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	<title>La stoffa giusta &#187; Brno</title>
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		<title>BPM 2024 &#8211; One Step Beyond</title>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2024 07:38:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eccoci qua, on stage again, a raccontarvi del nostro viaggio nella Repubblica Ceca e dei quilt che lì abbiamo visto. Leggendo il titolo forse avrete avrete notato che l’acronimo della mostra ceca ora è BPM, ovvero Brno Patchwork Meeting, e non più PPM. Diciamo che Praga un po’ mi manca, e non solamente perché la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-8358 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/BPM2024.jpg" alt="BPM2024" width="690" height="275" /><span style="color: #000000;">Eccoci qua, <em>on stage again</em>, a raccontarvi del nostro viaggio nella Repubblica Ceca e dei <em>quilt</em> che lì abbiamo visto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Leggendo il titolo forse avrete avrete notato che l’acronimo della mostra ceca ora è BPM, ovvero Brno Patchwork Meeting, e non più PPM. Diciamo che Praga un po’ mi manca, e non solamente perché la trovo affascinante e complicata, ma anche perché lì ho scoperto tanti anni fa delle artiste che andavano cercando una loro via espressiva per staccarsi dalla scuola anglosassone e da quella francese. Oggi posso dire di aver visto lungo, e ammiro con soddisfazione le opere che le <em>quilter</em> ceche possono vantarsi di esporre le loro opere in tutto il mondo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre il viaggio verso Brno è stato lento e complicato, e perciò piacevole. Partiti col sole, e già a Celje il bus procedeva tra i fiocchi di neve che scendevano copiosi, ma per fortuna l’esperienza ci aveva preparato a tutto. La prima tappa prevedeva una sosta a Vienna per una giornata di <em>shopping</em>. Badate bene, non sto parlando di vestiti, calzature e accessori, bensì di materiali e attrezzature per la calcografia e la pittura. Missione compiuta. Tutto ho trovato, e anche di più, e ora so dove andare quando mi servirà qualcosa che qua manco sanno che esiste. Già che eravamo lì abbiamo visitato il Wien Museum in Karlsplatz, appena riaperto da qualche mese, dove all’ultimo piano le pareti erano tappezzate di mirabili incisioni della Vienna del ‘600 e non solo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salutata Vienna abbiamo preso un autobus diretto in Moravia, e abbiamo ritrovato la stessa Brno dello scorso anno, con i suoi pregi e i suoi difetti. Stavolta però, terminati i nostri doveri di cronaca, abbiamo deciso noleggiare un’automobile per concederci qualche gita fuori città. Di questa puntatina in Moravia potrete trovare delle immagini nel <em>post</em> “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2024/05/09/non-solamente-brno/" target="_blank">Non solamente Brno</a></span></strong>”, dal <em>blog</em> ultimelune.it del mio <em>webmaster</em> / fotografo / agenzia turistica / <em>sherpa</em> / ecc.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma immagino che voi siate qui per il <em>patchwork</em>, e che tutta questa menata del viaggio vi lasci abbastanza indifferenti, perciò eccomi pronta a soddisfare la vostra curiosità.</span><span id="more-8356"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Innanzitutto il titolo “BPM 2024 – One Step Beyond&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dice tutto, dice che siamo a Brno, e dice che l’edizione del 2024 è stato un apprezzabile passo in avanti, un passo oltre gli <em>standard</em> che già conoscevamo, nella quantità e soprattutto nella qualità, e ciò grazie alla tenacia e alla professionalità di Jana Štěrbová, da sempre <em>deus ex machina</em> della manifestazione ceca, e alla dedizione di tutte le persone impegnate a mantenere in evidenza una mostra che si confronta con altre che godono di ben altro supporto mediatico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si permetta un pizzico di vanità se racconto che a Brno ho incontrato un folto gruppo di <em>quilter</em> di Bassano del Grappa, giunte lì anche grazie alla curiosità scaturita dai miei <em>report</em> delle mostre di Praga e di Brno.</span></h5>
<h5><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1140997.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8366 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1140997.jpg" alt="P1140997" width="3917" height="2938" /></a></h5>
<h5></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Inizierei con un doppio omaggio, uno alla Moravia che ospita la mostra, e un altro all’artista morava che dà una mirabile rappresentazione del suo paese.<br />
Sto parlando di Jaroslava Grycová, la quale con la tecnica “<em>confetti</em>” realizza dei quadri degni di una pinacoteca. Quest’anno lei ci ha portato delle suggestive immagini dei boschi che si trovano sui monti Jeseníky, la più grande catena montuosa della Moravia-Slesia. Si tratta di un’area paesaggistica protetta (dal 1969), dove regnano l’abete rosso, il faggio, l’acero, la betulla e il sorbo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si dice che tra i monti Jeseníky si possa respirare l’aria più pulita di tutta l’Europa Centrale, e se l’aria non vi basta c’è pure l’acqua, alle terme Priessnitz di Gräfenberg, il centro dove un semplice contadino, Vincent Preissnitz appunto, attorno al 1820 gettò le basi dell’idroterapia, la stessa alla quale si sarebbe ispirato trent’anni dopo il più famoso Sebastian Kneipp (sì, è quello del malto Kneipp). In capo a pochi anni a Gräfenberg sorse uno stabilimento termale dove arrivarono a curarsi anche personaggi famosi, come lo scrittore Nikolai Gogol, l’arciduca d’Austria Anton Victor e il reggente dell’impero austriaco Franz Karl, tanto per fare dei nomi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco allora che Jaroslava Grycová, oltre a deliziarci con le sue bellissime opere, ci offre una buona scusa per fare un giretto nella sua Moravia. Cosa chiedere di più?</span></h5>
<div id="attachment_8360" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Jeseníky-in-autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8360 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Jeseníky-in-autumn-e1715864237392.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Jeseníky in autumn" width="640" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Jeseníky in autumn</p></div>
<div id="attachment_8362" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Johann-Shrot-Trail-Jeseníky-Mountains-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8362 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jaroslava-Grycová-–-Johann-Shrot-Trail-Jeseníky-Mountains-01-e1715864435639.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Johann Shrot Trail-Jeseníky Mountains - 01" width="420" height="611" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Johann Shrot Trail-Jeseníky Mountains</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Certamente conoscerete i marchi famosi come Pfaff, Brother, Bernina, Janome, Juki, perché sono quelli che sempre tornano in associazione ai nomi delle <em>quilter</em> di maggior successo, e in più oggi si assiste all’arrivo di macchine da cucire sempre più tecnologiche, elettroniche, computerizzate, fantascientifiche, quando invece Jaroslava riesce a creare i suoi quadri tessili con una semplice Lada a pedali, e ciò conferma un antico detto in uso dalle mie parti: “<em>no c</em></span><em>onta el penel, conta el soramanigo</em>”.<br />
<img class="aligncenter wp-image-8364 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Lada_T238-_BN-e1715864493824.jpg" alt="Lada_T238 _BN" width="640" height="442" /></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E ora, con la coerenza che sempre mi contraddistingue, da un gradevole stile che si avvicina al pittorico luminismo passiamo a un più complesso astrattismo, lo stile che cerca di dare forma visuale ad  aspetti non immediatamente percepibili, come per esempio le emozioni.<br />
Karen Rips ha inteso rappresentare una aspetto della vita della donna ancora troppe volte sottovalutato, ovvero la depressione perinatale.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8369" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Karen-Rips-–-Perinatal-Depression.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8369 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Karen-Rips-–-Perinatal-Depression-e1715881514606.jpg" alt="Karen Rips – Perinatal Depression" width="640" height="631" /></a><p class="wp-caption-text">Karen Rips – Perinatal Depression</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come in ogni opera astratta, l&#8217;artista suggerisce e chi osserva interpreta. Qui viene mirabilmente rappresentato il senso di solitudine che attanaglia la donna prima e dopo il parto, e le infinite preoccupazioni, la catena di problemi fisici, sociali, affettivi, tutti aspetti connessi che generano quel velo nero tra lei e il mondo esterno, quest&#8217;ultimo abbastanza freddo come il colore blu acciaio che ha scelto, un mondo che della sua sofferenza psichica afferra ben poco, solamente quella punta dell&#8217;<em>iceberg</em>.<br />
Quest&#8217;opera fa parte del progetto &#8220;Minimalism&#8221; che troverete descritto in seguito.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già nel 2022 riimasi colpita dal <em>patchwork</em> di un artista tedesco a me ignoto. Si trattava di &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-H%C3%BCttermann-%E2%80%93-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank">Between the Worlds</a></span></strong>&#8221; di Jochen Hüttermann. Confesso che fui attratta dalla forza espressiva dell&#8217;opera, s&#8217;imponeva alla vista, ma sul momento rinunciai a cercare cosa si celasse dietro (o dentro) quei due centri gravitazionali (due Soli?) che sembravano voler distruggere fa figura centrale.<br />
Oggi, scavando più a fondo e vedendo un&#8217;altra sua opera, penso di aver intuito quali sono le spinte emozionali che inducono l&#8217;artista a rappresentazioni per certi versi drammatiche. </span></h5>
<div id="attachment_8373" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8373 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-e1715883247965.jpg" alt="Jochen Hüttemann - Inside-Outlook-Perspective" width="640" height="535" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttemann &#8211; Inside-Outlook-Perspective</p></div>
<div id="attachment_8374" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8374 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jochen-Hüttemann-Inside-Outlook-Perspective-Detail-e1715884134148.jpg" alt="Jochen Hüttemann - Inside-Outlook-Perspective - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttemann &#8211; Inside-Outlook-Perspective &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per decenni Jochen Hüttermann si è interessato di terapia occupazionale, e suppongo che inevitabilmente abbia sviluppato una certa empatia, o perlomeno una sensibilità verso chi aveva bisogno del suo sostegno.<br />
Osservate l&#8217;opera qui sopra, è una rappresentazione simbolica del mondo col quale ha condiviso dialoghi, problemi, speranze, diverbi, delusioni, passioni e successi. Guardate quei volti, sono tutti di fronte, come quelli delle persone che a lui si rivolgono, sono le finestre di un edificio sociale che inquadra e separa, finestre chiuse, finestre aperte, finestre vuote, finestre sbarrate da un&#8217;inferriata.<br />
E poi il titolo, un capolavoro: &#8220;Inside-Outlook-Perspective&#8221;, prospettiva di una previsione, una mentalità, una visione (<em>outlook</em>) interna, in un mondo piatto che offre ben poche prospettive.<br />
Se potessi associare un pezzo musicale a quest&#8217;opera sceglierei senz&#8217;altro &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.youtube.com/watch?v=UlKrH07au6E" target="_blank">I Talk to the Wind</a></span></strong>&#8221; dei King Crimson.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari a prima vista potrebbe sfuggirvi un dettaglio di quest&#8217;opera, e allora eccomi qui a farvelo notare.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;<em>Vor einem großen Walde wohnte ein armer Holzhacker mit seiner Frau und seinen zwei Kindern; das Bübchen hieß Hänsel und Gretel&#8230;</em>&#8221;<br />
Si tratta delle prime righe di una fiaba molto popolare scritta dai fratelli Grimm: &#8220;</span><span class="mw-page-title-main">Hänsel e Gretel&#8221;. </span><span style="color: #000000;"><br />
</span></h5>
<div id="attachment_8385" style="width: 455px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8385 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-e1715929821696.jpg" alt="Gabi Fisher – Hänsel and Gretel" width="445" height="644" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fisher – Hänsel and Gretel</p></div>
<div id="attachment_8386" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8386 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Gabi-Fisher-–-Hänsel-and-Gretel-Detail-e1715929856326.jpg" alt="Gabi Fisher – Hänsel and Gretel - Detail" width="440" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">Gabi Fisher – Hänsel and Gretel &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Devo dire che finora conoscevo solamente i lavori che Gabi Fisher aveva realizzato con il gruppo SnipSISter, assieme a Gonhild Murmann e Eva Wöhrl, ed erano centrati sulla figura femminile, perciò questo richiamo alle sue fantasie d&#8217;infanzia mi ha sorpreso, come pure sono rimasta piacevolmente stupita dalla sua scelta di sovrapporre il testo della fiaba al <em>quilt</em> di fondo, ma non sperate che io vi riveli come c&#8217;è riuscita <img src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":-)" class="wp-smiley" /><br />
Quest&#8217;opera fa parte di un suo progetto teso a dare forma tessile alle fiabe che ancora le sono care, principalmente quelle dei fratelli Grimm, rappresentate con un una rilettura più adatta ai tempi e all&#8217;età.<br />
Il <em>quilt</em> sottostante al testo raffigura una foresta, per un certo verso aperta e amena all&#8217;imbocco, che però si fa più fitta e minacciosa quando ci si inoltra al suo interno. Si tratta della foresta dove Hänsel und Gretel vengono abbandonati dal padre e dalla matrigna, perché essi non sono in grado di sfamarli a causa del periodo di carestia, pur essendo consapevoli che così facendo li esporranno a pericoli mortali.<br />
Per Gabi questa scelta è troppo simile a quella imposta a chi accetta far partire i figli verso il cosiddetto &#8220;Primo Mondo&#8221; perché nel loro paese imperano carestia e disperazione, e quel viaggio non è meno irto di pericoli mortali di quanto non lo sia la foresta della fiaba, compreso il miraggio di una vita più facile e colma di tutto, proprio come la casa della strega, allettante nell&#8217;aspetto ma illusoria nel messaggio e crudele nella sostanza.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Un concetto simile viene espresso da Angela Minaudo, con la sua opera che è stata premiata al Carrefour Européen du Patchwork.<br />
Troppe volte capita di passare oltre, di girarsi dall&#8217;altra parte, di far finta di non vedere, persino di provare fastidio, quando qualcosa o qualcuno ci ricorda che in fondo godiamo di alcuni privilegi, meritati o meno.<br />
Pur nella sua relativa opulenza, la società divide le persone in due categorie, ossia gli &#8220;integrati&#8221;, i quali in varia misura sfruttano i vantaggi a loro offerti (anche se sono persone perennemente insoddisfatte), e i &#8220;disintegrati&#8221;, coloro che, come dice il prefisso &#8220;dis&#8221;, non si integrano perché non trovano una collocazione accettabile (per indole, per sfortuna, per inadeguatezza). Alla fine gli ultimi diventano anche invisibili, in quanto non solamente vengono tenuti ai margini, ma per garantire la nostra pace sociale e psicologica vengono distrutti socialmente, disintegrati appunto. Devono &#8220;sparire&#8221;.</h5>
<div id="attachment_8392" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Angela-Minaudo-Invisibile.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8392 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Angela-Minaudo-Invisibile-e1716195628135.jpg" alt="Angela Minaudo - Invisibile" width="440" height="589" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Minaudo &#8211; Invisibile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se Angela ha trovato l&#8217;ispirazione per quest&#8217;opera che in quello che purtroppo capita di scorgere tutti i giorni, la chiave sta all&#8217;interno della canzone &#8220;Gli invisibili&#8221; di Ermal Meta, nelle seguenti parole del testo &#8220;<em>Siamo gli ultimi, ci vedi sullo sfondo, siamo gli invisibili che salveranno il mondo</em>&#8220;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/UOVYwwdCH0k?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;">Già che siamo di strada, mi va di proporvi un&#8217;altra opera presentata in Val d&#8217;Argent. Si tratta della riproduzione con la stoffa di un&#8217;opera di Yulia Brodskaya.</h5>
<div id="attachment_8401" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabel-Muñoz-–-Native-Woman.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8401 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabel-Muñoz-–-Native-Woman-e1716198670935.jpg" alt="Isabel Muñoz – Native Woman" width="440" height="624" /></a><p class="wp-caption-text">Isabel Muñoz – Native Woman</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Isabel Muñoz ricordo ancora bene quel fantastico volto di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Isabel-Mu%C3%B1oz-%E2%80%93-Bruja-Piruja.jpg" target="_blank">Bruja Piruja</a></span></strong> quasi totalmente in bianco e nero che presentò nel 2022, e qui dimostra (ma non ce n&#8217;era bisogno) che se la cava benissimo anche col colore.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei dichiara di aver scelto di riprodurre quell&#8217;opera perché era rimasta affascinata dallo sguardo profondo e sicuro di quella donna. lo sguardo fiero di chi conosce il valore del suo passato e lo affida alle generazioni che verranno.</span><br />
<span style="color: #000000;">Permettetemi due parole su Yulia Brodskaya, un&#8217;artista nativa di Mosca ma residente da anni nel Regno Unito. Lei ha trovato con successo nuove forme espressive per il <em>quilling</em>, raggiungendo vette artistiche degne di un museo d&#8217;arte moderna. Se vi interessa vedere di cosa è capace, questo è il sito <em>web</em> di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.artyulia.co.uk/" target="_blank">Yulia Brodskaya</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
<span style="color: #000000;"> Curiosa, questo è l&#8217;aggettivo che mi va di utilizzare per un&#8217;opera che è bi/tridimensionale. Bidimensionale perchè in buona sostanza tutti gli elementi lo sono, e tridimensionale perché il loro assemblaggio li stacca dal piano per offrire un nuovo modo di vedere il <em>patchwork</em>. </span></h5>
<div id="attachment_8406" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8406 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-e1716202522264.jpg" alt="20 Perspectives Group Work – Celebration of Color" width="400" height="578" /></a><p class="wp-caption-text">20 Perspectives Group Work – Celebration of Color</p></div>
<div id="attachment_8407" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8407 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/20-Perspectives-Group-Work-–-Celebration-of-Color-Detail-e1716202611371.jpg" alt="20 Perspectives Group Work – Celebration of Color - Detail" width="400" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">20 Perspectives Group Work – Celebration of Color &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di una realizzazione dell&#8217;associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.20perspectives.com/" target="_blank">20 Perspectives Group Work</a></span></strong>, che unisce le abilità di venti <em>quilter</em> che sono riuscite ad abbattere le distanze geografiche e stilistiche. Provenienti da dieci paesi diversi,  hanno composto un interssante <em>quilt</em> nel quale si manifestano i rispettivi <em>leitmotiv, </em>e i colori sono stati accostati con raro gusto. Andate sul loro sito <em>web</em> e provate a riconoscere le artiste in quella festa cromatica.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per affinità geometrica, ecco un&#8217;altra opera abbastanza inconsueta e sicuramente affascinante come questo coloratissimo paravento realizzato dalla polacca Sylwia Ignatowska. </span></h5>
<div id="attachment_8411" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Szalony-Parawan.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8411 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Szalony-Parawan-e1716205325865.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Szalony Parawan" width="520" height="549" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Szalony Parawan</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi chiedo se tutti questi colori siano quelli che lei ritrova nei fiori in primavera e in estate, sulle rive dei fiumi o nei parchi naturali della sua regione, la Precarpazia.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Negli spazi dedicati a Sylwia Ignatowska erano esposte altre opere di grande impatto visivo, nonché di notevole fattura, e alcune sono presenti nel mio spazio <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>. Non sapendo decidermi su quale inserire qui, avrei scelto quella per me più atipica e per certi versi forse più riconducibile all&#8217;artista.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8415" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8415 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-e1716208143363.jpg" alt="Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg" width="400" height="634" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg</p></div>
<div id="attachment_8416" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8416 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-1-–-Pierwszy-Śnieg-Detail-e1716208218383.jpg" alt="Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska – Pierwszy Śnieg &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Pierwszy Śnieg&#8221;, ovvero &#8220;La prima neve&#8221;.<br />
Nel paese di Sylwia la neve arriva già in autunno, quando ancora le piante rifiutano di arrendersi al gelo che avanza e conservano sui rami i ricordi estivi sotto forma di rade foglie ingiallite. Io m&#8217;immagino un tramonto, le fronde in controluce, e i primi fiocchi che scendono, lenti, senza vento, senza fretta. Tutto allora diventa incerto, ambiguo, possibile, trascendente.<br />
Il valore aggiunto di quest&#8217;opera è che l&#8217;artista ha lavorato per sottrazione, ottenendo le zone più luminose dallo schiarimento di una pezza di lino nero, un metodo che assomiglia, ma con direzione inversa, a quello di una preziosa acquaforte. Ciò che nella calcografia si ottiene con vernici bituminose e acidi corrosivi qui è stato ottenuto con le foglie del suo giardino e della candeggina. Una quiltatura molto curata ha fatto il resto.<br />
Sono grata a Sylwia per aver illustrato passo-passo sul suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://sylaquiltartist.pl/" target="_blank">sito <em>web</em></a></span></strong> l&#8217;originale procedimento da lei seguito. Non capita spesso.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8425" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Logo.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8425 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sylwia-Ignatowska-Logo-e1716215616495.jpg" alt="Sylwia Ignatowska - Logo" width="400" height="547" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ignatowska &#8211; Logo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ospite d&#8217;onore di questa edizione del BPM era l&#8217;Austria, che si presentava così, con questa contaminazione di <em>patchwork</em> e abito tradizionale.</span><br />
<a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Dscn3735.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8426 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Dscn3735-e1716215687514.jpg" alt="Dscn3735" width="440" height="587" /></a>L&#8217;associazione Patchwork Gilde Austria organizza la sue esposizioni ogni volta in una regione diversa. Una delle più interessanti che ho avuto la fortuna di vedere si è svolta a Friesach nel 2015, anche grazie a una collocazione molto suggestiva. Quest&#8217;anno niente <em>show</em>, tutto è rimandato al 2025, a Wiener Neustadt.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un <em>quilt</em> molto gradevole, senza esperimenti, significati nascosti ed effetti speciali, solamente una stradina, alcune antiche abitazioni e delle fronde ombrose. Par quasi di udire il il fruscio delle foglie mosse da una leggera brezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rilassante</span></h5>
<div id="attachment_8428" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8428 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-e1716221419127.jpg" alt="Edith Peitl – Kellergasse" width="400" height="521" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Kellergasse</p></div>
<div id="attachment_8433" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8433 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Kellergasse-Detail-e1716224354478.jpg" alt="Edith Peitl – Kellergasse - Detail" width="400" height="533" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Kellergasse &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Kellergasse</em> sta per vicolo delle cantine, e si tratta di una situazione tipica di alcuni villaggi della Bassa Austria, più precisamente una zona riccha di vigneti denominata <span data-moz-translations-id="0"><span data-moz-translations-id="1">Weinviertel</span></span>. In realtà non si tratta di una collocazione geografica definita da confini, bensì di un assieme di piccoli vigneti che si estendono a macchia di leopardo dal confine con la Cechia fino alla Slovacchia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per fare un esempio, uno dei vini tipici è denominato Brünnerstraßler, perché veniva ricavato da vigne presenti lungo la strada da Vienna a Brno. Oggi il vitigno che va per la maggiore è il Grüner Veltliner, ma non mancano vini più noti come il Riesling, il Müller-Thurgau e il Muskateller.</span><br />
<span style="color: #000000;">Non so quale sia la strada riportata su stoffa da Edith Peitl, ma sono sicura che se c&#8217;è andata avrà passato una splendida giornata (a meno che sia astemia&#8230;).<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8430" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Weinviertel-topographische-Karte.jpeg" target="_blank"><img class="wp-image-8430 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Weinviertel-topographische-Karte.jpeg" alt="Weinviertel - topographische Karte" width="1200" height="849" /></a><p class="wp-caption-text">Dal sito web guidavino.wein.plus</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, ora che ho la mappa so dove andare al prossima volta che mi trovo a Vienna. Se volete, ci vediamo lì.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sempre grazie a Edith Peitl non ho potuto fare a meno di soffermarmi davanti a questo angolino di mondo, giusto qualche albero, un sentierino appena tracciato, una panchina e un piccolo fiume per far scorrere il grande fiume dei nostri sogni infantili.<br />
</span>I bei ricordi spesso sono ingannatori, ma aiutano a sopportare la vita, e se lei tornasse a sedersi su quella panchina non so se ritroverebbe la bambina che era, forse si sentirebbe più vicina a Siddharta, e tutto sommato non sarebbe neanche male.</h5>
<div id="attachment_8434" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8434 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-e1716224479579.jpg" alt="Edith Peitl – Childhood Memory" width="640" height="383" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Childhood Memory</p></div>
<div id="attachment_8435" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8435 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edith-Peitl-–-Childhood-Memory-Detail-e1716224552280.jpg" alt="Edith Peitl – Childhood Memory - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Edith Peitl – Childhood Memory &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di lei mi piace molto la sua filosofia di riutilizzo dei materiali, lo spirito autentico del <em>patchwork</em>. Troppo facile infatti procacciarsi bellissimi <em>batik</em>, stoffe disegnate, <em>kit</em> di colori cromaticamente assiemati, elementi tipici del <em>mood</em> consumistico &#8220;tutto e subito&#8221; dove basta pagare.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In occasione del Quilt Fest 2023, le artiste austriache hanno presentato una serie di opere a tema, un tema in verità abbastanza perticolare: il gruccione.</span><br />
Ecco il suo caratteristico verso che ho pescato sul sito di <span style="color: #000000;">carrozzadergambini.it.<br />
</span></h5>
<div style="width: 256px; " class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-8356-1" width="256" height="192" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4?_=1" /><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4">https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/verso-gruccioni.mp4</a></video></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di un piccolo e varipinto uccello che a causa del riscaldamento globale si sta spostando sempre più verso Nord, quindi da un po&#8217; è presente anche in Austria. Tra le caratteristiche di questo volatile andrebbe notato che la femmina che il maschio sfoggiano pressoché gli stessi colori.</span></h5>
<div id="attachment_8446" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edeltraud-Girlinger-Birdland.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8446 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Edeltraud-Girlinger-Birdland-e1716227666832.jpg" alt="Edeltraud Girlinger - Birdland" width="400" height="542" /></a><p class="wp-caption-text">Edeltraud Girlinger &#8211; Birdland</p></div>
<div id="attachment_8447" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Irene-Prendinger-–-Flucht-vor-dem-Bienemfresser.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8447 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Irene-Prendinger-–-Flucht-vor-dem-Bienemfresser-e1716227735824.jpg" alt="Irene Prendinger – Flucht vor dem Bienemfresser" width="400" height="575" /></a><p class="wp-caption-text">Irene Prendinger – Flucht vor dem Bienemfresser</p></div>
<div id="attachment_8448" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Claudia-Kreindl-–-The-unexpected-poise-of-a-bee-eater.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8448 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Claudia-Kreindl-–-The-unexpected-poise-of-a-bee-eater-e1716227859225.jpg" alt="Claudia Kreindl – The unexpected poise of a bee eater" width="400" height="568" /></a><p class="wp-caption-text">Claudia Kreindl – The unexpected poise of a bee eater</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chiuderei questo capitolo dedicato all&#8217;Austria passando dall&#8217;aria all&#8217;acqua, ovvero dagli uccelli ai pesci.</span></h5>
<div id="attachment_8449" style="width: 580px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8449 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-e1716228042506.jpg" alt="Roswitha Schmit – School of Fish" width="570" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit – School of Fish</p></div>
<div id="attachment_8450" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8450 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Roswitha-Schmit-–-School-of-Fish-Detail-e1716228161331.jpg" alt="Roswitha Schmit – School of Fish - Detail" width="640" height="473" /></a><p class="wp-caption-text">Roswitha Schmit – School of Fish &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">A Roswitha questo tema riesce benissimo. Già presenti in un suo bel <em>miniquilt</em>, i pesci raffigurati in quest&#8217;opera più grande trovano il giusto spazio e la visibilità che meritano. Notevole l&#8217;equilibrio cromatico tra il rosso e l&#8217;azzurro, dove il primo non si perde ma nemmeno s&#8217;impone alla vista, e il secondo che accoglie senza risultare dominante. Complimenti.<br />
Rimane da stabilire il programma di studi di quei pesci&#8230;</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Attraversiamo il confine e torniamo in Cechia.</span><br />
<span style="color: #000000;">La storica associazione <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://bohemiapatchwork.cz/" target="_blank">Bohemia Patchwork Club</a></span></strong> sviluppa progetti sempre interessanti e mai banali. L&#8217;anno scorso presentò a Brno una serie di opere che avevano per tema le finestre delle sinagoghe presenti nella Repubblica Ceca. Nel 2023 si sono dedicate al barocco, in occasione del tricentenario della morte dell&#8217;architetto </span><span class="mw-page-title-main"><span style="color: #000000;">Jan Blažej Santini-Aichel, nato nel 1677 e nipote di Antonin Aichel, un muratore originario di Roveredo che si era spostato a Praga attorno al 1630. Dal padre, abile scalpellino, egli imparò i segreti della lavorazione della pietra, e nonostante un grave <em>handicap</em> fisico (una parte del corpo era paralizzata fin dalla nascita) si recò a Roma per studiare i maestri italiani, principalmente il Borromini. Tornato in Boemia iniziò la sua carriera di architetto, proponendo lo stile gotico-barocco che costraddistingue molte costruzioni ceche.</span><br />
<span style="color: #000000;">Appena venticinquenne fu incaricato della ricostruzione della chiesa di Nostra Signora di Sedlec, la quale era andata semidistrutta durante le guerre hussite, proseguendo la sua breve ma intensa attività fino al suo ultimo capolavoro, il s</span></span><span class="mw-page-title-main">antuario di San Giovanni Nepomuceno, un edificio originale dove predomina il simbolismo e la numerologia.</span></h5>
<div id="attachment_8454" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sedlec_02.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8454 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Sedlec_02-e1716285130813.jpg" alt="Sedlec_02" width="640" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di Nostra Signora di Sedlec. Da: tourismato.cz</p></div>
<div id="attachment_8455" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8455 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ-e1716285689523.jpg" alt="Church_of_St_John_of_Nepomuk_at_Zelená_hora_CZ" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Santuario di San Giovanni Nepomuceno. Foto di Anna Prokopová</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Le <em>quilter</em> boeme hanno realizzato quindi delle opere dove viene rappresentato questo stile architettonico, presentandole in una mostra nel quartiere barocco di Skalka, e da lì in altre esposizioni della Repubblica Ceca, BPM compreso, ovviamente.<span class="mw-page-title-main"><br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Magari vi stavate aspettando una serie di cupole, colonne, vetrate, statue, eccetera, e invece io vi propongo un&#8217;opera di Alena Vave Zemanová che interpreta in maniera molto personale e apprezzabile il tema della mostra.</span></h5>
<div id="attachment_8457" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8457 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-e1716286382909.jpg" alt="Alena Vave Zemanová – Schody do nebe" width="410" height="646" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Vave Zemanová – Schody do nebe</p></div>
<div id="attachment_8458" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8458 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Alena-Vave-Zemanová-–-Schody-do-nebe-Detail-e1716286432843.jpg" alt="Alena Vave Zemanová – Schody do nebe - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Alena Vave Zemanová – Schody do nebe &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Schody do nebe&#8221; significa &#8220;Scala verso il cielo&#8221;, e questo può essere inteso come il Paradiso. Nulla a che fare con la &#8220;Stairway to Heaven&#8221; dei Led Zeppelin, si tratta invece della rappresentazione dell&#8217;altissima scala a chiocciola autoportante che si trova nella  chiesa di Nostra Signora di Sedlec.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Poteva forse mancare Romana Černá al BPM? Ovviamente no.</span></h5>
<div id="attachment_8460" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Romana-Černá-Mikuláš_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8460 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Romana-Černá-Mikuláš_01-e1716289041993.jpg" alt="Romana Černá - Mikuláš" width="500" height="516" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Mikuláš</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se andate a Praga, in Malostranské náměstí, sopra i tetti degli edifici ottocenteschi potrete vedere come su tutto domina la cupola della chiesa di S. Nicola (S. Mikuláš), la chiesa barocca più famosa della città. La sua costruzione durò un intero secolo, tanto che gli elementi più recenti come il campanile sono già in stile rococò.<br />
Qui Romana è tornata alle sue tinte tradizionali, il verde e l&#8217;azzurro, volendo forse richiamare i colori della cupola in bronzo e rame.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Come ogni anno era presente una sezione dedicata al <em>patchwork</em> tradizionale, e come sempre, pur non provando più un particolare trasporto verso questa tecnica compositiva, mi capita di provare un moto di ammirazione verso qualche <em>quilter</em> che dà prova di particolari abilità e gusto sopraffino.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">È il caso di Danuše Březinová, la quale ha portato a Brno un <em>patchwork</em> di grandi dimensioni, quiltato perfettamente, e che aveva degli elementi particolarmente interessanti, come gli inserti in merletto e alcune stelle <em>crazy</em> a cinque punte, queste ultime molto complesse da realizzare e quantomai rare.</h5>
<div id="attachment_8464" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8464 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-e1716290684317.jpg" alt="Danuše Březinová – Rub Al Khali" width="620" height="627" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Březinová – Rub Al Khali</p></div>
<div id="attachment_8465" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8465 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Danuše-Březinová-–-Rub-Al-Khali-Detail-e1716291470789.jpg" alt="Danuše Březinová – Rub Al Khali - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Danuše Březinová – Rub Al Khali &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Col nome &#8220;Rub Al Khali&#8221; viene identificato il grande deserto sabbioso che si trova nella parte meridionale della penisola arabica, e significa letteralmente &#8220;Il quarto vuoto&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Immagino che qui l&#8217;artista abbia voluto utilizzare tutte le sfumature di quella distesa sabbiosa, sulla quale piove senza tregua l&#8217;accecante luce dell&#8217;implacabile Sole al centro.  </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
<span style="color: #000000;">Non è la prima volta che Milena Kankrlíková appare in questo <em>blog</em>. Già nel 2019 (eh, bei tempi&#8230;) ebbi modo di ammirare un&#8217;interpretazione molto personale del Dresden Plate, un <em>patchwork</em> dove la scelta dei motivi delle stoffe utilizzate era stata particolarmente ricercata, un&#8217;attenzione che ho ritrovato solamente nelle opere di Gabrielle Paquin.</span></h5>
<div id="attachment_8466" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8466 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-e1716292737425.jpg" alt="Milena Kankrlíková - 8015 Pieces" width="620" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; 8015 Pieces</p></div>
<div id="attachment_8467" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8467 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Milena-Kankrlíková-8015-Pieces-Detail-e1716292784390.jpg" alt="Milena Kankrlíková - 8015 Pieces - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Milena Kankrlíková &#8211; 8015 Pieces &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vi lascio indovinare cosa significhi il titolo. Io comunque i pezzi non li ho contati, le credo sulla parola. In questo caso il blocco <em>pineapple</em> è stato utilizzato nella maniera più tradizionale possibile, però con una scelta cromatica che dona al suo <em>patchwork</em> una seconda giovinezza.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Volete sapere come si chiama lo stile di Eva Bovoli? Semplice, si chiama &#8220;Eva Bovoli&#8221;.<br />
La si potrebbe definire come la <em>quilter</em> di due mondi. Infatti le sue origini boeme, il suo <em>background</em> culturale e artistico si è spesso confrontato con quello dell&#8217;Italia, il paese nel quale si è trovata a vivere per un lungo periodo, e dove medita di sistemarsi al caldo sole del Sud.<br />
Questo pendolo tra due mondi le ha permesso di sviluppare una sua visione del <em>patchwork</em>, informale e raffinata, attenta alle sue tradizioni ma aperta alle contaminazioni. Fin da quando mi ricordo (era il 2011) non ha mai smesso di stupirmi, senza effetti speciali e nemmeno fughe in avanti, semplicemente lavorando con il massimo dalla libertà che la stoffa e il colore concedevano.<br />
Quella libertà era anche frutto della sua scarsa propensione all&#8217;esibizionismo, non avendo come obiettivo l&#8217;applauso, il consenso, il premio, il successo mondano. Tutto girava e ancora gira attorno al Sole della fantasia che illumina le sue opere tessili.</span></h5>
<div id="attachment_8470" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ginger-Bread-House.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8470 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ginger-Bread-House-e1716306942379.jpg" alt="Eva Bovoli – Ginger Bread House" width="505" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ginger Bread House</p></div>
<div id="attachment_8471" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8471 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-e1716307147180.jpg" alt="Eva Bovoli – Ring Original" width="505" height="508" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ring Original</p></div>
<div id="attachment_8472" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8472 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-–-Ring-Original-Detail-e1716307107983.jpg" alt="Eva Bovoli – Ring Original - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli – Ring Original &#8211; Detail</p></div>
<div id="attachment_8474" style="width: 515px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-03.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8474 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Eva-Bovoli-03-e1716307464877.jpg" alt="Eva Bovoli - 03" width="505" height="379" /></a><p class="wp-caption-text">Eva Bovoli &#8211; Trousse</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Tutte le strade portano a Roma&#8221;, questo è un detto che risale al Medioevo, con un doppio significato. Il primo e più evidente è che in quell&#8217;epoca le uniche strade della penisola italica ancora in buono stato erano quelle tracciate mille anni prima, quando Roma era la capitale di un vasto impero, il resto erano sentieri e carrarecce dal tracciato incerto.</span><br />
<span style="color: #000000;">La seconda chiave di lettura la si deve alla presenza del Papa a Roma, perciò in un epoca durante la quale la religione cattolica aveva l&#8217;ultima parola su tutto e tutti, Roma costituiva la cerniera di tutta la politica dinastica continentale, e tutto faceva capo sulle rive del Tevere. </span></h5>
<div id="attachment_8476" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8476 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-e1716310388531.jpg" alt="Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda”" width="480" height="704" /></a><p class="wp-caption-text">Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda”</p></div>
<div id="attachment_8477" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8477 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marta-Moran-Poza-–-Todos-los-caminos-llevan-s-Roma-“La-Olmeda”-Detail-e1716310460759.jpg" alt="Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda” - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Marta Moran Poza – Todos los caminos llevan s Roma “La Olmeda” &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Marta Moran Poza vive a Saldaña, una cittadina della nella Comunità autonoma di Castilla y León, e a pochi chilometri da casa sua si trova il sito archeologica della villa romana &#8220;La Olmeda&#8221;, i cui resti risalgono al IV secolo. Il sito (coperto) si sviluppa su 4400m<sup>2</sup>, con ben 1400m<sup>2</sup> di mosaici, considerati i più preziosi di tutta la Spagna.</span><br />
<span style="color: #000000;">Direi quindi che i percorsi del blocco &#8220;Volo d&#8217;oche&#8221; sullo sfondo <em>crazy</em> simboleggiano appunto quelle strade, magari non più fisicamente presenti ma storicamente incancellabili.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le associazioni presenti a Brno, la più famosa è certamente lo Studio Art Quilt Associates, più noto come <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.saqa.com/" target="_blank">SAQA</a></span></strong>, che quest&#8217;anno ha portato una serie di opere facenti parte del progetto &#8220;Minimalism&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lo stile minimalista è nato negli USA a metà degli anni &#8217;60, come movimento estetico che si opponeva all&#8217;opulenza del consumismo, il quale si riverberava anche nell&#8217;arredamento e nelle convenzioni sociali. Il motto &#8220;<em>Less is more</em>&#8221; naque proprio in quel periodo. La &#8220;<em>Minimal Art</em>&#8221; consisteva nella riduzione del tutto all&#8217;essenza, agli elementi base necessari alla definizione di un dipinto, una stanza, un testo, un gesto.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8481" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Connie-Rohman-–-Here-and-Now.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8481 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Connie-Rohman-–-Here-and-Now-e1716314118792.jpg" alt="Connie Rohman – Here and Now" width="640" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">Connie Rohman – Here and Now</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Lo so che sembra difficile da comprendere il senso di questo <em>quilt</em>, ma in buona sostanza si tratta di una sorta di <em>Carpe Diem</em> tradotto artisticamente in inglese.<br />
Il senso del minismalismo sta nel inserire il messaggio col mior numero possibile di elementi, e qui le parole &#8220;Here and Now&#8221; si nascondono nel pannello, sono intrecciate, sovrapposte, stravolte, ma il concetto è  inequivocabile, tutto esiste solamente qui e ora, azioni, pensieri, ricordi, parole, e noi dovremmo sottometterci a tale limitazione istantanea se desideriamo vivere pienamente la vita.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più minimalista di così si muore&#8230;</span></h5>
<div id="attachment_8484" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8484 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-e1716315468436.jpg" alt="Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields" width="640" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields</p></div>
<div id="attachment_8486" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8486 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jill-Kerttula-–-Spring-Emerges-in-the-Midwest-Fields-Detail-e1716372312880.jpg" alt="Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jill Kerttula – Spring Emerges in the Midwest Fields &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A prima vista sembrerebbe un semplice lavoro bicolore, un elementare esercizio cromatico, ma, uno, semplice non è perché ci vuole una certa abilità per realizzare quella fitta quiltatura senza che la trapunta perda la planarità e si deformi, e due, ci porta in un luogo per noi lontanissimo e per certi versi alieno.<br />
Nel nostro continente, a meno che non ci si rechi in mare o in qualche landa remota della Finlandia, è difficile trovare uno spazio dove l&#8217;orizzonte è lontanissimo e non spezzato da elementi verticali, un edificio o un albero per esempio.<br />
Il Midwest è diverso, e non di rado si incontrano distese di campi coltivati che si allargano per miglia e miglia senza soluzione di continuità. È probabile che l&#8217;artista abbia incontrato questa distesa nevosa in una frizzante giornata primaverile, e che abbia inteso dare l&#8217;idea di uno spazio sconfinato e della promessa di una prossima primavera.</span><br />
<span style="color: #000000;">La quiltatura orizzontale ha due scopi, sul cielo quello di dare profondità, sul bianco quello di richiamare i solchi della precedenta aratura.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perdonatemi, ma tra tutte le splendide opere della collezione &#8220;Minimalism&#8221; questa è la mia preferita. Non solamente per la forma inconsueta, ma anche per gli effetti di chiaro-scuro ottenuti mediante una sapiente composizione degli elementi in stoffa denim, e per di più riciclata.</span></h5>
<div id="attachment_8487" style="width: 260px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Beth-and-Trevor-Reid-–-The-Voice-of-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8487 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Beth-and-Trevor-Reid-–-The-Voice-of-Water-e1716374855650.jpg" alt="Beth and Trevor Reid – The Voice of Water" width="250" height="628" /></a><p class="wp-caption-text">Beth and Trevor Reid – The Voice of Water</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi due artisti vivono nella torrida Australia, perciò l&#8217;acqua lì è utilizzata con parsimonia. Quando una costruzione utilizza quel prezioso elemento come parte caratterizzante del <em>design</em> si tratta sicuramente di un edificio di alto valore sociale e architettonico.</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo caso Beth and Trevor Reid hanno voluto raffigurare la &#8220;scultura d&#8217;acqua&#8221; che si trova di fronte alla sede dell&#8217;Alta Corte d&#8217;Australia, a Camberra. L&#8217;ho cercata in <em>internet</em>, e ho scoperto che si tratta di una sorta di scalinata lunga decine di metri sulla quale l&#8217;acqua scende saltando da gradini inclinati, proprio come nel <em>quilt</em>, e le diverse intensità di colore richiamano le trasparenze e i riflessi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Saprete già come la penso sui concorsi, perciò da tempo ho smesso di citare premi e vincitori, non per questo motivo però troverei logico non inserire le immagini di alcune opere che reputo interessanti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Devo dire in questa edizione del BPM è stato proposto un tema molto originale, sto parlando di &#8220;Zero Waste&#8221;, per il quale si richiedeva l&#8217;esecuzione di un <em>quilt</em> che utilizzasse materiali di recupero alternativi alla stoffa. Mi è parso subito molto intrigante (e non solo a me&#8230;).</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Era il 2012 quando a Vicenza ammirai per la prima volta un&#8217;opera di Uta Lenk, e poi nel 2019 a Praga rimasi molto colpita dal messaggio (purtroppo ancora attuale) del suo pregevolissimo <em>patchwork</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://i2.wp.com/www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/05/Uta-Lenk-Mediterranean-Blood-Count.jpg" target="_blank">Mediterranean Blood Count</a></span></strong>&#8220;.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_8495" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8495 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-e1716481151610.jpg" alt="Uta Lenk – Seeing red" width="440" height="601" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – Seeing red</p></div>
<div id="attachment_8496" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8496 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Uta-Lenk-–-Seeing-red-Detail-e1716481202139.jpg" alt="Uta Lenk – Seeing red - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Uta Lenk – Seeing red &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per realizzare &#8220;Seeing Red&#8221; Uta Lenk ha utilizzato solamente degli avanzi, un po&#8217; da tutte le parti, dai suoi lavori precedenti, da scampoli di biancheria, da ricami del progetto Guldusi (</span>Deutsch-Afghanische Initiative) e altro ancora. e infine ha raccolto per mesi i tappi copriago delle siringe per dialisi per comporre quei due percorsi.<br />
La traduzione italiana del titolo è &#8220;Vedo rosso&#8221;, e da noi si usa dire cosi quando è impossibile contenere l&#8217;ira, quindi in senso figurato si carica come un toro alla corrida. Non so se anche Uta Lenk sia stata ispirata dalla collera, vero è che di questi tempi è difficile restare imperturbabili, perciò si oscilla tra furore e depressione.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le <em>quilter</em> ungheresi del gruppo <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.modernmovement.eu/home" target="_blank"><span class="wixui-rich-text__text">Modern Movement</span></a></strong></span> sono apparse più volte in questo <em>blog</em>, a cominciare dall&#8217;artista più nota, ossia <span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text">Eszter </span></span></span></span><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text">Bornemisza</span></span></span></span>. Se date un&#8217;occhiata a qualche post precedente e cercate qualcuna di loro potrete rendevi conto dell&#8217;alto livello che hanno raggiunto, nonché del loro eclettismo.</span></h5>
<div id="attachment_8499" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8499 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-e1716483699952.jpg" alt="Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life" width="440" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life</p></div>
<div id="attachment_8500" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8500 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Magdolna-Acélosné-Solymár-–-The-potato-net’s-new-life-Detail-e1716483751200.jpg" alt="Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Magdolna Acélosné Solymár – The potato net’s new life &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Lo so che ormai imperano gli <em>shopper</em> in plastica, le confezioni monouso e monoporzione, gli involucri altisonanti di marchi televisivamente imposti, e quasi solamente fuori città si usano ancora le sporte riutilizzabili e simili. Forse anche nel paese di Magdolna Acélosné Solymár resistono le borse in rete per le arance, le patate, i limoni e poco altro.<br />
Come che sia, lei ha trovato il modo di riutilzzale per ottenere un&#8217;opera originale di grande effetto, offendo una nuova vita a degli oggetti che in genere contribuiscono invece a far crescere il volume dell&#8217;immondizia da eliminare.<br />
Complimenti.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra i parametri del concorso c&#8217;era quello di utilizzare dei materiali che in genere sono considerati degli &#8220;scarti&#8221;. Dunque, quando vi capita di mangiare una caramella magari è necessario togliere l&#8217;involucro esterno, in parole povere si scarta la caramella. Ma contrariamente a quanto si potrebbe intendere letteralmente, non è la caramella lo &#8220;scarto&#8221;, bensì quel fazzolettino di carta o di plastica. Nel <em>quilt</em> sottostante quegli originali scarti compongono la cornice esterna e le zone di <em>trencadis</em>.</span></h5>
<div id="attachment_8501" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8501 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-e1716485859381.jpg" alt="Stelio Vascotto - La dolce vita" width="440" height="642" /></a><p class="wp-caption-text">Stelio Vascotto &#8211; La dolce vita</p></div>
<div id="attachment_8502" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8502 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Stelio-Vascotto-La-dolce-vita-Detail-e1716485907784.jpg" alt="Stelio Vascotto - La dolce vita - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Stelio Vascotto &#8211; La dolce vita &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Badate che sarebbe troppo facile restringere il tutto a un collegamento diretto tra l&#8217;aggettivo &#8220;dolce&#8221; e lo zucchero delle caramelle e dei cioccolatini. La faccenda è un tantino più complessa.</span><br />
<span style="color: #000000;">Innanzitutto i materiali, sicuramente alternativi. Il <em>top</em> è in Evolon, sul quale è stato dipinta a mano con l&#8217;acrilico la locandina di quel famoso film. Per iI <em>batting</em> è stato utilizzato del vello in lana grezza, quello col quale si avvolgono le piante del giardino affinché non gelino in inverno. Anche il <em>backing</em> è in Evolon.</span><br />
<span style="color: #000000;">E adesso torniamo al film, che è la vera chiave di lettura di quest&#8217;opera. Rimando chi non l&#8217;avesse visto alla pagina relativa su <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_dolce_vita" target="_blank">Wikipedia</a></span></strong>. In poche parole, gran parte della vicenda racconta la vita futile e sregolata della Roma benestante alla fine degli anni &#8217;50, la quale trovava il suo fulcro in Via Veneto. Tutti quei personaggi sono eccessivi, vistosi, sfacciati, effervescenti, luccicanti come gli incarti delle caramelle del <em>quilt</em>, e come questi ultimi sono altrettanto privi di spessore. Anche la quiltatura della cornice, assolutamente casuale, è simbolica. Essa racconta di come la rete di relazioni in quel mondo (nel film sembrerebbe che tutti conoscano tutti) fosse assolutamente futile e priva di uno scopo al di fuori dell&#8217;immediata gratificazione personale.<br />
Forse vi starete chiedendo come mai io sia in grado di descrivere con tanta precisione tutti quei dettagli tecnici e significativi. La risposta sta nel fatto che conosco fin troppo bene questo artista (nonché fotografo / <em>webmaster</em> / guida / <em>sherpa</em> / ecc.).<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Hilde van Schaardenburg che fanno parte della serie &#8220;Radiation&#8221; hanno una caratteristica in comune, sono state realizzate da lei e sua madre, Ruth Kübler. Si tratta di una felice collaborazione generazionale, contraddistinta da due tecniche molto diverse. Ruth si è occupata della zona centrale, totalmente ricamata, mentre Hilde ha espanso quella zona con dei motivi radiali cha partono dal centro dell&#8217;opera. Il risultato è, come potete vedere, impressionante, e che suggerisce una sorta di aspirazione morale, ovvero che la bellezza, in quasiasi forma essa sia stata creata, è destinata a irradiarsi oltre i confini del nostro tempo.</span></h5>
<div id="attachment_8506" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Strahlung-10.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8506 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Strahlung-10-e1716534585517.jpg" alt="Hilde van Schaardenburg – Strahlung 10" width="520" height="513" /></a><p class="wp-caption-text">Hilde van Schaardenburg – Strahlung 10</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Va detto che per Hilde van Schaardenburg questa tipologia di opere è stata una sorta di scommessa, una frattura col suo stile che è caratterizzato da linee curve o motivi appena accennati.</span></h5>
<div id="attachment_8507" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Berlin-Reichstag.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8507 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Hilde-van-Schaardenburg-–-Berlin-Reichstag-e1716535805301.jpg" alt="Hilde van Schaardenburg – Berlin Reichstag" width="400" height="743" /></a><p class="wp-caption-text">Hilde van Schaardenburg – Berlin Reichstag</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo <em>quilt</em> è rappresentato uno scorcio della spettacolare cupola del Reichstag di Berlino, vista dall&#8217;interno. Questo importante edificio ha sofferto negli anni del suo valore simbolico. I primi a danneggiarlo pesantemente furono i nazisti che appiccarono un incendio col fine gridare al complotto comuista e sospendere tutte le garanzie democratiche. Il palazzo non fu restaurato in quanto vestigia di un regime parlamentare che i nazisti ripudiavano. I bombardamentri della seconda guerra mondiale fecero il resto, ma nemmeno dopo il 1945 il Reichstag venne riportato a uno stato accettabile, in quanto la capitale della Germania Ovest era Bonn. Una prima messa in sicurezza del palazzo fu effettuata più di una decina d&#8217;anni dopo, ma si dovette attendere la riunificazione delle due Germanie per vederne il restauro completo, compresa la nuova cupola in vetro inaugurata nel 1999.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le <em>quilter</em> olandesi del gruppo</span> <a href="https://colorminds.nl/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>Colorminds</strong></span> </a><span style="color: #000000;">hanno portato a Brno ben 41 opere, più questo spettacolare <em>banner</em> lungo più di 7 metri realizzato nel 2023 da tutte le artiste in occasione del decimo anniversario di costituzione del loro gruppo. Ecco chi sono le autrici di questo <em>banner</em> (da sinistra):</span><br />
<span class="Body-C0" style="color: #000000;"> Suze Termaat<br />
Rita Dijkstra<br />
Ellen Lodder-Veurman<br />
Nienke de Lange<br />
Marjolijn van Wijk<br />
Corinne Zambeek-<wbr />van Hasselt<br />
Rineke van Zeeburg<br />
Mariëlle Huijsmans</span></h5>
<div id="attachment_8511" style="width: 3858px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8511 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno.jpg" alt="colorminds-xxl-10-year-anniversary-brno" width="3848" height="697" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine da: colorminds.nl</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già dall&#8217;immagine soprastante appare evidente che nelle loro scelte artistiche il colore è la chiave dominante, come del resto il nome della loro associazione lo sottolinea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La particolarità è che ogni <em>quilt</em> deve rispondere a un predeterminato accostamento cromatico, per esempio Blu-Rosso-Verde, oppure Rosso-Arancio-Giallo, e la difficoltà sta nel trovare il giusto equilbrio tra colori e forma, impatto e peso, contrasto e accostamento, però possiamo ben dire che i risultati sono stupefacenti.</span></h5>
<div id="attachment_8516" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8516 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-e1716542649299.jpg" alt="Suze Termaat - Limited" width="443" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Suze Termaat &#8211; Limited</p></div>
<div id="attachment_8517" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-Detail-1.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8517 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Suze-Termaat-Limited-Detail-1-e1716542756523.jpg" alt="Suze Termaat - Limited - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Suze Termaat &#8211; Limited &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Suze Termaat ama lavorare con materiali diversi e forme non convenzionali. In quest&#8217;opera, lei sottolinea l&#8217;intrinseca delicatezza e fragilità di alcuni aspetti della vita, la casualità e l&#8217;intreccio, e tutto sommato la loro transitorietà, scavando sotto ai quali si può guardare oltre i nostri limiti.<br />
La composizione cromatica scelta per questo <em>quilt</em> è &#8220;Giallo-Verde-Blu&#8221;.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di più immediata interpretazione ma non per questo meno pregevole il motivo proposto da Rineke van Zeeburg, su un <em>quilt</em> che fa parte del gruppo cromatico &#8220;Rosso-Blu-Giallo&#8221;. La raffinatezza dell&#8217;accostamento cromatico, combinata con le forme del soggetto principale e la quiltatura che ne suggerisce altre sullo sfondo, rende difficile non soffermarsi di fronte alla bellezza che la natura ci regala anche nelle piccole cose. </span></h5>
<div id="attachment_8525" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8525 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-e1716624175139.jpg" alt="Rineke van Zeeburg – Daucus Carota" width="443" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Rineke van Zeeburg – Daucus Carota</p></div>
<div id="attachment_8526" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8526 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Rineke-van-Zeeburg-–-Daucus-Carota-Detail-e1716624198914.jpg" alt="Rineke van Zeeburg – Daucus Carota - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Rineke van Zeeburg – Daucus Carota &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quelli che vedete rappresentati nel <em>quilt</em> sono i fiori dell&#8217;antenata selvatica della ben nota carota arancione. In verità le carote si possono trovare anche in altri colori, viola, gialle, nere, rosse, bianche. Sono tutte commestibili, e variano per il contrenuto di zuccheri, di antiossidanti, di vitamine, eccetera. La carota arancione è stata creata e diffusa dagli olandesi tra il XVI e il XVII secolo in omaggio alla loro casa reale, gli Orange.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A parer mio una delle opere della mostra di Brno che più tendono all&#8217;arte pura è &#8220;Reflection&#8221;, di Marjolijn van Wijk.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per la serie &#8220;Monochrome&#8221; lei ha scelto di utilizzare tante sfumature del blu e dell&#8217;azzurro, dal cobalto al pavone, dal polvere al celeste, al fine di far risaltare sia la luce che la profondità delle ombre.</span></h5>
<div id="attachment_8530" style="width: 453px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8530 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-e1716626620375.jpg" alt="Marjolijn van Wijk - Reflection" width="443" height="629" /></a><p class="wp-caption-text">Marjolijn van Wijk &#8211; Reflection</p></div>
<div id="attachment_8532" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8532 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Marjolijn-van-Wijk-Reflection-Detail-e1716626648261.jpg" alt="Marjolijn van Wijk - Reflection - Detail" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Marjolijn van Wijk &#8211; Reflection &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Anche il processo di creazione di quest&#8217;opera denota una padronanza di mezzi artistici che vanno ben oltre ago e filo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei è partita da un suo disegno base realizzato su carta mediante acrilico e <em>collage</em>, che poi è stato riportato su stoffa. Su quella sono stati aggiunti altri dettagli pittorici, e infine la quiltatura ha dato l&#8217;ultimo tocco artistico.<br />
Che dire, non so ho provato più ammirazione o più invidia, e vi assicuro anche vedendolo ora su questo monitor, pur essendo la fotografia non totalmente fedele, la mia emozione rimane inalterata.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo <em>post</em> ho inserito &#8220;solamente&#8221; quattro opere del gruppo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://colorminds.nl/" target="_blank">Colorminds</a></span></strong>, non perché le altre non fossero degne di nota, tutt&#8217;altro, ma per solleticare la vostra curiosità. Altre le potrete trovare nel mio album <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums/72177720316661307" target="_blank">Flickr</a></span></strong>, ma io vi invito a visitare la loro pagina <em>web</em>, dove potrete ammirare tutte le loro creazioni con una qualità fotografica che rende loro giustizia. Fidatevi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Jana Dohnalová propone una sua tecnica che si chiama &#8220;Trapunto dipinto&#8221;. Si tratta di ottenere fantastici effetti cromatici e di <em>texture</em> unendo la quiltatura e la pittura. Sapendo che l&#8217;arte del dipingere la stoffa non si apprende in quattro e quattr&#8217;otto, e che comunque potrebbe sempre presentare delle difficoltà, lei ha immaginato una tecnica che si presenta facile come colorare un libro per ragazzi.</span></h5>
<div id="attachment_8536" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8536 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-e1716636701641.jpg" alt="Jana Dohnalová – Crossroads" width="410" height="686" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Dohnalová – Crossroads</p></div>
<div id="attachment_8537" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-Detail_01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8537 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Jana-Dohnalová-–-Crossroads-Detail_01-e1716637010826.jpg" alt="Jana Dohnalová – Crossroads - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Dohnalová – Crossroads &#8211; Detail. Da: janadohnalova.cz</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come vedete qui sopra, i risultati sono più che apprezzabili, e dimostrano ancora una volta (manco ce ne fosse bisogno&#8230;) che la fantasia delle <em>quilter</em> è inesauribile.</span><br />
<span style="color: #000000;">Qualora vi interessasse il trapunto dipinto, non avete che da seguire uno dei suoi corsi su <em>internet</em> tramite il suo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://janadohnalova.cz/kurz-malovane-trapunto/" target="_blank">sito web</a></span></strong> o andando a Praga, tanto il ceco lo sapete, no?<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Passerei dai colori vivaci ai colori appena appena visibili, quasi sottintesi, ma quanto mai suggestivi.</span></h5>
<div id="attachment_8560" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabelle-Wiesler-–-Birkenwald.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8560 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Isabelle-Wiesler-–-Birkenwald-e1716709816380.jpg" alt="Isabelle Wiesler – Birkenwald" width="720" height="372" /></a><p class="wp-caption-text">Isabelle Wiesler – Birkenwald</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La betulla è uno degli alberi più aggraziati che possiamo trovare nei nostri boschi. Ha un fusto snello ed elegante, con una corteccia bianchissima screziata di nero. I rami sono molto flessibili, e se soffia un pò di vento è uno spettacolo vederli ondeggiare, anche perché questi alberi possono raggiungere i trenta metri d&#8217;altezza, e quindi intercettano ogni corrente d&#8217;aria di passaggio. Nei boschetti di betulla trovano riparo stormi di piccoli lucherini, i quali accompagnano col loro cinguettio lo stormir di fronde.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come molti altri artisti, uno per tutti, Gustav Klimt, anche Isabelle Wiesler si è innamorata di un bosco di betulle e ci regala l&#8217;atmosfera tranquilla che quello infonde nello spirito.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
ELG, ovvero Elina Lusis-Grinberga. Figlia d&#8217;arte, questa artista lettone esplora sempre nuove forme espressive, con forme e materiali inconsueti. </span><span style="color: #000000;">Talvolta gioca con le trasparenze e le sovrapposizioni, ma comunque predomina quasi sempre un senso di indeteminatezza, come se ciò che stiamo osservando sia momentaneo e mutevole</span></h5>
<div id="attachment_8543" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8543 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-e1716651597123.jpg" alt="Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup" width="640" height="484" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup</p></div>
<div id="attachment_8544" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8544 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Elina-Lusis-Grinberga-–-Bring-me-sunset-in-a-cup-Detail-e1716651713446.jpg" alt="Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Elina Lusis-Grinberga – Bring me sunset in a cup &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Può capitare che l&#8217;ispirazione per un&#8217;opera visuale sorga da aspetti che trascendono il senso della vista. In questo caso sono stati la musica e un ricordo ad aver offerto a Elina gli elementi fondamentali per realizzare un <em>quilt</em>. Il ricordo è sicuramente quello di uno struggente tramonto, forse incontrato all&#8217;orizzonte di acque più calde (in tutti i sensi) di quelle del Mar Baltico. Sembrerebbe proprio che un Sole abbia ceduto i suoi colori al contenitore sottostante.</span><br />
<span style="color: #000000;">La musica invece fa rifermento a una composizione per soprano e violoncello barocco che Anna Veismane, anche lei lettone, ha scritto per le figlie di Elina, e si intitola &#8220;Bring me sunset in a cup&#8221; in quanto le parole sono quelle dell&#8217;omonima poesia di Emily Dickinson.</span><br />
<span style="color: #000000;">Riporto qui la prima stanza di quell&#8217;opera.</span></h5>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="128*" />
<col width="128*" /> </colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="50%">
<h5><span style="font-family: Verdana, sans-serif; color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><i>Bring me the sunset in a cup,<br />
Reckon the morning&#8217;s flagons up<br />
And say how many Dew,<br />
Tell me how far the morning leaps —<br />
Tell me what time the weaver sleeps<br />
Who spun the breadth of blue!</i></span></span></h5>
</td>
<td width="50%">
<h5><span style="color: #000000;"><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Portami il tramonto in una tazza</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>c</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>onta le anfore del mattino</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le gocce di rugiada.</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dimmi fin dove arriva il mattino –</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>quando dorme colui che tesse</i></span></span></em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><br />
</i></span></span><em><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>d’azzurro gli spazi.</i></span></span></em></span></h5>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prendo spunto dalla musica per sottolineare come i miei resoconti delle mostre abbiano spesso l&#8217;andamento di un crescendo rossiniano, e le opere che vedrete di seguito non potranno che confermarlo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ricordo che nel 2015, dopo dieci anni di assenza dovuti a precedenti delusioni, iniziai di nuovo a frequentare la Val d&#8217;Argent, riscoprendo allora la qualità del Carrefour Européen du Patchwork, e tra le opere che mi colpirono così favorevolmente c&#8217;erano le farfalle di Béatrice Bueche, per la fattura dell&#8217;opera e per l&#8217;originalità del soggetto notturno-diurno.<br />
</span>A Brno lei ha portato molti piacevolissimi <em>quilt</em>, dei dipinti tessili delicati e suggestivi, ma i mei gusti bislacchi sono stati attirati dalle sue opere dove predominano il bianco e nero, come del resto già avvenne nel 2015.</h5>
<div id="attachment_8545" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8545 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-e1716654981928.jpg" alt="Béatrice Bueche – Contrastes" width="640" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Contrastes</p></div>
<div id="attachment_8547" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8547 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Contrastes-Detail-e1716655024747.jpg" alt="Béatrice Bueche – Contrastes - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Contrastes &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In vita mia non avevo mai visto un contrasto così bene in accordo! Vero è che per immaginare una composizione quasi monocromatica con quel Sole rosso che sembra quasi gridare la sua impossibilità a dare colore e vita al paesaggio ci vuole un occhio artistico non comune.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sulla stessa falsariga ecco questa coppia di zebre su uno sfondo i cui colori sfuggono al solito <em>cliché</em> Africa &#8211; savana &#8211; caldo. Per certi versi potrebbe trattarsi di un paesaggio notturno, una notte di luna piena con gli animali che vengono destati all&#8217;improvviso da un segnale allarmante.</span></h5>
<div id="attachment_8549" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8549 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-e1716656925286.jpg" alt="Béatrice Bueche – Zebra" width="450" height="689" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Zebra</p></div>
<div id="attachment_8550" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8550 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Béatrice-Bueche-–-Zebra-Detail-e1716656946814.jpg" alt="Béatrice Bueche – Zebra - Detail" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Béatrice Bueche – Zebra &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vedete come l&#8217;intreccio di bianco e nero quasi vi confonda la vista? Ebbene, si tratta proprio di una forma di difesa contro i predatori. La maggioranza dei mammiferi preferisce mimetizzarsi, prendere i colori dell&#8217;ambiente dove vivono, invece le zebre non si nascondono, anzi il loro manto è riconoscibile anche a grande distanza, però quando sono tutte assieme in branco il predatore vede una foresta di righe bianche e nere nella quale non riesce a distinguere bene dov&#8217;è una testa e dov&#8217;è una coda, quante zampe ci sono e di chi, perciò si trova indifficoltà.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi lavora di getto, quasi a braccio, e c&#8217;è invece chi &#8220;costruisce&#8221; un&#8217;opera d&#8217;arte seguendo (o inseguendo) un&#8217;idea progettuale ben precisa, stabilendo delle personalissime regole, scoprendo o inventando i <em>medium</em> necessari per giungere al traguardo di una composizione perfetta. Questo è il caso di Martina Hilgert-Vervoort, la quale ha curato fin nel minimo dettaglio l&#8217;esecuzione di questo <em>patchwork</em>.</span></h5>
<div id="attachment_8553" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8553 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-e1716660868133.jpg" alt="Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII" width="440" height="654" /></a><p class="wp-caption-text">Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII</p></div>
<div id="attachment_8554" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8554 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/Martina-Hilgert-Vervoort-–-Reflections-XIII-Detail-e1716660913427.jpg" alt="Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII - Detail" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Martina Hilgert-Vervoort – Reflections XIII &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lei, tanto per cominciare bene, si occupa della tintura delle stoffe, avendo già ben chiaro in mente quale sarà l&#8217;effetto cromatico che vuole ottenere. Qui ha utilizzato delle striscioline per suddividere ulteriormente le zone di colore diverso, quasi a volerle trattenere al loro posto. Le simmetrie sono molteplici, quella volumetrica per incominciare. Se ci fate caso, noterete come la larghezza delle zone a tinta unita equivalga a quelle quadrettate. Anche i colori si ripropongono con una certa simmetria, riproponendo la stessa tinta sia per il filo da quiltatura e sia per la stoffa di base. Osservate i colori l&#8217;ultima fascia verticale a sinistra, sono più freddi, quasi spenti rispetto all&#8217;equivalente fascia centrale. Questo avviene quando un&#8217;immagine trova il suo riflesso in un specchio d&#8217;acqua, e in effetti tutto il disegno sembra percorso da un&#8217;increspatura che gli regala una meravigliosa irregolarità.<br />
Credetemi, non mi stancherei mai di guardarlo.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ci sarebbero altre opere da mostrare, e fin d&#8217;ora chiedo scusa alle artiste che non ho citato; se avessi voluto essere esaustiva questo <em>post</em> sarebbe stato lungo il triplo, e uscirebbe sul <em>blog</em> verso Natale o giù di lì. Inoltre mi dichiaro colpevole anche per aver fatto prevalere talvolta i mei gusti personali e pertanto mi affido alla clemenza della corte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A mia parziale difesa vi ricordo che sul mio spazio <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank">Flickr</a></span></strong> sono presenti altre immagini che non ho riportato qui, e inoltre, come dico sempre, tutto questo fotografare, riportare, descrivere, commentare serve solamente per invitarvi a visitare le mostre di persona, perché c&#8217;è molto di più di quanto io riesca a registrare. Confido inoltre che quanto si trova sul <em>blog</em> possa costituire una sorta di scoperta per chi il <em>patchwork</em> non lo conosce, oppure lo considera alla stregua di un ornamentale <em>hobby</em> femminile. Vedete bene che c&#8217;è molto di più in un pannello elaborato con pazienza e gusto, ci sono l&#8217;aspirazione artistica, l&#8217;estro creativo, la storia personale, la cultura, la tradizione, la sperimentazione, l&#8217;idea di un futuro che non considera la bellezza una qualità inutile perché non monetizzabile.<br />
Posso confermarvi che la mostra di Brno del 2024 ha rappresentato tutto questo, e lo ha fatto in misura e maniera superlative. Vi basti pensare che, sulla base delle nostre esperienze passate, avevamo preventivato di passare lì l&#8217;intera mattinata, mentre invece siamo entrati poco dopo l&#8217;apertura e al pomeriggio c&#8217;hanno quasi dovuto cacciare via perché chiudevano, il che la dice lunga circa l&#8217;interesse che abbiamo provato.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come già scritto all&#8217;inizio di questo articolo, dopo la mostra ci siamo presi qualche giornata per girare attorno a Brno, per visitare un pezzetto di Moravia, giusto un assaggio, e posso dirvi che promette bene.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Turismo ancora abbastanza rarefatto, e molti aspetti caratteristici mantengono la loro originale identità culturale e storica. Ecco alcuni scampoli, mentre altre immagini le potete trovare nel <em>post</em> “<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2024/05/09/non-solamente-brno/" target="_blank">Non solamente Brno</a></strong></span>”.</span></h5>
<div id="attachment_8564" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150032.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8564 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150032-e1716716662218.jpg" alt="P1150032" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kromeríž &#8211; Giardini</p></div>
<div id="attachment_8565" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150012.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8565 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1150012-e1716716871800.jpg" alt="P1150012" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Pernštejn &#8211; Castello</p></div>
<div id="attachment_8567" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060466.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8567 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060466-e1716717276455.jpg" alt="P1060466" width="640" height="479" /></a><p class="wp-caption-text">Olomouc &#8211; palazzo arcivescovile</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per contro devo dire che pur arrivando lì in primavera inoltrata (anche se il meteo diceva il contrario&#8230;) abbiamo trovato alcuni monumenti ancora non visitabili, poiché pare che la stagione &#8220;turistica&#8221; parta da Maggio in poi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi chiedo se non sarebbe il caso di spostare di qualche settimana il BPM, per offrire a chi arriva a Brno per la mostra l&#8217;opportunità di visitare la Moravia, e magari in termini numerici se ne avvanteggerebbe di riflesso pure l&#8217;esposizione di Brno.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060456.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-8568 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/P1060456-e1716717878146.jpg" alt="P1060456" width="640" height="496" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Ragionateci sopra&#8230;.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come per i <em>reportage</em> del passato, eccovi un breve filmato del BPM, giusto una veloce carrellata, più alcuni momenti del nostro viaggio in Moravia.</span><br />
<strong><span style="color: #000000;"><em>Enjoy</em>!</span></strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/aID3t45TV1U?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></h5>
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		<title>One More Time</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via, via, via! Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, ça va sans dire, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg"><img class=" size-full wp-image-7090 alignnone" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/LogoViennaPragaBrno.jpg" alt="LogoViennaPragaBrno" width="2586" height="954" /></a></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Via, via, via!</strong></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Vienna, Praga, Brno, tre esperienze, tre sensazioni, tre caratteri, e tre per tre fa nove, nove giorni durante i quali abbiamo scarpinato, guardato, scoperto, incontrato, viaggiato, mangiato e, <em>ça va sans dire</em>, bevuto, nove giorni alla ricerca di ricordi e speranze, nove giorni che hanno infranto quella gabbia di tristezza che mi imprigionava da un paio d’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Rossana che era partita all’alba di un grigio martedì, è ritornata dopo una settimana e mezza con un considerevole bagaglio di ricordi ma più leggera nello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto viene buona una delle gianografie scritte dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>pusher</em> / fotografo / ecc., e si intitola “ADDIO”.</span><br />
<em><span style="color: #000000;"> Il viaggiatore non conosce ritorno. A partire è uno, a tornare è un&#8217;altra persona. Qualora tornasse quello stesso uno è come se non fosse mai partito.</span></em><span id="more-7089"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi corre l’obbligo di spiegare le cause di questa mia metamorfosi minima, ovvero di come una semplice gita in luoghi meno che esotici e neppure del tutto sconosciuti abbia potuto sortire un tale benefico effetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mi si dirà che l’esperienza ritrovata di un viaggio all’estero, dopo mesi e mesi di soggiorno obbligato, è già condizione sufficiente per rinfrancare lo spirito, e forse è vero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Magari ha contribuito pure l’allentamento delle misure sanitarie antipandemiche di Austria e Cechia, un certo <em>lasseiz-fare</em> che, pur giudicandolo avventuroso, ci ha regalato quel briciolo di serenità che mancava da due anni e passa. Non mi illudo, non è finita, non è ancora giunto il momento della pace, ma una tregua è sempre una tregua, e guai a non approfittarne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sempre sono debitrice nei confronti della mia personale agenzia di viaggi, la quale stavolta si è superata regalandomi a Praga la più bella sistemazione che potessi desiderare, e anche questo fatto ha di certo contribuito a volgere al bello il mio stato d’animo.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7101" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010555.jpg" alt="P1010555" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto vero, però la causa “scatenante” di un tale capovolgimento emotivo è meno appariscente, e forse soltanto ingannevole, come il succedersi imprevisto di eventi suggestivi che formano un quadro visibile solo a chi è disposto a emozionarsi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo di questi è, non ci crederete mai, Praga.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dubitavo, lo confesso. Nel corso degli anni mi sono ritrovata a detestare un turismo invasivo e incolto, oltre a provare amarezza per una certa decadenza dei costumi sociali, perciò temevo di scendere in una città piegata dalla pandemia, dalla crisi e dalla paura, una crisalide vuota.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E invece, guarda là, mi sono ritrovata ad abbracciarla come i primi tempi, mi ha riconquistato con un’inaspettata dimostrazione di vitalità, un palese rifiuto di arrendersi alle avversità che la peste cinese ci ha dispensato a piene mani, una città che anzi ha deciso di alzare la posta con tutta una serie di iniziative, sia istituzionali che private, il che, lasciatemelo dire, è stato come un raggio di sole se lo paragoniamo al plumbeo immobilismo al quale ci siamo, purtroppo, assuefatte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7100" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010730.jpg" alt="P1010730" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Non meno stimolante è stata l’occasione di ammirare i <em>quilt</em> esposti a Brno, e per due motivi. Il primo risponde a un’emozione empatica, quella di gioire assieme alle <em>quilter</em> ceche per la rinascita del Prague Patchwork Meeting, una manifestazione che ho sempre amato per motivi che superavano il mero interesse per il <em>patchwork</em>. Il secondo motivo di soddisfazione è stato determinato dalla qualità delle opere esposte, e soprattutto dalla precisa scelta di muoversi in direzione dell’arte, pur essendo questo indirizzo sempre impegnativo per una <em>quilter</em> giacché comporta più domande che risposte.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7104" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image-Detail.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image - Detail" width="640" height="427" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Chi frequenta questo <em>blog</em> saprà già che a me piace prendere le cose molto alla lontana, e perciò, prima di arrivare a Brno, la mia agenzia di viaggi ha organizzato delle escursioni culturali a Vienna e Praga alla scoperta di attrazioni e opere note o meno note, antiche o contemporanee, gradevoli o criptiche, consone o sorprendenti, e di ciò trovate traccia nello zibaldone visuale del breve filmato che è stato inserito in fondo a questo articolo.</span></h5>
<div id="attachment_7109" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="Vienna" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7109" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1140461.jpg" alt="P1140461" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Vienna</p></div>
<div id="attachment_7111" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7111" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1010770_ok.jpg" alt="P1010770_ok" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Praga</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Direi che sarebbe ora che vi parli finalmente del Prague Patchwork Meeting di Brno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo in Moravia, una regione sudorientale della Repubblica Ceca, che però nel Medioevo si estendeva dalla Pannonia alla Slesia comprese, per disintegrarsi all’inizio del X secolo sotto la pressione degli Ungari. Brno divenne unica capitale della Moravia solamente nel 1648 in virtù della sua favorevole posizione difensiva rispetto a Olomouc, un’altra delle tre “capitali” della Moravia assieme a Znojmo.</span></h5>
<div id="attachment_7116" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7116" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/P1020036.jpg" alt="P1020036" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Brno</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Cosa potrei dire di questa nuova collocazione della mostra? Uno dei vantaggi è costituito dalla sua prossimità al confine austriaco. Anche se il piccolo aeroporto locale offre pochissimi collegamenti, andrebbe considerato il fatto che bastano solamente due ore di treno per raggiungere l’aeroporto di Vienna, uno <em>hub</em> internazionale servitissimo, e ancor meno per la stazione ferroviaria della capitale austriaca.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche la sede espositiva è tutta un’altra musica rispetto a quella di Praga. Si tratta di un grande complesso che, pur avendo quasi un secolo di vita, appare modernissimo e funzionale a qualsiasi manifestazione fieristica, e per di più è relativamente vicino al centro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Prague Patchwork Meeting ne occupava solo una piccola zona, non per esiguità della mostra ma per la vastità dello spazio a disposizione. In buona sostanza di posto per crescere ce n’è a iosa.<br />
Per contro a Brno non è che ci sia tantissimo da vedere. Visitata la fortezza dello Spielberg, le ville Tugendhat e Löw-Beer, la cattedrale e qualche bel giardino, non c&#8217;è altro da fare che girare per il piccolo centro storico. Di posti interessanti ce ne sono anche in Moravia, però raggiungibili con una certa difficoltà se non si dispone di un mezzo di trasporto privato. Allora, visti i prezzi molto ragionevoli, noleggiare un&#8217;autovettura a Brno sarebbe un&#8217;opzione da non trascurare.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7120" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sfondo1.jpg" alt="Sfondo1" width="640" height="350" /></a> <span style="color: #000000;">E allora andiamo, Sì, ma dove? Gli spazi sono vastissimi, mi ci perdo. Non mi resta altro che accodarmi a un gruppo di <em>quilter</em> che, ipotesi più che ragionevole, si sta recando come me alla mostra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, si sono perse anche loro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un po’ trovo finalmente l’ingresso sotto a un grande cartello dove c’è scritto “Exit”. Preferisco non commentare…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per prima cosa andiamo a salutare Jana Štěrbová, <em>deux ex machina</em> di quest’araba fenice tessile. L&#8217;ho ritrovata sollevata dal risultato che stava ottenendo l&#8217;esposizione, e immagino che il timore di un <em>flop</em> dovuto alla sospensione della mostra per ben due anni e allo spostamento in una sede distante da Praga l&#8217;abbia provato, io almeno ne sarei stata vittima e non c&#8217;avrei dormito la notte. Più che farle i complimenti per la sua tenacia non so che altro dire, e allora via a vedere cos’hanno combinato!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come nelle edizioni precedenti, una zona è stata riservata alle opere che hanno partecipato al concorso “Sauvage” durante il Carrefour Européen du Patchwork del 2021. A parte il fatto che probabilmente le conoscete già, se siete oltremodo curiose vi rimando al mio post “<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=6804" target="_blank">Val d’Argent 2021</a></span></strong>” nel quale ho riportato qualche immagine significativa e alcune mie considerazioni.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #000000;">Siamo a Brno, e quindi andiamo al mare.</span></h5>
<div id="attachment_7127" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7127" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Bára-Bartošová-Sea-Wave.jpg" alt="Bára Bartošová - Sea Wave" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Bára Bartošová &#8211; Sea Wave</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non c&#8217;è un&#8217;anima artistica in Bára Bartošová, ce ne sono due. Un tale dualismo espressivo e inconciliabile si manifesta nella scelta dei suoi soggetti: scorci di Praga (dove forse ha vissuto) ed elementi della natura da lei riscoperta nella Boemia orientale.</span><br />
<span style="color: #000000;">Era inevitabile che ne scaturisse un impulso ecologista, e il mare, che troppo spesso è utilizzato come una discarica, trova posto nel suo immaginario, in forma di pesce o altro essere vivente, oppure come in questo caso in forma di energia, o per meglio dire di furia incontrollabile. Purtroppo nulla può il mare contro la stupidità umana, e quest&#8217;onda troppo mi ricorda la carica di un toro nell&#8217;arena, tanto impetuosa quanto incapace di ribaltare il suo fato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse vi ricorderete come faceva quella vecchia canzone &#8220;nel blu dipinto di bluuu&#8230;&#8221;, così ho desiso di continuare su questa linea cromatica, e lo faccio con tutta la serie di sfumature di blu indigo che Glenda Mah crea seguendo le antiche tecniche apprese in Cina, Tibet, Thailandia, Laos, Corea, Cambogia e Giappone, sfumature che potete divertirvi a cercare nell&#8217;opera sottostante.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7129" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7129" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In" width="640" height="637" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In</p></div>
<div id="attachment_7131" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7131" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Glenda-Mah-–-How-the-Light-Gets-In-Detail.jpg" alt="Glenda Mah – How the Light Gets In - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Glenda Mah – How the Light Gets In &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tra le tecniche che lei ha imparato a utilizzare, la più spettacolare di tutte è la tecnica giapponese Shibori, utilizzata per ottenere fantasie astratte sul tessuto mediante piegature o legature, ordinate o casuali, a seconda dell&#8217;effetto finale cercato. Tre secoli di storia e seimila miglia di mare dividevano Glenda dallo Shiìbori, ma lei ci dimostra che nessuna distanza è insuperabile per un&#8217;artista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Torniamo a casa, non la nostra ma quella di Jaroslava Grycová, la Moravia.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ogni volta che vengo al PPM non manca mai l&#8217;occasione di ammirare i suoi splendidi quadri realizzati con la tecnica &#8220;confetti&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nella sua Moravia lei è capace di trovare degli angoli molto suggestivi dove la natura offre tutto quel che serve per realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, ossia spazio, luce, colore e forma.</span></h5>
<div id="attachment_7138" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7138" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jaroslava-Grycová-–-Birches-in-the-Autumn.jpg" alt="Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn" width="640" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Jaroslava Grycová – Birches in the Autumn</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Come una pittrice impressionista, lei adopera le briciole di stoffa per ricomporre un quadro che va oltre la semplice bellezza estetica, che trasmette un messaggio di serenità e di trascendenza. Se mi fermo a lungo davanti a una sua opera quasi mi pare di udire il leggero brusio delle foglie mosse da un alito di vento&#8230;</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Gyöngyi Váradi ricordo ancora il calore che emanava il suo <em>quilt</em> intitolato &#8220;Exoplanet&#8221; visto a Praga nel 2015. Qui, pur essendo la struttura compositiva molto simile, lei ha cambiato registro. Tutti i colori sono freddi, e da questo cielo non scendono raggi solari, anzi esso minaccia di precipitarci sulla testa come se fosse acqua. Una sensazione del genere l&#8217;ho provata solamente in Norvegia, dove il mare è nero e il cielo si abbassa fino a sfiorarti la nuca.</span></h5>
<div id="attachment_7134" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7134" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies" width="408" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies</p></div>
<div id="attachment_7135" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7135" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Gyöngyi-Váradi-–-Torn-Skies-Detail.jpg" alt="Gyöngyi Váradi – Torn Skies - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Gyöngyi Váradi – Torn Skies &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strappo poi, è un messaggio nel messaggio. Cosa vuole dirci Gyöngyi Váradi? Forse che dietro a un cielo, per quanto minaccioso esso appaia, c&#8217;è solamente il buio, il nulla? Forse che è necessario strappare la bidimensionalità dell&#8217;opera per entrare coraggiosamente nell&#8217;oscurità del mistero? O magari che il cielo era già strappato da sempre, e che il compito della <em>quilter</em> (e il nostro) è quello di tentare di ricucirne i lembi?</span><br />
<span style="color: #000000;">Lascio la risposta a voi.</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto intrigante questo esperimento di contaminazione tessile realizzato da Sylwia Ingatowska.</span><br />
<span style="color: #000000;">Lei si è innamorata di un quadro di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall riportato su stoffa, l&#8217;ha preso per aggiungerci tutto quello che la sua ispirazione le suggeriva in forma di esagoni multicolori per dare respiro all&#8217;opera, e infine ha eseguito una quiltatura adeguata per far risaltare le forme sinuose del quadro.</span><br />
</span></h5>
<div id="attachment_7147" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7147" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja" width="640" height="604" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja</p></div>
<div id="attachment_7148" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7148" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Sylwia-Ingatowska-Gaja-Detail.jpg" alt="Sylwia Ingatowska - Gaja - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Sylwia Ingatowska &#8211; Gaja &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il risultato è un&#8217;immagine ancora più ammaliante dell&#8217;originale, come se dal magma cromatico sorgesse la speranza di un mondo finalmente in armonia e in pace.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per curiosità ho dato un&#8217;occhiata al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://josephinewall.co.uk/" target="_blank">sito web</a></span></strong> di </span><span style="font-family: Georgia;"><span style="color: #000000;">Josephine Wall, e lì ho trovato altre bellissime immagini.<br />
</span></span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più inquietante ma non meno interessante quest&#8217;opera di Enikő Nagy, un <em>quilt</em> che non è un <em>quilt</em>, è una composizione ricercatissima.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8220;Prigionia&#8221;, così è il titolo, e mi piace immaginare che sia stata ispirato dalle atmosfere siberiane dove László Hudec, uno degli architetti preferiti da Enikő, si trovò a trascorre qualche anno come prigioniero di guerra austroungarico.</span></h5>
<div id="attachment_7151" style="width: 273px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7151" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity" width="263" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity</p></div>
<div id="attachment_7152" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7152" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Enikő-Nagy-Captivity-Detail.jpg" alt="Enikő Nagy - Captivity - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Enikő Nagy &#8211; Captivity &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In che altro modo interpretare gli strati sovrapposti di stoffa se non come taglienti raffiche di vento gelido su strati di ghiaccio, o scheletri di legno che galleggiano su una superficie che di liquido ha solamente le increspature? Il risultato estetico è impressionante, tanto da vicino quanto da lontano.<br />
</span></h5>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Passerei da un architetto relativamente vicino ai nostri tempi a uno che avendo realizzato le sue mirabili opere dalla fine del &#8216;400 ai primi decenni del &#8216;500 può forse venire considerato il primo grande architetto dell&#8217;età contemporanea (il Medioevo termina infatti nel 1492 con la scoperta dell&#8217;America), nonché uno degli ultimi esponenti del Tardo Gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma prima di presentarvi l&#8217;omaggio che Romana Černá rende a quel maestro insuperabile, consentitemi di spendere qualche parola su Kutná Hora, luogo da visitare assolutamente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Iniziamo col dire che fino al 1500 la città era importante quasi quanto Praga, e ciò grazie alle sue redditizie miniere d&#8217;argento. Di quel fiorente periodo ci sono rimaste le testimonianze di ricchi edifici, la &#8220;Corte italiana&#8221;, la cattedrale di Santa Barbara, un piccolo castello, una suggestiva passeggiata riccamente balaustrata e alcune antiche abitazioni.</span></h5>
<div id="attachment_7169" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7169" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kutna-Hora-01.jpg" alt="Kutna Hora-01" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Kutná Hora &#8211; Cattedrale di Santa Barbara</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A pochissimi chilometri da Kutná Hora, nella frazione di Sedlec, oltre alla chiesa dell&#8217;Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, sempre in stile gotico, è situata una costruzione che non saprei definire se bizzara o macabra. Si tratta dell&#8217;Ossario di Sedlec, una piccola cappella contenente circa 40.000 (quarantamila!) scheletri umani disposti in modo da formare delle composizioni ordinate e financo con velleità artistiche, così voluta dagli Schwarzenberg, una delle più influenti famiglie dell&#8217;impero asburgico, nonché padroni di mezza Boemia meridionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Invece di inserire qualche mia fotografia dell&#8217;ossario, stavolta preferisco proporvi un breve filmato vagamente surreale girato nel 1970 da Jan Švankmajer, per inciso uno dei registi cechi preferiti dal mio <em>webmaster</em> / guida turistica / <em>sherpa</em> / fotografo / autista / ecc.<br />
Data la crudezza dell&#8217;ambiente, ne sconsiglierei la visione alle persone particolarmente impressionabili.<br />
</span></h5>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden;" src="https://www.dailymotion.com/embed/video/xzx2xj" width="100%" height="100%" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le origini di questo ossario risalgono al XIII secolo, ai tempi di re Ottocaro II di Boemia, quando un frate di ritorno da una crociata portò con sé una giara di terra del Golgota e la sparse nel cimitero di Sedlec. Da quel momento iniziò una sorta di pellegrinaggio di cadaveri destinati alla sepoltura in quel luogo considerato &#8220;sacro&#8221;, sia per desiderio dei parenti e sia come conseguenza delle &#8220;ultime volontà&#8221;. Pestilenze e guerre contribuirono far crescere in maniera esponenziale il numero di defunti lì sepolti, finché nel 1500 si decise di riesumare i resti più antichi per far posto a nuove sepolture, conservando le ossa nei magazzini della chiesa, le quali nel 1870 costituiranno le macabre decorazioni della cripta attualmente visitabile. </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma torniamo a cose più allegre, ovvero all&#8217;opera di Romana Černá dedicata all&#8217;architetto Benedict Rejt, al quale dobbiamo la grandiosa cattedrale gotica di Kutná Hora. Egli è inoltre l&#8217;artefice della Sala Vladislav del castello di Praga. Quel salone è di dimensioni impressionanti, lungo sessantadue metri, largo sedici e alto tredici, caratterizzato da un’imponente volta gotica a crociera ogivale.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7158" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7158" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá-–-Tribute-to-Benedict-Rejt.jpg" alt="Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt" width="547" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá – Tribute to Benedict Rejt</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di Romana conoscevo bene la sua predilezione per tutte le sfumature del blu, dall&#8217;alice al denim, dall&#8217;acciaio al fiordaliso, perciò potrete ben comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti a questa sua opera dove quella tonalità è quasi del tutto assente.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7182" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7182" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Romana-Černá.jpg" alt="Romana Černá" width="400" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Romana Černá &#8211; Bark Beetle</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il <em>quilt</em> soprastante faceva parte di una serie di opere realizzate dalle artiste di Art Quilt Harbour sul tema dello scarabeo della corteccia, o per meglio dire su quello e sui percorsi delle gallerie che le larve di quel coleottero scavano giusto sotto la corteccia esterna degli alberi. Purtroppo per Romana, il colore dominante era il marrone, chiaro quello del legno, scuro quello del coleottero, e il tutto le richiamava alla mente i ragni. Posso facilmente supporre che anche voi non proviate molta simpatia per quegli animaletti, ed era lo stesso per Romana, perciò lei decise di mutare il <em>beige</em> in bianco e il marrone in grigio. Ne è uscito fuori qualcosa che assomiglia a una vecchia parete con la malta screpolata e delle piccole falene che aspettano di staccarsi da quella.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Breve inciso di biologia. Lo scarabeo della corteccia attacca in genere solamente le conifere morte, mentre una pianta sana riesce a difendersi abbastanza bene. Se però la quantità di alberi morti è eccessiva questo coleottero si moltiplica in maniera tale da riuscire ad aggredire in massa anche fusti sani, i quali a loro volta si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo, dopo la tempesta Vaia che ha abbattuto decine di milioni di conifere, era urgente rimuovere quanto prima tutte le piante che il vento aveva schiantato.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuna mostra <em>patchwork</em> può dirsi completa se non c&#8217;è un&#8217;opera enigmatica di Eszter Bornemisza. Ogni volta lei ama giocare con i materiali, le sovrapposizioni e le trasparenze, e ogni volta il risultato è spettacolare</span></h5>
<div id="attachment_7187" style="width: 331px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7187" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments" width="321" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments</p></div>
<div id="attachment_7188" style="width: 437px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7188" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Eszter-Bornemisza-Segments-Detail.jpg" alt="Eszter Bornemisza - Segments - Detail" width="427" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Eszter Bornemisza &#8211; Segments &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Più di dieci anni sono passati da quando ebbi l&#8217;occasione di vedere per la prima volta una delle sue composizioni, e da allora non ha mai smesso di offrirmi l&#8217;occasione di riflettere sul vero valore di un lavoro tessile, su quando quello smette di essere artigianato per diventare una meravigliosa opera d&#8217;arte.</span><br />
<span style="color: #000000;">Una delle caratteristiche dei suoi lavori è l&#8217;impossibilità di dare loro una loro collocazione temporale. In qualsiasi anno siano stati immaginati e assemblati, sembrano tutti realizzati domani.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco un esempio di come un <em>quilt</em>, senza cercare di essere accattivante, senza tentare di sedurre con la forma o il colore, senza vantare preziosismi tecnici, senza offrire mirabolanti effetti speciali, riesca comunque a risultare affascinante.</span></h5>
<div id="attachment_7192" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7192" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line" width="640" height="534" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line</p></div>
<div id="attachment_7193" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7193" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Ágnes-Szomor-–-Below-Snow-Line-Above-Snow-Line-Detail.jpg" alt="Ágnes Szomor – Below Snow Line --- Above Snow Line - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Ágnes Szomor – Below Snow Line &#8212; Above Snow Line &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Forse si tratta della versione tessile del motto &#8220;<em>Less is More</em>&#8220;, coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, il padre del razionalismo, o magari segue l’altissima arte del levare il soverchio di michelangiolesca memoria. Come che sia, lei ha abbandonato la vecchia strada che finora l&#8217;aveva contraddistinta, forme complesse e dettagliate, colori fusi o contrastanti, figure parzialmente riconoscibili, per approdare alle rive di un universo schematico e resiliente, quasi una parete di sempiterni marmi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco la conferma che la stoffa è come il maiale, ovvero non si butta via niente.</span><br />
S<span style="color: #000000;">u un arazzo carino realizzato a piccolo punto Anneliese Jaros ha aggiunto alcune poche forme forme che sembrano nuvole, ombre e onde, fino a comporre un&#8217;immagine che si distacca dalla realtà per diventare immaginazione pura.</span></h5>
<div id="attachment_7198" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7198" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Anneliese-Jaros-–-Upcycling-3-Ocean-Waves.jpg" alt="Anneliese Jaros – Upcycling 3 - Ocean Waves" width="640" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Anneliese Jaros – Upcycling 3 &#8211; Ocean Waves</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Quasi mai monocromatica, Andrea Landovská stavolta ha dovuto arrendersi al solo colore del soggetto che ha scelto di rappresentare, ovvero l&#8217;acqua.<br />
A meno che non ci si trovi di fronte a un fiammeggiante tramonto, oppure che si ammiri i riflessi di un plenilunio, l&#8217;acqua, intendo l&#8217;acqua limpida, offre &#8220;solo&#8221; un&#8217;infinità di sfumature o contaminazioni del blu.<br />
</span></h5>
<div id="attachment_7200" style="width: 629px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7200" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Andrea-Landovská-Water-Image.jpg" alt="Andrea Landovská - Water Image" width="619" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Landovská &#8211; Water Image</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allora lei, per ripicca, s&#8217;è sbizzarrita nella composizione, l&#8217;ha fatto con un una precisa scelta di volumi, e per buona misura ha richiamato l&#8217;andamento ondulatorio di questo liquido vitale nella quiltatura, nel corso degli strappi ciniglia e nel movimento di quella serie di salviettine struccanti (ipotesi mia&#8230;) preventivamente colorate e sapientemente assemblate. </span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che ci volete fare, per quanto io parli d&#8217;arte, di ispirazione, di ricerca estetica, di evoluzione stilistica, resto sempre un po&#8217; bambina, e quando vedo certe immagini come questa qui sotto mi si scioglie il cuore.</span></h5>
<div id="attachment_7204" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7204" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Zuzana-Dolínková-Fairytale-Forest.jpg" alt="Zuzana Dolínková - Fairytale Forest" width="640" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Zuzana Dolínková &#8211; Fairytale Forest</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mi sono soffermata parecchio davanti a questa foresta da favola per tentare di capire perché mi emozionasse tanto. E poi ho notato come non fosse affatto una foresta, ma nemmeno un bosco, casomai un frutteto di montagna, o magari quelle chiome rosse non erano alberi ma giganteschi funghi, tanto si sa che nelle favole tutto è concesso&#8230;<br />
In poche parole è stato un attimo di serenità, un soffio di brezza montana, il passaggio momentaneo di sottili profumi campestri e l&#8217;impressione della stessa leggerezza delle ali di una farfalla.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Novità sul fronte dei materiali per questo lavoro di Jana Štěrbová, mai autoreferenziale, mai ripetitiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si tratta di acrilico su Evolon, una microfibra che trova molte applicazioni grazie alla sua morbidezza e alla capacità di traspirazione. La realizzazione di questo sfondo colorato sarebbe stata ben più complessa utilizzando il cotone o la tela di canapa.</span></h5>
<div id="attachment_7206" style="width: 549px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7206" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jana-Štěrbová-–-Roots-I.jpg" alt="Jana Štěrbová – Roots I" width="539" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jana Štěrbová – Roots I</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;opera di Jana rappresenta chiaramente una radice celata che affonda in un terreno rossastro e giunge con una certa sofferenza fino a una barriera più dura rappresentata dal colore grigio pietra. La sua sorte sarebbe segnata, però la radice trova fortunosamente una finestra amica, la quale le permette di allungarsi oltre la barriera e di diramarsi in cerca di nuove sostanze nutrienti (o ispirazioni) per far crescere rigoglioso il visibile.<br />
Elegante, perché con pochissimi elementi trasmette un messaggio colmo di significati.<br />
</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conoscevo Piroska Pásztor per le sue composizioni geometriche, come &#8220;Twilight&#8221; visto a Parma nel 2013, oppure &#8220;Carmina Burana&#8221; in Val d&#8217;Argent nel 2016, ma stavolta lei ha deciso di rappresentare un soggetto che mal si presta a essere spezzettato in quadrati e triangoli. Si tratta dell&#8217;acqua, e per la precisione di quella che si muove pigramente accanto a un moletto.</span></h5>
<div id="attachment_7264" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7264" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier" width="640" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier</p></div>
<div id="attachment_7266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7266" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Piroska-Pásztor-–-On-the-Pier-Detail.jpg" alt="Piroska Pásztor – On the Pier - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Piroska Pásztor – On the Pier &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Esperimento perfettamente riuscito, anche grazie all&#8217;originalissima idea di utilizzare uno strato di rete a trama molto sottile per esaltare i riflessi dell&#8217;acqua</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi l&#8217;ha detto che il <em>patchwork</em> è roba da donne?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jochen Hüttermann è un&#8217;altra dimostrazione che così non è, anche se, devo ammetterlo, ho come l&#8217;impressione di una diversa sensibilità rispetto ai colori, al loro peso e alla relazione con le forme. Non saprei dire se l&#8217;assenza di un imposto <em>imprinting</em> estetico li renda più liberi e temerari nella composizione artistica, e non riesco a dare un confine comprensibile a questa sensazione sfuggente; però essa c&#8217;è. </span><br />
<span style="color: #000000;">Ma forse si tratta soltanto di inconsci preconcetti, per i quali chiedo venia.</span></h5>
<div id="attachment_7216" style="width: 597px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7216" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Jochen-Hüttermann-–-Between-the-Worlds.jpg" alt="Jochen Hüttermann – Between the Worlds" width="587" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Jochen Hüttermann – Between the Worlds</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco ora un altro <em>quilt</em> che ha catturato la mia attenzione. Il soggetto è immediatamente riconoscibile, si tratta di un corvo su un ramo spoglio, quindi niente graziosi uccelli variopinti, niente foglie e fiori, niente cieli azzurri, solamente un volatile scuro in un&#8217;uggiosa giornata invernale.</span></h5>
<div id="attachment_7222" style="width: 642px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7222" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Michaela-Kmječová-–-Raven.jpg" alt="Michaela Kmječová – Raven" width="632" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Michaela Kmječová – Raven</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Perché allora mi sono innamorata di quest&#8217;opera? La risposta sta nell&#8217;essenzialità del tema, come pure nella composizione del quadro.<br />
Due oggetti/soggetti: un albero e un corvo, immobili entrambi. Dell&#8217;albero vediamo solo alcuni rami nudi, e quei fili lasciati pendere con studiata trascuratezza danno il senso dell&#8217;avvenuto disfacimento delle fronde. Quel corvo, uccello tra i più intelligenti in natura, sta osservando qualcosa, pronto a gettarsi su un pezzo di cibo che ha intravisto, oppure a scappare se avverte la presenza di un pericoloso intruso. La posizione di quel volatile, non al centro della struttura grafica, rafforza l&#8217;impressione che stia proprio per spiccare il volo e uscire da quel rettangolo di stoffa.</span><br />
<span style="color: #000000;">In buona sostanza si tratta di un messaggio di speranza, ovvero che anche nei periodi più duri la natura non si dà per vinta, continuando a lottare con i mezzi che ha, e così dovremmo fare pure noi.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Chi non si è certamente arresa è Marianna Rigler, la quale, a pandemia appena iniziata, ha deciso di imbastire un <em>patchwork</em> molto particolare utilizzando gli avanzi di un lavoro precedente, briciole di stoffa lasciate cadere su un sentiero immaginario per non rischiare di perdersi nel bosco della tristezza e della paura.</span></h5>
<div id="attachment_7225" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7225" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift" width="434" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift</p></div>
<div id="attachment_7226" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7226" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Marianna-Rigler-Shift-Detail.jpg" alt="Marianna Rigler - Shift - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Marianna Rigler &#8211; Shift &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;<em>Shift</em>&#8221; in inglese sta per cambiamento o spostamento, di turno, di direzione, di opinione, di marcia, del tempo, nonché del carrello per battere le lettere maiuscole sulle vecchie macchine da scrivere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se osservate con attenzione l&#8217;immagine che mostra il <em>patchwork</em> completo potreste avere l&#8217;impressione di non distinguere bene, forse per un&#8217;immagine scattata non perfettamente a fuoco oppure per un difetto della vista, ma non è così. Il dettaglio spiega tutto: si tratta di un effetto ottico causato dal punto ornamentale utilizzato per unire i quadratini di stoffa. L&#8217;inclinazione incrociata dei punti suggerisce all&#8217;occhio la presenza di una vibrazione, un movimento breve e ciclico, uno &#8220;spostamento&#8221; di breve respiro ma senza tregua tra due punti, due stati d&#8217;animo, due eventi ravvicinati, due notizie contrastanti, il timore e la speranza, le notizie buone e quelle cattive, gli errori e le conseguenze, l&#8217;andare e il restare, la regola e la rivolta, il malato e il sano, la distanza e il contatto, la verità e la smentita.</span><br />
<span style="color: #000000;">Tutto questo abbiamo vissuto in quel periodo tremendo, e, al pari di un terremoto, quella vibrazione ha incrinato gli animi e offuscata la vista.</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le opere di Mirka Kalinová sono sempre imprevedibili. Lei passa da una rappresentazione decisa, netta, con tinte accese di scorci urbani o di edifici quasi stilizzati, a immagini bucoliche, paesaggi naturali o agresti, per arrivare a lavori come questo sottostante, leggero, quasi impalpabile, con un tema suggerito più che rappresentato.</span><br />
<span style="color: #000000;">I casi sono due, o si tratta di un artista particolarmente eclettica oppure non ha ancora deciso cosa farà da grande. Comunque vada ci aspettiamo ancora altre emozioni da lei.</span></h5>
<div id="attachment_7261" style="width: 271px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7261" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding" width="261" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding</p></div>
<div id="attachment_7262" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7262" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Mirka-Kalinová-–-Two-in-hiding-Detail.jpg" alt="Mirka Kalinová – Two in hiding - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Mirka Kalinová – Two in hiding &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Un piccolo momento di felicità&#8221;, questo è il titolo dello spettacolare lavoro di Maya Chaimovich, la quale ci ha ormai abituate a esplosioni di colore di efficacia estrema, indice di un gusto raffinatissimo e di una sensibilità fuori dal comune.</span></h5>
<div id="attachment_7237" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7237" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness" width="640" height="616" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness</p></div>
<div id="attachment_7245" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7245" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Maya-Chaimovich-–-A-Tiny-Moment-of-Happiness-Detail.jpg" alt="Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Maya Chaimovich – A Tiny Moment of Happiness &#8211; Detail</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Di notevole impatto estetico questa immagine del mare visto come un mondo dove si celano pericoli invisibili e si deve combattere contro altrettanti pericoli ben visibili.<br />
Da millenni il mare costituisce per l&#8217;uomo un universo alternativo, col quale ha un rapporto controverso. Esso è, a seconda dei casi, fonte di cibo, via percorribile, padre di sali, difesa naturale e oggetto di riflessione (fisica e metafisica). Però il mare può essere anche assassino di uomini, barriera invalicabile, distruttore di mondi, deserto d&#8217;acqua e, per secoli, dimora delle &#8220;cose&#8221; più spaventose che la mente umana poteva immaginare (almeno fino all&#8217;arrivo degli alieni).<br />
Nel relativamente tranquillo Mar Mediterraneo, e più precisamente negli stretti punti di passaggio, si potevano incontrare le &#8220;rupi erranti&#8221;, scogli che si innalzavano improvvisamente e si spostavano per impedire la navigazione o per creare onde altissime in grado di far affondare ogni imbarcazione.<br />
Il biblico &#8220;Leviatano&#8221; era raccontato come una sorta di gigantesco serpente tortuoso dalle scaglie impenetrabili che sputa fuoco dalle fauci.<br />
Più raffinata e sottilmente misogina era l&#8217;immagine omerica delle &#8220;Sirene&#8221;, le quali attiravano con irresistibili canti i naviganti per farli naufragare sugli scogli. Tanto che si sappia, all&#8217;epoca non si trattava di un essere mezza donna e mezzo pesce, bensì era rappresentata come una figura femminile con ali e coda d&#8217;uccello.<br />
Persino la terribile Medusa che pietrificava col suo sguardo era sorta dal mare.<br />
Quei mostri marini erano figli di un <em>pélagos</em>, uno specchio d&#8217;acqua relativamente conoscibile e navigabile, ma ben più terrificanti erano quelli che si immaginava dimorassero nelle oscure profondità del <em><span dir="ltr">póntos</span></em>, il mare aperto che si apre oltre le Colonne d&#8217;Ercole.<br />
Nel XVII secolo si diffuse tra i marinai che attraversavano gli oceani la leggenda del &#8220;<em>Kraken</em>&#8220;, una piovra gigantesca dotata di tentacoli in grado di stritolare una nave, e sono proprio quelli che Kestrel Michaud fa intravedere giusto sotto la superficie liquida.</span></h5>
<div id="attachment_7243" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7243" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water" width="640" height="485" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water</p></div>
<div id="attachment_7244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-7244" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/Kestrel-Michaud-–-There’s-Something-In-the-Water-Detail.jpg" alt="Kestrel Michaud – There’s Something In the Water - Detail" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Kestrel Michaud – There’s Something In the Water &#8211; Detail</p></div>
<h5 style="text-align: justify;">Un discorso particolare lo merita questa improbabile imbarcazione che sta cercando di schivare l&#8217;abbraccio mortale del mostro. Si tratta di una rappresentazione in stile &#8220;<em>Steampunk</em>&#8221; di un piccolo sommergibile. Tale definizione è nata degli anni &#8217;80 ispirandosi alla narrativa fantastica o fantascientifica del XIX secolo.<br />
&#8220;<em>Steam</em>&#8221; in inglese sta per vapore, il più moderno mezzo di produzione di energia ai tempi di Jules Verne (tanto per fare un nome), ed era logico che si fantasticasse di macchine stupefacenti ancora da inventare sempre mosse dal vapore.<br />
Il cinema moderno ha pescato a piene mani da quella letteratura, realizzando dei film di grande godibilità e di un particolare valore estetico, e se vi serve qualche esempio andatevi a guardare &#8220;La leggenda degli uomini straordinari&#8221;, oppure &#8220;Brazil&#8221;, storie inverosimili, eppure trattate come possibili.<br />
Posso immaginare che lo <em>Steampunk</em> appassioni Kestrel Michaud in modo particolare.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bene, direi che, per ora, potrebbe bastare, altrimenti questo <em>post</em> non lo finisco più.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come per le altre edizioni, potrete trovare qualche altra immagine che non ho riportato qui nel mio album del <a href="https://www.flickr.com/photos/195578547@N06/albums" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">2022</span></strong>  </a>presente in Flickr.</span><br />
<span style="color: #000000;">Sempre sulla piattaforma Flickr sono disponibili le immagini scattate nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/194026967@N07/albums" target="_blank">2021</a></span></strong>, nel <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/181911936@N03/albums" target="_blank">2019</a></span></strong>, dal <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">2013 </a></span></strong>fino al 2018 e quelle fino al <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/albums" target="_blank">2011</a></span></strong>.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per chi ha ancora qualche minuto da perdere, qui sotto ho inserito un breve filmato girato durante la mia escursione austriaca-boema-morava. Si tratta di una sinossi visuale del viaggio, ovvero solo una carrellata di una minima frazione delle opere (d&#8217;arte e dell&#8217;ingegno) che ho ammirato nei musei di Vienna e Praga, e per la precisione di quelli che ancora non avevo visitato finora. Credetemi, ce ne sono di cose da vedere da consumare un paio di scarpe, e se avessimo voluto riportare tutto sarebbe uscito fuori un video più lungo de &#8220;La corazzata Potëmkin&#8221;. Non servirebbe aggiungere che anche il PPM2022 è presente nel filmato.</span></h5>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=0HRuzms1TxQ</p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già che sono qui, vi do un paio di notizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima è che, qualora passaste da quelle parti, dal 30 giugno al 2 settembre di quest&#8217;anno è aperta la mostra &#8220;Czech Contemporary Quilt&#8221; presso la Bohemian National Hall di New York (321 East 73RD Street). Che posso dire, complimenti a tutte le <em>quilter</em> ceche, e complimenti anche a me che già nel 2009 spesi parole estremamente incoraggianti per quelle artiste, intravedendo per loro il successo che la trasferta oltreoceano certifica in modo incontestabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda notizia riguarda la prossima edizione del Prague Patchwork Meeting, e cioè sono in grado di comunicarvi che si terrà a Brno dal 21 aprile al 23 aprile 2023. Siccome mi piace portarmi avanti col lavoro, vi presento in anteprima la relativa locandina, ricordandovi di nuovo che una cosa è vedere un <em>quilt</em> su questo <em>blog</em>, ma ben altra è vederlo dal vivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Ahoj</strong>.</span></h5>
<p><a href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-7275 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/PPM2023.jpg" alt="PPM2023" width="1143" height="780" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></h5>
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