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	<title>La stoffa giusta &#187; Tarn</title>
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		<title>Fête du Fil</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 11:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lastoffagiusta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un mese, no dico, dal mio ultimo post un mese senza telefono, e ovviamente senza internet, ma come si fa? Finalmente qualcosa si è mosso, e allora, prima che la linea decida nuovamente di sparire, ho buttato giù in fretta e furia questo articolo su un&#8217;esperienza sinestetica che difficilmente dimenticherò. C&#8217;è chi va in Val [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un mese, no dico, dal mio ultimo <em>post</em> un mese senza telefono, e ovviamente senza <em>internet</em>, ma come si fa?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Finalmente qualcosa si è mosso, e allora, prima che la linea decida nuovamente di sparire, ho buttato giù in fretta e furia questo articolo su un&#8217;esperienza sinestetica che difficilmente dimenticherò.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-4250 size-full alignleft" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Occitania-e1507625032134.png" alt="occitania" width="320" height="213" /><span style="color: #000000;">C&#8217;è chi va in Val d&#8217;Argent, chi va a Birmingham, chi va a <span class="st">Karlsruhe</span>, chi va a Houston, chi va a Tokyo, chi va a Biarritz, chi va a Paducah, chi va a Veldhoven, e c&#8217;è anche chi si inoltra sino ai piedi della Montagna Nera per una mostra <em>patchwork</em>, ma soprattutto lo fa a sua insaputa.<br />
</span></h5>
<p><span id="more-4240"></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Andiamo con ordine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Prima domanda: dov&#8217;è questa Montagna Nera? Se non avete voglia di cercarla su Wikipedia, ve lo dico io, si tratta di un massiccio montuoso dall&#8217;Alta-Linguadoca, a metà strada tra i Pirenei e il Mediterraneo. Beh, proprio nera nera non sembrava, però bisognerebbe salirci per scoprire quanta poca luce possa filtrare attraverso i fitti boschi che la coprono sino alla vetta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Seconda domanda: era proprio necessario arrivare fin lì per vedere dei <em>quilt</em>?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dipende.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se vi piacciono i viaggi comodi, i nomi altisonanti, le esposizioni in grande stile, lasciate pure perdere. Se invece amate la spontaneità, l&#8217;entusiasmo, l&#8217;insolito, allora forse era proprio necessario smarrirsi, abbandonare la strada vecchia per la nuova, perché so cosa si perde, ma non avete idea di cosa si trova.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Terza domanda: in che senso “a sua insaputa”, sarebbe come dire che la mostra l&#8217;ho incrociata per caso?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già, il caso, è stato proprio il “caso”, perché si dà il “caso” che io goda dei servizi di una piccolissima agenzia di viaggio, la quale ormai mi conosce talmente bene che è in grado di scarrozzarmi in giro senza nemmeno dirmi dove si va, e perché, ma alla fine tutto si risolve sempre in una bella sorpresa.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Facciamo un passo indietro. L&#8217;<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/?p=4094" target="_blank">incidente</a></strong></span> al polso e le sue deleterie conseguenze a lungo temine mi trovavano abbastanza abbacchiata, perciò il mio personale agente di viaggio pensò bene di consolarmi con una scorreria in Occitania, nota anche come Linguadoca.</span></h5>
<div id="attachment_4244" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/DSCN2917.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-4244 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/DSCN2917-e1507592647903.jpg" alt="dscn2917" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Carcassonne</p></div>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Montpellier, Sète, Carcassonne, Avignone, Arles, Aigues-Mortes, la Camargue, ecco le tappe di questo <em>tour</em>, una più affascinante dell&#8217;altra, per non parlare del clima, caldo secco, e della buona cucina, e, e, e dell&#8217;ottimo vino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando venni a sapere che quel mattino ci aspettava un&#8217;escursione fino a Labastide-Rouairoux rimasi un filo interdetta. Il nome non mi diceva nulla, se non una vaga quanto assurda somiglianza con la Bastiglia, e nemmeno il mio inseparabile Lonely Planet ne faceva mezza parola. Comunque se Labastide dev&#8217;essere, che Labastide sia, e allora via verso il Tarn.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un&#8217;oretta di strada di montagna arrivammo in questo paesino che a prima vista giudicai avesse un migliaio di abitanti o poco più. Niente paesaggi mozzafiato, niente castelli imponenti, niente auguste rovine, niente palazzi storici, niente folclore, solamente la strada fiancheggiata da case abbastanza modeste nell&#8217;aspetto e nell&#8217;effetto, vecchie ma non ancora antiche, dignitose e sobrie, tanto che iniziai a nutrire qualche dubbio sui gusti della mia guida turistica. Mi tratteneva solamente la sensazione che stesse ridendo sotto i baffi, con la stessa espressione di chi, a carte, ti sta per calare un cappotto o una scala reale. E infatti&#8230;</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo vidi con la coda dell&#8217;occhio quel banner. Era rosso, e ciò che vi si leggeva era più che comprensibile anche per me che non conosco il francese: Fête du Fil 2017.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/LaFeteDuFil.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-4241 size-full" src="http://www.lastoffagiusta.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/LaFeteDuFil-e1507591044639.jpg" alt="lafetedufil" width="340" height="480" /></a><span style="color: #000000;">Ancora oggi non so capacitarmi di come e dove egli sia riuscito a scovare le informazioni su quella manifestazione in un luogo così remoto, e nutro il concreto sospetto che abbia organizzato tutto il viaggio in Occitania solo per ricavarne la sadica soddisfazione di lasciarmi a bocca aperta per l&#8217;ennesima volta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Però ne valeva la pena.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La mostra si svolgeva all&#8217;interno di un edificio pubblico, suppongo una palestra, mentre all&#8217;esterno, su un grande prato, si trovava tutto quanto qui di norma è introvabile, stoffe e passamanerie del tempo che fu, creazioni tessili originali per gusto e materiali, oggetti di artigianato locale, e un&#8217;allegra atmosfera da festa di paese, sentita e sincera, ormai introvabile qui, appunto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Attraversata la strada principale, eccomi arrivata all&#8217;esposizione delle <em>quilter</em> locali, una serie di opere grandi e piccole realizzate dall&#8217;associazione <strong>Patchwork au Fil du Thorè</strong>, dove non sono riuscita a resistere alla tentazione di comprarmi una bella borsa <em>patchwork</em>, pur vergognandomi ancora adesso di quanto poco l&#8217;abbia pagata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se nell&#8217;esposizione principale si potevano ammirare le raffinate creazioni di Maria Suarez, in quella di Patchwork au Fil du Thorè era possibile scoprire delle opere di gusto pregevole, semplici e simpatiche proprio come la gente di paese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per buon peso potremmo aggiungere che si poteva visitare un laboratorio artigianale di tessitura, con tanto di stampi originali per la decorazione delle stoffe, e se ancora non vi basta, a Labastide-Rouairoux, in quella che era un&#8217;azienda tessile del XIX secolo, c&#8217;è un museo della lavorazione della lana, dalla materia prima fino al prodotto finito.</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tanto per darvi un&#8217;idea, abbiamo raccolto in un breve filmato alcuni momenti di questa esperienza francese, ed essendo stato il <em>patchwork</em> &#8220;solamente&#8221; un inciso del <em>Tour</em> dell&#8217;Occitania, ho inserite le immagini dei <em>quilt</em> un po&#8217; qua e un po&#8217; la, in mezzo a quelle delle località che ho visitato.<br />
Come sempre, queste e altre immagini le potete trovare sul mio album di <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta2013/albums" target="_blank">Flickr</a></strong></span>.<br />
</span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/mZdjrS69i14?rel=0" width="1080" height="489" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Prima di lasciarvi (o prima che la linea telefonica mi lasci), permettetemi un piccola osservazione, magari maliziosa, ma, si sa, <span class="st"><em>in cauda venenum.</em></span></span><br />
<span style="color: #000000;">Se avete fatto caso, nel filmato appaiono per un attimo una serie di opere ben allineate. Si tratta dei lavori che avevano partecipato al concorso &#8220;<span class="st"><em>La magie de la couleur&#8221; </em>del Carrefour Européen du Patchwork 2016 in Val d&#8217;Argent. L&#8217;organizzazione francese si è presa l&#8217;impegno di far girare quelle opere, tra le quali anche la mia, per renderle visibili a una platea ancor più vasta di quella della mostra alsaziana, e non si è dimenticata delle piccole esposizioni periferiche, per offrire, oltre un certo richiamo di pubblico, una sorta di riconoscimento per l&#8217;impegno profuso dalle piccole associazioni di provincia.<br />
Dove sta il veleno? Sta nel fatto che questa disponibilità, quest&#8217;azione propedeutica e diffusiva, nell&#8217;altrove che so io è per certi versi ancora di là da venire, e forse non verrà mai. (ma perché assomiglio sempre di più a Olive Kitteridge?)<br />
</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span class="st" style="color: #000000;"><em>Au revoir</em></span></h5>
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