127" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" alt="Bára Bartošová - Sea Wave" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová &#8211; Sea Wave</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è un&#8217;anima artistica in Bára Bartošová, ce ne sono due. Un tale dualismo espressivo e inconciliabile si manifesta nella scelta dei suoi soggetti: scorci di Praga (dove forse ha vissuto) ed elementi della natura da lei riscoperta nella Boemia orientale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era inevitabile che ne scaturisse un impulso ecologista, e il mare, che troppo spesso è utilizzato come una discarica, trova posto nel suo immaginario, in forma di pesce o altro essere vivente, oppure come in questo caso in forma di energia, o per meglio dire di furia incontrollabile. Purtroppo nulla può il mare contro la stupidità umana, e quest&#8217;onda troppo mi ricorda la carica di un toro nell&#8217;arena, tanto impetuosa quanto incapace di ribaltare il suo fato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi ricorderete come faceva quella vecchia canzone &#8220;nel blu dipinto di bluuu&#8230;&#8221;, così ho desiso di continuare su questa linea cromatica, e lo faccio con tutta la serie di sfumature di blu indigo che Glenda Mah crea seguendo le antiche tecniche apprese in Cina, Tibet, Thailandia, Laos, Corea, Cambogia e Giappone, sfumature che potete divertirvi a cercare nell&#8217;opera sottostante.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7129" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7129" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In</p></div>
<div id="attachment_7131" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7131" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le tecniche che lei ha imparato a utilizzare, la più spettacolare di tutte è la tecnica giapponese Shibori, utilizzata per ottenere fantasie astratte sul tessuto mediante piegature o legature, ordinate o casuali, a seconda dell&#8217;effetto finale cercato. Tre secoli di storia e seimila miglia di mare dividevano Glenda dallo Shiìbori, ma lei ci dimostra che nessuna distanza è insuperabile per un&#8217;artista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, non la nostra ma quella di Jaroslava Grycová, la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al PPM non manca mai l&#8217;occasione di ammirare i suoi splendidi quadri realizzati con la tecnica &#8220;confetti&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella sua Moravia lei è capace di trovare degli angoli molto suggestivi dove la natura offre tutto quel che serve per realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, ossia spazio, luce, colore e forma.</span></h5>
<div id="attachment_7138" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7138" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn" width="640" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come una pittrice impressionista, lei adopera le briciole di stoffa per ricomporre un quadro che va oltre la semplice bellezza estetica, che trasmette un messaggio di serenità e di trascendenza. Se mi fermo a lungo davanti a una sua opera quasi mi pare di udire il leggero brusio delle foglie mosse da un alito di vento&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Gyöngyi Váradi ricordo ancora il calore che emanava il suo <em>quilt</em> intitolato &#8220;Exoplanet&#8221; visto a Praga nel 2015. Qui, pur essendo la struttura compositiva molto simile, lei ha cambiato registro. Tutti i colori sono freddi, e da questo cielo non scendono raggi solari, anzi esso minaccia di precipitarci sulla testa come se fosse acqua. Una sensazione del genere l&#8217;ho provata solamente in Norvegia, dove il mare è nero e il cielo si abbassa fino a sfiorarti la nuca.</span></h5>
<div id="attachment_7134" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7134" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies" width="408" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies</p></div>
<div id="attachment_7135" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7135" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strappo poi, è un messaggio nel messaggio. Cosa vuole dirci Gyöngyi Váradi? Forse che dietro a un cielo, per quanto minaccioso esso appaia, c&#8217;è solamente il buio, il nulla? Forse che è necessario strappare la bidimensionalità dell&#8217;opera per entrare coraggiosamente nell&#8217;oscurità del mistero? O magari che il cielo era già strappato da sempre, e che il compito della <em>quilter</em> (e il nostro) è quello di tentare di ricucirne i lembi?</span><br />
<span style="color: #000000;">Lascio la risposta a voi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto intrigante questo esperimento di contaminazione tessile realizzato da Sylwia Ingatowska.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei si è innamorata di un quadro di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall riportato su stoffa, l&#8217;ha preso per aggiungerci tutto quello che la sua ispirazione le suggeriva in forma di esagoni multicolori per dare respiro all&#8217;opera, e infine ha eseguito una quiltatura adeguata per far risaltare le forme sinuose del quadro.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_7147" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7147" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja" width="640" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja</p></div>
<div id="attachment_7148" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7148" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il risultato è un&#8217;immagine ancora più ammaliante dell&#8217;originale, come se dal magma cromatico sorgesse la speranza di un mondo finalmente in armonia e in pace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per curiosità ho dato un&#8217;occhiata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://josephinewall.co.uk/" target="_blank">sito web</a></span></strong> di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall, e lì ho trovato altre bellissime immagini.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più inquietante ma non meno interessante quest&#8217;opera di Enikő Nagy, un <em>quilt</em> che non è un <em>quilt</em>, è una composizione ricercatissima.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;Prigionia&#8221;, così è il titolo, e mi piace immaginare che sia stata ispirato dalle atmosfere siberiane dove László Hudec, uno degli architetti preferiti da Enikő, si trovò a trascorre qualche anno come prigioniero di guerra austroungarico.</span></h5>
<div id="attachment_7151" style="width: 273px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7151" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity" width="263" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity</p></div>
<div id="attachment_7152" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7152" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In che altro modo interpretare gli strati sovrapposti di stoffa se non come taglienti raffiche di vento gelido su strati di ghiaccio, o scheletri di legno che galleggiano su una superficie che di liquido ha solamente le increspature? Il risultato estetico è impressionante, tanto da vicino quanto da lontano.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passerei da un architetto relativamente vicino ai nostri tempi a uno che avendo realizzato le sue mirabili opere dalla fine del &#8216;400 ai primi decenni del &#8216;500 può forse venire considerato il primo grande architetto dell&#8217;età contemporanea (il Medioevo termina infatti nel 1492 con la scoperta dell&#8217;America), nonché uno degli ultimi esponenti del Tardo Gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma prima di presentarvi l&#8217;omaggio che Romana Černá rende a quel maestro insuperabile, consentitemi di spendere qualche parola su Kutná Hora, luogo da visitare assolutamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che fino al 1500 la città era importante quasi quanto Praga, e ciò grazie alle sue redditizie miniere d&#8217;argento. Di quel fiorente periodo ci sono rimaste le testimonianze di ricchi edifici, la &#8220;Corte italiana&#8221;, la cattedrale di Santa Barbara, un piccolo castello, una suggestiva passeggiata riccamente balaustrata e alcune antiche abitazioni.</span></h5>
<div id="attachment_7169" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7169" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" alt="Kutna Hora-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kutná Hora &#8211; Cattedrale di Santa Barbara</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A pochissimi chilometri da Kutná Hora, nella frazione di Sedlec, oltre alla chiesa dell&#8217;Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, sempre in stile gotico, è situata una costruzione che non saprei definire se bizzara o macabra. Si tratta dell&#8217;Ossario di Sedlec, una piccola cappella contenente circa 40.000 (quarantamila!) scheletri umani disposti in modo da formare delle composizioni ordinate e financo con velleità artistiche, così voluta dagli Schwarzenberg, una delle più influenti famiglie dell&#8217;impero asburgico, nonché padroni di mezza Boemia meridionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di inserire qualche mia fotografia dell&#8217;ossario, stavolta preferisco proporvi un breve filmato vagamente surreale girato nel 1970 da Jan Švankmajer, per inciso uno dei registi cechi preferiti dal mio <em>webmaster</em> / guida turistica / <em>sherpa</em> / fotografo / autista / ecc.<br />
Data la crudezza dell&#8217;ambiente, ne sconsiglierei la visione alle persone particolarmente impressionabili.<br />
</span></h5>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden;" src="https://www.dailymotion.com/embed/video/xzx2xj" width="100%" height="100%" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le origini di questo ossario risalgono al XIII secolo, ai tempi di re Ottocaro II di Boemia, quando un frate di ritorno da una crociata portò con sé una giara di terra del Golgota e la sparse nel cimitero di Sedlec. Da quel momento iniziò una sorta di pellegrinaggio di cadaveri destinati alla sepoltura in quel luogo considerato &#8220;sacro&#8221;, sia per desiderio dei parenti e sia come conseguenza delle &#8220;ultime volontà&#8221;. Pestilenze e guerre contribuirono far crescere in maniera esponenziale il numero di defunti lì sepolti, finché nel 1500 si decise di riesumare i resti più antichi per far posto a nuove sepolture, conservando le ossa nei magazzini della chiesa, le quali nel 1870 costituiranno le macabre decorazioni della cripta attualmente visitabile. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma torniamo a cose più allegre, ovvero all&#8217;opera di Romana Černá dedicata all&#8217;architetto Benedict Rejt, al quale dobbiamo la grandiosa cattedrale gotica di Kutná Hora. Egli è inoltre l&#8217;artefice della Sala Vladislav del castello di Praga. Quel salone è di dimensioni impressionanti, lungo sessantadue metri, largo sedici e alto tredici, caratterizzato da un’imponente volta gotica a crociera ogivale.<br />
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<div id="attachment_7158" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7158" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" alt="Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt" width="547" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Romana conoscevo bene la sua predilezione per tutte le sfumature del blu, dall&#8217;alice al denim, dall&#8217;acciaio al fiordaliso, perciò potrete ben comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti a questa sua opera dove quella tonalità è quasi del tutto assente.<br />
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<div id="attachment_7182" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7182" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" alt="Romana Černá" width="400" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Bark Beetle</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>quilt</em> soprastante faceva parte di una serie di opere realizzate dalle artiste di Art Quilt Harbour sul tema dello scarabeo della corteccia, o per meglio dire su quello e sui percorsi delle gallerie che le larve di quel coleottero scavano giusto sotto la corteccia esterna degli alberi. Purtroppo per Romana, il colore dominante era il marrone, chiaro quello del legno, scuro quello del coleottero, e il tutto le richiamava alla mente i ragni. Posso facilmente supporre che anche voi non proviate molta simpatia per quegli animaletti, ed era lo stesso per Romana, perciò lei decise di mutare il <em>beige</em> in bianco e il marrone in grigio. Ne è uscito fuori qualcosa che assomiglia a una vecchia parete con la malta screpolata e delle piccole falene che aspettano di staccarsi da quella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Breve inciso di biologia. Lo scarabeo della corteccia attacca in genere solamente le conifere morte, mentre una pianta sana riesce a difendersi abbastanza bene. Se però la quantità di alberi morti è eccessiva questo coleottero si moltiplica in maniera tale da riuscire ad aggredire in massa anche fusti sani, i quali a loro volta si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo, dopo la tempesta Vaia che ha abbattuto decine di milioni di conifere, era urgente rimuovere quanto prima tutte le piante che il vento aveva schiantato.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuna mostra <em>patchwork</em> può dirsi completa se non c&#8217;è un&#8217;opera enigmatica di Eszter Bornemisza. Ogni volta lei ama giocare con i materiali, le sovrapposizioni e le trasparenze, e ogni volta il risultato è spettacolare</span></h5>
<div id="attachment_7187" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7187" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments" width="321" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments</p></div>
<div id="attachment_7188" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7188" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più di dieci anni sono passati da quando ebbi l&#8217;occasione di vedere per la prima volta una delle sue composizioni, e da allora non ha mai smesso di offrirmi l&#8217;occasione di riflettere sul vero valore di un lavoro tessile, su quando quello smette di essere artigianato per diventare una meravigliosa opera d&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei suoi lavori è l&#8217;impossibilità di dare loro una loro collocazione temporale. In qualsiasi anno siano stati immaginati e assemblati, sembrano tutti realizzati domani.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un esempio di come un <em>quilt</em>, senza cercare di essere accattivante, senza tentare di sedurre con la forma o il colore, senza vantare preziosismi tecnici, senza offrire mirabolanti effetti speciali, riesca comunque a risultare affascinante.</span></h5>
<div id="attachment_7192" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7192" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line" width="640" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line</p></div>
<div id="attachment_7193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse si tratta della versione tessile del motto &#8220;<em>Less is More</em>&#8220;, coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, il padre del razionalismo, o magari segue l’altissima arte del levare il soverchio di michelangiolesca memoria. Come che sia, lei ha abbandonato la vecchia strada che finora l&#8217;aveva contraddistinta, forme complesse e dettagliate, colori fusi o contrastanti, figure parzialmente riconoscibili, per approdare alle rive di un universo schematico e resiliente, quasi una parete di sempiterni marmi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la conferma che la stoffa è come il maiale, ovvero non si butta via niente.</span><br />
S<span style="color: #000000;">u un arazzo carino realizzato a piccolo punto Anneliese Jaros ha aggiunto alcune poche forme forme che sembrano nuvole, ombre e onde, fino a comporre un&#8217;immagine che si distacca dalla realtà per diventare immaginazione pura.</span></h5>
<div id="attachment_7198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" alt="Anneliese Jaros – Upcycling 3 - Ocean Waves" width="640" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Anneliese Jaros – Upcycling 3 &#8211; Ocean Waves</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Quasi mai monocromatica, Andrea Landovská stavolta ha dovuto arrendersi al solo colore del soggetto che ha scelto di rappresentare, ovvero l&#8217;acqua.<br />
A meno che non ci si trovi di fronte a un fiammeggiante tramonto, oppure che si ammiri i riflessi di un plenilunio, l&#8217;acqua, intendo l&#8217;acqua limpida, offre &#8220;solo&#8221; un&#8217;infinità di sfumature o contaminazioni del blu.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7200" style="width: 629px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image" width="619" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská &#8211; Water Image</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora lei, per ripicca, s&#8217;è sbizzarrita nella composizione, l&#8217;ha fatto con un una precisa scelta di volumi, e per buona misura ha richiamato l&#8217;andamento ondulatorio di questo liquido vitale nella quiltatura, nel corso degli strappi ciniglia e nel movimento di quella serie di salviettine struccanti (ipotesi mia&#8230;) preventivamente colorate e sapientemente assemblate. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che ci volete fare, per quanto io parli d&#8217;arte, di ispirazione, di ricerca estetica, di evoluzione stilistica, resto sempre un po&#8217; bambina, e quando vedo certe immagini come questa qui sotto mi si scioglie il cuore.</span></h5>
<div id="attachment_7204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" alt="Zuzana Dolínková - Fairytale Forest" width="640" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Zuzana Dolínková &#8211; Fairytale Forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi sono soffermata parecchio davanti a questa foresta da favola per tentare di capire perché mi emozionasse tanto. E poi ho notato come non fosse affatto una foresta, ma nemmeno un bosco, casomai un frutteto di montagna, o magari quelle chiome rosse non erano alberi ma giganteschi funghi, tanto si sa che nelle favole tutto è concesso&#8230;<br />
In poche parole è stato un attimo di serenità, un soffio di brezza montana, il passaggio momentaneo di sottili profumi campestri e l&#8217;impressione della stessa leggerezza delle ali di una farfalla.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità sul fronte dei materiali per questo lavoro di Jana Štěrbová, mai autoreferenziale, mai ripetitiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di acrilico su Evolon, una microfibra che trova molte applicazioni grazie alla sua morbidezza e alla capacità di traspirazione. La realizzazione di questo sfondo colorato sarebbe stata ben più complessa utilizzando il cotone o la tela di canapa.</span></h5>
<div id="attachment_7206" style="width: 549px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7206" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" alt="Jana Štěrbová – Roots I" width="539" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Roots I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera di Jana rappresenta chiaramente una radice celata che affonda in un terreno rossastro e giunge con una certa sofferenza fino a una barriera più dura rappresentata dal colore grigio pietra. La sua sorte sarebbe segnata, però la radice trova fortunosamente una finestra amica, la quale le permette di allungarsi oltre la barriera e di diramarsi in cerca di nuove sostanze nutrienti (o ispirazioni) per far crescere rigoglioso il visibile.<br />
Elegante, perché con pochissimi elementi trasmette un messaggio colmo di significati.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conoscevo Piroska Pásztor per le sue composizioni geometriche, come &#8220;Twilight&#8221; visto a Parma nel 2013, oppure &#8220;Carmina Burana&#8221; in Val d&#8217;Argent nel 2016, ma stavolta lei ha deciso di rappresentare un soggetto che mal si presta a essere spezzettato in quadrati e triangoli. Si tratta dell&#8217;acqua, e per la precisione di quella che si muove pigramente accanto a un moletto.</span></h5>
<div id="attachment_7264" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7264" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier" width="640" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier</p></div>
<div id="attachment_7266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7266" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esperimento perfettamente riuscito, anche grazie all&#8217;originalissima idea di utilizzare uno strato di rete a trama molto sottile per esaltare i riflessi dell&#8217;acqua</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi l&#8217;ha detto che il <em>patchwork</em> è roba da donne?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jochen Hüttermann è un&#8217;altra dimostrazione che così non è, anche se, devo ammetterlo, ho come l&#8217;impressione di una diversa sensibilità rispetto ai colori, al loro peso e alla relazione con le forme. Non saprei dire se l&#8217;assenza di un imposto <em>imprinting</em> estetico li renda più liberi e temerari nella composizione artistica, e non riesco a dare un confine comprensibile a questa sensazione sfuggente; però essa c&#8217;è. </span><br />
<span style="color: #000000;">Ma forse si tratta soltanto di inconsci preconcetti, per i quali chiedo venia.</span></h5>
<div id="attachment_7216" style="width: 597px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7216" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" alt="Jochen Hüttermann – Between the Worlds" width="587" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttermann – Between the Worlds</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco ora un altro <em>quilt</em> che ha catturato la mia attenzione. Il soggetto è immediatamente riconoscibile, si tratta di un corvo su un ramo spoglio, quindi niente graziosi uccelli variopinti, niente foglie e fiori, niente cieli azzurri, solamente un volatile scuro in un&#8217;uggiosa giornata invernale.</span></h5>
<div id="attachment_7222" style="width: 642px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7222" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" alt="Michaela Kmječová – Raven" width="632" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Michaela Kmječová – Raven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché allora mi sono innamorata di quest&#8217;opera? La risposta sta nell&#8217;essenzialità del tema, come pure nella composizione del quadro.<br />
Due oggetti/soggetti: un albero e un corvo, immobili entrambi. Dell&#8217;albero vediamo solo alcuni rami nudi, e quei fili lasciati pendere con studiata trascuratezza danno il senso dell&#8217;avvenuto disfacimento delle fronde. Quel corvo, uccello tra i più intelligenti in natura, sta osservando qualcosa, pronto a gettarsi su un pezzo di cibo che ha intravisto, oppure a scappare se avverte la presenza di un pericoloso intruso. La posizione di quel volatile, non al centro della struttura grafica, rafforza l&#8217;impressione che stia proprio per spiccare il volo e uscire da quel rettangolo di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In buona sostanza si tratta di un messaggio di speranza, ovvero che anche nei periodi più duri la natura non si dà per vinta, continuando a lottare con i mezzi che ha, e così dovremmo fare pure noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si è certamente arresa è Marianna Rigler, la quale, a pandemia appena iniziata, ha deciso di imbastire un <em>patchwork</em> molto particolare utilizzando gli avanzi di un lavoro precedente, briciole di stoffa lasciate cadere su un sentiero immaginario per non rischiare di perdersi nel bosco della tristezza e della paura.</span></h5>
<div id="attachment_7225" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7225" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift" width="434" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift</p></div>
<div id="attachment_7226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7226" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Shift</em>&#8221; in inglese sta per cambiamento o spostamento, di turno, di direzione, di opinione, di marcia, del tempo, nonché del carrello per battere le lettere maiuscole sulle vecchie macchine da scrivere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate con attenzione l&#8217;immagine che mostra il <em>patchwork</em> completo potreste avere l&#8217;impressione di non distinguere bene, forse per un&#8217;immagine scattata non perfettamente a fuoco oppure per un difetto della vista, ma non è così. Il dettaglio spiega tutto: si tratta di un effetto ottico causato dal punto ornamentale utilizzato per unire i quadratini di stoffa. L&#8217;inclinazione incrociata dei punti suggerisce all&#8217;occhio la presenza di una vibrazione, un movimento breve e ciclico, uno &#8220;spostamento&#8221; di breve respiro ma senza tregua tra due punti, due stati d&#8217;animo, due eventi ravvicinati, due notizie contrastanti, il timore e la speranza, le notizie buone e quelle cattive, gli errori e le conseguenze, l&#8217;andare e il restare, la regola e la rivolta, il malato e il sano, la distanza e il contatto, la verità e la smentita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tutto questo abbiamo vissuto in quel periodo tremendo, e, al pari di un terremoto, quella vibrazione ha incrinato gli animi e offuscata la vista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Mirka Kalinová sono sempre imprevedibili. Lei passa da una rappresentazione decisa, netta, con tinte accese di scorci urbani o di edifici quasi stilizzati, a immagini bucoliche, paesaggi naturali o agresti, per arrivare a lavori come questo sottostante, leggero, quasi impalpabile, con un tema suggerito più che rappresentato.</span><br />
<span style="color: #000000;">I casi sono due, o si tratta di un artista particolarmente eclettica oppure non ha ancora deciso cosa farà da grande. Comunque vada ci aspettiamo ancora altre emozioni da lei.</span></h5>
<div id="attachment_7261" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7261" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding" width="261" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding</p></div>
<div id="attachment_7262" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7262" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Un piccolo momento di felicità&#8221;, questo è il titolo dello spettacolare lavoro di Maya Chaimovich, la quale ci ha ormai abituate a esplosioni di colore di efficacia estrema, indice di un gusto raffinatissimo e di una sensibilità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_7237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness" width="640" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness</p></div>
<div id="attachment_7245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di notevole impatto estetico questa immagine del mare visto come un mondo dove si celano pericoli invisibili e si deve combattere contro altrettanti pericoli ben visibili.<br />
Da millenni il mare costituisce per l&#8217;uomo un universo alternativo, col quale ha un rapporto controverso. Esso è, a seconda dei casi, fonte di cibo, via percorribile, padre di sali, difesa naturale e oggetto di riflessione (fisica e metafisica). Però il mare può essere anche assassino di uomini, barriera invalicabile, distruttore di mondi, deserto d&#8217;acqua e, per secoli, dimora delle &#8220;cose&#8221; più spaventose che la mente umana poteva immaginare (almeno fino all&#8217;arrivo degli alieni).<br />
Nel relativamente tranquillo Mar Mediterraneo, e più precisamente negli stretti punti di passaggio, si potevano incontrare le &#8220;rupi erranti&#8221;, scogli che si innalzavano improvvisamente e si spostavano per impedire la navigazione o per creare onde altissime in grado di far affondare ogni imbarcazione.<br />
Il biblico &#8220;Leviatano&#8221; era raccontato come una sorta di gigantesco serpente tortuoso dalle scaglie impenetrabili che sputa fuoco dalle fauci.<br />
Più raffinata e sottilmente misogina era l&#8217;immagine omerica delle &#8220;Sirene&#8221;, le quali attiravano con irresistibili canti i naviganti per farli naufragare sugli scogli. Tanto che si sappia, all&#8217;epoca non si trattava di un essere mezza donna e mezzo pesce, bensì era rappresentata come una figura femminile con ali e coda d&#8217;uccello.<br />
Persino la terribile Medusa che pietrificava col suo sguardo era sorta dal mare.<br />
Quei mostri marini erano figli di un <em>pélagos</em>, uno specchio d&#8217;acqua relativamente conoscibile e navigabile, ma ben più terrificanti erano quelli che si immaginava dimorassero nelle oscure profondità del <em><span dir="ltr">póntos</span></em>, il mare aperto che si apre oltre le Colonne d&#8217;Ercole.<br />
Nel XVII secolo si diffuse tra i marinai che attraversavano gli oceani la leggenda del &#8220;<em>Kraken</em>&#8220;, una piovra gigantesca dotata di tentacoli in grado di stritolare una nave, e sono proprio quelli che Kestrel Michaud fa intravedere giusto sotto la superficie liquida.</span></h5>
<div id="attachment_7243" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7243" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water" width="640" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water</p></div>
<div id="attachment_7244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7244" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Un discorso particolare lo merita questa improbabile imbarcazione che sta cercando di schivare l&#8217;abbraccio mortale del mostro. Si tratta di una rappresentazione in stile &#8220;<em>Steampunk</em>&#8221; di un piccolo sommergibile. Tale definizione è nata degli anni &#8217;80 ispirandosi alla narrativa fantastica o fantascientifica del XIX secolo.<br />
&#8220;<em>Steam</em>&#8221; in inglese sta per vapore, il più moderno mezzo di produzione di energia ai tempi di Jules Verne (tanto per fare un nome), ed era logico che si fantasticasse di macchine stupefacenti ancora da inventare sempre mosse dal vapore.<br />
Il cinema moderno ha pescato a piene mani da quella letteratura, realizzando dei film di grande godibilità e di un particolare valore estetico, e se vi serve qualche esempio andatevi a guardare &#8220;La leggenda degli uomini straordinari&#8221;, oppure &#8220;Brazil&#8221;, storie inverosimili, eppure trattate come possibili.<br />
Posso immaginare che lo <em>Steampunk</em> appassioni Kestrel Michaud in modo particolare.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, direi che, per ora, potrebbe bastare, altrimenti questo <em>post</em> non lo finisco più.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le altre edizioni, potrete trovare qualche altra immagine che non ho riportato qui nel mio album del <a href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">2022</span></strong>  </a>presente in Flickr.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sempre sulla piattaforma Flickr sono disponibili le immagini scattate nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">2021</a></span></strong>, nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">2019</a></span></strong>, dal <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">2013 </a></span></strong>fino al 2018 e quelle fino al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/albums" target="_blank">2011</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi ha ancora qualche minuto da perdere, qui sotto ho inserito un breve filmato girato durante la mia escursione austriaca-boema-morava. Si tratta di una sinossi visuale del viaggio, ovvero solo una carrellata di una minima frazione delle opere (d&#8217;arte e dell&#8217;ingegno) che ho ammirato nei musei di Vienna e Praga, e per la precisione di quelli che ancora non avevo visitato finora. Credetemi, ce ne sono di cose da vedere da consumare un paio di scarpe, e se avessimo voluto riportare tutto sarebbe uscito fuori un video più lungo de &#8220;La corazzata Potëmkin&#8221;. Non servirebbe aggiungere che anche il PPM2022 è presente nel filmato.</span></h5>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=0HRuzms1TxQ</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che sono qui, vi do un paio di notizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima è che, qualora passaste da quelle parti, dal 30 giugno al 2 settembre di quest&#8217;anno è aperta la mostra &#8220;Czech Contemporary Quilt&#8221; presso la Bohemian National Hall di New York (321 East 73RD Street). Che posso dire, complimenti a tutte le <em>quilter</em> ceche, e complimenti anche a me che già nel 2009 spesi parole estremamente incoraggianti per quelle artiste, intravedendo per loro il successo che la trasferta oltreoceano certifica in modo incontestabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda notizia riguarda la prossima edizione del Prague Patchwork Meeting, e cioè sono in grado di comunicarvi che si terrà a Brno dal 21 aprile al 23 aprile 2023. Siccome mi piace portarmi avanti col lavoro, vi presento in anteprima la relativa locandina, ricordandovi di nuovo che una cosa è vedere un <em>quilt</em> su questo <em>blog</em>, ma ben altra è vederlo dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Ahoj</strong>.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7275 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" alt="PPM2023" width="1143" height="780" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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		<title>Ancora grazie</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 20:24:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proprio così. Sapete come si dice quando si è sopraffatti: non trovo le parole. Quelle che vado cercando andrebbero classificate come invettive, maledizioni, contumelie ed epiteti ingiuriosi. In altro maniera non saprei come esternare il mio pensiero nei riguardi della peste cinese che da un anno e passa ci sta avvelenando la vita. Grazie di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Proprio così. Sapete come si dice quando si è sopraffatti: non trovo le parole.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quelle che vado cercando andrebbero classificate come invettive, maledizioni, contumelie ed epiteti ingiuriosi. In altro maniera non saprei come esternare il mio pensiero nei riguardi della peste cinese che da un anno e passa ci sta avvelenando la vita.<span id="more-6751"></span></span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie di tutto a chi ha gettato il sasso e ha nascosto la mano (per mesi), anzi ora per scagionarsi accusa gli altri. Grazie, me ne ricorderò, e a buon rendere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo sfogo mi sorge spontaneo dopo aver saputo che nemmeno nel 2021 si terrà il Prague Patchwork Meeting, quella manifestazione che avevo visto crescere fin dal 2008.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intanto il tempo corre, e perso quello si perdono anche emozioni, incontri, aspettative, delizie, spettacoli, e anche si smorza la voglia di realizzare qualcosa di bello. La depressione incombe, e solamente l&#8217;abbrivio di un testardo volano creativo ancora mi consente di prendere in mano ago e filo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora, per condividere con voi la nostalgia, ma senza speranze di lenirla, avrei pensato di aggiungere qui qualche immagine di Praga, i ricordi dei miei precedenti viaggi, così avrete una vaga idea di cosa mi sto perdendo (e vi state perdendo).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ahoj</span></h5>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Praga_day.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6765 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Praga_day.jpg" alt="praga_day" width="3283" height="2462" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120693.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6757 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120693.jpg" alt="p1120693" width="4095" height="3071" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/PragaByNight_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6761 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/PragaByNight_01.jpg" alt="pragabynight_01" width="3226" height="2419" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1060650.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6756 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1060650.jpg" alt="p1060650" width="3648" height="2736" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/zizka_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6760 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/zizka_01.jpg" alt="zizka_01" width="3456" height="2592" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120557.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6772 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120557.jpg" alt="p1120557" width="3110" height="2333" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1130601.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6773 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1130601.jpg" alt="p1130601" width="3456" height="2592" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1010542.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6774 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1010542.jpg" alt="p1010542" width="3466" height="2599" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Motoracek.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6775 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Motoracek.jpg" alt="motoracek" width="3456" height="2592" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Dscn1723.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6755 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Dscn1723.jpg" alt="dscn1723" width="5152" height="3864" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1130598.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6763 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1130598.jpg" alt="p1130598" width="2903" height="2177" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120530_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6762 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/P1120530_01.jpg" alt="p1120530_01" width="2680" height="2011" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/teatro.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6764 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/teatro.jpg" alt="teatro" width="3283" height="2462" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/cafe_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6759 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/cafe_01.jpg" alt="cafe_01" width="3456" height="2592" /></a></p>
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		<title>Praga 2019</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2019 11:35:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo è un post importante. Potrebbe essere il mio ultimo articolo sul Prague Patchwork Meeting. Precisiamo, non è che sia rimasta delusa dalla mostra, tutt&#8217;altro. Le opere esposte erano apprezzabili, sistemate con gusto e criterio, variate nello stile e perfettamente godibili, insomma tutto bene come sempre. Ma è proprio quel “come sempre” a mettermi in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/ppm2019logoW.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-6137 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/ppm2019logoW.jpg" alt="ppm2019logow" width="386" height="383" /></a>Questo è un <em>post</em> importante.<br />
Potrebbe essere il mio ultimo articolo sul <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Precisiamo, non è che sia rimasta delusa dalla mostra, tutt&#8217;altro. Le opere esposte erano apprezzabili, sistemate con gusto e criterio, variate nello stile e perfettamente godibili, insomma tutto bene come sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma è proprio quel “come sempre” a mettermi in crisi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già prima di partire temevo di trovarmi di fronte al solito copione, pregevole fin che si vuole, ma troppe volte replicato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco allora la solita strada, con il solito marciapiede e i soliti due tombini senza coperchio che se ci finisci col piede dentro ti fai fuori la caviglia (a essere ottimiste). Ecco la solita</span> <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130375.jpg" target="_blank">ripida scala metallica</a></strong></span> <span style="color: #000000;">stile “La collina del disonore”, salendo la quale prima o poi qualcuna si sentirà male. Ecco nell&#8217;atrio la solita esposizione a tema sistemata sui soliti cavalletti del 2011. Ecco la solita disposizione impeccabile, ma canonica, delle opere, per cui tutto appare ma nulla emerge. Ecco le solite creazioni tessili, talune ammirevoli per fattura e composizione, comunque gradevoli, però mai imprudenti o impudenti. Ecco ancora, per buon peso, la solita (e inspiegabile) assenza a Praga di cartelli, affissi, volantini, o anche minimi indizi che citino il Meeting.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci tengo a precisare che a Jana Štěrbová (<em>Deus ex machina</em> della mostra) va tutta la mia ammirazione, per la sua cifra artistica <em>in primis</em>, ma anche per essere riuscita a gestire per tanti anni questa manifestazione <em>patchwork</em>. Resto convinta che la persona in grado di tenere assieme e mettere d&#8217;accordo un gruppo di <em>quilter</em> può tranquillamente venir candidata al ruolo di Presidente dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Detto ciò avrei sperato che, in un attimo di coraggio o di follia, lei decidesse di uscire dagli scorrevoli binari del successo garantito e rischiasse relazioni e reputazione per battere sentieri ancora inesplorati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forse la colpa è invece soltanto mia. Troppe cose ho già visto, e troppo in alto pongo ormai l&#8217;asticella della mia considerazione. Sono un po&#8217; come il viaggiatore che ha girato mezzo mondo e che trova difficile provare ancora meraviglia, perciò confesso qui la mia colpa, quella di essere diventata incontentabile e sofistica, in una parola: viziata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fatta questa premessa, è ora che vi racconti qualcosa della mostra, un&#8217;esposizione che comunque consiglio di andare a vedere, almeno una volta. Magari potrei consigliarvi di andarci con più comodità di quanto abbia fatto io, perché non so se tutte le <em>aficionade</em> del <em>patchwork</em> siano in grado di reggere dodici ore andare e dodici ore tornare di autobus notturno; magari sarei in grado di suggerirvi dei trasferimenti più confortevoli.</span></h5>
<p><span id="more-6136"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solamente per il gusto di smentirmi, ecco cosa espone Irena Zemanová, una <em>quilter</em> che mi ha sempre colpito per l&#8217;originalità delle sue opere. Ricordo ancora bene un bel <em>patchwork</em> con un tema semplicissimo, due foglie, ma cosi ben composto cromaticamente da risultare una vera opera d&#8217;arte.</span></h5>
<div id="attachment_6143" style="width: 514px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Irena-Zemanová-Textile-Variation-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6143" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Irena-Zemanová-Textile-Variation-II.jpg" alt="irena-zemanova-textile-variation-ii" width="504" height="496" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová &#8211; Textile Variation II</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nastro, legno, ganci metallici e carta da pacchi. Forse non possiamo definirlo un <em>patchwork</em>, forse non è adatto come copriletto, forse pulirlo è un bel problema, però in quest&#8217;opera, in questo pianeta tessile sospeso (o imprigionato) nella cornice intravedo il desiderio di comunicare un messaggio. Sta a chi osserva indovinare quale.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal futuro al passato, alle tradizioni della Wallachia che </span><span class="st"><span style="color: #000000;">Věra Skočková ci propone con le sue opere tricolori. Solamente blu, bianco e rosso in tutta la sua produzione, per una rappresentazione fiabesca della sua terra, mescolando sogni e realtà (ma c&#8217;è veramente tanta differenza?), ghiande musiciste e gli effetti della <em>slivovka</em>.</span><br />
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<div id="attachment_6148" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130390.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6148 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130390-e1557733324899.jpg" alt="p1130390" width="360" height="434" /></a><p class="wp-caption-text">Věra Skočková</p></div>
<div id="attachment_6149" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130392.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6149 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130392-e1557733362538.jpg" alt="p1130392" width="360" height="356" /></a><p class="wp-caption-text">Věra Skočková</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo essersi lambiccati il cervello per interpretare il significato e la valenza di opere astratte, un quarto d&#8217;ora assieme alle allegre opere <span class="st"><em>naïf </em></span>di Věra Skočková è sempre una boccata d&#8217;aria fresca (o un sorso di <em>slivovka</em>).</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che parliamo di tradizione, ecco il <em>Dresden Plate</em>, un blocco &#8220;storico&#8221; del <em>patchwork</em>, ma stavolta declinato in modo alternativo e, mi si conceda di affermarlo, estremamente godibile.</span></h5>
<div id="attachment_6151" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Alena-Fuhrmanová-Summer-Day-and-Aster-Bouquet.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6151 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Alena-Fuhrmanová-Summer-Day-and-Aster-Bouquet-e1557733529786.jpg" alt="alena-fuhrmanova-summer-day-and-aster-bouquet" width="390" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Fuhrmanová &#8211; Summer Day and Aster Bouquet</p></div>
<div id="attachment_6154" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Králíková-Little-Houses-from-Bullerbyn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6154 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Králíková-Little-Houses-from-Bullerbyn-e1557733598172.jpg" alt="anna-kralikova-little-houses-from-bullerbyn" width="400" height="554" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Králíková &#8211; Little Houses from Bullerbyn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ahi ahi ahi, anche Anna Králíková è rimasta vittima della Sindrome di Bullerbyn.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Andiamo con ordine. Vi ricordate di Pippi Calzelunghe? Quella ragazzina dall&#8217;aspetto stravagante e dalla forza prodigiosa è nata dalla fantasia di Astrid Lindgren, una scrittrice svedese di libri per bambini. Scrittrice per caso potremmo dire, in quanto le avventure di Pippi Calzelunghe furono inventate lì per lì da Astrid per intrattenere sua figlia Karin di otto anni costretta a letto da una polmonite.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la pubblicazione di quei racconti Astrid Lindgren scrisse molte altre opere, e quattro di queste sono ambientate nel villaggio di Bullerby (creato ispirandosi al vicino villaggio di <span class="st">Sevedstorp</span>). La descrizione bucolica e idilliaca di Bullerby, una sorta di versione microscopica del mondo di <span class="st"><em>Shangri-La</em> immaginato da James Hilton,</span> ha generato il desiderio che questa utopia minima della Svezia anteguerra esista veramente, la Sindrome di Bullerbyn appunto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quest&#8217;opera di Anna Králíková traspare un desiderio di serenità, di armonia, di piccolo mondo antico. Una sola osservazione mi concedo, ossia che nei racconti di Astrid Lindgren le case di Bullerbyn sono solamente tre, ma suppongo che valga lo spirito dell&#8217;opera, col quale Anna ha voluto accostare nel <em>Dresden Plate</em> tutte le Bullerbyn che non può fare a meno di sognare.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco invece la Svezia di oggi, nelle opere di Bengt Svenningsson, nette, anche se, c&#8217;era da aspettarselo visto il clima, un po&#8217; algide.</span></h5>
<div id="attachment_6161" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Together.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6161 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Together-e1557733644803.jpg" alt="bengt-svenningsson-together" width="400" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Bengt Svenningsson &#8211; Together</p></div>
<div id="attachment_6162" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Up-in-the-Sky.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6162 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Up-in-the-Sky-e1557733667571.jpg" alt="bengt-svenningsson-up-in-the-sky" width="400" height="390" /></a><p class="wp-caption-text">Bengt Svenningsson &#8211; Up in the Sky</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui sotto ammirate cosa può succedere quando fantasia e tecnica si uniscono per creare un&#8217;opera unica nel suo genere.</span></h5>
<div id="attachment_6153" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Angnieszka-Wietzczak-and-Anna-Ploch-Dancing-Mandalas.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6153 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Angnieszka-Wietzczak-and-Anna-Ploch-Dancing-Mandalas-e1557733718868.jpg" alt="angnieszka-wietzczak-and-anna-ploch-dancing-mandalas" width="470" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Angnieszka Wietzczak and Anna Ploch &#8211; Dancing Mandalas</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se, evento ipotetico e quanto mai irrealistico, capitasse che io mi trovi a essere una componente di una giuria (temo quel giorno e dovreste temerlo anche voi), a un opera come quella sottostante regalerei senza undugio almeno una menzione.</span></h5>
<div id="attachment_6159" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Bovsunovska-Bright-Light-and-darkness-Will-Vanish.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6159 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Bovsunovska-Bright-Light-and-darkness-Will-Vanish-e1557733757108.jpg" alt="anna-bovsunovska-bright-light-and-darkness-will-vanish" width="360" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bovsunovska &#8211; Bright Light and darkness Will Vanish</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La fotografia non rende giustizia alla qualità della realizzazione. Non si tratta di un banale &#8220;Giardino della nonna&#8221;, bensì di effetti esagonali ottenuti mediante sovrapposizione e quiltatura., con in più un&#8217;attenzione particolare per il colore, in maniera che nessuno di questi prevalga o cancelli la profondità del nero dal quale emergono. Purtroppo questo concede la mia attrezzatura fotografica, e per apprezzare come si conviene quest&#8217;opera bisognava essere lì.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intanto che state leggendo questo <em>post</em> potrebbe capitarvi di provare una punta di appetito, che ne so, giusto quel languorino che richiede soddisfazione. Allora prendetevi una pausa e fatevi uno spuntino, il pane casereccio ve lo offre Olga Avdyeyeva.</span></h5>
<div id="attachment_6164" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Olga-Avdyeyeva-Bread.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6164 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Olga-Avdyeyeva-Bread-e1557736890635.jpg" alt="olga-avdyeyeva-bread" width="380" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">Olga Avdyeyeva &#8211; Bread</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Christine Bünning ama la musica (è una valente violinista), ma ama anche il <em>patchwork</em>. Che fare?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Semplice, basta unire le due cose.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cominciamo col chiederci cosa sarebbe successo se Vincent Van Gogh fosse stato un musicista, e quale sarebbe stato il suo stile, forse quello di Leoš Janáček, forse quello di Franz Liszt, </span></h5>
<div id="attachment_6165" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-If-Vincent-had-been-a-musician.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6165 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-If-Vincent-had-been-a-musician-e1557736926888.jpg" alt="christine-bunning-if-vincent-had-been-a-musician" width="350" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Bünning &#8211; If Vincent had been a musician</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">o magari quello di <span class="st">Modest Petrovič Musorgskij, anche lui così legato al suo popolo come lo era Van Gogh.</span></span></h5>
<div id="attachment_6167" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-Pictures-at-an-Exhibition-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6167 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-Pictures-at-an-Exhibition-III-e1557736968997.jpg" alt="christine-bunning-pictures-at-an-exhibition-iii" width="350" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Bünning &#8211; Pictures at an Exhibition III</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;era ancora una sua piccola opera molto curiosa, ma la troverete nel filmato di questa ennesima spedizione in terra boema.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Praga non mancano mai di fare bella figura le opere di <span class="st">Romana Černá</span>, e anche questa laguna veneta è rappresentata con mille sfumature del suo colore preferito, il blu.</span></h5>
<div id="attachment_6170" style="width: 440px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Romana-Cerná-Lagoon.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6170 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Romana-Cerná-Lagoon-e1557737021712.jpg" alt="romana-cerna-lagoon" width="430" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Lagoon</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è la prima volta che il mare, e Venezia, fanno da soggetto alle opere di <span class="st">Romana Černá, e se per quanto riguarda il mare il motivo potrebbe essere ovvio in quanto in Boemia esso non c&#8217;è, quindi verrebbe percepito come qualcosa di esotico, per Venezia potrebbe trattarsi di un&#8217;attrazione elettiva verso quell&#8217;antica capitale che condivide con Praga una indiscutibile unicità.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Repetita iuvant</em> dicevano nell&#8217;antica Roma, però questo detto non vale per Jana Šterbová, la quale non si ripete mai, e anzi è sempre alla ricerca di nuove forme compositive (il che non sempre avviene nel caso di alcune quotatissime <em>quilter</em>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se andate a dare un&#8217;occhiata ai <em>post</em> sulle passate edizioni del Prague Patchwork Meeting potrete notare anche voi la versatilità del suo percorso artistico.</span></h5>
<div id="attachment_6173" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Jana-Šterbová-On-Point.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6173 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Jana-Šterbová-On-Point-e1557737049623.jpg" alt="jana-sterbova-on-point" width="380" height="561" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová &#8211; On Point</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quanto mi piacciono, ma quanto mi piacciono le creazioni di Isabelle Wiessler!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già qualche anno fa, sempre a Praga, fui colpita dalla sua essenzialità pittorica, dalla sua maniera di rappresentare la realtà e allo stesso tempo trasfigurarla per cavarne l&#8217;essenza. Se non ci credete andate a dare un&#8217;occhiata a <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=113" target="_blank">questo post</a></strong></span> del 2013.</span></h5>
<div id="attachment_6174" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Isabelle-Wiessler-Spuren-Aletschgletscher.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6174 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Isabelle-Wiessler-Spuren-Aletschgletscher-e1557737079482.jpg" alt="isabelle-wiessler-spuren-aletschgletscher" width="650" height="446" /></a><p class="wp-caption-text">Isabelle Wiessler &#8211; Spuren-Aletschgletscher</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è questo che vedete qui sopra?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ghiaccio, solamente ghiaccio, ma è quello dell&#8217;Aletsch, il ghiacciaio più grande delle Alpi, e se vi va di perdere cinque minuti andate a cercarne qualche immagine su <em>Internet</em>. Lì troverete quelle onde, quelle increspature, quelle fessure che Isabelle Wiessler ha magistralmente riportato su stoffa mostrandoci non il ghiacciaio in sé, bensì la sua pelle, vissuta, grinzosa, graffiata, come quella di un essere vivente.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella fotografia magari non si nota, perciò ve la dovrete immaginare la particolarità di quest&#8217;opera.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le zone che voi vedete bianche (beh, diciamo grigio chiaro) non sono realizzate con la stoffa, bensì con&#8230; niente.</span></h5>
<div id="attachment_6176" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Wil-Fritsma-Colorful-Woman-Transparent.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6176 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Wil-Fritsma-Colorful-Woman-Transparent-e1557737110792.jpg" alt="wil-fritsma-colorful-woman-transparent" width="310" height="544" /></a><p class="wp-caption-text">Wil Fritsma &#8211; Colorful Woman Transparent</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Infatti Wil Fritsma, con una particolare tecnica personale, opera per rimozione, ottenendo delle figure sospese, come un ricamo. Va da sé che tutto ciò non può essere definito un <em>patchwork</em>, ma è altrettanto vero che tali creazioni (come, per esempio, quelle di Desedamas) per essere esaltate come meritano avrebbero bisogno di una sistemazione e un&#8217;illuminazione che ne mettano in risalto  le trasparenze, il che, come ho anticipato nel cappello, a Praga non è avvenuto. Peccato.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo lo sperimentale, ecco il tradizionale, il <em>Dresden Plate</em>, in variazione <em>Blues</em>, di Milena Kankrlíková, sempre molto precisa nelle sue composizioni.</span></h5>
<div id="attachment_6177" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6177 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-e1557737134721.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; Dresden Blues</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ci credete, date un&#8217;occhiata ai dettagli.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detail3.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6178 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detail3-e1557737159874.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues-detail3" width="450" height="338" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detal1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6179 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detal1-e1557737200685.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues-detal1" width="450" height="338" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi esperimenti per questa <span class="st"><em>Bethlehem Star</em> di Danuše Brezinová, solamente un accurato (e riuscito) studio della composizione, per un felice accostamento cromatico dei colori caldi del tramonto, e l&#8217;abbinamento deille forma geometriche con i sinuosi motivi floreali che allegeriscono il tutto.</span></span></h5>
<div id="attachment_6180" style="width: 560px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Danuše-Brezinová-Twilight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6180 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Danuše-Brezinová-Twilight-e1557737230250.jpg" alt="danuse-brezinova-twilight" width="550" height="548" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Brezinová &#8211; Twilight</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quelli che vedete qua sotto sono numeri, semplicissimi numeri, e se vi mettete d&#8217;impegno potreste anche contarli, quattro colonne più una barra trasversale eguale cinque, e avanti così.</span></h5>
<div id="attachment_6182" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6182 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count-e1557737254993.jpg" alt="uta-lenk-mediterranean-blood-count" width="580" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk &#8211; Mediterranean Blood Count</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solamente che non si può andare avanti così.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il blu è quello del mare, il Mediterraneo per essere precisi, e la conta è quella di quanti ci sono annegati nel tentativo di attraversarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Confesso di non amare particolarmente le opere che intendono platealmente trasmettere un messaggio edificante o di denuncia, non perché mi trovi eventualmente in disaccordo con il contenuto, bensì perché capita che queste opere risultino semplicistiche nel loro sincero candore. Come spesso uso dire, sono un po&#8217; come il tema &#8220;La mia compagna di banco&#8221; di scolastica memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutt&#8217;altra storia per questa brillante idea di Uta Lenk. Lei infatti, con degli elementi molto semplici, racconta un doppio dramma, quello di chi perde la vita in mare e quello di chi di chi ragiona solamente in termini numerici, un calcolo del dare e avere delle vite umane. In tutta onestà non saprei veramente chi compatire di più, se chi è morto in mare o chi è morto dentro.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come al solito mi va di chiudere il mio <em>reportage</em> con l&#8217;opera che più mi ha sorpreso. Magari non sarà stata la migliore della mostra (comunque è una questione di gusti), però è quella che, secondo me, aveva quel qualcosa in più, ciò che viene definito un <em>quid</em>. Basta poco, un dettaglio, un esperimento, una sfumatura per fami innamorare, e l&#8217;amore, si sa, non ha bisogno di spiegazioni.</span></h5>
<div id="attachment_6183" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Yemina-Lavan-Birds-Assembly.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6183 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Yemina-Lavan-Birds-Assembly-e1557737274933.jpg" alt="yemina-lavan-birds-assembly" width="500" height="493" /></a><p class="wp-caption-text">Yemina Lavan &#8211; Bird&#8217;s Assembly</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al Prague Patchwork Meeting c&#8217;erano altre molte creazioni tessili, ma, primo, non le ho fotografate tutte e, secondo, non potevo inserire tutte quelle che ho fotografato in questo <em>post</em>. Come sempre potete andare a vedere in <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr </a></strong></span>per trovare ancora qualche immagine del PPM2019.<br />
Nota: non si tratta del mio solito archivio di immagini, in quanto Flickr mi chiedeva 5,40€ al mese per inserirci altre fotografie, e così ho registrato i nuovi album su un archivio diverso, sempre su Flickr, ma con un&#8217;altra registrazione (lastoffagiusta2019).<br />
In ogni caso tutte le mie fotografie precedenti la trovate sempre <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">qui</a></span></strong>.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che c&#8217;ero sono andata a curiosare cosa avevano combinato a Žižkov, dove si teneva il <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.bellus-gallery.com/aktuality.php" target="_blank"><strong>Festival textilu a quiltu</strong></a></span>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6185 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bellus.jpg" alt="bellus" width="753" height="88" /><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno niente trasferimenti fino all&#8217;estrema periferia di Praga, stavolta bastava prendere il 133, e in dieci minuti si era arrivate. Peccato che la mostra si trovasse al terzo piano di un antico istituto tecnico ora riadattato a centro sportivo-svago-cultura, ovviamente senza ascensore. Pazienza, non si può avere tutto&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130367.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6186 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130367-e1557737338639.jpg" alt="p1130367" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Qui gli stili e gli obiettivi sono molto più semplici, più comprensibili, e tutto sommato tradiscono il desiderio di provare anche a divertirsi realizzando un <em>patchwork</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130369.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6188 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130369-e1557737358472.jpg" alt="p1130369" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130348.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6189 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130348-e1557737379499.jpg" alt="p1130348" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130358.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6190 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130358-e1557737401151.jpg" alt="p1130358" width="640" height="480" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Interessante questo capo di abbigliamento realizzato dalla stilista <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.nedomova.cz" target="_blank">Iveta Nedomová</a></strong></span> di Brno. Lei è usa presentare una serie di abiti molto originali per convincere le donne del pubblico a non cadere nelle trappole dei marchi famosi, e a non avere paura di mostrare la propria personalità nel vestire.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130364.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6191 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130364-e1557737431487.jpg" alt="p1130364" width="360" height="480" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130363.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6192 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130363-e1557737463991.jpg" alt="p1130363" width="360" height="480" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="st" style="color: #000000;">Viera Sehnoutková ha realizzato questo bellissimo pavone, di sicuro il <em>patchwork</em> più interessante della mostra, almeno secondo me. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130361.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6193 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130361-e1557737496574.jpg" alt="p1130361" width="640" height="545" /></a><span class="st" style="color: #000000;">Confesso che ho apprezzato alcune sue soluzioni tecniche, tanto che le ho fatte mie. Grazie Viera! (altre immagini su <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>)<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suggerimento: non mancate di fare una capatina al negozio di stoffe <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.bolenatex.cz/" target="_blank">Bolena Tex</a></span></strong> che si trova accanto all&#8217;entrata della mostra. Troverete lì <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130371.jpg" target="_blank">tutto</a></span></strong> quello che da noi &#8220;non esiste&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Visto che avete portato pazienza fino a qui, mi va di offrirvi anche un breve filmato di questo mio &#8220;<em>tour</em> <em>textile</em>&#8221; a Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/se9-RqG2DV4?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che il mio dovere l&#8217;ho fatto posso andare a farmi un giretto per Praga. La mia agenzia di viaggi, nonché fotografo e sherpa sa bene cosa mi piace, anche meglio di me, perciò&#8230;</span></h5>
<h3 style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130601.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6194 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130601-e1557737523692.jpg" alt="p1130601" width="640" height="480" /></a><span style="color: #ff0000;">&#8230; Ahoj</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi c&#8217;è c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 12:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 5 al 7 aprile c&#8217;è il Prague Patchwork Meeting, all&#8217;Hotel Step di Praga, ma non solo. In centro (finalmente!) si terrà anche il Festival textilu a quiltu, e più precisamente in via Koněvova 929/19, nel quartiere di Žižkov. Io ci sarò anche quest&#8217;anno, stavolta sperando di vedere delle novità espositive, giusto qualche refolo d&#8217;aria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal 5 al 7 aprile c&#8217;è il <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span>, all&#8217;Hotel Step di Praga, ma non solo. In centro (finalmente!) si terrà anche il <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.bellus-gallery.com/aktuality.php" target="_blank">Festival textilu a quiltu</a></strong></span>, e più precisamente in via Koněvova 929/19, nel quartiere di Žižkov.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/PPM2019_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6130" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/PPM2019_01.jpg" alt="ppm2019_01" width="573" height="541" /></a><span style="color: #000000;">Io ci sarò anche quest&#8217;anno, stavolta sperando di vedere delle novità espositive, giusto qualche refolo d&#8217;aria fresca che mi tenti anche per le prossime edizioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi farò sapere&#8230;</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">P.S. Qualora vi servissero suggerimenti, indirizzi, pareri, idee circa Praga e la Boemia, non avete che da chiedere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ahoj</span></h6>
]]></content:encoded>
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		<title>Come sempre, diversamente da sempre</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2018 20:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prague Patchwork Meeting]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccomi qua. In ritardo come al solito. So già cosa vi state aspettando, la mia periodica tiritera su quanto siano affascinanti Praga e la Boemia in generale, tanto più in occasione del Prague Patchwork Meeting. Insomma il solito strazio. Errore. Calma, calma, non si pensi che Praga abbia ormai perso la sua capacità di suggestionarmi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-4524" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/PragueArms.jpg" alt="praguearms" width="158" height="190" />Eccomi qua.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In ritardo come al solito.<br />
So già cosa vi state aspettando, la mia periodica tiritera su quanto siano affascinanti Praga e la Boemia in generale, tanto più in occasione del Prague Patchwork Meeting. Insomma il solito strazio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Errore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Calma, calma, non si pensi che Praga abbia ormai perso la sua capacità di suggestionarmi, o che, dopo ben undici anni, undici presenze, undici viaggi, io non trovi più ragioni per andare a vedere il <em>patchwork</em> boemo. Non sia mai detto.</span><span id="more-4518"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci sono andata, mi sono pure divertita, come sempre e diversamente da sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ormai giriamo per la città con le mani in tasca, ovvero senza la necessità di consultare mappe e guide di sorta, e per di più ci permettiamo di farlo a piedi, avendo ormai memorizzato strade e scorciatoie. E così, come sempre e diversamente da sempre, abbiamo ritrovato i nostri angoli preferiti, assieme ad altre nuove scoperte, piccole si sa, ma non per questo meno gradevoli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche le mostre <em>patchwork</em> di Praga non hanno tradito le promesse, hanno mantenuto alto il livello artistico delle opere esposte, non rinunciando a presentare gradevoli variazioni sul tema. Come sempre e diversamente da sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E allora?<br />
Allora stavolta non vi riverserò addosso il rituale fiume di parole, e vi eviterò la pena di cercare di interpretare il senso dei miei voli pindarici con i quali uso condire il testo; stavolta si viaggia senza bagaglio appresso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che suppongo di aver scritto abbastanza di Praga e della Boemia, e direi che a questo punto un qualche ufficio dell&#8217;agenzia centrale ceca per il turismo dovrebbe regalarmi un soggiorno premio, o concedermi un&#8217;onorificenza, o almeno offrirmi un caffè. Se dopo aver tanto scritto e tanto mostrato non vi è venuta ancora voglia di venire a Praga, allora non c&#8217;è speranza. Mi arrendo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però, e qui c&#8217;è il secondo motivo per essere meno scrupolosa, finalmente al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></span></strong> è stato riservato uno spazio per i <em>quilt</em> italiani. Sono abbastanza certa che l&#8217;esperienza sia stata interessante per le artiste di casa nostra, e che pertanto saranno le migliori testimoni (più di me, questo è certo) di un evento così vicino a noi eppure per molti anni passato quasi inosservato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ormai la strada è aperta, e mi piace pensare che nel mio piccolo abbia contribuito anch&#8217;io; come si dice, missione compiuta, ora posso anche tirare i remi in barca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già scrissi una volta, un dì capitai a Praga per il <em>patchwork</em>, e da quel dì le cose sono un po&#8217; cambiate. Ora vado in Boemia per la Boemia, a Praga per Praga, ma ci vado, quando si dice il caso, proprio in occasione delle mostre <em>patchwork</em>, come sempre e diversamente da sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi niente fotografie in questo <em>post</em>, le potete trovare tutte nel mio album di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, estese e scaricabili. Al loro posto un breve filmato nel quale abbiamo mischiato di tutto, viaggio, posti visitati, impressioni, e ovviamente le mostre, un vero e proprio zibaldone di immagini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ah sì, quasi dimenticavo, quest&#8217;anno abbiamo notato un considerevole aumento di esemplari di triscemi, dei bipedi tre volte scemi. In una città che vanta un trasporto pubblico tra i migliori al mondo, questi si dimostrano una volta scemi ostinandosi a girovagare in centro con l&#8217;automobile. Diventano biscemi quando lo fanno con dei mezzi che superano abbondantemente la barriera del superfluo, dei cassoni lucidi e rumorosi che mal si adattano alle stradine di selciato e all&#8217;ambiente (naturale e architettonico). L&#8217;ambita patente di triscemo la conseguono quando mostrano particolare arroganza nell&#8217;ignorare i limiti di velocità, cercando di bruciare il tempo in una città che si è permessa di venire a patti con esso.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/8TOlEnPzITU?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualche breve considerazione sul filmato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Essendo il succinto racconto di un viaggio e anche un resoconto delle mostre, era necessaria una nuova definizione.<br />
<em>Patch</em> sta per pezzetto, frammento, scheggia, toppa, oltre a far parte del termine <em>patchwork</em>. Queste mie escursioni in Boemia non si possono considerare dei grandi viaggi, sono esperienze minime, però personali e intense, qualcosa per mettere una toppa buona a coprire i buchi creati dalle tarme del solito trantran.</span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Trip</em> sta per viaggio, fisico, ma anche mentale, e ci si potrebbe chiedere se magari è il secondo a prevalere sul primo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per questi motivi è venuto fuori questo “<em>Tripatch</em>”, una sequenza di immagini varie, non sempre conseguenti, con un ritmo diverso da quanto prodotto finora, un <em>crazy patchwork</em> multimediale che tutto sommato mi rappresenta abbastanza. Siete avvertite.</span></h5>
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		<title>Io c&#8217;ero (one more time)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2018 17:33:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Praga.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4515 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/Praga.jpg" alt="praga" width="4608" height="2946" /></a></p>
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		<title>Indovina&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 20:34:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PPM2018]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4482 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/ppm2018_2.jpg" alt="ppm2018_2" width="3112" height="540" /></a><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">PPM2018</a></span></span></h5>
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		<title>Malanni di stagione</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 23:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Boemia]]></category>
		<category><![CDATA[PPM 2017. Prague Patchwork Meeting]]></category>
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		<description><![CDATA[Primavera. Un sole ancora giovane dipinge di rosa i ciliegi. Papaveri rossi come gocce di sangue stillate dal prato. Tutti gli arcobaleni che riescono a imbastire gli iris. Luce, luce, luce, per uscire, giocare, sognare. Primavera, la stagione più bella. In teoria&#8230; Come ignorare anche gli aspetti meno gradevoli della primavera? La natura si risveglia, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Primavera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un sole ancora giovane dipinge di rosa i ciliegi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Papaveri rossi come gocce di sangue stillate dal prato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti gli arcobaleni che riescono a imbastire gli iris.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Luce, luce, luce, per uscire, giocare, sognare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Primavera, la stagione più bella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In teoria&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come ignorare anche gli aspetti meno gradevoli della primavera?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La natura si risveglia, e con lei tutte le allergie derivate, con gli effetti che ben conosciamo: raffreddore, occhi lucidi e tosse, variamente assortiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il caldo, tanto bramato, arriva senza bussare, e ci causa spossatezza e indolenza, proprio quando tutto ci spronerebbe all&#8217;azione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tempo pazzo, non si sa mai come coprirsi, o troppo o troppo poco, in giaccone col sole, in giacchetta colla pioggia, e una bronchitella se ne sta sempre in agguato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche tutta quella luce che cala prepotente da un cielo ancora non oppresso dall&#8217;umidità estiva ci sbalestra, sconvolge il nostro ritmo circadiano, e con lui vanno a farsi benedire tutte le buone abitudini dell&#8217;organismo che si regolavano sul nostro orologio interno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancor peggio va a chi approfitta di qualche ora di luce in più per allungare la sua giornata lavorativa, garantendosi un bel <em>surplus</em> di affaticamento.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per buona misura ci levano anche un&#8217;ora di sonno, grazie all&#8217;ora cosiddetta “legale”, aggravando lo stato di torpore mattutino che sempre si accompagna a questo periodo dell&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nei casi peggiori si arriva a una sorta di depressione primaverile, la SAD (<em>Seasonal Affective Disorder</em>), durante la quale la mente rifiuta di accordarsi con l&#8217;esuberanza circostante e la combatte con l&#8217;apatia.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se pensate che i malanni di stagione siano tutti qui, vi state sbagliando, poiché il peggiore, quello al quale non si sfugge, fastidioso come un tafano, inesorabile come una cartella di Equitalia, puntuale come la nuvola del Rag. Ugo Fantozzi, fatale come quel famoso <em>iceberg</em> nell&#8217;Atlantico settentrionale, sta proprio per colpirvi in questo esatto momento: si tratta del mio solito <em>post</em> di primavera sul Prague Patchwork Meeting.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Eccolo, lo sento, il sospiro di rassegnazione, quello di chi si accorge di essere caduto nella trappola di un titolo mendace e fuorviante. Ad averlo saputo prima&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Che ci volete fare, Praga per me è uno straniarsi da ciò che è usuale per scoprire sempre nuove affinità tanto sorprendenti quanto profonde. Come già scrissi, un dì arrivai a Praga per il <em>patchwork</em>, ma ormai esso è solamente una delle componenti che mi spinge ogni anno verso la Boemia.</span></h5>
<p><span id="more-3628"></span></p>
<div id="attachment_3637" style="width: 689px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Marcela-Listíková-–-Praha-Matka-Mest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3637 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Marcela-Listíková-–-Praha-Matka-Mest-e1493123925556.jpg" alt="marcela-listikova-praha-matka-mest" width="679" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Praha Matka Měst</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Non intendo tediarvi con l&#8217;ennesima descrizione di questa città, anche se mi va di precisare che, nonostante siano ormai passati dieci anni dal mio primo incontro, anche stavolta ho scoperto cose nuove, e so che, purtroppo o per fortuna, altre ancora ce ne sono.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Giove Pluvio non s&#8217;è fatto vedere (incredibile!), così mi sono regalata una gita col <em>Pražský motoráček</em>, un trenino storico che dalla stazione principale arriva al sobborgo di Praha-Zličín attraversando un paesaggio naturale (perciò innaturale in città) di notevole impatto.</span></h5>
<div id="attachment_3631" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3631 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/PA104401.jpg" alt="pa104401" width="800" height="425" /><p class="wp-caption-text">Fonte: vitmar.wgz.cz</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;immagine qui sopra sembrerebbe che io abbia preso un treno per il <em>Far West</em>, invece ero sempre a Praga, e anzi, scesa dal treno, sono tornata in centro col tram.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dato che il cielo insisteva pervicacemente a rimanere sgombro di nubi, ne ho approfittato per visitare il castello di Troja, lo stesso edificio utilizzato per le riprese del film “I miserabili”, con Liam Neeson nel ruolo di Jean Valjean.</span></h5>
<p><img class="aligncenter wp-image-3635 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Troja-e1492964971397.jpg" alt="troja" width="800" height="600" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> A proposito, se vi piace il cinema, a Praga potrete scoprire i luoghi nei quali sono state girati molti film di successo, da “Amadeus” del 1984, all&#8217;ultimo “Child 44 &#8211; Il bambino numero 44” del 2015, oltre ovviamente all&#8217;ultima produzione di National Geographic, “Genius”, dedicata ad Albert Einstein. A oggi sono ben 1840 le produzioni girate a in questa città (fonte <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.imdb.com/" target="_blank">IMDb</a></strong></span>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Basta, basta, basta parlare di Praga. Chi vuol saperne qualcosa di più sa dove trovarmi. Qui.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo alle nostre cose.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche quest&#8217;anno, prima del piatto forte, ho gradito una sorta di stuzzicante antipasto, una piacevolissima visita al &#8220;Festival textilu a quiltu&#8221; di Dubeč, una mostra piccola per dimensioni, ma grande per l&#8217;entusiasmo profuso, nella quale traspare il coinvolgimento sia materiale che emozionale di tutte le partecipanti.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110259.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3641 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110259-e1492978266789.jpg" alt="p1110259" width="800" height="600" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Simpatica l&#8217;idea di una sfilata di creazioni da indossare, dedicate a chi, pur non essendo più flessibile come un giunco e snella come una silfide, non intende rinunciare a mostrarsi originale senza cadere nelle luccicanti trappole della moda, e logicamente rifiuta di uniformarsi ai prevedibili cliché.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;erano anche i <em>patchwork</em>, è ovvio, dai tipi più classici con qualche variazione sul tema come questi, &#8230;</span> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110266.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3643 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110266-e1492983087960.jpg" alt="p1110266" width="511" height="480" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110267.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3644 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110267-e1492983155980.jpg" alt="p1110267" width="511" height="498" /></a></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; oppure delle composizioni più originali come un appendiabiti con sciarpa, borsetta, ombrello e cappello. Pronte per uscire?<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110271.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3645 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110271-e1492983343380.jpg" alt="p1110271" width="329" height="480" /></a> Simpatica questa piazza di una cittadina boema, semplice nel disegno, ma curata nell&#8217;applicazione dei ricami.<br />
</span></h5>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110282.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3660 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110282-e1493039238425.jpg" alt="p1110282" width="360" height="480" /></a></p>
<div id="attachment_3659" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Dscn2665.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3659 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Dscn2665-e1493039317738.jpg" alt="dscn2665" width="360" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio</p></div>
<div id="attachment_3658" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Dscn2661.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3658 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Dscn2661-e1493039366555.jpg" alt="dscn2661" width="360" height="513" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E per finire, ecco un&#8217;originale comitiva di inusuali visitatrici della mostra, le quali si sono prese, ovviamente, i posti migliori.</span></h5>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110287.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3650 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/P1110287-e1492984265342.jpg" alt="p1110287" width="348" height="480" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dato che non me la sono presa comoda, ma comodissima, invece di tornare subito in centro ho fatto un giro largo con il bus, per scoprire che Dubeč è molto di più di semplice periferia, anzi è proprio un piccolo borgo che ha molto da offrire. Non si tratta di un “quartiere dormitorio” nato nel secondo dopoguerra per fronteggiare l&#8217;espansione demografica, in quanto ha una sua storia, quasi millenaria. Spazio verde, attrezzature sociali e sportive non mancano, il che rende questa zona appetibile a chi cerca un “<em>buen retiro</em>” via dal caos del centro, o semplicemente ha voglia di farsi una bella passeggiata in santa pace. Anche se non servirebbe precisarlo, Dubeč è servito con efficienza ed efficacia dal <em>Dopravní podnik hlavního města Prahy</em> (servizio di trasporto pubblico di Praga), ovvero,  come si dice, la ciliegina sulla torta.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">Eccoci finalmente al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/PPM_HEADER.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3709" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/PPM_HEADER.jpg" alt="ppm_header" width="2040" height="272" /></a> <span style="color: #000000;">All&#8217;ingresso ci attende l&#8217;esposizione a tema delle <em>quilter</em> ceche. Quest&#8217;anno è il turno del velluto, materiale di grande effetto, ma anche di complessa applicazione, se non altro per gli spessori in gioco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho raccolto qualche opera nel breve filmato sottostante.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/QXYW41eL6bw?rel=0" width="640" height="468" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, altre immagini con una definizione migliore le potete trovare su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, nella galleria dedicata alla mostra.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I criteri di valutazione delle capacità di una <em>quilter</em> possono essere, in crescendo, passabile, promettente, bravina, brava, bravissima, eccezionale, Brigitte Morgenroth.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se non ci credete, dovreste vederli dal vivo i suoi <em>patchwork</em>, generalmente realizzati mediante la tecnica del <em>paper-piecing</em>. L&#8217;esattezza di queste composizioni è ammirevole, anche in considerazione del fatto che lei adopera seta Dupion e <em>satin</em> di poliestere, materiali notoriamente &#8220;sfuggenti&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3669" style="width: 348px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Brigitte-Morgenroth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3669 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Brigitte-Morgenroth-e1493062612479.jpg" alt="brigitte-morgenroth" width="338" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Brigitte Morgenroth &#8211; Gewitterhimmel</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va da sé che per ottenere tutte le sfumature presenti nel grande <em>patchwork</em> qui sopra sono indispensabili delle stoffe tinte a mano.</span></h5>
<div id="attachment_3691" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Brigitte-Morgenroth-Firmament.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3691 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Brigitte-Morgenroth-Firmament-e1493062583826.jpg" alt="brigitte-morgenroth-firmament" width="434" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Brigitte Morgenroth &#8211; Firmament</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Satin</em> di poliestere appunto per questa festa di triangoli, acuti, acutissimi, come la vista di Brigitte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dagli spigoli passiamo alle curve, quelle del concorso &#8220;<em>Classical curves</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Originale interpretazione asimmetrica per questo <em>quilt</em> di Johanna Soloch.</span></h5>
<div id="attachment_3678" style="width: 357px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Joanna-Soloch-Rosso-passione.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3678 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Joanna-Soloch-Rosso-passione-e1493063395580.jpg" alt="joanna-soloch-rosso-passione" width="347" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Joanna Soloch &#8211; Rosso passione</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più classico il soggetto e ammiccante la scelta di colori, quasi da bomboniera, per questo lavoro a quattro mani.</span></h5>
<div id="attachment_3693" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Monika-Chizecová-Monika-Kolejová-–-Garden-of-Dreams.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3693 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Monika-Chizecová-Monika-Kolejová-–-Garden-of-Dreams-e1493064079951.jpg" alt="monika-chizecova-monika-kolejova-garden-of-dreams" width="408" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Chizecová / Monika Kolejová – Garden of Dreams</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Penso si sarà ormai capito che a me piacciono i soggetti originali, quindi mi va di passare dalle curve agli anelli, dai fiori al legno, dai sogni ai segni, quelli lasciati dal tempo, da ogni rigido inverno e ogni cocente estate, e non mi riferisco solamente al tronco che vedete qui sotto&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3692" style="width: 345px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Eva-Brabcová-–-Pocitání-letokruhu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3692 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Eva-Brabcová-–-Pocitání-letokruhu-e1493064312388.jpg" alt="eva-brabcova-pocitani-letokruhu" width="335" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová – Počitání letokruhů</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come potete vedere, tutto può essere fonte di ispirazione, anche un ceppo marcito, un rudere vegetale, testimone al pari delle austere rovine in pietra di una vita che fu. E della vita che lo circonda egli è ormai semplice spettatore. Solamente una piccola piuma persa da una ghiandaia e un ciuffo di peli di un toporagno di passaggio è riuscito a trattenere, gelosamente, mentre il tempo gli sfugge tra le radici in vista.<br />
Complimenti a Helena per la scelta del soggetto.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3688" style="width: 338px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Fikejzová-Starý-parez.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3688 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Fikejzová-Starý-parez-e1493065671139.jpg" alt="helena-fikejzova-stary-parez" width="328" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Helena Fikejzová &#8211; Starý pařez</p></div>
<div id="attachment_3671" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Fikejzová-Starý-parez-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3671 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Fikejzová-Starý-parez-Detail-e1493065873199.jpg" alt="helena-fikejzova-stary-parez-detail" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da un singolo ceppo a un&#8217;intera foresta, ma non una di quelle che ci sono più o meno familiari. Che siano fitte o rade, estese o confinate, ostili o benigne, le nostre foreste sono sempre il frutto di un accordo con l&#8217;uomo, il quale ne ha tratto a seconda dei casi i mezzi di sostentamento e fiabe spaventose. Anke Pradel-Schönknecht ha voluto invece rappresentare la foresta pluviale, una struttura caotica, incontenibile, vitale e misteriosa, distante da noi come può esserlo la Luna. Non abbiamo nessun controllo su questa anarchia naturale, e perciò tentiamo di distruggerla. Idioti.</span></h5>
<div id="attachment_3687" style="width: 799px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Regenwald-I-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3687 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Regenwald-I-III-e1493066952891.jpg" alt="anke-pradel-schonknecht-regenwald-i-iii" width="789" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel-Schönknecht – Regenwald I-III</p></div>
<div id="attachment_3690" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Regenwald-I-III-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3690 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Regenwald-I-III-Detail-e1493067223741.jpg" alt="anke-pradel-schonknecht-regenwald-i-iii-detail" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre un po&#8217; crepuscolari le opere di Soshi Rimer. Il messaggio è chiaro, proteggere la foresta, ma è più un invocazione che un invito. La foresta quasi non c&#8217;è più, è ridotta a pochi alberi scheletriti che si sollevano a stento da un oscuro acquitrino, la cui superficie è mossa da ciò che non possiamo (o vogliamo) vedere.</span></h5>
<div id="attachment_3683" style="width: 307px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Soshi-Rimer-–-Protect-the-forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3683 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Soshi-Rimer-–-Protect-the-forest-e1493068528182.jpg" alt="soshi-rimer-protect-the-forest" width="297" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Soshi Rimer – Protect the forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Salviamo quel poco che riusciamo ancora a salvare, è, per noi, l&#8217;ultima chiamata.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche Bára Bartošová ama molto la natura, forse per reazione verso tutto il tempo speso, per lavoro, tra carte e numeri. A un certo punto anche lei ha udito il richiamo della foresta, quella delle montagne attorno a Žamberk, il suo luogo di origine. L&#8217;unica cosa che le dispiace è di avere poco tempo per riuscire a realizzare tutte le sue idee. Eh, cara mia, <em>ars longa</em>&#8230;<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3667" style="width: 439px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Bára-Bartošová-Žába.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3667 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Bára-Bartošová-Žába-e1493069478277.jpg" alt="bara-bartosova-zaba" width="429" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová – Žába</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il suo <em>quilt</em> ha ricevuto anche un (meritato) riconoscimento dalla giuria del &#8220;<em>Festival of Quilts</em>&#8221; di Birmingham nel 2016. Guardatelo un po&#8217; più da vicino, riuscite a vedere le altre rane?</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tecnica dei <em>confetti</em> (coriandoli) per il quadro autunnale di Jaroslava Grycová.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3677" style="width: 793px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jaroslava-Grycová-–-Barvy-podzimu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3677 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jaroslava-Grycová-–-Barvy-podzimu-e1493071793991.jpg" alt="jaroslava-grycova-barvy-podzimu" width="783" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Barvy podzimu</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non male l&#8217;idea di suddividere l&#8217;opera in bande verticali, come se fossero versi di una poesia, oppure battute musicali. L&#8217;autunno offre scenari cromatici sempre molto accesi, ma quando rappresentati in maniera troppo armonica rischiano di apparire stucchevoli, romanticheggianti, o, come usano dire a Roma, piacioni. Jaroslava è riuscita nell&#8217;intento di comporre un&#8217;immagine che invece appare sempre fresca e sorprendente.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità di quest&#8217;anno è una galleria di piccole opere dedicate a Praga. Ogni <em>quilter</em> ha utilizzato la stoffa per rappresentare un aspetto della città che più sente suo, nel presente o nel passato. Ecco nel breve filmato sottostante alcuni quadri di questa interessante esposizione.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/HTzNe8V5l6w?rel=0" width="640" height="468" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Hilde van Schaardenburg è una presenza costante nelle mostre di <em>patchwork</em>, e anche, <span class="st"><em>ça va sans dire</em></span>, nel mio <em>blog</em>. Lei sa dire molto con il minimo di elementi, una qualità che in genere viene</span> <span style="color: #000000;">definita &#8220;eleganza&#8221;. Già nel 2013, a Birmingham, rimasi colpita dal suo</span> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/9509997750/in/set-72157635070325276/lightbox/" target="_blank">Hommage à Monet</a></span></strong>&#8220;, <span style="color: #000000;">anche se l&#8217;opera che, secondo me, è la sintesi perfetta del suo stile è</span> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/11355816475/in/set-72157638642302774/" target="_blank">Nigeria</a></span></strong>&#8220;, <span style="color: #000000;">praticamente due soli colori, il bianco e il verde, per un risultato invidiabile.</span></h5>
<div id="attachment_3673" style="width: 423px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Hilde-van-Schaardenburg-–-Waterfall.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3673 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Hilde-van-Schaardenburg-–-Waterfall-e1493105337482.jpg" alt="hilde-van-schaardenburg-waterfall" width="413" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Hilde van Schaardenburg – Waterfall</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In quest&#8217;opera Hilde van Schaardenburg ha inteso superare i confini di spazio e tempo che in genere delimitano un <em>quilt</em>. Lo sfondo assume uno spessore e una solidità che si contrappongono all&#8217;apparente precarietà dello stato liquido della cascata, e quest&#8217;ultima spinge l&#8217;occhio, e la mente, a rincorrere un ideale precipitarsi verso il basso dell&#8217;acqua.  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altra <em>quilter</em> che non teme di percorrere sentieri ancora non battuti è Jana Štěrbová. A memoria posso affermare che mai l&#8217;ho vista ripetersi o, peggio ancora, cristallizzare la sua creatività trasformandola in formalismo. Ogni anno lei sceglie un tema, e lo sviluppa al meglio delle sue, notevoli, capacità espressive. Stavolta è il turno delle barre (<em>Mříže</em>).</span></h5>
<div id="attachment_3675" style="width: 391px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jana-Šterbová-–-Mríže-VII.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3675 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jana-Šterbová-–-Mríže-VII-e1493106795716.jpg" alt="jana-sterbova-mrize-vii" width="381" height="470" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Mříže VII</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altre strisce verticali, questa volta dalla Norvegia. </span></h5>
<div id="attachment_3686" style="width: 528px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Veian-Merete-–-Walk–Safe-inside.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3686 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Veian-Merete-–-Walk–Safe-inside-e1493107758525.jpg" alt="veian-merete-walk-safe-inside" width="518" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Veian Merete – Walk: Safe inside</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se pensate che sia tutto qui, vi state sbagliando. Solamente sollevando il sipario di striscioline di stoffa si può arrivare a vedere l&#8217;opera che c&#8217;è dietro. L&#8217;idea di Veian Merete sta qui, spingere l&#8217;osservatrice (o l&#8217;osservatore) a scoprire di più di quel che appare a prima vista, interagire con l&#8217;opera, magari anche offrire un provvisorio contributo creativo, che ne so, un nodo strano, una spilla appuntata, uno sbuffo d&#8217;aria, a piacere.<br />
Mi piace pensare che questa composizione sia una specie di invito a guardare oltre l&#8217;apparente freddezza della gente del Nord, per scoprire affinità inattese, e che il loro sia più che altro un atteggiamento di difesa, non di superiorità.<br />
Non sperate che io riveli ciò che stava dietro al sipario, sarebbe come tradire un segreto.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Encomiabile l&#8217;iniziativa di Pia Welsch, un laboratorio nel quale far crescere artisticamente altre <em>quilter</em>, offrendo loro il contributo del suo inesauribile talento e le solide basi della sua esperienza, sia tecnica che estetica. Ciò che ne è sorto è una serie di opere molto originali, temerarie, e guai se fosse altrimenti.</span></h5>
<div id="attachment_3682" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Pias-Quilt-Werkstatt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3682 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Pias-Quilt-Werkstatt-e1493109713578.jpg" alt="pias-quilt-werkstatt" width="261" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Pias quilt werkstatt</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Danza del Caracol<em>.<br />
<em>Caracol</em> </em>in spagnolo significa lumaca, ma è molto difficile che voi abbiate visto una lumaca danzare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se invece vi capitasse di trovarvi in Messico durante la Settimana Santa o la domenica di Pasqua, vi sarebbe più facile assistere alla danza del <em>caracol</em>. Si tratta di una manifestazione in costume che interpreta la resurrezione di Cristo. Decine di figure mascherate come legionari romani si muovono lentamente a spirale (da qui l&#8217;immagine della lumaca), accompagnati unicamente dal rullare ritmico di tamburi, una danza alla quale poi si uniscono altre figure pittoresche, spettatori compresi, in un tripudio di colori che si mischiano e che si avvitano su sè stessi.</span></h5>
<div id="attachment_3666" style="width: 495px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Andrea-Landovská-–-Danza-del-Caracol.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3666 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Andrea-Landovská-–-Danza-del-Caracol-e1493110917774.jpg" alt="andrea-landovska-danza-del-caracol" width="485" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská – Danza del Caracol</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Zefad, o Safad, è una cittadina della Galilea, ed è una delle quattro città sante ebraiche, con Gerusalemme, Tiberiade ed Hebron. La città vecchia è percorribile solamente a piedi, in quanto è attraversata da un&#8217;intricata ragnatela di vicoli, il che suppongo che la renda abbastanza suggestiva. In uno dei vicoli di Zefad, Bella Kaplan deve aver incontrato questo coloratissimo quadro che ha voluto interpretare con la stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_3668" style="width: 334px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Bella-Kaplan-–-Zefat-Alley.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3668 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Bella-Kaplan-–-Zefat-Alley-e1493112394776.jpg" alt="bella-kaplan-zefat-alley" width="324" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Bella Kaplan &#8211; Zefan alley</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nei paraggi. La notte magica di Tatiana Ogolevar richiama atmosfere mediorientali, da &#8220;Le mille e una notte&#8221;, e non potrebbe essere altrimenti per via delle proporzioni fiabesche delle figure danzanti.</span></h5>
<div id="attachment_3684" style="width: 296px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Tatiana-Ogolevar-–-Magical-night.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3684 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Tatiana-Ogolevar-–-Magical-night-e1493113461513.jpg" alt="tatiana-ogolevar-magical-night" width="286" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Tatiana Ogolevar – Magical night</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1866, a Hradec Králové, un centinaio di chilometri a Est di Praga, si svolse una grande battaglia tra l&#8217;esercito dell&#8217;Impero d&#8217;Austria e la Prussia. Per motivi che ignoro, forse perché il nome ceco ci presenta dei problemi di pronuncia, da noi è più nota come la battaglia di Sadowa. L&#8217;esito dello scontro favorevole alla Prussia ebbe conseguenze importanti. L&#8217;impero austriaco cominciò a sfaldarsi sotto le spinte nazionalistiche panslave, mentre col trattato di Praga prese forma la confederazione degli stati tedeschi, quella che dopo la vittoria sulla Francia sarebbe diventata il Secondo Reich.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur non essendo stata la più sanguinosa delle battaglie di quel periodo, ampiamente superata in questa macabra classifica da quelle di Gettysburg e di Sedan, essa è rimasta impressa nella memoria ceca per il gran numero di soldati boemi morti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In ricordo di quel tragico evento, le <em>quilter</em> locali hanno realizzato una serie di opere, un&#8217;occasione per riflettere sull&#8217;assurdità della guerra, senza se e senza ma.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/HtVeQE_GyNY?rel=0" width="640" height="468" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho già avuto modo di scrivere di come le figure essenziali, talvolta quasi scarne, di Jana Haklová riescano a fondersi in composizioni suggestive. Se non ci credete, andate a dare un&#8217;occhiata al quilt &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Haklov%C3%A1-Jana-Fata-Morgana-Concrete-and-Grassland.jpg" target="_blank">Fata Morgana</a></strong></span>&#8220;, sempre su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2851" target="_blank">questo blog</a></span></strong>, e vi renderete conto di come lei sappia risultare espressiva mediante elementi molto semplici, il che è uno dei pregi del <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Stavolta però è stata aiutata da uno dei soggetti più seducenti del mondo: Venezia.</span></h5>
<div id="attachment_3674" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jana-Haklová-Benátky.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3674 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jana-Haklová-Benátky-e1493114001915.jpg" alt="jana-haklova-benatky" width="380" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Haklová &#8211; Benátky</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certo, chi la conosce sa che l&#8217;acqua in laguna non è così blu, ma nemmeno il bel Danubio lo è, però nessuno si è mai sognato di muovere delle osservazioni  a </span><span class="st"><span style="color: #000000;">Johann Strauss. Ditemi voi se, tra tutte le rappresentazioni agiografiche di Venezia, vi è mai capitato di incontrare una lettura della città così vicina a un sogno.</span><br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Dalle acque alle acque, però molto lontane fra loro, quasi agli antipodi. E lo sono anche cromaticamente, passando dalle sfumature di blu, fredde di umida nebbia adriatica, all&#8217;incendio di questo tramonto coreano.</h5>
<div id="attachment_3679" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Kim-Jungmi-–-Sunset-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3679 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Kim-Jungmi-–-Sunset-II-e1493115236566.jpg" alt="kim-jungmi-sunset-ii" width="390" height="470" /></a><p class="wp-caption-text">Kim Jungmi – Sunset II</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I <em>quilt</em> della Corea del Sud mi fanno uscire pazza. Sono curatissimi, e con una carica di espressività talvolta superiore alle più blasonate opere giapponesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho avuto modo di scoprire le <em>quilter</em> coreane in Val d&#8217;Argent, e, vi prego di credermi, nessuna fotografia, nemmeno la migliore, può rendere giustizia alla qualità delle loro creazioni.</span></h5>
<div id="attachment_3676" style="width: 614px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jang-Mikyeong-Peony.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3676 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Jang-Mikyeong-Peony-e1493115814701.jpg" alt="jang-mikyeong-peony" width="604" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Jang Mikyeong – Peony</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Osservate per esempio questa semplice (si fa per dire) figura. In fondo non si tratta che di alcuni rettangoli in varie tonalità di grigio, con quello più interno che richiama il titolo dell&#8217;opera.<br />
Già da lontano essa mostra la sua ragion d&#8217;essere, un equilibrio armonico tra il colore acceso e l&#8217;assenza di colore acceso, è viva senza essere sgargiante. Non ci sbatte in faccia il cremisi, l&#8217;eliotropo, il fucsia, lo zafferano, il <em>denim</em>, ma ce ne parla, ci invita a cercarli, a distinguerli, a capirli.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3681" style="width: 362px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Lee-Mikyeong-–-Color-is....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3681 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Lee-Mikyeong-–-Color-is...-e1493116167672.jpg" alt="lee-mikyeong-color-is" width="352" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Lee Mikyeong – Color is&#8230;</p></div>
<div id="attachment_3680" style="width: 362px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Lee-Mikyeong-–-Color-is...-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3680 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Lee-Mikyeong-–-Color-is...-Detail-e1493116212664.jpg" alt="lee-mikyeong-color-is-detail" width="352" height="492" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E dato che ce ne parla, per non perdere il filo del discorso ecco piovere su tutto una coltre di sottilissimi fili multicolore, il dettaglio che rende unica quest&#8217;opera, per fattura ed effetto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per finire, vi saluto con questo grazioso quadro di Helena Přeučilová.<br />
Per quelle poche che non conoscono il ceco, aggiungo che il titolo significa &#8220;Follemente innamorato&#8221;, e appunto chi lo è non offre alla persona amata un fiore, bensì &#8220;semplicemente&#8221; il suo cuore, e noi al <em>patchwork</em> non abbiamo dato solo il cuore, ma anche gli occhi, le mani e gran parte dei nostri pensieri. Più innamorate di così&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> In uno dei miei soliti voli con la fantasia, mi piace pensare che Helena abbia scelto volutamente un abbigliamento bizzarro per l&#8217;innamorato, come rappresentazione metaforica del suo stato emotivo. A tal riguardo viene buona la gianografia n°65 dal libro &#8220;365 uova di giornata&#8221; del mio sceneggiatore/fotografo/sherpa/agenzia di viaggi: <em>chi ama e non appare ridicolo agli occhi di chi non ama, non ama veramente</em>.</span></h5>
<div id="attachment_3672" style="width: 486px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Preucilová-–-Bláznive-zamilován.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3672 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Helena-Preucilová-–-Bláznive-zamilován-e1493118820895.jpg" alt="helena-preucilova-blaznive-zamilovan" width="476" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Helena Přeučilová – Bláznivě zamilován</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, penso che possa bastare, penso di aver fatto anche questa volta il mio dovere (che poi è un piacere): andare, vedere e riportare. Non mi sono dilungata come gli altri anni, ma solo perché penso di aver già speso abbastanza parole per instillarvi nell&#8217;animo abbastanza curiosità da farvi venire a Praga, per il <em>patchwork</em> e per la città. Se dopo tanto scrivere e tanto mostrare ancora non ce l&#8217;ho fatta, sono sicura che non ce la farò mai.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Premesso che il Prague Patchwork Meeting non è in grado di competere con il <span class="st">Carrefour Européen du Patchwork in Alsazia, e nemmeno con il Festival of Quilts di Birmingham, va detto che può comunque vantare la presenza di più di duecento <em>quilter</em>, e offre la possibilità di dare uno sguardo a temi e stili che solamente da qualche anno sono riusciti a valicare i confini della Repubblica Ceca. A suo vantaggio porta però una <em>location</em> unica, come se da noi si tenesse una mostra internazionale di <em>patchwork</em> a Venezia (illusione, dolce chimera sei tu).<br />
</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora qualche informazione pratica.<br />
Arrivare a Praga è diventato più semplice. Da qualche mese la compagnia di bus <span class="st"><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.helloe.com/en/" target="_blank"> Hellö</a></span></strong> offre un Venezia-Praga diretto a 39€.<br />
Partendo da Milano, bastano 33€ con <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flixbus.it/" target="_blank">Flixbus</a></span></strong>.<br />
La compagnia ceca <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.studentagency.eu/en/" target="_blank">Student Agency</a></span></strong> (bus+treno) permette di raggiungere Praga da Roma con prezzi che variano dai 45€ ai 65€.<br />
Se invece lo stesso percorso preferite farlo in treno, con <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.obb-italia.com/" target="_blank">ÖBB</a></span></strong> spendete 68€.<br />
Sull&#8217;aereo sapete come la penso, si fa prima, è vero, ma è come fare un viaggio in ascensore, e poi i problemi dei bagagli, dei controlli, che rottura&#8230; Tra l&#8217;altro, anche viaggiando con un vettore low-cost (sappiamo quale), meno di 70-80€ non si spende.<br />
Quindi non avete più scuse, e sappiate che le (poche) persone da me convinte a venire a Praga hanno goduto di un&#8217;esperienza sinestetica superiore alle loro aspettative.<br />
</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span class="st">Bene, ora vi ho detto veramente tutto, e posso contare i giorni che mancano al mio prossimo viaggio in Boemia.<br />
</span></span></h5>
<p><img class="aligncenter wp-image-768 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145ce555cf0-300x185.jpg" alt="uid_145ce555cf0" width="300" height="185" /></p>
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		<title>Pronte?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 19:56:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sarebbero il cavallo di Troia, il dipinto di 1040m², l&#8217;orologio che va al contrario, il modello in scala 1:420 della città com&#8217;era nel 1830, la via reale con la negredo, l&#8217;albedo e la rubedo, la colonna del Diavolo, la casa di Faust, la fata verde, la tomba di un sepolto vivo, il cammello che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sarebbero il cavallo di Troia, il dipinto di 1040m², l&#8217;orologio che va al contrario, il modello in scala 1:420 della città com&#8217;era nel 1830, la via reale con la negredo, l&#8217;albedo e la rubedo, la colonna del Diavolo, la casa di Faust, la fata verde, la tomba di un sepolto vivo, il cammello che passa per la cruna di un ago, la colonna infinita di libri, il castello di Adele Bloch-Bauer, l&#8217;ascensore a paternoster, senza contare tutto il resto che già si sa, e allora datemi una buona ragione, una sola, per la quale non dovrei andare a Praga per il <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Patchwork Meeting</a></strong></span>.</span></h5>
<h6 style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Praga-02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3572 " src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Praga-02.jpg" alt="Praga-02" width="349" height="481" /></a>Ahoj</h6>
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		<title>Lascia o raddoppia?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 22:28:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Verde, verde e ancora verde. Abetaie, prati, basse colline, rivi, salici, un verde arcobaleno orizzontale scorre veloce accanto al finestrino del treno che mi porta da Praga a Vienna. È un bel viaggiare, anche se già ora vorrei farlo nel verso opposto. Prima di cominciare a raccontarvi qualcosa della mia (decima?) escursione praghese, permettetemi di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-lign: justify;"><span style="color: #008000;">Verde, verde e ancora verde.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Abetaie, prati, basse colline, rivi, salici, un verde arcobaleno orizzontale scorre veloce accanto al finestrino del treno che mi porta da Praga a Vienna. È un bel viaggiare, anche se già ora vorrei farlo nel verso opposto.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima di cominciare a raccontarvi qualcosa della mia (decima?) escursione praghese, permettetemi di darvi una spiegazione di questo titolo un po&#8217; enigmatico “<strong>Lascia o raddoppia?</strong>”</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo Sitges, dopo Birmingham, dopo la Val d&#8217;Argent, e soprattutto dopo aver visto ben otto edizioni del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span> provavo, come dire, un certo senso di “sazietà”. Non che mi sia stancata del <em>patchwork</em>, sia chiaro, ma avendo già un&#8217;idea di cosa mi aspettava a Praga, supponevo che mi sarebbero mancati quel tanto di mistero e sorpresa che rendono invitante ogni mio viaggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per quest&#8217;anno quindi ero intenzionata a lasciare, ovvero passare la mano a chi, leggendo il mio <em>blog</em>, provasse maggior curiosità per questa mostra, e per la città di Praga s&#8217;intende.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pare evidente che, trovandomi ora a scrivere questo <em>post</em>, ciò non è avvenuto, e che alla fine in Boemia ci sono andata, ma ancora non si spiega quel titolo bislacco, e nemmeno il fatto che io stia registrando le mie sensazioni “ora”, quando invece sono abituata a farle “decantare” per un po&#8217;, quasi a far loro prendere aria come si fa col vino per ravvivarne gli aromi.</span></h5>
<p><span id="more-2851"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A far pendere la bilancia sul piatto del viaggio c&#8217;ha pensato la mia agenzia turistica preferita, la quale ha pensato bene di organizzarmi un <em>tour</em> che definire interessante sarebbe riduttivo, e che è stato fonte di piacevoli scoperte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tanto per essere chiara, quest&#8217;anno a Praga non ho visto una mostra di <em>patchwork</em>, ne ho viste due, quindi non ho lasciato, ma ho pure raddoppiato. Come sempre vi riporterò un breve resoconto delle esposizioni con le relative immagini di ciò che ho visto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;agenzia turistica alla quale mi affido conosce bene i miei gusti, e soprattutto sa che io non amo essere troppo diretta, cioè preferisco arrivare al mio obiettivo percorrendo strade alternative, magari un po&#8217; disagevoli e tortuose, perciò prima di giungere a Praga mi è toccato, per fortuna, girare mezza Europa, e, credetemi, ne è valsa la pena. Tante e tali sono state le esperienze vissute che sento il bisogno di riportarle subito alla memoria, per paura che poi perdano la nettezza necessaria per descriverle come meritano.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima tappa a Venezia S. Lucia (col treno, ovviamente) per una Kilkenny e un panino caldo in un caratteristico localino che conosco bene.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter wp-image-2852 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Kilkenny-238x300.jpg" alt="Kilkenny" width="238" height="300" />Certo, sarei potuta scendere a Mestre, e da lì prendere lo <em>Shuttle Bus</em> per l&#8217;aeroporto, ma, come ho detto poc&#8217;anzi, le cose troppo semplici non fanno per me, quindi piccola pausa a Venezia, poi treno per Treviso Centrale e infine autobus urbano fino all&#8217;aeroporto, destinazione Eindhoven, Paesi Bassi. (Eindhoven???).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Calma, calma, una spiegazione c&#8217;è, ma prima vorrei raccontarvi due episodi divertenti (almeno per me, s&#8217;intende).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Uno. A parer vostro, prendendo un qualsiasi treno regionale, sedendo su un qualsiasi posto a caso, quante possibilità si hanno di incontrare una qualsiasi persona olandese? Praticamente zero, eppure è successo, ho fatto la conoscenza di una giovane mamma olandese che portava il suo bambino in gita a Venezia (un caso o un segno del destino? Fate voi).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Due. Piccola scenetta comica alla stazione di Venezia. Chiedo i biglietti per Treviso Centrale e quindi, già che ci sono, anche i biglietti da Udine a Trieste. L&#8217;operatore, con rara sollecitudine, mi chiede se sono “coperta” da Treviso a Udine, ovvero come c&#8217;arrivo a Udine. &#8211; Nessun problema, – rispondo – vado ad Eindhoven, poi a Breda, poi a Praga, poi a Vienna, poi a Villaco e infine a Udine -. L&#8217;apparente assurdità della risposta lascia talmente basito e interdetto il buonuomo da fargli sbagliare completamente la prenotazione, perciò deve cancellare tutto, stornare biglietti e pagamenti, e quindi rincominciare daccapo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché la mia agenzia di viaggi mi ha spedito in aereo fino ad Eindhoven? Semplice, per farmi prendere il treno per Breda.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E allora?</span><br />
<span style="color: #000000;"> E allora nel 2016 ricorre il cinquecentenario della morte di Jheronimus van Aken, più noto come <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hieronymus_Bosch" target="_blank">Hieronymus Bosch</a></span></strong>, perciò nel Noordbrabants Museum di ’s-Hertogenbosch, il paese vicino a Breda dove questo pittore nacque e dal quale non si mosse mai, è stata organizzata un&#8217;esposizione di quasi tutte le sue opere da incubo.<br />
Irripetibile, perciò imperdibile.<img class="aligncenter wp-image-2858 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/bosch_01-e1464647158249.jpg" alt="bosch_01" width="666" height="349" /></span><br />
<span style="color: #000000;"> Visto che ero di strada, il mio <em>tour operator</em> mi ha dato la possibilità di visitare la Cattedrale di ’s-Hertogenbosch, e di fare un giretto su per i suoi tetti sovrabbondanti di figure spaventose quanto quelle dei quadri di Bosch. <a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/DSCN1697.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2859 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/DSCN1697-e1464645438563.jpg" alt="DSCN1697" width="666" height="500" /></a>Il fitto programma di viaggio prevedeva sì appuntamenti culturali, come il <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.rijksmuseum.nl/en" target="_blank">Rijksmuseum</a></span></strong> di Amsterdam per esempio, ma anche momenti di vero spasso lungo le vivacissime viuzze del centro di Breda, tanto che lì ogni sera sembrava Capodanno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma, mi chiederete voi, al <em>patchwork</em> ci arriviamo sì o no?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci arriviamo, ci arriviamo, con calma e pazienza, come ci sono arrivata io che ho viaggiato di notte con un autobus da Breda a Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter wp-image-2860 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/bus.jpg" alt="bus" width="297" height="170" /></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">”<em>Per aspera ad astra</em>” diceva il motto latino, e mi sono fatta ben quindici ore di “<em>aspera</em>” per raggiungere la mia stella.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A questo punto il mio agente di viaggio poteva lasciarmi finalmente in pace a godermi il <em>patchwork</em> di Praga? Ovviamente no.</span><br />
<span style="color: #000000;"> “Una Pasqua da (in)cubo &#8211; Dagli incubi da sogno al sogno cubista” questo prevedeva il programma, e così, dopo le figure da incubo di Bosch viste nel Brabante, un&#8217;intera giornata a Praga è stata dedicata al cubismo in tutte le sue forme espressive, architettura, scultura, pittura, arredamento, oggettistica, e caffè.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Caffè?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, il Caffè Orient, un viaggio indietro nel tempo per cogliere con tutti i sensi, ma proprio tutti, atmosfere e sensazioni date ormai per estinte.<a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Dscn1726.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2862 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Dscn1726-e1464646439407.jpg" alt="Dscn1726" width="666" height="500" /></a>Poteva bastare? Ovviamente no.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Immagino che per la maggior parte di voi (e del resto anche per me) il nome di Alfons Mucha riporti alla mente i manifesti <em>Art Noveau</em>, caratterizzati da figure voluttuose circondate da arabeschi naturali, ubertose entrambe le nature, quella femminile e e quella vegetale. Chi ha visitato la Cattedrale di San Vito avrà sicuramente ammirato la vetrata che questo poliedrico artista ha realizzato. Massima invece è stata la mia sorpresa quando, in un ambiente di dimensioni a dir poco esagerate, mi si sono presentati davanti una serie di quadri di otto metri per sei: il Mucha che non t&#8217;aspetti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando sono venuta a conoscenza che nello stesso enorme palazzo in stile funzionalista (uno dei primi in Europa) avrei potuto ammirare opere di Van Gogh, Monet, Klimt, Schiele, Rodin, Picasso (tanto per fare dei nomi), ho cominciato a sospettare che l&#8217;organizzatore del mio viaggio sia vagamente sadico, e che mirasse a uccidermi con un&#8217;overdose di bellezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La certezza l&#8217;ho avuta un paio di giorni dopo, quando mi sono trovata a percorrere i saloni del castello di <span class="st"> Konopiště</span>, la lussuosa (è un eufemismo) residenza d&#8217;un tempo dell&#8217;arciduca Francesco Ferdinando d&#8217;Asburgo.<a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Konopiste_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2863 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Konopiste_01-e1464646954423.jpg" alt="Konopiste_01" width="400" height="533" /></a>Tutto bene quindi? Non proprio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Potrei supporre che siate anche voi siate stati persuasi che, per prudenza, non sarebbe il caso di programmare adesso dei viaggi all&#8217;estero, in considerazione degli inconvenienti che i controlli di sicurezza inevitabilmente comportano. E in effetti così è stato, dato che durante questo mio viaggio per ben due volte mi è stato chiesto di esibire il titolo di viaggio, ovvero il biglietto del tram sui trasporti pubblici di Praga. Mah&#8230;, qualcuno qui da noi non ce la racconta giusta.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Della mia &#8220;Pasqua da (in)cubo&#8221; potrete trovare in fondo questo articolo un filmato, immagini che comunque non rendono giustizia alla spettacolarità di quanto ho potuto ammirare, e solamente con grande difficoltà sarei in grado di trasmettervi le impressioni di questo viaggio nello spazio e nel tempo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo al motivo per cui siete qui: il <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come vi ho anticipato, a Praga due mostre nello stesso giorno, e si potrebbe quasi dire che sono andata a vedere del <em>Pratchwork</em>&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Dubeč</b> è<a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/dubec_logo.png"><img class="  wp-image-2871 alignleft" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/dubec_logo.png" alt="dubec_logo" width="116" height="128" /></a> un piccolo comune nella parte orientale di Praga, e in questa località di periferia si tiene una mostra del tessile e del <em>patchwork</em> già da qualche anno. Pur essendo una <em>abitué</em> di Praga, non ne sospettavo l&#8217;esistenza, e posso solamente ringraziare la meticolosità di chi ha organizzato la mia trasferta boema per avermi felicemente sorpreso ancora una volta (l&#8217;ennesima).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/svadla49letakm.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-2873 size-full aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/svadla49letakm-e1464731366269.jpg" alt="svadla49letakm" width="333" height="471" /></a>L&#8217;esposizione si svolgeva in uno storico granaio (<em>Historický Špejchar</em>) del XVIII secolo, ovviamente reastaurato e adattato a ospitare manifestazioni artistiche. Devo dire che l&#8217;ambientazione non era niente male, suggestiva e accogliente, e pure l&#8217;atmosfera che si respirava, quella di un entusiasmo genuino e posato, una rarità ormai, contribuiva non poco a darmi la sensazione di trovarmi all&#8217;interno di una piccola oasi di delizia estetica.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_13.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2881 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_13-e1464849472726.jpg" alt="Dubec_13" width="666" height="500" /></a>C&#8217;erano, come prevedibile, i <em>patchwork</em>, quasi tutti di impronta classica, o con delle interessanti variazioni sul tema. Più che nel rispetto formale, nella compiaciuta complessità di esecuzione e nella bizantina minuzia nei dettagli per intenderci, queste <em>quilter</em> si sono impegnate nella ricerca di accostamenti cromatici in grado di offrire prospettive nuove a tecniche tradizionali. Se il <em>patchwork</em> è, o lo è stato un tempo, occasione di riciclo dei materiali, queste artiste hanno pensato bene di riutilizzare il consueto per riassemblarlo secondo il loro gusto.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_17.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2882 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_17-e1464849676235.jpg" alt="Dubec_17" width="360" height="480" /></a></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_09.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-2883 size-full aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_09-e1464853789720.jpg" alt="Dubec_09" width="480" height="438" /></a>Bella questa variazione sul tema &#8220;<em><span class="irc_su" dir="ltr">Tessellating Tabbies</span></em>&#8220;, un famoso disegno di Jinny Beyer. Se l&#8217;originale richiama subito l&#8217;attenzione sulla forma dei gatti con i loro colori consueti, quest&#8217;opera invece si offre alla vista come una tempera, con le sue gradevoli gradazioni di colore che sfumano dall&#8217;avorio al fiordaliso, attraversando lavanda, indaco, <em>denim</em>, turchese, e solamente in seguito ci si accorge che lungo tutto il percorso la <em>quilter</em> ha utilizzato dei gatti dal colore improbabile.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_14.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2887 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_14-e1464854774236.jpg" alt="Dubec_14" width="555" height="514" /></a>Lavorando su una superficie bidimensionale è naturale che gli effetti tridimensionali siano un richiamo irresistibile per ogni <em>quilter</em> che utilizza dei blocchi geometrici. Anche per questa composizione di <em>tumbling block</em> l&#8217;artista non si è limitata a ottenere un&#8217;illusione ottica, ha voluto aggiungere dei punti di colore, magari rischiando un effetto alieno alla composizione, ma come si dice: il dado è tratto.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_19.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2890 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_19-e1464857745924.jpg" alt="Dubec_19" width="480" height="436" /></a>Erano presenti anche delle opere più &#8220;libere&#8221; nella composizione, come un pannello raffigurante l&#8217;inverno in un assieme intitolato &#8220;Le quattro stagioni&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A proposito&#8230;, i quattro <a style="color: #000000;" title="Concerto (composizione musicale)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_%28composizione_musicale%29">concerti</a> per <a style="color: #000000;" title="Violino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Violino">violino</a> di <a style="color: #000000;" title="Antonio Vivaldi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Vivaldi">Antonio Vivaldi intitolati &#8220;I</a><a style="color: #000000;" title="Il cimento dell'armonia e dell'inventione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_cimento_dell%27armonia_e_dell%27inventione">l cimento dell&#8217;armonia e dell&#8217;inventione&#8221;, e più noti come &#8220;Le quattro stagioni&#8221;</a>, hanno molto a che fare con Praga. Vivaldi infatti li dedicò al principe boemo Vaclav Morzin, proprietario di un grande palazzo a Praga con tanto di sala da concerti (oggi è la sede dell&#8217;ambasciata rumena sulla Nerudova), e sempre presso i Morzin a metà del &#8216;700 fu maestro di cappella il giovane Franz Joseph Haydn. La casata dei Morzin altro non era che il ramo boemo della nobile famiglia Morosini che diede ben quattro dogi alla Serenissima Repubblica di San Marco. Questo solamente per sottolineare il filo che per secoli collegò Venezia e Praga, due città ancora tutt&#8217;oggi uniche al mondo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che parliamo di Venezia, e già che parliamo d&#8217;arte, e già che parliamo di ago e filo, come non percorrere idealmente quelle quattro braccia d&#8217;acqua in laguna per arrivare all&#8217;isola di Burano? Vagando per le calli, non austere, ma vivaci di colori, poco patrizie, ma molto simpatiche, è possibile talvolta ritrovare quella che fu la Venezia d&#8217;un tempo, senza mastodontiche navi da crociera, senza vocianti comitive, senza buttadentro all&#8217;ingresso di ogni ristorante, senza affollate esposizioni di grande richiamo, senza il borbottante manicomio di motoscafi, vaporetti, chiatte, e barchetteria varia. A Burano c&#8217;è di più: il museo del merletto. Per chi ne sa qualcosa i termini &#8220;Punto Venezia&#8221;, &#8220;Punto Burano&#8221;, &#8220;Punto ago&#8221;, Punto cappa&#8221;, sono il Santo Graal di ogni merlettaia, i mattoni fatti d&#8217;aria e fantasia con i quali sono state realizzate delle opere tessili di tale arte e accuratezza che si fa difficoltà a ritenerle opera della mano umana (femminile). Sempre dalla laguna di Venezia proviene il merletto a fuselli, o di Pellestrina, e guarda caso proprio questa tecnica l&#8217;ho ritrovata a Dubeč, ma applicata con il più moderno gusto boemo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_04.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2895 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_04-e1464865707318.jpg" alt="Dubec_04" width="666" height="500" /></a><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_22.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2896 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_22-e1464865831582.jpg" alt="Dubec_22" width="666" height="500" /></a>Quindi non solamente scialli, centritavola, paramenti, tendine, tovaglie, tovagliette, tovaglioli, tovagliolini, e ovviamente ventagli,&#8230; <a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_06.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2897 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_06-e1464865945641.jpg" alt="Dubec_06" width="380" height="507" /></a>&#8230;ma anche splendide contaminazioni tra il moderno e l&#8217;antico, tra l&#8217;utile e l&#8217;ornamentale, tra Praga e Venezia appunto.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi una mostra da rivedere l&#8217;anno venturo (speriamo&#8230;), magari riservandole più tempo perché, pur essendo limitata negli spazi, presentava una gran varietà di opere tessili diverse, tutte da osservare con la dovuta attenzione e da riportare sul <em>blog</em>. Infatti, oltre all&#8217;atmosfera caratteristica di questo antico edificio, oltre all&#8217;entusiasmo di chi vi partecipava, oltre alla gradevolezza dell&#8217;esposizione, oltre al fatto che il tutto trasmetteva quella confortevole sensazione delle cose fatte &#8220;in famiglia&#8221;, in molti dei lavori esposti ho finalmente  ritrovato una materia prima molto rara e sempre più svalutata: la manualità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_021.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2901 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Dubec_021-e1464869064918.jpg" alt="Dubec_02" width="617" height="500" /></a>Ad ogni buon conto vorrei aggiungere che era previsto un servizio bus per spostarsi con la massima praticità da Dubeč, che è un po&#8217; fuori mano, all&#8217;Hotel Step, sede del Prague Patchwork Meeting.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Complimenti per la brillante idea!<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Piccola pausa prima di passare al PPM 2016.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche stavolta a Praga il tempo è stato clemente, nel senso che non ha nevicato&#8230; In compenso abbiamo avuto sole, pioggia, vento, afa, nuvole alte, nuvole basse, nebbiolina, cielo terso, ovviamente non in quest&#8217;ordine e non tutto assieme. Come sempre, quanto si va a Praga, bisogna portarsi dietro stivali e sandali, giacchettone e camicetta di lino, ombrello e occhiali da sole, berretto di lana e cappello di paglia. Guardando il contenuto della valigia prima di partire, non si capisce se una va in Alaska o in Australia. Comunque ce la siamo cavata benino, ormai giriamo per la città con scioltezza, senza mappa al seguito, col distacco educato dei praghesi, e quando ci parlano in ceco facciamo pure finta di capire. L&#8217;unico inconveniente di esserci così bene mimetizzati è causato dal fatto che più di qualche turista si rivolge a noi per chiedere informazioni.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">Eccoci finalmente al Prague Patchwork Meeting 2016</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"><img class="alignnone wp-image-2910 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/ppm-logo-300x151.jpg" alt="ppm-logo" width="300" height="151" /></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Trovandomi (oggi idealmente) a Praga vorrei iniziare come la Sinfonia n°4 di Antonín Dvořák, ovvero con un Allegro, e cosa c&#8217;è di più allegro di queste opere di <span class="st">Věra Skočková, quilt che fanno parte di una serie intitolata &#8220;<span id="rbcSystemIdentifierLogo">Wallachia Quilt&#8221;.<br />
Věra, con la collaborazione del marito Ctibor, utilizzando solamente i tre colori cechi, il blu il rosso e il bianco, ha realizzato una serie di opere che hanno per tema le tradizioni festaiole della sua terra, per smentire chi pensa ai mitteleuropei come a gente musona e introversa.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_2911" style="width: 757px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-a-Ctibor-Skočkovi-–-The-Magic-Dream.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2911 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-a-Ctibor-Skočkovi-–-The-Magic-Dream-e1464877238826.jpg" alt="Věra  a Ctibor Skočkovi – The Magic Dream" width="747" height="500" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Věra a Ctibor Skočkovi – The Magic Dream</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come potete vedere, in questo sogno magico (ma non li sono tutti?) sono presenti le attività più o meno realistiche che la dormiente (Věra?) sogna di aver svolto o di voler svolgere (o riavvolgere?) grazie a quelle figurette da fiaba. Il posto d&#8217;onore è riservato quella con i capelli alla Telespalla Bob che alla macchina da cucire sta realizzando delle nuvole (il <em>quilt</em> come l&#8217;essenza del sogno?).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco cosa succede(va) in Vallachia, la zona orientale della Moravia che confina con la Slovacchia, durante il carnevale (<em>masopust</em>).</span></h5>
<div id="attachment_2916" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-Skocková-–-Wallachia-Quilt-–-Beer-Boys.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2916 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-Skocková-–-Wallachia-Quilt-–-Beer-Boys-e1464881953998.jpg" alt="Věra Skocková – Wallachia Quilt – Beer Boys" width="350" height="476" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Věra Skocková – Wallachia Quilt – Beer Boys</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante il carnevale le persone usano bere molta birra, e anche acquavite di prugne, lo <em>slivovitz</em>, il che le rende tutte molto allegre.</span></h5>
<div id="attachment_2917" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-Skocková-–-Wallachia-Quilt-–-A-Feast.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2917 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Věra-Skocková-–-Wallachia-Quilt-–-A-Feast-e1464882567861.jpg" alt="Věra Skocková – Wallachia Quilt – A Feast" width="350" height="478" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Věra Skocková – Wallachia Quilt – A Feast</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il pensiero dei quarantacinque giorni che mancano alla Pasqua rende il periodo di carnevale <span id="result_box" class="" lang="it">il più ricco possibile di ottimo cibo e buone bevande. I maiali vengono ammazzati e la loro carne viene servita arrostita semplicemente al forno oppure con una doratura come se fosse una torta, e quindi innaffiata col <span class=""><em>brandy</em>. Come resistere?</span></span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Dopo queste opere dedicate a costumi popolareschi e paesani, una tradizionale fonte di allegria e spensieratezza, ecco un <em>quilt</em> che invece si è ispirato a qualcosa di nobile, una sostanza molto nota e troppo desiderata per non essere causa di infelicità e preoccupazione.</h5>
<div id="attachment_2918" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Šterbová-Jana-–-Golden-vein.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2918 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/terbová-Jana-–-Golden-vein-e1464884177166.jpg" alt="Šterbová Jana – Golden vein" width="470" height="472" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Šterbová Jana – Golden vein</span></p></div>
<div id="attachment_2985" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Šterbová-Jana-–-Golden-vein-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2985 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/terbová-Jana-–-Golden-vein-Detail-e1465090729790.jpg" alt="Šterbová Jana – Golden vein - Detail" width="460" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Šterbová Jana – Golden vein &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una vena d&#8217;oro per questo bel <em>quilt</em>, anche se resto convinta che per realizzare capolavori del genere, più che l&#8217;oro serve una vena di pazzia.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora dal primo movimento che era un &#8220;allegro&#8221;, passiamo al secondo movimento, un &#8220;andante sostenuto e molto cantabile&#8221;, e questi paesaggi moravi di Grycová Jaroslava &#8220;cantano&#8221; la bellezza della natura della sua terra.</span></h5>
<div id="attachment_2919" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Grycová-Jaroslava-–-Vysocina-na-podzim.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2919 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Grycová-Jaroslava-–-Vysocina-na-podzim-e1464885246829.jpg" alt="Grycová Jaroslava – Vysocina na podzim" width="340" height="500" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Grycová Jaroslava – Vysocina na podzim</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei è doppiamente brava.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Brava nel fotografare, il che non vuol dire solamente scattare una foto, bensì girare e girare per trovare un angolo suggestivo, poi comporre l&#8217;inquadratura giusta in grado di trasmettere una sensazione, e infine rendere bene i colori e i chiaroscuri per dare profondità e vita all&#8217;immagine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Brava nello scegliere, tagliare, unire e trapuntare tutti i pezzettini di stoffa per riuscire a riprodurre con la massima verosimiglianza possibile la fotografia, coll&#8217;intenzione di far arrivare a chi osserva il <em>quilt</em> tutti i dettagli che hanno trasformato un angolo di bosco in un&#8217;opera d&#8217;arte vivente.</span></h5>
<div id="attachment_2921" style="width: 676px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Grycová-Jaroslava-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2921 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Grycová-Jaroslava--e1464886263949.jpg" alt="Grycová Jaroslava" width="666" height="475" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="color: #000000;">Grycová Jaroslava</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anni fa entrai in un noto negozio di sfoffe della mia città per acquistare una pezza color grigio ardesia. La commessa, di certo una grande esperta del settore, sgranò gli occhi e mi disse: &#8211; Ma signora, nel <em>patchwork</em> non esiste il grigio! -</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lasciai perdere, andai a casa e la ordinai la stoffa in <em>internet</em>. Va da sé che in quel negozio non ci sono più tornata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chissà cosa le avrebbe detto Jaroslava, magari si sarebbe limitata a un sorriso di compatimento; io invece, col carattere che oggi mi ritrovo, sarei tornata a casa, avrei preso le mie stoffe grigie, tutte, e gliele avrei sbattute in faccia consigliandole di cambiare mestiere.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per il terzo movimento della Sinfonia n° 4, lo Scherzo, vorrei tirare in ballo una delle mie <em>quilter</em> preferite, perché nelle sue opere, mai banali, mai gratuite, riesce sempre a inserire qualche aspetto bizzarro, come uno scherzo appunto, però non per celia, bensì per sottolineare un paradosso o un pensiero che esce fuori dagli schemi consueti.</span></h5>
<div id="attachment_2923" style="width: 313px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Juracková-Renata-–-The-rose-of-Lipsia-e1464888060477.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2923 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Juracková-Renata-–-The-rose-of-Lipsia-e1464888060477.jpg" alt="Juracková Renata – The rose of Lipsia" width="303" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Juračková Renata – The rose of Lipsia</p></div>
<div id="attachment_2986" style="width: 565px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Juracková-Renata-–-The-rose-of-Lipsia-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2986 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Juracková-Renata-–-The-rose-of-Lipsia-Detail-e1466073754430.jpg" alt="Juracková Renata – The rose of Lipsia-Detail" width="555" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">Juracková Renata – The rose of Lipsia &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2015 sono stati celebrati i mille anni dalla fondazione della città di Lipsia, e per l&#8217;occasione è stata lanciata questa iniziativa tessile a tema. Renata ha voluto rappresentare la &#8220;Rosa di Lipsia&#8221;, un monumento in acciaio alto otto metri, realizzato dall&#8217;artista tedesca <span id="result_box" class="" lang="it"><span title="To the front of this installation, we are greeted by the eight metre high metal rose of artist Isa Genzken, which acts as a counterpoint to the imposing steel-glass structure.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;p&gt;">Isa Genzken</span></span>. Questa rosa in acciaio è posta all&#8217;entrata Ovest della grande &#8220;<em>Glass Hall</em>&#8221; del centro museale ed espositivo di Lipsia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2924" style="width: 260px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Kalinová-Mirka-–-Dancing-Tulips.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2924 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Kalinová-Mirka-–-Dancing-Tulips-e1464890158648.jpg" alt="Kalinová Mirka – Dancing Tulips" width="250" height="503" /></a><p class="wp-caption-text">Kalinová Mirka – Dancing Tulips</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vado dalle rose ai tulipani, come un&#8217;ape di fiore in fiore. Tanto &#8220;solida&#8221; era la rosa di Renata, così eterei sono questi tulipani di Mirka, sembrano quasi alzarsi senza peso, come piccole lanterne cinesi, e anche lo sfondo, indefinito, sfumato, con i motivi appena accennati, contribuisce non poco a questa sensazione di irrealtà. Un sogno.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al Prague Patchwork Meeting e vedo le creazioni di Černá Romana, me la immagino come la dea Kālī. Infatti bisogna possedere almeno quattro braccia per riuscire a realizzare tutti i lavori che lei espone, sempre nuovi, sempre diversi, sempre affascinanti.<br />
Per inciso, Romana è una delle componenti di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://artquiltharbour.com/en/" target="_blank">Art Quilt Harbour</a></strong></span>, un gruppo composto da alcune delle migliori quilter ceche, i cui nomi ricorrono spesso in questo <em>blog</em>.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_2928" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Cerná-Romana-–-Blauer-Portugeiser.jpg"><img class="wp-image-2928 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Cerná-Romana-–-Blauer-Portugeiser-e1465135024593.jpg" alt="Černá Romana – Blauer Portugeiser" width="500" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Černá Romana – Blauer Portugeiser</p></div>
<div id="attachment_2987" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Cerná-Romana-–-Blauer-Portugeise-Detail.jpg"><img class="wp-image-2987 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Cerná-Romana-–-Blauer-Portugeise-Detail-e1465135094878.jpg" alt="Černá Romana – Blauer Portugeise -Detail" width="460" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Černá Romana – Blauer Portugeise &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il blu è il suo colore preferito (ce n&#8217;eravamo già accorti) e anche in questa sua opera il blu domina. La scelta del soggetto, come spesso capita, la si deve a fattori assolutamente incidentali, come per esempio la temperatura. La scorsa estate faceva molto caldo, e Romana ha immaginato che un bicchiere di vinello fresco sarebbe di grande sollievo. Eccola allora l&#8217;ispirazione, il Portoghese, un vitigno blu dal quale si ricava un vino nero da tavola di 12° &#8211; 12.5° che si può anche bere molto fresco. Dalle nostre parti il <em>Blauer</em> <em>Portugeiser</em> è coltivato in Trentino &#8211; Alto Adige.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho citato l&#8217;Art Quilt Harbour e allora ecco un&#8217;opera di un&#8217;altra componente di grande valore, Šterbová Jana, la quale tra l&#8217;altro, se la memoria non m&#8217;inganna, si occupa da sempre dell&#8217;organizzazione della mostra praghese</span></h5>
<div id="attachment_2934" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Šterbová-Jana-–-Denim-blues.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2934 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/terbová-Jana-–-Denim-blues-e1464906307851.jpg" alt="Šterbová Jana – Denim blues" width="440" height="473" /></a><p class="wp-caption-text">Šterbová Jana – Denim blues</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulle prime ho trovato questo <em>quilt</em> una perfetta espressione cubista, in quanto mi ricordava le scale della Casa della Madonna nera (<em>Dům U Černé Matky Boží</em>), l&#8217;edificio progettato nel 1911 dall&#8217;architetto Josef Gočár. In realtà l&#8217;intenzione di Jana era radicalmente diversa, in quanto lei ha riportato su stoffa la sezione di un capello con alcuni strati di cute. Certo che a ben cercare, di soggetti interessanti per un quilt se ne trovano anche nei posti più impensati&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il titolo ha un doppio significato, <em>Denim</em> sta per <em>jeans</em>, la stoffa e il colore, mentre <em>blues</em> vuole indicare sia le gradazioni di blu e sia la poesia legata a questo capo, ovvero allo stato d&#8217;animo di chi lo porta.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Jeans</em> e <em>Denim</em>&#8221; era appunto il soggetto della mostra riservata alle <em>quilter</em> ceche, e ognuna di loro ha interpretato in maniera originale questa stoffa così comune, anche se non tutte indossano abitualmente i <em>jeans</em>, e perciò potevano incontrare qualche difficoltà nel reperire la materia prima proprio nel colore desiderato.</span></h5>
<div id="attachment_2937" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Brabcová-Eva-Ješted2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2937 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Brabcová-Eva-Ješted2-e1464934805437.jpg" alt="Brabcová Eva - Ještěd" width="440" height="448" /></a><p class="wp-caption-text">Brabcová Eva &#8211; Ještěd</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span class="st">Ještěd</span> è una montagna di 1012m nei pressi di Liberec, sulla vetta del quale negli anni&#8217;60 è stata eretta un&#8217;antenna televisiva alta un centinaio di metri, e costruito l&#8217;omonimo hotel con annesso ristorante. La posizione elevata dalla quale si gode una vista che arriva fino alla Polonia e alla Germania, e la scelta architettonica avveniristica, la rendono molto interessante, tanto che il motto della località turistica è: &#8220;mangiare e dormire sopra le nuvole&#8221; (anche se con un ripetitore di qualche centinaio di kilowatt di emissione esattamente sopra la testa io non mi sentirei proprio tranquilla). In inverno, di prima mattina, tutto il panorama vira al blu, sottolineando l&#8217;atmosfera fredda che avvolge la montagna. Eva, oltre a rendere bene la sensazione di gelo, è riuscita a far apparire quell&#8217;ardita costruzione ancora più lontana, ancora più elevata, quasi irraggiungibile.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2945" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Fikejzová-Helena-–-No-Way-to-Heaven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2945 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Fikejzová-Helena-–-No-Way-to-Heaven-e1464956633250.jpg" alt="Fikejzová Helena – No Way to Heaven" width="440" height="454" /></a><p class="wp-caption-text">Fikejzová Helena – No Way to Heaven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non ho idea cosa c&#8217;entri il Paradiso con quest&#8217;opera di Helena, magari lei saprà illuminarmi in merito, comunque il risultato è notevole, proprio perché non cerca il facile effetto speciale, ma gioca tutto sulle sfumature, sul chiaroscuro, sulla <em>texture</em> della stoffa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2946" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Harbichová-Nadežda-–-Jeans-Flowers.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2946 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Harbichová-Nadežda-–-Jeans-Flowers-e1464957898481.jpg" alt="Harbichová Naděžda – Jeans Flowers" width="440" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Harbichová Naděžda – Jeans Flowers</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">25 tessere pazze, 25 fiori tutti diversi, e tante ma proprio tante sfumature di blu, per un piccola aiuola <em>jeans</em>, una stoffa che cambia col tempo ma non passa mai di moda, proprio come i fiori.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dalle nostre parti, e a questo punto suppongo anche in Boemia, c&#8217;era l&#8217;uso di coprire la parte inferiore del lavabo di cucina (generalmente in pietra) con un pannello di stoffa ricamata a punto erba, giusto per nascondere lo scarico, qualche secchio e altri oggetti d&#8217;uso comune, e per dare un tocco di grazia a una stanza o un angolo dove quasi niente era concesso all&#8217;eleganza.</span></h5>
<div id="attachment_2948" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Bovoli-Eva-–-Klucek-ke-Klucku.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2948 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Bovoli-Eva-–-Klucek-ke-Klucku-e1464961175657.jpg" alt="Bovoli Eva – Klucek ke Klucku" width="450" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Bovoli Eva – Klucek ke Klucku</p></div>
<div id="attachment_2988" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Bovoli-Eva-–-Klucek-ke-Klucku-Detail02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2988 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Bovoli-Eva-–-Klucek-ke-Klucku-Detail02-e1465091090916.jpg" alt="Bovoli Eva – Klucek ke Klucku - Detail02" width="450" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Bovoli Eva – Klucek ke Klucku &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I colori del ricamo erano il rosso o il blu, e i temi riprendevano quelli della tradizione locale, proverbi, personaggi famosi, eventi importanti, storie di paese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur non sapendo nulla di cosa ci sia dietro al titolo di questo pannello di Eva, potrei supporre che abbia a che fare col folclore della Boemia, e che magari valga anche la stessa usanza domestica.<br />
</span></h5>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h5><span style="color: #000000;">Mi piace tutto ciò che non è chiaramente definito, che è interpretabile, che lascia spazio al dubbio, e il <em>patchwork</em> non fa eccezione.</span></h5>
<div id="attachment_2951" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Haklová-Jana-Fata-Morgana-Concrete-and-Grassland.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2951 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Haklová-Jana-Fata-Morgana-Concrete-and-Grassland-e1464989855823.jpg" alt="Haklová Jana - Fata Morgana, Concrete and Grassland" width="480" height="491" /></a><p class="wp-caption-text">Haklová Jana &#8211; Fata Morgana, Concrete and Grassland</p></div>
<div id="attachment_2989" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Haklová-Jana-Fata-Morgana-Concrete-and-Grassland-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2989 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Haklová-Jana-Fata-Morgana-Concrete-and-Grassland-Detail01-e1465091212437.jpg" alt="Haklová Jana - Fata Morgana, Concrete and Grassland - Detail01" width="470" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Haklová Jana &#8211; Fata Morgana, Concrete and Grassland &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di quest&#8217;opera di Jana già il titolo si porta dietro una doppia chiave di lettura: &#8220;Fata Morgana, cemento e pascoli&#8221;.<br />
Per chi già non lo sapesse, la Fata Morgana è un fenomeno ottico scientificamente dimostrato, ma anche la fonte di numerose leggende, dalla mitologia celtica all&#8217;epopea di Re Artù. Una delle più famose narra di un re barbaro che, dopo aver conquistato tutta la Calabria, era giunto allo stretto di fronte alla Sicilia. Non avendo delle imbarcazioni a disposizione se ne stava sulla riva calabra cercando un altro sistema per raggiungere l&#8217;isola, quando apparve dinnanzi a lui una donna bellissima che fece apparire la Sicilia molto più vicina di quanto realmente fosse. Il re vide infatti sull&#8217;acqua colline, prati, case, e suppose che sarebbe bastata qualche vigorosa bracciata a nuoto per raggiungere l&#8217;altra riva, così si gettò in mare e annegò miseramente. Quella donna altri non era che la Fata Morgana, la quale con perfidia si compiace di perdere chi crede alle illusioni.<br />
In questo caso mi pare evidente che conciliare il grigio cemento e un verde pascolo sia un&#8217;illusione che i profeti della &#8220;crescita rispettosa della sostenibilità&#8221; ci propinano, quando invece la verità è che una esclude l&#8217;altra. Se non ci decideremo a rinunciare al cemento (che sottintende il PIL infinito, il consumismo scriteriato, l&#8217;edonismo egoista, il consumo del territorio, ecc.) finiremo esattamente come quel re barbaro, e affogheremo nelle macerie della nostra cosiddetta &#8220;civiltà&#8221;.<br />
Questo suppongo Jana abbia voluto dirci, non rinunciando comunque alla rappresentazione grafica di questo famoso effetto ottico.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La pioggia ama spesso passare le sue giornate a Praga, perciò si può affermare che è sempre &#8220;Stagione delle piogge&#8221;, tranne ovviamente in inverno, quando nevica. Non si pensi però che la pioggia a Praga sia sinonimo di &#8220;brutto tempo&#8221;, tutt&#8217;altro. Se volevate fare un giretto in barca sulla Moldava la pioggia vi sconvolgerà i piani, o magari stavate pensando a una passeggiata a </span><span class="st"><span style="color: #000000;">Letná e invece niente, forse dovrete rinunciare a scattare qualche bella foto panoramica dall&#8217;altura di Vyšehrad, oppure la selva di ombrelli vi impedirà la visione del corteo dei dodici apostoli intorno all&#8217;orologio astronomico; portate pazienza e approfittate della pioggia per &#8220;cercare&#8221; Praga, girando per  Hradčany o Nový Svět e scoprendo le mille sfumature luccicanti del selciato, sorseggiando un tè allo zenzero allo Slavia mentre dietro le ampie vetrine passano i tram con sullo sfondo l&#8217;ottocentesco edificio del <em>Národní Divadlo</em> (Teatro Nazionale); se non soffrite di clautrofobia potreste approfittare di una visita guidata nei sotterranei di Praga, ottocento anni di storia ben celati nel sottosuolo, e poi volete mettere il piacere di girare per la città senza troppi turisti intorno?</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_2960" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Lálová-Jana-–-Rain-season.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2960 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Lálová-Jana-–-Rain-season-e1465039172555.jpg" alt="Lálová Jana – Rain season" width="480" height="494" /></a><p class="wp-caption-text">Lálová Jana – Rain season</p></div>
<div id="attachment_2965" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Lálová-Jana-–-Rain-season-Detail02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2965 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Lálová-Jana-–-Rain-season-Detail02-e1465077460418.jpg" alt="Lálová Jana – Rain season - Detail02" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Lálová Jana – Rain season &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;unica cosa che vi servirà, a parte delle scarpe adatte e la predisposizione alle camminate, è un buon ombrello. Buon divertimento!</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passano i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi, e non si trova mai abbastanza tempo per fare tutto quello che si vorrebbe, o perlomeno ciò che ci piacerebbe.</span></h5>
<div id="attachment_2966" style="width: 398px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Katzerová-Jindriška-Zodiac.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2966 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Katzerová-Jindriška-Zodiac-e1465077882191.jpg" alt="Katzerová Jindriška - Zodiac" width="388" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Katzerová Jindriška &#8211; Zodiac</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi afferma che la personalità dipende dal segno zodiacale, ma se così fosse nello zodiaco non ne basterebbero solamente dodici, ce ne vorrebbero dodicimila (una stima per difetto), e nemmeno con una posizione fissa sul calendario&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo tanti lavori &#8220;bidimensionali&#8221; ecco qua un&#8217;opera in &#8220;3D&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_2969" style="width: 388px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Alena-Martincová-and-František-Pavlícek_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2969 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Alena-Martincová-and-František-Pavlícek_01-e1465079231921.jpg" alt="Alena Martincová and František Pavlícek_01" width="378" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Martincová and František Pavlícek</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dite un po&#8217;, avreste cuore di sedervi sopra questo bel <em>patchwork</em>?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fin dalle prime edizioni l&#8217;interesse per Il Prague Patchwork Meeting ha valicato i confini cechi, e perciò ha potuto esporre opere provenienti da tutto il mondo (perlomeno il mondo <em>patchwork</em>). Anche quest&#8217;anno non è mancata la collaborazione internazionale, in primo luogo dalla Francia, e più precisamente dalla Val d&#8217;Argent, dalla quale provenivano i meravigliosi (no&#8230;, è riduttivo), stupefacenti (no&#8230;, non rende ancora l&#8217;idea), indescrivibili (ecco&#8230;, ora ci siamo) <em>quilt</em> che avevano partecipato al concorso &#8220;<em>Reflections</em>&#8220;. Non li ho riportati qui perché ne ho già parlato nell&#8217;articolo &#8220;</span><span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2156" target="_blank">Ten Years After</a></strong></span><span style="color: #000000;">&#8221; dedicato al 21° European Meeting.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">C&#8217;era ovviamente anche dell&#8217;altro, &#8230;.</span></h5>
<div id="attachment_2973" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Maria-Catalina-Hernández-–-Mis-Raíces.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2973 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Maria-Catalina-Hernández-–-Mis-Raíces-e1465134981767.jpg" alt="Maria Catalina Hernández – Mis Raíces" width="390" height="552" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Catalina Hernández – Mis Raíces</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; come i quilt provenienti da Cuba.<br />
Le radici del popolo cubano sono profonde, difficili da estirpare, e lunghe, talmente lunghe che arrivano fino all&#8217;altra sponda dell&#8221;oceano.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Materiali, stili, e processi diversi sono presenti nelle opere della <em>quilter</em> israeliana Covo Rachel. </span></h5>
<div id="attachment_2975" style="width: 378px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Covo-Rachel-Mussels-and-Snails.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2975 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Covo-Rachel-Mussels-and-Snails-e1465081551680.jpg" alt="Covo Rachel - Mussels and Snails" width="368" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Covo Rachel &#8211; Mussels and Snails</p></div>
<div id="attachment_2976" style="width: 378px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Covo-Rachel-Mussels-and-Snails-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2976 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Covo-Rachel-Mussels-and-Snails-Detail-e1465081698327.jpg" alt="Covo Rachel - Mussels and Snails - Detail" width="368" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Covo Rachel &#8211; Mussels and Snails &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nei suoi lavori ci sono un po&#8217; di <em>mesh</em>, in po&#8217; di <em>molas</em>, in po&#8217; di <em>chenille</em>, un po&#8217; di pittura, e molta abilità nello <em>shakerare</em> il tutto.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Hohmann Klaus Jürgen ha portato una serie di opere che avevano per tema la donna e il suo rapporto con l&#8217;immagine, quest&#8217;ultima intesa sia come immagine riflessa (come la donna si vede o vorrebbe vedersi) e sia come immagine imposta (come ci si aspetta, spesso sbagliando, di vedere la donna).</span></h5>
<div id="attachment_2978" style="width: 328px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Hohmann-Klaus-Jurgen-–-Io-Wolke.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2978 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Hohmann-Klaus-Jurgen-–-Io-Wolke-e1465082132900.jpg" alt="Hohmann Klaus Jürgen – Io-Wolke" width="318" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Hohmann Klaus Jürgen – Io-Wolke</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non solamente cotone nei suoi lavori, ma anche microfibra, organza, colori acrilici e persino penne di pavone. Per le sue figure femminili, l&#8217;artista si è ispirato ai nudi del famoso fotografo ceco <span id="result_box" class="" lang="it"><span title="Entstanden ist eine Serie von 12 Artquilts, basierend auf Aktfotos aus František Drtikols kreativster Schaffensperiode von 1923-29.">František Drtikol</span></span> (Praga colpisce ancora&#8230;).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un lavoro che sicuramente farà storcere il naso alle puriste del <em>patchwork</em>, però secondo me andrebbe accettato come ricerca estetica e cromatica proprio perché riesce a sfuggire ai canoni dell&#8217;ago e filo.</span></h5>
<div id="attachment_2979" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Fischer-Helene-–-Miteinander-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2979 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Fischer-Helene-–-Miteinander-I-e1465083628862.jpg" alt="Fischer Helene – Miteinander I" width="375" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Fischer Helene – Miteinander I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Miteinander</em>, assieme. Ma&#8230; &#8220;assieme&#8221;, o &#8220;assieme a&#8221;, oppure &#8220;assieme di&#8221;?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi spiego, o almeno ci provo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questi due pannelli vanno visti &#8220;assieme&#8221;, altrimenti ognuno dei due perde significato. Però il tema principale è fornito dal contrasto formato dai vari colori &#8220;assieme a&#8221; un fondo rigorosamente rigorosamente monocromo e scuro. Però, però, quei quadrati sono in realtà un &#8220;assieme di&#8221; tanti piccoli pezzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Osservandolo alla mostra mi è venuto spontaneo di commentare che il pannello di destra è stato realizzato scegliendo i colori giusti, mentre per quello di sinistra è stato utilizzato tutto quello che avanzava&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La cura per il dettaglio è di certo un valore aggiunto di un <em>quilt</em>. Ma non sempre. Quando è necessario rendere un&#8217;atmosfera, una sensazione, un pensiero, il dettaglio esasperato può essere di troppo, un elemento di disturbo che svia l&#8217;attenzione e impedisce di cogliere il messaggio che l&#8217;artista intende trasmettere.</span></h5>
<div id="attachment_2981" style="width: 676px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Ostergaard-Karin-–-Black-sun-over-the-marsk.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2981 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Ostergaard-Karin-–-Black-sun-over-the-marsk-e1465084940763.jpg" alt="Østergaard Karin – Black sun over the marsk" width="666" height="434" /></a><p class="wp-caption-text">Østergaard Karin – Black sun over the marsk</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il lavori di Karin sono spesso caratterizzati da colori abbastanza vivaci, ma quando si è trattato di riprodurre una visione della sua terra, la parte settentrionale dello Jutland, è risultato impossibile sfuggire alla tonalità dominante, un sole nero che più di uno spento color grigio il cielo non riusciva a tingere. Pochi dettagli, righe e puntini neri per rendere l&#8217;idea dei fili e degli uccelli, per un risultato invidiabile. Guardate quegli stormi (con la emme) nel cielo, centinaia di migliaia di storni (con la enne) che si preparano a migrare verso Sud. Qui Karin non ha reso solamente la sensazione del loro numero enorme, ma anche l&#8217;impressione del loro movimento nel cielo.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Impossibile dare una definizione di Gillian Travis, tranne quella che è una splendida <em>quilter</em>. Lei è così eclettica nelle sue forme espressive, da risultare estranea a ogni etichettatura o a qualsiasi altra cosa che possa apparire come un <em>cliché</em>.</span></h5>
<div id="attachment_2982" style="width: 378px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gillian-Travis.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2982 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gillian-Travis-e1465086446309.jpg" alt="Gillian Travis" width="368" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Gillian Travis &#8211; Nordic style jumpers</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Spero che l&#8217;immagine qui sopra le renda abbastanza giustizia, in quanto per apprezzare pienamente i suoi <em>quilt</em>, le sfumature di colore e l&#8217;accuratezza esecutiva è necessario osservarli dal vivo e da vicino.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Concedetemi di concludere con l&#8217;opera che mi ha intrigato di più, un <em>quilt</em> in maniera assoluta poco appariscente, privo di colori ammiccanti o di effetti speciali.</span></h5>
<div id="attachment_2983" style="width: 357px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gubser-Adelheid-–-I-dreamed.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2983 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gubser-Adelheid-–-I-dreamed-e1465087545281.jpg" alt="Gubser Adelheid – I dreamed" width="347" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gubser Adelheid – I dreamed</p></div>
<div id="attachment_2999" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gubser-Adelheid-–-I-dreamed-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-2999 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Gubser-Adelheid-–-I-dreamed-Detail-e1465150081783.jpg" alt="Gubser Adelheid – I dreamed - Detail" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Gubser Adelheid – I dreamed &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep</em>&#8221; (<span class="ff2 fc3 fs12 ">Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio di un sogno è racchiusa la nostra breve vita). Così diceva Prospero ne &#8220;La tempesta&#8221; di W. Shakespeare.<br />
Adelheid ha sognato questo <em>quilt</em>, non di notte, ma di giorno, lavorando, camminando, mangiando, parlando d&#8217;altro&#8230;, perché non c&#8217;è niente da fare, quando un&#8217;immagine prende forma nella nostra testa nulla più la può scacciare, è un sogno dal quale non c&#8217;è risveglio.<br />
Oltre all&#8217;idea del bianco e nero, oltre agli effetti di trasparenza, oltre all&#8217;uso della quiltatura come disegno, è stato il messaggio implicito nel titolo che mi ha catturato: il sogno come essenza, perché, come diceva bene Prospero, di sogno siamo fatti, e allora smettere di sognare significa smettere di esistere.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta, suppongo che, giunta a questo punto, ormai vi stia annoiando.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre (e non mi stancherò mai di ripeterlo) le immagini del <em>blog</em> riflettono in maniera approssimativa e incompleta il contenuto della mostra, vuoi per questioni di gusto personale, vuoi per ovvi limiti tecnici, quindi la soluzione rimane sempre quella: andare e vedere con i propri occhi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sulla mia libreria di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> potete trovare qualche altra immagine delle mostre, ovviamente non tutti i lavori presenti, però qualche altra opera pregevole che per motivi di spazio non ho inserito nel <em>blog</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre scusatemi se ho insistito un po&#8217; sul tasto Boemia, tanto si sarà già capito che ormai sono diventata Praga-dipendente, con tanto di crisi di astinenza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono a completa disposizione di chi avesse intenzione di fare un giretto (o un girone) da quelle parti, a prescindere dal <em>patchwork</em>, per suggerimenti, indicazioni, consigli, notiziole, ecc.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre chiudo il <em>post</em> su Praga ribadendo la mia intenzione di ritornare su per le prossime mostre, sperando di averne il tempo, i mezzi e la salute. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La novità stavolta è un filmato che abbiamo realizzato (con fatica) a ulteriore testimonianza del fatto che muoversi fa bene alla salute, e muoversi in cerca della bellezza fa bene alla salute mentale (forse, o forse no, chissà&#8230;).</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/3HRFpt6ErQ0?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe> </span></h5>
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