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	<title>La stoffa giusta &#187; Stranezze</title>
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		<title>Stelio on stage again</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 10:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già lo sapete che per la stesura dei testi vengo aiutata dal mio sherpa / agenzia turistica / webmaster / fotografo / ecc. , e se volete saperne di più vi rimando al post &#8220;Apocalisse (o dell’uomo invisibile)&#8221; sempre presente in questo blog. Quel che forse non sapete è che si diletta a scrivere, sia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Già lo sapete che per la stesura dei testi vengo aiutata dal mio <em>sherpa</em> / agenzia turistica / <em>webmaster</em> / fotografo / ecc. , e se volete saperne di più vi rimando al <em>post</em> &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4543" target="_blank">Apocalisse (o dell’uomo invisibile)</a></span></strong>&#8221; sempre presente in questo <em>blog</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Quel che forse non sapete è che si diletta a scrivere, sia prosa che poesia, e che manifesta questa vena letteraria sul suo blog <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/" target="_blank">www.ultimelune.it</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Come all&#8217;artista tessile viene voglia di dare una forma concreta e permanente a una sua fantasia artistica, così lui, ogni tanto, trova il coraggio di riportare anche su carta (o su Kindle) ciò che fino a quel momento faceva unicamente parte del vasto oceano di <em>byte</em> denominato <em>internet</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ancora una volta si tratta di una raccolta di racconti, però meno malinconici del solito, o almeno non tutti.</span><br />
<a href="https://www.amazon.it/non-credere-Stelio-Vascotto/dp/B0CPVJ2639/ref=sr_1_2?qid=1703672720&amp;refinements=p_27%3AStelio+Vascotto&amp;s=books&amp;sr=1-2" target="_blank"><img class="  aligncenter wp-image-8305" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/12/Da_non_credere_01.jpg" alt="Da_non_credere_01" width="434" height="651" /></a>Dato che non sussistono speranze di trovare una casa editrice disposta a mandare in stampa i testi di un emerito sconosciuto, come per i libri precedenti ha preso la via dell&#8217;autopubblicazione, ancora una volta sulla piattaforma <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.amazon.it/" target="_blank">Amazon</a></span></strong>, e questo è il collegamento alla pagina relativa, altrimenti noto come <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.amazon.it/s?i=stripbooks&amp;rh=p_27%3AStelio+Vascotto&amp;ref=dp_byline_sr_book_1" target="_blank">link</a></span></strong>.</h5>
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		<title>Il lupo perde il pelo ma non il vizio</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 14:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco qua, dopo una serie di 365 stringatissime gianografie, dopo nove racconti più una fiaba, il mio sherpa/guidaturistica/webmaster/fotografo/tuttofare arriva col suo primo romanzo, scritto in collaborazione con Nadia Mogni, narratrice di grande talento. Una formula per la libertà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco qua, dopo una serie di <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=2673" target="_blank">365 stringatissime gianografie</a></span></strong>, dopo <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3580" target="_blank">nove racconti più una fiaba</a></span></strong>, il mio sherpa/guidaturistica/webmaster/fotografo/tuttofare arriva col suo primo romanzo, scritto in collaborazione con Nadia Mogni, narratrice di grande talento.</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2021/07/12/primo-contatto/" target="_blank">Una formula per la libertà</a></span></strong></h5>
<p><a href="https://www.ultimelune.it/2021/07/12/primo-contatto/" target="_blank"><img class="aligncenter  wp-image-6782" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/ImmagineCopertina-596x900.jpg" alt="immaginecopertina-596x900" width="446" height="673" /></a></p>
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		<title>Manteniamo la calma</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 17:26:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va? Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi. Il fatto è che la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter wp-image-6723 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/Cynar.jpg" alt="cynar" width="512" height="269" /><br />
<span style="color: #000000;">Una volta, quando si incontrava un’altra persona, era d’uso chiedere: come va?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi una tale domanda è meglio evitarla, a meno che non si vada in cerca di risposte che spaziano dal sardonico all’angosciato, occhiatacce indispettite o moti di scoramento. Insomma, si finisce prima o poi col dare sui nervi.</span><span id="more-6722"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che la situazione è, quando va bene, abbastanza logorante, e quando va male, dannatamente tragica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Shakespeare scrisse che “Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni”, e allora io dico che quest’anno è fatto della stessa materia di cui sono fatti gli incubi, per non dire di quell’altra materia la cui consistenza si misura sulla Scala di Bristol.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Niente fiere, niente mostre, niente concorsi, e così anche la voglia di fare, intima o per emulazione, si dirada, smarrita tra i numeri che ingolfano i notiziari, e con quelli i nostri pensieri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Distanti, dobbiamo stare distanti, regna la paura di toccarsi, vedersi, parlarsi, ma la separazione porta in sé l’isolamento psicologico, una prigione dello spirito, quattro mura ben spesse che non lasciano filtrare nemmeno un raggio di trascendenza estetica, quell’ispirazione che ci fa riconoscere la bellezza anche nelle cose più semplici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono ben cosciente che, tutto sommato, io sono sempre quella di sempre (purtroppo o per fortuna), e che dovrei essere in grado di applicarmi con fervore e gusto a ciò che mi dà modo di esprimere la creatività. Purtroppo questo tira e molla sanitario che dura ormai da un anno sottrae forza mentale, deprime l’immaginazione, inaridisce le fonti, spegne l’estro, riduce ai minimi termini l’astratto e l’inessenziale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto urgevano delle contromisure, altrimenti, stante il mio carattere, prima o poi avrei reso impossibile l’esistenza a un bel po’ di persone a me vicine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così mi sono messa a giocare, sono tornata indietro a quand’ero una bimbetta di dieci anni. Giocattoli allora non ne possedevo molti, però gatti e scatole da scarpe non mancavano mai, erano trama, palco, scenografia, attori e pubblico per le meravigliose avventure che la mia fantasia imbastiva tutti i pomeriggi. Però… e però… se avessi posseduto un Quiet Book sarebbe stato impossibile staccarmi da quello, l’avrei letteralmente consumato, altro che scatole e gatti!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eccolo qua allora, il mio terzo Quiet Book, un analgesico naturale contro la malinconia e, come diceva Ernesto, contro il logorio della vita moderna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Buon divertimento.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/yWmRYLj16-k?rel=0" width="866" height="650" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
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		<title>Improvviso</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 13:01:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di andare in giro per mostre ancora non se ne parla, almeno fino alla primavera, perciò questo blog è un po&#8217; in sofferenza di contenuti. Un giocatore di poker direbbe che &#8220;il piatto piange&#8221;. Allora, giusto per tenervi compagnia, avrei pensato di ospitare qualche articolo di altri siti web, e vediamo come va. Inizierei con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="https://www.ultimelune.it/2020/12/14/improvviso/"><img class="aligncenter wp-image-6716 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/fz82.jpg" alt="fz82" width="1024" height="346" /></a><span style="color: #000000;">Di andare in giro per mostre ancora non se ne parla, almeno fino alla primavera, perciò questo blog è un po&#8217; in sofferenza di contenuti. Un giocatore di poker direbbe che &#8220;il piatto piange&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Allora, giusto per tenervi compagnia, avrei pensato di ospitare qualche articolo di altri siti web, e vediamo come va.</span><span id="more-6715"></span><br />
<span style="color: #000000;">Inizierei con chi mi sta più vicino, ossia con alcune immagini suggestive dal blog <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/" target="_blank">ultimelune.it</a></span></strong>, in un post intitolato &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ultimelune.it/2020/12/14/improvviso/" target="_blank">Improvviso</a></span></strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">Enjoy.</span></h5>
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		<title>Apocalisse (o dell&#8217;uomo invisibile)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jul 2018 08:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stranezze]]></category>

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		<description><![CDATA[Nota di lettura S. = Scrivente L. = Lettrice/lettore S. &#8211; Questo è un post diverso dagli altri. Parla di patchwork. L. &#8211; E alloooora? S. &#8211; Si tratta di un post su commissione. L. &#8211; E a chi sarebbe balzata in capo la balzana idea di chiederti di scrivere un post? S. &#8211; A [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><img class="aligncenter wp-image-4547" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/lettere1.jpg" alt="lettere1" width="446" height="297" /><span style="color: #000000;"><em>Nota di lettura</em></span></h5>
<h5><span style="color: #000000;"><strong>S.</strong> = Scrivente</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L.</strong> = Lettrice/lettore</span></h5>
<hr />
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Questo è un <em>post</em> diverso dagli altri. Parla di <em>patchwork</em>.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"><span id="more-4543"></span></span></p>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; E alloooora?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Si tratta di un <em>post</em> su commissione.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; E a chi sarebbe balzata in capo la balzana idea di chiederti di scrivere un <em>post</em>?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; A Rossana.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; ????????????</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Proprio così, e non vi sto prendendo in giro, almeno non troppo, è proprio lei che mi ha imposto questa <em>corvée</em>. Ho offerto una tenace resistenza finché ho potuto, ma alla fine mi ha messo con le spalle al muro e, <em>redde rationem</em>, ho dovuto cedere. Ragion per cui mi ritrovo a svelare ciò che preferivo rimanesse celato, ma per ripicca tenterò in tutti i modi di mutare questa mia rivelazione in un <em>audodafé</em> e, già che ci sono, in una penitenza condivisa.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Chi sei?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Sono io, che domande&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ma insommaaaaaaa!</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; E va bene, io sarei il tristo fantasma che aleggia nei meandri di questo <em>blog</em>, colui che si occupa di tutte le tediose incombenze pratiche, lo <em>sherpa</em> tuttofare, e in aggiunta mi occupo di stendere in un passabile idioma italico l&#8217;ampia gamma di giudizi, dall&#8217;estasi al rigetto passando per il <em>deja-vu</em>, che la mia attuale committente esterna con piglio draconiano.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Non si è capito un accidente.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Lo so, lo faccio apposta, sempre.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Senti un po&#8217;, tristo fantasma, se insisti con questo andazzo va a finire male, non è che sto qua a farmi prendere in giro da uno sconosciuto.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Uh, quanto siamo suscettibili oggi! Calma, calma, c&#8217;arrivo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora&#8230;, chi pensate che si occupi di incrociare gli orari, gestire le prenotazioni, procacciare i biglietti e organizzare i trasferimenti per i viaggi di Rossana? Io.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E chi è l&#8217;addetto per tutte le problematiche logistiche, alloggio, ristorazione e <em>relax</em>? Sempre io.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci sarebbero anche un fotografo e un <em>videomaker</em> (o sedicenti tali) che testimoniano passo passo gli eventi ai quali la mia committente partecipa. Indovinate chi sono queste persone? Ovviamente io.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <em>blog</em> ha poi la necessità della supervisione del <em>webmaster</em>, una figura mitologica creata da antiche leggende che si perdono nella nebbia di <em>internet</em>, l&#8217;unico essere in grado di interpretare per i comuni mortali l&#8217;ermetica lingua delle divinità informatiche, quasi un semidio. E anche qui io sono presente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine da un linguaggio fatto di 1 e 0 si deve passare a un linguaggio non meno complesso e per certi versi ancora più inesplorato, ovvero il dizionario della lingua italiana con la sua grammatica barocca, le sue imprescindibili sfumature semantiche, il pesante bagaglio etimologico e tutte le trappole seminate da finti sinonimi e scivolose anfibologie. A chi tocca affrontare questa Idra linguistica? Sempre a me, compito reso ancor più arduo dal fatto che, in fin dei conti, l&#8217;italiano non sarebbe la mia lingua madre e i miei studi non hanno riguardato aree umanistiche (comunque a scuola studiai sempre il minimo sindacale).</span><br />
<span style="color: #000000;"> A tutto ciò si aggiunga il supporto morale che di tanto in tanto mi tocca offrire alla mia committente, un <em>bonus</em> del pacchetto “tutto compreso” che si rivela utile nei momenti di sconforto, quando il meteo fa le bizze, un ritardo sconvolge i piani, un&#8217;aspettativa viene amaramente delusa, un servizio risulta inadeguato, una o più persone urtano la sua sensibilità, o quando viene presa da una fase di stanchezza fisica o spirituale, tutti quei piccoli accidenti che la buona compagnia, qualche parola di incoraggiamento e un bicchiere di birra o di vino possono appianare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, non essendo nemmeno pagato, sono praticamente uno schiavo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Solamente il fatto di non essere, da tempo, non più giovane mi salva dal destino di dover fornire anche i carnali servigi di “<em>Toy Boy</em>”.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Scusa, ma chi te lo fa fare? Che te ne viene?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Risposta esatta.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Era una domanda, non una risposta! Ma, dico, ci sei o ci fai?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Entrambi. Comunque la domanda conteneva anche la risposta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché dovremmo fare qualcosa solamente per riscuotere un ritorno, sia esso di tipo economico o sociale, materiale o ultraterreno? In questo caso cosa ci differenzierebbe dal topolino che impara a destreggiarsi in un labirinto per ottenere l&#8217;agognato premio organolettico?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo faccio esattamente perché non me ne viene niente, nemmeno la gloria, dato che sono e intendo restare pressoché invisibile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ammetto che il privilegio di vivere accanto a un&#8217;artista possieda del fascino, quello di poter scrutare le sue emozioni, condividerne i dubbi, compiacersi per i successi, e godere della visione esclusiva del “<em>Making of</em>” di un&#8217;opera, dalla genesi all&#8217;ultimo punto di rifinitura, ma è un privilegio al quale si deve talvolta pagare uno scotto, quando per esempio fioccano le diversità di opinione, le polemiche e financo accesi scambi verbali.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Insomma sembra un vero Inferno. Ma va là, a chi la vuoi dare a bere? Se lo fai ci sarà pure un motivo.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; No.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Proprio nessun motivo?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Non ho detto questo.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Grrrrrrr, adesso vengo fuori dallo schermo e ti insegno ben io a giocare con le parole&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Nessun gioco, si tratta di semplice matematica. Non c&#8217;è “un” motivo, ce ne sono di più, molti di più, ma niente che possa essere anche minimamente assimilato a una sorta di mercede a compensazione dei miei servigi, anzi, tutto questo mio daffare è cagionato da motivazioni che stanno a monte di tutto, come le nuvole stanno alla pioggia, la pioggia all&#8217;inzupparsi, l&#8217;inzupparsi al raffreddore, il raffreddore al fazzoletto.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Beh, ce li vuoi dire o no questi motivi? Perché tanti misteri? Non vedo cosa ci sia di tanto strano nell&#8217;andare per mostre per descrivere quanto si è visto.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Hai ragione, non c&#8217;è proprio nulla di strano, e proprio qui sta l&#8217;anomalia, giacché mai mi capita di adoperare ago e filo, né per scopi funzionali e nemmeno per assecondare attitudini artistiche, pertanto tutta la faccenda di misurare, tagliare e ricucire dovrebbe lasciarmi abbastanza indifferente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Trovo logico che l&#8217;artista tessile, o chi aspira a diventarlo, brami la visione di una esposizione di opere <em>patchwork</em>, per osservarle da vicino, ammirarle, trarne ispirazione, o persino criticarle, ma io, un emerito incompetente, perché dovrei spendere le mie (futili) energie e il mio (scarso) tempo per qualcosa che mi vedrà sempre distaccato spettatore?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; In effetti c&#8217;è chi se lo chiede, e suppongo che talvolta persino Rossana trovi, a esser buoni, “stravagante” questo tuo atteggiamento.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Più che stravagante lo definirei enigmatico, ma stavolta, come ritorsione del fatto di essermi dovuto palesare, mi voglio levare il gusto di sciogliere l&#8217;arcano, sempre che la mia narrazione non lo renda ancora più oscuro (e magari potrebbe essere proprio questo il mio scopo&#8230;).</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Sentiamo, ma non farla troppo lunga però.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Ah no, qui non stiamo al mercato, non si tira sul prezzo. Se la vuoi questa pietanza la devi prendere com&#8217;è, dolce o salata, corta o lunga, leggera o pesante, elementare o astrusa, quello che viene viene.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dunque&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ahi ahi ahi, mi sa che ho commesso un catastrofico errore. Forse era meglio lasciar perdere tutto e spegnere il <em>computer</em>.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Dunque dicevamo, anzi ci chiedevamo, perché il <em>patchwork</em> è così interessante?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ma perché parli come un professore? Non siamo mica a scuola&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Silenzio! Altrimenti qua perdiamo tempo, e io rischio anche di perdere il filo del discorso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora, cominciamo con una domanda facile facile, per esempio il nome di famose pittrici.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; …mmm&#8230; Frida&#8230; Frida Kahlo&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Bene, e poi?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; …</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Beh, non pretendo che sappiate dell&#8217;esistenza di Timarete e Kalypso (sì, sì, proprio come quella del film sui pirati dei Caraibi, però non divaghiamo, per favore) citate da Plinio il Vecchio, ma almeno avrete ammirato qualche opera di Artemisia Gentileschi. E che dire dei luminosissimi ritratti realizzati dalla veneziana doc Rosalba Carriera?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La cantante Madonna è abbastanza famosa, ma pochi sanno che la sua pittrice preferita è Tamara de Lempicka, tanto che alcuni suoi quadri hanno dettato gli atteggiamenti della <em>popstar</em> e ciò che viene definito il suo “<em>look</em>”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Proviamo adesso con la scultura.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; …</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Architettura? Fotografia? Musica? Ah, meno male, arriva qualche nome, sempre pochi però rispetto ai corrispettivi maschili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per tutta una serie di motivi ingiustificati e ingiustificabili, anche l&#8217;arte ha patito le conseguenze di una visione misogina tesa all’inferiorizzazione delle donne, relegandole a un ruolo sottomesso e utilitaristico o, al massimo, ornamentale. Non meno deleterio va considerato l&#8217;inflessibile <em>imprinting</em> imposto durante l&#8217;infanzia, quasi un addestramento pavloviano in grado di scolpire nella mente della donna la convinzione di essere una <em>minus habens</em>, magari per volontà divina, e quindi incapace di esteriorizzare come si conviene ogni inclinazione artistica, relegando quest&#8217;ultima a vezzo femminile nel migliore dei casi, a tollerabile eccentricità quando va bene, fino a trovarla insopportabilmente anormale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alcuni indizi purtroppo mi inducono a non considerare del tutto superato questo condizionamento autoimposto, ma di ciò tratterò più in là.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Più in là? Allora ne hai ancora per molto?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Uh, non ho nemmeno incominciato&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Noooo, ma cosa avrò fatto di male per meritarmi questa penitenza&#8230;, vai avanti, vai, fuori il dente fuori il dolore, però vediamo di essere un po&#8217; più concisi per favore.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Mi spiace, qua non si mercanteggia, anche perché non ho idea di quale piega prenderanno le mie riflessioni, e nemmeno di quante parole mi serviranno per raccontarle.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Mi arrendo, oppure mi sparo, devo ancora decidere&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Ottimo. Intanto che cerchi di sciogliere questo amletico dubbio tenterò di spiegare il motivo dei miei quesiti di poco fa. Le risposte che mediamente ricevo denunciano l&#8217;ennesima, secondo me imperdonabile, distanza tra i generi, un divario congegnato e mantenuto in forza, e talvolta con la forza, di un permeante predominio maschile della società.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, a questa plurisecolare dittatura sessista pare che il <em>patchwork</em> sia riuscito a sottrarsi, magari con l&#8217;inganno spacciandosi come attività economica, ovvero che attiene alle faccende di casa casa, dal francese “<em>économie</em>”, ovvero “<em>gestion de la maison</em>” (e adesso conosci anche il significato di “cucina economica”), e in seguito accettando di essere annoverato come innocuo <em>hobby</em> femminile, dissimulando così la sua peculiare valenza artistica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, ciò che io compio quando vedo una mostra o anche una singola opera tessile è un viaggio degno di un romanzo di fantascienza, entro e mi inoltro nell&#8217;universo parallelo che è regolato dal femminile, o come preferisco definirlo, dal femminino, un mondo dove mi trovo io in minoranza e al quale devo adeguarmi.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Femminile, femminino, stiamo a spaccare il capello in quattro adesso&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Tutt&#8217;altro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Femminile è una definizione troppo superficiale, oserei dire sommaria per comprendere la complessità della donna: sa di rosa, di vezzo, di fatuo, è un termine divisivo, settario, limitativo, e funzionale al concetto maschile di interazione tra i generi, e per giunta ormai inadeguato alle molteplici identità sessuali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il femminino è un concetto ampio e sfaccettato, caratteristico sì della donna, ma totalmente svincolato dal suo ruolo sociale o fisiologico in quanto cerca di rappresentare ciò che di lei è più alto e allo stesso tempo più profondo, vitale eppure trascendente, l&#8217;<em>Alma mater</em> dei latini e la Beatrice di Dante.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Va bene, abbiamo capito, ma cosa c&#8217;entra tutto questo con il <em>patchwork</em>?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Come sarebbe a dire cosa c&#8217;entra? Tutto c&#8217;entra!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Colui che si occupa unicamente di coltivare, e al caso sfoggiare, tutto quello che il comune sentire definisce ancora “maschile”, dalla carriera al fare soldi, dal bere forte alla nuova automobile, dal gallismo alla valutazione insindacabile di tette e culi, non percepirà mai, ribadisco mai, nemmeno in misura infinitesimale, l&#8217;affascinante diversità di questo universo parallelo, e non a caso ho utilizzato l&#8217;aggettivo “affascinante”, in quanto, non facendone io parte nativa, non sempre riesco a comprenderlo, ma cosa vi è di più fascinoso del mistero?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; A dire il vero io trovo difficile comprendere dove stia tutta questa suggestione; il <em>patchwork</em> è interessante, ma in fondo si tratta di tagliare della stoffa e di ricucirla per creare qualcosa di gradevole, se poi lo fanno solamente le donne è perché gli uomini con ago e filo non hanno troppa dimestichezza.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Sul secondo punto potresti avere ragione, te lo concedo. Mettiamo però il caso che tu sia una <em>quilter</em>, perciò il <em>patchwork</em> dovrebbe trovarti sempre disponibile a un ragionevole apprezzamento,  ecco, vorrei che prendessi in considerazione l&#8217;ipotesi di essere, metaforicamente, un pesce.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Dico, come ti permetti, io un pesce? Dove diavolo vuoi andare a parare con questi discorsi assurdi?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Calma, calma, si tratta solamente di un&#8217;immagine simbolica che mi è utile per dare forma, spero comprensibile, alla peculiarità della mia relazione (pericolosa?) con il <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cerco di spiegarmi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Immagina per un momento di essere un pesce, un bel pesce, una corvina per esempio, il pesce più elegante che vive nell&#8217;Alto Adriatico. Cosa potresti vedere in forma di pesce?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vedresti la scogliera, le alghe, altri pesci, molluschi, crostacei, un mondo non meno interessante, mutevole e multiforme di quello che sta sopra il tuo cielo ondoso. Ma non vedresti il mare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Io invece, straniero non dotato di branchie e pinne, mai potrò avere un rapporto intimo e vitale con il tuo mondo acquatico, non ne comprenderò l&#8217;essenza, al massimo ne trarrò qualche esperienza fuggevole, giusto il tempo di uno sguardo appannato e di un brivido. Però vedrò il mare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ne vedrò la superficie, piatta o procellosa, vedrò un refolo di vento carezzare contropelo le onde, vedrò il candore della spuma che sale allo scoglio, vedrò le venature di verde, di turchese, e di blu come se fossero prati o venature di legno liquido, vedrò iridescenti angeli (o demoni) volare nell&#8217;acqua, vedrò l&#8217;incendio appiccato dal Sole che muore a occidente, vedrò i diamanti che la Luna porta in superficie, e soprattutto vedrò un orizzonte irraggiungibile come un&#8217;utopia, perciò irresistibile e assassino, forse la sola ragione che ha spinto l&#8217;essere umano a spingersi oltre la logica del riconoscibile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così è per il <em>patchwork</em>. Pur essendone allogeno non riesco a non subirne la suggestione estetica, e provvisto della bisogna, l&#8217;equivalente di maschera, bombole e pinne di chi si immerge nel mare, ovvero curiosità, anticonformismo, ricettività e, purtroppo, insopprimibile senso critico, esploro questo universo parallelo, in parte alieno, comunque ricco di aspetti sorprendenti e rivelatori.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Bene, devo dire che finalmente s&#8217;è capito, anche se non proprio tutto tutto, perché ti piace andare per mostre, e anche cosa ti spinge a tutto quell&#8217;oscuro lavoro di organizzazione del <em>blog</em>.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Veramente io non avrei terminato&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; No? Ancora non basta? Mi pare che stai esagerando, e poi io avrei anche altro da fare nella vita che stare a leggere i tuoi ragionamenti, scusa se te lo dico, contorti.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Mi dichiaro colpevole, Vostro Onore, però, come disse lo scorpione alla rana prima di annegare, è nella mia natura, perciò la chiudiamo qui o ti tocca un&#8217;altra dose della mia medicina.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Bah, a questo punto voglio proprio vedere cos&#8217;altro potresti scrivere ancora sul <em>patchwork</em>. Ti sfido.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Sfida accettata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tieniti forte, quanto sto per rivelarti è una chiave di lettura che raramente, anzi suppongo mai, è stata messa in evidenza: il <em>patchwork</em> è una presa di posizione politica.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Eeeeeh?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Esatto, hai letto bene, ho scritto proprio “politica”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo so che sembra un&#8217;affermazione strana, fuori luogo, gratuita, eppure più delle parole contano le azioni, e queste ultime mi hanno convinto che il <em>patchwork</em> è un&#8217;attività resistente al capitalismo, una delle poche rimaste.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rifletti sul fatto che moltissime forme d&#8217;arte hanno ceduto al canto delle sirene della mercificazione, su quanto pesi sulla valutazione di un&#8217;artista il suo successo economico, su come e perché vengano stilate aride classifiche di vendita, esaltati i <em>palmares</em> di premi un tanto al chilo, promosse le aspettative del mercato dell&#8217;arte, e su quanto tutto questo abbia inquinato le menti, autori e pubblico nello stesso calderone.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <em>patchwork</em>, per il momento, sfugge al setaccio troppo grossolano del Dio Mercato, e vi riesce non per merito di una forza di opposizione (che comunque non possiede), bensì proprio grazie alla sua intrinseca delicatezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La <em>quilter</em> non se rende conto, o perlomeno non ci fa caso, eppure nella sua splendida individualità così incerta e mutevole è un atomo irriducibile, una realtà che vive al di fuori dalla realtà, e pertanto risulta incommensurabile per assenza di termini di paragone. Il mondo del <em>patchwork</em> è composto da milioni di queste unità elementali (bada, non è un refuso), legate cioè agli elementi fondamentali, fuoco, aria, acqua e terra, dalle quali traggono ispirazione tramite i colori, rosso, giallo, blu e verde, e che grazie a quella si innalzano al di sopra degli elementi fisici per la creazione di un altro mondo nel quale la valuta corrente è la magia del fantastico e non il gretto denaro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pur nella ragionevole aspirazione di un riconoscimento materiale, la maggior parte di queste artiste non desidera altro che vedere finalmente compiuto su stoffa il sogno che le agita senza tregua, il disegno impalpabile che si è costruito da sé, la loro versione originale, e pertanto non possono essere condotte in gregge ai verdi pascoli del capitalismo per essere ingrassate e tosate.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non meno radicali sono i concetti di riciclo, recupero, trasformazione e riuso, ovvero ciò che sta esattamente agli antipodi dell&#8217;imperante consumismo, quest&#8217;ultimo una delle colonne portanti del capitalismo assieme al profitto, alla concorrenza e al predominio del mercato sull&#8217;individuo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi come non potrei provare simpatia per queste anarchiche discendenti di Tommaso Moro, William Godwin e Michail Bakunin?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Bastaaaa, prendi fiato almeno, e mi sta venendo pure un tremendo mal di testa. Comunque mi sembra che il fatto di buttare tutto in politica sia un facile espediente, e poi si tratta sempre di opinioni, c&#8217;è chi potrebbe vedere la faccenda in maniera del tutto opposta.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Hai ragione, le opinioni son come le ciliege, una tira l&#8217;altra, e non si finisce più di discutere.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Tra l&#8217;altro non mi pare che ci si possa appassionare troppo a questi ragionamenti politici, è roba da <em>talk show</em>, mentre chi fa un <em>patchwork</em> pensa solamente al <em>patchwork</em>, e mentre lo fa non si cura del resto, né di altri lavori, né di soldi, e tanto meno di politica, smette di essere la persona di tutti i giorni per diventare, almeno per un po&#8217; di tempo, una persona diversa.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Esatto, non sai quanto hai detto bene.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Il fatto che io abbia detto bene mi procura un pizzico d&#8217;angoscia, chissà perché. Devo preoccuparmi?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Non ne vedo il motivo, quando hai ragione hai ragione: la vera <em>quilter</em> è una persona diversa.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ma tu, in che senso la intendi diversa?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Nel senso che si distingue da chi non dedica animo, energie e tempo al <em>patchwork</em>, e soprattutto da chi non lo fa nella maniera più sincera e incondizionata che si possa immaginare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In questi anni di <em>reportage</em> mi è capitato di incontrare delle vere “<em>aficionade</em>” la cui salute consiglierebbe il riposo e la moderazione, e che invece si sacrificano per raggiungere le località dove si tengono le esposizioni, magari in borghi scarsamente connessi con il resto del mondo e difficili da trovare anche con mappa e navigatore satellitare. </span><span style="color: #000000;">Ho visto caviglie gonfie come meloni che comunque nulla potevano contro l&#8217;indomita volontà della visitatrice intenta a trascinarsi per enormi saloni e infiniti corridoi. </span><span style="color: #000000;">Scalinate erte e sconnesse non sono mai state in grado di spaventare le <em>aficionade</em>, anche quando quelle dovevano aiutarsi con stampelle o con tutori ortomeccanici di ogni sorta. </span><span style="color: #000000;">Canicola o pioggia gelida alle amanti del <em>patchwork</em> non fanno appunto né caldo né freddo, esse sopportano tutto con gioioso stoicismo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Troverei giusto che nelle località dove si tengono periodicamente le mostre venga eretto, al pari di quelli per i caduti di una delle tante guerre, un monumento alla <em>quilter</em> ignota, una persona un po&#8217; avanti negli anni, palesemente stanca, che si sostiene su un bastone e che, oltre a un piccolo zainetto sulle spalle, si trascina dietro un borsone o un <em>trolley</em> pieno di riviste, di stoffe e di altri ammennicoli in tema.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque, anche senza troppi indizi, riesco ormai a individuare una vera <em>quilter</em> in mezzo ad altre persone.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In primo luogo la camminata, la stessa di un cercatore di funghi. Che la <em>quilter</em> si trovi in un viale di una grande città oppure lungo la strada in selciato di un paesino il passo è lo stesso, lento e regolare, quello di chi è abituato a camminare molto perché molto deve vedere nella giornata, ma senza fretta. Guai ad avere fretta, si rischia di mettere un piede in fallo, o, guaio ancora peggiore, di passare oltre senza notare qualcosa di prezioso, un bel porcino per il cercatore, e per l&#8217;<em>aficionada</em> un <em>quilt</em> fuori dal comune, magari il più interessante della mostra, o anche, e capita spesso, uno scorcio suggestivo, una particolare prospettiva, un dettaglio originale, un&#8217;inaspettata combinazione cromatica, insomma qualsiasi cosa che valga la pena di conservare in cassaforte per i giorni in cui ci si lambiccherà il cervello a caccia di un&#8217;ispirazione che sfugge come un&#8217;anguilla.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi lo sguardo che vede, osserva, nota, squadra, misura, prende nota, e intanto lei chiacchiera, ordina un caffè, si aggiusta la borsa sulla spalla, attende il bus, scorre una vetrina, sempre, ogni momento, due persone in una, la dottoressa Jekill e Miss Hide, trasparenti a sé stesse, ma non invisibili, almeno non per chi sa catturare i dettagli.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Mamma mia, che quadro! Non è che mi stai prendendo in giro, vero? Mi sembra impossibile che esistano persone del genere, persone così&#8230; così&#8230; così prese da un&#8217;attività che, tutto sommato, dovrebbe essere divertente, o almeno rilassante.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Purtroppo, e per fortuna, sui termini“rilassante” e “divertente” ci sarebbero parecchie opinioni discordanti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <em>patchwork</em> è un&#8217;espressione artistica unica nel suo genere, più simile all&#8217;architettura che alla pittura; lo sforzo per riuscire a superare i limiti fisici del materiale e dello spazio occupa l&#8217;immaginazione della <em>quilter</em> al massimo delle sue possibilità, e anche oltre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tagliare una stoffa supera il mero concetto di misura e separazione. Tagliare significa sconfiggere l&#8217;esistente, una <em>pars destruens</em> che annulla la funzione originale, il visibile, il senso, la logica, un atto che va nella direzione e nel verso di un diverso ordine, una sorta di decostruzione “materiale”, la sola che permette all&#8217;artista di creare un&#8217;opera in grado di comprendere in sé l&#8217;apparente e il segreto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chi osserva un <em>patchwork</em> può ammirarne l&#8217;armonia compositiva, l&#8217;equilibrio cromatico, la cura posta nella fattura, l&#8217;originalità del soggetto, l&#8217;impatto estetico, e tutte le altre proprietà visibili. Chi invece quel <em>patchwork</em> l&#8217;ha realizzato ne conserva tutte le sensazioni più intime, l&#8217;ispirazione, la genesi, la fatica, i dubbi, l&#8217;esaltazione, e tutti i ricordi che a quella “Flatland” tessile donano una terza dimensione, il pensiero, e una quarta, il tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quel meraviglioso travaglio viene contenuto a stento nei pochi decimetri quadrati che costituiscono il “visibile”, e viene tradito solamente da qualche elemento incongruo, indizi drammatici come le rasoiate di Fontana o i fori delle pallottole sparate da Burroughs.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Mai vista roba del genere alle mostre. Sei sicuro di ciò che dici, oppure è solo l&#8217;effetto di qualche sostanza strana o semplicemente alcolica? Un <em>patchwork</em> può piacermi o non piacermi, e in genere il mio metro di giudizio è “lo appenderei in casa?”.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Ottimo sistema, te lo concedo, ma non è sul gusto personale che vado ragionando, bensì su quanto spessore immateriale sia celato dietro a una composizione tessile, un elemento invisibile, indecifrabile, ma non per questo impercettibile, almeno non per me. È proprio questa parte così lieve, e mi pare giusto definirla “immaginaria”, a interessarmi. Se fossimo a Praga nei primi anni del &#8216;900, Christian von Ehrenfels ci spiegherebbe il <em>patchwork</em> come espressione artistica della <em>Gestaltpsychologie</em>, la psicologia della forma, nella quale “l&#8217;insieme è più della somma delle sue parti”. Sarai d&#8217;accordo con me che questa peculiarità è ancora valida a più di un secolo di distanza e, tenendo conto di quanti giri di valzer ha compiuto la nostra civiltà in cent&#8217;anni, dimmi se ciò non sia degno di rispetto e ammirazione.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ma se così fosse il <em>patchwork</em> dovrebbe trovarsi nei musei, nelle gallerie d&#8217;arte, essere oggetto di studio, di ricerche stilistiche, godrebbe di attenzioni mediatiche in grado di farlo emergere tra le arti applicate, e di conseguenza la sua valutazione sarebbe molto alta. Mi pare invece che ciò non stia avvenendo, non dalle nostre parti almeno, ma suppongo che anche oltreoceano il <em>patchwork</em> sia riservato a un mercato di nicchia, o sbaglio?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Risposta esatta.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ci risiamo con gli indovinelli. Era una domanda, non una risposta!</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Lo so benissimo, però quanto hai constatato è tutto sommato una risposta, ovvero la conferma degli indizi di condizionamento autoimposto che ti avevo anticipato qualche migliaio di righe fa, non ricordi?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; No.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Non c&#8217;è problema, te li riassumo.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Uffa&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Inutile girarci troppo attorno: per quanti proclami si facciano, per quanti buoni esempi si diano, per quante buone intenzioni si professino, il potere è ancora una cosa da maschi. Purtroppo anche l&#8217;arte ne ha risentito e ancora ne risente, e ciò non a causa di una indimostrata e indimostrabile superiorità di un genere rispetto all&#8217;altro, ma in forza di una cultura tesa in modo permanente all’inferiorizzazione della donna, relegandola a ruoli secondari e dipendenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli effetti di un&#8217;assurda segregazione di genere hanno privato l&#8217;umanità di innumerevoli menti che avrebbero potuto portare il loro contributo allo sviluppo scientifico e artistico. Senza questo “<em>apartheid</em>” di genere chissà dove saremmo potuti arrivare, tutti, insieme, uomini e donne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La conseguenza più tragica di questa situazione è l&#8217;<em>imprinting</em> che molte donne sono state costrette a subire fin dalla più tenera età, una coercizione nemmeno tanto subliminale che viene loro riproposta durante ogni fase della loro vita, e che in più di qualche caso le porta ad autocensurarsi quando invece desidererebbero liberarsi del loro ruolo e della loro divisa.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Beh, direi proprio che il <em>patchwork</em> serve proprio a questo, per trovare qualche momento di creatività al di fuori del solito trantran, una condizione scelta o imposta poco importa, ciò che conta è che la fantasia trovi una sua forma visibile, e in questo caso anche tattile.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Niente di più vero, peccato che talvolta questi momenti di espressione artistica vengano vissuti come una fuga e non come una componente essenziale e irrinunciabile del proprio io, e non intendo un “io” egoista, geloso e calcolatore, bensì parlo del caro e vecchio “<em>es</em>” di freudiana memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Più spesso di quanto si possa immaginare ho avvertito una fattispecie di ritrosia nelle <em>quilter</em>, un atteggiamento che non ha nulla a che fare con la modestia, ma che invece nasconde un assurdo senso di colpa per aver trascurato il dovere per il piacere. Ciò non vale ovviamente per chi ormai ha trovato al sua strada, e con quella i riconoscimenti che merita ogni artista di valore, e anche per chi ha deciso in piena coscienza di rompere gli schemi a costo di suscitare curiosità quando va bene, o diffidenza e biasimo troppo spesso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non saprei spiegarmi altrimenti come mai certe esposizioni <em>patchwork</em> si svolgano in luoghi remoti e quasi inaccessibili, e come mai, al di fuori del settore, godano della stessa risonanza (ante e post) delle riunioni carbonare ai tempi del Lombardo-Veneto austroungarico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cotanto pudore bene non fa, né all&#8217;artista e nemmeno all&#8217;arte, in quanto è limitativa dell&#8217;elemento essenziale: la libertà di espressione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come sale sulla ferita aperta cade una qual certa difficoltà ad aprirsi al mondo, forse per timore del confronto, e così tutto rimane confinato in un&#8217;iridescente bolla, un microcosmo nel quale le leggi universali sono peculiari, ma purtroppo anche arbitrarie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I concorsi ne sono l&#8217;esempio emblematico in quanto le opere vengono giudicate da altre <em>quilter</em>, ognuna delle quali vanta, com&#8217;è ovvio, la sua storia, la sua visione, la sua inclinazione, ma potrebbe non possedere alcuni titoli essenziali per giudicare, per esempio una formazione in storia dell&#8217;arte, un&#8217;estesa e molteplice manualità, un&#8217;ottima memoria fotografica, e uno spassionato senso critico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un <em>patchwork</em> può essere polimorfo, caleidoscopico, complesso, minimale, rutilante al limite dello sfacciato, delicato come una piuma d&#8217;oca, evocativo, ermetico, lirico, essenziale, e pertanto va giudicato da occhi esperti, occhi che hanno visto, affrontato, misurato, studiato anche altro oltre alla stoffa, quelli per esempio di un critico d&#8217;arte, un pittore, un fotografo, un matematico, e financo, udite udite, un architetto (e chi mi conosce sa quanto mi costi ammetterlo).</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Cos&#8217;hai contro gli architetti?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Lasciamo perdere, altrimenti la faccenda si farebbe lunga&#8230;</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Ah, perché, questa sarebbe breve?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Non provocare. Chi sa teme i miei periodi torrenziali, la punteggiatura stile “<em>matrioska</em>”, i capovolgimenti di frittata e gli allungamenti di brodo. Ho scritto quel che ho scritto, e quanto ho scritto, col solo scopo di rendere palesi i motivi di un&#8217;attrazione, se non fatale, almeno irresistibile, giacché a prima vista essa potrebbe apparire frutto di un mio atteggiamento, stravagante o insincero a seconda di come lo si interpreta.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Mi chiedo allora, sei ti piace tanto &#8216;sto <em>patchwork</em>, cosa ti trattenga dal provare a realizzarne uno anche tu, così vediamo cosa sei capace di fare. Magari ti riesce pure bene.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Niente da fare, non ci casco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Avverto comunque un accenno di rimprovero, bonario s&#8217;intende, ma pur sempre un appunto critico, nel senso che, non dimostrando io di saper realizzare materialmente un&#8217;opera tessile, dovrei dispensarmi dall&#8217;esternare una qualsiasi opinione in merito; in poche parole sarei equiparato al ben noto “turco alla predica”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Risponderò a questo appunto tirando in ballo la musica.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; La musica?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">C. &#8211; Certo. Immagina di essere una melomane, appassionata ascoltatrice di opere liriche, delle quali conosci e apprezzi le arie, i personaggi, i libretti, le interpretazioni, eccetera. Ebbene, questa passione non richiede che tu sia diplomata al conservatorio, anche se esserlo aiuterebbe (ma non è sempre detto). In ogni modo, per dimostrare che ami la lirica non è assolutamente necessario che tu lanci urla strazianti nel patetico tentativo di imitare i gorgheggi della Regina della Notte, oppure che spaventi il vicinato cercando di raggiungere i registri bassi di Ulrica, ovvero è ammesso che tu riesca ad apprezzare con relativa competenza la musica lirica pur essendo (per ipotesi) stonata come una campana fessa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se tanto mi da tanto, mi si dovrebbe consentire di dire la mia anche se (per ipotesi) non riuscissi nemmeno tenere un ago in mano senza pungermi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da non trascurare nemmeno il fattore distanza, ovvero che da spettatore esterno ho il privilegio di poter osservare in prospettiva gli stili, le evoluzioni o le involuzioni degli stessi, le tecniche, il successo o l&#8217;insuccesso degli esperimenti, l&#8217;insorgere di stereotipi, tutti aspetti che mi sfuggirebbero qualora io fossi, per ragioni tecniche, cucito a doppio filo con il <em>patchwork</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Figurati poi cosa avverrebbe se ne ricavassi una qualche forma di apprezzamento: per me sarebbe la fine, rimarrei schiacciato sotto il peso del mio ego.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Quindi solo spettatore?</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; Solo spettatore.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Però come spettatore sei piuttosto invasivo.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">S. &#8211; È una critica che mi viene mossa di frequente, soprattutto da Rossana. Il fatto che io organizzi le sue escursioni comporta vantaggi e svantaggi, tra i primi una certa sicurezza di partire, arrivare e tornare, tra i secondi la mia costante presenza, la quale può essere, a seconda dei casi, inopportuna, ingombrante, fastidiosa, imbarazzante, irritante.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La gestione del <em>blog</em> non sfugge a questa logica, nel senso che è lei la <em>quilter</em>, l&#8217;artista, l&#8217;esperta, e ciò nonostante deve subire le mie invasioni di campo quando mi trovo a mettere in bella copia le “sue” impressioni che ha ricavato dal “suo” viaggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho un bel ripeterle che sono solamente un traduttore, o un pittore che invece dei colori usa l&#8217;alfabeto, e che si limita a riprodurre con buona approssimazione ciò che lei fa trapelare nei suoi commenti, salaci o benevoli che siano. Niente da fare, lei rimane irremovibile nella sua decisione di farmi confessare il misfatto, ovvero che sono io a curare la stesura finale dei testi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene sia. <em>Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa</em>, riconosco il mio delitto, quello di spendere il poco tempo che ho per cercare di dare al suo <em>blog</em> una forma almeno comparabile alle opere che vi sono rappresentate.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Prima che venga emessa la sentenza vorrei sperare che la corte consideri le attenuanti a discarico, ovvero il mio sincero interesse per il mondo del <em>patchwork</em>, ivi condotto per mano da Rossana, e che il mio lavoro per questo <em>blog</em> altro non è che una minima espressione di gratitudine nei suoi riguardi per avermi accordato la possibilità di condividerne le emozioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho finito.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">L. &#8211; Era ora!</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter wp-image-4550 size-full" src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/bosch-e1531644311410.jpg" alt="bosch" width="640" height="423" /><em>Nota &#8211; Come spesso capita, il titolo potrebbe ingannare, nel senso che “apocalisse” non significa che questo post è la fine del mondo, bensì si richiama al greco “apocalypsis”, ovvero “rivelazione”.</em></span></h5>
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		<title>Il cacciatore</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 22:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stranezze]]></category>

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		<description><![CDATA[Maledetto. Quando lui sente l&#8217;odore della preda non c&#8217;è modo di fermarlo. Ma chi è la preda? La preda sono io, non come persona fisica, questo è ovvio, bensì come stato d&#8217;animo. A volte mi viene da pensare che questo cacciatore provi un sadico piacere nel distruggere le mie illusioni, e che una volta fiutata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter wp-image-4492 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/gun.jpg" alt="gun" width="388" height="294" />Maledetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando lui sente l&#8217;odore della preda non c&#8217;è modo di fermarlo. </span><span style="color: #000000;">Ma chi è la preda?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La preda sono io, non come persona fisica, questo è ovvio, bensì come stato d&#8217;animo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A volte mi viene da pensare che questo cacciatore provi un sadico piacere nel distruggere le mie illusioni, e che una volta fiutata la pista persegua il suo scopo con implacabile determinazione fino all&#8217;inevitabile e sconfortante conclusione: la furbizia paga, sempre.</span><span id="more-4486"></span><br />
<span style="color: #000000;"> Io invece, ingenua <em>quilter</em>, continuo a cullarmi nell&#8217;illusione di far parte di un mondo dove l&#8217;abilità, l&#8217;originalità, il gusto e il rigore formano i quattro punti cardinali verso i quali si dovrebbero orientare l&#8217;arte e l&#8217;artista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Così non è, o almeno non lo è sempre, ma saperlo o non saperlo fa la differenza, sapete com&#8217;è, “occhio non vede, cuore non duole”. In fondo non chiedo molto, solamente il piccolo piacere di ammirare, e spesso invidiare, le creazioni tessili che fanno bella mostra di sé alle esposizioni che riesco a seguire, è la mia fuga dalla realtà, è un sogno a occhi aperti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo c&#8217;è chi si occupa di impallinare il mio sogno, riportandomi a una realtà che sa di sconfitta, di trappola ineludibile, di amara delusione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Io non so come faccia, ma gli basta uno sguardo al soggetto e una manciata di minuti in rete per svelare ciò che avrei preferito non mi fosse svelato, e ancora una volta, l&#8217;ennesima, mi ritrovo col morale a terra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che non me la sento di prendermela con lui, in fondo mi è di fondamentale aiuto per tenere assieme questo <em>blog</em>, i viaggi, le foto, i commenti, eccetera, però non posso fare a meno di maledire la sua memoria fotografica, e ovviamente anche <em>Internet</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Leggendo i miei <em>post</em> vi sarà già capitato di incontrare qualche considerazione poco benevola sulla scarsa originalità di alcune opere, come, per esempio, in <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=3187" target="_blank">questo articolo qui</a></span></strong>, ma la colpa è soltanto sua, di quel crudele cacciatore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi stavamo osservando delle immagini, discutendo sulla corretta interpretazione del tema di un concorso, quando il suo occhio rapace è caduto su un&#8217;opera in particolare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Date uno sguardo a <a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/Fotografia.jpg" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>questa fotografia</strong></span></a>, si tratta dell&#8217;immagine di un minatore del Kansas, immagine presente, non servirebbe dirlo, in <em>Internet</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ora invece osservate <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/Quilt.jpg" target="_blank">qui</a></span></strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, si tratta della stessa immagine trasposta pedissequamente su stoffa. Io non dico che non si possa fare, però bisognerebbe citare la fonte, anche se è composta di una serie di zero e di uno, e anche perché sarebbe un segno di rispetto verso quelle artiste che si fanno “un mazzo così”, quelle che cercano di creare qualcosa di veramente originale accettando il rischio di sbagliare e di non riuscire a ottenere un&#8217;opera apprezzabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, ora forse comprenderete il mio sconforto, e come mai io sia così restia all&#8217;entusiasmo, giacché ho sempre timore che giunga quel colpo che spezzerà il mio volo e mi farà precipitare al crudo suolo della realtà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Maledetto.</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">P.S. La fotografia del quilt è ricavata dal sito filetpatch.canalblog.com</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">Aggiornamento del 30/10/2020<br />
<a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/Mandalay.jpg"><img class="wp-image-6689 alignleft" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/Mandalay.jpg" alt="mandalay" width="205" height="242" />Per caso gli è capitato sott&#8217;occhio il logo della casa cinematografica Mandalay Pictures (o Mandalay Entertainment). Putroppo non ha potuto fare a meno di notare una certa rassomiglianza con un </a><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/Tina-Kroiss-Be-Wild-Be-Tame-80x120.jpg" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">quilt </span></strong></a><a style="color: #000000;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/Mandalay.jpg">che ci è capitato di vedere in Francia&#8230;</a></span></h5>
<h5></h5>
]]></content:encoded>
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		<title>Effetti collaterali</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 23:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora ho capito, ora tutto si spiega, e la soluzione sta in una parola: tetra. Un accidente si spiega, direte voi, ma vi prego di avere pazienza, solo qualche riga. Chi un po&#8217; mi conosce, o perlomeno segue questo blog, avrà notato come io possa apparire di gusti non facili, talvolta bizzarri, e sovente mi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Ora ho capito, ora tutto si spiega, e la soluzione sta in una parola: tetra.<br />
Un accidente si spiega, direte voi, ma vi prego di avere pazienza, solo qualche riga.<br />
Chi un po&#8217; mi conosce, o perlomeno segue questo blog, avrà notato come io possa apparire di gusti non facili, talvolta bizzarri, e sovente mi sono chiesta se il mio giudizio estetico fosse autentico oppure, in mancanza di cultura, dettato dall&#8217;estro del momento. Niente di tutto ciò, si tratta invece di una mera questione oculistica.<br />
La maggior parte delle persone possiede una visione &#8220;tricromatica&#8221;, nel senso che l&#8217;occhio è sensibile a tre colori base, il rosso, il verde e il blu; tutti altri colori visibili, nelle loro varie sfumature, dipendono dalla combinazione di quelle tre basi, permettendo di distinguere circa un milione di colori diversi.<br />
Una minoranza, fortunata o sfortunata lo potremo decidere in seguito, è &#8220;tetracromatica&#8221;, nel senso che è in grado di registrare la lunghezza d&#8217;onda di un quarto colore base, e di conseguenza la quantità di combinazioni di colore ottenibili risulta più elevata.<br />
Le cause di questa peculiarità (difetto?) della retina non sono ancora del tutto chiare, resta il fatto che una persona tetracromatica distingue delle sfumature di colore che sfuggono alla maggior parte della popolazione. Tutto ciò l&#8217;ho scoperto solamente grazie a dei test che mi sono stati proposti dal mio sceneggiatore/fotografo/aiutante/agenzia di viaggio/sherpa.<br />
Badate bene, non è che io goda di una vista superiore, i miei indispensabili occhiali stanno lì a dimostrarlo, semplicemente mi capita di percepire le cose con una visione cromatica leggermente diversa, il che mi porta talvolta a valutare un&#8217;opera con un metro di giudizio difficilmente condivisibile.<br />
Quindi, d&#8217;ora in poi, quando resterete perplesse circa qualche mia preferenza estetica, sappiate che non si tratta di pregiudizio, disattenzione o capriccio, è semplice biologia, un effetto collaterale.</h5>
<h6 style="text-align: center;"><img class="aligncenter wp-image-3811 " src="https://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/Optical-dispersion-300x200.png" alt="optical-dispersion" width="396" height="264" />There is no dark side of the moon really, as a matter of fact it’s all dark</h6>
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		<title>365 uova di giornata</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 19:42:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco cosa ti combina il mio sceneggiatore/fotografo/factotum&#8230; Link al suo post su My3place &#8220;Questo o quello è indifferente&#8220; Link diretto al libro sul sito Youcanprint &#8220;365 uova di giornata&#8220; &#160; Auguri !]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;">Ecco cosa ti combina il mio sceneggiatore/fotografo/factotum&#8230;</h5>
<p><a href="https://my3place.wordpress.com/2015/12/24/questo-o-quello-e-indifferente/" target="_blank"><img class="wp-image-2674 size-full aligncenter" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/365-uova-di-giornata-copertina-e1451331741654.jpg" alt="365-uova-di-giornata-copertina" width="330" height="508" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Link al suo post su My3place &#8220;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://my3place.wordpress.com/2015/12/24/questo-o-quello-e-indifferente/" target="_blank">Questo o quello è indifferente</a></strong></span>&#8220;</h5>
<h5 style="text-align: center;">Link diretto al libro sul sito Youcanprint &#8220;<a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/365-uova-di-giornata-gianografie-di-un-anno-vissuto-metaforicamente.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>365 uova di giornata</strong></span></a>&#8220;</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;"><strong>Auguri !</strong></h5>
]]></content:encoded>
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