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	<title>La stoffa giusta &#187; youtube</title>
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		<title>PPM 2023</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi. Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel post precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" alt="341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n" width="3316" height="1030" /></a>Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel <em>post</em> precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a terra. Purtroppo il ricambio non si trovava, e dopo alcuni tentativi falliti di ripararla ci siamo decisi a eseguire un <em>revamping</em> della macchina, un aggiornamento dell’<em>hardware</em> in buona sostanza, sostituendo scheda, processore e memorie. Certo, avremmo fatto prima comprando un nuovo PC, però la nostra indole ci spinge sempre verso il recupero, e anche questo computer è una sorta di <em>patchwork</em> elettronico, senza dimenticare il vantaggio di aver speso meno di un terzo di quanto avremmo dovuto lasciare alla cassa di un negozio di informatica.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" target="_blank"><img class="  aligncenter wp-image-7881" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" alt="P1050230" width="540" height="405" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, passiamo alla narrazione del nostra spedizione in Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anzi no, ci fermiamo prima a Vienna.</span><span id="more-7876"></span><br />
<span style="color: #000000;"> In autunno avrò bisogno di un vestito abbastanza elegante adatto a una cerimonia, e disperando di trovare nei paraggi qualcosa di carino a prezzi “umani” mi è venuta voglia di farmelo da me. Va da sé che per bel un capo elegante ci vuole anche la materia prima adeguata, ma il panorama delle stoffe disponibili negli empori locali era, ed è, disperante: qualità bassa, colori improbabili, fantasie banali e scelta minima, per non parlare della provenienza “esotica” della maggior parte dei prodotti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia agenzia di viaggi / <em>webmaster</em> / fotografo / <em>sherpa</em> / redattore / <em>pusher</em> / ecc. mi ha proposto un’idea interessante, ovvero invece di andare direttamente in Moravia ci saremmo fermati a Vienna, e poi partire da lì per andare a visitare il PPM a Brno, a meno di un’ora e mezza di treno, e così abbiamo fatto. Lo scopo era di spendere un’intera giornata girando per i negozi della capitale austriaca a caccia di stoffe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7882 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" alt="trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa" width="3268" height="2323" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che l’uomo propone e Dio dispone, e anche stavolta le cose hanno preso una piega inaspettata. Avevamo a disposizione un nutrito elenco di empori, tutti gli indirizzi, gli orari, le mappe per arrivarci, ma quando sono entrata nel primo negozio della lista, da Komolka, ho capito subito che il resto delle informazioni erano perfettamente inutili. Tre piani, duemila metri quadrati di negozio, stoffe di tutti i tipi, varietà di colori da far male agli occhi, e pure una zona dove consultare le riviste di moda per trovare l’ispirazione, ma non solo quella, anche per trovare il cartamodello su misura per il capo che si vuole realizzare. Poteva bastare? No, non poteva. A coronare il tutto aggiungo un dettaglio non trascurabile, un elemento che ha generato in me due sentimenti contrastanti, rabbia e piacere. Tutto ciò che avrei dovuto trovare a casa mia invece l’ho trovato lì, e ribadisco avrei dovuto, dato che la quasi totalità delle stoffe era <em>made in Italy</em>, e non aggiungo altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo quasi tre ore sono uscita da quell’emporio con tutto, ma proprio tutto quello che mi serviva, e il resto della giornata sarebbe appena bastato per smaltire l’emozione di essermi imbattuta in una realtà della quale nemmeno immaginavo l’esistenza. Se avessi visto degli alieni scendere da un disco volante sarei rimasta meno impressionata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno seguente, <em>frühstück</em> veloce e via a Brno, dove abbiamo fatto la conoscenza col sistema di pagamento del biglietto sui mezzi pubblici. Il tutto risulta estremamente semplice: si sale, si passa la carta di credito <em>contactless</em> accanto alla macchinetta, si aspetta il bip di conferma e <em>voilà</em>, il gioco, anzi il biglietto è fatto, 25 Corone, un’ora di validità. Niente cartine, monete, prevendite, obliteratrici, ecc. Pratico, no?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa volta al Brno Exhibition Centre ci siamo orientati un po’ meglio (è grande, molto grande, pure troppo), anche grazie a delle indicazioni che l’anno scorso latitavano, perciò abbiamo trovato l’ingresso senza troppi patemi.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8015 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" alt="BVV" width="1000" height="500" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, appena entrati giusto una rapida occhiata al volo prima di soffermarsi su qualche opera particolarmente interessante.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7888 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" alt="P1050062" width="5023" height="2829" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7889 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" alt="P1050063" width="4872" height="2744" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Così, su due piedi, direi che il numero di lavori esposti esposte sia maggiore rispetto allo scorso anno. Adesso non resta che verificarne la qualità&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le prime opere che incontriamo sono quelle di Birgit Schüller, un&#8217;artista nel vero senso del termine, in quanto ha da tempo deciso di fuggire dalle rappresentazioni classiche del <em>patchwork</em> per esplorare nuove vie espressive, pur senza tradire la tecnica o aggirare le difficoltà.</span></h5>
<div id="attachment_7891" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth-e1687362830744.jpg" alt="Birgit Schüller – Hole Cloth" width="640" height="793" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Hole Cloth</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo panno ha dei buchi, e perciò si potrebbe credere che abbia perso valore. In realtà potremmo considerare che si tratta di accidentali finestre che danno su un panorama ben più colorato e attraente del prevedibile monocromo quotidiano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi verrebbe da interpretarlo come un&#8217;esortazione a ogni <em>quilter</em> che lo sta osservando, e dice: strappate la tela, liberate la fantasia e datele una forma espressiva!</span></h5>
<div id="attachment_7895" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7895 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points-e1687364164831.jpg" alt="Birgit Schüller – Vanishing Points" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Vanishing Points</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è spesso questione di punti di vista. A coloro che difendono a spada tratta i blocchi tradizionali rispondono altrettante voci che li dichiarono superati, e non c&#8217;è modo di accordarsi, come in una sorta di guerra fredda. </span><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi imputa alle <em>quilter</em> &#8220;progressiste&#8221; l&#8217;utilizzo di scorciatoie per evitare le difficoltà tecniche che la realizzazione di una trapunta tradizionale comporta, e dalla barricata opposta si inneggia alla libertà espressiva <em>tout court</em>, l&#8217;unico ponte verso l&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Birgit Schüller ci dimostra che in fondo si tratta solamente di un punto di vista, un elemento che nell&#8217;arte contemporanea ha perso importanza, perlomeno da Picasso in poi, e non solamente nell&#8217;arte, anche nella fisica e nella filosofia. Nelle sue opere sono presenti in egual misura la tecnica e la sperimentazione, con soluzioni cromatiche finemente elaborate.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ricordo male, è dal 2013 che incontro i <em>patchwork</em> di Anke Pradel-Schönknecht al PPM e, sempre se mi non ricordo male, i colori dominanti erano freddi, il verde, il grigio, il viola. Stavolta invece lei ha acceso la luce, con opere quasi accecanti per la loro brillantezza, sia cromatica che estetica</span></h5>
<div id="attachment_7935" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure-e1687885852159.jpg" alt="Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessun dubbio sul fatto che Anke Pradel-Schönknecht sia un&#8217;artista eclettica in grado di dominare i colori più smaglianti come pure le tinte più cupe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualcosa di Elke Klein mi era già capitato di vedere in Val d&#8217;Argent, ma a Brno le stata dedicata un&#8217;intera sezione espositiva. Non poteva essere altrimenti viste le dimensioni &#8220;generose&#8221; delle sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_7937" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-e1687885833847.jpg" alt="Elke Klein" width="640" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein</p></div>
<div id="attachment_7938" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7938 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain-e1687886256599.jpg" alt="Elke Klein – Tiles #15 - Falling rain" width="640" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein – Tiles #15 &#8211; Falling rain</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se in futuro andrete per mostre sono certa che incontrerete i <em>patchwork</em> di Elke Klein, e nemmeno passeranno inosservati. Non potrebbe essere altrimenti stante l&#8217;alto impatto espressivo di ogni sua opera, il risultato di una paziente ricerca dove pittura e struttura si sposano perfettamente, anche se, per fortuna, non stabilmente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi chiederete il perché di quel &#8220;per fortuna&#8221;. Quando vi capiterà di osservare una delle sue opere provate focalizzare l&#8217;attenzione sulle striscioline che, in maniera ordinata o sapientemente disordinata, suggeriscono una trama, un disegno, un progetto, e a quel punto dimenticate schemi, disegni e progetti. Allora le vedrete vibrare, muoversi, cadere, volare, una vera e propria fuga dalla struttura dove chi osserva è complice inconsapevole di questa evasione formale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite dell&#8217;edizione 2023 del PPM è stata la Polonia, e le opere delle <em>quilter</em> polacche sono state molto apprezzate, tanto da mettersi in evidenza anche nei concorsi di quest&#8217;anno. Per me non è una novità in quanto già nel 2016 ebbi modo di constatare a Treviso la loro abilità.</span></h5>
<p><a href="https://polskipatchwork.pl/" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7942 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/logo_380_280.jpg" alt="logo_380_280" width="1380" height="280" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera abbastanza sfarzosa di Sylwia Ignatowska, intitolata &#8220;Stone Ring of Power&#8221;, che si è classificata al primo posto nel concorso dedicato al tema &#8220;<em>Wedding Rings</em>&#8220;.</span></h5>
<div id="attachment_7947" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power--e1687960026195.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power</p></div>
<div id="attachment_7948" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7948 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail-e1687960055940.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power - Detail" width="640" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un tema classico che capita spesso di incontare nelle mostre di <em>patchwork</em>, noto anche come &#8220;<em>Bali Rings</em>&#8221; o &#8220;<em>Bali Wedding Star</em>&#8220;, e che presenta discrete difficoltà esecutive.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sylwia Ignatowska non me ne voglia, sarò sincera (come quasi sempre), ma ho apprezzato di più il <em>patckwork</em> &#8220;With hope&#8221; di Milena Kankrlíková, dalla Moravia. L&#8217;ho preferito per la scelta di colori, per la ricerca di una variante compositiva di un tema molto tradizionale e per la contaminazione dovuta a un curatissimo ricamo che impreziosisce l&#8217;opera</span></h5>
<div id="attachment_7950" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7950 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-e1687961123306.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope" width="560" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope</p></div>
<div id="attachment_7951" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7951 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail-e1687961148398.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il titolo dice tutto: &#8220;With hope&#8221;. Quando ci si sposa lo si fa col cuore pieno di speranza, un sentimento magari ingenuo, magari fragile, magari malinteso, magari effimero, e dovrebbe essere sempre così perché se non ci fosse la speranza niente avrebbe senso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Contaminazione dicevo, e funziona anche senza andare a caccia dell&#8217;effetto speciale, senza tentare ardite e improbabili sperimentazioni, senza assemblare uno zibaldone di stili. In questo caso è sufficiente utilizzare con pazienza e fantasia una tecnica quanto mai comune: il ricamo</span></h5>
<div id="attachment_7955" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-e1687966897655.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely" width="480" height="620" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely</p></div>
<div id="attachment_7956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01-e1687966950609.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely - Detail 01" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eva Linhartová ha realizzato ad ago 48 piccoli <em>mandala</em>, tutti uno diverso dall&#8217;altro, come colori e come disegno, a punto catenella, punto pieno, punto margherita, eccetera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari non segue le mode del momento, magari non palesa velleità artistiche, magari non è frutto di un progetto studiato a tavolino, però l&#8217;abilità, in questo caso, non si discute.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà capito che non vado in cerca solamente dell&#8217;espressione artistica &#8220;a ogni costo&#8221;, in quanto mi affascina anche e soprattutto ciò che è originale, e allora come non innamorarsi di quest&#8217;opera?</span></h5>
<div id="attachment_7959" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7959 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli-e1687968677897.jpg" alt="Hana Crhová - Motýli" width="360" height="778" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Crhová &#8211; Motýli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrebbe rappresentare benissimo l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, dove ciò che è materiale o predefinito, come il colore nei tubetti e i blocchi che li contraddistinguono, trova una forma più alta, più leggera, più complessa e più libera grazie alla fantasia dell&#8217;artista, ovvero in una sorta di <em>gestalt</em> tessile dove &#8220;il tutto è più della somma delle singole parti&#8221;<span id="ctrlcopy"><a style="color: #000000;" href="https://www.stateofmind.it/2016/03/gestalt-teoria-terapia/">.</a></span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del concorso che aveva per tema l&#8217;energia ho scelto di mostrare qui due opere di lettura solo apparentemente facile, e comunque completamente diverse nel trattamento del soggetto proposto.</span></h5>
<div id="attachment_7961" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun-e1687970016812.jpg" alt="Barbara Pieczynska – The energie of the sun" width="560" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Pieczynska – The energie of the sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista si potrebbe pensare che stiamo guardando il sole, ma, almeno secondo me, non è così. Barbara Pieczynska ha inteso dare forma visiva all&#8217;energia bruciante del nostro sole, e l&#8217;ha fatto mediante delle variazioni cromatiche, rappresentando i colori (o non colori) ai quali colleghiamo l&#8217;intensità dell&#8217;energia che ci piove sulla testa durante tutta la giornata.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altro discorso, ben diverso, per questa sibillina opera di Ivana Brzáková, per la quale il mio giudizio rimane ancora sospeso (il che è un punto a suo favore, s&#8217;intende&#8230;).</span></h5>
<div id="attachment_7963" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men-e1687970927978.jpg" alt="Ivana Brzáková – Energy of men" width="560" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Ivana Brzáková – Energy of men</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che vi è raffigurato si presta a interpretazioni diverse, direi addirittura antitetiche, e già il titolo pone il primo interrogativo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Energy of men&#8221;, energia degli uomini, fin qui è semplice, ma anche generico in quanto per &#8220;uomini&#8221; talvolta si intendono tutti i componenti del genere umano. Essendo qui rappresentati solamente dei maschi e volendo indicare specificatamente la &#8220;loro&#8221; energia vitale, sarebbe stato più corretto &#8220;Energy of males&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque soprassediamo a questo dettaglio lessicale e soffermiamoci sulle figure rappresentate nel <em>quilt</em>. Possiamo vedere che accanto a figure che svolgono varie forme di attività fisica ne sono presenti quasi altrettante che sembrano evitarla, da chi sta bighellonando a chi è stato messo fuori combattimento dagli eccessi alcolici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi verrebbe da pensare che l&#8217;artista abbia inteso &#8220;smitizzare&#8221; la presupposta energia maschile, relegandola a mera manifestazione di forza, non sempre costante e non sempre produttiva, quando sappiamo bene che, seppure con valori minori come &#8220;potenza&#8221; pura, le donne hanno da sempre energia da vendere, e in misura ben superiore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, al PPM non mancavano delle opere di artiste ben note.</span></h5>
<div id="attachment_7970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements-e1687972701503.jpg" alt="Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Elisabeth Nacenta-de la Croix ha portato una serie di opere &#8220;liquide&#8221;, ovvero che, anche se con titoli diversi, ricordavano l&#8217;acqua, i suoi colori, i suoi chiaroscuri, le sue trasparenze.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_7971" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7971 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day-e1687972677853.jpg" alt="Uta Lenk – A Scrap a Day" width="560" height="536" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – A Scrap a Day</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;A Scrap a Day&#8221;, un pezzetto, un ritaglio, uno sfrido al giorno, e giorno dopo giorno Uta Lenk ha realizzato quest&#8217;opera astratta decisamente originale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Brno ho ritrovato un&#8217;artista che fu una delle piacevoli sorprese nel 2021 in Val d&#8217;Argent. Dalla freddissima Riga, Elina Lusis-Grimberga ha portato delle opere nelle quali dominano spesso i colori poco intensi, i neri, i grigi, e le sovrapposizioni.</span></h5>
<div id="attachment_7975" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7975 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight-e1687977931607.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – Flight" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – Flight</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genere lei preferisce il contrasto tra chiari e scuri, con le forme che a tratti danno la sensazione che stiano cercando autonomamente un difficile equilibrio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche quando Elina Lusis-Grimberga si cimenta con colori più vivaci, il risultato di trasparenze e accostamenti imprevisti è notevole.</span></h5>
<div id="attachment_7977" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7977 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX-e1688053585677.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – XXX" width="560" height="814" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – XXX</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Originale, anzi no, interessante, anzi no, impegnativa, anzi no, divertente, insomma, non so che aggettivo scegliere per questa idea di concorso a percorso obbligato intitolato &#8220;Project Veba &#8211; Africa&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In genere, nei concorsi viene proposto un tema da interpretare, e l&#8217;artista fa del suo meglio con i materiali che ritiene i più adatti per ottenere il risultato che ha in mente. Al PPM la faccenda invece è più difficile, è una vera e propria sfida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> BVV Trade Fairs Brno, l&#8217;ente organizzatore delle fiere di Brno, e Veba, un&#8217;azienda tessile ceca, hanno fornito 4 pezze di stoffa di 40 x 40 cm, con i colori e disegni che potete vedere nell&#8217;immagine sottostante. badate, non si trattava di una stoffa qualunque, bensì era  broccato africano, ovvero un tessuto 100% cotone con finitura lucida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a quelle stoffe potevano essere aggiunti altri materiali, ma sempre con una funzione ausiliaria rispetto allla figura principale. Va da sé che ogni <em>patchwork</em> doveva avere per tema l&#8217;Africa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-7978 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038-e1688055765708.jpg" alt="P1050038" width="640" height="457" /></a><span style="color: #000000;">Eccovi tre esempi di come, partendo dagli stessi materiali, il tema sia stato sviluppato in direzioni completamente diverse, il che ci porta a ragionare su una sorta di paradosso, cioè che più limitazioni vengono imposte alle <em>quilter,</em> più la loro fantasia troverà modo di esprimersi liberamente.</span></h5>
<div id="attachment_7980" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7980 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask-e1688057563435.jpg" alt="Marcela Lístiková – Mask" width="420" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Lístiková – Mask</p></div>
<div id="attachment_7981" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7981 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa-e1688057622464.jpg" alt="Heike Rosenbaum – Beauty of Africa" width="353" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Heike Rosenbaum – Beauty of Africa</p></div>
<div id="attachment_7982" style="width: 405px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7982 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun-e1688057809482.jpg" alt="Renata Edlmanová – African sun" width="395" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – African sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sinceri complimenti alle artiste che hanno partecipato e a chi ha organizzato questo concorso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni non c&#8217;è edizione del PPM senza Romana Černá, e posso dire che non mi ha mai deluso, anzi mi è capitato di osservare quanto lei abbia più volte percorso nuove strade stilistiche, ma senza facili fughe in avanti.</span></h5>
<div id="attachment_7985" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7985 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-e1688058392441.jpg" alt="Romana Černá – The volcano" width="560" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano</p></div>
<div id="attachment_7986" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7986 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail-e1688058445736.jpg" alt="Romana Černá – The volcano - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che mi piace di lei è la versatilità, quella che le permette di passare da temi astratti al figurativo, dai colori accesi alle <em>nuance</em> più delicate, dal sogno alla realtà</span></h5>
<div id="attachment_7988" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7988 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost-e1688060513185.jpg" alt="Romana Černá – Rychlost" width="580" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Rychlost</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevo ancora incontrare una <em>quilter</em> appassionata di auto sportive, come quella qui sopra, un bolide più accennato che rappresentato, quasi un predatore accucciato in attesa di scattare sotto una pioggia battente che lo mimetizza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Penso che &#8220;Textile jazz&#8221; sia la denominazione perfetta non solo per l&#8217;opera sottostante, ma anche per tutta la produzione di Gerlinde Merl. Infatti, come nella musica <em>jazz</em>, troviamo una libertà espressiva che si appoggia a una tecnica eccellente.</span></h5>
<div id="attachment_7991" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7991 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-e1688061069457.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz" width="280" height="703" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz</p></div>
<div id="attachment_7992" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7992 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail-e1688061108229.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz - Detail" width="640" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui lo stesso colore, il verde, è stato &#8220;declinato&#8221; in strutture diverse, è stato &#8220;sfumato&#8221; in varie gradazioni, è stato &#8220;sporcato&#8221; da altri colori, è stato &#8220;ingabbiato&#8221; in cinque temi separati, eppure tutto si tiene, come i tempi di un pezzo musicale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordate i <em>wedding ring</em> che avete visto all&#8217;inizio di questo <em>post</em>? Bene, anche questi qui sotto sono anelli, ma solo se si intende sposare una strega.</span></h5>
<div id="attachment_7993" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7993 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-e1688062343290.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings" width="580" height="579" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings</p></div>
<div id="attachment_7994" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7994 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail-e1688062668359.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto concorre a creare un&#8217;atmosfera stregonesca, i colori cupi, la forma degli anelli, la scelta delle stoffe, l&#8217;irruzione di acuminate punte nelle zone arrotondate, la suggerita pesantezza della rete che gli anelli formano, e nonostante tutto ciò questo <em>patchwork</em> non risulta opprimente, tutt&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genovese si usa dire &#8220;<em>fà sciortì sàngoe da &#8216;na pria</em>&#8221; (far uscir sangue da una pietra) per definire una missione impossibile, eppure le artiste di Art Quilt Harbour sono riuscite nell&#8217;impresa di raffigurare il sangue delle pietre, i colori le vene, i grumi, le ferite, in una serie di opere sul tema &#8220;Kameny&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7995" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7995 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III-e1688063639265.jpg" alt="Eva Brabcová – Kameny III" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová – Kameny III</p></div>
<div id="attachment_7997" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7997 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II-e1688064575948.jpg" alt="Irena Zemanová – Kameny II" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová – Kameny II</p></div>
<div id="attachment_7998" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7998 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-e1688064614876.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V" width="300" height="645" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V</p></div>
<div id="attachment_7999" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7999 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail-e1688064678208.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Mission impossible</em>? No di certo per queste artiste ceche, le quali hanno formato un gruppo che non teme di confrontarsi  con sempre nuove sfide. Chissà cosa staranno architettando ora&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi piacciono i gatti questo <em>patchwork</em> di Anna Zychowa Duda fa al caso vostro.</span></h5>
<div id="attachment_8000" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8000 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-e1688065203910.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał" width="560" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał</p></div>
<div id="attachment_8001" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8001 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail-e1688065273705.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il carnevale dei gatti, una festa polacca durante la quale si indossano maschere da gatto. Ovviamente è perlopiù dedicata ai bambini, ma l&#8217;artista ha inteso rappresentare lo stretto legame tra noi e quei felini che, pur non essendo espansivi come i cani, riescono a rubarci il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo scrittore James Boswell riporta nel suo &#8220;<span id="Visita_a_Rousseau_e_a_Voltaire" class="mw-headline">Visita a Rousseau e a Voltaire&#8221; un interessante dialogo col famoso filosofo svizzero.<br />
</span>Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».<br />
Boswell: «No».<br />
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l&#8217;istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».<br />
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».<br />
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce.»</span></h5>
<div id="attachment_8003" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8003 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem-e1688065884898.jpg" alt="Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo di questo bel <em>patchwork</em> è appunto &#8220;una conversazione con il gatto&#8221;. E ditemi, voi ci parlate col vostro gatto? E lui che fa poi, vi risponde, vi ignora, si arruffiana?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marty Ornish, o come lei preferisce, Marty-O, è anche definita &#8220;la donna che sussurrava ai <em>quilt</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi spiego. Lei non realizza solamente dei <em>patchwork</em> da appendere, ma anche dei <em>patchwork</em> da indossare, e lo fa, badate bene, riutilizzando vecchie trapunte in parte rovinate. Già di per sé un <em>patchwork</em> ha più valore se vengono utilizzate delle stoffe di recupero, e lei ha deciso di elevare al quadrato il riuso di quei materiali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui mostrerò solamente delle opere bidimensionali (o quasi&#8230;), ma vi invito a dare un&#8217;occhiata al suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.marty-o.com/index.php" target="_blank">sito web</a></span></strong> per vedere gli abiti meravigliosi che ha concepito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa attività fa riferimento alla sua filosofia di consumo sostenibile, quella stessa che condanna lo spreco di materiali utilizzati nei &#8220;<span class="Y2IQFc" lang="en"><em>junk clothes</em>&#8220;, i vestiti spazzatura, che appunto in breve tempo sono destinati a diventare veramente spazzatura, e veramente inquinanti.<br />
Non servirebbe ricordarvi che la maggior parte di ciò che trovate negli scaffali dei grandi magazzini (e magari anche nelle <em>boutique</em>) è stato realizzato da maestranze sfruttate e sottopagate, perolopiù donne, quindi dei soggetti ancora più deboli socialmente. Sapevatelo.</span></span></h5>
<div id="attachment_8006" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8006 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-e1688149437708.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2" width="320" height="744" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2</p></div>
<div id="attachment_8007" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8007 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail-e1688149514971.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2 - Detail" width="640" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Appunto sui diritti delle donne Marty-O punta il suo <em>focus</em>, come nell&#8217;opera qui sopra che identifica nella pillola anticoncezionale una fondamentale e imprescindibile tutela della libertà femminile. Grazie alla pillola finalmente la maternità cessava di essere una situazione casuale, subita, involontaria, punitiva, direi quasi doverosa, e finalmente la donna era in grado di godere del suo corpo senza quella spada di Damocle sopra la testa. Sempre grazie alla pillola non era più necessario ricorrere a metodi più o meno affidabili, più o meno consentiti, più o meno disponibili per interrompere una gravidanza indesiderata. Non dimentichiamoci dei rischi che le nostre nonne correvano quando dovevano &#8220;liberarsi&#8221; dell&#8217;ennesima gestazione affidandosi a metodi arcaici, improvvisati, da sole o con l&#8217;aiuto di figure non sempre competenti e limpide, fermo restando l&#8217;opprimente senso di vergogna che una società bigotta aveva sapientemente instillato in loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non dimentichiamocene perché oggi capita di osservare una sorta di tendenza al ritorno di quei tempi bui, un furore integralista e retrogrado che si maschera dietro a sedicenti politiche a favore della natalità a prescindere, con la benedizione ovviamente delle istituzioni clericali, e mi spiace constatare che troppo spesso a cadere in quella trappola mediatica sono le donne.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi, se pensate che un <em>patchwork</em> sia solamente una bella decorazione realizzata con della stoffa state facendo un torto a tutte quelle artiste che, nonostante le difficoltà imposte dalla tecnica e dai materiali, tentano di far passare un messaggio importante.</span></h5>
<div id="attachment_8013" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8013 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark-e1688199481367.jpg" alt="Marty Ornish - When Will We Stop Banning Books (question mark)" width="360" height="763" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish &#8211; When Will We Stop Banning Books?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come nell&#8217;opera qui sopra, il cui titolo dovrebbe dire già molto anche a chi non è americano. Sappiamo che è già capitato troppe volte che alcuni libri siano stati messi all&#8217;indice, sabotati, nascosti, distrutti, e sempre per motivi che nulla avevano a che fare con la letteratura, bensì perché erano &#8220;disturbatori&#8221; della pace sociale stabilita dal potere (politico, ecclesiastico, commerciale, patriottico, eccetera). Di manoscritti proibiti e distrutti si hanno notizie già nell&#8217;antica Roma, duemila anni fa, per arrivare ai libri bruciati in pubblico in osservanza alle odierne direttive della dittatura cinese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però esistono metodi anche più subdoli e altrettanto efficaci per distruggere un libro, ovvero è sufficiente boicottarne la distribuzione, e in una società poco avvezza alla lettura, nella quale l&#8217;economia libraria langue (tranne per i soliti e poco originali <em>blockbuster</em>), è fin troppo semplice fare pressione sugli editori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;When Will We Stop Banning Books?&#8221; è un libro scritto nel 1968 da Maya Angelou, l&#8217;autobiografia di un&#8217;afroamericana che si e scontrata fin dagli anni &#8217;30 col le problematiche del razzismo e della miseria. Il titolo fa riferimento alla poesia &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.poetryfoundation.org/poems/46459/sympathy-56d22658afbc0" target="_blank">Sympathy</a></span></strong>&#8221; composta nel 1899 da Paul Laurence Dunbar, considerato il primo afroamericano che ha &#8220;osato&#8221; scrivere romanzi ambientati nel mondo dei <em>wasp</em> (White Anglo-Saxon Protestant), e per questo motivo i suoi testi hanno spesso trovato scarsissimo accoglimento editoriale, costringendolo per anni a una vita grama.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella zona superiore del <em>patchwork</em> trovere un titolo che forse vi dirà poco. Si tratta del romanzo &#8220;To Kill a Mockingbird&#8221;, che forse vi è più noto nella sua trasposizione cinematrografica col titolo &#8220;Il buio oltre la siepe&#8221;. Anche in quel caso, essendo presente nel testo un&#8217;aperta condanna dei pregiudizi razziali, negli Stati Uniti il libro fu oggetto di campagne denigratorie (di cittadini bianchi ovviamente) che ne richiedevano l&#8217;esclusione da ogni biblioteca pubblica, con quella delle scuole <em>in primis</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il successo ottenuto in Val d&#8217;Argent, Mattea Jurin ha scelto di continuare nella rappresentazione &#8220;forte&#8221; di ciò che significa essere una donna.</span></h5>
<div id="attachment_8017" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8017 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s-e1688203960294.jpg" alt="Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s" width="560" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è un pezzo di stoffa? E soprattutto perché la stoffa incide in modo considerevole nel mondo femminile?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il collegamento tra la realizzazione dei vestiti e la donna è spesso frutto di un malinteso, infatti da sempre sono esistiti i sarti, e suppongo in proporzione maggiore alla controparte femminile. Putroppo le disugualianze sociali hanno relegato le famiglie povere a occuparsi nella maniera più efficiente possibile della loro sopravvivenza, relegando l&#8217;uomo (maschio, robusto, dominante) ai lavori di fatica, e la donna (femmina, debole, succube) alla cura della casa e dei figli, e tra quelle mansioni ci stava anche la realizzazione e la manutenzione degli abiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per le più fortunate (leggi ricche) un pezzo di stoffa non era semplice materia prima da utilizzare con parsimonia, bensì una scelta estetica, un modo distintivo di vestire, uno <em>status symbol</em>, peccato che, tranne rarissimi casi, si trattasse di una gabbia dorata nella quale la donna doveva seguire i dettami e le costrizioni del gusto maschile. In buona sostanza la catena di grezzo cotone era stata semplicemente sostituita da una di morbidissima seta.<br />
Non andrebbero nemmeno dimenticate (e condannate) tutte quelle situazioni dove un pezzo di stoffa diventa una prigione nella quale la donna viene costretta a nascondersi, una reclusione a vita che ha il preciso scopo di farla sentirte una <em>minus habens</em>, e perciò sottomessa al potere maschile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altro discorso vale per la <em>quilter</em>, dai primi <em>patchwork</em> in avanti, ovvero da quando la stoffa perse le sue funzioni originali per diventare il seme di qualcosa di più grande, più espressivo, più distante dalle ristrettezze quotidiane o dalle imposizioni sociali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi trovo ragionevole pensare che un pezzo di stoffa dovrebbe cessare di essere un marchio estetico, sociale ed economico, e a quel punto ogni donna potrebbe guardare alla stoffa come a un mare sul quale navigare fin oltre l&#8217;orizzonte conosciuto, che sia una <em>quilter</em> o meno.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la dimostrazione di come un elemento quanto mai classico come l&#8217;esagono del &#8220;Giardino della nonna&#8221; possa essere declinato in maniera originale e artistica.</span></h5>
<div id="attachment_8018" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8018 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia-e1688204019463.jpg" alt="Fabia Delise - Falesia" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Fabia Delise &#8211; Falesia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La falesia è un tratto roccioso di costa che scende a picco sul mare. Immagino che, almeno dal punto di vista mediatico, le falesie delle bianche scogliere di Dover siano le più note, come pure dovremmo ricordare bene quelle presenti nel famoso film &#8220;I cannoni di Navarone&#8221; (girato sulle Tremiti).</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace pensare che Fabia Delise abbia voluto rappresentare le falesie di Duino, vicine a me, e per certi motivi vicine anche a lei.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono convinta che un&#8217;associazione ha più forza quando riesce a immaginare delle iniziative condivise, ossia quando propone di interpretare con la stoffa una singola tipologia di soggetti. Al PPM2023 ho avuto occasione di ammirare alcune opere realizzate dalle <em>quilter</em> del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Klub</a></strong></span><a style="color: #000000;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank" rel="home"> che </a>hanno presentato una collezione di finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca.<br />
Questa associazione raccoglie una trentina di <em>quilter</em>, e ogni estate hanno l&#8217;abitudine di trascorrere assieme una settimana nella cittadina di Neveklov (ma perché non sono nata a Praga?), per scambiarsi idee, impressioni, progetti, sogni e, non c&#8217;è niente di male, anche qualche pettegolezzo.<br />
Essendo venute a conoscenza che esisteva un progetto locale di recupero della sinagoga e del cimitero ebraico, le quilter del BPK hanno deciso di collaborare con l&#8217;iniziativa &#8220;<em>Patchworková okna synagog</em>&#8220;, alla quale hanno partecipato, oltre a undici associate, altre sedici <em>quilter</em> ceche, e se non è un successo questo&#8230;<br />
Il risultato ottenuto è un&#8217;interessante collezione di opere che sono state esposte a Praga e quindi a Brno. Missione compiuta, direi.<br />
Nota a margine: le fotografie delle finestre originali non le abbiamo scattate noi, ma le abbiamo raccattate qua e là sul <em>web</em>. Chi avesse da ridire, non ha che da scriverci.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8024" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže-e1688285289799.jpg" alt="Hana Dlhá – Synagoga Luže" width="360" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Dlhá – Synagoga Luže</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8027 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/SynagogaLuže_01.jpg" alt="SynagogaLuže_01" width="499" height="386" /><span style="color: #000000;">La sinagoga di Luže è del 1780, quindi in stile barocco, ma come tante altre è possibile che sia stata ricostruita sopra una precedente, dato che è segnalato un insediamento ebraico fin dal XVI secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sinagoga si è conservata abbastanza bene in maniera del tutto accidentale. Nel 1940 l&#8217;appartamento dello <em>shammash</em> locale venne occupato da una persona che si occupava della concia delle pelli di coniglio, processo che avveniva negli ampi spazi della sinagoga. Per essicare le pelli era appunto indispensabile che l&#8217;ambiente fosse asciutto, e inoltre i prodotti chimici utilizzati allontanavano gli insetti dannosi. Questi due fatti evitarono che muffa e tarli mandassero in rovina la sinagoga, anche se, a onor del vero, l&#8217;edificio sulla Zidovna (denominazione &#8220;ufficiosa&#8221; utilizzata dagli abitanti di Luže) patì l&#8217;abbandono totale dopo il conflitto, e persino vennero sottratte alcune preziose lapidi del cimitero. Il restauro, iniziato alla fine degli anni&#8217;90, ha ripristinato lo stato della sinagoga all&#8217;aspetto del 1930, anche se non si svolgono più funzioni religiose. Sia l&#8217;edificio che l&#8217;annesso cimitero sono visitabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8030" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8030 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín-e1688290786358.jpg" alt="Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín" width="360" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín</p></div>
<p><img class="aligncenter wp-image-8032 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Kolín-synagoga-e1688294047817.jpg" alt="Kolín-synagoga" width="620" height="319" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;attuale sinagoga di Kolín venne eretta nella seconda metà del XVII secolo, sullo stesso sito di una sinagoga precedente del XIV secolo. Se si esclude la sinagoga di Praga, quella di Kolín è la più antica della Boemia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la guerra la sinagoga tornò alla sua funzione di edificio di culto fino al 1953, quando cessò di esistere una comunità ebraica a Kolín, e divenne monumento nazionale della Repubblica Cecoslovacca. Gran parte degli arredi vennero portati in una sinagoga di Denver, mentre gli oggetti più piccoli si trovano nel Museo Ebraico di Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8034" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8034 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha-e1688292900874.jpg" alt="Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha" width="640" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8036 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/KlausovásynagogaPraha_01-e1688294009188.jpg" alt="KlausovásynagogaPraha_01" width="620" height="452" /><span style="color: #000000;">Questa qui sopra non è veramente la finestra di una sinagoga, trattandosi invece di una di quelle della sala cerimoniale del Cimitero di Praga che fa parte della Sinagoga Klausen di Praga, e più precisamente si tratta di un edificio legato alla &#8220;<em>Chevra Kadisha Gomlei Chasadim</em>&#8221; (La Santa Confraternita di coloro che compiono opere di beneficenza), un&#8217;organizzazione nata settecento anni fa che ha lo scopo di assicurare che tutti gli ebrei siano sepolti secondo i dettami della tradizione ebraica. Non sto qui a descrivere le operazioni che la confraternita della <em>Chevra Kadisha</em> compie prima della sepoltura, mi sembrerebbe macabro e fuori luogo. Comunque, se vi va di saperlo, sul <em>web</em> troverete sufficienti notizie, compresa quella che a quel processo di preparazione della salma partecipano molte donne, in taluni casi in proporzione doppia rispetto agli uomimi. Come dire, i compiti ingrati capitano sempre a noi&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8038" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8038 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha-e1688295372685.jpg" alt="Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha" width="360" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Confesso che avendo visitato Praga più volte, compresa la Sinagoga Alta, ma non ho memoria di una finestra raffigurante il <em>Golem</em>. In ogni caso questo pannello <em>patchwork</em> ha un suo fascino (oscuro).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Costruita nel 1577 sulle fondamenta di un antico edificio medievale, la Sinagoga Alta deve il suo nome anche posizione leggermente più elevata che la metteva al riparo delle frequenti inondazioni causate dalla Vltva (Moldava) che affliggevano il quartiere di Josefov.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche sulla leggenda del <em>Golem</em> ci sarebbe un discorsetto da fare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel lontano (ma neppure tanto) 1915 usciva nelle sale cinematografiche “Il Golem”, un film ispirato alla leggenda del gigante d’argilla creato nel XVI secolo da un potente rabbino del ghetto ebraico di Praga, <em>rabbi</em> Loew.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà (la realtà sulle origini di questa leggenda e non la realtà di un essere immaginario) già nel XII secolo, a Worms, a 500km da Praga, in un trattato mistico venne ipotizzata la creazione di un <em>Golem</em> mediante un rituale magico. Invece in nessuna parte della ponderosa documentazione lasciata da <em>rabbi</em> Loew si accenna a un <em>Golem</em>, pertanto è da escludersi un suo collegamento con questa leggenda, neanche ipotetico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È probabile che la storia del <em>Golem</em> abbia viaggiato nei secoli come fiaba orale, forse per spaventare i bambini, forse per vaticinare una protezione suprema contro un sempre possibile <em>pogrom</em>, fatto sta che nel 1838 un certo Klutschak, giornalista di belle speranze, pubblicò alcuni racconti suggestivi sul vecchio cimitero ebraico, sul famoso <em>rabbi</em> e sulla sua creatura d’argilla: il <em>Golem</em> (anzi, sbagliando, il <em>Golam</em>). Dieci anni dopo questo racconto di fantasia fu ripreso da altri autori, con maggior risonanza, fino ad arrivare alla ribalta mondiale della settima arte, diventando oggetto di credulità generale tra coloro che cedono volentieri al fascino dell’occulto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vorrei far notare una piccola coincidenza temporale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1818 usciva nelle librerie “Frankestein o il Prometeo moderno”, un romanzo gotico della giovanissima Mary Shelley, ripubblicato poi nel 1831. Potrebbe darsi benissimo che Klutschak, visto il successo del <em>best seller</em> londinese, abbia pensato bene di dare forma scritta a quella storiella del ghetto per ricavarsi una fettina di celebrità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta misteri, basta tristezze, basta storia, è il momento di una boccata d&#8217;aria fresca, meglio se profumata dai coloratissimi fiori di Květa Surá, un <em>quilt</em> a chilometro zero, essendo lei un&#8217;artista del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://patchworkbrno.webnode.cz/" target="_blank">Patchworkový Klub Brno</a></span></strong>.</span></h5>
<div id="attachment_8040" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8040 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-e1688296639759.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže" width="480" height="677" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže</p></div>
<div id="attachment_8041" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8041 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail-e1688296702544.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come si dice, il presagio nel nome. Infatti Květa sta per fiore in ceco, e direi che questa <em>quilter</em> morava ha trovato subito la sua strada.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra <em>quilter</em>, altri fiori, altro stile.</span></h5>
<div id="attachment_8053" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8053 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01-e1688378213753.jpg" alt="Mirosłava Pucek – Blue Garden_01" width="560" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Mirosłava Pucek – Blue Garden</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da quel che ho intuito, Mirosłava Pucek ama particolarmente i fiori, quando ci sono, nei prati o sugli alberi in primavera e in estate. oppure sui <em>patchwork</em>, in autunno e in inverno (e si sa che l&#8217;inverno polacco non scherza&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo prato blu potrebbero esserci dei fiordalisi, dei nontiscordardime, dei papaveri blu, fate voi, comunque l&#8217;effetto è notevole.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per sopravvivere è necessario adattarsi, bisogna aprirsi all&#8217;arte, a nuovi materiali, a nuove forme, a nuove tecniche, in buona sostanza a nuovi incroci, perché solamente così potranno crescere nuove forme espressive, e solo allora chi ammira ma non ama il <em>patchwork</em> tradizionale troverà il coraggio di esporsi.</span></h5>
<div id="attachment_8054" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8054 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung-e1688379598380.jpg" alt="Adelheid Lau - Offnung" width="560" height="593" /></a><p class="wp-caption-text">Adelheid Lau &#8211; Offnung</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stampare, dipingere, ritagliare, incollare, sono azioni tipiche di chi vede nella stoffa non dei mattoni per erigere un formale edificio, bensì una pagina bianca sulla quale fissare la voglia di dare forma visibile a sogni, paure, ricordi, speranze, e anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Offnung&#8221;, apertura, così si intitola l&#8217;opera di Adelheid Lau, e non potrebbe essere altrimenti per la varietà di materiali e modi di utilizzo degli stessi, ferma restando la peculiarità non trascurabile che si tratta del riutilizzo di elementi preesistenti in altra forma, un valore oggi, in un mondo di eccessiva predisposizione al consumo, troppo spesso trascurato.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, eccovi anche una <em>clip</em> che abbiamo montato e che anche potete trovare su YouTube, volendo persino in HD.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xZWOcfzSEZ0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuso questo articolo con la fotografia dell&#8217;opera che più si avvicinava ai miei (strambi) gusti, non mi resta che tirare un po&#8217; di somme (attenzione, chi piglio piglio&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se torno con la memoria all&#8217;edizione 2022 del PPM, l&#8217;immagine che mi viene in mente è quella di una persona che si è appena riavuta da una grave malattia. Quest&#8217;anno le cose andavano decisamente meglio, diciamo che la &#8220;convalescenza&#8221; procede nel migliore di modi, anche se ci vorrà un po&#8217; di tempo prima che ci si riprenda del tutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La presenza al PPM di molte artiste internazionali è un bel segnale, e pure la qualità delle opere esposte ha mostrato un <em>trend</em> positivo. Mi angustia un po&#8217; la sensazione che la manifestazione forse non abbia riscosso il successo di pubblico che meriterebbe. Magari i numeri mi smentiranno, magari tutto è dovuto alla vastità di spazi espositivi nei quali ci si perde, magari sono io che mi aspetto sempre troppo, però questo è, non posso farci niente se non buttare lì delle ipotesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da mia abitudine, ancora una volta esprimo la convinzione che la peste cinese, oltre alla penosa lista di vittime, ha lasciato uno strascico nel quale riconosco un diffuso pessimismo, una certa inerzia creativa, minore predisposizione a viaggiare e persino una larvata fobia nei riguardi di eventi pubblici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nulla mi toglie dalla mente che anche la scelta di Brno come sede espositiva, pur rispondendo a plausibili vantaggi pratici, manca del fascino che può vantare Praga, anche se ricordo ancora bene il clima &#8220;equatoriale&#8221; che si godeva nella struttura dell&#8217;Hotel Step di Praga, come pure la &#8220;facilità&#8221; di raggiungere la Malletova, in periferia. Però, specialmente per chi veniva dall&#8217;estero, la vista al PPM poteva coincidere con la visita della capitale, ovvero quel che si dice &#8220;prendere due piccioni con una fava&#8221;. Non è che la città di Brno sia brutta, c&#8217;è anche lì qualcosa di bello da vedere, specialmente nei dintorni, ma è innegabile che il richiamo di Praga ha storicamente un altro peso. Forse, la butto lì, si potrebbe pensare ad alcune iniziative collegate per l&#8217;occasione, per esempio una visita guidata della città, delle escursioni verso i numerosi castelli (difficilmente raggiungibili senza l&#8217;automobile), una gita sul carso moravo oppure a Olomouc, insomma, il materiale non mancherebbe.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento non mi resta che salutarvi a darvi appuntamento alla prossima edizione del PPM, ricordandovi due cose, la prima è che altre immagini non presenti in questo articolo sono visibili sulla mia pagina Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong> (per gli anni precedenti vedere <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021</a></span></strong>, <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013</a></span></strong>), la seconda, più importante, è che le fotografie che abbiamo inserito non rendono giustizia all&#8217;opera originale, intendo dal vivo. Perciò se ci tenete all&#8217;arte tessile visitate le mostre, darete così una soddisfazione agli espositori e voi potrete ammirare i <em>patchwork</em> in tutto il loro splendore. Su!<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Val d&#8217;Argent 2022</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 08:51:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E anche stavolta ce l’abbiamo fatta! A fare&#8230; cosa? A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="  alignleft wp-image-7363" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1140639.jpg" alt="P1140639" width="369" height="492" />E anche stavolta ce l’abbiamo fatta!</span><br />
<span style="color: #000000;"> A fare&#8230; cosa?</span><br />
<span style="color: #000000;"> A non beccarci il Covid, e che altro. Siamo stati in Francia e in Svizzera, paesi nei quali le mascherine non sono obbligatorie, e quindi il loro utilizzo è scarsissimo e assolutamente discrezionale. Per non parlare della Turchia, in particolare di Istanbul, dove alla famosa signora “Non ce n&#8217;è Coviddi” dovrebbero conferire la cittadinanza onoraria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Del nostro viaggio organizzato nel sultanato di Erdoğan, delle sue luci e ombre magari ne scriveremo in futuro giacché questo <em>post</em> è dedicato alla mostra spedizione in Alsazia, curata, come sempre, dalla mia guida turistica personale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Tanto per partire in scioltezza voglio mettere subito un punto fermo, ovvero che questo viaggio è stato l’ultimo chiodo piantato sulla bara dei miei spostamenti in treno per i quali è prevista una coincidenza a Milano. <em>NO MORE</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per non far concorrenza alla sua Frecciarossa per Parigi, Trenitaglia ha deciso bene di far morire Thello, il treno notturno sulla tratta Venezia Santa Lucia – Paris Gare de Lyon. Troppo comodo per noi scendere al mattino a Dijon e da lì salire su un TGV per Strasburgo, veramente troppo comodo. Così siamo stati costretti a prendere una freccia per Milano Porta Garibaldi, freccia per modo di dire visto che è arrivata in ritardo, e poi scapicollarci per capire da dove sarebbe partito di lì a poco il treno per Basel. Infatti la stazione è carentissima di informazioni sulle piattaforme, situazione resa ancor più complicata dal fatto che per spostarsi dai binari passanti a quelli di testa bisogna impegnarsi in un percorso labirintico e mal segnalato. Tanto per non smentirsi, al ritorno il binario del treno per Venezia è stato precisato solamente qualche minuto prima della partenza. Già noi con due piccoli <em>trolley</em> abbiamo faticato affrettandoci su e giù per corridoi e scale fino al binario, perciò mi chiedo se quegli scaldapanche assunti per concorso si rendono conto di quanto possa essere complicato spostarsi lì con un bagaglio solo leggermente più ingombrante e magari con qualche difficoltà motoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando mi capiterà di tornare in Alsazia partirò dall’Austria, da Villach via Mannheim o col bellissimo nightjet Wien – Strasbourg, oppure ancora, extrema ratio, con Flixbus da Venezia (aereo anche no, grazie), e lo stesso anatema vale anche per tutti gli altri viaggi che avrò la fortuna di compiere in Europa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, ora che mi son tolta questo puntuto sassolino dalla scarpa posso passare a cose più piacevoli, ovvero il Carrefour Européen du Patchwork 2022.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p><span id="more-7360"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come sempre mi sono sistemata a Sélestat, posizione strategicamente perfetta per raggiungere la Val d’Argent e le altre suggestive località alsaziane, nonché paesino molto tranquillo, ambiente ben diverso dal caos disneyano di Colmar. Quest’anno la mia personale agenzia di viaggi ha scovato un suggestivo sottotetto in un palazzo del XV secolo dichiarato monumento storico nel 1984. Cosa chiedere di più?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="wp-image-7365 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030136-e1665749192481.jpg" alt="P1030136" width="640" height="427" /></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ah sì, potremmo aggiungere che l’autostazione di Sélestat è stata completamente rifatta, ora dotata di ampie pensiline per non bagnarsi quando piove. Una mattina c’è capitato di notare un gazebo accanto alla stazione. Sulle prime s’era pensato a un’attività commerciale o all&#8217;evento di qualche associazione in cerca di firme e sottoscrizioni. Invece si trattava di un’iniziativa di GrandEst, la locale azienda di trasporto pubblico. In buona sostanza stavano pubblicizzando l’apertura di una nuova linea di autobus, con tanto di volantini informativi e orari aggiornati. Proprio come da noi…</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-7367 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/P1030156-e1665749312563.jpg" alt="P1030156" width="640" height="360" /></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Basta, meglio cambiare discorso, che più ci penso a come (non) funzionano le cose qui e più mi sale la bile, meglio parlare di stoffe (e non solo&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Voto della ventisettesima edizione del Carrefour Européen du Patchwork: 7+.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ne valeva la pena. Sono tornata a casa con la sensazione di aver visto molte più cose di quante sono stata in grado di memorizzare sul momento, e questo <em>post</em> mi offre l’occasione di rivederle per apprezzarle nuovamente come meritano, forse anche di comprenderne il senso.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Come si dice, fuori il dente fuori il dolore, perciò parliamo subito del concorso “Au fil des contes”, il cui tema chiedeva di rappresentare ciò che ha segnato la fantasia della propria infanzia, favole, personaggi, sogni e ricordi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo dire la verità, temevo un’invasione di personaggi stereotipati, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, la Sirenetta, Pinocchio, lupi, orchi, puffi, draghi, topolini, porcellini, gatti, anatroccoli e chi più ne ha più ne metta. Invece con mio grande sollievo sono stata smentita. Tranne qualche facile riferimento fiabesco devo dire che la maggior parte delle concorrenti ha interpretato il tema con sufficiente libertà e apprezzabile originalità. È ovvio, non tutto ha incontrato i miei gusti, e come sempre ho condiviso solo in parte le scelte della giuria. Ormai si sa che caratteristiche come l’effetto speciale fine a sé stesso, la rappresentazione ruffiana, la furberia, la tecnica incerta, il <em>politically correct</em> mi fanno venire l’orticaria, però avevo già deciso di soprassedere e di concentrarmi sulle opere che mi dicevano qualcosa di originale e di armonico.</span><br />
<span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Ecco allora l’opera che mi ha subito impressionato e che in cuor mio ho sperato che ne venisse riconosciuto il valore, cosa che effettivamente è avvenuta.</span></h5>
<div id="attachment_7369" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7369 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-Tea-bowl-e1665751416678.jpg" alt="Tark Jungeun - Tea-bowl" width="480" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl</p></div>
<div id="attachment_7370" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7370 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Tark-Jungeun-–-Tea-Bowl-Detail-e1665751474281.jpg" alt="Tark Jungeun – Tea Bowl - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Tark Jungeun &#8211; Tea-bowl &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guardate e stupite. Non trovo le parole per descrivere l&#8217;eleganza di quest&#8217;opera, un soggetto semplice, solido, comprensibile, eppure intriso di quel misticismo orientale che ancora resiste alla globalizzazione e al tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non si tratta di una banale scodella in ceramica, è un <em>Chawan</em> o un <em>Tenmoku</em> (solamente l&#8217;autrice potrebbe essere più precisa), ovvero una ciotola per la cerimonia del tè, quel rituale che risale al XII secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;artista ricorda di quando sua madre riempiva per lei, allora bambina, quella ciotola, non solamente di té chiarissimo, ma anche di luce e amore. Ora sono i figli di Tark Jungeun a godere della stessa magia contenuta in tale ciotola, e si spera che l&#8217;incantesimo non si perda nelle generazioni a venire.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se mi è consentito muovere una critica, ritengo che si sarebbe dovuto utilizzare un supporto più rigido per il <em>backing</em>. L&#8217;opera infatti presentava un considerevole difetto di planarità probabilmente dovuto a sbalzi di temperatura e umidità, un peccato veniale che comunque non ne sminuiva la bellezza.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Mattea Jurin non so nulla, e me ne cruccio in quanto il suo <em>quilt</em> &#8220;Big girls don’t cry&#8221; la palesa come un&#8217;artista meritevole di attenzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La scelta di colori è perfetta, come pure la composizione tormentata degi alberi. Entrambe trasmettono un senso di minaccia incombente, una cupezza non del tutto fugata dai cromatismi più vivaci che filtrano tra i rami. Mi piace pensare che la bimba su quel sentiero stia creando da sé una luce di speranza, e per farlo basta convincersi che pur se piccole si è comunque grandi dentro, e le ragazze grandi non piangono, affrontano i problemi.</span></h5>
<div id="attachment_7384" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7384 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mattea-jurin-Big-girls-don’t-cry-e1665939270215.jpg" alt="Mattea jurin - Big girls don’t cry" width="480" height="715" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin &#8211; Big girls don’t cry</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Complimenti a Mattea Jurin, per la parte artistica dell&#8217;opera è ovvio, ma soprattutto per la scelta interpretativa del tema del concorso, la memoria di angosce d&#8217;un tempo lontano che lei ha saputo superare con coraggio e determinazione.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Baba Jaga, Medea, Circe, Lilith, e adesso ho fatto la conoscenza di Bruja Piruja, una strega ben differente dalle sue colleghe più famose. Si tratta di una sorta di <span class="mw-page-title-main">Till Eulenspiegel al femminile, una strega dispettosa e anche un po&#8217; sfortunata che vive in una caverna colma di cianfrusaglie. Per la legge del contrappasso un mattino viene colpita dal &#8220;colpo della strega&#8221;, restando immobilizzata a letto. Con l&#8217;aiuto del suo corvo riuscirà a guarire, ma solamente dopo aver promesso che non lancerà più incantesimi. Ma&#8230; lo farà davvero?<br />
</span></span></h5>
<div id="attachment_7387" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7387 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-e1665940728129.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja" width="480" height="699" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja</p></div>
<div id="attachment_7388" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7388 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Bruja-Piruja-Detail-e1665940805409.jpg" alt="Isabel Muñoz – Bruja Piruja - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Bruja Piruja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come non essere attirate da quel mezzo sguardo ammaliatore? Potrebbe avere lo stesso potere di Medusa. L&#8217;occhio e la bocca spiccano diabolici sua quella figura che il bianco e nero disegnano come un insistito ritmo musicale che non lascia un attimo di respiro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora, per alleggerire l&#8217;atmosfera vi regalo questa filastrocca.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ojpH1zIe1_I?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è uno di quei lavori che non ci stancherebbe mai di guardare.</span><br />
<span style="color: #000000;">In effetti so poco o nulla di Lucy Pevensie, un personaggio della saga de &#8220;Le cronache di Narnia&#8221; di C. S. Lewis., se non quello che ho letto su Wikipedia. A quanto ho capito, attraversando un portale magico all&#8217;interno di un armadio lei si ritrova in un mondo dove l&#8217;inverno dura cento anni a causa di un sortilegio della Strega Bianca.</span><br />
<span style="color: #000000;">La coraggiosa Lucy si troverà ad affrontare peripezie, fino alla scofitta della strega.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ha rappresentato Lucy in quel mondo gelato accanto al famoso lampione vivo, ma il dinamismo della bimba sarà in grado di cambiare le cose, e già lo si intuisce dai colori più caldi dietro agli alberi.</span></h5>
<div id="attachment_7395" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7395 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Rhoda-Bennett-Brave-Lucy-e1665944511599.jpg" alt="Rhoda Bennett - Brave Lucy" width="480" height="659" /></a><p class="wp-caption-text">Rhoda Bennett &#8211; Brave Lucy</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un&#8217;immagine affascinante, ricca di colore e di luce, anche dove tutto si smorza nel grigio, e pare proprio che Lucy stia per uscire dal quadro.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io e il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / traduttore / <em>pusher</em> / guida turistica / ecc. ci siamo fermati a lungo a osservare quest&#8217;opera cercando di coglierne il messaggio. I titoli non erano ancora stati esposti, perciò godevamo della massima libertà interpretativa. Devo ammettere che lui ha immediatamente riconosciuto la tastiera di un pianoforte, e allora rimaneva da spiegare il perché di quell&#8217;immagine &#8220;mossa&#8221;, come se si stesse osservando qualcosa attraverso una superficie d&#8217;acqua appena appena increspata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;unica spiegazione era che si trattasse di un ricordo, ciò che la mente conserva ma che non è in grado di riportare con precisione assoluta, anzi il più delle volte si tratta di una complessa opera di mediazione.</span><br />
<span style="color: #000000;">Avevamo ragione.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;autrice ricorda il suo sogno giovanile di diventare una grande pianista, ma anche la sofferenza e la solitudine che lo studio di quello strumento comportava, tanto che mi viene da pensare a un&#8217;immagine vista attraverso un velo di lacrime.</span></h5>
<div id="attachment_7396" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7396 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kang-Geunhea-Re-dream-e1665946502264.jpg" alt="Kang Geunhea - Re-dream" width="480" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Kang Geunhea &#8211; Re-dream</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche in questo caso, a prescindere dalla qualità artistica dell&#8217;opera, devo fare i miei complimenti per come Kang Geunhea sia riuscita dare un&#8217;originale forma visibile al tema del concorso.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse in questo caso il mio <em>sherpa</em> / fotografo / <em>webmaster</em> / ecc. ha subito riconosciuto in quell&#8217;immagine la rappresentazione visuale di una gianografia dal suo libro &#8220;365 uova di giornata&#8221;:</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span class="fontstyle0" style="color: #000000;">Gianografia n°159 &#8211; FANTASMI<br />
Per ricordare il passato non ci vuole molto, ma per ricordare il futuro è indispensabile una buona dose di memoria. Se non ne siete convinti provate a rammentare i vostri sogni d’un tempo.</span><em><span class="fontstyle0" style="color: #000000;"><br />
</span></em></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente non potevano mancare i riferimenti diretti con le fiabe, e tra tutte le opere questa di Kestrel Michaud è quella che mi ha divertito di più.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur non raggiungendo la fama delle storie più famose scritte dai fratelli Grimm (Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, tanto per citare dei titoli), la fiaba &#8220;I musicanti di Brema&#8221; spicca per alcuni aspetti surreali, per l&#8217;assenza di ogni aspetto pedagogico o edificante, e per il fatto che tutto avviene a seconda del caso e della fortuna. Non per questi motivi dovrebbe venir considerata una fiaba &#8220;minore&#8221;, soprattutto se si riflette su quanto il caso e la fortuna prevalgono anche nella lontanissima (nel tempo e nello spazio) raccolta di racconti &#8220;Le mille e una notte&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7397" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7397 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kestrel-Michaud-Bremen-town-musicians-e1665946641444.jpg" alt="Kestrel Michaud - Bremen town musicians" width="480" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud &#8211; Bremen town musicians</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va da sé che a rendere ancora più pregevole questo <em>quilt</em> non è stata solamente la scelta del tema, ma anche la sua rappresentazione grafica. Kestrel cerca di ottenere dai suoi lavori una suggestione tridimensionale, e anche stavolta con un gioco sapiente delle ombre e delle trasparenze è riuscita a creare una scena viva, e per giunta ci si aspetta da un momento all&#8217;altro di sentir ragliare, abbaiare, miagolare e cantare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non vi ricordate come faceva quella fiaba, gustatevi la narrazione di Vittorio De Sica (scusate se è poco&#8230;) trasmessa dalla Rai nel 1961, quando la televisione aveva ancora qualche funzione educatrice e noi si andava a letto dopo Carosello.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yvnN7vFOr8A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Altri lavori più o meno interessanti li potrete trovare nella mia <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">galleria Flickr</a></span></strong> dedicata alle mostre del 2022, oppure, quando sarà disponibile, potreste ordinare il catalogo Prestige direttamente dal sito del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.patchwork-europe.eu/index.php" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho inserito qui tutte le opere del concorso, riservando lo spazio a quelle che hanno di più hanno fatto vibrare le mie corde. Non si pensi che gli altri <em>quilt</em> fossero brutti, anzi nella maggioranza dei casi ne ho ricavato un&#8217;impressione positiva, però, come dicono gli americani, &#8220;non tutti i gusti sono alla vaniglia&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Allora lasciamo il concorso e andiamo a vedere le altre mostre, arrivando a un collegamento inaspettato con Fabrizio De André.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il titolo di quest&#8217;opera di Hildegard Mueller è &#8220;Raw on Row&#8221;, fila dopo fila. Sono parole tratte dalla poesia &#8220;In Flanders Fields&#8221; di John McCrae, composta nel maggio del 1915 dopo la seconda battaglia di Ypres alla quale il tenente colonnello canadese prese parte in qualità di ufficiale medico.</span></h5>
<table style="height: 431px;" width="869" cellspacing="0" cellpadding="4">
<colgroup>
<col width="128*" />
<col width="128*" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">In Flanders fields the poppies blow<br />
Between the crosses, row on row,<br />
That mark our place; and in the sky<br />
The larks, still bravely singing, fly<br />
Scarce heard amid the guns below.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">We are the Dead. Short days ago<br />
We lived, felt dawn, saw sunset<br />
glow,<br />
Loved and were loved, and now we lie,<br />
In Flanders fields.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Take up our quarrel with the foe:<br />
To you from failing hands we throw<br />
The torch; be yours to hold it high.<br />
If ye break faith with us who die<br />
We shall not sleep, though poppies grow<br />
In Flanders fields.</span></p>
</td>
<td style="background: transparent;" width="50%">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri<br />
Tra le croci, fila dopo fila,<br />
Questo segna il nostro posto; e nel cielo<br />
Le allodole, cantando ancora con coraggio, volano<br />
Appena udite tra i cannoni di sotto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa<br />
Abbiamo vissuto, sentito l&#8217;alba, visto il tramonto brillare<br />
Amanti e amati, adesso giacciamo<br />
Sui campi delle Fiandre.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Riprendete voi la lotta col nemico:<br />
A voi con le nostre mani cadenti passiamo<br />
La torcia; siano le vostre a tenerla alta.<br />
Se non ci ricorderete, noi che moriamo,<br />
Noi non dormiremo, anche se i papaveri cresceranno<br />
Sui campi delle Fiandre. </span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_7415" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7415 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-e1666014195193.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row" width="480" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row</p></div>
<div id="attachment_7416" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7416 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Hildegard-Mueller-–-Row-on-row-Detail-e1666014229861.jpg" alt="Hildegard Mueller – Row on row - Detail" width="640" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">Hildegard Mueller – Row on row &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante il servizio funebre per l&#8217;amico Alexis Helmer caduto in quella battaglia, John McCrae osservò come i papaveri crescessero rigogliosi attorno alle tombe dei caduti, e da quell&#8217;immagine trasse l&#8217;ispirazione per la sua poesia.<br />
Come allora non ricordare anche i versi de &#8220;La guerra di Piero&#8221;, scritti quasi cinquant&#8217;anni dopo da Fabrizio De André?</span></h5>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dormi sepolto in un campo di grano<br />
non è la rosa non è il tulipano<br />
che ti fan veglia dall&#8217;ombra dei fossi<br />
ma sono mille papaveri rossi.</span></h6>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Della bravura di Angela Minaudo ho già avuto modo di scrivere nel <em>post</em> <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d&#8217;Argent 2021</a></span></strong>. Quest&#8217;anno le è stato riservato lo spazio per un&#8217;esposizione tutta sua, un riconoscimento che va oltre ogni valutazione personale. Non sono molte le <em>quilter</em> nostrane che possono vantare la patente di &#8220;artista internazionale&#8221;, e se ciò può essere motivo di legittima soddisfazione è anche implicitamente una condanna, quella di cercare di superarsi sempre per non deludere mai. Le premesse ci sono&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7421" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7421 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Automne-e1666019312346.jpg" alt="Angela Minaudo - Automne" width="480" height="671" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Automne</p></div>
<div id="attachment_7422" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7422 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Angela-Minaudo-Stop-Please-e1666019378593.jpg" alt="Angela Minaudo - Stop! Please" width="480" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Stop! Please&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo nei paraggi di casa mia e andiamo a fare una gita in Slovenia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono passati quasi dieci anni da quando a Kranj si tenne la mostra &#8220;<a style="color: #000000;" href="https://www.facebook.com/events/531305766934315/" target="_blank">Čas za patchwork</a>“, la prima esposizione organizzata da Margareta Vovk Čalič. Di quell&#8217;esperienza abbiamo la testimonianza di un <em>post</em> intitolato &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=120" target="_blank">Non c&#8217;è ragione</a></strong></span>&#8220;, nel quale riportiamo le immagini degli inizi del gruppo di Margareta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo che ritrovare le <em>quilter</em> slovene in Val d&#8217;Argent mi ha fatto un certo effetto. In primo luogo è prevalsa la soddisfazione personale per aver visto a suo tempo i loro primi passi e di averne intuito le qualità, e poi si spera sempre che i semi del <em>patchwork</em> trovino nuove terre, nuove artiste e nuove forme espressive.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento prevalgono ancora i blocchi tradizionali, ma già si nota all&#8217;orizzonte qualche interessante proiezione artistica del <em>patchwork</em>.  </span></h5>
<div id="attachment_7425" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7425 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Margareta-Vovk-Čalič-–-Nebula-e1666023057786.jpg" alt="Margareta Vovk Čalič – Nebula" width="640" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Margareta Vovk Čalič – Nebula</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E proprio Mateja Dimnik sembra aver preso una strada che potrebbe portarla molto lontano, anche perché ha tempo per crescere, energie da spendere, fantasia da esplorare, cultura dalla quale pescare e una giusta dose di temerarietà.</span></h5>
<div id="attachment_7426" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7426 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-e1666023146753.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe</p></div>
<div id="attachment_7427" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7427 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Mateja-Dimnik-Universe-Detail-e1666023126353.jpg" alt="Mateja Dimnik - Universe - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mateja Dimnik &#8211; Universe &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del resto chi si cimenta col nero è una <em>quilter</em> sicura di sé e di ciò che intende esprimere. Troppo facili e ammiccanti i <em>patchwork</em> realizzati con belle stoffe variopinte, allegre, ben abbinate, mentre il nero è impegnativo, per tutto, per il contrasto, per l&#8217;invasività, per il messaggio, e anche per la vista.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Innovazione per innovazione, ecco una delle cose più strane che mi sono capitate di vedere quest&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;">Si tratta di una trama realizzata in materiale sintetico, probabilmente colla liquida a caldo, accoppiata con pezzi di film di plastica da imballo, ipotizzo in polietilene.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è uscito una specie di merletto <em>random</em>, stile Jackson Pollock azzardo a dire, e anche se a prima vista potrebbe sembrare l&#8217;essenza del caos, osservandolo con più attenzione si nota un disegno preciso, un progetto.</span></h5>
<div id="attachment_7440" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7440 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Carré-de-verdure-n°2-e1666024408123.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2" width="640" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Carré de verdure n°2</p></div>
<div id="attachment_7441" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7441 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Sandrine-Pincemaille-–-Sous-bois-Detail-e1666024438195.jpg" alt="Sandrine Pincemaille – Sous bois - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sandrine Pincemaille – Sous bois &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certamente più di qualche <em>quilter</em> avrà sollevato un sopracciglio alla vista delle opere di Sandrine Pincemaille, se non addirittura le avrà semplicemente considerate &#8220;fuffa&#8221;, quando invece si tratta di un esperimento audace dove al posto del cotone, del poliestere, della lana, è stato utilizzato un filo liquido, cosa ben diversa da un <em>exploit</em> buttato lì tanto per stupire.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sono convinta che bisognerebbe giudicare queste nuove vie espressive con mente aperta e occhio ben disposto, perché potrebbe capitare un domani che su un <em>quilt</em> più tradizionale stia bene una contaminazione audace come questa, un trapianto avveniristico, una virgola di pazzia.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovreste già sapere che a me piace saltare da palo in frasca, e allora eccovi dei lavori &#8220;tradizionali&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà ho messo quell&#8217;aggettivo tra virgolette in quanto si tratta di una tradizione inventata, come i <em>kilt</em> scozzesi e gli acchiappasogni nordamericani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I pannelli sottostanti si chiamano <em>molas</em>, e vengono applicati sugli abiti delle donne Kuna delle isole San Blas, vicino a Panama, e più che un manufatto tradizionale andrebbe considerata come una forma di identità distintiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fino ai primi anni del XX secolo era comune il <em>body painting</em>, ma dall&#8217;incontro con le coloratissime stoffe provenienti dal continente (anche stoffe di recupero nella più autentica interpretazione del <em>patchwork</em>), nonché dalla crescente disponibilità di strumenti relativamente nuovi per loro quali forbici, lamette, aghi e filo, nacque l&#8217;idea di dare forma più stabile alla loro espressione grafica-culturale. Va detto che i Kuna hanno sempre difeso con tenacia la loro indipendenza territoriale e sociale, fino alla rivoluzione del 1925 che li portò all&#8217;autonomia dal governo panamense. Per inciso, una delle scintille che accese l&#8217;animo dei rivoluzionari fu il divieto di indossare le <em>molas</em>, ragion per cui si può ben capire il valore culturale di tale indumento.</span></h5>
<div id="attachment_7448" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7448 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-01-e1666170542882.jpg" alt="Molas - 01" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Molas</p></div>
<div id="attachment_7449" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7449 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-03-e1666170653120.jpg" alt="Molas - 03" width="640" height="510" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<div id="attachment_7450" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7450 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Molas-04-e1666170689685.jpg" alt="Molas - 04" width="640" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">Mola</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I Kuna hanno una visione del cosmo a livelli, otto per la precisione, e per le <em>molas</em> sono previsti al massimo sette strati, dato che nell&#8217;ottavo ci sta ciò che loro definiscono Dio e che comprende la terra, l&#8217;oceano, il sole e la luna (l&#8217;essere umano è solamente al quarto livello). A base otto è anche il loro modo di contare (le dita che si possono toccare con il pollice), e se pensate che sia un sistema antiquato e poco pratico sappiate che la numerazione ottale è utilizzata anche nell&#8217;informatica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I disegni possono rappresentare cose reali, come animali o piante, ma pure dare forma visibile a ragionamenti filosofici, come l&#8217;involuzione di un pensiero o la ricerca della verità, e sono decine; tanto per citarne qualcuno: spirale, tartaruga, farfalla, freccia, iguana, arcobaleno, vento del Sud, cuscino&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ops, quasi dimenticavo di spiegare la caratteristica principale delle <em>molas</em>, ciò che li rende uniche. I disegni nascono per &#8220;sottrazione&#8221;, ovvero tagliando lo strato superiore appare il colore dello strato inferiore, e così via di livello in livello fino al completamento del disegno. Diciamo che come difficoltà sta alla pari con i dipinti su vetro di Hlebine, anche quella una forma d&#8217;arte assolutamente <em>naïve</em>.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Huehuetenango vi dice niente? No, non è una divinità Maya. Allora forse Antigua? Immagino che stiate pensando a quell&#8217;isola delle Piccole Antille, ma anche in questo caso siete fuori strada. Entrambi sono i nomi di due delle migliori zone di produzione del caffé in Guatemala.</span><br />
<span style="color: #000000;">A questo punto sarebbe logico sospettare che a me piaccia il caffè, e avreste ragione al cento per cento.</span><br />
<span style="color: #000000;">Amo il caffè, il caffè nero senza zucchero, perché il Bourbon guatemalteco è già dolcissimo del suo. Se vi va andatevi a vedere come il mio <em>sherpa</em> / <em>webmaster</em> / fotografo / ecc., e ora anche <em>barman</em>, mi prepara il &#8220;Capo in B&#8221;, un caffè tipico della zona dove vivo. Qui il <em>post</em> relativo &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2020/04/20/le-moment-le-plus-beau-de-la-journee/" target="_blank">Le moment le plus beau de la journée</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quindi come non poteva attirarmi un&#8217;opera dal titolo &#8220;Black Coffee&#8221;?</span></h5>
<div id="attachment_7492" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7492 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Black-coffee_C-e1666290342812.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Black coffee_C" width="480" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Black coffee</p></div>
<div id="attachment_7460" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7460 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Priscilla-Bianchi-–-Eye-candyRosario-de-dulces-Detail-e1666202658683.jpg" alt="Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Priscilla Bianchi – Eye candy(Rosario de dulces) &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del Guatemala però non apprezzo soltanto caffè, ma anche le meravigliose opere di Priscilla Bianchi, con i caldissimi colori della sua terra. Lei ama utilizzare le stoffe guatemalteche per matenere vivi e attuali i motivi tradizionali dando loro sempre nuove configurazioni, un meticciato estetico che ben definisce il suo impegno artistico e il rispetto per una cultura antica e mai dispersa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">TELAS è l&#8217;acronimo di The East Los Angeles Stitchers, un gruppo di artiste che promuove i <em>quilt</em> della comunità latina della California meridionale. Sulla base di modelli disegnati dalla defunta Jane Tenorio-Coscarelli sono stati realizzati dei pannelli che fanno riferimento al Día de los Muertos (il giorno dei morti), una celebrazione messicana in ricordo dei defunti.<br />
Difficile per noi comprendere lo spirito quasi carnevalesco di quella cerimonia, e del resto le sue origini si perdono nell&#8217;era precolombiana, quando il rapporto con la morte e con i morti era vissuto in maniera più intima, più passionale, quasi bidirezionale. Forse nella formazione di tale modo di vedere hanno influito i secoli di ininterrotti sacrifici umani in onore di terribili divinità assetate di sangue.</span></h5>
<div id="attachment_7476" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7476 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yolie-Barrozo-–-Una-chola-refinada-e1666283998913.jpg" alt="Yolie Barrozo – Una chola refinada" width="360" height="759" /></a><p class="wp-caption-text">Yolie Barrozo – Una chola refinada</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si potrebbe presumere che anche Yvette Campos-Kratzeisen abbia radici sudamericane, e invece lei è un&#8217;alsaziana DOC che si è innamorata dei motivi inca, maya, aztechi e altri ancora. Rivisitandoli a suo gusto ha donato loro nuova vita, nuovi colori, nuove suggestioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il suo modo di operare è simile alle <i>Chinoiserie</i> del XIX secolo, quando artisti europei amavano riportare sulle loro opere dei motivi cinesi, decorazioni che pur non essendo perfettamente fedeli a quelle originali riuscivano comunque a trasmettere un senso di esotismo e di raffinatezza.</span></h5>
<div id="attachment_7469" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7469 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-e1666278590736.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen" width="640" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen</p></div>
<div id="attachment_7468" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7468 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Detail-e1666278255559.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7470" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7470 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-e1666279107336.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru" width="640" height="349" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru</p></div>
<div id="attachment_7471" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7471 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Yvette-Campos-Kratzeisen-Viru-Detail-e1666279172381.jpg" alt="Yvette Campos-Kratzeisen - Viru - Detail" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Yvette Campos-Kratzeisen &#8211; Viru &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Indubbiamente questo è un altro modo di interpretare il <em>patchwork</em>, e vi confesso che non mi dispiace affatto. Oltre all&#8217;intrigante effetto estetico va detto che questi pannelli tradiscono un&#8217;abilità manuale fuori dal comune. Complimenti.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">No, non si tratta di rovine di templi maya, siano tornati di qua dell&#8217;Oceano Atlantico, come fece circa venticinque anni fa Denise Labadie, viaggiando dagli USA in Irlanda per visitare la terra dei suoi avi.</span><br />
<span style="color: #000000;">L&#8217;effetto che ebbe su di lei quella realtà di pietre così antiche, così solide, così immutabili fu travolgente e definitivo, quasi pari all&#8217;illuminazione di San Paolo sulla strada di Damasco. Da allora è tornata sempre presso quelle vecchie pietre, per osservarle, per sentirne la trascendenza, per avvertire i secoli di storia che le hanno appena appena sfiorate, e soprattutto per ascoltarne il messaggio. Perché lei è diventata così intimamente connessa con loro da farsi accettare e ne ha appreso il linguaggio, ascolta le parole sussurrate a chi, tra le fuggevoli essenze di carne e sangue, sa ascoltare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che lei fa non è solamente una suggestiva opera tessile, è invece il tentativo di riportare a noi quei segreti messaggi affinché si possa comprendere quant&#8217;è ridicola l&#8217;umana illusione di potenza.</span></h5>
<div id="attachment_7478" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7478 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Bonamargy-Friary-e1666286389763.jpg" alt="Denise Labadie – Bonamargy Friary" width="480" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Bonamargy Friary</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il convento di Bonamargy in Irlanda risale al 1485, e tra le sue rovine sono stati rivenuti documenti molto antichi, tra i quali una delle principali opere teologiche di San Tommaso d&#8217;Aquino.</span></h5>
<div id="attachment_7479" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7479 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Denise-Labadie-–-Monastic-ruin-at-Glendalough-e1666286433682.jpg" alt="Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough" width="480" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie – Monastic ruin at Glendalough</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora più antico è il sito del monastero di Glendalough la cui fondazione risale al VII secolo. Oggi è diventato una delle principali attrazioni di pellegrinaggio dell&#8217;Irlanda medievale. Le sue rovine e altre simili sono visitabili all&#8217;interno di un parco naturale di ben 200 chilometri quadrati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non così antiche ma abbastanza vecchie sono le cose che Françoise Grall ama riportare su stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le sue origini sono bretoni, quelle di un promontorio che s&#8217;incunea nell&#8217;Oceano Atlantico e ne ottiene i favori e i castighi in egual misura.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era logico che di barche ne vedesse, e anche quelle non più utilizzabili che finivano in qualche cimitero di scafi per essere &#8220;cannibalizzate&#8221;. Indubbiamente quei ricordi giovanili le sono rimasti impressi, tanto da spingerla a tentare di dare forma visiva a quelle malinconiche sensazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;">Grazie alla sua preparazione (ha studiato chimica) e a delle brillanti soluzioni tecniche ha esplorato le possibili connessioni tra spessore e tessuto, materia e colore, attrezzi e strumenti da cucito, ed è riuscita, con metodi che qui non rivelerò, a ottenere delle rappresentazioni &#8220;materiche&#8221; degne di una mostra d&#8217;arte pittorica.</span></h5>
<div id="attachment_7484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7484 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Vieille-cocque-de-bateau-2-e1666288994652.jpg" alt="Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Vieille cocque de bateau 2</p></div>
<div id="attachment_7485" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7485 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Peinture-écailées-de-bateaux-3-e1666289012930.jpg" alt="Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Peinture écailées de bateaux 3</p></div>
<div id="attachment_7486" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7486 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Françoise-Grall-–-Patch-planétes-1-e1666289071274.jpg" alt="Françoise Grall – Patch planétes 1" width="640" height="681" /></a><p class="wp-caption-text">Françoise Grall – Patch planétes 1</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ne ho inseriti qui &#8220;solamente&#8221; tre dei suoi lavori, a malincuore. Avrei voluto mostrarli tutti, ma avrei rischiato di sottoporvi alla dittatura del mio gusto personale, dato che queste sono state per me tra le opere migliori di questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork. Comunque, per chi lo desiderasse, c&#8217;è sempre il mio album su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> per vederne altre.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Contaminare, che passione!</span><br />
<span style="color: #000000;">La purezza è bella, è misurata, è fedele a sé stessa, ma talvolta anche sterile e stucchevole. Quanto di più mi piacciono le unioni improbabili, sorprendenti, audaci, ma anche figlie di appassionate scelte estetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;">Natalia Lashko è nata russa, a pochi chilometri dalle rive del Don, però oggi vive in Ucraina, e di quella terra ci riporta i temi popolari. Lo fa, quando si dice la contaminazione, con il ricamo di paglia, una tecnica nata in Russia nel XVI secolo a imitazione dell&#8217;oro.</span><br />
<span style="color: #000000;">Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;">A lei si è unito suo figlio Illyaz, e con lui sono arrivate idee nuove e prospettive meno formali, l&#8217;ennesima contaminazione.</span></h5>
<div id="attachment_7497" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7497 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-e1666338682286.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01" width="640" height="421" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01</p></div>
<div id="attachment_7498" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7498 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Illia-and-Natalia-Lashko-–-01-Detail-e1666338732944.jpg" alt="Illia and Natalia Lashko – 01 - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Illyaz and Natalia Lashko – 01 &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7499" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7499 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Natalia-Lashko-–-Hey-hey-hey-falcons-e1666340473943.jpg" alt="Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!" width="480" height="673" /></a><p class="wp-caption-text">Natalia Lashko – Hey, hey, hey, falcons!</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Natalia Lashko avevo già visto un&#8217;opera a Verona nel 2019 (<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6235" target="_blank">qui</a></span></strong> il post relativo), però questa tecnica del ricamo con la paglia è stata una scoperta veramente interessante.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ok, ora che abbiamo scoperto i ricami di paglia possiamo passare al reparto &#8220;cose strane&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Monique Alphand, Marithé Malferiol e Michel Perrier sono tre collezionisti tessili che hanno deciso di offrire una visione diversa dell&#8217;antico <em>patchwork</em> francese. Si potrebbe pensare che essendo inglese la parola &#8220;<em>patchwork</em>&#8221; anche tale tecnica di tagliare e ricucire sia una prerogativa del mondo anglosassone.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sbagliato.</span><br />
<span style="color: #000000;">A parte il fatto che i primi <em>patchwork</em> (in pelle) sono stati rinvenuti tra le rovine egizie di qualche migliaio di anni fa, a parte il fatto che il temine &#8220;<em>quilting</em>&#8221; deriva dal latino &#8220;<em>culcita</em>&#8220;, a parte il fatto che in Persia i nomadi già assemblavano i tappeti Kilim, a parte il fatto che mennoniti e amish sono originari della Sassonia, della Svizzera e dell&#8217;Alsazia, a parte tutto ciò l&#8217;uso di riassemblare pezzi di stoffa per realizzare oggetti di utilità domestica o di arredamento era diffuso anche in Francia.</span><br />
<span style="color: #000000;">La differenza maggiore è frutto della distanza culturale (e geografica) tra il <em>patchwork</em> europeo e quello delle colonie inglesi d&#8217;oltreoceano, poi diventate la federazione degli Stati Uniti. In queste ultime la carenza di materia prima, volutamente causata dagli inglesi per mantenere l&#8217;esclusiva della produzione tessile, comportò la pressante necessità di riutilizzare ogni pollice quadrato di stoffa anche frusta per realizzare delle trapunte da imbottire, prima con le foglie secche e poi con materiali più durevoli, mentre in Europa prevaleva talvolta l&#8217;aspetto decorativo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ne è un esempio questo pannello di linguette di lana (non molto antico per la verità), nel quale vengono rappresentate faccende di una quotidianità assoluta, ricordi, avvenimenti personali, ricorrenze e via dicendo.</span></h5>
<div id="attachment_7503" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7503 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine_C-e1666342743462.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine_C" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine</p></div>
<div id="attachment_7505" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7505 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Francine-et-Michel-Perrier-–-Languettes-de-laine-Detail-e1666342859675.jpg" alt="Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Francine et Michel Perrier – Languettes de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E che dire di questo splendido  pannello di lana finemente ricamato con eleganti <em>appliqué</em> di fiori? Le iniziali suggeriscono che forse è stato realizzato per celebrare due sposi, magari non per il giorno delle nozze ma per un importante anniversario.</span></h5>
<div id="attachment_7509" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7509 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-e1666345582740.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine</p></div>
<div id="attachment_7510" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7510 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Marithé-et-Didier-Malfériol-–-Appliqué-de-fleurs-et-broderies-sur-drap-de-laine-Detail-e1666345618935.jpg" alt="Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Marithé et Didier Malfériol – Appliqué de fleurs et broderies sur drap de laine &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Quando si dice appassionarsi al <em>patchwork</em>&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Caroline Legrand ha lavorato come grafica ed è una delle co-fondatrici del Théâtre du Soleil (quisquilie insomma), per diventare infine una <em>designer</em> tessile. La sua professione l&#8217;ha portata a contatto con le culture tessili di tutto il mondo, e lei ha deciso di farne un oggetto di studio, una ricerca che le ha consentito di pubblicare numerosi libri splendidamente illustrati.</span><br />
<span style="color: #000000;">In Val d&#8217;Argent lei ha portato qualche pezzo della sua ricca collezione, come questi indumenti di origine vietnamita,&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7512" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7512 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-e1666346197899.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam</p></div>
<div id="attachment_7513" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7513 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Costume-Lolo-Fleuri-Vietnam-Detail-e1666346226605.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri - Vietnam - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Costume Lolo Fleuri &#8211; Vietnam &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; o questa intrigante coperta proveniente dall&#8217;India, uno zibaldone di colori che in virtù di un qualcosa di indubbiamente magico si tengono comunque insieme.</span></h5>
<div id="attachment_7514" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7514 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Catherine-Legrand-–-Couverture-Kantha-Surpiquée-–-Inde-Gujarat-Rajasthan-e1666347459690.jpg" alt="Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan" width="640" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Catherine Legrand – Couverture Kantha-Surpiquée – Inde-Gujarat-Rajasthan</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre dall&#8217;India arriva questo vestito dei Banjara, una casta commerciale molto gelosa delle sue tradizioni tessili. Sullo sfondo un antico <em>patchwork</em> americano (collezione Catherine Legrand) dai colori ben intonati con l&#8217;abito. Complimenti a Liliane e Armel Chichery per la felice scelta espositiva.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7516" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7516 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Liliane-Armel-Chichery-–-Jupe-et-Bustier-Banjara-–-Inde-e1666347905396.jpg" alt="Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde" width="480" height="717" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Liliane &amp; Armel Chichery – Jupe et Bustier Banjara – Inde</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altra collezionista che pesca oggetti tessili da tutto il mondo è Tuulikki Chompré.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che vedete qui sotto non era destinato a essere indossato, e nemmeno appeso a una parete. Si tratta della parte di una ricca bardatura del cammello utilizzato per la cerimonia di un matrimonio turkmeno.</span></h5>
<div id="attachment_7520" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7520 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-e1666348783248.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan" width="600" height="685" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan</p></div>
<div id="attachment_7521" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7521 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Tuulikki-Chompré-–-Harnachement-de-Chameau-pour-Mariage-–-Turkménistan-Detail-e1666348755906.jpg" alt="Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan - Detail" width="480" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Tuulikki Chompré – Harnachement de Chameau pour Mariage – Turkménistan &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dalla collezione di Nicole Roca ecco cinque pannelli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo. Non conosco il periodo di realizzazione di questi pannelli, però pensando alla travagliata e sanguinosa storia di quel paese si può ben dire che si tratta di oggetti preziosi, quasi dei &#8220;sopravvissuti&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7523" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7523 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Collection-Nicole-Roca-RDC-Congo-e1666349671434.jpg" alt="Collection Nicole Roca - RDC Congo" width="640" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Collection Nicole Roca &#8211; RDC Congo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo questo giro del mondo (ma non è finita qui&#8230;) torniamo nella cara e vecchia Europa.<br />
Eszter Bornemisza non si ripete mai. Pur conservando un suo stile che gioca sulla trasparenza, sulle ombre, sull&#8217;inconsistenza, sulla fragilità, riesce sempre a dare forma (quasi immateriale) ad alcune immagini dalle quali è difficile staccare lo sguardo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Niente è esplicito nelle sue composizioni, tutto va cercato, interpretato, accettato, ci si deve semplicemente arrendere alla suggestione che quelle trasmettono.</span></h5>
<div id="attachment_7500" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7500 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Eszter-Bornemisza-–-Scanning-the-living-e1666340742174.jpg" alt="Eszter Bornemisza – Scanning the living" width="480" height="812" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza – Scanning the living</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Non è la prima volta che Etsuko Ochiai espone in Val d&#8217;Argent. La sua specialità era, ed è, la tintura indaco della stoffa eseguita con metodi tradizionali giapponesi. Per quest&#8217;opera lei ha deciso di uscire dalla bidimensionalità applicando sulla base (poliestere?) un vello di riccioli di seta, probabilmente seta grezza, un lavoro di estrema pazienza. La domanda sorge spontanea: ma come li ha tenuti assieme?</span></h5>
<div id="attachment_7534" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7534 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-e1666515186241.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms" width="480" height="660" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms</p></div>
<div id="attachment_7535" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7535 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Etsuko-Ochiai-–-Dancing-silkworms-Detail-e1666515212427.jpg" alt="Etsuko Ochiai – Dancing silkworms - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Etsuko Ochiai – Dancing silkworms &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, in questi anni ho visto utilizzare di tutto nel <em>patchwork</em>. Oltre ai comunissimi cotone, lana, seta, poliestere, anche foglie, vetro, plastica, fili elettrici, carta, organza, pergamena, scorze d&#8217;uovo e altro ancora che al momento ricordo. Però questo materiale non me l&#8217;aspettavo, è stata una vera scoperta, uno dei lavori più intriganti dell&#8217;esposizione.</span></h5>
<div id="attachment_7538" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7538 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-e1666516493800.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit" width="640" height="482" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit</p></div>
<div id="attachment_7539" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7539 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Dieter-Filler-Nobl-exit-Detail-e1666516506621.jpg" alt="Dieter Filler - Nobl-exit - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Dieter Filler &#8211; Nobl-exit &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bucce d&#8217;arancia, ecco di cos&#8217;è composta quest&#8217;opera, e vi dirò, l&#8217;effetto era sorprendentemente piacevole.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non ho idea di come stia assieme il tutto e nemmeno di quanto possa mantenere inalterato il suo aspetto. Forse va considerato arte effimera come i <em>mandala</em> di granuli di pietrisco colorato del Tibet, la cui esistenza fisica è limitata, però la loro bellezza incide talmente nella memoria da garantirne un&#8217;esistenza duratura.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span><br />
<span style="color: #000000;">Confesso di non sapere cosa sia lo <em>zumkou</em>, potrei ipotizzare un abito tradizionale, ma non mi arrischio oltre. Pregherei chi ne sapesse qualcosa di illuminarmi in merito. Comunque questi lavori di Martine Molet Bastien sono molto belli, con i loro colori vivaci e un originale assemblaggio <em>crazy</em> che li trasfigura.</span></h5>
<div id="attachment_7541" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7541 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-02-e1666519176336.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - 02" width="480" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou</p></div>
<div id="attachment_7542" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7542 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Martine-Molet-Bastien-Comment-fais-tu-le-zumkou-Detail2-e1666518458786.jpg" alt="Martine Molet Bastien - Comment fais-tu le zumkou - Detail2" width="360" height="753" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet Bastien &#8211; Comment fais-tu le zumkou? &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Veniamo ora a un&#8217;opera per la quale non trovo aggettivi (impressionante? Monumentale? Smisurata? Incredibile?). Fate voi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Coronavirus ha cambiato molte delle nostre abitudini, e non sempre in meglio, ma il suo impatto maggiore è stato quando per frenarne la diffusione vennero applicate delle misure di quarantena. Durante quel periodo di arresti domiciliari era fin troppo facile farsi prendere dallo sconforto, perdere l&#8217;ispirazione e la felicità di creare, farsi opprimere da una visione fosca del futuro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cecilia Koppmann si ribellò a quello stato di cose, decise di tenere unita la delicata trama che idealmente unisce le <em>quilter</em> di tutto il mondo, e lo fece grazie a quell&#8217;unica finestra ancora disponibile: <em>internet</em>. Giorno dopo giorno diffuse in rete dei brevi filmati che illustravano le tecniche di realizzazione di un blocco, suggerendo di seguirla nella realizzazione di una trapunta. Più di 600 persone da 26 paesi diversi aderirono alla sua iniziativa, la quale in quel terribile periodo aveva quasi la valenza di una seduta psicoterapeutica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poteva bastare? Nemmeno per sogno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiese a chi aveva partecipato di inviarle un blocco di 4&#8243; rappresentante una casa, e dall&#8217;unione di quelle tessere è nata l&#8217;opera sottostante</span></h5>
<div id="attachment_7544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7544 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-e1666520613221.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena" width="640" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena</p></div>
<div id="attachment_7547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7547 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail1-e1666522397978.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail1" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_7548" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7548 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecilia-Koppmann-630-artists-–-Quilt-colectivo-de-la-quarentena-Detail2-e1666522417155.jpg" alt="Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena - Detail2" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Cecilia Koppmann &amp; 630 artists – Quilt colectivo de la quarentena &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un lavoro difficile, difficile da comunicare, difficile da organizzare, difficile da assemblare, e vi confesso anche difficile da fotografare, per le sue dimensioni in primo luogo, ma anche perché attirava così tanto l&#8217;attenzione che non c&#8217;era mai la visuale completamente libera per catturare l&#8217;immagine completa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel filmato sottostante Cecilia Koppmann racconta la genesi e lo sviluppo della sua iniziativa, e su in questa pagina dedicata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ceciliakoppmann.com/quilt-de-la-cuarentena/" target="_blank">Quilt colectivo de la quarentena</a></span></strong> potete trovare i nomi di chi ha partecipato.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/_YJvz8oVvjM?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cecilia Koppmann è argentina, e allora colgo l&#8217;occasione di mostrarvi delle opere interessanti provenienti dalle terre ispanofone, un&#8217;inserto che in questa edizione del Carrefour Européen du Patchwork ha dimostrato che esistono ancora terre da esplorare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Immagine quasi psichedelica in questo lavoro di Blanca García. Indubbiamente le due sfere sembrano uscire dalla superficie piana della stoffa, e i richiami geometrici completano l&#8217;opera.</span><br />
<span style="color: #000000;">Forse non lo terrei appeso in casa questo <em>patchwork</em>, mi risulterebbe un po&#8217; troppo invasivo esteticamente, però dovete ammettere che si tratta di una realizzazione superba.</span></h5>
<div id="attachment_7555" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7555 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-e1666523712345.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados" width="640" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados<span style="color: #000000;"> <br /></span></p></div>
<div id="attachment_7554" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7554 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Blanca-García-–-Dos-mundos-fusionados-Detail-e1666523737505.jpg" alt="Blanca García – Dos mundos fusionados - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Blanca García – Dos mundos fusionados &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sicuramente più rilassante questo <em>patchwork</em> di Teresita Leal, un quadro pittoricamente perfetto.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace il fatto che non si è curata troppo del dettaglio, anzi alcune piccole imperfezioni rendono il tutto più naturale e fluido, mentre la scelta dei colori e dei chiaroscuri denota l&#8217;anima di una vera artista.</span></h5>
<div id="attachment_7557" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7557 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-e1666524484896.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II" width="480" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II</p></div>
<div id="attachment_7558" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7558 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Teresita-Leal-–-My-dishevelled-flowers-II-Detail-e1666524498358.jpg" alt="Teresita Leal – My dishevelled flowers II - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Teresita Leal – My dishevelled flowers II &#8211; Detail</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Carolina Oneto non avrebbe bisogno di presentazioni, in ogni suo <em>quilt</em> lei rappresenta spazi, volumi e colori in combinazioni sempre affascinanti, architetture tessili che si tengono in virtù di uno studio artistico (e  forse anche matematico) accurato.</span></h5>
<div id="attachment_7560" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7560 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carolina-Oneto-–-One-in-every-four-e1666525027379.jpg" alt="Carolina Oneto – One in every four" width="640" height="532" /></a><p class="wp-caption-text">Carolina Oneto – One in every four</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Isabel Muñoz è arrivata in Alsazia con delle opere di forte impatto emozionale, bianchi e neri decisi e rappresentazioni raffinate. Come sempre la mia scelta è la più improbabile, ovvero questo branco di pesci immaginari, una scelta cromatica azzardata, una scommessa comunque vinta dato che la struttura a striscioline variopinte regala a quelle figure l&#8217;illusione del movimento.</span></h5>
<div id="attachment_7561" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7561 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-e1666526245481.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen" width="640" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen</p></div>
<div id="attachment_7562" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7562 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Muñoz-–-Cardumen-Detail-e1666526230126.jpg" alt="Isabel Muñoz – Cardumen - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Cardumen &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi ricordo di Inmaculada Gabaldón, de &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=1306" target="_blank">La caverna de los sueños</a></strong></span>&#8220;, un <em>quilt</em> ammirato durante quella splendida gita che feci a Sitges. Oggi scopro che lei ama molto Venezia (ma a chi non piace?), le sue calli, la sua luce, ma è quando arriva il carnevale che lei si trova nel folle universo dell&#8217;ispirazione creativa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le apparenze ingannano, questo è il titolo della sua opera, e si potrebbe pensare a un collegamento tra la vanità illusoria delle apparenze e l&#8217;effimera vita delle bolle di sapone, mentre la soluzione è molto più semplice ma non per questo meno originale. La figura femminile truccata da <em>clown</em> è in realtà un uomo, e ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che in fin dei conti noi ci fidiamo delle apparenze, e da quelle ci lasciamo volentieri ingannare.</span></h5>
<div id="attachment_7565" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7565 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Inmaculada-Gabaldón-–-Las-aparencias-engañan--e1666527759976.jpg" alt="Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan" width="640" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Inmaculada Gabaldón – Las aparencias engañan</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;impressione è quella di essere in piedi sul terreno e guardare una mongolfiera che si solleva in cielo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche se probabilmente si tratta della riproduzione tessile di una fotografia, Carmen Santamaria ha scelto perfettamente l&#8217;inquadratura, la prospettiva e i colori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chapeau.</span></h5>
<div id="attachment_7569" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7569 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Carmen-Santamaria-–-De-aquí-al-cielo-e1666529463880.jpg" alt="Carmen Santamaria – De aquí al cielo" width="640" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Carmen Santamaria – De aquí al cielo</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h5 style="text-align: justify;">Cecília e Mercè González sono le due componenti del gruppo Desedamas, che scomposto in &#8220;<em>de seda mas</em>&#8221; significa in spagnolo &#8220;più della seta&#8221; (cioè oltre la seta).  La materia prima che utilizzano è prevalentemente la seta, la quale è di volta in volta supporto, tavolozza, pennello, luce, ombra, frontiera e cielo, con risultati sempre sorprendenti (forse anche per loro).<br />
Da qualche tempo si stanno cimentando in esperimenti sinestetici, ovvero con il colore e la forma cercano di richiamare stimoli sensoriali diversi dalla vista, come il calore, il profumo, il sapore, eccetera.<br />
Già nel 2015 ebbi modo di ammirare i loro richiami organolettici, ricordo bene &#8220;Formatges amb melmelades&#8221; e &#8220;Xocolata&#8221;, ma stavolta si sono cimentate in qualcosa di più difficile, qualcosa di astratto: la musica<br />
Ecco qui sotto l&#8217;opera dedicata a Chavela Vargas, pseudonimo di Isabel Vargas Lizano, la cantante costaricana (però messicana di adozione) che segnò un punto di svolta nell&#8217;iconografia della cantante donna, perlomeno in America Centrale, al pari di quanto stava facendo negli stessi anni Marlene Dietrich, quest&#8217;ultima però riccamente supportata dall&#8217;industria dello spettacolo.<br />
Con Frida Kahlo e Tina Modotti fece parte del trio di donne che diede una forma indipendente alla figura femminile.<br />
Cecilia ha voluto richiamare il colore fiammeggiante delle inestinguibili passioni di Chavela, la passione per la musica, la passione per la tequila, la passione per le donne, la passione per la vita.<br />
Dato che l&#8217;opera è sinestetica bisognerebbe anche sfiorarla con le dita per avvertire la morbidezza del velluto, la stessa delle sue canzoni struggenti e della sua voce leggermente arrochita da fumo e alcol.</h5>
<div id="attachment_7571" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7571 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Cecília-González-–-Chavela-e1666530271177.jpg" alt="Cecília González – Chavela" width="600" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Cecília González – Chavela</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi stuzzica la curiosità di sapere come cantasse Chavela, ecco qui sotto una delle sue canzoni più famose &#8220;Paloma negra&#8221;, nella quale la cantante esprime il suo dolore per il fatto che una donna le aveva spezzato il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/bUqzNlbuyD0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p><span style="color: #000000;">  </span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari a questo punto c&#8217;è chi si chiede che fine hanno fatto <em>patchwork</em> tradizionali, se esistono ancora.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente paura, c&#8217;erano anche quelli, comprese le opere Amish, però vi prego di perdonarmi, non mi sono sciroppata dodici ore di viaggio più tutte le arrabbiature per vedere cose che già bene o male conosco. Scorrendo (velocemente) le sale dove erano esposti ho potuto notare che la qualità di esecuzione è sempre eccellente, per me sicuramente inarrivabile, ma non mi dicevano molto, non lo fanno più da anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A ogni buon conto ecco qui degli esempi di quali opere le appassionate della tradizione potevano bearsi.</span></h5>
<div id="attachment_7579" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7579 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-e1666536961977.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking</p></div>
<div id="attachment_7580" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7580 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Jenny-Bear-No-Parking-Detail-e1666536986531.jpg" alt="Jenny Bear - No Parking - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jenny Bear &#8211; No Parking &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Strano ma vero, pare che anche in Australia ci siano problemi di parcheggio, e forse questa ricorrenza di tessere <em>crazy</em> raffigura la fatica e la pazienza per riuscire a trovare il posto adatto dove lasciare l&#8217;automobile.</span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco l&#8217;unico <em>quilt</em> di Kristel Salgarollo che siamo riusciti a fotografare bene. Villa Burrus era stracolma di gente, perciò era impossibile catturare un&#8217;immagine senza che nell&#8217;inquadratura entrasse qualcosa di estraneo.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7582" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7582 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Windemere-e1666537489395.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Windemere" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Windemere</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei ha portato in Val d&#8217;Argent un&#8217;altra opera molto interessante, una bellissima coperta/vestito <em>patchwork</em> con tanto di strascico (che però era sempre a rischio di venire calpestato)</span></h5>
<div id="attachment_7583" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7583 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Kristel-Salgarollo-Mailing-Road-e1666537817905.jpg" alt="Kristel Salgarollo - Mailing Road" width="480" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Kristel Salgarollo &#8211; Mailing Road</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Geometrica, ma non tradizionale, quest&#8217;opera di Peter Hayward, indubbiamente molto d&#8217;effetto. Mediante una sua particolare tecnica riesce a realizzare una <em>mesh</em> in grado di rappresentare figure molto complesse, in questo caso quasi un&#8217;immagine osservata attraverso un caleidoscopio, &#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7584" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7584 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-–-Fireworks-e1666537978149.jpg" alt="Peter Hayward – Fireworks" width="640" height="652" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward – Fireworks</p></div>
<div id="attachment_7586" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7586 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Peter-Hayward-Clottie-e1666538348997.jpg" alt="Peter Hayward - Clottie" width="640" height="635" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Hayward &#8211; Clottie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; oppure il simpatico muso di una gattina.</span><br />
<span style="color: #000000;">Miao.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><br />
<span style="color: #000000;">Dopo tutti quegli spigoli spigoli, quegli angoli retti, quell&#8217;esattezza, consentitemi di tornare a qualcosa di più libero, più informale, più aperto all&#8217;interpretazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Renate Wilde ebbe un giorno l&#8217;occasione di vedere uno stormo di gru che si erano levate dalle coste del Mar Baltico per la loro migrazione verso terre più calde. Una volta perse di vista le gru immaginò di accompagnarle nel loro lungo viaggio attraverso la Germania e la Francia, e associò idealmente la loro migrazione al travaglio della nostra vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli uccelli si riuniscono in un cielo sovrastato da nuvole minacciose, e pur essendo ancora in pochi decidono istintivamente che, non potendo cambiare quel cielo, è necessario cercare un altro cielo più accogliente. Alzatisi in volo trovano altri uccelli della loro specie che condividono il medesimo desiderio, e con quelli condividono pacificamente quel cielo senza confini e le sue strade che scavalcavano anche le montagne più alte. Il tragitto è lungo e non privo di rischi, ma le gru trovano in sé stesse la forza di proseguire, sospinte dalla percezione che lo stormo è protezione, è volontà, è vita. Infine giungono, purtroppo non tutte, in quella che per loro è la terra promessa, o almeno che lo sarà fino alla primavera che prima o poi ha da venire.</span><br />
<span style="color: #000000;">E noi, come ci dovremmo comportare sotto un cielo ostile? Magari sarebbe meglio non incaponirsi nel cercare di cambiare ciò che non si può cambiare, magari dovremmo cercare negli amici e nella famiglia la forza di superare gli accidenti della vita, magari, se avremo forza e fortuna, ritroveremo finalmente la serenità, magari sarebbe meglio che la smetta di scrivere stupidaggini e che mi limiti a parlare di <em>patchwork</em>&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_7589" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7589 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-e1666538846551.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs" width="640" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs</p></div>
<div id="attachment_7590" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7590 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Renate-Wilde-–-Gemeinsam-unterwegs-Detail3-e1666538877754.jpg" alt="Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs - Detail3" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Renate Wilde – Gemeinsam unterwegs &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunque quest&#8217;opera va, secondo me, nella giusta direzione, quella che supera la mera dimostrazione di abilità tecnica per arrivare, dopo un lungo e periglioso faticoso viaggio, al riconoscimento della valenza artistica di quanto ci ostiniamo a fare con ago e filo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che può bastare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è che possa scrivere all&#8217;infinito, questo <em>post</em> finirebbe per essere pubblicato dopo il Carrefour Européen du Patchwork del 2024, e poi rischierei di ripetermi. Se mi avete seguita fin qui sono certa che si sarà capito quali sono le mie preferenze e di come io sia rimasta molto soddisfatta di quanto ho avuto la fortuna di vedere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre ripeto ancora una volta che questo <em>blog</em> riporta solamente in maniera parziale le esposizioni della Val d&#8217;Argent, parziale perché se dovessi pubblicare tutte le opere ne uscirebbe un <em>post</em> lunghissimo e noiosissimo, parziale anche perché io non sono imparziale. Dato che non faccio la giornalista di mestiere e che tutto, dal viaggio alla pubblicazione, è solamente frutto della passione per l&#8217;arte tessile, mi arrogo il diritto di fare le cose a mio gusto, che però ritengo non sia dei peggiori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un&#8217;altra faccenda che non mi stanco mai di ripetere è che le immagini pubblicate non sempre rendono giustizia alle opere esposte. La nostra attrezzatura è tutt&#8217;altro che professionale e perciò i dettagli si possono perdere, come pure la resa dei colori non è mai ottimale. Talvolta anche l&#8217;illuminazione non uniforme dei lavori ci mette del suo per rovinare la riproduzione, e allora al mio fotografo tocca penare per tentare di usare il flash in modalità indiretta, ma vallo a spiegare a chi ha scattato le foto sempre e solamente con lo <em>smartphone, </em>il più delle volte è meglio lasciar perdere. Perciò se volete veramente godere della bellezza delle opere dovete venire a vederle di persona, sul posto, magari non viaggiando con la nostra modalità <em>slow &amp; cheap</em>, magari con trasferimenti più comodi e organizzati. Comunque se vi servissero lumi noi siamo qui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Che altro dire?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come ho già scritto sopra, la presenza di <em>quilter</em> ispanofone era abbastanza nutrita, specialmente centroamericane e sudamericane, il che ha offerto un piacevole tocco di novità a questa edizione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alcune fonti ben informate ci hanno riportato voci circa un certo disappunto di qualche artista francese per una tale &#8220;invadenza&#8221; d&#8217;oltreoceano, ma spero con tutto il cuore che si tratti solamente di voci infondate, oppure del momentaneo disorientamento causato da una novità inattesa. Mi risulterebbe incomprensibile un atteggiamento sciovinista, soprattutto per il fatto che l&#8217;essenza del <em>patchwok</em> sta nell&#8217;unione di elementi diversi dove gli uni fanno risaltare gli altri e viceversa, e lo stesso dovrebbe valere per le persone e le culture. Le nubi all&#8217;orizzonte, come già scrissi lo scorso anno, sono plumbee, la crisi economica dovuta al Coronavirus cinese ancora morde, molte bravissime artiste non stanno diventando sempre più giovani, e trovare nuove appassionate è diventato difficile, almeno dalle mie parti, perciò ogni nuovo ramoscello che dà germogli dovrebbe essere salutato con gioia, sempre, altrimenti si peccherebbe di orgoglio, e l&#8217;orgoglio, si sa, uccide.<br />
Via allora da queste tristezze e cominciamo a contare i giorni che mancano alla prossima edizione del Carrefour Européen du Patchwork, alla prossima gita in Alsazia, all&#8217;appuntamento che rende più dolce e colorato l&#8217;autunno.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7609 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Next2023-e1666706035685.jpg" alt="Next2023" width="480" height="682" /></a> Per chi non ne ha ancora abbastanza, ecco qui sotto un breve filmato, niente di che, solamente qualche minuto di immagini delle mostre (e non solo), e sul mio album del 2022 di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr </a></span></strong>troverete altre opere che per motivi di spazio non abbiamo inserito in questo <em>post</em>.<br />
<span style="color: #000000;">Per le immagini degli anni precedenti potete andare sulle pagine Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">lastoffagiusta2013</span></strong></a>.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yFypehbXiNs?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><em><strong>Ringraziamenti</strong></em></h5>
<ul>
<li>
<h5><em>Il mio sherpa/guida/fotografo/webmaster/ecc. ancora una volta, sperabilmente non l’ultima.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Mélanie della Sweet Home Conciergerie, per la cortese e puntuale accoglienza.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Giove Pluvio, per averci dato buca ancora una volta.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>TER, per le sue carrozze Corail dai divani comodi oltre ogni misura.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Brasserie “Le Central” di Sélestat, ancora una volta per l’insuperabile Edelweiss.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il Carrefour Européen du Patchwork, per tutto il loro lavoro e la perfetta organizzazione.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Pâtisserie Wach Benoît di Sélestat, per i momenti di &#8220;dolce&#8221; relax<br />
</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il nostro &#8220;vecchio&#8221; Lumia con la sua app &#8220;Here&#8221;, per trovare sempre la strada.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Le quilter che hanno cortesemente risposto alle mie email.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Diana Marks, per alcune interessanti informazioni sulle molas.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Wikipedia, per tutto quello che non sapevamo.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>Il paese di Sélestat, per non essere cambiato.</em></h5>
</li>
<li>
<h5><em>La Dea Bendata, per essere stata una paziente amica.</em></h5>
</li>
</ul>
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		<title>One More Time</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via, via, via! Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, ça va sans dire, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg"><img class=" size-full wp-image-7090 alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg" alt="LogoViennaPragaBrno" width="2586" height="954" /></a></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Via, via, via!</strong></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, <em>ça va sans dire</em>, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi imprigionava da un paio d’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Rossana che era partita all’alba di un grigio martedì, è ritornata dopo una settimana e mezza con un considerevole bagaglio di ricordi ma più leggera nello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto viene buona una delle gianografie scritte dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>pusher</em> / fotografo / ecc., e si intitola “ADDIO”.</span><br />
<em><span style="color: #000000;"> Il viaggiatore non conosce ritorno. A partire è uno, a tornare è un&#8217;altra persona. Qualora tornasse quello stesso uno è come se non fosse mai partito.</span></em><span id="more-7089"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi corre l’obbligo di spiegare le cause di questa mia metamorfosi minima, ovvero di come una semplice gita in luoghi meno che esotici e neppure del tutto sconosciuti abbia potuto sortire un tale benefico effetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si dirà che l’esperienza ritrovata di un viaggio all’estero, dopo mesi e mesi di soggiorno obbligato, è già condizione sufficiente per rinfrancare lo spirito, e forse è vero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari ha contribuito pure l’allentamento delle misure sanitarie antipandemiche di Austria e Cechia, un certo <em>lasseiz-fare</em> che, pur giudicandolo avventuroso, ci ha regalato quel briciolo di serenità che mancava da due anni e passa. Non mi illudo, non è finita, non è ancora giunto il momento della pace, ma una tregua è sempre una tregua, e guai a non approfittarne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono debitrice nei confronti della mia personale agenzia di viaggi, la quale stavolta si è superata regalandomi a Praga la più bella sistemazione che potessi desiderare, e anche questo fatto ha di certo contribuito a volgere al bello il mio stato d’animo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7101" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" alt="P1010555" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto vero, però la causa “scatenante” di un tale capovolgimento emotivo è meno appariscente, e forse soltanto ingannevole, come il succedersi imprevisto di eventi suggestivi che formano un quadro visibile solo a chi è disposto a emozionarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo di questi è, non ci crederete mai, Praga.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dubitavo, lo confesso. Nel corso degli anni mi sono ritrovata a detestare un turismo invasivo e incolto, oltre a provare amarezza per una certa decadenza dei costumi sociali, perciò temevo di scendere in una città piegata dalla pandemia, dalla crisi e dalla paura, una crisalide vuota.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece, guarda là, mi sono ritrovata ad abbracciarla come i primi tempi, mi ha riconquistato con un’inaspettata dimostrazione di vitalità, un palese rifiuto di arrendersi alle avversità che la peste cinese ci ha dispensato a piene mani, una città che anzi ha deciso di alzare la posta con tutta una serie di iniziative, sia istituzionali che private, il che, lasciatemelo dire, è stato come un raggio di sole se lo paragoniamo al plumbeo immobilismo al quale ci siamo, purtroppo, assuefatte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7100" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" alt="P1010730" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Non meno stimolante è stata l’occasione di ammirare i <em>quilt</em> esposti a Brno, e per due motivi. Il primo risponde a un’emozione empatica, quella di gioire assieme alle <em>quilter</em> ceche per la rinascita del Prague Patchwork Meeting, una manifestazione che ho sempre amato per motivi che superavano il mero interesse per il <em>patchwork</em>. Il secondo motivo di soddisfazione è stato determinato dalla qualità delle opere esposte, e soprattutto dalla precisa scelta di muoversi in direzione dell’arte, pur essendo questo indirizzo sempre impegnativo per una <em>quilter</em> giacché comporta più domande che risposte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7104" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image - Detail" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Chi frequenta questo <em>blog</em> saprà già che a me piace prendere le cose molto alla lontana, e perciò, prima di arrivare a Brno, la mia agenzia di viaggi ha organizzato delle escursioni culturali a Vienna e Praga alla scoperta di attrazioni e opere note o meno note, antiche o contemporanee, gradevoli o criptiche, consone o sorprendenti, e di ciò trovate traccia nello zibaldone visuale del breve filmato che è stato inserito in fondo a questo articolo.</span></h5>
<div id="attachment_7109" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="Vienna" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7109" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" alt="P1140461" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Vienna</p></div>
<div id="attachment_7111" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7111" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" alt="P1010770_ok" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Praga</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che sarebbe ora che vi parli finalmente del Prague Patchwork Meeting di Brno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo in Moravia, una regione sudorientale della Repubblica Ceca, che però nel Medioevo si estendeva dalla Pannonia alla Slesia comprese, per disintegrarsi all’inizio del X secolo sotto la pressione degli Ungari. Brno divenne unica capitale della Moravia solamente nel 1648 in virtù della sua favorevole posizione difensiva rispetto a Olomouc, un’altra delle tre “capitali” della Moravia assieme a Znojmo.</span></h5>
<div id="attachment_7116" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7116" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" alt="P1020036" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Brno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Cosa potrei dire di questa nuova collocazione della mostra? Uno dei vantaggi è costituito dalla sua prossimità al confine austriaco. Anche se il piccolo aeroporto locale offre pochissimi collegamenti, andrebbe considerato il fatto che bastano solamente due ore di treno per raggiungere l’aeroporto di Vienna, uno <em>hub</em> internazionale servitissimo, e ancor meno per la stazione ferroviaria della capitale austriaca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche la sede espositiva è tutta un’altra musica rispetto a quella di Praga. Si tratta di un grande complesso che, pur avendo quasi un secolo di vita, appare modernissimo e funzionale a qualsiasi manifestazione fieristica, e per di più è relativamente vicino al centro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Prague Patchwork Meeting ne occupava solo una piccola zona, non per esiguità della mostra ma per la vastità dello spazio a disposizione. In buona sostanza di posto per crescere ce n’è a iosa.<br />
Per contro a Brno non è che ci sia tantissimo da vedere. Visitata la fortezza dello Spielberg, le ville Tugendhat e Löw-Beer, la cattedrale e qualche bel giardino, non c&#8217;è altro da fare che girare per il piccolo centro storico. Di posti interessanti ce ne sono anche in Moravia, però raggiungibili con una certa difficoltà se non si dispone di un mezzo di trasporto privato. Allora, visti i prezzi molto ragionevoli, noleggiare un&#8217;autovettura a Brno sarebbe un&#8217;opzione da non trascurare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7120" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" alt="Sfondo1" width="640" height="350" /></a> <span style="color: #000000;">E allora andiamo, Sì, ma dove? Gli spazi sono vastissimi, mi ci perdo. Non mi resta altro che accodarmi a un gruppo di <em>quilter</em> che, ipotesi più che ragionevole, si sta recando come me alla mostra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, si sono perse anche loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un po’ trovo finalmente l’ingresso sotto a un grande cartello dove c’è scritto “Exit”. Preferisco non commentare…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per prima cosa andiamo a salutare Jana Štěrbová, <em>deux ex machina</em> di quest’araba fenice tessile. L&#8217;ho ritrovata sollevata dal risultato che stava ottenendo l&#8217;esposizione, e immagino che il timore di un <em>flop</em> dovuto alla sospensione della mostra per ben due anni e allo spostamento in una sede distante da Praga l&#8217;abbia provato, io almeno ne sarei stata vittima e non c&#8217;avrei dormito la notte. Più che farle i complimenti per la sua tenacia non so che altro dire, e allora via a vedere cos’hanno combinato!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come nelle edizioni precedenti, una zona è stata riservata alle opere che hanno partecipato al concorso “Sauvage” durante il Carrefour Européen du Patchwork del 2021. A parte il fatto che probabilmente le conoscete già, se siete oltremodo curiose vi rimando al mio post “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d’Argent 2021</a></span></strong>” nel quale ho riportato qualche immagine significativa e alcune mie considerazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Siamo a Brno, e quindi andiamo al mare.</span></h5>
<div id="attachment_7127" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7127" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" alt="Bára Bartošová - Sea Wave" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová &#8211; Sea Wave</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è un&#8217;anima artistica in Bára Bartošová, ce ne sono due. Un tale dualismo espressivo e inconciliabile si manifesta nella scelta dei suoi soggetti: scorci di Praga (dove forse ha vissuto) ed elementi della natura da lei riscoperta nella Boemia orientale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era inevitabile che ne scaturisse un impulso ecologista, e il mare, che troppo spesso è utilizzato come una discarica, trova posto nel suo immaginario, in forma di pesce o altro essere vivente, oppure come in questo caso in forma di energia, o per meglio dire di furia incontrollabile. Purtroppo nulla può il mare contro la stupidità umana, e quest&#8217;onda troppo mi ricorda la carica di un toro nell&#8217;arena, tanto impetuosa quanto incapace di ribaltare il suo fato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi ricorderete come faceva quella vecchia canzone &#8220;nel blu dipinto di bluuu&#8230;&#8221;, così ho desiso di continuare su questa linea cromatica, e lo faccio con tutta la serie di sfumature di blu indigo che Glenda Mah crea seguendo le antiche tecniche apprese in Cina, Tibet, Thailandia, Laos, Corea, Cambogia e Giappone, sfumature che potete divertirvi a cercare nell&#8217;opera sottostante.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7129" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7129" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In</p></div>
<div id="attachment_7131" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7131" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le tecniche che lei ha imparato a utilizzare, la più spettacolare di tutte è la tecnica giapponese Shibori, utilizzata per ottenere fantasie astratte sul tessuto mediante piegature o legature, ordinate o casuali, a seconda dell&#8217;effetto finale cercato. Tre secoli di storia e seimila miglia di mare dividevano Glenda dallo Shiìbori, ma lei ci dimostra che nessuna distanza è insuperabile per un&#8217;artista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, non la nostra ma quella di Jaroslava Grycová, la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al PPM non manca mai l&#8217;occasione di ammirare i suoi splendidi quadri realizzati con la tecnica &#8220;confetti&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella sua Moravia lei è capace di trovare degli angoli molto suggestivi dove la natura offre tutto quel che serve per realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, ossia spazio, luce, colore e forma.</span></h5>
<div id="attachment_7138" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7138" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn" width="640" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come una pittrice impressionista, lei adopera le briciole di stoffa per ricomporre un quadro che va oltre la semplice bellezza estetica, che trasmette un messaggio di serenità e di trascendenza. Se mi fermo a lungo davanti a una sua opera quasi mi pare di udire il leggero brusio delle foglie mosse da un alito di vento&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Gyöngyi Váradi ricordo ancora il calore che emanava il suo <em>quilt</em> intitolato &#8220;Exoplanet&#8221; visto a Praga nel 2015. Qui, pur essendo la struttura compositiva molto simile, lei ha cambiato registro. Tutti i colori sono freddi, e da questo cielo non scendono raggi solari, anzi esso minaccia di precipitarci sulla testa come se fosse acqua. Una sensazione del genere l&#8217;ho provata solamente in Norvegia, dove il mare è nero e il cielo si abbassa fino a sfiorarti la nuca.</span></h5>
<div id="attachment_7134" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7134" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies" width="408" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies</p></div>
<div id="attachment_7135" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7135" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strappo poi, è un messaggio nel messaggio. Cosa vuole dirci Gyöngyi Váradi? Forse che dietro a un cielo, per quanto minaccioso esso appaia, c&#8217;è solamente il buio, il nulla? Forse che è necessario strappare la bidimensionalità dell&#8217;opera per entrare coraggiosamente nell&#8217;oscurità del mistero? O magari che il cielo era già strappato da sempre, e che il compito della <em>quilter</em> (e il nostro) è quello di tentare di ricucirne i lembi?</span><br />
<span style="color: #000000;">Lascio la risposta a voi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto intrigante questo esperimento di contaminazione tessile realizzato da Sylwia Ingatowska.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei si è innamorata di un quadro di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall riportato su stoffa, l&#8217;ha preso per aggiungerci tutto quello che la sua ispirazione le suggeriva in forma di esagoni multicolori per dare respiro all&#8217;opera, e infine ha eseguito una quiltatura adeguata per far risaltare le forme sinuose del quadro.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_7147" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7147" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja" width="640" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja</p></div>
<div id="attachment_7148" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7148" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il risultato è un&#8217;immagine ancora più ammaliante dell&#8217;originale, come se dal magma cromatico sorgesse la speranza di un mondo finalmente in armonia e in pace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per curiosità ho dato un&#8217;occhiata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://josephinewall.co.uk/" target="_blank">sito web</a></span></strong> di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall, e lì ho trovato altre bellissime immagini.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più inquietante ma non meno interessante quest&#8217;opera di Enikő Nagy, un <em>quilt</em> che non è un <em>quilt</em>, è una composizione ricercatissima.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;Prigionia&#8221;, così è il titolo, e mi piace immaginare che sia stata ispirato dalle atmosfere siberiane dove László Hudec, uno degli architetti preferiti da Enikő, si trovò a trascorre qualche anno come prigioniero di guerra austroungarico.</span></h5>
<div id="attachment_7151" style="width: 273px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7151" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity" width="263" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity</p></div>
<div id="attachment_7152" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7152" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In che altro modo interpretare gli strati sovrapposti di stoffa se non come taglienti raffiche di vento gelido su strati di ghiaccio, o scheletri di legno che galleggiano su una superficie che di liquido ha solamente le increspature? Il risultato estetico è impressionante, tanto da vicino quanto da lontano.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passerei da un architetto relativamente vicino ai nostri tempi a uno che avendo realizzato le sue mirabili opere dalla fine del &#8216;400 ai primi decenni del &#8216;500 può forse venire considerato il primo grande architetto dell&#8217;età contemporanea (il Medioevo termina infatti nel 1492 con la scoperta dell&#8217;America), nonché uno degli ultimi esponenti del Tardo Gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma prima di presentarvi l&#8217;omaggio che Romana Černá rende a quel maestro insuperabile, consentitemi di spendere qualche parola su Kutná Hora, luogo da visitare assolutamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che fino al 1500 la città era importante quasi quanto Praga, e ciò grazie alle sue redditizie miniere d&#8217;argento. Di quel fiorente periodo ci sono rimaste le testimonianze di ricchi edifici, la &#8220;Corte italiana&#8221;, la cattedrale di Santa Barbara, un piccolo castello, una suggestiva passeggiata riccamente balaustrata e alcune antiche abitazioni.</span></h5>
<div id="attachment_7169" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7169" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" alt="Kutna Hora-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kutná Hora &#8211; Cattedrale di Santa Barbara</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A pochissimi chilometri da Kutná Hora, nella frazione di Sedlec, oltre alla chiesa dell&#8217;Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, sempre in stile gotico, è situata una costruzione che non saprei definire se bizzara o macabra. Si tratta dell&#8217;Ossario di Sedlec, una piccola cappella contenente circa 40.000 (quarantamila!) scheletri umani disposti in modo da formare delle composizioni ordinate e financo con velleità artistiche, così voluta dagli Schwarzenberg, una delle più influenti famiglie dell&#8217;impero asburgico, nonché padroni di mezza Boemia meridionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di inserire qualche mia fotografia dell&#8217;ossario, stavolta preferisco proporvi un breve filmato vagamente surreale girato nel 1970 da Jan Švankmajer, per inciso uno dei registi cechi preferiti dal mio <em>webmaster</em> / guida turistica / <em>sherpa</em> / fotografo / autista / ecc.<br />
Data la crudezza dell&#8217;ambiente, ne sconsiglierei la visione alle persone particolarmente impressionabili.<br />
</span></h5>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden;" src="https://www.dailymotion.com/embed/video/xzx2xj" width="100%" height="100%" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le origini di questo ossario risalgono al XIII secolo, ai tempi di re Ottocaro II di Boemia, quando un frate di ritorno da una crociata portò con sé una giara di terra del Golgota e la sparse nel cimitero di Sedlec. Da quel momento iniziò una sorta di pellegrinaggio di cadaveri destinati alla sepoltura in quel luogo considerato &#8220;sacro&#8221;, sia per desiderio dei parenti e sia come conseguenza delle &#8220;ultime volontà&#8221;. Pestilenze e guerre contribuirono far crescere in maniera esponenziale il numero di defunti lì sepolti, finché nel 1500 si decise di riesumare i resti più antichi per far posto a nuove sepolture, conservando le ossa nei magazzini della chiesa, le quali nel 1870 costituiranno le macabre decorazioni della cripta attualmente visitabile. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma torniamo a cose più allegre, ovvero all&#8217;opera di Romana Černá dedicata all&#8217;architetto Benedict Rejt, al quale dobbiamo la grandiosa cattedrale gotica di Kutná Hora. Egli è inoltre l&#8217;artefice della Sala Vladislav del castello di Praga. Quel salone è di dimensioni impressionanti, lungo sessantadue metri, largo sedici e alto tredici, caratterizzato da un’imponente volta gotica a crociera ogivale.<br />
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<div id="attachment_7158" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7158" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" alt="Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt" width="547" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Romana conoscevo bene la sua predilezione per tutte le sfumature del blu, dall&#8217;alice al denim, dall&#8217;acciaio al fiordaliso, perciò potrete ben comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti a questa sua opera dove quella tonalità è quasi del tutto assente.<br />
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<div id="attachment_7182" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7182" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" alt="Romana Černá" width="400" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Bark Beetle</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>quilt</em> soprastante faceva parte di una serie di opere realizzate dalle artiste di Art Quilt Harbour sul tema dello scarabeo della corteccia, o per meglio dire su quello e sui percorsi delle gallerie che le larve di quel coleottero scavano giusto sotto la corteccia esterna degli alberi. Purtroppo per Romana, il colore dominante era il marrone, chiaro quello del legno, scuro quello del coleottero, e il tutto le richiamava alla mente i ragni. Posso facilmente supporre che anche voi non proviate molta simpatia per quegli animaletti, ed era lo stesso per Romana, perciò lei decise di mutare il <em>beige</em> in bianco e il marrone in grigio. Ne è uscito fuori qualcosa che assomiglia a una vecchia parete con la malta screpolata e delle piccole falene che aspettano di staccarsi da quella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Breve inciso di biologia. Lo scarabeo della corteccia attacca in genere solamente le conifere morte, mentre una pianta sana riesce a difendersi abbastanza bene. Se però la quantità di alberi morti è eccessiva questo coleottero si moltiplica in maniera tale da riuscire ad aggredire in massa anche fusti sani, i quali a loro volta si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo, dopo la tempesta Vaia che ha abbattuto decine di milioni di conifere, era urgente rimuovere quanto prima tutte le piante che il vento aveva schiantato.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuna mostra <em>patchwork</em> può dirsi completa se non c&#8217;è un&#8217;opera enigmatica di Eszter Bornemisza. Ogni volta lei ama giocare con i materiali, le sovrapposizioni e le trasparenze, e ogni volta il risultato è spettacolare</span></h5>
<div id="attachment_7187" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7187" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments" width="321" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments</p></div>
<div id="attachment_7188" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7188" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più di dieci anni sono passati da quando ebbi l&#8217;occasione di vedere per la prima volta una delle sue composizioni, e da allora non ha mai smesso di offrirmi l&#8217;occasione di riflettere sul vero valore di un lavoro tessile, su quando quello smette di essere artigianato per diventare una meravigliosa opera d&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei suoi lavori è l&#8217;impossibilità di dare loro una loro collocazione temporale. In qualsiasi anno siano stati immaginati e assemblati, sembrano tutti realizzati domani.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un esempio di come un <em>quilt</em>, senza cercare di essere accattivante, senza tentare di sedurre con la forma o il colore, senza vantare preziosismi tecnici, senza offrire mirabolanti effetti speciali, riesca comunque a risultare affascinante.</span></h5>
<div id="attachment_7192" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7192" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line" width="640" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line</p></div>
<div id="attachment_7193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse si tratta della versione tessile del motto &#8220;<em>Less is More</em>&#8220;, coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, il padre del razionalismo, o magari segue l’altissima arte del levare il soverchio di michelangiolesca memoria. Come che sia, lei ha abbandonato la vecchia strada che finora l&#8217;aveva contraddistinta, forme complesse e dettagliate, colori fusi o contrastanti, figure parzialmente riconoscibili, per approdare alle rive di un universo schematico e resiliente, quasi una parete di sempiterni marmi.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la conferma che la stoffa è come il maiale, ovvero non si butta via niente.</span><br />
S<span style="color: #000000;">u un arazzo carino realizzato a piccolo punto Anneliese Jaros ha aggiunto alcune poche forme forme che sembrano nuvole, ombre e onde, fino a comporre un&#8217;immagine che si distacca dalla realtà per diventare immaginazione pura.</span></h5>
<div id="attachment_7198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" alt="Anneliese Jaros – Upcycling 3 - Ocean Waves" width="640" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Anneliese Jaros – Upcycling 3 &#8211; Ocean Waves</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Quasi mai monocromatica, Andrea Landovská stavolta ha dovuto arrendersi al solo colore del soggetto che ha scelto di rappresentare, ovvero l&#8217;acqua.<br />
A meno che non ci si trovi di fronte a un fiammeggiante tramonto, oppure che si ammiri i riflessi di un plenilunio, l&#8217;acqua, intendo l&#8217;acqua limpida, offre &#8220;solo&#8221; un&#8217;infinità di sfumature o contaminazioni del blu.<br />
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<div id="attachment_7200" style="width: 629px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image" width="619" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská &#8211; Water Image</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora lei, per ripicca, s&#8217;è sbizzarrita nella composizione, l&#8217;ha fatto con un una precisa scelta di volumi, e per buona misura ha richiamato l&#8217;andamento ondulatorio di questo liquido vitale nella quiltatura, nel corso degli strappi ciniglia e nel movimento di quella serie di salviettine struccanti (ipotesi mia&#8230;) preventivamente colorate e sapientemente assemblate. </span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che ci volete fare, per quanto io parli d&#8217;arte, di ispirazione, di ricerca estetica, di evoluzione stilistica, resto sempre un po&#8217; bambina, e quando vedo certe immagini come questa qui sotto mi si scioglie il cuore.</span></h5>
<div id="attachment_7204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" alt="Zuzana Dolínková - Fairytale Forest" width="640" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Zuzana Dolínková &#8211; Fairytale Forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi sono soffermata parecchio davanti a questa foresta da favola per tentare di capire perché mi emozionasse tanto. E poi ho notato come non fosse affatto una foresta, ma nemmeno un bosco, casomai un frutteto di montagna, o magari quelle chiome rosse non erano alberi ma giganteschi funghi, tanto si sa che nelle favole tutto è concesso&#8230;<br />
In poche parole è stato un attimo di serenità, un soffio di brezza montana, il passaggio momentaneo di sottili profumi campestri e l&#8217;impressione della stessa leggerezza delle ali di una farfalla.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità sul fronte dei materiali per questo lavoro di Jana Štěrbová, mai autoreferenziale, mai ripetitiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di acrilico su Evolon, una microfibra che trova molte applicazioni grazie alla sua morbidezza e alla capacità di traspirazione. La realizzazione di questo sfondo colorato sarebbe stata ben più complessa utilizzando il cotone o la tela di canapa.</span></h5>
<div id="attachment_7206" style="width: 549px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7206" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" alt="Jana Štěrbová – Roots I" width="539" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Roots I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera di Jana rappresenta chiaramente una radice celata che affonda in un terreno rossastro e giunge con una certa sofferenza fino a una barriera più dura rappresentata dal colore grigio pietra. La sua sorte sarebbe segnata, però la radice trova fortunosamente una finestra amica, la quale le permette di allungarsi oltre la barriera e di diramarsi in cerca di nuove sostanze nutrienti (o ispirazioni) per far crescere rigoglioso il visibile.<br />
Elegante, perché con pochissimi elementi trasmette un messaggio colmo di significati.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conoscevo Piroska Pásztor per le sue composizioni geometriche, come &#8220;Twilight&#8221; visto a Parma nel 2013, oppure &#8220;Carmina Burana&#8221; in Val d&#8217;Argent nel 2016, ma stavolta lei ha deciso di rappresentare un soggetto che mal si presta a essere spezzettato in quadrati e triangoli. Si tratta dell&#8217;acqua, e per la precisione di quella che si muove pigramente accanto a un moletto.</span></h5>
<div id="attachment_7264" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7264" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier" width="640" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier</p></div>
<div id="attachment_7266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7266" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esperimento perfettamente riuscito, anche grazie all&#8217;originalissima idea di utilizzare uno strato di rete a trama molto sottile per esaltare i riflessi dell&#8217;acqua</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi l&#8217;ha detto che il <em>patchwork</em> è roba da donne?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jochen Hüttermann è un&#8217;altra dimostrazione che così non è, anche se, devo ammetterlo, ho come l&#8217;impressione di una diversa sensibilità rispetto ai colori, al loro peso e alla relazione con le forme. Non saprei dire se l&#8217;assenza di un imposto <em>imprinting</em> estetico li renda più liberi e temerari nella composizione artistica, e non riesco a dare un confine comprensibile a questa sensazione sfuggente; però essa c&#8217;è. </span><br />
<span style="color: #000000;">Ma forse si tratta soltanto di inconsci preconcetti, per i quali chiedo venia.</span></h5>
<div id="attachment_7216" style="width: 597px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7216" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" alt="Jochen Hüttermann – Between the Worlds" width="587" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttermann – Between the Worlds</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco ora un altro <em>quilt</em> che ha catturato la mia attenzione. Il soggetto è immediatamente riconoscibile, si tratta di un corvo su un ramo spoglio, quindi niente graziosi uccelli variopinti, niente foglie e fiori, niente cieli azzurri, solamente un volatile scuro in un&#8217;uggiosa giornata invernale.</span></h5>
<div id="attachment_7222" style="width: 642px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7222" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" alt="Michaela Kmječová – Raven" width="632" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Michaela Kmječová – Raven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché allora mi sono innamorata di quest&#8217;opera? La risposta sta nell&#8217;essenzialità del tema, come pure nella composizione del quadro.<br />
Due oggetti/soggetti: un albero e un corvo, immobili entrambi. Dell&#8217;albero vediamo solo alcuni rami nudi, e quei fili lasciati pendere con studiata trascuratezza danno il senso dell&#8217;avvenuto disfacimento delle fronde. Quel corvo, uccello tra i più intelligenti in natura, sta osservando qualcosa, pronto a gettarsi su un pezzo di cibo che ha intravisto, oppure a scappare se avverte la presenza di un pericoloso intruso. La posizione di quel volatile, non al centro della struttura grafica, rafforza l&#8217;impressione che stia proprio per spiccare il volo e uscire da quel rettangolo di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In buona sostanza si tratta di un messaggio di speranza, ovvero che anche nei periodi più duri la natura non si dà per vinta, continuando a lottare con i mezzi che ha, e così dovremmo fare pure noi.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si è certamente arresa è Marianna Rigler, la quale, a pandemia appena iniziata, ha deciso di imbastire un <em>patchwork</em> molto particolare utilizzando gli avanzi di un lavoro precedente, briciole di stoffa lasciate cadere su un sentiero immaginario per non rischiare di perdersi nel bosco della tristezza e della paura.</span></h5>
<div id="attachment_7225" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7225" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift" width="434" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift</p></div>
<div id="attachment_7226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7226" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Shift</em>&#8221; in inglese sta per cambiamento o spostamento, di turno, di direzione, di opinione, di marcia, del tempo, nonché del carrello per battere le lettere maiuscole sulle vecchie macchine da scrivere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate con attenzione l&#8217;immagine che mostra il <em>patchwork</em> completo potreste avere l&#8217;impressione di non distinguere bene, forse per un&#8217;immagine scattata non perfettamente a fuoco oppure per un difetto della vista, ma non è così. Il dettaglio spiega tutto: si tratta di un effetto ottico causato dal punto ornamentale utilizzato per unire i quadratini di stoffa. L&#8217;inclinazione incrociata dei punti suggerisce all&#8217;occhio la presenza di una vibrazione, un movimento breve e ciclico, uno &#8220;spostamento&#8221; di breve respiro ma senza tregua tra due punti, due stati d&#8217;animo, due eventi ravvicinati, due notizie contrastanti, il timore e la speranza, le notizie buone e quelle cattive, gli errori e le conseguenze, l&#8217;andare e il restare, la regola e la rivolta, il malato e il sano, la distanza e il contatto, la verità e la smentita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tutto questo abbiamo vissuto in quel periodo tremendo, e, al pari di un terremoto, quella vibrazione ha incrinato gli animi e offuscata la vista.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Mirka Kalinová sono sempre imprevedibili. Lei passa da una rappresentazione decisa, netta, con tinte accese di scorci urbani o di edifici quasi stilizzati, a immagini bucoliche, paesaggi naturali o agresti, per arrivare a lavori come questo sottostante, leggero, quasi impalpabile, con un tema suggerito più che rappresentato.</span><br />
<span style="color: #000000;">I casi sono due, o si tratta di un artista particolarmente eclettica oppure non ha ancora deciso cosa farà da grande. Comunque vada ci aspettiamo ancora altre emozioni da lei.</span></h5>
<div id="attachment_7261" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7261" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding" width="261" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding</p></div>
<div id="attachment_7262" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7262" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Un piccolo momento di felicità&#8221;, questo è il titolo dello spettacolare lavoro di Maya Chaimovich, la quale ci ha ormai abituate a esplosioni di colore di efficacia estrema, indice di un gusto raffinatissimo e di una sensibilità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_7237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness" width="640" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness</p></div>
<div id="attachment_7245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di notevole impatto estetico questa immagine del mare visto come un mondo dove si celano pericoli invisibili e si deve combattere contro altrettanti pericoli ben visibili.<br />
Da millenni il mare costituisce per l&#8217;uomo un universo alternativo, col quale ha un rapporto controverso. Esso è, a seconda dei casi, fonte di cibo, via percorribile, padre di sali, difesa naturale e oggetto di riflessione (fisica e metafisica). Però il mare può essere anche assassino di uomini, barriera invalicabile, distruttore di mondi, deserto d&#8217;acqua e, per secoli, dimora delle &#8220;cose&#8221; più spaventose che la mente umana poteva immaginare (almeno fino all&#8217;arrivo degli alieni).<br />
Nel relativamente tranquillo Mar Mediterraneo, e più precisamente negli stretti punti di passaggio, si potevano incontrare le &#8220;rupi erranti&#8221;, scogli che si innalzavano improvvisamente e si spostavano per impedire la navigazione o per creare onde altissime in grado di far affondare ogni imbarcazione.<br />
Il biblico &#8220;Leviatano&#8221; era raccontato come una sorta di gigantesco serpente tortuoso dalle scaglie impenetrabili che sputa fuoco dalle fauci.<br />
Più raffinata e sottilmente misogina era l&#8217;immagine omerica delle &#8220;Sirene&#8221;, le quali attiravano con irresistibili canti i naviganti per farli naufragare sugli scogli. Tanto che si sappia, all&#8217;epoca non si trattava di un essere mezza donna e mezzo pesce, bensì era rappresentata come una figura femminile con ali e coda d&#8217;uccello.<br />
Persino la terribile Medusa che pietrificava col suo sguardo era sorta dal mare.<br />
Quei mostri marini erano figli di un <em>pélagos</em>, uno specchio d&#8217;acqua relativamente conoscibile e navigabile, ma ben più terrificanti erano quelli che si immaginava dimorassero nelle oscure profondità del <em><span dir="ltr">póntos</span></em>, il mare aperto che si apre oltre le Colonne d&#8217;Ercole.<br />
Nel XVII secolo si diffuse tra i marinai che attraversavano gli oceani la leggenda del &#8220;<em>Kraken</em>&#8220;, una piovra gigantesca dotata di tentacoli in grado di stritolare una nave, e sono proprio quelli che Kestrel Michaud fa intravedere giusto sotto la superficie liquida.</span></h5>
<div id="attachment_7243" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7243" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water" width="640" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water</p></div>
<div id="attachment_7244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7244" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Un discorso particolare lo merita questa improbabile imbarcazione che sta cercando di schivare l&#8217;abbraccio mortale del mostro. Si tratta di una rappresentazione in stile &#8220;<em>Steampunk</em>&#8221; di un piccolo sommergibile. Tale definizione è nata degli anni &#8217;80 ispirandosi alla narrativa fantastica o fantascientifica del XIX secolo.<br />
&#8220;<em>Steam</em>&#8221; in inglese sta per vapore, il più moderno mezzo di produzione di energia ai tempi di Jules Verne (tanto per fare un nome), ed era logico che si fantasticasse di macchine stupefacenti ancora da inventare sempre mosse dal vapore.<br />
Il cinema moderno ha pescato a piene mani da quella letteratura, realizzando dei film di grande godibilità e di un particolare valore estetico, e se vi serve qualche esempio andatevi a guardare &#8220;La leggenda degli uomini straordinari&#8221;, oppure &#8220;Brazil&#8221;, storie inverosimili, eppure trattate come possibili.<br />
Posso immaginare che lo <em>Steampunk</em> appassioni Kestrel Michaud in modo particolare.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, direi che, per ora, potrebbe bastare, altrimenti questo <em>post</em> non lo finisco più.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le altre edizioni, potrete trovare qualche altra immagine che non ho riportato qui nel mio album del <a href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">2022</span></strong>  </a>presente in Flickr.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sempre sulla piattaforma Flickr sono disponibili le immagini scattate nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">2021</a></span></strong>, nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">2019</a></span></strong>, dal <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">2013 </a></span></strong>fino al 2018 e quelle fino al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/albums" target="_blank">2011</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi ha ancora qualche minuto da perdere, qui sotto ho inserito un breve filmato girato durante la mia escursione austriaca-boema-morava. Si tratta di una sinossi visuale del viaggio, ovvero solo una carrellata di una minima frazione delle opere (d&#8217;arte e dell&#8217;ingegno) che ho ammirato nei musei di Vienna e Praga, e per la precisione di quelli che ancora non avevo visitato finora. Credetemi, ce ne sono di cose da vedere da consumare un paio di scarpe, e se avessimo voluto riportare tutto sarebbe uscito fuori un video più lungo de &#8220;La corazzata Potëmkin&#8221;. Non servirebbe aggiungere che anche il PPM2022 è presente nel filmato.</span></h5>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=0HRuzms1TxQ</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che sono qui, vi do un paio di notizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima è che, qualora passaste da quelle parti, dal 30 giugno al 2 settembre di quest&#8217;anno è aperta la mostra &#8220;Czech Contemporary Quilt&#8221; presso la Bohemian National Hall di New York (321 East 73RD Street). Che posso dire, complimenti a tutte le <em>quilter</em> ceche, e complimenti anche a me che già nel 2009 spesi parole estremamente incoraggianti per quelle artiste, intravedendo per loro il successo che la trasferta oltreoceano certifica in modo incontestabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda notizia riguarda la prossima edizione del Prague Patchwork Meeting, e cioè sono in grado di comunicarvi che si terrà a Brno dal 21 aprile al 23 aprile 2023. Siccome mi piace portarmi avanti col lavoro, vi presento in anteprima la relativa locandina, ricordandovi di nuovo che una cosa è vedere un <em>quilt</em> su questo <em>blog</em>, ma ben altra è vederlo dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Ahoj</strong>.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7275 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" alt="PPM2023" width="1143" height="780" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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		<title>Treviso Liberty</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 08:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per essere Dicembre la mattinata era eccezionalmente mite, cioè la temperatura non era scesa sotto lo zero come sarebbe normale dalle mie parti, e il Sole ci ha dato la carica per affrontare la noia di centocinquanta chilometri di autostrada fino a Treviso. Vi confesso che tale escursione non era in programma, ritenevo eccessivi i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-7056" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/12/TrevisoLibertyLocandina.jpg" alt="TrevisoLibertyLocandina" width="329" height="866" /><span style="color: #000000;">Per essere Dicembre la mattinata era eccezionalmente mite, cioè la temperatura non era scesa sotto lo zero come sarebbe normale dalle mie parti, e il Sole ci ha dato la carica per affrontare la noia di centocinquanta chilometri di autostrada fino a Treviso.<br />
</span><span style="color: #000000;">Vi confesso che tale escursione non era in programma, ritenevo eccessivi i rischi connessi all’instabile situazione sanitaria, soprattutto se si prevede di ritrovarsi in locali chiusi assieme a troppe persone, e non mi si venga a dire che un certificato di vaccinazione è una misura sufficiente di prevenzione, magari lo fosse. A tal riguardo vi rimanderei volentieri a un <em>post</em> scritto quasi cinque mesi fa dal mio <em>sherpa</em>/fotografo/guida/autista/<em>webmaster</em>/ecc. , intitolato “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2021/07/27/un-pezzo-di-carta/" target="_blank">Un pezzo di carta</a></span></strong>”.<br />
Sia c</span><span style="color: #000000;">ome sia, non mi pareva bello mancare all’appuntamento con la mostra <em>patchwork</em> di Treviso, anche in considerazione delle molte difficoltà che l&#8217;associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.facebook.com/patchworkidea" target="_blank">Patchwork Idea</a></span></strong> aveva di certo dovuto superare per riuscire a organizzare un’esposizione in questo periodo estremamente complicato, e così mi sono fatta coraggio e siamo partiti.<span id="more-7055"></span><br />
Posso dirvi che ne è valsa la pena, nel senso che, pur essendo la mostra forzatamente limitata negli spazi, tra le opere si palesava una certa propensione al rischio, quello che si corre quando si vanno a esplorare soggetti impegnativi e contaminazioni di tecniche. Chi segue questo <em>blog</em> sa già della mia ammirazione verso chi osa, ovviamente se lo fa senza cercare l’applauso, ma solamente per spirito di avventura artistica.<br />
</span><span style="color: #000000;">Immagino che il titolo della mostra contenesse implicitamente un invito ai trevigiani affinché andassero a cercare le tracce di quello stile nella loro città, elementi che da troppo tempo stanno soffrendo, soffocati da un’edilizia irrispettosa di ogni forma di bellezza e condannati a diventare sterili testimonianze museali, siano esse un piccolo manufatto o un edificio intero.<br />
A proposito della definizione “<em>Liberty</em>”, essa è frutto di un doppio malinteso.<br />
</span><span style="color: #000000;">Il primo sta nella sua genesi. Il nome originale di questo stile germogliato in Belgio e sbocciato in Francia era “<em>Art Nouveau</em>”, poi tradotta in italiano in “Arte Nuova” e traslata anche in “Arte Floreale”. Capitò poi che i Magazzini Liberty di Londra, specializzati in arte orientale, cominciassero a proporre al pubblico oggetti <em>Art Nouveau</em>, e così invalse l’uso di definire col nome dell’importatore inglese tutto quanto richiamasse quello stile, e in Italia la stringata definizione “<em>Liberty</em>” sostituì ben presto quella iniziale.<br />
</span><span style="color: #000000;">Il fatto che il termine anglosassone richiami subito alla mente il concetto di libertà, all’epoca sempre poco concessa, contribuì alle definizioni in uso nell’impero Austro-Ungarico (<em>Sezession</em> a Vienna e <em>Secese</em> a Praga), per ribadire lo strappo con gli ingessati stili precedenti, intesi come espressioni del regime dominante.<br />
</span><span style="color: #000000;">In realtà, e questo è il secondo malinteso, l’<em>Art Nouveau</em> imponeva nuove e strette correlazioni tra forma e decorazione, tra utilizzo e fascino, tra progetto e natura, tra sintesi e immaginazione, costringendo artisti e costruttori a convivere nei volubili canoni del modernismo, e in buona sostanza dando origine a un metodo progettuale oggi noto come <em>industrial design</em>.<br />
Qualora fosse di vostro interesse, sappiate che i maggiori esempi di architettura <em>Liberty</em> in Italia si trovano a Torino, ma è ben poca cosa in confronto a quanto possono sfoggiare Budapest, Praga, Riga e Glasgow.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per tornare ai <em>quilt</em>, anche le artiste di Patchwork Idea si sono dovute misurare con canoni estetici delicati e leggeri, proprio come lo sono i fiori, però evitando di cadere nel lezioso o nello stucchevole. Nel breve filmato sottostante potrete verificare com’è stata declinata l’<em>Art Nouveau</em> mediante il <em>patchwork</em>, e valutare quei soggetti che hanno sicuramente lasciato un segno nell’immaginario di chi ha visitato la mostra. Lascio a voi giudicare se l’esperimento è riuscito, ovvero quello di guardare al passato per immaginare un futuro. Io, come ho già scritto, ne ho ricevuto un’impressione che mi ha risollevato lo spirito, e di questi tempi non è cosa da poco, credetemi.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nota tecnica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo, per motivi logistici dovuti al restauro della sede storica di Ca’ da Noal, l’esposizione è stata costretta in un’unica sala piuttosto buia e opprimente, oserei dire claustrale, del Museo Santa Caterina, con limitati spazi a disposizione, e purtroppo in quelle condizioni la piccola fotocamera che ci siamo portati dietro ha denunciato tutti i suoi limiti.<br />
Cercheremo di far meglio l&#8217;anno prossimo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JjeE77tZD5A?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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		<title>Manteniamo la calma</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 17:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va? Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi. Il fatto è che la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6723 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/Cynar.jpg" alt="cynar" width="512" height="269" /><br />
<span style="color: #000000;">Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi.</span><span id="more-6722"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che la situazione è, quando va bene, abbastanza logorante, e quando va male, dannatamente tragica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Shakespeare scrisse che “Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni”, e allora io dico che quest’anno è fatto della stessa materia di cui sono fatti gli incubi, per non dire di quell’altra materia la cui consistenza si misura sulla Scala di Bristol.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente fiere, niente mostre, niente concorsi, e così anche la voglia di fare, intima o per emulazione, si dirada, smarrita tra i numeri che ingolfano i notiziari, e con quelli i nostri pensieri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Distanti, dobbiamo stare distanti, regna la paura di toccarsi, vedersi, parlarsi, ma la separazione porta in sé l’isolamento psicologico, una prigione dello spirito, quattro mura ben spesse che non lasciano filtrare nemmeno un raggio di trascendenza estetica, quell’ispirazione che ci fa riconoscere la bellezza anche nelle cose più semplici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono ben cosciente che, tutto sommato, io sono sempre quella di sempre (purtroppo o per fortuna), e che dovrei essere in grado di applicarmi con fervore e gusto a ciò che mi dà modo di esprimere la creatività. Purtroppo questo tira e molla sanitario che dura ormai da un anno sottrae forza mentale, deprime l’immaginazione, inaridisce le fonti, spegne l’estro, riduce ai minimi termini l’astratto e l’inessenziale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto urgevano delle contromisure, altrimenti, stante il mio carattere, prima o poi avrei reso impossibile l’esistenza a un bel po’ di persone a me vicine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così mi sono messa a giocare, sono tornata indietro a quand’ero una bimbetta di dieci anni. Giocattoli allora non ne possedevo molti, però gatti e scatole da scarpe non mancavano mai, erano trama, palco, scenografia, attori e pubblico per le meravigliose avventure che la mia fantasia imbastiva tutti i pomeriggi. Però… e però… se avessi posseduto un Quiet Book sarebbe stato impossibile staccarmi da quello, l’avrei letteralmente consumato, altro che scatole e gatti!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eccolo qua allora, il mio terzo Quiet Book, un analgesico naturale contro la malinconia e, come diceva Ernesto, contro il logorio della vita moderna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buon divertimento.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yWmRYLj16-k?rel=0" width="866" height="650" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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		<title>Tu chiamale se vuoi (e)mozioni</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 16:12:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Patchwork]]></category>
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		<description><![CDATA[Mozióne s. f. [dal lat. motio -onis, der. di movēre «muovere», part. pass. motus; il sign. 2 ricalca l’ingl. motion]. Nel post precedente vi ho raccontato che ero totalmente immersa nel bianco mare del trapunto fiorentino, quando i colori del foliage autunnale hanno bussato alla mia finestra e mi hanno fatto ricordare che esiste un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mozióne s. f. [dal lat. <em>motio -onis</em>, der. di movēre «muovere», part. pass. <em>motus</em>; il sign. 2 ricalca l’ingl. <em>motion</em>].</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6693" target="_blank">post precedente</a></span></strong> vi ho raccontato che ero totalmente immersa nel bianco mare del trapunto fiorentino, quando i colori del <em>foliage</em> autunnale hanno bussato alla mia finestra e mi hanno fatto ricordare che esiste un mondo di colori, anzi mi hanno ammonito sul fatto che mi stavo perdendo quell&#8217;effimero spettacolo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi è bastata un&#8217;occhiata per farmi tornare la voglia di dipingere con la stoffa, e così ho realizzato quella coperta per la mia macchina da cucire. </span><span style="color: #000000;">Nella breve carrellata di immagini che segue troverete la prova di come possa essere spettacolare l&#8217;autunno, almeno quello che mi è capitato in sorte, e com&#8217;era impossibile anche solo pensare di resistergli.<span id="more-6707"></span><br />
Quindi mi sono data una mossa, mi sono messa in cammino (da cui mozione), e, di rimando, tutti quei colori mi hanno parlato con passione, per coinvolgermi, per spingermi a fare quel che so fare (da cui mozione, uguale ma diversa).<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yuvsJJlM1MY?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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		<title>Perseverare autem diabolicum</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 11:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
		<category><![CDATA[patchwork]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il primo Quiet Book mi era era restata qualcosa d&#8217;avanzo, dei pezzetti di stoffa, delle ideuzze, e ancora un po&#8217; di entusiasmo. Grazie ad alcuni tutorial trovati in rete (di Sorokina Irina e di Sviatlana Balybina) ho realizzato dei quadretti di gioco che poi ho assiemato in un Quiet Book per Maja, e suppongo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6098" target="_blank">primo <em>Quiet Book</em></a></span> mi era era restata qualcosa d&#8217;avanzo, dei pezzetti di stoffa, delle ideuzze, e ancora un po&#8217; di entusiasmo.<br />
Grazie ad alcuni <em>tutorial</em> trovati in rete (di Sorokina Irina e di Sviatlana Balybina) ho realizzato dei quadretti di gioco che poi ho assiemato in un <em>Quiet Book</em> per Maja, e suppongo che i suoi tre anni siano l&#8217;età giusta per divertirsi con questo &#8220;libro della calma&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è niente di che, delle semplici figure da staccare e riattaccare a piacere (per meglio dire &#8220;a fantasia&#8221;), però vi confesso che nel realizzarlo sono tornata anch&#8217;io un po&#8217; bambina.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/i__xjkyxlzY" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi sembra che un <em>Quiet Book</em> non mi sia bastato. Ne ho realizzato un secondo, ho perseverato, diabolicamente, e forse, ma non prometto nulla, ne farò altri ancora, chissà. Non mi chiamo mica Paganini&#8230;</span></h5>
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		<title>Quit&#8230; Quet&#8230; Quite&#8230; Quiet Book</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 19:57:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
		<category><![CDATA[patchwork]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccomi qua. Sono mesi che non mi faccio viva su questo blog, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per qualche acciacco, e vuoi per mancanza di argomenti. Qualcosina avrei anche combinato, ma aspetto che arrivi l&#8217;occasione buona per esporla da qualche parte. Però, nel frattempo, mi va di mostrarvi una bagattelluzza che ho realizzato per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccomi qua. Sono mesi che non mi faccio viva su questo <em>blog</em>, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per qualche acciacco, e vuoi per mancanza di argomenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qualcosina avrei anche combinato, ma aspetto che arrivi l&#8217;occasione buona per esporla da qualche parte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però, nel frattempo, mi va di mostrarvi una bagattelluzza che ho realizzato per il compleanno di una mia amica. Si tratta di un <em>Quiet Book</em>, un oggetto da sfogliare che di solito si mette in mano a un bambino/a affinché nello staccare e riattaccare, scomporre e ricomporre, girare e rigirare, impari a giocare con la sua fantasia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia amica è ovviamente un po&#8217; cresciutella per divertirsi con un <em>Quiet Book</em>, diciamo che andrà bene per la sua nipotina, però mi andava di regalarle questo “scherzo”, dato che lei è impegnata nella vendita di alcuni prodotti che appaiono tra le pagine del libro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso dire che il regalo è stato graditissimo, e che ha generato molta curiosità tra i partecipanti della festa, la quale per inciso era a sorpresa, dato che ben pochi immaginavano che si potesse realizzare qualcosa del genere con degli avanzi di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Commettendo un veniale peccato di vanità ho inserito nel <em>blog</em> questo breve filmato, e anche se non si tratta di un capolavoro ne sono fiera poiché, come sempre, sia la fattura che i disegni sono unicamente farina del mio sacco.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/fEPX6Ln8FVs?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5><span style="color: #000000;">Allora, che ve ne pare?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Provateci anche voi, è divertente!</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Per chi l&#8217;ha vista e per chi non c&#8217;era, e per chi quei giorni lì inseguiva una sua chimera</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 22:40:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pole pole, stiamo prendendo un po&#8217; di confidenza. I mezzi sono ancora molto modesti (videocamera entry level e programma di video editing recuperati a poco prezzo su ebay), e la nostra presunzione è infinitamente superiore alle nostre capacità, ma comunque questo filmato postato su YouTube dà un&#8217;idea di cosa si rischia di vedere andando a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Pole pole, stiamo prendendo un po&#8217; di confidenza. I mezzi sono ancora molto modesti (videocamera <em>entry level</em> e programma di <em>video editing</em> recuperati a poco prezzo su ebay), e la nostra presunzione è infinitamente superiore alle nostre capacità, ma comunque questo filmato postato su <span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=l0kVCXO6Mks" target="_blank">YouTube</a></strong></span> dà un&#8217;idea di cosa si rischia di vedere andando a Praga per il Patchwork Meeting.</span></p>
<p align="justify"><span id="more-144"></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Buon divertimento!</span></p>
<div><a href="http://www.youtube.com/watch?v=l0kVCXO6Mks" target="_blank"><img class=" aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_146853b7e27.jpg" alt="" /></a></div>
<div></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">P.S. Per vedere alcune immagini della mostra a risoluzione più elevata, andate al post precedente intitolato &#8220;<strong><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=140" target="_blank">Mistero</a></strong>&#8220;. Cliccando sulle immagini, queste verranno visualizzate anche nel formato originale su Flickr. </span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">P.S. P.S. La scelta della musica di sottofondo non è casuale, vediamo se ne intuite i motivi&#8230;</span></div>
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		<title>YouTube, start</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2013 21:23:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con una vecchia camcorder comprata su ebay e un software di editazione video (sempre vecchio e sempre da ebay) abbiamo faticosamente realizzato il nostro primo filmatino e l&#8217;abbiamo inserito su youtube. Anche se non è il massimo, si tratta pur sempre di un primo passo per cercare di offrire qualcosa di interessante sul blog. C&#8217;è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><img class="img-top alignleft" src="http://blognew.aruba.it/blog.lastoffagiusta.it/resized/gallery//uid_140ff4130fb.100.100.jpg" alt="foto" width="108" height="108" align="left" />Con una vecchia camcorder comprata su ebay e un software di editazione video (sempre vecchio e sempre da ebay) abbiamo faticosamente realizzato il nostro primo filmatino e l&#8217;abbiamo inserito su youtube. Anche se non è il massimo, si tratta pur sempre di un primo passo per cercare di offrire qualcosa di interessante sul blog. C&#8217;è ancora molto da imparare, da provare e da studiare; speriamo di far meglio in futuro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><a href="http://www.youtube.com/watch?v=olVqHLAMuPw" target="_blank"><img class=" aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_140ff4e1a4b.jpg" alt="" /></a></div>
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