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	<title>La stoffa giusta &#187; Alsace</title>
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		<title>Tu mi stai diludendo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 10:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con chi ce l’ho stavolta? Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera. Purtroppo stavolta Flixbus mi ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con chi ce l’ho stavolta?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, si potrebbe credere che sia incontentabile, quando invece è proprio così, almeno per alcuni aspetti sui quali sono molto sensibile. Uno di questi riguarda il modo come la logistica aiuta o meno un viaggiatore, ossia tutto quello che riguarda l&#8217;informazione, la puntualità, l&#8217;accoglienza, eccetera.</span><br />
Purtroppo s<span style="color: #000000;">tavolta Flixbus mi ha veramente deluso, in primo luogo lasciandomi senza l&#8217;ormai indispensabile  <em>WiFi</em> da Vienna a Strasburgo, e poi arrivando con più di un’ora e mezza di ritardo sull’orario di partenza programmato, tra l’altro facendoci attendere in una località posta nel nulla più assoluto, priva di ogni struttura, anche minima, in grado di accogliere i viaggiatori.</span><img class="aligncenter wp-image-9285 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Flixbuu_01-e1763322914829.jpg" alt="Flixbuu_01" width="480" height="98" />Ma non è finita qui, ne ho anche per Strasburgo.<br />
La prima volta che ci passai, una quindicina d’anni fa, mi parve una bellissima città, degna del suo ruolo importante in Europa. Stavolta non ho potuto sopprimere una sensazione di decadenza, o almeno di trascuratezza, come se non ci fosse stata alcuna evoluzione.<br />
Già il fatto che assai scarsi siano i collegamenti aerei con le principali città europee, come pure quelli ferroviari diretti, è un segnale di inadeguatezza per una città che ospita una delle due sedi del Parlamento Europeo. Ma veniamo ai fatti.<br />
Quando abbiamo occasione di fare un giretto nel centro storico di qualche località estera di una certa importanza, siamo usi liberarci dei <em>trolley</em>, lasciandoli nel deposito bagagli della stazione ferroviaria. Così facemmo anche a Strasburgo, e dopo un po’ di su e giù per la stazione localizzammo quel servizio. Ci accolse una porticina a due ante in legno che pareva quella di una vecchia casa popolare, e poi uno striminzito locale simile a una biglietteria di un cinemino di terza visione. Alla destra di una ridotta postazione vetrata stava un imponente <em>scanner</em> per i bagagli, con tanto di <em>metal detector</em>, ma senza alcuna istruzione (almeno chiaramente visibile) su come procedere. Posti i <em>trolley</em> sul nastro trasportatore, attraversammo il <em>metal detector</em>, il quale non mancò di segnalare il fatto che non eravamo stati abbastanza diligenti e che non avevamo posto tutti gli oggetti metallici nell’apposita vaschetta gialla, ma i due addetti seduti nel loro gabbiotto non fecero nemmeno un <em>plissé</em>. Entrati nella sala con gli armadietti, e posti al loro interno i due <em>trolley</em>, scoprimmo che la tariffa era di ben 12,50€, molto di più di quanto chiedono a Praga e a Vienna, ma il bello è che si poteva pagare quella tariffa solamente in monetine, niente banconote, carta di credito e <em>bancomat</em>. Ora, non si può pretendere che nel XXI secolo le persone viaggino con una scarsella piena di monete come ai tempi di Carlo Martello. Soluzione: bisognava tornare indietro, <em>trolley</em> compresi, e chiedere lumi in quel gabbiotto, nel quale un addetto, con al suo fianco un sacco di monete stile Zio Paperone, gentilmente cambiava una banconota in metallo sonante. Ciliegina sulla torta, il deposito chiudeva alle 19 (alle sette di sera!), e se si voleva andare a cena in un bel ristorantino sull’Ill era necessario farlo con bagagli al seguito.<br />
Bah!<br />
Il meglio però doveva ancora arrivare, e mi riferisco alla Gare Routière Centrale De Strasbourg, e mai tanto un nome così altisonante corrispose invece a una situazione mediocre e insopportabile. Alle 20 i bagni erano già chiusi, come pure il bar, e almeno da un’ora, mentre qualche anno fa restava aperto fino alle 21 (un altro segno della decadenza). Per giunta avevamo preso un po’ di pioggia, e una bevanda calda sarebbe stata gradita. Invece ci trovavamo sotto una sorta di tettoia aperta du due lati lunga circa una ventina di metri, con due parallelepipedi di cemento per sedersi, ma che erano stati modificati in un giaciglio per i <em>clochard</em>, e per giunta al buio. La situazione era poco rassicurante e oltremodo scomoda, perciò, dopo un tentativo di resistere stoicamente, cedemmo e ci rifugiammo per un’oretta in una birreria a qualche isolato di distanza, dove un paio di bicchieri di <em>cabernet</em> ci riconciliarono con l’esistenza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9287 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Strasburgo-e1763368044743.jpg" alt="Strasburgo" width="640" height="360" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Tutto bene il resto?</span><br />
<span style="color: #000000;">Sì, beh, abbastanza. </span><span id="more-9173"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, anzi benissimo come sempre la sistemazione che la mia agenzia di viaggi ha scovato a Sélestat, sempre efficiente il trasporto pubblico da lì alla Val d’Argent, interessante anche la scappata a Mulhouse per visitare la <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.citedutrain.com/" target="_blank">Citè du Train</a></span></strong>, e, a proposito, sempre comodissimi i divani delle vecchie carrozze ferroviarie Corail. Però mi par di ricordare che qui si sarebbe dovuto parlare di <em>patchwork</em>, e ora c’arrivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiariamo subito una cosa, m’interesso ancora di arte tessile, e il Carrefour Européen du Patchwork ha sempre il suo fascino, però c’era un motivo ben specifico che mi aveva condotto lì, ovvero la soddisfazione di vedere una mia opera esposta al concorso internazionale, e per la terza volta, badate, ma di ciò parlerò in seguito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025.jpg"><img class="aligncenter wp-image-9289 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025-e1763368339392.jpg" alt="Carrefour-Europeen-du-Patchwork-2025" width="720" height="224" /></a><span style="color: #000000;">Il 2025 è un anno speciale per il Carrefour Européen du Patchwork, si tratta infatti della trentesima edizione, e per l’occasione sono stati realizzati dei <em>gadget</em> che non ho mancato di procacciarmi. Anche il destino c’ha messo lo zampino, in quanto, all’ultimo, una delle presentarici alla premiazione del concorso non è potuta intervenire, ed è stata sostituita dalla persona che più rappresenta questa manifestazione e che ne è stata la promotrice per tantissimi anni: Mme Gul Laporte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con la prima impressione generale, e cioè che le mostre erano tutte abbastanza interessanti, ossia il livello generale era mediamente alto (non sempre era successo), però, tranne che in un paio di occasioni, sono mancate quelle vette di eccellenza che ti facevano sentire una nullità e ti veniva voglia di lasciar perdere il <em>patchwork</em> per sempre.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei dalla fine, ossia dall&#8217;ultima mostra che ho visitato e che stava quasi per sfuggirmi. Si tratta di una serie di piccole opere d&#8217;arte esposte dalla European Quilt Association (EQA). Il tema proposto quest&#8217;anno era &#8220;Contrasts&#8221;, e devo dire che è stato interpretato magnificamente.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9175 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-02-e1762082449127.jpg" alt="EQA - Contrasts - 02" width="480" height="474" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9176 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-03-e1762082482356.jpg" alt="EQA - Contrasts - 03" width="480" height="509" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9177 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-06-e1762082520310.jpg" alt="EQA - Contrasts - 06" width="480" height="481" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9178 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-12-e1762082534779.jpg" alt="EQA - Contrasts - 12" width="480" height="473" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9179 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/EQA-Contrasts-05-e1762082549347.jpg" alt="EQA - Contrasts - 05" width="480" height="483" /></a>Ovviamente le opere esposte erano molte di più, e qui ho riportato solamente alcune di quelle che, a parer mio, sono indicative  della fantasia e dell&#8217;abilità che le <em>quilter</em> di EQA riescono a palesare nell&#8217;interpretazione di un tema in apparenza così categorico.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da questi piccoli <em>quilt</em> passerei a un&#8217;opera che per dimensioni e impegno realizzativo non esito a definire &#8220;monumentale&#8221;</span></h5>
<div id="attachment_9183" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9183 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-e1762164898225.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud" width="720" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud</p></div>
<div id="attachment_9185" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9185 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Flower-Cloud-Detail-03-e1762165021567.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Flower Cloud - Detail 03" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Flower Cloud &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">A spanne saranno stati circa quattro metri, una nuvola di fiori che Esther Delgado Pico ha realizzato con maestria notevole.<br />
Mi chiedo anche come sia riuscita a portare fino in Alsazia quella installazione così grande.</h5>
<div id="attachment_9186" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9186 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-e1762165819419.jpg" alt="Esther Delgado Pico" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diciamo che Esther Delgado Pico è stata, per me, una vera sorpresa, e non solamente per il fatto che ancora non la conoscevo, ma perché lei ha portato in Alsazia una serie di opere veramente interessanti.</span></h5>
<div id="attachment_9187" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9187 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-01-e1762166698216.jpg" alt="Esther Delgado Pico - 01" width="720" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Youth &#8211; Maturity</p></div>
<div id="attachment_9188" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9188 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Childhood-02-e1762166830207.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Childhood - Detail" width="360" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Childhood &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ammirate questa spendida opera di grandi dimensioni che, a buon diritto, troneggiava nel centro della sala.</span></h5>
<div id="attachment_9190" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9190 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Esther-Delgado-Pico-Adrift-e1762168234679.jpg" alt="Esther Delgado Pico - Adrift" width="640" height="492" /></a><p class="wp-caption-text">Esther Delgado Pico &#8211; Adrift</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ebbene, oltre che bravissima, Esther si è dimostrata estremamente corretta perché ha voluto precisare che la sua splendida opera è tratta da un&#8217;immagine originale di Eric Zener, un famoso pittore americano. Forse questa precisazione potrebbe sembrare gratuita, ma in realtà troppe volte è capitato che un&#8217;artista copiasse più o meno pedissequamente un&#8217;opera senza citarla apertamente, come del resto già segnalato del vecchio <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4486" target="_blank">Il cacciatore</a></span></strong>&#8220;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sa che amo le opere originali, quelle che rappresentano un rischio per l&#8217;artista in quanto &#8220;rompono&#8221; qualsiasi rappresentazione codificata e propongono nuovi e inaspettati orizzonti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di <span dir="auto">Marie-Francine Brochard avevo già visto qualcosa nel 2019, ma quanto che lei ha portato quest&#8217;anno superava qualsiasi aspettativa.</span></span></h5>
<div id="attachment_9192" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9192 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Eucalyptus-3-e1762197825361.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Eucalyptus 3" width="480" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Eucalyptus 3</p></div>
<div id="attachment_9193" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9193 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-e1762197903111.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5" width="600" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5</p></div>
<div id="attachment_9194" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9194 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marie-Francine-Brochard-Écorces-5-Detail-e1762197969549.jpg" alt="Marie-Francine Brochard - Écorces 5 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marie-Francine Brochard &#8211; Écorces 5 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un<em> patchwork</em> realizzato con la corteccia d&#8217;albero doveva ancora vederlo. Però, se ci pensate bene, è un&#8217;idea quella di utilizzare un materiale antichissimo, quasi primordiale, per delle opere d&#8217;arte contemporanee.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin è un&#8217;apprezzatissima <em>quilter</em> italiana che si è sempre distinta per la forza espressiva delle sue opere d&#8217;arte. Oltre a ciò andrebbe aggiunta un&#8217;innegabile originalità nella ricerca dei temi e nelle scelte cromatiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti sono i riconoscimenti che ha già ottenuto, tra i quali un premio al Carrefour Européen du Patchwork, e i suoi <em>quilt</em> ormai non conoscono confini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;anno le è stata dedicata una personale, nella quale ha potuto esporre una serie di opere della sua notevole produzione, e trovo che si è trattata di una delle esposizioni migliori di questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizierei con Life&#8217;s Textures, un <em>quilt</em> sinestetico, in quanto, oltre alla sensazione visiva, l&#8217;artista invitava alla sensazione tattile, ossia a prendere contatto con la stoffa, la sua trama, le parti morbide e meno morbide, le contaminazioni, i confini e i corsi.</span></h5>
<div id="attachment_9196" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9196 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Lifes-Textures-e1762538273746.jpg" alt="Mattea Jurin - Life's Textures" width="620" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Life&#8217;s Textures</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="x1lliihq x1plvlek xryxfnj x1n2onr6 xyejjpt x15dsfln x193iq5w xeuugli x1fj9vlw x13faqbe x1vvkbs x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx" dir="auto" style="color: #000000;"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs xt0psk2 x1i0vuye xvs91rp xo1l8bm x5n08af x10wh9bi xpm28yp x8viiok x1o7cslx x126k92a">Come Mattea Jurin ha inteso precisare, si tratta di una rappresentazione di tutta una vita, dal bianco dell&#8217;innocenza infantile, attraversano i momenti di crescita, poi quelli della passione, della maturità, fino alle tinte più scure della contemplazione e della completezza,<br />
La vita non procede mai in maniera lineare e uniforme, ha i suoi percorsi imprevisti, le sorprese belle e brutte, le difficoltà da superare e le soddisfazioni per quelle superate. Tutto ciò veniva simbolicamente richiamato in quest&#8217;opera, una sorta di biografia scritta con i colori invece che con carta e penna.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto intrigante ed emblematico questo trittico monocromatico che, per inciso, rispetta la filosofia originale del <em>patchwork</em>, in quanto è stato realizzato con materiali di recupero, stoffe che hanno un legame particolare con l&#8217;autrice.</span></h5>
<div id="attachment_9199" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9199 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Head-Earth-Hands-e1762541755623.jpg" alt="Mattea Jurin - Head Heart Hands" width="320" height="963" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Head Heart Hands</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E non poteva essere altrimenti, in quanto viene rappresentata l&#8217;essenza dell&#8217;artista in tre parti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima in alto è la testa, nella quale i progetti, o per meglio dire varie ipotesi di progetto nascono, si accavallano, si elidono, si confrontano, si completano, fino al raggiungimento di una struttura più o meno interpretabile e rappresentativa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda è il cuore, il motore emotivo dell&#8217;artista, il quale sempre sottolinea l&#8217;urgenza di dare una forma espressiva alla fantasia che preme per vedere la luce.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il terzo sono le mani, ma in quelle sono racchiuse la maestria, la pazienza, la sensibilità cromatica, e in fin dei conti anche il tempo speso per trasformare una pezza di stoffa in un&#8217;opera d&#8217;arte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che Mattea Jurin sia un&#8217;artista eclettica lo si sarebbe già dovuto capire, e il <em>quilt</em> sottostante dimostra quanto possa essere evocativa un&#8217;immagine che fa della sua semplicità (espressiva, non tecnica) la cifra della sua bellezza.</span></h5>
<div id="attachment_9204" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9204 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-e1762686265106.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home" width="420" height="603" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home</p></div>
<div id="attachment_9205" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9205 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-The-Ocean-we-crossed-the-shores-we-called-home-Detail-e1762686290938.jpg" alt="Mattea Jurin - The Ocean we crossed, the shores we called home - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; The Ocean we crossed, the shores we called home &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei è, si potrebbe dire, figlia di due mondi, se non addirittura tre. Figlia di genitori europei emigrati negli USA, trascorse lì la sua prima giovinezza, e poi visse il ritorno della sua famiglia in Europa, dove tuttora risiede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In pratica l&#8217;Oceano Atlantico è una sorta di ponte tra i due continenti che può chiamare &#8220;casa&#8221;, e lei ha inteso raffigurare questo legame indissolubile mediante le radici che affondano profondamente nel terreno, quasi tentassero di ritrovarsi sotto al fondale dell&#8217;Oceano. Mi piace pensare che si tratta anche di un ponte che probabilmente Mattea presto riattraverserà per esporre una sua personale in qualche <em>show</em> statunitense.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità assoluta, almeno per me, questi piccoli capolavori in 3D, con una cornice metallica che li sottolinea più che delimitarli, come dire che il <em>patchwork</em> è &#8220;aperto&#8221; a tutte le forme espressive.</span></h5>
<div id="attachment_9211" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9211 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Iron-and-Ether-e1762694013368.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Iron and Ether" width="420" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Iron and Ether</p></div>
<div id="attachment_9212" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9212 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Whispers-of-the-Iron-Bloom-Rooted-in-Air-e1762694073705.jpg" alt="Mattea Jurin - Whispers of the Iron Bloom - Rooted in Air" width="420" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Whispers of the Iron Bloom &#8211; Rooted in Air</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se vi ricordate di quell&#8217;incredibile opera realizzata da Dieter Filler con bucce d&#8217;arancia che inserii nel <em>post</em> del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=7360" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork del 2022</a></span></strong>. No? Allora andate a rivedervela. Ebbene, anche quest&#8217;anno egli ha deciso di stupire con un&#8217;opera che riprende un soggetto estremamente semplice, il Sol Levante giapponese, declinandolo con materiali e lavorazioni inusuali a dir poco.</span></h5>
<div id="attachment_9215" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9215 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-e1762796034401.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant" width="360" height="639" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant</p></div>
<div id="attachment_9216" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9216 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dieter-Filler-Au-pays-du-soleil-levant-Detail-e1762796082600.jpg" alt="Dieter Filler - Au pays du soleil levant - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Au pays du soleil levant &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suppongo che si tratti di cotone assemblato su tessuto <em>pile</em> leggermente arricciato, suppongo ripeto, perché non ho osato sfiorare quel bianco morbito per tema di sporcarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque vi inviterei a dare una sbirciata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://arts-textiles.fr/artiste-en.htm" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questo artista tessile, e scoprirete che in tutta la sua produzione non si è mai ripetuto, non ha ceduto alle sirene di un comodo <em>cliché</em> di successo, e questo, almeno per me, è un grande valore aggiunto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre in Giappone restiamo con questo meraviglioso quilt di Montserrat Forcadell Blasco, un&#8217;artista che ci ha sempre regalato delle opere degne di nota, e anche questa ha ottenuto il meritatissimo successo nel concorso &#8220;Giappone: misteri, leggende e realtà&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9218" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9218 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-e1762797683495.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise" width="360" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise</p></div>
<div id="attachment_9219" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9219 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Montserrat-Forcadell-Blasco-La-légende-du-Héron-japonaise-Detail-e1762797745976.jpg" alt="Montserrat Forcadell Blasco - La légende du Héron japonaise - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell Blasco &#8211; La légende du Héron japonaise &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come per la gru, associata alla fortuna, alla fedeltà e alla longevità, il misticismo giapponese è molto legato anche all&#8217;airone, ma ha un significato più misterioso, legato agli spiriti, alla morte e all&#8217;adilà. Forse non a caso Hayao Miyazaki considera il suo film d&#8217;animazione &#8220;Il ragazzo e l&#8217;airone&#8221; come una sorta di testamento spirituale e artistico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molte sono le antiche leggende giapponesi che hanno l&#8217;airone come protagonista, e una di quelle avrà sicuramente colpito l&#8217;artista, la quale si è ispirata anche all&#8217;arte pittorica cinese per tradurre visivamente le sue sensazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in zona, e precisamente nella Corea del Sud.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Hae Ok Chang è nota per i suoi fiocchi di neve, ottenuti ritagliando dei pizzi e applicandoli su degli sfondi più o meno colorati. Però ama anche riprodurre con la stoffa dei motivi tradizionali del suo paese, con colori vivi e geometrie complesse.</span></h5>
<div id="attachment_9225" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9225 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Four-e1762854776349.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Four" width="660" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory</p></div>
<div id="attachment_9226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9226 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-Detail-e1762854677372.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Serene Glory &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_9227" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9227 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Serene-Glory-e1762854742640.jpg" alt="Hae Ok Chang - Serene Glory" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qui sotto una delle sue opere più peculiari, con i tipici fiocchi di neve. In questa spiccano imperiosi su un fondo nero, quasi fossero sprazzi di luce invece che delicate strutture di ghiaccio.</span></h5>
<div id="attachment_9229" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9229 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-e1762856665247.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02" width="360" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02</p></div>
<div id="attachment_9230" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9230 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Hae-Ok-Chang-Snowflakes_02-Detail-e1762856835671.jpg" alt="Hae Ok Chang - Snowflakes_02 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Hae Ok Chang &#8211; Snowflakes_02 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque in questo dettaglio ci si rende conto che non si tratta di una sorta di <em>applique</em>, seppure accurato, perché anche lo sfondo palesa un&#8217;abilità tessile fuori dal comune.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork erano presenti molte altre opere che arrivavano dall&#8217;altro capo del globo, dalla Nuova Zelanda e dall&#8217;Australia, con i loro motivi, i loro colori e una visione che solamente chi vive in grandi spazi, verdi o meno, può riuscire a proporre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una fra tutte mi ha colpito, non perché fosse la più bella, la più complessa, la più innovativa, ma perché, con notevole sensibilità artistica, faceva riferimento a una circostanza nella quale molte donne, me compresa, si sono purtroppo trovate.</span></h5>
<div id="attachment_9309" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9309 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Daena-Schofield-Hopes-Miscarried-e1763389401125.jpg" alt="Daena Schofield - Hopes Miscarried" width="480" height="488" /></a><p class="wp-caption-text">Daena Schofield &#8211; Hopes Miscarried</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Smarrimento, delusione, rimpianto, dolore, inadeguatezza, queste sono solamente una parte delle sensazioni che una donna può provare dopo un aborto spontaneo, diverse per ognuna di loro, un turbinio di emozioni complesse affrontate talvolta in solitudine e in una sorta di silenzio sociale. Daena Schofield le ha volute in parte rappresentare con i colori e le forme in un <em>quilt</em> molto evocativo, con delle tinte che indicano serenità e speranza alle spalle della figura femminile, ossia il suo passato, mentre il futuro si presenta cupo, più scuro nell&#8217;immediato e solo leggermente sfumato più avanti, comunque sempre irto di spigoli pronti riaprire quell&#8217;intima ferita.<br />
Sbirciando nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.daenaschofield.nz/" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> di questa artista neozelandese, ho scoperto che soffre di epilessia e autismo, e che il <em>patchwork</em> è diventata la più efficace terapia per interfacciarsi serenamente con il mondo che la circonda, mondo che, ovviamente, lei percepisce più intensamente, e di ciò ne dà splendida testimonianza nelle sue opere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In un piccolo villaggio di pescatori della Nuova Zelanda meridionale, un&#8217;antica leggenda è diventata pietra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <span dir="auto">Nella tradizione Maori, Āraiteuru è la canoa che portò gli antenati del popolo Ngāi Tahu nell&#8217;Isola del Sud. Mentre la canoa divenne il promontorio di Shag Point / Matakaea, le zucche d&#8217;acqua e le reti si trasformarono in tanti massi sulla costa di Otago. La loro caratteristica è che hanno una forma sferica ed emergono dalla rena della piaggia, creando un&#8217;immagine molto suggestiva. I m</span></span><span class="mw-page-title-main"><span dir="auto">assi di Moeraki hanno dimensioni variabili, da mezzo metro a un paio di metri, e si sono formati anticamente per cementificazione dell&#8217;argilla, emergendo infine a seguito dell&#8217;erosione costiera.</span></span></h5>
<div id="attachment_9240" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9240 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Catherine-McDonald-Moeraki-Boulders-e1763046960271.jpg" alt="Catherine McDonald - Moeraki Boulders" width="720" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Catherine McDonald &#8211; Moeraki Boulders</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono certa che quella spiaggia abbia un particolare valore per l&#8217;artista, e che sia una costante fonte di ispirazione, dato che quei massi appaiono in forme diverse in altri suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<div id="attachment_9383" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9383" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Moeraki.jpg" alt="Moeraki" width="640" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine da: newzealand.com</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span dir="auto">Bundanon</span><span dir="auto"><span dir="auto"> è un&#8217;organizzazione artistica autraliana sorta dove viveva il pittore Arthr Boyd, assieme a sua moglie Yvonne, anche lei pittrice. Nel 1993 i due artisti donarono la loro proprietà al popolo australiano, e in quel luogo venne fondato un grande centro museale e di apprendimento artistico, con particolare attenzione alla cultura indigena.</span></span></span></h5>
<div id="attachment_9281" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9281 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Linda-Balding-Ode-to-Bundanon-Pastoral-e1763321516877.jpg" alt="Linda Balding - Ode to Bundanon-Pastoral" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Linda Balding &#8211; Ode to Bundanon &#8211; Pastoral</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Linda Balding ha goduto della felice possibilità di insegnare in quel centro per ventidue anni, e ne ha tratto tutta l&#8217;ispirazione possibile per le sue opere d&#8217;arte, non solamente <em>quilt</em>, ma anche stampe su stoffa e tinture ecologiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest&#8217;opera è la trasposizione tessile di una foto che ha scattato giusto fuori dalla fattoria di <span dir="auto">Bundanon, con quei fantasici chiaroscuri creati dall&#8217;ombra di una grande magnolia.<br />
Come non invidiarla?</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nell&#8217;emisfero australe, e dalla Nuova Zelanda è arrivato questo originale <em>quilt</em> di Helen Beaven</span></h5>
<div id="attachment_9244" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9244 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Helen-Beaven-Improv-Trio-e1763123696986.jpg" alt="Helen Beaven - Improv Trio" width="360" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">Helen Beaven &#8211; Improv Trio</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera ha vinto il primo premio nel Great New Zealand Quilt Show 2023, e direi che si è trattato di un riconoscimento meritatissimo. I disegni ripropongono quelli che si trovano sul <em>tapa</em>, un tessuto prodotto nelle isole dell&#8217;Oceano Pacifico mediante lavorazione della corteccia del gelso da carta. Il motivo dei petali è tipico su questo tipo di stoffa, e in più, per dare l&#8217;dea dell&#8217;improvvisazione e dell&#8217;irregolarità, l&#8217;artista ha realizzato alcuni dettagli mediante una stampa a calcografia da base in <em>linoleum</em>. Quanto amo le contaminazioni di tecniche&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che si è parlato di concorsi, veniamo alle dolenti note.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voglio subito premettere che il tema proposto per  il concorso del 30° Carrefour Européen du Patchwok era molto intrigante, poiché lasciava ampia libertà creativa, e aggiungo pure che le opere esposte erano, nella maggior parte dei casi, all&#8217;altezza, anzi oserei dire che si è trattata di una delle espozioni migliori che ricordo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sta il problema allora?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema sono io, nel senso che non sempre il mio metro di giudizio coincide con quello della giuria, e anche quest&#8217;anno alcune perplessità non sono mancate.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-9251 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1.jpg" alt="A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1" width="2048" height="683" /></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Inizierei col descrivere il tema del concorso &#8220;Avant-Garde&#8221;, ossia come ci si immagina che sarà un <em>quilt</em> fra una trentina d&#8217;anni, quali i materiali, le tecniche, i soggetti, le suggestioni, eccetera. Insomma, date libero sfogo alla fantasia.<br />
Quel tema aperto a ogni libera ma innovativa interpretazione era così stimolante che, sorpresa da un&#8217;improvvisa folata di pazzia, decisi che c&#8217;avrei provato anch&#8217;io a realizzare un <em>quilt</em> d&#8217;avanguardia, senza speranza di essere ammessa tra i finalisti, s&#8217;intende, e invece&#8230;<br />
Sia come sia, già la quasi certezza di avere la possibilità di ammirare dei <em>patchwork</em> estremamente originali mi attirava in Alsazia, e dopo la comunicazione che il mio <em>quilt</em> era stato giudicato degno di partecipare alla selezione finale diedi formale incarico alla mia agenzia di viaggi di organizzare la trasferta in Val d&#8217;Argent.<br />
Non servirebbe precisare che furono proprio le opere finaliste le prime che andai a visitare, e devo proprio dire che la loro qualità era eccellente, anche se per alcune mi sfuggiva ogni relazione con il tema del concorso. Massima però fu la mia perplessità quando, durante la premiazione, scoprii che qualcuna delle opere che avevo considerato <em>OT</em> erano state giudicate tra le migliori del concorso.<br />
Niente di nuovo sotto al sole, mi si dirà, non è la prima volta che mi trovo in disaccordo con la giuria, ma in qualche caso ho trovato quest&#8217;anno le loro scelte alquanto dubbie o prive di senso.<br />
Bene, tolto questo sassolino dalla scarpa, passerei a mostrarvi alcuni dei <em>quilt</em> che, sempre secondo me, hanno reso giustizia nel migliore dei modi al tema proposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nulla da dire sul <em>quilt</em> di Szilvia Kerékgyártó, vincitrice del primo premio e del premio EQA. Si tratta di un&#8217;opera esteticamente gradevole che palesa un&#8217;ottima tecnica.</span></h5>
<div id="attachment_9250" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9250 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Szilvia-Kerékgyártó-What-are-her-Origins-e1763130285680.jpg" alt="Szilvia Kerékgyártó - What are her Origins" width="480" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Szilvia Kerékgyártó &#8211; What are her Origins</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre all&#8217;impatto estetico dell&#8217;opera, ho trovato che si tratta di un&#8217;ottima rappresentazione di come l&#8217;antico possa trovare posto in futuro senza sembrare antiquato o trascurabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infatti, cosa c&#8217;è di più antico e tradizionale del blocco &#8220;<em>Log Cabin</em>&#8220;? Eppure qui è declinato in una forma che si distacca dalla rigida geometria per trasformarsi in pennellate di colore, sistematiche e impeccabili nelle dimensioni, ma libere e creative nella scelta cromatica. In aggiunta abbiamo un volto molto epressivo realizzato con una tecnica che riprende e attualizza l&#8217;<em>applique</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciliegina sulla torta, aggiungerei l&#8217;esclusivo utilizzo di stoffe di riciclo, cifra caratteristica del &#8220;vero&#8221; <em>patchwork</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi spiace che la fotografia non renda giustizia a questa originale opera di Marijke Van Lamoen, a mia scusante porto il fatto che gli <em>spot</em> illuminavano in maniera eccessiva la zona superiore dei <em>quilt</em>, e che se si usava il <em>flash</em> si veniva guardati male.</span></h5>
<div id="attachment_9255" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9255 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Marijke-Van-Lamoen-Wall-of-Flame-e1763133740245.jpg" alt="Marijke Van Lamoen - Wall of Flame" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Marijke Van Lamoen &#8211; Wall of Flame</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per realizzare quest&#8217;opera l&#8217;artista ha fatto ferro e fuoco, nel senso che invece del filo per unire gli strati ha utilizzato delle spille di sicurezza in acciaio dorato, mentre le sfumature di colore sono state ottenute a fiamma, bruciando zone del <em>top</em> e del <em>batting</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Complimenti per il coraggio, oltre che per l&#8217;indiscutibile originalità. Al suo posto, probabilmente io mi sarei scottata o avrei dato fuoco alla casa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora ditemi se quest&#8217;opera non è una finestra sul futuro, anche se &#8220;finestra&#8221; non sarebbe il termine più adatto, in quanto si tratta di quanto si potrebbe osservare in futuro attraverso le lenti di un microscopio.</span></h5>
<div id="attachment_9312" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9312 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Mattea-Jurin-Brave-New-World-Quanum-Cellular-Biotech-e1763389681232.jpg" alt="Mattea Jurin - Brave New World - Quanum Cellular Biotech" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Brave New World &#8211; Quanum Cellular Biotech</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mattea Jurin ha immaginato un mondo dove la biologia non si affida più a mezzi grossolani e inefficienti, bensì arriva a operare direttamente nell&#8217;infinitamente piccolo mediante le nanotecnologie. I progressi derivanti avrebbero ricadute rivoluzionarie sulla medicina, sull&#8217;informatica, sulla genetica, un salto evolutivo che potrebbe affrancarci dalle nostre fragilità e nel contempo ridurre la nostra impronta ecologica.<br />
Oltre al soggetto, innovativi sono pure i materiali e il loro assemblaggio, per un&#8217;opera che, a parer mio, avrebbe dovuto ricevere miglior accoglienza, anche in considerazione del fatto che si esprime pienamente nel tema proposto dal concorso.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Niente male nemmeno questo bizzarro <em>quilt</em> coreano, un&#8217;opera che sa un po&#8217; di Escher.</span></h5>
<div id="attachment_9261" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9261 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Yongjeong-Kim-The-Hillside-Façade-e1763137541403.jpg" alt="Yongjeong Kim - The Hillside Façade" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Yongjeong Kim &#8211; The Hillside Façade</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se mi è concesso, potrei definirla un&#8217;opera cubista, con finestre che guardano in tutte le direzioni, e alcune addirittura verso un immaginario esterno dietro il <em>quilt</em>. Chissà che non sia questa una nuova strada, anche se il cubismo non è nel mondo dell&#8217;arte una novità assoluta, anzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque qull&#8217;opera mi è piaciuta tantissimo, e, ovviamente, non è stata premiata.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Meritatissimo riconoscimento invece per questa strana Luna di Eunjoo An.</h5>
<div id="attachment_9262" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9262 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Eunjoo-An-Moon-of-Return-Path-of-Beginning-e1763143705806.jpg" alt="Eunjoo An - Moon of Return, Path of Beginning" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Eunjoo An &#8211; Moon of Return, Path of Beginning</p></div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni fa mi è capitato di uscire di casa a notte fonda e, dato che vivo in un piccolo paesino abbastanza isolato dalla città, ho potuto apprezzare la magia di una Luna piena nel cielo. Quel disco bianco lassù in alto irradiava una luce diafana sul paesaggio, esaltava le ombre e smorzava i colori con molta delicatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso capire come quel corpo celeste sia stato investito di proprietà divine (o divinatorie) per tutti i millenni che hanno preceduto l&#8217;epoca della conoscenza, quella che ci ha svelato la sua vera natura, ossia che si tratta di un grande sasso rotondo privo di vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure la Luna è unica, lo è perché il nostro pianeta ha un solo satellite, lo è perché nessun altro pianeta del nostro sistema solare ne ha una sola (oppure ne è privo), lo è perché le sue dimensioni e la sua distanza dalla Terra sono la condizione imprescindibile per la vita, fin dalla sua comparsa. Se la situazione fosse stata differente non avremmo le maree (perciò le acque oceaniche si sarebbero spostate verso i poli portando al collasso gli ecosistemi marini), la rotazione terrestre sarebbe fortemente instabile dati i cambiamenti dell&#8217;inclinazione del suo asse (con modifiche drammatiche sui cicli stagionali e sul clima), la velocità di rotazione del pianeta sarebbe più che doppia (la superficie sarebbe continuamente spazzata da venti a 200km/h), e forse la vita non sarebbe mai apparsa, almeno nelle forme complesse che conosciamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la Luna è unica anche per altri aspetti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molti cicli naturali si armonizzano con quello lunare, e persino l&#8217;equilibrio psicofisico ne risente, senza voler contare il fatto che per una platea variegata di persone, dai sognatori ai poeti, dai contadini ai navigatori, dai matematici agli astronomi, la Luna è stato il primo gradino indispensabile per affrontare l&#8217;ignoto alle sue spalle.<br />
Eunjoo An ci ricorda che la Luna torna sempre a trovarci, in un ciclo senza fine, nuova, primo quarto, piena, ultimo quarto, e c&#8217;è sempre, anche se non la vediamo. Anche la vita c&#8217;è sempre, si rinnova senza fine, e noi, come la Luna, ripetiamo gli stessi percorsi, che però non sono mai uguali. Anche la Luna compie lo stesso percorso, e guarda sempre lo stesso pianeta, che però non è mai uguale, e nemmeno noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Panta rhei</em>&#8221; diceva Eraclito, tutto si muove e nulla sta fermo, perciò mai ci si potrebbe bagnare due volte nello stesso fiume.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho immaginato che ciò valga anche per il messaggio implicito in questo <em>quilt</em> di Sandra Kaiser, un&#8217;altro di quei pochi per i quali condivido il giudizio della giuria.</span></h5>
<div dir="auto">
<div id="attachment_9268" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9268 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sandra-Kaiser-To-be-Continued...-e1763227243663.jpg" alt="Sandra Kaiser - To be Continued..." width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Sandra Kaiser &#8211; To be Continued&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è nato secoli fa, e da allora molto è cambiato, i materiali, gli strumenti, i soggetti, le tecniche, ma anche e soprattutto le persone, il loro modo di interpretare il vissuto e il sognato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sandra ha colto un fiore, un papavero, quel fiore che in Oriente viene associato alla fertilità e alla bellezza, mentre nella cultura occidentale rappresenta il ciclo di morte e rinascita, la forza di un eterno rinnovamento, quello di un risveglio stagionale e anche quello di un passo verso il futuro. Quindi se tutto si muove e nulla sta fermo, è logico, è auspicabile che un tale fiore ne sia il portavoce, e su quella pellicola appariranno in futuro altri fotogrammi con altri papaveri, sempre belli ma sempre diversi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sui fotogrammi avete riconosciuto le tecniche <em>Crazy</em>, <em>Confetti</em>, <em>Hawaiano</em>, <em>Paper Piecing</em>, <em>Applique</em>? (le ho mescolate apposta) <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";-)" class="wp-smiley" /></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo <em>quilt</em> di Edith Bieri-Hanselmann è pienamente nel solco del tema del concorso, una proposta d&#8217;avanguardia che, secondo me, avrebbe meritato un premio.</span></h5>
<div id="attachment_9272" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9272 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-e1763315847129.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward" width="480" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward</p></div>
<div id="attachment_9273" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9273 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Fracture-and-Forward-Detail-e1763315906117.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Fracture and Forward - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Fracture and Forward &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei usa la stoffa come se fosse del colore puro, una tecnica che avevo già avuto modo di apprezzare nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3187" target="_blank">Carrefou Européen du Patchwork del 2016</a></span></strong> grazie alla sua opera &#8220;Splash&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie ai sapiente utilizzo dei nastri di seta <em>Sari</em> lei ha realizzato un <em>quilt</em> dinamico, cromaticamente forte ma non pacchiano, un&#8217;opera che sposta lo sguardo oltre il confine materiale, quasi a tentare di completarlo con la fantasia, operazione comunque impossibile perché nessuno sa cosa ci riserva il futuro, oltre quell&#8217;orizzonte dove tutto cambia, la direzione, il colore, l&#8217;arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altri <em>quilt</em> del concorso, non tutti, sono presenti nel mio album di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, però mi perdonerete se mi concedo un pizzico di vanità, in quanto tra le opere ammesse al concorso c&#8217;era anche la mia, e questa è la terza volta che succede.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco, tutte le volte che ho partecipato a questo concorso non ho mai pensato che potessi essere premiata, ma già il fatto di sapere che la mia opera sarebbe stato presente lì era per me, <em>quilter</em> assolutamente <em>naïve</em>, una grande vittoria. Quest&#8217;anno poi, non ci speravo nemmeno di esserci, dato che la mia opera era solamente il frutto di un sogno notturno (mangiato pesante la sera prima&#8230;) che per puro sfizio tentai nelle settimane seguenti di rappresentare con la stoffa.</span></h5>
<div id="attachment_9278" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9278 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Rossana-Ramani-Rain-on-Aurora-e1763321020430.jpg" alt="Rossana Ramani - Rain on Aurora" width="480" height="755" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Rain on Aurora</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, il tema del concorso invitava a immaginare come potesse evolvere nel futuro il <em>patchwork</em>, e trovo che il mio <em>quilt</em> sia una risposta, interlocutoria fin che si vuole, ma sicuramente originale. Va detto che non sono andata in cerca di una rappresentazione &#8220;gradevole&#8221; alla vista, quest&#8217;opera sta a un bel <em>patchwork</em> come la musica dodecafonica sta al <em>valzer</em> viennese, però ho tentato di uscire in tutti i modi dal prevedibile, e in ciò sta la sua cifra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel romanzo &#8220;I robot dell&#8217;alba&#8221; di Isaac Asimov, Aurora è il primo pianeta colonizzato dagli esseri umani. Ho immaginato una <em>quilter</em> del futuro che realizza un&#8217;opera ispirandosi a un paesaggio alieno su Aurora. E se pensate magari che trent&#8217;anni sono pochi per un viaggio interstellare, vi ricordo che in quello stesso intervallo di tempo, poco più di un secolo fa, passammo dal cavallo all&#8217;aeroplano, quindi si tratta solo di aspettare una decisiva svolta tecnologica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, chiuso questo (controverso) capitolo, passiamo ai fatti, e più precisamente a una delle attività svolte dal <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">Mennonite Central Committe</a> </strong><span style="color: #000000;">(</span></span>MCC), un&#8217;associazione nata nel 1920 per inviare alimenti alle popolazioni della Russia Meridionale stremate dalla carestia, una catastrofe conseguente alla guerra civile, a improvvide decisioni politiche e a eventi climatici avversi che fece milioni di morti in pochi anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi questa associazione fornisce assistenza umanitaria alle comunità che soffrono degli effetti di conflitti, inondazioni, siccità e altri eventi simili, in varie forme, dall&#8217;invio di cibo e medicine all&#8217;aiuto ai migranti, dai sistemi di approvvigionamento di acqua potabile all&#8217;istruzione di base.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Val d&#8217;Argent hanno portato una serie di <em>patchwork</em> che verranno inviati nelle zone dove potranno fornire un caldo e indispensabile conforto, ad Haiti e in Ucraina per esempio.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9293 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150179-e1763369923386.jpg" alt="P1150179" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9294 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/P1150185-e1763369976695.jpg" alt="P1150185" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Altre informazioni su questa iniziativa le potete trovare sul <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://mcc.org/" target="_blank">sito web</a></span></strong>  di MCC.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guldusi è un&#8217;iniziativa tesa a promuovere il ricamo a mano delle donne afgane integrandolo con delle opere realizzate da <em>quilter</em> europee.</span><br />
<span style="color: #000000;">Già nelle edizioni passate avevo trovato molto interessanti le opere esposte dall&#8217;associazione Deutsche-Afghanische di Friburgo, e anche quest&#8217;anno tale collaborazione ha permesso di esporre una serie di piccole opere in grado di valorizzare le abilità delle artiste afgane. </span></h5>
<div id="attachment_9296" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9296 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-e1763371475388.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme" width="360" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme</p></div>
<div id="attachment_9297" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9297 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Veronika-Assfahl-Gute-gespräche-im-schutz-der-amulett-schirme-Detail-e1763371497103.jpg" alt="Veronika Assfahl - Gute gespräche im schutz der amulett-schirme - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Veronika Assfahl &#8211; Gute gespräche im schutz der amulett-schirme &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nell&#8217;opera qui sopra, due triangoli ricamati sono gli ombrelloni di questo carinissimo scorcio di Venezia, e ho trovata fantastica l&#8217;idea di utilizzare il lato di una cerniera lampo per sottolineare i contorni degli edifici, come se rimandassero dei riflessi luminosi, cerniere lampo che probabilmente facevano parte dei <em>jeans</em> la cui stoffa costituisce tela e pennello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora ricami afgani per questo pannello completato da Véronique Douillet, una serie di amuleti che accompagnano la vita delle donne che spesso devono fare affidamento solamente su sé stesse.</span></h5>
<div id="attachment_9315" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9315 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Véronique-Douillet-Amour-gloire-beauté-e1763391385781.jpg" alt="Véronique Douillet - Amour, gloire, beauté" width="480" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Véronique Douillet &#8211; Amour, gloire, beauté</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Struggente ed emblematico è il titolo, &#8220;Amore, gloria e bellezza&#8221;, in un paese dove l&#8217;odio ha sconvolto e continua a sconvolgere l&#8217;esistenza di quella popolazione, dove l&#8217;unica gloria è quella di una malintesa divinità in nome della quale si uccide indiscriminatamente, e dove la bellezza di un sorriso femminile viene perennemente seppellita sotto lo strato di cotone del <em>burqa</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sa di <em>patchwork</em> conosce anche la sua storia, e di come questa forma arte tessile applicata sia strettamente collegata con i gruppi mennoniti e amish, gli anabattisti che tra il XVII e il XVIII secolo emigrarono negli USA per fuggire alle persecuzioni dei papisti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Prima di attraversare l&#8217;oceano, gli amish si erano stabiliti a Markidkh, l&#8217;odierna Sainte-Marie-aux-Mines<b>,</b> ed è questo uno dei motivi della collocazione proprio in Val d&#8217;Argent del Carrefour Européen du Patchwork.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni anno un&#8217;esposizione è dedicata appunto ai <em>patchwork</em> tradizionali, e Jacques Légeret porta alcune opere della sua collezione, opere che sono vanno osservate con la prospettiva del tempo, in quanto chi allora le realizzava non aveva a disposizione molto di più di un un paio di forbici, degli aghi, del filo e delle stoffe di recupero, però si applicava con una pazienza e una dedizione che non sempre oggi siamo capaci di manifestare.</span></h5>
<div id="attachment_9320" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9320 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-e1763722779937.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950" width="640" height="658" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950</p></div>
<div id="attachment_9321" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9321 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Amish-Annie-and-Fannie-Stoltzfus-1945-1950-Detail-e1763722805120.jpg" alt="Amish - Annie and Fannie Stoltzfus - 1945-1950 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Amish &#8211; Annie and Fannie Stoltzfus &#8211; 1945-1950 &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da Sidney, ossia dall&#8217;altro capo del mondo, Lorena Uriarte ci propone una sua rivisitazione del blocco tradizionale &#8220;nido d&#8217;api&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_9323" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9323 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lorena-Uriarte-Opal-Essence-e1763725136392.jpg" alt="Lorena Uriarte - Opal Essence" width="640" height="666" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Uriarte &#8211; Opal Essence</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera realizzata con la tecnica del <em>Paper Piecing</em> è la dimostrazione di come si possa prendere spunto da modelli &#8220;classici&#8221; per ottenere delle composizioni che riescono a offrire una prospettiva più &#8220;moderna&#8221;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima della catastrofe causata dal Covid, non mancavo mai al Prague Patchwork Meeting, e lì, oltre a scoprire una città estremamente suggestiva, mi resi subito conto che i <em>quilt</em> realizzati nei paesi dell&#8217;Est manifestavano un gusto originale e ben strutturato. Quasi contemporaneamente ebbi a Birmingham il primo sfolgorante incontro con l&#8217;arte tessile di Irina Voronina, tuttora una delle mie artiste preferite.</span><br />
<span style="color: #000000;">La riprova di questo mirabile <em>imprinting</em> artistico me l&#8217;ha offerta Olena Korenets Nebuchadnezzar, che ha trovato nel <em>patchwork</em> il supporto fisico capace di dare forma visibile a un amore per la natura che in Occidente trova sempre meno spazio.</span></h5>
<div id="attachment_9327" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9327 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-e1763727130252.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III" width="580" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III</p></div>
<div id="attachment_9328" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9328 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Olena-Korenets-Nebuchadnezzar-Blue-Thistle-III-Detail-e1763727201998.jpg" alt="Olena Korenets Nebuchadnezzar - Blue Thistle III - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Olena Korenets Nebuchadnezzar &#8211; Blue Thistle III &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stoffe tinte a mano e seta sono assemblati in maniera elegante, suggeriscono pace e armonia, quasi una sinfonia cromatica ricca di pianissimo e di pizzicato. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di tutt&#8217;altro tenore questa esplosione di energia, un&#8217;opera che sfrutta elementi graficamente naturali, rametti e simili, per la rappresentazione dell&#8217;evento cosmico che ha dato origine al nostro universo, anche se di tale evento molti aspetti sono ancora più ipotizzati che verificabili: il Big Bang.<br />
Sappiamo che assieme alla formazione dei primi elementi di materia e di energia apparve anche un altro elemento importante, ossia il tempo, e immagino che l&#8217;artista abbia voluto sottolinearne la linearità, contrapposta al caos primordiale, con quella linea rossa.</span></h5>
<div id="attachment_9332" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9332 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-e1763729378867.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning" width="580" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning</p></div>
<div id="attachment_9331" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9331 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sue-Dennis-In-the-Beginning-Detail-e1763729398578.jpg" alt="Sue Dennis - In the Beginning - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sue Dennis &#8211; In the Beginning &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Sue Dennis hanno spesso come soggetto elementi naturali, e sono certa che in Australia quelli sono più diffusi e predominanti rispetto ai nostri paesaggi addomesticati. Per questo <em>quilt</em> lei ha utilizzato ancune erbe del suo giardino per tingere la stoffa, una sorta di <em>ecoprint</em> associato alla calcografia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un&#8217;altro modo di coniugare il <em>patchwork</em> tradizionale in nuove forme espressive, il che non è possibile se non si possiede una tecnica eccellente. </span></h5>
<div id="attachment_9335" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9335 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Valda-Sutton-In-Memory-of-Morroco-e1763736903851.jpg" alt="Valda Sutton - In Memory of Morroco" width="560" height="562" /></a><p class="wp-caption-text">Valda Sutton &#8211; In Memory of Morroco</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Valda Sutton si è specializzata realizzare dei <em>quilt</em> con questa forma circolare, nei quali riporta dei motivi tipici dei luoghi che visita, in questo caso il Marocco.<br />
Quell&#8217;opera era una vera e propria sfida con sé stessi, nella quale l&#8217;esito era incerto fino alla fine, perché bisognava partire dal centro e far crescere il <em>patchwork</em> anello dopo anello, curando fino all&#8217;estremo l&#8217;esattezza dimensionale di ogni elemento e la cucitura, poi quiltare con metodo affinché non si deformi, e infine assemblare la cornice esterna senza compromettere la planarità dell&#8217;opera.<br />
Fantastica l&#8217;idea di usare del filo metallico argentato per ottenere quegli sprazzi di luce che hanno dato un aspetto &#8220;ceramicato&#8221; alla stoffa.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">E dopo tanta geometria, ecco un&#8217;immagine che fa innamorare, e chi gode della compagnia, anche episodica, anche problematica, anche sfuggente di un gatto mi capirà.</h5>
<div id="attachment_9338" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9338 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-e1763737615489.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters" width="640" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters</p></div>
<div id="attachment_9339" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9339 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Sonya-Prchal-Step-Sisters-Detail-e1763737636985.jpg" alt="Sonya Prchal - Step Sisters - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sonya Prchal &#8211; Step Sisters &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non me ne vogliano i padroni di cani, ma i gatti fanno parte di un altro universo. Ho utilizzato a bella posta il termine &#8220;padroni&#8221; perché mai potremmo esserlo di un gatto. Egli si appropria di uno spazio quando lo trova consono alle sue esigenze, e noi ne facciamo parte. E come noi ci affezioniamo a un luogo, a un paesaggio a un insieme di sensazioni, così il gatto si affeziona a noi, però giammai ci percepirà come una sorta di capobranco, al massimo, se saremo veramente all&#8217;altezza, verremo considerati suoi pari. E poi basta con quella brutta fama di falsità, il gatto non sa mentire, ci dice: guarda, io sono qua per mangiare, per dormire, per stare al calduccio e, se mi va, per farmi accarezzare; stop.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Vorrei aggiungere due opere che fanno parte delle mostre organizzate da associazioni locali di <em>patchwork</em>, entrambe molto attive e perciò meritevoli di essere presenti in questa manifestazione di alto livello.</h5>
<div id="attachment_9342" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9342 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Val-Patch-Christine-Stievani-Papillon-e1763740292326.jpg" alt="Val Patch - Christine Stievani - Papillon" width="580" height="525" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Christine Stievani &#8211; Papillon</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La prima fa parte dell&#8217;esposizione dedicata all&#8217;associazione Val Patch, che raccoglie una ventina di <em>quilter</em> provenienti da Sainte-Marie-aux-Mines, Sainte-Croix-aux-Mines, Lièpvre e Rombach-le-Franc. Come il Carrefour Européen du Patchwork, anche Val Patch ha festeggiato nel 2025 i trent&#8217;anni di attività. </span></h5>
<div id="attachment_9343" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9343 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/ASL-Lièpvre-01-e1763740346938.jpg" alt="ASL Lièpvre - 01" width="460" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">ASL Lièpvre</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;ASL (Association Sports &amp; Loisirs) è un&#8217;associazione di Lièpvre che offre un discreto numero di attività, compreso il <em>patchwork</em>. Come ogni anno le <em>quilter</em> di questa associazione hanno portato dei piccoli capolavori come questo qui sopra.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E già che si parlava di piccoli capolavori, vediamo adesso i capolavori dei piccoli</h5>
<div id="attachment_9344" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9344 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-e1763742048887.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien" width="460" height="670" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien</p></div>
<div id="attachment_9345" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9345 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Janaëlle-Brochard-Gabriel-Mes-Héros-du-quotidien-Detail-e1763741991580.jpg" alt="Janaëlle Brochard-Gabriel - Mes Héros du quotidien - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Janaëlle Brochard-Gabriel &#8211; Mes Héros du quotidien &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa dodicenne ha dedicato il suo <em>quilt</em> a tutti gli eroi che quotidianamente si spendono in relativo silenzio per il benessere di tutti, dalle attività poco considerate come quelle della raccolta e il trattamento dei rifiuti a quelle più prestigiose dei medici, da chi lavora la terra a chi che mette a rischio la sua vita per spegnere gli incendi.</span><br />
<span style="color: #000000;">La Marvel non si occupa di questi eroi, e allora dovremmo pensare noi a un riconoscimento adeguato, se non altro stare dalla loro parte quando protestano contro la disattenzione dell&#8217;amministrazione pubblica nei loro confronti, disattenzione che si manifesta con una costante erosione delle risorse a loro disposizione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella categoria dai 10 ai 13 anni è stato premiato questo originalissimo <em>quilt</em>, una vera chicca che palesa una fantasia fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9346" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9346 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tom-Macé-Koïnobori-e1763743972374.jpg" alt="Tom Macé - Koïnobori" width="460" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Macé &#8211; Koï nobori</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Quelle che vedete qui sopra sono delle carpe galleggianti, in giapponese <em>k<span style="color: #000000;">oï nobori</span></em>, delle maniche a vento che vengono alzate in occasione della festa delle barche drago. Da quanto leggo su <em>internet</em>, s<span dir="auto">econdo una </span><a class="mw-redirect" title="leggenda cinese" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/L%C3%A9gende_chinoise?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">leggenda cinese</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, le carpe del </span></span><a title="Fiume Giallo" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Fleuve_Jaune?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">Fiume Giallo</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">, dopo aver nuotato controcorrente, volano verso il cielo, trasformandosi in </span></span><a title="Drago orientale" href="https://fr-wikipedia-org.translate.goog/wiki/Dragon_oriental?_x_tr_sl=fr&amp;_x_tr_tl=it&amp;_x_tr_hl=it&amp;_x_tr_pto=sc"><span dir="auto"><span dir="auto">draghi</span></span></a><span dir="auto"><span dir="auto">.<br />
Quale che sia l&#8217;ispirazione per questo <em>quilt</em>, l&#8217;artista sta già dimostrando una notevole abilità e non mi stupirei se in futuro trovasse spazio nel Carrefour Européen du Patchwork.</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tania Tanti è una quilter australiana che ha portato in Val d&#8217;Argent una serie di <em>patchwork</em> coloratissimi, tutti realizzati magistralmente, frutto di una manualità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_9349" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9349 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Red-Rock-River-e1763745207811.jpg" alt="Tania Tanti - Red, Rock, River" width="560" height="584" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Red, Rock, River</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho inserito questo <em>patchwork</em> perché rappresenta ciò che nessuna <em>quilter</em> avrebbe potuto osservare fino a un secolo fa. Si tratta del corso del fiume visto da un aereo, o comunque da qualcosa che sta molto più in alto delle nostre teste. Oggi, anche se i viaggi in aereo non sono alla portata proprio di tutti, ci sono a disposizione moltissime immagini di ogni parte del globo visto dal cielo.</span></h5>
<div id="attachment_9350" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9350 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Tania-Tanti-Botanical-Symphony-e1763745834874.jpg" alt="Tania Tanti - Botanical Symphony" width="560" height="563" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Tanti &#8211; Botanical Symphony</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal cielo alla terra, con questa sinfonia di colori che, parlando di musica, si potrebbe definire un allegro con fuoco, dove le forme sinuose della natura danzano senza stancarsi mai.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Nessuna curva invece per Elizabeth Elliott, solamente triangoli e quadrati, con le relative combinazioni. Si tratta di geometrie generate da un linguaggio di programmazione chiamato <em>Processing</em>.<br />
A quanto mi ha spiegato il mio <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia di viaggi / <em>sherpa</em> / <em>videomaker</em> / ecc.</a></span></strong> e, guarda caso, anche esperto informatico in quanto conosce tre linguaggi di programmazione, tre sistemi operativi, cinque <em>software</em> di progettazione grafica e altri ammennicoli vari, si tratta di una struttura di funzioni grafiche che possono essere collegate a un <em>software</em> che ne regola il processo di esecuzione. L&#8217;unico punto sul quale ha alzato un sopracciglio è stato quando è stato messo l&#8217;accento su una certa casualità dei risultati, giacché, a quanto ne sa, nell&#8217;informatica l&#8217;assoluta casualità ancora non esiste.</h5>
<div id="attachment_9352" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9352 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-e1763746488606.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13" width="560" height="574" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13</p></div>
<div id="attachment_9353" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9353 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Elizabeth-Elliott-Generative-Quilt-13-13-Detail-e1763746539894.jpg" alt="Elizabeth Elliott - Generative Quilt 13-13 - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Elizabeth Elliott &#8211; Generative Quilt 13-13 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cercherò, per quanto possibile, di farla semplice, anche se tutta la faccenda non mi è chiara del tutto. In buona sostanza, nel <em>software</em> sono state codificate delle regole di base, e quello si occupa di generare una combinazione di forme e colori che rispondono a quelle regole. Il risultato viene poi riprodotto con la stoffa e quiltato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va da sé che ogni volta il risultato è differente dal precedente, e quindi, nell&#8217;ambito delle dimensioni imposte e dalla gamma cromatica, le combinazioni possibili sono innumerevoli.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le applicazioni della IA, anche in questo caso non voglio prendere una posizione, sia perché non ho le competenze per farlo e sia perché io sono una persona che ancora rimpiange il telefono che aveva la rotella con i numeri&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;astratto al figurativo, per un&#8217;artista che ha scelto un preciso soggetto per le sue opere, ossia i bambini in tutte le loro manifestazioni di gioia , di curiosità, di apprendimento e di gioco.</span></h5>
<div id="attachment_9356" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9356 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Ruth-de-Vos-Weeyaww-weeyaww-e1763750073710.jpg" alt="Ruth de Vos - Weeyaww, weeyaww" width="560" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Ruth de Vos &#8211; Weeyaww, weeyaww</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E appunto è un gioco il fulcro di questo <em>quilt</em>, uno dei passatempi preferiti dei bambini: le automobiline (ma anche i camion, i trattori, gli autobus, gli escavatori, e tutto ciò che ha almeno quattro ruote).</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo parla da sé, si tratta della traslitterazione dei versi che i ragazzini fanno per simulare l&#8217;andamento motorizzato del giocattolo che muovono sul pavimento o su qualsiasi altra superficie che si presti a qual passatempo.<br />
La preferenza di Ruth verso il mondo dell&#8217;infanzia forse potrebbe derivare dal fatto che lei prese in mano ago e filo già all&#8217;età di quattro anni, e a dodici iniziò a usare la macchina da cucire (a manovella). Successive esperienze la appassionarono al <em>patchwork</em>, e oggi le sue giornate sono piene di colori, quelli delle stoffe che tinge personalmente e quelli del mondo che la circonda e che si diverte a raffigurae nei suoi <em>quilt</em>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conosciamo i nostri inverni, quelli di una volta, con tanto freddo e tanta neve, almeno qui al Nord, e quelli di oggi, finti, zuppi, imprevedibili, né carne e né pesce. Chissà com&#8217;è l&#8217;inverno dall&#8217;altra parte del mondo, in Nuova Zelanda&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei nostri inverni di una volta è che erano silenziosi. Complici il clima rigido, chi poteva restava volentieri a casa, e quando le strade erano innevate anche il rumore di passi era ovattato. Nei giorni di Bora poteva capitare che qualche refolo più forte degli altri si intrufolasse fischiando attraverso un interstizio delle finestre, ma erano suoni episodici.</span><br />
<span style="color: #000000;">Suppongo che anche per Lois Parish Evans l&#8217;inverno sia la stagione in cui il mondo si prende una pausa e la natura si riposa dopo averci mostrato fiori, frutti e colori.</span></h5>
<div id="attachment_9358" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9358 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-e1763991909474.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence" width="640" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence</p></div>
<div id="attachment_9359" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9359 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Winters-Quiescence-Detail-e1763991935333.jpg" alt="Lois Parish Evans - Winters Quiescence - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Winters Quiescence &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse per una <em>quilter</em> l&#8217;inverno è la stagione della creatività, perché ritrova nei paesaggi spogli e nell&#8217;essenziale ciò che l&#8217;abbondanza cromatica tende a celare, a tenere in second&#8217;ordine, a disconoscere.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ecco allora quest&#8217;opera che è la rappresentazione di quella parte della natura che si prende la rivincita sull&#8217;effimera bellezza primaverile ed estiva, e nella sobrietà delle sue tinte morbide dovremmo anche noi cercare la calma che, prede della vita moderna, troppo spesso ci neghiamo.<br />
Complimenti, e non solo per la suggestiva immagine che ha saputo rappresentare, ma anche per l&#8217;eccezionale quiltatura <em>matchstick</em> di notevole effetto visivo (nonché difficoltà tecnica). </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi si diletta di pittura e di fotografia, ma anche per chi ha occhi per vedere e per catturare la bellezza, i riflessi su uno specchio d&#8217;acqua sono una preziosa materia prima, fonte di meraviglia e di meditazione.</span></h5>
<div id="attachment_9360" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9360 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Lois-Parish-Evans-Tranquil-Waters-e1763994243965.jpg" alt="Lois Parish Evans - Tranquil Waters" width="580" height="577" /></a><p class="wp-caption-text">Lois Parish Evans &#8211; Tranquil Waters</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lois Parish Evans ha trovato nelle acque tranquille di McLarens Falls, a Tauranga, uno specchio d&#8217;acqua ideale, e grazie a quelle ha immaginato un elemento stilizzato che si ripropone e si riflette, acqua e luce, natura e pensiero, stoffa e arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le cose migliori che ho visto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent, ci sono le opere di Dianne Firth, originali ed eteree, una ventata d&#8217;aria fresca che mi ha fatto riprovare sensazioni che avevo quasi dimenticato.</span></h5>
<div id="attachment_9366" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9366" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Black-Mountain.jpg" alt="Dianne Firth - Black Mountain" width="720" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Black Mountain</p></div>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Black Mountain è una continua fonte di ispirazione per l&#8217;artista australiana, immagino non solamente per gli aspetti naturalistici, ma anche perché si tratta per gli aborigeni di un luogo sacro, e quindi potrebbe emanare una sua aura di mistero e suggestione. Accanto a quell&#8217;altura si trova il Mount Aisle, anch&#8217;esso parte di questo luogo sacro, e la particolarità sta nel fatto che mentre sulla Montagna Nera si incontrano gli uomini, il Mount Aisle è riservato alle donne.<br />
Questo trittico era veramente notevole, anche per le sue dimensioni, le quali superavano i quattro metri di lunghezza.</span></h5>
<h5 class="elementor-widget-container" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altrettanto estesa (e stesa) quest&#8217;altra opera che narra la storia delle falene Bogong, che sono use sciamare in estate verso il Galles del Sud, una vera e propria migrazione per rifugiarsi in grotte e anfratti più freschi sull&#8217;altopiano del Bogong, e lì venivano raccolte dalle popolazioni indigene, fornendo una preziosa fonte di proteine.</span></h5>
<div class="elementor-widget-container">
<div id="attachment_9367" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9367" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong</p></div>
<div id="attachment_9368" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9368" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Bogong-Detail.jpg" alt="Dianne Firth - Bogong - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Bogong &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dianne Firth ha voluto dare la sensazione di uno sciame di falene che si alza in volo e sale verso l&#8217;altopiano a Sud, ma non solo. Le falene che vedete a terra sono quelle che, a causa nostra, hanno perso l&#8217;orientamento e sono morte per sfinimento. Infatti questa particolare falena ha la peculiarità unica di orientarsi con le stelle, ma l&#8217;urbanizzazione dell&#8217;Australia comporta oggi la presenza doi molte sorgenti di luce artificiale in grado di disorientale, con le conseguenze che sono facili da immaginare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questa splendida rapsodia di colori caldi, una fontana di luce e di energia?</span></h5>
<div id="attachment_9371" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9371" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Dianne-Firth-Evening.jpg" alt="Dianne Firth - Evening" width="520" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Dianne Firth &#8211; Evening</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che uso chiudere la galleria di opere con quelle che mi sono piaciute di più, e in questo caso di tratta dei <em>quilt</em> realizzati da Shin-hee Chin.</span></h5>
<div id="attachment_9372" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9372" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Golden-Reflection.jpg" alt="Shin-hee Chin - Golden Reflection" width="520" height="501" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Golden Reflection</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse l&#8217;immagine qui sopra potrebbe sembrare quella di un bosco, e invece si tratta di erba, semplice erba selvatica tipica delle praterie dell&#8217;America Settentrionale, il Panico Verga. Se foste un piccolo roditore, questo sarebbe il mondo dal vostro punto di vista.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;opera fa parte di un gruppo di quattro ispirate come concetto alle quattro ballate di Fryderyk Chopin, con il quale Shin-hee Chin ama condividere alcune affinità culturali, quella di vivere lontana dal suo paese di origine e l&#8217;amore per le tradizioni popolari che nulla hanno a che fare con la &#8220;Storia&#8221; scritta sui libri.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco cosa succede quando l&#8217;impressionismo incontra l&#8217;arte tessile. Il colore, la luce e la suggestione formano un insieme armonico al quale è impossibile resistere. Avvicinandosi all&#8217;opera ci si accorge che nulla è definito ma tutto è suggerito, come se fossimo di fronte a un gioco che ci chiede di completare l&#8217;immagine.</span></h5>
<div id="attachment_9374" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9374" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations" width="420" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations</p></div>
<div id="attachment_9376" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9376" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/Shin-hee-Chin-Reverberations-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Reverberations - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Reverberations &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo &#8220;Riverberi&#8221; è indicativo del messaggio contenuto nell&#8217;opera. Non si tratta di un ricordo o una sua eco, e nemmeno di un gioco di riflessi. I riverberi sono più sfuggenti, però meno intransigenti, si offrono volentieri all&#8217;immaginazione e mutano di continuo, pur conservando tutti gli elementi che li hanno generati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molte altre erano le sue opere esposte in Val d&#8217;Argent, una più bella dell&#8217;altra. Lei era già stata meritatamente premiata nel 2019, e anche nelle edizioni successive del Carrefour Européen du Patchwork avevo potuto apprezzare l&#8217;altissima qualità della sua arte tessile, dove il filo viene utilizzato come un sottile pennello.</span><br />
<span style="color: #000000;">Qui mi va di inserire una sua opera che non cedeva ad ammiccamenti cromatici e forme suggestive, bensì esplorava la dualità come conflitto da comporre per ritrovare la serenità.</span></h5>
<div id="attachment_9379" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9379" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty" width="420" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty</p></div>
<div id="attachment_9380" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9380" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Shin-hee-Chin-Half-Full-Half-Empty-Detail.jpg" alt="Shin-hee Chin - Half Full Half Empty - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-hee Chin &#8211; Half Full Half Empty &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Mezzo pieno e mezzo vuoto&#8221;, si tratta di un&#8217;espressione molto comune che divide le persone tra chi vede le cose in maniera ottimistica e chi invece ha una posizione volta al peggio. Shin-hee Chin suggerisce che la dualità non deve essere percepita come due parti in opposizione, bensì come una zona di contatto nella quale un processo osmotico potrebbe creare una nuova forma di comunicazione. Lo scopo è quello di trovare un nuovo equilibrio, che sia tra opinioni diverse, esigenze diverse, esperienze diverse, ma anche e soprattutto in noi, prede di conflitti interni che talvolta ci conducono a comportamenti irrazionali o, all&#8217;opposto, a una deprimente passività.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. la vede in maniera più prosaica ma senza dubbio efficace. Lui non valuta se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, la vera questione è sapere cosa c&#8217;è in quel benedetto bicchiere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, è ora di tirare un po&#8217; di somme.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come ho già anticipato sopra, le mostre che ho visto hanno soddisfatto le mie aspettative, anche se, voglio precisare, non le ho viste tutte. Diciamo che per alcune ho dovuto constatare una certa difficoltà nel trovarle, tanto che qualche volta mi sono trovata ad accompagnare qualche visitatrice meno pratica del posto. Alcune le ho saltate perché ero veramente molto stanca (c&#8217;ho un&#8217;età anch&#8217;io&#8230;), e chiedo scusa se questo <em>post</em> non è esaustivo. Del resto ho sempre specificato che mi sobbarco i costi e le fatiche del viaggio solo per amore del <em>patchwork</em>, e pertanto faccio prevalere il mio gusto personale, a scapito magari dell&#8217;obiettività. Io sono fatta così, prendere o lasciare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Vi rimanderei al titolo di questo <em>post</em> per sottolineare il fatto che mi aspettavo qualcosina di più di qualche oggetto ricordo per celebrare questo importante anniversario, non dico la banda musicale e i fuochi artificiali, ma che ne so, dei <em>poster</em> con le riproduzioni dei <em>quilt</em> che hanno vinto nel corso degli anni, delle raccolte multimediali, delle stoffe stampate per l&#8217;occasione, e roba del genere. Anche al mio <em>webmaster / </em>fotografo<em> / </em>agenzia di viaggi<em> / sherpa / </em>ecc. sarebbe piaciuto che fosse tornata in <em>auge</em> la pratica abitudine di aggiungere sulle etichette anche le dimensioni delle opere, per evidenziare la dimensione, o al contrario la minutezza, di ogni opera (non si più mica andarle a misurare una per una col metro flessibile&#8230;).<br />
Comunque ne è valsa la pena, come sempre del resto, e ancora una volta, l&#8217;ennesima, ripropongo l&#8217;invito ad andare a vedere di persona il Carrefour Européen du Patchwork, perché c&#8217;è molto di più di quanto è presente in questo <em>blog</em>, e le immagini non riescono a rendere pienamente giustizia alla bellezza delle opere. Lo so, lo so, è lontano, però, se vi interessasse, sono in grado di fornirvi molte informazioni logistiche sul come, dove e perché andare in Alsazia, non solamente per il <em>patchwork</em>, ma anche per un&#8217;esperienza sinestetica che non vi lascierà indifferenti.<br />
<em>Au revoir</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Anche stavolta ho aggiunto un breve video su quanto (non tutto, ovviamente) era esposto quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent. Altre immagini le potete trovare nel mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/203721341@N07/albums" target="_blank">Flikr</a></span></strong>.<br />
Sugli album più vecchi presenti in Flickr,<br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong><br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019<br />
</a></span></strong><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013<br />
</a></span></strong>sono raccolte le immagini di altre mostre <em>patchwork.</em></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/2Y36KFwcNU8?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta (tranne che a Strasburgo).</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di “dolce” relax<br />
</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro “vecchio” Lumia con la sua app “Here”, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il ristorante &#8220;La Vieille Tour&#8221; di Sélestat per la sua fantastica cucina.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
</li>
</ul>
</ul>
<h5 style="text-align: justify;">P.S. Il titolo del <em>post</em> riprende un tormentone televisivo attribuito a Joe Bastianich, un ristoratore statunitense di origini istriane. Quella frase venne pronunciata durante una gara di cucina, con l&#8217;intenzione di criticare un concorrente, con l&#8217;aggiunta finale di un &#8220;vuoi che muoro?&#8221; <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif" alt=":-D" class="wp-smiley" /></h5>
</div>
</div>
</div>
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		<title>È successo di nuovo&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 16:59:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul sito del Carrefour Européen du Patchwork hanno inserito le immagini delle trenta opere che sono state selezionate per il concorso 2025 intitolato &#8220;Avant-garde!&#8221;. Ebbene, tra quelle trenta c&#8217;è anche la mia, vediamo se indovinate quale è. Allora, ci vediamo su?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-9023 size-full alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1.jpg" alt="A4_bandeau-avant-garde-2048x683-1" width="2048" height="683" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sul sito del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.patchwork-europe.eu/" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></span></strong> hanno inserito le immagini delle trenta opere che sono state selezionate per il concorso 2025 intitolato &#8220;Avant-garde!&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ebbene, tra quelle trenta c&#8217;è anche la mia, vediamo se indovinate quale è.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/NL_30-finalistes-1024x683.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/NL_30-finalistes-1024x683.jpg" alt="NL_30-finalistes-1024x683" width="1024" height="683" /></a><span style="color: #000000;">Allora, ci vediamo su?</span></h5>
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		<title>Val d&#8217;Argent 2022</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 08:51:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E anche stavolta ce l’abbiamo fatta! A fare&#8230; cosa? A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-7363" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1140639.jpg" alt="P1140639" width="369" height="492" />E anche stavolta ce l’abbiamo fatta!</span><br />
<span style="color: #000000;"> A fare&#8230; cosa?</span><br />
<span style="color: #000000;"> A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora “Non ce n&#8217;è Coviddi” dovrebbero conferire la cittadinanza onoraria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Del nostro viaggio organizzato nel sultanato di Erdoğan, delle sue luci e ombre magari ne scriveremo in futuro giacché questo <em>post</em> è dedicato alla mostra spedizione in Alsazia, curata, come sempre, dalla mia guida turistica personale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Tanto per partire in scioltezza voglio mettere subito un punto fermo, ovvero che questo viaggio è stato l’ultimo chiodo piantato sulla bara dei miei spostamenti in treno per i quali è prevista una coincidenza a Milano. <em>NO MORE</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per non far concorrenza alla sua Frecciarossa per Parigi, Trenitaglia ha deciso bene di far morire Thello, il treno notturno sulla tratta Venezia Santa Lucia – Paris Gare de Lyon. Troppo comodo per noi scendere al mattino a Dijon e da lì salire su un TGV per Strasburgo, veramente troppo comodo. Così siamo stati costretti a prendere una freccia per Milano Porta Garibaldi, freccia per modo di dire visto che è arrivata in ritardo, e poi scapicollarci per capire da dove sarebbe partito di lì a poco il treno per Basel. Infatti la stazione è carentissima di informazioni sulle piattaforme, situazione resa ancor più complicata dal fatto che per spostarsi dai binari passanti a quelli di testa bisogna impegnarsi in un percorso labirintico e mal segnalato. Tanto per non smentirsi, al ritorno il binario del treno per Venezia è stato precisato solamente qualche minuto prima della partenza. Già noi con due piccoli <em>trolley</em> abbiamo faticato affrettandoci su e giù per corridoi e scale fino al binario, perciò mi chiedo se quegli scaldapanche assunti per concorso si rendono conto di quanto possa essere complicato spostarsi lì con un bagaglio solo leggermente più ingombrante e magari con qualche difficoltà motoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando mi capiterà di tornare in Alsazia partirò dall’Austria, da Villach via Mannheim o col bellissimo nightjet Wien – Strasbourg, oppure ancora, extrema ratio, con Flixbus da Venezia (aereo anche no, grazie), e lo stesso anatema vale anche per tutti gli altri viaggi che avrò la fortuna di compiere in Europa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, ora che mi son tolta questo puntuto sassolino dalla scarpa posso passare a cose più piacevoli, ovvero il Carrefour Européen du Patchwork 2022.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p><span id="more-7360"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come sempre mi sono sistemata a Sélestat, posizione strategicamente perfetta per raggiungere la Val d’Argent e le altre suggestive località alsaziane, nonché paesino molto tranquillo, ambiente ben diverso dal caos disneyano di Colmar. Quest’anno la mia personale agenzia di viaggi ha scovato un suggestivo sottotetto in un palazzo del XV secolo dichiarato monumento storico nel 1984. Cosa chiedere di più?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-7365 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030136-e1665749192481.jpg" alt="P1030136" width="640" height="427" /></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ah sì, potremmo aggiungere che l’autostazione di Sélestat è stata completamente rifatta, ora dotata di ampie pensiline per non bagnarsi quando piove. Una mattina c’è capitato di notare un gazebo accanto alla stazione. Sulle prime s’era pensato a un’attività commerciale o all&#8217;evento di qualche associazione in cerca di firme e sottoscrizioni. Invece si trattava di un’iniziativa di GrandEst, la locale azienda di trasporto pubblico. In buona sostanza stavano pubblicizzando l’apertura di una nuova linea di autobus, con tanto di volantini informativi e orari aggiornati. Proprio come da noi…</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-7367 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030156-e1665749312563.jpg" alt="P1030156" width="640" height="360" /></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Basta, meglio cambiare discorso, che più ci penso a come (non) funzionano le cose qui e più mi sale la bile, meglio parlare di stoffe (e non solo&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voto della ventisettesima edizione del Carrefour Européen du Patchwork: 7+.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ne valeva la pena. Sono tornata a casa con la sensazione di aver visto molte più cose di quante sono stata in grado di memorizzare sul momento, e questo <em>post</em> mi offre l’occasione di rivederle per apprezzarle nuovamente come meritano, forse anche di comprenderne il senso.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come si dice, fuori il dente fuori il dolore, perciò parliamo subito del concorso “Au fil des contes”, il cui tema chiedeva di rappresentare ciò che ha segnato la fantasia della propria infanzia, favole, personaggi, sogni e ricordi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo dire la verità, temevo un’invasione di personaggi stereotipati, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, la Sirenetta, Pinocchio, lupi, orchi, puffi, draghi, topolini, porcellini, gatti, anatroccoli e chi più ne ha più ne metta. Invece con mio grande sollievo sono stata smentita. Tranne qualche facile riferimento fiabesco devo dire che la maggior parte delle concorrenti ha interpretato il tema con sufficiente libertà e apprezzabile originalità. È ovvio, non tutto ha incontrato i miei gusti, e come sempre ho condiviso solo in parte le scelte della giuria. Ormai si sa che caratteristiche come l’effetto speciale fine a sé stesso, la rappresentazione ruffiana, la furberia, la tecnica incerta, il <em>politically correct</em> mi fanno venire l’orticaria, però avevo già deciso di soprassedere e di concentrarmi sulle opere che mi dicevano qualcosa di originale e di armonico.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Ecco allora l’opera che mi ha subito impressionato e che in cuor mio ho sperato che ne venisse riconosciuto il valore, cosa che effettivamente è avvenuta.</span></h5>
<div id="attachment_7369" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7369 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl-e1665751416678.jpg" alt="Tark Jungeun - Tea-bowl" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl</p></div>
<div id="attachment_7370" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7370 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail-e1665751474281.jpg" alt="Tark Jungeun – Tea Bowl - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guardate e stupite. Non trovo le parole per descrivere l&#8217;eleganza di quest&#8217;opera, un soggetto semplice, solido, comprensibile, eppure intriso di quel misticismo orientale che ancora resiste alla globalizzazione e al tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non si tratta di una banale scodella in ceramica, è un <em>Chawan</em> o un <em>Tenmoku</em> (solamente l&#8217;autrice potrebbe essere più precisa), ovvero una ciotola per la cerimonia del tè, quel rituale che risale al XII secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;artista ricorda di quando sua madre riempiva per lei, allora bambina, quella ciotola, non solamente di té chiarissimo, ma anche di luce e amore. Ora sono i figli di Tark Jungeun a godere della stessa magia contenuta in tale ciotola, e si spera che l&#8217;incantesimo non si perda nelle generazioni a venire.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se mi è consentito muovere una critica, ritengo che si sarebbe dovuto utilizzare un supporto più rigido per il <em>backing</em>. L&#8217;opera infatti presentava un considerevole difetto di planarità probabilmente dovuto a sbalzi di temperatura e umidità, un peccato veniale che comunque non ne sminuiva la bellezza.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Mattea Jurin non so nulla, e me ne cruccio in quanto il suo <em>quilt</em> &#8220;Big girls don’t cry&#8221; la palesa come un&#8217;artista meritevole di attenzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La scelta di colori è perfetta, come pure la composizione tormentata degi alberi. Entrambe trasmettono un senso di minaccia incombente, una cupezza non del tutto fugata dai cromatismi più vivaci che filtrano tra i rami. Mi piace pensare che la bimba su quel sentiero stia creando da sé una luce di speranza, e per farlo basta convincersi che pur se piccole si è comunque grandi dentro, e le ragazze grandi non piangono, affrontano i problemi.</span></h5>
<div id="attachment_7384" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7384 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry-e1665939270215.jpg" alt="Mattea jurin - Big girls don’t cry" width="480" height="715" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Big girls don’t cry</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Complimenti a Mattea Jurin, per la parte artistica dell&#8217;opera è ovvio, ma soprattutto per la scelta interpretativa del tema del concorso, la memoria di angosce d&#8217;un tempo lontano che lei ha saputo superare con coraggio e determinazione.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Baba Jaga, Medea, Circe, Lilith, e adesso ho fatto la conoscenza di Bruja Piruja, una strega ben differente dalle sue colleghe più famose. Si tratta di una sorta di <span class="mw-page-title-main">Till Eulenspiegel al femminile, una strega dispettosa e anche un po&#8217; sfortunata che vive in una caverna colma di cianfrusaglie. Per la legge del contrappasso un mattino viene colpita dal &#8220;colpo della strega&#8221;, restando immobilizzata a letto. Con l&#8217;aiuto del suo corvo riuscirà a guarire, ma solamente dopo aver promesso che non lancerà più incantesimi. Ma&#8230; lo farà davvero?<br />
</span></span></h5>
<div id="attachment_7387" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7387 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-e1665940728129.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja" width="480" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja</p></div>
<div id="attachment_7388" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7388 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail-e1665940805409.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come non essere attirate da quel mezzo sguardo ammaliatore? Potrebbe avere lo stesso potere di Medusa. L&#8217;occhio e la bocca spiccano diabolici sua quella figura che il bianco e nero disegnano come un insistito ritmo musicale che non lascia un attimo di respiro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora, per alleggerire l&#8217;atmosfera vi regalo questa filastrocca.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ojpH1zIe1_I?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è uno di quei lavori che non ci stancherebbe mai di guardare.</span><br />
<span style="color: #000000;">In effetti so poco o nulla di Lucy Pevensie, un personaggio della saga de &#8220;Le cronache di Narnia&#8221; di C. S. Lewis., se non quello che ho letto su Wikipedia. A quanto ho capito, attraversando un portale magico all&#8217;interno di un armadio lei si ritrova in un mondo dove l&#8217;inverno dura cento anni a causa di un sortilegio della Strega Bianca.</span><br />
<span style="color: #000000;">La coraggiosa Lucy si troverà ad affrontare peripezie, fino alla scofitta della strega.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ha rappresentato Lucy in quel mondo gelato accanto al famoso lampione vivo, ma il dinamismo della bimba sarà in grado di cambiare le cose, e già lo si intuisce dai colori più caldi dietro agli alberi.</span></h5>
<div id="attachment_7395" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7395 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy-e1665944511599.jpg" alt="Rhoda Bennett - Brave Lucy" width="480" height="659" /></a><p class="wp-caption-text">Rhoda Bennett &#8211; Brave Lucy</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un&#8217;immagine affascinante, ricca di colore e di luce, anche dove tutto si smorza nel grigio, e pare proprio che Lucy stia per uscire dal quadro.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io e il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / traduttore / <em>pusher</em> / guida turistica / ecc. ci siamo fermati a lungo a osservare quest&#8217;opera cercando di coglierne il messaggio. I titoli non erano ancora stati esposti, perciò godevamo della massima libertà interpretativa. Devo ammettere che lui ha immediatamente riconosciuto la tastiera di un pianoforte, e allora rimaneva da spiegare il perché di quell&#8217;immagine &#8220;mossa&#8221;, come se si stesse osservando qualcosa attraverso una superficie d&#8217;acqua appena appena increspata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;unica spiegazione era che si trattasse di un ricordo, ciò che la mente conserva ma che non è in grado di riportare con precisione assoluta, anzi il più delle volte si tratta di una complessa opera di mediazione.</span><br />
<span style="color: #000000;">Avevamo ragione.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ricorda il suo sogno giovanile di diventare una grande pianista, ma anche la sofferenza e la solitudine che lo studio di quello strumento comportava, tanto che mi viene da pensare a un&#8217;immagine vista attraverso un velo di lacrime.</span></h5>
<div id="attachment_7396" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7396 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream-e1665946502264.jpg" alt="Kang Geunhea - Re-dream" width="480" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Kang Geunhea &#8211; Re-dream</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche in questo caso, a prescindere dalla qualità artistica dell&#8217;opera, devo fare i miei complimenti per come Kang Geunhea sia riuscita dare un&#8217;originale forma visibile al tema del concorso.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse in questo caso il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / ecc. ha subito riconosciuto in quell&#8217;immagine la rappresentazione visuale di una gianografia dal suo libro &#8220;365 uova di giornata&#8221;:</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span class="fontstyle0" style="color: #000000;">Gianografia n°159 &#8211; FANTASMI<br />
Per ricordare il passato non ci vuole molto, ma per ricordare il futuro è indispensabile una buona dose di memoria. Se non ne siete convinti provate a rammentare i vostri sogni d’un tempo.</span><em><span class="fontstyle0" style="color: #000000;"><br />
</span></em></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente non potevano mancare i riferimenti diretti con le fiabe, e tra tutte le opere questa di Kestrel Michaud è quella che mi ha divertito di più.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur non raggiungendo la fama delle storie più famose scritte dai fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, tanto per citare dei titoli), la fiaba &#8220;I musicanti di Brema&#8221; spicca per alcuni aspetti surreali, per l&#8217;assenza di ogni aspetto pedagogico o edificante, e per il fatto che tutto avviene a seconda del caso e della fortuna. Non per questi motivi dovrebbe venir considerata una fiaba &#8220;minore&#8221;, soprattutto se si riflette su quanto il caso e la fortuna prevalgono anche nella lontanissima (nel tempo e nello spazio) raccolta di racconti &#8220;Le mille e una notte&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7397" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7397 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians-e1665946641444.jpg" alt="Kestrel Michaud - Bremen town musicians" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud &#8211; Bremen town musicians</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va da sé che a rendere ancora più pregevole questo <em>quilt</em> non è stata solamente la scelta del tema, ma anche la sua rappresentazione grafica. Kestrel cerca di ottenere dai suoi lavori una suggestione tridimensionale, e anche stavolta con un gioco sapiente delle ombre e delle trasparenze è riuscita a creare una scena viva, e per giunta ci si aspetta da un momento all&#8217;altro di sentir ragliare, abbaiare, miagolare e cantare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non vi ricordate come faceva quella fiaba, gustatevi la narrazione di Vittorio De Sica (scusate se è poco&#8230;) trasmessa dalla Rai nel 1961, quando la televisione aveva ancora qualche funzione educatrice e noi si andava a letto dopo Carosello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yvnN7vFOr8A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Altri lavori più o meno interessanti li potrete trovare nella mia <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">galleria Flickr</a></span></strong> dedicata alle mostre del 2022, oppure, quando sarà disponibile, potreste ordinare il catalogo Prestige direttamente dal sito del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.patchwork-europe.eu/index.php" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho inserito qui tutte le opere del concorso, riservando lo spazio a quelle che hanno di più hanno fatto vibrare le mie corde. Non si pensi che gli altri <em>quilt</em> fossero brutti, anzi nella maggioranza dei casi ne ho ricavato un&#8217;impressione positiva, però, come dicono gli americani, &#8220;non tutti i gusti sono alla vaniglia&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Allora lasciamo il concorso e andiamo a vedere le altre mostre, arrivando a un collegamento inaspettato con Fabrizio De André.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo di quest&#8217;opera di Hildegard Mueller è &#8220;Raw on Row&#8221;, fila dopo fila. Sono parole tratte dalla poesia &#8220;In Flanders Fields&#8221; di John McCrae, composta nel maggio del 1915 dopo la seconda battaglia di Ypres alla quale il tenente colonnello canadese prese parte in qualità di ufficiale medico.</span></h5>
<table style="height: 431px;" width="869" cellspacing="0" cellpadding="4">
<colgroup>
<col width="128*" />
<col width="128*" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">In Flanders fields the poppies blow<br />
Between the crosses, row on row,<br />
That mark our place; and in the sky<br />
The larks, still bravely singing, fly<br />
Scarce heard amid the guns below.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">We are the Dead. Short days ago<br />
We lived, felt dawn, saw sunset<br />
glow,<br />
Loved and were loved, and now we lie,<br />
In Flanders fields.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Take up our quarrel with the foe:<br />
To you from failing hands we throw<br />
The torch; be yours to hold it high.<br />
If ye break faith with us who die<br />
We shall not sleep, though poppies grow<br />
In Flanders fields.</span></p>
</td>
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri<br />
Tra le croci, fila dopo fila,<br />
Questo segna il nostro posto; e nel cielo<br />
Le allodole, cantando ancora con coraggio, volano<br />
Appena udite tra i cannoni di sotto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa<br />
Abbiamo vissuto, sentito l&#8217;alba, visto il tramonto brillare<br />
Amanti e amati, adesso giacciamo<br />
Sui campi delle Fiandre.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Riprendete voi la lotta col nemico:<br />
A voi con le nostre mani cadenti passiamo<br />
La torcia; siano le vostre a tenerla alta.<br />
Se non ci ricorderete, noi che moriamo,<br />
Noi non dormiremo, anche se i papaveri cresceranno<br />
Sui campi delle Fiandre. </span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_7415" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7415 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-e1666014195193.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row" width="480" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row</p></div>
<div id="attachment_7416" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7416 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail-e1666014229861.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row - Detail" width="640" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante il servizio funebre per l&#8217;amico Alexis Helmer caduto in quella battaglia, John McCrae osservò come i papaveri crescessero rigogliosi attorno alle tombe dei caduti, e da quell&#8217;immagine trasse l&#8217;ispirazione per la sua poesia.<br />
Come allora non ricordare anche i versi de &#8220;La guerra di Piero&#8221;, scritti quasi cinquant&#8217;anni dopo da Fabrizio De André?</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dormi sepolto in un campo di grano<br />
non è la rosa non è il tulipano<br />
che ti fan veglia dall&#8217;ombra dei fossi<br />
ma sono mille papaveri rossi.</span></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Della bravura di Angela Minaudo ho già avuto modo di scrivere nel <em>post</em> <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d&#8217;Argent 2021</a></span></strong>. Quest&#8217;anno le è stato riservato lo spazio per un&#8217;esposizione tutta sua, un riconoscimento che va oltre ogni valutazione personale. Non sono molte le <em>quilter</em> nostrane che possono vantare la patente di &#8220;artista internazionale&#8221;, e se ciò può essere motivo di legittima soddisfazione è anche implicitamente una condanna, quella di cercare di superarsi sempre per non deludere mai. Le premesse ci sono&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7421" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7421 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne-e1666019312346.jpg" alt="Angela Minaudo - Automne" width="480" height="671" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Automne</p></div>
<div id="attachment_7422" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7422 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please-e1666019378593.jpg" alt="Angela Minaudo - Stop! Please" width="480" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Stop! Please&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nei paraggi di casa mia e andiamo a fare una gita in Slovenia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono passati quasi dieci anni da quando a Kranj si tenne la mostra &#8220;<a style="color: #000000;" href="https://www.facebook.com/events/531305766934315/" target="_blank">Čas za patchwork</a>“, la prima esposizione organizzata da Margareta Vovk Čalič. Di quell&#8217;esperienza abbiamo la testimonianza di un <em>post</em> intitolato &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=120" target="_blank">Non c&#8217;è ragione</a></strong></span>&#8220;, nel quale riportiamo le immagini degli inizi del gruppo di Margareta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo che ritrovare le <em>quilter</em> slovene in Val d&#8217;Argent mi ha fatto un certo effetto. In primo luogo è prevalsa la soddisfazione personale per aver visto a suo tempo i loro primi passi e di averne intuito le qualità, e poi si spera sempre che i semi del <em>patchwork</em> trovino nuove terre, nuove artiste e nuove forme espressive.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento prevalgono ancora i blocchi tradizionali, ma già si nota all&#8217;orizzonte qualche interessante proiezione artistica del <em>patchwork</em>.  </span></h5>
<div id="attachment_7425" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7425 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula-e1666023057786.jpg" alt="Margareta Vovk Čalič – Nebula" width="640" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Margareta Vovk Čalič – Nebula</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E proprio Mateja Dimnik sembra aver preso una strada che potrebbe portarla molto lontano, anche perché ha tempo per crescere, energie da spendere, fantasia da esplorare, cultura dalla quale pescare e una giusta dose di temerarietà.</span></h5>
<div id="attachment_7426" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7426 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-e1666023146753.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe</p></div>
<div id="attachment_7427" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7427 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail-e1666023126353.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del resto chi si cimenta col nero è una <em>quilter</em> sicura di sé e di ciò che intende esprimere. Troppo facili e ammiccanti i <em>patchwork</em> realizzati con belle stoffe variopinte, allegre, ben abbinate, mentre il nero è impegnativo, per tutto, per il contrasto, per l&#8217;invasività, per il messaggio, e anche per la vista.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Innovazione per innovazione, ecco una delle cose più strane che mi sono capitate di vedere quest&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;">Si tratta di una trama realizzata in materiale sintetico, probabilmente colla liquida a caldo, accoppiata con pezzi di film di plastica da imballo, ipotizzo in polietilene.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è uscito una specie di merletto <em>random</em>, stile Jackson Pollock azzardo a dire, e anche se a prima vista potrebbe sembrare l&#8217;essenza del caos, osservandolo con più attenzione si nota un disegno preciso, un progetto.</span></h5>
<div id="attachment_7440" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7440 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2-e1666024408123.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2" width="640" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2</p></div>
<div id="attachment_7441" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7441 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail-e1666024438195.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Sous bois - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Sous bois &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certamente più di qualche <em>quilter</em> avrà sollevato un sopracciglio alla vista delle opere di Sandrine Pincemaille, se non addirittura le avrà semplicemente considerate &#8220;fuffa&#8221;, quando invece si tratta di un esperimento audace dove al posto del cotone, del poliestere, della lana, è stato utilizzato un filo liquido, cosa ben diversa da un <em>exploit</em> buttato lì tanto per stupire.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sono convinta che bisognerebbe giudicare queste nuove vie espressive con mente aperta e occhio ben disposto, perché potrebbe capitare un domani che su un <em>quilt</em> più tradizionale stia bene una contaminazione audace come questa, un trapianto avveniristico, una virgola di pazzia.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che a me piace saltare da palo in frasca, e allora eccovi dei lavori &#8220;tradizionali&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà ho messo quell&#8217;aggettivo tra virgolette in quanto si tratta di una tradizione inventata, come i <em>kilt</em> scozzesi e gli acchiappasogni nordamericani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I pannelli sottostanti si chiamano <em>molas</em>, e vengono applicati sugli abiti delle donne Kuna delle isole San Blas, vicino a Panama, e più che un manufatto tradizionale andrebbe considerata come una forma di identità distintiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fino ai primi anni del XX secolo era comune il <em>body painting</em>, ma dall&#8217;incontro con le coloratissime stoffe provenienti dal continente (anche stoffe di recupero nella più autentica interpretazione del <em>patchwork</em>), nonché dalla crescente disponibilità di strumenti relativamente nuovi per loro quali forbici, lamette, aghi e filo, nacque l&#8217;idea di dare forma più stabile alla loro espressione grafica-culturale. Va detto che i Kuna hanno sempre difeso con tenacia la loro indipendenza territoriale e sociale, fino alla rivoluzione del 1925 che li portò all&#8217;autonomia dal governo panamense. Per inciso, una delle scintille che accese l&#8217;animo dei rivoluzionari fu il divieto di indossare le <em>molas</em>, ragion per cui si può ben capire il valore culturale di tale indumento.</span></h5>
<div id="attachment_7448" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7448 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01-e1666170542882.jpg" alt="Molas - 01" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Molas</p></div>
<div id="attachment_7449" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7449 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03-e1666170653120.jpg" alt="Molas - 03" width="640" height="510" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<div id="attachment_7450" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7450 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04-e1666170689685.jpg" alt="Molas - 04" width="640" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I Kuna hanno una visione del cosmo a livelli, otto per la precisione, e per le <em>molas</em> sono previsti al massimo sette strati, dato che nell&#8217;ottavo ci sta ciò che loro definiscono Dio e che comprende la terra, l&#8217;oceano, il sole e la luna (l&#8217;essere umano è solamente al quarto livello). A base otto è anche il loro modo di contare (le dita che si possono toccare con il pollice), e se pensate che sia un sistema antiquato e poco pratico sappiate che la numerazione ottale è utilizzata anche nell&#8217;informatica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I disegni possono rappresentare cose reali, come animali o piante, ma pure dare forma visibile a ragionamenti filosofici, come l&#8217;involuzione di un pensiero o la ricerca della verità, e sono decine; tanto per citarne qualcuno: spirale, tartaruga, farfalla, freccia, iguana, arcobaleno, vento del Sud, cuscino&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ops, quasi dimenticavo di spiegare la caratteristica principale delle <em>molas</em>, ciò che li rende uniche. I disegni nascono per &#8220;sottrazione&#8221;, ovvero tagliando lo strato superiore appare il colore dello strato inferiore, e così via di livello in livello fino al completamento del disegno. Diciamo che come difficoltà sta alla pari con i dipinti su vetro di Hlebine, anche quella una forma d&#8217;arte assolutamente <em>naïve</em>.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Huehuetenango vi dice niente? No, non è una divinità Maya. Allora forse Antigua? Immagino che stiate pensando a quell&#8217;isola delle Piccole Antille, ma anche in questo caso siete fuori strada. Entrambi sono i nomi di due delle migliori zone di produzione del caffé in Guatemala.</span><br />
<span style="color: #000000;">A questo punto sarebbe logico sospettare che a me piaccia il caffè, e avreste ragione al cento per cento.</span><br />
<span style="color: #000000;">Amo il caffè, il caffè nero senza zucchero, perché il Bourbon guatemalteco è già dolcissimo del suo. Se vi va andatevi a vedere come il mio <em>sherpa</em> / <em>webmaster</em> / fotografo / ecc., e ora anche <em>barman</em>, mi prepara il &#8220;Capo in B&#8221;, un caffè tipico della zona dove vivo. Qui il <em>post</em> relativo &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2020/04/20/le-moment-le-plus-beau-de-la-journee/" target="_blank">Le moment le plus beau de la journée</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quindi come non poteva attirarmi un&#8217;opera dal titolo &#8220;Black Coffee&#8221;?</span></h5>
<div id="attachment_7492" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7492 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C-e1666290342812.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Black coffee_C" width="480" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Black coffee</p></div>
<div id="attachment_7460" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7460 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail-e1666202658683.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del Guatemala però non apprezzo soltanto caffè, ma anche le meravigliose opere di Priscilla Bianchi, con i caldissimi colori della sua terra. Lei ama utilizzare le stoffe guatemalteche per matenere vivi e attuali i motivi tradizionali dando loro sempre nuove configurazioni, un meticciato estetico che ben definisce il suo impegno artistico e il rispetto per una cultura antica e mai dispersa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">TELAS è l&#8217;acronimo di The East Los Angeles Stitchers, un gruppo di artiste che promuove i <em>quilt</em> della comunità latina della California meridionale. Sulla base di modelli disegnati dalla defunta Jane Tenorio-Coscarelli sono stati realizzati dei pannelli che fanno riferimento al Día de los Muertos (il giorno dei morti), una celebrazione messicana in ricordo dei defunti.<br />
Difficile per noi comprendere lo spirito quasi carnevalesco di quella cerimonia, e del resto le sue origini si perdono nell&#8217;era precolombiana, quando il rapporto con la morte e con i morti era vissuto in maniera più intima, più passionale, quasi bidirezionale. Forse nella formazione di tale modo di vedere hanno influito i secoli di ininterrotti sacrifici umani in onore di terribili divinità assetate di sangue.</span></h5>
<div id="attachment_7476" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7476 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada-e1666283998913.jpg" alt="Yolie Barrozo – Una chola refinada" width="360" height="759" /></a><p class="wp-caption-text">Yolie Barrozo – Una chola refinada</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si potrebbe presumere che anche Yvette Campos-Kratzeisen abbia radici sudamericane, e invece lei è un&#8217;alsaziana DOC che si è innamorata dei motivi inca, maya, aztechi e altri ancora. Rivisitandoli a suo gusto ha donato loro nuova vita, nuovi colori, nuove suggestioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il suo modo di operare è simile alle <i>Chinoiserie</i> del XIX secolo, quando artisti europei amavano riportare sulle loro opere dei motivi cinesi, decorazioni che pur non essendo perfettamente fedeli a quelle originali riuscivano comunque a trasmettere un senso di esotismo e di raffinatezza.</span></h5>
<div id="attachment_7469" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7469 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-e1666278590736.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen" width="640" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen</p></div>
<div id="attachment_7468" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7468 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail-e1666278255559.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7470" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7470 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-e1666279107336.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru" width="640" height="349" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru</p></div>
<div id="attachment_7471" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7471 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail-e1666279172381.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Indubbiamente questo è un altro modo di interpretare il <em>patchwork</em>, e vi confesso che non mi dispiace affatto. Oltre all&#8217;intrigante effetto estetico va detto che questi pannelli tradiscono un&#8217;abilità manuale fuori dal comune. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">No, non si tratta di rovine di templi maya, siano tornati di qua dell&#8217;Oceano Atlantico, come fece circa venticinque anni fa Denise Labadie, viaggiando dagli USA in Irlanda per visitare la terra dei suoi avi.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;effetto che ebbe su di lei quella realtà di pietre così antiche, così solide, così immutabili fu travolgente e definitivo, quasi pari all&#8217;illuminazione di San Paolo sulla strada di Damasco. Da allora è tornata sempre presso quelle vecchie pietre, per osservarle, per sentirne la trascendenza, per avvertire i secoli di storia che le hanno appena appena sfiorate, e soprattutto per ascoltarne il messaggio. Perché lei è diventata così intimamente connessa con loro da farsi accettare e ne ha appreso il linguaggio, ascolta le parole sussurrate a chi, tra le fuggevoli essenze di carne e sangue, sa ascoltare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che lei fa non è solamente una suggestiva opera tessile, è invece il tentativo di riportare a noi quei segreti messaggi affinché si possa comprendere quant&#8217;è ridicola l&#8217;umana illusione di potenza.</span></h5>
<div id="attachment_7478" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7478 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary-e1666286389763.jpg" alt="Denise Labadie – Bonamargy Friary" width="480" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Bonamargy Friary</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il convento di Bonamargy in Irlanda risale al 1485, e tra le sue rovine sono stati rivenuti documenti molto antichi, tra i quali una delle principali opere teologiche di San Tommaso d&#8217;Aquino.</span></h5>
<div id="attachment_7479" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7479 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough-e1666286433682.jpg" alt="Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough" width="480" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora più antico è il sito del monastero di Glendalough la cui fondazione risale al VII secolo. Oggi è diventato una delle principali attrazioni di pellegrinaggio dell&#8217;Irlanda medievale. Le sue rovine e altre simili sono visitabili all&#8217;interno di un parco naturale di ben 200 chilometri quadrati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non così antiche ma abbastanza vecchie sono le cose che Françoise Grall ama riportare su stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le sue origini sono bretoni, quelle di un promontorio che s&#8217;incunea nell&#8217;Oceano Atlantico e ne ottiene i favori e i castighi in egual misura.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era logico che di barche ne vedesse, e anche quelle non più utilizzabili che finivano in qualche cimitero di scafi per essere &#8220;cannibalizzate&#8221;. Indubbiamente quei ricordi giovanili le sono rimasti impressi, tanto da spingerla a tentare di dare forma visiva a quelle malinconiche sensazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Grazie alla sua preparazione (ha studiato chimica) e a delle brillanti soluzioni tecniche ha esplorato le possibili connessioni tra spessore e tessuto, materia e colore, attrezzi e strumenti da cucito, ed è riuscita, con metodi che qui non rivelerò, a ottenere delle rappresentazioni &#8220;materiche&#8221; degne di una mostra d&#8217;arte pittorica.</span></h5>
<div id="attachment_7484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7484 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2-e1666288994652.jpg" alt="Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2</p></div>
<div id="attachment_7485" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7485 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3-e1666289012930.jpg" alt="Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3</p></div>
<div id="attachment_7486" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7486 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1-e1666289071274.jpg" alt="Françoise Grall – Patch planétes 1" width="640" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Patch planétes 1</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ne ho inseriti qui &#8220;solamente&#8221; tre dei suoi lavori, a malincuore. Avrei voluto mostrarli tutti, ma avrei rischiato di sottoporvi alla dittatura del mio gusto personale, dato che queste sono state per me tra le opere migliori di questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork. Comunque, per chi lo desiderasse, c&#8217;è sempre il mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> per vederne altre.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Contaminare, che passione!</span><br />
<span style="color: #000000;">La purezza è bella, è misurata, è fedele a sé stessa, ma talvolta anche sterile e stucchevole. Quanto di più mi piacciono le unioni improbabili, sorprendenti, audaci, ma anche figlie di appassionate scelte estetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;">Natalia Lashko è nata russa, a pochi chilometri dalle rive del Don, però oggi vive in Ucraina, e di quella terra ci riporta i temi popolari. Lo fa, quando si dice la contaminazione, con il ricamo di paglia, una tecnica nata in Russia nel XVI secolo a imitazione dell&#8217;oro.</span><br />
<span style="color: #000000;">Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;">A lei si è unito suo figlio Illyaz, e con lui sono arrivate idee nuove e prospettive meno formali, l&#8217;ennesima contaminazione.</span></h5>
<div id="attachment_7497" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7497 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-e1666338682286.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01" width="640" height="421" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01</p></div>
<div id="attachment_7498" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7498 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail-e1666338732944.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01 - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01 &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7499" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7499 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons-e1666340473943.jpg" alt="Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!" width="480" height="673" /></a><p class="wp-caption-text">Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Natalia Lashko avevo già visto un&#8217;opera a Verona nel 2019 (<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6235" target="_blank">qui</a></span></strong> il post relativo), però questa tecnica del ricamo con la paglia è stata una scoperta veramente interessante.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ok, ora che abbiamo scoperto i ricami di paglia possiamo passare al reparto &#8220;cose strane&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Monique Alphand, Marithé Malferiol e Michel Perrier sono tre collezionisti tessili che hanno deciso di offrire una visione diversa dell&#8217;antico <em>patchwork</em> francese. Si potrebbe pensare che essendo inglese la parola &#8220;<em>patchwork</em>&#8221; anche tale tecnica di tagliare e ricucire sia una prerogativa del mondo anglosassone.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sbagliato.</span><br />
<span style="color: #000000;">A parte il fatto che i primi <em>patchwork</em> (in pelle) sono stati rinvenuti tra le rovine egizie di qualche migliaio di anni fa, a parte il fatto che il temine &#8220;<em>quilting</em>&#8221; deriva dal latino &#8220;<em>culcita</em>&#8220;, a parte il fatto che in Persia i nomadi già assemblavano i tappeti Kilim, a parte il fatto che mennoniti e amish sono originari della Sassonia, della Svizzera e dell&#8217;Alsazia, a parte tutto ciò l&#8217;uso di riassemblare pezzi di stoffa per realizzare oggetti di utilità domestica o di arredamento era diffuso anche in Francia.</span><br />
<span style="color: #000000;">La differenza maggiore è frutto della distanza culturale (e geografica) tra il <em>patchwork</em> europeo e quello delle colonie inglesi d&#8217;oltreoceano, poi diventate la federazione degli Stati Uniti. In queste ultime la carenza di materia prima, volutamente causata dagli inglesi per mantenere l&#8217;esclusiva della produzione tessile, comportò la pressante necessità di riutilizzare ogni pollice quadrato di stoffa anche frusta per realizzare delle trapunte da imbottire, prima con le foglie secche e poi con materiali più durevoli, mentre in Europa prevaleva talvolta l&#8217;aspetto decorativo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è un esempio questo pannello di linguette di lana (non molto antico per la verità), nel quale vengono rappresentate faccende di una quotidianità assoluta, ricordi, avvenimenti personali, ricorrenze e via dicendo.</span></h5>
<div id="attachment_7503" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7503 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C-e1666342743462.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine_C" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine</p></div>
<div id="attachment_7505" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7505 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail-e1666342859675.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questo splendido  pannello di lana finemente ricamato con eleganti <em>appliqué</em> di fiori? Le iniziali suggeriscono che forse è stato realizzato per celebrare due sposi, magari non per il giorno delle nozze ma per un importante anniversario.</span></h5>
<div id="attachment_7509" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7509 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-e1666345582740.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine</p></div>
<div id="attachment_7510" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7510 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail-e1666345618935.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Quando si dice appassionarsi al <em>patchwork</em>&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Caroline Legrand ha lavorato come grafica ed è una delle co-fondatrici del Théâtre du Soleil (quisquilie insomma), per diventare infine una <em>designer</em> tessile. La sua professione l&#8217;ha portata a contatto con le culture tessili di tutto il mondo, e lei ha deciso di farne un oggetto di studio, una ricerca che le ha consentito di pubblicare numerosi libri splendidamente illustrati.</span><br />
<span style="color: #000000;">In Val d&#8217;Argent lei ha portato qualche pezzo della sua ricca collezione, come questi indumenti di origine vietnamita,&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7512" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7512 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-e1666346197899.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam</p></div>
<div id="attachment_7513" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7513 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail-e1666346226605.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; o questa intrigante coperta proveniente dall&#8217;India, uno zibaldone di colori che in virtù di un qualcosa di indubbiamente magico si tengono comunque insieme.</span></h5>
<div id="attachment_7514" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7514 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan-e1666347459690.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre dall&#8217;India arriva questo vestito dei Banjara, una casta commerciale molto gelosa delle sue tradizioni tessili. Sullo sfondo un antico <em>patchwork</em> americano (collezione Catherine Legrand) dai colori ben intonati con l&#8217;abito. Complimenti a Liliane e Armel Chichery per la felice scelta espositiva.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7516" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7516 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde-e1666347905396.jpg" alt="Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde" width="480" height="717" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altra collezionista che pesca oggetti tessili da tutto il mondo è Tuulikki Chompré.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che vedete qui sotto non era destinato a essere indossato, e nemmeno appeso a una parete. Si tratta della parte di una ricca bardatura del cammello utilizzato per la cerimonia di un matrimonio turkmeno.</span></h5>
<div id="attachment_7520" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7520 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-e1666348783248.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan" width="600" height="685" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan</p></div>
<div id="attachment_7521" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7521 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail-e1666348755906.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dalla collezione di Nicole Roca ecco cinque pannelli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo. Non conosco il periodo di realizzazione di questi pannelli, però pensando alla travagliata e sanguinosa storia di quel paese si può ben dire che si tratta di oggetti preziosi, quasi dei &#8220;sopravvissuti&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7523" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7523 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo-e1666349671434.jpg" alt="Collection Nicole Roca - RDC Congo" width="640" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Nicole Roca &#8211; RDC Congo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo questo giro del mondo (ma non è finita qui&#8230;) torniamo nella cara e vecchia Europa.<br />
Eszter Bornemisza non si ripete mai. Pur conservando un suo stile che gioca sulla trasparenza, sulle ombre, sull&#8217;inconsistenza, sulla fragilità, riesce sempre a dare forma (quasi immateriale) ad alcune immagini dalle quali è difficile staccare lo sguardo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Niente è esplicito nelle sue composizioni, tutto va cercato, interpretato, accettato, ci si deve semplicemente arrendere alla suggestione che quelle trasmettono.</span></h5>
<div id="attachment_7500" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7500 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living-e1666340742174.jpg" alt="Eszter Bornemisza – Scanning the living" width="480" height="812" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza – Scanning the living</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non è la prima volta che Etsuko Ochiai espone in Val d&#8217;Argent. La sua specialità era, ed è, la tintura indaco della stoffa eseguita con metodi tradizionali giapponesi. Per quest&#8217;opera lei ha deciso di uscire dalla bidimensionalità applicando sulla base (poliestere?) un vello di riccioli di seta, probabilmente seta grezza, un lavoro di estrema pazienza. La domanda sorge spontanea: ma come li ha tenuti assieme?</span></h5>
<div id="attachment_7534" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7534 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-e1666515186241.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms" width="480" height="660" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms</p></div>
<div id="attachment_7535" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7535 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail-e1666515212427.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, in questi anni ho visto utilizzare di tutto nel <em>patchwork</em>. Oltre ai comunissimi cotone, lana, seta, poliestere, anche foglie, vetro, plastica, fili elettrici, carta, organza, pergamena, scorze d&#8217;uovo e altro ancora che al momento ricordo. Però questo materiale non me l&#8217;aspettavo, è stata una vera scoperta, uno dei lavori più intriganti dell&#8217;esposizione.</span></h5>
<div id="attachment_7538" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7538 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-e1666516493800.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit" width="640" height="482" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit</p></div>
<div id="attachment_7539" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7539 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail-e1666516506621.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bucce d&#8217;arancia, ecco di cos&#8217;è composta quest&#8217;opera, e vi dirò, l&#8217;effetto era sorprendentemente piacevole.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho idea di come stia assieme il tutto e nemmeno di quanto possa mantenere inalterato il suo aspetto. Forse va considerato arte effimera come i <em>mandala</em> di granuli di pietrisco colorato del Tibet, la cui esistenza fisica è limitata, però la loro bellezza incide talmente nella memoria da garantirne un&#8217;esistenza duratura.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Confesso di non sapere cosa sia lo <em>zumkou</em>, potrei ipotizzare un abito tradizionale, ma non mi arrischio oltre. Pregherei chi ne sapesse qualcosa di illuminarmi in merito. Comunque questi lavori di Martine Molet Bastien sono molto belli, con i loro colori vivaci e un originale assemblaggio <em>crazy</em> che li trasfigura.</span></h5>
<div id="attachment_7541" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7541 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02-e1666519176336.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - 02" width="480" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou</p></div>
<div id="attachment_7542" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7542 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2-e1666518458786.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - Detail2" width="360" height="753" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou? &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo ora a un&#8217;opera per la quale non trovo aggettivi (impressionante? Monumentale? Smisurata? Incredibile?). Fate voi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Coronavirus ha cambiato molte delle nostre abitudini, e non sempre in meglio, ma il suo impatto maggiore è stato quando per frenarne la diffusione vennero applicate delle misure di quarantena. Durante quel periodo di arresti domiciliari era fin troppo facile farsi prendere dallo sconforto, perdere l&#8217;ispirazione e la felicità di creare, farsi opprimere da una visione fosca del futuro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cecilia Koppmann si ribellò a quello stato di cose, decise di tenere unita la delicata trama che idealmente unisce le <em>quilter</em> di tutto il mondo, e lo fece grazie a quell&#8217;unica finestra ancora disponibile: <em>internet</em>. Giorno dopo giorno diffuse in rete dei brevi filmati che illustravano le tecniche di realizzazione di un blocco, suggerendo di seguirla nella realizzazione di una trapunta. Più di 600 persone da 26 paesi diversi aderirono alla sua iniziativa, la quale in quel terribile periodo aveva quasi la valenza di una seduta psicoterapeutica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiese a chi aveva partecipato di inviarle un blocco di 4&#8243; rappresentante una casa, e dall&#8217;unione di quelle tessere è nata l&#8217;opera sottostante</span></h5>
<div id="attachment_7544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7544 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-e1666520613221.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena" width="640" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena</p></div>
<div id="attachment_7547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7547 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1-e1666522397978.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail1" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7548" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7548 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2-e1666522417155.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail2" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un lavoro difficile, difficile da comunicare, difficile da organizzare, difficile da assemblare, e vi confesso anche difficile da fotografare, per le sue dimensioni in primo luogo, ma anche perché attirava così tanto l&#8217;attenzione che non c&#8217;era mai la visuale completamente libera per catturare l&#8217;immagine completa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel filmato sottostante Cecilia Koppmann racconta la genesi e lo sviluppo della sua iniziativa, e su in questa pagina dedicata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ceciliakoppmann.com/quilt-de-la-cuarentena/" target="_blank">Quilt colectivo de la quarentena</a></span></strong> potete trovare i nomi di chi ha partecipato.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/_YJvz8oVvjM?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cecilia Koppmann è argentina, e allora colgo l&#8217;occasione di mostrarvi delle opere interessanti provenienti dalle terre ispanofone, un&#8217;inserto che in questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork ha dimostrato che esistono ancora terre da esplorare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagine quasi psichedelica in questo lavoro di Blanca García. Indubbiamente le due sfere sembrano uscire dalla superficie piana della stoffa, e i richiami geometrici completano l&#8217;opera.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse non lo terrei appeso in casa questo <em>patchwork</em>, mi risulterebbe un po&#8217; troppo invasivo esteticamente, però dovete ammettere che si tratta di una realizzazione superba.</span></h5>
<div id="attachment_7555" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7555 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-e1666523712345.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados" width="640" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados<span style="color: #000000;"> <br /></span></p></div>
<div id="attachment_7554" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7554 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail-e1666523737505.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sicuramente più rilassante questo <em>patchwork</em> di Teresita Leal, un quadro pittoricamente perfetto.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace il fatto che non si è curata troppo del dettaglio, anzi alcune piccole imperfezioni rendono il tutto più naturale e fluido, mentre la scelta dei colori e dei chiaroscuri denota l&#8217;anima di una vera artista.</span></h5>
<div id="attachment_7557" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7557 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-e1666524484896.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II</p></div>
<div id="attachment_7558" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7558 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail-e1666524498358.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Carolina Oneto non avrebbe bisogno di presentazioni, in ogni suo <em>quilt</em> lei rappresenta spazi, volumi e colori in combinazioni sempre affascinanti, architetture tessili che si tengono in virtù di uno studio artistico (e  forse anche matematico) accurato.</span></h5>
<div id="attachment_7560" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7560 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four-e1666525027379.jpg" alt="Carolina Oneto – One in every four" width="640" height="532" /></a><p class="wp-caption-text">Carolina Oneto – One in every four</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Isabel Muñoz è arrivata in Alsazia con delle opere di forte impatto emozionale, bianchi e neri decisi e rappresentazioni raffinate. Come sempre la mia scelta è la più improbabile, ovvero questo branco di pesci immaginari, una scelta cromatica azzardata, una scommessa comunque vinta dato che la struttura a striscioline variopinte regala a quelle figure l&#8217;illusione del movimento.</span></h5>
<div id="attachment_7561" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7561 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-e1666526245481.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen" width="640" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen</p></div>
<div id="attachment_7562" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7562 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail-e1666526230126.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi ricordo di Inmaculada Gabaldón, de &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=1306" target="_blank">La caverna de los sueños</a></strong></span>&#8220;, un <em>quilt</em> ammirato durante quella splendida gita che feci a Sitges. Oggi scopro che lei ama molto Venezia (ma a chi non piace?), le sue calli, la sua luce, ma è quando arriva il carnevale che lei si trova nel folle universo dell&#8217;ispirazione creativa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le apparenze ingannano, questo è il titolo della sua opera, e si potrebbe pensare a un collegamento tra la vanità illusoria delle apparenze e l&#8217;effimera vita delle bolle di sapone, mentre la soluzione è molto più semplice ma non per questo meno originale. La figura femminile truccata da <em>clown</em> è in realtà un uomo, e ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che in fin dei conti noi ci fidiamo delle apparenze, e da quelle ci lasciamo volentieri ingannare.</span></h5>
<div id="attachment_7565" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7565 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan--e1666527759976.jpg" alt="Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;impressione è quella di essere in piedi sul terreno e guardare una mongolfiera che si solleva in cielo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche se probabilmente si tratta della riproduzione tessile di una fotografia, Carmen Santamaria ha scelto perfettamente l&#8217;inquadratura, la prospettiva e i colori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chapeau.</span></h5>
<div id="attachment_7569" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7569 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo-e1666529463880.jpg" alt="Carmen Santamaria – De aquí al cielo" width="640" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Carmen Santamaria – De aquí al cielo</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;">Cecília e Mercè González sono le due componenti del gruppo Desedamas, che scomposto in &#8220;<em>de seda mas</em>&#8221; significa in spagnolo &#8220;più della seta&#8221; (cioè oltre la seta).  La materia prima che utilizzano è prevalentemente la seta, la quale è di volta in volta supporto, tavolozza, pennello, luce, ombra, frontiera e cielo, con risultati sempre sorprendenti (forse anche per loro).<br />
Da qualche tempo si stanno cimentando in esperimenti sinestetici, ovvero con il colore e la forma cercano di richiamare stimoli sensoriali diversi dalla vista, come il calore, il profumo, il sapore, eccetera.<br />
Già nel 2015 ebbi modo di ammirare i loro richiami organolettici, ricordo bene &#8220;Formatges amb melmelades&#8221; e &#8220;Xocolata&#8221;, ma stavolta si sono cimentate in qualcosa di più difficile, qualcosa di astratto: la musica<br />
Ecco qui sotto l&#8217;opera dedicata a Chavela Vargas, pseudonimo di Isabel Vargas Lizano, la cantante costaricana (però messicana di adozione) che segnò un punto di svolta nell&#8217;iconografia della cantante donna, perlomeno in America Centrale, al pari di quanto stava facendo negli stessi anni Marlene Dietrich, quest&#8217;ultima però riccamente supportata dall&#8217;industria dello spettacolo.<br />
Con Frida Kahlo e Tina Modotti fece parte del trio di donne che diede una forma indipendente alla figura femminile.<br />
Cecilia ha voluto richiamare il colore fiammeggiante delle inestinguibili passioni di Chavela, la passione per la musica, la passione per la tequila, la passione per le donne, la passione per la vita.<br />
Dato che l&#8217;opera è sinestetica bisognerebbe anche sfiorarla con le dita per avvertire la morbidezza del velluto, la stessa delle sue canzoni struggenti e della sua voce leggermente arrochita da fumo e alcol.</h5>
<div id="attachment_7571" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7571 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela-e1666530271177.jpg" alt="Cecília González – Chavela" width="600" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Cecília González – Chavela</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi stuzzica la curiosità di sapere come cantasse Chavela, ecco qui sotto una delle sue canzoni più famose &#8220;Paloma negra&#8221;, nella quale la cantante esprime il suo dolore per il fatto che una donna le aveva spezzato il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/bUqzNlbuyD0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari a questo punto c&#8217;è chi si chiede che fine hanno fatto <em>patchwork</em> tradizionali, se esistono ancora.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente paura, c&#8217;erano anche quelli, comprese le opere Amish, però vi prego di perdonarmi, non mi sono sciroppata dodici ore di viaggio più tutte le arrabbiature per vedere cose che già bene o male conosco. Scorrendo (velocemente) le sale dove erano esposti ho potuto notare che la qualità di esecuzione è sempre eccellente, per me sicuramente inarrivabile, ma non mi dicevano molto, non lo fanno più da anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A ogni buon conto ecco qui degli esempi di quali opere le appassionate della tradizione potevano bearsi.</span></h5>
<div id="attachment_7579" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7579 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-e1666536961977.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking</p></div>
<div id="attachment_7580" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7580 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail-e1666536986531.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Strano ma vero, pare che anche in Australia ci siano problemi di parcheggio, e forse questa ricorrenza di tessere <em>crazy</em> raffigura la fatica e la pazienza per riuscire a trovare il posto adatto dove lasciare l&#8217;automobile.</span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco l&#8217;unico <em>quilt</em> di Kristel Salgarollo che siamo riusciti a fotografare bene. Villa Burrus era stracolma di gente, perciò era impossibile catturare un&#8217;immagine senza che nell&#8217;inquadratura entrasse qualcosa di estraneo.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7582" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7582 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere-e1666537489395.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Windemere" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Windemere</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei ha portato in Val d&#8217;Argent un&#8217;altra opera molto interessante, una bellissima coperta/vestito <em>patchwork</em> con tanto di strascico (che però era sempre a rischio di venire calpestato)</span></h5>
<div id="attachment_7583" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7583 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road-e1666537817905.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Mailing Road" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Mailing Road</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Geometrica, ma non tradizionale, quest&#8217;opera di Peter Hayward, indubbiamente molto d&#8217;effetto. Mediante una sua particolare tecnica riesce a realizzare una <em>mesh</em> in grado di rappresentare figure molto complesse, in questo caso quasi un&#8217;immagine osservata attraverso un caleidoscopio, &#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7584" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7584 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks-e1666537978149.jpg" alt="Peter Hayward – Fireworks" width="640" height="652" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward – Fireworks</p></div>
<div id="attachment_7586" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7586 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie-e1666538348997.jpg" alt="Peter Hayward - Clottie" width="640" height="635" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward &#8211; Clottie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; oppure il simpatico muso di una gattina.</span><br />
<span style="color: #000000;">Miao.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Dopo tutti quegli spigoli spigoli, quegli angoli retti, quell&#8217;esattezza, consentitemi di tornare a qualcosa di più libero, più informale, più aperto all&#8217;interpretazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Renate Wilde ebbe un giorno l&#8217;occasione di vedere uno stormo di gru che si erano levate dalle coste del Mar Baltico per la loro migrazione verso terre più calde. Una volta perse di vista le gru immaginò di accompagnarle nel loro lungo viaggio attraverso la Germania e la Francia, e associò idealmente la loro migrazione al travaglio della nostra vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli uccelli si riuniscono in un cielo sovrastato da nuvole minacciose, e pur essendo ancora in pochi decidono istintivamente che, non potendo cambiare quel cielo, è necessario cercare un altro cielo più accogliente. Alzatisi in volo trovano altri uccelli della loro specie che condividono il medesimo desiderio, e con quelli condividono pacificamente quel cielo senza confini e le sue strade che scavalcavano anche le montagne più alte. Il tragitto è lungo e non privo di rischi, ma le gru trovano in sé stesse la forza di proseguire, sospinte dalla percezione che lo stormo è protezione, è volontà, è vita. Infine giungono, purtroppo non tutte, in quella che per loro è la terra promessa, o almeno che lo sarà fino alla primavera che prima o poi ha da venire.</span><br />
<span style="color: #000000;">E noi, come ci dovremmo comportare sotto un cielo ostile? Magari sarebbe meglio non incaponirsi nel cercare di cambiare ciò che non si può cambiare, magari dovremmo cercare negli amici e nella famiglia la forza di superare gli accidenti della vita, magari, se avremo forza e fortuna, ritroveremo finalmente la serenità, magari sarebbe meglio che la smetta di scrivere stupidaggini e che mi limiti a parlare di <em>patchwork</em>&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7589" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7589 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-e1666538846551.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs" width="640" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs</p></div>
<div id="attachment_7590" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7590 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3-e1666538877754.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs - Detail3" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque quest&#8217;opera va, secondo me, nella giusta direzione, quella che supera la mera dimostrazione di abilità tecnica per arrivare, dopo un lungo e periglioso faticoso viaggio, al riconoscimento della valenza artistica di quanto ci ostiniamo a fare con ago e filo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che può bastare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è che possa scrivere all&#8217;infinito, questo <em>post</em> finirebbe per essere pubblicato dopo il Carrefour Européen du Patchwork del 2024, e poi rischierei di ripetermi. Se mi avete seguita fin qui sono certa che si sarà capito quali sono le mie preferenze e di come io sia rimasta molto soddisfatta di quanto ho avuto la fortuna di vedere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre ripeto ancora una volta che questo <em>blog</em> riporta solamente in maniera parziale le esposizioni della Val d&#8217;Argent, parziale perché se dovessi pubblicare tutte le opere ne uscirebbe un <em>post</em> lunghissimo e noiosissimo, parziale anche perché io non sono imparziale. Dato che non faccio la giornalista di mestiere e che tutto, dal viaggio alla pubblicazione, è solamente frutto della passione per l&#8217;arte tessile, mi arrogo il diritto di fare le cose a mio gusto, che però ritengo non sia dei peggiori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un&#8217;altra faccenda che non mi stanco mai di ripetere è che le immagini pubblicate non sempre rendono giustizia alle opere esposte. La nostra attrezzatura è tutt&#8217;altro che professionale e perciò i dettagli si possono perdere, come pure la resa dei colori non è mai ottimale. Talvolta anche l&#8217;illuminazione non uniforme dei lavori ci mette del suo per rovinare la riproduzione, e allora al mio fotografo tocca penare per tentare di usare il flash in modalità indiretta, ma vallo a spiegare a chi ha scattato le foto sempre e solamente con lo <em>smartphone, </em>il più delle volte è meglio lasciar perdere. Perciò se volete veramente godere della bellezza delle opere dovete venire a vederle di persona, sul posto, magari non viaggiando con la nostra modalità <em>slow &amp; cheap</em>, magari con trasferimenti più comodi e organizzati. Comunque se vi servissero lumi noi siamo qui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Che altro dire?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come ho già scritto sopra, la presenza di <em>quilter</em> ispanofone era abbastanza nutrita, specialmente centroamericane e sudamericane, il che ha offerto un piacevole tocco di novità a questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alcune fonti ben informate ci hanno riportato voci circa un certo disappunto di qualche artista francese per una tale &#8220;invadenza&#8221; d&#8217;oltreoceano, ma spero con tutto il cuore che si tratti solamente di voci infondate, oppure del momentaneo disorientamento causato da una novità inattesa. Mi risulterebbe incomprensibile un atteggiamento sciovinista, soprattutto per il fatto che l&#8217;essenza del <em>patchwok</em> sta nell&#8217;unione di elementi diversi dove gli uni fanno risaltare gli altri e viceversa, e lo stesso dovrebbe valere per le persone e le culture. Le nubi all&#8217;orizzonte, come già scrissi lo scorso anno, sono plumbee, la crisi economica dovuta al Coronavirus cinese ancora morde, molte bravissime artiste non stanno diventando sempre più giovani, e trovare nuove appassionate è diventato difficile, almeno dalle mie parti, perciò ogni nuovo ramoscello che dà germogli dovrebbe essere salutato con gioia, sempre, altrimenti si peccherebbe di orgoglio, e l&#8217;orgoglio, si sa, uccide.<br />
Via allora da queste tristezze e cominciamo a contare i giorni che mancano alla prossima edizione del Carrefour Européen du Patchwork, alla prossima gita in Alsazia, all&#8217;appuntamento che rende più dolce e colorato l&#8217;autunno.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7609 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023-e1666706035685.jpg" alt="Next2023" width="480" height="682" /></a> Per chi non ne ha ancora abbastanza, ecco qui sotto un breve filmato, niente di che, solamente qualche minuto di immagini delle mostre (e non solo), e sul mio album del 2022 di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr </a></span></strong>troverete altre opere che per motivi di spazio non abbiamo inserito in questo <em>post</em>.<br />
<span style="color: #000000;">Per le immagini degli anni precedenti potete andare sulle pagine Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">lastoffagiusta2013</span></strong></a>.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yFypehbXiNs?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Mélanie della Sweet Home Conciergerie, per la cortese e puntuale accoglienza.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Brasserie “Le Central” di Sélestat, ancora una volta per l’insuperabile Edelweiss.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di &#8220;dolce&#8221; relax<br />
</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro &#8220;vecchio&#8221; Lumia con la sua app &#8220;Here&#8221;, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Diana Marks, per alcune interessanti informazioni sulle molas.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Si va</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 07:27:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[O almeno così si spera. Nonostante Trenitaglia abbia fatto morire Thello, il comodo treno notte che ci portava fino a Dijon, la mia personale agenzia turistica ha trovato la maniera di farmi arrivare a Sélestat e, ça va sans dire, farmi tornare a casa. Tanto che si sappia, non è facile partire per l&#8217;Europa dal [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/08/CEDP2022.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7355" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/08/CEDP2022.jpg" alt="CEDP2022" width="1412" height="477" /></a>O almeno così si spera.<br />
Nonostante Trenitaglia abbia fatto morire Thello, il comodo treno notte che ci portava fino a Dijon, la mia personale agenzia turistica ha trovato la maniera di farmi arrivare a Sélestat e, <em>ça va sans dire</em>, farmi tornare a casa. Tanto che si sappia, non è facile partire per l&#8217;Europa dal <em>cul-de-sac</em> dove vivo, almeno in treno, e anche se si fosse tentati dall&#8217;aereo (che non amo) i voli diretti per il Nord Europa si contano sulle dita di una mano.<br />
Allora, ci vediamo su?</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
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		<title>Val d&#8217;Argent 2021</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 10:15:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due anni, o quasi. Era l’alba del 26 ottobre 2019 quando salivo sul treno diretto in Austria per vedere una mostra patchwork ad Althofen. Ben ventitré mesi sono passati da allora, mesi drammatici, lunghissimi, deprimenti, caotici, inaspettati e inconcepibili, durante i quali ogni contatto con il patchwork, per obbligo o per prudenza, è rimasto confinato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ticket1.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-6807" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ticket1.jpg" alt="ticket" width="360" height="493" /></a><span style="color: #000000;">Due anni, o quasi.<br />
Era l’alba del 26 ottobre 2019 quando salivo sul treno diretto in Austria per vedere una mostra <em>patchwork</em> ad Althofen.<br />
Ben ventitré mesi sono passati da allora, mesi drammatici, lunghissimi, deprimenti, caotici, inaspettati e inconcepibili, durante i quali ogni contatto con il <em>patchwork</em>, per obbligo o per prudenza, è rimasto confinato tra le mura domestiche.<br />
Ricordo che, in primavera, l’arrivo del vaccino mi regalò un alito di speranza, presto smorzato dai bollettini che rinviavano <em>sine die</em> l’uscita da questo malefico tunnel che c’ha regalato la Cina.<br />
Del Festival of Quilts di Birmingham manco a parlarne, tanto più che la situazione sanitaria nelle Midlands era in peggioramento, e inoltre le complicazioni derivanti dalla <em>Brexit</em> fanno del loro peggio per dissuadermi dal frequentare la terra degli albioni.<br />
<span style="color: #000000;">Vi confesso che, nonostante io ami molto l’Alsazia, la perfetta cornice per il Carrefour Européen du Patchwork, a malincuore c’avevo già rinunciato; troppi i rischi di contagio connessi al lungo viaggio in treno o in autobus. L’aereo, già lo sapete, poco mi garba, e guidare l’automobile per 1700 chilometri (tra andata e ritorno) sarebbe stato uno stress di non poco conto per il mio <em>sherpa</em>/fotografo/guida/interprete/<em>webmaster</em>/tuttofare/ecc.</span><br />
E allora?<span id="more-6804"></span></span><br />
Allora è successo che, una decina di giorni prima della mostra, alcuni amici bassanesi di animo gentile e infinita pazienza c’abbiano offerto la possibilità di aggregarci su un pulmino che avevano noleggiato per fare una gita in Alsazia. Non avevano nemmeno finito di parlare che noi avevamo già confermato la nostra partecipazione.<br />
Così è stato che siamo riusciti a compiere un’incursione corsara in Val d’Argent, magari un po’ mordi e fuggi rispetto ai nostri <em>standard</em>, però del tutto inattesa, e perciò massimamente benvenuta.<br />
Ecco, certe opportunità vanno sempre colte al volo, senza ragionarci troppo sopra, e dopo due anni siamo finalmente in grado di inserire nel <em>blog</em> qualcosa di interessante.<br />
Ora che il ghiaccio è rotto si sarebbe potuto anche andare al Patchwork Gilde Austria in ottobre. Peccato che tale manifestazione si svolga in un remoto paesino dell’Alta Austria privo di una ragionevole possibilità di collegamento col mondo tranne che con l’automobile o l’elicottero (o anche il paracadute per le più temerarie). Siamo alle solite Calimero, pare proprio che si faccia apposta per non attirare il pubblico.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta con queste caustiche recriminazioni, è ora che vi parli un po’ del 26e Carrefour Européen du Patchwork.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft wp-image-6814 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/CEP2021-1.jpg" alt="cep2021-1" width="960" height="503" /><br />
Va da sé che non si trattava della solita edizione, non poteva esserlo. Le restrizioni, le rinunce, i timori, la crisi, e tutti gli altri aspetti derivanti dalla pandemia che ancora morde mi conducevano a temere il peggio, ovvero a una manifestazione in scala ridotta, a delle esposizioni organizzate al minimo sindacale, e invece di tutte mancava solamente una mostra, e un’altra era stata accorpata in altra sede.<br />
Niente male.<br />
Ciò nonostante ne ho ricavato delle impressioni contrastanti, agrodolci si potrebbe dire, e a tal riguardo cercherò di spiegarmi meglio.<br />
Il livello delle opere esposte era mediamente elevato (e non poteva essere altrimenti), e anche se, a parer mio, sono mancate le stupefacenti “vette” artistiche che ti fanno sentire un’incapace totale, non ho trovato insoddisfacente nessuna mostra. Credetemi, non è cosa da poco.<br />
Detto ciò, si potrebbe presumere che nel cielo della mia visita in Val d’Argent abbia sempre brillato il Sole, ma non è così. Purtroppo non ho potuto fare a meno di scorgere un fronte di nuvole nere all’orizzonte, e anche se per il momento il tempo tiene, il futuro non è molto promettente, e temo che nessun ombrello potrebbe salvarci.<br />
A ogni uragano viene dato un nome, e quello che ci minaccia ha un’identità ben precisa, si chiama “età”. Non so come stiano andando le cose in altre parti del mondo, ma qui non c’è da stare allegre, e in troppe occasioni sono stata colpita dalla presumibile età media delle artiste e delle visitatrici; alta, troppo alta.<br />
<em>Vita brevis, ars longa</em>, queste le sagge parole di Ippocrate, e noi sappiamo bene che artiste tessili non ci s’improvvisa. In assenza di un pronto ricambio generazionale è molto probabile che dopo di noi arrivi il diluvio, portato appunto da quella scura nuvolaglia che mi è capitato di presentire quest’anno.<br />
Magari non è vero, magari è solamente una mia impressione derivante da uno sconforto generalizzato, magari si tratta di pessimismo congenito, magari il prossimo anno verrò clamorosamente smentita, però, nel caso che non mi sbagliassi, approfitterei di questo “pulpito” per lanciare una proposta audace e non convenzionale: la prossima volta che andate per mostre portate con voi una persona giovane, hai visto mai che poi si appassioni al <em>patchwork</em>…<br />
Bene, torniamo a ciò che ho visto, e iniziamo con le buone notizie.<br />
Quest’anno il primo premio è andato (finalmente) a una <em>quilter</em> che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare: Angela Minaudo.<br />
Per una volta mi trovo perfettamente d’accordo con la valutazione della giuria. Sua è l’opera che ha saputo interpretare in maniera originale ma immediatamente comprensibile il tema proposto, ossia “<em>Sauvage</em>” (selvaggio).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter wp-image-6832 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sauvage.jpg" alt="sauvage" width="1920" height="978" /><br />
In un mondo dove i ragazzini “devono” essere accompagnati a scuola fino alla terza media, dove non ci si deve sporcare, accapigliare, accaldare, se non nelle società sportive istituzionali, dove ogni sbucciatura è un dramma, ogni mistero è un pericolo, ogni avventura è sospetta, questo novello Cosimo ha deciso di esplorare a modo suo un mondo colmo di prospettive, di nidi d’uccello, di fiori, di frutta, di una visione differente e più alta del mondo.<br />
Sappiamo bene che l’essere umano, dal concepimento in poi attraversa una sorta di accelerata sinossi biologica della sua evoluzione, fino alla sua forma definitiva di mammifero. Niente mi vieta di immaginare che tale evoluzione prosegua anche dopo la nascita, ovvero ricalcando i passi del suo stato di essere selvaggio, e che tale impulso si debba liberamente manifestare nei suoi comportamenti all’aperto durante l’infanzia. Ogni costrizione per soffocarli sarebbe innaturale, anche se poi quasi sempre il ragazzo si evolve da sé in una persona “posata”.</span></h5>
<div id="attachment_6829" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Angela-Minaudo-Wild-Boy_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6829" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Angela-Minaudo-Wild-Boy_R.jpg" alt="angela-minaudo-wild-boy_r" width="480" height="671" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Angela Minaudo &#8211; Wild Boy</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Brava Angela, anche nella tecnica, giacché stavolta ha saputo osare con più decisione, con più spessore, come se fosse una pittrice materica, e bella l’idea di quelle strisce di <em>tulle</em> per rappresentare i raggi di luce che filtrano tra i rami.<br />
<em>Chapeau</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se ho tanta voglia di parlare delle altre opere del concorso, non perché non fossero belle, tutt&#8217;altro, ma perché in più di qualche caso mi hanno lasciata interdetta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lasciamo stare il mio regolare dissenso con le scelte della giuria, in fondo si tratta puramente di una questione di gusti, e preferisco soprassedere su qualche mancanza di rispetto delle dimensioni imposte. Diciamo che per questa edizione ne salvo due su cinque, e chi mi conosce sa già che è un risultato da non sottovalutare. Però, come già successo in altre occasioni, è la declinazione del tema che mi lascia interdetta.<br />
A parer mio, alcuni lavori sfioravano molto marginalmente ciò che potremmo definire &#8220;selvaggio&#8221;, mentre in altri apparivano delle fin troppo prevedibili rappresentazioni, quelle che il mio <em>sherpa</em>/fotografo/guida</span>/ecc. <span style="color: #000000;">definisce &#8220;Tema: il mio compagno di banco&#8221;.<br />
Se avete voglia di vederle tutte, sono certissima che in rete ne troverete di immagini. Io, sovrana assoluta di questo <em>blog</em>, mi arrogo il diritto di riportarne qualcuna di quelle che mi hanno favorevolmente impressionato (e che non sono state premiate <em>ça va sans dire</em>).</span></h5>
<div id="attachment_6837" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Teresa-Gai-Rain-Forest_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6837" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Teresa-Gai-Rain-Forest_R.jpg" alt="teresa-gai-rain-forest_r" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Teresa Gai &#8211; Rainforest</span></p></div>
<div id="attachment_6841" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Teresa-Gai-Rainforest-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6841" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Teresa-Gai-Rainforest-Detail_R.jpg" alt="teresa-gai-rainforest-detail_r" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Troppo forti queste, non saprei come definirle, bobinette di filo, probabilmente avvolte attorno al dito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono occhi, milioni e milioni di occhi che scrutano, cercano, vigilano, fissano, guatano, esplorano, mirano, ma non guardano, perché nella foresta pluviale non c&#8217;è tempo di soffermarsi a guardare, perché gli occhi servono per sopravvivere, per mangiare e non essere mangiati. E questo ininterrotto osservare si compie dappertutto, dal cupo sottobosco fino all&#8217;ultima foglia che si rivolge al cielo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Però non riesco al levarmi di dosso la sgradevole impressione che tutti quegli occhi stanno osservando noi, un muto rimprovero per la cieca devastazione ecologica della quale, in varia misura, siamo tutti responsabili.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6847" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Geneviève-Roc-Bonniot-Enchevetrement_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6847" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Geneviève-Roc-Bonniot-Enchevetrement_R.jpg" alt="genevieve-roc-bonniot-enchevetrement_r" width="480" height="700" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Geneviève Roc Bonniot &#8211; Enchevetrement</span></p></div>
<div id="attachment_6848" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Geneviève-Roc-Bonniot-Enchevetrement-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6848" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Geneviève-Roc-Bonniot-Enchevetrement-Detail_R.jpg" alt="genevieve-roc-bonniot-enchevetrement-detail_r" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, nel senso che dobbiamo lasciare la foresta pluviale per dare uno sguardo a ciò che succede accanto alle nostre confortevoli abitazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ormai di selvaggio dalle nostre parti c&#8217;è solo il consumismo, o il parcheggio, o per i cinefili il mucchio, e la natura è confinata negli ordinati giardini, nei vasi sul balcone e nei cartoni animati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se pensate che entrando in un bosco vi state immergendo nella natura selvaggia, vi sbagliate di grosso. Ogni foresta nostrana è frutto di un compromesso con l&#8217;uomo, con i suoi bisogni e i suoi confini, si tratta di un patto secolare di mutua convivenza, e anche gli antichi signori che un tempo ne percorrevano liberi le piste, oggi si celano per timore di quel bipede distruttivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, Geneviève ha avuto la fortuna, l&#8217;accortezza, la predisposizione d&#8217;animo per catturare ciò che è veramente selvaggio, e l&#8217;ha fatto praticamente dietro l&#8217;angolo di casa sua. Quello scorcio di bosco le ha fatto comprendere che non ci sono cacciatori e prede solamente nel mondo animale, ma che pure le piante conducono una lotta incessante per la supremazia, per la sopravvivenza, per la riproduzione, e che si contendono il suolo, l&#8217;acqua, l&#8217;aria, e soprattutto la luce.</span><br />
<span style="color: #000000;">Noi non ce ne accorgiamo, perché è una guerra silenziosa, lentissima, aliena, ma è fatta di battaglie combattute all&#8217;ultimo sangue, o per meglio dire all&#8217;ultima linfa, e solamente dopo anni possiamo osservarne gli esiti. Tutto ci sfugge giacché non vediamo battaglioni, schieramenti, manovre, attacchi ordinati e precipitose ritirate, tutto ciò che possiamo notare è un groviglio inestricabile dove niente sembra avere senso, quando invece proprio lì si palesa, veritiero e terribile, il selvaggio senso dell&#8217;esistenza.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;artista è stata sicuramente sopraffatta da quella rivelazione e l&#8217;ha trasposta su stoffa come meglio non si poteva fare, con una composizione volutamente priva di ogni cura formale, ma colma di quell&#8217;indeterminatezza che talvolta si manifesta con stupefacente bellezza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Parliamo ora di poesia, di sogni, di una visione delicata del mondo. Sono sensazioni che ci regala Ghislaine Dumontier, un&#8217;artista (definirla solamente <em>quilter</em> sarebbe riduttivo) che sulle rive dell&#8217;Isère, poco a Nord di Grenoble, crea visioni fantastiche, che al pari dei quelle create dai fratelli Mirrel (autori di Myst) o di Jean Giraud (in arte Moebius) danno una nuova dimensione fiabesca della realtà, però senza perderne mai i contorni del comprensibile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quest&#8217;opera è stata meritatamente premiata al concorso ART TEXTILE (del quale purtroppo non so nulla), e posso affermare che si tratta di una delle cose più belle viste quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent.</span></h5>
<div id="attachment_6857" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ghislaine-Dumontier-Ma-ville-sospendue.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6857" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ghislaine-Dumontier-Ma-ville-sospendue.jpg" alt="ghislaine-dumontier-ma-ville-sospendue" width="480" height="515" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Ghislaine Dumontier &#8211; Ma ville sospendue</span></p></div>
<div id="attachment_6861" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ghislaine-Dumontier-Ma-ville-sospendue-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6861" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Ghislaine-Dumontier-Ma-ville-sospendue-Detail_R.jpg" alt="ghislaine-dumontier-ma-ville-sospendue-detail_r" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella fotografia è sempre stato così, ma ora anche al cinema e in televisione si è iniziato a riscoprire il fascino del bianco e nero. Ci vuole un&#8217;abilità speciale per lavorare in monocromatico, poiché al posto del colore è necessario utilizzare un componente sfuggente e mutevole: la luce.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora, dopo questa primo assaggio variopinto, eccovi alcune opere di un&#8217;eleganza tutta particolare, affascinanti nella loro austerità.</span></h5>
<div id="attachment_6828" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Elina-Lusis-Grinberga-Tite-of-Life.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6828" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Elina-Lusis-Grinberga-Tite-of-Life.jpg" alt="elina-lusis-grinberga-tite-of-life" width="480" height="493" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Elina Lusis-Grinberga &#8211; Tile of Life.</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Elina Lusis-Grinberga non è arrivata per caso a questi risultati suggestivi. Figlia d&#8217;arte, ha conseguito in Lettonia il Master in Arti Tessili, e da quel momento in poi ha iniziato la sua esplorazione delle infinite possibilità offerte da filo e stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In quest&#8217;opera lei ha inteso superare la struttura classica che impone forme e colori riconoscibili, per suggerire un gioco di ombre e trasparenze, i chiaroscuri che sempre si presentano nella vita.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mannaggia, ad averlo saputo prima&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qualche anno fa ero a Sète, una cittadina dell&#8217;Occitania affacciata sul mare. C&#8217;ho passato una bellissima giornata, e vi confesso che lì svernerei volentieri per scappare dai miei inverni cupi e rabbiosi.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1120037_R.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6873 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1120037_R.jpg" alt="p1120037_r" width="2304" height="1728" /></a><span style="color: #000000;">Il fatto che in Occitania, e probabilmente proprio a Sète, Isabelle Piron realizza le sue opere d&#8217;arte. Lei è scappata dalle piovose terre della Francia nordoccidentale per trovare lì la luce e l&#8217;ispirazione che le erano necessarie.</span><br />
<span style="color: #000000;">Chissà, magari potrei anche averla incrociata passeggiando sul lungomare, o lungo le viuzze che portano verso il monte Saint-Clair.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il fatto è che quella cittadina ha con l&#8217;arte un rapporto molto particolare. A Sète sono nati Paul Valéry, uno dei più grandi poeti francesi del Novecento, Georges Brassens, il cantautore le cui opere sono arrivate in Italia grazie a Fabrizio De André, ed Hervé Di Rosa, uno dei fondatori della &#8220;Figuration Libre&#8221;, l&#8217;equivalente della &#8220;Transavanguardia&#8221; italiana.</span></h5>
<div id="attachment_6866" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Piron-Roots.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6866" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Piron-Roots.jpg" alt="isabelle-piron-roots" width="480" height="721" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Isabelle Piron &#8211; Roots</span></p></div>
<div id="attachment_6867" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Piron-Roots-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6867" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Piron-Roots-Detail_R.jpg" alt="isabelle-piron-roots-detail_r" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella sua opera Isabelle ha sposato la pittura con il cucito, ma in una modalità che ancora mi mancava di vedere, con una soluzione tecnica semplice, e perciò molto elegante.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche se so benissimo che nei musei vengono esposte opere di artisti non più in vita, magari da parecchi secoli, e lo stesso vale ovviamente per le donne che hanno realizzato i <em>patchwork</em> &#8220;storici&#8221; esposti in Val d&#8217;Argent, mi ha fatto comunque una strana sensazione, quasi un brivido, la scoperta che l&#8217;opera sottostante è di una <em>quilter</em> che c&#8217;ha lasciato solamente qualche anno fa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non potendo, per ovvi motivi, farle giungere il mio apprezzamento, mi accontendo di interpretare la sua opera come una testimonianza, quella sì sempre viva e percepibile, del suo amore per l&#8217;arte tessile.</span></h5>
<div id="attachment_6869" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Aina-Muze-Iceberg_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6869" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Aina-Muze-Iceberg_R.jpg" alt="aina-muze-iceberg_r" width="480" height="527" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Aina Muze &#8211; Iceberg</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Consentitemi ancora una breve annotazione. Aina Muze era la madre della quilter <span style="color: #000000;">Elina Lusis-Grinberga (vedi sopra), ed è lei che si occupa di far esporre le opere di Aina Muze affinché non vengano dimenticate. Da parte nostra possiamo solamente immaginare la soddisfazione di madre nel constatare con quanta abilità la figlia andava portando avanti la tradizione artistica di famiglia.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ogni volta che mi capita di osservare qualche lavoro come questi sopra, mi ritorna sempre in mente un episodio accadutomi molti anni fa in un negozio di stoffe della mia città quando chiesi di vedere delle tonalità di grigio, e la risposta che ricevetti fu alquanto sbrigativa e perentoria: &#8220;ma signora, nel <em>patchwork</em> non si usa il grigio!&#8221;. Ridicoli&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Se vi va di fare un mezzo sorriso, date un&#8217;occhiata a questo breve filmato nel quale viene ben descritta la leggendaria disponibilità dei commercianti triestini.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/QS4cckT2YFA?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima di tornare ai colori sgargianti, attraversiamo il ponte cromatico che ci offre questo meraviglioso <em>quilt</em> di Daphne Taylor.<br />
Lei ci insegna tre cose:<br />
1 &#8211; <em>Quilting makes the quilt</em> (trad. Solo la trapuntatura dà vita a un <em>quilt</em>).<br />
2 &#8211; Rispettare la tradizione non significa restare restare ferme.<br />
3 &#8211; Semplice e facile non sono sinonimi.</span></h5>
<div id="attachment_6888" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Daphne-Taylor-Quilt-Drawing-24_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6888" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Daphne-Taylor-Quilt-Drawing-24_R.jpg" alt="Daphne Taylor - Quilt Drawing #24_R" width="480" height="479" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Daphne Taylor &#8211; Quilt Drawing #24</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Iniziamo dall&#8217;ultimo punto. In buona sostanza si tratterebbe solamente di un pezzo di stoffa trapuntato, con un cerchio giallo a fare punto di attrazione ottica, niente di più semplice, ma&#8230;<br />
Ma intanto è stato necessario scegliere bene dove porre quel cerchio giallo oro, per non farlo sparire o, al contrario, per non farlo diventare il dittatore assoluto della composizione. E poi la scelta cromatica, non troppo marcata, non troppo debole, non ruffiana ma nemmeno imposta a forza, la definirei sospesa tra la la luce e il buio, in poche parole perfetta.<br />
Vi invito a osservare due dettagli. Il primo è una strisciolina azzurra in alto, la quale rappresenta il cielo, comunque lo si voglia intendere. Si tratta di una porta, e attraverso quella l&#8217;occhio (e noi con lui) attraversa il confine che divide due mondi, intesi con lo stesso metro della scelta precedente.<br />
Il secondo sono dei rettangolini bianchi alternati ad altri grigi, sul bordo in basso. Si tratta di un richiamo ideale, o per meglio dire un suo omaggio personale, ai motivi in bianco e nero dell&#8217;architettura italiana da Giotto in avanti.<br />
E poi, provateci voi a quiltare tutti quei cerchi concentrici sulla seta, rigorosamente a mano, come se invece di un ago si stesse adoperando un pennello sottile (alla maniera proprio di Giotto). Io ho fatto due conti, così, a spanne. Su questa superficie di seta grande quasi un metro per un metro è stata eseguita una quiltatura manuale, a punti piccoli, lunga più di un centinaio di metri, e chi ha dimestichezza con tale tecnica si sarà già resa conto che abbiamo di fronte il risultato di almeno un anno di  lavoro.<br />
Quindi tutto ciò spiega il punto 1, ovvero che senza la paziente quiltatura, una lavorazione che non aggiunge nessun colore, quest&#8217;opera meravigliosa non avrebbe spessore, non avrebbe senso, non avrebbe vita.<br />
Per quanto ne possa capire io d&#8217;arte, ritengo che la collocazione ideale di questa composizione sia la Galleria internazionale d&#8217;arte moderna, a Ca&#8217; Pesaro, accanto a Klimt e Kandisnky, eppure non vi è niente di più tradizionale della tecnica e del pensiero di Daphne Taylor.<br />
Lei ha deciso di non tradire le sue radici quacchere, seguendo la scala di valori che esse indicano, e tra quelli ella pone tra i primi la semplicità e il silenzio. Di conseguenza ha scelto di percorrere sì nuove strade espressive, ma nel pieno rispetto della sua tradizione, e l&#8217;ha fatto con opere frutto di infinita pazienza e prive di ogni facile esibizionismo. E così anche il secondo punto del suo insegnamento ha trovato la sua ragion d&#8217;essere.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A proposito di Kandinsky&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Immagino che quella sorta di arresti domiciliari che abbiamo subito un anno e mezzo fa abbia portato alcuni cambiamenti nella vostra vita, e probabilmente vi sarete accorte di quando sia importante la serenità di potersi muovere in libertà, per riuscire a fare tutto ciò che il tempo e le forze ci concedono.</span><br />
<span style="color: #000000;">Invece, chiuse in casa, in quel periodo c&#8217;è chi ha divorato quintali di libri, e se erano libri di cucina, poi quintali di torte fatte in casa; altre si sono anestetizzate davanti alla televisione con le repliche delle repliche del tenente Colombo (per fortuna almeno ci hanno risparmiato l&#8217;ispettore Derrick); altre ancora hanno fulminato i loro <em>smartphone</em> a furia di messaggiare tra le amiche. Cani, gatti e piccioni sono diventati i migliori confidenti, sempre disponibili ad ascoltare in cambio dei croccantini o di una manciata di briciole. Insomma, ogni cosa era buona per distrarre la mente dai tragici bollettini che incalzavamo come cavalloni durante una bufera in mare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella verde Irlanda, durante il <em>lockdown</em> Loretta O&#8217;Brien ha realizzato questo <em>quilt</em>, cercando proprio in Kandinsky un punto dove ancorarsi per non lasciarsi portare via dallo sconforto.</span></h5>
<div id="attachment_6901" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Loretta-OBrien-Circling-to-the-Point-of-Kandinsy_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6901" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Loretta-OBrien-Circling-to-the-Point-of-Kandinsy_R.jpg" alt="Loretta O'Brien - Circling to the Point of Kandinsy_R" width="480" height="418" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Loretta O&#8217;Brien &#8211; Circling to the Point of Kandinsy</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Paola Zanda è già apparsa una volta in questo <em>blog</em>, con un originalissimo quanto divertente lavoro di gruppo, un&#8217;opera che avevo scelto per concludere degnamente il mio articolo sul Carrefour Européen du Patchwork del 2016.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il <em>post</em> è intitolato &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3187" target="_blank">I Girasoli</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno lei ha avuto l&#8217;onore di una personale, con grandi lavori dai vividi colori. Spero che non se ne abbia a male se tra tutti i <em>quilt</em> esposti io ne ho scelto uno che se ne stava un po&#8217; defilato, però è quello che ho trovato più in accordo col mio attuale stato d&#8217;animo.</span></h5>
<div id="attachment_6907" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paola-Zanda-Freedom_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6907" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paola-Zanda-Freedom_R.jpg" alt="Paola Zanda - Freedom_R" width="480" height="632" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Paola Zanda &#8211; Freedom <br /> </span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Casomai aveste voglia di sapere qualcosa di più su questa bravissima artista del Canton Ticino, vi rimanderei all&#8217;articolo a lei dedicato sulla e-zine <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.artemorbida.com/volti-nascosti-paola-zanda-al-carrefour-du-patchwork/" target="_blank">Arte Morbida</a></span></strong>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si fa mancare nessun colore della tavozza è Maya Chaimovich, anzi sono certa che se un giorno ne inventeranno di nuovi lei sarà la prima ad utilizzarli nel <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_6913" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Maya-Chaimovich-The-Water-Level_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6913" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Maya-Chaimovich-The-Water-Level_R.jpg" alt="Maya Chaimovich - The Water Level_R" width="480" height="612" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Maya Chaimovich &#8211; The Water Level</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sembra incredibile come lei riesca a disporli senza creare delle tendenze cromatiche dominanti e senza cadere in facili accostamenti. Come in questo caso dove, invece di indagare su tutti i colori che possono richiamare alla mente l&#8217;acqua (operazione illogica in quanto l&#8217;acqua è in realtà trasparente), lei ha preferito immaginare una superficie solida con le sue tinte forti e contrastanti che viene lentamente sommersa dalla marea, o brutalmente sconvolta da uno <em>tsunami</em>, scegliete voi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno in Val d&#8217;Argent era presente anche <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.quiltitalia.it/" target="_blank">Quilt Italia</a></span></strong>, con dei lavori realizzati per il 25° anniversario dell&#8217;associazione.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tra le opere esposte ho presto notato quella di una delle mie <em>quilter</em> italiane preferite: Rita Frizzera</span></h5>
<div id="attachment_6917" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Rita-Frizzera-Phantasmagoria_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6917" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Rita-Frizzera-Phantasmagoria_R.jpg" alt="Rita Frizzera - Phantasmagoria_R" width="480" height="483" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Rita Frizzera &#8211; Phantasmagoria</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora vi spiegherò il motivo della mia predilezione, la quale va oltre la semplice valutazione estetica.<br />
In questi dieci e passa anni che continuo a incrociare qualche sua opera alle mostre che visito ho potuto osservare una costante evoluzione del suo stile, nel quale si avverte la perenne ricerca di nuove forme e diverse tecniche, dalle classiche a quelle più sperimentali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo per lei si tratta di un atteggiamento autolesionista, in quanto la sperimentazione non è sempre ben accolta, e in più si deve confrontare con artiste che, trovata la loro formula espressiva, non la cambiano più e si limitano a perfezionarla, senza rischi o salti nel buio, il che è per loro garanzia di successo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie Rita per il tuo coraggio e per la generosa dedizione all&#8217;arte tessile.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera sottostante è un&#8217;esplosione, ma non solo di colori e di forme, bensì anche di abilità.</span><br />
<span style="color: #000000;">Solamente cinque anni sono passati da quando vidi per la prima volta un suo <em>quilt</em>, e invece guardando quest&#8217;opera potrei giurare che ne sono passati più del doppio.</span></h5>
<div id="attachment_6920" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paola-Barani-Cristal-Lights_Rg.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6920" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paola-Barani-Cristal-Lights_Rg.jpg" alt="Paola Barani - Cristal Lights_Rg" width="480" height="481" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Paola Barani &#8211; Cristal Lights</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Badate, non è solamente la manualità che conta, bensì anche la scelta compositiva. Nel suo caso lei ha deciso che il mondo vegetale e quello minerale dovevano fondersi, contaminarsi, sostenersi a vicenda. Le foglie e la suggerita sagoma floreale posano su un letto di coloratissimi geodi, pare quasi che la vita nasca direttamente dai cristalli.<br />
Irreale e bello come un sogno.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2018 è nata una nuova associazione nel mondo dell&#8217;arte tessile</span><br />
<span style="color: #000000;">Il suo nome è <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://texnet2.blogspot.com/" target="_blank">TEXNET2</a></span></strong>, e scorrendo un po&#8217; di nomi direi che promette bene. Come si dice, se son rose fioriranno, anche se, lo sappiamo bene, la rosa è come il <em>patchwork</em>, ha le sue belle spine&#8230;</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Texnet2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6926" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Texnet2.jpg" alt="Texnet2" width="3801" height="2352" /></a></p>
<div id="attachment_7032" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Texnet2-P1020652.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7032 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Texnet2-P1020652-e1633418233333.jpg" alt="Texnet2 - P1020652" width="480" height="863" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Texnet2</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E chi di noi non è mai partita da casa in barca per un viaggio di un anno e mezzo fino a Trinidad e Tobago? Beh, Linda Anderson l&#8217;ha fatto, ma poi c&#8217;ha preso gusto a viaggiare ed è tornata nella sua California solamente dieci anni dopo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Vi consento di invidiarla.</span><br />
<span style="color: #000000;">Però lei della sua decennale esperienza ha fatto tesoro, e dato che pare se la cavi benino con il disegno e il cucito, ha deciso di andare oltre i banali album di ricordi, creando con la stoffa delle opere di grande impatto, sia dimensionale che artistico.<br />
Il suo messaggio è abbastanza chiaro, ovvero che, tutto sommato, le esperienze umane sono simili in tutto il pianeta, cambiano solamente il fondale e i costumi di scena, giacché, parole sue, un filo ci attraversa tutti.</span></h5>
<div id="attachment_6932" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Linda-Anderson-Trini-Dancer_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6932 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Linda-Anderson-Trini-Dancer_R-e1633086007619.jpg" alt="Linda Anderson - Trini Dancer_R" width="480" height="489" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Linda Anderson &#8211; Trini Dancer</span></p></div>
<div id="attachment_6933" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Linda-Anderson-Spellbound_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6933 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Linda-Anderson-Spellbound_R-e1633179933180.jpg" alt="Linda Anderson - Spellbound_R" width="640" height="396" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Linda Anderson &#8211; Spellbound</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi piace pensare che lei vada &#8220;a memoria&#8221;, ovvero che non si limiti a trasporre su stoffa una fotografia. In questo modo lei può distillare la pura sensazione provata in un momento trascendente che superava l&#8217;esperienza visiva.</span><br />
<span style="color: #000000;">Osservate l&#8217;opera qui sopra, intitolata &#8220;Spellbound&#8221; (trad. &#8220;Incantata&#8221;). Sarebbe superficiale supporre che si riferisca allo stato d&#8217;animo dell&#8217;artista, non ve ne sono i presupposti estetici. Incantata è invece la donna al centro della composizione, fisicamente presente ma mentalmente presa dai suoi pensieri, portata via da un sogno, da un cruccio, da una nostalgia, da un amore (cliccate sull&#8217;immagine per ingrandirla).</span><br />
<span style="color: #000000;">Se Linda fosse stata lì solo per scattare una fotografia, quella donna mai avrebbe potuto mostrare quell&#8217;espressione &#8220;incantata&#8221;, sarebbe stata distratta dall&#8217;evento tecnologico, e in quel frangente &#8220;alieno&#8221;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dato che siamo in giro per il mondo, scendiamo un momento in un paese che pur essendo molto lontano, allo stato direi quasi irraggiungibile, è molto presente nel nostro immaginario, e lo è perlomeno da due decenni.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrei facilmente supporre che se pronuncio la parola Afghanistan a voi vengano in mente solamente disgrazie, violenza e miseria, e magari neppure sbagliereste di tanto poiché la tragedia di quella terra è stata ben descritta nel libro di Siba Shakib &#8220;Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere&#8221;, oppure nel film &#8220;Osama&#8221; (Golden Globe 2004).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già successo in passato, quella regione è stata nuovamente sconvolta da eserciti in armi, e la popolazione civile è rimasta stritolata tra incudine e martello. Non tutti però sono rimasti indifferenti o morbosamente curiosi dinnanzi a quel dramma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qualche anno è presente in Val d&#8217;Argent l&#8217;associazione Deutsche-Afghanische (<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.deutsch-afghanische-initiative.de/" target="_blank">D.A.I.</a></span></strong>), costituitasi a Freiburg im Breisgau per offrire un aiuto concreto alla popolaziona afgane, soprattutto nelle aree rurali. L&#8217;associazione non si è limitata a interventi di emergenza, bensì ha realizzato un corollario di iniziative socioculturali di auto-aiuto, promuovendo progetti di ricostruzione e di sviluppo economico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non servirebbe aggiungere che è stata rivolta la massima attenzione nei riguardi della condizione femminile, sia come un processo di evoluzione personale e sia come un riconoscibile supporto al magro bilancio famigliare. Per cercare di connettere la cultura dell&#8217;Afghanistan con il resto del mondo, Pascale Goldenberg, una delle anime dell&#8217;associazione, organizza periodicamente delle mostre nelle quali vengono esposti i ricami realizzati dalle donne afgane, dei piccoli lavori che si possono aquistare per aiutare le autrici, e anche delle opere realizzate a quattro mani assieme ad artiste tessili tedesche.</span></h5>
<div id="attachment_6943" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Barbel-Helfrich-with-Nigina-Verstand_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6943 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Barbel-Helfrich-with-Nigina-Verstand_R-e1633179955375.jpg" alt="Barbel Helfrich with Nigina - Verstand_R" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Bärbel Helfrich with Nigina &#8211; Verstand</span></p></div>
<div id="attachment_6948" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Cornelia-Noller-Flak-with-Nasrin-hOpe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6948 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Cornelia-Noller-Flak-with-Nasrin-hOpe-e1633191060242.jpg" alt="Cornelia Noller-Flak with Nasrin - hOpe" width="360" height="2046" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Cornelia Noller-Klak with Nasrin &#8211; hOpe</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I titoli delle opere sono abbastanza esplicativi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Verstand&#8221; significa comprensione, e dovremmo chiederci cosa significa veramente comprendere, perché non basta &#8220;capire&#8221;, un processo troppo razionale, è necessario &#8220;fare nostro&#8221; un concetto, ovvero valutarlo come se l&#8217;avessimo sviluppato noi.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;hOpe&#8221; è una speranza, una pianta delicatissima che va sostenuta da molte mani operose, e non per caso sono stati usati dei guanti medicali. Il significato però è duplice in quanto la parola Ope in lingua pashto è collegata all&#8217;azione di aprire, ed essendo lì cronicamente disorganica l&#8217;assistenza a feriti e malati, si potrebbe intendere che quelle mani mantengono aperta la porta della speranza. </span><br />
<span style="color: #000000;">Temo purtoppo per il futuro di queste iniziative, in quanto le notizie che riescono ad arrivare qui raccontano di una brutale repressione verso ogni aspetto di convivenza civile e di libertà di pensiero, con un particolare accanimento contro ogni forma di emancipazione femminile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Evidentemente l&#8217;integralismo religioso fa gli stessi danni dell&#8217;alcol: uccide i neuroni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è poco da fare, un certo occhio ce l&#8217;ho.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era nel &#8220;lontano&#8221; 2013 quando a Praga un&#8217;opera mi emozionò particolarmente, anzi la definii ipnotica (<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=113" target="_blank">qui</a></span></strong> ci sono le prove), e poi il suo ghiacciaio &#8220;Spuren-Aletschgletscher&#8221; fu uno dei migliori lavori dell&#8217;edizione 2019 (vedere <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6136" target="_blank">qui</a></span></strong>). </span><br />
<span style="color: #000000;">Ora Isabelle Wiessler la ritrovo in Alsazia con qualcosa di ancora più spettacolare.</span></h5>
<div id="attachment_6954" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Wiessler-Rindenspiel-4.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6954 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Wiessler-Rindenspiel-4-e1633196135267.jpg" alt="Isabelle Wiessler - Rindenspiel 4" width="360" height="764" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Isabelle Wiessler &#8211; Rindenspiel 4</span></p></div>
<div id="attachment_6955" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Wiessler-Rindenspiel-4-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Isabelle-Wiessler-Rindenspiel-4-Detail_R-e1633196332631.jpg" alt="Isabelle Wiessler - Rindenspiel 4 - Detail_R" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già lo so, le puriste storceranno il naso, anzi se potessero darebbero fuoco a quest&#8217;opera, come una volta si usava per gli eretici.</span><br />
<span style="color: #000000;">Manca tutto, manca il <em>batting</em>, manca la quiltatura, manca una forma misurabile, comprensibile, accettabile, però c&#8217;è tutto il resto, il colore, la dinamica, lo spazio, la forza espressiva, l&#8217;enigma, in poche parole, l&#8217;arte.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va da sé che andare al Carrefour Européen du Patchwork è come entrare in una grande gelateria, ci sono tutti i gusti possibili, e perciò anche chi ama le composizioni classiche ha di che soddisfarsi.</span></h5>
<div id="attachment_6958" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Martine-Crabe-Lanux-Flower-Quilt_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6958 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Martine-Crabe-Lanux-Flower-Quilt_R-e1633218693708.jpg" alt="Martine Crabe-Lanux - Flower Quilt_R" width="480" height="411" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Martine Crabe-Lanux &#8211; Flower Quilt</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come, per esempio, con questo lavoro &#8220;monumentale&#8221; di Martine Crabe-Lanux, la quale ama riproporre fedelmente i motivi di più di in secolo fa. Le dimensioni erano tali che ho faticato un po&#8217; per riuscire a catturarlo per bene con la mia macchina fotografica.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella Villa Burrus di Sainte-Croix-aux-Mines erano esposte le opere di Sue Ross.</span></h5>
<div id="attachment_6981" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-Ross_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6981 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-Ross_R-e1633299204834.jpg" alt="Sue Ross_R" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Sue Ross</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo ancora un po&#8217; sul <em>patchwork</em> formale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Delle edizioni precedenti ricordo che le mostre nella chiesa Saint-Joseph-Travailleur di Sainte-Marie-Aux-Mines erano un po&#8217; sacrificate, nel senso che essendo la collocazione abbastanza decentrata avevano meno visitatori, e anche le opere esposte, seppur belle, vantavano meno richiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno invece è stata una grande sorpresa, nel senso che Gabrielle Paquin ha portato lì dei <em>patchwork</em> di fattura superlativa.</span></h5>
<div id="attachment_6960" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Gabrielle-Paquin-Etoiles-kaléidoscope.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6960 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Gabrielle-Paquin-Etoiles-kaléidoscope-e1633218665256.jpg" alt="Gabrielle Paquin - Etoiles kaléidoscope" width="480" height="485" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Gabrielle Paquin &#8211; Etoiles kaléidoscope</span></p></div>
<div id="attachment_6961" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Gabrielle-Paquin-Etoiles-kaléidoscope-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Gabrielle-Paquin-Etoiles-kaléidoscope-Detail_R-e1633218801896.jpg" alt="Gabrielle Paquin - Etoiles kaléidoscope - Detail_R" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Niente da fare, la classe non è acqua, nel suo caso è un Taittinger del 2002.</span><br />
<span style="color: #000000;">I suoi lavori stanno lì a dimostrare che quando sono ben presenti il senso del colore e dell&#8217;armonia, gli altri aspetti riguardanti la geometria e la precisione non sono  stucchevoli, anzi contribuiscono ad esaltare la scelta artistica.</span><br />
<span style="color: #000000;">Osservate nel dettaglio la cura con la quale lei assembla le stoffe. Non si tratta solamente di tagliare e unire con precisione, lei seleziona ogni singola stoffa in funzione del risultato finale, nel senso che anche il motivo stampato si accompagna perfettamente alla figura geometrica.</span><br />
<span style="color: #000000;">Però non si pensi che Gabrielle sia solamente un&#8217;abile mosaicista tessile, in quanto negli anni ho avuto modo di ammirare anche opere più libere, nelle quali comunque riusciva a imporre una struttura di &#8220;<em>cluster</em>&#8221; in rappresentazioni figurative.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sono persone che hanno un talento particolare, e quello di Sue de Vanny le consente di catturare le immagini per non lasciarle scappare più. Lo fa tramite la pittura, la fotografia, e come potete vedere qui sotto anche con la stoffa.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_6965" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-De-Vanny-On-Reflection-Cape-Town-Harbour-Fenders_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6965 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-De-Vanny-On-Reflection-Cape-Town-Harbour-Fenders_R-e1633249527120.jpg" alt="Sue De Vanny - On Reflection-Cape Town Harbour Fenders_R" width="480" height="328" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Sue De Vanny &#8211; On Reflection-Cape Town Harbour Fenders</span></p></div>
<div id="attachment_6966" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-De-Vanny-On-Reflection-Cape-Town-Harbour-Fenders-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6966 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Sue-De-Vanny-On-Reflection-Cape-Town-Harbour-Fenders-Detail_R-e1633249567341.jpg" alt="Sue De Vanny - On Reflection-Cape Town Harbour Fenders - Detail_R" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La genesi di quest&#8217;opera è un po&#8217; strana. </span><br />
<span style="color: #000000;">Lei stava trascorrendo un periodo di ferie in Sudafrica, e a Cape Town la sua camera d&#8217;albergo dava proprio sul Victoria and Albert harbour. Da eccellente fotografa qual&#8217;è ha catturato quell&#8217;immagine particolare, e poi a casa ha realizzato questa magnifica opera tessile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Pensate, due settimane e mezza in Sudafrica, e delle centinaia di fotografie di paesaggi mozzafiato, di animali selvaggi in libertà, e di tutti quegli aspetti esotici che si possono incontrare dal Kruger Park fino a Capo di Buona Speranza, lei si è innamorata di quella foto lì.</span><br />
<span style="color: #000000;">Se volete sapere qualcosa di più, andate a guardavi questo filmato sottostante, e avrete modo di apprezzare meglio l&#8217;abilità di Sue.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una cosa mi ha colpito nella <em>clip</em>, la frase con la quale lei ha confessato che mai avrebbe pensato di vincere un premio. Lei&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Questo atteggiamento dovrebbe far riflettere più di qualche <em>quilter</em> che conosco.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ODGtk05hG1Y?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nuno Silk Felting, così si chiama la tecnica utilizzata da Laurine Malengreau per quest&#8217;opera che, a parer mio, ci sarebbe stata benissimo al concorso &#8220;Sauvage&#8221; al posto di tigri, leoni, pantere, uccelli e uccellini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Selvaggia è la composizione, e, senza essere troppo riconoscibile, richiama il pelo di qualche animale indomabile, anche se in verità il titolo fa riferimento al Fengshui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lei non si limita a composizioni limitate nelle dimensioni, bensì realizza anche opere di grande impatto in grado di coprire una parete intera, quindi si potrebbe dire che in Val d&#8217;Argent lei c&#8217;ha portato un piccolo assaggio della sua abilità.</span></h5>
<div id="attachment_6974" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Laurine-Malengreau-Tiangan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6974 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Laurine-Malengreau-Tiangan-e1633282813230.jpg" alt="Laurine Malengreau - Tiangan" width="480" height="513" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Laurine Malengreau &#8211; Tiangan</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non solamente stoffa per quest&#8217;opera di Stephanie Shore, ma è stata utilizzata anche carta di riso, chiamata <em>washi</em>, ovviamente non quella alimentare degli involtini primavera.<br />
Il ricercato gioco di trama e sovrapposizione sottolineato da un&#8217;efficace quiltatura di contorno non è completamente percepibile nella foto, perciò la soluzione rimane una e una soltanto: andare alle mostre.</span></h5>
<div id="attachment_6978" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Stephanie-Shore-Through-the-Canopy-4_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6978 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Stephanie-Shore-Through-the-Canopy-4_R-e1633284821291.jpg" alt="Stephanie Shore - Through the Canopy 4_R" width="480" height="534" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Stephanie Shore &#8211; Through the Canopy 4</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche Caroline Higgs è una giramondo, e anche lei è attratta da soggetti improbabili e poco spettacolari di quanto gli capita di incrociare nei suoi viaggi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Questa vecchia finestra l&#8217;ha notata passeggiando in un bosco attorno a Cherveux, un villaggio dell&#8217;Aquitania dove si trova un grande castello medievale che fu dei Lusignano (sì, proprio quelli delle Crociate), e non se l&#8217;è fatta scappare.</span></h5>
<div id="attachment_6982" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Caroline-Higgs-Vestiges-du-passé.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6982 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Caroline-Higgs-Vestiges-du-passé-e1633336622283.jpg" alt="Caroline Higgs - Vestiges du passé" width="480" height="490" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Caroline Higgs &#8211; Vestiges du passé</span></p></div>
<div id="attachment_6985" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Caroline-Higgs-Vestiges-du-passé-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6985 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Caroline-Higgs-Vestiges-du-passé-Detail_R-e1633336650881.jpg" alt="Caroline Higgs - Vestiges du passé - Detail_R" width="480" height="360" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Dettaglio</span></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Surya è una divinità induista che rappresenta l&#8217;equivalente indiano dell&#8217;Hḕlios greco, cioè il Sole, e proprio la parola nel centro  सूर्य sta in sanscrito per &#8220;La luce suprema&#8221; (non è che lo sapevo, ho cercato su Wikipedia).<br />
</span></h5>
<div id="attachment_6987" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paula-Rafferty-Surya.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6987 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paula-Rafferty-Surya-e1633338922440.jpg" alt="Paula Rafferty - Surya" width="640" height="659" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Paula Rafferty &#8211; Surya</span></p></div>
<div id="attachment_6988" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paula-Rafferty-Surya_Detail.jpeg" target="_blank"><img class="wp-image-6988 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Paula-Rafferty-Surya_Detail-e1633338947615.jpeg" alt="Paula Rafferty - Surya_Detail" width="640" height="481" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto questo sole mi viene buono per far luce su un non trascurabile dettaglio esecutivo che mi ha fatto (dolorosamente) notare il mio fotografo/<em>sherpa</em>/<em>webmaster</em>/guida/eccetera già qualche anno fa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nel <em>patchwork</em>, come suppongo anche in altri campi delle arti (manuali o meno), ci sono vari gradi di ortododossia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Si parte da chi condanna l&#8217;uso di qualsiasi strumento che non siano le forbici e il filo, ovviamente per tagliare e ricucire esclusivamente della stoffa di recupero. Suppongo che tale integralismo arrivi a prediligere l&#8217;illuminazione domestica mediante un lume a petrolio.</span><br />
<span style="color: #000000;">Già la quiltatura a macchina è talvolta vista con sospetto, considerata troppo sbrigativa, o addirittura additata come scappatoia da una presunta incapacità manuale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per non parlare poi della contaminazione con materiali che non siano la stoffa, e l&#8217;assenza dei dogmatici tre strati, ovvero <em>top</em>, <em>batting</em> e <em>backing</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">A malincuore si è arrivati ad accettare la pittura su stoffa, considerandola, secondo me erroneamente, una forma d&#8217;arte più nobile del <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">E va bene, <em>panta rei</em> diceva Eraclito, e quindi anche l&#8217;espressione artistica dovrebbe adeguarsi alla modernità, la quale richiede, direi addirittura che impone tempi più stretti dall&#8217;ideazione di un&#8217;opera alla sua completa realizzazione, e non vedo come anche noi potremmo sottarci a questa sfida. Però secondo me c&#8217;è chi si spinge troppo oltre, confidando forse nell&#8217;evidenza del risultato finale e nell&#8217;inesperienza di chi osserva.</span><br />
<span style="color: #000000;">Chi mi accompagna in questi viaggi è un bastardo di prima categoria, riesce sempre a scovare i difetti, le scopiazzature, i facili mezzucci che magari sfuggono a chi viene distratto dall&#8217;effetto scenico. Nel mio <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4486" target="_blank">Il cacciatore</a></span></strong>&#8221; descrivo bene la sua perfida abilità nel distruggere le illusioni con lo stesso cinismo di chi racconta a un bambino che Babbo Natale non esiste.</span><br />
<span style="color: #000000;">Bene, cioè male, nel senso che essendo lui un tecnico di larga esperienza, si era già accorto che alcune artiste utilizzavano il <em>computer</em> per digitalizzare un&#8217;immagine, poi applicavano una &#8220;tassellatura&#8221; cromatica con Photoshop o roba simile, oppure la utilizzavano così com&#8217;era, e infine la facevano riprodurre su stoffa mediante una stampante di grande formato, altrimenti nota come &#8220;<em>plotter</em>&#8220;, limitandosi a quiltarla, ovviamente a macchina, procedimento che è stato applicato anche per questo lavoro (invero bello).</span><br />
<span style="color: #000000;">Il fatto poi che lavori simili magari vengono pure premiati ai concorsi rende tutta al faccenda molto fastidiosa, e anche se</span><span style="color: #000000;"> il verbo &#8220;barare&#8221; è troppo forte, ingeneroso e fuori luogo, del resto in arte e in amore tutto è permesso (ah no, la prima era la guerra, ma a volte sono la stessa cosa), almeno riterrei opportuno che chi giudica un&#8217;opera dovrebbe possedere un pizzico di malizia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo aver visto per la prima volta un&#8217;opera di Wil Fritsma al PPM del 2019, l&#8217;ho ritrovata a Sainte-Croix-aux-Mines con la sua esposizione personale &#8220;Different Women&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il soggetto, non servirebbe precisarlo, è la donna, e l&#8217;inconfondibile forma femminile le è stata ispirata dalle opere di Josepha Brigette.</span><br />
<span style="color: #000000;">La <em>silhouette</em> è pressoché identica in questa serie di lavori, cambiano però i colori e la trama interna alla figura. Ne ricavo che lei intenda far passare il messaggio che se pure la società tenda a classificare le donne a seconda di come appaiono, vestono, lavorano e interagiscono, in realtà sono tutte differenti, e soprattutto differenti da come le si vorrebbe etichettare.</span></h5>
<div id="attachment_6995" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Wil-Fritsma_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6995 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Wil-Fritsma_R-e1633349646802.jpg" alt="Wil Fritsma_R" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Wil Fritsma</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltre alle opere già note, lei ha portato in Val d&#8217;Argent una serie di figure più piccole, una sorta di diafane bamboline bidimensionali.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Dulcis in fundo</em>, lasciate che vi mostri qualche opera di Renate Wilde.</span></h5>
<div id="attachment_6997" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Wasserfarbe_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6997 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Wasserfarbe_R-e1633355614546.jpg" alt="Renate Wilde - Wasserfarbe_R" width="480" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde &#8211; Wasserfarbe</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che dire? Sembra proprio di poterla toccare quell&#8217;acqua, anzi quasi si teme che essa esondi dal quadro e che ci porti via nel suo mondo misterioso e mutevole. Già se fosse una semplice fotografia sarebbe una stupenda immagine, da non potersi stancare mai di guardarla, ora provate a pensare che invece si tratta di stoffa e filo&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sedetevi, è meglio, fidatevi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando si vedono certe cose vien voglia di lasciar perdere tutto per dedicarsi a un&#8217;altra attività, a qualcosa che sia lontana anni luce dal mondo tessile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se ne stava lì quell&#8217;opera, in paziente attesa, quasi mimetizzandosi con la parete, pronta a catturare la sua preda.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Io che amo le &#8220;robe strane&#8221; ne ero la vittima predestinata. E infatti&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7010" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Kleines-Strandstuck_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7010 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Kleines-Strandstuck_R-e1633366560575.jpg" alt="Renate Wilde - Kleines Strandstuck_R" width="640" height="504" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Renate Wilde &#8211; Kleines Strandstuck</span></p></div>
<div id="attachment_7011" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Kleines-Strandstuck-Detail_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7011 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Kleines-Strandstuck-Detail_R-e1633366590389.jpg" alt="Renate Wilde - Kleines Strandstuck - Detail_R" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;"> Dettaglio</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pazzesco, non mi viene un altro aggettivo. Pareva proprio di stare sulla riva del mare, e se ve lo dico io che la conosco come un montanaro conosce gli aghi di pino e le pigne, potete credermi.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ho preso coraggio e ho chiesto a Renate come aveva realizzato quell&#8217;opera. La sua risposta è stata estremante semplice: sbagliando e riprovando.</span><br />
<span style="color: #000000;">Proprio così, lei non può vantare un <em class="hcV4Re nkGKTb">curriculum vitae</em> fitto di corsi avanzati, sostegni artitistici di varia natura, insegnanti prestigiosi, <em>master</em> in giro per il mondo, lei è una che s&#8217;è fatta da sé, osservando, studiando, provando, sbagliando, imparando, ma guarda, proprio come me, solamente che al suo confronto vorrei sparire sottoterra tanto sono incapace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Spero di non offendere nessuno se affermo che, almeno per me, questo è il più bel lavoro che ho visto nel 2021 in Val d&#8217;Argent.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è finita.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Andate in un bosco, in inverno, quando non si è distratti dalla visione di fiori e foglie, e poi alzate lo sguardo verso il cielo. Prima di arrivare a quello, alle nuvole e all&#8217;improbabile Sole, incontrerete i rami, una disodinata ragnatela che è la migliore testimone dell&#8217;immane sforzo che quelle piante hanno compiuto e continuamente compiono per arrivare alla luce.</span></h5>
<div id="attachment_6998" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Baumgefluster_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6998 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/Renate-Wilde-Baumgefluster_R-e1633356122130.jpg" alt="Renate Wilde - Baumgefluster_R" width="480" height="891" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde &#8211; Baumgefluster</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrebbe darsi che quei rami vi raccontino qualcosa, o che magari il loro caparbio rifiuto di arrendersi al gelo invernale vi trasmetta la fiducia in una primavera che prima o poi ha da venire.</span><br />
<span style="color: #000000;">Giusto quella sensazione dovrebbe aver provato Renate, e allora lei ha voluto trasformare dei rami spogli in un messaggio di speranza, mimetizzando tra quelli alcuni versi di una poesia di Cornelia Elke Schray.</span></h5>
<table style="height: 316px;" width="735" cellspacing="0" cellpadding="4">
<colgroup>
<col width="100" />
<col width="100" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td style="background: transparent;" width="100">
<h4 style="padding-left: 90px;">Hab Geduld<br />
flüstert das Land<br />
ich schlafe.</h4>
<h4 style="padding-left: 90px;">Finde Frieden<br />
flüstert der Himmel<br />
ich bin da.</h4>
<h4 style="padding-left: 90px;">Ich werde<br />
wieder kommen<br />
flüstert das Licht</h4>
</td>
<td style="background: transparent;" width="100">
<h4>Sii paziente<br />
sussurra la terra<br />
io sto dormendo.</h4>
<h4>Trova la pace<br />
sussurra il cielo<br />
io sono qui.</h4>
<h4>Io farò<br />
ancora ritorno<br />
sussurra la luce.</h4>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, trovo queste parole le più adatte per cercare di concludere questa carrellata di opere tessili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tornerà la luce, dobbiamo crederci. Perché io voglio tornare a Sitges, a Praga, a Strasburgo, a Labastide-Rouairoux, e andare in tutti quegli altri posti che ancora non ho visto, Beaujolais, Karlsruhe, Biarritz, Nantes, Madrid, ecc.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi sarete accorte che, rispetto alle edizioni precedenti, sono state inserite meno immagini, ma, come ho già precisato sopra, non è che le esposizioni fossero scarse o poco interessanti. È solamente colpa mia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Anche se non ci provo nemmeno a giustificarmi, almeno tenterò di offrirvi una spiegazione plausibile (ma so già che sarà dura&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;">Vi sarà capitato qualche volta di saltare il pranzo o qualcosa del genere, di trovarvi cioè con lo stomaco vuoto e un appetito assassino. Ebbene, potrebbe darsi che non vi ricordiate più cos&#8217;avete mangiato per saziarvi, anche se fosse stata una prelibatezza da tre stelle Michelin. Capita perché si aggredisce il cibo per fame, non per il gusto, e lo stesso succede per il vino o la birra quando si ha troppa sete.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ebbene, dopo due anni di astinenza noi ci siamo trovati catapultati al Carrefour Européen du Patchwork, a sorpresa, perché fino a una settimana prima manco pensavamo d&#8217;andarci.</span><br />
<span style="color: #000000;">Anche il viaggio si è svolto in modalità &#8220;rapida&#8221;, rispetto ai nostri standard s&#8217;intende. Così in Alsazia ci siamo ubriacati di quell&#8217;evento, ed è già tanto se siamo riusciti a fare delle fotografie accettabili e a &#8220;leggere&#8221; le opere esposte quel tanto che serve per riportare i miei commenti su questo <em>blog</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sono più che certa di non aver fatto del mio meglio per documentare come si conviene questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork, ma tutto sommato penso di avervi fornito una testimonianza di prima mano abbastanza partecipata, almeno quel tanto che dovrebbe bastare per indurvi a prendere su il <em>trolley</em> e venire in Alsazia nel 2022.</span><br />
<span style="color: #000000;">Se avremo fortuna, io ci sarò.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualche altra immagine delle mostre di quest&#8217;anno la trovate sulla mia pagina Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per le immagini degli anni precedenti potete andare sulle pagine Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">lastoffagiusta2013</span></strong></a>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora, per chiudere, ancora qualche fotografia del nostro viaggio, perché non si vive di solo <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_7013" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020814.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7013 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020814-e1633367464275.jpg" alt="P1020814" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Sélestat</span></p></div>
<div id="attachment_7014" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020782_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7014 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020782_R-e1633367677161.jpg" alt="P1020782_R" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Fucsie (enormi&#8230;)</span></p></div>
<div id="attachment_7015" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1140408_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7015 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1140408_R-e1633367775942.jpg" alt="P1140408_R" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Cité du Train &#8211; Mulhouse</span></p></div>
<div id="attachment_7016" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020832_R.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7016 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020832_R-e1633367880706.jpg" alt="P1020832_R" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Lago di Costanza</span></p></div>
<div id="attachment_7017" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020822.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7017 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/P1020822-e1633368023630.jpg" alt="P1020822" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text"><span style="font-size: 14pt; color: #000000;">Lago di Costanza</span></p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi avesse voglia di vedere ancora qualcosa, ci sarebbe questo breve filmato della nostra escursione alsaziana, compresa la puntatina alla Cité du Train di Mulhuse.</span><br />
<span style="color: #000000;">Badate, non aspettatevi chissaché, abbiamo montato un po&#8217; alla garibaldina delle brevi <em>clip</em> girate con la macchina piccola, giusto per tentare di portarvi con noi in Val d&#8217;Argent, almeno per cinque minuti.</span><br />
<span style="color: #000000;">Buon divertimento (forse&#8230;)</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/epE3DN7onN4?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Mariarosa, Gisella, Toni e Francesco, per averci portato, supportato e sopportato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per aver lavorato solamente quand&#8217;eravamo nel furgone.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il commesso serbo de La Maison Alsacienne de Biscuiterie di Riquewhir, per il gentile omaggio.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Brasserie “Le Central” di Sélestat, per l’insuperabile Edelweiss.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>AstraZeneca, per il vaccino che c&#8217;ha consentito di tornare a viaggiare.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il &#8220;Platzer&#8217;s Bäckerei &amp; Cafe&#8221; di Freiburg im Breisgau, per il primo caffè del mattino.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il ristorante &#8220;La Vieille Tour<strong>&#8220;</strong> di Sélestat, per la cena da sibariti.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro &#8220;vecchio&#8221; Lumia con la sua app di navigazione &#8220;Here&#8221;, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Qualcuna delle quilter, per aver speso del tempo con noi.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il tempo, per non essere passato troppo velocemente.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere rimasta sempre al nostro fianco.</em></h5>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Val d&#8217;Argent 2019</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 2020 19:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sbagliavo. Sai che novità, direte voi. E invece la novità c’è, ossia che mai sono stata così felice di sbagliarmi. Penso che da un po’ abbiate notato nei miei post un’ombra di stanchezza, si direbbe un larvato pessimismo nei riguardi del patchwork, come se avessi smesso di aspettare che sull&#8217;estremo confin del mare si [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-6347" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/Flag-Alsace.svg_.png" alt="flag-alsace-svg" width="331" height="216" />Mi sbagliavo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sai che novità, direte voi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece la novità c’è, ossia che mai sono stata così felice di sbagliarmi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Penso che da un po’ abbiate notato nei miei <em>post</em> un’ombra di stanchezza, si direbbe un larvato pessimismo nei riguardi del <em>patchwork</em>, come se avessi smesso di aspettare che sull&#8217;estremo confin del mare si levi quel fil di fumo, colorato s’intende, e che si stessero dissolvendo quelle illusioni alle quali mi sono sempre aggrappata fin da quando ho iniziato a tagliare e ricucire dei frammenti di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi confesso che, nel passato, c’è chi ha fatto del suo peggio per demoralizzarmi, ciò nonostante tutto ho sopportato e tutto potevo sopportare ancora, ma ultimamente non riuscivo a reggere lo sconforto causato dalla sensazione che fossi testimone di un tramonto, il ripiegamento del <em>patchwork</em> su sé stesso, la riproposizione di temi già visti, le fughe in direzione del puro effetto, le esibizioni velleitarie nelle quali mancavano sia l’arte che la tecnica, e, nota dolente, l’esiguità di un promettente ricambio generazionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le prime crepe si erano formate già qualche anno fa, quando erano troppo frequenti dei <em>déjà vu</em>, l’impressione di minestra riscaldata tanto per capirci, e a ricevere apprezzamenti e premi erano i soliti nomi noti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ah, che madornale errore il mio! Ero cieca, ma ora vedo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chi ha fatto il miracolo?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un solo nome: 25° Carrefour Européen du Patchwork.</span></h5>
<p><span id="more-6342"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6358 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/124547727-e1574531768693.jpg" alt="124547727" width="640" height="360" /><br />
<span style="color: #000000;"> Ripensandoci ora, devo tutto a una fortunata serie di circostanze.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sarei anche potuta non andarci in Francia, ma è stato determinante il fatto che una mia opera è stata ammessa al concorso “<em>L’opposition</em>”. Massima è stata la mia soddisfazione, non posso negarlo, però il concorso precedente al quale avevo partecipato, ossia “<em>La magie de la couleur</em>”, non mi risultò particolarmente entusiasmante in quanto a originalità e qualità delle opere esposte.<br />
Anche per quel che riguarda il metro di giudizio ebbi all’epoca molto da ridire. Non che allora mi fossi aspettata di ricevere un premio, come pure non me ne attendevo in questa edizione, sono ben cosciente dei miei limiti, ma talvolta ho dovuto constatare che opere ammirevoli non ottengono il giusto riconoscimento secondo criteri che mi sfuggono (o che preferisco non approfondire dato che sono già abbastanza maliziosa di mio).</span><br />
<span style="color: #000000;"> A dirla tutta, quando in primavera inviai la mia iscrizione, nemmeno ci pensavo al concorso. Il <em>quilt</em> che avevo realizzato era la trasposizione su stoffa di un’idea che mi girava per capo già da qualche anno, e per la quale non avevo ancora trovato tempo e coraggio per dare forma visibile. Insomma, per farla breve, trovai un titolo che si adattasse al tema del concorso e spedii le foto in Francia, senza troppe speranze confesso. E invece…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbi fortuna anche quando, appena ricevuta la bella notizia, la mia agenzia di viaggi andò alla caccia di una sistemazione <em>low-cost</em> in Alsazia e riuscì a scovare un appartamentino a Sélestat, giusto in centro. Per chi non la conoscesse già, aggiungo che lì fermano tutti i treni in direzione Strasbourg o Mulhouse, che da lì parte il bus per la Val d’Argent, e inoltre che quella cittadina non manca di una certa bellezza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000282.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6351" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000282.jpg" alt="p1000282" width="648" height="486" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Non meno favorevole è stata la situazione meteorologica, la quale c&#8217;ha regalato quattro giorni di bel tempo, tanto che pareva di essere ancora in estate.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sopra a tutto quanto però ha giovato l’elevato livello delle opere che ho potuto ammirare e la scoperta dell’affacciarsi su questo variopinto palcoscenico di giovani artiste, alcune dotate di eccezionale inventiva e ammirevole coraggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Aggiungo solamente che, avendo fin da subito deciso che non avrei visto “tutto a tutti i costi”, mi sono concessa più tempo per le esposizioni che incontravano i miei gusti, e perciò mi sono limitata a una scorsa veloce alle altre. In fondo, come dicono gli americani, “non tutti i gusti sono alla vaniglia”.<br />
</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">E allora, si parte!</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6355 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/Ticket-e1573925306699.jpg" alt="ticket" width="640" height="284" /><br />
<span style="color: #000000;">Essendo, come sempre, questo viaggio all&#8217;insegna del <em>low-cost</em>, la scelta di un bus notturno era pressoché obbligata e, arrivata a Strasburgo,  ne ho approfittato per un giretto turistico della città, incocciando così in una merceria “impossibile”, ossia uno di quei posti dove la realtà di ciò che è disponibile supera la fantasia di chi si trova a passare per caso davanti a quella vetrina.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000070.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6359 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000070-e1574532328706.jpg" alt="p1000070" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">C’ho lasciato gli occhi lì, e anche qualche decina di Euro per dei bottoncini decorati da favola, ma era impossibile resistere alla tentazione.<br />
Vi devo confessare che quella sera stessa, quando un trenino locale ci scaricò a Sélestat, ero già nella migliore predisposizione d&#8217;animo per poter apprezzare ciò che avrei visto nei giorni seguenti in Val d&#8217;Argent e, anche se il fisico era ragionevolmente provato, l&#8217;eccitazione del viaggio mi teneva su come una molla.<br />
Prima di parlarvi (e mostrarvi) del <em>patchwork</em> vorrei offrirvi alcune immagini che in parte spiegano perché questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork mi è piaciuta tantissimo.<br />
Sarete in parte d&#8217;accordo sul fatto che chi va per mostre, a meno che non abbia un laboratorio o un&#8217;attività similare, generalmente non presta troppa attenzione al corollario commerciale. Qualcosa da comprare, volendo, si trova sempre, ma dopo un po&#8217; tutta quella merce esposta viene a noia e non si vede l&#8217;ora di andare ad ammirare le esposizioni. Invece a Sainte-Marie-aux-Mines c&#8217;era molto di più, come per esempio una valanga di originali stoffe per vestiti, oppure un&#8217;esposizione di <em>noše</em> slovene (vestiti tradizionali), e altro ancora.</span></h5>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000102.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6361 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000102-e1574538353154.jpg" alt="p1000102" width="640" height="200" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000105.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6363 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000105-e1574538593249.jpg" alt="p1000105" width="640" height="300" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000106.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6364 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/P1000106-e1574539265997.jpg" alt="p1000106" width="640" height="400" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ora parliamo un po&#8217; delle mostre. Quest’anno ho deciso derogare un po’ dai miei doveri di cronista, e mi scuserete se mi soffermerò di più sui lavori che mi sono veramente piaciuti. Tutto sommato, dopo averne viste e raccontate di esposizioni, mi concedo questo peccato di vanità obbligandovi a sottostare al mio gusto personale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A ogni buon conto ho realizzato anche un breve filmato nel quale è compresa una panoramica veloce di quel che c’era in Val d’Argent (e non solo…), e altre immagini le potrete sempre trovare nel mio <em>album</em> di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi va di iniziare con Galla, una <em>quilter</em> russa che però da quindici anni risiede in Francia. In realtà il termine “<em>quilter</em>” è riduttivo in quanto i suoi interessi artistici si manifestano anche nella pittura, nella decorazione di interni, nella fotografia, nel <em>design</em> di abbigliamento e nello spettacolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le antiche radici russe hanno trovato terreno fertile in Francia, e ne è sorto un particolare <em>enseble</em> che non trova uguali ne di qua e ne di là del Dnepr.</span></h5>
<div id="attachment_6368" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Enciclopédie-des-femmes-inexistantes-175x61.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6368 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Enciclopédie-des-femmes-inexistantes-175x61-e1576947390665.jpg" alt="galla-enciclopedie-des-femmes-inexistantes-175x61" width="840" height="301" /></a><p class="wp-caption-text">Galla &#8211; Encyclopédie des femmes inexistantes &#8211; 175&#215;61</p></div>
<div id="attachment_6371" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Enciclopédie-des-femmes-inexistantes-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6371 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Enciclopédie-des-femmes-inexistantes-Detail-e1576950743336.jpg" alt="galla-enciclopedie-des-femmes-inexistantes-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Galla &#8211; Encyclopédie des femmes inexistantes &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo è quanto mai significativo: &#8220;Enciclopedia delle donne inesistenti&#8221;. Galla infatti non intende raffigurare la donna in carne e ossa, bensì offrire una rappresentazione emblematica di come la figura femminile possa racchiudere un concetto altrimenti sfuggente.<br />
Sono la Dea, la musa, la <em>femme fatale</em>, la figura materna, la femminile Luna, e altre ancora, senza dimenticare quella dalla quale tutti dipendiamo: Madre Terra.<br />
Anche se sono inesistenti, nel senso che non hanno un riscontro anagrafico verificabile e condiviso, è impossibile immaginare una loro assenza nella nostra realtà.</span></h5>
<div id="attachment_6373" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Femme-de-la-nouvelle-Lune-84x118.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6373 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Femme-de-la-nouvelle-Lune-84x118-e1577137738849.jpg" alt="galla-femme-de-la-nouvelle-lune-84x118" width="420" height="529" /></a><p class="wp-caption-text">Galla &#8211; Femme de la nouvelle lune &#8211; 84&#215;118</p></div>
<div id="attachment_6377" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Amatrice-de-jus-de-fruit-80x120.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6377 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Amatrice-de-jus-de-fruit-80x120-e1577137755381.jpg" alt="galla-amatrice-de-jus-de-fruit-80x120" width="420" height="607" /></a><p class="wp-caption-text">Galla &#8211; Amatrice de jus de fruit &#8211; 80&#215;120</p></div>
<div id="attachment_6378" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Amatrice-de-jus-de-fruit-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6378 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galla-Amatrice-de-jus-de-fruit-Detail-e1576953329899.jpg" alt="galla-amatrice-de-jus-de-fruit-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Galla &#8211; Amatrice de jus de fruit &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sapiente uso del colore e delle forme per comporre delle immagini di grande forza emozionale, ma senza rinunciare all&#8217;eleganza del tratto femminile. Se mi è concesso di pronunciarmi, dieci e lode.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">DAMSS, ossia Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori, due artisti che hanno unito la loro immaginazione e le loro rispettive esperienze al fine di realizzare delle opere <em>Fiber Art</em> assolutamente uniche nel loro genere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Francia hanno esposto tre grandi lavori della serie “Città future”. Milano, Roma, Venezia, come saranno nell’anno 3000? Ognuna di queste ipotetiche città è stata rappresentata su un pannello di dieci metri per quattro, utilizzando, nel pieno spirito patchwork, materiali tessili di riciclo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso assicurarvi che l’effetto era notevole, e per non rischiare di offrirvi una rappresentazione modesta o infedele di quelle opere ho preferito inserire nel <em>post</em> le immagini ricavate dal sito <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.damss.com/index.php" target="_blank">DAMSS</a></span></strong>, al quale vi rimando per altre notizie interessanti.</span></h5>
<div id="attachment_6381" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Milano-3000.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6381 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Milano-3000-e1576956406548.jpg" alt="milano-3000" width="840" height="349" /></a><p class="wp-caption-text">Dal sito DAMSS: Milano 3000 &#8211; 1050&#215;400</p></div>
<div id="attachment_6382" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Roma-3000.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6382 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Roma-3000-e1576956446996.jpg" alt="roma-3000" width="840" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Dal sito DAMSS: Roma 3000 &#8211; 1050&#215;400</p></div>
<div id="attachment_6383" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Venezia-3000.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6383 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Venezia-3000-e1576956488790.jpg" alt="venezia-3000" width="840" height="317" /></a><p class="wp-caption-text">Dal sito DAMSS: Venezia 3000 &#8211; 1050&#215;400</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6380" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/DAMMS-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6380 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/DAMMS-Detail-e1576956539507.jpg" alt="damms-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Venezia 3000 &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppur si muove…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sì, finalmente qualcosa si muove, finalmente una boccata d’aria fresca!</span><br />
<span style="color: #000000;"> La giovanissima Estelle Lacaussague m’ha, di fatto, sollevata da quel peso che da un po’ mi opprimeva, quella sensazione di cui parlavo all’inizio di questo <em>post</em>, ossia che da qualche anno stessi assistendo all’ennesimo <em>remake</em> di esperienze già vissute, dove la massima aspirazione era ricalcare i successi delle <em>quilter</em> del passato, oppure, per contrasto, mi capitava di osservare con sospetto le estrose manifestazioni di pura vanità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece Estelle, senza colori gridati, senza astruse composizioni, senza leziosi orpelli, ma con la semplicità della forma, ha realizzato delle opere d’arte che, secondo me, tracciano un confine. Niente di piacioso, anzi, appare evidente che lei non va alla ricerca di un applauso, tutt’altro, Estelle pone degli interrogativi ai quali chi osserva deve adeguarsi e, se può, trovare una chiave di lettura.</span></h5>
<div id="attachment_6388" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-joie-140x140.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6388 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-joie-140x140-e1576957595688.jpg" alt="estelle-lacaussague-la-joie-140x140" width="590" height="599" /></a><p class="wp-caption-text">Etelle Lacaussague &#8211; La joie &#8211; 140&#215;140</p></div>
<div id="attachment_6389" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-joie-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6389 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-joie-Detail-e1576957806914.jpg" alt="estelle-lacaussague-la-joie-detail" width="590" height="443" /></a><p class="wp-caption-text">Etelle Lacaussague &#8211; La joie &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_6391" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-colère-150x150.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6391 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-colère-150x150-e1576958057564.jpg" alt="estelle-lacaussague-la-colere-150x150" width="600" height="595" /></a><p class="wp-caption-text">Estelle Lacaussague &#8211; La colère &#8211; 150&#215;150</p></div>
<div id="attachment_6392" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-colère-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6392 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Estelle-Lacaussague-La-colère-Detail-e1576958190902.jpg" alt="estelle-lacaussague-la-colere-detail" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Estelle Lacaussague &#8211; La colère &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La modesta qualità delle foto non riesce a riprodurre tutti i dettagli, la diversa trama dei supporti, la testurizzazione, il ricamo, e tutte le gradazioni cromatiche impresse. Dovrete accontentarvi perciò di quello che riuscite a vedere e, <span class="st"><em>ça va sans dire</em>,</span> fidarvi di me.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dalla Cechia con furore, ecco due artiste che fanno parte del gruppo <strong>Art Quilt Harbour</strong>, un’associazione molto attiva per promozione del <em>patchwork</em> nella Repubblica Ceca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Avendo seguito nel corso di un decennio il percorso artistico di quasi tutte le componenti di quel gruppo, non posso che essere compiaciuta del fatto che fin dalle prime edizioni del Prague Patchwork Meeting mi ero sbilanciata nel predire un loro sicuro successo. E infatti oggi eccole qua, a buon diritto nell’Olimpo europeo del <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_6394" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Eva-Brabcová-Roses-for-Klimt-90x90.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6394 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Eva-Brabcová-Roses-for-Klimt-90x90-e1576969935972.jpg" alt="eva-brabcova-roses-for-klimt-90x90" width="480" height="477" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová &#8211; Roses for Klimt &#8211; 90&#215;90</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se pensate che Klimt sia solo “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” o “Il Bacio” dovreste fare una scappata al MAK, il Museo di Arti Applicate di Vienna, oppure alla Österreichische Galerie Belvedere, sempre a Vienna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eva Brabcová dev’essere stata sicuramente colpita dai quadri “impressionisti” di Klimt, e dal fatto che in alcune opere si avvertisse l’interesse del pittore per lo stile di Van Gogh.</span></h5>
<div id="attachment_6395" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Helena-Fikejzová-Broken-Glass-93x93.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6395 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Helena-Fikejzová-Broken-Glass-93x93-e1576970227202.jpg" alt="helena-fikejzova-broken-glass-93x93" width="480" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Helena Fikejzová &#8211; Broken Glass &#8211; 93&#215;93</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Helena Fikejzová sono sempre vagamente inquietanti. Un tempo dominavano dei colori più accesi, ora invece lei predilige le tonalità più sfumate, il grigi, i <em>beige</em>, le terre, ma non per questo ne risente l&#8217;impatto estetico.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È il momento che torni al motivo principale del mio viaggio in Francia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, le mostre sono interessanti, vero, l’Alsazia è bella da visitare, giusto, una gita, se fatta con calma, è sempre uno spasso, però, eh però, io sono andata su per il concorso “L’opposition”, anche e soprattutto perché il mio <em>quilt</em> era stato accettato.</span><br />
<span style="color: #000000;"><em> Wow</em>!</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6403 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/concours-patchwork-2019-e1576975651309.jpg" alt="concours-patchwork-2019" width="480" height="245" /></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Pur essendo ben consapevole che non avevo nessuna possibilità di essere premiata, già il fatto che il mio lavoro fosse stato giudicato degno di essere esposto assieme a quelli di artiste di altissimo livello era per me motivo di grande soddisfazione, la riprova che, tutto sommato, non sono un’incapace totale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre mi capita, anche stavolta alcune scelte della giuria mi hanno lasciato perplessa, ma di certo il primo premio assegnato a quest’opera di Shin-He Chin era strameritato. Guardate e stupite.</span></h5>
<div id="attachment_6406" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Shin-He-Chin-Gravity-and-Grace-86x129.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6406 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Shin-He-Chin-Gravity-and-Grace-86x129-e1577013445675.jpg" alt="shin-he-chin-gravity-and-grace-86x129" width="436" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-He Chin &#8211; Gravity and Grace &#8211; 86&#215;129</p></div>
<div id="attachment_6407" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Shin-He-Chin-Gravity-and-Grace-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6407 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Shin-He-Chin-Gravity-and-Grace-Detail-01-e1577013478464.jpg" alt="shin-he-chin-gravity-and-grace-detail-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Shin-He Chin &#8211; Gravity and Grace &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gravity and Grace è una raccolta di aforismi di Simone Weil.<br />
Ispirandosi a quelli Shin-He Chin ne ha dato una rappresentazione cromatica nella quale due forze antitetiche si contrappongono, e comunque sono costrette a coesistere, in natura e nell’animo umano.<br />
L’immagine richiama subito alla mente una finestra, sulla quale infinite gocce di pioggia battono rendendo incerta la visione, ossia la comprensione di ciò che sta oltre a quel vetro.<br />
Forse Shin-He Chin non lo sa, ma un altro artista ha cercato dar forma a questo contrasto tra la gravità, ciò che ci abbassa, e la grazia, ciò che ci eleva. Si tratta di El Anatsui, nativo del Ghana. Anche lui realizza dei <em>patchwork</em>, anche si tratta di grandi installazioni composte di volta in volta a ogni esposizione, e che pur mantenendo gli elementi compositivi risultano ogni volta differenti (qui un <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=5I7XZL9KjFQ" target="_blank">video</a></span></strong>).<br />
Coi nostri <em>patchwork</em> tessili che ben conosciamo egli ne condivide la filosofia, ossia il recupero e la ricomposizione. El Anatasui compone i suoi arazzi utilizzando i più diversi materiali di scarto: coperchi di latta, tappi per bottiglie di liquori o di latte, lastre da stampa, pezzi di alluminio, il tutto cucito con vari fili di rame. In quegli <em>ensemble</em> ogni materiale viene riciclato, come per esempio i tappi di una distilleria presente nella sua città natale, Anyako.<br />
Sia Shin-He Chin che El Anatasui ci avvertono dell’inesplicabilità della trama che unisce e comprende ciò che è differente, e alla quale ci dobbiamo abbandonare con la convinzione che ognuna di noi è una parte di un tutto, e comunque mai una parte insignificante. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ogni diseguaglianza è destinata a seguire una sua evoluzione. Può appianarsi, trovare un punto d’equilibrio, oppure può accentuare le sue disparità e creare una separazione tra i due fattori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciò si nota nella conformazione di alcune città, nelle quali, attorno a un centro ricco e ben servito, sorgono delle periferie più o meno degradate. Che si chiamino borgate, <em>banlieue</em>, sobborghi, suburbi, <em>hinterland</em>, hanno lo stesso tratto comune: la separatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di moderne città policentriche e inclusive, si vanno affermando delle strutture redditocentriche, con dei confini ben precisi per attraversare i quali non viene controllato un passaporto, bensì il conto corrente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È inevitabile allora che invidia, paura, astio, egoismo e rancore formino la perfetta miscela combustibile che infiamma gli animi e rende impossibile una civile convivenza.</span></h5>
<div id="attachment_6412" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/An-Eunjoo-Uptown-and-Dowtown-80x120.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6412 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/An-Eunjoo-Uptown-and-Dowtown-80x120-e1577026239624.jpg" alt="an-eunjoo-uptown-and-dowtown-80x120" width="436" height="631" /></a><p class="wp-caption-text">An Eunjoo &#8211; Uptown and Dowtown &#8211; 80&#215;120</p></div>
<div id="attachment_6413" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/An-Eunjoo-Uptown-and-Dowtown-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6413 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/An-Eunjoo-Uptown-and-Dowtown-Detail-e1577026300240.jpg" alt="an-eunjoo-uptown-and-dowtown-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">An Eunjoo &#8211; Uptown and Dowtown &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">An Eunjoo ha splendidamente colto tale forma di segregazione (in)civile, con le case della città alta in pieno sole, ricche di colori e di spazi, mentre nella città bassa degli anonimi palazzoni si disputano quel poco che resta di luce e di suolo, e lei si augura che tali conflitti trovino infine uno sbocco non violento e che si volgano verso una pacifica coesistenza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo per lei, e anche per tutte noi, niente di quel che sento e che vedo mi dà adito a molte speranze in tal senso, e anzi noto che, causa la spregiudicatezza di qualche politico in cerca di facile consenso, si stia andando verso una pericolosa estremizzazione delle tensioni, verso l’intolleranza preconcetta, e verso alla formazione di circoli sempre più ristretti e apparentemente omogenei.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi viene allora buona la gianografia n° 314 dal libro “365 uova di giornata”.</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> TSUNAMI</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ognuno di noi è uno sperduto naufrago su un’isoletta in mezzo all’oceano, tra gli abissi tenebrosi della paura e le infide correnti del sospetto. Se non saremo disposti a mitigare i nostri pregiudizi si alzerà la marea e annegheremo tutti.</span></h6>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta, non voglio rattristarvi oltre, e allora vi regalo questa vecchia canzone di Billy Joel che si intitola, guardacaso, &#8220;Uptown Girl&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/hCuMWrfXG4E?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il vino è uno dei soggetti preferiti da Montserrat Forcadell, e come non potrebbe esserlo dato che lei arriva da Cambrils, cittadina catalana nota oltre che per le meravigliose spiagge anche per i suoi gradevolissimi vini?</span></h5>
<div id="attachment_6436" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Montserrat-Forcadell-la-copa-78x118.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6436 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Montserrat-Forcadell-la-copa-78x118-e1577042427668.jpg" alt="montserrat-forcadell-la-copa-78x118" width="436" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell &#8211; La copa &#8211; 78&#215;118</p></div>
<div id="attachment_6437" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Montserrat-Forcadell-la-copa-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6437 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Montserrat-Forcadell-la-copa-Detail-e1577042495526.jpg" alt="montserrat-forcadell-la-copa-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Montserrat Forcadell &#8211; La copa &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già nel 2015 ebbi occasione di ammirare a Sitges una sua opera intitolata “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=1306" target="_blank">La gota</a></span></strong>”, e anche stavolta lei non ha mancato di stupire con una rappresentazione un po’ surreale, direi quasi onirica dell’opposizione (e l’unione) di mare e terra, di acqua e vino, di realtà e riflesso, ben rappresentate da un gabbiano e un bicchiere renano.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fuoco e acqua, due opposti, come sono l’odio e l’amore, eppure costretti a coesistere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella teoria di Empedocle, quattro sono le radici all’origine dell’universo, fuoco, acqua, aria, terra, tutte comprese equamente in uno sfero dominato dall’Amore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma perché ci sia vita è necessaria una tensione, ed è l’Odio che combinando le quattro radici genera quella contesa che sta alla base della vita. Quando l’Odio prende il sopravvento e crea un suo sfero, tocca all’Amore combattere per ribaltare la situazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella fase intermedia, quando nessuno dei due contendenti è dominante, si svolge la vita umana, nella quale coesistono tutte le sue contraddizioni, come appunto l’acqua e il fuoco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E se pensate che ciò non sia del tutto vero riflettete sul fatto che il corpo umano è composto per il 70% di acqua, e che ogni boccata di ossigeno è indispensabile per alimentare i centomila miliardi di microscopici fuochi che generano la nostra temperatura corporea.</span></h5>
<div id="attachment_6440" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Verena-Giavelli-Fire-and-Water-Vibrance-80x120.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6440 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Verena-Giavelli-Fire-and-Water-Vibrance-80x120-e1577135210869.jpg" alt="verena-giavelli-fire-and-water-vibrance-80x120" width="436" height="642" /></a><p class="wp-caption-text">Verena Giavelli &#8211; Fire and Water Vibrance &#8211; 80&#215;120</p></div>
<div id="attachment_6442" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Verena-Giavelli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6442 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Verena-Giavelli-e1577135294112.jpg" alt="verena-giavelli" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Verena Giavelli &#8211; Fire and Water Vibrance &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La fortuna arride agli audaci, almeno così si dice. Verena Giavelli ha voluto osare ed è stata premiata, ha provato ad aggiungere ai suoi lavori “turbinanti” un trattamento sperimentale alla base tessile, testurizzandoli, creando spettacolari effetti in rilievo e in gradazione di tinta, tanto da farli apparire come se fossero lavorati al cesello.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto suggestiva questa inquadratura proposta da Tatiana Varshavskaya, dà il senso della profondità e ci si trova volentieri a contemplare lo stesso paesaggio che sta osservando quella donna.</span></h5>
<div id="attachment_6447" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Tatiana-Varshavskaya-Distant-Shores-81x116.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6447 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Tatiana-Varshavskaya-Distant-Shores-81x116-e1577139237495.jpg" alt="tatiana-varshavskaya-distant-shores-81x116" width="436" height="623" /></a><p class="wp-caption-text">Tatiana Varshavskaya &#8211; Distant Shores &#8211; 81&#215;116</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suppongo che oltre la fine realizzazione e gli effetti di luce, sia stata premiata la scelta compositiva dell’immagine. Nulla da eccepire, magari però, la prossima volta, sarebbe bello vedere anche un’inquadratura diversa, in quanto questa è troppo simile a un’opera premiata al concorso del 2017 (<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://occasionalpiece.files.wordpress.com/2017/09/concourspatchwork_1.jpg?w=560" target="_blank">immagine</a></strong></span> da opquilt.com).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qui sotto un’opera che, secondo me, avrebbe dovuto ricevere maggior attenzione da parte della giuria.</span></h5>
<div id="attachment_6452" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/In-Sun-Oh-The-Sabbath-80x120.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6452 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/In-Sun-Oh-The-Sabbath-80x120-e1577355163883.jpg" alt="in-sun-oh-the-sabbath-80x120" width="436" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">In Sun Oh &#8211; The Sabbath &#8211; 80&#215;120</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gyeongju, mille anni fa, era la capitale del Regno di Silla, nell’attuale Corea del Sud.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Raggiungibile in sole 3 ore di treno da Seoul, è una meta turistica molto ricercata per i suoi templi e i numerosi reperti storici, tanto da essere definita “un museo a cielo aperto”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre che ai vantaggi derivanti dal potere politico e dalla potenza economica, la città di Gyeongju deve al buddismo il fiorire delle arti che la abbellirono come nessun’altra città della penisola, e ancora oggi i dintorni della città, non urbanizzati a tappeto come a Seoul e a Busan, sono motivo di riflessione esistenziale per coloro che seguono i percorsi anticamente studiati per la ricerca dell’illuminazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un sabato, mentre percorreva la strada di casa a Gyeongju, In Sun Oh ricevette dalla visione del tramonto una confortante sensazione di pace. Sappiamo fin troppo bene come le vicende della vita si oppongono con accanimento alla nostra serenità, eppure a volte basta sollevare lo sguardo verso un cielo per riuscire a intravedere il riflesso di quel che cerchiamo dentro di noi. In Sun Oh ha cercato di riportare quell’attimo di serenità su stoffa, per riuscire a trasmetterlo anche a noi, un contagio quanto mai benefico.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest’anno anche la vicina (almeno per me) Slovenia ha bussato con successo alla porta dell’Università del <em>Patchwork</em> in Europa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da Ljubljana ecco l’opera di Mateja Dimnik intitolata “Fortepiano”.</span></h5>
<div id="attachment_6454" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Mateja-Dimnik-Fortepiano-87x130.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6454 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Mateja-Dimnik-Fortepiano-87x130-e1577359057300.jpg" alt="mateja-dimnik-fortepiano-87x130" width="436" height="646" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Fortepiano &#8211; 87&#215;130</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima del pianoforte venne il fortepiano. In questo caso già il nome rappresenta un’opposizione, e aggiungiamoci pure che, diversamente dal pianoforte moderno, le note del fortepiano non si confondono sovrapponendosi, entrano, per così dire, in competizione e in accordo. Quante opposizioni!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mateja Dimnik è una “creativa”, perciò ha inteso rappresentare il contrasto nel dettaglio e nell’insieme partendo da un elementare conflitto, ossia quello tra la luce e il buio, opposti come il giorno e la notte, la gioia e la tristezza, e rumore e il silenzio, e in fin dei conti l’essere e il non essere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per questa ottenere questa sorta di “frattale” monocromatico l’artista ha semplificato la geometria riducendola all’essenziale, ossia a dei quadrilateri dove il il bianco si contrappone al nero (della stoffa e delle ombre create dalla quiltatura lineare), e in questo dualismo l’uno giustifica la presenza dell’altro.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“Vanità… Vanità… Tutto è vanità.” Nel libro “Il pranzo di Babette” di Karen Blixen, così si esprime il generale Loewenhielm mentre si aggiusta divisa e decorazioni guardandosi allo specchio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma io non sono né una scrittrice e né un generale, perciò mi siano concessi cinque minuti di vanità, non penso di chiedervi troppo…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eccola qui l’opera che ho realizzato per il concorso, e della quale vado giustamente orgogliosa.</span></h5>
<div id="attachment_6459" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Rossana_Ramani_Checkmate1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6459 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Rossana_Ramani_Checkmate1-e1577440957182.jpg" alt="rossana_ramani_checkmate" width="436" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Checkmate &#8211; 80&#215;120</p></div>
<div id="attachment_6460" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Rossana_Ramani_Checkmate_Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6460 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Rossana_Ramani_Checkmate_Detail-e1577441941784.jpg" alt="rossana_ramani_checkmate_detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Checkmate &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_6461" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Dett01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6461 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Dett01-e1577442313641.jpg" alt="dett01" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Checkmate &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il gioco degli scacchi sarebbe incomprensibile senza l’opposizione tra il bianco e il nero, però, a differenza di quello e altri giochi, nella vita non è sempre ammessa la patta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Succede perciò che un contrasto abbia termine solamente dopo la sconfitta di uno dei due contendenti, un definitivo scacco matto. Eppure niente talvolta affascina di più di un’accesa competizione, che sia tra due posizioni politiche, tra due campioni dello sport, tra due teorie scientifiche, tra due stili artistici, magari anche tra due galli che si disputano il dominio del pollaio, e può capitare che anche noi talvolta si brami di scendere nell’arena.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche se dalla giuria non ho ricevuto nessun premio, quello più prezioso me lo sono conferito da me, ossia la soddisfazione di vedere riuscito un lavoro interamente immaginato da me fin dalla prima bozza del soggetto, e poi realizzato mediante soluzioni che mi son dovuta inventare lì per lì.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo ringraziare l’organizzazione del Carrefour Européen du Patchwork che ha posizionato magnificamente il mio lavoro, il primo che si notava entrando, e comunque ho avuto modo di registrare, in incognito s’intende, parecchi commenti favorevoli di chi si trovava a osservarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E se ancora non bastasse, eccomi citata anche in un sito <em>web</em>, il “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.textile-art-magazine.com/reportagen/reportage-ueber-das-carrefour-europen-du-patchwork-in-sainte-marie-aux-mines/" target="_blank">textile art magazine</a></span></strong>” di Berlino, che ha speso qualche parola di approvazione nei riguardi del mio <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non sono invisibile!</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Delle altre opere in concorso, premiate e non, potete trovare le foto nel mio album di Flickr. Qui ho inserito quelle che mi hanno veramente colpito per originalità e tecnica, e se poi qualcuna non fosse d’accordo con il mio metro di giudizio, pazienza, ormai me ne sono fatta una ragione.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come ogni edizione, non mancavano i lavori “monumentali”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco una rivisitazione di un <em>quilt</em> tradizionale, un’opera di quasi due metri e mezzo di lato realizzata da Deb King.<br />
Qualora foste tentate di cimentarvi in queste avventure, potreste dare un’occhiata <strong><span style="color: #0000ff;">qui</span></strong>.</span></h5>
<div id="attachment_6468" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Deb-King-Wandering-Minstrels-246x246.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6468 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Deb-King-Wandering-Minstrels-246x246-e1577445871536.jpg" alt="deb-king-wandering-minstrels-246x246" width="600" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Deb King &#8211; Wandering Minstrels &#8211; 246&#215;246</p></div>
<div id="attachment_6481" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Deb-King-Wandering-Minstrels-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6481 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Deb-King-Wandering-Minstrels-Detail-e1577557353204.jpg" alt="deb-king-wandering-minstrels-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Deb King &#8211; Wandering Minstrels &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Parlando d’antico, non mancava un’esposizione di grandi <em>quilt</em> <em>amish</em> curata da Jaques Légeret, dei quali ho già trattato in un <em>post</em> dedicato all’edizione 2015 intitolato &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2156" target="_blank">Ten Years After</a></span></strong>&#8220;.</span></h5>
<div id="attachment_6471" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000389.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6471 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000389-e1577461342421.jpg" alt="p1000389" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Amish</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Siccome mi va di saltare di palo in frasca, ecco adesso alcune opere molto moderne, e per verti versi molto, molto significative. </span></h5>
<div id="attachment_6472" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elke-Klein-Four2-220x218.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6472 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elke-Klein-Four2-220x218-e1577462015765.jpg" alt="elke-klein-four2-220x218" width="600" height="592" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein &#8211; Four2 &#8211; 220&#215;218</p></div>
<div id="attachment_6473" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elke-Klein-Four2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6473 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elke-Klein-Four2-Detail-e1577462904697.jpg" alt="elke-klein-four2-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein &#8211; Four2 &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Patchwork</em> + <em>collage</em> + acquerello = Peggy Brown.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La carta non era più base sufficiente per esprimere la sua creatività, così Peggy Brown ha decisto di trasferire la sua pittura sulla stoffa, non come un dipinto nel quale il colore e la forma predominano, ma nel <em>patchwork</em>, dove quelli assommano il loro effetto a quelli creati dall&#8217;unione di stoffe e forme differenti</span></h5>
<div id="attachment_6474" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Peggy-Brown-Passageway-107x97.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6474 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Peggy-Brown-Passageway-107x97-e1577463286151.jpg" alt="peggy-brown-passageway-107x97" width="560" height="514" /></a><p class="wp-caption-text">Peggy Brown &#8211; Passageway I &#8211; 107&#215;97</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari non rispetterà tutti i crismi del <em>patchwork</em>, ma non si può negare che il risultato finale abbia un certo fascino.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ogni scrittore deve fare i conti col sesso. Cosa racconti e come lo affronti dipende dallo stile, dallo spirito, dallo scopo e dai tabù dei tempi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una <em>quilter</em> può anche raccontare con la stoffa, e pertanto Amy Meisser non ha voluto sottrarsi a questo dovere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così lei descrive il suo lavoro: <em>&#8220;Fatigue Threshold” (Limite di fatica) riguarda il sesso. Si tratta di abusi. Si tratta di un momento. Si tratta di una vita. Si tratta di una donna. Riguarda tutte le donne. Riguarda la monotonia di compiti e oneri e il regno domestico e l&#8217;esaurimento e la nascita e la vita e la disperazione e la lenta morte di qualcosa che una volta era prezioso.</em></span></h5>
<div id="attachment_6476" style="width: 446px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Amy-Meissner-Fatigue-Threshold-135x196.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6476 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Amy-Meissner-Fatigue-Threshold-135x196-e1577467019302.jpg" alt="amy-meissner-fatigue-threshold-135x196" width="436" height="626" /></a><p class="wp-caption-text">Amy Meissner &#8211; Fatigue Threshold &#8211; 135&#215;196</p></div>
<div id="attachment_6477" style="width: 440px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Amy-Meissner-Fatigue-Threshold-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6477 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Amy-Meissner-Fatigue-Threshold-Detail-e1577467291646.jpg" alt="amy-meissner-fatigue-threshold-detail" width="430" height="573" /></a><p class="wp-caption-text">Amy Meissner &#8211; Fatigue Threshold &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per capire meglio il senso di quest’opera è necessaria una pedestre spiegazione di cosa si intende per “limite di fatica”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ogni componente meccanico sottoposto a uno sforzo ripetuto nel tempo può essere soggetto a quella che secondo la terminologia tecnica viene definita “rottura per fatica”. Ciò avviene anche se il carico non è elevato, ossia se è perfettamente sopportabile dal materiale utilizzato. Però se quello sforzo viene ripetuto per un numero sufficiente di volte, basta che la sollecitazione trovi un singolo punto debole per riuscire a innescare il processo di rottura. Ciò può avvenire dopo giorni, mesi, anni, dipende dal carico applicato e dal numero di cicli di applicazione dello sforzo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tanto per darvi un esempio: la strage di Viareggio del 2009, nella quale un vagone cisterna pieno di GPL deragliò ed esplose uccidendo 32 persone, fu causato dal cedimento strutturale dell’asse derivante da una tipica rottura per fatica, anche se le lungaggini processuali tipicamente italiche non ne hanno ancora dichiarato l’ufficialità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, anche la donna è sottoposta a tanti stress ripetuti, sollecitazioni e pesi che in apparenza possono essere valutati come “sopportabili”, e per i quali dei legislatori arcaici e fondamentalisti ancora ne esaltano l’obbligatorietà, ma quei carichi sono prima o poi in grado di spezzare l’anima femminile con un logoramento tanto taciuto quanto irreversibile.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Impossibile passare davanti all’opera sottostante senza avvertirne la tensione emotiva. Il titolo è “Beyond the Concrete”, ossia &#8220;Oltre il calcestruzzo&#8221;, nel senso che è necessario superare e archiviare quanto prima la folle rincorsa alla cementificazione e distruzione del pianeta.</span></h5>
<div id="attachment_6483" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Kathy-Nida-Beyond-the-Concrete-145x150.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6483 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Kathy-Nida-Beyond-the-Concrete-145x150-e1577558736740.jpg" alt="kathy-nida-beyond-the-concrete-145x150" width="560" height="585" /></a><p class="wp-caption-text">Kathy Nida &#8211; Beyond the Concrete &#8211; 145&#215;150</p></div>
<div id="attachment_6484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Kathy-Nida-Beyond-the-Concrete-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6484 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Kathy-Nida-Beyond-the-Concrete-Detail-e1577558803559.jpg" alt="kathy-nida-beyond-the-concrete-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kathy Nida &#8211; Beyond the Concrete &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Però il sottotitolo adeguato sarebbe “Incazzatura”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È incazzata la natura, lo è con noi per le nostre tecnologie invasive, per la nostra superbia, per i nostri genocidi ambientali, per la nostra violenza fine a sé stessa, per la nostra stolida cecità, per la mancanza di rispetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È incazzata però pure l’artista, per gli stessi motivi suppongo, ma anche per il fatto che Kathy Nida vorrebbe più tempo, più libertà, più serenità per dedicarsi all’arte, quando invece, sorte comune a molte <em>quilter</em>, il tempo e le forze le vengono rubate da faccende tanto prosaiche quanto deprimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che parliamo di natura, ecco una serie di piccoli pannelli dell’esposizione “Hommage à la nature” del gruppo Grenzelos, costituito dalla svizzera Doris Leuenberger, dalla francese Sophie Maechler e dalla tedesca Monika Schiwy-Jessen.</span></h5>
<div id="attachment_6487" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-1-31x15.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6487 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-1-31x15-e1577569920691.jpg" alt="doris-leuenberger-nature-aux-miniatures-1-31x15" width="520" height="347" /></a><p class="wp-caption-text">Doris Leuenberger &#8211; Nature aux miniatures 1 &#8211; 31&#215;15</p></div>
<div id="attachment_6488" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-2-31x15.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6488 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-2-31x15-e1577569955355.jpg" alt="doris-leuenberger-nature-aux-miniatures-2-31x15" width="520" height="346" /></a><p class="wp-caption-text">Doris Leuenberger &#8211; Nature aux miniatures 2 &#8211; 31&#215;15</p></div>
<div id="attachment_6489" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-3-31x15.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6489 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Doris-Leuenberger-Nature-aux-Miniatures-3-31x15-e1577569998811.jpg" alt="doris-leuenberger-nature-aux-miniatures-3-31x15" width="520" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">Doris Leuenberger &#8211; Nature aux miniatures 3 &#8211; 31&#215;15</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se pensate che si tratti di opere realizzate con tecniche innovative o sperimentali, vi state sbagliando di grosso. Pur utilizzando anche carta e vari sistemi di incollaggio, queste artiste si affidano a una tecnica decorativa quanto mai antica, ossia utilizzano direttamente i pigmenti rilasciati in natura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Uno dei sistemi prevede che vengano stesi sul supporto (carta o tessuto) gli elementi vegetali che, tramite un bagno in aceto, rilasceranno il colore, e dopo aver bloccato il tutto si lascia che avvenga che il processo di trasferimento. Terminato queste fasi, si scalda il supporto per staccare gli elementi vegetali e per fissare i disegni ottenuti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi questa tecnica viene definita “<em>Ecoprint</em>”, ma è facile supporre che nella sua lunga storia abbia posseduto centinaia di nomi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come fossimo su un ottovolante, risaliamo ora verso dei lavori molto più appariscenti, vere e proprie feste del colore, &#8230;<br />
</span></h5>
<div id="attachment_6495" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Sanae-Muranaka-The-Creatures-Souls-in-the-Sea-175x175.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6495 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Sanae-Muranaka-The-Creatures-Souls-in-the-Sea-175x175-e1577573610768.jpg" alt="sanae-muranaka-the-creatures-souls-in-the-sea-175x175" width="580" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Sanae Muranaka &#8211; The Creatures&#8217; Souls in the Sea &#8211; 175&#215;175</p></div>
<div id="attachment_6496" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Sanae-Muranaka-The-Creatures-Souls-in-the-Sea-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6496 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Sanae-Muranaka-The-Creatures-Souls-in-the-Sea-Detail-e1577574774619.jpg" alt="sanae-muranaka-the-creatures-souls-in-the-sea-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sanae Muranaka &#8211; The Creatures&#8217; Souls in the Sea &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_6497" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Lin-Hsin-Chen-Organized-Chaos-61x91.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6497 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Lin-Hsin-Chen-Organized-Chaos-61x91-e1577575640942.jpg" alt="lin-hsin-chen-organized-chaos-61x91" width="420" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Lin Hsin Chen &#8211; Organized Chaos &#8211; 61&#215;91</p></div>
<div id="attachment_6498" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Lin-Hsin-Chen-Organized-Chaos-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6498 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Lin-Hsin-Chen-Organized-Chaos-Detail-e1577575673312.jpg" alt="lin-hsin-chen-organized-chaos-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Lin Hsin Chen &#8211; Organized Chaos &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; per ridiscendere tra le sfumature più fredde, molto più fredde, un vortice polare.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_6506" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Betty-Bubsy-Polar-Vortex-79x193.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6506 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Betty-Bubsy-Polar-Vortex-79x193-e1577607105629.jpg" alt="betty-bubsy-polar-vortex-79x193" width="360" height="836" /></a><p class="wp-caption-text">Betty Bubsy &#8211; Polar Vortex &#8211; 79&#215;193</p></div>
<div id="attachment_6507" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Betty-Bubsy-Polar-Vortex-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6507 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Betty-Bubsy-Polar-Vortex-Detail-e1577607143901.jpg" alt="betty-bubsy-polar-vortex-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Betty Bubsy &#8211; Polar Vortex &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Generalmente Betty Bubsy predilige delle sfumature leggermente più calde, direi autunnali, ma è probabile abbia scelto di offrici un assaggio dei freddi inverni in montagna nel New Mexico, dato che quest’anno ha portato in Francia anche un altro <em>quilt</em> intitolato “The Ice Storm”.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di sorpresa in sorpresa, ecco la Woringer che non t&#8217;aspetti. Anche lei ci porta in montagna, non in quella imponente e spettacolare del New Mexico, bensì tra i verdi paesaggi dei monti d&#8217;Arrée, in Finisterra, la punta più occidentale della Francia.</span></h5>
<div id="attachment_6508" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Anne-Woringer-Promenade-des-Korrigans-155x140.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6508 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Anne-Woringer-Promenade-des-Korrigans-155x140-e1577608276811.jpg" alt="anne-woringer-promenade-des-korrigans-155x140" width="600" height="584" /></a><p class="wp-caption-text">Anne Woringer &#8211; Promenade des korrigans &#8211; 155&#215;140</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra quei colli suggestivi sono fiorite leggende celtiche e voci di stregoneria, e appunto lungo i sentieri che attraversano il grande parco naturale vicino al paese di Botmeur, possono apparire, a beneficio dei più piccoli, i <em>korrigans</em>, una sorta di folletti del bosco, gnomi, piccoli elfi, <em>troll</em>, che raccontano le storie del misterioso Bois Fers.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già nel 2016 ebbi l’occasione di scoprire il <em>patchwork</em> israeliano, e più precisamente le opere di Orna Ron e di Rachel Covo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest’anno ho scoperto un’altra artista proveniente da quel paese: Maya Chaimovich. Anche lei, come le sue due colleghe, ha presto abbandonato il <em>patchwork</em> tradizionale e ha preso la difficile strada dell’arte tessile, e per le sue opere utilizza ogni tipo di materiale che gli capita sottomano, ovviamente di recupero.</span></h5>
<div id="attachment_6510" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Mystery-102x132.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6510 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Mystery-102x132-e1577611155192.jpg" alt="maya-chaimovich-mystery-102x132" width="500" height="633" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich &#8211; Mystery &#8211; 102&#215;132</p></div>
<div id="attachment_6511" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Mystery-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6511 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Mystery-Detail-e1577611334606.jpg" alt="maya-chaimovich-mystery-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich &#8211; Mystery &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_6512" style="width: 560px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Birth-Certificate-125x125.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6512 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Birth-Certificate-125x125-e1577611547729.jpg" alt="maya-chaimovich-birth-certificate-125x125" width="550" height="553" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich &#8211; Birth Certificate &#8211; 125&#215;125</p></div>
<div id="attachment_6513" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Birth-Certificate-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6513 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Maya-Chaimovich-Birth-Certificate-Detail-e1577612027104.jpg" alt="maya-chaimovich-birth-certificate-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich &#8211; Birth Certificate &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo <em>patchwork</em> rappresenta una storia, quella della famiglia del marito di Maya Chaimovich.<br />
Suo suocero, originario di Łódź, in Polonia, non volle raccontare mai nulla della sua vita. Dopo la sua morte la famiglia andò alla ricerca di notizie, e lo fece attraverso i vecchi certificati di nascita, andando a ritroso di un secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Maya Chaimovich ha riprodotto quei certificati su seta, e con quelli ha composto il <em>patchwork</em> della famiglia, sagomando e riunendo tutte le tessere a mano, con le forbici, ago e filo, niente colla fusibile o altre facili scappatoie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I certificati di nascita sono riprodotti sulle tessere colorate, mentre su quelle in bianco e nero ci sono, oltre a vari testi, i disegni di un suo nipotino, un richiamo all’inscindibile collegamento tra le generazioni a dispetto dello spazio e del tempo.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Misung Chang è una bravissima <em>quilter</em> coreana, ed è particolarmente abile nel suggerire un senso di profondità dell’inquadratura.</span></h5>
<div id="attachment_6516" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Misung-Chang-Wall-Story-2-140x801.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6516 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Misung-Chang-Wall-Story-2-140x801-e1577614818388.jpg" alt="misung-chang-wall-story-2-140x80" width="600" height="352" /></a><p class="wp-caption-text">Misung Chang &#8211; Wall Story 2 &#8211; 140&#215;80</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche in questo caso, come in altre sue belle creazioni, lo sguardo tende a superare la barriera tessile per andare a perdersi chissà dove.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una delle esposizioni che ho apprezzato di più è stata quella dedicata al Quilter’s Guild Russia, intitolata “Material Culture”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Russia è grande, è sempre stata grande, madre e matrigna, chiusa e sconfinata, nutrice e assassina, un paradosso geografico e antropologico, perciò le testimonianze materiali dei tanti popoli che l’hanno percorsa il lungo e in largo formano tutt&#8217;ora un bagaglio culturale molto vasto, a volte persino difficile da comprendere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per dare prova visibile di tutte quelle memorie ancestrali le <em>quilter</em> russe hanno utilizzato la stoffa, la materia appunto, e così il cerchio si è chiuso.</span></h5>
<div id="attachment_6520" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Taisiya-Zotova-Slavic-Jewellery-The-Resurrection-of-Alexander-the-Great-Diadem-80x100.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6520 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Taisiya-Zotova-Slavic-Jewellery-The-Resurrection-of-Alexander-the-Great-Diadem-80x100-e1577617281145.jpg" alt="taisiya-zotova-slavic-jewellery-the-resurrection-of-alexander-the-great-diadem-80x100" width="400" height="590" /></a><p class="wp-caption-text">Taisiya Zotova &#8211; Slavic Jewellery &#8211; The Resurrection of Alexander the Great &#8211; Diadem &#8211; 80&#215;100</p></div>
<div id="attachment_6521" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Taisiya-Zotova-Slavic-Jewellery-The-Resurrection-of-Alexander-the-Great-Diadem-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6521 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Taisiya-Zotova-Slavic-Jewellery-The-Resurrection-of-Alexander-the-Great-Diadem-Detail-e1577618476536.jpg" alt="taisiya-zotova-slavic-jewellery-the-resurrection-of-alexander-the-great-diadem-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Taisiya Zotova &#8211; Slavic Jewellery &#8211; The Resurrection of Alexander the Great &#8211; Diadem &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non ha mai sentito parlare di Alessandro il Grande? La sua figura è leggendaria, sta alla base dell’ellenismo, ossia la cultura che per secoli trovò diffusione tra i popoli che andavano dalla Grecia fino alle rive dell’Indo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dalla leggenda è un passo arrivare alla mitologia, nel senso che qualche popolo asiatico ne vaticinava spesso la resurrezione, ed egli li avrebbe protetti dalle invasioni di altre popolazioni considerate “barbare”. Tra l&#8217;altro c&#8217;è chi afferma che, stando ad Alessandria d&#8217;Egitto la tomba di San Marco praticamente accando a quella di Alessandro, sia stata la salma del re macedone quella traslata a Venezia, e che come un tempo egli sconfisse i persiani, così il suo spirito protettore ha salvato la Serenissima dai turchi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Per inciso, Alessandro Magno morì a 33 anni. Non so se questo vi ricorda qualcosa…</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6522" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elena-Folomeva-Restoration-88x100.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6522 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elena-Folomeva-Restoration-88x100-e1577620227830.jpg" alt="elena-folomeva-restoration-88x100" width="460" height="531" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Folomeva &#8211; Restoration &#8211; 88&#215;100</p></div>
<div id="attachment_6523" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elena-Folomeva-Restoration-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6523 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Elena-Folomeva-Restoration-Detail-02-e1577620310811.jpg" alt="elena-folomeva-restoration-detail-02" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Folomeva &#8211; Restoration &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Due sono i versi di lettura dell’opera che vedete qui sopra. Da una parte abbiamo le figure mitologiche bene in evidenza, realizzate con una tecnica molto particolare, mentre dall’altra il disegno è in parte rovinato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si potrebbe pensare che si stia osservano una fase di restauro, il ripristino dell’antica bellezza di quell’antica opera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per contro potremmo immaginare che il tempo e la modernità stiano facendo sbiadire il mito, appiattendolo al ruolo di estetica rappresentazione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se osservate nel dettaglio il <em>quilt</em> sottostante potrete notare che in alcune zone sono presenti delle parole trapuntate, ovviamente in russo. Quando chiedemmo il significato di quelle frasi la curatrice fece tanto d’occhi, giacché in tre giorni di esposizione eravamo i primi a porle quella domanda. A questo punto mi verrebbe da pensare che la gente spesso guarda le opere senza vederle davvero.</span></h5>
<div id="attachment_6526" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galina-Krasnikova-The-Art-of-Mosaic-65x145.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6526 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galina-Krasnikova-The-Art-of-Mosaic-65x145-e1577622430640.jpg" alt="galina-krasnikova-the-art-of-mosaic-65x145" width="360" height="752" /></a><p class="wp-caption-text">Galina Krasnikova &#8211; The Art of Mosaic &#8211; 65&#215;145</p></div>
<div id="attachment_6527" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galina-Krasnikova-The-Art-of-Mosaic-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6527 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Galina-Krasnikova-The-Art-of-Mosaic-Detail-e1577622484444.jpg" alt="galina-krasnikova-the-art-of-mosaic-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Galina Krasnikova &#8211; The Art of Mosaic &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Premessa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> San Nicola è stato ed è tuttora una figura molto importante nella religione ortodossa, quella prevalente in Russia, basti pensare che &#8220;Nicola&#8221; si chiamavano gli ultimi due Zar. Ciò deriva dal fatto che l’origine di questo santo non sta a Bari, bensì a Myra (oggi Demre), una cittadina situata sulla costa meridionale dell’attuale Turchia, in una regione che all’epoca veniva chiamata Licia, e della quale nel IV secolo San Nicola era vescovo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A quanto si racconta, dopo la sua morte il corpo non subì l’affronto della decomposizione, e perciò iniziò la venerazione delle sue reliquie. Essendo all’epoca quella regione sotto il dominio bizantino, dopo il Grande Scisma che separò cattolici e ortodossi la venerazione di San Nicola superò quella verso i santi della chiesa di Roma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pochi decenni dopo, alcuni marinai baresi inizialmente diretti ad Antiochia sbarcarono a Myra, sfondarono il sepolcro della chiesa, ne trafugarono le reliquie e le trasportarono nella loro città, giustificando il loro gesto con il timore che quelle finissero nelle mani dei musulmani che stavano rapidamente avanzando. Da quel momento San Nicola di Myra divenne San Nicola di Bari, patrono dei marinai.<br />
Galina Krasnikova ha evidentemente visitato entrambe le basiliche, quella di Myra del VIII secolo, attualmente in corso di restauro, e quella di Bari del XII secolo, quindi ha riportato su stoffa i motivi musivi di entrambi gli edifici e ha descritto la sua esperienza mediante quiltatura. Tra le altre cose che ha visto, ha notato sulle pareti dei simboli che assomigliavano ai semi del gioco delle carte. E in effetti si tratta di simboli cristiani: il cuore è quello del Salvatore, la picca è la punta di lancia che lo ha trafitto, e i fiori sono le teste dei chiodi della croce. A quanto lei scrive, nel XIII secolo un blasfemo burlone decise di utilizzarli per il gioco delle carte, come se fosse una ripicca verso la Chiesa che condannava il gioco d’azzardo.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Irina Voronina.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chi segue questo <em>blog</em> sa quanto io ami le opere di questa artista russa. Mi si potrà obiettare che al mondo ci sono <em>quilter</em> più brave, più precise, più produttive, ma io apprezzo di lei, oltre alla tecnica, il suo percorso artistico, la sua evoluzione che le ha evitato lo stucchevole ripetersi nel confortevole successo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se non ci credete andate sul suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://irinavoronina-art.com/en.html" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> e date un’occhiata ai suoi lavori. Tra i primi e questi ultimi c’è una tale distanza che solamente la sua inesauribile creatività ha saputo colmare.</span></h5>
<div id="attachment_6530" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Labyrinth-II-134x134.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6530 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Labyrinth-II-134x134-e1577634214188.jpg" alt="irina-voronina-labyrinth-ii-134x134" width="580" height="580" /></a><p class="wp-caption-text">Irina Voronina &#8211; Labyrinth II &#8211; 134&#215;134</p></div>
<div id="attachment_6531" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Labyrinth-II-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6531 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Labyrinth-II-Detail-e1577634262127.jpg" alt="irina-voronina-labyrinth-ii-detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Irina Voronina &#8211; Labyrinth II &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Poco sopra si parlava di basiliche, e questo labirinto assomiglia abbastanza a uno di quelli che si trovano sul pavimento del nartece delle chiese gotiche (per chi non lo sapesse si tratta dello spazio tra l’ingresso principale e il corso delle navate). L’ottagono, onnipresente in chiesa, rappresenta la trasformazione e la rinascita in Cristo, e il penitente doveva percorrerne il tracciato a piedi scalzi (o in ginocchio), e ciò facendo quell’atto era equivalente a un pellegrinaggio fino a Gerusalemme.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà così non è, oppure, se questa fosse stata l’intenzione, il disegno di Irina Voronina non è “a norma”, in quanto lungo il percorso si percorrevano cinque curve, un numero androgino dato dalla somma del numero maschile tre e del numero femminile due (la religione è sempre complicata…).<br />
Guardacaso, proprio nella Église Sainte-Foy di Sélestat abbiamo fotografato questo labirinto.</span></h5>
<div id="attachment_6533" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000613.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6533 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000613-e1577637540202.jpg" alt="p1000613" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Église Sainte-Foy &#8211; Sélestat</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più laico ma non per questo meno famoso è il labirinto di Cnosso, nell&#8217;isola di Creta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La leggenda racconta che re Minosse fece rinchiudere al suo interno il Minotauro, un mostro mezzo uomo e mezzo toro che si cibava di carne umana. Solamente l&#8217;eroe greco Teseo, aiutato da Arianna che gli diede un filo per non smarrirsi nel labirinto, riuscì a uccidere il Minotaturo.</span></h5>
<div id="attachment_6534" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Knossos-Inside-the-Labyrinth-186x86.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6534 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Knossos-Inside-the-Labyrinth-186x86-e1577638366880.jpg" alt="irina-voronina-knossos-inside-the-labyrinth-186x86" width="750" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">Irina Voronina &#8211; Knossos-Inside the Labyrinth &#8211; 186&#215;86</p></div>
<div id="attachment_6536" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Knossos-Inside-the-Labyrinth-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6536 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/Irina-Voronina-Knossos-Inside-the-Labyrinth-Detail-02-e1577638458301.jpg" alt="irina-voronina-knossos-inside-the-labyrinth-detail-02" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Irina Voronina &#8211; Knossos-Inside the Labyrinth &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io non so dove ci porta questo labirinto di colori, sembra che affondi e che nel contempo ci attiri al suo interno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;ammirazione sconfinata mi perde in quei meandri, e neppure il filo di Arianna mi salverebbe, giacché al centro del labirinto qualcosa di impossibile e tremendo mi attende, si tratta della mostruosa bravura di Irina Voronina.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, avrei da mostrarvi altre decine di lavori, ma veramente rischierei di ripetermi, e in buona sostanza di annoiarvi (se più non l’ho già fatto).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come ho scritto sopra, nel mio album <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr </a></span></strong><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">(lastoffagiusta2019) </span></span>trovate tutte le foto che abbiamo scattato in Val d’Argent, e vi prego di perdonarmi se magari in questo post non sono stata esaustiva come nelle occasioni precedenti. So che ormai ci sono vari di <em>blog</em> e <em>web-zine</em> dove andare a pescare vari resoconti del Carrefour Européen du Patchwork, pertanto ritengo di offrire il mio personale punto di vista, lasciando a voi il compito di valutarne l’accuratezza e la veridicità. Vi ricordo ancora una volta che non posso e non voglio essere imparziale, ci sono cose che mi piacciono e altre che mi piacciono meno, e che ormai mi sono abituata a sedermi dalla parte del torto, perciò portate pazienza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ora, se non vi dispiace, vorrei offrirvi alcune immagini dell’Alsazia, di qualche posticino che ho avuto la fortuna di scoprire, sempre grazie alla mia ineffabile agenzia di viaggi. Perché non si vive di solo <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_6542" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000316.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6542 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000316-e1577642195304.jpg" alt="p1000316" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sainte-Marie-aux-Mines</p></div>
<div id="attachment_6543" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000457.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6543 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000457-e1577642253142.jpg" alt="p1000457" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Sélestat</p></div>
<div id="attachment_6544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000531.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6544 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000531-e1577642643334.jpg" alt="p1000531" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sainte-Croix-aux-Mines</p></div>
<div id="attachment_6545" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000670.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6545 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000670-e1577642870586.jpg" alt="p1000670" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Riquewihr</p></div>
<div id="attachment_6546" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000713.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6546 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000713-e1577643025806.jpg" alt="p1000713" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Riquewihr</p></div>
<div id="attachment_6547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000538.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6547 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000538-e1577643482568.jpg" alt="p1000538" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sainte Croix-Aux-Mines</p></div>
<div id="attachment_6548" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000723.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6548 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/12/P1000723-e1577643789163.jpg" alt="p1000723" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Strasbourg</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qui un breve filmato della mia avventura alsaziana (e se avete una connessione abbastanza veloce potete vederlo anche in HD a 1080p).<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/bQv5iWE9M8A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I miei album di Flickr sono i seguenti:<br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013</a></span></strong> (per le immagini fino al 2018)<br />
<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> (per le immagini del 2019).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h6 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong>Ringraziamenti</strong></span></h6>
<ul>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">La mia agenzia di viaggi, ancora una volta, sperabilmente non l&#8217;ultima.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Flixbus, per il servizio impeccabile.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Giove Pluvio, per non essersi presentato al lavoro.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">La Brasserie &#8220;Le Central&#8221; di Sélestat, per l&#8217;insuperabile Edelweiss.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Il Carrefour Européen du Patchwork, per la perfetta organizzazione.<br />
</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Il &#8220;Tinta Café&#8221; di Strasburgo, per l&#8217;ambiente accogliente e l&#8217;ottimo caffè.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Marija Pudane, per la traduzione dal russo.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Le vigne di Riquewihr, per il particolare moscato.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Qualcuna delle visitatrici, per aver speso parole di ammirazione per il mio quilt.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Monsieur Thierry, per il confortevole appartamentino in un edificio del &#8216;700.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">Il tempo, per non essere passato troppo velocemente.</span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #000000;">La Dea Bendata, per essere rimasta sempre al nostro fianco.</span></h6>
</li>
</ul>
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		<title>I girasoli</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 01:51:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rimango sempre sorpresa quando mi salta in mente una parola che nulla ha a che fare con la situazione nella quale mi trovo e che è la sintesi perfetta della situazione nella quale mi trovo. La parola in questione è “girasoli”, che poi sarebbe anche il titolo di questo post. Come già si sa, io [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-3198 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/deux-tournesols.jpg" alt="" width="223" height="160" /><span style="color: #000000;">Rimango sempre sorpresa quando mi salta in mente una parola che nulla ha a che fare con la situazione nella quale mi trovo e che è la sintesi perfetta della situazione nella quale mi trovo. La parola in questione è “girasoli”, che poi sarebbe anche il titolo di questo <em>post</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già si sa, io godo dei servizi personalizzati di una piccola agenzia turistica, talmente piccola che quando viaggio viene via con me. Ebbene, quella sera si era lì, io e la mia agenzia, a gustarci una Edelweiss placidamente seduti al tavolino di una <em>brasserie </em>alsaziana, quando, a tradimento, ecco che ti arriva quella constatazione: perché siamo qui noi due?</span></h5>
<p><span id="more-3187"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già, perché siamo qui in questa caratteristica piazzetta, poca gente in giro, peraltro assai discreta, con una luna piena come un soldo d&#8217;argento che sta a osservare, assieme a noi, le facciate a graticcio e le tegole di tetti spioventi illuminati di morbide luci ora verdi, ora cremisi, ora turchese, ora arancio, e, come quasi sempre capita, siamo sempre in due?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo ammetto, viaggiare di notte in treno condividendo lo scompartimento con degli emeriti sconosciuti potrebbe destare qualche preoccupazione, però quel microcosmo contingente e quanto mai casuale che è il treno ha del fascino, e mi va di cucirgli addosso le stesse parole che William Butler Yeats usò per descrivere un aspetto peculiare della sua Irlanda: &#8220;Qui non ci sono estranei, solo amici che non hai ancora incontrato&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso capire che avendo a che fare con orari, cambi, coincidenze e trasbordi, magari seguendo le istruzioni di una lingua nemmeno masticata che seguono logiche e regole interpretative aliene alle nostre abitudini, si paventino la catastrofe, lo smarrimento psicologico e logistico, i malintesi, e tutta una serie di peripezie degne di un attualizzato <em>remake</em> dell&#8217;Odissea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E che dire dei lunghi trasferimenti in <em>pullman</em> di linea? Ore e ore incatenati a un sedile non sempre comodo, ginocchia doloranti e caviglie come quelle dell&#8217;uomo Michelin, la testa che s&#8217;è stufata di stare sul collo e ciondola di qua e di là, paesaggio autostradale di giorno, paesaggio niente di notte, la mente fissata su un unico pensiero: quanto manca alla prossima sosta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nostro viaggiare è denso, denso di ore e ore spese per spostarsi con relativa lentezza (e perciò spese bene), denso di pazienti attese, denso di esperienze minime, denso di probabilità, denso di dubbi, talmente denso che impegna tutta la nostra immaginazione; ogni resistenza è inutile e veniamo inesorabilmente assimilati (le <em>aficionade</em> di Star Trek capiranno&#8230;), diventando noi stessi il viaggio.</span></h5>
<div id="attachment_3190" style="width: 757px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3190 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Treno-a-vapore-e1478384464450.jpg" alt="Treno a vapore" width="747" height="400" /><p class="wp-caption-text">Immagine da pixabay.com</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto più rilassante il viaggio organizzato nel quale ti prendono, ti portano e ti lasciano lì dove devi arrivare, un <em>hotel</em>, una mostra, un monumento, un ristorante, e infine a casa.<br />
Molto più libero il viaggio in automobile nel quale si va dove ti va, quando ti va, come ti va; niente orari, niente attese, niente limitazioni di percorso, e finché ci sono carburante e asfalto a sufficienza, non c&#8217;è santo che tenga, l&#8217;automobile è un <em>passepartout</em> inarrestabile.<br />
Molto più rapido il viaggio in aereo, così asettico e di classe (anche in classe turistica), giusto la fila al <em>check-in</em> e il sopportabile fastidio dei controlli di sicurezza per accedere al patinato lido del <em>duty-free</em>, il Paese delle Meraviglie dove tutto costa il doppio, ma è <em>tax free</em>, e poi ci sono i <em>gate</em>, gli <em>hub</em>, l&#8217;<em>internet point</em>, l&#8217;<em>help desk</em>, il <em>fast track</em>, la <em>nursery</em>, il <em>totem</em>, che anche se si deve andare solamente dietro l&#8217;angolo pare già di essere arrivati in America.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la mia agenzia di viaggi lo sa, le cose troppo facili non fanno per me; il traguardo mi piace sudarmelo per vincere la mia intima battaglia contro la pigrizia, l&#8217;indecisione, la sfiducia, l&#8217;imbarazzo, perciò nemmeno stavolta si è lasciata sfuggire l&#8217;occasione di propormi un trasferimento durato un giorno intero, alla mia maniera s&#8217;intende, quella dove giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose&#8230; (N.M.).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutte queste riflessioni le dovevo alla soddisfazione di essere, ancora una volta, giunta alla meta, e le dovevo anche anche alla generosa dose di <em>bière blanche</em> che ci eravamo concessi quella sera, in quel cantuccio nascosto di Alsazia.<br />
In buona sostanza, per quanto attraente e gradevole possa essere la destinazione del viaggio, il nostro stile, o per meglio dire, la mancanza di stile di viaggio appare irragionevole, spossante, persino imprudente, perciò io e la mia agenzia di viaggio siamo e sempre saremo “i gira soli”. È destino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vedere per credere, e quindi ecco un breve filmato che dà l&#8217;idea del mio viaggio-tipo quando mi muovo all&#8217;estero per mostre.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/6KveHSIA348?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<span style="color: #000000;">Se avete dato una scorsa al filmato qui sopra, avrete già capito che in Alsazia ci sono andata per il<span class="st"> Carrefour Européen du Patchwork, perciò sarebbe anche ora che inizi a raccontare cosa ho visto, cosa mi è piaciuto, e le impressioni che ne ho tratto.<br />
Quest&#8217;anno è stata la volta delle rinunce.<br />
Per le fotografie abbiamo rinunciato all&#8217;armamentario &#8220;pesante&#8221;, preferendo un più agevole equipaggiamento &#8220;turistico&#8221;, e tutto sommato la qualità delle immagini non ne ha sofferto troppo.<br />
Abbiamo in più di qualche occasione dovuto rinunciare all&#8217;uso del <em>flash</em>; in ambienti poco illuminati o nel caso di punti di luce troppo vicini alle opere ciò è stato alquanto penalizzante.<br />
Ci siamo permessi di rinunciare alla dedizione assoluta, preferendo talvolta una bella gita al <em>patchwork</em>, ma non me ne sono assolutamente pentita.<br />
Un felice scelta strategica è stata quella di rinunciare alla prima colazione in albergo, partendo per la Val d&#8217;Argent di buon mattino, col <em>bus</em> semivuoto e con le pasticcerie del paese che sembrava aspettassero solo noi per farci godere dei piaceri di un buon <em>cafè au lait</em> accompagnato da una generosa fetta di <em>gâteau aux mirabelles</em>.<br />
Basta, prima di attirarmi le maledizioni di chi non c&#8217;era e vorrebbe sapere qualcosa di più delle mostre, sarebbe il caso faccia il mio dovere; ho solamente, come sempre, l&#8217;imbarazzo della scelta, e non si pensi che sia cosa da poco.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Leggendo qualche mio articolo precedente si sarà notato che ho espresso in più di qualche occasione alcune riserve circa le strade che ha intrapreso il <em>patchwork</em> in Italia, sempre che le abbia intraprese, però posso dire con piacere che la mostra dedicata al ventennale di QuiltItalia faceva la sua figura.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io c&#8217;ho provato, ho guardato filmati, ho anche comprato dei libri, ma non c&#8217;è stato niente da fare, i paesaggi vanno oltre le mie capacità, ragion per cui mi emoziono (e provo invidia) quando ho l&#8217;occasione di ammirare tali opere.</span></h5>
<div id="attachment_3208" style="width: 690px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Luisa-Comand-Foto-di-gruppo-a-Central-Park.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3208 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Luisa-Comand-Foto-di-gruppo-a-Central-Park-e1478425845788.jpg" alt="Maria Luisa Comand - Foto di gruppo a Central Park" width="680" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Luisa Comand &#8211; Foto di gruppo a Central Park</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come ci ha insegnato Woody Allen, New York non è una città, è un mondo a sé, sfugge a ogni etichetta antropologica e viene vissuta in modi sempre diversi da chi ci è nato o vi si avventura, talvolta bene, come nel caso di Isaac Davis (Woody Allen) in &#8220;Manhattan&#8221;, oppure malissimo, come capita a George Kellerman (Jack Lemmon) in &#8220;Un provinciale a New York&#8221;. Ciò che vediamo nel <em>quilt</em> di Maria Luisa Comand è un vero e proprio paesaggio, affascinante o inquietante, comunque unico.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esistono opere di notevole complessità esecutiva, lavori composti da una miriade di tessere assemblate con precisione che non esito a definire maniacale, <em>patchwork</em> di grande impatto di fronte ai quali ci si sente delle incapaci totali, eppure in tali sfoggi di bravura non trovo la stessa bellezza di un&#8217;opera composta da elementi semplici, quasi elementari.</span></h5>
<div id="attachment_3211" style="width: 499px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Teresa-Sansotta-Oltremare.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3211 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Teresa-Sansotta-Oltremare-e1478427594681.jpg" alt="Teresa Sansotta - Oltremare" width="489" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Teresa Sansotta &#8211; Oltremare</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltremare non è unicamente una delle sfumature presenti in questo <em>patchwork</em>, è anche quel che si potrebbe osservare oltre il mare, attraverso esso, e da esso (o lei nel caso della <em>quilter</em>) virato nella struttura e nel colore. Dalla scelta delle forme e della quiltatura si palesano l&#8217;abilità e, soprattutto, la passione artistica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La natura, in tutte le sue forme, è la materia prima che quasi ogni artista predilige. Sarà poi la predisposizione, lo stato d&#8217;animo, l&#8217;impellenza espressiva e l&#8217;abilità esecutiva a elevarla allo stato di opera d&#8217;arte (se già non lo è del suo).</span></h5>
<div id="attachment_3214" style="width: 327px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudia-Belluzzi-Foglie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3214 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudia-Belluzzi-Foglie-e1478429785699.jpg" alt="Claudia Belluzzi - Foglie" width="317" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Belluzzi &#8211; Foglie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le foglie sono un po&#8217; dappertutto, nei giardini, nei boschi, negli orti, negli appartamenti, e per questo motivo talvolta si perdono in un ingiusto anonimato. Invece queste compagne di viaggio si mostrano in talmente tante forme da colmare la fantasia di ogni artista, e</span><span style="color: #000000;"> in questo uggioso pomeriggio autunnale i colori di Caudia Belluzzi mi si rivelano particolarmente vicini, il che, suppongo, era proprio quello che lei desiderava.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, è ora di fare un piccolo <em>break</em>, piccolo si fa per dire poiché il Quiltatelier Vlijtig Liesje da Tienhoven ha messo in moto più di 150 quilter per comporre  questo originale <em>patchwork</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dscn2241.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3219 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dscn2241-e1478432362201.jpg" alt="Dscn2241" width="672" height="450" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Ho sempre sospettato che il <em>patchwork</em> sia una sorta di virus, e questa qua sopra è di sicuro una delle manifestazioni più acute della malattia.</span></h5>
<p><img class="aligncenter wp-image-3226 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Virus1.jpg" alt="Virus" width="451" height="398" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che parliamo di automobili, ecco una composizione di Dirkje Van Der Horst-Beetsma, presente nell&#8217;esposizione di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.quiltart.eu/index.html" target="_blank">Quilt Art</a></strong></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qualche parte ha trovato uno camion Škoda che definire &#8220;rottame&#8221; è eufemistico. Eppure come il relitto di una nave affondata offre ai <em>sub</em> una visione radicalmente diversa da quando quello stesso scafo navigava, così i resti rugginosi di quella macchina costituiscono un messaggio temporale interessante.</span></h5>
<div id="attachment_3515" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-11.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3515 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-11-e1479765849120.jpg" alt="Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda 1" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda</p></div>
<div id="attachment_3513" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-1-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3513 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-1-Detail-e1479760513396.jpg" alt="Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda 1 - Detail" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi va una partita a scacchi? Ah, dimenticavo, non so giocare a scacchi, e per la verità non saprei nemmeno realizzare un <em>quilt</em> così originale come questo di Eva Have.</span></h5>
<div id="attachment_3230" style="width: 443px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Chessboard.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3230 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Chessboard-e1478436218499.jpg" alt="Eva Have - Chessboard" width="433" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Chessboard</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Mi darai ancora da mangiare quando avrò sessantaquattro anni?&#8221; è il titolo di un&#8217;opera di Eva Have realizzata con delle cravatte. Potrei supporre che le cravatte e il bastone siano di suo marito, ma è quasi certo che lei sia stata (e ancora lo sia) una <em>fan</em> dei Beatles. La canzone &#8220;When I&#8217;m Sixty-Four&#8221; infatti è stata composta da Paul McCartney, e mai lui, allora sedicenne, avrebbe potuto immaginare che passati i <em>Sixty-Four</em> sarebbe stato ancora sulla breccia, e avrebbe composto e interpretato &#8220;Dance Tonight<i>&#8220;</i>, come musicista e protagonista di uno <em>spot</em> di un famoso <em>gadget</em> elettronico col quale tenere comodamente  in tasca tutta la discografia dei Beatles (e degli Stones, degli Who, ecc.).</span></h5>
<div id="attachment_3231" style="width: 367px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3231 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-e1478437297967.jpg" alt="Eva Have - Will You still feed me when I'm sixty-four?" width="357" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Will You still feed me When I&#8217;m sixty-four?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente le lettere in <em>applique</em> fanno parte del testo di quella canzone.</span></h5>
<div id="attachment_3232" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3232 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-Detail-e1478437229569.jpg" alt="Eva Have - Will You still feed me when I'm sixty-four? - Detail" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Will You still feed me When I&#8217;m sixty-four? &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Eva Have non me ne voglia, ma invece della versione originale dei Beatles ho preferito inserire questa simpatica <em>cover</em>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ve-LBM5iBS4?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bella l&#8217;idea di accoppiare dei patchwork tradizionali alle macchina da cucire d&#8217;un tempo, macchine semplici ma robustissime, sicuramente ancora funzionanti, come del resto ancora funziona a distanza di decenni il motivo &#8220;Dear Jane&#8221;. Alla realizzazione comune di queste opere si sono applicate molte <em>quilter</em> di qua e di là dell&#8217;oceano, perciò la mostra è stata intitolata &#8220;Share Jane&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3265" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100372.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3265 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100372-e1478455349529.jpg" alt="P1100372" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">A sinistra: Irish Share Jane, Group Quilt II – Dear Heart A destra: Irish Share Jane, Group Quilt I – Freedom Rainbow Sul letto: Fernande Authuys – Chocolate</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3251" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100379.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3251 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100379-e1478449477959.jpg" alt="P1100379" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altro esperimento intitolato &#8220;Gardens around the World&#8221; è stato portato avanti dalle associazioni Téxtile-Resonance e Deutsche-Afghanische, quello di piccoli lavori a quattro mani, due europee e due afgane, due mondi di uno stesso mondo. Le <em>quilter</em> europee hanno inviato in Afghanistan una traccia, un pannello con alcuni elementi <em>patchwork</em>, elementi sui quali le <em>quilter</em> afgane hanno elaborato nuovi sviluppi.<br />
Per quanto questo possa apparire una sorta di limitazione, ovvero quella di dover operare su un un percorso in parte già tracciato, le <em>quilter</em> afgane hanno dimostrato molta fantasia e sorprendente libertà espressiva (per molte l&#8217;unica libertà loro concessa).<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3253" style="width: 343px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angelika-Gstir-Zwaila-Unexpected.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3253 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angelika-Gstir-Zwaila-Unexpected-e1478450579501.jpg" alt="Angelika Gstir - Zwaila - Unexpected" width="333" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Angelika Gstir &#8211; Zwaila &#8211; Unexpected</p></div>
<div id="attachment_3261" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Martine-Molet-Bastien-Yasamin-Flower-Walls.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3261 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Martine-Molet-Bastien-Yasamin-Flower-Walls-e1478453098397.jpg" alt="Martine Molet-Bastien - Yasamin - Flower Walls" width="443" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet-Bastien &#8211; Yasamin &#8211; Flower Walls</p></div>
<div id="attachment_3255" style="width: 304px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3255 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-e1478451167694.jpg" alt="Maria Stoller - Gita - Urban Gardens" width="294" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Stoller &#8211; Gita &#8211; Urban Gardens</p></div>
<div id="attachment_3262" style="width: 543px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3262 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-Detail01-e1478454106300.jpg" alt="Maria Stoller - Gita - Urban Gardens - Detail01" width="533" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Stoller &#8211; Gita &#8211; Urban Gardens &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;Afghanistan al Tibet il passo è breve, solamente un salto alto circa novemila metri: l&#8217;Himalaya.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>mandala</em> è prima di tutto un&#8217;immagine mentale, una visione che riconosce un suo centro dal quale si dipartono le complesse geometrie cosmiche. La rappresentazione di un <em>mandala</em> non può essere che imperfetta, più che altro evocativa e, come tutte le cose terrene, effimera. Per quanta infinita pazienza abbia accompagnato il completamento di un <em>mandala</em>, essa non lo salva dalla distruzione a opera dei suoi stessi creatori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In osservanza della regola buddista, chi ha partecipato al &#8220;Concours des Mandala&#8221; dovrebbe in futuro disfare il suo <em>patchwork</em>. Ma dubito assai.</span></h5>
<div id="attachment_3269" style="width: 408px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3269 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-e1478458326997.jpg" alt="Julia Desnos - Fractal" width="398" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Julia Desnos &#8211; Fractal</p></div>
<div id="attachment_3270" style="width: 476px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3270 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-Detail01-e1478460070544.jpg" alt="Julia Desnos - Fractal - Detail01" width="466" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Julia Desnos &#8211; Fractal &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_3274" style="width: 419px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3274 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-e1478460768668.jpg" alt="Christiane Frechinos - Exubérance florale" width="409" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Christiane Frechinos &#8211; Exubérance florale</p></div>
<div id="attachment_3275" style="width: 477px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3275 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-Detail01-e1478461615664.jpg" alt="Christiane Frechinos - Exubérance florale - Detail01" width="467" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Christiane Frechinos &#8211; Exubérance florale &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In più di qualche occasione mi è stato chiesto perchè mai mi toccasse avventurarmi fino a una remota valle dell&#8217;Alsazia per una mostra di <em>quilt</em>, e perché questa si dovesse tenere proprio in una località così piccola. In questi casi inizio col precisare che non si va a vedere &#8220;una&#8221; mostra, ma si va a vedere &#8220;LA&#8221; mostra <em>patchwork</em> più importante in Europa, nel senso che è proprio un <em>patchwork</em> di esposizioni, una più interessante dell&#8217;altra, e tutte cucite su un <em>backing</em> originale e molto antico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla fine del &#8216;600 Jakob Ammann pose qui le basi della sua comunità di anabattisti alsaziani, quelli stessi che sarebbero diventati più noti col nome di <em>Amishe</em>, e poi <em>Amish</em> in Pennsylvania. Come non trovare allora un collegamento con le origini del <em>patchwork</em>?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora più indietro, nel Medioevo, i castelli d&#8217;intorno sorvegliavano l&#8217;incrocio tra la strada del grano e del vino, in direzione Nord-Sud, con la strada del sale e dell&#8217;argento, in direzione Est-Ovest.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi, altro che &#8220;remota valle&#8221;, si tratta invece di un angolo delizioso nel quale il <em>patchwork</em> è parte del &#8220;tessuto&#8221; culturale, e dove il turismo di massa non è ancora giunto a far danni.<br />
Suppongo che in Val d&#8217;Argent la densità di <em>quilter</em> per chilometro quadrato sia elevatissima, come pure molto generoso appare il loro attivismo, individuale e associativo, e del resto le loro esposizioni stanno lì a dimostrarlo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Val&#8217;Patch (e vi lascio indovinare di che valle si tratta) ha imbastito un&#8217;esposizione intitolata &#8220;L&#8217;Hiver, saison de Noël&#8221;, per dimostrare che in Alsazia l&#8217;inverno non significa solamente giornate corte, poco sole, pioggia o neve (a scelta), piedi freddi e naso che cola, ma pure il piacere di poter restare a casa, al calduccio, osservando un paesaggio che riesce comunque a offrire qualcosa in grado di ispirarci.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certo che anche l&#8217;autunno ha il suo fascino, con tutti quei colori intensi, come se la natura lanciasse un toccante grido di dolore verso il cielo che si fa ogni giorno più cupo e ostile.</span></h5>
<div id="attachment_3277" style="width: 887px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Automnale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3277 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Automnale-e1478473922784.jpg" alt="Val Patch - Ouvrage Commun - Magie Automnale" width="877" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Ouvrage Commun &#8211; Magie Automnale</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché l&#8217;inverno prima o poi arriva, e di tutti quei colori e di quei profumi resta il solo ricordo. Allora non c&#8217;è altro da fare che attendere, magari smorzando la malinconia con ago e filo.</span></h5>
<div id="attachment_3289" style="width: 887px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Hivernale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3289 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Hivernale-e1478630883526.jpg" alt="Val Patch - Ouvrage Commun - Magie Hivernale" width="877" height="453" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Ouvrage Commun &#8211; Magie Hivernale</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chissà che proprio in quei momenti uggiosi non arrivino le idee migliori, come per esempio il taglio originale di questo quadretto, l&#8217;oblò di un&#8217;imbarcazione che naviga sul mare della suggestione.</span></h5>
<div id="attachment_3278" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Michèle-Fluck-Au-couleurs-de-lHiver.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3278 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Michèle-Fluck-Au-couleurs-de-lHiver-e1478473959564.jpg" alt="Michèle Fluck - Au couleurs de l'Hiver" width="353" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Michèle Fluck &#8211; Au couleurs de l&#8217;Hiver</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non conoscete il significato dell&#8217;acronimo ASCLVL ve lo spiego io: </span><span class="st"><span style="color: #000000;"><em>Association Sports, Culture et Loisirs en Val de Lièpvre</em>.<br />
Non sarei sicura che il <em>patchwork</em> possa essere definito una disciplina sportiva, vero è che, alla luce dei magri ritorni economici di tante fatiche, si potrebbe ben dire che lo facciamo per sport.<br />
Di fronte a questo variopinto albero di originali borse realizzate dalle <em>quilter</em> di Liépvre non posso che augurare loro tutto il successo che si meritano: <em>hasta la victoria siempre</em>.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_3279" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ASCLVL.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3279 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ASCLVL-e1478473988883.jpg" alt="ASCLVL" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">ASCLVL</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ed eccoli qua i famosi <em>patchwork</em> <em>Amish</em> e Mennoniti, messaggeri multicolore di una cultura secolare. Ogni anno tornano in Val d&#8217;Argent, come fanno talvolta gli emigranti che vanno a visitare il loro paese di origine e lo trovano molto diverso da come lo avevano lasciato. Il <em>patchwork</em> è molto cambiato da allora, se in peggio o in meglio lascio decidere a voi.</span></h5>
<div id="attachment_3298" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100402.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3298 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100402-e1478644910756.jpg" alt="P1100402" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Amish</p></div>
<div id="attachment_3304" style="width: 488px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100407.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3304 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100407-e1478647833853.jpg" alt="Amish" width="478" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Amish</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi si muove nel solco della tradizione ha la vita dura; non esistono scorciatoie, gli effetti speciali sono banditi, e la struttura dev&#8217;essere quella codificata: <em>backing</em>, <em>batting</em>, <em>top</em>. A pesare inoltre contribuiscono le dimensioni del lavoro che variano da &#8220;generose&#8221; a &#8220;esagerate&#8221;. Per riuscire in tale impresa la <em>quilter</em> dev&#8217;essere munita di infinita pazienza, armata di notevole abilità, mossa da ferma determinazione, e dotata di una grande visione (e buona vista).</span></h5>
<div id="attachment_3300" style="width: 529px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudine-Taillez-Vols-autour-du-carré.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3300 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudine-Taillez-Vols-autour-du-carré-e1478645823709.jpg" alt="Claudine Taillez - Vols autour du carré" width="519" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Claudine Taillez &#8211; Vols autour du carré</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non serve neppure esagerare col colore, anche perché in origine la <em>quilter</em> non poteva scegliere alcunché, tagliava e cuciva quel che aveva in quel momento a disposizione.</span></h5>
<div id="attachment_3302" style="width: 529px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Josiane-Bréhin-Fleurs-de-jardin.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3302 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Josiane-Bréhin-Fleurs-de-jardin-e1478647417860.jpg" alt="Josiane Bréhin - Fleurs de jardin" width="519" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Josiane Bréhin &#8211; Fleurs de jardin</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per l&#8217;opera che vedete qui sotto Louise-Marie Stipon si è ispirata a un <em>quilt</em> del 1865 di Ernestine Eberhard Zaumzeil. Vediamo se riuscite a riconoscere tutte le piante che vi sono rappresentate&#8230; </span></h5>
<div id="attachment_3307" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3307 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-e1478728089653.jpg" alt="Louise-Marie Stipon - Page botanique" width="521" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Louise-Marie Stipon &#8211; Page botanique</p></div>
<div id="attachment_3308" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3308 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-Detail01-e1478728593539.jpg" alt="Louise-Marie Stipon - Page botanique - Detail01" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Louise-Marie Stipon &#8211; Page botanique &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora si cambia registro, ovvero come passare da <span class="st">Händel a Maderna, da Canaletto a Klee, da Stendhal a Saramago. Confesso che il più delle volte incontro qualche difficoltà a cogliere alcuni aspetti espressivi dell&#8217;arte contemporanea, e a questa regola non sfugge neanche il <em>patchwork</em>, ma ciò dipende esclusivamente da una mia carenza di preparazione artistica. Resta il fatto che, anche senza comprenderle, mi trovo spesso a restare affascinata da opere &#8220;<em>border</em> <em>line</em>&#8220;, lavori che in genere fanno storcere il naso alle puriste del <em>patchwork</em>. Ciò che conta, almeno per me, è che non facciano il verso a stili pittorici già morti e sepolti mezzo secolo fa, ma che invece trovino un punto di unione tra abilità e idea.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per questi motivi non riesco mai a rimanere indifferente ogni volta che mi trovo di fronte alle opere portate alle mostre da Quilt Art.</span></h5>
<div id="attachment_3310" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100355.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3310 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100355-e1478817709752.jpg" alt="P1100355" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Quilt Art</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà già capito che ho una predilezione particolare verso i lavori di Eszter Bornemisza, e per vari motivi.<br />
In primo luogo la ammiro per l&#8217;originalità della composizione (indimenticabile il &#8220;Delicate Balance&#8221; visto a Praga nel 2011) e per la sorprendente varietà dei materiali utilizzati, dalla carta ai fili elettrici. Eszter poi non ama i colori sgargianti, ma nemmeno le facili <em>nuance</em>, anzi le sue opere potrebbero persino fare a meno del colore e sarebbero belle egualmente; sono dei capolavori fedeli a sé stessi come lo era la maschera di Buster Keaton, niente sorrisi o ammiccamenti, ma con una forte carica emotiva. E in ultimo mi va di far notare che le sue opere non sono sono un mero esercizio estetico, bensì contengono, o perlomeno suggeriscono un messaggio non sempre rassicurante, come nel lavoro qui sotto nel quale par di capire che speranza, dolore, gioia e tutto ciò che proviamo nella vita altro non siano che scene di una specie di film la cui trama straordinaria non può che esserci inafferrabile. </span></h5>
<div id="attachment_3311" style="width: 647px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eszter-Bornemisza-The-Filmmaker.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3311 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eszter-Bornemisza-The-Filmmaker-e1478818217980.jpg" alt="Eszter Bornemisza - The Filmmaker" width="637" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; The Filmmaker</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Contatto&#8221; questo è il tema dei quilt di Ann Johnston, inteso come luogo dove elementi geologici diversi coesistono, talvolta in maniera sofferta e concorrente. Il percorso logico della rappresentazione di tali intrusioni geologiche non poteva che portare al contatto di queste con l&#8217;intruso per eccellenza: l&#8217;essere umano. </span></h5>
<div id="attachment_3318" style="width: 338px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ann-Johnston-The-Contact.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3318 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ann-Johnston-The-Contact-e1478894358539.jpg" alt="Ann Johnston - The Contact" width="328" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ann Johnston &#8211; The Contact</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Data l&#8217;enorme diversità tra i due soggetti del contatto, è stata un&#8217;idea felice quella di sottolineare la transietorità umana rispetto alla permanenza della roccia mediante quel che vi è di più effimero e inconsistente, ovvero un&#8217;ombra. In queste opere il granito della Sierra Nevada si è dimostrato un eccellente motivo di ispirazione artistica e di riflessione esistenziale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in tema.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conosco due sole maniere per avvicinarsi alle antiche pietre: osservarle o farsi osservare. Nel primo caso se ne possono apprezzare la foggia, la fattura o lo sforzo profuso per lavorarle, magari si può provare anche soggezione, persino sgomento dinnanzi alla loro scabra severità. Oppure si può accettarle per ciò che sono state, sono e sempre saranno, ovvero testimoni dalla memoria inesauribile.<br />
Il fatto che siano testimoni silenziose non significa che non riescano a dirci qualcosa, anzi il silenzio è proprio la loro lingua madre, l&#8217;idioma universale che unisce il calcare delle piramidi col marmo del Partenone, la scalinata di Swayambhunath con quelle di Chichén Itzá, le teste dell&#8217;Isola di Pasqua con quelle del Monte Nemrut. Anche se a noi manca la capacità di interpretare i loro secolari discorsi, possiamo restare in silenzio a farci osservare, minuscole e fragili entità, quasi ridicole per quanto ci mostriamo velleitarie. Solamente nel loro, e nostro, silenzio ci parleranno di vita, di fatiche, di speranze, di giorni, mesi, anni, secoli spesi a guardarsi senza capirsi.</span></h5>
<div id="attachment_3322" style="width: 392px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Irish-Church-Ruin.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3322 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Irish-Church-Ruin-e1479074237449.jpg" alt="Denise Labadie - Irish Church Ruin" width="382" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Irish Church Ruin</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dove si ergeva la montagna dalla quale è stata cavata la roccia?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sono ora le mani di coloro che posarono pietra su pietra?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove andranno a finire questi massi quando tutto rovinerà?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sarò io quando l&#8217;ultima pioggia ne consumerà i frammenti?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da nessuna parte, tutto è semplicemente qui e ora.<br />
(S.V.)<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3323" style="width: 519px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Eightercua-Stone-Row.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3323 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Eightercua-Stone-Row-e1479074623587.jpg" alt="Denise Labadie - Eightercua Stone Row" width="509" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Eightercua Stone Row</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è un caso che Denise Labadie sia rimasta affascinata dall&#8217;aura di augusto mistero che circonda questi antichi monumenti litici.<br />
I suoi avi avevano lasciato l&#8217;Irlanda per l&#8217;America più di un secolo prima, e lei, nata e cresciuta in un paese relativamente &#8220;giovane&#8221; e in continua evoluzione, ha voluto rivedere la terra delle sue origini, e forse lì ha trovato qualcosa che va molto al di là delle sue radici genetiche, qualcosa che ha a che fare con le leggende di un&#8217;epopea che si sarebbe ormai persa nelle nebbie del tempo se non ci fossero &#8220;loro&#8221; a farla riecheggiare.<br />
Ma Denise è andata oltre, non si è limitata a &#8220;fotografare&#8221; un suggestivo paesaggio irlandese, lei ha cercato di trasmetterci le sensazioni che ha provato, e lo ha fatto tramite l&#8217;uso del colore, trasformando le verdi colline d&#8217;Irlanda come i mari cangianti di Monet.</span></h5>
<div id="attachment_3324" style="width: 969px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3324 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-e1479074972225.jpg" alt="Denise Labadie - Piperstone II" width="959" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Piperstone II</p></div>
<div id="attachment_3325" style="width: 543px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3325 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-Detail01-e1479075463781.jpg" alt="Denise Labadie - Piperstone II - Detail01" width="533" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Piperstone II &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è stato un momento nel quale mi sono vergognata di me stessa.<br />
Stavo ammirando un grande <em>patchwork</em> e nel contempo mi lamentavo del fatto che la rizoartrosi della quale soffro da un po&#8217; mi stesse impedendo di realizzare dei lavori di tale portata, quando una bravissima <em>quilter</em> mi ha mostrato com&#8217;era messa la sua mano: stava molto, ma molto peggio della mia. Ancora adesso non riesco a capacitarmi come sia riuscita a sopportare il dolore, tutore o non tutore.<br />
Così, oltre a sentirmi una mezza calzetta, mi sono pure data della frignona&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3333" style="width: 493px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Those-were-the-Days.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3333 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Those-were-the-Days-e1479167046145.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Those were the Days" width="483" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Those were the Days</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eh sì, quelli erano giorni, tutti di fuoco, di energia, di contrasti, di gioventù, ma si sa, <em>tempus fugit</em>&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3334" style="width: 406px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3334 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-e1479168212801.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos" width="396" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos</p></div>
<div id="attachment_3335" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3335 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-Detail01-e1479168321719.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos - Detail01" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sono le SnipSISter? Sono le <em>quilter</em> Gabi Fischer, Gonhild Murmann e Eva Wöhrl che hanno deciso di mettere al centro della loro espressione artistica la donna, ponendo l&#8217;accento sul suo talento e sulle mille sfaccettature della sua personalità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Advanced&#8221; è il titolo della loro esposizione, e non so se sia una constatazione oppure una speranza. In ogni caso, come ci dice Gabi, c&#8217;è ancora da lottare.</span></h5>
<div id="attachment_3338" style="width: 314px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gabi-Fischer-Kampf.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3338 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gabi-Fischer-Kampf-e1479248652157.jpg" alt="Gabi Fischer - Kampf" width="304" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fischer &#8211; Kampf</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli uomini prendono in giro le donne affermando che esse parlano, parlano, parlano sempre&#8230; come se i signori uomini non amassero discutere per ore su un rigore negato, su un motore truccato, su uno sguardo rubato. Chissà che non siano tutti dei meri preconcetti&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma di cosa parlano le donne? Di tante cose e delle mille sfumature della loro vita. Gonhild ha posto al centro dell&#8217;opera una donna più coraggiosa delle altre, una voce fuori dal coro, una che, purtroppo per lei, non sempre avrà la vita facile, semmai possa essere facile la vita della donna.</span></h5>
<div id="attachment_3340" style="width: 288px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gonhild-Murmann-–-Frauen-reden-über....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3340 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gonhild-Murmann-–-Frauen-reden-über...-e1479249455149.jpg" alt="Gonhild Murmann – Frauen reden über..." width="278" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gonhild Murmann – Frauen reden über&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Invece Eva ha suggerito un collegamento tra alcune caratteristiche del femminile con il mondo vegetale, fiori soprattutto. Non so in questo caso quale pianta potrebbe rappresentarmi meglio, forse l&#8217;ortica, forse la palma di Troms<span class="st">ø, o magari proprio l&#8217;eringio ametistino.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_3339" style="width: 317px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Wöhrl-Petunia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3339 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Wöhrl-Petunia-e1479249342902.jpg" alt="Eva Wöhrl - Petunia" width="307" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Wöhrl &#8211; Petunia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">E<span style="color: #000000;">cco, se pensate che sia troppo dura verso me stessa non avete che da proseguire nella lettura di questo <em>post</em>, dato che più o meno inconsciamente ho gettato le premesse per quanto ho da commentare in seguito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno avevo un motivo in più per andare in Val d&#8217;Argent, un valido motivo: il concorso internazionale «La magie de la couleur». Ebbene, è ora che ve lo dica, a quel concorso partecipavo anch&#8217;io e, vi prego di credermi, già il fatto che il mio lavoro fosse stato selezionato costituiva per me il massimo traguardo raggiungibile, il vertice di una travagliata carriera di <em>quilter</em>, o per meglio dire &#8220;alchimista tessile&#8221;.<br />
Sia subito ben chiara una cosa, mai ho pensato di vincere alcunché, e anzi, a volerla cercare,  la mia opera sarebbe stata facilissima da individuare, ero certa che sarebbe apparsa come la meno bella.<br />
Ancora prima di partire per l&#8217;Alsazia le mie aspettative erano elevatissime, fondate su quanto di pregevole avevo visto in passato (in foto e di persona), e il tema del concorso era il più invitante che potesse desiderare un&#8217;artista: tradurre il colore in magia e viceversa, il tutto con la massima libertà espressiva. Fantasticavo su labirinti cromatici, giochi di luce, arditi accostamenti, composizioni lisergiche, e altre folgoranti astrazioni che mai io sarei riuscita a concepire, neppure vivendo mille anni. Immaginatevi un <em>mix</em> di Kandinskij, Escher, Kubrik, LaChapelle e i Pink Floyd, ecco, ci siete quasi. Invece l&#8217;impressione che ne ho ricevuto è quella di un&#8217;occasione mancata, un gol mangiato a porta vuota, la paura di spiccare il volo, di osare, di turbare l&#8217;armonia.<br />
Mutuando un famoso tormentone televisivo, mi è venuto spontaneo di dire: concoorso? Mi stai diludendo&#8230; </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma il peggio doveva ancora arrivare, al momento della premiazione.<br />
Quello non era certo il primo concorso che vedevo, e mi era già capitato di restare perlomeno dubbiosa sulle alcune scelte della giuria. Ricordo un&#8217;intervista alla validissima Annabel Rainbow nella quale anche lei esprimeva forti perplessità nei confronti dei concorsi. Si aggiunga il fatto che giusto lo scorso anno è stata premiata un&#8217;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Brigitte-Didier-Reflects-sur-leau.jpg" target="_blank">opera</a></strong></span> pedestremente tratta da un&#8217;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/lumieres-piscine-led-ovale-.jpg" target="_blank">immagine pubblicitaria</a></span></strong>, e quindi ero un po&#8217;, come si potrebbe dire&#8230;, prevenuta. Quindi ho fatto un bel giro tra i lavori, li ho squadrati ben bene, da lontano e da vicino, e infine mi sono creata una mia personale classifica.<br />
Ebbene, una sola delle opere che avevo considerato ammirevoli ha ricevuto il riconoscimento che meritava, e mi va di mostrarvela subito.</span></h5>
<div id="attachment_3350" style="width: 316px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ethelda-Ellis-–-Forty-Shades-of-Green.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3350 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ethelda-Ellis-–-Forty-Shades-of-Green-e1479327614229.jpg" alt="Ethelda Ellis – Forty Shades of Green" width="306" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ethelda Ellis – Forty Shades of Green</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ethelda Ellis è quella che si dice &#8220;un&#8217;amante della natura&#8221;, perché solamente chi sa coglierne la magia è in grado di apprezzarla come merita.<br />
Sono veramente quaranta le sfumature di verde in questo <em>quilt</em>? Io non lo so, non sono andata a contarle, ma quel che è certo è che ci sono tutte quelle necessarie a rendere &#8220;magica&#8221; una passeggiata nel bosco, che sia di tronchi e foglie o di cotone e abilità. I rettangoli sono un suo <em>leit motiv</em>, dei mattoncini con i quali, più che descrivere, fa emergere un&#8217;impressione, come del resto aveva già dimostrato nel suo <em>quilt</em> dedicato ai fiori di Keukenof.<br />
Brava, bravissima, secondo me la migliore.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E il resto? Già&#8230; il resto. Da dove cominciare? Magari da un&#8217;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Arellano-%E2%80%93-An-explosion-of-happiness.jpg" target="_blank">opera</a></span></strong> che essendo completamente fuori dalle dimensioni imposte dal regolamento non doveva essere nemmeno accettata, e che, pur essendo una pedissequa trasposizione su stoffa di una <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/stevemcurry12.jpg" target="_blank">fotografia</a></strong></span> pescata su <em>Internet,</em> è stata pure premiata. Provata perplessità anche per un altro <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Anne-Woringer-Aizome-Indigo.jpg" target="_blank">lavoro</a></span></strong> che mi è parso un <em><span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Anne-Woringer.jpg" target="_blank">remake</a></strong></span></em> di un altro simile di qualche anno prima sempre della stessa autrice. Quindi, tra premi a opere palesemente fuori squadra, opere la cui cifra artistica ancora mi sfugge e opere realizzate con l&#8217;aiuto del <em>computer</em>, alla fine di quel pomeriggio ero, mi si passi il francesismo, abbastanza incazzata.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi va invece di mostrarvi alcune delle opere che, secondo me, avrebbero meritato un riconoscimento, sia per la pregevole fattura che per l&#8217;interpretazione originale e allo stesso tempo fedele del tema proposto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guardate i bambini, quelli ancora non plagiati dagli ammiccanti media audiovisivi: sono tutti diversi perché ancora non concepiscono l&#8217;omologazione, l&#8217;accettazione sociale, l&#8217;unanimità, la coerenza; si comportano istintivamente, secondo il loro estro del momento, perciò sono spesso chiassosi, turbolenti, incontrollabili.</span></h5>
<div id="attachment_3362" style="width: 301px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angela-Minaudo-Matite-colorate.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3362 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angela-Minaudo-Matite-colorate-e1479333022100.jpg" alt="Angela Minaudo - Matite colorate" width="291" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Matite colorate</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prendete tutti quei bambini e mettete loro sotto al naso un foglio di carta bianco, e accanto a quello una serie di matite colorate. Dopo poco li vedrete tutti chini sulle loro opere d&#8217;arte più o meno astratte, e il colore, proprio come il pifferaio di Hamelin, se li porterà via con sé, almeno per un po&#8217;. Se non è magia questa ditemi voi cos&#8217;è.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da qualche parte che ora non ricordo devo aver letto una bella storia che parlava di una farfalla blu. Si narra di bambina che si era messa in testa di gabbare un venerato saggio ponendogli una domanda alla quale egli non avrebbe che potuto dare una risposta sbagliata.<br />
La bimba allora catturò una farfalla blu, e facendo molta attenzione la imprigionò tra le sue manine. Sarebbe andata dal saggio per chiedergli se la farfalla che teneva nelle mani fosse viva o morta; se egli avesse risposto che era viva la bimba avrebbe schiacciata la farfalla quel tanto per farla morire, mentre se la risposta fosse stata che era morta lei avrebbe lasciato volare via la farfalla ancora viva. In ogni caso il saggio avrebbe sbagliato e sarebbe stato screditato.<br />
Giunta che fu davanti a lui chiese: &#8220;dimmi, tu che sai tutto, la farfalla blu è viva o morta?&#8221;. Al che il vecchio saggio socchiuse gli occhi, le sorrise e disse: &#8220;dipende da te, essa è nelle tue mani&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3363" style="width: 297px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Barbara-Lange-The-Magic-of-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3363 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Barbara-Lange-The-Magic-of-Color-e1479333175383.jpg" alt="Barbara Lange - The Magic of Color" width="287" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Lange &#8211; The Magic of Color</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se Barbara Lange abbia mai letto questa storia, una storia nella quale la semplice farfalla posta come una domanda diventa invece &#8220;la risposta&#8221;, ma è certo che se desideriamo una vita animata dalla magia dei colori e della grazia di una farfalla blu dobbiamo lasciarla libera di spiccare il volo. Dipende da noi.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Impossibile.<br />
Impossibile non avvertire la forza che emana questo <em>quilt</em>, la forza di un&#8217;accesa passione.<br />
La passione, quella vera e incontenibile, ha il colore rosso del sangue che scorre impetuoso nelle vene, e il bianco dei nervi che fremono nell&#8217;eccitazione dei sensi. Quando non c&#8217;è la passione i colori si spengono, restano soltanto le morbide sfumature della simpatia, i gradevoli accostamenti della tranquillità, le stinte tonalità della rassegnazione, e gli infiniti grigi della sopportazione.<br />
Impossibile resistere all&#8217;attrazione, e per un istante desiderai di toccarla, magari appena sfiorarla, ma non osai.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3364" style="width: 301px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Dijkstra-Hesselink-Passion.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3364 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Dijkstra-Hesselink-Passion-e1479333320262.jpg" alt="Rita Dijkstra-Hesselink - Passion" width="291" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Dijkstra-Hesselink &#8211; Passion</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché la passione non è cosa da poco, è un fuoco che scalda il corpo e l&#8217;anima, ma in quel braciere ci si consuma per alimentare la fiamma.<br />
Si può anche decidere di essere una candela, ardere piano per illuminare tutta una vita, ma con la la passione non si scherza, si diventa come Candela, una focosa gitana che si improvvisa strega per amore in &#8220;El amor brujo&#8221; di Manuel de Falla.<br />
L&#8217;amore è uno stregone, e per le sue magie passionali non ha bisogno di formule segrete e arcani rituali, siamo noi formula, alambicco, pozione e vittima, artefici ignari di un&#8217;impossibile pazzia.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/XpG_wvdhkRM?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel <em>quilt</em> sottostante non c&#8217;è nulla, nulla di più di quello che serve per richiamare alla mente un&#8217;ultima bella giornata di un autunno inoltrato. In quest&#8217;opera la magia del colore è sottolineata dalla quiltatura, foglie su foglie sopra, spazio su spazio sotto, e giusto qualche segno a suggerire l&#8217;esistenza di un sole pomeridiano.</span></h5>
<div id="attachment_3365" style="width: 315px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marloes-Van-Rees-Fall-colors-of-New-England.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3365 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marloes-Van-Rees-Fall-colors-of-New-England-e1479333608816.jpg" alt="Marloes Van Rees - Fall colors of New England" width="305" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Marloes Van Rees &#8211; Fall colors of New England</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inutile cercare del realismo in questa rappresentazione autunnale, niente può essere così uniformemente rosso, tranne forse un ricordo, o un sogno. La magia in questo caso è stata quella di far ammettere come vero ciò che vero non è, ma siccome la realtà è spesso frutto di un clamoroso travisamento, non è detto che la magia sia ingannatrice.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccoli i colori, finalmente! Cinquantasei colori diversi, e per ognuno di essi Marisa Marquez ha utilizzato una quiltatura diversa, e ha pure aggiunto un pizzico di simbolismo esoterico mediante dei piccoli glifi. A un&#8217;idea semplice, lineare, si contrappone la difficoltà di accostare i tutti quei colori in maniera che con non si scannino l&#8217;un l&#8217;altro per emergere.</span></h5>
<div id="attachment_3366" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marisa-Marquez-–-Diversity-in-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3366 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marisa-Marquez-–-Diversity-in-Color-e1479333698168.jpg" alt="Marisa Marquez – Diversity in Color" width="310" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Marisa Marquez – Diversity in Color</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi piace immaginare che dentro a ogni &#8220;uovo&#8221; Marisa abbia voluto racchiudere il suo stato d&#8217;animo del momento, forse per conservarlo, forse per ragionarci da lontano, forse per separarsene definitivamente, o magari attendendosi una magica schiusa in grado di farle rivivere un&#8217;emozione. Chissà&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intanto voi starete pensando: questa parla, parla, ma non si decide a mostrare il lavoro che ha realizzato per il concorso. Come mai?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Avete ragione, però mi premeva esporre in evidenza prima le opere che secondo me erano di un livello superiore alla media. Ora che il mio dovere (e piacere) l&#8217;ho fatto posso concedermi cinque minuti di vanità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizio coll&#8217;ammettere che per la scelta del soggetto sono stata un po&#8217; &#8220;ruffiana&#8221;.<br />
Non penso che sia un&#8217;eresia affermare che in Francia aleggia in varie forme la brezza di un tradizionale sciovinismo, forse anacronistico, ma per certi versi persino attraente per la sua ingenuità, e perciò ho scelto il colore più francese che c&#8217;è: il <em>bleu de Lectoure</em>. Attorno a quel paesino posto sul versante francese dei Pirenei, già <em>civitas</em> sotto i romani col nome di Lectora, crescevano bene le piante di <em>guado</em> (nome scientifico <em>Isatis</em> <em>Tinctoria</em>), e nel Rinascimento fu inventato un procedimento per tingere di blu la stoffa utilizzando appunto le foglie di <em>guado</em>, il che fece la ricchezza di quelle terre. Come allora anche oggi le foglie triturate e macerate vengono raccolte in una specie di palla, <em>cocagne</em> in francese, e per via di quella fortunata risorsa Lectoure divenne appunto il paese di cuccagna.</span><br />
<span style="color: #000000;">La magia sta tutta nel processo di colorazione, poiché la stoffa che esce dal bagno di tintura di <em>guado</em> è giallastra, ed è solamente quando viene messa ad asciugare all&#8217;aria che diventa blu, l&#8217;unico e inconfondibile <em>bleu de Lectoure</em>.</span></h5>
<div id="attachment_3379" style="width: 318px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rossana-Ramani-Birth-of-a-Blue.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3379 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rossana-Ramani-Birth-of-a-Blue-e1479519748826.jpg" alt="Rossana Ramani - Birth of a Blue" width="308" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Birth of a Blue</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi va di sottolinerare che il mio <em>quilt</em>, pur non essendo al livello delle opere migliori del concorso, ha evitato i prevedibilissimi soggetti ispirati alle colorate festività orientali, come pure non ha cercato il colore in composizioni d&#8217;effetto, bensì è andato a scovare la magia proprio dove dovrebbe stare, nella realtà, meglio ancora se tessile. E scusate se è poco&#8230; </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta, ora parliamo d&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avevo già avuto modo di apprezzare il gusto delle <em>quilter</em> lettoni, e precisamente a <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2634" target="_blank">Friesach</a></span></strong> nel 2015. Qui a <span class="st">Lièpvre </span>gli ambienti sono più ampi, perciò anche le opere trovano il loro &#8220;spazio vitale&#8221; per esibirsi al meglio delle loro qualità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello avere un&#8217;amica, una che dai suoi viaggi non ti porta dei <em>souvenir</em> di cattivo gusto, bensì delle immagini ispirate, fotografie che entrano nel paesaggio, esotico o familiare che sia, come sa fare l&#8217;occhio di chi ha il dono di notare il dettaglio che fa la differenza.<br />
Maryte ce l&#8217;ha questa amica, si chiama Rita, la quale le regala le suggestive immagini dell&#8217;acqua che lei incontra per il mondo. Niente di più semplice, niente di più comune, niente di più familiare, eppure l&#8217;acqua si dimostra ogni volta un&#8217;artista insuperabile in grado di trasfigurare ciò che la circonda in visioni mai scontate.</span></h5>
<div id="attachment_3389" style="width: 384px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maryte-Collard-Water-Marks-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3389 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maryte-Collard-Water-Marks-1-e1479564410649.jpg" alt="Maryte Collard - Water Marks 1" width="374" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Maryte Collard &#8211; Water Marks 1</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diificile capire da dove provenga questa superficie immobile, da un&#8217;ansa del Danubio, da un lago in Cambogia, da una palude della Louisiana, e chi lo sa. Ciò che invece si percepisce è il senso di pace che il <em>quilt</em> di Maryte riesce a trasmetterci.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevate vederlo lì questo <em>patchwork</em>, da solo dava luce a tutta l&#8217;area circostante. La fotografia non rende assolutamente giustizia alla composizione così algida eppure così dinamica, talmente dinamica da sospettare che d&#8217;un tratto gli sposi sarebbero potuti uscire dalla stoffa per volteggiare in mezzo alla sala.</span></h5>
<div id="attachment_3388" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Simane-Silver-Weddings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3388 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Simane-Silver-Weddings-e1479566066297.jpg" alt="Rita Simane - Silver Weddings" width="422" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Simane &#8211; Silver Weddings</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Spostiamoci da Nord a Sud, dal Daugava al Danubio; e che saranno mai quei millecinquecento chilomentri dal Mar Baltico fino in Pannonia?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ungheria non significa solamente Eszter Bornemisza.<br />
Alcune artiste magiare hanno dato vita al <a href="https://www.facebook.com/Modern-M%C5%B1hely-Modern-Movement-222821771100242/" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">Modern Műhely / Modern Movement</span></strong></a><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=115" target="_blank">,</a><span style="color: #000000;"> un&#8217;associazione che ha lo scopo di promuovere nuovi modi di interpretare il <em>patchwork</em>, e a giudicare dai risultati ci stanno riuscendo benissimo, come del resto avevo già potuto intuire a <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=115" target="_blank">Parma </a></span></strong>più di tre anni fa.</span> </span></h5>
<div id="attachment_3393" style="width: 413px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gyöngy-Váradi-Embers.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3393 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gyöngy-Váradi-Embers-e1479567834448.jpg" alt="Gyöngy Váradi - Embers" width="403" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngy Váradi &#8211; Embers</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Beh, con questa scelta di colori così aggressiva, con il loro confinamento entro una geometria estremamente rigida, e con una simmetria tanto esatta quanto innaturale, queste braci non mi danno la stessa sensazione di un calore salvifico, ma sembrano piuttosto le porte dell&#8217;Inferno. Badate, questa non è una critica, giacché c&#8217;è stato qualcuno che descrivendo a parole l&#8217;Inferno si è garantito l&#8217;immortalità. Purtroppo nel corso della storia umana (o disumana) sono ciclicamente apparsi dei pazzoidi che hanno tentato di passare dalle parole ai fatti, e per somma sfortuna ci sono al mondo ancora tante persone di memoria corta&#8230; </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I colori della musica di Carl Orff per quest&#8217;opera in due atti di Piroska Pásztor.</span><br />
<span style="color: #000000;">C&#8217;è effettivamente qualcosa di medievale nella sua scelta delle tinte forti, ma cupe, nella ripetizione e nell&#8217;assenza di prospettiva. Durante quei secoli così ricchi di rovina e di morte il canto licenzioso dell&#8217;ubriaco era uno sberleffo in faccia al potere, sia esso detenuto da un principe, una chiesa, una pestilenza, un destino infame. </span></h5>
<div id="attachment_3395" style="width: 409px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Piroska-Pásztor-–-Carmina-Burana.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3395 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Piroska-Pásztor-–-Carmina-Burana-e1479569181644.jpg" alt="Piroska Pásztor – Carmina Burana" width="399" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – Carmina Burana</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I due pannelli sono simili per costruzione, e diversi nell&#8217;aspetto, come lo sono i <em>carmina</em> di Orff. Quello a sinistra mi ricorda &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=BfXE4GLvwHM" target="_blank">Ecce gratum</a></strong></span>&#8220;, mentre per quello a destra non ho dubbi: &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=4T8ile1uq-U" target="_blank">In taberna quando sumus</a></strong></span>&#8220;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avevo già visto a Praga una sua opera, però solamente a Sainte Croix aux Mines ho finalmente compreso Rachel Covo, ovvero la grande suggeritrice.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;artista israeliana infatti è abilissima nell&#8217;indurre l&#8217;osservatore a creare e a condividere una sua visione spaziale di grande respiro, e lo fa con elementi che non descrivono, ma evocano, utilizzando con rara maestria la forma e il colore.</span></h5>
<div id="attachment_3400" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Migrating-birds-north.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3400 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Migrating-birds-north-e1479600068748.jpg" alt="Rachel Covo - Migrating birds north" width="422" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Rachel Covo &#8211; Migrating birds north</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mediante la sovrapposizione di piani non coerenti, e semplicemente tratteggiando dei profili puramente bidimensionali, Rachel Covo riesce nell&#8217;inganno tridimensionale, ottenendo una profondità inarrivabile con la classica rappresentazione prospettica.</span></h5>
<div id="attachment_3399" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Deep-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3399 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Deep-Water-e1479735803958.jpg" alt="Rachel Covo - Deep Water" width="321" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Rachel Covo &#8211; Deep Water</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ditemi allora se non vi sembra di essere allo stesso tempo in acqua e in aria, come se foste un delfino che ha del &#8220;non mare&#8221; una visione approssimativa e misteriosa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sua compagna di banco, volevo dire di esposizione, Orna Ron esponeva dei lavori di grande impatto visivo caratterizzati da forti contrasti cromatici e di luce.</span></h5>
<div id="attachment_3406" style="width: 393px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Orna-Ron-Mazed.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3406 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Orna-Ron-Mazed-e1479602677416.jpg" alt="Orna Ron - Mazed" width="383" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Orna Ron &#8211; Mazed</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mazed, ovvero smarrirsi in un labirinto psichedelico, forse per imprudenza, forse per malasorte, o forse per nascondersi dagli abitanti di un mondo troppo schematico. Chissà se smarrire la retta via non porti talvolta a qualcosa di buono, come se quello di Arianna non fosse un filo, ma una catena.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto rare sono le volte che mi capita di andare in un ristorante, io sono più tipa da trattorie di campagna o da locali ancora più &#8220;rustici&#8221;, ma quando ciò avviene amo soffermarmi sul piacere gastronomico, dilatanto i tempi tra una portata e l&#8217;altra, per esempio ordinando un sorbetto, giusto per rinfrescare il palato e ravvivare il piacere dell&#8217;attesa.<br />
Ecco, i lavori che seguono (in disordine sparso) sono una specie <em>tie break</em>, quel tanto che basta per tirare il fiato prima del piatto forte, delle chicche non meno interessanti di quelle che avete visto finora.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Girando per mostre mi capita spesso di incontrare qualche opera di Gillian Travis, ed è sempre una piacevole sorpresa.</span></h5>
<div id="attachment_3409" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gillian-Travis-Returning-Home.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3409 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gillian-Travis-Returning-Home-e1479635497140.jpg" alt="Gillian Travis - Returning Home" width="408" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gillian Travis &#8211; Returning Home</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;India ci ha portato questa rappresentazione del mondo femminile, fatto di fatica, forse di rassegnazione, ma anche di colore e di comunanza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è ci torna e chi arriva.<br />
Il titolo dell&#8217;opera di Brigitte Kopp potrebbe suggerire che lei sia rimasta suggestionata in passato da una vecchia serie televisiva, &#8220;The Arrival&#8221;, anche perché non ci sarebbe stato tempo per tradurre in stoffa il film &#8220;Arrival&#8221;, uscito appunto nel 2016. Ma sia che abbiano l&#8217;aspetto di stelle marine oppure di baccelli, che siano dei ferocissimi aracnidi oppure un&#8217;inarrestabile massa informe, che arrivino per l&#8217;acqua oppure per farci evolvere, questi &#8220;nuovi arrivi&#8221; sono sempre sentiti come una minaccia, persino quando non appaiono per niente, come per esempio nel magistrale &#8220;Incontro con Rama&#8221; di <span class="st">Arthur C. Clarke</span>.</span></h5>
<div id="attachment_3410" style="width: 623px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Brigitte-Kopp-The-Arrival.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3410 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Brigitte-Kopp-The-Arrival-e1479637443631.jpg" alt="Brigitte Kopp - The Arrival" width="613" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Brigitte Kopp &#8211; The Arrival</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sta arrivando allora, e da dove? E chi lo sa, magari provengono da un lontanissimo pianeta chiamato &#8220;Terra&#8221;, un mondo dove gli alieni portano il <em>burqa</em>, il gessato, il taccododici, la pistola, il pacchetto azionario, la pelle bucata, e altre mille alienazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche Katalin Székely parrebbe manifestare un suo disagio nei confronti di un mondo in bilico tra ordine programmato e caos distruttivo, tra stasi e fuga, tra obbedienza cieca e odio inestinguibile, una scelta tra opzioni di certo non desiderabili, almeno per me.</span></h5>
<div id="attachment_3411" style="width: 361px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Katalin-Székely-Crossroads.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3411 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Katalin-Székely-Crossroads-e1479637594151.jpg" alt="Katalin Székely - Crossroads" width="351" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Katalin Székely &#8211; Crossroads</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Però, anche con questo vago senso di angoscia che mi pervade (avete presente i film di Kieślowski? Ecco, siamo lì), non posso non restare affascinata da questa composizione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sono un po&#8217; di cose sotto il piumone di Gudrun Heinz, ma del resto con tutto quello che c&#8217;è da misurare, tagliare, accostare, cucire e quiltare, di tempo per le faccende di casa ne rimane poco. Anni fa lessi questa felice massima: &#8220;La vera <em>quilter</em> deve poter passare davanti a una sedia stracolma di roba da stirare senza batter ciglio&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3415" style="width: 635px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gudrun-Heinz-Unter-der-Bettdecke.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3415 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gudrun-Heinz-Unter-der-Bettdecke-e1479653131657.jpg" alt="Gudrun Heinz - Unter der Bettdecke" width="625" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gudrun Heinz &#8211; Unter der Bettdecke</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa è la prima volta che un&#8217;opera di Gudrun Heinz appare sul mio <em>blog</em> (lei sa perché&#8230;), e spero proprio che non sia l&#8217;ultima.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il tipo di opere che mi aspettavo di vedere al concorso «La magie de la couleur», un lavoro caratterizzato da una densità cromatica talmente elevata che la stoffa di fatto sparisce, come se Edith Bieri-Hanselmann avesse direttamente spremuto sul <em>backing</em> dei tubetti di colore, alla maniera del primo Jackson Pollock.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3417" style="width: 313px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Splash.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3417 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Splash-e1479654557121.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Splash" width="303" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Splash</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo farebbe supporre che qualcosa sia stato gettato sulla superficie e, come succede per qualsiasi oggetto pesante gettato in acqua, dal centro di caduta si propaga un moto ondoso circolare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Invece (e ti pareva&#8230;) credo che l&#8217;artista abbia creato degli archi e dei cerchi sempre più stretti, fino ad arrivare al centro, il punto dove &#8220;Splash&#8221; non è l&#8217;effetto ma il desiderio, quello di tuffarsi nell&#8217;opera e divenire tutt&#8217;uno con essa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tenetevi forte perché ora arrivano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Chi? Come sarebbe a dire chi, ma i <em>patchwork</em> giapponesi, che diamine, il meglio del meglio, le opere che riportano i (nostri) piedi per terra, e anzi ci levano pure anche qualche centimetro in altezza.</span></h5>
<div id="attachment_3426" style="width: 451px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3426 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-e1479659853927.jpg" alt="Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan" width="441" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan</p></div>
<div id="attachment_3427" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3427 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-Detail01-e1479660314314.jpg" alt="Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_3428" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3428 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-e1479660515453.jpg" alt="Cizuko Tokuda - Mother's Beijyu" width="434" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Cizuko Tokuda &#8211; Mother&#8217;s Beijyu</p></div>
<div id="attachment_3429" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3429 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-Detail01-e1479660766485.jpg" alt="Cizuko Tokuda - Mother's Beijyu - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Cizuko Tokuda &#8211; Mother&#8217;s Beijyu &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho faticato un po&#8217; per capire cosa significasse Mother&#8217;s Beijyu. A quanto ho capito si tratta del festeggiamento di una persona per il suo raggiungimento di una determinata e venerabile età.<br />
Anticamente questa celebrazione avveniva al traguardo del sessantesimo complenno, fino a quando la Fornero non l&#8217;ha spostata al sessantasettesimo compleanno.</span></h5>
<div id="attachment_3430" style="width: 448px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3430 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-e1479660956150.jpg" alt="Kinoshita Mitsuko - Joy" width="438" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Kinoshita Mitsuko &#8211; Joy</p></div>
<div id="attachment_3431" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3431 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-Detail01-e1479661317358.jpg" alt="Kinoshita Mitsuko - Joy - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Kinoshita Mitsuko &#8211; Joy &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che dire, non ci sono parole per descrivere adeguatamente la sontuosità di tali capolavori.<br />
Un tempo almeno ci potevamo consolare affermando che i <em>patchwork</em> giapponevoli erano belli, sì, ma allegri come i crisantemi a Novembre. Ora neppure questo ci rimane da quando loro hanno imparato a dosare bene anche i colori più vivi, e a noi non resta altro che abbozzare e morire di invidia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Visto che siamo nei paraggi, con quattro bracciate nel Mar del Giappone possiamo arrivare in Corea del Sud. Qui la <span class="_3xgd">Han Quilt Association </span>ha importato la tecnica delle <em>mola</em>, una tecnica tessile tradizionale dell&#8217;Isola di San Blas, vicino a Panama.<br />
Se la tecnica è simile, la differenza sta tutta nel significato delle <em>mola</em>. Per i Kuna, gli abitanti di San Blas, le <em>molas</em> sono la rappresentazione di quello che per loro è l&#8217;universo, ovvero una serie di strati sovrapposti, mentre in Corea le <em>mola</em> costituiscono un&#8217;occasione per rappresentare in maniera nuova e accattivante alcuni temi della loro tradizione.</span></h5>
<div id="attachment_3435" style="width: 403px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jeon-Seong-Sook-The-cerimonial-walk-of-the-royal-king.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3435 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jeon-Seong-Sook-The-cerimonial-walk-of-the-royal-king-e1479664092492.jpg" alt="Jeon Seong Sook - The cerimonial walk of the royal king" width="393" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Jeon Seong Sook &#8211; The cerimonial walk of the royal king</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre capita in Val d&#8217;Argent, è difficile trovare un&#8217;esposizione che non sia men che bella, ma quest&#8217;anno è stato diverso, poiché mi è capitato di ammirare delle opere che da sole valevano tutta la fatica del viaggio.<br />
È raro, ma quando succede è un&#8217;esperienza indimenticabile.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Voi cosa vedete?<br />
Si tratta di un tratto di pavimentazione in masegno, a Venezia; è notte, e ha appena smesso di piovere; un lampione in alto fa brillare la scabra superficie di trachite euganea, da secoli resistente alla salsedine e al passaggio di milioni di suole; la luce si specchia nelle piccole pozze, le quali, complice l&#8217;umidità di casa in laguna, resteranno identiche fino al mattino seguente. Il tempo, nelle sue due forme, ha scacciato la massa di turisti, e restano a vagare per le calli solamente le persone che amano fare un bagno di silenzio a Venezia. Malin Lager è una di queste, è una cacciatrice di immagini, ma non i soliti ponti/canali/gondole/chiese/palazzi/panorami, no, lei osserva Venezia con la lente di ingrandimento, in cerca di dettagli unici.</span></h5>
<div id="attachment_3437" style="width: 589px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3437 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09-e1479666761379.jpg" alt="Malin Lager_09" width="579" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 01</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che avete visto anche voi tutto questo, vi pregherei di avvicinarvi per osservare meglio l&#8217;opera di Malin Lager. Ecco&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3438" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09_Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3438 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09_Detail-e1479668711614.jpg" alt="Malin Lager_09_Detail" width="560" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 01 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; ora lo sapete anche voi, non si tratta di stoffa dipinta, è filo!</span></h5>
<div id="attachment_3441" style="width: 593px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3441 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_03-e1479669673660.jpg" alt="Malin Lager_03" width="583" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 02</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Malin Lager è anche una bravissima ritrattista in grado di cogliere l&#8217;espressione che rende unico e inconfondibile il soggetto, e già questo sarebbe bastevole per definirla un&#8217;artista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Evidentemente per lei ciò non era sufficiente, così ha pensato bene di trasformare i suoi ritratti in opere tessili che definire originali sarebbe perlomeno riduttivo.</span></h5>
<div id="attachment_3442" style="width: 674px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_06.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3442 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_06-e1479670848925.jpg" alt="Malin Lager_06" width="664" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Portrait</p></div>
<div id="attachment_3443" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3443 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04-e1479671114269.jpg" alt="Malin Lager_04" width="694" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Virve</p></div>
<div id="attachment_3444" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04_Detail02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3444 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04_Detail02-e1479671458390.jpg" alt="Malin Lager_04_Detail02" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Virve &#8211; Detail</p></div>
<h5><span style="color: #000000;">Osservate lo sguardo di questa ragazza, non giudica e non vuole essere giudicata, ma lei vi vede dentro.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che ho calato il carico da undici posso anche chiudere questa partita.<br />
Sarete d&#8217;accordo con me che i due giorni di viaggio tra andare e tornare sono stati ben spesi quando si ha la fortuna (insperata) di ammirare tali capolavori.<br />
Come sempre mi sono accorta che le &#8220;vere&#8221; artiste più sono brave e più si dimostrano persone semplici, modeste, anzi mi è capitato di vederle spesso imbarazzate per la profusione di complimenti che ricevevano, e Malin Lager non faceva eccezione. Un altro pianeta&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In futuro&#8230; già, il futuro, cosa vedremo domani?  Io un&#8217;idea ce l&#8217;avrei, e dopo tanti capolavori vorrei concludere questa mia esposizione con un&#8217;opera che contiene in sé una delle mie maggiori aspirazioni, ma nel contempo uno dei miei maggiori crucci.<br />
Non so come vadano le cose all&#8217;estero, spero meglio che da noi, ma dalle nostre parti è molto difficile promuovere il <em>patchwork</em> presso le generazioni più giovani. Le associazioni spesso non hanno forza e <em>appeal</em> sufficienti per avvicinare chi potrebbe portare nuova linfa, e sulla scuola poi stendiamo un velo pietoso. Parola, preferirei trovare una persona giovane alla quale trasmettere quel poco che so piuttosto che vincere un premio tra <em>quilter</em> della mia età.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ecco allora l&#8217;opera che mi ha aperto il cuore, il lavoro di un gruppo appassionato al quale auguro il migliore dei futuri possibili.</span></h5>
<div id="attachment_3447" style="width: 483px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Paola-Zanda-Travail-de-groupe-Vive-les-vacances.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3447 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Paola-Zanda-Travail-de-groupe-Vive-les-vacances-e1479673783928.jpg" alt="Paola Zanda - Travail de groupe - Vive les vacances" width="473" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Paola Zanda &#8211; Travail de groupe &#8211; Vive les vacances</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Dal Canton Ticino, Paola Zanda ha portato in Val d&#8217;Argent un&#8217;opera realizzata dai suoi piccoli allievi di Massagno. Che dire&#8230; beati loro!</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non vi basta, vi regalo ancora qualche parola.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Innanzitutto intendo scusarmi per il fatto di non aver potuto riportare nel <em>post</em> tutto quanto di bello ho avuto la fortuna di vedere: non era umanamente possibile. Altre opere che non sono presenti qui potreste trovarle sul mio album di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span> dedicato all&#8217;esposizione di quest&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> C&#8217;è ancora un sassolino che mi dà fastidio, e penso che sia ora di levarmelo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate bene sulla colonna di sinistra del mio <em>blog</em> troverete un simbolo e una nota sotto la voce &#8220;Diritti&#8221;. Cosa significano? Ecco allora una succinta spiegazione per chi già non conosce come funzionano le licenze <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://creativecommons.it/" target="_blank">Creative Commons</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In buona sostanza, se vi va potete liberamente copiare parte del mio <em>blog</em> su un altro <em>blog</em>, oppure su un&#8217;altra piattaforma, immagini comprese, a tre condizioni, che la destinazione dei miei contenuti sia <em>no-profit</em> (come lo è il mio <em>blog</em>), che venga sempre citata l&#8217;origine dei contenuti (il mio <em>blog</em> appunto), e che anche voi mettiate a disposizione i contenuti con la stessa libertà di condivisione del mio <em>blog</em>. Non serve altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già spiego nella mia pagina &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?page_id=1843" target="_blank">To be, or not to be</a></span></strong>&#8220;, al centro di questo <em>blog</em> non ci sono io, c&#8217;è il <em>patchwork</em>, e tutto quel che qui combino è per promuovere questa forma d&#8217;arte tessile presso chi già la conosce e sperabilmente verso chi ancora ne ignora le potenzialità espressive. Non secondario però è lo scopo di condividere ciò che ho visto con chi non ha il tempo, i mezzi e le forze per andarci alle mostre, poiché non trovo giusto che si debba arrangiare con qualche scarna rivista o delle immagini più o meno rappresentative sui <em>social network</em> (leggi facebook), fermo restando il mio invito a chi può, di andarci alle mostre, giacché una fotografia è sempre una pallida imitazione della bellezza che si può cogliere vedendo un&#8217;opera dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il filosofo afferma che la bellezza è il denaro della natura, e che l&#8217;arte è solamente una maniera di coniarlo per darne corso. Così come il denaro ha valore solamente se circola, anche la bellezza trova il suo valore solamente quando viene condivisa e quand&#8217;è libera di essere apprezzata dal maggior numero possibile di persone.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per questi motivi il mio <em>blog</em> è &#8220;aperto&#8221; alla condivisione, e sempre per questi motivi non condivido le ragioni di chi pone in atto delle strategie atte a interdire la libera diffusione della bellezza. Quindi, avendo io scelto di mantenere &#8220;libero&#8221; questo mio <em>blog</em>, non posso dare spazio alle <em>quilter</em> che questa libertà non la offrono e non ne comprendono l&#8217;importanza. </span><br />
<span style="color: #000000;">Fine del sassolino.<br />
C&#8217;è altro?<br />
Non direi. Ho passato una settimana meravigliosa in Alsazia, ho scarpinato quanto basta, mi sono quasi persa tra i boschi dei Vosgi, ho provato quel tanto di fame e sete da apprezzare come si conviene il buon cibo e le bevande che quella terra sa offrire, e ho cercato di vivere quell&#8217;esperienza come se non ci fosse un domani, suggendone con avidità ogni stilla, perché veramente potrebbe non esserci un domani.<br />
Perciò&#8230; <span class="st"><em>à bientôt</em></span>.<br />
</span></h5>
<h4 style="text-align: center;"><strong>Ringraziamenti</strong></h4>
<h4>Ringraziamo per la collaborazione:</h4>
<ul>
<li>
<h4><strong>G</strong>iove Pluvio per essersi preso qualche giorno di vacanza via dall&#8217;Alsazia.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a società TER-SNFC per aver piazzato la fermata del bus per Sainte-Marie-aux-Mines proprio davanti al mio albergo.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a catena LECLERC per aver pensato a suo tempo di costruire un comodo supermercato accanto all&#8217;albergo nel quale avrei alloggiato anni dopo.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Restaurant Au Central di Sélestat per avermi fatto scoprire la migliore <span class="st"> bière blanche</span> che mi sia capitato di bere.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Bar Le Tigre di Sélestat per avermi fatto scoprire il gatto più grosso che mi sia capitato di vedere.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l sistema GPS dello smartphone per aver evitato che terminassi la mia esistenza nella foresta.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a Mirabelle, buona per le torte, ottima per il suo liquore.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Kaiser Guglielmo II di Hohenzollern per aver fatto restaurare il castello di <span class="st">Haut-Kœnigsbourg</span></h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>&#8216;Irish Pub Santa Lucia di Venezia nel quale, prima di ogni mio viaggio, prendo coraggio con una Kilkenny ottimamente spillata.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a linea Venezia-Paris di Thello per il solo fatto di esistere ancora.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>M</strong>me <span class="st">Gül Laporte</span> per avermi fatto riscoprire la bellezza del <span class="st">Carrefour Européen du Patchwork.</span></h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a mia agenzia di viaggio per avermi sorpresa ancora una volta.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a buona sorte.</h4>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hors-d’œuvre – Deux</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 12:05:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[À bientôt!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Haut-Koenigsbourg_11.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3182 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Haut-Koenigsbourg_11.jpg" alt="Haut-Koenigsbourg_11" width="4050" height="3456" /></a><span class="st">À bientôt!</span></h5>
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		<title>Hors-d&#8217;œuvre &#8211; Un</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 21:18:54 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/P1100377.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3179 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/P1100377.jpg" alt="P1100377" width="4302" height="3384" /></a></p>
<h5><span class="st">À bientôt!</span></h5>
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