Quella sporca dozzina

Tra un quilt e l’altro mi sono divertita a realizzare una serie di borse seguendo i dettami del patchwork, cioè recuperando vecchi indumenti smessi, avanzi dei campionari e i ritagli dei ritagli, compresi i bottoni e più di qualche cerniera lampo.
Ecco qua la mia collezione Estate-Carnevale 2013 composta da 12 articoli del modello BaliGo.
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Qualcosa si deve pur fare

Quest’anno niente Festival of Quilts a Birmingham per me. L’arrivo in Inghilterra di un gran numero di visitatori per le olimpiadi di Londra non prometteva niente di buono: ressa, caos, e prezzi alti.
Che fare allora? Allora vado giù a cucire, che fa più fresco, e magari ci scappa pure un gelato ogni tanto.Ho aperto la mia cassaforte: scoppiava di stoffe.
Agosto non è un mese buono per imbastire delle coperte patchwork, non c’è, come dire, lo spirito giusto. Neanche dei quadri mi andava di fare: la natura circostante mi stava surclassando.
Perciò ho deciso di utilizzare, nel più tradizionale spirito patchwork, tutti i ritagli dei ritagli degli avanzi di recupero, per realizzare qualcosa di utile: delle borse.

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Eccomi qua

Era ora!

Ho inserito le immagini dei miei lavori (non tutti) in Flickr.
Se vi va di guardarle, questi sono i link (basta solamente cliccare sul titolo).

Lavori varihttp://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/sets/72157626675474582/

Cassapanche – http://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/sets/72157626675079930/

Alcune mie mostre – http://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/sets/72157626675252064/

Mesi – http://www.flickr.com/photos/lastoffagiusta/sets/72157626674840694/

Queste sono le fotografie scattate con la macchina digitale. Spero, tra un pò, di inserire anche quelle più vecchie, ancora su pellicola.

Cose dell’altro mondo

Vi sarà certamente capitato di notare, camminando per il centro, qualche vetrina vuota, muta testimone di un’attività commerciale che lì esisteva e prosperava, e che ora è cessata, oppure si è trasferita.
I grandi centri commerciali, tanto vituperati quanto frequentati, hanno messo i piccoli negozi all’angolo. Molti di questi hanno chiuso, altri hanno spostato la loro sede proprio in casa del nemico, cambiando pelle e pure anima.
Restano queste malinconiche occhiaie vuote, dominio incontrastato di ragni e polvere, inosservate ma non invisibili, piccole ferite nel tessuto cittadino, vittime collaterali dell’inarrestabile marcia verso il consumo a tutti costi (meglio se bassi).

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