Un cappotto per l’inverno

Un anno è passato, anzi anche di più, da quando ho fatto un viaggio per andare a visitare una mostra, in ottobre, ad Althofen, poi più niente.
Avevo in programma Sitges, Praga, Birmingham, Karlsruhe, Tolosa, Val d’Argent, invece la peste cinese ha distrutto programmi, iniziative, e vite.
Va da sé che anche l’umore ne risente, e di conseguenza vanno a soffrirne anche l’estro e l’energia. Così, giusto per non perdere la mano, ho deciso di perdere del tempo con un lungo lavoro di trapunto fiorentino, anche se poi ci pensa la rizoartrosi a teneremi a freno quando esagero.
Da un po’, insomma, lavoro solo sul bianco, su tante tonalità di bianco, panna, avorio, antico, magnolia, eccetera, e a un certo punto ho sentito nostalgia di altri colori, anche perché sono circondata da un foliage autunnale molto appariscente. Continua a leggere

I magnifici sette

Tempo fa mi capitò di sfogliare una rivista dove veniva presentato il progetto per realizzare una farfalla di stoffa come se fosse un origami.
L’articolo era interessante, peccato che, come spesso capita, le istruzioni fossero tutt’altro che dettagliate, e anzi dovetti faticare non poco per venirne a capo, poiché oltre alla descrizione assolutamente non esaustiva, nelle fotografie di corredo all’articolo era saltato un passaggio fondamentale.
Solamente andando a pescare qua e là su internet riuscii a colmare quella lacuna.
Ora che mostre niet, concorsi niet, viaggi niet, non mi resta altro da fare che giocare un po’ con la stoffa, e avrei pensato di realizzare dei cotillon da regalare alle amiche. Continua a leggere

Perseverare autem diabolicum

Dopo il primo Quiet Book mi era era restata qualcosa d’avanzo, dei pezzetti di stoffa, delle ideuzze, e ancora un po’ di entusiasmo.
Grazie ad alcuni tutorial trovati in rete (di Sorokina Irina e di Sviatlana Balybina) ho realizzato dei quadretti di gioco che poi ho assiemato in un Quiet Book per Maja, e suppongo che i suoi tre anni siano l’età giusta per divertirsi con questo “libro della calma”.

Non è niente di che, delle semplici figure da staccare e riattaccare a piacere (per meglio dire “a fantasia”), però vi confesso che nel realizzarlo sono tornata anch’io un po’ bambina.
Quindi sembra che un Quiet Book non mi sia bastato. Ne ho realizzato un secondo, ho perseverato, diabolicamente, e forse, ma non prometto nulla, ne farò altri ancora, chissà. Non mi chiamo mica Paganini…

Quit… Quet… Quite… Quiet Book

Eccomi qua. Sono mesi che non mi faccio viva su questo blog, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per qualche acciacco, e vuoi per mancanza di argomenti.
Qualcosina avrei anche combinato, ma aspetto che arrivi l’occasione buona per esporla da qualche parte.
Però, nel frattempo, mi va di mostrarvi una bagattelluzza che ho realizzato per il compleanno di una mia amica. Si tratta di un Quiet Book, un oggetto da sfogliare che di solito si mette in mano a un bambino/a affinché nello staccare e riattaccare, scomporre e ricomporre, girare e rigirare, impari a giocare con la sua fantasia.
La mia amica è ovviamente un po’ cresciutella per divertirsi con un Quiet Book, diciamo che andrà bene per la sua nipotina, però mi andava di regalarle questo “scherzo”, dato che lei è impegnata nella vendita di alcuni prodotti che appaiono tra le pagine del libro.
Posso dire che il regalo è stato graditissimo, e che ha generato molta curiosità tra i partecipanti della festa, la quale per inciso era a sorpresa, dato che ben pochi immaginavano che si potesse realizzare qualcosa del genere con degli avanzi di stoffa.
Commettendo un veniale peccato di vanità ho inserito nel blog questo breve filmato, e anche se non si tratta di un capolavoro ne sono fiera poiché, come sempre, sia la fattura che i disegni sono unicamente farina del mio sacco.
Allora, che ve ne pare?
Provateci anche voi, è divertente!

 

Esperimento (poco) segreto

Dato che mano e polso mi stanno dando ancora dei fastidi, ho pensato (bene?) di fare di necessità virtù, quindi sto cercando nuove tecniche espressive, battendo nuovi sentieri che promettono di complicarmi la vita.
Adesso è il turno delle matite acquarellabili, l’uso delle quali sto apprendendo per somma di errori, anche grazie alla difficoltà di reperire dei materiali accessori, persino sconosciuti anche ai rivenditori di queste matite. Proprio oggi ho trovato, per caso, in una piccola farmacia di Koper/Capodistria il tipo di gel che qua stavo cercando da un bel po’.
Se vi servono altre informazioni non avete che da scrivermi, sarò felice di darvi delle dritte.

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