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	<title>La stoffa giusta &#187; PPM</title>
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		<title>PPM 2023</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi. Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel post precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7879 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n.jpg" alt="341512459_1455918538278149_9185444930607691383_n" width="3316" height="1030" /></a>Peggio di un treno della Renfe, stavolta abbiamo veramente accumulato un ritardo imperdonabile, e proprio per un articolo che ci tenevo a pubblicare in tempi brevi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Capita che le divinità dell’informatica non si mostrino benevole, e infatti, come ho riportato nel <em>post</em> precedente, un grave problema alla scheda madre del computer ci aveva lasciati a terra. Purtroppo il ricambio non si trovava, e dopo alcuni tentativi falliti di ripararla ci siamo decisi a eseguire un <em>revamping</em> della macchina, un aggiornamento dell’<em>hardware</em> in buona sostanza, sostituendo scheda, processore e memorie. Certo, avremmo fatto prima comprando un nuovo PC, però la nostra indole ci spinge sempre verso il recupero, e anche questo computer è una sorta di <em>patchwork</em> elettronico, senza dimenticare il vantaggio di aver speso meno di un terzo di quanto avremmo dovuto lasciare alla cassa di un negozio di informatica.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" target="_blank"><img class="  aligncenter wp-image-7881" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050230.jpg" alt="P1050230" width="540" height="405" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Bene, passiamo alla narrazione del nostra spedizione in Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anzi no, ci fermiamo prima a Vienna.</span><span id="more-7876"></span><br />
<span style="color: #000000;"> In autunno avrò bisogno di un vestito abbastanza elegante adatto a una cerimonia, e disperando di trovare nei paraggi qualcosa di carino a prezzi “umani” mi è venuta voglia di farmelo da me. Va da sé che per bel un capo elegante ci vuole anche la materia prima adeguata, ma il panorama delle stoffe disponibili negli empori locali era, ed è, disperante: qualità bassa, colori improbabili, fantasie banali e scelta minima, per non parlare della provenienza “esotica” della maggior parte dei prodotti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia agenzia di viaggi / <em>webmaster</em> / fotografo / <em>sherpa</em> / redattore / <em>pusher</em> / ecc. mi ha proposto un’idea interessante, ovvero invece di andare direttamente in Moravia ci saremmo fermati a Vienna, e poi partire da lì per andare a visitare il PPM a Brno, a meno di un’ora e mezza di treno, e così abbiamo fatto. Lo scopo era di spendere un’intera giornata girando per i negozi della capitale austriaca a caccia di stoffe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7882 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa.jpg" alt="trasporto-pubblico-a-vienna-la-mappa" width="3268" height="2323" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Si sa che l’uomo propone e Dio dispone, e anche stavolta le cose hanno preso una piega inaspettata. Avevamo a disposizione un nutrito elenco di empori, tutti gli indirizzi, gli orari, le mappe per arrivarci, ma quando sono entrata nel primo negozio della lista, da Komolka, ho capito subito che il resto delle informazioni erano perfettamente inutili. Tre piani, duemila metri quadrati di negozio, stoffe di tutti i tipi, varietà di colori da far male agli occhi, e pure una zona dove consultare le riviste di moda per trovare l’ispirazione, ma non solo quella, anche per trovare il cartamodello su misura per il capo che si vuole realizzare. Poteva bastare? No, non poteva. A coronare il tutto aggiungo un dettaglio non trascurabile, un elemento che ha generato in me due sentimenti contrastanti, rabbia e piacere. Tutto ciò che avrei dovuto trovare a casa mia invece l’ho trovato lì, e ribadisco avrei dovuto, dato che la quasi totalità delle stoffe era <em>made in Italy</em>, e non aggiungo altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo quasi tre ore sono uscita da quell’emporio con tutto, ma proprio tutto quello che mi serviva, e il resto della giornata sarebbe appena bastato per smaltire l’emozione di essermi imbattuta in una realtà della quale nemmeno immaginavo l’esistenza. Se avessi visto degli alieni scendere da un disco volante sarei rimasta meno impressionata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno seguente, <em>frühstück</em> veloce e via a Brno, dove abbiamo fatto la conoscenza col sistema di pagamento del biglietto sui mezzi pubblici. Il tutto risulta estremamente semplice: si sale, si passa la carta di credito <em>contactless</em> accanto alla macchinetta, si aspetta il bip di conferma e <em>voilà</em>, il gioco, anzi il biglietto è fatto, 25 Corone, un’ora di validità. Niente cartine, monete, prevendite, obliteratrici, ecc. Pratico, no?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa volta al Brno Exhibition Centre ci siamo orientati un po’ meglio (è grande, molto grande, pure troppo), anche grazie a delle indicazioni che l’anno scorso latitavano, perciò abbiamo trovato l’ingresso senza troppi patemi.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8015 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/BVV.jpg" alt="BVV" width="1000" height="500" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, appena entrati giusto una rapida occhiata al volo prima di soffermarsi su qualche opera particolarmente interessante.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7888 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050062.jpg" alt="P1050062" width="5023" height="2829" /></a><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7889 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050063.jpg" alt="P1050063" width="4872" height="2744" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Così, su due piedi, direi che il numero di lavori esposti esposte sia maggiore rispetto allo scorso anno. Adesso non resta che verificarne la qualità&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le prime opere che incontriamo sono quelle di Birgit Schüller, un&#8217;artista nel vero senso del termine, in quanto ha da tempo deciso di fuggire dalle rappresentazioni classiche del <em>patchwork</em> per esplorare nuove vie espressive, pur senza tradire la tecnica o aggirare le difficoltà.</span></h5>
<div id="attachment_7891" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7891 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Hole-Cloth-e1687362830744.jpg" alt="Birgit Schüller – Hole Cloth" width="640" height="793" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Hole Cloth</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo panno ha dei buchi, e perciò si potrebbe credere che abbia perso valore. In realtà potremmo considerare che si tratta di accidentali finestre che danno su un panorama ben più colorato e attraente del prevedibile monocromo quotidiano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi verrebbe da interpretarlo come un&#8217;esortazione a ogni <em>quilter</em> che lo sta osservando, e dice: strappate la tela, liberate la fantasia e datele una forma espressiva!</span></h5>
<div id="attachment_7895" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7895 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Birgit-Schüller-–-Vanishing-Points-e1687364164831.jpg" alt="Birgit Schüller – Vanishing Points" width="640" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">Birgit Schüller – Vanishing Points</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>patchwork</em> è spesso questione di punti di vista. A coloro che difendono a spada tratta i blocchi tradizionali rispondono altrettante voci che li dichiarono superati, e non c&#8217;è modo di accordarsi, come in una sorta di guerra fredda. </span><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi imputa alle <em>quilter</em> &#8220;progressiste&#8221; l&#8217;utilizzo di scorciatoie per evitare le difficoltà tecniche che la realizzazione di una trapunta tradizionale comporta, e dalla barricata opposta si inneggia alla libertà espressiva <em>tout court</em>, l&#8217;unico ponte verso l&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Birgit Schüller ci dimostra che in fondo si tratta solamente di un punto di vista, un elemento che nell&#8217;arte contemporanea ha perso importanza, perlomeno da Picasso in poi, e non solamente nell&#8217;arte, anche nella fisica e nella filosofia. Nelle sue opere sono presenti in egual misura la tecnica e la sperimentazione, con soluzioni cromatiche finemente elaborate.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ricordo male, è dal 2013 che incontro i <em>patchwork</em> di Anke Pradel-Schönknecht al PPM e, sempre se mi non ricordo male, i colori dominanti erano freddi, il verde, il grigio, il viola. Stavolta invece lei ha acceso la luce, con opere quasi accecanti per la loro brillantezza, sia cromatica che estetica</span></h5>
<div id="attachment_7935" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7935 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anke-Pradel-Schönknecht-–-Desert-Adventure-e1687885852159.jpg" alt="Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure" width="480" height="706" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel-Schönknecht – Desert Adventure</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessun dubbio sul fatto che Anke Pradel-Schönknecht sia un&#8217;artista eclettica in grado di dominare i colori più smaglianti come pure le tinte più cupe.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualcosa di Elke Klein mi era già capitato di vedere in Val d&#8217;Argent, ma a Brno le stata dedicata un&#8217;intera sezione espositiva. Non poteva essere altrimenti viste le dimensioni &#8220;generose&#8221; delle sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_7937" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7937 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-e1687885833847.jpg" alt="Elke Klein" width="640" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein</p></div>
<div id="attachment_7938" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7938 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elke-Klein-–-Tiles-15-Falling-rain-e1687886256599.jpg" alt="Elke Klein – Tiles #15 - Falling rain" width="640" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Elke Klein – Tiles #15 &#8211; Falling rain</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se in futuro andrete per mostre sono certa che incontrerete i <em>patchwork</em> di Elke Klein, e nemmeno passeranno inosservati. Non potrebbe essere altrimenti stante l&#8217;alto impatto espressivo di ogni sua opera, il risultato di una paziente ricerca dove pittura e struttura si sposano perfettamente, anche se, per fortuna, non stabilmente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi chiederete il perché di quel &#8220;per fortuna&#8221;. Quando vi capiterà di osservare una delle sue opere provate focalizzare l&#8217;attenzione sulle striscioline che, in maniera ordinata o sapientemente disordinata, suggeriscono una trama, un disegno, un progetto, e a quel punto dimenticate schemi, disegni e progetti. Allora le vedrete vibrare, muoversi, cadere, volare, una vera e propria fuga dalla struttura dove chi osserva è complice inconsapevole di questa evasione formale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite dell&#8217;edizione 2023 del PPM è stata la Polonia, e le opere delle <em>quilter</em> polacche sono state molto apprezzate, tanto da mettersi in evidenza anche nei concorsi di quest&#8217;anno. Per me non è una novità in quanto già nel 2016 ebbi modo di constatare a Treviso la loro abilità.</span></h5>
<p><a href="https://polskipatchwork.pl/" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-7942 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/logo_380_280.jpg" alt="logo_380_280" width="1380" height="280" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un&#8217;opera abbastanza sfarzosa di Sylwia Ignatowska, intitolata &#8220;Stone Ring of Power&#8221;, che si è classificata al primo posto nel concorso dedicato al tema &#8220;<em>Wedding Rings</em>&#8220;.</span></h5>
<div id="attachment_7947" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7947 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power--e1687960026195.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power</p></div>
<div id="attachment_7948" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7948 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Sylwia-Ignatowska-Stone-Ring-of-Power-Detail-e1687960055940.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Stone Ring of Power - Detail" width="640" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Stone Ring of Power &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un tema classico che capita spesso di incontare nelle mostre di <em>patchwork</em>, noto anche come &#8220;<em>Bali Rings</em>&#8221; o &#8220;<em>Bali Wedding Star</em>&#8220;, e che presenta discrete difficoltà esecutive.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sylwia Ignatowska non me ne voglia, sarò sincera (come quasi sempre), ma ho apprezzato di più il <em>patckwork</em> &#8220;With hope&#8221; di Milena Kankrlíková, dalla Moravia. L&#8217;ho preferito per la scelta di colori, per la ricerca di una variante compositiva di un tema molto tradizionale e per la contaminazione dovuta a un curatissimo ricamo che impreziosisce l&#8217;opera</span></h5>
<div id="attachment_7950" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7950 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-e1687961123306.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope" width="560" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope</p></div>
<div id="attachment_7951" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7951 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Milena-Kankrlíková-–-With-hope-Detail-e1687961148398.jpg" alt="Milena Kankrlíková – With hope - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková – With hope &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il titolo dice tutto: &#8220;With hope&#8221;. Quando ci si sposa lo si fa col cuore pieno di speranza, un sentimento magari ingenuo, magari fragile, magari malinteso, magari effimero, e dovrebbe essere sempre così perché se non ci fosse la speranza niente avrebbe senso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Contaminazione dicevo, e funziona anche senza andare a caccia dell&#8217;effetto speciale, senza tentare ardite e improbabili sperimentazioni, senza assemblare uno zibaldone di stili. In questo caso è sufficiente utilizzare con pazienza e fantasia una tecnica quanto mai comune: il ricamo</span></h5>
<div id="attachment_7955" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7955 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-e1687966897655.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely" width="480" height="620" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely</p></div>
<div id="attachment_7956" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7956 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Linhartová-–-Vyšívané-mandely-Detail-01-e1687966950609.jpg" alt="Eva Linhartová – Vyšívané mandely - Detail 01" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Linhartová – Vyšívané mandely &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eva Linhartová ha realizzato ad ago 48 piccoli <em>mandala</em>, tutti uno diverso dall&#8217;altro, come colori e come disegno, a punto catenella, punto pieno, punto margherita, eccetera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari non segue le mode del momento, magari non palesa velleità artistiche, magari non è frutto di un progetto studiato a tavolino, però l&#8217;abilità, in questo caso, non si discute.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà capito che non vado in cerca solamente dell&#8217;espressione artistica &#8220;a ogni costo&#8221;, in quanto mi affascina anche e soprattutto ciò che è originale, e allora come non innamorarsi di quest&#8217;opera?</span></h5>
<div id="attachment_7959" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7959 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Hana-Crhová-Motýli-e1687968677897.jpg" alt="Hana Crhová - Motýli" width="360" height="778" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Crhová &#8211; Motýli</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Potrebbe rappresentare benissimo l&#8217;essenza del <em>patchwork</em>, dove ciò che è materiale o predefinito, come il colore nei tubetti e i blocchi che li contraddistinguono, trova una forma più alta, più leggera, più complessa e più libera grazie alla fantasia dell&#8217;artista, ovvero in una sorta di <em>gestalt</em> tessile dove &#8220;il tutto è più della somma delle singole parti&#8221;<span id="ctrlcopy"><a style="color: #000000;" href="https://www.stateofmind.it/2016/03/gestalt-teoria-terapia/">.</a></span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Del concorso che aveva per tema l&#8217;energia ho scelto di mostrare qui due opere di lettura solo apparentemente facile, e comunque completamente diverse nel trattamento del soggetto proposto.</span></h5>
<div id="attachment_7961" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7961 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Barbara-Pieczynska-–-The-energie-of-the-sun-e1687970016812.jpg" alt="Barbara Pieczynska – The energie of the sun" width="560" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Pieczynska – The energie of the sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista si potrebbe pensare che stiamo guardando il sole, ma, almeno secondo me, non è così. Barbara Pieczynska ha inteso dare forma visiva all&#8217;energia bruciante del nostro sole, e l&#8217;ha fatto mediante delle variazioni cromatiche, rappresentando i colori (o non colori) ai quali colleghiamo l&#8217;intensità dell&#8217;energia che ci piove sulla testa durante tutta la giornata.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altro discorso, ben diverso, per questa sibillina opera di Ivana Brzáková, per la quale il mio giudizio rimane ancora sospeso (il che è un punto a suo favore, s&#8217;intende&#8230;).</span></h5>
<div id="attachment_7963" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7963 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Ivana-Brzáková-–-Energy-of-men-e1687970927978.jpg" alt="Ivana Brzáková – Energy of men" width="560" height="712" /></a><p class="wp-caption-text">Ivana Brzáková – Energy of men</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che vi è raffigurato si presta a interpretazioni diverse, direi addirittura antitetiche, e già il titolo pone il primo interrogativo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Energy of men&#8221;, energia degli uomini, fin qui è semplice, ma anche generico in quanto per &#8220;uomini&#8221; talvolta si intendono tutti i componenti del genere umano. Essendo qui rappresentati solamente dei maschi e volendo indicare specificatamente la &#8220;loro&#8221; energia vitale, sarebbe stato più corretto &#8220;Energy of males&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque soprassediamo a questo dettaglio lessicale e soffermiamoci sulle figure rappresentate nel <em>quilt</em>. Possiamo vedere che accanto a figure che svolgono varie forme di attività fisica ne sono presenti quasi altrettante che sembrano evitarla, da chi sta bighellonando a chi è stato messo fuori combattimento dagli eccessi alcolici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi verrebbe da pensare che l&#8217;artista abbia inteso &#8220;smitizzare&#8221; la presupposta energia maschile, relegandola a mera manifestazione di forza, non sempre costante e non sempre produttiva, quando sappiamo bene che, seppure con valori minori come &#8220;potenza&#8221; pura, le donne hanno da sempre energia da vendere, e in misura ben superiore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, al PPM non mancavano delle opere di artiste ben note.</span></h5>
<div id="attachment_7970" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7970 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elisabeth-Nacenta-de-la-Croix-–-Water-Movements-e1687972701503.jpg" alt="Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements" width="640" height="632" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabeth Nacenta-de la Croix – Water Movements</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Elisabeth Nacenta-de la Croix ha portato una serie di opere &#8220;liquide&#8221;, ovvero che, anche se con titoli diversi, ricordavano l&#8217;acqua, i suoi colori, i suoi chiaroscuri, le sue trasparenze.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_7971" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7971 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Uta-Lenk-–-A-Scrap-a-Day-e1687972677853.jpg" alt="Uta Lenk – A Scrap a Day" width="560" height="536" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – A Scrap a Day</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;A Scrap a Day&#8221;, un pezzetto, un ritaglio, uno sfrido al giorno, e giorno dopo giorno Uta Lenk ha realizzato quest&#8217;opera astratta decisamente originale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Brno ho ritrovato un&#8217;artista che fu una delle piacevoli sorprese nel 2021 in Val d&#8217;Argent. Dalla freddissima Riga, Elina Lusis-Grimberga ha portato delle opere nelle quali dominano spesso i colori poco intensi, i neri, i grigi, e le sovrapposizioni.</span></h5>
<div id="attachment_7975" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7975 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-Flight-e1687977931607.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – Flight" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – Flight</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genere lei preferisce il contrasto tra chiari e scuri, con le forme che a tratti danno la sensazione che stiano cercando autonomamente un difficile equilibrio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche quando Elina Lusis-Grimberga si cimenta con colori più vivaci, il risultato di trasparenze e accostamenti imprevisti è notevole.</span></h5>
<div id="attachment_7977" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7977 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Elina-Lusis-Grimberga-–-XXX-e1688053585677.jpg" alt="Elina Lusis-Grimberga – XXX" width="560" height="814" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grimberga – XXX</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Originale, anzi no, interessante, anzi no, impegnativa, anzi no, divertente, insomma, non so che aggettivo scegliere per questa idea di concorso a percorso obbligato intitolato &#8220;Project Veba &#8211; Africa&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In genere, nei concorsi viene proposto un tema da interpretare, e l&#8217;artista fa del suo meglio con i materiali che ritiene i più adatti per ottenere il risultato che ha in mente. Al PPM la faccenda invece è più difficile, è una vera e propria sfida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> BVV Trade Fairs Brno, l&#8217;ente organizzatore delle fiere di Brno, e Veba, un&#8217;azienda tessile ceca, hanno fornito 4 pezze di stoffa di 40 x 40 cm, con i colori e disegni che potete vedere nell&#8217;immagine sottostante. badate, non si trattava di una stoffa qualunque, bensì era  broccato africano, ovvero un tessuto 100% cotone con finitura lucida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a quelle stoffe potevano essere aggiunti altri materiali, ma sempre con una funzione ausiliaria rispetto allla figura principale. Va da sé che ogni <em>patchwork</em> doveva avere per tema l&#8217;Africa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-7978 size-full aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/P1050038-e1688055765708.jpg" alt="P1050038" width="640" height="457" /></a><span style="color: #000000;">Eccovi tre esempi di come, partendo dagli stessi materiali, il tema sia stato sviluppato in direzioni completamente diverse, il che ci porta a ragionare su una sorta di paradosso, cioè che più limitazioni vengono imposte alle <em>quilter,</em> più la loro fantasia troverà modo di esprimersi liberamente.</span></h5>
<div id="attachment_7980" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7980 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marcela-Lístiková-–-Mask-e1688057563435.jpg" alt="Marcela Lístiková – Mask" width="420" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Lístiková – Mask</p></div>
<div id="attachment_7981" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7981 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Heike-Rosenbaum-–-Beauty-of-Africa-e1688057622464.jpg" alt="Heike Rosenbaum – Beauty of Africa" width="353" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Heike Rosenbaum – Beauty of Africa</p></div>
<div id="attachment_7982" style="width: 405px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7982 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-African-sun-e1688057809482.jpg" alt="Renata Edlmanová – African sun" width="395" height="588" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – African sun</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sinceri complimenti alle artiste che hanno partecipato e a chi ha organizzato questo concorso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da più di dieci anni non c&#8217;è edizione del PPM senza Romana Černá, e posso dire che non mi ha mai deluso, anzi mi è capitato di osservare quanto lei abbia più volte percorso nuove strade stilistiche, ma senza facili fughe in avanti.</span></h5>
<div id="attachment_7985" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7985 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-e1688058392441.jpg" alt="Romana Černá – The volcano" width="560" height="741" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano</p></div>
<div id="attachment_7986" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7986 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-The-volcano-Detail-e1688058445736.jpg" alt="Romana Černá – The volcano - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – The volcano &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che mi piace di lei è la versatilità, quella che le permette di passare da temi astratti al figurativo, dai colori accesi alle <em>nuance</em> più delicate, dal sogno alla realtà</span></h5>
<div id="attachment_7988" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7988 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Romana-Černá-–-Rychlost-e1688060513185.jpg" alt="Romana Černá – Rychlost" width="580" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Rychlost</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevo ancora incontrare una <em>quilter</em> appassionata di auto sportive, come quella qui sopra, un bolide più accennato che rappresentato, quasi un predatore accucciato in attesa di scattare sotto una pioggia battente che lo mimetizza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Penso che &#8220;Textile jazz&#8221; sia la denominazione perfetta non solo per l&#8217;opera sottostante, ma anche per tutta la produzione di Gerlinde Merl. Infatti, come nella musica <em>jazz</em>, troviamo una libertà espressiva che si appoggia a una tecnica eccellente.</span></h5>
<div id="attachment_7991" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7991 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-e1688061069457.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz" width="280" height="703" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz</p></div>
<div id="attachment_7992" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7992 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Gerlinde-Merl-–-Textile-jazz-Detail-e1688061108229.jpg" alt="Gerlinde Merl – Textile jazz - Detail" width="640" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Gerlinde Merl – Textile jazz &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui lo stesso colore, il verde, è stato &#8220;declinato&#8221; in strutture diverse, è stato &#8220;sfumato&#8221; in varie gradazioni, è stato &#8220;sporcato&#8221; da altri colori, è stato &#8220;ingabbiato&#8221; in cinque temi separati, eppure tutto si tiene, come i tempi di un pezzo musicale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordate i <em>wedding ring</em> che avete visto all&#8217;inizio di questo <em>post</em>? Bene, anche questi qui sotto sono anelli, ma solo se si intende sposare una strega.</span></h5>
<div id="attachment_7993" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7993 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-e1688062343290.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings" width="580" height="579" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings</p></div>
<div id="attachment_7994" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7994 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Monika-Smičková-–-Monika-Voříšek-Vágnerová-Witchrings-Detail-e1688062668359.jpg" alt="Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová - Witch'rings - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Smičková – Monika Voříšek Vágnerová &#8211; Witch&#8217;rings &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto concorre a creare un&#8217;atmosfera stregonesca, i colori cupi, la forma degli anelli, la scelta delle stoffe, l&#8217;irruzione di acuminate punte nelle zone arrotondate, la suggerita pesantezza della rete che gli anelli formano, e nonostante tutto ciò questo <em>patchwork</em> non risulta opprimente, tutt&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In genovese si usa dire &#8220;<em>fà sciortì sàngoe da &#8216;na pria</em>&#8221; (far uscir sangue da una pietra) per definire una missione impossibile, eppure le artiste di Art Quilt Harbour sono riuscite nell&#8217;impresa di raffigurare il sangue delle pietre, i colori le vene, i grumi, le ferite, in una serie di opere sul tema &#8220;Kameny&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_7995" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7995 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Eva-Brabcová-–-Kameny-III-e1688063639265.jpg" alt="Eva Brabcová – Kameny III" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová – Kameny III</p></div>
<div id="attachment_7997" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7997 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Irena-Zemanová-–-Kameny-II-e1688064575948.jpg" alt="Irena Zemanová – Kameny II" width="300" height="638" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová – Kameny II</p></div>
<div id="attachment_7998" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7998 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-e1688064614876.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V" width="300" height="645" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V</p></div>
<div id="attachment_7999" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7999 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Jana-Štěrbová-–-Kameny-V-Detail-e1688064678208.jpg" alt="Jana Štěrbová – Kameny V - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Kameny V &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Mission impossible</em>? No di certo per queste artiste ceche, le quali hanno formato un gruppo che non teme di confrontarsi  con sempre nuove sfide. Chissà cosa staranno architettando ora&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se vi piacciono i gatti questo <em>patchwork</em> di Anna Zychowa Duda fa al caso vostro.</span></h5>
<div id="attachment_8000" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8000 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-e1688065203910.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał" width="560" height="567" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał</p></div>
<div id="attachment_8001" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8001 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Anna-Zychowa-Duda-–-Koci-karnavał-Detail-e1688065273705.jpg" alt="Anna Zychowa Duda – Koci karnavał - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Zychowa Duda – Koci karnavał &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il carnevale dei gatti, una festa polacca durante la quale si indossano maschere da gatto. Ovviamente è perlopiù dedicata ai bambini, ma l&#8217;artista ha inteso rappresentare lo stretto legame tra noi e quei felini che, pur non essendo espansivi come i cani, riescono a rubarci il cuore.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo scrittore James Boswell riporta nel suo &#8220;<span id="Visita_a_Rousseau_e_a_Voltaire" class="mw-headline">Visita a Rousseau e a Voltaire&#8221; un interessante dialogo col famoso filosofo svizzero.<br />
</span>Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».<br />
Boswell: «No».<br />
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l&#8217;istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».<br />
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».<br />
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce.»</span></h5>
<div id="attachment_8003" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8003 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Renata-Edlmanová-–-Rochovor-s-kocourem-e1688065884898.jpg" alt="Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Edlmanová – Rochovor s kocourem</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo di questo bel <em>patchwork</em> è appunto &#8220;una conversazione con il gatto&#8221;. E ditemi, voi ci parlate col vostro gatto? E lui che fa poi, vi risponde, vi ignora, si arruffiana?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marty Ornish, o come lei preferisce, Marty-O, è anche definita &#8220;la donna che sussurrava ai <em>quilt</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi spiego. Lei non realizza solamente dei <em>patchwork</em> da appendere, ma anche dei <em>patchwork</em> da indossare, e lo fa, badate bene, riutilizzando vecchie trapunte in parte rovinate. Già di per sé un <em>patchwork</em> ha più valore se vengono utilizzate delle stoffe di recupero, e lei ha deciso di elevare al quadrato il riuso di quei materiali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui mostrerò solamente delle opere bidimensionali (o quasi&#8230;), ma vi invito a dare un&#8217;occhiata al suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.marty-o.com/index.php" target="_blank">sito web</a></span></strong> per vedere gli abiti meravigliosi che ha concepito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa attività fa riferimento alla sua filosofia di consumo sostenibile, quella stessa che condanna lo spreco di materiali utilizzati nei &#8220;<span class="Y2IQFc" lang="en"><em>junk clothes</em>&#8220;, i vestiti spazzatura, che appunto in breve tempo sono destinati a diventare veramente spazzatura, e veramente inquinanti.<br />
Non servirebbe ricordarvi che la maggior parte di ciò che trovate negli scaffali dei grandi magazzini (e magari anche nelle <em>boutique</em>) è stato realizzato da maestranze sfruttate e sottopagate, perolopiù donne, quindi dei soggetti ancora più deboli socialmente. Sapevatelo.</span></span></h5>
<div id="attachment_8006" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8006 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-e1688149437708.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2" width="320" height="744" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2</p></div>
<div id="attachment_8007" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8007 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Marty-Ornish-–-The-Pill-of-Rights-2-Detail-e1688149514971.jpg" alt="Marty Ornish – The Pill of Rights #2 - Detail" width="640" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish – The Pill of Rights #2 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Appunto sui diritti delle donne Marty-O punta il suo <em>focus</em>, come nell&#8217;opera qui sopra che identifica nella pillola anticoncezionale una fondamentale e imprescindibile tutela della libertà femminile. Grazie alla pillola finalmente la maternità cessava di essere una situazione casuale, subita, involontaria, punitiva, direi quasi doverosa, e finalmente la donna era in grado di godere del suo corpo senza quella spada di Damocle sopra la testa. Sempre grazie alla pillola non era più necessario ricorrere a metodi più o meno affidabili, più o meno consentiti, più o meno disponibili per interrompere una gravidanza indesiderata. Non dimentichiamoci dei rischi che le nostre nonne correvano quando dovevano &#8220;liberarsi&#8221; dell&#8217;ennesima gestazione affidandosi a metodi arcaici, improvvisati, da sole o con l&#8217;aiuto di figure non sempre competenti e limpide, fermo restando l&#8217;opprimente senso di vergogna che una società bigotta aveva sapientemente instillato in loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non dimentichiamocene perché oggi capita di osservare una sorta di tendenza al ritorno di quei tempi bui, un furore integralista e retrogrado che si maschera dietro a sedicenti politiche a favore della natalità a prescindere, con la benedizione ovviamente delle istituzioni clericali, e mi spiace constatare che troppo spesso a cadere in quella trappola mediatica sono le donne.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi, se pensate che un <em>patchwork</em> sia solamente una bella decorazione realizzata con della stoffa state facendo un torto a tutte quelle artiste che, nonostante le difficoltà imposte dalla tecnica e dai materiali, tentano di far passare un messaggio importante.</span></h5>
<div id="attachment_8013" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8013 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marty-Ornish-When-Will-We-Stop-Banning-Books-question-mark-e1688199481367.jpg" alt="Marty Ornish - When Will We Stop Banning Books (question mark)" width="360" height="763" /></a><p class="wp-caption-text">Marty Ornish &#8211; When Will We Stop Banning Books?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come nell&#8217;opera qui sopra, il cui titolo dovrebbe dire già molto anche a chi non è americano. Sappiamo che è già capitato troppe volte che alcuni libri siano stati messi all&#8217;indice, sabotati, nascosti, distrutti, e sempre per motivi che nulla avevano a che fare con la letteratura, bensì perché erano &#8220;disturbatori&#8221; della pace sociale stabilita dal potere (politico, ecclesiastico, commerciale, patriottico, eccetera). Di manoscritti proibiti e distrutti si hanno notizie già nell&#8217;antica Roma, duemila anni fa, per arrivare ai libri bruciati in pubblico in osservanza alle odierne direttive della dittatura cinese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però esistono metodi anche più subdoli e altrettanto efficaci per distruggere un libro, ovvero è sufficiente boicottarne la distribuzione, e in una società poco avvezza alla lettura, nella quale l&#8217;economia libraria langue (tranne per i soliti e poco originali <em>blockbuster</em>), è fin troppo semplice fare pressione sugli editori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;When Will We Stop Banning Books?&#8221; è un libro scritto nel 1968 da Maya Angelou, l&#8217;autobiografia di un&#8217;afroamericana che si e scontrata fin dagli anni &#8217;30 col le problematiche del razzismo e della miseria. Il titolo fa riferimento alla poesia &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.poetryfoundation.org/poems/46459/sympathy-56d22658afbc0" target="_blank">Sympathy</a></span></strong>&#8221; composta nel 1899 da Paul Laurence Dunbar, considerato il primo afroamericano che ha &#8220;osato&#8221; scrivere romanzi ambientati nel mondo dei <em>wasp</em> (White Anglo-Saxon Protestant), e per questo motivo i suoi testi hanno spesso trovato scarsissimo accoglimento editoriale, costringendolo per anni a una vita grama.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella zona superiore del <em>patchwork</em> trovere un titolo che forse vi dirà poco. Si tratta del romanzo &#8220;To Kill a Mockingbird&#8221;, che forse vi è più noto nella sua trasposizione cinematrografica col titolo &#8220;Il buio oltre la siepe&#8221;. Anche in quel caso, essendo presente nel testo un&#8217;aperta condanna dei pregiudizi razziali, negli Stati Uniti il libro fu oggetto di campagne denigratorie (di cittadini bianchi ovviamente) che ne richiedevano l&#8217;esclusione da ogni biblioteca pubblica, con quella delle scuole <em>in primis</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il successo ottenuto in Val d&#8217;Argent, Mattea Jurin ha scelto di continuare nella rappresentazione &#8220;forte&#8221; di ciò che significa essere una donna.</span></h5>
<div id="attachment_8017" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8017 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mattea-Jurin-–-A-piece-of-fabric-does-not-determine-a-woman’s-e1688203960294.jpg" alt="Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s" width="560" height="560" /></a><p class="wp-caption-text">Mattea Jurin – A piece of fabric does not determine a woman’s</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è un pezzo di stoffa? E soprattutto perché la stoffa incide in modo considerevole nel mondo femminile?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il collegamento tra la realizzazione dei vestiti e la donna è spesso frutto di un malinteso, infatti da sempre sono esistiti i sarti, e suppongo in proporzione maggiore alla controparte femminile. Putroppo le disugualianze sociali hanno relegato le famiglie povere a occuparsi nella maniera più efficiente possibile della loro sopravvivenza, relegando l&#8217;uomo (maschio, robusto, dominante) ai lavori di fatica, e la donna (femmina, debole, succube) alla cura della casa e dei figli, e tra quelle mansioni ci stava anche la realizzazione e la manutenzione degli abiti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per le più fortunate (leggi ricche) un pezzo di stoffa non era semplice materia prima da utilizzare con parsimonia, bensì una scelta estetica, un modo distintivo di vestire, uno <em>status symbol</em>, peccato che, tranne rarissimi casi, si trattasse di una gabbia dorata nella quale la donna doveva seguire i dettami e le costrizioni del gusto maschile. In buona sostanza la catena di grezzo cotone era stata semplicemente sostituita da una di morbidissima seta.<br />
Non andrebbero nemmeno dimenticate (e condannate) tutte quelle situazioni dove un pezzo di stoffa diventa una prigione nella quale la donna viene costretta a nascondersi, una reclusione a vita che ha il preciso scopo di farla sentirte una <em>minus habens</em>, e perciò sottomessa al potere maschile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altro discorso vale per la <em>quilter</em>, dai primi <em>patchwork</em> in avanti, ovvero da quando la stoffa perse le sue funzioni originali per diventare il seme di qualcosa di più grande, più espressivo, più distante dalle ristrettezze quotidiane o dalle imposizioni sociali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi trovo ragionevole pensare che un pezzo di stoffa dovrebbe cessare di essere un marchio estetico, sociale ed economico, e a quel punto ogni donna potrebbe guardare alla stoffa come a un mare sul quale navigare fin oltre l&#8217;orizzonte conosciuto, che sia una <em>quilter</em> o meno.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la dimostrazione di come un elemento quanto mai classico come l&#8217;esagono del &#8220;Giardino della nonna&#8221; possa essere declinato in maniera originale e artistica.</span></h5>
<div id="attachment_8018" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8018 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Fabia-Delise-Falesia-e1688204019463.jpg" alt="Fabia Delise - Falesia" width="480" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Fabia Delise &#8211; Falesia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La falesia è un tratto roccioso di costa che scende a picco sul mare. Immagino che, almeno dal punto di vista mediatico, le falesie delle bianche scogliere di Dover siano le più note, come pure dovremmo ricordare bene quelle presenti nel famoso film &#8220;I cannoni di Navarone&#8221; (girato sulle Tremiti).</span><br />
<span style="color: #000000;">Mi piace pensare che Fabia Delise abbia voluto rappresentare le falesie di Duino, vicine a me, e per certi motivi vicine anche a lei.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono convinta che un&#8217;associazione ha più forza quando riesce a immaginare delle iniziative condivise, ossia quando propone di interpretare con la stoffa una singola tipologia di soggetti. Al PPM2023 ho avuto occasione di ammirare alcune opere realizzate dalle <em>quilter</em> del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Klub</a></strong></span><a style="color: #000000;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank" rel="home"> che </a>hanno presentato una collezione di finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca.<br />
Questa associazione raccoglie una trentina di <em>quilter</em>, e ogni estate hanno l&#8217;abitudine di trascorrere assieme una settimana nella cittadina di Neveklov (ma perché non sono nata a Praga?), per scambiarsi idee, impressioni, progetti, sogni e, non c&#8217;è niente di male, anche qualche pettegolezzo.<br />
Essendo venute a conoscenza che esisteva un progetto locale di recupero della sinagoga e del cimitero ebraico, le quilter del BPK hanno deciso di collaborare con l&#8217;iniziativa &#8220;<em>Patchworková okna synagog</em>&#8220;, alla quale hanno partecipato, oltre a undici associate, altre sedici <em>quilter</em> ceche, e se non è un successo questo&#8230;<br />
Il risultato ottenuto è un&#8217;interessante collezione di opere che sono state esposte a Praga e quindi a Brno. Missione compiuta, direi.<br />
Nota a margine: le fotografie delle finestre originali non le abbiamo scattate noi, ma le abbiamo raccattate qua e là sul <em>web</em>. Chi avesse da ridire, non ha che da scriverci.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8024" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8024 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Hana-Dlhá-–-Synagoga-Luže-e1688285289799.jpg" alt="Hana Dlhá – Synagoga Luže" width="360" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Hana Dlhá – Synagoga Luže</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8027 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/SynagogaLuže_01.jpg" alt="SynagogaLuže_01" width="499" height="386" /><span style="color: #000000;">La sinagoga di Luže è del 1780, quindi in stile barocco, ma come tante altre è possibile che sia stata ricostruita sopra una precedente, dato che è segnalato un insediamento ebraico fin dal XVI secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sinagoga si è conservata abbastanza bene in maniera del tutto accidentale. Nel 1940 l&#8217;appartamento dello <em>shammash</em> locale venne occupato da una persona che si occupava della concia delle pelli di coniglio, processo che avveniva negli ampi spazi della sinagoga. Per essicare le pelli era appunto indispensabile che l&#8217;ambiente fosse asciutto, e inoltre i prodotti chimici utilizzati allontanavano gli insetti dannosi. Questi due fatti evitarono che muffa e tarli mandassero in rovina la sinagoga, anche se, a onor del vero, l&#8217;edificio sulla Zidovna (denominazione &#8220;ufficiosa&#8221; utilizzata dagli abitanti di Luže) patì l&#8217;abbandono totale dopo il conflitto, e persino vennero sottratte alcune preziose lapidi del cimitero. Il restauro, iniziato alla fine degli anni&#8217;90, ha ripristinato lo stato della sinagoga all&#8217;aspetto del 1930, anche se non si svolgono più funzioni religiose. Sia l&#8217;edificio che l&#8217;annesso cimitero sono visitabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8030" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8030 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Božena-Zámečníková-–-Vinná-réva-–-Synagoga-Kolín-e1688290786358.jpg" alt="Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín" width="360" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Božena Zámečníková – Vinná réva – Synagoga Kolín</p></div>
<p><img class="aligncenter wp-image-8032 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Kolín-synagoga-e1688294047817.jpg" alt="Kolín-synagoga" width="620" height="319" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;attuale sinagoga di Kolín venne eretta nella seconda metà del XVII secolo, sullo stesso sito di una sinagoga precedente del XIV secolo. Se si esclude la sinagoga di Praga, quella di Kolín è la più antica della Boemia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la guerra la sinagoga tornò alla sua funzione di edificio di culto fino al 1953, quando cessò di esistere una comunità ebraica a Kolín, e divenne monumento nazionale della Repubblica Cecoslovacca. Gran parte degli arredi vennero portati in una sinagoga di Denver, mentre gli oggetti più piccoli si trovano nel Museo Ebraico di Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8034" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8034 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Anna-Bradiková-–-Klausová-synagoga-Praha-e1688292900874.jpg" alt="Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha" width="640" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bradiková – Klausová synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8036 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/KlausovásynagogaPraha_01-e1688294009188.jpg" alt="KlausovásynagogaPraha_01" width="620" height="452" /><span style="color: #000000;">Questa qui sopra non è veramente la finestra di una sinagoga, trattandosi invece di una di quelle della sala cerimoniale del Cimitero di Praga che fa parte della Sinagoga Klausen di Praga, e più precisamente si tratta di un edificio legato alla &#8220;<em>Chevra Kadisha Gomlei Chasadim</em>&#8221; (La Santa Confraternita di coloro che compiono opere di beneficenza), un&#8217;organizzazione nata settecento anni fa che ha lo scopo di assicurare che tutti gli ebrei siano sepolti secondo i dettami della tradizione ebraica. Non sto qui a descrivere le operazioni che la confraternita della <em>Chevra Kadisha</em> compie prima della sepoltura, mi sembrerebbe macabro e fuori luogo. Comunque, se vi va di saperlo, sul <em>web</em> troverete sufficienti notizie, compresa quella che a quel processo di preparazione della salma partecipano molte donne, in taluni casi in proporzione doppia rispetto agli uomimi. Come dire, i compiti ingrati capitano sempre a noi&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_8038" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8038 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Marcela-Listíková-–-Golem-–-Vysoká-synagoga-Praha-e1688295372685.jpg" alt="Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha" width="360" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Golem – Vysoká synagoga Praha</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Confesso che avendo visitato Praga più volte, compresa la Sinagoga Alta, ma non ho memoria di una finestra raffigurante il <em>Golem</em>. In ogni caso questo pannello <em>patchwork</em> ha un suo fascino (oscuro).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Costruita nel 1577 sulle fondamenta di un antico edificio medievale, la Sinagoga Alta deve il suo nome anche posizione leggermente più elevata che la metteva al riparo delle frequenti inondazioni causate dalla Vltva (Moldava) che affliggevano il quartiere di Josefov.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque anche sulla leggenda del <em>Golem</em> ci sarebbe un discorsetto da fare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel lontano (ma neppure tanto) 1915 usciva nelle sale cinematografiche “Il Golem”, un film ispirato alla leggenda del gigante d’argilla creato nel XVI secolo da un potente rabbino del ghetto ebraico di Praga, <em>rabbi</em> Loew.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà (la realtà sulle origini di questa leggenda e non la realtà di un essere immaginario) già nel XII secolo, a Worms, a 500km da Praga, in un trattato mistico venne ipotizzata la creazione di un <em>Golem</em> mediante un rituale magico. Invece in nessuna parte della ponderosa documentazione lasciata da <em>rabbi</em> Loew si accenna a un <em>Golem</em>, pertanto è da escludersi un suo collegamento con questa leggenda, neanche ipotetico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È probabile che la storia del <em>Golem</em> abbia viaggiato nei secoli come fiaba orale, forse per spaventare i bambini, forse per vaticinare una protezione suprema contro un sempre possibile <em>pogrom</em>, fatto sta che nel 1838 un certo Klutschak, giornalista di belle speranze, pubblicò alcuni racconti suggestivi sul vecchio cimitero ebraico, sul famoso <em>rabbi</em> e sulla sua creatura d’argilla: il <em>Golem</em> (anzi, sbagliando, il <em>Golam</em>). Dieci anni dopo questo racconto di fantasia fu ripreso da altri autori, con maggior risonanza, fino ad arrivare alla ribalta mondiale della settima arte, diventando oggetto di credulità generale tra coloro che cedono volentieri al fascino dell’occulto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vorrei far notare una piccola coincidenza temporale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1818 usciva nelle librerie “Frankestein o il Prometeo moderno”, un romanzo gotico della giovanissima Mary Shelley, ripubblicato poi nel 1831. Potrebbe darsi benissimo che Klutschak, visto il successo del <em>best seller</em> londinese, abbia pensato bene di dare forma scritta a quella storiella del ghetto per ricavarsi una fettina di celebrità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta misteri, basta tristezze, basta storia, è il momento di una boccata d&#8217;aria fresca, meglio se profumata dai coloratissimi fiori di Květa Surá, un <em>quilt</em> a chilometro zero, essendo lei un&#8217;artista del <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://patchworkbrno.webnode.cz/" target="_blank">Patchworkový Klub Brno</a></span></strong>.</span></h5>
<div id="attachment_8040" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8040 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-e1688296639759.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže" width="480" height="677" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže</p></div>
<div id="attachment_8041" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8041 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Květa-Surá-–-Crazy-růže-Detail-e1688296702544.jpg" alt="Květa Surá – Crazy růže - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Květa Surá – Crazy růže &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come si dice, il presagio nel nome. Infatti Květa sta per fiore in ceco, e direi che questa <em>quilter</em> morava ha trovato subito la sua strada.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra <em>quilter</em>, altri fiori, altro stile.</span></h5>
<div id="attachment_8053" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8053 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Mirosłava-Pucek-–-Blue-Garden_01-e1688378213753.jpg" alt="Mirosłava Pucek – Blue Garden_01" width="560" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Mirosłava Pucek – Blue Garden</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da quel che ho intuito, Mirosłava Pucek ama particolarmente i fiori, quando ci sono, nei prati o sugli alberi in primavera e in estate. oppure sui <em>patchwork</em>, in autunno e in inverno (e si sa che l&#8217;inverno polacco non scherza&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo prato blu potrebbero esserci dei fiordalisi, dei nontiscordardime, dei papaveri blu, fate voi, comunque l&#8217;effetto è notevole.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per sopravvivere è necessario adattarsi, bisogna aprirsi all&#8217;arte, a nuovi materiali, a nuove forme, a nuove tecniche, in buona sostanza a nuovi incroci, perché solamente così potranno crescere nuove forme espressive, e solo allora chi ammira ma non ama il <em>patchwork</em> tradizionale troverà il coraggio di esporsi.</span></h5>
<div id="attachment_8054" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8054 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/Adelheid-Lau-Offnung-e1688379598380.jpg" alt="Adelheid Lau - Offnung" width="560" height="593" /></a><p class="wp-caption-text">Adelheid Lau &#8211; Offnung</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Stampare, dipingere, ritagliare, incollare, sono azioni tipiche di chi vede nella stoffa non dei mattoni per erigere un formale edificio, bensì una pagina bianca sulla quale fissare la voglia di dare forma visibile a sogni, paure, ricordi, speranze, e anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Offnung&#8221;, apertura, così si intitola l&#8217;opera di Adelheid Lau, e non potrebbe essere altrimenti per la varietà di materiali e modi di utilizzo degli stessi, ferma restando la peculiarità non trascurabile che si tratta del riutilizzo di elementi preesistenti in altra forma, un valore oggi, in un mondo di eccessiva predisposizione al consumo, troppo spesso trascurato.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre, eccovi anche una <em>clip</em> che abbiamo montato e che anche potete trovare su YouTube, volendo persino in HD.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xZWOcfzSEZ0?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">  </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuso questo articolo con la fotografia dell&#8217;opera che più si avvicinava ai miei (strambi) gusti, non mi resta che tirare un po&#8217; di somme (attenzione, chi piglio piglio&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se torno con la memoria all&#8217;edizione 2022 del PPM, l&#8217;immagine che mi viene in mente è quella di una persona che si è appena riavuta da una grave malattia. Quest&#8217;anno le cose andavano decisamente meglio, diciamo che la &#8220;convalescenza&#8221; procede nel migliore di modi, anche se ci vorrà un po&#8217; di tempo prima che ci si riprenda del tutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La presenza al PPM di molte artiste internazionali è un bel segnale, e pure la qualità delle opere esposte ha mostrato un <em>trend</em> positivo. Mi angustia un po&#8217; la sensazione che la manifestazione forse non abbia riscosso il successo di pubblico che meriterebbe. Magari i numeri mi smentiranno, magari tutto è dovuto alla vastità di spazi espositivi nei quali ci si perde, magari sono io che mi aspetto sempre troppo, però questo è, non posso farci niente se non buttare lì delle ipotesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da mia abitudine, ancora una volta esprimo la convinzione che la peste cinese, oltre alla penosa lista di vittime, ha lasciato uno strascico nel quale riconosco un diffuso pessimismo, una certa inerzia creativa, minore predisposizione a viaggiare e persino una larvata fobia nei riguardi di eventi pubblici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nulla mi toglie dalla mente che anche la scelta di Brno come sede espositiva, pur rispondendo a plausibili vantaggi pratici, manca del fascino che può vantare Praga, anche se ricordo ancora bene il clima &#8220;equatoriale&#8221; che si godeva nella struttura dell&#8217;Hotel Step di Praga, come pure la &#8220;facilità&#8221; di raggiungere la Malletova, in periferia. Però, specialmente per chi veniva dall&#8217;estero, la vista al PPM poteva coincidere con la visita della capitale, ovvero quel che si dice &#8220;prendere due piccioni con una fava&#8221;. Non è che la città di Brno sia brutta, c&#8217;è anche lì qualcosa di bello da vedere, specialmente nei dintorni, ma è innegabile che il richiamo di Praga ha storicamente un altro peso. Forse, la butto lì, si potrebbe pensare ad alcune iniziative collegate per l&#8217;occasione, per esempio una visita guidata della città, delle escursioni verso i numerosi castelli (difficilmente raggiungibili senza l&#8217;automobile), una gita sul carso moravo oppure a Olomouc, insomma, il materiale non mancherebbe.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per il momento non mi resta che salutarvi a darvi appuntamento alla prossima edizione del PPM, ricordandovi due cose, la prima è che altre immagini non presenti in questo articolo sono visibili sulla mia pagina Flickr <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">lastoffagiusta2022</a></span></strong> (per gli anni precedenti vedere <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">lastoffagiusta2021</a></span></strong>, <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">lastoffagiusta2019</a></span></strong> e <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">lastoffagiusta2013</a></span></strong>), la seconda, più importante, è che le fotografie che abbiamo inserito non rendono giustizia all&#8217;opera originale, intendo dal vivo. Perciò se ci tenete all&#8217;arte tessile visitate le mostre, darete così una soddisfazione agli espositori e voi potrete ammirare i <em>patchwork</em> in tutto il loro splendore. Su!<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>One More Time</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via, via, via! Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, ça va sans dire, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg"><img class=" size-full wp-image-7090 alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg" alt="LogoViennaPragaBrno" width="2586" height="954" /></a></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Via, via, via!</strong></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, <em>ça va sans dire</em>, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi imprigionava da un paio d’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Rossana che era partita all’alba di un grigio martedì, è ritornata dopo una settimana e mezza con un considerevole bagaglio di ricordi ma più leggera nello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto viene buona una delle gianografie scritte dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>pusher</em> / fotografo / ecc., e si intitola “ADDIO”.</span><br />
<em><span style="color: #000000;"> Il viaggiatore non conosce ritorno. A partire è uno, a tornare è un&#8217;altra persona. Qualora tornasse quello stesso uno è come se non fosse mai partito.</span></em><span id="more-7089"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi corre l’obbligo di spiegare le cause di questa mia metamorfosi minima, ovvero di come una semplice gita in luoghi meno che esotici e neppure del tutto sconosciuti abbia potuto sortire un tale benefico effetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si dirà che l’esperienza ritrovata di un viaggio all’estero, dopo mesi e mesi di soggiorno obbligato, è già condizione sufficiente per rinfrancare lo spirito, e forse è vero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari ha contribuito pure l’allentamento delle misure sanitarie antipandemiche di Austria e Cechia, un certo <em>lasseiz-fare</em> che, pur giudicandolo avventuroso, ci ha regalato quel briciolo di serenità che mancava da due anni e passa. Non mi illudo, non è finita, non è ancora giunto il momento della pace, ma una tregua è sempre una tregua, e guai a non approfittarne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono debitrice nei confronti della mia personale agenzia di viaggi, la quale stavolta si è superata regalandomi a Praga la più bella sistemazione che potessi desiderare, e anche questo fatto ha di certo contribuito a volgere al bello il mio stato d’animo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7101" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" alt="P1010555" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto vero, però la causa “scatenante” di un tale capovolgimento emotivo è meno appariscente, e forse soltanto ingannevole, come il succedersi imprevisto di eventi suggestivi che formano un quadro visibile solo a chi è disposto a emozionarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo di questi è, non ci crederete mai, Praga.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dubitavo, lo confesso. Nel corso degli anni mi sono ritrovata a detestare un turismo invasivo e incolto, oltre a provare amarezza per una certa decadenza dei costumi sociali, perciò temevo di scendere in una città piegata dalla pandemia, dalla crisi e dalla paura, una crisalide vuota.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece, guarda là, mi sono ritrovata ad abbracciarla come i primi tempi, mi ha riconquistato con un’inaspettata dimostrazione di vitalità, un palese rifiuto di arrendersi alle avversità che la peste cinese ci ha dispensato a piene mani, una città che anzi ha deciso di alzare la posta con tutta una serie di iniziative, sia istituzionali che private, il che, lasciatemelo dire, è stato come un raggio di sole se lo paragoniamo al plumbeo immobilismo al quale ci siamo, purtroppo, assuefatte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7100" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" alt="P1010730" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Non meno stimolante è stata l’occasione di ammirare i <em>quilt</em> esposti a Brno, e per due motivi. Il primo risponde a un’emozione empatica, quella di gioire assieme alle <em>quilter</em> ceche per la rinascita del Prague Patchwork Meeting, una manifestazione che ho sempre amato per motivi che superavano il mero interesse per il <em>patchwork</em>. Il secondo motivo di soddisfazione è stato determinato dalla qualità delle opere esposte, e soprattutto dalla precisa scelta di muoversi in direzione dell’arte, pur essendo questo indirizzo sempre impegnativo per una <em>quilter</em> giacché comporta più domande che risposte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7104" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image - Detail" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Chi frequenta questo <em>blog</em> saprà già che a me piace prendere le cose molto alla lontana, e perciò, prima di arrivare a Brno, la mia agenzia di viaggi ha organizzato delle escursioni culturali a Vienna e Praga alla scoperta di attrazioni e opere note o meno note, antiche o contemporanee, gradevoli o criptiche, consone o sorprendenti, e di ciò trovate traccia nello zibaldone visuale del breve filmato che è stato inserito in fondo a questo articolo.</span></h5>
<div id="attachment_7109" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="Vienna" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7109" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" alt="P1140461" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Vienna</p></div>
<div id="attachment_7111" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7111" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" alt="P1010770_ok" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Praga</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che sarebbe ora che vi parli finalmente del Prague Patchwork Meeting di Brno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo in Moravia, una regione sudorientale della Repubblica Ceca, che però nel Medioevo si estendeva dalla Pannonia alla Slesia comprese, per disintegrarsi all’inizio del X secolo sotto la pressione degli Ungari. Brno divenne unica capitale della Moravia solamente nel 1648 in virtù della sua favorevole posizione difensiva rispetto a Olomouc, un’altra delle tre “capitali” della Moravia assieme a Znojmo.</span></h5>
<div id="attachment_7116" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7116" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" alt="P1020036" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Brno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Cosa potrei dire di questa nuova collocazione della mostra? Uno dei vantaggi è costituito dalla sua prossimità al confine austriaco. Anche se il piccolo aeroporto locale offre pochissimi collegamenti, andrebbe considerato il fatto che bastano solamente due ore di treno per raggiungere l’aeroporto di Vienna, uno <em>hub</em> internazionale servitissimo, e ancor meno per la stazione ferroviaria della capitale austriaca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche la sede espositiva è tutta un’altra musica rispetto a quella di Praga. Si tratta di un grande complesso che, pur avendo quasi un secolo di vita, appare modernissimo e funzionale a qualsiasi manifestazione fieristica, e per di più è relativamente vicino al centro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Prague Patchwork Meeting ne occupava solo una piccola zona, non per esiguità della mostra ma per la vastità dello spazio a disposizione. In buona sostanza di posto per crescere ce n’è a iosa.<br />
Per contro a Brno non è che ci sia tantissimo da vedere. Visitata la fortezza dello Spielberg, le ville Tugendhat e Löw-Beer, la cattedrale e qualche bel giardino, non c&#8217;è altro da fare che girare per il piccolo centro storico. Di posti interessanti ce ne sono anche in Moravia, però raggiungibili con una certa difficoltà se non si dispone di un mezzo di trasporto privato. Allora, visti i prezzi molto ragionevoli, noleggiare un&#8217;autovettura a Brno sarebbe un&#8217;opzione da non trascurare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7120" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" alt="Sfondo1" width="640" height="350" /></a> <span style="color: #000000;">E allora andiamo, Sì, ma dove? Gli spazi sono vastissimi, mi ci perdo. Non mi resta altro che accodarmi a un gruppo di <em>quilter</em> che, ipotesi più che ragionevole, si sta recando come me alla mostra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, si sono perse anche loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un po’ trovo finalmente l’ingresso sotto a un grande cartello dove c’è scritto “Exit”. Preferisco non commentare…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per prima cosa andiamo a salutare Jana Štěrbová, <em>deux ex machina</em> di quest’araba fenice tessile. L&#8217;ho ritrovata sollevata dal risultato che stava ottenendo l&#8217;esposizione, e immagino che il timore di un <em>flop</em> dovuto alla sospensione della mostra per ben due anni e allo spostamento in una sede distante da Praga l&#8217;abbia provato, io almeno ne sarei stata vittima e non c&#8217;avrei dormito la notte. Più che farle i complimenti per la sua tenacia non so che altro dire, e allora via a vedere cos’hanno combinato!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come nelle edizioni precedenti, una zona è stata riservata alle opere che hanno partecipato al concorso “Sauvage” durante il Carrefour Européen du Patchwork del 2021. A parte il fatto che probabilmente le conoscete già, se siete oltremodo curiose vi rimando al mio post “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d’Argent 2021</a></span></strong>” nel quale ho riportato qualche immagine significativa e alcune mie considerazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Siamo a Brno, e quindi andiamo al mare.</span></h5>
<div id="attachment_7127" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7127" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" alt="Bára Bartošová - Sea Wave" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová &#8211; Sea Wave</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è un&#8217;anima artistica in Bára Bartošová, ce ne sono due. Un tale dualismo espressivo e inconciliabile si manifesta nella scelta dei suoi soggetti: scorci di Praga (dove forse ha vissuto) ed elementi della natura da lei riscoperta nella Boemia orientale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era inevitabile che ne scaturisse un impulso ecologista, e il mare, che troppo spesso è utilizzato come una discarica, trova posto nel suo immaginario, in forma di pesce o altro essere vivente, oppure come in questo caso in forma di energia, o per meglio dire di furia incontrollabile. Purtroppo nulla può il mare contro la stupidità umana, e quest&#8217;onda troppo mi ricorda la carica di un toro nell&#8217;arena, tanto impetuosa quanto incapace di ribaltare il suo fato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi ricorderete come faceva quella vecchia canzone &#8220;nel blu dipinto di bluuu&#8230;&#8221;, così ho desiso di continuare su questa linea cromatica, e lo faccio con tutta la serie di sfumature di blu indigo che Glenda Mah crea seguendo le antiche tecniche apprese in Cina, Tibet, Thailandia, Laos, Corea, Cambogia e Giappone, sfumature che potete divertirvi a cercare nell&#8217;opera sottostante.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7129" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7129" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In</p></div>
<div id="attachment_7131" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7131" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le tecniche che lei ha imparato a utilizzare, la più spettacolare di tutte è la tecnica giapponese Shibori, utilizzata per ottenere fantasie astratte sul tessuto mediante piegature o legature, ordinate o casuali, a seconda dell&#8217;effetto finale cercato. Tre secoli di storia e seimila miglia di mare dividevano Glenda dallo Shiìbori, ma lei ci dimostra che nessuna distanza è insuperabile per un&#8217;artista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, non la nostra ma quella di Jaroslava Grycová, la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al PPM non manca mai l&#8217;occasione di ammirare i suoi splendidi quadri realizzati con la tecnica &#8220;confetti&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella sua Moravia lei è capace di trovare degli angoli molto suggestivi dove la natura offre tutto quel che serve per realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, ossia spazio, luce, colore e forma.</span></h5>
<div id="attachment_7138" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7138" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn" width="640" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come una pittrice impressionista, lei adopera le briciole di stoffa per ricomporre un quadro che va oltre la semplice bellezza estetica, che trasmette un messaggio di serenità e di trascendenza. Se mi fermo a lungo davanti a una sua opera quasi mi pare di udire il leggero brusio delle foglie mosse da un alito di vento&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Gyöngyi Váradi ricordo ancora il calore che emanava il suo <em>quilt</em> intitolato &#8220;Exoplanet&#8221; visto a Praga nel 2015. Qui, pur essendo la struttura compositiva molto simile, lei ha cambiato registro. Tutti i colori sono freddi, e da questo cielo non scendono raggi solari, anzi esso minaccia di precipitarci sulla testa come se fosse acqua. Una sensazione del genere l&#8217;ho provata solamente in Norvegia, dove il mare è nero e il cielo si abbassa fino a sfiorarti la nuca.</span></h5>
<div id="attachment_7134" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7134" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies" width="408" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies</p></div>
<div id="attachment_7135" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7135" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strappo poi, è un messaggio nel messaggio. Cosa vuole dirci Gyöngyi Váradi? Forse che dietro a un cielo, per quanto minaccioso esso appaia, c&#8217;è solamente il buio, il nulla? Forse che è necessario strappare la bidimensionalità dell&#8217;opera per entrare coraggiosamente nell&#8217;oscurità del mistero? O magari che il cielo era già strappato da sempre, e che il compito della <em>quilter</em> (e il nostro) è quello di tentare di ricucirne i lembi?</span><br />
<span style="color: #000000;">Lascio la risposta a voi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto intrigante questo esperimento di contaminazione tessile realizzato da Sylwia Ingatowska.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei si è innamorata di un quadro di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall riportato su stoffa, l&#8217;ha preso per aggiungerci tutto quello che la sua ispirazione le suggeriva in forma di esagoni multicolori per dare respiro all&#8217;opera, e infine ha eseguito una quiltatura adeguata per far risaltare le forme sinuose del quadro.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_7147" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7147" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja" width="640" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja</p></div>
<div id="attachment_7148" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7148" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il risultato è un&#8217;immagine ancora più ammaliante dell&#8217;originale, come se dal magma cromatico sorgesse la speranza di un mondo finalmente in armonia e in pace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per curiosità ho dato un&#8217;occhiata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://josephinewall.co.uk/" target="_blank">sito web</a></span></strong> di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall, e lì ho trovato altre bellissime immagini.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più inquietante ma non meno interessante quest&#8217;opera di Enikő Nagy, un <em>quilt</em> che non è un <em>quilt</em>, è una composizione ricercatissima.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;Prigionia&#8221;, così è il titolo, e mi piace immaginare che sia stata ispirato dalle atmosfere siberiane dove László Hudec, uno degli architetti preferiti da Enikő, si trovò a trascorre qualche anno come prigioniero di guerra austroungarico.</span></h5>
<div id="attachment_7151" style="width: 273px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7151" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity" width="263" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity</p></div>
<div id="attachment_7152" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7152" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In che altro modo interpretare gli strati sovrapposti di stoffa se non come taglienti raffiche di vento gelido su strati di ghiaccio, o scheletri di legno che galleggiano su una superficie che di liquido ha solamente le increspature? Il risultato estetico è impressionante, tanto da vicino quanto da lontano.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passerei da un architetto relativamente vicino ai nostri tempi a uno che avendo realizzato le sue mirabili opere dalla fine del &#8216;400 ai primi decenni del &#8216;500 può forse venire considerato il primo grande architetto dell&#8217;età contemporanea (il Medioevo termina infatti nel 1492 con la scoperta dell&#8217;America), nonché uno degli ultimi esponenti del Tardo Gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma prima di presentarvi l&#8217;omaggio che Romana Černá rende a quel maestro insuperabile, consentitemi di spendere qualche parola su Kutná Hora, luogo da visitare assolutamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che fino al 1500 la città era importante quasi quanto Praga, e ciò grazie alle sue redditizie miniere d&#8217;argento. Di quel fiorente periodo ci sono rimaste le testimonianze di ricchi edifici, la &#8220;Corte italiana&#8221;, la cattedrale di Santa Barbara, un piccolo castello, una suggestiva passeggiata riccamente balaustrata e alcune antiche abitazioni.</span></h5>
<div id="attachment_7169" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7169" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" alt="Kutna Hora-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kutná Hora &#8211; Cattedrale di Santa Barbara</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A pochissimi chilometri da Kutná Hora, nella frazione di Sedlec, oltre alla chiesa dell&#8217;Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, sempre in stile gotico, è situata una costruzione che non saprei definire se bizzara o macabra. Si tratta dell&#8217;Ossario di Sedlec, una piccola cappella contenente circa 40.000 (quarantamila!) scheletri umani disposti in modo da formare delle composizioni ordinate e financo con velleità artistiche, così voluta dagli Schwarzenberg, una delle più influenti famiglie dell&#8217;impero asburgico, nonché padroni di mezza Boemia meridionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di inserire qualche mia fotografia dell&#8217;ossario, stavolta preferisco proporvi un breve filmato vagamente surreale girato nel 1970 da Jan Švankmajer, per inciso uno dei registi cechi preferiti dal mio <em>webmaster</em> / guida turistica / <em>sherpa</em> / fotografo / autista / ecc.<br />
Data la crudezza dell&#8217;ambiente, ne sconsiglierei la visione alle persone particolarmente impressionabili.<br />
</span></h5>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden;" src="https://www.dailymotion.com/embed/video/xzx2xj" width="100%" height="100%" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le origini di questo ossario risalgono al XIII secolo, ai tempi di re Ottocaro II di Boemia, quando un frate di ritorno da una crociata portò con sé una giara di terra del Golgota e la sparse nel cimitero di Sedlec. Da quel momento iniziò una sorta di pellegrinaggio di cadaveri destinati alla sepoltura in quel luogo considerato &#8220;sacro&#8221;, sia per desiderio dei parenti e sia come conseguenza delle &#8220;ultime volontà&#8221;. Pestilenze e guerre contribuirono far crescere in maniera esponenziale il numero di defunti lì sepolti, finché nel 1500 si decise di riesumare i resti più antichi per far posto a nuove sepolture, conservando le ossa nei magazzini della chiesa, le quali nel 1870 costituiranno le macabre decorazioni della cripta attualmente visitabile. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma torniamo a cose più allegre, ovvero all&#8217;opera di Romana Černá dedicata all&#8217;architetto Benedict Rejt, al quale dobbiamo la grandiosa cattedrale gotica di Kutná Hora. Egli è inoltre l&#8217;artefice della Sala Vladislav del castello di Praga. Quel salone è di dimensioni impressionanti, lungo sessantadue metri, largo sedici e alto tredici, caratterizzato da un’imponente volta gotica a crociera ogivale.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7158" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7158" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" alt="Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt" width="547" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Romana conoscevo bene la sua predilezione per tutte le sfumature del blu, dall&#8217;alice al denim, dall&#8217;acciaio al fiordaliso, perciò potrete ben comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti a questa sua opera dove quella tonalità è quasi del tutto assente.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7182" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7182" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" alt="Romana Černá" width="400" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Bark Beetle</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>quilt</em> soprastante faceva parte di una serie di opere realizzate dalle artiste di Art Quilt Harbour sul tema dello scarabeo della corteccia, o per meglio dire su quello e sui percorsi delle gallerie che le larve di quel coleottero scavano giusto sotto la corteccia esterna degli alberi. Purtroppo per Romana, il colore dominante era il marrone, chiaro quello del legno, scuro quello del coleottero, e il tutto le richiamava alla mente i ragni. Posso facilmente supporre che anche voi non proviate molta simpatia per quegli animaletti, ed era lo stesso per Romana, perciò lei decise di mutare il <em>beige</em> in bianco e il marrone in grigio. Ne è uscito fuori qualcosa che assomiglia a una vecchia parete con la malta screpolata e delle piccole falene che aspettano di staccarsi da quella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Breve inciso di biologia. Lo scarabeo della corteccia attacca in genere solamente le conifere morte, mentre una pianta sana riesce a difendersi abbastanza bene. Se però la quantità di alberi morti è eccessiva questo coleottero si moltiplica in maniera tale da riuscire ad aggredire in massa anche fusti sani, i quali a loro volta si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo, dopo la tempesta Vaia che ha abbattuto decine di milioni di conifere, era urgente rimuovere quanto prima tutte le piante che il vento aveva schiantato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuna mostra <em>patchwork</em> può dirsi completa se non c&#8217;è un&#8217;opera enigmatica di Eszter Bornemisza. Ogni volta lei ama giocare con i materiali, le sovrapposizioni e le trasparenze, e ogni volta il risultato è spettacolare</span></h5>
<div id="attachment_7187" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7187" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments" width="321" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments</p></div>
<div id="attachment_7188" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7188" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più di dieci anni sono passati da quando ebbi l&#8217;occasione di vedere per la prima volta una delle sue composizioni, e da allora non ha mai smesso di offrirmi l&#8217;occasione di riflettere sul vero valore di un lavoro tessile, su quando quello smette di essere artigianato per diventare una meravigliosa opera d&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei suoi lavori è l&#8217;impossibilità di dare loro una loro collocazione temporale. In qualsiasi anno siano stati immaginati e assemblati, sembrano tutti realizzati domani.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un esempio di come un <em>quilt</em>, senza cercare di essere accattivante, senza tentare di sedurre con la forma o il colore, senza vantare preziosismi tecnici, senza offrire mirabolanti effetti speciali, riesca comunque a risultare affascinante.</span></h5>
<div id="attachment_7192" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7192" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line" width="640" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line</p></div>
<div id="attachment_7193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse si tratta della versione tessile del motto &#8220;<em>Less is More</em>&#8220;, coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, il padre del razionalismo, o magari segue l’altissima arte del levare il soverchio di michelangiolesca memoria. Come che sia, lei ha abbandonato la vecchia strada che finora l&#8217;aveva contraddistinta, forme complesse e dettagliate, colori fusi o contrastanti, figure parzialmente riconoscibili, per approdare alle rive di un universo schematico e resiliente, quasi una parete di sempiterni marmi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la conferma che la stoffa è come il maiale, ovvero non si butta via niente.</span><br />
S<span style="color: #000000;">u un arazzo carino realizzato a piccolo punto Anneliese Jaros ha aggiunto alcune poche forme forme che sembrano nuvole, ombre e onde, fino a comporre un&#8217;immagine che si distacca dalla realtà per diventare immaginazione pura.</span></h5>
<div id="attachment_7198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" alt="Anneliese Jaros – Upcycling 3 - Ocean Waves" width="640" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Anneliese Jaros – Upcycling 3 &#8211; Ocean Waves</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Quasi mai monocromatica, Andrea Landovská stavolta ha dovuto arrendersi al solo colore del soggetto che ha scelto di rappresentare, ovvero l&#8217;acqua.<br />
A meno che non ci si trovi di fronte a un fiammeggiante tramonto, oppure che si ammiri i riflessi di un plenilunio, l&#8217;acqua, intendo l&#8217;acqua limpida, offre &#8220;solo&#8221; un&#8217;infinità di sfumature o contaminazioni del blu.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7200" style="width: 629px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image" width="619" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská &#8211; Water Image</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora lei, per ripicca, s&#8217;è sbizzarrita nella composizione, l&#8217;ha fatto con un una precisa scelta di volumi, e per buona misura ha richiamato l&#8217;andamento ondulatorio di questo liquido vitale nella quiltatura, nel corso degli strappi ciniglia e nel movimento di quella serie di salviettine struccanti (ipotesi mia&#8230;) preventivamente colorate e sapientemente assemblate. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che ci volete fare, per quanto io parli d&#8217;arte, di ispirazione, di ricerca estetica, di evoluzione stilistica, resto sempre un po&#8217; bambina, e quando vedo certe immagini come questa qui sotto mi si scioglie il cuore.</span></h5>
<div id="attachment_7204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" alt="Zuzana Dolínková - Fairytale Forest" width="640" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Zuzana Dolínková &#8211; Fairytale Forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi sono soffermata parecchio davanti a questa foresta da favola per tentare di capire perché mi emozionasse tanto. E poi ho notato come non fosse affatto una foresta, ma nemmeno un bosco, casomai un frutteto di montagna, o magari quelle chiome rosse non erano alberi ma giganteschi funghi, tanto si sa che nelle favole tutto è concesso&#8230;<br />
In poche parole è stato un attimo di serenità, un soffio di brezza montana, il passaggio momentaneo di sottili profumi campestri e l&#8217;impressione della stessa leggerezza delle ali di una farfalla.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità sul fronte dei materiali per questo lavoro di Jana Štěrbová, mai autoreferenziale, mai ripetitiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di acrilico su Evolon, una microfibra che trova molte applicazioni grazie alla sua morbidezza e alla capacità di traspirazione. La realizzazione di questo sfondo colorato sarebbe stata ben più complessa utilizzando il cotone o la tela di canapa.</span></h5>
<div id="attachment_7206" style="width: 549px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7206" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" alt="Jana Štěrbová – Roots I" width="539" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Roots I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera di Jana rappresenta chiaramente una radice celata che affonda in un terreno rossastro e giunge con una certa sofferenza fino a una barriera più dura rappresentata dal colore grigio pietra. La sua sorte sarebbe segnata, però la radice trova fortunosamente una finestra amica, la quale le permette di allungarsi oltre la barriera e di diramarsi in cerca di nuove sostanze nutrienti (o ispirazioni) per far crescere rigoglioso il visibile.<br />
Elegante, perché con pochissimi elementi trasmette un messaggio colmo di significati.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conoscevo Piroska Pásztor per le sue composizioni geometriche, come &#8220;Twilight&#8221; visto a Parma nel 2013, oppure &#8220;Carmina Burana&#8221; in Val d&#8217;Argent nel 2016, ma stavolta lei ha deciso di rappresentare un soggetto che mal si presta a essere spezzettato in quadrati e triangoli. Si tratta dell&#8217;acqua, e per la precisione di quella che si muove pigramente accanto a un moletto.</span></h5>
<div id="attachment_7264" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7264" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier" width="640" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier</p></div>
<div id="attachment_7266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7266" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esperimento perfettamente riuscito, anche grazie all&#8217;originalissima idea di utilizzare uno strato di rete a trama molto sottile per esaltare i riflessi dell&#8217;acqua</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi l&#8217;ha detto che il <em>patchwork</em> è roba da donne?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jochen Hüttermann è un&#8217;altra dimostrazione che così non è, anche se, devo ammetterlo, ho come l&#8217;impressione di una diversa sensibilità rispetto ai colori, al loro peso e alla relazione con le forme. Non saprei dire se l&#8217;assenza di un imposto <em>imprinting</em> estetico li renda più liberi e temerari nella composizione artistica, e non riesco a dare un confine comprensibile a questa sensazione sfuggente; però essa c&#8217;è. </span><br />
<span style="color: #000000;">Ma forse si tratta soltanto di inconsci preconcetti, per i quali chiedo venia.</span></h5>
<div id="attachment_7216" style="width: 597px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7216" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" alt="Jochen Hüttermann – Between the Worlds" width="587" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttermann – Between the Worlds</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco ora un altro <em>quilt</em> che ha catturato la mia attenzione. Il soggetto è immediatamente riconoscibile, si tratta di un corvo su un ramo spoglio, quindi niente graziosi uccelli variopinti, niente foglie e fiori, niente cieli azzurri, solamente un volatile scuro in un&#8217;uggiosa giornata invernale.</span></h5>
<div id="attachment_7222" style="width: 642px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7222" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" alt="Michaela Kmječová – Raven" width="632" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Michaela Kmječová – Raven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché allora mi sono innamorata di quest&#8217;opera? La risposta sta nell&#8217;essenzialità del tema, come pure nella composizione del quadro.<br />
Due oggetti/soggetti: un albero e un corvo, immobili entrambi. Dell&#8217;albero vediamo solo alcuni rami nudi, e quei fili lasciati pendere con studiata trascuratezza danno il senso dell&#8217;avvenuto disfacimento delle fronde. Quel corvo, uccello tra i più intelligenti in natura, sta osservando qualcosa, pronto a gettarsi su un pezzo di cibo che ha intravisto, oppure a scappare se avverte la presenza di un pericoloso intruso. La posizione di quel volatile, non al centro della struttura grafica, rafforza l&#8217;impressione che stia proprio per spiccare il volo e uscire da quel rettangolo di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In buona sostanza si tratta di un messaggio di speranza, ovvero che anche nei periodi più duri la natura non si dà per vinta, continuando a lottare con i mezzi che ha, e così dovremmo fare pure noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si è certamente arresa è Marianna Rigler, la quale, a pandemia appena iniziata, ha deciso di imbastire un <em>patchwork</em> molto particolare utilizzando gli avanzi di un lavoro precedente, briciole di stoffa lasciate cadere su un sentiero immaginario per non rischiare di perdersi nel bosco della tristezza e della paura.</span></h5>
<div id="attachment_7225" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7225" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift" width="434" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift</p></div>
<div id="attachment_7226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7226" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Shift</em>&#8221; in inglese sta per cambiamento o spostamento, di turno, di direzione, di opinione, di marcia, del tempo, nonché del carrello per battere le lettere maiuscole sulle vecchie macchine da scrivere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate con attenzione l&#8217;immagine che mostra il <em>patchwork</em> completo potreste avere l&#8217;impressione di non distinguere bene, forse per un&#8217;immagine scattata non perfettamente a fuoco oppure per un difetto della vista, ma non è così. Il dettaglio spiega tutto: si tratta di un effetto ottico causato dal punto ornamentale utilizzato per unire i quadratini di stoffa. L&#8217;inclinazione incrociata dei punti suggerisce all&#8217;occhio la presenza di una vibrazione, un movimento breve e ciclico, uno &#8220;spostamento&#8221; di breve respiro ma senza tregua tra due punti, due stati d&#8217;animo, due eventi ravvicinati, due notizie contrastanti, il timore e la speranza, le notizie buone e quelle cattive, gli errori e le conseguenze, l&#8217;andare e il restare, la regola e la rivolta, il malato e il sano, la distanza e il contatto, la verità e la smentita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tutto questo abbiamo vissuto in quel periodo tremendo, e, al pari di un terremoto, quella vibrazione ha incrinato gli animi e offuscata la vista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Mirka Kalinová sono sempre imprevedibili. Lei passa da una rappresentazione decisa, netta, con tinte accese di scorci urbani o di edifici quasi stilizzati, a immagini bucoliche, paesaggi naturali o agresti, per arrivare a lavori come questo sottostante, leggero, quasi impalpabile, con un tema suggerito più che rappresentato.</span><br />
<span style="color: #000000;">I casi sono due, o si tratta di un artista particolarmente eclettica oppure non ha ancora deciso cosa farà da grande. Comunque vada ci aspettiamo ancora altre emozioni da lei.</span></h5>
<div id="attachment_7261" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7261" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding" width="261" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding</p></div>
<div id="attachment_7262" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7262" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Un piccolo momento di felicità&#8221;, questo è il titolo dello spettacolare lavoro di Maya Chaimovich, la quale ci ha ormai abituate a esplosioni di colore di efficacia estrema, indice di un gusto raffinatissimo e di una sensibilità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_7237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness" width="640" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness</p></div>
<div id="attachment_7245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di notevole impatto estetico questa immagine del mare visto come un mondo dove si celano pericoli invisibili e si deve combattere contro altrettanti pericoli ben visibili.<br />
Da millenni il mare costituisce per l&#8217;uomo un universo alternativo, col quale ha un rapporto controverso. Esso è, a seconda dei casi, fonte di cibo, via percorribile, padre di sali, difesa naturale e oggetto di riflessione (fisica e metafisica). Però il mare può essere anche assassino di uomini, barriera invalicabile, distruttore di mondi, deserto d&#8217;acqua e, per secoli, dimora delle &#8220;cose&#8221; più spaventose che la mente umana poteva immaginare (almeno fino all&#8217;arrivo degli alieni).<br />
Nel relativamente tranquillo Mar Mediterraneo, e più precisamente negli stretti punti di passaggio, si potevano incontrare le &#8220;rupi erranti&#8221;, scogli che si innalzavano improvvisamente e si spostavano per impedire la navigazione o per creare onde altissime in grado di far affondare ogni imbarcazione.<br />
Il biblico &#8220;Leviatano&#8221; era raccontato come una sorta di gigantesco serpente tortuoso dalle scaglie impenetrabili che sputa fuoco dalle fauci.<br />
Più raffinata e sottilmente misogina era l&#8217;immagine omerica delle &#8220;Sirene&#8221;, le quali attiravano con irresistibili canti i naviganti per farli naufragare sugli scogli. Tanto che si sappia, all&#8217;epoca non si trattava di un essere mezza donna e mezzo pesce, bensì era rappresentata come una figura femminile con ali e coda d&#8217;uccello.<br />
Persino la terribile Medusa che pietrificava col suo sguardo era sorta dal mare.<br />
Quei mostri marini erano figli di un <em>pélagos</em>, uno specchio d&#8217;acqua relativamente conoscibile e navigabile, ma ben più terrificanti erano quelli che si immaginava dimorassero nelle oscure profondità del <em><span dir="ltr">póntos</span></em>, il mare aperto che si apre oltre le Colonne d&#8217;Ercole.<br />
Nel XVII secolo si diffuse tra i marinai che attraversavano gli oceani la leggenda del &#8220;<em>Kraken</em>&#8220;, una piovra gigantesca dotata di tentacoli in grado di stritolare una nave, e sono proprio quelli che Kestrel Michaud fa intravedere giusto sotto la superficie liquida.</span></h5>
<div id="attachment_7243" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7243" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water" width="640" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water</p></div>
<div id="attachment_7244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7244" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Un discorso particolare lo merita questa improbabile imbarcazione che sta cercando di schivare l&#8217;abbraccio mortale del mostro. Si tratta di una rappresentazione in stile &#8220;<em>Steampunk</em>&#8221; di un piccolo sommergibile. Tale definizione è nata degli anni &#8217;80 ispirandosi alla narrativa fantastica o fantascientifica del XIX secolo.<br />
&#8220;<em>Steam</em>&#8221; in inglese sta per vapore, il più moderno mezzo di produzione di energia ai tempi di Jules Verne (tanto per fare un nome), ed era logico che si fantasticasse di macchine stupefacenti ancora da inventare sempre mosse dal vapore.<br />
Il cinema moderno ha pescato a piene mani da quella letteratura, realizzando dei film di grande godibilità e di un particolare valore estetico, e se vi serve qualche esempio andatevi a guardare &#8220;La leggenda degli uomini straordinari&#8221;, oppure &#8220;Brazil&#8221;, storie inverosimili, eppure trattate come possibili.<br />
Posso immaginare che lo <em>Steampunk</em> appassioni Kestrel Michaud in modo particolare.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, direi che, per ora, potrebbe bastare, altrimenti questo <em>post</em> non lo finisco più.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le altre edizioni, potrete trovare qualche altra immagine che non ho riportato qui nel mio album del <a href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">2022</span></strong>  </a>presente in Flickr.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sempre sulla piattaforma Flickr sono disponibili le immagini scattate nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">2021</a></span></strong>, nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">2019</a></span></strong>, dal <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">2013 </a></span></strong>fino al 2018 e quelle fino al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/albums" target="_blank">2011</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi ha ancora qualche minuto da perdere, qui sotto ho inserito un breve filmato girato durante la mia escursione austriaca-boema-morava. Si tratta di una sinossi visuale del viaggio, ovvero solo una carrellata di una minima frazione delle opere (d&#8217;arte e dell&#8217;ingegno) che ho ammirato nei musei di Vienna e Praga, e per la precisione di quelli che ancora non avevo visitato finora. Credetemi, ce ne sono di cose da vedere da consumare un paio di scarpe, e se avessimo voluto riportare tutto sarebbe uscito fuori un video più lungo de &#8220;La corazzata Potëmkin&#8221;. Non servirebbe aggiungere che anche il PPM2022 è presente nel filmato.</span></h5>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=0HRuzms1TxQ</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che sono qui, vi do un paio di notizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima è che, qualora passaste da quelle parti, dal 30 giugno al 2 settembre di quest&#8217;anno è aperta la mostra &#8220;Czech Contemporary Quilt&#8221; presso la Bohemian National Hall di New York (321 East 73RD Street). Che posso dire, complimenti a tutte le <em>quilter</em> ceche, e complimenti anche a me che già nel 2009 spesi parole estremamente incoraggianti per quelle artiste, intravedendo per loro il successo che la trasferta oltreoceano certifica in modo incontestabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda notizia riguarda la prossima edizione del Prague Patchwork Meeting, e cioè sono in grado di comunicarvi che si terrà a Brno dal 21 aprile al 23 aprile 2023. Siccome mi piace portarmi avanti col lavoro, vi presento in anteprima la relativa locandina, ricordandovi di nuovo che una cosa è vedere un <em>quilt</em> su questo <em>blog</em>, ma ben altra è vederlo dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Ahoj</strong>.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7275 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" alt="PPM2023" width="1143" height="780" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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		<title>Good News</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 16:49:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[patchwork]]></category>
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		<description><![CDATA[Eppur si muove, qualcosa si muove, si muove verso la Moravia. Per dodici anni non ho mancato all&#8217;appuntamento con Praga, per la mostra patchwork ovviamente, e per tutto quello che c&#8217;è da visitare in Boemia. Poi nel 2020 è arrivata a sconvolgerci la vita la peste di Wuhan, e così per due anni ho dovuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.bvv.cz/en/ppmbrno/" target="_blank"><img class="  wp-image-7074 alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/logo_BVV_Quilt_Show.jpg" alt="logo_BVV_Quilt_Show" width="438" height="627" /></a>Eppur si muove, qualcosa si muove, si muove verso la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per dodici anni non ho mancato all&#8217;appuntamento con Praga, per la mostra patchwork ovviamente, e per tutto quello che c&#8217;è da visitare in Boemia. Poi nel 2020 è arrivata a sconvolgerci la vita la peste di Wuhan, e così per due anni ho dovuto rinunciare a quella breve fuga in un mondo antico e rinnovato, lontano e vicinissimo, straniero e familiare. E m&#8217;è andata ancora bene visto che sono ancora qui per scrivere questo post&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Oggi ho scoperto che il Prague Patchwork Meeting ritorna, ma non solo, lo fa finalmente in una sede degna di una grande mostra internazionale: il <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.bvv.cz/en/" target="_blank">BVV, Veletrhy Brno</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Questo il link del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.bvv.cz/en/ppmbrno/" target="_blank">PPM QUILT SHOW BRNO</a></strong></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Anche se potrebbero mancarmi alcuni aspetti di Praga, degli angoli che conosco troppo bene, potrei approfittare dell&#8217;occasione per visitare la Moravia, i suoi castelli, e Brno, con lo Spielberg, la Villa Tugendhat, la Villa Löw-Beer e altro ancora. Devo studiarci un po&#8217; su.</span><br />
<span style="color: #000000;">Intanto io ve l&#8217;ho detto, che poi arrivare Brno con i mezzi pubblici non è troppo difficile, basta passare per Vienna, e da lì ci sono autobus e treni a sufficienza per giungere a destinazione in un paio d&#8217;ore.<br />
</span></h5>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Ahoj.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Praga 2019</title>
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		<comments>https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6136#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 11:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un post importante. Potrebbe essere il mio ultimo articolo sul Prague Patchwork Meeting. Precisiamo, non è che sia rimasta delusa dalla mostra, tutt&#8217;altro. Le opere esposte erano apprezzabili, sistemate con gusto e criterio, variate nello stile e perfettamente godibili, insomma tutto bene come sempre. Ma è proprio quel “come sempre” a mettermi in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/ppm2019logoW.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-6137 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/ppm2019logoW.jpg" alt="ppm2019logow" width="386" height="383" /></a>Questo è un <em>post</em> importante.<br />
Potrebbe essere il mio ultimo articolo sul <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Precisiamo, non è che sia rimasta delusa dalla mostra, tutt&#8217;altro. Le opere esposte erano apprezzabili, sistemate con gusto e criterio, variate nello stile e perfettamente godibili, insomma tutto bene come sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma è proprio quel “come sempre” a mettermi in crisi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già prima di partire temevo di trovarmi di fronte al solito copione, pregevole fin che si vuole, ma troppe volte replicato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco allora la solita strada, con il solito marciapiede e i soliti due tombini senza coperchio che se ci finisci col piede dentro ti fai fuori la caviglia (a essere ottimiste). Ecco la solita</span> <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130375.jpg" target="_blank">ripida scala metallica</a></strong></span> <span style="color: #000000;">stile “La collina del disonore”, salendo la quale prima o poi qualcuna si sentirà male. Ecco nell&#8217;atrio la solita esposizione a tema sistemata sui soliti cavalletti del 2011. Ecco la solita disposizione impeccabile, ma canonica, delle opere, per cui tutto appare ma nulla emerge. Ecco le solite creazioni tessili, talune ammirevoli per fattura e composizione, comunque gradevoli, però mai imprudenti o impudenti. Ecco ancora, per buon peso, la solita (e inspiegabile) assenza a Praga di cartelli, affissi, volantini, o anche minimi indizi che citino il Meeting.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci tengo a precisare che a Jana Štěrbová (<em>Deus ex machina</em> della mostra) va tutta la mia ammirazione, per la sua cifra artistica <em>in primis</em>, ma anche per essere riuscita a gestire per tanti anni questa manifestazione <em>patchwork</em>. Resto convinta che la persona in grado di tenere assieme e mettere d&#8217;accordo un gruppo di <em>quilter</em> può tranquillamente venir candidata al ruolo di Presidente dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Detto ciò avrei sperato che, in un attimo di coraggio o di follia, lei decidesse di uscire dagli scorrevoli binari del successo garantito e rischiasse relazioni e reputazione per battere sentieri ancora inesplorati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forse la colpa è invece soltanto mia. Troppe cose ho già visto, e troppo in alto pongo ormai l&#8217;asticella della mia considerazione. Sono un po&#8217; come il viaggiatore che ha girato mezzo mondo e che trova difficile provare ancora meraviglia, perciò confesso qui la mia colpa, quella di essere diventata incontentabile e sofistica, in una parola: viziata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fatta questa premessa, è ora che vi racconti qualcosa della mostra, un&#8217;esposizione che comunque consiglio di andare a vedere, almeno una volta. Magari potrei consigliarvi di andarci con più comodità di quanto abbia fatto io, perché non so se tutte le <em>aficionade</em> del <em>patchwork</em> siano in grado di reggere dodici ore andare e dodici ore tornare di autobus notturno; magari sarei in grado di suggerirvi dei trasferimenti più confortevoli.</span></h5>
<p><span id="more-6136"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solamente per il gusto di smentirmi, ecco cosa espone Irena Zemanová, una <em>quilter</em> che mi ha sempre colpito per l&#8217;originalità delle sue opere. Ricordo ancora bene un bel <em>patchwork</em> con un tema semplicissimo, due foglie, ma cosi ben composto cromaticamente da risultare una vera opera d&#8217;arte.</span></h5>
<div id="attachment_6143" style="width: 514px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Irena-Zemanová-Textile-Variation-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6143" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Irena-Zemanová-Textile-Variation-II.jpg" alt="irena-zemanova-textile-variation-ii" width="504" height="496" /></a><p class="wp-caption-text">Irena Zemanová &#8211; Textile Variation II</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nastro, legno, ganci metallici e carta da pacchi. Forse non possiamo definirlo un <em>patchwork</em>, forse non è adatto come copriletto, forse pulirlo è un bel problema, però in quest&#8217;opera, in questo pianeta tessile sospeso (o imprigionato) nella cornice intravedo il desiderio di comunicare un messaggio. Sta a chi osserva indovinare quale.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dal futuro al passato, alle tradizioni della Wallachia che </span><span class="st"><span style="color: #000000;">Věra Skočková ci propone con le sue opere tricolori. Solamente blu, bianco e rosso in tutta la sua produzione, per una rappresentazione fiabesca della sua terra, mescolando sogni e realtà (ma c&#8217;è veramente tanta differenza?), ghiande musiciste e gli effetti della <em>slivovka</em>.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_6148" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130390.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6148 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130390-e1557733324899.jpg" alt="p1130390" width="360" height="434" /></a><p class="wp-caption-text">Věra Skočková</p></div>
<div id="attachment_6149" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130392.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6149 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130392-e1557733362538.jpg" alt="p1130392" width="360" height="356" /></a><p class="wp-caption-text">Věra Skočková</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo essersi lambiccati il cervello per interpretare il significato e la valenza di opere astratte, un quarto d&#8217;ora assieme alle allegre opere <span class="st"><em>naïf </em></span>di Věra Skočková è sempre una boccata d&#8217;aria fresca (o un sorso di <em>slivovka</em>).</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che parliamo di tradizione, ecco il <em>Dresden Plate</em>, un blocco &#8220;storico&#8221; del <em>patchwork</em>, ma stavolta declinato in modo alternativo e, mi si conceda di affermarlo, estremamente godibile.</span></h5>
<div id="attachment_6151" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Alena-Fuhrmanová-Summer-Day-and-Aster-Bouquet.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6151 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Alena-Fuhrmanová-Summer-Day-and-Aster-Bouquet-e1557733529786.jpg" alt="alena-fuhrmanova-summer-day-and-aster-bouquet" width="390" height="569" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Fuhrmanová &#8211; Summer Day and Aster Bouquet</p></div>
<div id="attachment_6154" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Králíková-Little-Houses-from-Bullerbyn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6154 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Králíková-Little-Houses-from-Bullerbyn-e1557733598172.jpg" alt="anna-kralikova-little-houses-from-bullerbyn" width="400" height="554" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Králíková &#8211; Little Houses from Bullerbyn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ahi ahi ahi, anche Anna Králíková è rimasta vittima della Sindrome di Bullerbyn.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Andiamo con ordine. Vi ricordate di Pippi Calzelunghe? Quella ragazzina dall&#8217;aspetto stravagante e dalla forza prodigiosa è nata dalla fantasia di Astrid Lindgren, una scrittrice svedese di libri per bambini. Scrittrice per caso potremmo dire, in quanto le avventure di Pippi Calzelunghe furono inventate lì per lì da Astrid per intrattenere sua figlia Karin di otto anni costretta a letto da una polmonite.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la pubblicazione di quei racconti Astrid Lindgren scrisse molte altre opere, e quattro di queste sono ambientate nel villaggio di Bullerby (creato ispirandosi al vicino villaggio di <span class="st">Sevedstorp</span>). La descrizione bucolica e idilliaca di Bullerby, una sorta di versione microscopica del mondo di <span class="st"><em>Shangri-La</em> immaginato da James Hilton,</span> ha generato il desiderio che questa utopia minima della Svezia anteguerra esista veramente, la Sindrome di Bullerbyn appunto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quest&#8217;opera di Anna Králíková traspare un desiderio di serenità, di armonia, di piccolo mondo antico. Una sola osservazione mi concedo, ossia che nei racconti di Astrid Lindgren le case di Bullerbyn sono solamente tre, ma suppongo che valga lo spirito dell&#8217;opera, col quale Anna ha voluto accostare nel <em>Dresden Plate</em> tutte le Bullerbyn che non può fare a meno di sognare.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco invece la Svezia di oggi, nelle opere di Bengt Svenningsson, nette, anche se, c&#8217;era da aspettarselo visto il clima, un po&#8217; algide.</span></h5>
<div id="attachment_6161" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Together.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6161 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Together-e1557733644803.jpg" alt="bengt-svenningsson-together" width="400" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Bengt Svenningsson &#8211; Together</p></div>
<div id="attachment_6162" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Up-in-the-Sky.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6162 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bengt-Svenningsson-Up-in-the-Sky-e1557733667571.jpg" alt="bengt-svenningsson-up-in-the-sky" width="400" height="390" /></a><p class="wp-caption-text">Bengt Svenningsson &#8211; Up in the Sky</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qui sotto ammirate cosa può succedere quando fantasia e tecnica si uniscono per creare un&#8217;opera unica nel suo genere.</span></h5>
<div id="attachment_6153" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Angnieszka-Wietzczak-and-Anna-Ploch-Dancing-Mandalas.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6153 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Angnieszka-Wietzczak-and-Anna-Ploch-Dancing-Mandalas-e1557733718868.jpg" alt="angnieszka-wietzczak-and-anna-ploch-dancing-mandalas" width="470" height="558" /></a><p class="wp-caption-text">Angnieszka Wietzczak and Anna Ploch &#8211; Dancing Mandalas</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se, evento ipotetico e quanto mai irrealistico, capitasse che io mi trovi a essere una componente di una giuria (temo quel giorno e dovreste temerlo anche voi), a un opera come quella sottostante regalerei senza undugio almeno una menzione.</span></h5>
<div id="attachment_6159" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Bovsunovska-Bright-Light-and-darkness-Will-Vanish.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6159 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Anna-Bovsunovska-Bright-Light-and-darkness-Will-Vanish-e1557733757108.jpg" alt="anna-bovsunovska-bright-light-and-darkness-will-vanish" width="360" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Bovsunovska &#8211; Bright Light and darkness Will Vanish</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La fotografia non rende giustizia alla qualità della realizzazione. Non si tratta di un banale &#8220;Giardino della nonna&#8221;, bensì di effetti esagonali ottenuti mediante sovrapposizione e quiltatura., con in più un&#8217;attenzione particolare per il colore, in maniera che nessuno di questi prevalga o cancelli la profondità del nero dal quale emergono. Purtroppo questo concede la mia attrezzatura fotografica, e per apprezzare come si conviene quest&#8217;opera bisognava essere lì.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intanto che state leggendo questo <em>post</em> potrebbe capitarvi di provare una punta di appetito, che ne so, giusto quel languorino che richiede soddisfazione. Allora prendetevi una pausa e fatevi uno spuntino, il pane casereccio ve lo offre Olga Avdyeyeva.</span></h5>
<div id="attachment_6164" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Olga-Avdyeyeva-Bread.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6164 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Olga-Avdyeyeva-Bread-e1557736890635.jpg" alt="olga-avdyeyeva-bread" width="380" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">Olga Avdyeyeva &#8211; Bread</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Christine Bünning ama la musica (è una valente violinista), ma ama anche il <em>patchwork</em>. Che fare?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Semplice, basta unire le due cose.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cominciamo col chiederci cosa sarebbe successo se Vincent Van Gogh fosse stato un musicista, e quale sarebbe stato il suo stile, forse quello di Leoš Janáček, forse quello di Franz Liszt, </span></h5>
<div id="attachment_6165" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-If-Vincent-had-been-a-musician.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6165 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-If-Vincent-had-been-a-musician-e1557736926888.jpg" alt="christine-bunning-if-vincent-had-been-a-musician" width="350" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Bünning &#8211; If Vincent had been a musician</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">o magari quello di <span class="st">Modest Petrovič Musorgskij, anche lui così legato al suo popolo come lo era Van Gogh.</span></span></h5>
<div id="attachment_6167" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-Pictures-at-an-Exhibition-III.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6167 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Christine-Bünning-Pictures-at-an-Exhibition-III-e1557736968997.jpg" alt="christine-bunning-pictures-at-an-exhibition-iii" width="350" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Bünning &#8211; Pictures at an Exhibition III</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;era ancora una sua piccola opera molto curiosa, ma la troverete nel filmato di questa ennesima spedizione in terra boema.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Praga non mancano mai di fare bella figura le opere di <span class="st">Romana Černá</span>, e anche questa laguna veneta è rappresentata con mille sfumature del suo colore preferito, il blu.</span></h5>
<div id="attachment_6170" style="width: 440px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Romana-Cerná-Lagoon.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6170 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Romana-Cerná-Lagoon-e1557737021712.jpg" alt="romana-cerna-lagoon" width="430" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Lagoon</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è la prima volta che il mare, e Venezia, fanno da soggetto alle opere di <span class="st">Romana Černá, e se per quanto riguarda il mare il motivo potrebbe essere ovvio in quanto in Boemia esso non c&#8217;è, quindi verrebbe percepito come qualcosa di esotico, per Venezia potrebbe trattarsi di un&#8217;attrazione elettiva verso quell&#8217;antica capitale che condivide con Praga una indiscutibile unicità.<br />
</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Repetita iuvant</em> dicevano nell&#8217;antica Roma, però questo detto non vale per Jana Šterbová, la quale non si ripete mai, e anzi è sempre alla ricerca di nuove forme compositive (il che non sempre avviene nel caso di alcune quotatissime <em>quilter</em>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se andate a dare un&#8217;occhiata ai <em>post</em> sulle passate edizioni del Prague Patchwork Meeting potrete notare anche voi la versatilità del suo percorso artistico.</span></h5>
<div id="attachment_6173" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Jana-Šterbová-On-Point.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6173 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Jana-Šterbová-On-Point-e1557737049623.jpg" alt="jana-sterbova-on-point" width="380" height="561" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová &#8211; On Point</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quanto mi piacciono, ma quanto mi piacciono le creazioni di Isabelle Wiessler!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già qualche anno fa, sempre a Praga, fui colpita dalla sua essenzialità pittorica, dalla sua maniera di rappresentare la realtà e allo stesso tempo trasfigurarla per cavarne l&#8217;essenza. Se non ci credete andate a dare un&#8217;occhiata a <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=113" target="_blank">questo post</a></strong></span> del 2013.</span></h5>
<div id="attachment_6174" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Isabelle-Wiessler-Spuren-Aletschgletscher.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6174 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Isabelle-Wiessler-Spuren-Aletschgletscher-e1557737079482.jpg" alt="isabelle-wiessler-spuren-aletschgletscher" width="650" height="446" /></a><p class="wp-caption-text">Isabelle Wiessler &#8211; Spuren-Aletschgletscher</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cos&#8217;è questo che vedete qui sopra?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ghiaccio, solamente ghiaccio, ma è quello dell&#8217;Aletsch, il ghiacciaio più grande delle Alpi, e se vi va di perdere cinque minuti andate a cercarne qualche immagine su <em>Internet</em>. Lì troverete quelle onde, quelle increspature, quelle fessure che Isabelle Wiessler ha magistralmente riportato su stoffa mostrandoci non il ghiacciaio in sé, bensì la sua pelle, vissuta, grinzosa, graffiata, come quella di un essere vivente.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella fotografia magari non si nota, perciò ve la dovrete immaginare la particolarità di quest&#8217;opera.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le zone che voi vedete bianche (beh, diciamo grigio chiaro) non sono realizzate con la stoffa, bensì con&#8230; niente.</span></h5>
<div id="attachment_6176" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Wil-Fritsma-Colorful-Woman-Transparent.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6176 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Wil-Fritsma-Colorful-Woman-Transparent-e1557737110792.jpg" alt="wil-fritsma-colorful-woman-transparent" width="310" height="544" /></a><p class="wp-caption-text">Wil Fritsma &#8211; Colorful Woman Transparent</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Infatti Wil Fritsma, con una particolare tecnica personale, opera per rimozione, ottenendo delle figure sospese, come un ricamo. Va da sé che tutto ciò non può essere definito un <em>patchwork</em>, ma è altrettanto vero che tali creazioni (come, per esempio, quelle di Desedamas) per essere esaltate come meritano avrebbero bisogno di una sistemazione e un&#8217;illuminazione che ne mettano in risalto  le trasparenze, il che, come ho anticipato nel cappello, a Praga non è avvenuto. Peccato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo lo sperimentale, ecco il tradizionale, il <em>Dresden Plate</em>, in variazione <em>Blues</em>, di Milena Kankrlíková, sempre molto precisa nelle sue composizioni.</span></h5>
<div id="attachment_6177" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6177 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-e1557737134721.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues" width="560" height="557" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; Dresden Blues</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non ci credete, date un&#8217;occhiata ai dettagli.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detail3.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6178 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detail3-e1557737159874.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues-detail3" width="450" height="338" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detal1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6179 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Milena-Kankrlikova-Dresden-Blues-Detal1-e1557737200685.jpg" alt="milena-kankrlikova-dresden-blues-detal1" width="450" height="338" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pochi esperimenti per questa <span class="st"><em>Bethlehem Star</em> di Danuše Brezinová, solamente un accurato (e riuscito) studio della composizione, per un felice accostamento cromatico dei colori caldi del tramonto, e l&#8217;abbinamento deille forma geometriche con i sinuosi motivi floreali che allegeriscono il tutto.</span></span></h5>
<div id="attachment_6180" style="width: 560px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Danuše-Brezinová-Twilight.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6180 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Danuše-Brezinová-Twilight-e1557737230250.jpg" alt="danuse-brezinova-twilight" width="550" height="548" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Brezinová &#8211; Twilight</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quelli che vedete qua sotto sono numeri, semplicissimi numeri, e se vi mettete d&#8217;impegno potreste anche contarli, quattro colonne più una barra trasversale eguale cinque, e avanti così.</span></h5>
<div id="attachment_6182" style="width: 590px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6182 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count-e1557737254993.jpg" alt="uta-lenk-mediterranean-blood-count" width="580" height="490" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk &#8211; Mediterranean Blood Count</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solamente che non si può andare avanti così.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il blu è quello del mare, il Mediterraneo per essere precisi, e la conta è quella di quanti ci sono annegati nel tentativo di attraversarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Confesso di non amare particolarmente le opere che intendono platealmente trasmettere un messaggio edificante o di denuncia, non perché mi trovi eventualmente in disaccordo con il contenuto, bensì perché capita che queste opere risultino semplicistiche nel loro sincero candore. Come spesso uso dire, sono un po&#8217; come il tema &#8220;La mia compagna di banco&#8221; di scolastica memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutt&#8217;altra storia per questa brillante idea di Uta Lenk. Lei infatti, con degli elementi molto semplici, racconta un doppio dramma, quello di chi perde la vita in mare e quello di chi di chi ragiona solamente in termini numerici, un calcolo del dare e avere delle vite umane. In tutta onestà non saprei veramente chi compatire di più, se chi è morto in mare o chi è morto dentro.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come al solito mi va di chiudere il mio <em>reportage</em> con l&#8217;opera che più mi ha sorpreso. Magari non sarà stata la migliore della mostra (comunque è una questione di gusti), però è quella che, secondo me, aveva quel qualcosa in più, ciò che viene definito un <em>quid</em>. Basta poco, un dettaglio, un esperimento, una sfumatura per fami innamorare, e l&#8217;amore, si sa, non ha bisogno di spiegazioni.</span></h5>
<div id="attachment_6183" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Yemina-Lavan-Birds-Assembly.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-6183 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Yemina-Lavan-Birds-Assembly-e1557737274933.jpg" alt="yemina-lavan-birds-assembly" width="500" height="493" /></a><p class="wp-caption-text">Yemina Lavan &#8211; Bird&#8217;s Assembly</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Al Prague Patchwork Meeting c&#8217;erano altre molte creazioni tessili, ma, primo, non le ho fotografate tutte e, secondo, non potevo inserire tutte quelle che ho fotografato in questo <em>post</em>. Come sempre potete andare a vedere in <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr </a></strong></span>per trovare ancora qualche immagine del PPM2019.<br />
Nota: non si tratta del mio solito archivio di immagini, in quanto Flickr mi chiedeva 5,40€ al mese per inserirci altre fotografie, e così ho registrato i nuovi album su un archivio diverso, sempre su Flickr, ma con un&#8217;altra registrazione (lastoffagiusta2019).<br />
In ogni caso tutte le mie fotografie precedenti la trovate sempre <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">qui</a></span></strong>.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E già che c&#8217;ero sono andata a curiosare cosa avevano combinato a Žižkov, dove si teneva il <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.bellus-gallery.com/aktuality.php" target="_blank"><strong>Festival textilu a quiltu</strong></a></span>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6185 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Bellus.jpg" alt="bellus" width="753" height="88" /><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno niente trasferimenti fino all&#8217;estrema periferia di Praga, stavolta bastava prendere il 133, e in dieci minuti si era arrivate. Peccato che la mostra si trovasse al terzo piano di un antico istituto tecnico ora riadattato a centro sportivo-svago-cultura, ovviamente senza ascensore. Pazienza, non si può avere tutto&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130367.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6186 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130367-e1557737338639.jpg" alt="p1130367" width="640" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Qui gli stili e gli obiettivi sono molto più semplici, più comprensibili, e tutto sommato tradiscono il desiderio di provare anche a divertirsi realizzando un <em>patchwork</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130369.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6188 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130369-e1557737358472.jpg" alt="p1130369" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130348.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6189 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130348-e1557737379499.jpg" alt="p1130348" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130358.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6190 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130358-e1557737401151.jpg" alt="p1130358" width="640" height="480" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Interessante questo capo di abbigliamento realizzato dalla stilista <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.nedomova.cz" target="_blank">Iveta Nedomová</a></strong></span> di Brno. Lei è usa presentare una serie di abiti molto originali per convincere le donne del pubblico a non cadere nelle trappole dei marchi famosi, e a non avere paura di mostrare la propria personalità nel vestire.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130364.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6191 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130364-e1557737431487.jpg" alt="p1130364" width="360" height="480" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130363.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6192 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130363-e1557737463991.jpg" alt="p1130363" width="360" height="480" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="st" style="color: #000000;">Viera Sehnoutková ha realizzato questo bellissimo pavone, di sicuro il <em>patchwork</em> più interessante della mostra, almeno secondo me. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130361.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6193 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130361-e1557737496574.jpg" alt="p1130361" width="640" height="545" /></a><span class="st" style="color: #000000;">Confesso che ho apprezzato alcune sue soluzioni tecniche, tanto che le ho fatte mie. Grazie Viera! (altre immagini su <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>)<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suggerimento: non mancate di fare una capatina al negozio di stoffe <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.bolenatex.cz/" target="_blank">Bolena Tex</a></span></strong> che si trova accanto all&#8217;entrata della mostra. Troverete lì <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130371.jpg" target="_blank">tutto</a></span></strong> quello che da noi &#8220;non esiste&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Visto che avete portato pazienza fino a qui, mi va di offrirvi anche un breve filmato di questo mio &#8220;<em>tour</em> <em>textile</em>&#8221; a Praga.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/se9-RqG2DV4?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che il mio dovere l&#8217;ho fatto posso andare a farmi un giretto per Praga. La mia agenzia di viaggi, nonché fotografo e sherpa sa bene cosa mi piace, anche meglio di me, perciò&#8230;</span></h5>
<h3 style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130601.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6194 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/P1130601-e1557737523692.jpg" alt="p1130601" width="640" height="480" /></a><span style="color: #ff0000;">&#8230; Ahoj</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>Indovina&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 20:34:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PPM2018]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4482 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/ppm2018_2.jpg" alt="ppm2018_2" width="3112" height="540" /></a><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en/" target="_blank">PPM2018</a></span></span></h5>
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		<title>Pronte?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 19:56:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sarebbero il cavallo di Troia, il dipinto di 1040m², l&#8217;orologio che va al contrario, il modello in scala 1:420 della città com&#8217;era nel 1830, la via reale con la negredo, l&#8217;albedo e la rubedo, la colonna del Diavolo, la casa di Faust, la fata verde, la tomba di un sepolto vivo, il cammello che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sarebbero il cavallo di Troia, il dipinto di 1040m², l&#8217;orologio che va al contrario, il modello in scala 1:420 della città com&#8217;era nel 1830, la via reale con la negredo, l&#8217;albedo e la rubedo, la colonna del Diavolo, la casa di Faust, la fata verde, la tomba di un sepolto vivo, il cammello che passa per la cruna di un ago, la colonna infinita di libri, il castello di Adele Bloch-Bauer, l&#8217;ascensore a paternoster, senza contare tutto il resto che già si sa, e allora datemi una buona ragione, una sola, per la quale non dovrei andare a Praga per il <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Patchwork Meeting</a></strong></span>.</span></h5>
<h6 style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Praga-02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3572 " src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Praga-02.jpg" alt="Praga-02" width="349" height="481" /></a>Ahoj</h6>
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		<title>Prossimamente su questo schermo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 09:47:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ciao, anche quest&#8217;anno non voglio mancare all&#8217;appuntamento con il Prague Patchwork Meeting. E voi, che fate, ci vediamo lì? Ahoj]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/17695013965/in/album-72157652865677652/" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2825 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Praga.jpg" alt="Praga" width="640" height="480" /></a>Ciao,<br />
anche quest&#8217;anno non voglio mancare all&#8217;appuntamento con il <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></span></strong>.</h5>
<h5><a href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2819 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/PPM2016.jpg" alt="PPM2016" width="943" height="224" /></a>E voi, che fate, ci vediamo lì?</h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/17665053446/in/album-72157652865677652/" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-1645 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbora-Bartošová-–-Tancící-dum-300x244.jpg" alt="Barbora Bartošová – Tancící dum" width="300" height="244" /></a><strong>Ahoj</strong></h5>
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		<title>E mo&#8217; basta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2015 22:22:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi capisco, ancora una volta, l&#8217;ennesima, sono qui a raccontarvi qualcosa del Patchwork Meeting di Praga, ancora una volta, l&#8217;ennesima, vi toccherà di sorbire le mie magnificazioni di quanto sia bella Praga, di come mi trovi bene lì, di quali piacevoli sorprese sia ricca, eccetera, eccetera, eccetera, ancora una volta, l&#8217;ennesima, leggerete i miei commenti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/patchwork-praha-2015.jpg" target="_blank"><img class="alignleft wp-image-1740 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/patchwork-praha-2015-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a><br />
Vi capisco, ancora una volta, l&#8217;ennesima, sono qui a raccontarvi qualcosa del Patchwork Meeting di Praga, ancora una volta, l&#8217;ennesima, vi toccherà di sorbire le mie magnificazioni di quanto sia bella Praga, di come mi trovi bene lì, di quali piacevoli sorprese sia ricca, eccetera, eccetera, eccetera, ancora una volta, l&#8217;ennesima, leggerete i miei commenti più o meno originali, più o meno inutili, sulle opere esposte, ancora una volta, l&#8217;ennesima, dovrete sopportare le mie considerazioni non sempre, anzi quasi mai ragionevoli, ancora una volta, l&#8217;ennesima, vi farò partecipi della mia perplessità sul fatto che ciò che è possibile nella Repubblica Ceca sembri un&#8217;utopia (o un lontano ricordo) in Italia.<br />
E mo&#8217; basta.</h5>
<p><span id="more-1739"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;">Però se posso giustificare la vostra esclamazione di sconforto, mi permetto di farla pure mia, nel senso di chiedermi quante volte ancora dovrò scrivere del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span> per convincervi a una gita in Boemia? Il livello qualitativo delle opere lo avete potuto vedere, qualche stuzzichino su Praga l&#8217;avete assaggiato, le informazioni pratiche su come, dove e quando per il viaggio e la permanenza ve le ho trasmesse, perciò anch&#8217;io potrei dire – e mo&#8217; basta – ma già lo so che non lo farò, e che, se avrò fortuna, dopo questo post su Praga ne verranno altri.<br />
Che volete farci, ormai è una malattia, irreversibile, incurabile, meravigliosa.</h5>
<div id="attachment_1715" style="width: 561px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070745.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1715 " src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070745-1024x768.jpg" alt="P1070745" width="551" height="414" /></a><p class="wp-caption-text">Veduta di Praga dal parco Letná</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno poi anche il meteo c&#8217;ha graziato. Dopo una giornata a dir poco invernale a Vienna, abbiamo trovato a Praga tre giorni di bel tempo, oserei dire primaverile, da camicetta. Va da sé che quando si va a Praga in aprile bisogna comunque mettere nel trolley un set da pioggia con vento e qualche fiocco di neve, e se poi non servirà&#8230; tanto meglio.<br />
Di questa città ho scritto e riscritto, pertanto mi sento moralmente esentata dal dovere di infliggervi ulteriori informazioni turistiche. Chi volesse approfondire l&#8217;argomento ha tre strade a sua disposizione, la prima è digitare “Praga” nel campo “Cerca” del blog o cliccare sulla voce “Praga” sull&#8217;elenco dei Tag, la seconda è procurarsi un paio di buone guide turistiche, la terza è quella di scrivermi.</h5>
<div id="attachment_1714" style="width: 561px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070716.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1714 " src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070716-1024x768.jpg" alt="P1070716" width="551" height="413" /></a><p class="wp-caption-text">Žižkov &#8211; Monumento equestre di Jan Žižka</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Posso dire che durante quest&#8217;ultima escursione nella capitale ceca ne ho ricavato delle conferme e alcune sorprese.<br />
La conferma principale è che ci sono, per mia fortuna, ancora molte cose da scoprire, praterie culturali inesplorate nelle quali perdermi. Poi, come sempre, mi sono fatta trascinare dalla vitalità del posto, ma senza fretta, assaporandola e facendola scorrere anche in me come se fosse birra fresca. E a proposito, non ho mancato di fare una capatina (e qualcosa di più) nelle mie birrerie preferite.<br />
Tra le sorprese ce ne sono state di buone e di cattive. Tra queste ultime metterei di sicuro la delusione che ho patito alla Novoměstský pivovar, ormai da declassare a locale turistico, cucina scadente (cibi freddi) e personale poco competente. Preferisco di gran lunga una rustica frittata con salsicce servita da personale scorbutico a degli intingoli pretenziosi ma approssimativi consumati in una birreria modello Gardaland.<br />
Panta rei, e anche qui le birrerie stanno mutando pelle: look finlandese ma in nero, spottini led e televisori a schermo piatto, camerieri servizievoli fino allo stucchevole, clientela compunta che mangia un&#8217;insalata di germogli, e la birra&#8230; beh, mai troppa, ma sempre troppo fredda. Se le tengano pure, a me vanno i posti alla U vystřelenýho oka, U Černého Vola, Bredovský Dvůr, U Bulínů, e chi conosce un po&#8217; Praga avrà già capito di cosa sto parlando&#8230;<br />
E pure la pretenziosa pasticceria au Gourmand da quest&#8217;anno lascerà il posto alla semplice ma più carina Cukrárna U knoflíčků.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Detto ciò è ora che vi parli della mostra, la nona esposizione internazionale che le quilter ceche organizzano. Certo è che vi è una distanza siderale tra la prima mostra che otto anni fa vidi in una scuola accanto all&#8217;Hotel Pramen e questa che, ormai da qualche anno, si tiene all&#8217;Hotel Step, distanza topografica dato che ora siamo molto più vicini al centro di Praga, ma soprattutto distanza qualitativa. Riguardando le fotografie scattate nel 2008 posso ancora notare la differenza tra le opere delle artiste locali e quelle di qualche ospite straniera. Oggi non è più così, ormai il patchwork ceco, pur nella sua specialità, è alla pari con le scuole più blasonate, e ciò mi procura, oltre a una umanissima invidia, anche un sottile piacere, quello di averci creduto, di aver compreso immediatamente che lì a Praga non stavo ammirando una semplice mostra bensì un processo in divenire, un felicissimo divenire.<br />
È ovvio che la mia previsione non derivava dall&#8217;esperienza, né tecnica e nemmeno artistica, fu una sensazione, come s&#8217;usa dire “a pelle”, stimolata dall&#8217;originalità delle opere e dall&#8217;entusiasmo che permeava tutta la manifestazione.<br />
Ecco, qui le distanze si azzerano, perché a otto anni di distanza l&#8217;originalità e l&#8217;entusiasmo sono sempre lì, a coinvolgere le partecipanti e avvolgere il pubblico.</h5>
<div id="attachment_1744" style="width: 485px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/2008.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1744 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/2008.jpg" alt="2008" width="475" height="468" /></a><p class="wp-caption-text">2008 &#8211; Renata Edlmanová &#8211; Tapiserie Koule II</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Prima di passare all&#8217;illustrazione di alcuni lavori (purtroppo sempre e solamente un campione limitato nel numero e nel gusto) lasciatemi ancora dirvi una parola su un&#8217;esperienza eccitante, un incontro previsto ma non sperato, semplicemente impensabile fino a qualche mese fa.<br />
Era ormai pomeriggio, quasi l&#8217;ora della chiusura, occhi sazi e gambe stanche, quando in un angolo di quella che è la sala per il golf dell&#8217;hotel incrociai una persona conosciuta a Sitges, una saggia regina francese, e assieme a lei stava una giovane ma già famosa guerriera alemanna giunta a Praga per esporre le sue creazioni, un&#8217;artista che spesso compare nei miei post. Stavo lì, come una studentessa ripetente che chiacchiera con due erudite, eppure mai e poi mai fecero pesare la classe, e per di più furono di una gentilezza squisita.<br />
Se ripenso alla boria di certe mie conoscenze&#8230;</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Come promesso nel mio articolo sulla mostra di Sitges, ecco altre opere provenienti dalla ventesima edizione del <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.patchwork-europe.com/" target="_blank">Carrefour Européen du Patchwork</a></strong></span> in Val d’Argent. Qui a Praga la loro collocazione è, come sempre, ottimale, quella giusta per ammirarle da lontano e da vicino come si conviene.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">In Norvegia gli inverni sono abbastanza freddi, abbastanza lunghi, abbastanza scuri, perciò è facile supporre che a Ellen Aase capiti talvolta di fantasticare su colori che dalla finestra non vede, proiettando sul vetro buio tutte le sfumature cromatiche della memoria o dell&#8217;immaginazione.</h5>
<div id="attachment_1659" style="width: 340px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ellen-Aase-Reflections.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1659 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ellen-Aase-Reflections-e1433260393343.jpg" alt="Ellen Aase - Reflections" width="330" height="552" /></a><p class="wp-caption-text">Ellen Aase &#8211; Reflections</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<table style="height: 112px;" width="792">
<tbody>
<tr>
<td width="326">
<h6><span style="color: #ff0000;">You may say I&#8217;m a dreamer</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> But I&#8217;m not the only one</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> I hope someday you&#8217;ll join us</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> And the world will live as one.</span></h6>
</td>
<td width="326">
<h5><span style="color: #ff0000;">Si potrebbe dire che io sia un sognatore</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Ma io non sono l’unico</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Spero che un giorno vi unirete a noi</span><br />
<span style="color: #ff0000;"> Ed il mondo sarà come un’unica entità.</span></h5>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h5 style="text-align: justify;">Questa qui sopra è la strofa finale di &#8220;Imagine&#8221;, la celebre&#8230; non saprei, definirla solamente &#8220;canzone&#8221; mi sembrerebbe riduttivo. John Lennon nel 1971 regalò al mondo un manifesto anticonvenzionale, antinazionalista, antireligioso e anticapitalista. Meglio, molto meglio che lui non sia qui oggi per vedere tutto questo scempio.<br />
E questa qui sotto è l&#8217;opera che Sandra Van Velzen dedica al famoso musicista e forse anche al suo (di lui? di lei?) ideale di pace e fratellanza.</h5>
<div id="attachment_1730" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Sandra-Van-Velzen-–-Imagine-all-the-People.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1730 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Sandra-Van-Velzen-–-Imagine-all-the-People-e1433261002189.jpg" alt="Sandra Van Velzen – Imagine all the People" width="310" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Sandra Van Velzen – Imagine all the People</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Rita Frizzera ha ormai lasciato le tecniche consuete per esplorare nuovi mondi espressivi. Effetto pittorico per un&#8217;opera molto originale. Effetto originale per i capelli di una quilter-pittrice.</h5>
<div id="attachment_1724" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Rita-Frizzera-–-Colors-in-my-Hair.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1724 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Rita-Frizzera-–-Colors-in-my-Hair-e1433261089585.jpg" alt="Rita Frizzera – Colors in my Hair" width="310" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Frizzera – Colors in my Hair</p></div>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Rita-Frizzera-Colors-in-my-Hair-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1723 size-full aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Rita-Frizzera-Colors-in-my-Hair-Detail-e1433261150130.jpg" alt="Rita Frizzera - Colors in my Hair - Detail" width="300" height="400" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Breaking through, forse per risolvere un breaking point, oppure per uscire da un noioso time-breaking. In ogni caso Monika Schiwy-Jessen è rule-breaking.</h5>
<div id="attachment_1710" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Monika-Schiwy-Jessen-–-Durchbruch-Breaking-through.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1710 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Monika-Schiwy-Jessen-–-Durchbruch-Breaking-through-e1433261190746.jpg" alt="Monika Schiwy-Jessen – Durchbruch Breaking through" width="310" height="491" /></a><p class="wp-caption-text">Monika Schiwy-Jessen – Breaking through</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Ina Georgeta Statescu non ha bisogno di presentazioni. Tra sogno e realtà, questo il soggetto, ma cosa intende veramente l&#8217;artista? Troppo facile, e perciò fallace, la tentazione di individuare una separazione, infatti le righe verticali sono lì apposta per ingannarci. Tra sogno e realtà è lo stato permanente dell&#8217;artista, dove la realtà ispira il sogno, e questo diventa realtà sotto i nostri occhi. L&#8217;arte sta proprio lì, con le radici piantate nel sogno e le fronde svettanti nella realtà; tutto sta a saper guardare.</h5>
<div id="attachment_1669" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ina-Georgeta-Statescu-Entre-rêve-et-réalité-75x130-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1669 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ina-Georgeta-Statescu-Entre-rêve-et-réalité-75x130-2-e1433261212732.jpg" alt="Ina Georgeta Statescu - Entre rêve et réalité - 75x130" width="310" height="501" /></a><p class="wp-caption-text">Ina Georgeta Statescu &#8211; Entre rêve et réalité</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Rigorosamente o, come preferisco dire, liberamente astratta l&#8217;opera di Teresa Gai, dove la caratteristica principale è quella di sfuggire a ogni caratteristica, a ogni tecnica, a ogni suggestione, al fine di distrarre da valutazioni di genere e di concentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;effetto cromatico costruito con il ritmo di un bolero.</h5>
<div id="attachment_1735" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Teresa-Gai-Dreaming.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1735 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Teresa-Gai-Dreaming-e1433261239721.jpg" alt="Teresa Gai - Dreaming" width="300" height="503" /></a><p class="wp-caption-text">Teresa Gai &#8211; Dreaming</p></div>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Teresa-Gai-Dreaming-Detail.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1734 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Teresa-Gai-Dreaming-Detail-e1433261288623.jpg" alt="Teresa Gai - Dreaming - Detail" width="300" height="400" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 class="st" style="text-align: justify;">16 aprile 2014, il traghetto Sewol sta navigando accanto all&#8217;isola <span class="st">di Byeongpung, </span>al largo della <span class="st">costa meridionale della Corea del Sud; a bordo ci sono 476 persone di cui 376 studenti in gita scolastica; alle 8:49, durante una virata a dritta, il carico, forse eccessivo, forse stivato male, inclina l&#8217;imbarcazione in maniera irrimediabile. Inspiegabilmente il comandante non dà l&#8217;ordine di evacuazione, e anzi ordina ai passeggeri di restare nelle proprie cabine; dopo meno di un&#8217;ora e mezza la nave è praticamente capovolta, e alle 13 sparisce sotto la superficie del mare portando con sé 295 persone, tra queste 250 studenti.<br />
La responsabilità è stata addossata al comandante, uno dei primi a lasciare la nave, agli ufficiali, alla proprietà del traghetto e alla società operatrice, i primi per il loro operato inetto e indegno, mentre le società sono state incriminate per aver operato al traghetto delle modifiche pericolose per la stabilità dello stesso. Mi pare superfluo precisare che  tali modifiche, l&#8217;aggiunta di un ponte in alto per sistemare altre cabine, erano state effettuate per aumentare la capacità di carico, ovvero le possibilità di guadagno.<br />
Ma non si pensi che questa strategia cinica e avida di aggiungere ponti uno sopra l&#8217;altro come fossero fette di pane sia tipica di questi remoti paesi; al traghetto &#8220;Boccaccio&#8221; della &#8220;Tirrenia&#8221; nel 1991 vennero aggiunti ben tre ponti superiori, trasformando una nave dalla linea classica ed elegante in una specie di abborracciato condominio galleggiante. Per inciso il destino del &#8220;Boccaccio&#8221; fu peggiore di quello del traghetto coreano: venduto nel 1999 a una compagnia di navigazione saudita, il traghetto, a seguito di un incendio a bordo, fece naufragio nel 2006 nel Mar Rosso causando la morte di un migliaio di persone.<br />
Un anno fa tutta la Corea rimase sconvolta dalla tragedia del Sewol, e Chang Misun ha voluto dedicare a quelle 250  vittime innocenti, tutte simili ma tutte diverse, un&#8217;opera costituita da 250 squarci tutti uguali, 250 ferite che non si rimargineranno mai, 250 finestre un tempo aperte all&#8217;immaginazione propria dei giovani, e ora sbarrate dall&#8217;assurdità della loro morte sincrona.</span></h5>
<div id="attachment_1657" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Chang-Misun-–-250-Imagines-of-the-Sewol-Ferry.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1657 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Chang-Misun-–-250-Imagines-of-the-Sewol-Ferry-e1433261366136.jpg" alt="Chang Misun – 250 Imagines of the Sewol Ferry" width="290" height="502" /></a><p class="wp-caption-text">Chang Misun – 250 Imagines of the Sewol Ferry</p></div>
<div id="attachment_1810" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/atelierdemma2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1810 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/atelierdemma2-e1433261396849.jpg" alt="atelierdemma" width="280" height="373" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio dal sito www.atelierdemma.com</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
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<h5 style="text-align: justify;">Non ho idea cosa significhi Nai ts&#8217;ui, illuminatemi se potete, però è chiaro, si può ben dire illuminante, il soggetto di quest&#8217;opera di Cecília Gonzáles: il Sole.<br />
Interessante la tecnica mediante la quale è riuscita a rendere più che tattile, quasi termica, l&#8217;agitazione che percorre incessantemente la superficie della stella, come pure notevole è la quiltatura che rende visibile l&#8217;invisibile, ovvero la radiazione solare, distruttiva e vitale allo stesso tempo; proprio come il patchwork, distruttivo (delle nostre stoffe, delle nostre forze, del nostro tempo) e vitale (per la nostra creatività, per le nostre opere, per la nostra visione delle cose).</h5>
<div id="attachment_1656" style="width: 275px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cecília-Gonzáles-Desedamas-–-Nai-tsui.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1656 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cecília-Gonzáles-Desedamas-–-Nai-tsui-e1433261436493.jpg" alt="Cecília Gonzáles Desedamas – Nai ts'ui" width="265" height="509" /></a><p class="wp-caption-text">Cecília Gonzáles Desedamas – Nai ts&#8217;ui</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cecília-Gonzáles-Desedamas-–-Nai-tsui-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-1655 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cecília-Gonzáles-Desedamas-–-Nai-tsui-Detail-300x225.jpg" alt="Cecília Gonzáles Desedamas – Nai ts'ui - Detail" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Dal Sole alla Luna, dal giorno alla notte, dalla realtà al sogno.<br />
C&#8217;è chi ha voluto rompere con certi temi della sua produzione precedente. Si tratta di Noriko Endo, maestra nella tecnica denominata &#8220;confetti&#8221;. Dopo tanti lavori intrisi di  colore, talvolta persino solari, ecco un lavoro quasi metafisico, un&#8217;atmosfera notturna, con la Luna che sta per sorgere per illuminare degli alberi diafani, più ombra (o memoria?) che legno, due mondi sovrapposti dei quali solamente uno (o forse nessuno) è reale, mondi che in qualche maniera l&#8217;artista ha saputo accordare per regalarci un&#8217;emozione. Rara.</h5>
<div id="attachment_1712" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Noriko-Endo-Alive-in-the-Shadow-75x1301.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1712 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Noriko-Endo-Alive-in-the-Shadow-75x1301-e1433261478742.jpg" alt="Noriko Endo - Alive in the Shadow - 75x130" width="310" height="494" /></a><p class="wp-caption-text">Noriko Endo &#8211; Alive in the Shadow</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Va bene, anzi, non va bene, potrei anche andare avanti, però dovrei anche parlare delle altre sezioni della mostra praghese, perciò se vi interessano le altre opere altrettanto irresistibili che Mme <span class="st">Gül Laporte ha portato dall&#8217;Alsazia fino in Boemia</span>, cercate il catalogo dell&#8217;edizione 2014 della mostra. Il titolo è &#8220;Catalogue Prestige 2014&#8243;, in edizione limitata, e penso che vi convenga informarvi direttamente presso <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.patchwork-europe.com/" target="_blank">Patchwork Europe</a></strong></span>.<br />
Bonne chance.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Questo qui sotto è il &#8220;manifesto&#8221; dell&#8217;esposizione a tema di quest&#8217;anno riservato alle quiltere ceche: pelle e pelliccia. Prossimamente su questi schermi (nel 2016) lavori in jeans.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070937-e1433261541947.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1718 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/P1070937-e1433263644461.jpg" alt="P1070937" width="600" height="436" /></a>Si tratta di una serie di lavori tutti uguali per dimensione (un quadrato di 70-80cm) ma tutti diversi per gusto, tecnica e sviluppo artistico.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Pavla Chmelíková pensa già all&#8217;autunno. In questo aprile non più invernale ma non ancora primaverile, da sabato del villaggio, si rammarica per tutto il verde ancora da venire ma già destinato a mutare, invecchiare, cadere e sparire nei lunedì ottobrini. È struggente, ma così bello che non riesco a essere triste.</h5>
<div id="attachment_1719" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Pavla-Chmelíková-Pozdim.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1719 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Pavla-Chmelíková-Pozdim-e1433261601258.jpg" alt="Pavla Chmelíková - Pozdim" width="450" height="418" /></a><p class="wp-caption-text">Pavla Chmelíková &#8211; Pozdim</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Sbaglierebbe chi interpreta quest&#8217;opera di Marcela Listíková come una facile metafora dello scorrere del tempo. A dire la verità mi trovo in difficoltà anch&#8217;io e dovrei chiedere lumi all&#8217;autrice. Il tempo in questo trittico sembra immobile, imprigionato in una stagione priva di calore, mentre a mutare è l&#8217;aspetto degli alberi, comunque sempre spogli, sinistri nel loro protendersi verso qualcosa da afferrare, tristi nella desolazione dell&#8217;inevitabile sconfitta. Sono quattro alberi e un ceppo che si contendono il nulla, una vita agra. Ciò nonostante sono più forti del loro destino, perché lo ignorano.</h5>
<div id="attachment_1699" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Marcela-Listíková-–-Tak-jde-cas.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1699 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Marcela-Listíková-–-Tak-jde-cas-e1433261649652.jpg" alt="Marcela Listíková – Tak jde cas" width="450" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Marcela Listíková – Tak jde cas</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Talvolta mi chiedo anch&#8217;io se esistono gli alieni. La gente è strana, troppo strana per essere tutta di questo pianeta. Gli alieni di Jana Šterbová sono forse un po&#8217; troppo antropomorfi, idealizzati come antiche divinità egizie, ma forse la chiave di lettura sta tutta in quell&#8217;aura sferica e luminosa che avvolge la loro testa (o copricapo?), nella convinzione che la forma è ininfluente. È nella nostra mente che vive l&#8217;alieno (o meglio, l&#8217;aliena).</h5>
<div id="attachment_1679" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-–-Aliens.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1679 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-–-Aliens-e1433261675974.jpg" alt="Jana Šterbová – Aliens" width="450" height="464" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová – Aliens</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Troppo forte questo lavoro da writer. Dicono che l&#8217;ispirazione più felice si può trovare in ciò che ci passa sotto il naso ogni giorno, e che di quei giorni ciechi e sordi in uno soltanto ci possiamo accorgere della bellezza nascosta in un dettaglio, in una sensazione, in un&#8217;atmosfera. Perciò l&#8217;ispirazione va catturata al volo ma delicatamente, e  fatta crescere con pazienza affinché ci restituisca un po&#8217; di quella bellezza.</h5>
<div id="attachment_1661" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Eva-Brabcová-Graffiti.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1661 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Eva-Brabcová-Graffiti-e1433261695299.jpg" alt="Eva Brabcová - Graffiti" width="450" height="447" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Brabcová &#8211; Graffiti</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Nessuna concessione figurativa stavolta per Romana Černá, solamente una difficile ricerca compositiva. Lo so, è dura, è come la musica contemporanea, va accettata senza pregiudizi, e magari anche senza la pretesa di voler trovarci un senso a tutti i costi. O piace o non piace, punto.</h5>
<div id="attachment_1727" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Had-v-pisku.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1727 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Had-v-pisku-e1433261715100.jpg" alt="Romana Černá – Had v pisku" width="450" height="419" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Had v pisku</p></div>
<div id="attachment_1726" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Had-v-pisku-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1726 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Had-v-pisku-Detail-e1433261748812.jpg" alt="Romana Černá – Had v pisku - Detail" width="420" height="315" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Had v pisku &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Come sempre potete trovare le fotografie di altre opere sul mio album di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>. Se non le inserisco tutte nel blog è perché ne verrebbe fuori un articolo chilometrico, e anche perché non avrei le forze per scovare un commento appropriato per tutte le immagini&#8230;</h5>
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<h5 style="text-align: justify;">E già che ho citato Romana Černá, ecco un esempio di come questa artista sa giostrarsi con il colore, inteso come &#8220;un&#8221; colore solamente, il blu in tutte le sue sfumature e contaminazioni, riuscendo a trovare una profondità cromatica e  spaziale invidiabile.</h5>
<div id="attachment_1728" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Wuthering-Coast.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1728 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Romana-Cerná-–-Wuthering-Coast-e1433261788711.jpg" alt="Romana Cerná – Wuthering Coast" width="400" height="501" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Cerná – Wuthering Coast</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">C&#8217;è chi ama il mare, magari perché è lontano, e c&#8217;è chi ama la montagna, anche questa magari perché è lontana, come nel caso di Kathleen Loomis. E in effetti le montagne, quando sono lontanissime, prendono una sfumatura azzurra. Queste montagne però non presentano aspetti epici o romantici, niente cime innevate o radure nel bosco, solamente un oceano di vette rocciose dove perdersi.</h5>
<div id="attachment_1692" style="width: 280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Blue-Mountains.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1692 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Blue-Mountains-e1433261824531.jpg" alt="Kathleen Loomis – Blue Mountains" width="270" height="514" /></a><p class="wp-caption-text">Kathleen Loomis – Blue Mountains</p></div>
<div id="attachment_1691" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Blue-Mountains-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1691 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Blue-Mountains-Detail-300x225.jpg" alt="Kathleen Loomis – Blue Mountains - Detail" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Kathleen Loomis – Blue Mountains &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Ottima la scelta del titolo in latino per offrire una doppia, tripla, e quadrupla chiave di interpretazione di un&#8217;opera apparentemente astratta. Nebula infatti sta per nebbia, foschia, nuvola, oltre che nebulosa in astronomia e oscurità in senso figurato. Così possiamo vederci un leggero sbuffo di vapore oppure l&#8217;ombra di una nube, la luce incerta di un mattino brumoso o il velo dell&#8217;incertezza, le sfumature monocrome della serenità che smussano le terrene geometrie o la minaccia/promessa/attesa di un punto di rottura di un melange più sopportato che cercato.</h5>
<div id="attachment_1705" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Mary-Lou-Alexander-Nebula.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1705 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Mary-Lou-Alexander-Nebula-e1433261876892.jpg" alt="Mary Lou Alexander - Nebula" width="280" height="524" /></a><p class="wp-caption-text">Mary Lou Alexander &#8211; Nebula</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">E di nebbia tessuta sono fatti gli splendidi lavori di Car Holmes, proprio quelli che piacciono a me, sovrapposizioni e contaminazioni, ma senza la ricerca dell&#8217;effetto speciale o come dicono a Roma &#8220;piacioso&#8221;. Trattandosi di una quilter anglosassone sarebbe più appropriato il termine &#8220;understatement&#8221;, che non è modestia o ritrosia, bensì rinuncia consapevole alla facile apparenza.</h5>
<div id="attachment_1653" style="width: 305px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cas-Holmes-–-West-Doors-Weeds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1653 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cas-Holmes-–-West-Doors-Weeds-e1433261911562.jpg" alt="Cas Holmes – West Doors Weeds" width="295" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">Cas Holmes – West Doors Weeds</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Se vi capita di passare per il Kent potreste scoprire che la Ranscombe Farm Reserve è proprio così, incredibilmente così: delicata, minima, senza accenti spigolosi e senza solennità, come pure senza confini apparenti o traguardi raggiungibili che non siano quelli di un armonia con la natura circostante e la ricerca di un po&#8217; di pace interiore.</h5>
<div id="attachment_1651" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cas-Holmes-Ranscombe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1651 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Cas-Holmes-Ranscombe-e1433261993104.jpg" alt="Cas Holmes - Ranscombe" width="310" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Cas Holmes &#8211; Ranscombe</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Crazy Stitching, cucitura pazza, così ama definire le sue opera la giovane Anke Pradel, e non posso che essere d&#8217;accordo con lei. La pazzia è l&#8217;ingrediente fondamentale, più importante della stoffa, del filo, del colore, e di tutte quelle attrezzature più o meno costose che ingolfano i nostri cosiddetti &#8220;laboratori&#8221;. Per imbastire un lavoro che rispecchi le nostre aspirazioni artistiche ci vuole sempre un&#8217;ombra di pazzia, altrimenti è apprezzabile artigianato o familiare passatempo.</h5>
<div id="attachment_1631" style="width: 350px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anke-Pradel-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1631 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anke-Pradel-01-e1433262042446.jpg" alt="Anke Pradel 01" width="340" height="478" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel 01</p></div>
<div id="attachment_1632" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anke-Pradel-01_Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1632 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anke-Pradel-01_Detail-e1433262073117.jpg" alt="Anke Pradel 01_Detail" width="350" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Anke Pradel 01_Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Accadeva un tempo (e talvolta ancora accade) che il viaggiatore proveniente dal rutilante continente americano rimanesse affascinato dalla pigra solennità della vecchia Europa. Agli inizi del&#8217;900 la poetessa Amy Lowell e l&#8217;attrice  Ada Dwyer Russell intrapresero assieme un lungo viaggio (all&#8217;epoca i viaggi erano sempre lunghi) in Inghilterra. Amy Lowell fu particolarmente affascinata da quelle atmosfere suggestive. A Rochester, o ricordando Rochester, alla severa cattedrale gotica, alle imperiture vestigia dei romani che fin lì giunsero diciannove secoli prima, ma soprattutto all&#8217;atmosfera che vi si percepiva con tutti i sensi, Amy Lowell dedicò il suo poema &#8220;The Precint. Rochester&#8221;. Anche ad Anne Kelly è capitato di compiere lo stesso viaggio, ha subito lo stesso fascino, e in questa sua eterea opera ha voluto riportare qualcosa di Amy Lowell, trovando le sue parole adatte al suo modo di intendere il patchwork.</h5>
<table style="height: 112px;" width="792">
<tbody>
<tr>
<td width="326">
<h6><span style="color: #008080;">A bird in a plane-tree<br />
Sings a few notes,<br />
Cadenced and perfect<br />
They weave into the silence.</span></h6>
</td>
<td width="326">
<h5><span style="color: #008080;"><span id="result_box" class="" lang="it"><span title="A bird in a plane-tree&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ">Un uccello su un platano<br />
</span><span title="Sings a few notes,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ">canta poche note,<br />
</span><span title="Cadenced and perfect&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ">cadenzate e perfette<br />
</span><span title="They weave into the silence.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ">tessono nel silenzio.</span></span></span></h5>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h5 style="text-align: justify;">Come non intravedere la metafora, la quilter che in solitudine, utilizzando semplice stoffa e una cucitura insistita ma precisa, realizza qualcosa di ammirevole?</h5>
<div id="attachment_1637" style="width: 210px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anne-Kelly-–-Bridgets-III–Silence.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1637 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Anne-Kelly-–-Bridgets-III–Silence-e1433262117584.jpg" alt="Anne Kelly – Bridgets III–Silence" width="200" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Anne Kelly – Bridgets III–Silence</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Posso testimoniare che in effetti sono proprio questi i colori tipici che si possono trovare sulla riva orientale del Mar d&#8217;Irlanda, mai brillanti, quasi velati da un filtro grigio che si spande dalla terra fino all&#8217;orizzonte. La bravura della quilter è quella di aver scoperto un quadro dove altre persone scorgevano solamente un panorama piatto.</h5>
<div id="attachment_1663" style="width: 280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Gillian-Travis-Grange-over-sands.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1663 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Gillian-Travis-Grange-over-sands-e1433262152347.jpg" alt="Gillian Travis - Grange over sands" width="270" height="506" /></a><p class="wp-caption-text">Gillian Travis &#8211; Grange over sands</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Eccoci al tema del concorso praghese di quest&#8217;anno: l&#8217;architettura.<br />
Pur essendo estremamente sospettosa nei riguardi di questa categoria professionale (tutti i pregiudizi sono pregiudizi) devo ammettere che talvolta sono rimasta colpita da alcune scelte architettoniche particolarmente felici, sia antiche che moderne. In molte altre occasioni invece sono stata colpita (nel senso di pugno allo stomaco) da edifici che, è il caso di dirlo, gridavano vendetta al cielo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Jana Šterbová, deux ex machina della manifestazione, porta alcune cattedrali, tra le quali riconosco la Sagrada Famiglia e forse Santa Maria del Mar di Barcelona, oltre ovviamente alla cattedrale di San Vito di Praga.</h5>
<div id="attachment_1683" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Cathedrals.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1683 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Cathedrals-e1433262199154.jpg" alt="Jana Šterbová - Cathedrals" width="320" height="537" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová &#8211; Cathedrals</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Dopo essere stata fotografata milioni di volte, alla &#8220;casa danzante&#8221; di Vlado Milunić e Frank Gehry è capitato anche di essere riportata su stoffa. Neanche vi sto a dire dove si trova questa costruzione, ma suppongo che Barbora Bartošová abbia voluto enfatizzare la luce dorata che la illumina al tramonto, quando il sole sta per nascondersi dietro alle alture di Český kras.</h5>
<div id="attachment_1645" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbora-Bartošová-–-Tancící-dum.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1645 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbora-Bartošová-–-Tancící-dum-e1433262246742.jpg" alt="Barbora Bartošová – Tancící dum" width="450" height="366" /></a><p class="wp-caption-text">Barbora Bartošová – Tancící dum</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Amo la Boemia Meridionale e i suoi borghi storici, <span class="st">Český Krumlov</span> in testa (nel senso che non solo è in cima alle mie preferenze ma anche perché non riesco a togliermela dalla testa). Mirka Kalinová ha abbandonato per un attimo i suoi paesaggi avari, gli scorci tipici, gli esperimenti astratti, per realizzare quest&#8217;opera solo apparentemente semplice. Se vi capitasse di fare un giretto da quelle parti capirete come è impossibile resistere alla serenità che questi secolari edifici ispirano, al messaggio che vi trasmettono, quello che comunque loro restano mentre voi siete di passaggio, quindi perché complicarsi la vita?</h5>
<div id="attachment_1708" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Mirka-Kalinová-–-Architecture-of-South-Bohemia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1708 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Mirka-Kalinová-–-Architecture-of-South-Bohemia-e1433262289489.jpg" alt="Mirka Kalinová – Architecture of South Bohemia" width="350" height="515" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Architecture of South Bohemia</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Metropolis è un famoso film di Fritz Lang del 1927. Si tratta di una distopia, una visione di un futuro spaventoso e assolutamente indesiderabile, il contrario dell&#8217;utopia, anche se è capitato troppe volte che proprio le utopie siano state l&#8217;origine delle peggiori sciagure. Non sono sicura che Alena Martincová si sia ispirata proprio a quella pellicola, però sono abbastanza certa che per qualche decennio in Cecoslovacchia sia stata presente la stessa atmosfera opprimente (e deprimente) nella quale sono costretti a vivere gli operai di Metropolis.<br />
Ciò che invece mi preme di far notare è l&#8217;originale uso di stoffe non comuni nel patchwork, stoffe, passatemi il termine, &#8220;proletarie&#8221; provenienti da qualche vecchia giacca, una camicetta anni &#8217;60, forse un cappotto leggero, e chi lo sa, comunque adattissime a rendere la disumana ripetitività degli edifici e della vita di chi ci abita. Complimenti.</h5>
<div id="attachment_1629" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Alena-Martincová-–-Metropolis.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1629 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Alena-Martincová-–-Metropolis-e1433262312212.jpg" alt="Alena Martincová – Metropolis" width="450" height="440" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Martincová – Metropolis</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Alle quilter ceche la fantasia non fa difetto, così si passa da una divertente piantina di un appartamento in vendita, 2 camere con bagno, &#8230;</h5>
<div id="attachment_1703" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Martina-Doubková-–-Real-Estate-Agency-Offer.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1703 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Martina-Doubková-–-Real-Estate-Agency-Offer-e1433262350676.jpg" alt="Martina Doubková – Real Estate Agency Offer" width="390" height="506" /></a><p class="wp-caption-text">Martina Doubková – Real Estate Agency Offer</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">&#8230; a questo esercizio di prospettiva che ci riporta a scuola, alle ore spese su un foglio di carta, armate di squadretti, matita, compasso e, l&#8217;elemento più utilizzato, la gomma da cancellare. Bei tempi, per qualcuna, o materia temuta, per qualcun&#8217;altra, di sicuro non per Blanka Procházková, la quale con la geometria si trova a suo agio, come testimoniato del resto da un bellissimo lavoro di un paio di anni fa <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/8662072361/in/album-72157633277946693/" target="_blank">3&#215;3=Ninepatch</a></span></strong>.</h5>
<div id="attachment_1648" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1648 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50-e1433262386952.jpg" alt="Blanka Prozházková – Project 1-50" width="420" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Blanka Procházková – Project 1-50</p></div>
<div id="attachment_1646" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1646 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50-Detail-01-e1433262409543.jpg" alt="Blanka Procházková – Project 1-50 - Detail 01" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Blanka Procházková – Project 1-50 &#8211; Detail 01</p></div>
<div id="attachment_1647" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1647 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Blanka-Prochácková-–-Project-1-50-Detail-02-e1433262433179.jpg" alt="Blanka Procházková – Project 1-50 - Detail 02" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Blanka Procházková – Project 1-50 &#8211; Detail 02</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Le Havre, la vecchia le Havre col suo porto, ha ispirato pittori del calibro di Monet e Pissarro, e vi assicuro che quei quadri, visti dal vivo, sono meravigliosi. Non ho mai visitato Le Havre, però è probabile che un po&#8217; di ciò che era speciale per quei famosi pittori sia rimasto percepibile ancora oggi, dato che Gillian Travis ha voluto riprendere con l&#8217;occhio dell&#8217;artista questa facciata di un condominio popolare.</h5>
<div id="attachment_1664" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Gillian-Travis-–-Le-Havre.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1664 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Gillian-Travis-–-Le-Havre-e1433262463977.jpg" alt="Gillian Travis – Le Havre" width="290" height="539" /></a><p class="wp-caption-text">Gillian Travis – Le Havre</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Bene, cioè male, nel senso che avrei ancora molte cose da mostrare,  e da dire, ma non si può, non ce la faccio, e la selezione diventa sempre più ardua. Ecco, ho perso il filo, dov&#8217;ero? Mah&#8230; A questo punto lascio perdere le gallerie a tema, i concorsi, le personali e procedo con il mio solito sistema: a casaccio. Non vi resta che cercare di sopportare i mei gusti (quasi mai condivisi).</h5>
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<h5 style="text-align: justify;">Se mi si chiede perché mi piace questo strano pannello di Markéta Geistová, la risposta è semplice: non lo so, mi piace e basta. In fondo non tutto può o deve essere spiegato.</h5>
<div id="attachment_1701" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Markéta-Geistová-Confrontation.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1701 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Markéta-Geistová-Confrontation-e1433262484473.jpg" alt="Markéta Geistová - Confrontation" width="450" height="374" /></a><p class="wp-caption-text">Markéta Geistová &#8211; Confrontation</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Attenzione, l&#8217;opera sottostante non è stata realizzata mediante la tecnica &#8220;mesh&#8221;, sarebbe stato troppo facile. Sono proprio dei quadratini imbottiti uno per uno (ben 288 in totale), e quindi giuntati assieme.<br />
Pazienza, santa subito&#8230;</h5>
<div id="attachment_1698" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ludmila-Vachtenheimová-Lavender.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1698 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ludmila-Vachtenheimová-Lavender-e1433262512641.jpg" alt="Ludmila Vachtenheimová - Lavender" width="450" height="509" /></a><p class="wp-caption-text">Ludmila Vachtenheimová &#8211; Lavender</p></div>
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<div id="attachment_1697" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ludmila-Vachtenheimová-Lavender-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1697 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ludmila-Vachtenheimová-Lavender-Detail-e1433262547781.jpg" alt="Ludmila Vachtenheimová - Lavender - Detail" width="380" height="381" /></a><p class="wp-caption-text">Ludmila Vachtenheimová &#8211; Lavender &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Da almeno un paio di edizioni Barbara Lange non manca di portare a Praga qualcuna delle sue opere monocromatiche. Quest&#8217;anno ci sono delle novità nel suo stile, tra queste l&#8217;abbandono del motivo a spirale logaritmica, una figura geometrica che era diventata un po&#8217; un carattere distintivo dei suoi lavori. Niente spirale per queste libellule, solamente una quiltatura sinusoidale che dà un certo movimento all&#8217;opera. Interessante l&#8217;uso della plastica trasparente per rendere l&#8217;aspetto lucido e diafano delle ali.</h5>
<div id="attachment_1642" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbara-Lange-Dragonfly.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1642 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbara-Lange-Dragonfly-e1433262578820.jpg" alt="Barbara Lange - Dragonfly" width="280" height="529" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Lange &#8211; Dragonfly</p></div>
<div id="attachment_1641" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbara-Lange-Dragonfly-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1641 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Barbara-Lange-Dragonfly-Detail-300x225.jpg" alt="Barbara Lange - Dragonfly - Detail" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Lange &#8211; Dragonfly &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Lana, feltro, cotone, tessuto sintetico, c&#8217;è di tutto in quest&#8217;opera, non solamente cucita ma presumo anche trattata a caldo, spruzzata di vernice, arricciata, incollata, in libertà quasi assoluta, senza remore ma solamente col il timore di non aver osato abbastanza.</h5>
<div id="attachment_1678" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1678 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating-e1433262608748.jpg" alt="Jana Lálová – Textile Manipulating" width="300" height="497" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Lálová – Textile Manipulating</p></div>
<div id="attachment_1676" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating-Detail-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1676 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating-Detail-01-300x225.jpg" alt="Jana Lálová – Textile Manipulating - Detail 01" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Lálová – Textile Manipulating &#8211; Detail 01</p></div>
<div id="attachment_1677" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating-Detail-02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1677 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Lálová-–-Textile-Manipulating-Detail-02-300x225.jpg" alt="Jana Lálová – Textile Manipulating - Detail 02" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Lálová – Textile Manipulating &#8211; Detail 02</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Il Prague Patchwork Meeting senza Renata Juračková sarebbe come il carnevale senza i coriandoli, un pane senza il profumo, un mare senza le onde, mancherebbe qualcosa. Vitali, esuberanti, capricciose le sue opere, come sempre. Niente ruota attorno a un soggetto compositivo ma tutto si frantuma in grosse schegge di colore, rendendo così  la composizione poliedrica ed eccentrica, come sempre dovrebbe essere l&#8217;arte e chi vi si dedica anima e corpo.</h5>
<div id="attachment_1721" style="width: 280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Renata-Juracková-–-Flowers.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1721 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Renata-Juracková-–-Flowers-e1433262650803.jpg" alt="Renata Juračková – Flowers" width="270" height="518" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Juračková – Flowers</p></div>
<div id="attachment_1722" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Renata-Juracková-–-If-I-have-Breast-if-if-if.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1722 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Renata-Juracková-–-If-I-have-Breast-if-if-if-e1433262723217.jpg" alt="RenataJuračková – If I have Breast-if-if-if" width="350" height="495" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Juračková – If I have Breast&#8230; if, if, if, if</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Attenzione, allarme rosso! Da qui in poi ho inserito una serie di di opere di colore rosso (e dintorni), il colore che quest&#8217;anno si è imposto un po&#8217; dappertutto. Fateci l&#8217;occhio.<br />
Il rosso è un colore importante, anzi è &#8220;il colore&#8221;. In in latino &#8220;rubens&#8221; significa di colore rosso, ma anche colorato in genere; nella medicina ayurvedica il rosso, assieme al nero, è associato al primo chakra, uno dei punti del nostro corpo dove risiede l&#8217;energia divina, si tratta del chakra situato alla base della spina dorsale; rosso è il colore della maggior parte delle pitture rupestri preistoriche; il rosso è il primo colore dell&#8217;arcobaleno, e si ritiene che sia anche il primo che i bambini riescono a distinguere.<br />
Rosso è il fuoco, rosso è il sangue, rosso è il Sole al tramonto. Duplice è il suo significato, può rappresentare l&#8217;amore e anche l&#8217;odio, è comunque sempre sinonimo di energia e di azione. Fin troppo facile l&#8217;associazione del rosso con l&#8217;eccitazione, l&#8217;amore, l&#8217;eros, dalle rose rosse all&#8217;intimo rosso. Anche la frutta rossa fa la sua parte, fragole e ciliege in primis.<br />
I nutrizionisti ci spiegano che i vegetali che contengono del rosso, dai pomodori alle rape, sono benefici per la nostra salute. Rosso è il nostro sangue, e perciò viene associato al sacrificio, fisico e spirituale.<br />
Persino in politica il colore rosso è stato utilizzato come un simbolo immediatamente riconoscibile, e non sto parlando dei nostri tempi ma mi spingo fino alla Rivoluzione Francese. E come dimenticare le camice rosse di Garibaldi?<br />
Ma, come dicevo prima, il rosso è una medaglia a due facce. Nella mitologia dell&#8217;antico Egitto al rosso viene associato Seth, dio della guerra nonché feroce uccisore di Osiride, rosso è Mars (Marte) il dio della guerra della mitologia latina (e ora sapete perché al pianeta rosso è stato dato il nome di Marte), e nella nostra tradizione rosso è pure Satana. Gli antichi eserciti esponevano una bandiera rossa per avvisare il nemico che non avrebbero fatto prigionieri. Sangue, sangue e ancora sangue. Forse proprio per questi motivi, buoni e cattivi, il rosso è il colore dell&#8217;estroversione, dell&#8217;azione, del coraggio, della passione.<br />
È stimolante, caldo, accelera il battito cardiaco e la produzione di adrenalina, si impone alla vista e alle emozioni. Perciò bisognerebbe usarlo con parsimonia, ma sopratutto con cautela, come se si trattasse di un materiale altamente infiammabile o esplosivo. Invece le opere che vedrete sono il risultato dell&#8217;estro di artiste più che coraggiose, direi spericolate, le quali hanno fatto del rosso il &#8220;loro&#8221; colore.</h5>
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<h5 style="text-align: justify;">Ita Ziv ci propone questo enigmatico &#8220;Red letters 2&#8243;, enigmatico perché mi sfugge il significato del titolo. Valutando la provenienza dell&#8217;artista, Israele, potrebbero avere a che fare con le lettere rosse del Nuovo Testamento ma non mi arrischio su questo terreno, perciò l&#8217;enigma resta, come pure l&#8217;apprezzamento per l&#8217;effetto di antico cuoio tinto che è riuscita a creare.</h5>
<div id="attachment_1671" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ita-Ziv-–-Red-Letters-2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1671 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ita-Ziv-–-Red-Letters-2-e1433262768347.jpg" alt="Ita Ziv – Red Letters 2" width="280" height="532" /></a><p class="wp-caption-text">Ita Ziv – Red Letters 2</p></div>
<div id="attachment_1670" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ita-Ziv-–-Red-Letters-2-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1670 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ita-Ziv-–-Red-Letters-2-Detail-300x225.jpg" alt="Ita Ziv – Red Letters 2 - Detail" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Ita Ziv – Red Letters 2 &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Kathleen Loomis ci ricorda che il nostro mondo, così apparentemente solido e uniforme, è composto da infiniti frammenti irregolari, persone, cose, strutture, tenute assieme da legami talvolta più virtuali che solidi, e che qualsiasi avvenimento che sfugga al nostro controllo, da una malattia a una calamità può mandare i pezzi questa struttura e far precipitare nella solitudine e nell&#8217;angoscia ogni singolo frammento. Si tratta di un chiaro avviso a non considerarci intoccabili, invincibili, onnipotenti. In più l&#8217;artista ha voluto aggiungere delle bollicine, quelle di una bibita gassata, quelle di una schiuma, o anche quelle che, da grandi, possono diventare micidiali speculazioni economiche, ma che in ogni caso sono apparenza, aspetti inconsistenti della nostra società che servono a mascherare la realtà delle cose.</h5>
<div id="attachment_1693" style="width: 280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Red-Fizz.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1693 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Kathleen-Loomis-–-Red-Fizz-e1433262800776.jpg" alt="Kathleen Loomis – Red Fizz" width="270" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">Kathleen Loomis – Red Fizz</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">In Boemia la primavera stenta ad arrivare, ci vorrà ancora un mesetto e forse più prima che si riescano a vedere le distese di papaveri rossi. Quando capita di scorgere uno di questi campi in fiore si tratta comunque di un&#8217;esperienza visiva che resta e che ha permesso a Jana Šterbová di trasporla su stoffa praticamente &#8220;a memoria&#8221;.</h5>
<div id="attachment_1687" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-–-Poppy-Field.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1687 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-–-Poppy-Field-e1433262861446.jpg" alt="Jana Šterbová – Poppy Field" width="480" height="352" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová – Poppy Field</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">&#8220;Growth&#8221; sta per crescita, e appunto prenderei questo quilt come emblematico del percorso artistico delle quilter ceche, sempre in crescita. Cercate, sempre su questo blog, le immagini delle precedenti edizioni e vedrete se non ho ragione.</h5>
<div id="attachment_1685" style="width: 330px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Growth.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1685 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Growth-e1433262905811.jpg" alt="Jana Šterbová - Growth" width="320" height="514" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová &#8211; Growth</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Ecco la dimostrazione che il colore rosso non è rilassante, tutt&#8217;altro. Forse sarà per il soggetto, forse sarà a causa delle gradazioni sempre più scure di rosso che affondano in un nero minaccioso, o magari per quei fili aggrovigliati che sembrano tentacoli, ma non è facile resistere al fascino inquietante di quest&#8217;opera. Non rappresenta un&#8217;eclisse di Sole bensì l&#8217;eclisse di un mondo rassicurante fatto di luce, di cieli azzurri e campi verdi, e di speranze per il futuro.</h5>
<div id="attachment_1684" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Eclipse.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1684 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Jana-Šterbová-Eclipse-e1433262936314.jpg" alt="Jana Šterbová - Eclipse" width="280" height="523" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Šterbová &#8211; Eclipse</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Lo so, lo so, questo quilt andava inserito più su in questo articolo, nella sezione dedicata alle opere provenienti dalla Val d&#8217;Argent, ma non sto mica realizzando un catalogo, e quindi mi prendo tutte le libertà che voglio, compresa questa. E poi c&#8217;è pure un legame astronomico col soggetto del quilt precedente: da un&#8217;eclisse di Sole, minacciosa e disperante, si passa alla comunicazione cosmica, unico rimedio contro la solitudine cosmica nella quale talvolta scivoliamo. Il cosmo qui non è fatto di extraterrestri ma di anime che con i pochi mezzi a loro disposizione devono imparare a comunicare superando ogni barriera, sia essa individuale o planetaria.</h5>
<div id="attachment_1700" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Marianne-Burr-–-Cosmic-Communication.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1700 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Marianne-Burr-–-Cosmic-Communication-e1433262969553.jpg" alt="Marianne Burr – Cosmic Communication" width="310" height="489" /></a><p class="wp-caption-text">Marianne Burr – Cosmic Communication</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Vorrei finire con una nota di leggerezza, la stessa di queste stoffe (seta, organza?) per l&#8217;opera vaporosa e delicata di Heidi Förster. Qui le sfumature di colore sono ottenute per sovrapposizione e trasparenza, come un acquarello, sembrano petali di fiori visti in controluce. Il titolo indicherebbe che si tratta di mezze rotazioni, ma io vedo questi ventagli più come delle fontane di colore.</h5>
<div id="attachment_1666" style="width: 290px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Heidi-Förster-–-Half-Radiation.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1666 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Heidi-Förster-–-Half-Radiation-e1433262999881.jpg" alt="Heidi Förster – Half Rotation" width="280" height="531" /></a><p class="wp-caption-text">Heidi Förster – Half Rotation</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;">Essendo passato un po&#8217; di tempo dalla mia gita a Praga, la stesura di questo articolo mi ha dato la possibilità di rivedere i lavori della mostra, e posso dire che ho provato stesso piacere della prima volta. Ciò significa che le opere esposte sfuggono alla bellezza della novità per accedere alla bellezza sostanziale, destinata a durare nel tempo. Non riesco a non invidiare, due volte almeno, chi ha immaginato e infine realizzato questi (e altri) quilt. Il primo motivo di invidia sorge verso (e non contro) le loro capacità artistiche, mentre il secondo deriva dalla consapevolezza che queste quilter potranno posare lo sguardo sui loro capolavori per tutto il tempo che vorranno. Comunque una volta è meglio di niente, e tutto sommato mi ritengo fortunata.<br />
A proposito di fortuna, nella zona commerciale ho finalmente trovato un accessorio che andavo cercando da mesi dalle mie parti. Si tratta di moschettoni girevoli per le cinghie delle borse, cinghie larghe tre o quattro centimetri destinate agli oggetti che potete andare a vedere nell&#8217;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=1778" target="_blank">articolo precedente</a></strong></span>. Dopo aver penato tanto, trovarne lì delle scatole intere era come la manna dal cielo. Ne ho comprati il doppio di quelli che mi servivano (non si sa mai&#8230;).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">All&#8217;indomani della mostra, ancora una volta, l&#8217;ennesima, mi sono trovata a dover lasciare Praga, ancora una volta, l&#8217;ennesima, ho avuto la riprova che non la conosco abbastanza e che forse non si farà conoscere mai, ancora una volta, l&#8217;ennesima, mi chiedo quale sia stata la freccia che m&#8217;ha fatto innamorare di questa città, ancora una volta, l&#8217;ennesima, non ero nemmeno partita che già m&#8217;aveva presa la nostalgia, ancora una volta, l&#8217;ennesima, m&#8217;assale il dubbio che le mie sensazioni siano frutto di un&#8217;illusione, ancora una volta, l&#8217;ennesima, mi trovo qui oggi, davanti a questo monitor, e m&#8217;interrogo sul senso di quanto sto facendo. Ha un senso per voi?</h5>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ahoj.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-1856 size-medium" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/Ahoj-300x292.jpg" alt="Ahoj" width="300" height="292" /></a><span style="color: #ff0000;">Ahoj</span></h2>
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		<title>Per chi l&#8217;ha vista e per chi non c&#8217;era, e per chi quei giorni lì inseguiva una sua chimera</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 22:40:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pole pole, stiamo prendendo un po&#8217; di confidenza. I mezzi sono ancora molto modesti (videocamera entry level e programma di video editing recuperati a poco prezzo su ebay), e la nostra presunzione è infinitamente superiore alle nostre capacità, ma comunque questo filmato postato su YouTube dà un&#8217;idea di cosa si rischia di vedere andando a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Pole pole, stiamo prendendo un po&#8217; di confidenza. I mezzi sono ancora molto modesti (videocamera <em>entry level</em> e programma di <em>video editing</em> recuperati a poco prezzo su ebay), e la nostra presunzione è infinitamente superiore alle nostre capacità, ma comunque questo filmato postato su <span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=l0kVCXO6Mks" target="_blank">YouTube</a></strong></span> dà un&#8217;idea di cosa si rischia di vedere andando a Praga per il Patchwork Meeting.</span></p>
<p align="justify"><span id="more-144"></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Buon divertimento!</span></p>
<div><a href="http://www.youtube.com/watch?v=l0kVCXO6Mks" target="_blank"><img class=" aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_146853b7e27.jpg" alt="" /></a></div>
<div></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">P.S. Per vedere alcune immagini della mostra a risoluzione più elevata, andate al post precedente intitolato &#8220;<strong><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=140" target="_blank">Mistero</a></strong>&#8220;. Cliccando sulle immagini, queste verranno visualizzate anche nel formato originale su Flickr. </span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">P.S. P.S. La scelta della musica di sottofondo non è casuale, vediamo se ne intuite i motivi&#8230;</span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Mistero</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2014 22:34:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È un bel mistero. Anzi, più di uno. Cominciamo dal più famoso: Praga. Chi ci viene, da turista standard ovviamente, è attirato dal fascino degli antichi misteri praghesi, gli alchimisti rudolfini, il Golem di Rabbi Loew, l&#8217;estremo sacrificio di San Giovanni Nepomuceno, il ghetto ebraico con annesso cimitero, il mito di Franz Kafka, le tre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/PPM2014.jpg"><img class="alignleft wp-image-7905" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/PPM2014.jpg" alt="PPM2014" width="434" height="285" /></a></p>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><span style="font-family: georgia, palatino; font-size: xx-large;"><strong>È</strong></span> un bel mistero.</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> Anzi, più di uno.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Cominciamo dal più famoso: Praga.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Chi ci viene, da turista <em>standard</em> ovviamente, è attirato dal fascino degli antichi misteri praghesi, gli alchimisti rudolfini, il Golem di Rabbi Loew, l&#8217;estremo sacrificio di San Giovanni Nepomuceno, il ghetto ebraico con annesso cimitero, il mito di Franz Kafka, le tre giovani promesse spose della casa Rott, il cavaliere Bruncvik e il suo leone, e altro ancora.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/libuse_vestici.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7908" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/libuse_vestici.jpg" alt="libuse_vestici" width="431" height="281" /></a><br />
In effetti il mistero è come abbiano preso piede così stabilmente queste leggende, certo non così famose come quella di Libuše e del suo sposo Přemysl, ma senz&#8217;altro più redditizie.<br />
Allora facciamo un po&#8217; di luce.</span></p>
<p align="justify"><span id="more-140"></span></p>
<div></div>
<div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/RAII.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7909" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/RAII.jpg" alt="RAII" width="395" height="513" /></a>L&#8217;imperatore Rodolfo II d&#8217;Asburgo, prima di perdere il senno, fu un grandioso collezionista e un generoso mecenate.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dürer, Bruegel il Vecchio, Veronese, Parmigianino, per non parlare dell&#8217;Arcimboldo, sono solamente alcuni degli artisti apprezzati dall&#8217;imperatore, il quale poteva vantare una pinacoteca insuperabile (e forse insuperata).</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Tycho Brahe e Johannes Kepler trovarono a Praga il sostegno morale e materiale che le loro rispettive patrie avevano ottusamente negato.</span></div>
<div align="justify">
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Per dare lustro alla &#8220;sua&#8221; capitale, Rodolfo attirò presso la corte i più </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">famosi gioi</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">ellieri e intagliatori di pietre dure. Per la sua corona, poi </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">diven</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">tata corona imperiale d&#8217;Austria, vennero utilizzati 8 grandi diamanti, 186 brillantini, perle, rubini, e un grande zaffiro proveniente dal Kashmir.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/Bohemia_Goblet_and_cover.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7910" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/Bohemia_Goblet_and_cover.jpg" alt="Bohemia_Goblet_and_cover" width="155" height="293" /></a>Fu durante il regno di Rodolfo II che iniziò a Praga la lavorazione del vetro di qualità, oggi più noto come cristallo di Boemia, grazie all&#8217;inventiva di un certo Caspar Lehmann proveniente dalla Westfalia.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Certo, come ogni grande metropoli passata e presente, Praga attirava venditori di fumo, imbroglioni, sedicenti occultisti e ciarlatani d&#8217;ogni sorta, pronti a carpire la buona fede (e i denari) del credulone di turno.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Anche se costoro avevano un loro seguito presso il popolino o nel palazzo di qualche barone arricchito e incolto, a corte non trovavano mai un&#8217;accoglienza acritica, anzi il più delle volte venivano prontamente banditi dal paese (e gli andava ancora bene visto che in altre parti d&#8217;Europa per costoro era d&#8217;uso la pena capitale).</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">I due più famosi, John Dee e Edward Kelley, fecero entrambi una ben misera fine dopo aver cercato di spacciarsi per sapienti in contatto con gli angeli del Paradiso.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd100c89.jpg"><img class="alignleft  wp-image-726" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd100c89.jpg" alt="uid_145bd100c89" width="520" height="390" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Eppure oggi tutti i turisti che si accalcano nella Zlatá Ulička, il Vicolo d&#8217;Oro presso il castello, si immaginano l&#8217;imperatore Rodolfo II circondato da alchimisti di ogni sorta alla ricerca dell&#8217;<em>aurum potabile</em>, oppure affondato tra arcani testi cabbalistici o di astrologia, e così il vicolo diventa veramente d&#8217;oro grazie cospicui redditi ricavati dalla vendita di ammennicoli e <em>souvenir </em>che si ispirano a questa fantomatica aura di magia.<br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Che ve ne pare, è un mistero o è solamente<em> business</em>?</span></span></div>
</div>
</div>
<div align="justify">
<div></div>
<div></div>
<div> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a></div>
<div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Procediamo.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0df9e9.jpg"><img class="alignleft  wp-image-720" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0df9e9.jpg" alt="uid_145bd0df9e9" width="394" height="526" /></a><br />
</span></span></div>
</div>
</div>
<div align="justify">
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Nel lontano (ma neppure tanto) 1915 usciva nelle sale cinematografiche &#8220;Il Golem&#8221;, un film ispirato alla leggenda del gigante d&#8217;argilla creato nel XVI secolo da un potente rabbino del ghetto ebraico di Praga, rabbi Loew.</span></p>
</div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">In realtà (la realtà sulle origini di questa leggenda e non la realtà di un essere immaginario) già nel XII secolo, a Worms, 500km da Praga, in un trattato mistico venne ipotizzata la creazione di un Golem mediante un rituale magico. Invece in nessuna parte della ponderosa documentazione lasciata da rabbi Loew si accenna a un Golem, pertanto è da escludersi un suo collegamento con questa leggenda, neanche ipotetico.</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">È probabile che la storia del Golem abbia viaggiato nei secoli come fiaba orale, forse per spaventare i bambini, forse per vaticinare una protezione suprema contro un sempre possibile <em>pogrom</em>, fatto sta che nel 1838 un certo Klutschak, giornalista di belle speranze, pubblicò alcuni racconti suggestivi sul vecchio cimitero ebraico, sul famoso rabbi e sulla sua creatura d&#8217;argilla: il Golem (anzi, sbagliando, il Golam). Dieci anni dopo questo racconto di fantasia fu ripreso da altri autori, con maggior risonanza, fino ad arrivare alla ribalta mondiale della settima arte, diventando oggetto di credulità generale tra coloro che cedono volentieri al fascino dell&#8217;occulto.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Vorrei far notare una piccola coincidenza temporale.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Nel 1818 usciva nelle librerie &#8220;Frankestein o il Prometeo moderno&#8221;, un romanzo gotico della giovanissima Mary Shelley, ripubblicato poi nel 1831. Potrebbe darsi benissimo che Klutschak, visto il successo del <em>best seller</em> londinese, abbia pensato bene di dare forma scritta a quella storiella del ghetto per ricavarsi una fettina di celebrità.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Veramente un mistero da quattro soldi.</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Avanti il prossimo.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0ec0ce.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-721" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0ec0ce.jpg" alt="uid_145bd0ec0ce" width="491" height="368" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Come comanda &#8220;Il manuale del perfetto turista a Praga&#8221;, è d&#8217;obbligo il penoso attraversamento del Ponte Carlo nell&#8217;ora </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">di massimo affollamento. Qui, seguendo il classico andamento &#8220;<em>stop and go</em>&#8221; si arriva, prima o poi, davanti alla statua di San Giovanni Nepomuceno e, come da istruzioni dettagliate, si deve sfiorare con la mano sinistra la lapide per garantirsi 10 anni di fortuna. Non è specificato se i mancini naturali debbano sfiorarla con la mano destra. Nel dubbio meglio astenersi, potrebbero arrivare 10 anni di sfiga.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Va detto che il Ponte Carlo non si chiamava così ai tempi di Carlo IV (che manco lo vide finito), si chiamava il ponte di Praga o il ponte di pietra, stop. Solamente nel 1870, per opposte esigenze nazionalistiche, venne tirato in ballo il lussemburghese Carlo IV. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Le statue le hanno volute i gesuiti, quasi 300 anni dopo la costruz</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">ione, e comunque quelle che si vedono oggi sono solamente delle copie. Prima il ponte era un semplice ponte, essenziale e funzionale, nonché robusto, avendo preso a modello il ponte sulla Mosella costruito dai legionari romani 13 secoli prima (squadra che vince non si cambia).</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">La leggenda narra che il povero Giovanni da Nepomuk fosse il confessore della regina. Il re, nutrendo dubbi sulla fedeltà della consorte, nel marzo del 1393 cercò di estorcere a Giovanni i segreti della di lei confessione, non esitando a ricorrere alla tortura. Non ottenendo risposte da Giovanni, il re lo fece annegare gettandolo nella Vltva (Moldava), e oggi nel fiume è visibile la lapide che indica il punto esatto dove Giovanni Nepomuceno, santificato nel 1729, fu gettato dabbasso (quale precisione storica!)</span>.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd388e89.jpg"><img class="alignleft  wp-image-727" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd388e89.jpg" alt="uid_145bd388e89" width="349" height="477" /></a></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">La realtà, come sempre, è assai meno romanzata, nonché meno interessante e perciò meno spendibile.<br />
Giovanni da Nepomuk era un fidato consigliere dell&#8217;arcivescovo di Praga, in un momento nel quale tra quest&#8217;ultimo e il re si stava svolgendo una sotterranea (ma neppure tanto) lotta di potere.<br />
</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Venceslao IV, detto &#8220;il pigro&#8221;, un giorno arrivò alticcio a una riunione coll&#8217;arcivescovo e i suoi consiglieri per dirimere alcune questioni di possedimenti e pedaggi. Durante la discussione, accecato dall&#8217;ira, dalla supponenza e dall&#8217;alcol, ordinò alle guardie di arrestare gli ecclesiastici.</span></p>
<div style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Il vescovo riuscì a svignarsela, ma tra le grinfie del re rimasero i suoi consiglieri, i quali vennero torturati affinché rivelassero i piani della curia.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Giovanni non sopravvisse alle tortur</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">e, e il re, per timore di una reazione popolare, ordinò che il cadavere fosse gettato di notte nel fiume. Il sovrano poco sapeva di idraulica, e ignorava il fatto che il fiume tende a restituire ciò che non è adeguatamente zavorrato, perciò il corpo con ancora visibili i segni delle torture fu ripescato più a valle</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> dopo qualche settimana</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Il re se la cavò con poco in quanto il suo rivale, l&#8217;arcivescovo, preferì rimanere nascosto in un castello ben lontano da Praga.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Quindi nessun segreto confessionale da difendere a costo della vita, fu solamente la vittima sfortunata di una lotta di potere, lo stesso tipo di potere che volle santificarlo per contrapporlo al suo celebre coevo Jan Hus, sicuramente poco amato a Roma.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Si sa che in Vaticano i misteri sono custoditi gelosamente&#8230;</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Già che siamo nei paraggi andiamo a sondare un altro mistero.</span></div>
<div align="justify">
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dal ponte Carlo, passando per Staré Město, si arriva a Josefov, ovvero la zona del ghetto ebraico.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ah, qua il mistero dovrebbe essere di casa, qua si studiavano testi millenari, la gematria, la <em>kabbala</em>, il <em>Talmud</em> di Babilonia, <em>Qliphoth</em> e <em>Sephirot</em>, e chissà cosa ancora che ci è negato di sapere.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0d92a4.jpg"><img class="alignleft  wp-image-718" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0d92a4.jpg" alt="uid_145bd0d92a4" width="325" height="510" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">E invece no.<br />
Ormai del ghetto ebraico non esiste più niente. Tutto venne raso al suolo a fine &#8216;800, e al posto delle vecchie abitazioni malsane e sovraffollate sorsero dei palazzi eleganti per i borghesi <em>fin de siècle</em>, oggi con negozi di grandi firme e ristoranti turistici al pianterreno. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Comunque già dopo la metà del XIX secolo il ghetto aveva perso gran parte delle sue caratteristiche peculiari, stretto tra i nuovi edifici popolari e dissanguato dalla perdita dei suoi componenti più facoltosi che avevano deciso di trasferirsi nei quartieri eleganti di Praga.</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Unico testimone secolare, ma muto, resta il vecchio cimitero ebraico, centomila defunti in uno spazio ristrettissimo, molti dei quali sono diventati rami e foglie delle piante di sambuco che contribuiscono a una perenne penombra.</span></div>
<div align="justify"></div>
<div style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">C&#8217;è una discreta fila per visitarlo, per non capire chi o cosa rappresentino le dodicimila lapidi, o perché anticamente quel posto venisse chiamato il giardino ebraico.</span></div>
<div style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Per i più resta un mistero.</span> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">A Josefov c&#8217;è la statua di Franz Kafka, </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">uno dei fantasmi di Praga. Girovagando per le vie della città non è raro imbattersi sulla parete esterna di qualche edificio in qualcosa di simile: &#8220;qui visse Franz Kafka&#8230; ecc.&#8221;, e non mancano i riferimenti a questo scrittore, toponomastica, museo, negozi, caffè, <em>gadget</em>, come se egli fosse il nume tutelare di Praga, un monumento letterario alla città.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd7c8c90.jpg"><img class="alignleft  wp-image-725" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd7c8c90.jpg" alt="uid_145bd7c8c90" width="362" height="539" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">E invece no (ancora una volta).</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Frankie non è di sicuro assimilabile alla Praga odierna, la Praga slava. Ebreo per nascita, tedesco di madrelingua, faceva parte di una minoranza di una minoranza di una minoranza, e in una città dilaniata da nazionalismi che influenzavano anche l&#8217;ambiente letterario, assieme ad altri tre amici fondò un circolo che trovava la sua ispirazione in una Praga priva degli artifizi che altri artisti immaginavano di trovarvi.<br />
</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Lui vedeva più lontano, oltre le colline della città, oltre i ristretti confini dell&#8217;impero, oltre quell&#8217;epoca decorativa e ubbidiente. Non guardava ad Hradčany per i suoi castelli labirintici e inesplicabili, bensì al suo mondo senza senso e senza una via d&#8217;uscita.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Nel suo racconto più famoso &#8220;La metamorfosi&#8221;, Gregor Samsa non si trasforma d&#8217;improvviso in uno scarafaggio, anzi, la mutazione</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> lo fa tornare penosamente umano in un mondo di insetti operosi e risoluti, un mondo kafkiano, positivista ed energico. </span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Un altro mistero nel mistero è lo spostamento di significato del termine &#8220;kafkiano&#8221;. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Per il suo inventore, ovvero Franz, era il mondo di suo padre, un uomo autoritario, imponente nella figura e nella presenza, una persona di un certo successo sociale, mentre oggi, in maniera inspiegabile, travisiamo completamente il significato originale, e amiamo definire kafkiana una situazione priva di senso logico o di uno sbocco ragionevole.</span></div>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Quanti misteri a Praga!</span> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0f4ed3-e1458294194119.jpg"><img class="alignleft  wp-image-723" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145bd0f4ed3-e1458294194119.jpg" alt="uid_145bd0f4ed3" width="567" height="425" /></a></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ma il mistero più grande di tutti nasce, per assurdo, dalla consapevolezza.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">So che la maggior parte della &#8220;magia&#8221; di Praga è costruita ad arte, che occultismo e negromanzia, se mai ci sono stati, so</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">no svaniti come l&#8217;universo tolemaico, che delle glorie e dei tesori rudolfini sono rimaste solamente le </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">briciole, che parte dell&#8217;architettura non è nata dall&#8217;amore per la bellezza ma come esaltazione di un potere oppressivo, che un turismo sbadato e boccalone pensa di trovarsi in un <em>luna-park</em> e si comporta di conseguenza, so tutto questo e anche di più.</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Eppure&#8230;</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Eppure non riesco a frenarmi, questa città mi affascina sempre, mi attira, mi circonda, mi abbraccia, forse come una compagna di sventure, forse come una drosera, e chi lo sa.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> Mistero.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Tutta colpa del <em>patchwork</em>. È per causa sua che le nostre strade si sono incrociate, ben sette anni fa, e anche stavolta il <em>patchwork </em>è stata la scusa per tornare in Boemia. Adesso mi trovo scrivere un resoconto della mostra, e dopo sette edizioni mi sto chiedendo cosa possa ancora dire che non abbia già detto. Non saprei, è veramente un mistero.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Faccio scorrere un po&#8217; il testo e mi accorgo che il mistero, almeno questo mistero, è già stato svelato. Quasi senza </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">avvedermene ho già scritto decine e decine di righe. C&#8217;è poco da fare, quando si arriva a Praga, con il corpo o con la mente, sono incontenibile, parto per la tangente.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ora non mi resterebbe che aggiungere qualche immagine della mostra e il gioco è fatto, anche per quest&#8217;anno me la sarei cavata.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">E invece no (ancora? Basta!).</span> <span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ci sono altri misteri sui quali far luce.</span> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Il primo è meramente logistico.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dopo l&#8217;aereo e il treno, abbiamo voluto sperimentare l&#8217;autobus del gruppo Eurolines, attirati anche dal prezzo più che abbordabile.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Diciamo che la partenza alle dieci e mezza di sera da Venezia Tronchetto aveva un che di spettrale: terminale deserto, uffici tutti chiusi, solamente un adesivo su un muro a promettere che da lì &#8220;probabilmente&#8221; sarebbe passato un bus per Praga. C&#8217;era di che scoraggiarsi.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">In effetti il bus arrivò, e il giorno dopo, attorno alle tredici, ci scaricò a Praha Florenc.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Tutto ok allora? Sì e no, perché le sorpresa doveva arrivare qualche giorno dopo. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Sulla prenotazione Eurolines la partenza per il viaggio di ritorno era chiaramente indicata alle 15:30, però consultando l&#8217;orario (rigorosamente in ceco) del vettore Tourbus che fa parte del gruppo, scoprii che il bus per Venezia partiva alle 15:00, come effettivamente avvenne (per la precisione alle 15:05).</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Come una compagnia di trasporto passeggeri possa essere così maldestra e approssimativa è un mistero.</span> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a></div>
<div></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Andiamo avanti, come in un giallo, con un altro mistero.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Si sa che il <em>patchwork </em>non è pratica diffusissima, anche se ormai ha trovato buona accoglienza anche al di fuori dei suoi tradizionali paesi di origine e di elezione.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Questa è l&#8217;ottava edizione del <span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.praguepatchworkmeeting.com/en-ppm-informace.php" target="_blank">Prague Patchwork Meeting</a></strong></span>, e rispetto alle primissime edizioni di passi avanti ne sono stati fatti, sia dal punto di vista artistico e sia per quanto concerne l&#8217;organizzazione.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ma anche qui c&#8217;è un mistero.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Premessa. Ormai si sarà capito che le &#8220;<em>strafexpedition</em>&#8221; non fanno per me. Si va per mostre, è vero, però anche qualche diversivo non guasta. Così capita di gironzolare per la città, oppure di fare una scappata in qualche località caratteristica, giusto per trovare qualcosa di divertente da raccontare quando si torna a casa (non si può parlare solamente di <em>patchwork</em>&#8230;).</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Anche quest&#8217;anno ho constatato, devo dire con una punta di rammarico, che il Prague Patchwork Meeting passa un po&#8217; inosservato in città. Va bene che Praga è una città di un milione e passa di abitanti, va bene che il <em>patchwork </em>non fa parte della tradizione ceca, va bene che a Praga il panorama di manifestazioni artistiche è più che nutrito, però mi perplime l&#8217;assenza di locandine o informazioni simili nei negozi dedicati al tessile oppure alle arti grafiche</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">È strano perché il livello raggiunto dalle <em>quilter </em>ceche è notevole, e le loro creazioni non sfigurerebbero accanto ad altre espressioni artistiche praghesi. La mia fantasia sfrenata mi porterebbe a immaginare alcune opere esposte nei caffè caratteristici, giusto qualche settimana prima del <em>meeting</em>, a mo&#8217; di esca, anche se un sano realismo si accontenterebbe di vedere una bella locandina dietro a una vetrina. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Per crescere bisogna innovare, rischiare, chi si ferma è perduto.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">È vero, lo ammetto, trovo sempre il modo di criticare, di muovere qualche osservazione, ma che ci volete fare, come disse lo scorpione alla rana dopo averla punta e prima di affogare assieme a lei: &#8220;è nella mia natura&#8221;.</span></div>
<div align="justify">
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Basta, prometto che da questo punto in poi la smetto con la <em>vis polemica</em> e torno ai miei doveri di cronista. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Come per i <em>post </em>precedenti, è sufficiente cliccare sull&#8217;immagine per vederla ingrandita su <span style="color: #0000ff;"><strong><a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/" target="_blank">Flickr</a></strong></span>, dove ci sono anche altre foto non presenti in questo <em>post</em>.</span></div>
<div align="center"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png"><img class=" size-full wp-image-7915 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/10.png" alt="10" width="409" height="61" /></a></div>
</div>
<div align="justify">  <span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Siccome da Venezia siamo partiti, mi pare ovvio iniziare con un&#8217;opera di Jana Haklová intitolata &#8220;<strong>Venice</strong>&#8220;.</span></div>
<div align="justify">
<div>
<p><a href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/13972152634/in/set-72157644172075686" target="_blank"><img class=" aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-haklov-venice_13972152634_o.jpg" alt="" width="600" height="24" border="0" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ricordo che già da lontano, ancora prima di leggere il titolo, apprezzando la composizione caotica di archi ed edifici vari, immaginai di stare osservando la città lagunare. Complimenti Jana, obbiettivo centrato in pieno.</span></p>
</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Mirka Kalinová ha trovato da qualche parte della Boemia questo scorcio caratteristico da riportare su stoffa.</span></div>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> &#8220;<strong>Under the Arch</strong>&#8220;</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/dscn0134_13968860241_o.jpg"><img class="  wp-image-7924 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/dscn0134_13968860241_o.jpg" alt="dscn0134_13968860241_o" width="613" height="581" /></a></div>
</div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Se il precedente lavoro raffigura un angolo fatto di pietra e storia, con questa fettina di paesaggio autunnale Mirka </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Kalinová suggerisce il suo sentimento contrastante verso un ambiente naturale familiare ma non sempre idilliaco.</span></div>
<div align="justify">
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> &#8220;<strong>Waiting for Snow</strong></span>&#8220;</div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/mirka-kalinov-waiting-for-snow_13972091704_o.jpg"><img class="  wp-image-5089 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/mirka-kalinov-waiting-for-snow_13972091704_o.jpg" alt="mirka-kalinov-waiting-for-snow_13972091704_o" width="547" height="851" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Da una visione naturale a una visione virtuale.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Rata Sum è la capitale degli Asura. Quando il Grande distruttore, 250 anni fa, li costrinse ad abbandonare le loro case dalle profondità di Tyria, essi si stabilirono nelle rovine di una precedente civiltà, costruendo generatori geomistici di forza all&#8217;interno di questi confini già fortificati e fondarono la loro nuova capitale in quell&#8217;area. L&#8217;estetica di quelle rovine riflettono l&#8217;architettura moderna degli Asura. Ora Rata Sum è un capolavoro di geometria, una testimonianza del progresso inarrestabile. (Guild Wars Italia)</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Calma, calma, non si tratta di afasia informatica, e nemmeno avete sbagliato <em>blog</em>.</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/romana-cern-in-the-depths-rata-sum_13948452846_o.jpg"><img class="  wp-image-5112 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/romana-cern-in-the-depths-rata-sum_13948452846_o.jpg" alt="romana-cern-in-the-depths-rata-sum_13948452846_o" width="677" height="480" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Quest&#8217;opera di Romana Cerná intitolata &#8220;<strong>In the Depths of Rata Sum</strong>&#8221; è la dimostrazione che la quilter può trovare l&#8217;ispirazione in ogni dove, magari anche sbirciando i videogiochi dei figli. Perciò, d&#8217;ora in poi, non abbiate preclusioni nella ricerca di nuovi soggetti.</span></div>
</div>
</div>
</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> </span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dal geomistico al geometrico.</span></div>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Molta geometria per questo &#8220;temerario&#8221; lavoro di Nava Young intitolato &#8220;<strong>Circle of Life</strong>&#8220;. </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Certo è che ne ha di vita questa esplosione di colori!<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/nava-young-circle-of-life_13991596073_o.jpg"><img class="  wp-image-5092 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/nava-young-circle-of-life_13991596073_o.jpg" alt="nava-young-circle-of-life_13991596073_o" width="593" height="608" /></a></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Tanto per tornare al mistero. Quest&#8217;opera di Linda Buriánová, &#8220;<strong>Paradise of Cats</strong>&#8220;, con dei disegni un po&#8217; anni &#8217;60, mi ricorda che a Praga i gatti sono spesso il soggetto di piccole opere d&#8217;arte più o meno raffinate, ma di gatti in carne e pelo non se ne vede nemmeno l&#8217;ombra. Mah&#8230;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/linda-burinov-paradise-of-cats_13971662385_o.jpg"><img class="  wp-image-5084 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/linda-burinov-paradise-of-cats_13971662385_o.jpg" alt="linda-burinov-paradise-of-cats_13971662385_o" width="602" height="461" /></a></span></p>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">3 colori solamente per Věra Skočková, blu, rosso e bianco, i colori cechi. Anche i temi si ispirano alla cultura popolare di queste terre, sperando di non farne smarrire il ricordo</span>. <span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Uniche per stile e per soggetti, queste opere hanno girato il mondo, graziose ambasciatrici della tradizione ceca.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/vera-skokov-carnival-ii_13991476853_o.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5118" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/vera-skokov-carnival-ii_13991476853_o.jpg" alt="vera-skokov-carnival-ii_13991476853_o" width="3310" height="2480" /></a><br />
</span></div>
<div></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0138_13972425424_o.jpg"><img class="  wp-image-5042 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0138_13972425424_o.jpg" alt="dscn0138_13972425424_o" width="677" height="705" /></a></div>
<div align="justify"></div>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dalla Romania, Ecaterina Marghidan ha portato &#8220;<strong>House Pillar</strong>&#8220;. Da quel po&#8217; di inglese che conosco, dovrebbe indicare una colonna portante della casa. Chissà perché mi ricorda un&#8217;antica veste femminile.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/ecaterina-marghidan-house-pillar_13991739803_o.jpg"><img class="  wp-image-5061 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/ecaterina-marghidan-house-pillar_13991739803_o.jpg" alt="ecaterina-marghidan-house-pillar_13991739803_o" width="594" height="781" /></a></span></div>
<div align="center"></div>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Jana Štěrbová ama sempre evocare più che rappresentare, pur senza inoltrarsi nei meandri dell&#8217;astrattismo. Al tema della sua opera ci si arriva per suggestione invece che per comprensione, e questo l&#8217;avvicina  di più all&#8217;arte.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Cross</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-trbov-cross_13949273866_o.jpg"><img class="  wp-image-5074 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-trbov-cross_13949273866_o.jpg" alt="jana-trbov-cross_13949273866_o" width="650" height="488" /></a></span></p>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Nuovi temi, nuovi materiali, nuove composizioni, nuovi materiali per Helena Fikejzová. Ogni tanto bisogna cambiare, uscire dal senso comune e dalla logica, è necessario un cambiamento di piano.</span></div>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Change of plan</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/helena-fikejzov-change-of-plan_13972168684_o.jpg"><img class="  wp-image-5066 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/helena-fikejzov-change-of-plan_13972168684_o.jpg" alt="helena-fikejzov-change-of-plan_13972168684_o" width="692" height="561" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">La Danimarca sta piuttosto a Nord, e suppongo che il clima non sia particolarmente gradevole. Forse sarà per questo motivo che Dorte Gjelstrup cerca di visualizzare il calore attraverso il colore, sperando che riscaldi almeno lo spirito.</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Hot City</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dorte-gjelstrup-hot-city_13992079753_o.jpg"><img class="  wp-image-5034 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dorte-gjelstrup-hot-city_13992079753_o.jpg" alt="dorte-gjelstrup-hot-city_13992079753_o" width="677" height="612" /></a></span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">6000 quadratini da 3cm x 3cm sono occorsi all&#8217;associazione danese Freja Quilterne per realizzare questo albero della vita &#8220;<strong>Yggdrasil</strong>&#8221; che si richiama alla mitologia nordica.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">La chioma dell&#8217;albero, un frassino, è sempre verde e ci vivono quattro cervi: Dain, Dvalin, Dunør e Duratro. I</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">n alto si trova un gigante in forma d&#8217;aquila, Ræsvæl, che sbattendo le ali genera i venti e provoca le tempeste. L&#8217;albero ha tre radici. Una va ad Asgår, la casa degli dei, una va a Jotunheimen, la casa dei giganti, mentre l&#8217;ultima scende nel mondo sotterraneo di Hel, e da questa nascono tutti i fiumi del mondo. Sulla </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">cima dell&#8217;albero sta un gallo dorato che annuncerà il Ragnarok, ovvero la fine e la rinascita del mondo (un nuovo Yggdrasil). </span></div>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Già che c&#8217;erano, le <em>quilter </em>dello Jutland hanno riportato anche delle annotazioni con le antiche rune.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/tjele-quilterne-yggdrasil_13968311141_o.jpg"><img class="  wp-image-5117 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/tjele-quilterne-yggdrasil_13968311141_o.jpg" alt="tjele-quilterne-yggdrasil_13968311141_o" width="728" height="553" /></a></span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Da un albero mitologico a un albero terrestre, ma non per questo meno intriso di fantasia. Diciamo che è un albero che potremmo incontrare in sogno, un bel sogno imbastito da Pavlína Strašilová</span>.</div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Tree of Flowers</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/pavlna-strailov-tree-of-flowers_13992150293_o.jpg"><img class="  wp-image-7926 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/pavlna-strailov-tree-of-flowers_13992150293_o.jpg" alt="pavlna-strailov---tree-of-flowers_13992150293_o" width="625" height="703" /></a></span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dagli alberi, mitologici oppure onirici, alla rappresentazione della natura come figura trascendente il passo è breve. Ma quest&#8217;opera di Jindriška Katzerová, intitolata appunto &#8220;<strong>Mother Nature</strong>&#8220;, mi permette di aprire un discorso globale sul <em>patchwork </em>in Boemia e Moravia, una riflessione che va oltre questa mia illustrazione forzatamente parziale.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Non abbiatevene a male, ma solamente chi come me ha seguito le varie edizioni del Prague Patchwork Meeting può constatare quanto possono essere oggettivamente versatili le quilter ceche. Se avete un po&#8217; di pazienza potreste dare un&#8217;occhiata ai post dedicati alle edizioni precedenti, e notereste, non l&#8217;assenza di uno stile personale, ma la leggerezza nell&#8217;espressione di stili diversi. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Troppe volte mi è capitato di notare come alcune famose <em>quilter </em>insistano attorno a uno stesso tema, un tema di successo ovviamente, una specie di impronta distintiva, che però finisce per diventare stucchevole e autoreferenziale. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Se nelle prime edizioni del Prague Patchwork Meeting poteva esistere una qualche incertezza, un&#8217;andamento ondivago tra i motivi tradizionali e quelli più moderni, oggi si può constare che le <em>quilter </em>ceche hanno affermato la loro indipendenza dalle principali scuole poste di qua e di là dell&#8217;oceano Atlantico.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc64714a.jpg"><img class="  wp-image-756 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc64714a.jpg" alt="uid_145cc64714a" width="600" height="456" /></a>Jaroslava Grycová ha realizzato questo quadro impressionista facendosi ispirare dalla natura della sua terra, la Moravia.<br />
</span></div>
<div align="justify">
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Mother Natura&#8221;</strong></span></div>
</div>
<div><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cd8ea6d1.jpg"><img class="  wp-image-760 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cd8ea6d1.jpg" alt="uid_145cd8ea6d1" width="776" height="449" /></a></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Quando si parla di impressionismo, in una maniera o nell&#8217;altra salta sempre fuori Monet. Tra i vari soggetti egli nutriva un particolare interesse per i ponti, forse perché sentiva di essere egli stesso un ponte gettato tra due secoli e tra due mondi espressivi. Alcuni nomi: il ponte di Waterloo, quello di Dolceacqua, il ponte di Argenteuil, e il ponte giapponese.<br />
Proprio quest&#8217;ultimo, una costruzione apprezzata da Monet per la leggerezza della struttura, un dipinto ammirabile da noi per la leggerezza dei toni e per la sensazione di tranquillità che emana, è stato fonte di ispirazione per Jana Haklová, poliedrica e inesauribile <em>quilter </em>ceca.<br />
</span></div>
<div align="justify">
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Visit to Monet</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc64150c.jpg"><img class="  wp-image-755 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc64150c.jpg" alt="uid_145cc64150c" width="546" height="733" /></a><br />
</span></div>
</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dopo l&#8217;albero della vita danese, ecco gli strani alberi della saggezza della ceca Helena Prokopová. Certo è che gli alberi son molto saggi in quanto non li ho mai sentiti pronunciare qualche castroneria. Con tutto quello che gli tocca vedere, di cose ne avrebbero da dire&#8230; </span></div>
<div align="justify">
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Trees of Wisdom</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc63e6ec.jpg"><img class="  wp-image-733 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145cc63e6ec.jpg" alt="uid_145cc63e6ec" width="601" height="492" /></a><br />
</span></div>
</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Anche se non hanno foglie e fiori, sempre alberi sono questi che emergono dal mare. Come per il <em>quilt </em>&#8220;In the Depths of Rata Sum&#8221;, Romana Černá si è ispirata alle immagini del videogioco, indubbiamente suggestivo.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Visto il titolo, Guild Wars, sulle prime ho immaginato che si riferisse alle non infrequenti polemiche tra le varie associazioni <em>patchwork</em>, dissidi che dalle nostre parti sono una palla al piede in grado di frenare qualsiasi buona intenzione, come quella, per esempio, di organizzare una bella mostra nazionale invece di una miriade di piccole mostre locali.</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Guild Wars</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0124_13968897502_o.jpg"><img class="  wp-image-5036 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0124_13968897502_o.jpg" alt="dscn0124_13968897502_o" width="624" height="474" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Dal <em>computer </em>torniamo alla natura, per questa bella composizione floreale di Jana Lálová. Niente presunzione, nessun volo pindarico, zero effetti speciali, solamente buon gusto e ottimo senso del colore, e scusate se è poco. </span></div>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Garden of Paradise</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-llov-garden-of-paradise_13991677783_o.jpg"><img class="  wp-image-5073 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-llov-garden-of-paradise_13991677783_o.jpg" alt="jana-llov-garden-of-paradise_13991677783_o" width="543" height="724" /></a></span></div>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Non boschi moravi ma fiori stavolta da Jaroslava Grycová. Lei ha trovato questo stile con i buchi come l&#8217;<em>emmenthal</em>. Vediamo dove la porterà.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Wave of Flowers</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jaroslava-grycov-wave-of-flowers_13948583306_o.jpg"><img class="  wp-image-5076 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jaroslava-grycov-wave-of-flowers_13948583306_o.jpg" alt="jaroslava-grycov-wave-of-flowers_13948583306_o" width="677" height="489" /></a><br />
</span></p>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Mi sono sempre piaciute molto le opere di Sandra Grusd. Con pochi semplici elementi riesce a comporre delle immagini suggestive, talvolta per mezzo del colore, talvolta, come in questo caso, dando l&#8217;impressione della tridimensionalità. Fateci caso, non c&#8217;è il sole ma l&#8217;opera è immersa nella luce. Lo steccato, così rustico e sbilenco, quasi provvisorio, come spesso capita di vederne al mare, sembra precluderci la via a una visione più vasta, tanto che verrebbe voglia di abbatterlo e scavalcarlo per arrivare alla spiaggia. E le frasche, appena accennate, quasi impalpabili ma esistenti, formano un&#8217;ulteriore barriera tra noi e l&#8217;orizzonte, un&#8217;illusione comunque irraggiungibile. Se non è arte questa&#8230;  </span></div>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Horizon</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/sandra-grusd-horizon_13968339551_o.jpg"><img class="  wp-image-5115 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/sandra-grusd-horizon_13968339551_o.jpg" alt="sandra-grusd-horizon_13968339551_o" width="292" height="763" /></a><br />
</span></div>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Siccome anche noi facciamo parte della natura (e troppo spesso lo scordiamo), ecco una coppia di ballerini, un&#8217;immagine assai dinamica realizzata da </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Lisbeth </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Madsen, tra l&#8217;altro con stoffe apparentemente improbabili ma che invece risultano decisive per la riuscita dell&#8217;impresa.</span></p>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Ballet</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/lisbeth-madsen-ballet_13948563486_o.jpg"><img class="  wp-image-5085 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/lisbeth-madsen-ballet_13948563486_o.jpg" alt="lisbeth-madsen-ballet_13948563486_o" width="478" height="541" /></a><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Tra le mie supposizioni strampalate vi è quella che le <em>quilter </em>siano, come tutti gli artisti del resto, un po&#8217; fuori di testa, e i lavori che seguiranno confortano la mia opinione.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Di grande impatto visivo questo lavoro intitolato &#8220;<strong>Orient</strong>&#8221; di </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> Marcela </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Bednářová. E se da lontano fa già la sua impressione&#8230;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060752_13971602815_o.jpg"><img class="  wp-image-5093 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060752_13971602815_o.jpg" alt="p1060752_13971602815_o" width="606" height="605" /></a>&#8230; visto da vicino è ancora peggio!<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060754_13992293113_o.jpg"><img class="  wp-image-5094 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060754_13992293113_o.jpg" alt="p1060754_13992293113_o" width="599" height="450" /></a><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<p><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Jana Lálová ci ricorda che i vocaboli come &#8220;cervicale&#8221;, &#8220;sciatica&#8221;, &#8220;tunnel carpale&#8221;, &#8220;artrosi&#8221;, sono termini che si imparano col tempo, ovvero dopo gli &#8220;anta&#8221;, e che tormentano la <em>quilter </em>ogniqualvolta lei passa troppo tempo sul telaio oppure alla macchina da cucire.<br />
</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Meno male che si diventa sempre più giovani!</span></p>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Anatomy of the Old Age</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-llov-anatomy-of-the-old-age_13971693755_o.jpg"><img class="  wp-image-5072 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/jana-llov-anatomy-of-the-old-age_13971693755_o.jpg" alt="jana-llov-anatomy-of-the-old-age_13971693755_o" width="516" height="558" /></a><br />
</span></div>
<div></div>
<div></div>
<p align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Mădălina Vieriu ha portato una sua creazione intitolata &#8220;<strong>Falling</strong>&#8220;. Questa gio</span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">vane quilter romena ha utilizzato la stoffa in maniera molto originale, increspandola, sovrapponendola, e creando una contaminazione cromatica interessante.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/madalina-vieriu-falling_13991644263_o.jpg"><img class="  wp-image-5086 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/madalina-vieriu-falling_13991644263_o.jpg" alt="madalina-vieriu-falling_13991644263_o" width="588" height="722" /></a><br />
</span></p>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Capita di vedere dei lavori realizzati con la stoffa di vecchie cravatte, magari di seta. Qui si è andato oltre, le quilter ceche hanno utilizzato le cravatte intere, etichette comprese, per comporre questo intreccio, &#8230;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/cravatte-1_13968922411_o.jpg"><img class="  wp-image-5029 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/cravatte-1_13968922411_o.jpg" alt="cravatte-1_13968922411_o" width="502" height="695" /></a><br />
&#8230; e perché no, già che c&#8217;erano le hanno impiegate come supporto o tema per delle </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">originali creazioni.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0169_13992539523_o.jpg"><img class="  wp-image-5051 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/dscn0169_13992539523_o.jpg" alt="dscn0169_13992539523_o" width="554" height="416" /></a><br />
</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Sempre nel tema del lino, Martincová Alena ha immaginato questo inestricabile viluppo vegetale, non una giungla, nemmeno un bosco familiare, bensì qualcosa di potente, instabile, un processo in divenire, come quando si inizia a immaginare un <em>quilt </em>ma non si hanno ancora le idee chiare.</span></div>
<div align="center"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">&#8220;<strong>Primaeval Forest</strong>&#8221;<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060794_13972246785_o.jpg"><img class="  wp-image-5098 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/p1060794_13972246785_o.jpg" alt="p1060794_13972246785_o" width="620" height="465" /></a><br />
</span></div>
<div></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><em>Dulcis in fundo</em>, vorrei chiudere questa serie di immagini con qualcosa che mi tocca veramente.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Da Brno, </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> Renata </span><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Juračková porta sempre a Praga una fresca ventata di pazzia. Le sue creazioni sono qualcosa di unico, ed è un peccato che non abbia ancora trovato i canali giusti per farsi apprezzare quanto merita.</span><br />
<span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Lei rifugge le facili armonie, gli ammiccanti <em>batik</em>, i gradevoli accostamenti, e non teme di mettere in piazza, con le stoffe recuperate dove capita (alla vecchia maniera quindi), tutta la sua energia creativa e la brama di fuggire da un mondo troppo razionale e perciò assurdo.<br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/renata-jurakov-1_13971568065_o.jpg"><img class="  wp-image-5108 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/renata-jurakov-1_13971568065_o.jpg" alt="renata-jurakov-1_13971568065_o" width="684" height="572" /></a>Il titolo di questa sua opera è &#8220;<strong>Já si lítám, já se vznáším &#8230;</strong>&#8221; che significa &#8220;Sto volando, sto galleggiando &#8230;&#8221;, il che la dice tutta sulla sua visione della vita, e che voglio prendere, anche visivamente, come un abbraccio ideale.</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/6.png"><img class=" size-full wp-image-7912 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/6.png" alt="6" width="627" height="91" /></a></div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Ecco, siamo alle solite. Ogni volta mi riprometto di limitare la lunghezza dei <em>post</em>, e invece ogni volta va sempre peggio. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Mi chiedo cosa ancora ci potrebbe essere da dire in futuro sulla mostra di Praga. Comunque so già che che il prossimo anno ci ricascherò, mi toccherà di nuovo il difficile compito di selezionare quali immagini inserire, quindi a chi far torto, di commentarle, di ricavarne un senso generale, e di inventarmi qualcosa che non sia  già stato scritto e riscritto.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">L&#8217;unica consolazione è che questo dovere verrà dopo il piacere, il piacere di visitare Praga e qualche altro posticino in Boemia, il piacere di constatare che c&#8217;è una parte di me che riesce ancora a emozionarsi, il piacere di una birra fresca, di una passeggiata sul lungofiume, il piacere di un tè di zenzero allo Slavia, il piacere di notare che esistono ancora le persone educate, il piacere di muoversi dappertutto senza la necessità dell&#8217;automobile, il piacere di scoprire che c&#8217;è chi si mette in gioco senza paura e senza boria. </span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Prima il piacere e dopo il dovere quindi, altrimenti non ci sto.</span></div>
<div align="justify"><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"> Un&#8217;altro piacere, un po&#8217; sadico a onor del vero, è quello di far conoscere Praga a chi mai c&#8217;è stato prima, così, giusto un assaggio per far nascere la voglia di tornarci, una specie di supplizio di Tantalo, che poi sarebbe anche il mio, ma come si dice: mal comune mezzo gaudio. </span></div>
<div><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;">Chi non ha mai respirato Praga è difficile che comprenda queste &#8220;crisi di astinenza&#8221;, ci vuole una predisposizione d&#8217;animo complicata e non sempre serena, perché Praga stessa è tutta un <em>patchwork</em>, mille volte divisa e mille volte ricucita, sempre diversa e mai omogenea, una <em>gestalt </em>composta da un&#8217;infinità di aspetti contradditori, e come questi riescano a stare così meravigliosamente bene assieme è un grande mistero.</span></div>
<div align="justify"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145ce555cf0.jpg"><img class="  wp-image-768 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/uid_145ce555cf0.jpg" alt="uid_145ce555cf0" width="391" height="241" /></a><span style="font-family: trebuchet ms, geneva; font-size: medium;"><br />
</span></div>
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