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	<title>La stoffa giusta &#187; Lavori</title>
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		<title>Istantanea</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 18:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche. &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-9062 size-full alignleft" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/LocandinaBlog-e1752831747805.jpg" alt="LocandinaBlog" width="360" height="467" /></a>Il titolo andrebbe letto in due maniere differenti, seppure non antitetiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Istantanea&#8221; come sostantivo, ovvero una fotografia dello stato dell&#8217;arte di quanto mi sono dilettata a realizzare in questi anni. Si tratta di una piccola serie di opere che vanno dal 2005 fino al 2024. Purtroppo la più recente non l&#8217;ho potuta esporre, poiché il Carrefour Européen du Patchwork impone che le opere partecipanti al concorso &#8220;Avant-Garde!&#8221; siano svelate lì.<br />
Ho utilizzato l&#8217;aggettivo &#8220;piccola&#8221; poiché ho esposto solamente quindici <em>quilt</em>, una sorta di antologia che rappresentava gran parte delle tecniche che padroneggio, opere selezionate da un critico d&#8217;arte che aveva esaminato tutta la mia produzione, la quale, in realtà, è ben più estesa.<br />
E già che si parlava di aggettivi, definirla &#8220;istantanea&#8221; mi è parso corretto, in quanto si è trattato di un felice colpo di mano del mio <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><strong><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc.</strong></a></span> , che ha trovato la <em>location</em>, le date e le soluzioni espositive in un paio di settimane, all&#8217;inizio a mia totale insaputa, come del resto avevo già scritto nel <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=8848" target="_blank">Prima o poi doveva succedere…</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltre a lui, mi si consenta di ringraziare ancora tre persone, Laura Lisi, la quale si è occupata della promozione, <span class="BxUVEf ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">Andrea Benci</span></span>, titolare di EdilArea, che mi ha concesso lo spazio espositivo, e Franco Rosso, artista e critico d&#8217;arte, nonché curatore delle attività del Centro iniziative culturali Z04 di Trieste. Oltre alla selezione preliminare dei <em>quilt</em> da esporre, egli ha vouto essere presente all&#8217;inaugurazione della mostra, spendendo una lusinghiera nota introduttiva che mi faccio vanto di riportare qui sotto.</span></h5>
<p><span id="more-9047"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;" align="left"><span style="color: #000000;">&#8220;Rossana Ramani, triestina, artisticamente autodidatta, negli ultimi tre anni allieva dei corsi di incisione su rame tenuti da Flavio Girolomini, coltiva dal 1988 una passione per l’arte tessile e in particolare per la tecnica del <em>p</em><i>atchwork</i>, tramutatasi ben presto in una intensa attività di studio, di ricerca, di sperimentazione, di produzione ed esposizione. Ha quindi allestito Mostre personali o partecipato a Rassegne collettive del settore a Trieste, Isola d’Elba, Besançon, Capodistria, Grado, Birminghan, Parma, Bassano del Grappa, Val d’Argent, Verona.</span><br />
<span style="color: #000000;">Da alcuni anni il mondo dell’arte registra il crescente fenomeno delle donne-artiste che ricorrono ad ago e filo per farsi sentire, per manifestare opinioni, passioni e anche per riconoscere nel lavoro manuale una fonte di benessere fisico. Un “cucire creativo” che la Ramani propone in questa rassegna che ospita una quindicina dei suoi lavori, di medie e grandi dimensioni, <i>patchwork</i> rigorosamente confezionati con perizia ed estrema precisione, che hanno per soggetti sia simbologie culturali e tradizionali carsiche, ma anche visualizzazioni informali e astratte per dar voce a pulsioni emozionali.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il gesto è più importante della parola, e Rossana Ramani lo conferma con questi suoi lavori dove il <i>quilting</i> diventa parola silenziosa capace di dialogare con il mondo in una sorta di recitazione con le mani. Conferma pure che il cucito è magia, e l’artista attraverso il suo autonomo linguaggio espressivo, svincolato sia dalla scuola anglosassone che da quella francese, si libera da retaggi leziosi e stucchevoli per declinare un messaggio destinato all’occhio e allo spirito. Perché cucire e ricucire con ago e filo i tasselli di stoffa colorata rappresenta anche una metafora contemporanea del riunire, del ricollegare, del cucire proprio le ferite dell’animo, rimettere insieme i pezzi di una vita o di una società divisa, frantumata, disorientata.</span><br />
<span style="color: #000000;">Rossana Ramani è una <i>quilter nata</i>, consapevole che attraverso la sua passione cambia qualcosa di se stessa e del suo modo di esprimersi e di rapportarsi con gli altri: attraverso le sue realizzazioni sposta in avanti la linea dell’orizzonte, recupera tecniche e temi antichi, esplora e incrocia esperienza e fantasia, assembla il conosciuto con l’improbabile, sempre a caccia di impreviste, sorprendenti e coinvolgenti contaminazioni.&#8221;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;" align="left">Può bastare, suppongo, anzi talvolta dubito che in quel testo si parli veramente di me.<br />
Comunque, spero di aver solleticato la vostra curiosità, e allora direi che è arrivato il momento di mostrarvi le immagini di quanto era esposto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9058 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1150157.jpg" alt="P1150157" width="4608" height="3456" /></a><span style="color: #000000;">Vero è che come <em>location</em> era molto originale e suggestiva, magari un filo impegnativa per riuscire a dare il giusto risalto a ogni opera, però ho potuto constatare che i <em>quilt</em>, una volta esposti, prendevano nuova vita, come se si fossero risvegliati dal lungo letargo nel quale erano rimasti confinati a casa mia, e pertanto non vedessero l&#8217;ora di fare bella mostra di sé.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9064 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P10705841.jpg" alt="P1070584" width="4379" height="3275" /></a>Iniziamo, allora.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Apriva la mostra questo grande <em>quilt</em> intitolato &#8220;È un mondo difficile&#8221;, che nel 2013 ha ricevuto il 1° premio nella categoria Art Quilt del concorso &#8220;La quadratura del cerchio&#8221; organizzato a Parma da Italia Invita.</span></h5>
<div id="attachment_9065" style="width: 690px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9065 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/È-un-mondo-difficile1-e1752832512229.jpg" alt="È un mondo difficile" width="680" height="678" /></a><p class="wp-caption-text">È un mondo difficile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il messaggio è abbastanza chiaro, ossia la ricerca di una coesistenza armonica tra espansione tecnologica e ambiente naturale è impresa difficile molto difficile, un mondo difficile, e il più delle volte si assiste a un contrasto netto che dilania entrambe le due realtà, dove una natura sofferente per l&#8217;inquinamento e lo sconsiderato sfruttamento si vendica con un costante incremento di eventi climatici eccezionali e distruttivi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Va detto che è stato anche difficile, molto difficile, un mondo difficile, realizzare questo <em>quilt</em>, a partire dalle dimensioni imposte dal concorso, 140 x 140cm, il che poteva creare non poche problemi a chi, come me, non dispone di una macchina <em>Longarm</em>, e poi ci sarebbero le complicazioni che mi sono creata io su questo lavoro <em>Paper Piecing</em> con <em>Applique</em> a mano: una fitta quiltatura <em>Free Motion</em> con filo nero su stoffa nera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mai più.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di fronte a quell&#8217;opera un tantino inquietante, era esposto un vero e proprio <em>patchwork</em> tradizionale, quiltato a mano, sempre di dimensioni abbastanza generose.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9072" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9072 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Delo-Il-Mediterraneo-con-i-colori-di-Monet1-e1752835135261.jpg" alt="Delo - Il Mediterraneo con i colori di Monet" width="660" height="672" /></a><p class="wp-caption-text">Delo &#8211; Il Mediterraneo con i colori di Monet</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Se la fattura segue le regole della tradizione, altrettanto non si può dire dei blocchi utilizzati, una mia idea.<br />
Abbiamo tre forme geometriche sovrapposte, dei raggi diretti verso l&#8217;esterno, dei rombi concentrici e una greca che percorre tutta l&#8217;opera. L&#8217;intersecarsi di queste forme ha dato origine a 144 blocchi quadrati, i quali hanno la caratteristica di essere composti da due triangoli e due trapezi, e di essere tutti diversi fra loro, in quanto la greca &#8220;rompe&#8221; ogni eventuale simmetria cromatica.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Proseguirei con il <em>patchwork</em> che raffigura l&#8217;Eringio Ametistino, un fiore tipico del nostro Carso, e che ho preso a modello per il mio <em>logo</em>.<br />
Si tratta di un fiore spinoso, poco appariscente, che si fa largo in terreni avari di tutto, e che si mostra a luglio in piccoli ciuffi.</span></h5>
<div id="attachment_9077" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9077 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Eringio-Ametistino1-e1752841198110.jpg" alt="Eringio Ametistino" width="480" height="478" /></a><p class="wp-caption-text">Eringio Ametistino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-9169 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/P1070741-e1754407857825.jpg" alt="P1070741" width="640" height="479" /></a>Mi ci ritrovo un po&#8217; in questo <em>patchwork</em>, per quel fiore il cui nome deriva dal greco <em>erungion</em>, che sarebbe il riccio, e per la tecnica utilizzata, <em>crazy</em>, ovvero pazza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in Carso, però con un&#8217;opera completamente diversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anni fa pescai in una rivendita libri usati &#8220;</span>Quaderno Carsico. Interpretazioni grafiche del Carso&#8221;, <span style="color: #000000;">una bellissima raccolta di disegni realizzati da Nello Pacchietto. Erano raffigurate le caratteristiche case carsiche, molte delle quali oggi non esistono più, fagocitate da uno sviluppo urbanistico sordo a ogni tentativo di conservazione del tradizionale patrimonio edilizio che è firma delle popolazioni locali.</span></h5>
<div id="attachment_9078" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9078 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Antico-Carso1-e1752841698582.jpg" alt="Antico Carso" width="560" height="810" /></a><p class="wp-caption-text">Antico Carso</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Ai tempi quelle case vennero edificate tutte a mano, dallo sbozzo dei masegni per le fondamenta fino alle sottili piode, sempre in pietra, per il tetto, e sempre a mano veniva realizzato ogni accessorio e l&#8217;arredamento.<br />
Il mio <em>quilt</em> è una sorta di omaggio a quei dimenticati costruttori, artefici di opere che hanno sfidato i secoli, e che potrebbero risultare ancora in piedi quando gli avveniristici edifici odierni in cemento armato saranno diventati polvere e ruggine. Lo è perché è un lavoro manuale al 100%, lo sono i disegni che ho copiato da quel libro, lo sono gli elementi in <em>Applique</em>, lo è la quiltatura, e lo è il Trapunto Fiorentino che riprende i motivi carsici.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Faceva sempre parte della tradizione di quelle terre la cassapanca nuziale, o per meglio dire la<em> škrinja, </em>dato che la lingua del posto era, e in parte ancora è, lo sloveno.<br />
Quando una ragazza si sposava, il suo corredo veniva posto nella <em>škrinja,</em> che l&#8217;avrebbe accompagnata nella casa della sua nuova famiglia. Capitava che il marito fosse di un paese vicino, e allora quel prezioso oggetto sarebbe stato l&#8217;ultimo legame fisico che manteneva con il suo passato, perciò veniva decorato con i disegni tradizionali del suo paese di origine.<br />
Dopo aver consultato molti libri e aver visitato dei musei etnografici, mi decisi a riprodurre con la stoffa quei disegni così antichi e così autentici.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9084" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9084 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Motivi-cassapanche-nuziali1-e1752846694221.jpg" alt="Motivi cassapanche nuziali" width="360" height="999" /></a><p class="wp-caption-text">Motivi cassapanche nuziali</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla mostra ne ho esposti giusto tre, realizzati con tecniche differenti, sperando di suscitare la curiosità verso un aspetto della tradizione carsica che ormai è scomparso.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Altra casa, altro materiale, altra tecnica.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ciò che state vedendo è la stessa casa vista in quattro stagioni differenti, uno scorcio minimo che però già non è più riconoscibile, in quanto il portone è cambiato e l&#8217;albero non c&#8217;è più.<br />
</span>Si tratta di pittura su stoffa da tapezzeria, con l&#8217;applicazione di garze di cotone e nastro di seta per il ricamo.</h5>
<div id="attachment_9154" style="width: 470px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9154 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-quattro-stagioni2-e1752998116487.jpg" alt="Le quattro stagioni" width="460" height="613" /></a><p class="wp-caption-text">Le quattro stagioni</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sarà stato per l&#8217;emozione della mostra, sarà stato per l&#8217;ambientazione così atipica, sarà stato per problemi di memoria, ma quando l&#8217;ho rivista lì, appesa davanti alla parete in pietra, ho provato la sensazione di scoprire quest&#8217;opera per la prima volta.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cosa si produce in Carso?</span><br />
<span style="color: #000000;">Vino, ovviamente.<br />
Tra i bianchi predominano la Malvasia e la Vitovska, mentre tra i rossi spopola il Refosco, anche nella sua variante più agra denominata Terrano. Ovviamente ci sono anche altri vitigni, sia di origine francese e sia autoctoni, coma la Glera, ma nel primo caso sono guardati con sospetto dagli intenditori, mentre per il secondo si tratta di una produzione di nicchia.<br />
Da noi non esiste il vino rosso, da noi esiste il vino nero, e ciò spiega il titolo dell&#8217;opera, in quanto si tratta delle uve dalle quali si ottengono il bianco e il nero. </span></h5>
<div id="attachment_9091" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9091 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Tutti-i-colori-del-bianco-e-del-nero-e1752853588133.jpg" alt="Tutti i colori del bianco e del nero" width="480" height="934" /></a><p class="wp-caption-text">Tutti i colori del bianco e del nero</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica che ho utilizzato qui è molto particolare. In pratica ho raccattato qua e là dei frammenti di cotone, dei cascami, dei fili di cotone e di lana, assemblandoli grazie alle gelatine solubili e a una quiltatura <em>Free Motion</em> fitta fitta.<br />
<em>Et voilà</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Casomai non vi garbasse un bicchiere di vino, potrei sempre offrirvi una birra.<br />
Questo pannello l&#8217;ho realizzato per mio figlio, per il suo trentesimo compleanno. Ci sono tutti i colori della birra, dalla schiuma alla chiara Lager, per passare a quelli più intensi delle IPA e poi alle Marzen, per finire con le Porter e le Stout. </span></h5>
<div id="attachment_9094" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9094 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/A-tutta-birra1-e1752854677124.jpg" alt="A tutta birra" width="560" height="636" /></a><p class="wp-caption-text">A tutta birra</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le caratteristiche particolari di questo <em>crazy</em> luppolato sono la quiltatura che riporta alcuni tipi di birra, ma soprattutto la collezione di tappi corona che spiega subito di cosa stiamo parlando.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2011 (vado a memoria) vidi per la prima volta dal vivo una serie quasi completa delle principali opere di Maurits Cornelis Escher, e inutile dire che fu amore a prima vista.<br />
Certo, qualcosa avevo già visto su <em>internet</em>, ma lì si riuscivano a distinguere tutti i dettagli che facevano di un complesso esercizio grafico un&#8217;impareggiabile opera d&#8217;arte.<br />
Grazie al contributo tecnico del mio <a style="color: #000000;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank"><em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc</a>., trovai modo di costruire con la stoffa una figura impossibile.</span></h5>
<div id="attachment_9097" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9097 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Gli-inganni-della-memoria-Omaggio-a-Escher1-e1752855558963.jpg" alt="Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)" width="520" height="517" /></a><p class="wp-caption-text">Gli inganni della memoria (Omaggio a Escher)</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La tecnica utilizzata è relativamente semplice, una cucitura all&#8217;inglese di elementi romboidali di cotone.<br />
Per quanto riguarda il titolo, si tratta di un monito, quello di non fare sempre affidamento sulla vostra memoria, in quanto, talvolta, potrebbe trarvi in inganno.<br />
Direi che giunge buona la gianografia n°54 <em>- OCCHI CHIUSI &#8211; Molti di coloro che affermano &#8220;io ho visto&#8221; ricordano ciò che hanno immaginato di voler vedere</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da un ricordo a un sogno il passo è breve, stanno tutti nella nostra testa.<br />
Tempo fa, sfogliando distrattamente una rivista di viaggi, mi cadde l&#8217;occhio su una bella fotografia che raffigurava un mercato peruviano. Mi rimase abbastanza impressa, in quanto, ormai data per dispersa quella rivista, mi venne voglia di farla rivivere in una mia fantasia tessile.<br />
La ragazza in primo piano sta dormendo, e noi siamo spettatori indiscreti del suo sogno. Forse stava tornando a casa dal mercato, e lungo la strada si è fermata per riposare un po&#8217;. Così rivive nel sogno quella giornata colma di emozioni, un caleidoscopio sinestetico che, ne sono certa, non può lasciare indifferenti.</h5>
<div id="attachment_9100" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9100 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Sogno1-e1752856815694.jpg" alt="Sogno" width="620" height="910" /></a><p class="wp-caption-text">Sogno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche questo lavoro è stato realizzato tutto a mano, con stoffe raccattate qua e là, scelte in base alla loro vivacità. Per la figura della ragazza mi sono aiutata con le matite acquerellabili.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ma non tutti i sogni e i ricordi sono così rassicuranti.<br />
&#8220;Le ultime lune&#8221; è un dramma teatrale scritto da Furio Bordon, e vi si narra la vicenda di un vecchio al quale è stato prospettato il ricovero in una casa di riposo.<br />
I personaggi sono tre, come tre sono gli elementi verticali di questo <em>patchwork</em>, il vecchio, sua moglie, anzi, il fantasma della moglie defunta, e suo figlio, tre elementi distinti ma in qualche modo collegati, o perlomeno imprigionati nel ruolo che la vita ha scelto per loro.<br />
Non starò qui a raccontarvi la trama, vi basti sapere che per lunghi tratti il vecchio richiama alla memoria alcune vicende della sua vita passata, e sogna di dialogare di nuovo con la moglie morta molti anni addietro, ma i ricordi cominciano a confondersi, a sfrangiarsi, a perdere consistenza, fino a quando troverà giusto rassegnarsi a un destino triste e umiliante.</h5>
<div id="attachment_9105" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9105 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Le-ultime-lune1-e1752933149177.jpg" alt="Le ultime lune" width="480" height="733" /></a><p class="wp-caption-text">Le ultime lune</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho immaginato che quei <em>Log Cabin</em> rivisitati, posti in maniera così disordinata, avrebbero dato l&#8217;idea dell&#8217;incertezza e dell&#8217;instabilità della condizione umana, sia fisica che mentale, fino all&#8217;inevitabile sfacelo, e il supporto di organza rappresenta ciò che in fin dei conti ci lega tutti, anche se non sempre ne siamo consapevoli.<br />
Per inciso, &#8220;Le ultime lune&#8221; fu l&#8217;ultimo spettacolo teatrale nel quale Marcello Mastroianni volle recitare nel 1996, prima di lasciarci orfani delle sua arte. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E della vita, anzi del cerchio della vita ci parla il prossimo <em>patchwork</em>.<br />
Il soggetto è ricavato da una vecchia fotografia che, visti i personaggi, dovrebbe avere almeno una sessantina d&#8217;anni. È stata scattata sicuramente dalle mie parti, e avrei voluto saperne di più, ma per quanto io abbia chiesto in giro, non sono riuscita a sapere chi è l&#8217;autore, o chi sono le persone ritratte.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_9111" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9111 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Il-cerchio-della-vita1-e1752933612128.jpg" alt="Il cerchio della vita" width="560" height="746" /></a><p class="wp-caption-text">Il cerchio della vita</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Qui mi sono dilettata col il <em>Paper Piecing</em> e con il ricamo a mano. Vi posso assicurare che realizzare quel prato è stato un lavoraccio, anche se devo dire che il risultato mi ha ripagato di tutto il tempo speso su ogni filo d&#8217;erba.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono e sarò sempre debitrice verso Rosalba Pepi, che a Castiglion Fiorentino mi ha iniziato all&#8217;arte del &#8220;Trapunto Fiorentino&#8221;.<br />
Consentitemi qualche parola per chi non lo conoscesse. Si tratta di una tecnica antichissima nata in Sicilia, però diventata famosa grazie alle trapunte realizzate da ricamatori sicilianti per la famiglia fiorentina dei Guicciardini nel XIV secolo.<br />
La differenza con il <em>quilt</em> sta nel processo di trapuntatura, ossia vengono in genere usati due fili di colore diverso. Il primo filo è del colore uguale a quello del <em>top</em>, e viene utilizzato per realizzare una filza che rende la superficie corrugata, come una pietra scolpita. Col secondo filo, di colore contrastante, vengono realizzati i contorni dei disegni. Infine si capovolge il tutto e, allargando leggermente la trama del <em>backing</em>, si infila, un pezzetto alla volta, un po&#8217; di lana tra i due strati per ottenere l&#8217;imbottitura a rilievo.</span></h5>
<div id="attachment_9115" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9115 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Trapunto-Fiorentino1-e1752936307738.jpg" alt="Trapunto Fiorentino" width="480" height="486" /></a><p class="wp-caption-text">Trapunto Fiorentino</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per il soggetto ho voluto riprodurre uno degli elementi dell’archivolto del portale maggiore della Pieve di Santa Maria Assunta in Arezzo, una serie di sculture policrome che compongono il “Ciclo dei mesi”</span>.<br />
Trattandosi di un elemento storico, non potevo esentarmi dal realizzarlo tutto a mano, <em>Applique</em> compresa, utilizzando canapa di cotone per gli elementi chiari.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi avevo già parlato delle gelatine solubili, e l&#8217;opera sottostante vi può dare un&#8217;idea delle opportunità espressive che questo materiale offre all&#8217;artista.<br />
</span>Qui ho lavorato un po&#8217; a caso e un po&#8217; a istinto, assemblando di tutto, seguendo un&#8217;ipotesi più che un progetto, aspettandomi di tutto, ma anche niente.<br />
Vi confesso che ciò che apparve dall&#8217;acqua nella quale le gelatine si erano sciolte fu sorprendente, una sorta di quadro di arte contemporanea che suggeriva più che descrivere un ambiente marino.<span style="color: #000000;"> </span></h5>
<div id="attachment_9119" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9119 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/In-questo-mare1-e1752938286266.jpg" alt="In questo mare" width="640" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">In questo mare</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un grazie particolare alla tessitrice e <em>Fiber Artist</em> Marija Pudane, la quale mi ha fatto scoprire questa tecnica a metà tra il tessile e il pittorico.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E ora, per concludere in bellezza, vi propongo un&#8217;opera molto speciale per me, della quale vado molto orgogliosa.<br />
Si tratta infatti di un soggetto che ho praticamente &#8220;sognato&#8221; per anni, riservandomi di realizzarlo quando mi sarei sentita abbastanza pronta per rischiare.<br />
La miccia venne accesa dal concorso &#8220;L&#8217;opposition&#8221; che faceva parte del 25° Carrefour Européen du Patchwork nel 2019. Supposi che un combattimento tra galli fosse abbastanza rappresentativo di due soggetti in opposizione, ma rimaneva il dubbio se sarei riuscita a renderlo come volevo io, e soprattutto con la qualità richiesta da quel famoso concorso.<br />
Uno alla volta quei dubbi vennero fugati, il primo quasi subito, poiché mi ritenni molto soddisfatta del risultato finale, e il secondo qualche mese dopo, quando mi pervenne la comunicazione che il mio <em>patchwork</em> era stato ammesso al concorso.</h5>
<div id="attachment_9123" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-9123 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/Checkmate1-e1752939016965.jpg" alt="Checkmate" width="560" height="798" /></a><p class="wp-caption-text">Checkmate</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>Checkmate</em> è lo scacco matto, nel senso che, nel combattimento tra i galli, quello è il solo risultato prevedibile.<br />
Anche qui ho fatto largo uso del <em>Paper Piecing</em>, e ho voluto realizzare in stoffa anche le penne che volano qua e là. Era inevitabile qualche tratto di quiltatura col filo rosso, testimone del sangue che in questi barbari combattimenti sempre viene versato.<br />
Senza falsa modestia, qui ritengo di aver realizzato un&#8217;opera che dà le senzazioni del movimento caotico, del dramma e della violenza, il tutto per lo spasso degli scellerati che amano scommettere sulle vite altrui.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco, io avrei finito, e ora lascio a voi ogni giudizio, ovvero se sono stata presuntuosa o, al contrario, se c&#8217;ho messo troppo prima di farmi notare, oppure ancora se questa mia è una <em>Vox clamantis in deserto</em>, nel senso che tutto questo lambiccarsi il cervello, mangiarsi gli occhi e spendere ore di vita è un esercizio futile, perché ormai tutto sta andando perso, il gusto per l&#8217;armonia, il senso estetico, il riconoscimento della manualità, il giusto valore del tempo, l&#8217;iniziativa originale, in favore di una Utilopoli globale nel quale contano solamente i guadagni e i consumi, l&#8217;orologio e le scadenze, l&#8217;apparenza e l&#8217;imitazione.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ancora una cosa. Dato che la piattaforma sulla quale risiede il <em>blog</em> è piuttosto datata, a breve dovrò aggiornarla, e tale operazione potrebbe rendere irragiungibile il sito <em>web</em> per qualche tempo, però non so dire quanto, giacché ogni aggiornamento <em>software</em> è periglioso quanto un viaggio in caravella nel XV secolo, si sa quando si parte ma non si sa quando, o se, si arriva.</span></h5>
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		<title>A mano</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 19:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
		<category><![CDATA[Rossana]]></category>

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		<description><![CDATA[Può capitare che alcuni lavori si trascinino per molto tempo senza che si abbia il tempo, o le forze, o la voglia di concluderli. Può capitare di provare un vago rimorso nei loro confronti, immaginando che provino del risentimento per essere stati trascurati. Può capitare che si parta con un&#8217;idea e che poi quella ci [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1020151.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7307 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1020151.jpg" alt="P1020151" width="4896" height="3672" /></a><span style="color: #000000;">Può capitare che alcuni lavori si trascinino per molto tempo senza che si abbia il tempo, o le forze, o la voglia di concluderli. Può capitare di provare un vago rimorso nei loro confronti, immaginando che provino del risentimento per essere stati trascurati. Può capitare che si parta con un&#8217;idea e che poi quella ci faccia smarrire in un labirinto di possibilità, ripensamenti, dubbi e speranze. Può capitare di perdere per strada l&#8217;ispirazione, una strada lungo la quale sono successi molti eventi negativi e deprimenti. Può anche capitare che un evento casuale suoni un&#8217;inconscia sveglia e che si decida finalmente a finirla con quella sorta di purgatorio tessile, anche a costo di darci un taglio (simbolico e letterale) e buttare via tutto.</span><br />
<span id="more-7300"></span><br />
<span style="color: #000000;"> In questo caso però ho deciso di riprendere in mano ago e filo per tentare di raggiungere un traguardo. Un vero peccato che appena tagliato il filo di lana (simbolico e letterale), ago e filo m&#8217;abbiano informato che non avevo appena teminato i cento metri, bensì che avevo appena iniziato a correre i quattrocento metri, a ostacoli. Non ho osato protestare, quelli magari sarebbero stati capaci di iscrivermi alla tremila siepi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi confesso che ho tentato più volte di prendere delle scorciatoie utilizzando la macchina da cucire, ma sono stata respinta con perdite e ricondotta a forza alla manualità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il risultato è un&#8217;opera tessile realizzata al 100% a mano, un metro quadrato sul quale sono presenti il trapunto fiorentino, la quiltatura, il ricamo, l&#8217;applique e la pittura su stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per le antiche case ho fatto riferimento ai disegni di Nello Pacchietto presenti nel libro &#8220;Quaderno carsico&#8221;, e io ho aggiunto i loro colori tradizionali. Le decorazioni trapuntate si possono ritrovare sui motivi delle cassapanche nuziali e nei rustici fregi.<br />
Le foglie che incorniciano in parte il <em>quilt</em> sono quelle dello scotano, una pianta tipica del mio Carso (qui nota anche col nome di sommaco), le quali in autunno prendono dei colori stupefacenti per intensità e calore.<br />
Qui sotto ho aggiunto delle immagini di alcune fasi della realizzazione di quest&#8217;opera, giusto qualche indizio, anche perché mi ci è voluto più di un anno per terminarla e a descriverle tutte rischierei di diventare noiosa (e presuntuosa).<br />
Alla fine il risultato è stato sorprendente, e non mi riferisco alla parte estetica, come sempre sottoposta al gusto di chi guarda, bensì al fatto che io sia riuscita ad affrontare con successo questa sfida nonostante la rizoartrosi che mi affligge da anni.<br />
Comunque non lo farò più. Promesso.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010698.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7311 aligncenter" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010698.jpg" alt="P1010698" width="640" height="427" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010700.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7313" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010700.jpg" alt="P1010700" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010660.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7314" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010660.jpg" alt="P1010660" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010662.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7319" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010662.jpg" alt="P1010662" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010686.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7320" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010686.jpg" alt="P1010686" width="640" height="480" /></a><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010191.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7321" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1010191.jpg" alt="P1010191" width="640" height="427" /></a>E questo è il risultato finale&#8230;</h5>
<div id="attachment_7322" style="width: 2193px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/Rossana-Ramani_The-Old-House.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7322 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/Rossana-Ramani_The-Old-House.jpg" alt="" width="2183" height="3157" /></a><p class="wp-caption-text"></p>
<h3>Colori carsici</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p></p></div>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">&#8230;con alcuni dettagli.</span> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1140596.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7323" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1140596.jpg" alt="P1140596" width="640" height="480" /></a> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1140599.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7324" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/P1140599.jpg" alt="P1140599" width="640" height="480" /></a> <a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/Rossana-Ramani_The-Old-House_Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7325" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/Rossana-Ramani_The-Old-House_Detail.jpg" alt="Rossana Ramani_The Old House_Detail" width="640" height="480" /></a></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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		<title>Manteniamo la calma</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 17:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
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		<description><![CDATA[Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va? Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi. Il fatto è che la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6723 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/Cynar.jpg" alt="cynar" width="512" height="269" /><br />
<span style="color: #000000;">Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi.</span><span id="more-6722"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che la situazione è, quando va bene, abbastanza logorante, e quando va male, dannatamente tragica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Shakespeare scrisse che “Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni”, e allora io dico che quest’anno è fatto della stessa materia di cui sono fatti gli incubi, per non dire di quell’altra materia la cui consistenza si misura sulla Scala di Bristol.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente fiere, niente mostre, niente concorsi, e così anche la voglia di fare, intima o per emulazione, si dirada, smarrita tra i numeri che ingolfano i notiziari, e con quelli i nostri pensieri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Distanti, dobbiamo stare distanti, regna la paura di toccarsi, vedersi, parlarsi, ma la separazione porta in sé l’isolamento psicologico, una prigione dello spirito, quattro mura ben spesse che non lasciano filtrare nemmeno un raggio di trascendenza estetica, quell’ispirazione che ci fa riconoscere la bellezza anche nelle cose più semplici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono ben cosciente che, tutto sommato, io sono sempre quella di sempre (purtroppo o per fortuna), e che dovrei essere in grado di applicarmi con fervore e gusto a ciò che mi dà modo di esprimere la creatività. Purtroppo questo tira e molla sanitario che dura ormai da un anno sottrae forza mentale, deprime l’immaginazione, inaridisce le fonti, spegne l’estro, riduce ai minimi termini l’astratto e l’inessenziale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto urgevano delle contromisure, altrimenti, stante il mio carattere, prima o poi avrei reso impossibile l’esistenza a un bel po’ di persone a me vicine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così mi sono messa a giocare, sono tornata indietro a quand’ero una bimbetta di dieci anni. Giocattoli allora non ne possedevo molti, però gatti e scatole da scarpe non mancavano mai, erano trama, palco, scenografia, attori e pubblico per le meravigliose avventure che la mia fantasia imbastiva tutti i pomeriggi. Però… e però… se avessi posseduto un Quiet Book sarebbe stato impossibile staccarmi da quello, l’avrei letteralmente consumato, altro che scatole e gatti!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eccolo qua allora, il mio terzo Quiet Book, un analgesico naturale contro la malinconia e, come diceva Ernesto, contro il logorio della vita moderna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buon divertimento.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yWmRYLj16-k?rel=0" width="866" height="650" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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		<title>I magnifici sette</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 15:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa mi capitò di sfogliare una rivista dove veniva presentato il progetto per realizzare una farfalla di stoffa come se fosse un origami. L&#8217;articolo era interessante, peccato che, come spesso capita, le istruzioni fossero tutt&#8217;altro che dettagliate, e anzi dovetti faticare non poco per venirne a capo, poiché oltre alla descrizione assolutamente non esaustiva, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tempo fa mi capitò di sfogliare una rivista dove veniva presentato il progetto per realizzare una farfalla di stoffa come se fosse un origami.<br />
L&#8217;articolo era interessante, peccato che, come spesso capita, le istruzioni fossero tutt&#8217;altro che dettagliate, e anzi dovetti faticare non poco per venirne a capo, poiché oltre alla descrizione assolutamente non esaustiva, nelle fotografie di corredo all&#8217;articolo era saltato un passaggio fondamentale.<br />
Solamente andando a pescare qua e là su <em>internet</em> riuscii a colmare quella lacuna.<br />
Ora che mostre niet, concorsi niet, viaggi niet, non mi resta altro da fare che giocare un po&#8217; con la stoffa, e avrei pensato di realizzare dei <em>cotillon</em> da regalare alle amiche.<span id="more-6670"></span><br />
Diciamo che, come sempre, il gioco mi ha preso la mano (magari avessi tante amiche quante sono le farfalle che ho terminato), e il mio <em>sherpa</em> tuttofare ha pensato bene di fotografarne qualcuna.<br />
Sono sette, piccoli <em>papillon</em> di circa 80 millimetri, fatte con gli avanzi degli avanzi della stoffa utilizzata per le mascherine.</span> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_07.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6669 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_07.jpg" alt="papillon_07" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_06.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6668 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_06.jpg" alt="papillon_06" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_05.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6667 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_05.jpg" alt="papillon_05" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_04.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6666 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_04.jpg" alt="papillon_04" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_03.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6665 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_03.jpg" alt="papillon_03" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_02.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6664 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_02.jpg" alt="papillon_02" width="4896" height="3672" /></a> <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_01.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-6663 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/Papillon_01.jpg" alt="papillon_01" width="4896" height="3672" /></a></h5>
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		<title>Perseverare autem diabolicum</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 11:46:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il primo Quiet Book mi era era restata qualcosa d&#8217;avanzo, dei pezzetti di stoffa, delle ideuzze, e ancora un po&#8217; di entusiasmo. Grazie ad alcuni tutorial trovati in rete (di Sorokina Irina e di Sviatlana Balybina) ho realizzato dei quadretti di gioco che poi ho assiemato in un Quiet Book per Maja, e suppongo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6098" target="_blank">primo <em>Quiet Book</em></a></span> mi era era restata qualcosa d&#8217;avanzo, dei pezzetti di stoffa, delle ideuzze, e ancora un po&#8217; di entusiasmo.<br />
Grazie ad alcuni <em>tutorial</em> trovati in rete (di Sorokina Irina e di Sviatlana Balybina) ho realizzato dei quadretti di gioco che poi ho assiemato in un <em>Quiet Book</em> per Maja, e suppongo che i suoi tre anni siano l&#8217;età giusta per divertirsi con questo &#8220;libro della calma&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è niente di che, delle semplici figure da staccare e riattaccare a piacere (per meglio dire &#8220;a fantasia&#8221;), però vi confesso che nel realizzarlo sono tornata anch&#8217;io un po&#8217; bambina.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/i__xjkyxlzY" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quindi sembra che un <em>Quiet Book</em> non mi sia bastato. Ne ho realizzato un secondo, ho perseverato, diabolicamente, e forse, ma non prometto nulla, ne farò altri ancora, chissà. Non mi chiamo mica Paganini&#8230;</span></h5>
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		<title>Quit&#8230; Quet&#8230; Quite&#8230; Quiet Book</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 19:57:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eccomi qua. Sono mesi che non mi faccio viva su questo blog, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per qualche acciacco, e vuoi per mancanza di argomenti. Qualcosina avrei anche combinato, ma aspetto che arrivi l&#8217;occasione buona per esporla da qualche parte. Però, nel frattempo, mi va di mostrarvi una bagattelluzza che ho realizzato per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccomi qua. Sono mesi che non mi faccio viva su questo <em>blog</em>, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per qualche acciacco, e vuoi per mancanza di argomenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qualcosina avrei anche combinato, ma aspetto che arrivi l&#8217;occasione buona per esporla da qualche parte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però, nel frattempo, mi va di mostrarvi una bagattelluzza che ho realizzato per il compleanno di una mia amica. Si tratta di un <em>Quiet Book</em>, un oggetto da sfogliare che di solito si mette in mano a un bambino/a affinché nello staccare e riattaccare, scomporre e ricomporre, girare e rigirare, impari a giocare con la sua fantasia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mia amica è ovviamente un po&#8217; cresciutella per divertirsi con un <em>Quiet Book</em>, diciamo che andrà bene per la sua nipotina, però mi andava di regalarle questo “scherzo”, dato che lei è impegnata nella vendita di alcuni prodotti che appaiono tra le pagine del libro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso dire che il regalo è stato graditissimo, e che ha generato molta curiosità tra i partecipanti della festa, la quale per inciso era a sorpresa, dato che ben pochi immaginavano che si potesse realizzare qualcosa del genere con degli avanzi di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Commettendo un veniale peccato di vanità ho inserito nel <em>blog</em> questo breve filmato, e anche se non si tratta di un capolavoro ne sono fiera poiché, come sempre, sia la fattura che i disegni sono unicamente farina del mio sacco.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/fEPX6Ln8FVs?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5><span style="color: #000000;">Allora, che ve ne pare?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Provateci anche voi, è divertente!</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esperimento (poco) segreto</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2018 16:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dato che mano e polso mi stanno dando ancora dei fastidi, ho pensato (bene?) di fare di necessità virtù, quindi sto cercando nuove tecniche espressive, battendo nuovi sentieri che promettono di complicarmi la vita. Adesso è il turno delle matite acquarellabili, l&#8217;uso delle quali sto apprendendo per somma di errori, anche grazie alla difficoltà di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Dato che mano e polso mi stanno dando ancora dei fastidi, ho pensato (bene?) di fare di necessità virtù, quindi sto cercando nuove tecniche espressive, battendo nuovi sentieri che promettono di complicarmi la vita.<br />
Adesso è il turno delle matite acquarellabili, l&#8217;uso delle quali sto apprendendo per somma di errori, anche grazie alla difficoltà di reperire dei materiali accessori, persino sconosciuti anche ai rivenditori di queste matite. Proprio oggi ho trovato, per caso, in una piccola farmacia di Koper/Capodistria il tipo di gel che qua stavo cercando da un bel po&#8217;.<br />
Se vi servono altre informazioni non avete che da scrivermi, sarò felice di darvi delle dritte.</h5>
<p><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_00.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4502 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_00-e1522598020718.jpg" alt="pappagalli_00" width="355" height="509" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_02_S.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4503 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_02_S-e1522597839413.jpg" alt="pappagalli_02_s" width="320" height="427" /></a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_04_S.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4504 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Pappagalli_04_S-e1522597980981.jpg" alt="pappagalli_04_s" width="320" height="427" /></a></p>
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		<title>Senza mani!</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 18:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccomi qua, con un polso malandato e l&#8217;altra mano invece pure. Per fortuna la vista mi è di grande aiuto, nel senso che già da un bel po&#8217; dovrei andare a controllarla, ma per il momento va bene così, vedendoci meno i difetti passano inosservati. Negare, negare sempre, anche l&#8217;evidenza. Nego a me stessa che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccomi qua, con un polso malandato e l&#8217;altra mano invece pure.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per fortuna la vista mi è di grande aiuto, nel senso che già da un bel po&#8217; dovrei andare a controllarla, ma per il momento va bene così, vedendoci meno i difetti passano inosservati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Negare, negare sempre, anche l&#8217;evidenza. Nego a me stessa che sarebbe anche ora di smettere, di passare oltre per dedicarsi ad attività meno sfibranti del patchwork, che ne so, il poker, la speculazione in borsa, la fabbricazione di esplosivi, la roulette russa&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece no.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così, un po&#8217; per passare il tempo, un po&#8217; per dipendenza, e un po&#8217; per regalare qualcosa di originale, mi sono ritrovata quest&#8217;autunno a finire questi tre lavoretti che già da un bel pezzo vagavano da un cassetto all&#8217;altro.</span></h5>
<p><span id="more-4282"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il primo è una specie di portatutto che intendo regalare a una futura neomamma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sotto al paesino ci sta una serie di tasche nelle quali infilare tutti gli ammennicoli che servono quando si ha a che fare con un neonato, l&#8217;olio idratante, la spazzola, le forbicine, un sonaglio, le salviettine, eccetera, eccetera, eccetera.<br />
Mi piace immaginare che dopo qualche anno questo mio lavoro possa ancora conservare la sua utilità,  per tenerci le matite colorate, le pantofoline, le carte da gioco, le caramelle, eccetera, eccetera, eccetera.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120289.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4279 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120289-e1511312398813.jpg" alt="p1120289" width="600" height="523" /></a><span style="color: #000000;">Andrà ancora meglio se il destinatario o la destinataria di questo pannello a un certo punto deciderà di elaborarlo a suo gusto, di personalizzarlo, colorando, aggiungendo figure, oggetti, e molta fantasia: prenderà vita.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo qui sotto è invece una sorta di pot-pourri tessile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;origine del termine &#8220;pot-pourri&#8221; è ovviamente francese, e sta a indicare uno stufato di carni miste cucinate molto a lungo.<br />
Io, in pratica, ho utilizzato la stessa ricetta. Miste sono le tecniche, e pure le stoffe, molte di queste provenienti da recuperi insospettabili; ogni parte, ogni tecnica, ogni pezza, ha una storia a sé, una sua origine e un suo tempo, ma ho comunque cercato di cucinarle in un unico pentolone, dosando colore e forma, memoria e fantasia, sperando che ne esca qualcosa di gradevole.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120298.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4281 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120298-e1511312432309.jpg" alt="p1120298" width="600" height="554" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Altro discorso per questo piccolo pannello che, al pari degli altri, già da un bel po&#8217; attendeva di trovare una sua conclusione, la quale, manco a dirlo, è inconcludente e sconclusionata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A un primo sguardo verrebbe da pensare al tramonto, uno di quegli spettacoli che talvolta ci regala il cielo autunnale, nubi imponenti, maestose più che preoccupanti, col sole ancora capace di incendiare il mare, ma ormai non così tanto da riuscire a scaldarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece no. (bis)</span><br />
<span style="color: #000000;"> Potrei intitolarlo &#8220;Autoritratto&#8221;, giacché è una rappresentazione tanto metaforica quanto ardita di me stessa.<br />
</span><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120291.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4280 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/P1120291-e1511312473307.jpg" alt="p1120291" width="550" height="450" /></a></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I contrasti dovrebbero suggerirvi qualcosa, non solo il chiaro e lo scuro, l&#8217;aria e l&#8217;acqua, il caldo e il freddo, ma anche il caos (le apparenti nuvole, i riflessi su una suggerita superficie, delle figure tormentate che potrebbero sembrare delle alghe) e l&#8217;ordine (la divisione orizzontale, il rettangolo nel rettangolo).</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà, o nella mia realtà immaginata, niente è casuale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le nuvole rispondono alle leggi (a me ignote) della termodinamica, la generazione dei riflessi sono ben descritti nella fotometria (altrettanto per me oscura), e ogni essere vivente, quindi anche le alghe, possiede una struttura organica ben definita (della quale nulla so), pur nelle sue innumerevoli varianti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, questa io sono, una, ma non sempre quella, a volte allegra e a volte malinconica, sognatrice e pessimista, disponibile e sospettosa, affabile e pungente, socievole e riservata, dipende dalla situazione, dall&#8217;occasione, dal tempo, dal caso (eccolo il caos, nascosto nel suo anagramma&#8230;).</span><br />
<span style="color: #000000;"> So che c&#8217;è il sole, la sua luce ne tradisce la presenza, ma le nuvole del mio carattere sono troppe, e troppo stratificate perché io riesca a beneficiare del suo calore. Alcuni raggi di luce riescono comunque a trovare un pertugio, quello che basta per offrire dei brillanti riflessi, comunque fugaci, instabili, cangianti, illusori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di sotto c&#8217;è un mare di dubbi, di delusioni, di rinunce, un abisso nel quale la luce si smorza, quasi si spegne, e quel poco che ne rimane basta appena per intravedere l&#8217;intrico di forme che si sollevano dal fondo, ma senza il desiderio, o la forza, di arrivare in superficie. Tutto sommato suppongo che, pur bramandola, esse temano la luce, l&#8217;imprevedibile, l&#8217;energia, e che se ne stiano quiete nel loro freddo mondo, mosse solamente dalle inesauribili correnti degli eventi passati.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci credevate che io sono così?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non importa, ciò che conta è che oltre alla sofferenza artistica ora mi si è aggiunta anche quella fisica, quindi, com&#8217;è giusto che sia, ogni opera futura sarà per me un inferno dal quale non posso e non voglio fuggire.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Patchwork: <em>per me si va ne l&#8217;etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.</em></span></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>I girasoli</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 01:51:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rimango sempre sorpresa quando mi salta in mente una parola che nulla ha a che fare con la situazione nella quale mi trovo e che è la sintesi perfetta della situazione nella quale mi trovo. La parola in questione è “girasoli”, che poi sarebbe anche il titolo di questo post. Come già si sa, io [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-3198 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/deux-tournesols.jpg" alt="" width="223" height="160" /><span style="color: #000000;">Rimango sempre sorpresa quando mi salta in mente una parola che nulla ha a che fare con la situazione nella quale mi trovo e che è la sintesi perfetta della situazione nella quale mi trovo. La parola in questione è “girasoli”, che poi sarebbe anche il titolo di questo <em>post</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già si sa, io godo dei servizi personalizzati di una piccola agenzia turistica, talmente piccola che quando viaggio viene via con me. Ebbene, quella sera si era lì, io e la mia agenzia, a gustarci una Edelweiss placidamente seduti al tavolino di una <em>brasserie </em>alsaziana, quando, a tradimento, ecco che ti arriva quella constatazione: perché siamo qui noi due?</span></h5>
<p><span id="more-3187"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già, perché siamo qui in questa caratteristica piazzetta, poca gente in giro, peraltro assai discreta, con una luna piena come un soldo d&#8217;argento che sta a osservare, assieme a noi, le facciate a graticcio e le tegole di tetti spioventi illuminati di morbide luci ora verdi, ora cremisi, ora turchese, ora arancio, e, come quasi sempre capita, siamo sempre in due?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo ammetto, viaggiare di notte in treno condividendo lo scompartimento con degli emeriti sconosciuti potrebbe destare qualche preoccupazione, però quel microcosmo contingente e quanto mai casuale che è il treno ha del fascino, e mi va di cucirgli addosso le stesse parole che William Butler Yeats usò per descrivere un aspetto peculiare della sua Irlanda: &#8220;Qui non ci sono estranei, solo amici che non hai ancora incontrato&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Posso capire che avendo a che fare con orari, cambi, coincidenze e trasbordi, magari seguendo le istruzioni di una lingua nemmeno masticata che seguono logiche e regole interpretative aliene alle nostre abitudini, si paventino la catastrofe, lo smarrimento psicologico e logistico, i malintesi, e tutta una serie di peripezie degne di un attualizzato <em>remake</em> dell&#8217;Odissea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E che dire dei lunghi trasferimenti in <em>pullman</em> di linea? Ore e ore incatenati a un sedile non sempre comodo, ginocchia doloranti e caviglie come quelle dell&#8217;uomo Michelin, la testa che s&#8217;è stufata di stare sul collo e ciondola di qua e di là, paesaggio autostradale di giorno, paesaggio niente di notte, la mente fissata su un unico pensiero: quanto manca alla prossima sosta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nostro viaggiare è denso, denso di ore e ore spese per spostarsi con relativa lentezza (e perciò spese bene), denso di pazienti attese, denso di esperienze minime, denso di probabilità, denso di dubbi, talmente denso che impegna tutta la nostra immaginazione; ogni resistenza è inutile e veniamo inesorabilmente assimilati (le <em>aficionade</em> di Star Trek capiranno&#8230;), diventando noi stessi il viaggio.</span></h5>
<div id="attachment_3190" style="width: 757px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3190 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Treno-a-vapore-e1478384464450.jpg" alt="Treno a vapore" width="747" height="400" /><p class="wp-caption-text">Immagine da pixabay.com</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto più rilassante il viaggio organizzato nel quale ti prendono, ti portano e ti lasciano lì dove devi arrivare, un <em>hotel</em>, una mostra, un monumento, un ristorante, e infine a casa.<br />
Molto più libero il viaggio in automobile nel quale si va dove ti va, quando ti va, come ti va; niente orari, niente attese, niente limitazioni di percorso, e finché ci sono carburante e asfalto a sufficienza, non c&#8217;è santo che tenga, l&#8217;automobile è un <em>passepartout</em> inarrestabile.<br />
Molto più rapido il viaggio in aereo, così asettico e di classe (anche in classe turistica), giusto la fila al <em>check-in</em> e il sopportabile fastidio dei controlli di sicurezza per accedere al patinato lido del <em>duty-free</em>, il Paese delle Meraviglie dove tutto costa il doppio, ma è <em>tax free</em>, e poi ci sono i <em>gate</em>, gli <em>hub</em>, l&#8217;<em>internet point</em>, l&#8217;<em>help desk</em>, il <em>fast track</em>, la <em>nursery</em>, il <em>totem</em>, che anche se si deve andare solamente dietro l&#8217;angolo pare già di essere arrivati in America.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la mia agenzia di viaggi lo sa, le cose troppo facili non fanno per me; il traguardo mi piace sudarmelo per vincere la mia intima battaglia contro la pigrizia, l&#8217;indecisione, la sfiducia, l&#8217;imbarazzo, perciò nemmeno stavolta si è lasciata sfuggire l&#8217;occasione di propormi un trasferimento durato un giorno intero, alla mia maniera s&#8217;intende, quella dove giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose&#8230; (N.M.).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutte queste riflessioni le dovevo alla soddisfazione di essere, ancora una volta, giunta alla meta, e le dovevo anche anche alla generosa dose di <em>bière blanche</em> che ci eravamo concessi quella sera, in quel cantuccio nascosto di Alsazia.<br />
In buona sostanza, per quanto attraente e gradevole possa essere la destinazione del viaggio, il nostro stile, o per meglio dire, la mancanza di stile di viaggio appare irragionevole, spossante, persino imprudente, perciò io e la mia agenzia di viaggio siamo e sempre saremo “i gira soli”. È destino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vedere per credere, e quindi ecco un breve filmato che dà l&#8217;idea del mio viaggio-tipo quando mi muovo all&#8217;estero per mostre.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/6KveHSIA348?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<span style="color: #000000;">Se avete dato una scorsa al filmato qui sopra, avrete già capito che in Alsazia ci sono andata per il<span class="st"> Carrefour Européen du Patchwork, perciò sarebbe anche ora che inizi a raccontare cosa ho visto, cosa mi è piaciuto, e le impressioni che ne ho tratto.<br />
Quest&#8217;anno è stata la volta delle rinunce.<br />
Per le fotografie abbiamo rinunciato all&#8217;armamentario &#8220;pesante&#8221;, preferendo un più agevole equipaggiamento &#8220;turistico&#8221;, e tutto sommato la qualità delle immagini non ne ha sofferto troppo.<br />
Abbiamo in più di qualche occasione dovuto rinunciare all&#8217;uso del <em>flash</em>; in ambienti poco illuminati o nel caso di punti di luce troppo vicini alle opere ciò è stato alquanto penalizzante.<br />
Ci siamo permessi di rinunciare alla dedizione assoluta, preferendo talvolta una bella gita al <em>patchwork</em>, ma non me ne sono assolutamente pentita.<br />
Un felice scelta strategica è stata quella di rinunciare alla prima colazione in albergo, partendo per la Val d&#8217;Argent di buon mattino, col <em>bus</em> semivuoto e con le pasticcerie del paese che sembrava aspettassero solo noi per farci godere dei piaceri di un buon <em>cafè au lait</em> accompagnato da una generosa fetta di <em>gâteau aux mirabelles</em>.<br />
Basta, prima di attirarmi le maledizioni di chi non c&#8217;era e vorrebbe sapere qualcosa di più delle mostre, sarebbe il caso faccia il mio dovere; ho solamente, come sempre, l&#8217;imbarazzo della scelta, e non si pensi che sia cosa da poco.<br />
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Leggendo qualche mio articolo precedente si sarà notato che ho espresso in più di qualche occasione alcune riserve circa le strade che ha intrapreso il <em>patchwork</em> in Italia, sempre che le abbia intraprese, però posso dire con piacere che la mostra dedicata al ventennale di QuiltItalia faceva la sua figura.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Io c&#8217;ho provato, ho guardato filmati, ho anche comprato dei libri, ma non c&#8217;è stato niente da fare, i paesaggi vanno oltre le mie capacità, ragion per cui mi emoziono (e provo invidia) quando ho l&#8217;occasione di ammirare tali opere.</span></h5>
<div id="attachment_3208" style="width: 690px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Luisa-Comand-Foto-di-gruppo-a-Central-Park.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3208 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Luisa-Comand-Foto-di-gruppo-a-Central-Park-e1478425845788.jpg" alt="Maria Luisa Comand - Foto di gruppo a Central Park" width="680" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Luisa Comand &#8211; Foto di gruppo a Central Park</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come ci ha insegnato Woody Allen, New York non è una città, è un mondo a sé, sfugge a ogni etichetta antropologica e viene vissuta in modi sempre diversi da chi ci è nato o vi si avventura, talvolta bene, come nel caso di Isaac Davis (Woody Allen) in &#8220;Manhattan&#8221;, oppure malissimo, come capita a George Kellerman (Jack Lemmon) in &#8220;Un provinciale a New York&#8221;. Ciò che vediamo nel <em>quilt</em> di Maria Luisa Comand è un vero e proprio paesaggio, affascinante o inquietante, comunque unico.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esistono opere di notevole complessità esecutiva, lavori composti da una miriade di tessere assemblate con precisione che non esito a definire maniacale, <em>patchwork</em> di grande impatto di fronte ai quali ci si sente delle incapaci totali, eppure in tali sfoggi di bravura non trovo la stessa bellezza di un&#8217;opera composta da elementi semplici, quasi elementari.</span></h5>
<div id="attachment_3211" style="width: 499px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Teresa-Sansotta-Oltremare.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3211 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Teresa-Sansotta-Oltremare-e1478427594681.jpg" alt="Teresa Sansotta - Oltremare" width="489" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Teresa Sansotta &#8211; Oltremare</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oltremare non è unicamente una delle sfumature presenti in questo <em>patchwork</em>, è anche quel che si potrebbe osservare oltre il mare, attraverso esso, e da esso (o lei nel caso della <em>quilter</em>) virato nella struttura e nel colore. Dalla scelta delle forme e della quiltatura si palesano l&#8217;abilità e, soprattutto, la passione artistica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La natura, in tutte le sue forme, è la materia prima che quasi ogni artista predilige. Sarà poi la predisposizione, lo stato d&#8217;animo, l&#8217;impellenza espressiva e l&#8217;abilità esecutiva a elevarla allo stato di opera d&#8217;arte (se già non lo è del suo).</span></h5>
<div id="attachment_3214" style="width: 327px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudia-Belluzzi-Foglie.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3214 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudia-Belluzzi-Foglie-e1478429785699.jpg" alt="Claudia Belluzzi - Foglie" width="317" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Belluzzi &#8211; Foglie</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le foglie sono un po&#8217; dappertutto, nei giardini, nei boschi, negli orti, negli appartamenti, e per questo motivo talvolta si perdono in un ingiusto anonimato. Invece queste compagne di viaggio si mostrano in talmente tante forme da colmare la fantasia di ogni artista, e</span><span style="color: #000000;"> in questo uggioso pomeriggio autunnale i colori di Caudia Belluzzi mi si rivelano particolarmente vicini, il che, suppongo, era proprio quello che lei desiderava.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, è ora di fare un piccolo <em>break</em>, piccolo si fa per dire poiché il Quiltatelier Vlijtig Liesje da Tienhoven ha messo in moto più di 150 quilter per comporre  questo originale <em>patchwork</em>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dscn2241.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-3219 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dscn2241-e1478432362201.jpg" alt="Dscn2241" width="672" height="450" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Ho sempre sospettato che il <em>patchwork</em> sia una sorta di virus, e questa qua sopra è di sicuro una delle manifestazioni più acute della malattia.</span></h5>
<p><img class="aligncenter wp-image-3226 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Virus1.jpg" alt="Virus" width="451" height="398" /></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che parliamo di automobili, ecco una composizione di Dirkje Van Der Horst-Beetsma, presente nell&#8217;esposizione di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.quiltart.eu/index.html" target="_blank">Quilt Art</a></strong></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qualche parte ha trovato uno camion Škoda che definire &#8220;rottame&#8221; è eufemistico. Eppure come il relitto di una nave affondata offre ai <em>sub</em> una visione radicalmente diversa da quando quello stesso scafo navigava, così i resti rugginosi di quella macchina costituiscono un messaggio temporale interessante.</span></h5>
<div id="attachment_3515" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-11.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3515 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-11-e1479765849120.jpg" alt="Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda 1" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda</p></div>
<div id="attachment_3513" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-1-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3513 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Dirkje-Van-Der-Horst-Beetsma-–-Skoda-1-Detail-e1479760513396.jpg" alt="Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda 1 - Detail" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dirkje Van Der Horst-Beetsma – Skoda &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi va una partita a scacchi? Ah, dimenticavo, non so giocare a scacchi, e per la verità non saprei nemmeno realizzare un <em>quilt</em> così originale come questo di Eva Have.</span></h5>
<div id="attachment_3230" style="width: 443px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Chessboard.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3230 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Chessboard-e1478436218499.jpg" alt="Eva Have - Chessboard" width="433" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Chessboard</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Mi darai ancora da mangiare quando avrò sessantaquattro anni?&#8221; è il titolo di un&#8217;opera di Eva Have realizzata con delle cravatte. Potrei supporre che le cravatte e il bastone siano di suo marito, ma è quasi certo che lei sia stata (e ancora lo sia) una <em>fan</em> dei Beatles. La canzone &#8220;When I&#8217;m Sixty-Four&#8221; infatti è stata composta da Paul McCartney, e mai lui, allora sedicenne, avrebbe potuto immaginare che passati i <em>Sixty-Four</em> sarebbe stato ancora sulla breccia, e avrebbe composto e interpretato &#8220;Dance Tonight<i>&#8220;</i>, come musicista e protagonista di uno <em>spot</em> di un famoso <em>gadget</em> elettronico col quale tenere comodamente  in tasca tutta la discografia dei Beatles (e degli Stones, degli Who, ecc.).</span></h5>
<div id="attachment_3231" style="width: 367px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3231 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-e1478437297967.jpg" alt="Eva Have - Will You still feed me when I'm sixty-four?" width="357" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Will You still feed me When I&#8217;m sixty-four?</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente le lettere in <em>applique</em> fanno parte del testo di quella canzone.</span></h5>
<div id="attachment_3232" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3232 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Have-Will-You-still-feed-me-when-Im-sixtyfour-Detail-e1478437229569.jpg" alt="Eva Have - Will You still feed me when I'm sixty-four? - Detail" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Have &#8211; Will You still feed me When I&#8217;m sixty-four? &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Eva Have non me ne voglia, ma invece della versione originale dei Beatles ho preferito inserire questa simpatica <em>cover</em>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ve-LBM5iBS4?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bella l&#8217;idea di accoppiare dei patchwork tradizionali alle macchina da cucire d&#8217;un tempo, macchine semplici ma robustissime, sicuramente ancora funzionanti, come del resto ancora funziona a distanza di decenni il motivo &#8220;Dear Jane&#8221;. Alla realizzazione comune di queste opere si sono applicate molte <em>quilter</em> di qua e di là dell&#8217;oceano, perciò la mostra è stata intitolata &#8220;Share Jane&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3265" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100372.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3265 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100372-e1478455349529.jpg" alt="P1100372" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">A sinistra: Irish Share Jane, Group Quilt II – Dear Heart A destra: Irish Share Jane, Group Quilt I – Freedom Rainbow Sul letto: Fernande Authuys – Chocolate</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3251" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100379.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3251 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100379-e1478449477959.jpg" alt="P1100379" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;altro esperimento intitolato &#8220;Gardens around the World&#8221; è stato portato avanti dalle associazioni Téxtile-Resonance e Deutsche-Afghanische, quello di piccoli lavori a quattro mani, due europee e due afgane, due mondi di uno stesso mondo. Le <em>quilter</em> europee hanno inviato in Afghanistan una traccia, un pannello con alcuni elementi <em>patchwork</em>, elementi sui quali le <em>quilter</em> afgane hanno elaborato nuovi sviluppi.<br />
Per quanto questo possa apparire una sorta di limitazione, ovvero quella di dover operare su un un percorso in parte già tracciato, le <em>quilter</em> afgane hanno dimostrato molta fantasia e sorprendente libertà espressiva (per molte l&#8217;unica libertà loro concessa).<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3253" style="width: 343px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angelika-Gstir-Zwaila-Unexpected.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3253 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angelika-Gstir-Zwaila-Unexpected-e1478450579501.jpg" alt="Angelika Gstir - Zwaila - Unexpected" width="333" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Angelika Gstir &#8211; Zwaila &#8211; Unexpected</p></div>
<div id="attachment_3261" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Martine-Molet-Bastien-Yasamin-Flower-Walls.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3261 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Martine-Molet-Bastien-Yasamin-Flower-Walls-e1478453098397.jpg" alt="Martine Molet-Bastien - Yasamin - Flower Walls" width="443" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Martine Molet-Bastien &#8211; Yasamin &#8211; Flower Walls</p></div>
<div id="attachment_3255" style="width: 304px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3255 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-e1478451167694.jpg" alt="Maria Stoller - Gita - Urban Gardens" width="294" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Stoller &#8211; Gita &#8211; Urban Gardens</p></div>
<div id="attachment_3262" style="width: 543px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3262 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maria-Stoller-Gita-Urban-Gardens-Detail01-e1478454106300.jpg" alt="Maria Stoller - Gita - Urban Gardens - Detail01" width="533" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Stoller &#8211; Gita &#8211; Urban Gardens &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;Afghanistan al Tibet il passo è breve, solamente un salto alto circa novemila metri: l&#8217;Himalaya.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>mandala</em> è prima di tutto un&#8217;immagine mentale, una visione che riconosce un suo centro dal quale si dipartono le complesse geometrie cosmiche. La rappresentazione di un <em>mandala</em> non può essere che imperfetta, più che altro evocativa e, come tutte le cose terrene, effimera. Per quanta infinita pazienza abbia accompagnato il completamento di un <em>mandala</em>, essa non lo salva dalla distruzione a opera dei suoi stessi creatori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In osservanza della regola buddista, chi ha partecipato al &#8220;Concours des Mandala&#8221; dovrebbe in futuro disfare il suo <em>patchwork</em>. Ma dubito assai.</span></h5>
<div id="attachment_3269" style="width: 408px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3269 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-e1478458326997.jpg" alt="Julia Desnos - Fractal" width="398" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Julia Desnos &#8211; Fractal</p></div>
<div id="attachment_3270" style="width: 476px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3270 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Julia-Desnos-Fractal-Detail01-e1478460070544.jpg" alt="Julia Desnos - Fractal - Detail01" width="466" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Julia Desnos &#8211; Fractal &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_3274" style="width: 419px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3274 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-e1478460768668.jpg" alt="Christiane Frechinos - Exubérance florale" width="409" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Christiane Frechinos &#8211; Exubérance florale</p></div>
<div id="attachment_3275" style="width: 477px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3275 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Christiane-Frechinos-Exubérance-florale-Detail01-e1478461615664.jpg" alt="Christiane Frechinos - Exubérance florale - Detail01" width="467" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Christiane Frechinos &#8211; Exubérance florale &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In più di qualche occasione mi è stato chiesto perchè mai mi toccasse avventurarmi fino a una remota valle dell&#8217;Alsazia per una mostra di <em>quilt</em>, e perché questa si dovesse tenere proprio in una località così piccola. In questi casi inizio col precisare che non si va a vedere &#8220;una&#8221; mostra, ma si va a vedere &#8220;LA&#8221; mostra <em>patchwork</em> più importante in Europa, nel senso che è proprio un <em>patchwork</em> di esposizioni, una più interessante dell&#8217;altra, e tutte cucite su un <em>backing</em> originale e molto antico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla fine del &#8216;600 Jakob Ammann pose qui le basi della sua comunità di anabattisti alsaziani, quelli stessi che sarebbero diventati più noti col nome di <em>Amishe</em>, e poi <em>Amish</em> in Pennsylvania. Come non trovare allora un collegamento con le origini del <em>patchwork</em>?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora più indietro, nel Medioevo, i castelli d&#8217;intorno sorvegliavano l&#8217;incrocio tra la strada del grano e del vino, in direzione Nord-Sud, con la strada del sale e dell&#8217;argento, in direzione Est-Ovest.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi, altro che &#8220;remota valle&#8221;, si tratta invece di un angolo delizioso nel quale il <em>patchwork</em> è parte del &#8220;tessuto&#8221; culturale, e dove il turismo di massa non è ancora giunto a far danni.<br />
Suppongo che in Val d&#8217;Argent la densità di <em>quilter</em> per chilometro quadrato sia elevatissima, come pure molto generoso appare il loro attivismo, individuale e associativo, e del resto le loro esposizioni stanno lì a dimostrarlo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Val&#8217;Patch (e vi lascio indovinare di che valle si tratta) ha imbastito un&#8217;esposizione intitolata &#8220;L&#8217;Hiver, saison de Noël&#8221;, per dimostrare che in Alsazia l&#8217;inverno non significa solamente giornate corte, poco sole, pioggia o neve (a scelta), piedi freddi e naso che cola, ma pure il piacere di poter restare a casa, al calduccio, osservando un paesaggio che riesce comunque a offrire qualcosa in grado di ispirarci.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certo che anche l&#8217;autunno ha il suo fascino, con tutti quei colori intensi, come se la natura lanciasse un toccante grido di dolore verso il cielo che si fa ogni giorno più cupo e ostile.</span></h5>
<div id="attachment_3277" style="width: 887px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Automnale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3277 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Automnale-e1478473922784.jpg" alt="Val Patch - Ouvrage Commun - Magie Automnale" width="877" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Ouvrage Commun &#8211; Magie Automnale</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché l&#8217;inverno prima o poi arriva, e di tutti quei colori e di quei profumi resta il solo ricordo. Allora non c&#8217;è altro da fare che attendere, magari smorzando la malinconia con ago e filo.</span></h5>
<div id="attachment_3289" style="width: 887px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Hivernale.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3289 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Val-Patch-Ouvrage-Commun-Magie-Hivernale-e1478630883526.jpg" alt="Val Patch - Ouvrage Commun - Magie Hivernale" width="877" height="453" /></a><p class="wp-caption-text">Val Patch &#8211; Ouvrage Commun &#8211; Magie Hivernale</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chissà che proprio in quei momenti uggiosi non arrivino le idee migliori, come per esempio il taglio originale di questo quadretto, l&#8217;oblò di un&#8217;imbarcazione che naviga sul mare della suggestione.</span></h5>
<div id="attachment_3278" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Michèle-Fluck-Au-couleurs-de-lHiver.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3278 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Michèle-Fluck-Au-couleurs-de-lHiver-e1478473959564.jpg" alt="Michèle Fluck - Au couleurs de l'Hiver" width="353" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Michèle Fluck &#8211; Au couleurs de l&#8217;Hiver</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non conoscete il significato dell&#8217;acronimo ASCLVL ve lo spiego io: </span><span class="st"><span style="color: #000000;"><em>Association Sports, Culture et Loisirs en Val de Lièpvre</em>.<br />
Non sarei sicura che il <em>patchwork</em> possa essere definito una disciplina sportiva, vero è che, alla luce dei magri ritorni economici di tante fatiche, si potrebbe ben dire che lo facciamo per sport.<br />
Di fronte a questo variopinto albero di originali borse realizzate dalle <em>quilter</em> di Liépvre non posso che augurare loro tutto il successo che si meritano: <em>hasta la victoria siempre</em>.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_3279" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ASCLVL.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3279 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ASCLVL-e1478473988883.jpg" alt="ASCLVL" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">ASCLVL</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ed eccoli qua i famosi <em>patchwork</em> <em>Amish</em> e Mennoniti, messaggeri multicolore di una cultura secolare. Ogni anno tornano in Val d&#8217;Argent, come fanno talvolta gli emigranti che vanno a visitare il loro paese di origine e lo trovano molto diverso da come lo avevano lasciato. Il <em>patchwork</em> è molto cambiato da allora, se in peggio o in meglio lascio decidere a voi.</span></h5>
<div id="attachment_3298" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100402.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3298 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100402-e1478644910756.jpg" alt="P1100402" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Amish</p></div>
<div id="attachment_3304" style="width: 488px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100407.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3304 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100407-e1478647833853.jpg" alt="Amish" width="478" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Amish</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi si muove nel solco della tradizione ha la vita dura; non esistono scorciatoie, gli effetti speciali sono banditi, e la struttura dev&#8217;essere quella codificata: <em>backing</em>, <em>batting</em>, <em>top</em>. A pesare inoltre contribuiscono le dimensioni del lavoro che variano da &#8220;generose&#8221; a &#8220;esagerate&#8221;. Per riuscire in tale impresa la <em>quilter</em> dev&#8217;essere munita di infinita pazienza, armata di notevole abilità, mossa da ferma determinazione, e dotata di una grande visione (e buona vista).</span></h5>
<div id="attachment_3300" style="width: 529px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudine-Taillez-Vols-autour-du-carré.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3300 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Claudine-Taillez-Vols-autour-du-carré-e1478645823709.jpg" alt="Claudine Taillez - Vols autour du carré" width="519" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Claudine Taillez &#8211; Vols autour du carré</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non serve neppure esagerare col colore, anche perché in origine la <em>quilter</em> non poteva scegliere alcunché, tagliava e cuciva quel che aveva in quel momento a disposizione.</span></h5>
<div id="attachment_3302" style="width: 529px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Josiane-Bréhin-Fleurs-de-jardin.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3302 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Josiane-Bréhin-Fleurs-de-jardin-e1478647417860.jpg" alt="Josiane Bréhin - Fleurs de jardin" width="519" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Josiane Bréhin &#8211; Fleurs de jardin</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per l&#8217;opera che vedete qui sotto Louise-Marie Stipon si è ispirata a un <em>quilt</em> del 1865 di Ernestine Eberhard Zaumzeil. Vediamo se riuscite a riconoscere tutte le piante che vi sono rappresentate&#8230; </span></h5>
<div id="attachment_3307" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3307 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-e1478728089653.jpg" alt="Louise-Marie Stipon - Page botanique" width="521" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">Louise-Marie Stipon &#8211; Page botanique</p></div>
<div id="attachment_3308" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3308 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Louise-Marie-Stipon-Page-botanique-Detail01-e1478728593539.jpg" alt="Louise-Marie Stipon - Page botanique - Detail01" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Louise-Marie Stipon &#8211; Page botanique &#8211; Detail</p></div>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora si cambia registro, ovvero come passare da <span class="st">Händel a Maderna, da Canaletto a Klee, da Stendhal a Saramago. Confesso che il più delle volte incontro qualche difficoltà a cogliere alcuni aspetti espressivi dell&#8217;arte contemporanea, e a questa regola non sfugge neanche il <em>patchwork</em>, ma ciò dipende esclusivamente da una mia carenza di preparazione artistica. Resta il fatto che, anche senza comprenderle, mi trovo spesso a restare affascinata da opere &#8220;<em>border</em> <em>line</em>&#8220;, lavori che in genere fanno storcere il naso alle puriste del <em>patchwork</em>. Ciò che conta, almeno per me, è che non facciano il verso a stili pittorici già morti e sepolti mezzo secolo fa, ma che invece trovino un punto di unione tra abilità e idea.</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per questi motivi non riesco mai a rimanere indifferente ogni volta che mi trovo di fronte alle opere portate alle mostre da Quilt Art.</span></h5>
<div id="attachment_3310" style="width: 743px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100355.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3310 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/P1100355-e1478817709752.jpg" alt="P1100355" width="733" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Quilt Art</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si sarà già capito che ho una predilezione particolare verso i lavori di Eszter Bornemisza, e per vari motivi.<br />
In primo luogo la ammiro per l&#8217;originalità della composizione (indimenticabile il &#8220;Delicate Balance&#8221; visto a Praga nel 2011) e per la sorprendente varietà dei materiali utilizzati, dalla carta ai fili elettrici. Eszter poi non ama i colori sgargianti, ma nemmeno le facili <em>nuance</em>, anzi le sue opere potrebbero persino fare a meno del colore e sarebbero belle egualmente; sono dei capolavori fedeli a sé stessi come lo era la maschera di Buster Keaton, niente sorrisi o ammiccamenti, ma con una forte carica emotiva. E in ultimo mi va di far notare che le sue opere non sono sono un mero esercizio estetico, bensì contengono, o perlomeno suggeriscono un messaggio non sempre rassicurante, come nel lavoro qui sotto nel quale par di capire che speranza, dolore, gioia e tutto ciò che proviamo nella vita altro non siano che scene di una specie di film la cui trama straordinaria non può che esserci inafferrabile. </span></h5>
<div id="attachment_3311" style="width: 647px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eszter-Bornemisza-The-Filmmaker.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3311 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eszter-Bornemisza-The-Filmmaker-e1478818217980.jpg" alt="Eszter Bornemisza - The Filmmaker" width="637" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; The Filmmaker</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Contatto&#8221; questo è il tema dei quilt di Ann Johnston, inteso come luogo dove elementi geologici diversi coesistono, talvolta in maniera sofferta e concorrente. Il percorso logico della rappresentazione di tali intrusioni geologiche non poteva che portare al contatto di queste con l&#8217;intruso per eccellenza: l&#8217;essere umano. </span></h5>
<div id="attachment_3318" style="width: 338px" class="wp-caption aligncenter"><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ann-Johnston-The-Contact.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3318 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ann-Johnston-The-Contact-e1478894358539.jpg" alt="Ann Johnston - The Contact" width="328" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ann Johnston &#8211; The Contact</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Data l&#8217;enorme diversità tra i due soggetti del contatto, è stata un&#8217;idea felice quella di sottolineare la transietorità umana rispetto alla permanenza della roccia mediante quel che vi è di più effimero e inconsistente, ovvero un&#8217;ombra. In queste opere il granito della Sierra Nevada si è dimostrato un eccellente motivo di ispirazione artistica e di riflessione esistenziale.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Restiamo in tema.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conosco due sole maniere per avvicinarsi alle antiche pietre: osservarle o farsi osservare. Nel primo caso se ne possono apprezzare la foggia, la fattura o lo sforzo profuso per lavorarle, magari si può provare anche soggezione, persino sgomento dinnanzi alla loro scabra severità. Oppure si può accettarle per ciò che sono state, sono e sempre saranno, ovvero testimoni dalla memoria inesauribile.<br />
Il fatto che siano testimoni silenziose non significa che non riescano a dirci qualcosa, anzi il silenzio è proprio la loro lingua madre, l&#8217;idioma universale che unisce il calcare delle piramidi col marmo del Partenone, la scalinata di Swayambhunath con quelle di Chichén Itzá, le teste dell&#8217;Isola di Pasqua con quelle del Monte Nemrut. Anche se a noi manca la capacità di interpretare i loro secolari discorsi, possiamo restare in silenzio a farci osservare, minuscole e fragili entità, quasi ridicole per quanto ci mostriamo velleitarie. Solamente nel loro, e nostro, silenzio ci parleranno di vita, di fatiche, di speranze, di giorni, mesi, anni, secoli spesi a guardarsi senza capirsi.</span></h5>
<div id="attachment_3322" style="width: 392px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Irish-Church-Ruin.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3322 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Irish-Church-Ruin-e1479074237449.jpg" alt="Denise Labadie - Irish Church Ruin" width="382" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Irish Church Ruin</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dove si ergeva la montagna dalla quale è stata cavata la roccia?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sono ora le mani di coloro che posarono pietra su pietra?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove andranno a finire questi massi quando tutto rovinerà?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dove sarò io quando l&#8217;ultima pioggia ne consumerà i frammenti?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da nessuna parte, tutto è semplicemente qui e ora.<br />
(S.V.)<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3323" style="width: 519px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Eightercua-Stone-Row.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3323 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Eightercua-Stone-Row-e1479074623587.jpg" alt="Denise Labadie - Eightercua Stone Row" width="509" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Eightercua Stone Row</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non è un caso che Denise Labadie sia rimasta affascinata dall&#8217;aura di augusto mistero che circonda questi antichi monumenti litici.<br />
I suoi avi avevano lasciato l&#8217;Irlanda per l&#8217;America più di un secolo prima, e lei, nata e cresciuta in un paese relativamente &#8220;giovane&#8221; e in continua evoluzione, ha voluto rivedere la terra delle sue origini, e forse lì ha trovato qualcosa che va molto al di là delle sue radici genetiche, qualcosa che ha a che fare con le leggende di un&#8217;epopea che si sarebbe ormai persa nelle nebbie del tempo se non ci fossero &#8220;loro&#8221; a farla riecheggiare.<br />
Ma Denise è andata oltre, non si è limitata a &#8220;fotografare&#8221; un suggestivo paesaggio irlandese, lei ha cercato di trasmetterci le sensazioni che ha provato, e lo ha fatto tramite l&#8217;uso del colore, trasformando le verdi colline d&#8217;Irlanda come i mari cangianti di Monet.</span></h5>
<div id="attachment_3324" style="width: 969px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3324 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-e1479074972225.jpg" alt="Denise Labadie - Piperstone II" width="959" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Piperstone II</p></div>
<div id="attachment_3325" style="width: 543px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3325 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Denise-Labadie-Piperstone-II-Detail01-e1479075463781.jpg" alt="Denise Labadie - Piperstone II - Detail01" width="533" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Denise Labadie &#8211; Piperstone II &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è stato un momento nel quale mi sono vergognata di me stessa.<br />
Stavo ammirando un grande <em>patchwork</em> e nel contempo mi lamentavo del fatto che la rizoartrosi della quale soffro da un po&#8217; mi stesse impedendo di realizzare dei lavori di tale portata, quando una bravissima <em>quilter</em> mi ha mostrato com&#8217;era messa la sua mano: stava molto, ma molto peggio della mia. Ancora adesso non riesco a capacitarmi come sia riuscita a sopportare il dolore, tutore o non tutore.<br />
Così, oltre a sentirmi una mezza calzetta, mi sono pure data della frignona&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3333" style="width: 493px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Those-were-the-Days.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3333 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Those-were-the-Days-e1479167046145.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Those were the Days" width="483" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Those were the Days</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eh sì, quelli erano giorni, tutti di fuoco, di energia, di contrasti, di gioventù, ma si sa, <em>tempus fugit</em>&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3334" style="width: 406px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3334 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-e1479168212801.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos" width="396" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos</p></div>
<div id="attachment_3335" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3335 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jutta-Böhmler-Hahn-–-Strahlenchaos-Detail01-e1479168321719.jpg" alt="Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos - Detail01" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Jutta Böhmler-Hahn – Strahlenchaos &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sono le SnipSISter? Sono le <em>quilter</em> Gabi Fischer, Gonhild Murmann e Eva Wöhrl che hanno deciso di mettere al centro della loro espressione artistica la donna, ponendo l&#8217;accento sul suo talento e sulle mille sfaccettature della sua personalità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8220;Advanced&#8221; è il titolo della loro esposizione, e non so se sia una constatazione oppure una speranza. In ogni caso, come ci dice Gabi, c&#8217;è ancora da lottare.</span></h5>
<div id="attachment_3338" style="width: 314px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gabi-Fischer-Kampf.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3338 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gabi-Fischer-Kampf-e1479248652157.jpg" alt="Gabi Fischer - Kampf" width="304" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fischer &#8211; Kampf</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli uomini prendono in giro le donne affermando che esse parlano, parlano, parlano sempre&#8230; come se i signori uomini non amassero discutere per ore su un rigore negato, su un motore truccato, su uno sguardo rubato. Chissà che non siano tutti dei meri preconcetti&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma di cosa parlano le donne? Di tante cose e delle mille sfumature della loro vita. Gonhild ha posto al centro dell&#8217;opera una donna più coraggiosa delle altre, una voce fuori dal coro, una che, purtroppo per lei, non sempre avrà la vita facile, semmai possa essere facile la vita della donna.</span></h5>
<div id="attachment_3340" style="width: 288px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gonhild-Murmann-–-Frauen-reden-über....jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3340 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gonhild-Murmann-–-Frauen-reden-über...-e1479249455149.jpg" alt="Gonhild Murmann – Frauen reden über..." width="278" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gonhild Murmann – Frauen reden über&#8230;</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Invece Eva ha suggerito un collegamento tra alcune caratteristiche del femminile con il mondo vegetale, fiori soprattutto. Non so in questo caso quale pianta potrebbe rappresentarmi meglio, forse l&#8217;ortica, forse la palma di Troms<span class="st">ø, o magari proprio l&#8217;eringio ametistino.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_3339" style="width: 317px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Wöhrl-Petunia.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3339 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Wöhrl-Petunia-e1479249342902.jpg" alt="Eva Wöhrl - Petunia" width="307" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Wöhrl &#8211; Petunia</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">E<span style="color: #000000;">cco, se pensate che sia troppo dura verso me stessa non avete che da proseguire nella lettura di questo <em>post</em>, dato che più o meno inconsciamente ho gettato le premesse per quanto ho da commentare in seguito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno avevo un motivo in più per andare in Val d&#8217;Argent, un valido motivo: il concorso internazionale «La magie de la couleur». Ebbene, è ora che ve lo dica, a quel concorso partecipavo anch&#8217;io e, vi prego di credermi, già il fatto che il mio lavoro fosse stato selezionato costituiva per me il massimo traguardo raggiungibile, il vertice di una travagliata carriera di <em>quilter</em>, o per meglio dire &#8220;alchimista tessile&#8221;.<br />
Sia subito ben chiara una cosa, mai ho pensato di vincere alcunché, e anzi, a volerla cercare,  la mia opera sarebbe stata facilissima da individuare, ero certa che sarebbe apparsa come la meno bella.<br />
Ancora prima di partire per l&#8217;Alsazia le mie aspettative erano elevatissime, fondate su quanto di pregevole avevo visto in passato (in foto e di persona), e il tema del concorso era il più invitante che potesse desiderare un&#8217;artista: tradurre il colore in magia e viceversa, il tutto con la massima libertà espressiva. Fantasticavo su labirinti cromatici, giochi di luce, arditi accostamenti, composizioni lisergiche, e altre folgoranti astrazioni che mai io sarei riuscita a concepire, neppure vivendo mille anni. Immaginatevi un <em>mix</em> di Kandinskij, Escher, Kubrik, LaChapelle e i Pink Floyd, ecco, ci siete quasi. Invece l&#8217;impressione che ne ho ricevuto è quella di un&#8217;occasione mancata, un gol mangiato a porta vuota, la paura di spiccare il volo, di osare, di turbare l&#8217;armonia.<br />
Mutuando un famoso tormentone televisivo, mi è venuto spontaneo di dire: concoorso? Mi stai diludendo&#8230; </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma il peggio doveva ancora arrivare, al momento della premiazione.<br />
Quello non era certo il primo concorso che vedevo, e mi era già capitato di restare perlomeno dubbiosa sulle alcune scelte della giuria. Ricordo un&#8217;intervista alla validissima Annabel Rainbow nella quale anche lei esprimeva forti perplessità nei confronti dei concorsi. Si aggiunga il fatto che giusto lo scorso anno è stata premiata un&#8217;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Brigitte-Didier-Reflects-sur-leau.jpg" target="_blank">opera</a></strong></span> pedestremente tratta da un&#8217;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/lumieres-piscine-led-ovale-.jpg" target="_blank">immagine pubblicitaria</a></span></strong>, e quindi ero un po&#8217;, come si potrebbe dire&#8230;, prevenuta. Quindi ho fatto un bel giro tra i lavori, li ho squadrati ben bene, da lontano e da vicino, e infine mi sono creata una mia personale classifica.<br />
Ebbene, una sola delle opere che avevo considerato ammirevoli ha ricevuto il riconoscimento che meritava, e mi va di mostrarvela subito.</span></h5>
<div id="attachment_3350" style="width: 316px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ethelda-Ellis-–-Forty-Shades-of-Green.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3350 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Ethelda-Ellis-–-Forty-Shades-of-Green-e1479327614229.jpg" alt="Ethelda Ellis – Forty Shades of Green" width="306" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ethelda Ellis – Forty Shades of Green</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ethelda Ellis è quella che si dice &#8220;un&#8217;amante della natura&#8221;, perché solamente chi sa coglierne la magia è in grado di apprezzarla come merita.<br />
Sono veramente quaranta le sfumature di verde in questo <em>quilt</em>? Io non lo so, non sono andata a contarle, ma quel che è certo è che ci sono tutte quelle necessarie a rendere &#8220;magica&#8221; una passeggiata nel bosco, che sia di tronchi e foglie o di cotone e abilità. I rettangoli sono un suo <em>leit motiv</em>, dei mattoncini con i quali, più che descrivere, fa emergere un&#8217;impressione, come del resto aveva già dimostrato nel suo <em>quilt</em> dedicato ai fiori di Keukenof.<br />
Brava, bravissima, secondo me la migliore.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E il resto? Già&#8230; il resto. Da dove cominciare? Magari da un&#8217;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Eva-Arellano-%E2%80%93-An-explosion-of-happiness.jpg" target="_blank">opera</a></span></strong> che essendo completamente fuori dalle dimensioni imposte dal regolamento non doveva essere nemmeno accettata, e che, pur essendo una pedissequa trasposizione su stoffa di una <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/stevemcurry12.jpg" target="_blank">fotografia</a></strong></span> pescata su <em>Internet,</em> è stata pure premiata. Provata perplessità anche per un altro <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Anne-Woringer-Aizome-Indigo.jpg" target="_blank">lavoro</a></span></strong> che mi è parso un <em><span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Anne-Woringer.jpg" target="_blank">remake</a></strong></span></em> di un altro simile di qualche anno prima sempre della stessa autrice. Quindi, tra premi a opere palesemente fuori squadra, opere la cui cifra artistica ancora mi sfugge e opere realizzate con l&#8217;aiuto del <em>computer</em>, alla fine di quel pomeriggio ero, mi si passi il francesismo, abbastanza incazzata.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi va invece di mostrarvi alcune delle opere che, secondo me, avrebbero meritato un riconoscimento, sia per la pregevole fattura che per l&#8217;interpretazione originale e allo stesso tempo fedele del tema proposto.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Guardate i bambini, quelli ancora non plagiati dagli ammiccanti media audiovisivi: sono tutti diversi perché ancora non concepiscono l&#8217;omologazione, l&#8217;accettazione sociale, l&#8217;unanimità, la coerenza; si comportano istintivamente, secondo il loro estro del momento, perciò sono spesso chiassosi, turbolenti, incontrollabili.</span></h5>
<div id="attachment_3362" style="width: 301px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angela-Minaudo-Matite-colorate.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3362 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Angela-Minaudo-Matite-colorate-e1479333022100.jpg" alt="Angela Minaudo - Matite colorate" width="291" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Matite colorate</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prendete tutti quei bambini e mettete loro sotto al naso un foglio di carta bianco, e accanto a quello una serie di matite colorate. Dopo poco li vedrete tutti chini sulle loro opere d&#8217;arte più o meno astratte, e il colore, proprio come il pifferaio di Hamelin, se li porterà via con sé, almeno per un po&#8217;. Se non è magia questa ditemi voi cos&#8217;è.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da qualche parte che ora non ricordo devo aver letto una bella storia che parlava di una farfalla blu. Si narra di bambina che si era messa in testa di gabbare un venerato saggio ponendogli una domanda alla quale egli non avrebbe che potuto dare una risposta sbagliata.<br />
La bimba allora catturò una farfalla blu, e facendo molta attenzione la imprigionò tra le sue manine. Sarebbe andata dal saggio per chiedergli se la farfalla che teneva nelle mani fosse viva o morta; se egli avesse risposto che era viva la bimba avrebbe schiacciata la farfalla quel tanto per farla morire, mentre se la risposta fosse stata che era morta lei avrebbe lasciato volare via la farfalla ancora viva. In ogni caso il saggio avrebbe sbagliato e sarebbe stato screditato.<br />
Giunta che fu davanti a lui chiese: &#8220;dimmi, tu che sai tutto, la farfalla blu è viva o morta?&#8221;. Al che il vecchio saggio socchiuse gli occhi, le sorrise e disse: &#8220;dipende da te, essa è nelle tue mani&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3363" style="width: 297px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Barbara-Lange-The-Magic-of-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3363 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Barbara-Lange-The-Magic-of-Color-e1479333175383.jpg" alt="Barbara Lange - The Magic of Color" width="287" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Barbara Lange &#8211; The Magic of Color</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non so se Barbara Lange abbia mai letto questa storia, una storia nella quale la semplice farfalla posta come una domanda diventa invece &#8220;la risposta&#8221;, ma è certo che se desideriamo una vita animata dalla magia dei colori e della grazia di una farfalla blu dobbiamo lasciarla libera di spiccare il volo. Dipende da noi.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Impossibile.<br />
Impossibile non avvertire la forza che emana questo <em>quilt</em>, la forza di un&#8217;accesa passione.<br />
La passione, quella vera e incontenibile, ha il colore rosso del sangue che scorre impetuoso nelle vene, e il bianco dei nervi che fremono nell&#8217;eccitazione dei sensi. Quando non c&#8217;è la passione i colori si spengono, restano soltanto le morbide sfumature della simpatia, i gradevoli accostamenti della tranquillità, le stinte tonalità della rassegnazione, e gli infiniti grigi della sopportazione.<br />
Impossibile resistere all&#8217;attrazione, e per un istante desiderai di toccarla, magari appena sfiorarla, ma non osai.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3364" style="width: 301px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Dijkstra-Hesselink-Passion.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3364 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Dijkstra-Hesselink-Passion-e1479333320262.jpg" alt="Rita Dijkstra-Hesselink - Passion" width="291" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Dijkstra-Hesselink &#8211; Passion</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché la passione non è cosa da poco, è un fuoco che scalda il corpo e l&#8217;anima, ma in quel braciere ci si consuma per alimentare la fiamma.<br />
Si può anche decidere di essere una candela, ardere piano per illuminare tutta una vita, ma con la la passione non si scherza, si diventa come Candela, una focosa gitana che si improvvisa strega per amore in &#8220;El amor brujo&#8221; di Manuel de Falla.<br />
L&#8217;amore è uno stregone, e per le sue magie passionali non ha bisogno di formule segrete e arcani rituali, siamo noi formula, alambicco, pozione e vittima, artefici ignari di un&#8217;impossibile pazzia.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/XpG_wvdhkRM?rel=0" width="960" height="540" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel <em>quilt</em> sottostante non c&#8217;è nulla, nulla di più di quello che serve per richiamare alla mente un&#8217;ultima bella giornata di un autunno inoltrato. In quest&#8217;opera la magia del colore è sottolineata dalla quiltatura, foglie su foglie sopra, spazio su spazio sotto, e giusto qualche segno a suggerire l&#8217;esistenza di un sole pomeridiano.</span></h5>
<div id="attachment_3365" style="width: 315px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marloes-Van-Rees-Fall-colors-of-New-England.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3365 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marloes-Van-Rees-Fall-colors-of-New-England-e1479333608816.jpg" alt="Marloes Van Rees - Fall colors of New England" width="305" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Marloes Van Rees &#8211; Fall colors of New England</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inutile cercare del realismo in questa rappresentazione autunnale, niente può essere così uniformemente rosso, tranne forse un ricordo, o un sogno. La magia in questo caso è stata quella di far ammettere come vero ciò che vero non è, ma siccome la realtà è spesso frutto di un clamoroso travisamento, non è detto che la magia sia ingannatrice.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccoli i colori, finalmente! Cinquantasei colori diversi, e per ognuno di essi Marisa Marquez ha utilizzato una quiltatura diversa, e ha pure aggiunto un pizzico di simbolismo esoterico mediante dei piccoli glifi. A un&#8217;idea semplice, lineare, si contrappone la difficoltà di accostare i tutti quei colori in maniera che con non si scannino l&#8217;un l&#8217;altro per emergere.</span></h5>
<div id="attachment_3366" style="width: 320px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marisa-Marquez-–-Diversity-in-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3366 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Marisa-Marquez-–-Diversity-in-Color-e1479333698168.jpg" alt="Marisa Marquez – Diversity in Color" width="310" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Marisa Marquez – Diversity in Color</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi piace immaginare che dentro a ogni &#8220;uovo&#8221; Marisa abbia voluto racchiudere il suo stato d&#8217;animo del momento, forse per conservarlo, forse per ragionarci da lontano, forse per separarsene definitivamente, o magari attendendosi una magica schiusa in grado di farle rivivere un&#8217;emozione. Chissà&#8230;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intanto voi starete pensando: questa parla, parla, ma non si decide a mostrare il lavoro che ha realizzato per il concorso. Come mai?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Avete ragione, però mi premeva esporre in evidenza prima le opere che secondo me erano di un livello superiore alla media. Ora che il mio dovere (e piacere) l&#8217;ho fatto posso concedermi cinque minuti di vanità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizio coll&#8217;ammettere che per la scelta del soggetto sono stata un po&#8217; &#8220;ruffiana&#8221;.<br />
Non penso che sia un&#8217;eresia affermare che in Francia aleggia in varie forme la brezza di un tradizionale sciovinismo, forse anacronistico, ma per certi versi persino attraente per la sua ingenuità, e perciò ho scelto il colore più francese che c&#8217;è: il <em>bleu de Lectoure</em>. Attorno a quel paesino posto sul versante francese dei Pirenei, già <em>civitas</em> sotto i romani col nome di Lectora, crescevano bene le piante di <em>guado</em> (nome scientifico <em>Isatis</em> <em>Tinctoria</em>), e nel Rinascimento fu inventato un procedimento per tingere di blu la stoffa utilizzando appunto le foglie di <em>guado</em>, il che fece la ricchezza di quelle terre. Come allora anche oggi le foglie triturate e macerate vengono raccolte in una specie di palla, <em>cocagne</em> in francese, e per via di quella fortunata risorsa Lectoure divenne appunto il paese di cuccagna.</span><br />
<span style="color: #000000;">La magia sta tutta nel processo di colorazione, poiché la stoffa che esce dal bagno di tintura di <em>guado</em> è giallastra, ed è solamente quando viene messa ad asciugare all&#8217;aria che diventa blu, l&#8217;unico e inconfondibile <em>bleu de Lectoure</em>.</span></h5>
<div id="attachment_3379" style="width: 318px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rossana-Ramani-Birth-of-a-Blue.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3379 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rossana-Ramani-Birth-of-a-Blue-e1479519748826.jpg" alt="Rossana Ramani - Birth of a Blue" width="308" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rossana Ramani &#8211; Birth of a Blue</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi va di sottolinerare che il mio <em>quilt</em>, pur non essendo al livello delle opere migliori del concorso, ha evitato i prevedibilissimi soggetti ispirati alle colorate festività orientali, come pure non ha cercato il colore in composizioni d&#8217;effetto, bensì è andato a scovare la magia proprio dove dovrebbe stare, nella realtà, meglio ancora se tessile. E scusate se è poco&#8230; </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Basta, ora parliamo d&#8217;altro.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avevo già avuto modo di apprezzare il gusto delle <em>quilter</em> lettoni, e precisamente a <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2634" target="_blank">Friesach</a></span></strong> nel 2015. Qui a <span class="st">Lièpvre </span>gli ambienti sono più ampi, perciò anche le opere trovano il loro &#8220;spazio vitale&#8221; per esibirsi al meglio delle loro qualità.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bello avere un&#8217;amica, una che dai suoi viaggi non ti porta dei <em>souvenir</em> di cattivo gusto, bensì delle immagini ispirate, fotografie che entrano nel paesaggio, esotico o familiare che sia, come sa fare l&#8217;occhio di chi ha il dono di notare il dettaglio che fa la differenza.<br />
Maryte ce l&#8217;ha questa amica, si chiama Rita, la quale le regala le suggestive immagini dell&#8217;acqua che lei incontra per il mondo. Niente di più semplice, niente di più comune, niente di più familiare, eppure l&#8217;acqua si dimostra ogni volta un&#8217;artista insuperabile in grado di trasfigurare ciò che la circonda in visioni mai scontate.</span></h5>
<div id="attachment_3389" style="width: 384px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maryte-Collard-Water-Marks-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3389 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Maryte-Collard-Water-Marks-1-e1479564410649.jpg" alt="Maryte Collard - Water Marks 1" width="374" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Maryte Collard &#8211; Water Marks 1</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Diificile capire da dove provenga questa superficie immobile, da un&#8217;ansa del Danubio, da un lago in Cambogia, da una palude della Louisiana, e chi lo sa. Ciò che invece si percepisce è il senso di pace che il <em>quilt</em> di Maryte riesce a trasmetterci.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dovevate vederlo lì questo <em>patchwork</em>, da solo dava luce a tutta l&#8217;area circostante. La fotografia non rende assolutamente giustizia alla composizione così algida eppure così dinamica, talmente dinamica da sospettare che d&#8217;un tratto gli sposi sarebbero potuti uscire dalla stoffa per volteggiare in mezzo alla sala.</span></h5>
<div id="attachment_3388" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Simane-Silver-Weddings.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3388 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rita-Simane-Silver-Weddings-e1479566066297.jpg" alt="Rita Simane - Silver Weddings" width="422" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Simane &#8211; Silver Weddings</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Spostiamoci da Nord a Sud, dal Daugava al Danubio; e che saranno mai quei millecinquecento chilomentri dal Mar Baltico fino in Pannonia?</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ungheria non significa solamente Eszter Bornemisza.<br />
Alcune artiste magiare hanno dato vita al <a href="https://www.facebook.com/Modern-M%C5%B1hely-Modern-Movement-222821771100242/" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">Modern Műhely / Modern Movement</span></strong></a><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=115" target="_blank">,</a><span style="color: #000000;"> un&#8217;associazione che ha lo scopo di promuovere nuovi modi di interpretare il <em>patchwork</em>, e a giudicare dai risultati ci stanno riuscendo benissimo, come del resto avevo già potuto intuire a <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=115" target="_blank">Parma </a></span></strong>più di tre anni fa.</span> </span></h5>
<div id="attachment_3393" style="width: 413px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gyöngy-Váradi-Embers.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3393 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gyöngy-Váradi-Embers-e1479567834448.jpg" alt="Gyöngy Váradi - Embers" width="403" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngy Váradi &#8211; Embers</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Beh, con questa scelta di colori così aggressiva, con il loro confinamento entro una geometria estremamente rigida, e con una simmetria tanto esatta quanto innaturale, queste braci non mi danno la stessa sensazione di un calore salvifico, ma sembrano piuttosto le porte dell&#8217;Inferno. Badate, questa non è una critica, giacché c&#8217;è stato qualcuno che descrivendo a parole l&#8217;Inferno si è garantito l&#8217;immortalità. Purtroppo nel corso della storia umana (o disumana) sono ciclicamente apparsi dei pazzoidi che hanno tentato di passare dalle parole ai fatti, e per somma sfortuna ci sono al mondo ancora tante persone di memoria corta&#8230; </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I colori della musica di Carl Orff per quest&#8217;opera in due atti di Piroska Pásztor.</span><br />
<span style="color: #000000;">C&#8217;è effettivamente qualcosa di medievale nella sua scelta delle tinte forti, ma cupe, nella ripetizione e nell&#8217;assenza di prospettiva. Durante quei secoli così ricchi di rovina e di morte il canto licenzioso dell&#8217;ubriaco era uno sberleffo in faccia al potere, sia esso detenuto da un principe, una chiesa, una pestilenza, un destino infame. </span></h5>
<div id="attachment_3395" style="width: 409px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Piroska-Pásztor-–-Carmina-Burana.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3395 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Piroska-Pásztor-–-Carmina-Burana-e1479569181644.jpg" alt="Piroska Pásztor – Carmina Burana" width="399" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – Carmina Burana</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I due pannelli sono simili per costruzione, e diversi nell&#8217;aspetto, come lo sono i <em>carmina</em> di Orff. Quello a sinistra mi ricorda &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=BfXE4GLvwHM" target="_blank">Ecce gratum</a></strong></span>&#8220;, mentre per quello a destra non ho dubbi: &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=4T8ile1uq-U" target="_blank">In taberna quando sumus</a></strong></span>&#8220;.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Avevo già visto a Praga una sua opera, però solamente a Sainte Croix aux Mines ho finalmente compreso Rachel Covo, ovvero la grande suggeritrice.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L&#8217;artista israeliana infatti è abilissima nell&#8217;indurre l&#8217;osservatore a creare e a condividere una sua visione spaziale di grande respiro, e lo fa con elementi che non descrivono, ma evocano, utilizzando con rara maestria la forma e il colore.</span></h5>
<div id="attachment_3400" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Migrating-birds-north.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3400 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Migrating-birds-north-e1479600068748.jpg" alt="Rachel Covo - Migrating birds north" width="422" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Rachel Covo &#8211; Migrating birds north</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mediante la sovrapposizione di piani non coerenti, e semplicemente tratteggiando dei profili puramente bidimensionali, Rachel Covo riesce nell&#8217;inganno tridimensionale, ottenendo una profondità inarrivabile con la classica rappresentazione prospettica.</span></h5>
<div id="attachment_3399" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Deep-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3399 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Rachel-Covo-Deep-Water-e1479735803958.jpg" alt="Rachel Covo - Deep Water" width="321" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Rachel Covo &#8211; Deep Water</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ditemi allora se non vi sembra di essere allo stesso tempo in acqua e in aria, come se foste un delfino che ha del &#8220;non mare&#8221; una visione approssimativa e misteriosa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sua compagna di banco, volevo dire di esposizione, Orna Ron esponeva dei lavori di grande impatto visivo caratterizzati da forti contrasti cromatici e di luce.</span></h5>
<div id="attachment_3406" style="width: 393px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Orna-Ron-Mazed.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3406 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Orna-Ron-Mazed-e1479602677416.jpg" alt="Orna Ron - Mazed" width="383" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Orna Ron &#8211; Mazed</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mazed, ovvero smarrirsi in un labirinto psichedelico, forse per imprudenza, forse per malasorte, o forse per nascondersi dagli abitanti di un mondo troppo schematico. Chissà se smarrire la retta via non porti talvolta a qualcosa di buono, come se quello di Arianna non fosse un filo, ma una catena.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto rare sono le volte che mi capita di andare in un ristorante, io sono più tipa da trattorie di campagna o da locali ancora più &#8220;rustici&#8221;, ma quando ciò avviene amo soffermarmi sul piacere gastronomico, dilatanto i tempi tra una portata e l&#8217;altra, per esempio ordinando un sorbetto, giusto per rinfrescare il palato e ravvivare il piacere dell&#8217;attesa.<br />
Ecco, i lavori che seguono (in disordine sparso) sono una specie <em>tie break</em>, quel tanto che basta per tirare il fiato prima del piatto forte, delle chicche non meno interessanti di quelle che avete visto finora.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Girando per mostre mi capita spesso di incontrare qualche opera di Gillian Travis, ed è sempre una piacevole sorpresa.</span></h5>
<div id="attachment_3409" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gillian-Travis-Returning-Home.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3409 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gillian-Travis-Returning-Home-e1479635497140.jpg" alt="Gillian Travis - Returning Home" width="408" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Gillian Travis &#8211; Returning Home</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dall&#8217;India ci ha portato questa rappresentazione del mondo femminile, fatto di fatica, forse di rassegnazione, ma anche di colore e di comunanza.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è ci torna e chi arriva.<br />
Il titolo dell&#8217;opera di Brigitte Kopp potrebbe suggerire che lei sia rimasta suggestionata in passato da una vecchia serie televisiva, &#8220;The Arrival&#8221;, anche perché non ci sarebbe stato tempo per tradurre in stoffa il film &#8220;Arrival&#8221;, uscito appunto nel 2016. Ma sia che abbiano l&#8217;aspetto di stelle marine oppure di baccelli, che siano dei ferocissimi aracnidi oppure un&#8217;inarrestabile massa informe, che arrivino per l&#8217;acqua oppure per farci evolvere, questi &#8220;nuovi arrivi&#8221; sono sempre sentiti come una minaccia, persino quando non appaiono per niente, come per esempio nel magistrale &#8220;Incontro con Rama&#8221; di <span class="st">Arthur C. Clarke</span>.</span></h5>
<div id="attachment_3410" style="width: 623px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Brigitte-Kopp-The-Arrival.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3410 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Brigitte-Kopp-The-Arrival-e1479637443631.jpg" alt="Brigitte Kopp - The Arrival" width="613" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Brigitte Kopp &#8211; The Arrival</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi sta arrivando allora, e da dove? E chi lo sa, magari provengono da un lontanissimo pianeta chiamato &#8220;Terra&#8221;, un mondo dove gli alieni portano il <em>burqa</em>, il gessato, il taccododici, la pistola, il pacchetto azionario, la pelle bucata, e altre mille alienazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche Katalin Székely parrebbe manifestare un suo disagio nei confronti di un mondo in bilico tra ordine programmato e caos distruttivo, tra stasi e fuga, tra obbedienza cieca e odio inestinguibile, una scelta tra opzioni di certo non desiderabili, almeno per me.</span></h5>
<div id="attachment_3411" style="width: 361px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Katalin-Székely-Crossroads.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3411 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Katalin-Székely-Crossroads-e1479637594151.jpg" alt="Katalin Székely - Crossroads" width="351" height="460" /></a><p class="wp-caption-text">Katalin Székely &#8211; Crossroads</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Però, anche con questo vago senso di angoscia che mi pervade (avete presente i film di Kieślowski? Ecco, siamo lì), non posso non restare affascinata da questa composizione.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sono un po&#8217; di cose sotto il piumone di Gudrun Heinz, ma del resto con tutto quello che c&#8217;è da misurare, tagliare, accostare, cucire e quiltare, di tempo per le faccende di casa ne rimane poco. Anni fa lessi questa felice massima: &#8220;La vera <em>quilter</em> deve poter passare davanti a una sedia stracolma di roba da stirare senza batter ciglio&#8221;.</span></h5>
<div id="attachment_3415" style="width: 635px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gudrun-Heinz-Unter-der-Bettdecke.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3415 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Gudrun-Heinz-Unter-der-Bettdecke-e1479653131657.jpg" alt="Gudrun Heinz - Unter der Bettdecke" width="625" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Gudrun Heinz &#8211; Unter der Bettdecke</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questa è la prima volta che un&#8217;opera di Gudrun Heinz appare sul mio <em>blog</em> (lei sa perché&#8230;), e spero proprio che non sia l&#8217;ultima.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo è il tipo di opere che mi aspettavo di vedere al concorso «La magie de la couleur», un lavoro caratterizzato da una densità cromatica talmente elevata che la stoffa di fatto sparisce, come se Edith Bieri-Hanselmann avesse direttamente spremuto sul <em>backing</em> dei tubetti di colore, alla maniera del primo Jackson Pollock.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_3417" style="width: 313px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Splash.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3417 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Edith-Bieri-Hanselmann-Splash-e1479654557121.jpg" alt="Edith Bieri-Hanselmann - Splash" width="303" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Bieri-Hanselmann &#8211; Splash</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il titolo farebbe supporre che qualcosa sia stato gettato sulla superficie e, come succede per qualsiasi oggetto pesante gettato in acqua, dal centro di caduta si propaga un moto ondoso circolare.</span><br />
<span style="color: #000000;">Invece (e ti pareva&#8230;) credo che l&#8217;artista abbia creato degli archi e dei cerchi sempre più stretti, fino ad arrivare al centro, il punto dove &#8220;Splash&#8221; non è l&#8217;effetto ma il desiderio, quello di tuffarsi nell&#8217;opera e divenire tutt&#8217;uno con essa.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tenetevi forte perché ora arrivano.</span><br />
<span style="color: #000000;">Chi? Come sarebbe a dire chi, ma i <em>patchwork</em> giapponesi, che diamine, il meglio del meglio, le opere che riportano i (nostri) piedi per terra, e anzi ci levano pure anche qualche centimetro in altezza.</span></h5>
<div id="attachment_3426" style="width: 451px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3426 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-e1479659853927.jpg" alt="Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan" width="441" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan</p></div>
<div id="attachment_3427" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3427 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Keioko-Shimoyama-–-Figures-of-lucky-omen-in-Japan-Detail01-e1479660314314.jpg" alt="Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Keioko Shimoyama – Figures of lucky omen in Japan &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_3428" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3428 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-e1479660515453.jpg" alt="Cizuko Tokuda - Mother's Beijyu" width="434" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Cizuko Tokuda &#8211; Mother&#8217;s Beijyu</p></div>
<div id="attachment_3429" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3429 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Cizuko-Tokuda-Mothers-Beijyu-Detail01-e1479660766485.jpg" alt="Cizuko Tokuda - Mother's Beijyu - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Cizuko Tokuda &#8211; Mother&#8217;s Beijyu &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ho faticato un po&#8217; per capire cosa significasse Mother&#8217;s Beijyu. A quanto ho capito si tratta del festeggiamento di una persona per il suo raggiungimento di una determinata e venerabile età.<br />
Anticamente questa celebrazione avveniva al traguardo del sessantesimo complenno, fino a quando la Fornero non l&#8217;ha spostata al sessantasettesimo compleanno.</span></h5>
<div id="attachment_3430" style="width: 448px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3430 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-e1479660956150.jpg" alt="Kinoshita Mitsuko - Joy" width="438" height="550" /></a><p class="wp-caption-text">Kinoshita Mitsuko &#8211; Joy</p></div>
<div id="attachment_3431" style="width: 517px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-Detail01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3431 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Kinoshita-Mitsuko-Joy-Detail01-e1479661317358.jpg" alt="Kinoshita Mitsuko - Joy - Detail01" width="507" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Kinoshita Mitsuko &#8211; Joy &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che dire, non ci sono parole per descrivere adeguatamente la sontuosità di tali capolavori.<br />
Un tempo almeno ci potevamo consolare affermando che i <em>patchwork</em> giapponevoli erano belli, sì, ma allegri come i crisantemi a Novembre. Ora neppure questo ci rimane da quando loro hanno imparato a dosare bene anche i colori più vivi, e a noi non resta altro che abbozzare e morire di invidia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Visto che siamo nei paraggi, con quattro bracciate nel Mar del Giappone possiamo arrivare in Corea del Sud. Qui la <span class="_3xgd">Han Quilt Association </span>ha importato la tecnica delle <em>mola</em>, una tecnica tessile tradizionale dell&#8217;Isola di San Blas, vicino a Panama.<br />
Se la tecnica è simile, la differenza sta tutta nel significato delle <em>mola</em>. Per i Kuna, gli abitanti di San Blas, le <em>molas</em> sono la rappresentazione di quello che per loro è l&#8217;universo, ovvero una serie di strati sovrapposti, mentre in Corea le <em>mola</em> costituiscono un&#8217;occasione per rappresentare in maniera nuova e accattivante alcuni temi della loro tradizione.</span></h5>
<div id="attachment_3435" style="width: 403px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jeon-Seong-Sook-The-cerimonial-walk-of-the-royal-king.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3435 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Jeon-Seong-Sook-The-cerimonial-walk-of-the-royal-king-e1479664092492.jpg" alt="Jeon Seong Sook - The cerimonial walk of the royal king" width="393" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Jeon Seong Sook &#8211; The cerimonial walk of the royal king</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come sempre capita in Val d&#8217;Argent, è difficile trovare un&#8217;esposizione che non sia men che bella, ma quest&#8217;anno è stato diverso, poiché mi è capitato di ammirare delle opere che da sole valevano tutta la fatica del viaggio.<br />
È raro, ma quando succede è un&#8217;esperienza indimenticabile.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Voi cosa vedete?<br />
Si tratta di un tratto di pavimentazione in masegno, a Venezia; è notte, e ha appena smesso di piovere; un lampione in alto fa brillare la scabra superficie di trachite euganea, da secoli resistente alla salsedine e al passaggio di milioni di suole; la luce si specchia nelle piccole pozze, le quali, complice l&#8217;umidità di casa in laguna, resteranno identiche fino al mattino seguente. Il tempo, nelle sue due forme, ha scacciato la massa di turisti, e restano a vagare per le calli solamente le persone che amano fare un bagno di silenzio a Venezia. Malin Lager è una di queste, è una cacciatrice di immagini, ma non i soliti ponti/canali/gondole/chiese/palazzi/panorami, no, lei osserva Venezia con la lente di ingrandimento, in cerca di dettagli unici.</span></h5>
<div id="attachment_3437" style="width: 589px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3437 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09-e1479666761379.jpg" alt="Malin Lager_09" width="579" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 01</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che avete visto anche voi tutto questo, vi pregherei di avvicinarvi per osservare meglio l&#8217;opera di Malin Lager. Ecco&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_3438" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09_Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3438 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_09_Detail-e1479668711614.jpg" alt="Malin Lager_09_Detail" width="560" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 01 &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8230; ora lo sapete anche voi, non si tratta di stoffa dipinta, è filo!</span></h5>
<div id="attachment_3441" style="width: 593px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3441 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_03-e1479669673660.jpg" alt="Malin Lager_03" width="583" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Lustrous Reflections of Venice &#8211; 02</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Malin Lager è anche una bravissima ritrattista in grado di cogliere l&#8217;espressione che rende unico e inconfondibile il soggetto, e già questo sarebbe bastevole per definirla un&#8217;artista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Evidentemente per lei ciò non era sufficiente, così ha pensato bene di trasformare i suoi ritratti in opere tessili che definire originali sarebbe perlomeno riduttivo.</span></h5>
<div id="attachment_3442" style="width: 674px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_06.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3442 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_06-e1479670848925.jpg" alt="Malin Lager_06" width="664" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Portrait</p></div>
<div id="attachment_3443" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3443 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04-e1479671114269.jpg" alt="Malin Lager_04" width="694" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Virve</p></div>
<div id="attachment_3444" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04_Detail02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3444 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Malin-Lager_04_Detail02-e1479671458390.jpg" alt="Malin Lager_04_Detail02" width="667" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Malin Lager &#8211; Virve &#8211; Detail</p></div>
<h5><span style="color: #000000;">Osservate lo sguardo di questa ragazza, non giudica e non vuole essere giudicata, ma lei vi vede dentro.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che ho calato il carico da undici posso anche chiudere questa partita.<br />
Sarete d&#8217;accordo con me che i due giorni di viaggio tra andare e tornare sono stati ben spesi quando si ha la fortuna (insperata) di ammirare tali capolavori.<br />
Come sempre mi sono accorta che le &#8220;vere&#8221; artiste più sono brave e più si dimostrano persone semplici, modeste, anzi mi è capitato di vederle spesso imbarazzate per la profusione di complimenti che ricevevano, e Malin Lager non faceva eccezione. Un altro pianeta&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In futuro&#8230; già, il futuro, cosa vedremo domani?  Io un&#8217;idea ce l&#8217;avrei, e dopo tanti capolavori vorrei concludere questa mia esposizione con un&#8217;opera che contiene in sé una delle mie maggiori aspirazioni, ma nel contempo uno dei miei maggiori crucci.<br />
Non so come vadano le cose all&#8217;estero, spero meglio che da noi, ma dalle nostre parti è molto difficile promuovere il <em>patchwork</em> presso le generazioni più giovani. Le associazioni spesso non hanno forza e <em>appeal</em> sufficienti per avvicinare chi potrebbe portare nuova linfa, e sulla scuola poi stendiamo un velo pietoso. Parola, preferirei trovare una persona giovane alla quale trasmettere quel poco che so piuttosto che vincere un premio tra <em>quilter</em> della mia età.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ecco allora l&#8217;opera che mi ha aperto il cuore, il lavoro di un gruppo appassionato al quale auguro il migliore dei futuri possibili.</span></h5>
<div id="attachment_3447" style="width: 483px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Paola-Zanda-Travail-de-groupe-Vive-les-vacances.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3447 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Paola-Zanda-Travail-de-groupe-Vive-les-vacances-e1479673783928.jpg" alt="Paola Zanda - Travail de groupe - Vive les vacances" width="473" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Paola Zanda &#8211; Travail de groupe &#8211; Vive les vacances</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Dal Canton Ticino, Paola Zanda ha portato in Val d&#8217;Argent un&#8217;opera realizzata dai suoi piccoli allievi di Massagno. Che dire&#8230; beati loro!</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se non vi basta, vi regalo ancora qualche parola.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Innanzitutto intendo scusarmi per il fatto di non aver potuto riportare nel <em>post</em> tutto quanto di bello ho avuto la fortuna di vedere: non era umanamente possibile. Altre opere che non sono presenti qui potreste trovarle sul mio album di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span> dedicato all&#8217;esposizione di quest&#8217;anno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> C&#8217;è ancora un sassolino che mi dà fastidio, e penso che sia ora di levarmelo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate bene sulla colonna di sinistra del mio <em>blog</em> troverete un simbolo e una nota sotto la voce &#8220;Diritti&#8221;. Cosa significano? Ecco allora una succinta spiegazione per chi già non conosce come funzionano le licenze <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://creativecommons.it/" target="_blank">Creative Commons</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In buona sostanza, se vi va potete liberamente copiare parte del mio <em>blog</em> su un altro <em>blog</em>, oppure su un&#8217;altra piattaforma, immagini comprese, a tre condizioni, che la destinazione dei miei contenuti sia <em>no-profit</em> (come lo è il mio <em>blog</em>), che venga sempre citata l&#8217;origine dei contenuti (il mio <em>blog</em> appunto), e che anche voi mettiate a disposizione i contenuti con la stessa libertà di condivisione del mio <em>blog</em>. Non serve altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come già spiego nella mia pagina &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?page_id=1843" target="_blank">To be, or not to be</a></span></strong>&#8220;, al centro di questo <em>blog</em> non ci sono io, c&#8217;è il <em>patchwork</em>, e tutto quel che qui combino è per promuovere questa forma d&#8217;arte tessile presso chi già la conosce e sperabilmente verso chi ancora ne ignora le potenzialità espressive. Non secondario però è lo scopo di condividere ciò che ho visto con chi non ha il tempo, i mezzi e le forze per andarci alle mostre, poiché non trovo giusto che si debba arrangiare con qualche scarna rivista o delle immagini più o meno rappresentative sui <em>social network</em> (leggi facebook), fermo restando il mio invito a chi può, di andarci alle mostre, giacché una fotografia è sempre una pallida imitazione della bellezza che si può cogliere vedendo un&#8217;opera dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Il filosofo afferma che la bellezza è il denaro della natura, e che l&#8217;arte è solamente una maniera di coniarlo per darne corso. Così come il denaro ha valore solamente se circola, anche la bellezza trova il suo valore solamente quando viene condivisa e quand&#8217;è libera di essere apprezzata dal maggior numero possibile di persone.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per questi motivi il mio <em>blog</em> è &#8220;aperto&#8221; alla condivisione, e sempre per questi motivi non condivido le ragioni di chi pone in atto delle strategie atte a interdire la libera diffusione della bellezza. Quindi, avendo io scelto di mantenere &#8220;libero&#8221; questo mio <em>blog</em>, non posso dare spazio alle <em>quilter</em> che questa libertà non la offrono e non ne comprendono l&#8217;importanza. </span><br />
<span style="color: #000000;">Fine del sassolino.<br />
C&#8217;è altro?<br />
Non direi. Ho passato una settimana meravigliosa in Alsazia, ho scarpinato quanto basta, mi sono quasi persa tra i boschi dei Vosgi, ho provato quel tanto di fame e sete da apprezzare come si conviene il buon cibo e le bevande che quella terra sa offrire, e ho cercato di vivere quell&#8217;esperienza come se non ci fosse un domani, suggendone con avidità ogni stilla, perché veramente potrebbe non esserci un domani.<br />
Perciò&#8230; <span class="st"><em>à bientôt</em></span>.<br />
</span></h5>
<h4 style="text-align: center;"><strong>Ringraziamenti</strong></h4>
<h4>Ringraziamo per la collaborazione:</h4>
<ul>
<li>
<h4><strong>G</strong>iove Pluvio per essersi preso qualche giorno di vacanza via dall&#8217;Alsazia.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a società TER-SNFC per aver piazzato la fermata del bus per Sainte-Marie-aux-Mines proprio davanti al mio albergo.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a catena LECLERC per aver pensato a suo tempo di costruire un comodo supermercato accanto all&#8217;albergo nel quale avrei alloggiato anni dopo.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Restaurant Au Central di Sélestat per avermi fatto scoprire la migliore <span class="st"> bière blanche</span> che mi sia capitato di bere.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Bar Le Tigre di Sélestat per avermi fatto scoprire il gatto più grosso che mi sia capitato di vedere.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l sistema GPS dello smartphone per aver evitato che terminassi la mia esistenza nella foresta.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a Mirabelle, buona per le torte, ottima per il suo liquore.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>I</strong>l Kaiser Guglielmo II di Hohenzollern per aver fatto restaurare il castello di <span class="st">Haut-Kœnigsbourg</span></h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>&#8216;Irish Pub Santa Lucia di Venezia nel quale, prima di ogni mio viaggio, prendo coraggio con una Kilkenny ottimamente spillata.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a linea Venezia-Paris di Thello per il solo fatto di esistere ancora.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>M</strong>me <span class="st">Gül Laporte</span> per avermi fatto riscoprire la bellezza del <span class="st">Carrefour Européen du Patchwork.</span></h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a mia agenzia di viaggio per avermi sorpresa ancora una volta.</h4>
</li>
<li>
<h4><strong>L</strong>a buona sorte.</h4>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;estate sta finendo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 18:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Rossana]]></category>

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		<description><![CDATA[E un anno se ne va. Piano piano, ma se ne va. Amo l&#8217;estate? Non saprei. Tutta questa frenesia di organizzare, viaggiare, abbronzare e zanzare tende a stressarmi. E pensate che nemmeno capita a me! Del resto l&#8217;autunno è deprimente, malinconico, sa di occasioni mancate e merce scaduta, di ore solari senza sole, di ritorno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">E un anno se ne va.<br />
Piano piano, ma se ne va.<br />
Amo l&#8217;estate? Non saprei. Tutta questa frenesia di organizzare, viaggiare, abbronzare e zanzare tende a stressarmi. E pensate che nemmeno capita a me!<br />
Del resto l&#8217;autunno è deprimente, malinconico, sa di occasioni mancate e merce scaduta, di ore solari senza sole, di ritorno al passato.<br />
Ah, ma l&#8217;inverno è tutta un&#8217;altra cosa, specialmente se si ha la fortuna di caricare la caldaia, di spremere ogni lampadina possibile, di mantenere l&#8217;equilibrio nonostante vento e ghiaccio. Come non detestarlo?<br />
Poi finalmente arriva la primavera, sempre in ritardo, sempre a tradimento, sempre di fretta, sempre come se fosse passata ma non ci avesse trovate in casa. Che fregatura!<br />
Però l&#8217;estate sta finendo, e tutto sommato non posso dire che mi abbia trattato male. Allora, dopo  un intero anno di aspirazioni artistiche e alchimie tessili, mi sono concessa questo <em>divertissement</em>.<br />
Un&#8217;estate al mare.<br />
Stile balneare.</h5>
<div id="attachment_3165" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Estate.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3165 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Estate-e1473013726549.jpg" alt="Estate" width="500" height="492" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#8217;estate al mare</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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