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	<title>La stoffa giusta &#187; patchwork</title>
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		<title>Tu mi stai diludendo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 10:39:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con chi ce l’ho stavolta? Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera. Purtroppo stavolta Flixbus mi ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con chi ce l’ho stavolta?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera.</span><br />
Purtroppo s<span style="color: #000000;">tavolta Flixbus mi ha veramente deluso, in primo luogo lasciandomi senza l&#8217;ormai indispensabile  <em>WiFi</em> da Vienna a Strasburgo, e poi arrivando con più di un’ora e mezza di ritardo sull’orario di partenza programmato, tra l’altro facendoci attendere in una località posta nel nulla più assoluto, priva di ogni struttura, anche minima, in grado di accogliere i viaggiatori.</span><img class="aligncenter wp-image-9285 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Flixbuu_01-e1763322914829.jpg" alt="Flixbuu_01" width="480" height="98" />Ma non è finita qui, ne ho anche per Strasburgo.<br />
La prima volta che ci passai, una quindicina d’anni fa, mi parve una bellissima città, degna del suo ruolo importante in Europa. Stavolta non ho potuto sopprimere una sensazione di decadenza, o almeno di trascuratezza, come se non ci fosse stata alcuna evoluzione.<br />
Già il fatto che assai scarsi siano i collegamenti aerei con le principali città europee, come pure quelli ferroviari diretti, è un segnale di inadeguatezza per una città che ospita una delle due sedi del Parlamento Europeo. Ma veniamo ai fatti.<br />
Quando abbiamo occasione di fare un giretto nel centro storico di qualche località estera di una certa importanza, siamo usi liberarci dei <em>trolley</em>, lasciandoli nel deposito bagagli della stazione ferroviaria. Così facemmo anche a Strasburgo, e dopo un po’ di su e giù per la stazione localizzammo quel servizio. Ci accolse una porticina a due ante in legno che pareva quella di una vecchia casa popolare, e poi uno striminzito locale simile a una biglietteria di un cinemino di terza visione. Alla destra di una ridotta postazione vetrata stava un imponente <em>scanner</em> per i bagagli, con tanto di <em>metal detector</em>, ma senza alcuna istruzione (almeno chiaramente visibile) su come procedere. Posti i <em>trolley</em> sul nastro trasportatore, attraversammo il <em>metal detector</em>, il quale non mancò di segnalare il fatto che non eravamo stati abbastanza diligenti e che non avevamo posto tutti gli oggetti metallici nell’apposita vaschetta gialla, ma i due addetti seduti nel loro gabbiotto non fecero nemmeno un <em>plissé</em>. Entrati nella sala con gli armadietti, e posti al loro interno i due <em>trolley</em>, scoprimmo che la tariffa era di ben 12,50€, molto di più di quanto chiedono a Praga e a Vienna, ma il bello è che si poteva pagare quella tariffa solamente in monetine, niente banconote, carta di credito e <em>bancomat</em>. Ora, non si può pretendere che nel XXI secolo le persone viaggino con una scarsella piena di monete come ai tempi di Carlo Martello. Soluzione: bisognava tornare indietro, <em>trolley</em> compresi, e chiedere lumi in quel gabbiotto, nel quale un addetto, con al suo fianco un sacco di monete stile Zio Paperone, gentilmente cambiava una banconota in metallo sonante. Ciliegina sulla torta, il deposito chiudeva alle 19 (alle sette di sera!), e se si voleva andare a cena in un bel ristorantino sull’Ill era necessario farlo con bagagli al seguito.<br />
Bah!<br />
Il meglio però doveva ancora arrivare, e mi riferisco alla Gare Routière Centrale De Strasbourg, e mai tanto un nome così altisonante corrispose invece a una situazione mediocre e insopportabile. Alle 20 i bagni erano già chiusi, come pure il bar, e almeno da un’ora, mentre qualche anno fa restava aperto fino alle 21 (un altro segno della decadenza). Per giunta avevamo preso un po’ di pioggia, e una bevanda calda sarebbe stata gradita. Invece ci trovavamo sotto una sorta di tettoia aperta du due lati lunga circa una ventina di metri, con due parallelepipedi di cemento per sedersi, ma che erano stati modificati in un giaciglio per i <em>clochard</em>, e per giunta al buio. La situazione era poco rassicurante e oltremodo scomoda, perciò, dopo un tentativo di resistere stoicamente, cedemmo e ci rifugiammo per un’oretta in una birreria a qualche isolato di distanza, dove un paio di bicchieri di <em>cabernet</em> ci riconciliarono con l’esistenza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9287 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo-e1763368044743.jpg" alt="Strasburgo" width="640" height="360" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Tutto bene il resto?</span><br />
<span style="color: #000000;">Sì, beh, abbastanza. </span><span id="more-9173"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, anzi benissimo come sempre la sistemazione che la mia agenzia di viaggi ha scovato a Sélestat, sempre efficiente il trasporto pubblico da lì alla Val d’Argent, interessante anche la scappata a Mulhouse per visitare la <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.citedutrain.com/" target="_blank">Citè du Train</a></span></strong>, e, a proposito, sempre comodissimi i divani delle vecchie carrozze ferroviarie Corail. Però mi par di ricordare che qui si sarebbe dovuto parlare di <em>patchwork</em>, e ora c’arrivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiariamo subito una cosa, m’interesso ancora di arte tessile, e il Carrefour Européen du Patchwork ha sempre il suo fascino, però c’era un motivo ben specifico che mi aveva condotto lì, ovvero la soddisfazione di vedere una mia opera esposta al concorso internazionale, e per la terza volta, badate, ma di ciò parlerò in seguito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025.jpg"><img class="aligncenter wp-image-9289 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025-e1763368339392.jpg" alt="Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025" width="720" height="224" /></a><span style="color: #000000;">Il 2025 è un anno speciale per il Carrefour Européen du Patchwork, si tratta infatti della trentesima edizione, e per l’occasione sono stati realizzati dei <em>gadget</em> che non ho mancato di procacciarmi. Anche il destino c’ha messo lo zampino, in quanto, all’ultimo, una delle presentarici alla premiazione del concorso non è potuta intervenire, ed è stata sostituita dalla persona che più rappresenta questa manifestazione e che ne è stata la promotrice per tantissimi anni: Mme Gul Laporte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con la prima impressione generale, e cioè che le mostre erano tutte abbastanza interessanti, ossia il livello generale era mediamente alto (non sempre era successo), però, tranne che in un paio di occasioni, sono mancate quelle vette di eccellenza che ti facevano sentire una nullità e ti veniva voglia di lasciar perdere il <em>patchwork</em> per sempre.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei dalla fine, ossia dall&#8217;ultima mostra che ho visitato e che stava quasi per sfuggirmi. Si tratta di una serie di piccole opere d&#8217;arte esposte dalla European Quilt Association (EQA). Il tema proposto quest&#8217;anno era &#8220;Contrasts&#8221;, e devo dire che è stato interpretato magnificamente.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9175 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02-e1762082449127.jpg" alt="EQA - Contrasts - 02" width="480" height="474" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9176 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03-e1762082482356.jpg" alt="EQA - Contrasts - 03" width="480" height="509" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9177 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06-e1762082520310.jpg" alt="EQA - Contrasts - 06" width="480" height="481" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9178 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12-e1762082534779.jpg" alt="EQA - Contrasts - 12" width="480" height="473" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9179 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05-e1762082549347.jpg" alt="EQA - Contrasts - 05" width="480" height="483" /></a>Ovviamente le opere esposte erano molte di più, e qui ho riportato solamente alcune di quelle che, a parer mio, sono indicative  della fantasia e dell&#8217;abilità che le <em>quilter</em> di EQA riescono a palesare nell&#8217;interpretazione di un tema in apparenza così categorico.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da questi piccoli <em>quilt</em> passerei a un&#8217;opera che per dimensioni e impegno realizzativo non esito a definire &#8220;monumentale&#8221;</span></h5>
<div id="attachment_9183" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9183 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-e1762164898225.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud" width="720" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud</p></div>
<div id="attachment_9185" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9185 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03-e1762165021567.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud - Detail 03" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">A spanne saranno stati circa quattro metri, una nuvola di fiori che Esther Delgado Pico ha realizzato con maestria notevole.<br />
Mi chiedo anche come sia riuscita a portare fino in Alsazia quella installazione così grande.</h5>
<div id="attachment_9186" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9186 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-e1762165819419.jpg" alt="Esther Delgado Pico" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diciamo che Esther Delgado Pico è stata, per me, una vera sorpresa, e non solamente per il fatto che ancora non la conoscevo, ma perché lei ha portato in Alsazia una serie di opere veramente interessanti.</span></h5>
<div id="attachment_9187" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9187 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01-e1762166698216.jpg" alt="Esther Delgado Pico - 01" width="720" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Youth &#8211; Maturity</p></div>
<div id="attachment_9188" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9188 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02-e1762166830207.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Childhood - Detail" width="360" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ammirate questa spendida opera di grandi dimensioni che, a buon diritto, troneggiava nel centro della sala.</span></h5>
<div id="attachment_9190" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9190 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift-e1762168234679.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Adrift" width="640" height="492" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Adrift</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ebbene, oltre che bravissima, Esther si è dimostrata estremamente corretta perché ha voluto precisare che la sua splendida opera è tratta da un&#8217;immagine originale di Eric Zener, un famoso pittore americano. Forse questa precisazione potrebbe sembrare gratuita, ma in realtà troppe volte è capitato che un&#8217;artista copiasse più o meno pedissequamente un&#8217;opera senza citarla apertamente, come del resto già segnalato del vecchio <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4486" target="_blank">Il cacciatore</a></span></strong>&#8220;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sa che amo le opere originali, quelle che rappresentano un rischio per l&#8217;artista in quanto &#8220;rompono&#8221; qualsiasi rappresentazione codificata e propongono nuovi e inaspettati orizzonti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di <span dir="auto">Marie-Francine Brochard avevo già visto qualcosa nel 2019, ma quanto che lei ha portato quest&#8217;anno superava qualsiasi aspettativa.</span></span></h5>
<div id="attachment_9192" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9192 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3-e1762197825361.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Eucalyptus 3" width="480" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Eucalyptus 3</p></div>
<div id="attachment_9193" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9193 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-e1762197903111.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5" width="600" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5</p></div>
<div id="attachment_9194" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9194 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail-e1762197969549.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un<em> patchwork</em> realizzato con la corteccia d&#8217;albero doveva ancora vederlo. Però, se ci pensate bene, è un&#8217;idea quella di utilizzare un materiale antichissimo, quasi primordiale, per delle opere d&#8217;arte contemporanee.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin è un&#8217;apprezzatissima <em>quilter</em> italiana che si è sempre distinta per la forza espressiva delle sue opere d&#8217;arte. Oltre a ciò andrebbe aggiunta un&#8217;innegabile originalità nella ricerca dei temi e nelle scelte cromatiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti sono i riconoscimenti che ha già ottenuto, tra i quali un premio al Carrefour Européen du Patchwork, e i suoi <em>quilt</em> ormai non conoscono confini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;anno le è stata dedicata una personale, nella quale ha potuto esporre una serie di opere della sua notevole produzione, e trovo che si è trattata di una delle esposizioni migliori di questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con Life&#8217;s Textures, un <em>quilt</em> sinestetico, in quanto, oltre alla sensazione visiva, l&#8217;artista invitava alla sensazione tattile, ossia a prendere contatto con la stoffa, la sua trama, le parti morbide e meno morbide, le contaminazioni, i confini e i corsi.</span></h5>
<div id="attachment_9196" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9196 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures-e1762538273746.jpg" alt="Mattea Jurin - Life's Textures" width="620" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Life&#8217;s Textures</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="x1lliihq x1plvlek xryxfnj x1n2onr6 xyejjpt x15dsfln x193iq5w xeuugli x1fj9vlw x13faqbe x1vvkbs x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx" dir="auto" style="color: #000000;"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs xt0psk2 x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx x126k92a">Come Mattea Jurin ha inteso precisare, si tratta di una rappresentazione di tutta una vita, dal bianco dell&#8217;innocenza infantile, attraversano i momenti di crescita, poi quelli della passione, della maturità, fino alle tinte più scure della contemplazione e della completezza,<br />
La vita non procede mai in maniera lineare e uniforme, ha i suoi percorsi imprevisti, le sorprese belle e brutte, le difficoltà da superare e le soddisfazioni per quelle superate. Tutto ciò veniva simbolicamente richiamato in quest&#8217;opera, una sorta di biografia scritta con i colori invece che con carta e penna.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto intrigante ed emblematico questo trittico monocromatico che, per inciso, rispetta la filosofia originale del <em>patchwork</em>, in quanto è stato realizzato con materiali di recupero, stoffe che hanno un legame particolare con l&#8217;autrice.</span></h5>
<div id="attachment_9199" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9199 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands-e1762541755623.jpg" alt="Mattea Jurin - Head Heart Hands" width="320" height="963" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Head Heart Hands</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E non poteva essere altrimenti, in quanto viene rappresentata l&#8217;essenza dell&#8217;artista in tre parti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima in alto è la testa, nella quale i progetti, o per meglio dire varie ipotesi di progetto nascono, si accavallano, si elidono, si confrontano, si completano, fino al raggiungimento di una struttura più o meno interpretabile e rappresentativa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda è il cuore, il motore emotivo dell&#8217;artista, il quale sempre sottolinea l&#8217;urgenza di dare una forma espressiva alla fantasia che preme per vedere la luce.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il terzo sono le mani, ma in quelle sono racchiuse la maestria, la pazienza, la sensibilità cromatica, e in fin dei conti anche il tempo speso per trasformare una pezza di stoffa in un&#8217;opera d&#8217;arte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che Mattea Jurin sia un&#8217;artista eclettica lo si sarebbe già dovuto capire, e il <em>quilt</em> sottostante dimostra quanto possa essere evocativa un&#8217;immagine che fa della sua semplicità (espressiva, non tecnica) la cifra della sua bellezza.</span></h5>
<div id="attachment_9204" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9204 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-e1762686265106.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home" width="420" height="603" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home</p></div>
<div id="attachment_9205" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9205 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail-e1762686290938.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei è, si potrebbe dire, figlia di due mondi, se non addirittura tre. Figlia di genitori europei emigrati negli USA, trascorse lì la sua prima giovinezza, e poi visse il ritorno della sua famiglia in Europa, dove tuttora risiede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In pratica l&#8217;Oceano Atlantico è una sorta di ponte tra i due continenti che può chiamare &#8220;casa&#8221;, e lei ha inteso raffigurare questo legame indissolubile mediante le radici che affondano profondamente nel terreno, quasi tentassero di ritrovarsi sotto al fondale dell&#8217;Oceano. Mi piace pensare che si tratta anche di un ponte che probabilmente Mattea presto riattraverserà per esporre una sua personale in qualche <em>show</em> statunitense.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità assoluta, almeno per me, questi piccoli capolavori in 3D, con una cornice metallica che li sottolinea più che delimitarli, come dire che il <em>patchwork</em> è &#8220;aperto&#8221; a tutte le forme espressive.</span></h5>
<div id="attachment_9211" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9211 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether-e1762694013368.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Iron and Ether" width="420" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Iron and Ether</p></div>
<div id="attachment_9212" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9212 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air-e1762694073705.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Rooted in Air" width="420" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Rooted in Air</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se vi ricordate di quell&#8217;incredibile opera realizzata da Dieter Filler con bucce d&#8217;arancia che inserii nel <em>post</em> del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=7360" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork del 2022</a></span></strong>. No? Allora andate a rivedervela. Ebbene, anche quest&#8217;anno egli ha deciso di stupire con un&#8217;opera che riprende un soggetto estremamente semplice, il Sol Levante giapponese, declinandolo con materiali e lavorazioni inusuali a dir poco.</span></h5>
<div id="attachment_9215" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9215 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-e1762796034401.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant" width="360" height="639" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant</p></div>
<div id="attachment_9216" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9216 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail-e1762796082600.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suppongo che si tratti di cotone assemblato su tessuto <em>pile</em> leggermente arricciato, suppongo ripeto, perché non ho osato sfiorare quel bianco morbito per tema di sporcarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque vi inviterei a dare una sbirciata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://arts-textiles.fr/artiste-en.htm" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questo artista tessile, e scoprirete che in tutta la sua produzione non si è mai ripetuto, non ha ceduto alle sirene di un comodo <em>cliché</em> di successo, e questo, almeno per me, è un grande valore aggiunto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre in Giappone restiamo con questo meraviglioso quilt di Montserrat Forcadell Blasco, un&#8217;artista che ci ha sempre regalato delle opere degne di nota, e anche questa ha ottenuto il meritatissimo successo nel concorso &#8220;Giappone: misteri, leggende e realtà&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9218" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9218 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-e1762797683495.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise" width="360" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise</p></div>
<div id="attachment_9219" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9219 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail-e1762797745976.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come per la gru, associata alla fortuna, alla fedeltà e alla longevità, il misticismo giapponese è molto legato anche all&#8217;airone, ma ha un significato più misterioso, legato agli spiriti, alla morte e all&#8217;adilà. Forse non a caso Hayao Miyazaki considera il suo film d&#8217;animazione &#8220;Il ragazzo e l&#8217;airone&#8221; come una sorta di testamento spirituale e artistico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molte sono le antiche leggende giapponesi che hanno l&#8217;airone come protagonista, e una di quelle avrà sicuramente colpito l&#8217;artista, la quale si è ispirata anche all&#8217;arte pittorica cinese per tradurre visivamente le sue sensazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in zona, e precisamente nella Corea del Sud.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hae Ok Chang è nota per i suoi fiocchi di neve, ottenuti ritagliando dei pizzi e applicandoli su degli sfondi più o meno colorati. Però ama anche riprodurre con la stoffa dei motivi tradizionali del suo paese, con colori vivi e geometrie complesse.</span></h5>
<div id="attachment_9225" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9225 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four-e1762854776349.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Four" width="660" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory</p></div>
<div id="attachment_9226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9226 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail-e1762854677372.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_9227" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9227 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-e1762854742640.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qui sotto una delle sue opere più peculiari, con i tipici fiocchi di neve. In questa spiccano imperiosi su un fondo nero, quasi fossero sprazzi di luce invece che delicate strutture di ghiaccio.</span></h5>
<div id="attachment_9229" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9229 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-e1762856665247.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02" width="360" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02</p></div>
<div id="attachment_9230" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9230 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail-e1762856835671.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque in questo dettaglio ci si rende conto che non si tratta di una sorta di <em>applique</em>, seppure accurato, perché anche lo sfondo palesa un&#8217;abilità tessile fuori dal comune.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork erano presenti molte altre opere che arrivavano dall&#8217;altro capo del globo, dalla Nuova Zelanda e dall&#8217;Australia, con i loro motivi, i loro colori e una visione che solamente chi vive in grandi spazi, verdi o meno, può riuscire a proporre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una fra tutte mi ha colpito, non perché fosse la più bella, la più complessa, la più innovativa, ma perché, con notevole sensibilità artistica, faceva riferimento a una circostanza nella quale molte donne, me compresa, si sono purtroppo trovate.</span></h5>
<div id="attachment_9309" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9309 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried-e1763389401125.jpg" alt="Daena Schofield - Hopes Miscarried" width="480" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Daena Schofield &#8211; Hopes Miscarried</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Smarrimento, delusione, rimpianto, dolore, inadeguatezza, queste sono solamente una parte delle sensazioni che una donna può provare dopo un aborto spontaneo, diverse per ognuna di loro, un turbinio di emozioni complesse affrontate talvolta in solitudine e in una sorta di silenzio sociale. Daena Schofield le ha volute in parte rappresentare con i colori e le forme in un <em>quilt</em> molto evocativo, con delle tinte che indicano serenità e speranza alle spalle della figura femminile, ossia il suo passato, mentre il futuro si presenta cupo, più scuro nell&#8217;immediato e solo leggermente sfumato più avanti, comunque sempre irto di spigoli pronti riaprire quell&#8217;intima ferita.<br />
Sbirciando nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.daenaschofield.nz/" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questa artista neozelandese, ho scoperto che soffre di epilessia e autismo, e che il <em>patchwork</em> è diventata la più efficace terapia per interfacciarsi serenamente con il mondo che la circonda, mondo che, ovviamente, lei percepisce più intensamente, e di ciò ne dà splendida testimonianza nelle sue opere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In un piccolo villaggio di pescatori della Nuova Zelanda meridionale, un&#8217;antica leggenda è diventata pietra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <span dir="auto">Nella tradizione Maori, Āraiteuru è la canoa che portò gli antenati del popolo Ngāi Tahu nell&#8217;Isola del Sud. Mentre la canoa divenne il promontorio di Shag Point / Matakaea, le zucche d&#8217;acqua e le reti si trasformarono in tanti massi sulla costa di Otago. La loro caratteristica è che hanno una forma sferica ed emergono dalla rena della piaggia, creando un&#8217;immagine molto suggestiva. I m</span></span><span class="mw-page-title-main"><span dir="auto">assi di Moeraki hanno dimensioni variabili, da mezzo metro a un paio di metri, e si sono formati anticamente per cementificazione dell&#8217;argilla, emergendo infine a seguito dell&#8217;erosione costiera.</span></span></h5>
<div id="attachment_9240" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9240 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders-e1763046960271.jpg" alt="Catherine McDonald - Moeraki Boulders" width="720" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Catherine McDonald &#8211; Moeraki Boulders</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono certa che quella spiaggia abbia un particolare valore per l&#8217;artista, e che sia una costante fonte di ispirazione, dato che quei massi appaiono in forme diverse in altri suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<div id="attachment_9383" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9383" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" alt="Moeraki" width="640" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine da: newzealand.com</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span dir="auto">Bundanon</span><span dir="auto"><span dir="auto"> è un&#8217;organizzazione artistica autraliana sorta dove viveva il pittore Arthr Boyd, assieme a sua moglie Yvonne, anche lei pittrice. Nel 1993 i due artisti donarono la loro proprietà al popolo australiano, e in quel luogo venne fondato un grande centro museale e di apprendimento artistico, con particolare attenzione alla cultura indigena.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_9281" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9281 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral-e1763321516877.jpg" alt="Linda Balding - Ode to Bundanon-Pastoral" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Linda Balding &#8211; Ode to Bundanon &#8211; Pastoral</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Linda Balding ha goduto della felice possibilità di insegnare in quel centro per ventidue anni, e ne ha tratto tutta l&#8217;ispirazione possibile per le sue opere d&#8217;arte, non solamente <em>quilt</em>, ma anche stampe su stoffa e tinture ecologiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;opera è la trasposizione tessile di una foto che ha scattato giusto fuori dalla fattoria di <span dir="auto">Bundanon, con quei fantasici chiaroscuri creati dall&#8217;ombra di una grande magnolia.<br />
Come non invidiarla?</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nell&#8217;emisfero australe, e dalla Nuova Zelanda è arrivato questo originale <em>quilt</em> di Helen Beaven</span></h5>
<div id="attachment_9244" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9244 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio-e1763123696986.jpg" alt="Helen Beaven - Improv Trio" width="360" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">Helen Beaven &#8211; Improv Trio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera ha vinto il primo premio nel Great New Zealand Quilt Show 2023, e direi che si è trattato di un riconoscimento meritatissimo. I disegni ripropongono quelli che si trovano sul <em>tapa</em>, un tessuto prodotto nelle isole dell&#8217;Oceano Pacifico mediante lavorazione della corteccia del gelso da carta. Il motivo dei petali è tipico su questo tipo di stoffa, e in più, per dare l&#8217;dea dell&#8217;improvvisazione e dell&#8217;irregolarità, l&#8217;artista ha realizzato alcuni dettagli mediante una stampa a calcografia da base in <em>linoleum</em>. Quanto amo le contaminazioni di tecniche&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che si è parlato di concorsi, veniamo alle dolenti note.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voglio subito premettere che il tema proposto per  il concorso del 30° Carrefour Européen du Patchwok era molto intrigante, poiché lasciava ampia libertà creativa, e aggiungo pure che le opere esposte erano, nella maggior parte dei casi, all&#8217;altezza, anzi oserei dire che si è trattata di una delle espozioni migliori che ricordo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sta il problema allora?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema sono io, nel senso che non sempre il mio metro di giudizio coincide con quello della giuria, e anche quest&#8217;anno alcune perplessità non sono mancate.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-9251 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1.jpg" alt="A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1" width="2048" height="683" /></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Inizierei col descrivere il tema del concorso &#8220;Avant-Garde&#8221;, ossia come ci si immagina che sarà un <em>quilt</em> fra una trentina d&#8217;anni, quali i materiali, le tecniche, i soggetti, le suggestioni, eccetera. Insomma, date libero sfogo alla fantasia.<br />
Quel tema aperto a ogni libera ma innovativa interpretazione era così stimolante che, sorpresa da un&#8217;improvvisa folata di pazzia, decisi che c&#8217;avrei provato anch&#8217;io a realizzare un <em>quilt</em> d&#8217;avanguardia, senza speranza di essere ammessa tra i finalisti, s&#8217;intende, e invece&#8230;<br />
Sia come sia, già la quasi certezza di avere la possibilità di ammirare dei <em>patchwork</em> estremamente originali mi attirava in Alsazia, e dopo la comunicazione che il mio <em>quilt</em> era stato giudicato degno di partecipare alla selezione finale diedi formale incarico alla mia agenzia di viaggi di organizzare la trasferta in Val d&#8217;Argent.<br />
Non servirebbe precisare che furono proprio le opere finaliste le prime che andai a visitare, e devo proprio dire che la loro qualità era eccellente, anche se per alcune mi sfuggiva ogni relazione con il tema del concorso. Massima però fu la mia perplessità quando, durante la premiazione, scoprii che qualcuna delle opere che avevo considerato <em>OT</em> erano state giudicate tra le migliori del concorso.<br />
Niente di nuovo sotto al sole, mi si dirà, non è la prima volta che mi trovo in disaccordo con la giuria, ma in qualche caso ho trovato quest&#8217;anno le loro scelte alquanto dubbie o prive di senso.<br />
Bene, tolto questo sassolino dalla scarpa, passerei a mostrarvi alcuni dei <em>quilt</em> che, sempre secondo me, hanno reso giustizia nel migliore dei modi al tema proposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nulla da dire sul <em>quilt</em> di Szilvia Kerékgyártó, vincitrice del primo premio e del premio EQA. Si tratta di un&#8217;opera esteticamente gradevole che palesa un&#8217;ottima tecnica.</span></h5>
<div id="attachment_9250" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9250 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins-e1763130285680.jpg" alt="Szilvia Kerékgyártó - What are her Origins" width="480" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Szilvia Kerékgyártó &#8211; What are her Origins</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre all&#8217;impatto estetico dell&#8217;opera, ho trovato che si tratta di un&#8217;ottima rappresentazione di come l&#8217;antico possa trovare posto in futuro senza sembrare antiquato o trascurabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infatti, cosa c&#8217;è di più antico e tradizionale del blocco &#8220;<em>Log Cabin</em>&#8220;? Eppure qui è declinato in una forma che si distacca dalla rigida geometria per trasformarsi in pennellate di colore, sistematiche e impeccabili nelle dimensioni, ma libere e creative nella scelta cromatica. In aggiunta abbiamo un volto molto epressivo realizzato con una tecnica che riprende e attualizza l&#8217;<em>applique</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciliegina sulla torta, aggiungerei l&#8217;esclusivo utilizzo di stoffe di riciclo, cifra caratteristica del &#8220;vero&#8221; <em>patchwork</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi spiace che la fotografia non renda giustizia a questa originale opera di Marijke Van Lamoen, a mia scusante porto il fatto che gli <em>spot</em> illuminavano in maniera eccessiva la zona superiore dei <em>quilt</em>, e che se si usava il <em>flash</em> si veniva guardati male.</span></h5>
<div id="attachment_9255" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9255 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame-e1763133740245.jpg" alt="Marijke Van Lamoen - Wall of Flame" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Marijke Van Lamoen &#8211; Wall of Flame</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per realizzare quest&#8217;opera l&#8217;artista ha fatto ferro e fuoco, nel senso che invece del filo per unire gli strati ha utilizzato delle spille di sicurezza in acciaio dorato, mentre le sfumature di colore sono state ottenute a fiamma, bruciando zone del <em>top</em> e del <em>batting</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Complimenti per il coraggio, oltre che per l&#8217;indiscutibile originalità. Al suo posto, probabilmente io mi sarei scottata o avrei dato fuoco alla casa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ditemi se quest&#8217;opera non è una finestra sul futuro, anche se &#8220;finestra&#8221; non sarebbe il termine più adatto, in quanto si tratta di quanto si potrebbe osservare in futuro attraverso le lenti di un microscopio.</span></h5>
<div id="attachment_9312" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9312 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech-e1763389681232.jpg" alt="Mattea Jurin - Brave New World - Quanum Cellular Biotech" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Brave New World &#8211; Quanum Cellular Biotech</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin ha immaginato un mondo dove la biologia non si affida più a mezzi grossolani e inefficienti, bensì arriva a operare direttamente nell&#8217;infinitamente piccolo mediante le nanotecnologie. I progressi derivanti avrebbero ricadute rivoluzionarie sulla medicina, sull&#8217;informatica, sulla genetica, un salto evolutivo che potrebbe affrancarci dalle nostre fragilità e nel contempo ridurre la nostra impronta ecologica.<br />
Oltre al soggetto, innovativi sono pure i materiali e il loro assemblaggio, per un&#8217;opera che, a parer mio, avrebbe dovuto ricevere miglior accoglienza, anche in considerazione del fatto che si esprime pienamente nel tema proposto dal concorso.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Niente male nemmeno questo bizzarro <em>quilt</em> coreano, un&#8217;opera che sa un po&#8217; di Escher.</span></h5>
<div id="attachment_9261" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9261 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade-e1763137541403.jpg" alt="Yongjeong Kim - The Hillside Façade" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Yongjeong Kim &#8211; The Hillside Façade</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se mi è concesso, potrei definirla un&#8217;opera cubista, con finestre che guardano in tutte le direzioni, e alcune addirittura verso un immaginario esterno dietro il <em>quilt</em>. Chissà che non sia questa una nuova strada, anche se il cubismo non è nel mondo dell&#8217;arte una novità assoluta, anzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque qull&#8217;opera mi è piaciuta tantissimo, e, ovviamente, non è stata premiata.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Meritatissimo riconoscimento invece per questa strana Luna di Eunjoo An.</h5>
<div id="attachment_9262" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9262 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning-e1763143705806.jpg" alt="Eunjoo An - Moon of Return, Path of Beginning" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Eunjoo An &#8211; Moon of Return, Path of Beginning</p></div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni fa mi è capitato di uscire di casa a notte fonda e, dato che vivo in un piccolo paesino abbastanza isolato dalla città, ho potuto apprezzare la magia di una Luna piena nel cielo. Quel disco bianco lassù in alto irradiava una luce diafana sul paesaggio, esaltava le ombre e smorzava i colori con molta delicatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso capire come quel corpo celeste sia stato investito di proprietà divine (o divinatorie) per tutti i millenni che hanno preceduto l&#8217;epoca della conoscenza, quella che ci ha svelato la sua vera natura, ossia che si tratta di un grande sasso rotondo privo di vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure la Luna è unica, lo è perché il nostro pianeta ha un solo satellite, lo è perché nessun altro pianeta del nostro sistema solare ne ha una sola (oppure ne è privo), lo è perché le sue dimensioni e la sua distanza dalla Terra sono la condizione imprescindibile per la vita, fin dalla sua comparsa. Se la situazione fosse stata differente non avremmo le maree (perciò le acque oceaniche si sarebbero spostate verso i poli portando al collasso gli ecosistemi marini), la rotazione terrestre sarebbe fortemente instabile dati i cambiamenti dell&#8217;inclinazione del suo asse (con modifiche drammatiche sui cicli stagionali e sul clima), la velocità di rotazione del pianeta sarebbe più che doppia (la superficie sarebbe continuamente spazzata da venti a 200km/h), e forse la vita non sarebbe mai apparsa, almeno nelle forme complesse che conosciamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la Luna è unica anche per altri aspetti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti cicli naturali si armonizzano con quello lunare, e persino l&#8217;equilibrio psicofisico ne risente, senza voler contare il fatto che per una platea variegata di persone, dai sognatori ai poeti, dai contadini ai navigatori, dai matematici agli astronomi, la Luna è stato il primo gradino indispensabile per affrontare l&#8217;ignoto alle sue spalle.<br />
Eunjoo An ci ricorda che la Luna torna sempre a trovarci, in un ciclo senza fine, nuova, primo quarto, piena, ultimo quarto, e c&#8217;è sempre, anche se non la vediamo. Anche la vita c&#8217;è sempre, si rinnova senza fine, e noi, come la Luna, ripetiamo gli stessi percorsi, che però non sono mai uguali. Anche la Luna compie lo stesso percorso, e guarda sempre lo stesso pianeta, che però non è mai uguale, e nemmeno noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Panta rhei</em>&#8221; diceva Eraclito, tutto si muove e nulla sta fermo, perciò mai ci si potrebbe bagnare due volte nello stesso fiume.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho immaginato che ciò valga anche per il messaggio implicito in questo <em>quilt</em> di Sandra Kaiser, un&#8217;altro di quei pochi per i quali condivido il giudizio della giuria.</span></h5>
<div dir="auto">
<div id="attachment_9268" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9268 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued...-e1763227243663.jpg" alt="Sandra Kaiser - To be Continued..." width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Sandra Kaiser &#8211; To be Continued&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è nato secoli fa, e da allora molto è cambiato, i materiali, gli strumenti, i soggetti, le tecniche, ma anche e soprattutto le persone, il loro modo di interpretare il vissuto e il sognato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sandra ha colto un fiore, un papavero, quel fiore che in Oriente viene associato alla fertilità e alla bellezza, mentre nella cultura occidentale rappresenta il ciclo di morte e rinascita, la forza di un eterno rinnovamento, quello di un risveglio stagionale e anche quello di un passo verso il futuro. Quindi se tutto si muove e nulla sta fermo, è logico, è auspicabile che un tale fiore ne sia il portavoce, e su quella pellicola appariranno in futuro altri fotogrammi con altri papaveri, sempre belli ma sempre diversi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sui fotogrammi avete riconosciuto le tecniche <em>Crazy</em>, <em>Confetti</em>, <em>Hawaiano</em>, <em>Paper Piecing</em>, <em>Applique</em>? (le ho mescolate apposta) <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";-)" class="wp-smiley" /></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo <em>quilt</em> di Edith Bieri-Hanselmann è pienamente nel solco del tema del concorso, una proposta d&#8217;avanguardia che, secondo me, avrebbe meritato un premio.</span></h5>
<div id="attachment_9272" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9272 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-e1763315847129.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward" width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward</p></div>
<div id="attachment_9273" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9273 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail-e1763315906117.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei usa la stoffa come se fosse del colore puro, una tecnica che avevo già avuto modo di apprezzare nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3187" target="_blank">Carrefou Européen du Patchwork del 2016</a></span></strong> grazie alla sua opera &#8220;Splash&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie ai sapiente utilizzo dei nastri di seta <em>Sari</em> lei ha realizzato un <em>quilt</em> dinamico, cromaticamente forte ma non pacchiano, un&#8217;opera che sposta lo sguardo oltre il confine materiale, quasi a tentare di completarlo con la fantasia, operazione comunque impossibile perché nessuno sa cosa ci riserva il futuro, oltre quell&#8217;orizzonte dove tutto cambia, la direzione, il colore, l&#8217;arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altri <em>quilt</em> del concorso, non tutti, sono presenti nel mio album di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, però mi perdonerete se mi concedo un pizzico di vanità, in quanto tra le opere ammesse al concorso c&#8217;era anche la mia, e questa è la terza volta che succede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco, tutte le volte che ho partecipato a questo concorso non ho mai pensato che potessi essere premiata, ma già il fatto di sapere che la mia opera sarebbe stato presente lì era per me, <em>quilter</em> assolutamente <em>naïve</em>, una grande vittoria. Quest&#8217;anno poi, non ci speravo nemmeno di esserci, dato che la mia opera era solamente il frutto di un sogno notturno (mangiato pesante la sera prima&#8230;) che per puro sfizio tentai nelle settimane seguenti di rappresentare con la stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_9278" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9278 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora-e1763321020430.jpg" alt="Rossana Ramani - Rain on Aurora" width="480" height="755" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Rain on Aurora</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, il tema del concorso invitava a immaginare come potesse evolvere nel futuro il <em>patchwork</em>, e trovo che il mio <em>quilt</em> sia una risposta, interlocutoria fin che si vuole, ma sicuramente originale. Va detto che non sono andata in cerca di una rappresentazione &#8220;gradevole&#8221; alla vista, quest&#8217;opera sta a un bel <em>patchwork</em> come la musica dodecafonica sta al <em>valzer</em> viennese, però ho tentato di uscire in tutti i modi dal prevedibile, e in ciò sta la sua cifra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel romanzo &#8220;I robot dell&#8217;alba&#8221; di Isaac Asimov, Aurora è il primo pianeta colonizzato dagli esseri umani. Ho immaginato una <em>quilter</em> del futuro che realizza un&#8217;opera ispirandosi a un paesaggio alieno su Aurora. E se pensate magari che trent&#8217;anni sono pochi per un viaggio interstellare, vi ricordo che in quello stesso intervallo di tempo, poco più di un secolo fa, passammo dal cavallo all&#8217;aeroplano, quindi si tratta solo di aspettare una decisiva svolta tecnologica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, chiuso questo (controverso) capitolo, passiamo ai fatti, e più precisamente a una delle attività svolte dal <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">Mennonite Central Committe</a> </strong><span style="color: #000000;">(</span></span>MCC), un&#8217;associazione nata nel 1920 per inviare alimenti alle popolazioni della Russia Meridionale stremate dalla carestia, una catastrofe conseguente alla guerra civile, a improvvide decisioni politiche e a eventi climatici avversi che fece milioni di morti in pochi anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi questa associazione fornisce assistenza umanitaria alle comunità che soffrono degli effetti di conflitti, inondazioni, siccità e altri eventi simili, in varie forme, dall&#8217;invio di cibo e medicine all&#8217;aiuto ai migranti, dai sistemi di approvvigionamento di acqua potabile all&#8217;istruzione di base.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Val d&#8217;Argent hanno portato una serie di <em>patchwork</em> che verranno inviati nelle zone dove potranno fornire un caldo e indispensabile conforto, ad Haiti e in Ucraina per esempio.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9293 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179-e1763369923386.jpg" alt="P1150179" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9294 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185-e1763369976695.jpg" alt="P1150185" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Altre informazioni su questa iniziativa le potete trovare sul <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">sito web</a></span></strong>  di MCC.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guldusi è un&#8217;iniziativa tesa a promuovere il ricamo a mano delle donne afgane integrandolo con delle opere realizzate da <em>quilter</em> europee.</span><br />
<span style="color: #000000;">Già nelle edizioni passate avevo trovato molto interessanti le opere esposte dall&#8217;associazione Deutsche-Afghanische di Friburgo, e anche quest&#8217;anno tale collaborazione ha permesso di esporre una serie di piccole opere in grado di valorizzare le abilità delle artiste afgane. </span></h5>
<div id="attachment_9296" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9296 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-e1763371475388.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme" width="360" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme</p></div>
<div id="attachment_9297" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9297 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail-e1763371497103.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell&#8217;opera qui sopra, due triangoli ricamati sono gli ombrelloni di questo carinissimo scorcio di Venezia, e ho trovata fantastica l&#8217;idea di utilizzare il lato di una cerniera lampo per sottolineare i contorni degli edifici, come se rimandassero dei riflessi luminosi, cerniere lampo che probabilmente facevano parte dei <em>jeans</em> la cui stoffa costituisce tela e pennello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora ricami afgani per questo pannello completato da Véronique Douillet, una serie di amuleti che accompagnano la vita delle donne che spesso devono fare affidamento solamente su sé stesse.</span></h5>
<div id="attachment_9315" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9315 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté-e1763391385781.jpg" alt="Véronique Douillet - Amour, gloire, beauté" width="480" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Véronique Douillet &#8211; Amour, gloire, beauté</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Struggente ed emblematico è il titolo, &#8220;Amore, gloria e bellezza&#8221;, in un paese dove l&#8217;odio ha sconvolto e continua a sconvolgere l&#8217;esistenza di quella popolazione, dove l&#8217;unica gloria è quella di una malintesa divinità in nome della quale si uccide indiscriminatamente, e dove la bellezza di un sorriso femminile viene perennemente seppellita sotto lo strato di cotone del <em>burqa</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sa di <em>patchwork</em> conosce anche la sua storia, e di come questa forma arte tessile applicata sia strettamente collegata con i gruppi mennoniti e amish, gli anabattisti che tra il XVII e il XVIII secolo emigrarono negli USA per fuggire alle persecuzioni dei papisti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Prima di attraversare l&#8217;oceano, gli amish si erano stabiliti a Markidkh, l&#8217;odierna Sainte-Marie-aux-Mines<b>,</b> ed è questo uno dei motivi della collocazione proprio in Val d&#8217;Argent del Carrefour Européen du Patchwork.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni anno un&#8217;esposizione è dedicata appunto ai <em>patchwork</em> tradizionali, e Jacques Légeret porta alcune opere della sua collezione, opere che sono vanno osservate con la prospettiva del tempo, in quanto chi allora le realizzava non aveva a disposizione molto di più di un un paio di forbici, degli aghi, del filo e delle stoffe di recupero, però si applicava con una pazienza e una dedizione che non sempre oggi siamo capaci di manifestare.</span></h5>
<div id="attachment_9320" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9320 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-e1763722779937.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950" width="640" height="658" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950</p></div>
<div id="attachment_9321" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9321 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail-e1763722805120.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950 &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da Sidney, ossia dall&#8217;altro capo del mondo, Lorena Uriarte ci propone una sua rivisitazione del blocco tradizionale &#8220;nido d&#8217;api&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9323" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9323 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence-e1763725136392.jpg" alt="Lorena Uriarte - Opal Essence" width="640" height="666" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Uriarte &#8211; Opal Essence</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera realizzata con la tecnica del <em>Paper Piecing</em> è la dimostrazione di come si possa prendere spunto da modelli &#8220;classici&#8221; per ottenere delle composizioni che riescono a offrire una prospettiva più &#8220;moderna&#8221;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima della catastrofe causata dal Covid, non mancavo mai al Prague Patchwork Meeting, e lì, oltre a scoprire una città estremamente suggestiva, mi resi subito conto che i <em>quilt</em> realizzati nei paesi dell&#8217;Est manifestavano un gusto originale e ben strutturato. Quasi contemporaneamente ebbi a Birmingham il primo sfolgorante incontro con l&#8217;arte tessile di Irina Voronina, tuttora una delle mie artiste preferite.</span><br />
<span style="color: #000000;">La riprova di questo mirabile <em>imprinting</em> artistico me l&#8217;ha offerta Olena Korenets Nebuchadnezzar, che ha trovato nel <em>patchwork</em> il supporto fisico capace di dare forma visibile a un amore per la natura che in Occidente trova sempre meno spazio.</span></h5>
<div id="attachment_9327" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9327 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-e1763727130252.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III" width="580" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III</p></div>
<div id="attachment_9328" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9328 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail-e1763727201998.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stoffe tinte a mano e seta sono assemblati in maniera elegante, suggeriscono pace e armonia, quasi una sinfonia cromatica ricca di pianissimo e di pizzicato. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di tutt&#8217;altro tenore questa esplosione di energia, un&#8217;opera che sfrutta elementi graficamente naturali, rametti e simili, per la rappresentazione dell&#8217;evento cosmico che ha dato origine al nostro universo, anche se di tale evento molti aspetti sono ancora più ipotizzati che verificabili: il Big Bang.<br />
Sappiamo che assieme alla formazione dei primi elementi di materia e di energia apparve anche un altro elemento importante, ossia il tempo, e immagino che l&#8217;artista abbia voluto sottolinearne la linearità, contrapposta al caos primordiale, con quella linea rossa.</span></h5>
<div id="attachment_9332" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9332 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-e1763729378867.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning" width="580" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning</p></div>
<div id="attachment_9331" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9331 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail-e1763729398578.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Sue Dennis hanno spesso come soggetto elementi naturali, e sono certa che in Australia quelli sono più diffusi e predominanti rispetto ai nostri paesaggi addomesticati. Per questo <em>quilt</em> lei ha utilizzato ancune erbe del suo giardino per tingere la stoffa, una sorta di <em>ecoprint</em> associato alla calcografia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un&#8217;altro modo di coniugare il <em>patchwork</em> tradizionale in nuove forme espressive, il che non è possibile se non si possiede una tecnica eccellente. </span></h5>
<div id="attachment_9335" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9335 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco-e1763736903851.jpg" alt="Valda Sutton - In Memory of Morroco" width="560" height="562" /></a><p class="wp-caption-text">Valda Sutton &#8211; In Memory of Morroco</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Valda Sutton si è specializzata realizzare dei <em>quilt</em> con questa forma circolare, nei quali riporta dei motivi tipici dei luoghi che visita, in questo caso il Marocco.<br />
Quell&#8217;opera era una vera e propria sfida con sé stessi, nella quale l&#8217;esito era incerto fino alla fine, perché bisognava partire dal centro e far crescere il <em>patchwork</em> anello dopo anello, curando fino all&#8217;estremo l&#8217;esattezza dimensionale di ogni elemento e la cucitura, poi quiltare con metodo affinché non si deformi, e infine assemblare la cornice esterna senza compromettere la planarità dell&#8217;opera.<br />
Fantastica l&#8217;idea di usare del filo metallico argentato per ottenere quegli sprazzi di luce che hanno dato un aspetto &#8220;ceramicato&#8221; alla stoffa.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">E dopo tanta geometria, ecco un&#8217;immagine che fa innamorare, e chi gode della compagnia, anche episodica, anche problematica, anche sfuggente di un gatto mi capirà.</h5>
<div id="attachment_9338" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9338 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-e1763737615489.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters" width="640" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters</p></div>
<div id="attachment_9339" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9339 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail-e1763737636985.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non me ne vogliano i padroni di cani, ma i gatti fanno parte di un altro universo. Ho utilizzato a bella posta il termine &#8220;padroni&#8221; perché mai potremmo esserlo di un gatto. Egli si appropria di uno spazio quando lo trova consono alle sue esigenze, e noi ne facciamo parte. E come noi ci affezioniamo a un luogo, a un paesaggio a un insieme di sensazioni, così il gatto si affeziona a noi, però giammai ci percepirà come una sorta di capobranco, al massimo, se saremo veramente all&#8217;altezza, verremo considerati suoi pari. E poi basta con quella brutta fama di falsità, il gatto non sa mentire, ci dice: guarda, io sono qua per mangiare, per dormire, per stare al calduccio e, se mi va, per farmi accarezzare; stop.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Vorrei aggiungere due opere che fanno parte delle mostre organizzate da associazioni locali di <em>patchwork</em>, entrambe molto attive e perciò meritevoli di essere presenti in questa manifestazione di alto livello.</h5>
<div id="attachment_9342" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9342 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon-e1763740292326.jpg" alt="Val Patch - Christine Stievani - Papillon" width="580" height="525" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Christine Stievani &#8211; Papillon</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La prima fa parte dell&#8217;esposizione dedicata all&#8217;associazione Val Patch, che raccoglie una ventina di <em>quilter</em> provenienti da Sainte-Marie-aux-Mines, Sainte-Croix-aux-Mines, Lièpvre e Rombach-le-Franc. Come il Carrefour Européen du Patchwork, anche Val Patch ha festeggiato nel 2025 i trent&#8217;anni di attività. </span></h5>
<div id="attachment_9343" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9343 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01-e1763740346938.jpg" alt="ASL Lièpvre - 01" width="460" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">ASL Lièpvre</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;ASL (Association Sports &amp; Loisirs) è un&#8217;associazione di Lièpvre che offre un discreto numero di attività, compreso il <em>patchwork</em>. Come ogni anno le <em>quilter</em> di questa associazione hanno portato dei piccoli capolavori come questo qui sopra.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E già che si parlava di piccoli capolavori, vediamo adesso i capolavori dei piccoli</h5>
<div id="attachment_9344" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9344 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-e1763742048887.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien" width="460" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien</p></div>
<div id="attachment_9345" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9345 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail-e1763741991580.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa dodicenne ha dedicato il suo <em>quilt</em> a tutti gli eroi che quotidianamente si spendono in relativo silenzio per il benessere di tutti, dalle attività poco considerate come quelle della raccolta e il trattamento dei rifiuti a quelle più prestigiose dei medici, da chi lavora la terra a chi che mette a rischio la sua vita per spegnere gli incendi.</span><br />
<span style="color: #000000;">La Marvel non si occupa di questi eroi, e allora dovremmo pensare noi a un riconoscimento adeguato, se non altro stare dalla loro parte quando protestano contro la disattenzione dell&#8217;amministrazione pubblica nei loro confronti, disattenzione che si manifesta con una costante erosione delle risorse a loro disposizione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella categoria dai 10 ai 13 anni è stato premiato questo originalissimo <em>quilt</em>, una vera chicca che palesa una fantasia fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9346" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9346 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori-e1763743972374.jpg" alt="Tom Macé - Koïnobori" width="460" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Macé &#8211; Koï nobori</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Quelle che vedete qui sopra sono delle carpe galleggianti, in giapponese <em>k<span style="color: #000000;">oï nobori</span></em>, delle maniche a vento che vengono alzate in occasione della festa delle barche drago. Da quanto leggo su <em>internet</em>, s<span dir="auto">econdo una </span><a class="mw-redirect" title="leggenda cinese" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/L%C3%A9gende_chinoise?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">leggenda cinese</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, le carpe del </span></span><a title="Fiume Giallo" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Fleuve_Jaune?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">Fiume Giallo</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, dopo aver nuotato controcorrente, volano verso il cielo, trasformandosi in </span></span><a title="Drago orientale" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Dragon_oriental?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">draghi</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">.<br />
Quale che sia l&#8217;ispirazione per questo <em>quilt</em>, l&#8217;artista sta già dimostrando una notevole abilità e non mi stupirei se in futuro trovasse spazio nel Carrefour Européen du Patchwork.</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tania Tanti è una quilter australiana che ha portato in Val d&#8217;Argent una serie di <em>patchwork</em> coloratissimi, tutti realizzati magistralmente, frutto di una manualità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9349" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9349 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River-e1763745207811.jpg" alt="Tania Tanti - Red, Rock, River" width="560" height="584" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Red, Rock, River</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho inserito questo <em>patchwork</em> perché rappresenta ciò che nessuna <em>quilter</em> avrebbe potuto osservare fino a un secolo fa. Si tratta del corso del fiume visto da un aereo, o comunque da qualcosa che sta molto più in alto delle nostre teste. Oggi, anche se i viaggi in aereo non sono alla portata proprio di tutti, ci sono a disposizione moltissime immagini di ogni parte del globo visto dal cielo.</span></h5>
<div id="attachment_9350" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9350 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony-e1763745834874.jpg" alt="Tania Tanti - Botanical Symphony" width="560" height="563" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Botanical Symphony</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal cielo alla terra, con questa sinfonia di colori che, parlando di musica, si potrebbe definire un allegro con fuoco, dove le forme sinuose della natura danzano senza stancarsi mai.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Nessuna curva invece per Elizabeth Elliott, solamente triangoli e quadrati, con le relative combinazioni. Si tratta di geometrie generate da un linguaggio di programmazione chiamato <em>Processing</em>.<br />
A quanto mi ha spiegato il mio <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia di viaggi / <em>sherpa</em> / <em>videomaker</em> / ecc.</a></span></strong> e, guarda caso, anche esperto informatico in quanto conosce tre linguaggi di programmazione, tre sistemi operativi, cinque <em>software</em> di progettazione grafica e altri ammennicoli vari, si tratta di una struttura di funzioni grafiche che possono essere collegate a un <em>software</em> che ne regola il processo di esecuzione. L&#8217;unico punto sul quale ha alzato un sopracciglio è stato quando è stato messo l&#8217;accento su una certa casualità dei risultati, giacché, a quanto ne sa, nell&#8217;informatica l&#8217;assoluta casualità ancora non esiste.</h5>
<div id="attachment_9352" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9352 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-e1763746488606.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13" width="560" height="574" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13</p></div>
<div id="attachment_9353" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9353 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail-e1763746539894.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cercherò, per quanto possibile, di farla semplice, anche se tutta la faccenda non mi è chiara del tutto. In buona sostanza, nel <em>software</em> sono state codificate delle regole di base, e quello si occupa di generare una combinazione di forme e colori che rispondono a quelle regole. Il risultato viene poi riprodotto con la stoffa e quiltato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va da sé che ogni volta il risultato è differente dal precedente, e quindi, nell&#8217;ambito delle dimensioni imposte e dalla gamma cromatica, le combinazioni possibili sono innumerevoli.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le applicazioni della IA, anche in questo caso non voglio prendere una posizione, sia perché non ho le competenze per farlo e sia perché io sono una persona che ancora rimpiange il telefono che aveva la rotella con i numeri&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;astratto al figurativo, per un&#8217;artista che ha scelto un preciso soggetto per le sue opere, ossia i bambini in tutte le loro manifestazioni di gioia , di curiosità, di apprendimento e di gioco.</span></h5>
<div id="attachment_9356" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9356 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww-e1763750073710.jpg" alt="Ruth de Vos - Weeyaww, weeyaww" width="560" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Ruth de Vos &#8211; Weeyaww, weeyaww</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E appunto è un gioco il fulcro di questo <em>quilt</em>, uno dei passatempi preferiti dei bambini: le automobiline (ma anche i camion, i trattori, gli autobus, gli escavatori, e tutto ciò che ha almeno quattro ruote).</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo parla da sé, si tratta della traslitterazione dei versi che i ragazzini fanno per simulare l&#8217;andamento motorizzato del giocattolo che muovono sul pavimento o su qualsiasi altra superficie che si presti a qual passatempo.<br />
La preferenza di Ruth verso il mondo dell&#8217;infanzia forse potrebbe derivare dal fatto che lei prese in mano ago e filo già all&#8217;età di quattro anni, e a dodici iniziò a usare la macchina da cucire (a manovella). Successive esperienze la appassionarono al <em>patchwork</em>, e oggi le sue giornate sono piene di colori, quelli delle stoffe che tinge personalmente e quelli del mondo che la circonda e che si diverte a raffigurae nei suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conosciamo i nostri inverni, quelli di una volta, con tanto freddo e tanta neve, almeno qui al Nord, e quelli di oggi, finti, zuppi, imprevedibili, né carne e né pesce. Chissà com&#8217;è l&#8217;inverno dall&#8217;altra parte del mondo, in Nuova Zelanda&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei nostri inverni di una volta è che erano silenziosi. Complici il clima rigido, chi poteva restava volentieri a casa, e quando le strade erano innevate anche il rumore di passi era ovattato. Nei giorni di Bora poteva capitare che qualche refolo più forte degli altri si intrufolasse fischiando attraverso un interstizio delle finestre, ma erano suoni episodici.</span><br />
<span style="color: #000000;">Suppongo che anche per Lois Parish Evans l&#8217;inverno sia la stagione in cui il mondo si prende una pausa e la natura si riposa dopo averci mostrato fiori, frutti e colori.</span></h5>
<div id="attachment_9358" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9358 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-e1763991909474.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence" width="640" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence</p></div>
<div id="attachment_9359" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9359 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail-e1763991935333.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse per una <em>quilter</em> l&#8217;inverno è la stagione della creatività, perché ritrova nei paesaggi spogli e nell&#8217;essenziale ciò che l&#8217;abbondanza cromatica tende a celare, a tenere in second&#8217;ordine, a disconoscere.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ecco allora quest&#8217;opera che è la rappresentazione di quella parte della natura che si prende la rivincita sull&#8217;effimera bellezza primaverile ed estiva, e nella sobrietà delle sue tinte morbide dovremmo anche noi cercare la calma che, prede della vita moderna, troppo spesso ci neghiamo.<br />
Complimenti, e non solo per la suggestiva immagine che ha saputo rappresentare, ma anche per l&#8217;eccezionale quiltatura <em>matchstick</em> di notevole effetto visivo (nonché difficoltà tecnica). </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi si diletta di pittura e di fotografia, ma anche per chi ha occhi per vedere e per catturare la bellezza, i riflessi su uno specchio d&#8217;acqua sono una preziosa materia prima, fonte di meraviglia e di meditazione.</span></h5>
<div id="attachment_9360" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9360 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters-e1763994243965.jpg" alt="Lois Parish Evans - Tranquil Waters" width="580" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Tranquil Waters</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lois Parish Evans ha trovato nelle acque tranquille di McLarens Falls, a Tauranga, uno specchio d&#8217;acqua ideale, e grazie a quelle ha immaginato un elemento stilizzato che si ripropone e si riflette, acqua e luce, natura e pensiero, stoffa e arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le cose migliori che ho visto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent, ci sono le opere di Dianne Firth, originali ed eteree, una ventata d&#8217;aria fresca che mi ha fatto riprovare sensazioni che avevo quasi dimenticato.</span></h5>
<div id="attachment_9366" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9366" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" alt="Dianne Firth - Black Mountain" width="720" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Black Mountain</p></div>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Black Mountain è una continua fonte di ispirazione per l&#8217;artista australiana, immagino non solamente per gli aspetti naturalistici, ma anche perché si tratta per gli aborigeni di un luogo sacro, e quindi potrebbe emanare una sua aura di mistero e suggestione. Accanto a quell&#8217;altura si trova il Mount Aisle, anch&#8217;esso parte di questo luogo sacro, e la particolarità sta nel fatto che mentre sulla Montagna Nera si incontrano gli uomini, il Mount Aisle è riservato alle donne.<br />
Questo trittico era veramente notevole, anche per le sue dimensioni, le quali superavano i quattro metri di lunghezza.</span></h5>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto estesa (e stesa) quest&#8217;altra opera che narra la storia delle falene Bogong, che sono use sciamare in estate verso il Galles del Sud, una vera e propria migrazione per rifugiarsi in grotte e anfratti più freschi sull&#8217;altopiano del Bogong, e lì venivano raccolte dalle popolazioni indigene, fornendo una preziosa fonte di proteine.</span></h5>
<div class="elementor-widget-container">
<div id="attachment_9367" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9367" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong</p></div>
<div id="attachment_9368" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9368" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dianne Firth ha voluto dare la sensazione di uno sciame di falene che si alza in volo e sale verso l&#8217;altopiano a Sud, ma non solo. Le falene che vedete a terra sono quelle che, a causa nostra, hanno perso l&#8217;orientamento e sono morte per sfinimento. Infatti questa particolare falena ha la peculiarità unica di orientarsi con le stelle, ma l&#8217;urbanizzazione dell&#8217;Australia comporta oggi la presenza doi molte sorgenti di luce artificiale in grado di disorientale, con le conseguenze che sono facili da immaginare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questa splendida rapsodia di colori caldi, una fontana di luce e di energia?</span></h5>
<div id="attachment_9371" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9371" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" alt="Dianne Firth - Evening" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Evening</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che uso chiudere la galleria di opere con quelle che mi sono piaciute di più, e in questo caso di tratta dei <em>quilt</em> realizzati da Shin-hee Chin.</span></h5>
<div id="attachment_9372" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9372" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" alt="Shin-hee Chin - Golden Reflection" width="520" height="501" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Golden Reflection</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse l&#8217;immagine qui sopra potrebbe sembrare quella di un bosco, e invece si tratta di erba, semplice erba selvatica tipica delle praterie dell&#8217;America Settentrionale, il Panico Verga. Se foste un piccolo roditore, questo sarebbe il mondo dal vostro punto di vista.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;opera fa parte di un gruppo di quattro ispirate come concetto alle quattro ballate di Fryderyk Chopin, con il quale Shin-hee Chin ama condividere alcune affinità culturali, quella di vivere lontana dal suo paese di origine e l&#8217;amore per le tradizioni popolari che nulla hanno a che fare con la &#8220;Storia&#8221; scritta sui libri.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco cosa succede quando l&#8217;impressionismo incontra l&#8217;arte tessile. Il colore, la luce e la suggestione formano un insieme armonico al quale è impossibile resistere. Avvicinandosi all&#8217;opera ci si accorge che nulla è definito ma tutto è suggerito, come se fossimo di fronte a un gioco che ci chiede di completare l&#8217;immagine.</span></h5>
<div id="attachment_9374" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9374" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations" width="420" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations</p></div>
<div id="attachment_9376" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9376" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo &#8220;Riverberi&#8221; è indicativo del messaggio contenuto nell&#8217;opera. Non si tratta di un ricordo o una sua eco, e nemmeno di un gioco di riflessi. I riverberi sono più sfuggenti, però meno intransigenti, si offrono volentieri all&#8217;immaginazione e mutano di continuo, pur conservando tutti gli elementi che li hanno generati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molte altre erano le sue opere esposte in Val d&#8217;Argent, una più bella dell&#8217;altra. Lei era già stata meritatamente premiata nel 2019, e anche nelle edizioni successive del Carrefour Européen du Patchwork avevo potuto apprezzare l&#8217;altissima qualità della sua arte tessile, dove il filo viene utilizzato come un sottile pennello.</span><br />
<span style="color: #000000;">Qui mi va di inserire una sua opera che non cedeva ad ammiccamenti cromatici e forme suggestive, bensì esplorava la dualità come conflitto da comporre per ritrovare la serenità.</span></h5>
<div id="attachment_9379" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9379" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty" width="420" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty</p></div>
<div id="attachment_9380" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9380" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Mezzo pieno e mezzo vuoto&#8221;, si tratta di un&#8217;espressione molto comune che divide le persone tra chi vede le cose in maniera ottimistica e chi invece ha una posizione volta al peggio. Shin-hee Chin suggerisce che la dualità non deve essere percepita come due parti in opposizione, bensì come una zona di contatto nella quale un processo osmotico potrebbe creare una nuova forma di comunicazione. Lo scopo è quello di trovare un nuovo equilibrio, che sia tra opinioni diverse, esigenze diverse, esperienze diverse, ma anche e soprattutto in noi, prede di conflitti interni che talvolta ci conducono a comportamenti irrazionali o, all&#8217;opposto, a una deprimente passività.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. la vede in maniera più prosaica ma senza dubbio efficace. Lui non valuta se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, la vera questione è sapere cosa c&#8217;è in quel benedetto bicchiere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, è ora di tirare un po&#8217; di somme.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come ho già anticipato sopra, le mostre che ho visto hanno soddisfatto le mie aspettative, anche se, voglio precisare, non le ho viste tutte. Diciamo che per alcune ho dovuto constatare una certa difficoltà nel trovarle, tanto che qualche volta mi sono trovata ad accompagnare qualche visitatrice meno pratica del posto. Alcune le ho saltate perché ero veramente molto stanca (c&#8217;ho un&#8217;età anch&#8217;io&#8230;), e chiedo scusa se questo <em>post</em> non è esaustivo. Del resto ho sempre specificato che mi sobbarco i costi e le fatiche del viaggio solo per amore del <em>patchwork</em>, e pertanto faccio prevalere il mio gusto personale, a scapito magari dell&#8217;obiettività. Io sono fatta così, prendere o lasciare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Vi rimanderei al titolo di questo <em>post</em> per sottolineare il fatto che mi aspettavo qualcosina di più di qualche oggetto ricordo per celebrare questo importante anniversario, non dico la banda musicale e i fuochi artificiali, ma che ne so, dei <em>poster</em> con le riproduzioni dei <em>quilt</em> che hanno vinto nel corso degli anni, delle raccolte multimediali, delle stoffe stampate per l&#8217;occasione, e roba del genere. Anche al mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. sarebbe piaciuto che fosse tornata in <em>auge</em> la pratica abitudine di aggiungere sulle etichette anche le dimensioni delle opere, per evidenziare la dimensione, o al contrario la minutezza, di ogni opera (non si più mica andarle a misurare una per una col metro flessibile&#8230;).<br />
Comunque ne è valsa la pena, come sempre del resto, e ancora una volta, l&#8217;ennesima, ripropongo l&#8217;invito ad andare a vedere di persona il Carrefour Européen du Patchwork, perché c&#8217;è molto di più di quanto è presente in questo <em>blog</em>, e le immagini non riescono a rendere pienamente giustizia alla bellezza delle opere. Lo so, lo so, è lontano, però, se vi interessasse, sono in grado di fornirvi molte informazioni logistiche sul come, dove e perché andare in Alsazia, non solamente per il <em>patchwork</em>, ma anche per un&#8217;esperienza sinestetica che non vi lascierà indifferenti.<br />
<em>Au revoir</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Anche stavolta ho aggiunto un breve video su quanto (non tutto, ovviamente) era esposto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent. Altre immagini le potete trovare nel mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flikr</a></span></strong>.<br />
Sugli album più vecchi presenti in Flickr,<br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong><br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013<br />
</a></span></strong>sono raccolte le immagini di altre mostre <em>patchwork.</em></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/2Y36KFwcNU8?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta (tranne che a Strasburgo).</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di “dolce” relax<br />
</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro “vecchio” Lumia con la sua app “Here”, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il ristorante &#8220;La Vieille Tour&#8221; di Sélestat per la sua fantastica cucina.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
</li>
</ul>
</ul>
<h5 style="text-align: justify;">P.S. Il titolo del <em>post</em> riprende un tormentone televisivo attribuito a Joe Bastianich, un ristoratore statunitense di origini istriane. Quella frase venne pronunciata durante una gara di cucina, con l&#8217;intenzione di criticare un concorrente, con l&#8217;aggiunta finale di un &#8220;vuoi che muoro?&#8221; <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":-D" class="wp-smiley" /></h5>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Istantanea</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 18:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
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		<category><![CDATA[Quilt]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche. &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-9062 size-full alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog-e1752831747805.jpg" alt="LocandinaBlog" width="360" height="467" /></a>Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il Carrefour Européen du Patchwork impone che le opere partecipanti al concorso &#8220;Avant-Garde!&#8221; siano svelate lì.<br />
Ho utilizzato l&#8217;aggettivo &#8220;piccola&#8221; poiché ho esposto solamente quindici <em>quilt</em>, una sorta di antologia che rappresentava gran parte delle tecniche che padroneggio, opere selezionate da un critico d&#8217;arte che aveva esaminato tutta la mia produzione, la quale, in realtà, è ben più estesa.<br />
E già che si parlava di aggettivi, definirla &#8220;istantanea&#8221; mi è parso corretto, in quanto si è trattato di un felice colpo di mano del mio <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><strong><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc.</strong></a></span> , che ha trovato la <em>location</em>, le date e le soluzioni espositive in un paio di settimane, all&#8217;inizio a mia totale insaputa, come del resto avevo già scritto nel <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8848" target="_blank">Prima o poi doveva succedere…</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a lui, mi si consenta di ringraziare ancora tre persone, Laura Lisi, la quale si è occupata della promozione, <span class="BxUVEf ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">Andrea Benci</span></span>, titolare di EdilArea, che mi ha concesso lo spazio espositivo, e Franco Rosso, artista e critico d&#8217;arte, nonché curatore delle attività del Centro iniziative culturali Z04 di Trieste. Oltre alla selezione preliminare dei <em>quilt</em> da esporre, egli ha vouto essere presente all&#8217;inaugurazione della mostra, spendendo una lusinghiera nota introduttiva che mi faccio vanto di riportare qui sotto.</span></h5>
<p><span id="more-9047"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;" align="left"><span style="color: #000000;">&#8220;Rossana Ramani, triestina, artisticamente autodidatta, negli ultimi tre anni allieva dei corsi di incisione su rame tenuti da Flavio Girolomini, coltiva dal 1988 una passione per l’arte tessile e in particolare per la tecnica del <em>p</em><i>atchwork</i>, tramutatasi ben presto in una intensa attività di studio, di ricerca, di sperimentazione, di produzione ed esposizione. Ha quindi allestito Mostre personali o partecipato a Rassegne collettive del settore a Trieste, Isola d’Elba, Besançon, Capodistria, Grado, Birminghan, Parma, Bassano del Grappa, Val d’Argent, Verona.</span><br />
<span style="color: #000000;">Da alcuni anni il mondo dell’arte registra il crescente fenomeno delle donne-artiste che ricorrono ad ago e filo per farsi sentire, per manifestare opinioni, passioni e anche per riconoscere nel lavoro manuale una fonte di benessere fisico. Un “cucire creativo” che la Ramani propone in questa rassegna che ospita una quindicina dei suoi lavori, di medie e grandi dimensioni, <i>patchwork</i> rigorosamente confezionati con perizia ed estrema precisione, che hanno per soggetti sia simbologie culturali e tradizionali carsiche, ma anche visualizzazioni informali e astratte per dar voce a pulsioni emozionali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il gesto è più importante della parola, e Rossana Ramani lo conferma con questi suoi lavori dove il <i>quilting</i> diventa parola silenziosa capace di dialogare con il mondo in una sorta di recitazione con le mani. Conferma pure che il cucito è magia, e l’artista attraverso il suo autonomo linguaggio espressivo, svincolato sia dalla scuola anglosassone che da quella francese, si libera da retaggi leziosi e stucchevoli per declinare un messaggio destinato all’occhio e allo spirito. Perché cucire e ricucire con ago e filo i tasselli di stoffa colorata rappresenta anche una metafora contemporanea del riunire, del ricollegare, del cucire proprio le ferite dell’animo, rimettere insieme i pezzi di una vita o di una società divisa, frantumata, disorientata.</span><br />
<span style="color: #000000;">Rossana Ramani è una <i>quilter nata</i>, consapevole che attraverso la sua passione cambia qualcosa di se stessa e del suo modo di esprimersi e di rapportarsi con gli altri: attraverso le sue realizzazioni sposta in avanti la linea dell’orizzonte, recupera tecniche e temi antichi, esplora e incrocia esperienza e fantasia, assembla il conosciuto con l’improbabile, sempre a caccia di impreviste, sorprendenti e coinvolgenti contaminazioni.&#8221;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;" align="left">Può bastare, suppongo, anzi talvolta dubito che in quel testo si parli veramente di me.<br />
Comunque, spero di aver solleticato la vostra curiosità, e allora direi che è arrivato il momento di mostrarvi le immagini di quanto era esposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9058 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" alt="P1150157" width="4608" height="3456" /></a><span style="color: #000000;">Vero è che come <em>location</em> era molto originale e suggestiva, magari un filo impegnativa per riuscire a dare il giusto risalto a ogni opera, però ho potuto constatare che i <em>quilt</em>, una volta esposti, prendevano nuova vita, come se si fossero risvegliati dal lungo letargo nel quale erano rimasti confinati a casa mia, e pertanto non vedessero l&#8217;ora di fare bella mostra di sé.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9064 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" alt="P1070584" width="4379" height="3275" /></a>Iniziamo, allora.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Apriva la mostra questo grande <em>quilt</em> intitolato &#8220;È un mondo difficile&#8221;, che nel 2013 ha ricevuto il 1° premio nella categoria Art Quilt del concorso &#8220;La quadratura del cerchio&#8221; organizzato a Parma da Italia Invita.</span></h5>
<div id="attachment_9065" style="width: 690px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9065 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1-e1752832512229.jpg" alt="È un mondo difficile" width="680" height="678" /></a><p class="wp-caption-text">È un mondo difficile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il messaggio è abbastanza chiaro, ossia la ricerca di una coesistenza armonica tra espansione tecnologica e ambiente naturale è impresa difficile molto difficile, un mondo difficile, e il più delle volte si assiste a un contrasto netto che dilania entrambe le due realtà, dove una natura sofferente per l&#8217;inquinamento e lo sconsiderato sfruttamento si vendica con un costante incremento di eventi climatici eccezionali e distruttivi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va detto che è stato anche difficile, molto difficile, un mondo difficile, realizzare questo <em>quilt</em>, a partire dalle dimensioni imposte dal concorso, 140 x 140cm, il che poteva creare non poche problemi a chi, come me, non dispone di una macchina <em>Longarm</em>, e poi ci sarebbero le complicazioni che mi sono creata io su questo lavoro <em>Paper Piecing</em> con <em>Applique</em> a mano: una fitta quiltatura <em>Free Motion</em> con filo nero su stoffa nera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mai più.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di fronte a quell&#8217;opera un tantino inquietante, era esposto un vero e proprio <em>patchwork</em> tradizionale, quiltato a mano, sempre di dimensioni abbastanza generose.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9072" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9072 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1-e1752835135261.jpg" alt="Delo - Il Mediterraneo con i colori di Monet" width="660" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Delo &#8211; Il Mediterraneo con i colori di Monet</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Se la fattura segue le regole della tradizione, altrettanto non si può dire dei blocchi utilizzati, una mia idea.<br />
Abbiamo tre forme geometriche sovrapposte, dei raggi diretti verso l&#8217;esterno, dei rombi concentrici e una greca che percorre tutta l&#8217;opera. L&#8217;intersecarsi di queste forme ha dato origine a 144 blocchi quadrati, i quali hanno la caratteristica di essere composti da due triangoli e due trapezi, e di essere tutti diversi fra loro, in quanto la greca &#8220;rompe&#8221; ogni eventuale simmetria cromatica.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Proseguirei con il <em>patchwork</em> che raffigura l&#8217;Eringio Ametistino, un fiore tipico del nostro Carso, e che ho preso a modello per il mio <em>logo</em>.<br />
Si tratta di un fiore spinoso, poco appariscente, che si fa largo in terreni avari di tutto, e che si mostra a luglio in piccoli ciuffi.</span></h5>
<div id="attachment_9077" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9077 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1-e1752841198110.jpg" alt="Eringio Ametistino" width="480" height="478" /></a><p class="wp-caption-text">Eringio Ametistino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9169 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741-e1754407857825.jpg" alt="P1070741" width="640" height="479" /></a>Mi ci ritrovo un po&#8217; in questo <em>patchwork</em>, per quel fiore il cui nome deriva dal greco <em>erungion</em>, che sarebbe il riccio, e per la tecnica utilizzata, <em>crazy</em>, ovvero pazza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in Carso, però con un&#8217;opera completamente diversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anni fa pescai in una rivendita libri usati &#8220;</span>Quaderno Carsico. Interpretazioni grafiche del Carso&#8221;, <span style="color: #000000;">una bellissima raccolta di disegni realizzati da Nello Pacchietto. Erano raffigurate le caratteristiche case carsiche, molte delle quali oggi non esistono più, fagocitate da uno sviluppo urbanistico sordo a ogni tentativo di conservazione del tradizionale patrimonio edilizio che è firma delle popolazioni locali.</span></h5>
<div id="attachment_9078" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9078 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1-e1752841698582.jpg" alt="Antico Carso" width="560" height="810" /></a><p class="wp-caption-text">Antico Carso</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Ai tempi quelle case vennero edificate tutte a mano, dallo sbozzo dei masegni per le fondamenta fino alle sottili piode, sempre in pietra, per il tetto, e sempre a mano veniva realizzato ogni accessorio e l&#8217;arredamento.<br />
Il mio <em>quilt</em> è una sorta di omaggio a quei dimenticati costruttori, artefici di opere che hanno sfidato i secoli, e che potrebbero risultare ancora in piedi quando gli avveniristici edifici odierni in cemento armato saranno diventati polvere e ruggine. Lo è perché è un lavoro manuale al 100%, lo sono i disegni che ho copiato da quel libro, lo sono gli elementi in <em>Applique</em>, lo è la quiltatura, e lo è il Trapunto Fiorentino che riprende i motivi carsici.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Faceva sempre parte della tradizione di quelle terre la cassapanca nuziale, o per meglio dire la<em> škrinja, </em>dato che la lingua del posto era, e in parte ancora è, lo sloveno.<br />
Quando una ragazza si sposava, il suo corredo veniva posto nella <em>škrinja,</em> che l&#8217;avrebbe accompagnata nella casa della sua nuova famiglia. Capitava che il marito fosse di un paese vicino, e allora quel prezioso oggetto sarebbe stato l&#8217;ultimo legame fisico che manteneva con il suo passato, perciò veniva decorato con i disegni tradizionali del suo paese di origine.<br />
Dopo aver consultato molti libri e aver visitato dei musei etnografici, mi decisi a riprodurre con la stoffa quei disegni così antichi e così autentici.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9084" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9084 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1-e1752846694221.jpg" alt="Motivi cassapanche nuziali" width="360" height="999" /></a><p class="wp-caption-text">Motivi cassapanche nuziali</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla mostra ne ho esposti giusto tre, realizzati con tecniche differenti, sperando di suscitare la curiosità verso un aspetto della tradizione carsica che ormai è scomparso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra casa, altro materiale, altra tecnica.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che state vedendo è la stessa casa vista in quattro stagioni differenti, uno scorcio minimo che però già non è più riconoscibile, in quanto il portone è cambiato e l&#8217;albero non c&#8217;è più.<br />
</span>Si tratta di pittura su stoffa da tapezzeria, con l&#8217;applicazione di garze di cotone e nastro di seta per il ricamo.</h5>
<div id="attachment_9154" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9154 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2-e1752998116487.jpg" alt="Le quattro stagioni" width="460" height="613" /></a><p class="wp-caption-text">Le quattro stagioni</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sarà stato per l&#8217;emozione della mostra, sarà stato per l&#8217;ambientazione così atipica, sarà stato per problemi di memoria, ma quando l&#8217;ho rivista lì, appesa davanti alla parete in pietra, ho provato la sensazione di scoprire quest&#8217;opera per la prima volta.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cosa si produce in Carso?</span><br />
<span style="color: #000000;">Vino, ovviamente.<br />
Tra i bianchi predominano la Malvasia e la Vitovska, mentre tra i rossi spopola il Refosco, anche nella sua variante più agra denominata Terrano. Ovviamente ci sono anche altri vitigni, sia di origine francese e sia autoctoni, coma la Glera, ma nel primo caso sono guardati con sospetto dagli intenditori, mentre per il secondo si tratta di una produzione di nicchia.<br />
Da noi non esiste il vino rosso, da noi esiste il vino nero, e ciò spiega il titolo dell&#8217;opera, in quanto si tratta delle uve dalle quali si ottengono il bianco e il nero. </span></h5>
<div id="attachment_9091" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9091 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero-e1752853588133.jpg" alt="Tutti i colori del bianco e del nero" width="480" height="934" /></a><p class="wp-caption-text">Tutti i colori del bianco e del nero</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica che ho utilizzato qui è molto particolare. In pratica ho raccattato qua e là dei frammenti di cotone, dei cascami, dei fili di cotone e di lana, assemblandoli grazie alle gelatine solubili e a una quiltatura <em>Free Motion</em> fitta fitta.<br />
<em>Et voilà</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Casomai non vi garbasse un bicchiere di vino, potrei sempre offrirvi una birra.<br />
Questo pannello l&#8217;ho realizzato per mio figlio, per il suo trentesimo compleanno. Ci sono tutti i colori della birra, dalla schiuma alla chiara Lager, per passare a quelli più intensi delle IPA e poi alle Marzen, per finire con le Porter e le Stout. </span></h5>
<div id="attachment_9094" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9094 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1-e1752854677124.jpg" alt="A tutta birra" width="560" height="636" /></a><p class="wp-caption-text">A tutta birra</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le caratteristiche particolari di questo <em>crazy</em> luppolato sono la quiltatura che riporta alcuni tipi di birra, ma soprattutto la collezione di tappi corona che spiega subito di cosa stiamo parlando.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2011 (vado a memoria) vidi per la prima volta dal vivo una serie quasi completa delle principali opere di Maurits Cornelis Escher, e inutile dire che fu amore a prima vista.<br />
Certo, qualcosa avevo già visto su <em>internet</em>, ma lì si riuscivano a distinguere tutti i dettagli che facevano di un complesso esercizio grafico un&#8217;impareggiabile opera d&#8217;arte.<br />
Grazie al contributo tecnico del mio <a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc</a>., trovai modo di costruire con la stoffa una figura impossibile.</span></h5>
<div id="attachment_9097" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9097 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1-e1752855558963.jpg" alt="Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)" width="520" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica utilizzata è relativamente semplice, una cucitura all&#8217;inglese di elementi romboidali di cotone.<br />
Per quanto riguarda il titolo, si tratta di un monito, quello di non fare sempre affidamento sulla vostra memoria, in quanto, talvolta, potrebbe trarvi in inganno.<br />
Direi che giunge buona la gianografia n°54 <em>- OCCHI CHIUSI &#8211; Molti di coloro che affermano &#8220;io ho visto&#8221; ricordano ciò che hanno immaginato di voler vedere</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da un ricordo a un sogno il passo è breve, stanno tutti nella nostra testa.<br />
Tempo fa, sfogliando distrattamente una rivista di viaggi, mi cadde l&#8217;occhio su una bella fotografia che raffigurava un mercato peruviano. Mi rimase abbastanza impressa, in quanto, ormai data per dispersa quella rivista, mi venne voglia di farla rivivere in una mia fantasia tessile.<br />
La ragazza in primo piano sta dormendo, e noi siamo spettatori indiscreti del suo sogno. Forse stava tornando a casa dal mercato, e lungo la strada si è fermata per riposare un po&#8217;. Così rivive nel sogno quella giornata colma di emozioni, un caleidoscopio sinestetico che, ne sono certa, non può lasciare indifferenti.</h5>
<div id="attachment_9100" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9100 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1-e1752856815694.jpg" alt="Sogno" width="620" height="910" /></a><p class="wp-caption-text">Sogno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo lavoro è stato realizzato tutto a mano, con stoffe raccattate qua e là, scelte in base alla loro vivacità. Per la figura della ragazza mi sono aiutata con le matite acquerellabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ma non tutti i sogni e i ricordi sono così rassicuranti.<br />
&#8220;Le ultime lune&#8221; è un dramma teatrale scritto da Furio Bordon, e vi si narra la vicenda di un vecchio al quale è stato prospettato il ricovero in una casa di riposo.<br />
I personaggi sono tre, come tre sono gli elementi verticali di questo <em>patchwork</em>, il vecchio, sua moglie, anzi, il fantasma della moglie defunta, e suo figlio, tre elementi distinti ma in qualche modo collegati, o perlomeno imprigionati nel ruolo che la vita ha scelto per loro.<br />
Non starò qui a raccontarvi la trama, vi basti sapere che per lunghi tratti il vecchio richiama alla memoria alcune vicende della sua vita passata, e sogna di dialogare di nuovo con la moglie morta molti anni addietro, ma i ricordi cominciano a confondersi, a sfrangiarsi, a perdere consistenza, fino a quando troverà giusto rassegnarsi a un destino triste e umiliante.</h5>
<div id="attachment_9105" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9105 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1-e1752933149177.jpg" alt="Le ultime lune" width="480" height="733" /></a><p class="wp-caption-text">Le ultime lune</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho immaginato che quei <em>Log Cabin</em> rivisitati, posti in maniera così disordinata, avrebbero dato l&#8217;idea dell&#8217;incertezza e dell&#8217;instabilità della condizione umana, sia fisica che mentale, fino all&#8217;inevitabile sfacelo, e il supporto di organza rappresenta ciò che in fin dei conti ci lega tutti, anche se non sempre ne siamo consapevoli.<br />
Per inciso, &#8220;Le ultime lune&#8221; fu l&#8217;ultimo spettacolo teatrale nel quale Marcello Mastroianni volle recitare nel 1996, prima di lasciarci orfani delle sua arte. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E della vita, anzi del cerchio della vita ci parla il prossimo <em>patchwork</em>.<br />
Il soggetto è ricavato da una vecchia fotografia che, visti i personaggi, dovrebbe avere almeno una sessantina d&#8217;anni. È stata scattata sicuramente dalle mie parti, e avrei voluto saperne di più, ma per quanto io abbia chiesto in giro, non sono riuscita a sapere chi è l&#8217;autore, o chi sono le persone ritratte.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9111" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9111 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1-e1752933612128.jpg" alt="Il cerchio della vita" width="560" height="746" /></a><p class="wp-caption-text">Il cerchio della vita</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Qui mi sono dilettata col il <em>Paper Piecing</em> e con il ricamo a mano. Vi posso assicurare che realizzare quel prato è stato un lavoraccio, anche se devo dire che il risultato mi ha ripagato di tutto il tempo speso su ogni filo d&#8217;erba.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono e sarò sempre debitrice verso Rosalba Pepi, che a Castiglion Fiorentino mi ha iniziato all&#8217;arte del &#8220;Trapunto Fiorentino&#8221;.<br />
Consentitemi qualche parola per chi non lo conoscesse. Si tratta di una tecnica antichissima nata in Sicilia, però diventata famosa grazie alle trapunte realizzate da ricamatori sicilianti per la famiglia fiorentina dei Guicciardini nel XIV secolo.<br />
La differenza con il <em>quilt</em> sta nel processo di trapuntatura, ossia vengono in genere usati due fili di colore diverso. Il primo filo è del colore uguale a quello del <em>top</em>, e viene utilizzato per realizzare una filza che rende la superficie corrugata, come una pietra scolpita. Col secondo filo, di colore contrastante, vengono realizzati i contorni dei disegni. Infine si capovolge il tutto e, allargando leggermente la trama del <em>backing</em>, si infila, un pezzetto alla volta, un po&#8217; di lana tra i due strati per ottenere l&#8217;imbottitura a rilievo.</span></h5>
<div id="attachment_9115" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9115 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1-e1752936307738.jpg" alt="Trapunto Fiorentino" width="480" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Trapunto Fiorentino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per il soggetto ho voluto riprodurre uno degli elementi dell’archivolto del portale maggiore della Pieve di Santa Maria Assunta in Arezzo, una serie di sculture policrome che compongono il “Ciclo dei mesi”</span>.<br />
Trattandosi di un elemento storico, non potevo esentarmi dal realizzarlo tutto a mano, <em>Applique</em> compresa, utilizzando canapa di cotone per gli elementi chiari.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi avevo già parlato delle gelatine solubili, e l&#8217;opera sottostante vi può dare un&#8217;idea delle opportunità espressive che questo materiale offre all&#8217;artista.<br />
</span>Qui ho lavorato un po&#8217; a caso e un po&#8217; a istinto, assemblando di tutto, seguendo un&#8217;ipotesi più che un progetto, aspettandomi di tutto, ma anche niente.<br />
Vi confesso che ciò che apparve dall&#8217;acqua nella quale le gelatine si erano sciolte fu sorprendente, una sorta di quadro di arte contemporanea che suggeriva più che descrivere un ambiente marino.<span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_9119" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9119 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1-e1752938286266.jpg" alt="In questo mare" width="640" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">In questo mare</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un grazie particolare alla tessitrice e <em>Fiber Artist</em> Marija Pudane, la quale mi ha fatto scoprire questa tecnica a metà tra il tessile e il pittorico.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E ora, per concludere in bellezza, vi propongo un&#8217;opera molto speciale per me, della quale vado molto orgogliosa.<br />
Si tratta infatti di un soggetto che ho praticamente &#8220;sognato&#8221; per anni, riservandomi di realizzarlo quando mi sarei sentita abbastanza pronta per rischiare.<br />
La miccia venne accesa dal concorso &#8220;L&#8217;opposition&#8221; che faceva parte del 25° Carrefour Européen du Patchwork nel 2019. Supposi che un combattimento tra galli fosse abbastanza rappresentativo di due soggetti in opposizione, ma rimaneva il dubbio se sarei riuscita a renderlo come volevo io, e soprattutto con la qualità richiesta da quel famoso concorso.<br />
Uno alla volta quei dubbi vennero fugati, il primo quasi subito, poiché mi ritenni molto soddisfatta del risultato finale, e il secondo qualche mese dopo, quando mi pervenne la comunicazione che il mio <em>patchwork</em> era stato ammesso al concorso.</h5>
<div id="attachment_9123" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9123 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1-e1752939016965.jpg" alt="Checkmate" width="560" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Checkmate</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>Checkmate</em> è lo scacco matto, nel senso che, nel combattimento tra i galli, quello è il solo risultato prevedibile.<br />
Anche qui ho fatto largo uso del <em>Paper Piecing</em>, e ho voluto realizzare in stoffa anche le penne che volano qua e là. Era inevitabile qualche tratto di quiltatura col filo rosso, testimone del sangue che in questi barbari combattimenti sempre viene versato.<br />
Senza falsa modestia, qui ritengo di aver realizzato un&#8217;opera che dà le senzazioni del movimento caotico, del dramma e della violenza, il tutto per lo spasso degli scellerati che amano scommettere sulle vite altrui.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, io avrei finito, e ora lascio a voi ogni giudizio, ovvero se sono stata presuntuosa o, al contrario, se c&#8217;ho messo troppo prima di farmi notare, oppure ancora se questa mia è una <em>Vox clamantis in deserto</em>, nel senso che tutto questo lambiccarsi il cervello, mangiarsi gli occhi e spendere ore di vita è un esercizio futile, perché ormai tutto sta andando perso, il gusto per l&#8217;armonia, il senso estetico, il riconoscimento della manualità, il giusto valore del tempo, l&#8217;iniziativa originale, in favore di una Utilopoli globale nel quale contano solamente i guadagni e i consumi, l&#8217;orologio e le scadenze, l&#8217;apparenza e l&#8217;imitazione.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora una cosa. Dato che la piattaforma sulla quale risiede il <em>blog</em> è piuttosto datata, a breve dovrò aggiornarla, e tale operazione potrebbe rendere irragiungibile il sito <em>web</em> per qualche tempo, però non so dire quanto, giacché ogni aggiornamento <em>software</em> è periglioso quanto un viaggio in caravella nel XV secolo, si sa quando si parte ma non si sa quando, o se, si arriva.</span></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>È successo di nuovo&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 16:59:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul sito del Carrefour Européen du Patchwork hanno inserito le immagini delle trenta opere che sono state selezionate per il concorso 2025 intitolato &#8220;Avant-garde!&#8221;. Ebbene, tra quelle trenta c&#8217;è anche la mia, vediamo se indovinate quale è. Allora, ci vediamo su?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-9023 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1.jpg" alt="A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1" width="2048" height="683" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sul sito del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.patchwork-europe.eu/" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></span></strong> hanno inserito le immagini delle trenta opere che sono state selezionate per il concorso 2025 intitolato &#8220;Avant-garde!&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ebbene, tra quelle trenta c&#8217;è anche la mia, vediamo se indovinate quale è.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/NL_30-finalistes-1024x683.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/NL_30-finalistes-1024x683.jpg" alt="NL_30-finalistes-1024x683" width="1024" height="683" /></a><span style="color: #000000;">Allora, ci vediamo su?</span></h5>
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		<title>Verona Tessile 2025</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 07:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci qua, con l&#8217;abituale ritardo, a parlarvi di Verona Tessile 2025. Va detto che stavolta ho una scusante, ovvero che subito dopo la mia puntata a Verona sono stata abbastanza impegnata nell’allestimento della mia personale, che poi sarebbe la prima se non contiamo quella realizzata tanti anni fa a Grado in coppia con un’altra quilter. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-8859" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/VeronaTessileLogo.jpg" alt="VeronaTessileLogo" width="335" height="253" />Eccoci qua, con l&#8217;abituale ritardo, a parlarvi di Verona Tessile 2025.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va detto che stavolta ho una scusante, ovvero che subito dopo la mia puntata a Verona sono stata abbastanza impegnata nell’allestimento della mia personale, che poi sarebbe la prima se non contiamo quella realizzata tanti anni fa a Grado in coppia con un’altra <em>quilter</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque ho deciso di rispettare l’ordine cronologico e di non sfuggire ai doveri che questo <em>blog</em> m’impone, quindi Verona Tessile sia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo scarpinato parecchio, ma già lo sapevamo, quindi eravamo preparati dal punto di vista calzaturiero, anche se in qualche caso ci sono state delle difficoltà per localizzare la sede di alcune esposizioni, e, per vari motivi, abbiamo rinunciato a quella nella galleria degli affreschi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ma veniamo a quanto visto in quel di Verona.</span></h5>
<p><span id="more-8857"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera di grande impatto visivo lunga ben 12 metri, posta all&#8217;ingresso del Palazzo della Provincia. Diciamo che era una sorta di benvenuto che certamente non passava inosservato.</span></h5>
<dl id="attachment_8861" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/DAMSS.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8861 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/DAMSS-e1750695763942.jpg" alt="DAMSS" width="640" height="482" /></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd">DAMSS &#8211; Aria, dall’alba al tramonto</dd>
</dl>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni il duo artistico DAMSS, composto da Daniela Arnoldi e da Marco Sarzi-Sartori si cimenta in creazioni tessili che superano la visione formale del <em>patchwork</em>, con temi e rappresentazioni indiscutibilmente originali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Di loro ho ancora memoria di uno splendito trittico visto in <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6342" target="_blank">Val d&#8217;Argent</a></span></strong>, intitolato “Città future”, ovvero Milano, Roma e Venezia nell&#8217;anno 3000. Il fatto che per la realizzazione di &#8220;Aria, dall&#8217;alba al tramonto&#8221; si sia fatto ricorso anche alla IA (Intelligenza Artificiale) mi preoccupa un po&#8217;, e devo ancora decidere se mi sta bene o meno.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland.jpg"><span style="color: #000000;">Quasi a fare da contraltare a quell&#8217;opera futuristica, a destra dell&#8217;ingresso </span></a><span style="color: #000000;">c&#8217;era un <em>quilt</em> realizzato con una delle tecniche più tradizionali, l&#8217;<em>appliqué</em>.</span></span></h5>
<div id="attachment_8863" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8863 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Rita-Frizzera-Summer-Woodland-e1750697242387.jpg" alt="Rita Frizzera - Summer Woodland" width="640" height="649" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Frizzera &#8211; Summer Woodland</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rita Frizzera è maestra di questa tecnica, tramite la quale ha realizzato delle opere d&#8217;arte raffinate, senza mai eccedere in leziosi barocchismi o scendere in facili soluzioni d&#8217;effetto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel <em>patchwork</em> può capitare di ritrovare dei motivi ricorrenti, ogni volta declinati cromaticamente a estro dell&#8217;artista. Uno di questi raffigura le variazioni di luce e calore, quale che sia la loro origine. In genere c&#8217;è di mezzo il fuoco, che può essere quello di una fiamma, di una stagione, di un sole, oppure, come nell&#8217;opera sottostante, quello di un vulcano.</span></h5>
<div id="attachment_8865" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Cancella-Il-mio-Vesuvio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8865 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Maria-Cancella-Il-mio-Vesuvio-e1750697739519.jpg" alt="Maria Cancella - Il mio Vesuvio" width="640" height="649" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Cancella &#8211; Il mio Vesuvio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il nero della pietra lavica fa da cornice al magma appena appena trattenuto sotto la superficie, come se Maria Cancella avesse gli stessi poteri di Efesto, e mentre lui forgia le armi di Achille nelle viscere dell&#8217;Etna, lei compone opere tessili all&#8217;interno del Vesuvio.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">SAQA (ma come si pronuncerà?) porta sempre delle collezioni interessanti. Quella vista a Verona si intitolava &#8220;Celebrating our Heritage&#8221;, ossia celebrare la nostra tradizione, una serie di piccole opere 30x70cm provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tra le tante, mi ha catturato questo elegantissimo <em>patchwork</em>, dove l&#8217;eleganza significa ottenere un effetto gradevole col minimo degli elementi e il massimo della semplicità.</span></h5>
<div id="attachment_8867" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Alexandra-Kingswell-Luce-antica.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8867 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Alexandra-Kingswell-Luce-antica-e1750699587210.jpg" alt="Alexandra Kingswell - Luce antica" width="280" height="609" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Kingswell &#8211; Luce antica</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ditemi, non sembra anche a voi di stare osservando la luce del giorno che attraversa una coloratissima vetrata?</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Miranda Renard è una specialista dello &#8220;<em>String Quilt</em>&#8220;, una tecnica che le permette di rappresentare immagini complesse mediante elementi essenziali, come se se disegnasse con tratti di un largo pennarello. </span></h5>
<div id="attachment_8870" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Miranda-Renard-Raccolta-del-grano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8870 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Miranda-Renard-Raccolta-del-grano-e1750700399432.jpg" alt="Miranda Renard - Raccolta del grano" width="280" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Miranda Renard &#8211; Raccolta del grano</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A quanto ne so, lei è norvegese, ma vive ad Alicante, ragion per cui forse ha trovato in Spagna la luce giusta che le serviva per illuminare un quadro nordico della sua tradizione.</span></h5>
<div id="attachment_8872" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Abel_Grimmer_002.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8872 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Abel_Grimmer_002-e1750702065551.jpg" alt="Abel_Grimmer_002" width="640" height="441" /></a><p class="wp-caption-text">Abel Grimmer &#8211; Skuronn &#8211; Fonte: Wikipedia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagino che<em> Skuronn</em> sia anche il titolo originale della sua opera, parola che deriva dall&#8217;unione del verbo norvegese &#8220;<em>å skjære</em>&#8221; (tagliare) col norreno &#8220;<em>onn</em>&#8221; (anno), ovvero si tagliava il lavoro di un anno, la mietitura del grano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Più tradizionale di così&#8230; </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una delle attività tipiche dell&#8217;archeologia è il carotaggio. In buona sostanza, si infila nel terreno un grosso tubo abbastanza lungo, e al momento di estrarlo, quello si porta al suo interno tutti gli strati di terreno che ha attraversato, il che forma appunto una sorta di &#8220;carota&#8221; da esaminare.<br />
Mattea Jurin ha immaginato di eseguire questa operazione nel suolo della penisola italica, e mediante la stoffa ha visualizzato il risultato della sua ricerca in un <em>quilt</em> molto originale.</span></h5>
<div id="attachment_8874" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-Jurin-Sotto-la-superficie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8874 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-Jurin-Sotto-la-superficie-e1750765566578.jpg" alt="Mattea Jurin - Sotto la superficie" width="280" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Sotto la superficie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non v&#8217;è dubbio che le nostre città sorgono su strati e strati delle civiltà che hanno la nostra, e a quelle non dobbiamo solamente i materiali che abbiamo riciclato, ma anche e soprattutto alcuni aspetti culturali che caratterizzano questo angolino del pianeta.<br />
Vedendo quest&#8217;opera mi è impossibile sopprimere due riflessioni poco confortanti. La prima è che, contrariamente a quanto si augura l&#8217;autrice, tra mille anni i nostri propropro&#8230;nipoti troveranno uno strato composto da immondizia varia, rottami di latta, monconi di cemento armato e mari di plastica in vari stadi di degrado, niente di memorabile e tanto meno edificante. La seconda riflessione riguarda la scarsissima consapevolezza del fatto che quelle antiche culture non sono sorte dal nulla, ma per la maggior parte sono il risultato di migrazioni dal Mediterraneo Meridionale, ossia quelle stesse sponde dalle quali partono oggi i disperati che malvolentieri accogliamo, e che qualcuno vorrebbe addirittura prendere a cannonate.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che si stava parlando di migrazioni&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> La nonna di Leah Cooke era ungherese, quando la sua terra faceva ancora parte di quell&#8217;impero nel quale si parlavano liberamente quattordici lingue diverse. Prima della Grande Guerra, nell&#8217;Impero Austro-Ungarico era normale che una persona minimanente istruita conoscesse altre lingue, anche grazie a un sistema che prevedeva già dal 1775 l&#8217;obbligo scolatico fino al compimento del dodicesimo anno d&#8217;età (scuola estiva compresa&#8230;). Per non sbagliare, la nonna di Leah Cooke ne imparò nove.<br />
A 19 anni emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi in una cittadina mineraria della <span class="NA6bn BxUVEf UiGGAb ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">Pennsylvania. E qui la sua storia prende una piega romanzesca, quando cercarono di imporle un matrimonio combinato. Possiamo ben credere che una persona che parlava nove lingue e che aveva già lavorato a Vienna e a Budapest (quella Vienna e quella Budapest!) fosse restia a sposare un onesto ma limitato minatore, perciò la stessa mattina del suo matrimonio programmato saltò dalla finestra al secondo piano della sua casa, andò alla stazione e prese il primo treno in partenza.<br />
Finì col trovare lavoro a Perryopolis, presso la tenuta di <span class="s1">Alfred M. Fuller</span>, un multimilionario commerciante di carbone e legname, con la mansione di giardiniera (e chissà che giardino&#8230;), si sposò con chi gradiva lei ed ebbe otto figli.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_8879" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Leah-Cooke-Lei-ha-coltivato-i-fiori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Leah-Cooke-Lei-ha-coltivato-i-fiori-e1750772332690.jpg" alt="Leah Cooke - Lei ha coltivato i fiori" width="280" height="607" /></a><p class="wp-caption-text">Leah Cooke &#8211; Lei ha coltivato i fiori</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;artista ha voluto ricordarla così, immaginandola parte di un giardino nel quale anche lei è un fiore, uno dei più belli, ma anche uno dei più resistenti alle inclemenze della natura, siano esse di origine metereologica oppure umana. Non volle sottostare al destino che altri avevano scelto per lei, e per tutta la vita coltivò con coraggio e dedizione il &#8220;suo&#8221; destino.<br />
Un ultima annotazione. La scritta &#8220;<em>Pěstovala květiny</em>&#8221; significa appunto &#8220;Lei coltivava i fiori&#8221;, ma non è in ungherese, bensì in ceco, il che la dice lunga sulla tradizione multilingue di quelle terre. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se andate a dare un&#8217;occhiata al post &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8356" target="_blank">BPM 2024 – One Step Beyond</a></span></strong>&#8220;, troverete la foto di un <em>quilt</em> che mi ha incuriosito parecchio. Si tratta di &#8220;School of Fish&#8221;, realizzato da Roswitha Schmit, e a Verona l&#8217;ho ritrovata con un&#8217;opera totalmente diversa, ma non per questo meno interessante.</span></h5>
<div id="attachment_8890" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8890 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-e1750779510200.jpg" alt="Roswitha Schmit - Memoria di Gustav Klimt" width="280" height="612" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit &#8211; Memoria di Gustav Klimt</p></div>
<div id="attachment_8905" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8905 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Roswitha-Schmit-Memoria-di-Gustav-Klimt-Detail-e1750786605524.jpg" alt="Roswitha Schmit - Memoria di Gustav Klimt - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit &#8211; Memoria di Gustav Klimt &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Essendo austriaca, è logico che Roswitha Schmit trovi in Gustav Klimt uno delle figure artistiche più determinanti del &#8216;900 nel suo paese, al pari di <span data-huuid="9814129565369747301">Schiele</span>, Schönberg, Strauss, Moser, eccetera.<br />
Però lei non ha voluto realizzare una &#8220;cartolina&#8221; che riprende uno dei suoi famosi quadri, qualcosa che sarebbe potuta apparire tutt&#8217;al più come una caricatura, bensì ha inteso riproporre uno dei temi del periodo più felice della produzione artistica di Klimt, quelle leggere volute della <em>Art Nouveau</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Gustav_Klimt.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Gustav_Klimt-e1750781338479.jpg" alt="Gustav_Klimt" width="640" height="444" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Less is more</em>&#8220;, queste sono state le parole d&#8217;ordine che artisti e architetti iniziarono a scandire negli anni &#8217;60, dando origine al movimento minimalista che trova ancora oggi momenti di applicazione.Decenni prima Paul Klee, con le sue opere, aveva gettato i semi di una forma espressiva ridotta all&#8217;essenziale, influenzando generazioni di artisti.<br />
Nelle parole che Inge Dusi ci ha lasciato, lei non fa mistero del suo innamoramento per Klee, e le opere tessili che ha realizzato sono chiaramente percorse da una ricerca di oggettività.<br />
Però ciò che le rende uniche è la contaminazione con una tecnica lontanissima da ogni codifica stilistica, sia in senso culturale che geografico. </span></h5>
<div id="attachment_8894" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8894 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-e1750782960512.jpg" alt="Inge Dusi" width="720" height="531" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sua &#8220;via di Damasco&#8221; fu una visita al Museo Tessile Precolombiano di Lima, dove intuì come gli effetti cromatici di un sistema millenario di tintura delle stoffe della cultura Nazca-Wari, denominato &#8220;<em>Amarra</em>&#8220;, potessero dar forma a vere e proprie opere d&#8217;arte. La legatura delle stoffe creava disegni e sfumature casuali e intriganti, e cambiando sistemi e materiali di legatura le possibilità espressive diventavano pressoché infinite.<br />
Una tecnica simile, sempre molto antica, è quella giapponese, denominata &#8220;<em>Shibori</em>&#8220;, ed è più nota solamente per il fatto che il continente sudamericano sconta un fattore di isolamento economico e sociale peggiore rispetto al &#8220;ricco&#8221; Giappone.</span></h5>
<div id="attachment_8898" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Deail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8898 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Deail-e1750785490618.jpg" alt="Inge Dusi - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8899" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8899 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-e1750785541473.jpg" alt="Inge Dusi - Huella precolombiana" width="640" height="624" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Huella precolombiana</p></div>
<div id="attachment_8900" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8900 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Inge-Dusi-Huella-precolombiana-Detail-e1750785610723.jpg" alt="Inge Dusi - Huella precolombiana - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Inge Dusi &#8211; Huella precolombiana &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che dire, se non è arte questa non so come altrimenti si potrebbe definirla. La scelta di utilizzare una tecnica antichissima per realizzare delle opere degne di un&#8217;attuale galleria d&#8217;arte moderna è la quintessenza del <em>patchwork</em>, ovvero rappresenta il perfetto riutilizzo dei materiali, stavolta culturali invece di tessili, che altrimenti sarebbero andati perduti. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre restando nell&#8217;ordine di opere con dimensioni &#8220;generose&#8221;, eccovi un&#8217;opera realizzata dalle <em>quilter</em> delle città genellate con München (Monaco di Baviera).</span><br />
<span style="color: #000000;">Si tratta di ben 136 tessere che formano un <em>patchwork</em> lungo almeno sei metri, e adorna l&#8217;atrio della sala da ballo del Vecchio Municipio di München.</span></h5>
<div id="attachment_9020" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9020 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-e1751010413257.jpg" alt="Monaco e le città gemellate" width="720" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München</p></div>
<div id="attachment_8910" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8910 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-01-e1750787071540.jpg" alt="Monaco e le città gemellate + Detail - 01" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8911" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8911 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Monaco-e-le-città-gemellate-Detail-02-e1750787120420.jpg" alt="Monaco e le città gemellate + Detail - 02" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ein Quilt für München &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In occasione dei 65 anni di gemellaggio con Verona, quest&#8217;opera è stata esposta in una grande sala dell&#8217;ottocentesco Palazzo Barbieri, dove faceva indiscutibilmente la sua figura. Mi sono divertita a cercare di capire da dove provenissero alcune tessere, dato che sono ben otto le città gemellate con München.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so come voi abbiate passato il 2020 e il 2021, ma se state leggendo queste righe è evidente che quegli anni li avete passati.<br />
</span>L&#8217;isolamento, i bollettini, il coprifuoco, le limitazioni, i lasciapassare, le vittime, la strisciante paura, ci hanno portato sensazioni che maggior parte di noi ignorava, quelle di una guerra.<br />
In realtà non si trattava di una guerra, bensì di una pandemia, un evento (naturale o meno) nei confronti del quale ci siamo trovati impreparati, quando invece dovevamo e potevamo esserlo. Ma la retorica e i termini utilizzati non facevano che rafforzare questa sensazione, forse solamente per mascherare le croniche manchevolezze del Ssn.<br />
Era inevitabile che quello stato di cose influenzasse anche lo spirito creativo, e nel 2021 diciotto <em>quilter</em> italiane hanno deciso di associarsi per realizzare una serie di opere ispirate alle poesie di Giuseppe Ungaretti scritte durante la Grande Guerra, utilizzando il verso &#8220;Anche il cielo stellato finirà&#8221; per il titolo della mostra.</h5>
<div id="attachment_8915" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Marianovella-Hemala-Sono-una-creatura.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8915 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Marianovella-Hemala-Sono-una-creatura-e1750788277554.jpg" alt="Marianovella Hemala - Sono una creatura" width="640" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">Marianovella Hemala &#8211; Sono una creatura</p></div>
<div id="attachment_8916" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lucia-Fedele-Inverno.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8916 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lucia-Fedele-Inverno-e1750789636924.jpg" alt="Lucia Fedele - Inverno" width="480" height="653" /></a><p class="wp-caption-text">Lucia Fedele &#8211; Inverno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un discorso a parte va fatto per il <em>quilt</em> sottostante.<br />
Stile Malena si caratterizza spesso per opere di grande effetto dinamico, nelle quali lei lavora la stoffa come se usasse dei pennelli a olio. </span><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è dubbio che io provi un particolare interesse per tali contaminazioni stilistiche, perciò è abbastanza normale che il <em>quilt</em> intitolato &#8220;Veglia&#8221; sia uno di quelli che più mi sono piaciuti a Verona.</span></h5>
<dl id="attachment_8937" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Stile-Malena-Veglia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Stile-Malena-Veglia-e1750842382804.jpg" alt="Stile Malena- Veglia" width="520" height="713" /></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Stile Malena- Veglia</dd>
</dl>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La storia però diventa veramente interessante quando si va a indagare sulla genesi di quest&#8217;opera (ovviamente chiedendo lumi all&#8217;autrice).<br />
Stile Malena era rimasta colpita da un verso che recitava così: &#8220;Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato&#8221;. Dopo qualche ricerca, scoprì che si trattava della poesia &#8220;Veglia&#8221;.<br />
Per rappresentare l&#8217;angoscia di quella situazione disperante, una veglia funebre a un corpo dilaniato, la minaccia di una prossima egual sorte, lei trasse ispirazione da un quadro di arte astratta che le era passato sotto agli occhi. Il risultato è un <em>quilt</em> che gronda sangue, odora del fumo nero degli incendi, sprofonda nel terreno sconvolto dalle bombe, ferito dalle tracce di schegge e pallottole provenienti da ogni direzione a caccia della prossima preda.<br />
A tutto ciò si aggiunge una faccenda per certi versi bizzarra, ovvero abbiamo scoperto che il profilo rappresentato sulla stoffa è risultato terribilmente simile a quello dell&#8217;isola di Veglia, nell&#8217;Adriatico. Come dire: un titolo <em>double face</em>.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Veglia.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Veglia-e1750876037894.jpg" alt="Veglia" width="480" height="473" /></a></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per motivi che ignoro, non mi è mai capitato di incrociare prima le opere di Lena Meszaros, e sono certa che non sarebbero passate inosservate.<br />
Nel suo stile trovo delle affinità con quello della prima Irina Voronina, una delle <em>quilter</em> che amo di più, e non è strano in quanto anche lei è, in parte, russa.</span></h5>
<div id="attachment_8920" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8920 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-e1750836294142.jpg" alt="Lena Meszaros - Acqua alta" width="640" height="357" /></a><p class="wp-caption-text">Lena Meszaros &#8211; Acqua alta</p></div>
<div id="attachment_8919" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8919 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Lena-Meszaros-Acqua-alta-Detail-e1750836237617.jpg" alt="Lena Meszaros - Acqua alta - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Lena Meszaros &#8211; Acqua alta &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se nel titolo non viene specificato, appare evidente che si tratta di Venezia, un luogo che non manca mai di affascinare ogni artista che vi si avvicina, e le <em>quilter</em> non fanno eccezione.<br />
L&#8217;approccio di Lena Meszaros però mi pare diverso. Lei evita ogni rappresentazione stereotipata, non cede allo scorcio suggestivo, non si fa impressionare da monumenti o storie più o meno veritiere, non si perde tra le calli o a bordo di una gondola, no, lei getta uno sguardo preoccupato a un fenomeno inevitabile che promette di portare alla rovina questa perla unica. Si tratta dell&#8217;acqua alta, una situazione che fino a qualche decennio fa era riconducibile a eventi meteorologici, ma che è destinata ad aggravarsi a causa dell&#8217;innalzamento dei mari, effetto collaterale dei mutamenti climatici (che qualche ottuso ipocrita si ostina ancora oggi a negare), e non ci sarà nessun MOSE in grado di evitare la catastrofe.<br />
Se vi fermate un attimo a osservare, potreste ricavare l&#8217;impressione che si tratta di una città senza vita, una splendida reliquia del passato dove regna l&#8217;acqua, un mare senza onde, comunque non meno ostinato nella sua opera di erosione. E non so se sia un caso, ma in veneto &#8220;mare&#8221; sta per &#8220;madre&#8221;, perché sorgendo da tale madre liquida Venezia ha visto la luce, e alla fine quella stessa la nasconderà per sempre alla vista dei suoi ingrati nipoti. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta con questa malinconia, meglio alleggerire l&#8217;atmosfera con questa originale opera, un <em>patchwork</em> che fa mostra di un armonico disordine, quello che in fondo sta nella testa di ogni <em>quilter</em> che si rispetti.</span></h5>
<div id="attachment_8931" style="width: 544px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Morgante-Qualcosa-di-mio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8931 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Morgante-Qualcosa-di-mio-e1750839202254.jpg" alt="Giuliana Morgante - Qualcosa di mio" width="534" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Morgante &#8211; Qualcosa di mio</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Per non rischiare di sbagliare, riporto quanto descritto sul sito di Verona Tessile, poiché quest&#8217;opera che vedete qui sotto merita un&#8217;attenzione particolare.<br />
&#8220;Esposizione di un grande telero dal titolo Il Mago di Oz – prodotto nell’ambito del progetto realizzato da Codess Sociale, grazie al co-finanziamento di MSD Crowdcaring – per un percorso verso l&#8217;integrazione sociale delle persone adulte con disabilità, attraverso la manualità, la creatività e l&#8217;apprendimento delle tecniche tessili, al fine di stimolare l&#8217;autostima, la motivazione, la dignità e l&#8217;autonomia.&#8221;</h5>
<div id="attachment_8934" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Ad-Maiora-Cerris-Verona-Cerris-Marzana-Il-Mago-di-Oz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8934 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Ad-Maiora-Cerris-Verona-Cerris-Marzana-Il-Mago-di-Oz-e1750841123809.jpg" alt="Ad Maiora - Cerris Verona - Cerris Marzana - Il Mago di Oz" width="720" height="379" /></a><p class="wp-caption-text">Ad Maiora &#8211; Cerris Verona &#8211; Cerris Marzana &#8211; Il Mago di Oz</p></div>
<div id="attachment_8935" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Il-Mago-di-Oz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Il-Mago-di-Oz-Detail-e1750841209155.jpg" alt="Il Mago di Oz - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Il Mago di Oz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;I laboratori tessili-creativi sono stati realizzati in collaborazione con l’Associazione Ad Maiora, le cui volontarie hanno accompagnato le persone con disabilità in un percorso di scoperta e apprendimento. È stato scelto come tema la storia de Il Mago di Oz per rappresentare il parallelismo tra un mondo immaginario e fantastico e la ricerca della strada per tornare a casa. Il viaggio di Dorothy è, infatti, un viaggio evolutivo dove la protagonista vuole rientrare là dove si sente a proprio agio, ritornando alla propria rete sociale, al luogo da chiamare casa.&#8221;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Toh, chi si rivede!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già in occasione di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6235" target="_blank">Verona Tessile 2019</a></span></strong>, mi era capitato di apprezzare una sua opera nella quale stigmatizzava la noncuranza con la quale noi accettiamo la morte in mare di centinaia di migranti, scandalizzandoci solamente per qualche attimo e solamente per quei pochi che il mare restituisce, mentre sui restanti scende un oblio che nega anche il conforto di un pianto.</span></h5>
<div id="attachment_8939" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8939 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-e1750849523893.jpg" alt="Silvana Zenatello - Un battito d'ali" width="560" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Silvana Zenatello &#8211; Un battito d&#8217;ali</p></div>
<div id="attachment_8940" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8940 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Silvana-Zenatello-Un-battito-dali-Detail-e1750849575593.jpg" alt="Silvana Zenatello - Un battito d'ali - Detail" width="640" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Silvana Zenatello &#8211; Un battito d&#8217;ali &#8211; Detail</p></div>
<h5><span style="color: #000000;">Anche qui lei fa mostra di un&#8217;originalità fuori dal comune, mantenendo però il tratto caratteristico della spirale, sia essa di stoffa, di filo o di rete. Il bordo poi, insuperabile nel conferire leggerezza all&#8217;opera, tanto che ci si aspetterebbe di vederla alzarsi in volo con un battito d&#8217;ali.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rutilante, questo l&#8217;aggettivo che mi viene in mente per l&#8217;opera futuristica di Mattea Jurin.</span><br />
<span style="color: #000000;">Immagino che sia andata a pescare i materiali seguendo il principio &#8220;più strano è, meglio è&#8221;, andando poi ad assemblarli col coraggio che suggerisce il titolo.</span></h5>
<div id="attachment_8943" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8943 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-e1750854937148.jpg" alt="Mattea jurin - Brave new world-Cellular NanoRobots" width="560" height="701" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea jurin &#8211; Brave new world-Cellular NanoRobots</p></div>
<div id="attachment_8944" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8944 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Mattea-jurin-Brave-new-world-Cellular-NanoRobots-Detail-e1750854996518.jpg" alt="Mattea jurin - Brave new world-Cellular NanoRobots - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea jurin &#8211; Brave new world-Cellular NanoRobots &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse quest&#8217;opera fa parte del nuovo coraggioso mondo dell&#8217;arte tessile, un mondo che rispecchia l&#8217;avanzamento della tecnologia e delle sue rìcadute su una società liquida. Quindi, basta con le foglie d&#8217;acero, basta con i voli di oche, basta con le capanne di tronchi, basta con i giardini, avanti con i nano robot, con i <em>computer</em>, con la quantistica, con le ragnatele di connessioni, e con tutto quello che mi sta lasciando sempre più indietro!<br />
Suppongo che, in fin dei conti, sia giusto così.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello questo &#8220;Cyber Van Gogh&#8221;, bello per la sua parsimonia di colori. Se escludiamo quei circoli gialli sparsi qua e là, potrebbe persino essere definito un <em>quilt</em> monocromatico, nelle varie sfumature del blu, dal pervinca al blu di Prussia (purtoppo la fotografia non rende giustizia&#8230;). </span></h5>
<div id="attachment_8955" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-e1750950299123.jpg" alt="Laura Gamaleri - Cyber Van Gogh" width="580" height="592" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Gamaleri &#8211; Cyber Van Gogh</p></div>
<div id="attachment_8956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Laura-Gamaleri-Cyber-Van-Gogh-Detail-e1750950346494.jpg" alt="Laura Gamaleri - Cyber Van Gogh - Detail" width="640" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Gamaleri &#8211; Cyber Van Gogh &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello dicevo, ma perché a me invece ricorda Matisse?</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono molti (troppi) anni che non mi reco a Bassano del Grappa per la mostra organizzata dall&#8217;associazione <span style="font-size: large;">Casa Patchwork &amp; Quilting, l&#8217;ultima visita risale al 2016.<br />
Comunque conservo il ricordo di bellissimi <em>quilt</em> tradizionali, e Giuliana Nicoli faceva sempre sfoggio una tecnica invidiabile. Capirete che, quando venni a sapere che ci sarebbe stata una mostra dedicata alle sue opere in seta, nessuno avrebbe potuto trattenermi dall&#8217;andare a Verona.<br />
E ne è valsa la pena. </span></span></h5>
<div id="attachment_8957" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8957 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-e1750951082304.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Vittoriano" width="480" height="487" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Vittoriano</p></div>
<div id="attachment_8958" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8958 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Vittoriano-Detail-e1750951140443.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Vittoriano - Detail" width="640" height="411" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Vittoriano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho iniziato con questa sorta di ponte tra la tradizione e la modernità, ovvero un mix di <em>crazy</em> e <em>dresden plate</em> in salsa bassanese, il tutto condito con perfetto equilibrio cromatico, e vi prego di credermi che lavorare con i rossi è sempre rischioso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Passiamo ora a un&#8217;opera che è una vera e propria dichiarazione di indipendenza da tutti i blocchi del <em>patchwork</em> tradizionale, dalle geometrie ricorsive, dagli accostamenti gradevoli, dai soliti materiali, dai motivi ammiccanti, dal facile consenso, per abbattere ogni consuetudine, sia di chi crea l&#8217;opera e sia di chi la contempla.<br />
Si dice che l&#8217;artista chiude la sua epoca e apre la successiva, e in anche in questo Giuliana Nicoli si è dimostrata maestra.</h5>
<div id="attachment_8961" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-e1750952514411.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Reef #2" width="480" height="686" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Reef #2</p></div>
<div id="attachment_8963" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-Reef-2-Detail-e1750953557877.jpg" alt="Giuliana Nicoli - Reef #2 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; Reef #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questo suo giardino minimo? In esso vi è l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, il recupero dei materiali, la loro disomogeneità, la contaminazione con elementi diversi, e infine l&#8217;abilità di farli stare assieme con ago e filo.</span></h5>
<div id="attachment_8966" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8966 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-e1750953656713.jpg" alt="Giuliana Nicoli - The Garden" width="520" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; The Garden</p></div>
<div id="attachment_8967" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8967 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Giuliana-Nicoli-The-Garden-Detail-e1750953714788.jpg" alt="Giuliana Nicoli - The Garden - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Nicoli &#8211; The Garden &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Concluderei questa mia carrellata con le immagini dell&#8217;esposizione più originale che ho visto a Verona, e per certi versi anche la più impressionante. Si tratta di qualcosa come quattrocento tessere quadrate di dieci centimetri, le quali sono state assemblate in fasce altre circa tre metri e mezzo. Si tratta di un&#8217;opera realizzata da <em>quilter</em> di tutta Europa per celebrare il 35° anniversario dell’Associazione svizzera patCHquilt.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Entrando nel grande locale collegato al Teatro FonderiAperta pareva di inoltrarsi in una foresta di stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_8969" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150155.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8969 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150155-e1750955167769.jpg" alt="P1150155" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Round Bobbin</p></div>
<div id="attachment_8970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150153.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/P1150153-e1750955218595.jpg" alt="P1150153" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Round Bobbin</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come dice il titolo di questa installazione, &#8220;Round Bobbin&#8221; è la bobina attorno alla quale viene avvolto ogni <em>banner</em>, altrimenti non si saprebbe come appenderlo e trasportarlo (e ce ne sono parecchi).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, penso che anche questa volta ho fatto, almeno in parte, il mio dovere, ma, com s&#8217;usa dire in questi casi, è stato un piacere.<br />
Altre immagini non inserite qui sono presenti nella mia galleria <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, e se magari mancasse qualcosa, vi rammento che non sono mai del tutto imparziale, nel senso che, bene o male, si palesano sempre le mie preferenze artistiche.<br />
Sappiate comunque che Verona Tessile è tra le pochissime esposizioni <em>patchwork</em> in Italia in grado di offrire un panorama abbastanza vasto su tecniche diverse, quindi si può considerare &#8220;propedeutica&#8221; per chi ha intenzione di avvicinarsi all&#8217;arte tessile, e poi arrivarci non è nemmeno troppo complicato. Fateci un pensierino tra due anni.</span></h5>
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		<title>Prima o poi doveva succedere…</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 16:58:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[… o almeno prima che sia troppo tardi. Sono anni che vado fantasticando su una mia mostra personale, però diversi fattori contribuivano a farmela considerare poco più di un’ipotesi, una speranza, una chimera. In primo luogo ci metto il mio livello di autostima che rasenta lo zero, giacché troppe cose ho visto in giro per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Logo_lastoffagiusta.jpg"><img class="  wp-image-8849 alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Logo_lastoffagiusta.jpg" alt="Logo_lastoffagiusta" width="315" height="315" /></a>… o almeno prima che sia troppo tardi.<br />
Sono anni che vado fantasticando su una mia mostra personale, però diversi fattori contribuivano a farmela considerare poco più di un’ipotesi, una speranza, una chimera.<br />
In primo luogo ci metto il mio livello di autostima che rasenta lo zero, giacché troppe cose ho visto in giro per l’Europa per non considerare il mio desiderio di esporre come frutto di presunzione e vanità.<br />
Ci sarebbero poi le difficoltà logistiche che una mostra di arte tessile comporta, tanto più nella mia zona. Gli spazi sono relativamente pochi, e in più di qualche caso non offrono le condizioni ottimali in grado di valorizzare le opere esposte.<br />
Infine va considerato l’elemento che da sempre penalizza in Italia il <em>patchwork</em> e affini, ovvero l’opinione che si tratti di un’attività di nicchia, considerata con benevolenza come un “innocuo” <em>hobby</em> femminile, il che non è, non lo è più da decenni. In conseguenza di ciò è ancora più difficile trovare spazi espositivi, almeno per chi non fa parte di un’associazione che dispone di mezzi adeguati. Purtroppo le mie esperienze associative sono state, a dir poco, catastrofiche, e non sempre per colpa mia.<br />
Quindi si potrebbe supporre che essendo da sola, senza agganci e senza mecenati, io non abbia possibilità alcuna, però ho scoperto di possedere un’arma segreta. Si tratta del mio <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank">webmaster / fotografo / agenzia turistica / sherpa / ecc</a>.</strong></span> , il quale, probabilmente stufo delle mie perenni esitazioni, ha colto al volo un’occasione (quanto vorrei avere il suo carattere!) e, a mia totale insaputa, ha scovato date e <em>location</em> per una mostra personale, offrendomi questa possibilità inaspettata.<br />
Allora mostra sia.<br />
Esporrò una dozzina di opere (circa), le quali condividono la peculiarità di essere quasi tutte diverse tra loro. Lo scopo è offrire un panorama di possibilità creative che spaziano dal figurativo all’astratto, variando i materiali e le tecniche, dalla più semplice alla più complessa, quasi un invito a provare, perché non si nasce imparati, ma imparando si cresce.<br />
La mostra si terrà nella sala al piano strada dello studio di architettura EDILarea, la stessa utilizzata per la mostra della “Magica Cucitrice”, della quale ho scritto nel post <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8668" target="_blank">Wish You Were Here</a></span></strong>.<br />
Vi saprò dire com’è andata.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Invito.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8850" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/Invito.jpg" alt="Invito" width="373" height="791" /></a></h5>
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		<title>BPM 2025 &#8211; News</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 08:42:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condivido il comunicato stampa del BPM 2025.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Condivido il comunicato stampa del BPM 2025.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-8335 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/BRNO_2024_01_Header.jpg" alt="BRNO_2024_01_Header" width="1804" height="158" /></h5>
<p><img class=" wp-image-8798 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_01_en.jpg" alt="BPM2025_press_release_01_en" width="903" height="1074" /><img class=" wp-image-8792 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_02.jpg" alt="BPM2025_press_release_02" width="904" height="1202" /><img class=" wp-image-8793 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/BPM2025_press_release_03.jpg" alt="BPM2025_press_release_03" width="900" height="1018" /></p>
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		<title>BPM 2024 &#8211; One Step Beyond</title>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2024 07:38:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eccoci qua, on stage again, a raccontarvi del nostro viaggio nella Repubblica Ceca e dei quilt che lì abbiamo visto. Leggendo il titolo forse avrete avrete notato che l’acronimo della mostra ceca ora è BPM, ovvero Brno Patchwork Meeting, e non più PPM. Diciamo che Praga un po’ mi manca, e non solamente perché la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8358 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/BPM2024.jpg" alt="BPM2024" width="690" height="275" /><span style="color: #000000;">Eccoci qua, <em>on stage again</em>, a raccontarvi del nostro viaggio nella Repubblica Ceca e dei <em>quilt</em> che lì abbiamo visto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Leggendo il titolo forse avrete avrete notato che l’acronimo della mostra ceca ora è BPM, ovvero Brno Patchwork Meeting, e non più PPM. Diciamo che Praga un po’ mi manca, e non solamente perché la trovo affascinante e complicata, ma anche perché lì ho scoperto tanti anni fa delle artiste che andavano cercando una loro via espressiva per staccarsi dalla scuola anglosassone e da quella francese. Oggi posso dire di aver visto lungo, e ammiro con soddisfazione le opere che le <em>quilter</em> ceche possono vantarsi di esporre le loro opere in tutto il mondo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre il viaggio verso Brno è stato lento e complicato, e perciò piacevole. Partiti col sole, e già a Celje il bus procedeva tra i fiocchi di neve che scendevano copiosi, ma per fortuna l’esperienza ci aveva preparato a tutto. La prima tappa prevedeva una sosta a Vienna per una giornata di <em>shopping</em>. Badate bene, non sto parlando di vestiti, calzature e accessori, bensì di materiali e attrezzature per la calcografia e la pittura. Missione compiuta. Tutto ho trovato, e anche di più, e ora so dove andare quando mi servirà qualcosa che qua manco sanno che esiste. Già che eravamo lì abbiamo visitato il Wien Museum in Karlsplatz, appena riaperto da qualche mese, dove all’ultimo piano le pareti erano tappezzate di mirabili incisioni della Vienna del ‘600 e non solo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salutata Vienna abbiamo preso un autobus diretto in Moravia, e abbiamo ritrovato la stessa Brno dello scorso anno, con i suoi pregi e i suoi difetti. Stavolta però, terminati i nostri doveri di cronaca, abbiamo deciso noleggiare un’automobile per concederci qualche gita fuori città. Di questa puntatina in Moravia potrete trovare delle immagini nel <em>post</em> “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2024/05/09/non-solamente-brno/" target="_blank">Non solamente Brno</a></span></strong>”, dal <em>blog</em> ultimelune.it del mio <em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma immagino che voi siate qui per il <em>patchwork</em>, e che tutta questa menata del viaggio vi lasci abbastanza indifferenti, perciò eccomi pronta a soddisfare la vostra curiosità.</span><span id="more-8356"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Innanzitutto il titolo “BPM 2024 – One Step Beyond&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dice tutto, dice che siamo a Brno, e dice che l’edizione del 2024 è stato un apprezzabile passo in avanti, un passo oltre gli <em>standard</em> che già conoscevamo, nella quantità e soprattutto nella qualità, e ciò grazie alla tenacia e alla professionalità di Jana Štěrbová, da sempre <em>deus ex machina</em> della manifestazione ceca, e alla dedizione di tutte le persone impegnate a mantenere in evidenza una mostra che si confronta con altre che godono di ben altro supporto mediatico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si permetta un pizzico di vanità se racconto che a Brno ho incontrato un folto gruppo di <em>quilter</em> di Bassano del Grappa, giunte lì anche grazie alla curiosità scaturita dai miei <em>report</em> delle mostre di Praga e di Brno.</span></h5>
<h5><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1140997.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8366 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1140997.jpg" alt="P1140997" width="3917" height="2938" /></a></h5>
<h5></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un doppio omaggio, uno alla Moravia che ospita la mostra, e un altro all’artista morava che dà una mirabile rappresentazione del suo paese.<br />
Sto parlando di Jaroslava Grycová, la quale con la tecnica “<em>confetti</em>” realizza dei quadri degni di una pinacoteca. Quest’anno lei ci ha portato delle suggestive immagini dei boschi che si trovano sui monti Jeseníky, la più grande catena montuosa della Moravia-Slesia. Si tratta di un’area paesaggistica protetta (dal 1969), dove regnano l’abete rosso, il faggio, l’acero, la betulla e il sorbo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si dice che tra i monti Jeseníky si possa respirare l’aria più pulita di tutta l’Europa Centrale, e se l’aria non vi basta c’è pure l’acqua, alle terme Priessnitz di Gräfenberg, il centro dove un semplice contadino, Vincent Preissnitz appunto, attorno al 1820 gettò le basi dell’idroterapia, la stessa alla quale si sarebbe ispirato trent’anni dopo il più famoso Sebastian Kneipp (sì, è quello del malto Kneipp). In capo a pochi anni a Gräfenberg sorse uno stabilimento termale dove arrivarono a curarsi anche personaggi famosi, come lo scrittore Nikolai Gogol, l’arciduca d’Austria Anton Victor e il reggente dell’impero austriaco Franz Karl, tanto per fare dei nomi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco allora che Jaroslava Grycová, oltre a deliziarci con le sue bellissime opere, ci offre una buona scusa per fare un giretto nella sua Moravia. Cosa chiedere di più?</span></h5>
<div id="attachment_8360" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Jeseníky-in-autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8360 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Jeseníky-in-autumn-e1715864237392.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Jeseníky in autumn" width="640" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Jeseníky in autumn</p></div>
<div id="attachment_8362" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Johann-Shrot-Trail-Jeseníky-Mountains-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8362 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Johann-Shrot-Trail-Jeseníky-Mountains-01-e1715864435639.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Johann Shrot Trail-Jeseníky Mountains - 01" width="420" height="611" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Johann Shrot Trail-Jeseníky Mountains</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certamente conoscerete i marchi famosi come Pfaff, Brother, Bernina, Janome, Juki, perché sono quelli che sempre tornano in associazione ai nomi delle <em>quilter</em> di maggior successo, e in più oggi si assiste all’arrivo di macchine da cucire sempre più tecnologiche, elettroniche, computerizzate, fantascientifiche, quando invece Jaroslava riesce a creare i suoi quadri tessili con una semplice Lada a pedali, e ciò conferma un antico detto in uso dalle mie parti: “<em>no c</em></span><em>onta el penel, conta el soramanigo</em>”.<br />
<img class="aligncenter wp-image-8364 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Lada_T238-_BN-e1715864493824.jpg" alt="Lada_T238 _BN" width="640" height="442" /></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora, con la coerenza che sempre mi contraddistingue, da un gradevole stile che si avvicina al pittorico luminismo passiamo a un più complesso astrattismo, lo stile che cerca di dare forma visuale ad  aspetti non immediatamente percepibili, come per esempio le emozioni.<br />
Karen Rips ha inteso rappresentare una aspetto della vita della donna ancora troppe volte sottovalutato, ovvero la depressione perinatale.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8369" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Karen-Rips-–-Perinatal-Depression.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8369 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Karen-Rips-–-Perinatal-Depression-e1715881514606.jpg" alt="Karen Rips – Perinatal Depression" width="640" height="631" /></a><p class="wp-caption-text">Karen Rips – Perinatal Depression</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come in ogni opera astratta, l&#8217;artista suggerisce e chi osserva interpreta. Qui viene mirabilmente rappresentato il senso di solitudine che attanaglia la donna prima e dopo il parto, e le infinite preoccupazioni, la catena di problemi fisici, sociali, affettivi, tutti aspetti connessi che generano quel velo nero tra lei e il mondo esterno, quest&#8217;ultimo abbastanza freddo come il colore blu acciaio che ha scelto, un mondo che della sua sofferenza psichica afferra ben poco, solamente quella punta dell&#8217;<em>iceberg</em>.<br />
Quest&#8217;opera fa parte del progetto &#8220;Minimalism&#8221; che troverete descritto in seguito.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già nel 2022 riimasi colpita dal <em>patchwork</em> di un artista tedesco a me ignoto. Si trattava di &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-H%C3%BCttermann-%E2%80%93-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank">Between the Worlds</a></span></strong>&#8221; di Jochen Hüttermann. Confesso che fui attratta dalla forza espressiva dell&#8217;opera, s&#8217;imponeva alla vista, ma sul momento rinunciai a cercare cosa si celasse dietro (o dentro) quei due centri gravitazionali (due Soli?) che sembravano voler distruggere fa figura centrale.<br />
Oggi, scavando più a fondo e vedendo un&#8217;altra sua opera, penso di aver intuito quali sono le spinte emozionali che inducono l&#8217;artista a rappresentazioni per certi versi drammatiche. </span></h5>
<div id="attachment_8373" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8373 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-e1715883247965.jpg" alt="Jochen Hüttemann - Inside-Outlook-Perspective" width="640" height="535" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttemann &#8211; Inside-Outlook-Perspective</p></div>
<div id="attachment_8374" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8374 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-Detail-e1715884134148.jpg" alt="Jochen Hüttemann - Inside-Outlook-Perspective - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttemann &#8211; Inside-Outlook-Perspective &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per decenni Jochen Hüttermann si è interessato di terapia occupazionale, e suppongo che inevitabilmente abbia sviluppato una certa empatia, o perlomeno una sensibilità verso chi aveva bisogno del suo sostegno.<br />
Osservate l&#8217;opera qui sopra, è una rappresentazione simbolica del mondo col quale ha condiviso dialoghi, problemi, speranze, diverbi, delusioni, passioni e successi. Guardate quei volti, sono tutti di fronte, come quelli delle persone che a lui si rivolgono, sono le finestre di un edificio sociale che inquadra e separa, finestre chiuse, finestre aperte, finestre vuote, finestre sbarrate da un&#8217;inferriata.<br />
E poi il titolo, un capolavoro: &#8220;Inside-Outlook-Perspective&#8221;, prospettiva di una previsione, una mentalità, una visione (<em>outlook</em>) interna, in un mondo piatto che offre ben poche prospettive.<br />
Se potessi associare un pezzo musicale a quest&#8217;opera sceglierei senz&#8217;altro &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=UlKrH07au6E" target="_blank">I Talk to the Wind</a></span></strong>&#8221; dei King Crimson.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari a prima vista potrebbe sfuggirvi un dettaglio di quest&#8217;opera, e allora eccomi qui a farvelo notare.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;<em>Vor einem großen Walde wohnte ein armer Holzhacker mit seiner Frau und seinen zwei Kindern; das Bübchen hieß Hänsel und Gretel&#8230;</em>&#8221;<br />
Si tratta delle prime righe di una fiaba molto popolare scritta dai fratelli Grimm: &#8220;</span><span class="mw-page-title-main">Hänsel e Gretel&#8221;. </span><span style="color: #000000;"><br />
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<div id="attachment_8385" style="width: 455px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8385 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-e1715929821696.jpg" alt="Gabi Fisher – Hänsel and Gretel" width="445" height="644" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fisher – Hänsel and Gretel</p></div>
<div id="attachment_8386" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8386 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-Detail-e1715929856326.jpg" alt="Gabi Fisher – Hänsel and Gretel - Detail" width="440" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fisher – Hänsel and Gretel &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Devo dire che finora conoscevo solamente i lavori che Gabi Fisher aveva realizzato con il gruppo SnipSISter, assieme a Gonhild Murmann e Eva Wöhrl, ed erano centrati sulla figura femminile, perciò questo richiamo alle sue fantasie d&#8217;infanzia mi ha sorpreso, come pure sono rimasta piacevolmente stupita dalla sua scelta di sovrapporre il testo della fiaba al <em>quilt</em> di fondo, ma non sperate che io vi riveli come c&#8217;è riuscita <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":-)" class="wp-smiley" /><br />
Quest&#8217;opera fa parte di un suo progetto teso a dare forma tessile alle fiabe che ancora le sono care, principalmente quelle dei fratelli Grimm, rappresentate con un una rilettura più adatta ai tempi e all&#8217;età.<br />
Il <em>quilt</em> sottostante al testo raffigura una foresta, per un certo verso aperta e amena all&#8217;imbocco, che però si fa più fitta e minacciosa quando ci si inoltra al suo interno. Si tratta della foresta dove Hänsel und Gretel vengono abbandonati dal padre e dalla matrigna, perché essi non sono in grado di sfamarli a causa del periodo di carestia, pur essendo consapevoli che così facendo li esporranno a pericoli mortali.<br />
Per Gabi questa scelta è troppo simile a quella imposta a chi accetta far partire i figli verso il cosiddetto &#8220;Primo Mondo&#8221; perché nel loro paese imperano carestia e disperazione, e quel viaggio non è meno irto di pericoli mortali di quanto non lo sia la foresta della fiaba, compreso il miraggio di una vita più facile e colma di tutto, proprio come la casa della strega, allettante nell&#8217;aspetto ma illusoria nel messaggio e crudele nella sostanza.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Un concetto simile viene espresso da Angela Minaudo, con la sua opera che è stata premiata al Carrefour Européen du Patchwork.<br />
Troppe volte capita di passare oltre, di girarsi dall&#8217;altra parte, di far finta di non vedere, persino di provare fastidio, quando qualcosa o qualcuno ci ricorda che in fondo godiamo di alcuni privilegi, meritati o meno.<br />
Pur nella sua relativa opulenza, la società divide le persone in due categorie, ossia gli &#8220;integrati&#8221;, i quali in varia misura sfruttano i vantaggi a loro offerti (anche se sono persone perennemente insoddisfatte), e i &#8220;disintegrati&#8221;, coloro che, come dice il prefisso &#8220;dis&#8221;, non si integrano perché non trovano una collocazione accettabile (per indole, per sfortuna, per inadeguatezza). Alla fine gli ultimi diventano anche invisibili, in quanto non solamente vengono tenuti ai margini, ma per garantire la nostra pace sociale e psicologica vengono distrutti socialmente, disintegrati appunto. Devono &#8220;sparire&#8221;.</h5>
<div id="attachment_8392" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Angela-Minaudo-Invisibile.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8392 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Angela-Minaudo-Invisibile-e1716195628135.jpg" alt="Angela Minaudo - Invisibile" width="440" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Invisibile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se Angela ha trovato l&#8217;ispirazione per quest&#8217;opera che in quello che purtroppo capita di scorgere tutti i giorni, la chiave sta all&#8217;interno della canzone &#8220;Gli invisibili&#8221; di Ermal Meta, nelle seguenti parole del testo &#8220;<em>Siamo gli ultimi, ci vedi sullo sfondo, siamo gli invisibili che salveranno il mondo</em>&#8220;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/UOVYwwdCH0k?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Già che siamo di strada, mi va di proporvi un&#8217;altra opera presentata in Val d&#8217;Argent. Si tratta della riproduzione con la stoffa di un&#8217;opera di Yulia Brodskaya.</h5>
<div id="attachment_8401" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabel-Muñoz-–-Native-Woman.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8401 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabel-Muñoz-–-Native-Woman-e1716198670935.jpg" alt="Isabel Muñoz – Native Woman" width="440" height="624" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Native Woman</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Isabel Muñoz ricordo ancora bene quel fantastico volto di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Mu%C3%B1oz-%E2%80%93-Bruja-Piruja.jpg" target="_blank">Bruja Piruja</a></span></strong> quasi totalmente in bianco e nero che presentò nel 2022, e qui dimostra (ma non ce n&#8217;era bisogno) che se la cava benissimo anche col colore.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei dichiara di aver scelto di riprodurre quell&#8217;opera perché era rimasta affascinata dallo sguardo profondo e sicuro di quella donna. lo sguardo fiero di chi conosce il valore del suo passato e lo affida alle generazioni che verranno.</span><br />
<span style="color: #000000;">Permettetemi due parole su Yulia Brodskaya, un&#8217;artista nativa di Mosca ma residente da anni nel Regno Unito. Lei ha trovato con successo nuove forme espressive per il <em>quilling</em>, raggiungendo vette artistiche degne di un museo d&#8217;arte moderna. Se vi interessa vedere di cosa è capace, questo è il sito <em>web</em> di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.artyulia.co.uk/" target="_blank">Yulia Brodskaya</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
<span style="color: #000000;"> Curiosa, questo è l&#8217;aggettivo che mi va di utilizzare per un&#8217;opera che è bi/tridimensionale. Bidimensionale perchè in buona sostanza tutti gli elementi lo sono, e tridimensionale perché il loro assemblaggio li stacca dal piano per offrire un nuovo modo di vedere il <em>patchwork</em>. </span></h5>
<div id="attachment_8406" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8406 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-e1716202522264.jpg" alt="20 Perspectives Group Work – Celebration of Color" width="400" height="578" /></a><p class="wp-caption-text">20 Perspectives Group Work – Celebration of Color</p></div>
<div id="attachment_8407" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8407 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-Detail-e1716202611371.jpg" alt="20 Perspectives Group Work – Celebration of Color - Detail" width="400" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">20 Perspectives Group Work – Celebration of Color &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di una realizzazione dell&#8217;associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.20perspectives.com/" target="_blank">20 Perspectives Group Work</a></span></strong>, che unisce le abilità di venti <em>quilter</em> che sono riuscite ad abbattere le distanze geografiche e stilistiche. Provenienti da dieci paesi diversi,  hanno composto un interssante <em>quilt</em> nel quale si manifestano i rispettivi <em>leitmotiv, </em>e i colori sono stati accostati con raro gusto. Andate sul loro sito <em>web</em> e provate a riconoscere le artiste in quella festa cromatica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per affinità geometrica, ecco un&#8217;altra opera abbastanza inconsueta e sicuramente affascinante come questo coloratissimo paravento realizzato dalla polacca Sylwia Ignatowska. </span></h5>
<div id="attachment_8411" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Szalony-Parawan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8411 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Szalony-Parawan-e1716205325865.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Szalony Parawan" width="520" height="549" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Szalony Parawan</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi chiedo se tutti questi colori siano quelli che lei ritrova nei fiori in primavera e in estate, sulle rive dei fiumi o nei parchi naturali della sua regione, la Precarpazia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Negli spazi dedicati a Sylwia Ignatowska erano esposte altre opere di grande impatto visivo, nonché di notevole fattura, e alcune sono presenti nel mio spazio <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>. Non sapendo decidermi su quale inserire qui, avrei scelto quella per me più atipica e per certi versi forse più riconducibile all&#8217;artista.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8415" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8415 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-e1716208143363.jpg" alt="Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg" width="400" height="634" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg</p></div>
<div id="attachment_8416" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8416 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-Detail-e1716208218383.jpg" alt="Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Pierwszy Śnieg&#8221;, ovvero &#8220;La prima neve&#8221;.<br />
Nel paese di Sylwia la neve arriva già in autunno, quando ancora le piante rifiutano di arrendersi al gelo che avanza e conservano sui rami i ricordi estivi sotto forma di rade foglie ingiallite. Io m&#8217;immagino un tramonto, le fronde in controluce, e i primi fiocchi che scendono, lenti, senza vento, senza fretta. Tutto allora diventa incerto, ambiguo, possibile, trascendente.<br />
Il valore aggiunto di quest&#8217;opera è che l&#8217;artista ha lavorato per sottrazione, ottenendo le zone più luminose dallo schiarimento di una pezza di lino nero, un metodo che assomiglia, ma con direzione inversa, a quello di una preziosa acquaforte. Ciò che nella calcografia si ottiene con vernici bituminose e acidi corrosivi qui è stato ottenuto con le foglie del suo giardino e della candeggina. Una quiltatura molto curata ha fatto il resto.<br />
Sono grata a Sylwia per aver illustrato passo-passo sul suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://sylaquiltartist.pl/" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> l&#8217;originale procedimento da lei seguito. Non capita spesso.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8425" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Logo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8425 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Logo-e1716215616495.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Logo" width="400" height="547" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Logo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite d&#8217;onore di questa edizione del BPM era l&#8217;Austria, che si presentava così, con questa contaminazione di <em>patchwork</em> e abito tradizionale.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Dscn3735.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8426 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Dscn3735-e1716215687514.jpg" alt="Dscn3735" width="440" height="587" /></a>L&#8217;associazione Patchwork Gilde Austria organizza la sue esposizioni ogni volta in una regione diversa. Una delle più interessanti che ho avuto la fortuna di vedere si è svolta a Friesach nel 2015, anche grazie a una collocazione molto suggestiva. Quest&#8217;anno niente <em>show</em>, tutto è rimandato al 2025, a Wiener Neustadt.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un <em>quilt</em> molto gradevole, senza esperimenti, significati nascosti ed effetti speciali, solamente una stradina, alcune antiche abitazioni e delle fronde ombrose. Par quasi di udire il il fruscio delle foglie mosse da una leggera brezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rilassante</span></h5>
<div id="attachment_8428" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8428 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-e1716221419127.jpg" alt="Edith Peitl – Kellergasse" width="400" height="521" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Kellergasse</p></div>
<div id="attachment_8433" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8433 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-Detail-e1716224354478.jpg" alt="Edith Peitl – Kellergasse - Detail" width="400" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Kellergasse &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Kellergasse</em> sta per vicolo delle cantine, e si tratta di una situazione tipica di alcuni villaggi della Bassa Austria, più precisamente una zona riccha di vigneti denominata <span data-moz-translations-id="0"><span data-moz-translations-id="1">Weinviertel</span></span>. In realtà non si tratta di una collocazione geografica definita da confini, bensì di un assieme di piccoli vigneti che si estendono a macchia di leopardo dal confine con la Cechia fino alla Slovacchia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per fare un esempio, uno dei vini tipici è denominato Brünnerstraßler, perché veniva ricavato da vigne presenti lungo la strada da Vienna a Brno. Oggi il vitigno che va per la maggiore è il Grüner Veltliner, ma non mancano vini più noti come il Riesling, il Müller-Thurgau e il Muskateller.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non so quale sia la strada riportata su stoffa da Edith Peitl, ma sono sicura che se c&#8217;è andata avrà passato una splendida giornata (a meno che sia astemia&#8230;).<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8430" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Weinviertel-topographische-Karte.jpeg" target="_blank"><img class="wp-image-8430 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Weinviertel-topographische-Karte.jpeg" alt="Weinviertel - topographische Karte" width="1200" height="849" /></a><p class="wp-caption-text">Dal sito web guidavino.wein.plus</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che ho la mappa so dove andare al prossima volta che mi trovo a Vienna. Se volete, ci vediamo lì.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre grazie a Edith Peitl non ho potuto fare a meno di soffermarmi davanti a questo angolino di mondo, giusto qualche albero, un sentierino appena tracciato, una panchina e un piccolo fiume per far scorrere il grande fiume dei nostri sogni infantili.<br />
</span>I bei ricordi spesso sono ingannatori, ma aiutano a sopportare la vita, e se lei tornasse a sedersi su quella panchina non so se ritroverebbe la bambina che era, forse si sentirebbe più vicina a Siddharta, e tutto sommato non sarebbe neanche male.</h5>
<div id="attachment_8434" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8434 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-e1716224479579.jpg" alt="Edith Peitl – Childhood Memory" width="640" height="383" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Childhood Memory</p></div>
<div id="attachment_8435" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8435 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-Detail-e1716224552280.jpg" alt="Edith Peitl – Childhood Memory - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Childhood Memory &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di lei mi piace molto la sua filosofia di riutilizzo dei materiali, lo spirito autentico del <em>patchwork</em>. Troppo facile infatti procacciarsi bellissimi <em>batik</em>, stoffe disegnate, <em>kit</em> di colori cromaticamente assiemati, elementi tipici del <em>mood</em> consumistico &#8220;tutto e subito&#8221; dove basta pagare.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In occasione del Quilt Fest 2023, le artiste austriache hanno presentato una serie di opere a tema, un tema in verità abbastanza perticolare: il gruccione.</span><br />
Ecco il suo caratteristico verso che ho pescato sul sito di <span style="color: #000000;">carrozzadergambini.it.<br />
</span></h5>
<div style="width: 256px; " class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-8356-1" width="256" height="192" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4?_=1" /><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4">https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4</a></video></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un piccolo e varipinto uccello che a causa del riscaldamento globale si sta spostando sempre più verso Nord, quindi da un po&#8217; è presente anche in Austria. Tra le caratteristiche di questo volatile andrebbe notato che la femmina che il maschio sfoggiano pressoché gli stessi colori.</span></h5>
<div id="attachment_8446" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edeltraud-Girlinger-Birdland.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8446 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edeltraud-Girlinger-Birdland-e1716227666832.jpg" alt="Edeltraud Girlinger - Birdland" width="400" height="542" /></a><p class="wp-caption-text">Edeltraud Girlinger &#8211; Birdland</p></div>
<div id="attachment_8447" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Irene-Prendinger-–-Flucht-vor-dem-Bienemfresser.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8447 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Irene-Prendinger-–-Flucht-vor-dem-Bienemfresser-e1716227735824.jpg" alt="Irene Prendinger – Flucht vor dem Bienemfresser" width="400" height="575" /></a><p class="wp-caption-text">Irene Prendinger – Flucht vor dem Bienemfresser</p></div>
<div id="attachment_8448" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Claudia-Kreindl-–-The-unexpected-poise-of-a-bee-eater.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8448 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Claudia-Kreindl-–-The-unexpected-poise-of-a-bee-eater-e1716227859225.jpg" alt="Claudia Kreindl – The unexpected poise of a bee eater" width="400" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Kreindl – The unexpected poise of a bee eater</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuderei questo capitolo dedicato all&#8217;Austria passando dall&#8217;aria all&#8217;acqua, ovvero dagli uccelli ai pesci.</span></h5>
<div id="attachment_8449" style="width: 580px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8449 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-e1716228042506.jpg" alt="Roswitha Schmit – School of Fish" width="570" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit – School of Fish</p></div>
<div id="attachment_8450" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8450 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-Detail-e1716228161331.jpg" alt="Roswitha Schmit – School of Fish - Detail" width="640" height="473" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit – School of Fish &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">A Roswitha questo tema riesce benissimo. Già presenti in un suo bel <em>miniquilt</em>, i pesci raffigurati in quest&#8217;opera più grande trovano il giusto spazio e la visibilità che meritano. Notevole l&#8217;equilibrio cromatico tra il rosso e l&#8217;azzurro, dove il primo non si perde ma nemmeno s&#8217;impone alla vista, e il secondo che accoglie senza risultare dominante. Complimenti.<br />
Rimane da stabilire il programma di studi di quei pesci&#8230;</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Attraversiamo il confine e torniamo in Cechia.</span><br />
<span style="color: #000000;">La storica associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Club</a></span></strong> sviluppa progetti sempre interessanti e mai banali. L&#8217;anno scorso presentò a Brno una serie di opere che avevano per tema le finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca. Nel 2023 si sono dedicate al barocco, in occasione del tricentenario della morte dell&#8217;architetto </span><span class="mw-page-title-main"><span style="color: #000000;">Jan Blažej Santini-Aichel, nato nel 1677 e nipote di Antonin Aichel, un muratore originario di Roveredo che si era spostato a Praga attorno al 1630. Dal padre, abile scalpellino, egli imparò i segreti della lavorazione della pietra, e nonostante un grave <em>handicap</em> fisico (una parte del corpo era paralizzata fin dalla nascita) si recò a Roma per studiare i maestri italiani, principalmente il Borromini. Tornato in Boemia iniziò la sua carriera di architetto, proponendo lo stile gotico-barocco che costraddistingue molte costruzioni ceche.</span><br />
<span style="color: #000000;">Appena venticinquenne fu incaricato della ricostruzione della chiesa di Nostra Signora di Sedlec, la quale era andata semidistrutta durante le guerre hussite, proseguendo la sua breve ma intensa attività fino al suo ultimo capolavoro, il s</span></span><span class="mw-page-title-main">antuario di San Giovanni Nepomuceno, un edificio originale dove predomina il simbolismo e la numerologia.</span></h5>
<div id="attachment_8454" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sedlec_02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8454 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sedlec_02-e1716285130813.jpg" alt="Sedlec_02" width="640" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di Nostra Signora di Sedlec. Da: tourismato.cz</p></div>
<div id="attachment_8455" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8455 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ-e1716285689523.jpg" alt="Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Santuario di San Giovanni Nepomuceno. Foto di Anna Prokopová</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Le <em>quilter</em> boeme hanno realizzato quindi delle opere dove viene rappresentato questo stile architettonico, presentandole in una mostra nel quartiere barocco di Skalka, e da lì in altre esposizioni della Repubblica Ceca, BPM compreso, ovviamente.<span class="mw-page-title-main"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari vi stavate aspettando una serie di cupole, colonne, vetrate, statue, eccetera, e invece io vi propongo un&#8217;opera di Alena Vave Zemanová che interpreta in maniera molto personale e apprezzabile il tema della mostra.</span></h5>
<div id="attachment_8457" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8457 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-e1716286382909.jpg" alt="Alena Vave Zemanová – Schody do nebe" width="410" height="646" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Vave Zemanová – Schody do nebe</p></div>
<div id="attachment_8458" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8458 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-Detail-e1716286432843.jpg" alt="Alena Vave Zemanová – Schody do nebe - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Vave Zemanová – Schody do nebe &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Schody do nebe&#8221; significa &#8220;Scala verso il cielo&#8221;, e questo può essere inteso come il Paradiso. Nulla a che fare con la &#8220;Stairway to Heaven&#8221; dei Led Zeppelin, si tratta invece della rappresentazione dell&#8217;altissima scala a chiocciola autoportante che si trova nella  chiesa di Nostra Signora di Sedlec.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Poteva forse mancare Romana Černá al BPM? Ovviamente no.</span></h5>
<div id="attachment_8460" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Romana-Černá-Mikuláš_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8460 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Romana-Černá-Mikuláš_01-e1716289041993.jpg" alt="Romana Černá - Mikuláš" width="500" height="516" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Mikuláš</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se andate a Praga, in Malostranské náměstí, sopra i tetti degli edifici ottocenteschi potrete vedere come su tutto domina la cupola della chiesa di S. Nicola (S. Mikuláš), la chiesa barocca più famosa della città. La sua costruzione durò un intero secolo, tanto che gli elementi più recenti come il campanile sono già in stile rococò.<br />
Qui Romana è tornata alle sue tinte tradizionali, il verde e l&#8217;azzurro, volendo forse richiamare i colori della cupola in bronzo e rame.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Come ogni anno era presente una sezione dedicata al <em>patchwork</em> tradizionale, e come sempre, pur non provando più un particolare trasporto verso questa tecnica compositiva, mi capita di provare un moto di ammirazione verso qualche <em>quilter</em> che dà prova di particolari abilità e gusto sopraffino.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">È il caso di Danuše Březinová, la quale ha portato a Brno un <em>patchwork</em> di grandi dimensioni, quiltato perfettamente, e che aveva degli elementi particolarmente interessanti, come gli inserti in merletto e alcune stelle <em>crazy</em> a cinque punte, queste ultime molto complesse da realizzare e quantomai rare.</h5>
<div id="attachment_8464" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8464 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-e1716290684317.jpg" alt="Danuše Březinová – Rub Al Khali" width="620" height="627" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Březinová – Rub Al Khali</p></div>
<div id="attachment_8465" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8465 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-Detail-e1716291470789.jpg" alt="Danuše Březinová – Rub Al Khali - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Březinová – Rub Al Khali &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Col nome &#8220;Rub Al Khali&#8221; viene identificato il grande deserto sabbioso che si trova nella parte meridionale della penisola arabica, e significa letteralmente &#8220;Il quarto vuoto&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Immagino che qui l&#8217;artista abbia voluto utilizzare tutte le sfumature di quella distesa sabbiosa, sulla quale piove senza tregua l&#8217;accecante luce dell&#8217;implacabile Sole al centro.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
<span style="color: #000000;">Non è la prima volta che Milena Kankrlíková appare in questo <em>blog</em>. Già nel 2019 (eh, bei tempi&#8230;) ebbi modo di ammirare un&#8217;interpretazione molto personale del Dresden Plate, un <em>patchwork</em> dove la scelta dei motivi delle stoffe utilizzate era stata particolarmente ricercata, un&#8217;attenzione che ho ritrovato solamente nelle opere di Gabrielle Paquin.</span></h5>
<div id="attachment_8466" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8466 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-e1716292737425.jpg" alt="Milena Kankrlíková - 8015 Pieces" width="620" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; 8015 Pieces</p></div>
<div id="attachment_8467" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8467 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-Detail-e1716292784390.jpg" alt="Milena Kankrlíková - 8015 Pieces - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; 8015 Pieces &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi lascio indovinare cosa significhi il titolo. Io comunque i pezzi non li ho contati, le credo sulla parola. In questo caso il blocco <em>pineapple</em> è stato utilizzato nella maniera più tradizionale possibile, però con una scelta cromatica che dona al suo <em>patchwork</em> una seconda giovinezza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Volete sapere come si chiama lo stile di Eva Bovoli? Semplice, si chiama &#8220;Eva Bovoli&#8221;.<br />
La si potrebbe definire come la <em>quilter</em> di due mondi. Infatti le sue origini boeme, il suo <em>background</em> culturale e artistico si è spesso confrontato con quello dell&#8217;Italia, il paese nel quale si è trovata a vivere per un lungo periodo, e dove medita di sistemarsi al caldo sole del Sud.<br />
Questo pendolo tra due mondi le ha permesso di sviluppare una sua visione del <em>patchwork</em>, informale e raffinata, attenta alle sue tradizioni ma aperta alle contaminazioni. Fin da quando mi ricordo (era il 2011) non ha mai smesso di stupirmi, senza effetti speciali e nemmeno fughe in avanti, semplicemente lavorando con il massimo dalla libertà che la stoffa e il colore concedevano.<br />
Quella libertà era anche frutto della sua scarsa propensione all&#8217;esibizionismo, non avendo come obiettivo l&#8217;applauso, il consenso, il premio, il successo mondano. Tutto girava e ancora gira attorno al Sole della fantasia che illumina le sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_8470" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ginger-Bread-House.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8470 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ginger-Bread-House-e1716306942379.jpg" alt="Eva Bovoli – Ginger Bread House" width="505" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ginger Bread House</p></div>
<div id="attachment_8471" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8471 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-e1716307147180.jpg" alt="Eva Bovoli – Ring Original" width="505" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ring Original</p></div>
<div id="attachment_8472" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8472 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-Detail-e1716307107983.jpg" alt="Eva Bovoli – Ring Original - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ring Original &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8474" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8474 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-03-e1716307464877.jpg" alt="Eva Bovoli - 03" width="505" height="379" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli &#8211; Trousse</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Tutte le strade portano a Roma&#8221;, questo è un detto che risale al Medioevo, con un doppio significato. Il primo e più evidente è che in quell&#8217;epoca le uniche strade della penisola italica ancora in buono stato erano quelle tracciate mille anni prima, quando Roma era la capitale di un vasto impero, il resto erano sentieri e carrarecce dal tracciato incerto.</span><br />
<span style="color: #000000;">La seconda chiave di lettura la si deve alla presenza del Papa a Roma, perciò in un epoca durante la quale la religione cattolica aveva l&#8217;ultima parola su tutto e tutti, Roma costituiva la cerniera di tutta la politica dinastica continentale, e tutto faceva capo sulle rive del Tevere. </span></h5>
<div id="attachment_8476" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8476 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-e1716310388531.jpg" alt="Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda”" width="480" height="704" /></a><p class="wp-caption-text">Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda”</p></div>
<div id="attachment_8477" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8477 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-Detail-e1716310460759.jpg" alt="Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda” - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda” &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marta Moran Poza vive a Saldaña, una cittadina della nella Comunità autonoma di Castilla y León, e a pochi chilometri da casa sua si trova il sito archeologica della villa romana &#8220;La Olmeda&#8221;, i cui resti risalgono al IV secolo. Il sito (coperto) si sviluppa su 4400m<sup>2</sup>, con ben 1400m<sup>2</sup> di mosaici, considerati i più preziosi di tutta la Spagna.</span><br />
<span style="color: #000000;">Direi quindi che i percorsi del blocco &#8220;Volo d&#8217;oche&#8221; sullo sfondo <em>crazy</em> simboleggiano appunto quelle strade, magari non più fisicamente presenti ma storicamente incancellabili.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le associazioni presenti a Brno, la più famosa è certamente lo Studio Art Quilt Associates, più noto come <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.saqa.com/" target="_blank">SAQA</a></span></strong>, che quest&#8217;anno ha portato una serie di opere facenti parte del progetto &#8220;Minimalism&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lo stile minimalista è nato negli USA a metà degli anni &#8217;60, come movimento estetico che si opponeva all&#8217;opulenza del consumismo, il quale si riverberava anche nell&#8217;arredamento e nelle convenzioni sociali. Il motto &#8220;<em>Less is more</em>&#8221; naque proprio in quel periodo. La &#8220;<em>Minimal Art</em>&#8221; consisteva nella riduzione del tutto all&#8217;essenza, agli elementi base necessari alla definizione di un dipinto, una stanza, un testo, un gesto.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8481" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Connie-Rohman-–-Here-and-Now.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8481 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Connie-Rohman-–-Here-and-Now-e1716314118792.jpg" alt="Connie Rohman – Here and Now" width="640" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">Connie Rohman – Here and Now</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Lo so che sembra difficile da comprendere il senso di questo <em>quilt</em>, ma in buona sostanza si tratta di una sorta di <em>Carpe Diem</em> tradotto artisticamente in inglese.<br />
Il senso del minismalismo sta nel inserire il messaggio col mior numero possibile di elementi, e qui le parole &#8220;Here and Now&#8221; si nascondono nel pannello, sono intrecciate, sovrapposte, stravolte, ma il concetto è  inequivocabile, tutto esiste solamente qui e ora, azioni, pensieri, ricordi, parole, e noi dovremmo sottometterci a tale limitazione istantanea se desideriamo vivere pienamente la vita.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più minimalista di così si muore&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_8484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8484 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-e1716315468436.jpg" alt="Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields" width="640" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields</p></div>
<div id="attachment_8486" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8486 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-Detail-e1716372312880.jpg" alt="Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista sembrerebbe un semplice lavoro bicolore, un elementare esercizio cromatico, ma, uno, semplice non è perché ci vuole una certa abilità per realizzare quella fitta quiltatura senza che la trapunta perda la planarità e si deformi, e due, ci porta in un luogo per noi lontanissimo e per certi versi alieno.<br />
Nel nostro continente, a meno che non ci si rechi in mare o in qualche landa remota della Finlandia, è difficile trovare uno spazio dove l&#8217;orizzonte è lontanissimo e non spezzato da elementi verticali, un edificio o un albero per esempio.<br />
Il Midwest è diverso, e non di rado si incontrano distese di campi coltivati che si allargano per miglia e miglia senza soluzione di continuità. È probabile che l&#8217;artista abbia incontrato questa distesa nevosa in una frizzante giornata primaverile, e che abbia inteso dare l&#8217;idea di uno spazio sconfinato e della promessa di una prossima primavera.</span><br />
<span style="color: #000000;">La quiltatura orizzontale ha due scopi, sul cielo quello di dare profondità, sul bianco quello di richiamare i solchi della precedenta aratura.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perdonatemi, ma tra tutte le splendide opere della collezione &#8220;Minimalism&#8221; questa è la mia preferita. Non solamente per la forma inconsueta, ma anche per gli effetti di chiaro-scuro ottenuti mediante una sapiente composizione degli elementi in stoffa denim, e per di più riciclata.</span></h5>
<div id="attachment_8487" style="width: 260px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Beth-and-Trevor-Reid-–-The-Voice-of-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8487 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Beth-and-Trevor-Reid-–-The-Voice-of-Water-e1716374855650.jpg" alt="Beth and Trevor Reid – The Voice of Water" width="250" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Beth and Trevor Reid – The Voice of Water</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi due artisti vivono nella torrida Australia, perciò l&#8217;acqua lì è utilizzata con parsimonia. Quando una costruzione utilizza quel prezioso elemento come parte caratterizzante del <em>design</em> si tratta sicuramente di un edificio di alto valore sociale e architettonico.</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo caso Beth and Trevor Reid hanno voluto raffigurare la &#8220;scultura d&#8217;acqua&#8221; che si trova di fronte alla sede dell&#8217;Alta Corte d&#8217;Australia, a Camberra. L&#8217;ho cercata in <em>internet</em>, e ho scoperto che si tratta di una sorta di scalinata lunga decine di metri sulla quale l&#8217;acqua scende saltando da gradini inclinati, proprio come nel <em>quilt</em>, e le diverse intensità di colore richiamano le trasparenze e i riflessi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Saprete già come la penso sui concorsi, perciò da tempo ho smesso di citare premi e vincitori, non per questo motivo però troverei logico non inserire le immagini di alcune opere che reputo interessanti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo dire in questa edizione del BPM è stato proposto un tema molto originale, sto parlando di &#8220;Zero Waste&#8221;, per il quale si richiedeva l&#8217;esecuzione di un <em>quilt</em> che utilizzasse materiali di recupero alternativi alla stoffa. Mi è parso subito molto intrigante (e non solo a me&#8230;).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Era il 2012 quando a Vicenza ammirai per la prima volta un&#8217;opera di Uta Lenk, e poi nel 2019 a Praga rimasi molto colpita dal messaggio (purtroppo ancora attuale) del suo pregevolissimo <em>patchwork</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://i2.wp.com/www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count.jpg" target="_blank">Mediterranean Blood Count</a></span></strong>&#8220;.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8495" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8495 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-e1716481151610.jpg" alt="Uta Lenk – Seeing red" width="440" height="601" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – Seeing red</p></div>
<div id="attachment_8496" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8496 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-Detail-e1716481202139.jpg" alt="Uta Lenk – Seeing red - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – Seeing red &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per realizzare &#8220;Seeing Red&#8221; Uta Lenk ha utilizzato solamente degli avanzi, un po&#8217; da tutte le parti, dai suoi lavori precedenti, da scampoli di biancheria, da ricami del progetto Guldusi (</span>Deutsch-Afghanische Initiative) e altro ancora. e infine ha raccolto per mesi i tappi copriago delle siringe per dialisi per comporre quei due percorsi.<br />
La traduzione italiana del titolo è &#8220;Vedo rosso&#8221;, e da noi si usa dire cosi quando è impossibile contenere l&#8217;ira, quindi in senso figurato si carica come un toro alla corrida. Non so se anche Uta Lenk sia stata ispirata dalla collera, vero è che di questi tempi è difficile restare imperturbabili, perciò si oscilla tra furore e depressione.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le <em>quilter</em> ungheresi del gruppo <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.modernmovement.eu/home" target="_blank"><span class="wixui-rich-text__text">Modern Movement</span></a></strong></span> sono apparse più volte in questo <em>blog</em>, a cominciare dall&#8217;artista più nota, ossia <span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text">Eszter </span></span></span></span><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text">Bornemisza</span></span></span></span>. Se date un&#8217;occhiata a qualche post precedente e cercate qualcuna di loro potrete rendevi conto dell&#8217;alto livello che hanno raggiunto, nonché del loro eclettismo.</span></h5>
<div id="attachment_8499" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8499 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-e1716483699952.jpg" alt="Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life" width="440" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life</p></div>
<div id="attachment_8500" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8500 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-Detail-e1716483751200.jpg" alt="Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Lo so che ormai imperano gli <em>shopper</em> in plastica, le confezioni monouso e monoporzione, gli involucri altisonanti di marchi televisivamente imposti, e quasi solamente fuori città si usano ancora le sporte riutilizzabili e simili. Forse anche nel paese di Magdolna Acélosné Solymár resistono le borse in rete per le arance, le patate, i limoni e poco altro.<br />
Come che sia, lei ha trovato il modo di riutilzzale per ottenere un&#8217;opera originale di grande effetto, offendo una nuova vita a degli oggetti che in genere contribuiscono invece a far crescere il volume dell&#8217;immondizia da eliminare.<br />
Complimenti.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i parametri del concorso c&#8217;era quello di utilizzare dei materiali che in genere sono considerati degli &#8220;scarti&#8221;. Dunque, quando vi capita di mangiare una caramella magari è necessario togliere l&#8217;involucro esterno, in parole povere si scarta la caramella. Ma contrariamente a quanto si potrebbe intendere letteralmente, non è la caramella lo &#8220;scarto&#8221;, bensì quel fazzolettino di carta o di plastica. Nel <em>quilt</em> sottostante quegli originali scarti compongono la cornice esterna e le zone di <em>trencadis</em>.</span></h5>
<div id="attachment_8501" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8501 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-e1716485859381.jpg" alt="Stelio Vascotto - La dolce vita" width="440" height="642" /></a><p class="wp-caption-text">Stelio Vascotto &#8211; La dolce vita</p></div>
<div id="attachment_8502" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8502 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-Detail-e1716485907784.jpg" alt="Stelio Vascotto - La dolce vita - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Stelio Vascotto &#8211; La dolce vita &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Badate che sarebbe troppo facile restringere il tutto a un collegamento diretto tra l&#8217;aggettivo &#8220;dolce&#8221; e lo zucchero delle caramelle e dei cioccolatini. La faccenda è un tantino più complessa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Innanzitutto i materiali, sicuramente alternativi. Il <em>top</em> è in Evolon, sul quale è stato dipinta a mano con l&#8217;acrilico la locandina di quel famoso film. Per iI <em>batting</em> è stato utilizzato del vello in lana grezza, quello col quale si avvolgono le piante del giardino affinché non gelino in inverno. Anche il <em>backing</em> è in Evolon.</span><br />
<span style="color: #000000;">E adesso torniamo al film, che è la vera chiave di lettura di quest&#8217;opera. Rimando chi non l&#8217;avesse visto alla pagina relativa su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_dolce_vita" target="_blank">Wikipedia</a></span></strong>. In poche parole, gran parte della vicenda racconta la vita futile e sregolata della Roma benestante alla fine degli anni &#8217;50, la quale trovava il suo fulcro in Via Veneto. Tutti quei personaggi sono eccessivi, vistosi, sfacciati, effervescenti, luccicanti come gli incarti delle caramelle del <em>quilt</em>, e come questi ultimi sono altrettanto privi di spessore. Anche la quiltatura della cornice, assolutamente casuale, è simbolica. Essa racconta di come la rete di relazioni in quel mondo (nel film sembrerebbe che tutti conoscano tutti) fosse assolutamente futile e priva di uno scopo al di fuori dell&#8217;immediata gratificazione personale.<br />
Forse vi starete chiedendo come mai io sia in grado di descrivere con tanta precisione tutti quei dettagli tecnici e significativi. La risposta sta nel fatto che conosco fin troppo bene questo artista (nonché fotografo / <em>webmaster</em> / guida / <em>sherpa</em> / ecc.).<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Hilde van Schaardenburg che fanno parte della serie &#8220;Radiation&#8221; hanno una caratteristica in comune, sono state realizzate da lei e sua madre, Ruth Kübler. Si tratta di una felice collaborazione generazionale, contraddistinta da due tecniche molto diverse. Ruth si è occupata della zona centrale, totalmente ricamata, mentre Hilde ha espanso quella zona con dei motivi radiali cha partono dal centro dell&#8217;opera. Il risultato è, come potete vedere, impressionante, e che suggerisce una sorta di aspirazione morale, ovvero che la bellezza, in quasiasi forma essa sia stata creata, è destinata a irradiarsi oltre i confini del nostro tempo.</span></h5>
<div id="attachment_8506" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Strahlung-10.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8506 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Strahlung-10-e1716534585517.jpg" alt="Hilde van Schaardenburg – Strahlung 10" width="520" height="513" /></a><p class="wp-caption-text">Hilde van Schaardenburg – Strahlung 10</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va detto che per Hilde van Schaardenburg questa tipologia di opere è stata una sorta di scommessa, una frattura col suo stile che è caratterizzato da linee curve o motivi appena accennati.</span></h5>
<div id="attachment_8507" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Berlin-Reichstag.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8507 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Berlin-Reichstag-e1716535805301.jpg" alt="Hilde van Schaardenburg – Berlin Reichstag" width="400" height="743" /></a><p class="wp-caption-text">Hilde van Schaardenburg – Berlin Reichstag</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo <em>quilt</em> è rappresentato uno scorcio della spettacolare cupola del Reichstag di Berlino, vista dall&#8217;interno. Questo importante edificio ha sofferto negli anni del suo valore simbolico. I primi a danneggiarlo pesantemente furono i nazisti che appiccarono un incendio col fine gridare al complotto comuista e sospendere tutte le garanzie democratiche. Il palazzo non fu restaurato in quanto vestigia di un regime parlamentare che i nazisti ripudiavano. I bombardamentri della seconda guerra mondiale fecero il resto, ma nemmeno dopo il 1945 il Reichstag venne riportato a uno stato accettabile, in quanto la capitale della Germania Ovest era Bonn. Una prima messa in sicurezza del palazzo fu effettuata più di una decina d&#8217;anni dopo, ma si dovette attendere la riunificazione delle due Germanie per vederne il restauro completo, compresa la nuova cupola in vetro inaugurata nel 1999.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le <em>quilter</em> olandesi del gruppo</span> <a href="https://colorminds.nl/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>Colorminds</strong></span> </a><span style="color: #000000;">hanno portato a Brno ben 41 opere, più questo spettacolare <em>banner</em> lungo più di 7 metri realizzato nel 2023 da tutte le artiste in occasione del decimo anniversario di costituzione del loro gruppo. Ecco chi sono le autrici di questo <em>banner</em> (da sinistra):</span><br />
<span class="Body-C0" style="color: #000000;"> Suze Termaat<br />
Rita Dijkstra<br />
Ellen Lodder-Veurman<br />
Nienke de Lange<br />
Marjolijn van Wijk<br />
Corinne Zambeek-<wbr />van Hasselt<br />
Rineke van Zeeburg<br />
Mariëlle Huijsmans</span></h5>
<div id="attachment_8511" style="width: 3858px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8511 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno.jpg" alt="colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno" width="3848" height="697" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine da: colorminds.nl</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già dall&#8217;immagine soprastante appare evidente che nelle loro scelte artistiche il colore è la chiave dominante, come del resto il nome della loro associazione lo sottolinea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La particolarità è che ogni <em>quilt</em> deve rispondere a un predeterminato accostamento cromatico, per esempio Blu-Rosso-Verde, oppure Rosso-Arancio-Giallo, e la difficoltà sta nel trovare il giusto equilbrio tra colori e forma, impatto e peso, contrasto e accostamento, però possiamo ben dire che i risultati sono stupefacenti.</span></h5>
<div id="attachment_8516" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8516 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-e1716542649299.jpg" alt="Suze Termaat - Limited" width="443" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Suze Termaat &#8211; Limited</p></div>
<div id="attachment_8517" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-Detail-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8517 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-Detail-1-e1716542756523.jpg" alt="Suze Termaat - Limited - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Suze Termaat &#8211; Limited &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suze Termaat ama lavorare con materiali diversi e forme non convenzionali. In quest&#8217;opera, lei sottolinea l&#8217;intrinseca delicatezza e fragilità di alcuni aspetti della vita, la casualità e l&#8217;intreccio, e tutto sommato la loro transitorietà, scavando sotto ai quali si può guardare oltre i nostri limiti.<br />
La composizione cromatica scelta per questo <em>quilt</em> è &#8220;Giallo-Verde-Blu&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di più immediata interpretazione ma non per questo meno pregevole il motivo proposto da Rineke van Zeeburg, su un <em>quilt</em> che fa parte del gruppo cromatico &#8220;Rosso-Blu-Giallo&#8221;. La raffinatezza dell&#8217;accostamento cromatico, combinata con le forme del soggetto principale e la quiltatura che ne suggerisce altre sullo sfondo, rende difficile non soffermarsi di fronte alla bellezza che la natura ci regala anche nelle piccole cose. </span></h5>
<div id="attachment_8525" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8525 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-e1716624175139.jpg" alt="Rineke van Zeeburg – Daucus Carota" width="443" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Rineke van Zeeburg – Daucus Carota</p></div>
<div id="attachment_8526" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8526 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-Detail-e1716624198914.jpg" alt="Rineke van Zeeburg – Daucus Carota - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Rineke van Zeeburg – Daucus Carota &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quelli che vedete rappresentati nel <em>quilt</em> sono i fiori dell&#8217;antenata selvatica della ben nota carota arancione. In verità le carote si possono trovare anche in altri colori, viola, gialle, nere, rosse, bianche. Sono tutte commestibili, e variano per il contrenuto di zuccheri, di antiossidanti, di vitamine, eccetera. La carota arancione è stata creata e diffusa dagli olandesi tra il XVI e il XVII secolo in omaggio alla loro casa reale, gli Orange.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A parer mio una delle opere della mostra di Brno che più tendono all&#8217;arte pura è &#8220;Reflection&#8221;, di Marjolijn van Wijk.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per la serie &#8220;Monochrome&#8221; lei ha scelto di utilizzare tante sfumature del blu e dell&#8217;azzurro, dal cobalto al pavone, dal polvere al celeste, al fine di far risaltare sia la luce che la profondità delle ombre.</span></h5>
<div id="attachment_8530" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8530 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-e1716626620375.jpg" alt="Marjolijn van Wijk - Reflection" width="443" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Marjolijn van Wijk &#8211; Reflection</p></div>
<div id="attachment_8532" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8532 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-Detail-e1716626648261.jpg" alt="Marjolijn van Wijk - Reflection - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Marjolijn van Wijk &#8211; Reflection &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il processo di creazione di quest&#8217;opera denota una padronanza di mezzi artistici che vanno ben oltre ago e filo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei è partita da un suo disegno base realizzato su carta mediante acrilico e <em>collage</em>, che poi è stato riportato su stoffa. Su quella sono stati aggiunti altri dettagli pittorici, e infine la quiltatura ha dato l&#8217;ultimo tocco artistico.<br />
Che dire, non so ho provato più ammirazione o più invidia, e vi assicuro anche vedendolo ora su questo monitor, pur essendo la fotografia non totalmente fedele, la mia emozione rimane inalterata.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo <em>post</em> ho inserito &#8220;solamente&#8221; quattro opere del gruppo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://colorminds.nl/" target="_blank">Colorminds</a></span></strong>, non perché le altre non fossero degne di nota, tutt&#8217;altro, ma per solleticare la vostra curiosità. Altre le potrete trovare nel mio album <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums/72177720316661307" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, ma io vi invito a visitare la loro pagina <em>web</em>, dove potrete ammirare tutte le loro creazioni con una qualità fotografica che rende loro giustizia. Fidatevi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Jana Dohnalová propone una sua tecnica che si chiama &#8220;Trapunto dipinto&#8221;. Si tratta di ottenere fantastici effetti cromatici e di <em>texture</em> unendo la quiltatura e la pittura. Sapendo che l&#8217;arte del dipingere la stoffa non si apprende in quattro e quattr&#8217;otto, e che comunque potrebbe sempre presentare delle difficoltà, lei ha immaginato una tecnica che si presenta facile come colorare un libro per ragazzi.</span></h5>
<div id="attachment_8536" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8536 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-e1716636701641.jpg" alt="Jana Dohnalová – Crossroads" width="410" height="686" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Dohnalová – Crossroads</p></div>
<div id="attachment_8537" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-Detail_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8537 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-Detail_01-e1716637010826.jpg" alt="Jana Dohnalová – Crossroads - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Dohnalová – Crossroads &#8211; Detail. Da: janadohnalova.cz</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come vedete qui sopra, i risultati sono più che apprezzabili, e dimostrano ancora una volta (manco ce ne fosse bisogno&#8230;) che la fantasia delle <em>quilter</em> è inesauribile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Qualora vi interessasse il trapunto dipinto, non avete che da seguire uno dei suoi corsi su <em>internet</em> tramite il suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://janadohnalova.cz/kurz-malovane-trapunto/" target="_blank">sito web</a></span></strong> o andando a Praga, tanto il ceco lo sapete, no?<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Passerei dai colori vivaci ai colori appena appena visibili, quasi sottintesi, ma quanto mai suggestivi.</span></h5>
<div id="attachment_8560" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabelle-Wiesler-–-Birkenwald.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8560 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabelle-Wiesler-–-Birkenwald-e1716709816380.jpg" alt="Isabelle Wiesler – Birkenwald" width="720" height="372" /></a><p class="wp-caption-text">Isabelle Wiesler – Birkenwald</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La betulla è uno degli alberi più aggraziati che possiamo trovare nei nostri boschi. Ha un fusto snello ed elegante, con una corteccia bianchissima screziata di nero. I rami sono molto flessibili, e se soffia un pò di vento è uno spettacolo vederli ondeggiare, anche perché questi alberi possono raggiungere i trenta metri d&#8217;altezza, e quindi intercettano ogni corrente d&#8217;aria di passaggio. Nei boschetti di betulla trovano riparo stormi di piccoli lucherini, i quali accompagnano col loro cinguettio lo stormir di fronde.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come molti altri artisti, uno per tutti, Gustav Klimt, anche Isabelle Wiesler si è innamorata di un bosco di betulle e ci regala l&#8217;atmosfera tranquilla che quello infonde nello spirito.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
ELG, ovvero Elina Lusis-Grinberga. Figlia d&#8217;arte, questa artista lettone esplora sempre nuove forme espressive, con forme e materiali inconsueti. </span><span style="color: #000000;">Talvolta gioca con le trasparenze e le sovrapposizioni, ma comunque predomina quasi sempre un senso di indeteminatezza, come se ciò che stiamo osservando sia momentaneo e mutevole</span></h5>
<div id="attachment_8543" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8543 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-e1716651597123.jpg" alt="Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup" width="640" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup</p></div>
<div id="attachment_8544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8544 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-Detail-e1716651713446.jpg" alt="Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Può capitare che l&#8217;ispirazione per un&#8217;opera visuale sorga da aspetti che trascendono il senso della vista. In questo caso sono stati la musica e un ricordo ad aver offerto a Elina gli elementi fondamentali per realizzare un <em>quilt</em>. Il ricordo è sicuramente quello di uno struggente tramonto, forse incontrato all&#8217;orizzonte di acque più calde (in tutti i sensi) di quelle del Mar Baltico. Sembrerebbe proprio che un Sole abbia ceduto i suoi colori al contenitore sottostante.</span><br />
<span style="color: #000000;">La musica invece fa rifermento a una composizione per soprano e violoncello barocco che Anna Veismane, anche lei lettone, ha scritto per le figlie di Elina, e si intitola &#8220;Bring me sunset in a cup&#8221; in quanto le parole sono quelle dell&#8217;omonima poesia di Emily Dickinson.</span><br />
<span style="color: #000000;">Riporto qui la prima stanza di quell&#8217;opera.</span></h5>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="128*" />
<col width="128*" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="50%">
<h5><span style="font-family: Verdana, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><i>Bring me the sunset in a cup,<br />
Reckon the morning&#8217;s flagons up<br />
And say how many Dew,<br />
Tell me how far the morning leaps —<br />
Tell me what time the weaver sleeps<br />
Who spun the breadth of blue!</i></span></span></h5>
</td>
<td width="50%">
<h5><span style="color: #000000;"><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Portami il tramonto in una tazza</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>c</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>onta le anfore del mattino</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le gocce di rugiada.</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dimmi fin dove arriva il mattino –</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>quando dorme colui che tesse</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>d’azzurro gli spazi.</i></span></span></em></span></h5>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prendo spunto dalla musica per sottolineare come i miei resoconti delle mostre abbiano spesso l&#8217;andamento di un crescendo rossiniano, e le opere che vedrete di seguito non potranno che confermarlo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordo che nel 2015, dopo dieci anni di assenza dovuti a precedenti delusioni, iniziai di nuovo a frequentare la Val d&#8217;Argent, riscoprendo allora la qualità del Carrefour Européen du Patchwork, e tra le opere che mi colpirono così favorevolmente c&#8217;erano le farfalle di Béatrice Bueche, per la fattura dell&#8217;opera e per l&#8217;originalità del soggetto notturno-diurno.<br />
</span>A Brno lei ha portato molti piacevolissimi <em>quilt</em>, dei dipinti tessili delicati e suggestivi, ma i mei gusti bislacchi sono stati attirati dalle sue opere dove predominano il bianco e nero, come del resto già avvenne nel 2015.</h5>
<div id="attachment_8545" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8545 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-e1716654981928.jpg" alt="Béatrice Bueche – Contrastes" width="640" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Contrastes</p></div>
<div id="attachment_8547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8547 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-Detail-e1716655024747.jpg" alt="Béatrice Bueche – Contrastes - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Contrastes &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In vita mia non avevo mai visto un contrasto così bene in accordo! Vero è che per immaginare una composizione quasi monocromatica con quel Sole rosso che sembra quasi gridare la sua impossibilità a dare colore e vita al paesaggio ci vuole un occhio artistico non comune.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulla stessa falsariga ecco questa coppia di zebre su uno sfondo i cui colori sfuggono al solito <em>cliché</em> Africa &#8211; savana &#8211; caldo. Per certi versi potrebbe trattarsi di un paesaggio notturno, una notte di luna piena con gli animali che vengono destati all&#8217;improvviso da un segnale allarmante.</span></h5>
<div id="attachment_8549" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8549 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-e1716656925286.jpg" alt="Béatrice Bueche – Zebra" width="450" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Zebra</p></div>
<div id="attachment_8550" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8550 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-Detail-e1716656946814.jpg" alt="Béatrice Bueche – Zebra - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Zebra &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vedete come l&#8217;intreccio di bianco e nero quasi vi confonda la vista? Ebbene, si tratta proprio di una forma di difesa contro i predatori. La maggioranza dei mammiferi preferisce mimetizzarsi, prendere i colori dell&#8217;ambiente dove vivono, invece le zebre non si nascondono, anzi il loro manto è riconoscibile anche a grande distanza, però quando sono tutte assieme in branco il predatore vede una foresta di righe bianche e nere nella quale non riesce a distinguere bene dov&#8217;è una testa e dov&#8217;è una coda, quante zampe ci sono e di chi, perciò si trova indifficoltà.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi lavora di getto, quasi a braccio, e c&#8217;è invece chi &#8220;costruisce&#8221; un&#8217;opera d&#8217;arte seguendo (o inseguendo) un&#8217;idea progettuale ben precisa, stabilendo delle personalissime regole, scoprendo o inventando i <em>medium</em> necessari per giungere al traguardo di una composizione perfetta. Questo è il caso di Martina Hilgert-Vervoort, la quale ha curato fin nel minimo dettaglio l&#8217;esecuzione di questo <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_8553" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8553 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-e1716660868133.jpg" alt="Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII" width="440" height="654" /></a><p class="wp-caption-text">Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII</p></div>
<div id="attachment_8554" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8554 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-Detail-e1716660913427.jpg" alt="Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei, tanto per cominciare bene, si occupa della tintura delle stoffe, avendo già ben chiaro in mente quale sarà l&#8217;effetto cromatico che vuole ottenere. Qui ha utilizzato delle striscioline per suddividere ulteriormente le zone di colore diverso, quasi a volerle trattenere al loro posto. Le simmetrie sono molteplici, quella volumetrica per incominciare. Se ci fate caso, noterete come la larghezza delle zone a tinta unita equivalga a quelle quadrettate. Anche i colori si ripropongono con una certa simmetria, riproponendo la stessa tinta sia per il filo da quiltatura e sia per la stoffa di base. Osservate i colori l&#8217;ultima fascia verticale a sinistra, sono più freddi, quasi spenti rispetto all&#8217;equivalente fascia centrale. Questo avviene quando un&#8217;immagine trova il suo riflesso in un specchio d&#8217;acqua, e in effetti tutto il disegno sembra percorso da un&#8217;increspatura che gli regala una meravigliosa irregolarità.<br />
Credetemi, non mi stancherei mai di guardarlo.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sarebbero altre opere da mostrare, e fin d&#8217;ora chiedo scusa alle artiste che non ho citato; se avessi voluto essere esaustiva questo <em>post</em> sarebbe stato lungo il triplo, e uscirebbe sul <em>blog</em> verso Natale o giù di lì. Inoltre mi dichiaro colpevole anche per aver fatto prevalere talvolta i mei gusti personali e pertanto mi affido alla clemenza della corte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A mia parziale difesa vi ricordo che sul mio spazio <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> sono presenti altre immagini che non ho riportato qui, e inoltre, come dico sempre, tutto questo fotografare, riportare, descrivere, commentare serve solamente per invitarvi a visitare le mostre di persona, perché c&#8217;è molto di più di quanto io riesca a registrare. Confido inoltre che quanto si trova sul <em>blog</em> possa costituire una sorta di scoperta per chi il <em>patchwork</em> non lo conosce, oppure lo considera alla stregua di un ornamentale <em>hobby</em> femminile. Vedete bene che c&#8217;è molto di più in un pannello elaborato con pazienza e gusto, ci sono l&#8217;aspirazione artistica, l&#8217;estro creativo, la storia personale, la cultura, la tradizione, la sperimentazione, l&#8217;idea di un futuro che non considera la bellezza una qualità inutile perché non monetizzabile.<br />
Posso confermarvi che la mostra di Brno del 2024 ha rappresentato tutto questo, e lo ha fatto in misura e maniera superlative. Vi basti pensare che, sulla base delle nostre esperienze passate, avevamo preventivato di passare lì l&#8217;intera mattinata, mentre invece siamo entrati poco dopo l&#8217;apertura e al pomeriggio c&#8217;hanno quasi dovuto cacciare via perché chiudevano, il che la dice lunga circa l&#8217;interesse che abbiamo provato.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come già scritto all&#8217;inizio di questo articolo, dopo la mostra ci siamo presi qualche giornata per girare attorno a Brno, per visitare un pezzetto di Moravia, giusto un assaggio, e posso dirvi che promette bene.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Turismo ancora abbastanza rarefatto, e molti aspetti caratteristici mantengono la loro originale identità culturale e storica. Ecco alcuni scampoli, mentre altre immagini le potete trovare nel <em>post</em> “<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2024/05/09/non-solamente-brno/" target="_blank">Non solamente Brno</a></strong></span>”.</span></h5>
<div id="attachment_8564" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150032.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8564 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150032-e1716716662218.jpg" alt="P1150032" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kromeríž &#8211; Giardini</p></div>
<div id="attachment_8565" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150012.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8565 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150012-e1716716871800.jpg" alt="P1150012" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Pernštejn &#8211; Castello</p></div>
<div id="attachment_8567" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060466.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8567 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060466-e1716717276455.jpg" alt="P1060466" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Olomouc &#8211; palazzo arcivescovile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per contro devo dire che pur arrivando lì in primavera inoltrata (anche se il meteo diceva il contrario&#8230;) abbiamo trovato alcuni monumenti ancora non visitabili, poiché pare che la stagione &#8220;turistica&#8221; parta da Maggio in poi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi chiedo se non sarebbe il caso di spostare di qualche settimana il BPM, per offrire a chi arriva a Brno per la mostra l&#8217;opportunità di visitare la Moravia, e magari in termini numerici se ne avvanteggerebbe di riflesso pure l&#8217;esposizione di Brno.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060456.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8568 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060456-e1716717878146.jpg" alt="P1060456" width="640" height="496" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Ragionateci sopra&#8230;.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come per i <em>reportage</em> del passato, eccovi un breve filmato del BPM, giusto una veloce carrellata, più alcuni momenti del nostro viaggio in Moravia.</span><br />
<strong><span style="color: #000000;"><em>Enjoy</em>!</span></strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/aID3t45TV1U?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>Treviso 2023</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 17:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[patchwork]]></category>
		<category><![CDATA[Quilt]]></category>
		<category><![CDATA[Quilts]]></category>
		<category><![CDATA[Treviso]]></category>

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		<description><![CDATA[. Mercoledì, primo Novembre, l&#8217;unico giorno della settimana che prometteva di non piovere, così ci siamo fidati delle previsioni meteo e abbiamo preso il treno per Treviso. Abbiamo avuto fortuna per ben tre volte, la prima perché effettivamente Giove Pluvio non s&#8217;è fatto vedere per tutta la giornata, la seconda perché con Trenitaglia sai quando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-8167" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Treviso2023.jpg" alt="Treviso2023" width="495" height="410" /><span style="color: #000000;"><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
Mercoledì, primo Novembre, l&#8217;unico giorno della settimana che prometteva di non piovere, così ci siamo fidati delle previsioni meteo e abbiamo preso il treno per Treviso. Abbiamo avuto fortuna per ben tre volte, la prima perché effettivamente Giove Pluvio non s&#8217;è fatto vedere per tutta la giornata, la seconda perché con Trenitaglia sai quando parti ma non sai quando arrivi, la terza perché la mostra è tornata nella prestigiosa sede di Ca&#8217; de Noal, e finalmente le opere si potevano ammirare con i giusti spazi.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi allora che sia il caso di dare un&#8217;occhiata a qualcuna delle opere esposte, almeno a quelle che mi hanno particolarmente colpito.</span><span id="more-8165"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che le <em>quilter</em> di Patchwork Idea non amano lanciarsi nella sperimentazione di nuove espressioni tessili, nella maggior parte dei casi sono fedeli alla tecnica classica che prevede la composizione <em>Top-Batting-Backing</em>, ma non per questo motivo sono rimaste ferme alla riproposizione di <em>patchwork</em> tradizionali che prevedono l&#8217;esclusivo utilizzo dei blocchi <em>standard</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Un esempio per tutte, Pina Tricoli, la quale ha saputo offrire questa composizione intrigante grazie a un uso sapiente della composizione formale e cromatica.</span></h5>
<div id="attachment_8186" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo.jpg" target="_blank"><img class="  wp-image-8186" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo.jpg" alt="Pina Tricoli - Simmetrie ma non troppo" width="480" height="768" /></a><p class="wp-caption-text">Pina Tricoli &#8211; Simmetrie ma non troppo</p></div>
<div id="attachment_8191" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8191" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Pina-Tricoli-Simmetrie-ma-non-troppo-Detail.jpg" alt="Pina Tricoli - Simmetrie ma non troppo - Detail" width="640" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Pina Tricoli &#8211; Simmetrie ma non troppo &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno non sono mancate delle opere &#8220;impressionanti&#8221; per dimensione e difficoltà tecnica, come per esempio questo fiore di Franca Berto, la quale sicuramente ama complicarsi la vita fin dai tempi de &#8220;L&#8217;avaro&#8221;, un <em>patchwork</em> composto da un&#8217;infinità di quadratini e triangoli.<br />
Questo disegno attualmente sta andando per la maggiore negli USA, in quanto si presta a infinite e spettacolari variazioni cromatiche.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Un-fiore-per-Laura.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Un-fiore-per-Laura.jpg" alt="Franca Berto - Un fiore per Laura" width="640" height="630" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Un fiore per Laura</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Spero proprio che Laura apprezzi tutto l&#8217;impegno che l&#8217;autrice ha profuso nel realizzare questa grande composizione tessile.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se sia lei la fortunata destinataria del <em>patchwork</em> che avete appena visto sopra, quel che son riuscito a sapere è che ha visto parecchio della Francia, ma le manca di visitare la Camargue.<br />
Ci sono stata, quando ho girato un po&#8217; per il Midi, e posso dirvi che è molto suggestiva e merita il viaggio.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8195" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8195" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue.jpg" alt="Laura Fiumi - Camargue" width="480" height="571" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Camargue</p></div>
<div id="attachment_8196" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8196" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Camargue-Detail.jpg" alt="Laura Fiumi - Camargue - Detail" width="640" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Camargue &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque, anche senza esserci stata, in questo assemblaggio di blocchi tradizionali Laura ha riportato alcuni colori tipici che si possono incontrare in quella zona, i verde pallido delle erbe delle lagune, i grigi e i <em>beige</em> delle sabbie, gli azzurri e i blu dei fiumi e del mare, compreso il blu pastello che è tipico del Midi. Manca solo il rosa dei fenicotteri&#8230;<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1120192.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1120192.jpg" alt="P1120192" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Aigues-Mortes</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non mi stancherò mai di ripetere che la bellezza di un <em>patchwork</em> non sta solamente nell&#8217;effetto speciale, nella difficoltà realizzativa, nel fascino del colore, ma anche nella sua eleganza, ossia la capacità di ottenere il migliore risultato possibile con elementi molto semplici, quasi essenziali.</span></h5>
<div id="attachment_8200" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento.jpg" alt="Flavia Favaro - Vento" width="480" height="685" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Vento</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Secondo me, l&#8217;opera qui sopra sta a dimostrarlo. Stoffe poco appariscenti, una geometria elementare, e delle foglie di tre o quattro colori diversi che si rincorrono sul quella superficie. Forse non sarà un <em>patchwork</em> da concorso, però a me dà esattamente la sensazione di vedere delle foglie che vengono sollevate da un refolo di Bora, e questo, a Novembre, ci sta.</h5>
<div id="attachment_8204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Vento-Detail.jpg" alt="Flavia Favaro - Vento - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Vento &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Al contrario, c&#8217;è chi la vita ama complicarsela, come appunto Franca Berto, la stessa autrice di quel fantastico fiore che somiglia a un <em>mandala</em>.</h5>
<div id="attachment_8207" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8207" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori.jpg" alt="Franca Berto - Mille fiori" width="640" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Mille fiori</p></div>
<div id="attachment_8208" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8208" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Franca-Berto-Mille-fiori-Detail.jpg" alt="Franca Berto - Mille fiori - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Franca Berto &#8211; Mille fiori &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se i fiori non sono esattamente mille, ce ne sono abbastanza per far perdere la vista e il senno durante l&#8217;assemblaggio di questo <em>patchwork</em>, giacché ho stimato che siano circa 6500 (seimilacinquecento) gli esagoni impiegati per realizzarlo.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo allora a qualcosa di più &#8220;umano&#8221;, come questa bella composizione che utilizza il blocco tradizionale &#8220;<em>Dresden Plate</em>&#8220;, ma con delle originali variazioni che lo rendono quasi moderno.</span></h5>
<div id="attachment_8211" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Clara-Pignat-Dresda-con-foglie-bleu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8211" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Clara-Pignat-Dresda-con-foglie-bleu.jpg" alt="Clara Pignat - Dresda con foglie bleu" width="480" height="767" /></a><p class="wp-caption-text">Clara Pignat &#8211; Dresda con foglie bleu</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altre volte invece succede che per motivi tecnici qualche opera non sia illuminata in modo adeguato, e allora ci pensiamo noi a metterla in luce come merita.</span></h5>
<div id="attachment_8219" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Tagli-e-ritagli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8219" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Laura-Fiumi-Tagli-e-ritagli.jpg" alt="Laura Fiumi - Tagli e ritagli" width="420" height="684" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Fiumi &#8211; Tagli e ritagli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I colori di questo <em>patchwork</em> non sono semplici da accostare, ma dosandone con gusto i volumi e gli incroci, Laura Fiumi è riuscita nell&#8217;impresa di realizzare un&#8217;opera abbastanza semplice nella forma ma intrigante nell&#8217;effetto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo tanta geometria, ecco un grazioso paesaggio minimo, giusto un&#8217;occhiata su un groppo di case che a loro volta ci guardano, o contemplano il fiume.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8236" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8236" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume1.jpg" alt="Ornella De Valiere - Case sul fiume" width="400" height="764" /></a><p class="wp-caption-text">Ornella De Valiere &#8211; Case sul fiume</p></div>
<div id="attachment_8237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Ornella-De-Valiere-Case-sul-fiume-Detail.jpg" alt="Ornella De Valiere - Case sul fiume - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Ornella De Valiere &#8211; Case sul fiume &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se si tratta di un tema semplice, in questo <em>applique</em> è presente qualcosa che ormai sta diventando una rarità: la quiltatura a mano.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se si sarà capito, ma sono le stranezze a interessarmi di più, e non potevo non iserire quet&#8217;opera di Flavia Favaro, sbilenca nella forma ma precisa nella composizione.</span></h5>
<div id="attachment_8228" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8228" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi.jpg" alt="Flavia Favaro - Trapezi" width="400" height="1126" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Trapezi</p></div>
<div id="attachment_8229" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8229" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Flavia-Favaro-Trapezi-Detail.jpg" alt="Flavia Favaro - Trapezi - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Flavia Favaro &#8211; Trapezi &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora, ecco due interessanti <em>patchwork</em> che stanno ai loro rispettivi antipodi, sia come scelta cromatica e sia come impatto visivo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il primo si caratterizza per l&#8217;assenza di colori vivaci, e pure per la scelta della composizione, misurata e asciutta. A tale sobrietà si accompagna una quiltatura tutt&#8217;altro che elementare, anzi quasi temeraria per la sua ricorsività.</span></h5>
<div id="attachment_8232" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Maria-Carmen-De-Bin-Whispering.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8232" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Maria-Carmen-De-Bin-Whispering.jpg" alt="Maria Carmen De Bin - Whispering" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Carmen De Bin &#8211; Whispering</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al polo opposto troviamo uno sgargiante rosso su fondo bianco, quasi dei fuochi artificiali rispetto al precedente. Lascio a voi l&#8217;arduo compito di esprimere una preferenza.</span></h5>
<div id="attachment_8239" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8239" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet.jpg" alt="Emilia Coletti - Red Carpet" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Emilia Coletti &#8211; Red Carpet</p></div>
<div id="attachment_8242" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8242" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Emilia-Coletti-Red-Carpet-Detail.jpg" alt="Emilia Coletti - Red Carpet - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Emilia Coletti &#8211; Red Carpet &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi piace concludere questo <em>post</em> con qualcosa di esotico e di tradizionale al tempo stesso: un <em>hawaiano</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che questo tipo di opere tessili hanno una struttura semplice che non ammette troppe deroghe, ma in compenso permettono all&#8217;artista di esprimere la sua creatività attraverso il disegno, usando la stoffa come se fosse un pennello.</span></h5>
<div id="attachment_8245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Remolisa-Nasato-Sognando-le-Hawaii.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/Remolisa-Nasato-Sognando-le-Hawaii.jpg" alt="Remolisa Nasato - Sognando le Hawaii" width="640" height="633" /></a><p class="wp-caption-text">Remolisa Nasato &#8211; Sognando le Hawaii</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Come per gli altri articoli, quelle che avete visto sono solamente alcune opere che erano esposte a Treviso. Altre ne potete trovare sulla mia galleria di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a> </span></strong>. Immagini delle edizioni precedenti di questa e di altre mostre le potete trovare sempre su Flickr, digitando Rossana Ramani sul relativo campo di ricerca di persone.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140961.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-8248 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140961.jpg" alt="P1140961" width="4608" height="3456" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140956.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-8249 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/11/P1140956.jpg" alt="P1140956" width="3706" height="2771" /></a></p>
<h6 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><strong>Allora ciao Treviso, e ci vediamo nel 2024!</strong></span></h6>
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		<title>PPM 2023</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi. Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel post precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" alt="341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n" width="3316" height="1030" /></a>Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel <em>post</em> precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a terra. Purtroppo il ricambio non si trovava, e dopo alcuni tentativi falliti di ripararla ci siamo decisi a eseguire un <em>revamping</em> della macchina, un aggiornamento dell’<em>hardware</em> in buona sostanza, sostituendo scheda, processore e memorie. Certo, avremmo fatto prima comprando un nuovo PC, però la nostra indole ci spinge sempre verso il recupero, e anche questo computer è una sorta di <em>patchwork</em> elettronico, senza dimenticare il vantaggio di aver speso meno di un terzo di quanto avremmo dovuto lasciare alla cassa di un negozio di informatica.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" target="_blank"><img class="  aligncenter wp-image-7881" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" alt="P1050230" width="540" height="405" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, passiamo alla narrazione del nostra spedizione in Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anzi no, ci fermiamo prima a Vienna.</span><span id="more-7876"></span><br />
<span style="color: #000000;"> In autunno avrò bisogno di un vestito abbastanza elegante adatto a una cerimonia, e disperando di trovare nei paraggi qualcosa di carino a prezzi “umani” mi è venuta voglia di farmelo da me. Va da sé che per bel un capo elegante ci vuole anche la materia prima adeguata, ma il panorama delle stoffe disponibili negli empori locali era, ed è, disperante: qualità bassa, colori improbabili, fantasie banali e scelta minima, per non parlare della provenienza “esotica” della maggior parte dei prodotti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia agenzia di viaggi / <em>webmaster</em> / fotografo / <em>sherpa</em> / redattore / <em>pusher</em> / ecc. mi ha proposto un’idea interessante, ovvero invece di andare direttamente in Moravia ci saremmo fermati a Vienna, e poi partire da lì per andare a visitare il PPM a Brno, a meno di un’ora e mezza di treno, e così abbiamo fatto. Lo scopo era di spendere un’intera giornata girando per i negozi della capitale austriaca a caccia di stoffe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7882 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" alt="trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa" width="3268" height="2323" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che l’uomo propone e Dio dispone, e anche stavolta le cose hanno preso una piega inaspettata. Avevamo a disposizione un nutrito elenco di empori, tutti gli indirizzi, gli orari, le mappe per arrivarci, ma quando sono entrata nel primo negozio della lista, da Komolka, ho capito subito che il resto delle informazioni erano perfettamente inutili. Tre piani, duemila metri quadrati di negozio, stoffe di tutti i tipi, varietà di colori da far male agli occhi, e pure una zona dove consultare le riviste di moda per trovare l’ispirazione, ma non solo quella, anche per trovare il cartamodello su misura per il capo che si vuole realizzare. Poteva bastare? No, non poteva. A coronare il tutto aggiungo un dettaglio non trascurabile, un elemento che ha generato in me due sentimenti contrastanti, rabbia e piacere. Tutto ciò che avrei dovuto trovare a casa mia invece l’ho trovato lì, e ribadisco avrei dovuto, dato che la quasi totalità delle stoffe era <em>made in Italy</em>, e non aggiungo altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo quasi tre ore sono uscita da quell’emporio con tutto, ma proprio tutto quello che mi serviva, e il resto della giornata sarebbe appena bastato per smaltire l’emozione di essermi imbattuta in una realtà della quale nemmeno immaginavo l’esistenza. Se avessi visto degli alieni scendere da un disco volante sarei rimasta meno impressionata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno seguente, <em>frühstück</em> veloce e via a Brno, dove abbiamo fatto la conoscenza col sistema di pagamento del biglietto sui mezzi pubblici. Il tutto risulta estremamente semplice: si sale, si passa la carta di credito <em>contactless</em> accanto alla macchinetta, si aspetta il bip di conferma e <em>voilà</em>, il gioco, anzi il biglietto è fatto, 25 Corone, un’ora di validità. Niente cartine, monete, prevendite, obliteratrici, ecc. Pratico, no?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa volta al Brno Exhibition Centre ci siamo orientati un po’ meglio (è grande, molto grande, pure troppo), anche grazie a delle indicazioni che l’anno scorso latitavano, perciò abbiamo trovato l’ingresso senza troppi patemi.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8015 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" alt="BVV" width="1000" height="500" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, appena entrati giusto una rapida occhiata al volo prima di soffermarsi su qualche opera particolarmente interessante.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7888 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" alt="P1050062" width="5023" height="2829" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7889 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" alt="P1050063" width="4872" height="2744" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Così, su due piedi, direi che il numero di lavori esposti esposte sia maggiore rispetto allo scorso anno. Adesso non resta che verificarne la qualità&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le prime opere che incontriamo sono quelle di Birgit Schüller, un&#8217;artista nel vero senso del termine, in quanto ha da tempo deciso di fuggire dalle rappresentazioni classiche del <em>patchwork</em> per esplorare nuove vie espressive, pur senza tradire la tecnica o aggirare le difficoltà.</span></h5>
<div id="attachment_7891" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth-e1687362830744.jpg" alt="Birgit Schüller – Hole Cloth" width="640" height="793" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Hole Cloth</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo panno ha dei buchi, e perciò si potrebbe credere che abbia perso valore. In realtà potremmo considerare che si tratta di accidentali finestre che danno su un panorama ben più colorato e attraente del prevedibile monocromo quotidiano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi verrebbe da interpretarlo come un&#8217;esortazione a ogni <em>quilter</em> che lo sta osservando, e dice: strappate la tela, liberate la fantasia e datele una forma espressiva!</span></h5>
<div id="attachment_7895" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7895 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points-e1687364164831.jpg" alt="Birgit Schüller – Vanishing Points" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Vanishing Points</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è spesso questione di punti di vista. A coloro che difendono a spada tratta i blocchi tradizionali rispondono altrettante voci che li dichiarono superati, e non c&#8217;è modo di accordarsi, come in una sorta di guerra fredda. </span><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi imputa alle <em>quilter</em> &#8220;progressiste&#8221; l&#8217;utilizzo di scorciatoie per evitare le difficoltà tecniche che la realizzazione di una trapunta tradizionale comporta, e dalla barricata opposta si inneggia alla libertà espressiva <em>tout court</em>, l&#8217;unico ponte verso l&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Birgit Schüller ci dimostra che in fondo si tratta solamente di un punto di vista, un elemento che nell&#8217;arte contemporanea ha perso importanza, perlomeno da Picasso in poi, e non solamente nell&#8217;arte, anche nella fisica e nella filosofia. Nelle sue opere sono presenti in egual misura la tecnica e la sperimentazione, con soluzioni cromatiche finemente elaborate.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ricordo male, è dal 2013 che incontro i <em>patchwork</em> di Anke Pradel-Schönknecht al PPM e, sempre se mi non ricordo male, i colori dominanti erano freddi, il verde, il grigio, il viola. Stavolta invece lei ha acceso la luce, con opere quasi accecanti per la loro brillantezza, sia cromatica che estetica</span></h5>
<div id="attachment_7935" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure-e1687885852159.jpg" alt="Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessun dubbio sul fatto che Anke Pradel-Schönknecht sia un&#8217;artista eclettica in grado di dominare i colori più smaglianti come pure le tinte più cupe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualcosa di Elke Klein mi era già capitato di vedere in Val d&#8217;Argent, ma a Brno le stata dedicata un&#8217;intera sezione espositiva. Non poteva essere altrimenti viste le dimensioni &#8220;generose&#8221; delle sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_7937" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-e1687885833847.jpg" alt="Elke Klein" width="640" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein</p></div>
<div id="attachment_7938" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7938 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain-e1687886256599.jpg" alt="Elke Klein – Tiles #15 - Falling rain" width="640" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein – Tiles #15 &#8211; Falling rain</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se in futuro andrete per mostre sono certa che incontrerete i <em>patchwork</em> di Elke Klein, e nemmeno passeranno inosservati. Non potrebbe essere altrimenti stante l&#8217;alto impatto espressivo di ogni sua opera, il risultato di una paziente ricerca dove pittura e struttura si sposano perfettamente, anche se, per fortuna, non stabilmente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi chiederete il perché di quel &#8220;per fortuna&#8221;. Quando vi capiterà di osservare una delle sue opere provate focalizzare l&#8217;attenzione sulle striscioline che, in maniera ordinata o sapientemente disordinata, suggeriscono una trama, un disegno, un progetto, e a quel punto dimenticate schemi, disegni e progetti. Allora le vedrete vibrare, muoversi, cadere, volare, una vera e propria fuga dalla struttura dove chi osserva è complice inconsapevole di questa evasione formale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite dell&#8217;edizione 2023 del PPM è stata la Polonia, e le opere delle <em>quilter</em> polacche sono state molto apprezzate, tanto da mettersi in evidenza anche nei concorsi di quest&#8217;anno. Per me non è una novità in quanto già nel 2016 ebbi modo di constatare a Treviso la loro abilità.</span></h5>
<p><a href="https://polskipatchwork.pl/" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7942 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/logo_380_280.jpg" alt="logo_380_280" width="1380" height="280" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera abbastanza sfarzosa di Sylwia Ignatowska, intitolata &#8220;Stone Ring of Power&#8221;, che si è classificata al primo posto nel concorso dedicato al tema &#8220;<em>Wedding Rings</em>&#8220;.</span></h5>
<div id="attachment_7947" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power--e1687960026195.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power</p></div>
<div id="attachment_7948" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7948 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail-e1687960055940.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power - Detail" width="640" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un tema classico che capita spesso di incontare nelle mostre di <em>patchwork</em>, noto anche come &#8220;<em>Bali Rings</em>&#8221; o &#8220;<em>Bali Wedding Star</em>&#8220;, e che presenta discrete difficoltà esecutive.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sylwia Ignatowska non me ne voglia, sarò sincera (come quasi sempre), ma ho apprezzato di più il <em>patckwork</em> &#8220;With hope&#8221; di Milena Kankrlíková, dalla Moravia. L&#8217;ho preferito per la scelta di colori, per la ricerca di una variante compositiva di un tema molto tradizionale e per la contaminazione dovuta a un curatissimo ricamo che impreziosisce l&#8217;opera</span></h5>
<div id="attachment_7950" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7950 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-e1687961123306.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope" width="560" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope</p></div>
<div id="attachment_7951" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7951 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail-e1687961148398.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il titolo dice tutto: &#8220;With hope&#8221;. Quando ci si sposa lo si fa col cuore pieno di speranza, un sentimento magari ingenuo, magari fragile, magari malinteso, magari effimero, e dovrebbe essere sempre così perché se non ci fosse la speranza niente avrebbe senso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Contaminazione dicevo, e funziona anche senza andare a caccia dell&#8217;effetto speciale, senza tentare ardite e improbabili sperimentazioni, senza assemblare uno zibaldone di stili. In questo caso è sufficiente utilizzare con pazienza e fantasia una tecnica quanto mai comune: il ricamo</span></h5>
<div id="attachment_7955" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-e1687966897655.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely" width="480" height="620" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely</p></div>
<div id="attachment_7956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01-e1687966950609.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely - Detail 01" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eva Linhartová ha realizzato ad ago 48 piccoli <em>mandala</em>, tutti uno diverso dall&#8217;altro, come colori e come disegno, a punto catenella, punto pieno, punto margherita, eccetera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari non segue le mode del momento, magari non palesa velleità artistiche, magari non è frutto di un progetto studiato a tavolino, però l&#8217;abilità, in questo caso, non si discute.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà capito che non vado in cerca solamente dell&#8217;espressione artistica &#8220;a ogni costo&#8221;, in quanto mi affascina anche e soprattutto ciò che è originale, e allora come non innamorarsi di quest&#8217;opera?</span></h5>
<div id="attachment_7959" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7959 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli-e1687968677897.jpg" alt="Hana Crhová - Motýli" width="360" height="778" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Crhová &#8211; Motýli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrebbe rappresentare benissimo l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, dove ciò che è materiale o predefinito, come il colore nei tubetti e i blocchi che li contraddistinguono, trova una forma più alta, più leggera, più complessa e più libera grazie alla fantasia dell&#8217;artista, ovvero in una sorta di <em>gestalt</em> tessile dove &#8220;il tutto è più della somma delle singole parti&#8221;<span id="ctrlcopy"><a style="color: #000000;" href="https://www.stateofmind.it/2016/03/gestalt-teoria-terapia/">.</a></span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del concorso che aveva per tema l&#8217;energia ho scelto di mostrare qui due opere di lettura solo apparentemente facile, e comunque completamente diverse nel trattamento del soggetto proposto.</span></h5>
<div id="attachment_7961" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun-e1687970016812.jpg" alt="Barbara Pieczynska – The energie of the sun" width="560" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Pieczynska – The energie of the sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista si potrebbe pensare che stiamo guardando il sole, ma, almeno secondo me, non è così. Barbara Pieczynska ha inteso dare forma visiva all&#8217;energia bruciante del nostro sole, e l&#8217;ha fatto mediante delle variazioni cromatiche, rappresentando i colori (o non colori) ai quali colleghiamo l&#8217;intensità dell&#8217;energia che ci piove sulla testa durante tutta la giornata.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altro discorso, ben diverso, per questa sibillina opera di Ivana Brzáková, per la quale il mio giudizio rimane ancora sospeso (il che è un punto a suo favore, s&#8217;intende&#8230;).</span></h5>
<div id="attachment_7963" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men-e1687970927978.jpg" alt="Ivana Brzáková – Energy of men" width="560" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Ivana Brzáková – Energy of men</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che vi è raffigurato si presta a interpretazioni diverse, direi addirittura antitetiche, e già il titolo pone il primo interrogativo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Energy of men&#8221;, energia degli uomini, fin qui è semplice, ma anche generico in quanto per &#8220;uomini&#8221; talvolta si intendono tutti i componenti del genere umano. Essendo qui rappresentati solamente dei maschi e volendo indicare specificatamente la &#8220;loro&#8221; energia vitale, sarebbe stato più corretto &#8220;Energy of males&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque soprassediamo a questo dettaglio lessicale e soffermiamoci sulle figure rappresentate nel <em>quilt</em>. Possiamo vedere che accanto a figure che svolgono varie forme di attività fisica ne sono presenti quasi altrettante che sembrano evitarla, da chi sta bighellonando a chi è stato messo fuori combattimento dagli eccessi alcolici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi verrebbe da pensare che l&#8217;artista abbia inteso &#8220;smitizzare&#8221; la presupposta energia maschile, relegandola a mera manifestazione di forza, non sempre costante e non sempre produttiva, quando sappiamo bene che, seppure con valori minori come &#8220;potenza&#8221; pura, le donne hanno da sempre energia da vendere, e in misura ben superiore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, al PPM non mancavano delle opere di artiste ben note.</span></h5>
<div id="attachment_7970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements-e1687972701503.jpg" alt="Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Elisabeth Nacenta-de la Croix ha portato una serie di opere &#8220;liquide&#8221;, ovvero che, anche se con titoli diversi, ricordavano l&#8217;acqua, i suoi colori, i suoi chiaroscuri, le sue trasparenze.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_7971" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7971 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day-e1687972677853.jpg" alt="Uta Lenk – A Scrap a Day" width="560" height="536" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – A Scrap a Day</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;A Scrap a Day&#8221;, un pezzetto, un ritaglio, uno sfrido al giorno, e giorno dopo giorno Uta Lenk ha realizzato quest&#8217;opera astratta decisamente originale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Brno ho ritrovato un&#8217;artista che fu una delle piacevoli sorprese nel 2021 in Val d&#8217;Argent. Dalla freddissima Riga, Elina Lusis-Grimberga ha portato delle opere nelle quali dominano spesso i colori poco intensi, i neri, i grigi, e le sovrapposizioni.</span></h5>
<div id="attachment_7975" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7975 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight-e1687977931607.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – Flight" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – Flight</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genere lei preferisce il contrasto tra chiari e scuri, con le forme che a tratti danno la sensazione che stiano cercando autonomamente un difficile equilibrio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche quando Elina Lusis-Grimberga si cimenta con colori più vivaci, il risultato di trasparenze e accostamenti imprevisti è notevole.</span></h5>
<div id="attachment_7977" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7977 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX-e1688053585677.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – XXX" width="560" height="814" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – XXX</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Originale, anzi no, interessante, anzi no, impegnativa, anzi no, divertente, insomma, non so che aggettivo scegliere per questa idea di concorso a percorso obbligato intitolato &#8220;Project Veba &#8211; Africa&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In genere, nei concorsi viene proposto un tema da interpretare, e l&#8217;artista fa del suo meglio con i materiali che ritiene i più adatti per ottenere il risultato che ha in mente. Al PPM la faccenda invece è più difficile, è una vera e propria sfida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> BVV Trade Fairs Brno, l&#8217;ente organizzatore delle fiere di Brno, e Veba, un&#8217;azienda tessile ceca, hanno fornito 4 pezze di stoffa di 40 x 40 cm, con i colori e disegni che potete vedere nell&#8217;immagine sottostante. badate, non si trattava di una stoffa qualunque, bensì era  broccato africano, ovvero un tessuto 100% cotone con finitura lucida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a quelle stoffe potevano essere aggiunti altri materiali, ma sempre con una funzione ausiliaria rispetto allla figura principale. Va da sé che ogni <em>patchwork</em> doveva avere per tema l&#8217;Africa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-7978 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038-e1688055765708.jpg" alt="P1050038" width="640" height="457" /></a><span style="color: #000000;">Eccovi tre esempi di come, partendo dagli stessi materiali, il tema sia stato sviluppato in direzioni completamente diverse, il che ci porta a ragionare su una sorta di paradosso, cioè che più limitazioni vengono imposte alle <em>quilter,</em> più la loro fantasia troverà modo di esprimersi liberamente.</span></h5>
<div id="attachment_7980" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7980 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask-e1688057563435.jpg" alt="Marcela Lístiková – Mask" width="420" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Lístiková – Mask</p></div>
<div id="attachment_7981" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7981 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa-e1688057622464.jpg" alt="Heike Rosenbaum – Beauty of Africa" width="353" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Heike Rosenbaum – Beauty of Africa</p></div>
<div id="attachment_7982" style="width: 405px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7982 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun-e1688057809482.jpg" alt="Renata Edlmanová – African sun" width="395" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – African sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sinceri complimenti alle artiste che hanno partecipato e a chi ha organizzato questo concorso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni non c&#8217;è edizione del PPM senza Romana Černá, e posso dire che non mi ha mai deluso, anzi mi è capitato di osservare quanto lei abbia più volte percorso nuove strade stilistiche, ma senza facili fughe in avanti.</span></h5>
<div id="attachment_7985" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7985 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-e1688058392441.jpg" alt="Romana Černá – The volcano" width="560" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano</p></div>
<div id="attachment_7986" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7986 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail-e1688058445736.jpg" alt="Romana Černá – The volcano - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che mi piace di lei è la versatilità, quella che le permette di passare da temi astratti al figurativo, dai colori accesi alle <em>nuance</em> più delicate, dal sogno alla realtà</span></h5>
<div id="attachment_7988" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7988 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost-e1688060513185.jpg" alt="Romana Černá – Rychlost" width="580" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Rychlost</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevo ancora incontrare una <em>quilter</em> appassionata di auto sportive, come quella qui sopra, un bolide più accennato che rappresentato, quasi un predatore accucciato in attesa di scattare sotto una pioggia battente che lo mimetizza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Penso che &#8220;Textile jazz&#8221; sia la denominazione perfetta non solo per l&#8217;opera sottostante, ma anche per tutta la produzione di Gerlinde Merl. Infatti, come nella musica <em>jazz</em>, troviamo una libertà espressiva che si appoggia a una tecnica eccellente.</span></h5>
<div id="attachment_7991" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7991 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-e1688061069457.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz" width="280" height="703" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz</p></div>
<div id="attachment_7992" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7992 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail-e1688061108229.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz - Detail" width="640" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui lo stesso colore, il verde, è stato &#8220;declinato&#8221; in strutture diverse, è stato &#8220;sfumato&#8221; in varie gradazioni, è stato &#8220;sporcato&#8221; da altri colori, è stato &#8220;ingabbiato&#8221; in cinque temi separati, eppure tutto si tiene, come i tempi di un pezzo musicale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordate i <em>wedding ring</em> che avete visto all&#8217;inizio di questo <em>post</em>? Bene, anche questi qui sotto sono anelli, ma solo se si intende sposare una strega.</span></h5>
<div id="attachment_7993" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7993 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-e1688062343290.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings" width="580" height="579" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings</p></div>
<div id="attachment_7994" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7994 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail-e1688062668359.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto concorre a creare un&#8217;atmosfera stregonesca, i colori cupi, la forma degli anelli, la scelta delle stoffe, l&#8217;irruzione di acuminate punte nelle zone arrotondate, la suggerita pesantezza della rete che gli anelli formano, e nonostante tutto ciò questo <em>patchwork</em> non risulta opprimente, tutt&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genovese si usa dire &#8220;<em>fà sciortì sàngoe da &#8216;na pria</em>&#8221; (far uscir sangue da una pietra) per definire una missione impossibile, eppure le artiste di Art Quilt Harbour sono riuscite nell&#8217;impresa di raffigurare il sangue delle pietre, i colori le vene, i grumi, le ferite, in una serie di opere sul tema &#8220;Kameny&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7995" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7995 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III-e1688063639265.jpg" alt="Eva Brabcová – Kameny III" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová – Kameny III</p></div>
<div id="attachment_7997" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7997 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II-e1688064575948.jpg" alt="Irena Zemanová – Kameny II" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová – Kameny II</p></div>
<div id="attachment_7998" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7998 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-e1688064614876.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V" width="300" height="645" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V</p></div>
<div id="attachment_7999" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7999 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail-e1688064678208.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Mission impossible</em>? No di certo per queste artiste ceche, le quali hanno formato un gruppo che non teme di confrontarsi  con sempre nuove sfide. Chissà cosa staranno architettando ora&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi piacciono i gatti questo <em>patchwork</em> di Anna Zychowa Duda fa al caso vostro.</span></h5>
<div id="attachment_8000" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8000 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-e1688065203910.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał" width="560" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał</p></div>
<div id="attachment_8001" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8001 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail-e1688065273705.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il carnevale dei gatti, una festa polacca durante la quale si indossano maschere da gatto. Ovviamente è perlopiù dedicata ai bambini, ma l&#8217;artista ha inteso rappresentare lo stretto legame tra noi e quei felini che, pur non essendo espansivi come i cani, riescono a rubarci il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo scrittore James Boswell riporta nel suo &#8220;<span id="Visita_a_Rousseau_e_a_Voltaire" class="mw-headline">Visita a Rousseau e a Voltaire&#8221; un interessante dialogo col famoso filosofo svizzero.<br />
</span>Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».<br />
Boswell: «No».<br />
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l&#8217;istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».<br />
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».<br />
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce.»</span></h5>
<div id="attachment_8003" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8003 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem-e1688065884898.jpg" alt="Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo di questo bel <em>patchwork</em> è appunto &#8220;una conversazione con il gatto&#8221;. E ditemi, voi ci parlate col vostro gatto? E lui che fa poi, vi risponde, vi ignora, si arruffiana?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marty Ornish, o come lei preferisce, Marty-O, è anche definita &#8220;la donna che sussurrava ai <em>quilt</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi spiego. Lei non realizza solamente dei <em>patchwork</em> da appendere, ma anche dei <em>patchwork</em> da indossare, e lo fa, badate bene, riutilizzando vecchie trapunte in parte rovinate. Già di per sé un <em>patchwork</em> ha più valore se vengono utilizzate delle stoffe di recupero, e lei ha deciso di elevare al quadrato il riuso di quei materiali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui mostrerò solamente delle opere bidimensionali (o quasi&#8230;), ma vi invito a dare un&#8217;occhiata al suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.marty-o.com/index.php" target="_blank">sito web</a></span></strong> per vedere gli abiti meravigliosi che ha concepito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa attività fa riferimento alla sua filosofia di consumo sostenibile, quella stessa che condanna lo spreco di materiali utilizzati nei &#8220;<span class="Y2IQFc" lang="en"><em>junk clothes</em>&#8220;, i vestiti spazzatura, che appunto in breve tempo sono destinati a diventare veramente spazzatura, e veramente inquinanti.<br />
Non servirebbe ricordarvi che la maggior parte di ciò che trovate negli scaffali dei grandi magazzini (e magari anche nelle <em>boutique</em>) è stato realizzato da maestranze sfruttate e sottopagate, perolopiù donne, quindi dei soggetti ancora più deboli socialmente. Sapevatelo.</span></span></h5>
<div id="attachment_8006" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8006 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-e1688149437708.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2" width="320" height="744" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2</p></div>
<div id="attachment_8007" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8007 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail-e1688149514971.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2 - Detail" width="640" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Appunto sui diritti delle donne Marty-O punta il suo <em>focus</em>, come nell&#8217;opera qui sopra che identifica nella pillola anticoncezionale una fondamentale e imprescindibile tutela della libertà femminile. Grazie alla pillola finalmente la maternità cessava di essere una situazione casuale, subita, involontaria, punitiva, direi quasi doverosa, e finalmente la donna era in grado di godere del suo corpo senza quella spada di Damocle sopra la testa. Sempre grazie alla pillola non era più necessario ricorrere a metodi più o meno affidabili, più o meno consentiti, più o meno disponibili per interrompere una gravidanza indesiderata. Non dimentichiamoci dei rischi che le nostre nonne correvano quando dovevano &#8220;liberarsi&#8221; dell&#8217;ennesima gestazione affidandosi a metodi arcaici, improvvisati, da sole o con l&#8217;aiuto di figure non sempre competenti e limpide, fermo restando l&#8217;opprimente senso di vergogna che una società bigotta aveva sapientemente instillato in loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non dimentichiamocene perché oggi capita di osservare una sorta di tendenza al ritorno di quei tempi bui, un furore integralista e retrogrado che si maschera dietro a sedicenti politiche a favore della natalità a prescindere, con la benedizione ovviamente delle istituzioni clericali, e mi spiace constatare che troppo spesso a cadere in quella trappola mediatica sono le donne.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi, se pensate che un <em>patchwork</em> sia solamente una bella decorazione realizzata con della stoffa state facendo un torto a tutte quelle artiste che, nonostante le difficoltà imposte dalla tecnica e dai materiali, tentano di far passare un messaggio importante.</span></h5>
<div id="attachment_8013" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8013 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark-e1688199481367.jpg" alt="Marty Ornish - When Will We Stop Banning Books (question mark)" width="360" height="763" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish &#8211; When Will We Stop Banning Books?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come nell&#8217;opera qui sopra, il cui titolo dovrebbe dire già molto anche a chi non è americano. Sappiamo che è già capitato troppe volte che alcuni libri siano stati messi all&#8217;indice, sabotati, nascosti, distrutti, e sempre per motivi che nulla avevano a che fare con la letteratura, bensì perché erano &#8220;disturbatori&#8221; della pace sociale stabilita dal potere (politico, ecclesiastico, commerciale, patriottico, eccetera). Di manoscritti proibiti e distrutti si hanno notizie già nell&#8217;antica Roma, duemila anni fa, per arrivare ai libri bruciati in pubblico in osservanza alle odierne direttive della dittatura cinese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però esistono metodi anche più subdoli e altrettanto efficaci per distruggere un libro, ovvero è sufficiente boicottarne la distribuzione, e in una società poco avvezza alla lettura, nella quale l&#8217;economia libraria langue (tranne per i soliti e poco originali <em>blockbuster</em>), è fin troppo semplice fare pressione sugli editori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;When Will We Stop Banning Books?&#8221; è un libro scritto nel 1968 da Maya Angelou, l&#8217;autobiografia di un&#8217;afroamericana che si e scontrata fin dagli anni &#8217;30 col le problematiche del razzismo e della miseria. Il titolo fa riferimento alla poesia &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.poetryfoundation.org/poems/46459/sympathy-56d22658afbc0" target="_blank">Sympathy</a></span></strong>&#8221; composta nel 1899 da Paul Laurence Dunbar, considerato il primo afroamericano che ha &#8220;osato&#8221; scrivere romanzi ambientati nel mondo dei <em>wasp</em> (White Anglo-Saxon Protestant), e per questo motivo i suoi testi hanno spesso trovato scarsissimo accoglimento editoriale, costringendolo per anni a una vita grama.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella zona superiore del <em>patchwork</em> trovere un titolo che forse vi dirà poco. Si tratta del romanzo &#8220;To Kill a Mockingbird&#8221;, che forse vi è più noto nella sua trasposizione cinematrografica col titolo &#8220;Il buio oltre la siepe&#8221;. Anche in quel caso, essendo presente nel testo un&#8217;aperta condanna dei pregiudizi razziali, negli Stati Uniti il libro fu oggetto di campagne denigratorie (di cittadini bianchi ovviamente) che ne richiedevano l&#8217;esclusione da ogni biblioteca pubblica, con quella delle scuole <em>in primis</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il successo ottenuto in Val d&#8217;Argent, Mattea Jurin ha scelto di continuare nella rappresentazione &#8220;forte&#8221; di ciò che significa essere una donna.</span></h5>
<div id="attachment_8017" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8017 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s-e1688203960294.jpg" alt="Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s" width="560" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è un pezzo di stoffa? E soprattutto perché la stoffa incide in modo considerevole nel mondo femminile?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il collegamento tra la realizzazione dei vestiti e la donna è spesso frutto di un malinteso, infatti da sempre sono esistiti i sarti, e suppongo in proporzione maggiore alla controparte femminile. Putroppo le disugualianze sociali hanno relegato le famiglie povere a occuparsi nella maniera più efficiente possibile della loro sopravvivenza, relegando l&#8217;uomo (maschio, robusto, dominante) ai lavori di fatica, e la donna (femmina, debole, succube) alla cura della casa e dei figli, e tra quelle mansioni ci stava anche la realizzazione e la manutenzione degli abiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per le più fortunate (leggi ricche) un pezzo di stoffa non era semplice materia prima da utilizzare con parsimonia, bensì una scelta estetica, un modo distintivo di vestire, uno <em>status symbol</em>, peccato che, tranne rarissimi casi, si trattasse di una gabbia dorata nella quale la donna doveva seguire i dettami e le costrizioni del gusto maschile. In buona sostanza la catena di grezzo cotone era stata semplicemente sostituita da una di morbidissima seta.<br />
Non andrebbero nemmeno dimenticate (e condannate) tutte quelle situazioni dove un pezzo di stoffa diventa una prigione nella quale la donna viene costretta a nascondersi, una reclusione a vita che ha il preciso scopo di farla sentirte una <em>minus habens</em>, e perciò sottomessa al potere maschile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altro discorso vale per la <em>quilter</em>, dai primi <em>patchwork</em> in avanti, ovvero da quando la stoffa perse le sue funzioni originali per diventare il seme di qualcosa di più grande, più espressivo, più distante dalle ristrettezze quotidiane o dalle imposizioni sociali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi trovo ragionevole pensare che un pezzo di stoffa dovrebbe cessare di essere un marchio estetico, sociale ed economico, e a quel punto ogni donna potrebbe guardare alla stoffa come a un mare sul quale navigare fin oltre l&#8217;orizzonte conosciuto, che sia una <em>quilter</em> o meno.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la dimostrazione di come un elemento quanto mai classico come l&#8217;esagono del &#8220;Giardino della nonna&#8221; possa essere declinato in maniera originale e artistica.</span></h5>
<div id="attachment_8018" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8018 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia-e1688204019463.jpg" alt="Fabia Delise - Falesia" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Fabia Delise &#8211; Falesia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La falesia è un tratto roccioso di costa che scende a picco sul mare. Immagino che, almeno dal punto di vista mediatico, le falesie delle bianche scogliere di Dover siano le più note, come pure dovremmo ricordare bene quelle presenti nel famoso film &#8220;I cannoni di Navarone&#8221; (girato sulle Tremiti).</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace pensare che Fabia Delise abbia voluto rappresentare le falesie di Duino, vicine a me, e per certi motivi vicine anche a lei.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono convinta che un&#8217;associazione ha più forza quando riesce a immaginare delle iniziative condivise, ossia quando propone di interpretare con la stoffa una singola tipologia di soggetti. Al PPM2023 ho avuto occasione di ammirare alcune opere realizzate dalle <em>quilter</em> del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Klub</a></strong></span><a style="color: #000000;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank" rel="home"> che </a>hanno presentato una collezione di finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca.<br />
Questa associazione raccoglie una trentina di <em>quilter</em>, e ogni estate hanno l&#8217;abitudine di trascorrere assieme una settimana nella cittadina di Neveklov (ma perché non sono nata a Praga?), per scambiarsi idee, impressioni, progetti, sogni e, non c&#8217;è niente di male, anche qualche pettegolezzo.<br />
Essendo venute a conoscenza che esisteva un progetto locale di recupero della sinagoga e del cimitero ebraico, le quilter del BPK hanno deciso di collaborare con l&#8217;iniziativa &#8220;<em>Patchworková okna synagog</em>&#8220;, alla quale hanno partecipato, oltre a undici associate, altre sedici <em>quilter</em> ceche, e se non è un successo questo&#8230;<br />
Il risultato ottenuto è un&#8217;interessante collezione di opere che sono state esposte a Praga e quindi a Brno. Missione compiuta, direi.<br />
Nota a margine: le fotografie delle finestre originali non le abbiamo scattate noi, ma le abbiamo raccattate qua e là sul <em>web</em>. Chi avesse da ridire, non ha che da scriverci.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8024" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže-e1688285289799.jpg" alt="Hana Dlhá – Synagoga Luže" width="360" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Dlhá – Synagoga Luže</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8027 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/SynagogaLuže_01.jpg" alt="SynagogaLuže_01" width="499" height="386" /><span style="color: #000000;">La sinagoga di Luže è del 1780, quindi in stile barocco, ma come tante altre è possibile che sia stata ricostruita sopra una precedente, dato che è segnalato un insediamento ebraico fin dal XVI secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sinagoga si è conservata abbastanza bene in maniera del tutto accidentale. Nel 1940 l&#8217;appartamento dello <em>shammash</em> locale venne occupato da una persona che si occupava della concia delle pelli di coniglio, processo che avveniva negli ampi spazi della sinagoga. Per essicare le pelli era appunto indispensabile che l&#8217;ambiente fosse asciutto, e inoltre i prodotti chimici utilizzati allontanavano gli insetti dannosi. Questi due fatti evitarono che muffa e tarli mandassero in rovina la sinagoga, anche se, a onor del vero, l&#8217;edificio sulla Zidovna (denominazione &#8220;ufficiosa&#8221; utilizzata dagli abitanti di Luže) patì l&#8217;abbandono totale dopo il conflitto, e persino vennero sottratte alcune preziose lapidi del cimitero. Il restauro, iniziato alla fine degli anni&#8217;90, ha ripristinato lo stato della sinagoga all&#8217;aspetto del 1930, anche se non si svolgono più funzioni religiose. Sia l&#8217;edificio che l&#8217;annesso cimitero sono visitabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8030" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8030 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín-e1688290786358.jpg" alt="Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín" width="360" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín</p></div>
<p><img class="aligncenter wp-image-8032 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Kolín-synagoga-e1688294047817.jpg" alt="Kolín-synagoga" width="620" height="319" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;attuale sinagoga di Kolín venne eretta nella seconda metà del XVII secolo, sullo stesso sito di una sinagoga precedente del XIV secolo. Se si esclude la sinagoga di Praga, quella di Kolín è la più antica della Boemia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la guerra la sinagoga tornò alla sua funzione di edificio di culto fino al 1953, quando cessò di esistere una comunità ebraica a Kolín, e divenne monumento nazionale della Repubblica Cecoslovacca. Gran parte degli arredi vennero portati in una sinagoga di Denver, mentre gli oggetti più piccoli si trovano nel Museo Ebraico di Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8034" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8034 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha-e1688292900874.jpg" alt="Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha" width="640" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8036 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/KlausovásynagogaPraha_01-e1688294009188.jpg" alt="KlausovásynagogaPraha_01" width="620" height="452" /><span style="color: #000000;">Questa qui sopra non è veramente la finestra di una sinagoga, trattandosi invece di una di quelle della sala cerimoniale del Cimitero di Praga che fa parte della Sinagoga Klausen di Praga, e più precisamente si tratta di un edificio legato alla &#8220;<em>Chevra Kadisha Gomlei Chasadim</em>&#8221; (La Santa Confraternita di coloro che compiono opere di beneficenza), un&#8217;organizzazione nata settecento anni fa che ha lo scopo di assicurare che tutti gli ebrei siano sepolti secondo i dettami della tradizione ebraica. Non sto qui a descrivere le operazioni che la confraternita della <em>Chevra Kadisha</em> compie prima della sepoltura, mi sembrerebbe macabro e fuori luogo. Comunque, se vi va di saperlo, sul <em>web</em> troverete sufficienti notizie, compresa quella che a quel processo di preparazione della salma partecipano molte donne, in taluni casi in proporzione doppia rispetto agli uomimi. Come dire, i compiti ingrati capitano sempre a noi&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8038" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8038 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha-e1688295372685.jpg" alt="Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha" width="360" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Confesso che avendo visitato Praga più volte, compresa la Sinagoga Alta, ma non ho memoria di una finestra raffigurante il <em>Golem</em>. In ogni caso questo pannello <em>patchwork</em> ha un suo fascino (oscuro).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Costruita nel 1577 sulle fondamenta di un antico edificio medievale, la Sinagoga Alta deve il suo nome anche posizione leggermente più elevata che la metteva al riparo delle frequenti inondazioni causate dalla Vltva (Moldava) che affliggevano il quartiere di Josefov.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche sulla leggenda del <em>Golem</em> ci sarebbe un discorsetto da fare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel lontano (ma neppure tanto) 1915 usciva nelle sale cinematografiche “Il Golem”, un film ispirato alla leggenda del gigante d’argilla creato nel XVI secolo da un potente rabbino del ghetto ebraico di Praga, <em>rabbi</em> Loew.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà (la realtà sulle origini di questa leggenda e non la realtà di un essere immaginario) già nel XII secolo, a Worms, a 500km da Praga, in un trattato mistico venne ipotizzata la creazione di un <em>Golem</em> mediante un rituale magico. Invece in nessuna parte della ponderosa documentazione lasciata da <em>rabbi</em> Loew si accenna a un <em>Golem</em>, pertanto è da escludersi un suo collegamento con questa leggenda, neanche ipotetico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È probabile che la storia del <em>Golem</em> abbia viaggiato nei secoli come fiaba orale, forse per spaventare i bambini, forse per vaticinare una protezione suprema contro un sempre possibile <em>pogrom</em>, fatto sta che nel 1838 un certo Klutschak, giornalista di belle speranze, pubblicò alcuni racconti suggestivi sul vecchio cimitero ebraico, sul famoso <em>rabbi</em> e sulla sua creatura d’argilla: il <em>Golem</em> (anzi, sbagliando, il <em>Golam</em>). Dieci anni dopo questo racconto di fantasia fu ripreso da altri autori, con maggior risonanza, fino ad arrivare alla ribalta mondiale della settima arte, diventando oggetto di credulità generale tra coloro che cedono volentieri al fascino dell’occulto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vorrei far notare una piccola coincidenza temporale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1818 usciva nelle librerie “Frankestein o il Prometeo moderno”, un romanzo gotico della giovanissima Mary Shelley, ripubblicato poi nel 1831. Potrebbe darsi benissimo che Klutschak, visto il successo del <em>best seller</em> londinese, abbia pensato bene di dare forma scritta a quella storiella del ghetto per ricavarsi una fettina di celebrità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta misteri, basta tristezze, basta storia, è il momento di una boccata d&#8217;aria fresca, meglio se profumata dai coloratissimi fiori di Květa Surá, un <em>quilt</em> a chilometro zero, essendo lei un&#8217;artista del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://patchworkbrno.webnode.cz/" target="_blank">Patchworkový Klub Brno</a></span></strong>.</span></h5>
<div id="attachment_8040" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8040 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-e1688296639759.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže" width="480" height="677" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže</p></div>
<div id="attachment_8041" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8041 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail-e1688296702544.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come si dice, il presagio nel nome. Infatti Květa sta per fiore in ceco, e direi che questa <em>quilter</em> morava ha trovato subito la sua strada.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra <em>quilter</em>, altri fiori, altro stile.</span></h5>
<div id="attachment_8053" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8053 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01-e1688378213753.jpg" alt="Mirosłava Pucek – Blue Garden_01" width="560" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Mirosłava Pucek – Blue Garden</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da quel che ho intuito, Mirosłava Pucek ama particolarmente i fiori, quando ci sono, nei prati o sugli alberi in primavera e in estate. oppure sui <em>patchwork</em>, in autunno e in inverno (e si sa che l&#8217;inverno polacco non scherza&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo prato blu potrebbero esserci dei fiordalisi, dei nontiscordardime, dei papaveri blu, fate voi, comunque l&#8217;effetto è notevole.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per sopravvivere è necessario adattarsi, bisogna aprirsi all&#8217;arte, a nuovi materiali, a nuove forme, a nuove tecniche, in buona sostanza a nuovi incroci, perché solamente così potranno crescere nuove forme espressive, e solo allora chi ammira ma non ama il <em>patchwork</em> tradizionale troverà il coraggio di esporsi.</span></h5>
<div id="attachment_8054" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8054 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung-e1688379598380.jpg" alt="Adelheid Lau - Offnung" width="560" height="593" /></a><p class="wp-caption-text">Adelheid Lau &#8211; Offnung</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stampare, dipingere, ritagliare, incollare, sono azioni tipiche di chi vede nella stoffa non dei mattoni per erigere un formale edificio, bensì una pagina bianca sulla quale fissare la voglia di dare forma visibile a sogni, paure, ricordi, speranze, e anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Offnung&#8221;, apertura, così si intitola l&#8217;opera di Adelheid Lau, e non potrebbe essere altrimenti per la varietà di materiali e modi di utilizzo degli stessi, ferma restando la peculiarità non trascurabile che si tratta del riutilizzo di elementi preesistenti in altra forma, un valore oggi, in un mondo di eccessiva predisposizione al consumo, troppo spesso trascurato.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, eccovi anche una <em>clip</em> che abbiamo montato e che anche potete trovare su YouTube, volendo persino in HD.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xZWOcfzSEZ0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuso questo articolo con la fotografia dell&#8217;opera che più si avvicinava ai miei (strambi) gusti, non mi resta che tirare un po&#8217; di somme (attenzione, chi piglio piglio&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se torno con la memoria all&#8217;edizione 2022 del PPM, l&#8217;immagine che mi viene in mente è quella di una persona che si è appena riavuta da una grave malattia. Quest&#8217;anno le cose andavano decisamente meglio, diciamo che la &#8220;convalescenza&#8221; procede nel migliore di modi, anche se ci vorrà un po&#8217; di tempo prima che ci si riprenda del tutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La presenza al PPM di molte artiste internazionali è un bel segnale, e pure la qualità delle opere esposte ha mostrato un <em>trend</em> positivo. Mi angustia un po&#8217; la sensazione che la manifestazione forse non abbia riscosso il successo di pubblico che meriterebbe. Magari i numeri mi smentiranno, magari tutto è dovuto alla vastità di spazi espositivi nei quali ci si perde, magari sono io che mi aspetto sempre troppo, però questo è, non posso farci niente se non buttare lì delle ipotesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da mia abitudine, ancora una volta esprimo la convinzione che la peste cinese, oltre alla penosa lista di vittime, ha lasciato uno strascico nel quale riconosco un diffuso pessimismo, una certa inerzia creativa, minore predisposizione a viaggiare e persino una larvata fobia nei riguardi di eventi pubblici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nulla mi toglie dalla mente che anche la scelta di Brno come sede espositiva, pur rispondendo a plausibili vantaggi pratici, manca del fascino che può vantare Praga, anche se ricordo ancora bene il clima &#8220;equatoriale&#8221; che si godeva nella struttura dell&#8217;Hotel Step di Praga, come pure la &#8220;facilità&#8221; di raggiungere la Malletova, in periferia. Però, specialmente per chi veniva dall&#8217;estero, la vista al PPM poteva coincidere con la visita della capitale, ovvero quel che si dice &#8220;prendere due piccioni con una fava&#8221;. Non è che la città di Brno sia brutta, c&#8217;è anche lì qualcosa di bello da vedere, specialmente nei dintorni, ma è innegabile che il richiamo di Praga ha storicamente un altro peso. Forse, la butto lì, si potrebbe pensare ad alcune iniziative collegate per l&#8217;occasione, per esempio una visita guidata della città, delle escursioni verso i numerosi castelli (difficilmente raggiungibili senza l&#8217;automobile), una gita sul carso moravo oppure a Olomouc, insomma, il materiale non mancherebbe.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento non mi resta che salutarvi a darvi appuntamento alla prossima edizione del PPM, ricordandovi due cose, la prima è che altre immagini non presenti in questo articolo sono visibili sulla mia pagina Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong> (per gli anni precedenti vedere <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021</a></span></strong>, <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013</a></span></strong>), la seconda, più importante, è che le fotografie che abbiamo inserito non rendono giustizia all&#8217;opera originale, intendo dal vivo. Perciò se ci tenete all&#8217;arte tessile visitate le mostre, darete così una soddisfazione agli espositori e voi potrete ammirare i <em>patchwork</em> in tutto il loro splendore. Su!<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Val d&#8217;Argent 2022</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 08:51:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E anche stavolta ce l’abbiamo fatta! A fare&#8230; cosa? A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-7363" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1140639.jpg" alt="P1140639" width="369" height="492" />E anche stavolta ce l’abbiamo fatta!</span><br />
<span style="color: #000000;"> A fare&#8230; cosa?</span><br />
<span style="color: #000000;"> A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora “Non ce n&#8217;è Coviddi” dovrebbero conferire la cittadinanza onoraria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Del nostro viaggio organizzato nel sultanato di Erdoğan, delle sue luci e ombre magari ne scriveremo in futuro giacché questo <em>post</em> è dedicato alla mostra spedizione in Alsazia, curata, come sempre, dalla mia guida turistica personale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Tanto per partire in scioltezza voglio mettere subito un punto fermo, ovvero che questo viaggio è stato l’ultimo chiodo piantato sulla bara dei miei spostamenti in treno per i quali è prevista una coincidenza a Milano. <em>NO MORE</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per non far concorrenza alla sua Frecciarossa per Parigi, Trenitaglia ha deciso bene di far morire Thello, il treno notturno sulla tratta Venezia Santa Lucia – Paris Gare de Lyon. Troppo comodo per noi scendere al mattino a Dijon e da lì salire su un TGV per Strasburgo, veramente troppo comodo. Così siamo stati costretti a prendere una freccia per Milano Porta Garibaldi, freccia per modo di dire visto che è arrivata in ritardo, e poi scapicollarci per capire da dove sarebbe partito di lì a poco il treno per Basel. Infatti la stazione è carentissima di informazioni sulle piattaforme, situazione resa ancor più complicata dal fatto che per spostarsi dai binari passanti a quelli di testa bisogna impegnarsi in un percorso labirintico e mal segnalato. Tanto per non smentirsi, al ritorno il binario del treno per Venezia è stato precisato solamente qualche minuto prima della partenza. Già noi con due piccoli <em>trolley</em> abbiamo faticato affrettandoci su e giù per corridoi e scale fino al binario, perciò mi chiedo se quegli scaldapanche assunti per concorso si rendono conto di quanto possa essere complicato spostarsi lì con un bagaglio solo leggermente più ingombrante e magari con qualche difficoltà motoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando mi capiterà di tornare in Alsazia partirò dall’Austria, da Villach via Mannheim o col bellissimo nightjet Wien – Strasbourg, oppure ancora, extrema ratio, con Flixbus da Venezia (aereo anche no, grazie), e lo stesso anatema vale anche per tutti gli altri viaggi che avrò la fortuna di compiere in Europa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, ora che mi son tolta questo puntuto sassolino dalla scarpa posso passare a cose più piacevoli, ovvero il Carrefour Européen du Patchwork 2022.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p><span id="more-7360"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come sempre mi sono sistemata a Sélestat, posizione strategicamente perfetta per raggiungere la Val d’Argent e le altre suggestive località alsaziane, nonché paesino molto tranquillo, ambiente ben diverso dal caos disneyano di Colmar. Quest’anno la mia personale agenzia di viaggi ha scovato un suggestivo sottotetto in un palazzo del XV secolo dichiarato monumento storico nel 1984. Cosa chiedere di più?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-7365 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030136-e1665749192481.jpg" alt="P1030136" width="640" height="427" /></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ah sì, potremmo aggiungere che l’autostazione di Sélestat è stata completamente rifatta, ora dotata di ampie pensiline per non bagnarsi quando piove. Una mattina c’è capitato di notare un gazebo accanto alla stazione. Sulle prime s’era pensato a un’attività commerciale o all&#8217;evento di qualche associazione in cerca di firme e sottoscrizioni. Invece si trattava di un’iniziativa di GrandEst, la locale azienda di trasporto pubblico. In buona sostanza stavano pubblicizzando l’apertura di una nuova linea di autobus, con tanto di volantini informativi e orari aggiornati. Proprio come da noi…</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-7367 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030156-e1665749312563.jpg" alt="P1030156" width="640" height="360" /></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Basta, meglio cambiare discorso, che più ci penso a come (non) funzionano le cose qui e più mi sale la bile, meglio parlare di stoffe (e non solo&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voto della ventisettesima edizione del Carrefour Européen du Patchwork: 7+.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ne valeva la pena. Sono tornata a casa con la sensazione di aver visto molte più cose di quante sono stata in grado di memorizzare sul momento, e questo <em>post</em> mi offre l’occasione di rivederle per apprezzarle nuovamente come meritano, forse anche di comprenderne il senso.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come si dice, fuori il dente fuori il dolore, perciò parliamo subito del concorso “Au fil des contes”, il cui tema chiedeva di rappresentare ciò che ha segnato la fantasia della propria infanzia, favole, personaggi, sogni e ricordi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo dire la verità, temevo un’invasione di personaggi stereotipati, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, la Sirenetta, Pinocchio, lupi, orchi, puffi, draghi, topolini, porcellini, gatti, anatroccoli e chi più ne ha più ne metta. Invece con mio grande sollievo sono stata smentita. Tranne qualche facile riferimento fiabesco devo dire che la maggior parte delle concorrenti ha interpretato il tema con sufficiente libertà e apprezzabile originalità. È ovvio, non tutto ha incontrato i miei gusti, e come sempre ho condiviso solo in parte le scelte della giuria. Ormai si sa che caratteristiche come l’effetto speciale fine a sé stesso, la rappresentazione ruffiana, la furberia, la tecnica incerta, il <em>politically correct</em> mi fanno venire l’orticaria, però avevo già deciso di soprassedere e di concentrarmi sulle opere che mi dicevano qualcosa di originale e di armonico.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Ecco allora l’opera che mi ha subito impressionato e che in cuor mio ho sperato che ne venisse riconosciuto il valore, cosa che effettivamente è avvenuta.</span></h5>
<div id="attachment_7369" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7369 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl-e1665751416678.jpg" alt="Tark Jungeun - Tea-bowl" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl</p></div>
<div id="attachment_7370" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7370 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail-e1665751474281.jpg" alt="Tark Jungeun – Tea Bowl - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guardate e stupite. Non trovo le parole per descrivere l&#8217;eleganza di quest&#8217;opera, un soggetto semplice, solido, comprensibile, eppure intriso di quel misticismo orientale che ancora resiste alla globalizzazione e al tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non si tratta di una banale scodella in ceramica, è un <em>Chawan</em> o un <em>Tenmoku</em> (solamente l&#8217;autrice potrebbe essere più precisa), ovvero una ciotola per la cerimonia del tè, quel rituale che risale al XII secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;artista ricorda di quando sua madre riempiva per lei, allora bambina, quella ciotola, non solamente di té chiarissimo, ma anche di luce e amore. Ora sono i figli di Tark Jungeun a godere della stessa magia contenuta in tale ciotola, e si spera che l&#8217;incantesimo non si perda nelle generazioni a venire.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se mi è consentito muovere una critica, ritengo che si sarebbe dovuto utilizzare un supporto più rigido per il <em>backing</em>. L&#8217;opera infatti presentava un considerevole difetto di planarità probabilmente dovuto a sbalzi di temperatura e umidità, un peccato veniale che comunque non ne sminuiva la bellezza.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Mattea Jurin non so nulla, e me ne cruccio in quanto il suo <em>quilt</em> &#8220;Big girls don’t cry&#8221; la palesa come un&#8217;artista meritevole di attenzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La scelta di colori è perfetta, come pure la composizione tormentata degi alberi. Entrambe trasmettono un senso di minaccia incombente, una cupezza non del tutto fugata dai cromatismi più vivaci che filtrano tra i rami. Mi piace pensare che la bimba su quel sentiero stia creando da sé una luce di speranza, e per farlo basta convincersi che pur se piccole si è comunque grandi dentro, e le ragazze grandi non piangono, affrontano i problemi.</span></h5>
<div id="attachment_7384" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7384 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry-e1665939270215.jpg" alt="Mattea jurin - Big girls don’t cry" width="480" height="715" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Big girls don’t cry</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Complimenti a Mattea Jurin, per la parte artistica dell&#8217;opera è ovvio, ma soprattutto per la scelta interpretativa del tema del concorso, la memoria di angosce d&#8217;un tempo lontano che lei ha saputo superare con coraggio e determinazione.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Baba Jaga, Medea, Circe, Lilith, e adesso ho fatto la conoscenza di Bruja Piruja, una strega ben differente dalle sue colleghe più famose. Si tratta di una sorta di <span class="mw-page-title-main">Till Eulenspiegel al femminile, una strega dispettosa e anche un po&#8217; sfortunata che vive in una caverna colma di cianfrusaglie. Per la legge del contrappasso un mattino viene colpita dal &#8220;colpo della strega&#8221;, restando immobilizzata a letto. Con l&#8217;aiuto del suo corvo riuscirà a guarire, ma solamente dopo aver promesso che non lancerà più incantesimi. Ma&#8230; lo farà davvero?<br />
</span></span></h5>
<div id="attachment_7387" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7387 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-e1665940728129.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja" width="480" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja</p></div>
<div id="attachment_7388" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7388 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail-e1665940805409.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come non essere attirate da quel mezzo sguardo ammaliatore? Potrebbe avere lo stesso potere di Medusa. L&#8217;occhio e la bocca spiccano diabolici sua quella figura che il bianco e nero disegnano come un insistito ritmo musicale che non lascia un attimo di respiro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora, per alleggerire l&#8217;atmosfera vi regalo questa filastrocca.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ojpH1zIe1_I?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è uno di quei lavori che non ci stancherebbe mai di guardare.</span><br />
<span style="color: #000000;">In effetti so poco o nulla di Lucy Pevensie, un personaggio della saga de &#8220;Le cronache di Narnia&#8221; di C. S. Lewis., se non quello che ho letto su Wikipedia. A quanto ho capito, attraversando un portale magico all&#8217;interno di un armadio lei si ritrova in un mondo dove l&#8217;inverno dura cento anni a causa di un sortilegio della Strega Bianca.</span><br />
<span style="color: #000000;">La coraggiosa Lucy si troverà ad affrontare peripezie, fino alla scofitta della strega.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ha rappresentato Lucy in quel mondo gelato accanto al famoso lampione vivo, ma il dinamismo della bimba sarà in grado di cambiare le cose, e già lo si intuisce dai colori più caldi dietro agli alberi.</span></h5>
<div id="attachment_7395" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7395 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy-e1665944511599.jpg" alt="Rhoda Bennett - Brave Lucy" width="480" height="659" /></a><p class="wp-caption-text">Rhoda Bennett &#8211; Brave Lucy</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un&#8217;immagine affascinante, ricca di colore e di luce, anche dove tutto si smorza nel grigio, e pare proprio che Lucy stia per uscire dal quadro.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io e il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / traduttore / <em>pusher</em> / guida turistica / ecc. ci siamo fermati a lungo a osservare quest&#8217;opera cercando di coglierne il messaggio. I titoli non erano ancora stati esposti, perciò godevamo della massima libertà interpretativa. Devo ammettere che lui ha immediatamente riconosciuto la tastiera di un pianoforte, e allora rimaneva da spiegare il perché di quell&#8217;immagine &#8220;mossa&#8221;, come se si stesse osservando qualcosa attraverso una superficie d&#8217;acqua appena appena increspata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;unica spiegazione era che si trattasse di un ricordo, ciò che la mente conserva ma che non è in grado di riportare con precisione assoluta, anzi il più delle volte si tratta di una complessa opera di mediazione.</span><br />
<span style="color: #000000;">Avevamo ragione.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ricorda il suo sogno giovanile di diventare una grande pianista, ma anche la sofferenza e la solitudine che lo studio di quello strumento comportava, tanto che mi viene da pensare a un&#8217;immagine vista attraverso un velo di lacrime.</span></h5>
<div id="attachment_7396" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7396 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream-e1665946502264.jpg" alt="Kang Geunhea - Re-dream" width="480" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Kang Geunhea &#8211; Re-dream</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche in questo caso, a prescindere dalla qualità artistica dell&#8217;opera, devo fare i miei complimenti per come Kang Geunhea sia riuscita dare un&#8217;originale forma visibile al tema del concorso.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse in questo caso il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / ecc. ha subito riconosciuto in quell&#8217;immagine la rappresentazione visuale di una gianografia dal suo libro &#8220;365 uova di giornata&#8221;:</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span class="fontstyle0" style="color: #000000;">Gianografia n°159 &#8211; FANTASMI<br />
Per ricordare il passato non ci vuole molto, ma per ricordare il futuro è indispensabile una buona dose di memoria. Se non ne siete convinti provate a rammentare i vostri sogni d’un tempo.</span><em><span class="fontstyle0" style="color: #000000;"><br />
</span></em></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente non potevano mancare i riferimenti diretti con le fiabe, e tra tutte le opere questa di Kestrel Michaud è quella che mi ha divertito di più.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur non raggiungendo la fama delle storie più famose scritte dai fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, tanto per citare dei titoli), la fiaba &#8220;I musicanti di Brema&#8221; spicca per alcuni aspetti surreali, per l&#8217;assenza di ogni aspetto pedagogico o edificante, e per il fatto che tutto avviene a seconda del caso e della fortuna. Non per questi motivi dovrebbe venir considerata una fiaba &#8220;minore&#8221;, soprattutto se si riflette su quanto il caso e la fortuna prevalgono anche nella lontanissima (nel tempo e nello spazio) raccolta di racconti &#8220;Le mille e una notte&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7397" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7397 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians-e1665946641444.jpg" alt="Kestrel Michaud - Bremen town musicians" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud &#8211; Bremen town musicians</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va da sé che a rendere ancora più pregevole questo <em>quilt</em> non è stata solamente la scelta del tema, ma anche la sua rappresentazione grafica. Kestrel cerca di ottenere dai suoi lavori una suggestione tridimensionale, e anche stavolta con un gioco sapiente delle ombre e delle trasparenze è riuscita a creare una scena viva, e per giunta ci si aspetta da un momento all&#8217;altro di sentir ragliare, abbaiare, miagolare e cantare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non vi ricordate come faceva quella fiaba, gustatevi la narrazione di Vittorio De Sica (scusate se è poco&#8230;) trasmessa dalla Rai nel 1961, quando la televisione aveva ancora qualche funzione educatrice e noi si andava a letto dopo Carosello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yvnN7vFOr8A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Altri lavori più o meno interessanti li potrete trovare nella mia <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">galleria Flickr</a></span></strong> dedicata alle mostre del 2022, oppure, quando sarà disponibile, potreste ordinare il catalogo Prestige direttamente dal sito del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.patchwork-europe.eu/index.php" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho inserito qui tutte le opere del concorso, riservando lo spazio a quelle che hanno di più hanno fatto vibrare le mie corde. Non si pensi che gli altri <em>quilt</em> fossero brutti, anzi nella maggioranza dei casi ne ho ricavato un&#8217;impressione positiva, però, come dicono gli americani, &#8220;non tutti i gusti sono alla vaniglia&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Allora lasciamo il concorso e andiamo a vedere le altre mostre, arrivando a un collegamento inaspettato con Fabrizio De André.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo di quest&#8217;opera di Hildegard Mueller è &#8220;Raw on Row&#8221;, fila dopo fila. Sono parole tratte dalla poesia &#8220;In Flanders Fields&#8221; di John McCrae, composta nel maggio del 1915 dopo la seconda battaglia di Ypres alla quale il tenente colonnello canadese prese parte in qualità di ufficiale medico.</span></h5>
<table style="height: 431px;" width="869" cellspacing="0" cellpadding="4">
<colgroup>
<col width="128*" />
<col width="128*" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">In Flanders fields the poppies blow<br />
Between the crosses, row on row,<br />
That mark our place; and in the sky<br />
The larks, still bravely singing, fly<br />
Scarce heard amid the guns below.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">We are the Dead. Short days ago<br />
We lived, felt dawn, saw sunset<br />
glow,<br />
Loved and were loved, and now we lie,<br />
In Flanders fields.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Take up our quarrel with the foe:<br />
To you from failing hands we throw<br />
The torch; be yours to hold it high.<br />
If ye break faith with us who die<br />
We shall not sleep, though poppies grow<br />
In Flanders fields.</span></p>
</td>
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri<br />
Tra le croci, fila dopo fila,<br />
Questo segna il nostro posto; e nel cielo<br />
Le allodole, cantando ancora con coraggio, volano<br />
Appena udite tra i cannoni di sotto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa<br />
Abbiamo vissuto, sentito l&#8217;alba, visto il tramonto brillare<br />
Amanti e amati, adesso giacciamo<br />
Sui campi delle Fiandre.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Riprendete voi la lotta col nemico:<br />
A voi con le nostre mani cadenti passiamo<br />
La torcia; siano le vostre a tenerla alta.<br />
Se non ci ricorderete, noi che moriamo,<br />
Noi non dormiremo, anche se i papaveri cresceranno<br />
Sui campi delle Fiandre. </span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_7415" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7415 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-e1666014195193.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row" width="480" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row</p></div>
<div id="attachment_7416" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7416 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail-e1666014229861.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row - Detail" width="640" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante il servizio funebre per l&#8217;amico Alexis Helmer caduto in quella battaglia, John McCrae osservò come i papaveri crescessero rigogliosi attorno alle tombe dei caduti, e da quell&#8217;immagine trasse l&#8217;ispirazione per la sua poesia.<br />
Come allora non ricordare anche i versi de &#8220;La guerra di Piero&#8221;, scritti quasi cinquant&#8217;anni dopo da Fabrizio De André?</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dormi sepolto in un campo di grano<br />
non è la rosa non è il tulipano<br />
che ti fan veglia dall&#8217;ombra dei fossi<br />
ma sono mille papaveri rossi.</span></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Della bravura di Angela Minaudo ho già avuto modo di scrivere nel <em>post</em> <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d&#8217;Argent 2021</a></span></strong>. Quest&#8217;anno le è stato riservato lo spazio per un&#8217;esposizione tutta sua, un riconoscimento che va oltre ogni valutazione personale. Non sono molte le <em>quilter</em> nostrane che possono vantare la patente di &#8220;artista internazionale&#8221;, e se ciò può essere motivo di legittima soddisfazione è anche implicitamente una condanna, quella di cercare di superarsi sempre per non deludere mai. Le premesse ci sono&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7421" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7421 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne-e1666019312346.jpg" alt="Angela Minaudo - Automne" width="480" height="671" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Automne</p></div>
<div id="attachment_7422" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7422 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please-e1666019378593.jpg" alt="Angela Minaudo - Stop! Please" width="480" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Stop! Please&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nei paraggi di casa mia e andiamo a fare una gita in Slovenia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono passati quasi dieci anni da quando a Kranj si tenne la mostra &#8220;<a style="color: #000000;" href="https://www.facebook.com/events/531305766934315/" target="_blank">Čas za patchwork</a>“, la prima esposizione organizzata da Margareta Vovk Čalič. Di quell&#8217;esperienza abbiamo la testimonianza di un <em>post</em> intitolato &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=120" target="_blank">Non c&#8217;è ragione</a></strong></span>&#8220;, nel quale riportiamo le immagini degli inizi del gruppo di Margareta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo che ritrovare le <em>quilter</em> slovene in Val d&#8217;Argent mi ha fatto un certo effetto. In primo luogo è prevalsa la soddisfazione personale per aver visto a suo tempo i loro primi passi e di averne intuito le qualità, e poi si spera sempre che i semi del <em>patchwork</em> trovino nuove terre, nuove artiste e nuove forme espressive.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento prevalgono ancora i blocchi tradizionali, ma già si nota all&#8217;orizzonte qualche interessante proiezione artistica del <em>patchwork</em>.  </span></h5>
<div id="attachment_7425" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7425 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula-e1666023057786.jpg" alt="Margareta Vovk Čalič – Nebula" width="640" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Margareta Vovk Čalič – Nebula</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E proprio Mateja Dimnik sembra aver preso una strada che potrebbe portarla molto lontano, anche perché ha tempo per crescere, energie da spendere, fantasia da esplorare, cultura dalla quale pescare e una giusta dose di temerarietà.</span></h5>
<div id="attachment_7426" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7426 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-e1666023146753.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe</p></div>
<div id="attachment_7427" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7427 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail-e1666023126353.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del resto chi si cimenta col nero è una <em>quilter</em> sicura di sé e di ciò che intende esprimere. Troppo facili e ammiccanti i <em>patchwork</em> realizzati con belle stoffe variopinte, allegre, ben abbinate, mentre il nero è impegnativo, per tutto, per il contrasto, per l&#8217;invasività, per il messaggio, e anche per la vista.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Innovazione per innovazione, ecco una delle cose più strane che mi sono capitate di vedere quest&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;">Si tratta di una trama realizzata in materiale sintetico, probabilmente colla liquida a caldo, accoppiata con pezzi di film di plastica da imballo, ipotizzo in polietilene.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è uscito una specie di merletto <em>random</em>, stile Jackson Pollock azzardo a dire, e anche se a prima vista potrebbe sembrare l&#8217;essenza del caos, osservandolo con più attenzione si nota un disegno preciso, un progetto.</span></h5>
<div id="attachment_7440" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7440 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2-e1666024408123.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2" width="640" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2</p></div>
<div id="attachment_7441" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7441 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail-e1666024438195.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Sous bois - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Sous bois &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certamente più di qualche <em>quilter</em> avrà sollevato un sopracciglio alla vista delle opere di Sandrine Pincemaille, se non addirittura le avrà semplicemente considerate &#8220;fuffa&#8221;, quando invece si tratta di un esperimento audace dove al posto del cotone, del poliestere, della lana, è stato utilizzato un filo liquido, cosa ben diversa da un <em>exploit</em> buttato lì tanto per stupire.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sono convinta che bisognerebbe giudicare queste nuove vie espressive con mente aperta e occhio ben disposto, perché potrebbe capitare un domani che su un <em>quilt</em> più tradizionale stia bene una contaminazione audace come questa, un trapianto avveniristico, una virgola di pazzia.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che a me piace saltare da palo in frasca, e allora eccovi dei lavori &#8220;tradizionali&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà ho messo quell&#8217;aggettivo tra virgolette in quanto si tratta di una tradizione inventata, come i <em>kilt</em> scozzesi e gli acchiappasogni nordamericani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I pannelli sottostanti si chiamano <em>molas</em>, e vengono applicati sugli abiti delle donne Kuna delle isole San Blas, vicino a Panama, e più che un manufatto tradizionale andrebbe considerata come una forma di identità distintiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fino ai primi anni del XX secolo era comune il <em>body painting</em>, ma dall&#8217;incontro con le coloratissime stoffe provenienti dal continente (anche stoffe di recupero nella più autentica interpretazione del <em>patchwork</em>), nonché dalla crescente disponibilità di strumenti relativamente nuovi per loro quali forbici, lamette, aghi e filo, nacque l&#8217;idea di dare forma più stabile alla loro espressione grafica-culturale. Va detto che i Kuna hanno sempre difeso con tenacia la loro indipendenza territoriale e sociale, fino alla rivoluzione del 1925 che li portò all&#8217;autonomia dal governo panamense. Per inciso, una delle scintille che accese l&#8217;animo dei rivoluzionari fu il divieto di indossare le <em>molas</em>, ragion per cui si può ben capire il valore culturale di tale indumento.</span></h5>
<div id="attachment_7448" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7448 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01-e1666170542882.jpg" alt="Molas - 01" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Molas</p></div>
<div id="attachment_7449" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7449 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03-e1666170653120.jpg" alt="Molas - 03" width="640" height="510" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<div id="attachment_7450" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7450 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04-e1666170689685.jpg" alt="Molas - 04" width="640" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I Kuna hanno una visione del cosmo a livelli, otto per la precisione, e per le <em>molas</em> sono previsti al massimo sette strati, dato che nell&#8217;ottavo ci sta ciò che loro definiscono Dio e che comprende la terra, l&#8217;oceano, il sole e la luna (l&#8217;essere umano è solamente al quarto livello). A base otto è anche il loro modo di contare (le dita che si possono toccare con il pollice), e se pensate che sia un sistema antiquato e poco pratico sappiate che la numerazione ottale è utilizzata anche nell&#8217;informatica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I disegni possono rappresentare cose reali, come animali o piante, ma pure dare forma visibile a ragionamenti filosofici, come l&#8217;involuzione di un pensiero o la ricerca della verità, e sono decine; tanto per citarne qualcuno: spirale, tartaruga, farfalla, freccia, iguana, arcobaleno, vento del Sud, cuscino&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ops, quasi dimenticavo di spiegare la caratteristica principale delle <em>molas</em>, ciò che li rende uniche. I disegni nascono per &#8220;sottrazione&#8221;, ovvero tagliando lo strato superiore appare il colore dello strato inferiore, e così via di livello in livello fino al completamento del disegno. Diciamo che come difficoltà sta alla pari con i dipinti su vetro di Hlebine, anche quella una forma d&#8217;arte assolutamente <em>naïve</em>.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Huehuetenango vi dice niente? No, non è una divinità Maya. Allora forse Antigua? Immagino che stiate pensando a quell&#8217;isola delle Piccole Antille, ma anche in questo caso siete fuori strada. Entrambi sono i nomi di due delle migliori zone di produzione del caffé in Guatemala.</span><br />
<span style="color: #000000;">A questo punto sarebbe logico sospettare che a me piaccia il caffè, e avreste ragione al cento per cento.</span><br />
<span style="color: #000000;">Amo il caffè, il caffè nero senza zucchero, perché il Bourbon guatemalteco è già dolcissimo del suo. Se vi va andatevi a vedere come il mio <em>sherpa</em> / <em>webmaster</em> / fotografo / ecc., e ora anche <em>barman</em>, mi prepara il &#8220;Capo in B&#8221;, un caffè tipico della zona dove vivo. Qui il <em>post</em> relativo &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2020/04/20/le-moment-le-plus-beau-de-la-journee/" target="_blank">Le moment le plus beau de la journée</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quindi come non poteva attirarmi un&#8217;opera dal titolo &#8220;Black Coffee&#8221;?</span></h5>
<div id="attachment_7492" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7492 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C-e1666290342812.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Black coffee_C" width="480" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Black coffee</p></div>
<div id="attachment_7460" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7460 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail-e1666202658683.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del Guatemala però non apprezzo soltanto caffè, ma anche le meravigliose opere di Priscilla Bianchi, con i caldissimi colori della sua terra. Lei ama utilizzare le stoffe guatemalteche per matenere vivi e attuali i motivi tradizionali dando loro sempre nuove configurazioni, un meticciato estetico che ben definisce il suo impegno artistico e il rispetto per una cultura antica e mai dispersa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">TELAS è l&#8217;acronimo di The East Los Angeles Stitchers, un gruppo di artiste che promuove i <em>quilt</em> della comunità latina della California meridionale. Sulla base di modelli disegnati dalla defunta Jane Tenorio-Coscarelli sono stati realizzati dei pannelli che fanno riferimento al Día de los Muertos (il giorno dei morti), una celebrazione messicana in ricordo dei defunti.<br />
Difficile per noi comprendere lo spirito quasi carnevalesco di quella cerimonia, e del resto le sue origini si perdono nell&#8217;era precolombiana, quando il rapporto con la morte e con i morti era vissuto in maniera più intima, più passionale, quasi bidirezionale. Forse nella formazione di tale modo di vedere hanno influito i secoli di ininterrotti sacrifici umani in onore di terribili divinità assetate di sangue.</span></h5>
<div id="attachment_7476" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7476 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada-e1666283998913.jpg" alt="Yolie Barrozo – Una chola refinada" width="360" height="759" /></a><p class="wp-caption-text">Yolie Barrozo – Una chola refinada</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si potrebbe presumere che anche Yvette Campos-Kratzeisen abbia radici sudamericane, e invece lei è un&#8217;alsaziana DOC che si è innamorata dei motivi inca, maya, aztechi e altri ancora. Rivisitandoli a suo gusto ha donato loro nuova vita, nuovi colori, nuove suggestioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il suo modo di operare è simile alle <i>Chinoiserie</i> del XIX secolo, quando artisti europei amavano riportare sulle loro opere dei motivi cinesi, decorazioni che pur non essendo perfettamente fedeli a quelle originali riuscivano comunque a trasmettere un senso di esotismo e di raffinatezza.</span></h5>
<div id="attachment_7469" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7469 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-e1666278590736.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen" width="640" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen</p></div>
<div id="attachment_7468" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7468 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail-e1666278255559.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7470" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7470 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-e1666279107336.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru" width="640" height="349" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru</p></div>
<div id="attachment_7471" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7471 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail-e1666279172381.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Indubbiamente questo è un altro modo di interpretare il <em>patchwork</em>, e vi confesso che non mi dispiace affatto. Oltre all&#8217;intrigante effetto estetico va detto che questi pannelli tradiscono un&#8217;abilità manuale fuori dal comune. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">No, non si tratta di rovine di templi maya, siano tornati di qua dell&#8217;Oceano Atlantico, come fece circa venticinque anni fa Denise Labadie, viaggiando dagli USA in Irlanda per visitare la terra dei suoi avi.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;effetto che ebbe su di lei quella realtà di pietre così antiche, così solide, così immutabili fu travolgente e definitivo, quasi pari all&#8217;illuminazione di San Paolo sulla strada di Damasco. Da allora è tornata sempre presso quelle vecchie pietre, per osservarle, per sentirne la trascendenza, per avvertire i secoli di storia che le hanno appena appena sfiorate, e soprattutto per ascoltarne il messaggio. Perché lei è diventata così intimamente connessa con loro da farsi accettare e ne ha appreso il linguaggio, ascolta le parole sussurrate a chi, tra le fuggevoli essenze di carne e sangue, sa ascoltare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che lei fa non è solamente una suggestiva opera tessile, è invece il tentativo di riportare a noi quei segreti messaggi affinché si possa comprendere quant&#8217;è ridicola l&#8217;umana illusione di potenza.</span></h5>
<div id="attachment_7478" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7478 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary-e1666286389763.jpg" alt="Denise Labadie – Bonamargy Friary" width="480" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Bonamargy Friary</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il convento di Bonamargy in Irlanda risale al 1485, e tra le sue rovine sono stati rivenuti documenti molto antichi, tra i quali una delle principali opere teologiche di San Tommaso d&#8217;Aquino.</span></h5>
<div id="attachment_7479" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7479 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough-e1666286433682.jpg" alt="Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough" width="480" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora più antico è il sito del monastero di Glendalough la cui fondazione risale al VII secolo. Oggi è diventato una delle principali attrazioni di pellegrinaggio dell&#8217;Irlanda medievale. Le sue rovine e altre simili sono visitabili all&#8217;interno di un parco naturale di ben 200 chilometri quadrati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non così antiche ma abbastanza vecchie sono le cose che Françoise Grall ama riportare su stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le sue origini sono bretoni, quelle di un promontorio che s&#8217;incunea nell&#8217;Oceano Atlantico e ne ottiene i favori e i castighi in egual misura.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era logico che di barche ne vedesse, e anche quelle non più utilizzabili che finivano in qualche cimitero di scafi per essere &#8220;cannibalizzate&#8221;. Indubbiamente quei ricordi giovanili le sono rimasti impressi, tanto da spingerla a tentare di dare forma visiva a quelle malinconiche sensazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Grazie alla sua preparazione (ha studiato chimica) e a delle brillanti soluzioni tecniche ha esplorato le possibili connessioni tra spessore e tessuto, materia e colore, attrezzi e strumenti da cucito, ed è riuscita, con metodi che qui non rivelerò, a ottenere delle rappresentazioni &#8220;materiche&#8221; degne di una mostra d&#8217;arte pittorica.</span></h5>
<div id="attachment_7484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7484 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2-e1666288994652.jpg" alt="Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2</p></div>
<div id="attachment_7485" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7485 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3-e1666289012930.jpg" alt="Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3</p></div>
<div id="attachment_7486" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7486 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1-e1666289071274.jpg" alt="Françoise Grall – Patch planétes 1" width="640" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Patch planétes 1</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ne ho inseriti qui &#8220;solamente&#8221; tre dei suoi lavori, a malincuore. Avrei voluto mostrarli tutti, ma avrei rischiato di sottoporvi alla dittatura del mio gusto personale, dato che queste sono state per me tra le opere migliori di questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork. Comunque, per chi lo desiderasse, c&#8217;è sempre il mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> per vederne altre.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Contaminare, che passione!</span><br />
<span style="color: #000000;">La purezza è bella, è misurata, è fedele a sé stessa, ma talvolta anche sterile e stucchevole. Quanto di più mi piacciono le unioni improbabili, sorprendenti, audaci, ma anche figlie di appassionate scelte estetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;">Natalia Lashko è nata russa, a pochi chilometri dalle rive del Don, però oggi vive in Ucraina, e di quella terra ci riporta i temi popolari. Lo fa, quando si dice la contaminazione, con il ricamo di paglia, una tecnica nata in Russia nel XVI secolo a imitazione dell&#8217;oro.</span><br />
<span style="color: #000000;">Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;">A lei si è unito suo figlio Illyaz, e con lui sono arrivate idee nuove e prospettive meno formali, l&#8217;ennesima contaminazione.</span></h5>
<div id="attachment_7497" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7497 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-e1666338682286.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01" width="640" height="421" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01</p></div>
<div id="attachment_7498" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7498 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail-e1666338732944.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01 - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01 &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7499" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7499 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons-e1666340473943.jpg" alt="Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!" width="480" height="673" /></a><p class="wp-caption-text">Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Natalia Lashko avevo già visto un&#8217;opera a Verona nel 2019 (<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6235" target="_blank">qui</a></span></strong> il post relativo), però questa tecnica del ricamo con la paglia è stata una scoperta veramente interessante.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ok, ora che abbiamo scoperto i ricami di paglia possiamo passare al reparto &#8220;cose strane&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Monique Alphand, Marithé Malferiol e Michel Perrier sono tre collezionisti tessili che hanno deciso di offrire una visione diversa dell&#8217;antico <em>patchwork</em> francese. Si potrebbe pensare che essendo inglese la parola &#8220;<em>patchwork</em>&#8221; anche tale tecnica di tagliare e ricucire sia una prerogativa del mondo anglosassone.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sbagliato.</span><br />
<span style="color: #000000;">A parte il fatto che i primi <em>patchwork</em> (in pelle) sono stati rinvenuti tra le rovine egizie di qualche migliaio di anni fa, a parte il fatto che il temine &#8220;<em>quilting</em>&#8221; deriva dal latino &#8220;<em>culcita</em>&#8220;, a parte il fatto che in Persia i nomadi già assemblavano i tappeti Kilim, a parte il fatto che mennoniti e amish sono originari della Sassonia, della Svizzera e dell&#8217;Alsazia, a parte tutto ciò l&#8217;uso di riassemblare pezzi di stoffa per realizzare oggetti di utilità domestica o di arredamento era diffuso anche in Francia.</span><br />
<span style="color: #000000;">La differenza maggiore è frutto della distanza culturale (e geografica) tra il <em>patchwork</em> europeo e quello delle colonie inglesi d&#8217;oltreoceano, poi diventate la federazione degli Stati Uniti. In queste ultime la carenza di materia prima, volutamente causata dagli inglesi per mantenere l&#8217;esclusiva della produzione tessile, comportò la pressante necessità di riutilizzare ogni pollice quadrato di stoffa anche frusta per realizzare delle trapunte da imbottire, prima con le foglie secche e poi con materiali più durevoli, mentre in Europa prevaleva talvolta l&#8217;aspetto decorativo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è un esempio questo pannello di linguette di lana (non molto antico per la verità), nel quale vengono rappresentate faccende di una quotidianità assoluta, ricordi, avvenimenti personali, ricorrenze e via dicendo.</span></h5>
<div id="attachment_7503" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7503 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C-e1666342743462.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine_C" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine</p></div>
<div id="attachment_7505" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7505 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail-e1666342859675.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questo splendido  pannello di lana finemente ricamato con eleganti <em>appliqué</em> di fiori? Le iniziali suggeriscono che forse è stato realizzato per celebrare due sposi, magari non per il giorno delle nozze ma per un importante anniversario.</span></h5>
<div id="attachment_7509" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7509 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-e1666345582740.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine</p></div>
<div id="attachment_7510" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7510 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail-e1666345618935.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Quando si dice appassionarsi al <em>patchwork</em>&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Caroline Legrand ha lavorato come grafica ed è una delle co-fondatrici del Théâtre du Soleil (quisquilie insomma), per diventare infine una <em>designer</em> tessile. La sua professione l&#8217;ha portata a contatto con le culture tessili di tutto il mondo, e lei ha deciso di farne un oggetto di studio, una ricerca che le ha consentito di pubblicare numerosi libri splendidamente illustrati.</span><br />
<span style="color: #000000;">In Val d&#8217;Argent lei ha portato qualche pezzo della sua ricca collezione, come questi indumenti di origine vietnamita,&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7512" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7512 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-e1666346197899.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam</p></div>
<div id="attachment_7513" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7513 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail-e1666346226605.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; o questa intrigante coperta proveniente dall&#8217;India, uno zibaldone di colori che in virtù di un qualcosa di indubbiamente magico si tengono comunque insieme.</span></h5>
<div id="attachment_7514" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7514 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan-e1666347459690.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre dall&#8217;India arriva questo vestito dei Banjara, una casta commerciale molto gelosa delle sue tradizioni tessili. Sullo sfondo un antico <em>patchwork</em> americano (collezione Catherine Legrand) dai colori ben intonati con l&#8217;abito. Complimenti a Liliane e Armel Chichery per la felice scelta espositiva.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7516" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7516 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde-e1666347905396.jpg" alt="Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde" width="480" height="717" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altra collezionista che pesca oggetti tessili da tutto il mondo è Tuulikki Chompré.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che vedete qui sotto non era destinato a essere indossato, e nemmeno appeso a una parete. Si tratta della parte di una ricca bardatura del cammello utilizzato per la cerimonia di un matrimonio turkmeno.</span></h5>
<div id="attachment_7520" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7520 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-e1666348783248.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan" width="600" height="685" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan</p></div>
<div id="attachment_7521" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7521 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail-e1666348755906.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dalla collezione di Nicole Roca ecco cinque pannelli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo. Non conosco il periodo di realizzazione di questi pannelli, però pensando alla travagliata e sanguinosa storia di quel paese si può ben dire che si tratta di oggetti preziosi, quasi dei &#8220;sopravvissuti&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7523" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7523 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo-e1666349671434.jpg" alt="Collection Nicole Roca - RDC Congo" width="640" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Nicole Roca &#8211; RDC Congo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo questo giro del mondo (ma non è finita qui&#8230;) torniamo nella cara e vecchia Europa.<br />
Eszter Bornemisza non si ripete mai. Pur conservando un suo stile che gioca sulla trasparenza, sulle ombre, sull&#8217;inconsistenza, sulla fragilità, riesce sempre a dare forma (quasi immateriale) ad alcune immagini dalle quali è difficile staccare lo sguardo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Niente è esplicito nelle sue composizioni, tutto va cercato, interpretato, accettato, ci si deve semplicemente arrendere alla suggestione che quelle trasmettono.</span></h5>
<div id="attachment_7500" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7500 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living-e1666340742174.jpg" alt="Eszter Bornemisza – Scanning the living" width="480" height="812" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza – Scanning the living</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non è la prima volta che Etsuko Ochiai espone in Val d&#8217;Argent. La sua specialità era, ed è, la tintura indaco della stoffa eseguita con metodi tradizionali giapponesi. Per quest&#8217;opera lei ha deciso di uscire dalla bidimensionalità applicando sulla base (poliestere?) un vello di riccioli di seta, probabilmente seta grezza, un lavoro di estrema pazienza. La domanda sorge spontanea: ma come li ha tenuti assieme?</span></h5>
<div id="attachment_7534" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7534 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-e1666515186241.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms" width="480" height="660" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms</p></div>
<div id="attachment_7535" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7535 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail-e1666515212427.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, in questi anni ho visto utilizzare di tutto nel <em>patchwork</em>. Oltre ai comunissimi cotone, lana, seta, poliestere, anche foglie, vetro, plastica, fili elettrici, carta, organza, pergamena, scorze d&#8217;uovo e altro ancora che al momento ricordo. Però questo materiale non me l&#8217;aspettavo, è stata una vera scoperta, uno dei lavori più intriganti dell&#8217;esposizione.</span></h5>
<div id="attachment_7538" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7538 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-e1666516493800.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit" width="640" height="482" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit</p></div>
<div id="attachment_7539" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7539 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail-e1666516506621.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bucce d&#8217;arancia, ecco di cos&#8217;è composta quest&#8217;opera, e vi dirò, l&#8217;effetto era sorprendentemente piacevole.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho idea di come stia assieme il tutto e nemmeno di quanto possa mantenere inalterato il suo aspetto. Forse va considerato arte effimera come i <em>mandala</em> di granuli di pietrisco colorato del Tibet, la cui esistenza fisica è limitata, però la loro bellezza incide talmente nella memoria da garantirne un&#8217;esistenza duratura.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Confesso di non sapere cosa sia lo <em>zumkou</em>, potrei ipotizzare un abito tradizionale, ma non mi arrischio oltre. Pregherei chi ne sapesse qualcosa di illuminarmi in merito. Comunque questi lavori di Martine Molet Bastien sono molto belli, con i loro colori vivaci e un originale assemblaggio <em>crazy</em> che li trasfigura.</span></h5>
<div id="attachment_7541" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7541 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02-e1666519176336.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - 02" width="480" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou</p></div>
<div id="attachment_7542" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7542 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2-e1666518458786.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - Detail2" width="360" height="753" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou? &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo ora a un&#8217;opera per la quale non trovo aggettivi (impressionante? Monumentale? Smisurata? Incredibile?). Fate voi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Coronavirus ha cambiato molte delle nostre abitudini, e non sempre in meglio, ma il suo impatto maggiore è stato quando per frenarne la diffusione vennero applicate delle misure di quarantena. Durante quel periodo di arresti domiciliari era fin troppo facile farsi prendere dallo sconforto, perdere l&#8217;ispirazione e la felicità di creare, farsi opprimere da una visione fosca del futuro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cecilia Koppmann si ribellò a quello stato di cose, decise di tenere unita la delicata trama che idealmente unisce le <em>quilter</em> di tutto il mondo, e lo fece grazie a quell&#8217;unica finestra ancora disponibile: <em>internet</em>. Giorno dopo giorno diffuse in rete dei brevi filmati che illustravano le tecniche di realizzazione di un blocco, suggerendo di seguirla nella realizzazione di una trapunta. Più di 600 persone da 26 paesi diversi aderirono alla sua iniziativa, la quale in quel terribile periodo aveva quasi la valenza di una seduta psicoterapeutica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiese a chi aveva partecipato di inviarle un blocco di 4&#8243; rappresentante una casa, e dall&#8217;unione di quelle tessere è nata l&#8217;opera sottostante</span></h5>
<div id="attachment_7544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7544 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-e1666520613221.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena" width="640" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena</p></div>
<div id="attachment_7547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7547 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1-e1666522397978.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail1" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7548" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7548 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2-e1666522417155.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail2" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un lavoro difficile, difficile da comunicare, difficile da organizzare, difficile da assemblare, e vi confesso anche difficile da fotografare, per le sue dimensioni in primo luogo, ma anche perché attirava così tanto l&#8217;attenzione che non c&#8217;era mai la visuale completamente libera per catturare l&#8217;immagine completa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel filmato sottostante Cecilia Koppmann racconta la genesi e lo sviluppo della sua iniziativa, e su in questa pagina dedicata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ceciliakoppmann.com/quilt-de-la-cuarentena/" target="_blank">Quilt colectivo de la quarentena</a></span></strong> potete trovare i nomi di chi ha partecipato.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/_YJvz8oVvjM?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cecilia Koppmann è argentina, e allora colgo l&#8217;occasione di mostrarvi delle opere interessanti provenienti dalle terre ispanofone, un&#8217;inserto che in questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork ha dimostrato che esistono ancora terre da esplorare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagine quasi psichedelica in questo lavoro di Blanca García. Indubbiamente le due sfere sembrano uscire dalla superficie piana della stoffa, e i richiami geometrici completano l&#8217;opera.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse non lo terrei appeso in casa questo <em>patchwork</em>, mi risulterebbe un po&#8217; troppo invasivo esteticamente, però dovete ammettere che si tratta di una realizzazione superba.</span></h5>
<div id="attachment_7555" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7555 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-e1666523712345.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados" width="640" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados<span style="color: #000000;"> <br /></span></p></div>
<div id="attachment_7554" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7554 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail-e1666523737505.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sicuramente più rilassante questo <em>patchwork</em> di Teresita Leal, un quadro pittoricamente perfetto.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace il fatto che non si è curata troppo del dettaglio, anzi alcune piccole imperfezioni rendono il tutto più naturale e fluido, mentre la scelta dei colori e dei chiaroscuri denota l&#8217;anima di una vera artista.</span></h5>
<div id="attachment_7557" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7557 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-e1666524484896.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II</p></div>
<div id="attachment_7558" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7558 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail-e1666524498358.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Carolina Oneto non avrebbe bisogno di presentazioni, in ogni suo <em>quilt</em> lei rappresenta spazi, volumi e colori in combinazioni sempre affascinanti, architetture tessili che si tengono in virtù di uno studio artistico (e  forse anche matematico) accurato.</span></h5>
<div id="attachment_7560" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7560 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four-e1666525027379.jpg" alt="Carolina Oneto – One in every four" width="640" height="532" /></a><p class="wp-caption-text">Carolina Oneto – One in every four</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Isabel Muñoz è arrivata in Alsazia con delle opere di forte impatto emozionale, bianchi e neri decisi e rappresentazioni raffinate. Come sempre la mia scelta è la più improbabile, ovvero questo branco di pesci immaginari, una scelta cromatica azzardata, una scommessa comunque vinta dato che la struttura a striscioline variopinte regala a quelle figure l&#8217;illusione del movimento.</span></h5>
<div id="attachment_7561" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7561 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-e1666526245481.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen" width="640" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen</p></div>
<div id="attachment_7562" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7562 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail-e1666526230126.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi ricordo di Inmaculada Gabaldón, de &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=1306" target="_blank">La caverna de los sueños</a></strong></span>&#8220;, un <em>quilt</em> ammirato durante quella splendida gita che feci a Sitges. Oggi scopro che lei ama molto Venezia (ma a chi non piace?), le sue calli, la sua luce, ma è quando arriva il carnevale che lei si trova nel folle universo dell&#8217;ispirazione creativa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le apparenze ingannano, questo è il titolo della sua opera, e si potrebbe pensare a un collegamento tra la vanità illusoria delle apparenze e l&#8217;effimera vita delle bolle di sapone, mentre la soluzione è molto più semplice ma non per questo meno originale. La figura femminile truccata da <em>clown</em> è in realtà un uomo, e ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che in fin dei conti noi ci fidiamo delle apparenze, e da quelle ci lasciamo volentieri ingannare.</span></h5>
<div id="attachment_7565" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7565 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan--e1666527759976.jpg" alt="Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;impressione è quella di essere in piedi sul terreno e guardare una mongolfiera che si solleva in cielo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche se probabilmente si tratta della riproduzione tessile di una fotografia, Carmen Santamaria ha scelto perfettamente l&#8217;inquadratura, la prospettiva e i colori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chapeau.</span></h5>
<div id="attachment_7569" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7569 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo-e1666529463880.jpg" alt="Carmen Santamaria – De aquí al cielo" width="640" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Carmen Santamaria – De aquí al cielo</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;">Cecília e Mercè González sono le due componenti del gruppo Desedamas, che scomposto in &#8220;<em>de seda mas</em>&#8221; significa in spagnolo &#8220;più della seta&#8221; (cioè oltre la seta).  La materia prima che utilizzano è prevalentemente la seta, la quale è di volta in volta supporto, tavolozza, pennello, luce, ombra, frontiera e cielo, con risultati sempre sorprendenti (forse anche per loro).<br />
Da qualche tempo si stanno cimentando in esperimenti sinestetici, ovvero con il colore e la forma cercano di richiamare stimoli sensoriali diversi dalla vista, come il calore, il profumo, il sapore, eccetera.<br />
Già nel 2015 ebbi modo di ammirare i loro richiami organolettici, ricordo bene &#8220;Formatges amb melmelades&#8221; e &#8220;Xocolata&#8221;, ma stavolta si sono cimentate in qualcosa di più difficile, qualcosa di astratto: la musica<br />
Ecco qui sotto l&#8217;opera dedicata a Chavela Vargas, pseudonimo di Isabel Vargas Lizano, la cantante costaricana (però messicana di adozione) che segnò un punto di svolta nell&#8217;iconografia della cantante donna, perlomeno in America Centrale, al pari di quanto stava facendo negli stessi anni Marlene Dietrich, quest&#8217;ultima però riccamente supportata dall&#8217;industria dello spettacolo.<br />
Con Frida Kahlo e Tina Modotti fece parte del trio di donne che diede una forma indipendente alla figura femminile.<br />
Cecilia ha voluto richiamare il colore fiammeggiante delle inestinguibili passioni di Chavela, la passione per la musica, la passione per la tequila, la passione per le donne, la passione per la vita.<br />
Dato che l&#8217;opera è sinestetica bisognerebbe anche sfiorarla con le dita per avvertire la morbidezza del velluto, la stessa delle sue canzoni struggenti e della sua voce leggermente arrochita da fumo e alcol.</h5>
<div id="attachment_7571" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7571 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela-e1666530271177.jpg" alt="Cecília González – Chavela" width="600" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Cecília González – Chavela</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi stuzzica la curiosità di sapere come cantasse Chavela, ecco qui sotto una delle sue canzoni più famose &#8220;Paloma negra&#8221;, nella quale la cantante esprime il suo dolore per il fatto che una donna le aveva spezzato il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/bUqzNlbuyD0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari a questo punto c&#8217;è chi si chiede che fine hanno fatto <em>patchwork</em> tradizionali, se esistono ancora.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente paura, c&#8217;erano anche quelli, comprese le opere Amish, però vi prego di perdonarmi, non mi sono sciroppata dodici ore di viaggio più tutte le arrabbiature per vedere cose che già bene o male conosco. Scorrendo (velocemente) le sale dove erano esposti ho potuto notare che la qualità di esecuzione è sempre eccellente, per me sicuramente inarrivabile, ma non mi dicevano molto, non lo fanno più da anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A ogni buon conto ecco qui degli esempi di quali opere le appassionate della tradizione potevano bearsi.</span></h5>
<div id="attachment_7579" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7579 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-e1666536961977.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking</p></div>
<div id="attachment_7580" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7580 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail-e1666536986531.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Strano ma vero, pare che anche in Australia ci siano problemi di parcheggio, e forse questa ricorrenza di tessere <em>crazy</em> raffigura la fatica e la pazienza per riuscire a trovare il posto adatto dove lasciare l&#8217;automobile.</span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco l&#8217;unico <em>quilt</em> di Kristel Salgarollo che siamo riusciti a fotografare bene. Villa Burrus era stracolma di gente, perciò era impossibile catturare un&#8217;immagine senza che nell&#8217;inquadratura entrasse qualcosa di estraneo.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7582" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7582 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere-e1666537489395.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Windemere" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Windemere</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei ha portato in Val d&#8217;Argent un&#8217;altra opera molto interessante, una bellissima coperta/vestito <em>patchwork</em> con tanto di strascico (che però era sempre a rischio di venire calpestato)</span></h5>
<div id="attachment_7583" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7583 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road-e1666537817905.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Mailing Road" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Mailing Road</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Geometrica, ma non tradizionale, quest&#8217;opera di Peter Hayward, indubbiamente molto d&#8217;effetto. Mediante una sua particolare tecnica riesce a realizzare una <em>mesh</em> in grado di rappresentare figure molto complesse, in questo caso quasi un&#8217;immagine osservata attraverso un caleidoscopio, &#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7584" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7584 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks-e1666537978149.jpg" alt="Peter Hayward – Fireworks" width="640" height="652" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward – Fireworks</p></div>
<div id="attachment_7586" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7586 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie-e1666538348997.jpg" alt="Peter Hayward - Clottie" width="640" height="635" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward &#8211; Clottie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; oppure il simpatico muso di una gattina.</span><br />
<span style="color: #000000;">Miao.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Dopo tutti quegli spigoli spigoli, quegli angoli retti, quell&#8217;esattezza, consentitemi di tornare a qualcosa di più libero, più informale, più aperto all&#8217;interpretazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Renate Wilde ebbe un giorno l&#8217;occasione di vedere uno stormo di gru che si erano levate dalle coste del Mar Baltico per la loro migrazione verso terre più calde. Una volta perse di vista le gru immaginò di accompagnarle nel loro lungo viaggio attraverso la Germania e la Francia, e associò idealmente la loro migrazione al travaglio della nostra vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli uccelli si riuniscono in un cielo sovrastato da nuvole minacciose, e pur essendo ancora in pochi decidono istintivamente che, non potendo cambiare quel cielo, è necessario cercare un altro cielo più accogliente. Alzatisi in volo trovano altri uccelli della loro specie che condividono il medesimo desiderio, e con quelli condividono pacificamente quel cielo senza confini e le sue strade che scavalcavano anche le montagne più alte. Il tragitto è lungo e non privo di rischi, ma le gru trovano in sé stesse la forza di proseguire, sospinte dalla percezione che lo stormo è protezione, è volontà, è vita. Infine giungono, purtroppo non tutte, in quella che per loro è la terra promessa, o almeno che lo sarà fino alla primavera che prima o poi ha da venire.</span><br />
<span style="color: #000000;">E noi, come ci dovremmo comportare sotto un cielo ostile? Magari sarebbe meglio non incaponirsi nel cercare di cambiare ciò che non si può cambiare, magari dovremmo cercare negli amici e nella famiglia la forza di superare gli accidenti della vita, magari, se avremo forza e fortuna, ritroveremo finalmente la serenità, magari sarebbe meglio che la smetta di scrivere stupidaggini e che mi limiti a parlare di <em>patchwork</em>&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7589" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7589 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-e1666538846551.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs" width="640" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs</p></div>
<div id="attachment_7590" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7590 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3-e1666538877754.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs - Detail3" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque quest&#8217;opera va, secondo me, nella giusta direzione, quella che supera la mera dimostrazione di abilità tecnica per arrivare, dopo un lungo e periglioso faticoso viaggio, al riconoscimento della valenza artistica di quanto ci ostiniamo a fare con ago e filo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che può bastare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è che possa scrivere all&#8217;infinito, questo <em>post</em> finirebbe per essere pubblicato dopo il Carrefour Européen du Patchwork del 2024, e poi rischierei di ripetermi. Se mi avete seguita fin qui sono certa che si sarà capito quali sono le mie preferenze e di come io sia rimasta molto soddisfatta di quanto ho avuto la fortuna di vedere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre ripeto ancora una volta che questo <em>blog</em> riporta solamente in maniera parziale le esposizioni della Val d&#8217;Argent, parziale perché se dovessi pubblicare tutte le opere ne uscirebbe un <em>post</em> lunghissimo e noiosissimo, parziale anche perché io non sono imparziale. Dato che non faccio la giornalista di mestiere e che tutto, dal viaggio alla pubblicazione, è solamente frutto della passione per l&#8217;arte tessile, mi arrogo il diritto di fare le cose a mio gusto, che però ritengo non sia dei peggiori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un&#8217;altra faccenda che non mi stanco mai di ripetere è che le immagini pubblicate non sempre rendono giustizia alle opere esposte. La nostra attrezzatura è tutt&#8217;altro che professionale e perciò i dettagli si possono perdere, come pure la resa dei colori non è mai ottimale. Talvolta anche l&#8217;illuminazione non uniforme dei lavori ci mette del suo per rovinare la riproduzione, e allora al mio fotografo tocca penare per tentare di usare il flash in modalità indiretta, ma vallo a spiegare a chi ha scattato le foto sempre e solamente con lo <em>smartphone, </em>il più delle volte è meglio lasciar perdere. Perciò se volete veramente godere della bellezza delle opere dovete venire a vederle di persona, sul posto, magari non viaggiando con la nostra modalità <em>slow &amp; cheap</em>, magari con trasferimenti più comodi e organizzati. Comunque se vi servissero lumi noi siamo qui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Che altro dire?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come ho già scritto sopra, la presenza di <em>quilter</em> ispanofone era abbastanza nutrita, specialmente centroamericane e sudamericane, il che ha offerto un piacevole tocco di novità a questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alcune fonti ben informate ci hanno riportato voci circa un certo disappunto di qualche artista francese per una tale &#8220;invadenza&#8221; d&#8217;oltreoceano, ma spero con tutto il cuore che si tratti solamente di voci infondate, oppure del momentaneo disorientamento causato da una novità inattesa. Mi risulterebbe incomprensibile un atteggiamento sciovinista, soprattutto per il fatto che l&#8217;essenza del <em>patchwok</em> sta nell&#8217;unione di elementi diversi dove gli uni fanno risaltare gli altri e viceversa, e lo stesso dovrebbe valere per le persone e le culture. Le nubi all&#8217;orizzonte, come già scrissi lo scorso anno, sono plumbee, la crisi economica dovuta al Coronavirus cinese ancora morde, molte bravissime artiste non stanno diventando sempre più giovani, e trovare nuove appassionate è diventato difficile, almeno dalle mie parti, perciò ogni nuovo ramoscello che dà germogli dovrebbe essere salutato con gioia, sempre, altrimenti si peccherebbe di orgoglio, e l&#8217;orgoglio, si sa, uccide.<br />
Via allora da queste tristezze e cominciamo a contare i giorni che mancano alla prossima edizione del Carrefour Européen du Patchwork, alla prossima gita in Alsazia, all&#8217;appuntamento che rende più dolce e colorato l&#8217;autunno.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7609 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023-e1666706035685.jpg" alt="Next2023" width="480" height="682" /></a> Per chi non ne ha ancora abbastanza, ecco qui sotto un breve filmato, niente di che, solamente qualche minuto di immagini delle mostre (e non solo), e sul mio album del 2022 di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr </a></span></strong>troverete altre opere che per motivi di spazio non abbiamo inserito in questo <em>post</em>.<br />
<span style="color: #000000;">Per le immagini degli anni precedenti potete andare sulle pagine Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">lastoffagiusta2013</span></strong></a>.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yFypehbXiNs?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
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<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
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<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
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<h5><em>Mélanie della Sweet Home Conciergerie, per la cortese e puntuale accoglienza.</em></h5>
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<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta.</em></h5>
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<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
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<h5><em>La Brasserie “Le Central” di Sélestat, ancora una volta per l’insuperabile Edelweiss.</em></h5>
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<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
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<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di &#8220;dolce&#8221; relax<br />
</em></h5>
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<h5><em>Il nostro &#8220;vecchio&#8221; Lumia con la sua app &#8220;Here&#8221;, per trovare sempre la strada.</em></h5>
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<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
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<h5><em>Diana Marks, per alcune interessanti informazioni sulle molas.</em></h5>
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<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
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<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
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<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
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</ul>
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