Il cacciatore

gunMaledetto.
Quando lui sente l’odore della preda non c’è modo di fermarlo. Ma chi è la preda?
La preda sono io, non come persona fisica, questo è ovvio, bensì come stato d’animo.
A volte mi viene da pensare che questo cacciatore provi un sadico piacere nel distruggere le mie illusioni, e che una volta fiutata la pista persegua il suo scopo con implacabile determinazione fino all’inevitabile e sconfortante conclusione: la furbizia paga, sempre.
Io invece, ingenua quilter, continuo a cullarmi nell’illusione di far parte di un mondo dove l’abilità, l’originalità, il gusto e il rigore formano i quattro punti cardinali verso i quali si dovrebbero orientare l’arte e l’artista.
Così non è, o almeno non lo è sempre, ma saperlo o non saperlo fa la differenza, sapete com’è, “occhio non vede, cuore non duole”. In fondo non chiedo molto, solamente il piccolo piacere di ammirare, e spesso invidiare, le creazioni tessili che fanno bella mostra di sé alle esposizioni che riesco a seguire, è la mia fuga dalla realtà, è un sogno a occhi aperti.
Purtroppo c’è chi si occupa di impallinare il mio sogno, riportandomi a una realtà che sa di sconfitta, di trappola ineludibile, di amara delusione.
Io non so come faccia, ma gli basta uno sguardo al soggetto e una manciata di minuti in rete per svelare ciò che avrei preferito non mi fosse svelato, e ancora una volta, l’ennesima, mi ritrovo col morale a terra.
Il fatto è che non me la sento di prendermela con lui, in fondo mi è di fondamentale aiuto per tenere assieme questo blog, i viaggi, le foto, i commenti, eccetera, però non posso fare a meno di maledire la sua memoria fotografica, e ovviamente anche Internet.
Leggendo i miei post vi sarà già capitato di incontrare qualche considerazione poco benevola sulla scarsa originalità di alcune opere, come, per esempio, in questo articolo qui, ma la colpa è soltanto sua, di quel crudele cacciatore.
Oggi stavamo osservando delle immagini, discutendo sulla corretta interpretazione del tema di un concorso, quando il suo occhio rapace è caduto su un’opera in particolare.
Date uno sguardo a questa fotografia, si tratta dell’immagine di un minatore del Kansas, immagine presente, non servirebbe dirlo, in Internet.
Ora invece osservate qui.
Ebbene, si tratta della stessa immagine trasposta pedissequamente su stoffa. Io non dico che non si possa fare, però bisognerebbe citare la fonte, anche se è composta di una serie di zero e di uno, e anche perché sarebbe un segno di rispetto verso quelle artiste che si fanno “un mazzo così”, quelle che cercano di creare qualcosa di veramente originale accettando il rischio di sbagliare e di non riuscire a ottenere un’opera apprezzabile.
Ecco, ora forse comprenderete il mio sconforto, e come mai io sia così restia all’entusiasmo, giacché ho sempre timore che giunga quel colpo che spezzerà il mio volo e mi farà precipitare al crudo suolo della realtà.
Maledetto.

P.S. La fotografia del quilt è ricavata dal sito filetpatch.canalblog.com

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